La stagione su pista è iniziata col botto agli europei di Konya, tra pochi giorni inizierà anche la Nations Cup agli antipodi e a ottobre, con i mondiali, prenderà anche il via il cammino di qualificazione olimpica. Ma nel mondo dei velodromi c’è anche da fare i conti con importanti modifiche regolamentari che l’UCI ha inserito proprio nel mezzo delle qualificazioni, rendendole operative dal 1° gennaio 2027 e che potrebbero avere influssi importanti sull’attività.
Il presidente UCI Lappartient ha spinto per modificare le regole della pista, per dare chance anche a chi può spendere menoIl presidente UCI Lappartient ha spinto per modificare le regole della pista, per dare chance anche a chi può spendere meno
Spese folli per le bici di Parigi 2024
Il presidente David Lappartient è dell’opinione che queste trasformazioni saranno tra le più profonde nella storia della specialità. Una scelta che, nei tempi e soprattutto nelle modalità, ha destato più di qualche malumore, come vedremo. Partiamo però dalle modifiche più importanti. Quella più impattante riguarda il tetto massimo ai prezzi dell’attrezzatura: la decisione nasce dalla necessità di frenare l’esponenziale crescita dei costi vista alle Olimpiadi di Parigi, dove alcune biciclette complete hanno superato i 120 mila euro. Secondo Lappartient, l’innovazione tecnologica spinta all’eccesso è andata a discapito dell’equità sportiva, mettendo un “price cap” si permetterà a tutti di competere quasi ad armi pari.
I limiti di prezzo si applicheranno a telai e forcelle, ruote, manubri e relative estensioni, caschi e body da gara. L’obiettivo è garantire che nazioni con budget più esigui non siano escluse dalla lotta per le medaglie a causa di barriere economiche insormontabili, rinforzando l’integrità competitiva in vista dei Giochi di Los Angeles 2028.
L’Hope HB.T della nazionale britannica su pista. Le sue misure troppo larghe non dovrebbero essere più ammesseL’Hope HB.T della nazionale britannica su pista. Le sue misure troppo larghe non dovrebbero essere più ammesse
Misure fisse per forcelle, carro e manubrio
Ma non è tutto: l’UCI ha fortemente inciso anche su geometrie e misure. Basta con forcelle e foderi estremamente larghi come ad esempio quelle della Hope HB.T utilizzata dalla Gran Bretagnasu pista La larghezza massima interna della forcella non dovrà superare i 115 millimetri, quella del carro posteriore i 145. Il manubrio, per le prove di gruppo dovrà avere una larghezza minima di 350 millimetri. Cambiano anche i caschi, che per le prove non singole dovranno avere requisiti minimi di ventilazione, orecchie libere e l’impossibilità di integrare visiere fisse o staccabili, per bilanciare aerodinamica e sicurezza uditiva/visiva.
Come si vede, sono variazioni impattanti che non tutte le nazioni hanno visto di buon occhio, anzi. Parlando con il cittì della nazionale femminile della pista, nonché responsabile del Team Performance Diego Bragato, scopriamo così che si è ancora alla ricerca di un compromesso: «E’ un discorso ancora sul tavolo, ne stiamo parlando con Pinarello e con i nostri partner tecnici che sono in trattativa con l’UCI, ad esempio sul discorso dei caschi sono state richieste varie modifiche. I caschi che utilizziamo per le prove di gruppo cambieranno, ma non è detto che si applichi in toto il regolamento. L’aerodinamica dei caschi per l’inseguimento a squadre resterà invece pressoché la stessa».
Bragato con i ragazzi della nazionale. Le nuove norme rischiano d’impattare sulle qualificazioni olimpicheBragato con i ragazzi della nazionale. Le nuove norme rischiano d’impattare sulle qualificazioni olimpiche
Un forte influsso sull’aerodinamica
La domanda per chi osserva da fuori è capire quanto le modifiche possano influire, soprattutto sulle prestazioni delle bici: «Sicuramente ci sarà un impatto sull’aerodinamica, quindi anche sulla prestazione. So che questo è un discorso che nasce per la qualificazione olimpica, mettere un tetto alle spese che le squadre affrontano per l’acquisto dei materiali in modo che sia possibile per tutte le nazioni accedere al materiale.
«E’ un discorso dalla doppia lettura: da una parte eticamente posso anche essere d’accordo, ma dall’altro ritengo dannoso e sbagliato fermare la ricerca imponendo dei tetti. E’ un tema delicato: se in ottica olimpica dobbiamo rientrare su certi parametri, va bene, ma il nostro è uno sport che si basa anche sulla ricerca, sul continuare a sviluppare anche pensando alla bici prescindendo dal discorso sportivo, come avviene per le auto e le formula 1, molte soluzioni sono state poi adottate nelle macchine che utilizziamo nella quotidianità».
Il casco di Viviani ai mondiali di Parigi 2025. Nelle prove di gruppo su pista non sarà più ammessoIl casco di Viviani ai mondiali di Parigi 2025. Nelle prove di gruppo su pista non sarà più ammesso
Il valore della componente umana
Andando dietro questo ragionamento, diventerà sempre più importante la componente umana? «Lo è già adesso, ma sicuramente aumenterà. Il valore dell’atleta torna a essere centrale, ma nel nostro mondo comunque lo è sempre stato, perché per quanto l’aerodinamica sicuramente influisca tanto come anche il mezzo, sono sempre i watt e la testa dell’atleta che fanno l’enorme differenza».
Bragato sottolinea anche un altro aspetto: «Queste decisioni stanno mettendo in seria sofferenza le aziende. Ne parlavo recentemente con i giapponesi che hanno delle bici che costano tantissimo, le Toray: per loro rientrare in quelle spese è impossibile. Anche noi con Pinarello ci siamo seduti al tavolo proprio per vedere come fare per restare all’interno di quel budget che l’UCI vuole imporre. E’ molto restrittivo e questo varrà anche per le prove di velocità su pista».
La Danimarca iridata in gara a Konya. I caschi nelle prove contro il tempo rimarranno ugualiLa Danimarca iridata in gara a Konya. I caschi nelle prove contro il tempo rimarranno uguali
Gli influssi anche sulla strada
A lungo andare questo processo potrebbe investire anche il settore della strada: «E’ difficile fare previsioni – riprende Bragato – stiamo ancora discutendo di quello che avverrà per la pista ma sappiamo che il suo sviluppo tecnico è un po’ quello che trascina poi anche la strada, dovremo tenerne conto. C’è tanto sul piatto, tanto da discutere e bisogna fare presto perché il 2027 è dietro l’angolo».
Valentina Scandolara è il perfetto esempio del moto perpetuo. La veronese, che ha corso fino al 2023, è stata appena nominata direttore sportivo al World Cycling Center di Aigle: il centro verso cui confluiscono gli atleti che l’UCI seleziona dai suoi hub in tutto il mondo. Contemporaneamente, nella sua agenda occupano un posto fisso la Down Under Cycling Academy (base italiana per talenti australiani e neozelandesi) e il ruolo di regolatore in moto per alcune corse in Oriente. Difficile dire se ci sia posto per altro, a capo di un 2025 di soddisfazioni e momenti duri, fra il master in Psicologia dello Sport e la scomparsa di sua madre.
«La donna più forte che abbia mai conosciuto – ha scritto Scandolara su Instagram – quella che mi ha insegnato a sognare sempre in grande, a lavorare sodo e a credere in me stessa. Non è più qui fisicamente, eppure in qualche modo sento che il suo amore mi accompagna in ogni passo del cammino».
Abbiamo intercettato Valentina Scandolara dopo un rapido passaggio a casa per assistere alla cucciolata di pastori tedeschi che le è appena nata.
Prima la sostituzione sull’ammiraglia del WCC Team al Tour de Charente Maritime, poi l’assunzione di Scandolara all’UCIPrima la sostituzione sull’ammiraglia del WCC Team al Tour de Charente Maritime, poi l’assunzione di Scandolara all’UCI
E’ vero che in passato l’UCI ti aveva già offerto questo incarico?
Vero, ma uscivo da un problema di overtraining e volevo riprovare a correre. Sono piuttosto decisa: una cosa o l’altra. Quindi ringraziai, ma dissi di no. Volevo capire se sarei potuta tornare ai livelli di un tempo, ma non ci sono riuscita e così ho deciso di smettere. Quest’estate avevano bisogno di un sostituto, per cui sono andata a Aigle e mi hanno detto che avrebbero assunto qualcuno di nuovo. Così ho risposto al bando inviando la mia candidatura e mi hanno scelto.
Che differenza c’è per Valentina Scandolara tra fare il direttore sportivo in una squadra e farlo al centro mondiale dell’UCI?
Ho già guidato alcune delle squadre in cui correvo, da una continental fino alle porte del WorldTour. C’è tanta differenza, soprattutto il fatto che ricoprirò vari ruoli. L’UCI vuole gestire la preparazione delle ragazze e spetterà a noi seguirle. Io al momento ne ho due, ma durante la stagione arriverò a quattro. Le altre vengono preparate dal road manager Mickael Bouget. Quindi rispetto al ruolo di direttore sportivo di una squadra, qui c’è tanto più lavoro, compresa la burocrazia.
Ad esempio?
In questi giorni sto richiedendo le licenze radio ai vari Paesi in cui correremo, cosa che nelle squadre di solito viene fatta dall’ufficio. Però gestendo la mia Down Under Academy, sono abituata a fare tutto: dal mandare le iscrizioni alle gare alla logistica e tutto il resto. Qui è tutto a un livello più alto quindi sicuramente riuscirò anche a imparare molto.
Al World Cycling Center, spiega Scandolara, convergono i talenti che l’UCI seleziona nei suoi centri (foto UCI)Al World Cycling Center convergono i talenti che l’UCI seleziona nei suoi centri (foto UCI)Gli atleti e le atlete che arrivano a Aigle, spiega Scandolara, sono talentuosi, ma hanno tanto da imparare (foto UCI)
Che tipo di atlete arrivano al World Cycling Center?
Sono talentuose fisicamente. Alcune sono già a un livello molto avanzato, altre hanno bisogno di partire dall’ABC e anche per questo si tratta di un ruolo complicato. Anche per la scelta delle corse, per cui seguiremo la falsa riga del 2025. Faremo gare nazionali in Svizzera e in Francia. E poi gare UCI al massimo di classe .1 o .2. Non di più, per dare a tutte il tempo e la possibilità di imparare.
Dovrai risiedere a Aigle oppure farai avanti e indietro?
Per ora sto facendo avanti e indietro, anche perché ho questa bellissima cucciolata, per cui ogni weekend scappo via. Altrimenti, fatti salvi i weekend delle gare in cui saremo in giro, dovrò risiedere in Svizzera.
Riesci a tenere in piedi la Down Under Cycling Academy oppure hai dovuto fare qualche scelta?
Già l’anno scorso ho iniziato a delegare qualche incarico e ho trovato delle persone che seguiranno i ragazzi. Ci sono Giorgio Noro e Georgios Varverakis, che collabora con noi già dal 2023. Poi come collaboratori occasionali abbiamo Paolo Ratti e Imerio Bortoli. Io ci sarò nelle occasioni in cui riuscirò a tornare. Non sarò sul campo, ma lavorerò dalle retrovie, occupandomi di tutto il management, le iscrizioni alle corse e tutto il resto.
Pensi che il tuo master in Psicologia dello Sport ti sarà di supporto in questo nuovo incarico?
Penso che nei team sia un aspetto molto importante, a maggior ragione nel nostro. Raccogliamo ragazze da Nazioni che nel ciclismo sono piuttosto indietro, senza il sostegno delle federazioni o di persone capaci sul campo. Purtroppo si tratta di alcune fra le Nazioni più povere del mondo, perché abbiamo ragazze dall’Etiopia, l’Eritrea, una del Benin. Cambiano tutti i riferimenti.
Chantelle Mc Carthy, che ha partecipato alla Down Under Academy di Scandolara, in trionfo a Offida nel Giro delle MarcheChantelle Mc Carthy, che ha partecipato alla Down Under Academy di Scandolara, in trionfo a Offida nel Giro delle Marche
In che senso?
Quando arrivano gli australiani, i neozelandesi o i canadesi, trascorrono l’estate facendo ciclismo in un ambiente molto simile al loro. Invece queste ragazze si ritrovano in un mondo totalmente diverso con una cultura diversa e questo richiede sensibilità e capacità di adattamento. Ne abbiamo due dall’Afghanistan, per esempio. Una non è parte della squadra UCI e quindi la manderemo al progetto Los Angeles 2028 in Francia. Arrivano da situazioni molto molto difficili, nel 2018 sono scappate dai talebanicon l’aiuto dell’UCI. Quindi, tornando alla domanda, penso che nelle squadre sia molto importante avere questa sensibilità.
In quale lingua comunicate?
Al centro mondiale di ciclismo parlano tutti inglese, perché di svizzeri ce ne sono davvero pochi. C’è una ragazza che parla solo francese e una che parla solo spagnolo. Con il nuovo manager Andrew Smith abbiamo fatto una partnership con Rosetta Stone, la piattaforma per imparare le lingue, e offriamo alle ragazze la possibilità di studiare gratuitamente l’inglese e francese. Con lui tra l’altro ci eravamo incrociati in Greenedge (del 2014 e 2015, Scandolara ha corso nella allora Orica Greenedge, ndr), per cui abbiamo una base comune.
Quindi non offrite soltanto formazione sportiva…
Esatto. Non ci proponiamo solo di sfornare ragazze che poi diventeranno professioniste, perché sappiamo benissimo che la percentuale sarà bassa come in tutti gli altri progetti di development. Uno dei pilastri del progetto è formarle per la vita – spiega Scandolara – e far sì che ognuna torni al suo Paese con un bagaglio di conoscenze importante per far crescere il ciclismo. Le faremo partecipare gratuitamente ai corsi coach dell’UCI e daremo loro vari arricchimenti in base alle nostre conoscenze, ciascuno a seconda della sua preparazione. Io ad esempio seguirò più la parte mentale, mentre Mickael quella della preparazione.
Scandolara ha corso nella Orica dal 2014 al 2015, diventando amica di Melissa Hoskins, uccisa dal marito Rohan Dennis nel 2023 (immagine Instagram)Scandolara ha corso nella Orica dal 2014 al 2015, diventando amica di Melissa Hoskins, uccisa dal marito Rohan Dennis nel 2023 (immagine Instagram)
Le ragazze sono già in Svizzera e girano in pista?
No, non sono ancora arrivate. Abbiamo solo l’ucraina, Anna, che si sta allenando in pista per gli europei. Però comunque va anche fuori, in realtà il clima a Aigle non è tanto diverso da Verona.
Fra le tante cose che fai c’è ancora il ruolo di regolatore?
C’è ancora, però è un incarico a spot. Collaboro con ProTouch Global, un’agenzia di rappresentanza per atleti e organizzazione di corse, per cui da tre anni a novembre vado in Cina con diversi ruoli. Nel 2024 mi avevano anticipato che mi avrebbero provato come regolatore e il piano è di fare lo stesso nel 2026, ancora in Cina, per fare esperienza in una gara più semplice da seguire. Probabilmente invece nel 2027 mi chiederanno di fare le altre gare, in base al mio calendario, come il Tour de Suisse e altre con cui collaborano.
Prima di chiudere, ci ha fatto venire la curiosità: ci racconti della cucciolata dei pastori tedeschi?
Sono quattro, l’avevo programmata. Lo faccio per passione – spiega Scandolara – ho cominciato perché rimasi malissimo quando persi Alvin che era il mio pastore scozzese. Dei quattro, terrò la femminuccia, perché ho già la nonna e ovviamente la mamma. Voglio avere la dinastia completa (sorride, ndr). La verità è che la mia prima passione, ancora prima del ciclismo, sono gli animali.
Come mai nell’ultimo Consiglio federale, la FCI ha redatto una normativa sui procuratori? Fra le questioni sollevate dall’intervista con Bandolin e Vietri, questa è stata quella di cui meno si è parlato. Deve ancora essere ratificata dal CONI, ci hanno detto, e di più non potevano. Ce ne eravamo quasi fatti una ragione, in attesa di ricevere aggiornamenti ufficiali, quando per una singolare coincidenza e perché certamente incuriosito dal tema, si è fatto avanti Nicolò Martinello.
Non avevamo sue notizie da quando, smesso di correre, aveva iniziato a lavorare da Decathlon. Ma tutto questo accadeva 12 anni fa: il tempo è passato e le competenze e i titoli ne hanno fatto un interlocutore privilegiato. Anche per capire come mai la FCI si sia improvvisamente dedicata agli agenti dei corridori.
«Dopo Decathlon mi sono spostato nell’area risorse umane – racconta il padovano – sono stato in Nestlè a Milano. Poi sono stato con Amazon a Roma e poi in Lussemburgo e da qualche mese sono tornato in Italia. Adesso opero come advisor e sto progettando di tornare a Roma, dove comunque mi trovo spesso per lavoro».
Nicolò Martinello, padovano classe 1989, ha corso fino al 2013, poi ha intrapreso un solido percorso di formazioneNicolò Martinello, padovano classe 1989, ha corso fino al 2013, poi ha intrapreso un solido percorso di formazione
La tua esperienza professionale ti ha portato anche nel mondo degli agenti?
Da qualche mese ho l’abilitazione UCI, quella di World Athletics e da poco anche quella FIGC e CONI (in apertura un esame di abilitazione alla Federazione Italiana Gioco Calcio nel Salone d’Onore del CONI, immagine FIGC). Se vi interessa, dato che ultimamente avete seguito il tema, vorrei portare il mio contributo, perché secondo me in ambito ciclistico c’è un grandissimo elefante nella stanza.
L’interesse c’è, chiaramente, perché il mercato degli ultimi anni sta ridisegnando la geografia del ciclismo italiano.
C’è sicuramente un tema di concentrazione di mercato e di conflitto di interessi. La professione dell’agente sportivo in Italia è una professione ordinistica (prevede l’iscrizione a un albo professionale, ndr), lo ha stabilito il Decreto Legislativo 37 del 2021. A seguito di questo, è stato emanato un regolamento del CONI, che traccia il perimetro della normativa, includendo tutte le Federazioni italiane che riconoscono il professionismo sportivo. Quindi calcio, basket, golf e ovviamente il ciclismo. Ebbene, su questo tema, la FCI è l’unica che non applica la norma.
Che cosa prevede la norma?
La Legge prevede che per operare come agenti sportivi in Italia si debba seguire un iter di abilitazione molto severo. Questo include una prova scritta e orale presso il CONI: una prova generale di diritto privato, diritto amministrativo e diritto sportivo. Chi la supera si può abilitare presso una delle quattro Federazioni che prevedono il professionismo, per poi operare come agente sportivo. Attenzione ai termini: dire “agente sportivo” non è una finezza lessicale, c’è una differenza sostanziale. Se qualcuno non ha superato queste prove e non è abilitato presso la Federazione di riferimento, muovendosi come agente sportivo commette un abuso di professione, che è sanzionato dall’articolo 348 del Codice Penale.
Come avviene l’abilitazione presso una Federazione?
La Federcalcio, Federgolf e la Federazione Italiana Pallacanestro indicono ogni anno due bandi di prova speciale (articolo 5. Il DPCM è del 2020: il modello che prevede una prova generale più una prova speciale presso le Federazioni era già state definito ed è stato poi inserito nel Decreto del 2021, ndr). I candidati che si possono iscrivere sono quelli che hanno superato le due prove del CONI. Solo così si può ottenere l’abilitazione. L’unica Federazione che in Italia attualmente ignora questo impianto normativo, che assieme a quello francese è uno dei più avanzati in Europa, è proprio la FCI. Nel ciclismo si salta a piedi pari questa abilitazione. Per cui trovo interessante che le due persone intervistate domenica, figure di spicco nella FCI, siano allarmate perché ci sono in giro osservatori e agenti che operano senza abilitazione.
Sono quattro le Federazioni italiane ad ammettere il professionismo: FIGC, FIP, FCI e FIG (foto Federgolf)Sono quattro le Federazioni italiane ad ammettere il professionismo: FIGC, FIP, FCI e FIG (foto Federgolf)
Perché?
Perché ci sarebbero tutti gli strumenti per fermarli, ma non è possibile muoversi perché la FCI non ha ancora fatto un regolamento. E sottolineo che non si tratta di una misura scritta dall’ordinamento sportivo, ma di un Decreto Legislativo. E’ una Legge dello Stato. Non recependola, si dà la possibilità a sedicenti talent scout e osservatori di operare tranquillamente. Se si fosse nel mondo del calcio, si finirebbe in primo grado davanti alla Commissione Agenti Sportivi FIGC che decide anche in caso di controversie e di esposti. E poi in secondo grado ci sarebbe la Commissione Agenti CONI.
Quindi in questo caso si potrebbero prendere provvedimenti?
Ci sarebbero delle sanzioni chiare, un perimetro ben definito, un mercato regolato dove opererebbero soltanto i soggetti abilitati. Se ci fosse un soggetto abusivo, arriverebbe subito un esposto e partirebbe la fase istruttoria. Nel calcio succede spesso. Gli agenti fanno esposti perché vedono in giro dei faccendieri e delle persone non abilitate. Per questo dico che secondo me c’è un grande elefante nella stanza e la FCI lo sa.
Come fai a dirlo?
Per quello che è stato il mio percorso. A ottobre 2024 ho sostenuto l’esame del CONI, scritto e orale. Avevo l’interesse di operare nel calcio, ma tenevo d’occhio anche il ciclismo, aspettando che pubblicassero il bando per l’abilitazione. Nella seconda parte del 2024 non hanno pubblicato nulla, ma io avevo tante cose da fare e ho aspettato la primavera del 2025. Però ugualmente non c’è stato alcun segnale. Così ho scandagliato il sito della FCI e non ho trovato nulla. Perciò mi sono permesso di scrivere al RUP, Responsabile Unico del Procedimento della Commissione CONI, che è un Ente pubblico e quindi hanno l’obbligo di dare riscontro alle istanze.
Che cosa hai scritto?
Ho scritto che vorrei abilitarmi per operare nel ciclismo professionistico e volevo sapere come fare. Mi hanno risposto il 28 maggio. Hanno scritto: «A seguito di interlocuzioni con la Federazione Ciclistica Italiana, cui la presente è inviata in conoscenza, è confermato che la richiamata Federazione si è attivata con le procedure occorrenti per l’adozione del Regolamento federale agenti sportivi FCI».
Il Ministro dello sport Abodi, qui al Giro 2024 con Tiberi, ha appena firmato un Decreto che rende ancora più stringente la normativa sugli agentiIl Ministro dello sport Abodi, qui al Giro 2024 con Tiberi, ha appena firmato un Decreto che rende ancora più stringente la normativa sugli agenti
Quindi la decisione presa dal Consiglio federale della FCI di cui si parlava nell’articolo di domenica potrebbe essere la risposta a quella sollecitazione?
Probabilmente è così, ma non so cosa abbiano deliberato. La normativa non è vietare un caffè sul bus oppure contingentare l’accesso degli agenti a determinate aree. Ci sono da fare degli interventi sistemici e la cosa bella è che esiste già tutto l’impianto legale ed è uno dei più avanzati al mondo. Che cosa ha impedito alla FCI di farlo prima?
Cerchiamo di capire: se non sei abilitato presso la FCI non puoi operare con atleti in Italia?
Esatto. L’unico soggetto che in Italia può intermediare, lavorare al fine di una costituzione, modificazione o estinzione di un contratto che ha come oggetto una prestazione sportiva professionistica è un agente sportivo iscritto al registro CONI. Questo lo dice il regolamento del CONI e giusto lunedì sera in Gazzetta Ufficiale è uscito un decreto agenti sportivi (D.L. 218 del 2025) firmato dal Ministro Abodi che aggiunge un altro pezzo, alzando ancora il livello di professionalità di questo impianto normativo.
Essere agenti UCI può permettere di superare la norma italiana?
Anche io ho l’abilitazione UCI e sicuramente è un’abilitazione globale. I singoli Paesi hanno però la possibilità di prevedere delle norme più stringenti. Ad esempio in Francia non ti permettono di iscriverti all’esame dell’UCI se prima non hai raggiunto l’abilitazione presso il Comitato olimpico nazionale. C’è una differenza fra la legge sportiva e quella ordinaria. L’UCI, al pari delle Federazioni sportive internazionali, non è un Ente pubblico e quindi non può emanare norme che sovrastino quelle nazionali, come ad esempio può fare la Comunità Europea quando promulga una legge. Nel calcio c’è stata una grandissima discussione su questo tema.
Perché?
Data la difficoltà dell’iter abilitativo in Italia, alcuni agenti hanno sostenuto l’esame FIFA, ma per lavorare in Italia si sono dovuti domiciliare presso lo studio di un soggetto iscritto al Registro CONI e FIGC. In altre parole, puoi essere agente FIFA, ma se non sei domiciliato in Italia, il passaggio di un giocatore dalla Roma al Milan non puoi seguirlo. Non potresti neanche andare a prendere un giovane, per le restrizioni imposte proprio sul tema dei giovani atleti.
Vincenzo Raiola, cugino di Mino, con Donnarumma, è domiciliato presso un avvocato italiano (foto Raiola)Vincenzo Raiola, cugino di Mino, con Donnarumma, è domiciliato presso un avvocato italiano (foto Raiola)
Discorso interessante su cui torniamo subito, ma prima c’è un dubbio: cosa succede se l’agenzia di intermediazione non ha sede in Italia?
Deve domiciliarsi. Prendiamo l’esempio di Mino Raiola, che purtroppo è scomparso. La sua agenzia ha ancora moltissimi atleti e la sede legale a Cipro. Per cui prima Mino e ora chi manda avanti l’agenzia ha la licenza cipriota, ma per lavorare in Italia si è domiciliato presso un avvocato che a sua volta ha l’abilitazione CONI e FIGC.
Nel ciclismo dovrebbe funzionare allo stesso modo?
Esatto, ma la FCI ha una strada interrotta, perché non fanno la prova di abilitazione. Sarebbe anche curioso sapere cosa ne pensi il Ministro dello Sport, visto che parliamo di una Federazione sportiva di primaria importanza.
Quindi con la licenza UCI puoi lavorare, ma nel momento in cui la FCI dovesse organizzare i bandi d’esame, dovresti metterti in regola con la normativa italiana?
In teoria si, però è complesso dare una risposta univoca, è evidente che ci sia un vulnus normativo. Anche nelle disposizioni UCI, si legge chiaramente che se il lavoro di un agente è sottoposto a una specifica regolamentazione nazionale, prima di richiedere l’abilitazione internazionale, dovrà adempiere a tutti i requisiti del livello nazionale. La regolamentazione nazionale CONI in Italia già c’è, però manca il pezzo finale in FCI. Insomma, è un tema gigante.
Chi ci andrebbe di mezzo casomai ci fosse una controversia?
Dato che ancora non c’è una normativa FCI, prendiamo spunto dal regolamento CONI per cui la società e il tesserato hanno l’obbligo di avvalersi solo di soggetti che siano iscritti a questo registro e devono anche verificarlo. L’agente deve far vedere che esiste questo registro e deve anche esibire la propria polizza assicurativa. Tutte le parti coinvolte dovrebbero assicurarsi di avere a che fare con un soggetto abilitato.
Quanti sono gli agenti italiani che operano nel ciclismo e hanno superato l’esame CONI?
So che Marco Piccioli opera nel ciclismo: lui non è agente UCI, ipotizzo che operi insieme ad un avvocato (l’avvocato Mari, come dichiarato da Massimiliano Mori in una nostra intervista, ndr). Piccioli è iscritto al Registro CONI e quindi, se la FCI facesse un bando d’esame, potrebbe accedervi (allo stesso modo ci risulta che fra i papabili per l’abilitazione in FCI potrebbe esserci Matteo Roggi, che opera nel ciclismo ed è un agente FIGC, ndr).
Marco Piccioli è iscritto al Registro CONI ed è agente FIGC. Potrebbe abilitarsi nella FCI quando verrà emesso il bandoMarco Piccioli è iscritto al Registro CONI ed è agente FIGC. Potrebbe abilitarsi nella FCI quando verrà emesso il bando
Cercando sul sito del CONI non risulta neppure il tuo nome.
Corretto. Il mio nome non lo vedete ancora perché ho passato da poco l’esame FIGC e ho inviato lunedì la richiesta di iscrizione al Registro FIGC-CONI ed è in fase di approvazione. Per cui io sarei nella stessa situazione di Piccioli, avendo in più l’esame UCI. Quindi, in estrema sintesi possiamo dire che, tra coloro che operano nel ciclismo, ci sarebbero due o tre agenti che potrebbero iscriversi subito ad un bando d’esame FCI.
Quindi al momento hai in mano la tessera di agente rilasciata dalla FCI dopo che hai superato il corso di Aigle?
Ho superato l’esame UCI a luglio e sto ancora aspettando il tesserino dalla FCI. In attesa che si mettessero in pari con il regolamento nazionale, ho richiesto la tessera come da normativa internazionale. Dato che non arrivava, ho mandato una PEC chiedendo che me la inviassero, mettendo l’UCI in copia. Non avendo avuto ancora segnali, la settimana scorsa ho scritto all’UCI e mi sono appellato a uno dei loro regolamenti.
Che cosa dice?
Che in caso di mancata risposta da parte di una delle Federazioni nazionali, in questo caso la FCI, dopo 30 giorni posso fare la richiesta per la tessera direttamente a Aigle. Non voglio andare dagli atleti a fargli firmare un mandato in cui manca un pezzo. Voglio lavorare sapendo di essere perfettamente in linea con i requisiti normativi, sia nazionali che internazionali.
Hai parlato di normativa sui giovani, che al momento sono il terreno di conquista più vivace.
Nel calcio c’è una normativa molto chiara. Dice che quando ottieni il mandato da un atleta che non è ancora professionista, se entro otto mesi non diventa professionista, il mandato cessa. Quindi come agente sei responsabilizzato a fare il massimo affinché quest’atleta diventi professionista. E poi c’è un’altra normativa sul conflitto di interessi, sia pure potenziale.
Puoi fare un esempio?
Non va bene ad esempio che tu abbia due giocatori nello stesso ruolo e nella stessa squadra se questo genera una situazione di influenza anche solo potenzialmente conflittuale con la società. E a proposito di conflitto di interessi, ho letto nella vostra intervista di domenica che un agente ricopre un incarico importante nel settore della pista. Come è possibile?
Nel corso ACCPI per i neoprofessionisti sarebbe indicato un approfondimento ulteriore sulle regole che riguardano gli agentiNel corso ACCPI per i neoprofessionisti sarebbe indicato un approfondimento ulteriore sulle regole che riguardano gli agenti
Andrebbe approfondito…
E’ un conflitto di interessi grande come una casa, anche se operi in collaborazione con un avvocato. Se hai un ruolo da consulente, un incarico o una semplice partnership con la FCI, non puoi fare l’agente. Io non potrei mai fare una cosa del genere in FIGC. Chiunque potrebbe farmi un esposto dopo due giorni e mi butterebbero fuori dal registro agenti. La cosa che fa veramente cadere le braccia è che due dirigenti federali lo dichiarino candidamente in un’intervista, in cui in tre paragrafi prima si era parlato di agenti.
L’elevata concentrazione di atleti nelle stesse mani sarebbe ugualmente un problema?
Decisamente. Se nella mia scuderia ho 30 juniores che passano U23, sono io che decido chi mettere in pole position e chi in terza fila. Quindi non sono più un agente, ma divento colui che arbitra la partita e questo è inammissibile anche per il regolamento CONI.
Solo che non esistendo una normativa FCI, problemi per gli agenti non ce ne sono…
Infatti al momento il problema è della FCI, perché si è permesso a tanta gente di lavorare senza un’abilitazione e perché c’è un ritardo di cinque anni. Quindi non ha tanto senso vietare l’accesso al pullman, piuttosto sono d’accordo sull’idea di portare la nostra normativa all’UCI. Saremmo veramente un esempio a livello mondiale.
Come ci si regola negli altri sport?
Nella World Athletics, se vuoi firmare il mandato con un minore, prima di tutto devi avere fatto dei corsi specifici. Infatti c’è un tema di safeguarding che stanno cercando di seguire con grande scrupolo. Detto questo, ci sono delle tempistiche precise per approcciare l’entourage dell’atleta, ma non prima dei sei mesi dalla data in cui potrà iniziare a lavorare. Per cui devi sapere come questa età cambi da Paese a Paese. Ma soprattutto, quando fai la bozza di quel mandato, poi devi mandarla a World Athletics a Monaco che la scansionano con la lente d’ingrandimento.
Nel segno della trasparenza, nel sito di World Athetics, per ogni atleta è indicato il suo agente: qui per Nadia Battocletti (foto CONI)Nel segno della trasparenza, nel sito di World Athetics, per ogni atleta è indicato il suo agente: qui per Nadia Battocletti (foto CONI)
Perché?
Al fine di verificare che non ci siano pratiche vessatorie o svantaggiose per l’atleta. Esempi virtuosi da imitare ci sarebbero. Nel ciclismo si cercano atleti sempre più giovani e io su questo non sono contrario a priori, a patto che la cosa sia gestita con regole chiare e facendo in modo che l’agente sia responsabilizzato.
In che modo?
Se fai legna e li prendi tutti, più che svilupparne la carriera sembra che voglia bloccarli prima che te li prenda un altro. Però tu, come agente, che responsabilità hai? Il rapporto è veramente sbilanciato, è tutto sulle spalle del corridore. E se poi non riesci a trovargli squadra, gli dici che non hai trovato niente e comunque ne hai altri 30 da sistemare.
Tuttavia non esistono norme che lo impediscono, giusto?
L’UCI ha una regolamentazione a maglie abbastanza larghe, però in Italia il legislatore ci mette il naso in modo proprio frequente e dettagliato. E’ chiaro che queste norme da noi sono nate principalmente per il calcio, ma in ogni caso abbiamo la legge sul professionismo sportivo e quindi vale per tutti. Non so dire se questa evidenza proporrà un tema in FCI e solleverà questioni di diritto commerciale, ma di certo si deve dire che qualcosa non funziona. Anche mettendoci la faccia.
Non considerando coloro che operano senza alcuna abilitazione, gli agenti italiani (residenti in Italia) con licenza UCI sono 16, altri sono disseminati tra Svizzera, Spagna e Principato di Monaco, in base alla loro residenza. Sarà curioso scoprire quali saranno gli obblighi che dovranno adempiere quando e se la FCI avrà adottato una normativa in linea con la Legge italiana. Quelli residenti all’estero potranno probabilmente limitarsi alla domiciliazione in Italia presso un agente abilitato CONI e FCI. Quelli residenti in Italia dovranno sottoporsi all’esame (scritto e orale) del CONI?
I procuratori sono figure di riferimento, spesso molto potenti. Ma come devono comportarsi per essere davvero utili all'atleta e supportare le squadre?
Factor apre un nuovo capitolo per quanto riguarda le biciclette dedicate alla performance e alla massima prestazione, il tutto grazie al modello Factor One, una bici da strada nata grazie alla collaborazione con i team del massimo livello al mondo e all’esperienza accumulata nelle corse UCI. Questo nuovo modello è il risultato di anni di ricerca e sviluppo portati avanti internamente da Factor e dalla sua sezione. La Factor One è una bicicletta in grado di unire un’aerodinamica avanzata, leggerezza e totale controllo in ogni situazione.
Una bicicletta studiata e progettata assecondando i canoni del ciclismo moderno, con geometrie del telaio ottimizzate per posizioni avanzate ed estreme. Tutto questo però senza dimenticare che alla base di tutto ci deve essere il massimo controllo, anche in quelle che sono le situazioni più complicate.
La nuova Factor One propone delle geometrie completamente rivoluzionateLa nuova Factor One propone delle geometrie completamente rivoluzionate
Innovare
La nuova Factor One non è solamente una bicicletta veloce, ma anche il risultato di una ricerca e uno sviluppo continuo. Ogni dettaglio conta quando la differenza tra vincere e perdere è racchiusa in pochi secondi o in attimi. Gli ingegneri di Factor hanno lavorato con un approccio innovativo, che unisce performance e aerodinamica a una precisione elevata nella guida e possibilità di adattamento a ogni esigenza legata al professionismo.
Le qualità di questo modello sono già state evidenti grazie ai risultati sportivi ottenuti ancora quando era un prototipo, non ultima la vittoria di tappa all’ultimo Critérium du Dauphiné. Tutto è stato testato a fondo con simulazioni CFD e numerose prove in galleria del vento: dalla forcella Bayonet all’attacco manubrio integrato.
Il manubrio Gull Wing offre un notevole vantaggio in termini di aerodinamicaNel disegnare la nuova Factor One il disegno della forcella ha portato a forme rivoluzionarieIl manubrio Gull Wing offre un notevole vantaggio in termini di aerodinamicaNel disegnare la nuova Factor One il disegno della forcella ha portato a forme rivoluzionarie
Ottimizzare
Nel corso degli anni Factor ha studiato, progettato e approfondito le sue conoscenze tecniche, prima realizzando modelli sempre più performanti e poi arrivando a mettere insieme tutto per avere una bicicletta performante e completamente conforme alle norme UCI. Per questo ogni dettaglio della Factor One è stato prima soggetto a diverse simulazioni CFD e poi testato fisicamente. Tutto è passato sotto lo sguardo attento del reparto ricerca e sviluppo: la forma della forcella, l’alloggiamento delle corone anteriori, le superfici aerodinamiche, i punti di montaggio dei freni, passando anche dalla disposizione delle borracce sul telaio.
Tuttavia non esiste solamente la ricerca della massima aerodinamicità, ma anche la posizione in sella vuole la sua parte. Il ciclista ora utilizza manubri stretti, selle con posizioni sempre più avanzate e pedivelle corte. Elementi che hanno rivoluzionato gli equilibri del ciclista in sella, spostando il peso verso l’anteriore.
Il sempre più crescente utilizzo delle pedivelle corte ha portato a ripensare anche l’altezza del movimento centraleIl sempre più crescente utilizzo delle pedivelle corte ha portato a ripensare anche l’altezza del movimento centrale
Senza compromessi
La geometria della Factor One nasce per soddisfare questo nuovo assetto in sella, senza tuttavia scendere a compromessi. Separando il punto di fissaggio del manubrio dall’asse di sterzo, la bici offre il reach estremo richiesto dai professionisti senza ricorrere ad attacchi manubrio eccessivamente lunghi, i quali possono creare instabilità nella guida. Il movimento centrale è stato abbassato per compensare il centro di gravità più alto generato da pedivelle corte e pneumatici più generosi, ciò garantisce una distribuzione dei pesi equilibrata tra anteriore e posteriore. La Factor One conserva la stessa geometria di sterzo dei telai più grandi, garantendo una risposta uniforme e prevedibile per ogni ciclista.
Un dettaglio interessante riguarda il nuovo manubrio Gull Wing, il quale offre una rigidità superiore fino al 50 per cento rispetto ad altri abbinamenti manubrio e attacco manubrio.
La nuova Factor One viene distribuita in esclusiva in Italia da Beltrami TSA.
Il sistema dei punti, che ha già modificato il mercato e il modo di correre, cambierà la storia del ciclismo. Si tratta di un tentativo già visto, che in passato non produceva promozioni o retrocessioni, ma determinava la partecipazione delle squadre alle grandi corse e alimentò indirettamente lo sconquasso del doping. L’UCI di certo proseguirà su questa strada: raramente l’abbiamo vista tornare sui suoi passi, se non a seguito di sentenze inappellabili. Tuttavia l’ambiente ha preso coscienza che il sistema così non funziona e avrebbe prodotto una richiesta di riforma, di cui è venuto in possesso il quotidiano spagnolo Marca.
Cristian Scaroni ha vinto il Giro di Romagna conquistando 125 punti. La sua vittoria di tappa al Tour des Alpes Maritimes è valsa 14 puntiCristian Scaroni ha vinto il Giro di Romagna conquistando 125 punti. La sua vittoria di tappa al Tour des Alpes Maritimes è valsa 14 punti
Classiche contro tappe
Il ragionamento è semplice e parte da una considerazione matematica. Le corse di un giorno, anche le minori, assegnano più punti di quelle a tappe. Ed è vero che vincere resta l’anima dello sport, ma per quale motivo il vincitore di una semiclassica deve valere meno di chi porta a casa una classifica generale?
Il calcolo è presto fatto. Una classica di categoria 1.1 assegna 125 punti in un solo giorno, la tappa di una corsa di cinque giorni della stessa categoria ne assegna 14. Salendo di livello, una corsa di categoria 1.Pro assegna 200 punti, la tappa di una corsa di cinque giorni nella stessa categoria ne vale solo 20. Con questi dati alla mano, le squadre pianificano la stagione e il mercato, in barba a ogni logica sportiva. La conquista dei punti è prioritaria rispetto alla costruzione di un progetto solido. Roberto Reverberi (in apertura con la sua VF Group-Bardiani che ha chiuso il ranking UCI in 30ª posizione evitando la retrocessione) ha più volte ammesso di non aver corso come sarebbe stato giusto fare, ma come era necessario.
Giro del Veneto, cinque corridori della VF Group appaiati per la volata. Hanno ottenuto 55 punti, ma non hanno corso per vincereGiro del Veneto, cinque corridori della VF Group appaiati per la volata. Hanno ottenuto 55 punti, ma non hanno corso per vincere
Corridori da punti
Le squadre stanno ingaggiando corridori capaci di fare punti nelle classiche minori. Chiaramente si tratta di una problematica inversamente proporzionale al valore tecnico dei team: le grandi squadre fanno punti con i grandi corridori e anche i loro gregari corrono a un livello impensabile per i leader dei team minori. Dai livelli medi e a scendere, abbondano i corridori che sprintano senza essere velocisti, solo per entrare tra i primi venti e accumulare i punti utili per negoziare il contratto. Così facendo, il risultato modesto in una classica vale più di una vittoria di tappa e questo svilisce lo sforzo collettivo e svaluta il patrimonio storico del calendario. Quasi che non abbiano più importanza la fatica accumulata, la strategia, la difesa del leader, le cronometro e alla narrazione sportiva costruita sul cumulo dei giorni. Non c’è da stupirsi che l’istanza così ragionata nasca dalla Spagna, il cui calendario è storicamente imperniato sulle corse a tappe.
Il nesso fra punti e contratto è sempre stato diabolico. Nel ciclismo degli anni 80-90 si pagava un milione (di lire) a punto e ci trovammo di colpo davanti a gregari che smisero di essere tali per guadagnare di più, ricorrendo al doping. Per ora il rischio sembra remoto, ma non è passato inosservato l’improvviso risveglio di anomalie nei passaporti biologici che da agosto a oggi hanno determinato lo stop di quattro atleti, dopo anni di silenzio.
Il Tour of the Alps, che fu prima Giro del Trentino, è una delle corse che trarrebbe vantaggio dal riequilibrio dei puntiIl Tour of the Alps, che fu prima Giro del Trentino, è una delle corse che trarrebbe vantaggio dal riequilibrio dei punti
Proposta di riequilibrio
Per riequilibrare la situazione nasce la proposta cha sarebbe arrivata fra le mani del giornale spagnolo e che porterebbe, con il contributo di tutti gli attori coinvolti (ovviamente ad eccezione dell’UCI che dovrà valutarla) a una ridistribuzione più logica dei punti.
Non si tratta di svalutare le classiche, ma di impedire che le corse a tappe vengano penalizzate oltre il lecito. La proposta è chiara: le corse a tappe dovrebbero assegnare il 70 per cento dei punti giornalieri assegnati da una classica della stessa categoria. Non si arriverà parità completa, ma organizzare cinque classiche smetterà di essere più vantaggioso del mantenere in vita una corsa a tappe storica.
E proprio sul fronte delle corse a tappe, si è pensato a una ridistribuzione dei punti. Il 50 per cento spetterebbe alla classifica generale, il 40 alle tappe e il 10 a maglie e classifiche secondarie. Così facendo, una corsa a tappe più lunga apporterebbe più valore di una più breve, cosa che incredibilmente oggi non accade.
Javier Guillen, patron della Vuelta, è il presidente internazionale degli organizzatori e sarà chiamato a ragionare sulla nuova propostaJavier Guillen, patron della Vuelta, è il presidente internazionale degli organizzatori e sarà chiamato a ragionare sulla nuova proposta
Rinnovare e non rinnegare
Le principali corse WorldTour sono protette dal calendario e dal loro prestigio, ma i livelli inferiori ne stanno già risentendo. Corse che un tempo erano simboli di identità regionale ora faticano ad attrarre squadre, che rispondono ad algoritmi di punteggio piuttosto che a esigenze sportive. Il ciclismo si trova davanti a un bivio. Può smantellare la struttura che lo ha sostenuto per oltre un secolo o rinnovarsi seguendo criteri più ampi e non solo numerici.
«Le corse a tappe – scrive Marca – sono molto più che semplici gare: collegano regioni, creano tifosi, creano ricordi e hanno costruito la narrazione emotiva del ciclismo moderno. Se il sistema continua a spingerle verso l’irrilevanza, non solo le competizioni andranno perse, ma anche un modo di comprendere questo sport. Trovare un equilibrio non significa sottrarre, ma proteggere ciò che dà significato all’insieme».
La riforma sarà presentata al Consiglio dei Ciclisti Professionisti (CCP) e all’Associazione Spagnola degli Organizzatori di Corse Ciclistiche (AEOCC) all’organismo internazionale ora presieduto da Javier Guillén. L’UCI dovrà studiarla e prendere una decisione. Il futuro del ciclismo è in gioco.
Nuove gare sono all’orizzonte e programmate per il 2026. Il calendario italiano delle prove internazionali subisce una piccola rivoluzione inserendo nuovi eventi nel suo programma grazie alla spinta della rinnovata Lega Ciclismo Professionistico. In alcuni casi si tratta di rientri dopo un lungo periodo di buio, in altri di prove completamente originali.
Non toccherà più al Trofeo Laigueglia inaugurare la stagione com’era solito fare da svariati anni a questa parte, ma sarà il Giro di Sardegna, la cui ultima edizione risale al lontano 2011. Nel corso di questo lungo intervallo più volte si era pensato di rilanciarlo, ci si era andati vicino nel 2020 quando venne coinvolta la società Extragiro, ma il Covid annullò ogni sforzo. Ora ci si riprova, con l’incarico organizzativo affidato al Gs Emilia di Adriano Amici che lo allestirà dal 24 febbraio all’1 marzo.
Il Giro di Sardegna aprirà la stagione ciclistica italiana il 25 febbraio, inaugurando la Coppa Italia delle RegioniIl Giro di Sardegna aprirà la stagione ciclistica italiana il 25 febbraio, inaugurando la Coppa Italia delle Regioni
Ad aprile il Giro della Magna Grecia
Extragiro però non rimane a guardare, anzi è soggetto primario in questa sorta di rivoluzione voluta dalla Lega e fortemente legata al lancio in grande stile della Coppa Italia delle Regioni che nei propositi del presidente Pella dovrebbe davvero toccare tutte le 20 regioni italiane. Alcune di esse, quelle dell’estremo sud, dovrebbero essere coinvolte nel neonato Giro della Magna Grecia, allestito grazie a un accordo che la stessa Lega ha stretto con la fondazione omonima per dare risalto ai territori cardine della nostra civiltà.
Nei propositi il percorso dovrebbe toccare Campania, Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia, ma con 5 giorni a disposizione (dal 12 al 16 aprile) appare difficile riuscire subito in quest’intento. La cura organizzativa è stata affidata all’esperienza della società Extragiro e giustamente Marco Selleri si tiene un po’ sul vago, considerando anche che per la sua struttura si tratterà di lavorare in trasferta.
Per Marco Selleri (a destra) e il suo staff si prospetta un 2026 denso d’impegniPer Marco Selleri e il suo staff si prospetta un 2026 denso d’impegni
Rilanciare l’Italia come sede di ritiri
«Su questa gara presentai a suo tempo un progetto legato proprio alla necessità di riportare il ciclismo al Sud in pianta stabile, provando piano piano a fare quello che sta facendo la Spagna. Pochi considerano che la forza del movimento iberico è data anche dal fatto che le squadre professionisti pagano 30 euro di pensione completa al giorno. Noi possiamo fare altrettanto, solo così possiamo rilanciarci. Pella ha i contatti politici che servono per realizzare l’idea, ha sentito la Fondazione e gli è venuto in mente di denominare questa nuova gara a tappe Giro della Magna Grecia».
Selleri specifica come anche il Giro della Sardegna è nato in seno alla Lega, ma è stato appoggiato ad Adriano Amici: «Si cerca di utilizzare organizzatori che sono specializzati soprattutto in gare a tappe. Noi un po’ di esperienza ovviamente l’abbiamo, anche perché siamo un service anche di RCS. Per ora non sappiamo ancora come sarà strutturata la corsa, che territori toccherà, ma siamo nell’ambito della Magna Grecia storica, quindi sarà in tutte o parte delle regioni interessate».
Il contenimento dei costi logistici è un passo fondamentale. La Quick Step faceva spesso preparazione in SardegnaIl contenimento dei costi logistici è un passo fondamentale. La Quick Step faceva spesso preparazione in Sardegna
L’idea di una gara da Lione a Torino
Un’altra manifestazione affidata a Extragiro, questa nuova di zecca, è la Lione-Torino: «E’ una gara che è nata da un’idea di tre persone, a cominciare da Philippe Colliou, che è l’organizzatore del Tour de l’Avenir. E’ diventato mio amico dal 2020 perché allora era collaboratore dell’UCI per i mondiali di ciclismo. E’ stato con me 20 giorni per preparare i mondiali di Imola e da lì è nata una profonda amicizia soprattutto legata alla passione per il ciclismo. Con lui e il giornalista Aldo Peinetti, durante le ultime due tappe del l’Avenir del 2024, nacque quest’idea di fare questa corsa nuova transfrontaliera tra Francia e Italia, legata ovviamente anche a quello che si sta costruendo, il nuovo traforo ferroviario per l’alta velocità».
Selleri ammette che non è semplice allestire una gara transfrontaliera (in programma dall’1 al 3 luglio) considerando le diverse legislazioni: «I problemi in questo momento sono soprattutto dalla loro parte e sono figli di un periodo difficile politico, di conseguenza quando c’è instabilità politica si muovono anche meno i soldi pubblici. Poi naturalmente cambiano le leggi e i regolamenti da una parte e dall’altra. In questo senso però riprenderemo l’esperienza del 2024, quando le ultime due tappe finivano in Piemonte e noi al confine abbiamo preso in carico la corsa mantenendo le nostre leggi sul codice della strada».
Il Giro della Magna Grecia, una delle nuove gare, dovrebbe toccare 5 regioni del SudIl Giro della Magna Grecia, una delle nuove gare, dovrebbe toccare 5 regioni del Sud
Al via il primo Giro d’Italia per juniores
Uno sforzo notevole, dettato dalla passione: «Se non ce l’hai, non c’è nulla da fare per questo sport. Sfido qualsiasi organizzatore, tranne RCS che lo fa per business ad allestire eventi simili perché i costi sono molto elevati, gli sponsor privati sono praticamente azzerati e bisogna sostenere costi che per una gara 1.1 di un giorno partono da 180 mila euro. Ma noi ci crediamo e oltre a quelle segnalate, nel 2026 lanceremo anche il primo Giro Giovani».
E’ una competizione nuova, riservata agli juniores inserendo anche questa categoria nell’universo della maglia rosa, dal 29 luglio all’1 agosto: «Questa è una mia idea. Abbiamo preso spunto dal nostro Giro d’Italia giovani under 23 che abbiamo concluso nel ’22 Da lì ho detto “proviamo a ripartire”. Sarà una gara internazionale a tappe per la categoria. La mia idea è quella di fare campo base come si fa in Lunigiana, tutti i pernottamenti nello stesso posto e con pochi spostamenti si fanno le 4-5 tappe. I percorsi sono da costruire, forse faremo base in Emilia andando poi a toccare altre regioni limitrofe. Questi sono i mesi in cui si lavora, dove si approfondiscono tutti i compiti per la prossima primavera/estate».
Gabriele Bosisio vincitore su Emanuele Sella. Era il 2007, una delle ultime edizioni del Giro del LazioGabriele Bosisio vincitore su Emanuele Sella. Era il 2007, una delle ultime edizioni del Giro del Lazio
Il Lazio ritrova la “sua” classica
Il nuovo programma 2026 prevede anche il Gran Premio Emilia il 29 marzo, il rinnovamento della Milano-Rapallo articolata su due gare distinte, una cronosquadre e una in linea il 19 e 20 settembre e soprattutto il GP del Lazio previsto il 19 settembre, affidato allo staff di Claudio Terenzi che quindi, dopo aver curato le altre categorie nella tre giorni del Gran Premio Liberazione di aprile, fa il suo ingresso anche fra i professionisti.
La gara si lega idealmente al Giro del Lazio che fino al 2014 ha portato sulle strade romane il meglio del ciclismo mondiale. «La corsa è la stessa – afferma Terenzi – inizialmente era stata una proposta messa sul banco senza molte speranze, sapendo le difficoltà per rilasciare nuove gare. Invece a settembre ci siamo ritrovati con questo nuovo impegno che accogliamo a braccia aperte. In questo modo vediamo premiati gli sforzi di sei anni della Terenzi Sport, nei quali abbiamo organizzato 18 gare internazionali».
Il Giro del Lazio ha sempre avuto al via il meglio. Qui Bugno, Fondriest, Anderson e GavazziIl Giro del Lazio ha sempre avuto al via il meglio. Qui Bugno, Fondriest, Anderson e Gavazzi
A Roma torneranno i campioni a settembre
E’ curioso il fatto che la gara cambia leggermente la sua denominazione, ma non si stacca dal suo passato: «Avevamo uno scrupolo legato a eventuali diritti legali sul Giro del Lazio. Era più semplice partire ex novo. ma la gara sarà praticamente identica, a parte il percorso che va chiaramente scelto. Ma logicamente il Lazio è quello, le strade sono quelle e la conclusione vogliamo che sia a Roma, nel centro come in passato. Devo essere un po’ abbottonato su tutto perché per far sì che questa gara risorga come meriti c’è bisogno anche di un budget importante e ci stiamo muovendo in tal senso».
Si punta naturalmente ad avere qualche team del World Tour e Professional a parte quelli italiani: «Sicuramente, all’altezza della tradizione pur in un periodo estremamente denso di gare, visto che il giorno dopo c’è il Giro di Romagna. Ma questo può agevolarci, credo che le squadre siano più facilitate per gli spostamenti perché abbattono i costi. Noi faremo il massimo, vedremo chi farà parte della contesa…».
Lo schiaffo che l’UCI ha riservato alle formazioni professional italiane è stato forte e ben assestato. I regolamenti cambiano, lo fa anche il ciclismo e bisogna adattarsi, tuttavia le tempistiche dell’Unione Ciclistica Internazionale sono alquanto rivedibili. In meno di una settimana è andato in frantumi buona parte del lavoro fatto durante l’estate da parte delle squadre professional e dei vari progetti legati ai giovani. Il primo a parlarne è stato Roberto Reverberi, che ha ammesso di chiudere quello che era il reparto dedicato agli under 23. Un’altra squadra che ha subito lo scossone del terremoto causato dall’UCI è la MBH Bank-Ballan-Csb.
«Era già nell’aria – racconta Gianluca Valoti, che a breve sarà alle prese con i corsi UCI per il patentino da diesse nei professionisti – si sapeva qualcosa, ma la notizia è arrivata in maniera inaspettata in quanto a tempistiche. E’ uscita una regola a ottobre che ci ha lasciato ben poco da interpretare. Certo che in alcuni casi determinati cambiamenti sarebbe bene comunicarli con un po’ di anticipo».
La MBH Bank-Ballan-Csb dal 2026 sarà professional e da mesi lavora alla rosa per l’anno prossimoLa MBH Bank-Ballan-Csb dal 2026 sarà professional e da mesi lavora alla rosa per l’anno prossimo
L’UCI pensa ai corridori?
Le parole di Gianluca Valoti non fanno una piega, la MBH Bank lavora da mesi con l’intento di costruire una squadra che sia in grado di essere competitiva a diversi livelli. Oltre ai nomi di esperienza come quello di Felline e Masnada erano arrivate le notizie di alcuni profili interessanti come quello di Fancellu. Ma la struttura era pronta a partire dalle fondamenta, quindi molti dei ragazzi che in questi anni sono stati protagonisti tra le corse under 23 erano stati promossi al team professional con l’obiettivo di continuare il cammino e raccogliere quanto seminato.
«Saperlo prima ci avrebbe dato il tempo di metterci in regola – continua Valoti – anche perché già è difficile fare ciclismo se non si è nel WorldTour, in questo modo tutto diventa ancora più complicato. Il progetto under 23 lo avremmo portato avanti comunque, anche se la comunicazione di questo nuovo regolamento fosse arrivata con anticipo. Dispiace per i ragazzi, perché in questo modo non possono partecipare a corse di rilievo come Giro Next Gen, Trofeo Piva, Recioto, Belvedere e tutte le classiche italiane under 23».
In questi anni come continental la formazione bergamasca ha corso spesso tra i pro’, qui Nespoli al LaiguegliaIn questi anni come continental la formazione bergamasca ha corso spesso tra i pro’, qui Nespoli al Laigueglia
Un ciclismo sempre più di vertice
La norma della quale stiamo discutendo è quella che dispone il divieto per le squadre professional di partecipare alle corse internazionali U23. Di per sé il ragionamento sarebbe anche corretto, se non fosse per il fatto di aver in qualche modo agevolato il lavoro dei devo team, ovvero le squadre di sviluppo delle formazioni WorldTour. Siamo chiari, tra le prime 30 squadre al mondo secondo il ranking UCI, ci sono 12 professional, di queste la metà ha una formazione development. Ma fino a quando il regolamento prevedeva che agli atleti under 23 dei team professional era permesso partecipare alle corse internazionali di categoria questa decisione rimaneva interna al team.
«In qualche modo l’UCI ha comunque agevolato le formazioni devo – spiega Valoti – perché in questo modo noi team professional non possiamo portare in nostri ragazzi alle corse under 23 in quanto professionisti. Tuttavia i ragazzi delle devo vanno spesso a correre con le formazioni WorldTour, quindi hanno comunque modo di fare esperienze che i ragazzi di una normale continental non possono permettersi.
«Noi stessi avevamo pensato di fare una formazione devo – prosegue – ma voleva dire sacrificare una parte del budget dedicato ai professionisti. Se avessimo saputo prima del nuovo regolamento magari avremmo portato avanti l’idea della squadra under 23, anche perché lo sponsor MBH Bank tiene ai giovani, come testimonia il fatto di avere una squadra juniores».
Dalla prossima stagione i corridori under 23 delle squadre professional non potranno più correre le gare di categoriaDalla prossima stagione i corridori under 23 delle squadre professional non potranno più correre le gare di categoria
Ricalibrare l’attività
Senza la possibilità di partecipare alle principali corse del calendario internazionale under 23 si dovrà trovare il modo di garantire loro un’attività adeguata che permetta di crescere e fare le giuste esperienze.
«Dovremo capire come gestire le corse – conclude Valoti – e questo passerà dai prossimi incontri che faremo. Uno dei primi è avvenuto proprio lo scorso fine settimana, abbiamo già avuto conferma dei primi inviti ufficiali. Non è nemmeno semplice visto che siamo una formazione nuova. Troveremo le corse adatte ai giovani per farli adattare al meglio al ritmo e alle corse dei professionisti».
Il 23 settembre scorso, alle ore 11,30, sono state presentate le tre gare che andranno a comporre il prossimo Trittico Lombardo. Corse che hanno fatto la storia del nostro calendario, del ciclismo nazionale e non solo. L’appuntamento è per domenica 5 ottobre con la 78ª Coppa Agostoni, corsa che darà il via a questa serie di tre eventi. Il giorno successivo, il 6 ottobre, toccherà alla 104ª Coppa Bernocchi, mentre il 7 ottobre chiuderà il tutto la 106ª edizione della Tre Valli Varesine.
Una tre giorni di ciclismo tutta da vivere e che porterà in Lombardia tutte le migliori squadre e i migliori atleti al mondo. Il tutto culminerà poi con il Giro di Lombardia, previsto per il sabato successivo: l’11 di ottobre.
Alla presentazione del Trittico Lombardo, tenutasi a Palazzo Lombardia a Milano, è intervenuto anche il presidente di Regione Lombardia Attilio FontanaAlla presentazione del Trittico Lombardo, tenutasi a Palazzo Lombardia a Milano, è intervenuto anche il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana
Sovrapposizioni
Un trampolino di lancio perfetto per un finale di stagione tutto italiano, il problema è che lo stesso giorno in cui si correrà la Coppa Agostoni gli atleti europei di maggior spessore saranno impegnati in Francia per la prova in linea del campionato continentale. Già nell’elencare i nomi dei team e degli atleti che saranno presenti al via delle corse del Trittico Lombardo si intuisce che la disparità è ampia. Alla partenza della Coppa Bernocchi e della Tre Valli Varesine ci saranno 17 squadre WolrdTour, l’unica assente sarà l’Arkea B&B Hotels, mentre per la Coppa Agostoni i numeri si dimezzano. Infatti le formazioni WorldTour presenti a Lissone saranno 8, alle quali si aggiungono due devo team (Red Bull Rookies e Lidl Trek Future Racing).
Il tema dei calendari è delicato e coinvolge gli organizzatori, le federazioni nazionali e l’UCI. Le corse etichettate di categoria WorldTour, alle quali le squadre appartenenti al massimo circuito sono costrette a partecipare salvo rari casi, sono 36. Un numero elevato e che costringe i team ad avere rose sempre più ampie, cosa che spesso non basta comunque.
Alessandro Rolandi, presidente della SC Mobili Lissone, società organizzatrice della Coppa AgostoniAlessandro Rolandi, presidente della SC Mobili Lissone, società organizzatrice della Coppa Agostoni
Traffico e calendario
Gli organizzatori della Coppa Agostoni hanno lavorato sodo per far spostare la gara da un giorno lavorativo a uno festivo. Una richiesta data da necessità legate alla gestione del traffico, che in Brianza diventa difficile da bloccare durante la settimana. L’UCI ha concesso questa variazione per poi inserire nella stessa data il campionato europeo. Questa scelta ha danneggiato anche il Piccolo Lombardia, gara di riferimento del calendario under 23, che si correrà il 4 ottobre. Nello stesso giorno i migliori corridori della categoria saranno impegnati nella prova in linea del campionato europeo.
In passato la Coppa Agostoni era una gara capace di raccogliere i grandi nomi del ciclismo mondiale, nell’albo d’oro spunta il nome di Eddy Merckx, Roger De Vlaeminck, Franco Bitossi, Felice Gimondi, Francesco Moser e anche Gianni Bugno. Campioni che sulle strade della Brianza hanno saputo esaltarsi e regalare spettacolo. Proprio a Gianni Bugno, che ha vinto l’Agostoni in due occasioni: nel 1988 e 1995, abbiamo chiesto un parere sul tema dei calendari. Bugno è stato anche presidente del CPA (Associazione mondiale dei Corridori) dal 2010 al 2022.
Gianni Bugno vinse la sua seconda Coppa Agostoni in maglia tricolore nel 1995Gianni Bugno vinse la sua seconda Coppa Agostoni in maglia tricolore nel 1995
E’ una sovrapposizione scomoda quella tra l’Agostoni e il campionato europeo…
Le cose sono due: o non siamo stati abbastanza forti a livello di federazione per intervenire ed evitare il problema, o quella data non doveva essere fruibile. L’UCI avrebbe dovuto vietare all’Agostoni di posizionarsi in quel fine settimana perché si sarebbe corso il campionato europeo. Capisco il senso di voler correre la domenica per questioni di traffico, ma sarebbe stato meglio gareggiare il lunedì piuttosto che avere questa problematica.
Agostoni che è già stata costretta in passato a cambiare data…
Quando correvo era ad agosto, prima del campionato del mondo. Molti atleti la utilizzavano come gara di rifinitura all’appuntamento iridato. Poi, sempre per motivi di calendario, è stata spostata a fine settembre e ora a inizio ottobre. L’idea di avere un trittico di gare che anticipa il Lombardia non è male. Anzi, questo permette agli atleti di avere una serie di corse in preparazione all’appuntamento principale.
Pogacar lo scorso anno ha corso alla Tre Valli Varesine in maglia iridata, lo sloveno dovrebbe tornare anche nel 2025Pogacar lo scorso anno ha corso alla Tre Valli Varesine in maglia iridata, lo sloveno dovrebbe tornare anche nel 2025
E’ evidente che il ciclismo si è globalizzato e si è arrivati ad altri ragionamenti?
Ora le gare che anticipano il mondiale sono quelle canadesi, che sono di categoria WorldTour e di conseguenza l’UCI ha un maggiore interesse nel tutelarle. A mio avviso la Coppa Agostoni ha una storia superiore al GP Montreal o al Quebéc. E’ anche vero che il campionato europeo esiste da pochi anni e da qualche parte va inserito.
Si ha l’impressione che da qualsiasi parte ci si giri il rischio è di schiacciare i piedi a qualcuno.
La soluzione sarebbe quella di allungare il calendario di una settimana. Spostare in avanti di una settimana il Giro di Lombardia per avere più spazio, ma è un lavoro che dovrebbe fare la Federazione se davvero ci tiene a difendere le proprie gare (alla presentazione del Trittico ha partecipato Stefano Pedrinazzi, Presidente FCI Lombardia, ndr).
La prova in linea dei mondiali si correrà domenica 28 settembre, una settimana dopo in Francia ci saranno gli europeiLa prova in linea dei mondiali si correrà domenica 28 settembre, una settimana dopo in Francia ci saranno gli europei
Europeo che si correrà esattamente una settimana dopo il mondiale in Rwanda…
E’ tutto troppo ravvicinato e trovare una soluzione non sarebbe stato facile. Anticipare il mondiale di una settimana avrebbe creato un danno alla Vuelta perché non ci sarebbe stato il tempo di gestire le trasferte. Il ciclismo è sempre più globalizzato e le corse aumentano, da qualche parte bisogna trovare lo spazio o scendere a compromessi. Il rischio ultimo è che facciano le spese le corse minori.
Valentina Scandolara diventa ds al World Cycling Center UCI. Farà la formazione per atlete che arrivano dai Paesi poveri. E a casa si coccola 4 pastori tedeschi
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I Campionati del Mondo di ciclismo in programma a fine mese in Rwanda si avvicinano sempre di più. Cresce di conseguenza l’attesa e la curiosità per dei mondiali che per la prima volta si svolgeranno nel continente africano.
Tra i sicuri protagonisti della prossima rassegna iridata ci sarà sicuramente BigMat. L’azienda francese, leader a livello europeo nella distribuzione di materiale edili, è infatti Official Partner dei Mondiali UCI su strada. Si tratta di un accordo che copre il quadriennio 2024-2027, quindi già in corso.
Matteo Camillini, Managing Director BigMat Italia e InternationalMatteo Camillini, Managing Director BigMat Italia e International
Evento globale
A motivare la scelta di essere partner dei Campionati del Mondo strada è Matteo Camillini, Managing Director BigMat Italia e International.
«I Campionati Mondiali di Ciclismo – dichiara Camillini – sono tra gli eventi sportivi più seguiti a livello globale, richiamando milioni di appassionati. La partnership con l’UCI ci permette di valorizzare internazionalmente il nostro brand, associandolo ai valori di passione, impegno e tenacia che lo sport del ciclismo sa trasmettere, i medesimi su cui il nostro Gruppo basa quotidianamente il proprio lavoro».
A fare eco alle parole di Camillini è Fabrice Maud, Presidente di BigMat International.
«Essere sponsor ufficiale dell’UCI è per noi un onore, nonché un’occasione unica per contribuire allo sviluppo e alla promozione del ciclismo, non solo in chiave agonistica, ma anche come sano stile di vita. I valori di capacità di sforzo, perseveranza, rispetto per l’ambiente e innovazione che questa disciplina incarna sono perfettamente allineati con quelli di BigMat. Fino al 2027 lavoreremo a stretto contatto con l’UCI per sostenere eventi di alto livello e favorire una partecipazione sempre maggiore a questo sport, in tutti i suoi aspetti».
L’intesa con BigMat è stata naturalmente accolta con entusiasmo dal presidente dell’UCI, David LappartientL’intesa con BigMat è stata naturalmente accolta con entusiasmo dal presidente dell’UCI, David Lappartient
Scopriamo BigMat
Nato in Francia nel 1981, BigMat rappresenta oggi il Gruppo leader in Italia e in Europa per numero di punti vendita dedicati alla distribuzione specializzata di materiali per costruire, ristrutturare e rinnovare. A livello europeo ne vanta complessivamente più di 1.000, dislocati in 7 Paesi: Belgio, Francia, Italia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Spagna. Il Gruppo nel 2024 ha raggiunto un fatturato globale assestatosi a quota 3,42 miliardi di euro. In Italia BigMat è presente su tutto il territorio nazionale con oltre 250 punti vendita gestiti da 167 soci, e ha generato nel corso del 2024 un fatturato superiore al miliardo di euro.
L’accordo tra UCI e BigMat è iniziato nel 2024L’accordo tra UCI e BigMat è iniziato nel 2024
Per i professionisti dell’ediliza
BigMat si rivolge ai professionisti del settore dell’edilizia – imprese edili, artigiani, progettisti, architetti, interior designer e privati – offrendo a ciascuna tipologia di clientela prodotti, sistemi costruttivi e servizi personalizzati per ogni progetto. BigMat ha assunto nel tempo il ruolo di partner strategico per tutti i progetti di natura edile anche grazie al contributo garantito dalla sua rete di showroom d’interni HABIMAT, un network composto da 46 punti espositivi, e all’apporto assicurato da BigRent, il suo servizio per il noleggio di piccole e medie attrezzature per l’edilizia rivolto ai professionisti, alle partite IVA e ai privati.
L’azienda francese sarà accanto all’UCI fino al 2027L’azienda francese sarà accanto all’UCI fino al 2027
Non solo ciclismo
Come fin qui raccontato, per il quadriennio 2024-2027 BigMat sarà Official Partner dei Mondiali UCI su strada. L’azienda francese non è però solo vicina al ciclismo come sport. Dal 2023 BigMat è sponsor ufficiale delle Nazionali Italiane di Pallavolo, accompagnando come co-sponsor di maglia gli atleti e le atlete del volley azzurro in tutti gli appuntamenti internazionali. Sul proprio sito, l’azienda ha voluto festeggiare la recente vittoria ai Campionati del Mondo delle ragazze di Julio Velasco.
Dal 2024 il Gruppo è anche title sponsor delle BigMat Finali Nazionali Giovanili di Pallavolo.
Tra le iniziative maggiormente di rilievo messe in campo da BigMat a livello internazionale sono da annoverare il BigMat International Architecture Award (Premio biennale che a partire dal 2013 promuove l’eccellenza architettonica europea) e Costruiamo per lo Sport, il progetto di responsabilità sociale che a partire dal 2020 sostiene lo sport amatoriale in tutta Europa.