Cara Venturelli, ora bisogna ricostruire il morale…

Cara Venturelli, ora bisogna ricostruire il morale…

22.05.2026
5 min
Salva

«Sono viva, mettiamola così». Già l’esordio della chiacchierata con Federica Venturelli la dice lunga della lenta risalita che la campionessa dell’UAE Team Adq sta facendo dopo l’ennesimo colpo della sfortuna che di fatto l’ha estromessa dall’attività per lungo tempo. Si era detto, anche su queste pagine, di come ci fosse grande attesa per la sua stagione su strada dopo le ultime due stagioni contrassegnate da troppi intoppi, ma ancora una volta il destino si è frapposto dopo il suo esordio fulminante con la vittoria alla Clasica de Almeria.

Dopo la vittoria in Spagna Federica Venturelli è stata costretta un lungo stop, saltando strada e pista
Dopo la vittoria in Spagna Federica Venturelli è stata costretta un lungo stop, saltando strada e pista
Dopo la vittoria in Spagna Federica Venturelli è stata costretta un lungo stop, saltando strada e pista
Dopo la vittoria in Spagna Federica Venturelli è stata costretta un lungo stop, saltando strada e pista

Venturelli e Musetti, talenti in parallelo

La sua storia recente per certi versi la accomuna a un altro grande talento dello sport italiano, Lorenzo Musetti troppe volte frenato da infortuni nella sua rincorsa ai vertici. Per la Venturelli è lo stesso: anche a chi non addetto ai lavori è evidente che parliamo di una campionessa in fieri che appena è sorretta da salute e condizione fa la differenza, il fatto è che accade troppo poco spesso ed è difficile anche reagire psicologicamente.

E’ la stessa Venturelli a raccontare le vicissitudini che le sono occorse dopo il successo iberico: «Già in Spagna, due o tre giorni prima della gara mi era iniziato male al ginocchio. Poi è aumentato e mi ha costretto a fermarmi perché non riuscivo ad allenarmi, a pedalare e così sono stata ferma più di un mese. A questo si aggiungano problemi al polso, per cui già prima di dover sospendere col ginocchio sapevo già che avrei saltato le prime gare del Belgio, perché ci sarebbero state troppe sollecitazioni. E poi la schiena che è un problema che mi tiro dietro da un po’».

La Venturelli ha trovato grande sostegno nel team, ma la terza stagione interrotta ha incrinato il suo morale
La Venturelli ha trovato grande sostegno nel team, ma la terza stagione interrotta ha incrinato il suo morale
La Venturelli ha trovato grande sostegno nel team, ma la terza stagione interrotta ha incrinato il suo morale
La Venturelli ha trovato grande sostegno nel team, ma la terza stagione interrotta ha incrinato il suo morale
Una sequenza che avrebbe piegato chiunque…

Alla fine proprio il ginocchio è il problema che si è risolto prima, ma in due o tre settimane ho avuto ancora un altro po’ di acciacchi fisici, per cui ho perso tantissimo tempo e poi ho ripreso, come tutti gli anni, a cercare di rincorrere la forma quando per tutti la stagione è già iniziata da tre o quattro mesi mentre io sono ripartita da zero. Una situazione che si ripete e che mi ha un po’ scoraggiato.

Quando hai ripreso?

Sono riuscita a tornare finalmente alle gare in Francia per riprendere un po’ il ritmo, correndo insieme al devo team. Poi lo scorso weekend, prima gara World Tour, l’Itzulia Basque Country, che sicuramente non è una gara adatta a me perché c’era davvero tanta salita e tanto dislivello. Ma in squadra c’erano tante ragazze infortunate e quindi ho dovuto prendere il loro posto.

A Morbihan la Venturelli è tornata dopo quasi tre mesi senza corse, cogliendo un 4° e 10° posto
A Morbihan la Venturelli è tornata dopo quasi tre mesi senza corse, cogliendo un 4° e 10° posto
A Morbihan la Venturelli è tornata dopo quasi tre mesi senza corse, cogliendo un 4° e 10° posto
A Morbihan la Venturelli è tornata dopo quasi tre mesi senza corse, cogliendo un 4° e 10° posto
Sei rimasta quasi 3 mesi fuori dalle gare. Ma appena sei tornata, subito due top ten con un podio sfiorato. Non è cosa comune rientrare così in evidenza…

Sì, ma i risultati non dicono tutto e non tanto perché non erano gare, quelle di Morbihan, di primissimo livello. Anzi, erano giuste per riprendere confidenza. Anche l’anno scorso ero stata ferma, senza correre fino a maggio, ma forse appunto perché era una cosa che mi era già successa, sono riuscita a riprendermi più in fretta e a ben figurare. Questo mi ha dato una spinta in più per provare a ritornare al livello di prima in tempi non troppo lunghi.

Il fatto che le ultime due stagioni siano sempre state contraddistinte da problemi, temi che ti lasci un tarlo mentale?

Beh, diciamo che ormai purtroppo ho imparato anche a conviverci visto che per il terzo anno di fila mi è successa la stessa cosa. Non riesco mai a fare una stagione continua, ci sto davvero provando. Adesso il mio obiettivo più che vincere una gara o l’altra gara è riuscire ad avere una stagione completa dove esprimere me stessa senza continuare a dover ripartire da zero. Alla fine ciò non mi permette di prendere il ritmo con le gare e essere sempre in forma quando anche le altre lo sono.

La Venturelli ha finora accumulato solo 7 giorni di gara. Ora è impegnata alla Vuelta a Burgos
La Venturelli ha finora accumulato solo 7 giorni di gara. Ora è impegnata alla Vuelta a Burgos
La Venturelli ha finora accumulato solo 7 giorni di gara. Ora è impegnata alla Vuelta a Burgos
La Venturelli ha finora accumulato solo 7 giorni di gara. Ora è impegnata alla Vuelta a Burgos
Gareggiare all’Itzulia, che è una gara tra le più impegnative che ci sono, è stata una scelta per farti fare chilometri e guadagnare tempo da questo punto di vista?

Sì, è stato sicuramente un blocco di carico importante e credo sicuramente sia stato un buon allenamento da mettere nelle gambe prima dei prossimi appuntamenti. Ho dato il meglio di me, ho cercato di aiutare la squadra finché potevo, anche perché la prima tappa siamo partite già con una squadra super decimata e dal secondo giorno siamo rimaste in tre e quindi ho cercato di mettermi a disposizione di Dominika Wlodarczyk più che ho potuto. Ma quando la gara si faceva molto dura con le salite, mi staccavo. Diciamo che l’ho gestita un po’ come un allenamento.

Adesso a che punto pensi di essere?

Non saprei davvero giudicare, perché ogni volta che riparto da zero è difficile capire la forma. Non sono nella mia condizione migliore, questo è certo, non so però quanto davvero potrei migliorare. Sicuramente se riuscissi ad avere un po’ più di continuità negli allenamenti senza dovermi fermare ogni tre o quattro mesi per qualche problema, potrei crescere ancora parecchio. D’altronde la stagione è ancora lunga, quindi di appuntamenti ce ne sono.

La Persico ora è pronta a fare le veci di Longo…

Persico: Brabante e Amstel, poi rotta sul Giro…

30.03.2026
5 min
Salva

Silvia Persico è in Belgio, approcciato ieri con una In Flanders Fields (l’ex Gand-Wevelgem) vissuta soprattutto in aiuto di Eleonora Camilla Gasparrini. Ma ci è arrivata con le pile ricaricate, rinfrancata dalla vittoria al Giro dell’Appennino. In carriera la Persico di vittorie ne ha già conquistate, ha un palmarés di tutto rispetto, anche con medaglie mondiali, ma la sensazione è che quel successo sia figlio di qualcosa di cambiato.

Finora la Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5
Finora Silvia Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5
Finora la Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5
Finora Silvia Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5

Silvia risponde volentieri al telefono dal suo punto d’appoggio, in attesa delle prove più prestigiose, le Monumento dalle quali vuole ottenere qualcosa d’importante: «Essendo in Belgio bisogna sempre cercare di correre davanti e risparmiare il più possibile, pensando soprattutto all’incidenza del vento che è sempre un fattore».

Tu vieni dalla vittoria al Giro dell’Appennino che ha avuto un sapore particolare. E’ come se fosse un biglietto da visita proprio per arrivare alle classiche del Nord…

Dopo il blocco in altura che ho fatto seguente al UAE Tour, mi sono sempre sentita molto bene, anche se sono stata piuttosto sfortunata e i risultati non erano stati pari alle attese, perché alla Strade Bianche avevo delle ottime gambe, ma sono caduta e poi alla fine abbiamo sbagliato strada. Alla Sanremo sono contentissima per il terzo posto di Eleonora, ma mi aspettavo un po’ di più da me stessa e infatti il giorno dopo ho corso con tanta rabbia in corpo e forse si è visto…

Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Durante l’inverno si era già parlato della convivenza con Elisa Longo Borghini, adesso Elisa ha detto che salterà la parte delle classiche delle Ardenne concentrandosi sulla Roubaix. Tu avrai più spazio, è come se potessi dire: Elisa, stai tranquilla, ci penso io…

Mi piacerebbe – ammette la Persico – per ora si sa che sarò al Brabante e all’Amstel. Freccia e Liegi non le faccio neanche io perché avrò bisogno di un periodo di stacco in vista del Giro. Mi piacerebbe puntare a far bene al Fiandre o comunque essere un buon supporto a Elisa per poi giocarmi le mie carte nelle altre corse.

Sono corse che ormai conosci, qual è quella che più si adatta alle tue caratteristiche?

Entrambe, ma dipende da come vorranno correre a livello di squadra, se dovrò fare qualcosa prima, lavorare per le altre. Io le ho cerchiate di rosso perché vorrei portare a casa qualcosa.

Con le compagne si è instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Con le compagne, Persico ha instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Con le compagne si è instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Con le compagne, Persico ha instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Tu sei una delle cicliste più versatili, visto il tuo passato e presente nel ciclocross e nel gravel. Sono doti che ti possono servire in questo tipo di gare, soprattutto in quelle dove c’è molto pavé?

Sì, soprattutto nello spendere meno energie a livello di guida, avere una guida un po’ più “light” aiuta a conservare energie importanti per la parte finale. A me piacciono molto quelle condizioni, magari fare un Fiandre sotto la pioggia mi darebbe un gusto particolare.

Torniamo al Giro dell’Appennino, che corsa è stata e come è arrivata la tua vittoria?

Abbiamo sempre cercato di stare davanti. Sul primo strappo c’è stata l’offensiva di Monica Trinca Colonel, ma sapevo che potevamo tenerla a bagnomaria, era un po’ il nostro piano, farla star fuori il più possibile fino alla seconda salita. Mentalmente e fisicamente stavo molto bene, quindi ho seguito Kim LeCourt Pienaar che è stata la prima che ha cercato di farla forte, poi ho provato anch’io. Siamo rimaste in un gruppetto con 3 ragazze della Visma che cercavano di partire una dopo l’altra e io a chiudere. La mia fortuna è stata che la salita è stata decisiva.

All'Appennino è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
All’Appennino la Persico è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
All'Appennino è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
All’Appennino la Persico è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
Perché?

L’avevo provata il giorno prima della Sanremo perché eravamo in hotel lì a Genova. Ho visto che saliva, poi scendeva un po’, poi risaliva. Così quando è partita Celia Gery, sapevo che non mancava tantissimo alla vetta. La discesa era un po’ pericolosa, quindi cercavo di prendere anche qualche metro per stare più dietro. Sul piano si era messa malino, perché erano rientrate due della Visma, dovevo giocarla d’astuzia sapendo che la Gery era la più veloce con la Brand, quindi ho deciso di prendere la sua ruota per la volata fatta tutta di grinta.

La vostra dà l’impressione di essere una delle squadre che lavora più sulla strategia, magari anche cambiandola in corsa…

Sicuramente. Alla fine nel meeting pre-gara abbiamo sempre una/due leader e studiamo più tattiche. Elisa alla fine è sempre la finalizzatrice, ma stiamo cercando anche di girarci tra di noi proprio per avere sempre pronta almeno un’alternativa che semplifichi anche il lavoro della stessa Longo Borghini liberandola da troppe pressioni. Arriviamo da un buon momento di forma, in gara dopo il giro di boa cerchiamo di fare un check generale per sapere che cosa fare, se attuare la strategia concordata o aggiornarla.

Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Essere in una squadra dove magari nella stessa corsa ci siete come punte tu ed Elisa oppure tu ed Eleonora, è un vantaggio o uno svantaggio sulla base delle ambizioni personali?

Dipende un po’ come la si prende. Alla fine io sono una molto altruista, molte volte penso più alle mie compagne che a me stessa, ma credo che faccia parte anche del mio carattere. Quindi per me non c’è nessunissimo problema a lavorare, ovvio che mi piace prendere anche i miei spazi quando possibile, l’importante è che tra noi ragazze si è creato un rapporto che va anche oltre il ciclismo, quindi credo che ognuna di noi alla fine farebbe quello che faccio io.

Trofeo Binda 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ

La primavera della Longo: niente Ardenne e ritorno a Roubaix

26.03.2026
5 min
Salva

GENOVA – La rinuncia a meno di ventiquattro ore alla Sanremo Women di Elisa Longo Borghini ci ha privati di una interprete importante, che avrebbe scelto di fare corsa dura provando a far saltare il banco fin dalla Cipressa. Invece un attacco febbrile ha costretto la campionessa italiana del UAE Team ADQ a fermarsi qualche giorno, per quello che sembra essere uno stop comunque breve anche se fastidioso. 

Nei pressi del Porto Antico, a Genova, abbiamo avuto modo di parlare con Paolo Slongo, preparatore di Elisa Longo Borghini, che ci ha raccontato come cambieranno i suoi programmi in vista della Classiche del Nord. 

«Longo Borghini riprenderà a correre alla Dwars Door Vlaanderen il primo aprile – ci ha detto Slongo – per poi avere Fiandre e Roubaix come principali obiettivi delle corse sul pavé. Il grande cambiamento rispetto alla scorsa stagione riguarda la campagna delle Ardenne, infatti la scelta di anticipare la partenza del Giro d’Italia Women (spostata dalla prima settimana di luglio a fine maggio, ndr) ci costringe a saltare le corse di fine aprile. Quindi niente Amstel, Freccia e Liegi. In quel periodo faremo un ritiro in altura per preparare al meglio l’attacco alla terza maglia rosa consecutiva».

Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Trofeo Oro in Euro 2026, Elisa Longo Borghini, UAE Team ADQ
Un avvicinamento di date che ha costretto a scegliere gli obiettivi…

Con il Giro Women che parte il 30 maggio diventava difficile, se non impossibile, riuscire a prepararlo correndo anche nelle Ardenne. Il rischio maggiore era di arrivare stanchi alla Corsa Rosa, alla fine il Giro è l’appuntamento più importante di questa prima parte di stagione, mentre dopo ci sarà da preparare il Tour de France Femmes. 

Come lavorerete in ottica Giro?

Fino a Roubaix andremo con il solito programma tra allenamenti e gare, al termine delle Classiche Longo Borghini farà una settimana a ritmi blandi. Sarà importante recuperare al meglio anche mentalmente dopo questa prima parte di stagione. L’idea è quella di fare anche qualche ricognizione sul percorso del Giro, specialmente in Veneto. 

Quali saranno le tappe da guardare?

La cronoscalata di Nevegal risulterà cruciale per la corsa alla maglia rosa, per cui vedere la strada e capire come gestire lo sforzo sarà fondamentale. Anche la tappa successiva, che parte da Longarone, sarebbe bene studiarla al meglio. Mentre il Colle delle Finestre andrà lei a visionarlo in un secondo momento. 

Per arrivare pronti al Giro quale sarà l’avvicinamento?

Finito il periodo delle ricognizioni, che saranno appunto nella settimana di scarico dopo la Roubaix, partiremo per il ritiro in altura. Longo Borghini e le altre compagne che correranno al Giro andranno sul Teide dal primo al 22 maggio. Una volta scese, ci sarà il periodo di adattamento e poi si parte per Cesenatico. 

Il secondo obiettivo stagionale sarà il Tour?

Ci sarà un gruppo che farà solamente il Tour de France Femmes, mentre Longo Borghini ci arriverà dopo aver corso al Giro. L’atleta di  riferimento del team dovrebbe essere Dominika Wlodarczyk, che nel 2025 è arrivata quarta in classifica generale. Longo Borghini avrà un ruolo di primo piano, ma condiviso. 

Il cammino di avvicinamento rimane lo stesso?

Abbiamo optato per fare un ritiro in altura al Passo San Pellegrino, dove ci saranno tutte le ragazze che correranno al Tour. Elisa avrà la libertà di arrivare più tardi per risparmiarle altre tre settimane di altura. Tra le due corse a tappe ci sono i giusti spazi per arrivare pronte a entrambe. Il periodo di riposo più importante in realtà sarà quello dopo le Classiche. 

Elisa Longo Borghini ha già vinto la Paris-Roubaix Femmes nel 2022
Elisa Longo Borghini ha già vinto la Paris-Roubaix Femmes nel 2022
Quanto pesa a un’atleta come Longo Borghini rinunciare alle Ardenne?

Tanto, in particolare dispiace per la Liegi che è una corsa molto vicina alle sue caratteristiche. Però dobbiamo creare un programma e fare delle scelte. Nelle ultime due stagioni avevamo saltato la Roubaix, mentre quest’anno la scelta è di ritornare sulle pietre francesi. L’ultima volta che ci era stata aveva anche vinto, era il 2022. 

Con il ritorno alla Roubaix cambia qualcosa nell’avvicinamento? 

No, ormai si arriva sempre in una buona condizione agli appuntamenti principali. Poi Longo Borghini è un’atleta che ha già corso diverse volte su quelle strade, non ha problemi a livello tecnico. Andremo su il 9 aprile, tre giorni prima della gara, per fare qualche prova dei materiale e rivedere i dettagli del percorso.

Trofeo Binda 2026, UAE Team ADQ, Karlijn Swinkels, Giorgia Bronzini

Trofeo Binda: La UAE dipinge, Swinkels firma l’opera. Borghesi quinta 

15.03.2026
5 min
Salva

CITTIGLIO (VA) – Quando Silvia Persico, Elisa Longo Borghini e le altre compagne di squadra del UAE Team ADQ hanno visto pedalare Karlijn Swinkels in salita le hanno detto che quella di oggi sarebbe stata la sua giornata. Lei ha risposto «Potrebbe», ma loro le hanno detto di essere più convinta, di crederci fino in fondo. E così quando Silvia Persico ha allungato in un tratto di strada favorevole, Karlijn Swinkels l’ha seguita insieme a Eleonora Gasparrini, con alle loro spalle Anna Van Der Breggen, Mie Ottestad e Pfeiffer Georgi. 

Anna Van Der Breggen ha fatto il diavolo a quattro, muovendosi spesso e alzando il ritmo sull’ascesa finale. Solo Karlijn Swinkels ha tenuto la sua ruota con una facilità quasi disarmante. Una volta arrivate allo sprint non c’è stata storia e l’olandese dal UAE Team ADQ ha regolato la connazionale Van Der Breggen.

Gara dura

Questa mattina, alla partenza di Luino, un’aria gelida increspava le onde del Lago Maggiore e le montagne intorno erano spolverate di neve. Un clima da Nord, il freddo pungente e il vento hanno caratterizzato la gara delle juniores, vinta dalla campionessa italiana Matilde Rossignoli

Nella corsa riservata alle elite il tema è stato lo stesso, con il gruppo sempre compatto e che man mano si assottigliava. Non tanto una differenza di potenza, ma di resistenza e voglia di rimanere lì davanti a lottare

«Abbiamo fatto una bella gara – commenta in conferenza stampa la vincitrice Karlijn Swinkels – rendendola dura fin da subito. Era il nostro obiettivo, d’altronde siamo venute al Trofeo Binda con una formazione di scalatrici. Silvia e “Gaspar” (rispettivamente Persico e Gasparrini, ndr) hanno fatto un lavoro enorme, eccezionale». 

Sguardo a Nord

Karlijn Swinkels festeggia e parla, dice di sentirsi sempre meglio e di aver lavorato bene durante l’inverno anche grazie al supporto del team e delle compagne. Nella primavera del 2025 qualche problema fisico l’ha fermata, ma ora guarda alle Classiche con un sogno nel cassetto.

«Sono una che vorrebbe fare tutto alla perfezione – dice ancora – ma in questo sport è difficile che le cose vadano sempre bene. Ho imparato a restare tranquilla e fare tutto al meglio delle mie possibilità. La squadra aveva lavorato per me anche alla Omloop Nieuwsblad ma sono rimasta attardata a causa di una caduta, ma sapevo di avere una buona condizione.

«Se mi chiedete qual è la Classica dei sogni direi il Giro delle Fiandre è la corsa delle corse al Nord. Un’altra che mi piace è l’Amstel Gold Race, l’unica corsa WorldTour del calendario olandese».

Anna Van Der Breggen, SD Workx Pro Time, Silvia Persico UAE Team ADQ, Trofeo Binda 2026
Silvia Persico, alle spalle di Anna Van Der Breggen, oggi ha giocato un ruolo fondamentale, propiziando la fuga che si è poi giocata la corsa
Anna Van Der Breggen, SD Workx Pro Time, Silvia Persico UAE Team ADQ, Trofeo Binda 2026
Silvia Persico, alle spalle di Anna Van Der Breggen, oggi ha giocato un ruolo fondamentale, propiziando la fuga che si è poi giocata la corsa

Persico sorride

Alle spalle del gruppo che si è giocato il quarto posto, con lo sprint vinto da Blanka Vas c’erano Elisa Longo Borghini e Silvia Persico con le braccia al cielo e un sorriso così. Hanno vinto, la tattica è riuscita. Dietro al podio le due italiane continuano a scherzare e ridere, e anche quando Silvia Persico si mette a raccontare il sorriso non la abbandona mai. 

«Eravamo in una situazione di gara con tutte all’attacco – ci spiega infreddolita – ci ho provato anche io e ho portato via il gruppetto giusto. Abbiamo lavorato per Swinkels perché stava bene, ed è stata brava a finalizzare il tutto. Anche io mi sento bene, oggi è stato un buon segnale in vista delle Classiche. Longo Borghini sarà il nostro riferimento, ma ha le spalle coperte. In questo nuovo ruolo mi sento libera, serena e in vista di Sanremo e Nord è una buona notizia. Se ho un sogno per quest’anno? Vincere una classica, ma non dico quale».

Blanka Vas, SD Workx Letizia Borghesi, AG Insurance Soudal Team, Trofeo Binda 2026
Nello sprint per le posizioni di rincalzo spunta un’ottima Letizia Borghesi, quinta alle spalle di Blanka Vas
Blanka Vas, SD Workx Letizia Borghesi, AG Insurance Soudal Team, Trofeo Binda 2026
Nello sprint per le posizioni di rincalzo spunta un’ottima Letizia Borghesi, quinta alle spalle di Blanka Vas

Ancora Borghesi

La migliore delle italiane in questo Trofeo Binda è stata Letizia Borghesi, quinta, un altro piazzamento per l’atleta della AG Insurace-Soudal Team. Le lacrime di Siena hanno fatto spazio a un sorriso accennato, ancora non è arrivato il risultato grosso ma la strada è quella giusta. 

«Sono molto contenta di questo inizio di stagione – racconta con gli occhi che sorridono più del viso – anche se è un po’ frustrante perché i risultati non arrivano come avrei voluto. Oggi mi sono trovata leggermente indietro quando è andato via il gruppetto giusto. Però sento di continuare a migliorare, penso di non aver ancora dimostrato quello che posso fare davvero.

«Avere una squadra che crede tanto nelle mie possibilità mi dà molta motivazione, vorrei ripagarli per tutto questo supporto. Spero di poterlo fare nella settimana di Fiandre e Roubaix (dove l’anno scorso è arrivata seconda, ndr). Insieme al preparatore del team stiamo lavorando bene, in perfetto equilibrio tra quello che posso e voglio fare. A volte mi frena, ma per me è un bene avere qualcuno che mi dice di non esagerare. Le cose arrivano anche con calma».

Clasica de Almeria 2026, Federica Venturelli

Venturelli ad Almeria, volata di forza e buona la prima

23.02.2026
4 min
Salva

Federica Venturelli non vinceva una corsa in linea dal 2024, quando si aggiudicò il Giro del Mediterraneo in Rosa, conquistando due tappe. Se poi vogliamo trovare l’ultima vittoria di una corsa in linea, allora bisogna risalire fino al 2023, quando vinse il campionato italiano juniores, battendo Eleonora La Bella. Per questo fa notizia la vittoria di ieri nella Clasica de Almeria, alla prima gara di stagione su strada, regolando nel finale le sei compagne sopravvissute alla selezione del finale.

«Sono molto contenta – ha detto subito dopo – è la prima gara della mia stagione, quindi iniziare in questo modo è sicuramente molto bello, soddisfacente. E’ stato tutto grazie alle mie compagne di squadra, che hanno fatto una gara fantastica e mi hanno permesso di concludere in questo modo. Diciamo che non sono arrivata a questa gara al massimo della forma, ho avuto qualche piccolo problema fisico nelle ultime due settimane, al ginocchio e alla schiena, però spero si possano risolvere alla svelta. Per questo vincere mi dà molta motivazione».

Una squadra fortissima

Fin qui la sua stagione si era concentrata sugli europei della pista a Konya, conclusi con l’argento nell’inseguimento individuale e il bronzo in quello a squadre e la madison in coppia con Elisa Balsamo, di cui vi abbiamo raccontato pochi giorni fa. E volendo così dare un riscontro immediato a Villa che ci ha detto di aspettarsi da lei dei buoni risultati anche su strada, Venturelli si è presentata ad Almeria con motivazioni al massimo. Sempre calma, anche quando Espinola Agua Martin sembrava imprendibile con il suo minuto di vantaggio ed è stata riacciuffata all’ingresso nell’ultimo chilometro grazie a un’azione di sei atlete dalla testa nel gruppo.

«Ero molto tranquilla – ha commentato Venturelli – perché sapevo che le mie compagne erano molto forti. Potevano sia giocarsi le loro carte e fare una mossa per cercare di recuperare la fuga e vincere, oppure concentrarsi sullo sprint e aiutare me. Alla fine, visto che il distacco era così alto, abbiamo preso questa decisione dopo aver provato qualche volta. Ero super tranquilla, perché sapevo che le mie compagne avrebbero dato tutto per aiutarmi alla fine. Sono ragazze fortissime e essere in una squadra così mi dà davvero tanta calma. Se una non è al top, le altre possono prendere il suo posto o assumersi un ruolo importante nella gara e questo aiuta tanto mentalmente quando ci sono delle difficoltà».

Sul podio di Tabernas, oltre  Venturelli, seconda è arrivata Arlenis Sierra e poi Liechte
Sul podio di Tabernas, oltre Venturelli, seconda è arrivata Arlenis Sierra e poi Liechte
Sul podio di Tabernas, oltre  Venturelli, seconda è arrivata Arlenis Sierra e poi Liechte
Sul podio di Tabernas, oltre Venturelli, seconda è arrivata Arlenis Sierra e poi Liechte

Fra esperienza e vittorie

La prossima tappa della sua stagione appena iniziata, sarà la Omloop Nieuwsblad, corsa dei muri in salsa fiamminga, ed è un gran bell’andare arrivarci con una vittoria nelle gambe. Anche se quel giorno forse ci saranno da aiutare Longo Borghini e Persico, una Venturelli in questo spolvero sarà un’altra freccia appuntita per il UAE Team Adq.

«Questo successo è molto importante – ha confermato Venturelli – perché l’ultima volta che ho vinto una gara in linea su strada era due anni fa. Adesso sono nel WorldTour e inizierò a correre gare importanti, però anche farne alcune di livello inferiore e continuare a vincere o comunque fare il risultato (la Clasica de Almeria è una gara di categoria 1.Pro, ndr) mi aiuta a credere in me stessa e non solo ad aiutare le altre. Questa sarà una stagione per fare esperienza. Avrò sicuramente tanto da imparare dalle mie compagne nelle gare importanti, ma so che sono nel migliore ambiente per farlo e quindi sono molto rilassata».

La Garcia parte forte alla UAE. Ultimo anno? Forse no…

Garcia parte forte alla UAE. Ultimo anno? Forse no…

17.02.2026
5 min
Salva

Alla sua prima uscita con la nuova maglia della UAE Team ADQ, Mavi Garcia coglie subito la seconda piazza al Santos Tour Down Under. Si ha un bel dire che alla corsa australiana di apertura del WorldTour sono poche le big presenti, resta il fatto che, appena chiamata in causa, l’esperta spagnola ha risposto presente, bagnando con un podio prestigioso quella che dovrebbe essere la sua stagione di addio (e il connazionale è d’obbligo, come si vedrà…).

A 42 anni, il suo segreto è probabilmente prendere la sua attività con la mente libera, leggera, senza eccessive pressioni. Dopo il lungo gennaio in terra australe, la Garcia si è presa un po’ di giorni da dedicare all’allenamento lasciando ad altre il compito di portare avanti la stagione, intanto guarda alla sua esperienza agli antipodi anche con un pizzico di rammarico.

Il podio finale del Down Under con la svizzera Ruegg fra le iberiche Blasi (terza) e Garcia
Il podio finale del Down Under con la svizzera Ruegg fra le iberiche Blasi (terza) e Garcia
Il podio finale del Down Under con la svizzera Ruegg fra le iberiche Blasi (terza) e Garcia
Il podio finale del Down Under con la svizzera Ruegg fra le iberiche Blasi (terza) e Garcia

«Sinceramente non mi aspettavo di debuttare così bene – racconta la cinque volte campionessa nazionale e ultimo bronzo iridato – E’ vero che quest’inverno mi sono allenata molto bene e avevo sensazioni positive, ma quando sei in gara non puoi mai sapere come andrà. Quando sono partita avevo una sensazione inconsueta: non mi ero mai sentita così bene e gareggiando ho visto sempre più che andavo forte, anche più di molte altre».

Hai pensato anche di poter vincere?

Sì, io pensavo di farlo. Se non è successo è perché c’è stato qualche problema di comunicazione in gara, nel senso che non abbiamo trovato corrispondenza tra il tracciato annunciato e quello che abbiamo realmente percorso e quindi nell’ultima tappa non sono riuscita a staccare la Ruegg e recuperare quella decina di secondi di differenza. E’ stato un peccato, penso che si poteva cogliere il bersaglio grosso.

Dopo tre stagioni alla LIV AlUla, la spagnola è tornata alla UAE partendo subito forte
Dopo tre stagioni alla LIV AlUla, la spagnola è tornata alla UAE partendo subito forte
Dopo tre stagioni alla LIV AlUla, la spagnola è tornata alla UAE partendo subito forte
Dopo tre stagioni alla LIV AlUla, la spagnola è tornata alla UAE partendo subito forte
E’ vero che hai fatto pochissimi giorni di gara, ma hai visto già che cosa cambia dalla UAE alla Liv dov’eri prima…

Effettivamente è troppo presto per dare giudizi, siamo andate solo con un direttore sportivo, solo con 5 compagne per tutta la trasferta. Bisogna capire come sarà l’andamento di tutta la stagione quando avremo un team più completo, ma per adesso posso dire che sono molto tranquilla perché se vanno così le cose tutto funziona bene. Per ora sono molto contenta della scelta che ho fatto.

Tutti si chiedono se questa è davvero l’ultima tua stagione…

Questo ancora non lo so, mi lascio aperta ogni ipotesi, vedo che adesso mi sento bene, sono felice facendo questo che faccio e voglio vedere come va tutta la stagione. Mi sono ripromessa di ritirarmi non perché non vado più forte, ma per una scelta mia. Voglio vedere un po’ come si evolve l’annata e dopo decidere bene, per questo sto lavorando, sono una professionista e sto lavorando per garantire il massimo rendimento. Non vuol dire che se sto bene non mi fermo mai. Mi piacerebbe chiudere in una gara di casa, ma tutto questo devo capirlo. Per ora vado giorno per giorno godendomi ogni momento.

Da più parti si indica questo come il suo ultimo anno, ma la Garcia si tiene la porta aperta per un'altra stagione
Da più parti si indica questo come il suo ultimo anno, ma Garcia si tiene la porta aperta per un’altra stagione
Da più parti si indica questo come il suo ultimo anno, ma la Garcia si tiene la porta aperta per un'altra stagione
Da più parti si indica questo come il suo ultimo anno, ma Garcia si tiene la porta aperta per un’altra stagione
La UAE ha preso con te un elemento molto forte nelle corse a tappe: un’alternativa a Elisa Longo Borghini o una spalla per i grandi giri?

Vedremo, penso che la Vuelta possa essere un obiettivo per me, perché è una gara in Spagna e vorrei farla con la possibilità di competere per il successo. Io e la Longo siamo due atlete differenti, il calendario è talmente ricco che dà opportunità a entrambe. E così facciamo una squadra più forte. Io comunque sono pronta a darle il massimo supporto ad esempio al Giro, per contribuire alla sua riconferma sul trono. Ma io guardo anche oltre, guardo al futuro del team e penso che con le giovani che abbiamo possiamo dare vita a una squadra tra le più forti al mondo da qui ad anni a venire.

Nella corsa australiana la squadra ti ha supportato bene?

Sì, considera che era la prima gara che facevamo, non ci conoscevamo ancora se non per i ritiri e gli allenamenti che sono cosa ben diversa. Ma ho avuto la netta percezione del valore delle mie compagne, della forza che possiamo mostrare tutte insieme. A un certo punto siamo state tre della stessa squadra davanti. Siamo talmente forti che dobbiamo trovare un equilibrio, dando a tutte la possibilità di emergere, oggi io domani un’altra…

La Garcia al fianco di Elisa Longo Borghini. Grandi rivali fino allo scorso anno, ora insieme puntando ai grandi giri
Garcia al fianco di Elisa Longo Borghini. Grandi rivali fino allo scorso anno, ora insieme puntando ai grandi giri
La Garcia al fianco di Elisa Longo Borghini. Grandi rivali fino allo scorso anno, ora insieme puntando ai grandi giri
Garcia al fianco di Elisa Longo Borghini. Grandi rivali fino allo scorso anno, ora insieme puntando ai grandi giri
Alla Liv eri in una squadra che era forte sia nelle classiche che nelle corse a tappe. E’ lo stesso adesso alla UAE?

Io penso che questo team sia ancora meglio, più compatto e diversificato, hanno anche delle sprinter. Sono ad esempio rimasta impressionata da Lara Gillespie che penso sarà una delle rivelazioni dell’anno. Credo che quest’anno come squadra si può fare benissimo, raccogliere tanti successi.

Nella squadra c’è anche un’altra iberica, Paula Blasi, che l’anno scorso ha cominciato a vincere a ripetizione. Come la vedi?

Io penso che sia fortissima, ha un livello incredibile e una grande voglia di crescere e migliorarsi. La cosa che le ho subito consigliato è che deve fare tutto step by step e vedere come gestisce la sua maturazione. Io ho voglia di aiutarla e vedo che lei mi si è subito avvicinata, mi fa molte domande, se posso aiutarla a crescere ne sarò felice.

La Garcia aveva chiuso il 2025 con la ngrande gioia del bronzo mondiale nella pazza gara di Kigali
Garcia aveva chiuso il 2025 con la grande gioia del bronzo mondiale nella pazza gara di Kigali
La Garcia aveva chiuso il 2025 con la grande gioia del bronzo mondiale nella pazza gara di Kigali
Garcia aveva chiuso il 2025 con la grande gioia del bronzo mondiale nella pazza gara di Kigali
Affrontando le gare adesso ti viene mai un po’ di malinconia pensando che potrebbe essere l’ultima volta che competi su quelle strade?

No, non è un pensiero che ho adesso in mente. Ho deciso di affrontare ogni gara con la mente sgombra, quel che sarà lo deciderò solo alla fine. Ho più voglia di correre perché so che comunque è l’ultima parte di carriera e voglio godermela fino alla fine. Ragionando così, anche in allenamento sono più serena e contenta e questo penso che servirà anche per ottenere grandi risultati.

UAE Tour 2026, Elisa Longo Borghini, salita di Jebel Hafeet

Jebel Hafeet, viaggio a ritroso nei 3 successi della Longo

15.02.2026
6 min
Salva

Tre partecipazioni e tre vittorie: tappa e maglia, sempre sulla stessa salita. Non c’è niente di più diverso di Elisa Longo Borghini e la montagna brulla di Jebel Hafeet, eppure la piemontese è diventata la regina di questo simbolo del UAE Tour. L’ha conquistata nel 2023 in maglia Trek-Segafredo, si è ripetuta nel 2025 al primo anno nel UAE Team Adq e ha completato il tris l’8 febbraio.

Dai mille metri della vetta, dove sono stati costruiti un hotel e un osservatorio, lo sguardo spazia verso il deserto da una parte e il golfo dall’altra. Jebel Hafeet è come un osso conficcato nella terra, lungo circa 26 chilometri e largo 4-5. La strada a tre corsie, costruita nel 1980, arriva sulla cima in poco meno di 12 chilometri con pendenza media dell’8 per cento. Ma non ci sono alberi né tifosi, una sorta di Ventoux estremo, difficile persino da descrivere.

«La primissima volta che l’ho fatta – racconta Elisa dal Teide, su cui sta preparando le classiche di primavera – Jebel Hafeet mi ha colpito per il suo senso di solitudine. E’ una salita che sa di nostalgia, perché sei veramente in mezzo al niente, con il paesaggio brullo e tutto questo cemento attorno. E’ un po’ particolare, quasi lunare. Mi è subito sembrata una salita fuori dal mondo. Non c’è nessuno. Il paesaggio è tutto uguale, con un sole un po’ pallido che ti batte addosso e il grande caldo. E’ tutto molto strano».

2023: con Realini fino alla cima

La prima volta fu l’11 febbraio 2023 con la maglia bianca e celeste della Trek-Segafredo. Con lei si ritrovò a scalare Jebel Hafeet la giovane Gaia Realini, alla prima corsa nel team americano dopo le due stagione a metà fra strada e cross con la Isolmant di Fidanza.

«Facemmo una doppietta – sorride Elisa – prima e seconda. La cosa che ho notato è che ogni volta che lassù ha vinto un’italiana, ha fatto seconda un’altra italiana. Realini la prima volta, Silvia Persico lo scorso anno e Monica Trica Colonel quest’anno. Gaia era nuova, però si era fatta subito conoscere per il suo dialetto e i modi di dire un po’ particolari. Tagliare il traguardo con una compagna fu emozionante, anche se ricordo che nel finale scoppiai a ridere. Lei infatti a un certo punto disse in dialetto pescarese che le veniva da piangere per l’emozione. Qualcosa di simile a «Me viè da chiagne!». Le uscì in modo così genuino, che a me invece venne da ridere.

«Sulla cima non c’erano tifosi. Trovammo una serie di persone con l’abito bianco, non saprei dargli una qualifica. C’erano tutti quelli dell’Abu Dhabi Sport Council, le persone che si adoperano nell’organizzazione della corsa e i vari sponsor che vengono a stringerti la mano. Venne a congratularsi anche Matar, il presidente del team maschile (Matar Suhail Al Yabhouni Aa Dhaheri, ndr), che però ai tempi non conoscevo. Capii solo che fosse una persona importante, ma nulla di più».

Silvia Persico. Elisa Longo Borghini, traguardo di Jebel Hafeet al UAE Tour del 2025
8 febbraio 2025, Longo Borghini prima a Jebel Hafeet e seconda la nuova compagna Silvia Persico
Silvia Persico. Elisa Longo Borghini, traguardo di Jebel Hafeet al UAE Tour del 2025
8 febbraio 2025, Longo Borghini prima a Jebel Hafeet e seconda la nuova compagna Silvia Persico

2025: la richiesta di vincere

Poi quel mondo divenne anche il suo e il UAE Tour smise di essere una gara come le altre. Finito il rapporto con la Lidl-Trek, Elisa approdò al UAE Team Adq e di colpo quella corsa e quella salita cambiarono considerazione. La seconda volta a Jebel Hafeet fu l’8 febbraio del 2025.

«La pressione è cambiata subito – racconta – il UAE Tour è la corsa di casa. Mi è stato ribadito che per gli sponsor e per la squadra in sé, è come il Tour de France. L’anno scorso mi è stato chiesto in maniera esplicita di vincerlo, quindi anche l’approccio alla corsa è stato diverso. Non posso dire che sia stato stressante, però ero molto più concentrata sull’obiettivo. E anche la preparazione è cambiata, con molta più attenzione a ogni particolare. Non mi era mai capitato che mi venisse chiesto di vincere una corsa, però portiamo sulla maglia il nome della nazione ed è normale che correndo in casa volessero fare buonissima figura.

«Così ci siamo preparati per arrivare al 100 per cento – ricorda Elisa – perché ero appena arrivata in squadra e volevo farmi trovare pronta. Abbiamo accelerato un po’ i tempi e con il senno di poi mi viene da dire che la pagai ammalandomi prima delle Ardenne, però quella era una priorità e per questo arrivai giù che volavo. Stavo più che bene, a Jebel Hafeet mi bastò uno scatto e andai all’arrivo. Non dico che sia stato semplice, però arrivando in piena condizione, sai come stai e quando vuoi attaccare. Quando ho firmato, sapevano benissimo che avrebbero comprato una leader e proprio per questo motivo mi hanno chiesto di vincere».

2026: la nuova padrona di casa

Che sia stata di buon auspicio o il segnale di una solidità da prima della classe, la seconda vittoria di Jebel Hafeet del 2025 lanciò la volata lunga verso la seconda conquista del Giro d’Italia, davanti alla quale l’esultanza dei capi esplose in modo definitivo, facendo di lei la nuova padrona di casa.

«Di fatto quest’anno l’approccio è stato più morbido – ragiona Longo Borghini – nel senso che a ottobre abbiamo parlato con la squadra e mi hanno detto di fare tranquillamente la mia preparazione e di arrivare bene agli appuntamenti che contano. Hanno detto che avrebbero avuto piacere che tornassi in UAE anche all’80 per cento, perché sarebbe bastato per fare comunque qualcosa di buono.

«Così ho fatto una preparazione molto più tranquilla. Nell’inverno ho fatto tantissima base e ho fatto i primi lavori in soglia solo sul Teide a gennaio e anche per questo vincere a Jebel Hafeet quest’anno è stato un pochino più duro. Stavo bene e c’era una concorrenza superiore, ma il risultato è arrivato ugualmente. Ormai conosco la salita molto bene, perché con la squadra l’avremo fatta almeno dieci volte. So quali sono le curve più pendenti, ma resta quel senso di nostalgia, più che di desolazione. Sembra veramente di salire verso la luna in mezzo al niente. E’ diverso anche dal Teide, che pure nel finale è parecchio brullo, perché scalando Jebel Hafeet ti senti davvero in un posto lontano».

Francesca Pellegrini all’Uno-DX. La vera sfida comincia adesso…

Francesca Pellegrini alla Uno-X. La sfida comincia adesso…

08.01.2026
6 min
Salva

Fra le tre ragazze italiane che quest’anno fanno il loro esordio nel WorldTour c’è Francesca Pellegrini, che pur essendo ancora giovanissima è da tempo nel giro e dopo tre anni al devo team della UAE approda nelle file della Uno-X per affrontare il grande circo. Un approdo per certi versi sorprendente perché di lei si erano un po’ perse le tracce, ma certamente non per colpa sua.

La Pellegrini ha militato per 3 anni nel devo team della UAE, facendo molte esperienze
La Pellegrini ha militato per 3 anni nel devo team della UAE, facendo molte esperienze (foto Instagram)
La Pellegrini ha militato per 3 anni nel devo team della UAE, facendo molte esperienze
La Pellegrini ha militato per 3 anni nel devo team della UAE, facendo molte esperienze (foto Instagram)

La bergamasca è pronta a giocarsi le sue carte dopo una chiamata arrivata quasi a sorpresa, al termine di una stagione in chiaroscuro: «Ammetto che non me l’aspettavo, soprattutto per l’incidente che ho avuto. All’inizio mi ero detta che questo doveva essere l’anno del grande passo, ma con il lungo stop non credevo che sarei riuscita a farlo. Invece alla fine i norvegesi mi hanno offerto questi due anni con loro e la mia stagione è svoltata completamente».

Perché proprio loro?

In realtà non c’è proprio una motivazione precisa, ma devo dire che sono un team che mi ha sempre ispirato per come lavorano di squadra, per il fatto che sono partiti dal basso e cresciuti molto velocemente. Non è un team che esiste da tanto tempo e stanno migliorando di anno in anno, sanno dove vogliono arrivare. Questo loro modo di vedere le cose, di continuare a crescere, in modo serio ma allo stesso tempo tranquillo, mi ha fatto pensare anche a come voglio crescere io come atleta e dove voglio arrivare.

Nel 2025, complice il grave infortunio, la lombarda ha corso 29 giorni, con 6 Top 10
Nel 2025, complice il grave infortunio, la lombarda ha corso 29 giorni, con 6 top 10
Nel 2025, complice il grave infortunio, la lombarda ha corso 29 giorni, con 6 Top 10
Nel 2025, complice il grave infortunio, la lombarda ha corso 29 giorni, con 6 top 10
Torniamo all’infortunio che hai avuto, l’incidente alla Volta NXT Classic olandese, ti ha costretto a una pausa di oltre due mesi e mezzo…

Mi sono rotta il setto nasale e il radio sinistro. Ho dovuto fare un intervento per il setto e invece per quanto riguarda il radio mi hanno detto che essendo una frattura incompleta ma composta, non era necessario fare un intervento e il mio braccio sarebbe guarito meglio, lasciandolo semplicemente nel gesso e poi passando all’utilizzo di un tutore. Invece ho dovuto aspettare ancora più tempo per questo, perché magari facendo un intervento potevo arrivare prima alle gare.

E’ arrivato proprio nel momento peggiore, perché prima avevi fatto più gare con la squadra maggiore e poi c’è voluto tempo per ritrovare la forma.

Sì, esatto. La stagione era iniziata anche parecchio bene, mi sentivo bene fisicamente, ero pronta ed era arrivato anche qualche piccolo risultato. Ero in crescita, quindi diciamo che non è stato sicuramente un bel momento. Ci ho messo un po’ a riprendere la forma, come è normale che sia, considerando che ho fatto per più di due mesi solamente rulli, quindi non è stato facile. A fine stagione ho ritrovato completamente la forma, infatti penso di averla finita ancora meglio di come l’ho iniziata e questo è anche merito di Paolo Slongo, mio allenatore con cui ero finché ero in UAE, che sicuramente mi ha aiutato parecchio anche sotto questo punto di vista.

La bergamasca conta di costruire un forte legame con le compagne alla Uno-X, dove trova Tomasi e Vigilia
La bergamasca conta di costruire un forte legame con le compagne alla Uno-X, dove trova Tomasi e Vigilia (foto Instagram)
La bergamasca conta di costruire un forte legame con le compagne alla Uno-X, dove trova Tomasi e Vigilia
La bergamasca conta di costruire un forte legame con le compagne alla Uno-X, dove trova Tomasi e Vigilia (foto Instagram)
A proposito della UAE, tre anni nel loro devo team, che consuntivo tiri alla fine di questa esperienza?

Io devo solo ringraziarli perché mi hanno fatto fare tanta esperienza, mi hanno fatto crescere in generale come atleta. Ho fatto il salto direttamente con loro dopo la categoria juniores, quindi mi hanno dato la possibilità di fare gare di una certa importanza che mi hanno permesso di approcciare questo mondo, ma con calma, senza gettarmi subito nel WorldTour e quindi questo mi ha permesso di crescere, supportandomi sotto qualsiasi aspetto. Penso di essere cambiata anno dopo anno, essere migliorata e cresciuta e questo è solo merito loro.

Tu da junior eri perennemente in lotta con Eleonora Ciabocco per vincere le classiche italiane ed emergevate anche all’estero. E’ passato un po’ di tempo, che ciclista è diventata Francesca Pellegrini adesso?

Con Eleonora sono rimasta legata, ci sentiamo ogni tanto e confrontiamo le nostre esperienze. So che sto ancora crescendo, so dove voglio arrivare. Ora arriva il momento cruciale, l’approccio al mondo del WorldTour. Sarà un nuovo inizio, come se fosse il primo anno dopo essere passata da junior. La grinta che avevo da junior me la porto dietro e so che un giorno ritornerà fuori. Prima o poi arriverà il mio momento.

Per la Pellegrini una delle gioie del 2025 è stata la piazza d'onore ai tricolori U23 a cronometro, dietro la Venturelli
Per la Pellegrini una delle gioie del 2025 è stata la piazza d’onore ai tricolori U23 a cronometro, dietro la Venturelli
Per la Pellegrini una delle gioie del 2025 è stata la piazza d'onore ai tricolori U23 a cronometro, dietro la Venturelli
Per la Pellegrini una delle gioie del 2025 è stata la piazza d’onore ai tricolori U23 a cronometro, dietro la Venturelli
Due aspetti da affrontare a proposito del passaggio al team norvegese. E’ una squadra fortemente nazionale, ma che ha un buon gruppo italiano, tre ragazze più la Zanetti che è ticinese, questo ha contribuito alla tua scelta.

Non più di tanto, non sapevo fino all’ultimo neanch’io chi erano comunque le altre ragazze all’interno della squadra. Mi ha però fatto piacere ritrovare Linda, perché con lei ho corso anche da primo anno nella UAE, siamo molto amiche, ogni tanto ci troviamo anche ad allenarci, perché essendo ticinese non abita troppo lontano da me e questo è molto positivo. Diciamo che la presenza di Linda è stata una motivazione in più.

Il secondo aspetto: tu eri allenata fino allo scorso anno da Paolo Slongo. Adesso chi cura le modalità di allenamento?

La squadra vuole che il mio preparatore sia interno. Mi è stato assegnato un allenatore all’interno della squadra, Jelle De Jong. E’ olandese e devo dire che ho sentito sin da subito il cambiamento per quanto riguarda le ore settimanali. Sto facendo molto di più rispetto a all’anno scorso, ma in generale rispetto agli altri anni è un’altra quantità di ore. Segue però abbastanza la mentalità di Paolo, quindi su questo aspetto non c’è stato un grande cambio e sono tranquilla. Sono allenamenti che, anche se sono un filino più duri, sono già abituata a farli.

Esordio in Australia il 17 gennaio per la Pellegrini, 3 tappe per il Santos Tour Down Under, suo esordio nel WT
Esordio in Australia il 17 gennaio per la Pellegrini, 3 tappe per il Santos Tour Down Under, suo esordio nel WT
Esordio in Australia il 17 gennaio per la Pellegrini, 3 tappe per il Santos Tour Down Under, suo esordio nel WT
Esordio in Australia il 17 gennaio per la Pellegrini, 3 tappe per il Santos Tour Down Under, suo esordio nel WT
Verrai gettata subito nella mischia in Australia, al Santos Tour Down Under della prossima settimana. Che cosa ti attendi?

Soprattutto per la prima parte di stagione, sono comunque atleta giovane, nuova in squadra, dunque il mio ruolo sarà sicuramente quello di aiutare le altre, per poi vedere se in un futuro anch’io sarò pronta a gestire il team. Io spero che questo 2026 sia un po’ meglio dal 2025, un po’ più fortunato Io voglio trovare il mio posto in squadra, fare gruppo con loro, abituarmi, adattarmi a questo nuovo ambiente, perché poi sono sicura che se riesco a fare questo, dopo la persona e l’atleta che sono uscirà fuori.

Sofia Bertizzolo è nata il 21 agosto 1997. Dopo 4 anni alla UAE nel 2026 correrà nella FDJ (foto Wschodnia Polska)

Bertizzolo pronta a diventare importante anche nella FDJ

13.12.2025
5 min
Salva

In questi giorni di ritiro in Spagna, Sofia Bertizzolo sta già avendo la conferma delle prime impressioni che l’avevano portata a firmare il contratto con la FDJ United-Suez per la prossima stagione. Un trasferimento importante che forse è passato troppo sotto traccia tenendo conto delle spiccate doti di “donna-squadra” della 28enne di Bassano del Grappa.

Un ruolo che ha ricoperto, sapendosi ritagliare anche lo spazio per sé in diverse corse, nelle quattro annate con il UAE Team ADQ, che ha visto nascere e crescere dall’inizio, fino allo status riconosciuto specialmente nel 2025 con l’arrivo e le vittorie di Longo Borghini. Ora la sfida di Bertizzolo si sposta in Francia in quella che il ranking UCI ha espresso come la miglior squadra di quest’anno, riuscendo ad interrompere l’egemonia della SD Worx Protime dopo tanti anni. L’ago della bilancia è stata Demi Vollering (tornata in vetta nel ranking individuale) con un cast di supporto di alto livello. Ne abbiamo approfittato quindi per capire da Sofia quali saranno i suoi compiti e come sta vivendo questo periodo della sua carriera.

Bertizzolo lascia la UAE Team ADQ dopo 4 stagioni e più di 200 gare disputate, condite da 2 vittorie e tanti podi
Bertizzolo lascia il UAE Team ADQ dopo 4 stagioni e più di 200 gare disputate, condite da 2 vittorie e tanti podi
Bertizzolo lascia la UAE Team ADQ dopo 4 stagioni e più di 200 gare disputate, condite da 2 vittorie e tanti podi
Bertizzolo lascia il UAE Team ADQ dopo 4 stagioni e più di 200 gare disputate, condite da 2 vittorie e tanti podi
Stiamo subito sulla stretta attualità. Com’è stato il primo approccio dal vivo con la FDJ?

L’impressione è stata davvero buona. In una parola direi che è una squadra efficace. E’ centrata sulla performance, ha un ambiente professionale ed unito, dove atlete e staff condividono insieme tutte le fasi della giornata. Già al momento dell’ufficializzazione del mio passaggio molte compagne mi avevano dato il loro benvenuto.

In sostanza possiamo dire aspettative rispettate?

Esattamente. Ho sempre visto la maglia della FDJ in gruppo da quando corro. E’ un team longevo che ha sempre avuto programmazione ed uno staff storico. Mi dà fiducia essere in una formazione che sa come stare nel ciclismo di adesso. Poi i materiali sono al top. In passato mi era già capitato di parlare con loro, sono contenta di essere qua. Siamo tutti consapevoli delle nostre potenzialità.

Vollering, Labous, Muzic e Chabbey sono le leader di una squadra che conta anche su tante altre atlete forti (foto FDJ United-Suez)
Vollering, Labous, Muzic e Chabbey sono le leader di una squadra che conta anche su tante altre atlete forti (foto FDJ United-Suez)
Vollering, Labous, Muzic e Chabbey sono le leader di una squadra che conta anche su tante altre atlete forti (foto FDJ United-Suez)
Vollering, Labous, Muzic e Chabbey sono le leader di una squadra che conta anche su tante altre atlete forti (foto FDJ United-Suez)
Indicativamente avete già parlato del ruolo che avrai?

Nel 2026 dovrei tornare a correre un Grande Giro, dove la squadra ha già una base solida ed un progetto per le gare a tappe in generale. Tuttavia principalmente sarò concentrata sulle classiche, nelle quali invece sono più flessibili, nonostante anche per quel tipo di gare ci sia una grande capitana come Demi. Nelle classiche avevano bisogno di più aiuto ed esperienza, dove ogni ragazza al via dovrà sapere stare all’erta. Dovremo farci trovare pronte con completezza.

Dopo tanti anni lasci la UAE. Qual è il tuo bilancio?

Sono stati 4 anni intensi. Esco da uno dei migliori team del WorldTour che ha impostato alti standard che altre squadre stanno rincorrendo. I primi due anni sono stati quasi di transizione, avevamo un approccio diverso alle gare. C’era una leader forte come Bastianelli che ha fatto molto bene. Nel terzo c’è stato un cambiamento che ha portato alla squadra di quest’anno, dove era arrivata un’altra leader forte come Longo Borghini.

Nel 2025 Bertizzolo ha fatto una buona primavera, poi a maggio ha dovuto fare i conti ancora con gli infortuni
Nel 2025 Bertizzolo ha fatto una buona primavera, poi a maggio ha dovuto fare i conti ancora con gli infortuni
Nel 2025 Bertizzolo ha fatto una buona primavera, poi a maggio ha dovuto fare i conti ancora con gli infortuni
Nel 2025 Bertizzolo ha fatto una buona primavera, poi a maggio ha dovuto fare i conti ancora con gli infortuni
Questi cambiamenti come li hai vissuti?

Visti da dentro, non sono sempre stati semplici. Talvolta ho avvertito una discontinuità solo dal punto di vista manageriale perché mancava un disegno di base. Si faticava ad avere una certa solidità ed è stato impegnativo per tutti perché si ripartiva da zero quasi ogni anno. Penso che fosse normale in una squadra nuova ed infatti adesso non è più così, ma forse io avevo bisogno di cambiare.

Cercavi qualche sicurezza in più?

Io parlerei più di motivazioni personali, però il ciclismo femminile attuale è cambiato tanto. Anche andare in un’altra squadra significa spendere energie nervose. Tuttavia credo che queste situazioni possano portare a cose nuove, dove si possono trovare compromessi stimolanti.

Al netto di questo trasferimento, come si sente Sofia Bertizzolo ad avere un procuratore?

Dal secondo rinnovo con la UAE ho iniziato a chiedermi se fosse necessario avere una figura del genere che mi seguisse. Mi sono accorta che un procuratore serve per tanti motivi. Sono contenta quindi di aver iniziato a lavorare con Giovanni Lombardi. Mi sono trovata subito bene con lui, nonostante mi avesse detto che non aveva esperienza col mondo femminile. Ne ha però in generale e anzi mi onora che gli abbiano parlato bene di me ed essere diventata una delle sue primissime atlete.

Prima dicevi che tornerai a correre un Grande Giro. Ti sei data qualche altro obiettivo per l’anno prossimo?

Quest’anno non ho corso nessuna grande gara a tappe e ho fatto pochissime delle altre. A maggio mi sono fatta male e ho sofferto a livello psicologico ancora per questi infortuni. Quando poi torni in gruppo è come trovarsi in una lavatrice perché c’è frenesia e nessuna frena. Nel 2026 spero in una stagione migliore e di fare bene con la squadra, poi il resto lo vedremo più avanti.