Il Giro della Tudor Pro Cycling: profilo basso e pronti a colpire

06.05.2025
6 min
Salva

Di Storer e della sua nuova solidità abbiamo detto da poco, dell’australiano (foto di apertura) e dei progressi rilevati lo scorso anno dal diesse Tosatto dicemmo alla fine del 2024. Al tecnico veneto abbiamo anche chiesto in che modo la Tudor Pro Cycling si sia attrezzata avendo ricevuto l’invito per il Giro e anche per il Tour, ma ora con lui è il momento di entrare nella dimensione del Giro.

Stasera Tosatto salirà sul volo diretto da Treviso per Tirana, mentre i mezzi sono partiti domenica, hanno viaggiato ieri per tutto il giorno e poi hanno preso il traghetto per Durazzo. Forse, si ragiona, solo quelli del Team Bahrain Victorious che sono partiti dalla Slovenia potrebbero aver guidato fino all’Albania: per loro quale senso avrebbe avuto guidare fino a Bari?

Tosatto sta per iniziare il secondo Giro d’Italia alla guida della Tudor Pro Cycling
Tosatto sta per iniziare il secondo Giro d’Italia alla guida della Tudor Pro Cycling
Ma adesso parliamo di voi e del Giro, alla luce di questo Storer così solido…

L’anno scorso ha avuto una stagione consistente e sempre costante. Quest’anno è partito abbastanza bene. Ha perso la top 10 al UAE Tour per colpa di un ventaglio. Però si è rifatto alla Parigi-Nizza, vincendo una tappa e conquistando il quinto posto. Poi, come da programma, ha mollato un po’, quindi è andato al Tour of the Alps e ha vinto. Per noi era già importante aver vinto la tappa, ma è venuta anche la classifica ed è tanta roba. Ci dà morale, vuol dire che a casa ha lavorato bene, pur sapendo che il Giro è lungo.

Avere uno così vi ha costretto a far la squadra per supportarlo oppure correrete anche guardando ad altre possibilità?

L’anno scorso eravamo partiti con l’obiettivo di provare a fare la classifica con lui, perché aveva voglia. Quest’anno abbiamo costruito una squadra forte, che ha anche un velocista, ma che sarà in grado di dare a Storer il massimo appoggio, perché se lo merita. In più è convinto delle sue capacità e della sua condizione fisica attuale. Sarebbe un peccato non crederci.

Hai parlato del velocista, ma non c’è Dainese e manca anche Trentin: i due italiani della squadra, che al Giro d’Italia salta subito agli occhi.

Matteo è sempre andato al Tour, anche quando correva con altre squadre, perché facendo le classiche a tutta, ti viene difficile preparare al meglio il Giro. Con Alberto si era fatto un programma intenso in avvio di stagione, con la speranza dell’invito del Tour. Avevamo programmato di portare in Italia Arvid De Kleijn, che è un grande velocista e avrebbe fatto il suo debutto in un Grande Giro dopo le cinque vittorie dello scorso anno. Purtroppo invece si è fatto male al UAE Tour e non è ancora rientrato da metà febbraio e questo ha scombussolato i piani.

Seconda tappa del Tour of the Alps a Sterzing, Storer arriva da solo e prende anche la maglia: seconda vittoria in maglia Tudor
Seconda tappa del Tour of the Alps a Sterzing, Storer arriva da solo e prende anche la maglia: seconda vittoria in maglia Tudor
Non si potevano rivedere i piani a quel punto?

Non abbiamo avuto gli inviti del Giro e del Tour a dicembre, per cui abbiamo fatto i programmi praticamente al buio. Del Giro abbiamo saputo 35 giorni prima del via e il Tour è arrivato nello stesso giorno. In questo modo è difficile programmare. Per cui con Alberto avevamo deciso di sperare nel Tour e, casomai non ci avessero invitato, avremmo guardato magari la Vuelta. Mi dispiace non vedere i due italiani, penso che dispiaccia anche a loro, perché il Giro d’Italia è sempre il Giro d’Italia, però abbiamo scelto così.

Avrete due giovani come Brenner e Pluimers: l’obiettivo è fare esperienza?

Rick Pluimers ha dimostrato di essere forte. Ha vinto la Muscat Classic e ha fatto un secondo alla Tirreno. E’ il tipo di corridore che può tenere in salita, magari arriva in un gruppetto di 50, 60 corridori e ti fa un risultato. Marco Brenner è giovane, ma ha già l’esperienza di una Vuelta. Torna in un Grande Giro dopo due anni. E’ campione tedesco, ha una maglia importante in gruppo. Si darà da fare, ci sono delle tappe adatte a lui, per provare la fuga o giocarsela in un gruppo ristretto. E se invece non riusciranno a fare tutto questo, sanno che saranno a disposizione di Michael (Storer, ndr).

Per le volate del Giro, la Tudor Pro Cycling si affiderà a Maikel Zijlaard
Per le volate del Giro, la Tudor Pro Cycling si affiderà a Maikel Zijlaard
Chi farà le volate al posto di De Kleijn?

Ci giochiamo la carta di Maikel Zijlaard, che alla Tirreno ha fatto un secondo dietro a Milan.

Invece quale pensi possa essere l’uomo che aiuterà Storer in salita?

Può starci Brenner, come pure Yannis Voisard, che è al suo primo Grande Giro. E poi abbiamo un uomo di esperienza che è Larry Warbasse, che per le tappe in montagna sarò il nostro road captain, come si dice adesso. E poi c’è anche Florian Stork che abbiamo visto di grande supporto al Tour of the Alps. Quello che mi sento di dire è che in confronto all’anno scorso, la squadra in salita è molto più forte.

Con un leader che va molto più forte…

E’ un Giro in cui per le prime due settimane, il leader non deve perdere tempo nelle cadute e deve difendersi bene nella crono. Alla fine la prima è di 14 chilometri, la seconda è il doppio, ma sono facili. Secondo me i distacchi fra specialisti e scalatori non saranno enormi. Per questo il Giro si decide nell’ultima settimana, dalla tappa dopo l’ultimo riposo che arriva a San Valentino. Quel giorno capisci chi può fare il podio o la top 5. Poi il venerdì e il sabato finali, si può capovolgere tutto. Uno che è sesto può andare al podio e uno che è sul podio può andare fuori dai 10. Lo ha dimostrato Chris Froome nel 2018.

Al Giro ci sarà anche Marco Brenner, qui al via della Liegi: è campione tedesco e ha solo 22 anni
Al Giro ci sarà anche Marco Brenner, qui al via della Liegi: è campione tedesco e ha solo 22 anni
E sulla sua ammiraglia c’era un certo Tosatto…

C’era il Colle delle Finestre e Simon Yates aveva oltre 3 minuti di vantaggio, eppure in quel solo giorno ha perso maglia, casco e guanti. Non credo che nelle tappe precedenti ci siano troppe occasioni, perché più o meno tutti reggono bene nelle prime due settimane. Mentre sono decisamente meno i corridori che arrivano bene alla terza. Faccio fatica a immaginare una fuga bidone come nel 2010, a meno che la Red Bull non voglia giocare a scacchi e mandare via Dani Martinez.

Credi sia possibile?

Dipende da quello che vogliono fare, difficile mettersi nei loro panni. Di certo hanno fatto grandi investimenti, ma ancora non si è visto molto. Roglic è forte, ha vinto il Catalunya e ora punta al Giro: non potranno correre in modo troppo strano. Anche la UAE ha una bella lotta interna con Ayuso e Yates, i direttori dovranno essere bravi, ma certo non è un mio problema. 

Stork e Warbasse sono stati validi appoggi per Storer al Tour of the Alps: li rivedremo al Giro
Stork e Warbasse sono stati validi appoggi per Storer al Tour of the Alps: li rivedremo al Giro
L’assenza di un dominatore come Pogacar renderà il Giro più aperto?

L’anno scorso ha lasciato agli altri poco o nulla. Quest’anno ci sono veramente tanti nomi con ambizioni vere. Se dicessi che parto per vincere il Giro, sarebbe difficile da far credere, però possiamo lottare per un buon piazzamento finale e se Storer arriva al finale con le gambe giuste, potrà fare davvero bene. Per cui, pur lavorando per la sua classifica, l’obiettivo principale è provare a vincere una tappa. Tanto meglio se arriva anche un piazzamento nei primi dieci.

Tour of the Alps: è il giorno di Storer che ora sogna in grande

22.04.2025
5 min
Salva

VIPITENO – La seconda tappa del Tour of the Alps porta la firma di Michael Storer, l’australiano della Tudor Pro Cycling che da tempo ha abbracciato l’Italia, dove si allena e vive. Il rapporto con il nostro Paese è così forte che Storer ha imparato a masticare la lingua, seppur con la timidezza che chi gli sta vicino gli ha sempre riconosciuto. L’australiano ha lasciato casa a diciannove anni per diventare un corridore professionista, prima trasferendosi a Varese e poi a San Marino.

L’arrivo a Vipiteno coincide anche con il ritiro di Antonio Tiberi il portacolori della Bahrain Victorious lascia la corsa per un problema di salute. Meglio fare un passo indietro ora, riprendersi e mettere sotto la lente i prossimi obiettivi. La gara prosegue e la giornata si incendia presto, con un finale che doveva essere semplice e invece si è aperto alla frecciata di Storer. Tappa e maglia di leader, con un’azione in salita arrivata dopo il lungo lavoro da parte della Decathlon AG2R La Mondiale. I francesi lavorano, l’australiano concretizza. 

«Il pensiero era di attaccare sulla seconda parte della salita – racconta ai microfoni della sala stampa – però prima dovevo capire come stessi. Al primo dei due passaggi ho capito di stare bene, al secondo gli altri hanno attaccato, ma avevo ancora energia. Così ho deciso di provare ed è arrivata questa bellissima vittoria». 

Solidità 

Il Tour of the Alps 2025 per il momento raccoglie ambizioni e speranze degli atleti che hanno lavorato in ottica Giro d’Italia. E’ sempre stato così, il percorso che dal Garda porterà il gruppo in Austria si presta agli scalatori, anzi ci sorride proprio. I sogni Storer sono passati da qui anche lo scorso anno, quando al Giro colse un ottimo decimo posto finale con una solidità da non sottovalutare. 

«Ho un bel legame con questa gara – prosegue Storer – perché nel 2022 ero arrivato secondo nella classifica generale, mentre nel 2024 ho sfiorato la vittoria. Per quest’anno mi sono detto che avrei potuto fare qualcosa in più e direi che ho iniziato bene facendomi vedere. Ci sono tanti fattori grazie ai quali sono riuscito a fare un ulteriore step che mi ha portato a vincere già due gare in questa stagione. Devo ringraziare la squadra per il supporto e per la fiducia nei miei confronti. Sono felice di lavorare con loro e di avere un allenatore come Sebastian Deckert. Ancora più importante per me è il sostegno di mia moglie e della mia famiglia in Australia, la quale nonostante il fuso orario non si perde mai una corsa. 

Oggi è arrivata un’altra grande prova di Seixas che ha anticipato Bardet e Piganzoli nella volata del secondo posto
Oggi è arrivata un’altra grande prova di Seixas che ha anticipato Bardet e Piganzoli nella volata del secondo posto
La passata stagione è stata positiva ma il 2025 è iniziato con un altro passo, in cosa può essere migliore?

Il primo obiettivo, il mio sogno è il Giro d’Italia: in questa stagione voglio fare ancora meglio. 

Stai dimostrando di essere un ottimo scalatore, dove ti posizioni nel confronto con gli altri? 

Con la forma e la condizione sono sempre più vicino ai migliori, ci sono alcuni atleti fuori dalla mia portata al momento come Pogacar e Vingegaard. Però sto bene, sento di avere la giusta fiducia in me stesso e credo di poter seguire i più forti in salita e perché no batterli, come successo oggi oppure alla Parigi-Nizza. 

Su cosa hai lavorato durante la preparazione, ti sei concentrato su qualcosa in particolare?

E’ stato un ottimo inverno, che mi ha permesso di iniziare bene la stagione e per questo devo ringraziare di nuovo il mio allenatore. Ci conosciamo da diverso tempo, siamo stati insieme tre anni al Team DSM. Mi conosce perfettamente e questo credo sia il punto fondamentale della mia crescita. 

Hai messo nel mirino la classifica generale al Giro, ti senti pronto per tre settimane di gara?

Il primo tentativo di fare un risultato in una grande corsa a tappe risale al 2018 e con più convinzione al 2022, entrambe le volte ero alla Vuelta. Non è sempre andata bene, però posso dire che questi tentativi legati alla mia esperienza possono tornarmi utili. Tutto quello che ho fatto è arrivato con costanza e una crescita graduale, con il supporto della squadra sto riuscendo a fare ancora più mio questo ruolo. 

Tiberi ha alzato bandiera bianca, costretto al ritiro a causa di un fastidio intestinale
Tiberi ha alzato bandiera bianca, costretto al ritiro a causa di un fastidio intestinale
Hai parlato tanto della squadra, cosa ti ha dato la Tudor per migliorare e avere questa sicurezza nei nei tuoi mezzi?

E’ l’insieme di tutte le cose, dai compagni allo staff. Tutti sono delle ottime persone che mi danno fiducia e a volte serve solamente che qualcuno che creda in te. Diciamo che se quel qualcuno è il tuo allenatore allora tanto meglio perché il supporto diventa totale, anche mentale. Con la Tudor mi sembra più facile fare dei risultati, perché so di non essere mai solo. 

Per portare questa maglia fino alla fine cosa serve?

Attenzione. Tutti quelli che si trovano nella top 10 sono avversari pericolosi e temibili. Tutti i team vorranno attaccarci e prendere il simbolo del primato, questo renderà la corsa molto interessante. Sono pronto ad affrontarla, ed è sempre meglio farlo con quarantuno secondi di vantaggio. Per me sarebbe già un ottimo risultato lottare per vincere questa corsa.

Tudor, Giro e Tour. Tosatto «Lavorato da grande squadra»

16.04.2025
5 min
Salva

Due Grandi Giri nello stesso anno: è la grande sfida che attende il Tudor Pro Cycling Team. Pochi giorni dopo aver ottenuto l’invito al Tour de France, per la squadra svizzera è arrivata la wild card anche per il Giro d’Italia. La corsa rosa era stata, l’anno scorso, il primo Grande Giro della squadra di Cancellara. Ora si fa un passo in più, la Grande Boucle appunto.

Passo più che però porta con sé più responsabilità, più lavoro… Insomma onori ed oneri, come si suol dire. E di questo aspetto, della gestione della squadra ne parliamo con uno dei direttori sportivi, Matteo Tosatto.

Matteo Tosatto (classe 1974) è alla terza stagione alla guida dell’ammiraglia della Tudor
Matteo Tosatto (classe 1974) è alla terza stagione alla guida dell’ammiraglia della Tudor
Giro e Tour insieme: una bella responsabilità per una professional, Matteo. Come vi siete preparati?

Avendo avuto l’invito sia per il Giro che per il Tour, viviamo questa cosa con un enorme orgoglio. Ma non è una soddisfazione fine a se stessa, non è solo perché abbiamo gli sponsor forti, ma perché abbiamo costruito un progetto credibile. E’ la dimostrazione che stiamo lavorando bene, che il programma è solido. A livello personale sono contento anche di tornare al Tour de France: l’ultima volta che ci sono stato era prima del Covid, nel 2019, e fu anche l’ultima vittoria della Ineos Grenadiers al Tour. E’ un bel ritorno.

Come si costruiscono le due squadre per Giro e Tour? Si parte dal percorso o dai corridori?

Per noi non è stato semplice, perché a differenza delle WorldTour, che già sanno da mesi prima delle loro presenze, l’invito per noi è arrivato solo 30 giorni prima. E questo ha complicato la gestione dei programmi dei singoli. Per il Tour abbiamo più margine. Ma abbiamo comunque impostato tutto pensando sin dall’inizio di correre entrambi, ragionando da grande squadra. Non abbiamo aspettato le wild card per cominciare a prepararci. E’ ovvio che ci sono variabili da considerare: malattie, infortuni, imprevisti. Ma la base era già pronta.

A livello tecnico: si punta alla classifica o alla vittoria di tappa?

Sicuramente l’obiettivo principale è vincere una tappa. Sarebbe la nostra prima in un Grande Giro e sarebbe un traguardo importante. Al Giro magari si può anche pensare a un piazzamento in classifica, l’anno scorso siamo arrivati decimi con Michael Storer. Il Tour è più difficile: ci vuole programmazione, uomini giusti, tempo. Non che non abbiamo ancora corridori all’altezza, ma servono altri passaggi. Al Tour andremo per vincere una tappa, con questa mentalità.

L’ingaggio di Alaphilippe ha contribuito all’invito da parte del Tour, ma chiaramente alle spalle c’è un progetto solido
L’ingaggio di Alaphilippe ha contribuito all’invito da parte del Tour, ma chiaramente alle spalle c’è un progetto solido
Avete già deciso i nomi? O ci sono ancora valutazioni in corso?

Abbiamo individuato i blocchi, questo sì, ma i nomi sono ancora in via di definizione. C’è da vedere chi ha recuperato da piccoli acciacchi, come rispondono i ragazzi nelle classiche. Ma siamo messi bene. La risposta dei corridori e dello staff è stata super positiva. Si respira entusiasmo. Anche la stampa ha percepito che stiamo facendo qualcosa di importante. E’ un’occasione grande, ne siamo pienamente consapevoli e la stiamo affrontando con professionalità.

Come gestite la selezione? C’è il rischio che i ragazzi si “giochino” la convocazione fino all’ultimo, come fosse una sorta di trials interni…

No, noi non lavoriamo così. I “trials” come fanno in altre squadre, cioè mettere i corridori in competizione diretta per strappare il posto, sono deleteri. Parlo anche da ex corridore: il rischio è che uno si svuoti per dimostrare qualcosa e poi arrivi scarico al momento giusto. Noi lavoriamo con gruppi allargati: non scegliamo solo 8 nomi, ma 12-13 per ciascun grande Giro. Poi col tempo la lista si stringe, per logica, non per sfinimento. Magari uno si ammala, uno va forte, uno perde un po’ di brillantezza… ma non mettiamo nessuno sotto pressione.

Lo scorso anno il team svizzero riuscì a piazzare Storer nei primi dieci al Giro, quest’anno saprà fare meglio?
Lo scorso anno il team svizzero riuscì a piazzare Storer nei primi dieci al Giro, quest’anno saprà fare meglio?
Avete lavorato fin dall’inizio con due gruppi separati per Giro e Tour?

Sì, l’idea era quella: due gruppi di lavoro abbastanza distinti, con percorsi diversi di preparazione. Certo, poi qualche incrocio c’è sempre, per via delle corse a tappe o delle classiche, ma la base era questa. Per esempio i Paesi Baschi li abbiamo messi in calendario perché è una corsa WorldTour molto utile come passaggio verso le classiche e i Grandi Giri. C’è sempre un motivo tecnico dietro ogni scelta.

A livello di staff, vi siete rinforzati per affrontare questo salto?

Assolutamente sì. Abbiamo fatto un passo avanti importante. E’ arrivato Diego Costa, che era con me alla Ineos come capo meccanico. Abbiamo inserito altri meccanici di alto livello, nuovi massaggiatori con esperienza in Ineos e Quick-Step, fisioterapisti. Lo staff è cresciuto molto e anche questo è un segnale del fatto che stiamo diventando una struttura importante.

Sentite di avere la pressione o è più un’opportunità?

E’ una grande opportunità, ma anche una grande responsabilità. Chi andrà al Giro lo sa bene: è la nostra seconda partecipazione, quindi un po’ di esperienza c’è. Il Tour invece sarà un debutto per noi, quindi ci sarà un po’ più di stress, ma fa parte del gioco. E i corridori lo sanno. Chi sarà scelto per partire avrà un ruolo importante e dovrà arrivare pronto. Non vogliamo solo partecipare, vogliamo lasciare il segno.

EDITORIALE / Il miope stillicidio delle wild card

17.03.2025
5 min
Salva

Il 26 marzo, mercoledì dopo la Sanremo, l’UCI farà sapere se per i Grandi Giri sarà possibile aumentare fino a tre la quota delle wild card. Ad ora, il sistema prevede che gli inviti siano due: il Giro d’Italia è già in vantaggio su Tour e Vuelta perché la Lotto ha comunicato nuovamente che non sarà della partita, liberando il terzo invito. Se arrivasse anche la terza wild card, il Giro potrebbe fare 4 inviti, portando le due squadre italiane aventi diritto per punteggio (Team Polti-VisitMalta e VF Group-Bardiani), più Tudor Pro Cycling e Q36.5 Cycling Team. Il Tour invece potrebbe allargare la rosa con la squadra di Julian Alaphilippe che al momento sarebbe fuori. Non vorremmo passare per i soliti malpensanti, ma ci chiediamo se la faccenda andrebbe così per le lunghe se l’istanza venisse soltanto dal Giro d’Italia.

Le due italiane meritano esserci per diritto. Oltre alla necessità di tutelare il movimento nazionale, alla Tirreno hanno dimostrato di avere dedizione e sostanza (in apertura Tarozzi, che ha conquistato la maglia verde), anche se l’attuale gestione di RCS Sport ha dimostrato che il tricolore e i conti da far quadrare non sempre sono sovrapponibili. Tudor ha investito sul Giro con una campagna piuttosto incisiva. Q36.5 porterebbe al via Pidcock, un bel nome che farebbe anche da ottimo richiamo per il mondo anglosassone. Qualunque delle quattro squadre venisse lasciata fuori, porterebbe con sé delle spiacevoli conseguenze.

Gruppo (quasi) in pezzi

In questi giorni alla Tirreno-Adriatico, girando fra i pullman e facendo semplici domande, abbiamo registrato un campionario di risposte difformi e controverse. Qualcuno dice che le squadre siano tutte favorevoli, con l’eccezione di una professional belga. Altri sostengono che l’opposizione arrivi da alcune squadre WorldTour. Ci sarebbe poi il partito dei team francesi, che si oppone a tutte le decisioni contrarie alle regole scritte. Infine c’è chi tira in ballo Adam Hansen e il CPA (l’associazione internazionale dei corridori), che avrebbe opposto motivazioni di sicurezza.

Per le prime tre ipotesi, le domande poste si sono infrante sulla riservatezza. Per quanto invece riferito al CPA, Adam Hansen – cui la questione è stata posta da Cristian Salvato – avrebbe risposto con una fragorosa risata, avendo sostenuto come categoria la possibilità di portare a tre il numero delle wild card.

Adam Hansen, presidente del CPA, qui con Salvato nel giorno della neve di Livigno al Giro del 2024
Adam Hansen, presidente del CPA, qui con Salvato nel giorno della neve di Livigno al Giro del 2024

Sicurezza o inadeguatezza?

Il tema è delicato. Il numero dei 176 atleti al via, stabilito con la riforma tecnica del 2018, si raggiunge con 22 squadre da 8 corridori ciascuna. E’ una quota di prudenza legata alla sicurezza e alla possibilità per gli organizzatori di assicurarla. Nel 2017, al Giro d’Italia parteciparono 22 squadre da 9 corridori ciascuna, con 198 partenti. Autorizzare la terza wild card porterebbe i partenti a 184, comunque meno della quota 2017.

Si sta pensando a una variazione del regolamento oppure alla riscrittura della norma per andare incontro alle esigenze attuali del ciclismo? Sarebbe il modo per aggirare le regole di partecipazione legate ai punteggi o di renderne le maglie meno stringenti? E soprattutto quali sono i ragionamenti in seno all’UCI, che si ritrova in mezzo alle istanze dei grandi organizzatori e la necessità di tenere il punto sulla sicurezza in gara?

Qualunque sia la ragione del cambiamento, se esso avverrà, ciò che è tecnicamente insostenibile e va palesemente contro le esigenze degli atleti nel ciclismo della pianificazione estrema è che tutto questo sarà annunciato cinque settimane prima del Giro d’Italia, che venendo per prima sconta come sempre le indecisioni dell’UCI. Gli altri, i francesi che organizzano il Tour e anche la Vuelta, possono infatti permettersi di stare a guardare e fare buon viso a qualunque tipo di gioco.

Maestri e il Team Polti-VisitMalta alla Tirreno sono stati fra gli animatori di ogni tappa
Maestri e il Team Polti-VisitMalta alla Tirreno sono stati fra gli animatori di ogni tappa

Wild card biennali

Le wild card sono un ottimo strumento per invitare le piccole al tavolo dei grandi, ma sono così estemporanee e occasionali da non consentire investimenti lungimiranti. Come fai a proporre a uno sponsor di investire su di te, se a cinque settimane dal Giro d’Italia non sai ancora se vi prenderai parte? Le wild card dovrebbe essere quantomeno biennali e non strumento di regalìa da parte degli organizzatori ai manager del momento. Forse in questo modo anche chi parte da risorse più limitate può progettare un percorso solido di crescita.

E’ evidente la spaccatura fra il livello dei team che si ingegnano e spendono per raggiungere l’eccellenza e quello di chi li governa a tutti i livelli. Sembra poca cosa, al confronto, che ancora non si conoscano il percorso e le squadre che parteciperanno al Giro Next Gen. Se uno squadrone come la Tudor Pro Cycling non sa ancora se parteciperà al Giro d’Italia, cosa volete che si lamenti una qualsiasi continental per il vuoto totale di informazioni sulla corsa che la riguarda?

La snervante attesa delle wild card. Bellini ne sa qualcosa…

11.03.2025
5 min
Salva

Siamo all’11 marzo, eppure delle wild card per la prossima edizione del Giro d’Italia che partirà dall’Albania il prossimo 9 maggio, nessuna traccia. Mai in passato c’era stato così tanto da aspettare, così tanta incertezza sulle scelte degli organizzatori, che stanno spingendo in tutti i modi per poter allargare a 4 il numero di team professional da invitare. Uno “stato dei lavori” che certamente non agevola chi deve programmare non solo la partecipazione, ma l’intera stagione.

Marco Bellini, nei tanti anni trascorsi al fianco di Gianni Savio quando i loro team erano professional italiane, ha affrontato tante volte questa situazione, si può ben dire ad ogni stagione, e sa che cosa significa rimanere in quest’incertezza. Oggi, dopo la dolorosa scomparsa di Gianni, Bellini è a pieno titolo immerso nell’avventura della Petrolike e quindi guarda il tutto da lontano ma si sente, quando affrontiamo il discorso, che il legame con il ciclismo italiano, con quegli ambienti e quelle sensazioni è ancora vivissimo.

Marco Bellini, secondo da sinistra, al tempo dell’Androni Giocattoli: l’attesa per la wild card era sempre tanta…
Marco Bellini, a sinistra, al tempo dell’Androni Giocattoli: l’attesa per la wild card era sempre tanta…

«Una wild card può davvero cambiare tutto per una squadra professional italiana – dice – come anche per una spagnola nel caso della Vuelta. Il Tour è a sé stante, non va considerato neanche viste le caratteristiche del movimento locale, con molte squadre nel WorldTour. La partecipazione al Giro è, per un team italiano, una svolta soprattutto nei rapporti con gli sponsor, ma sono sempre stato dell’avviso che bisogna essere rispettosi di questi e quindi evitare di fare promesse. E’ chiaro però che per un’azienda sapere che la squadra parteciperà o meno alla corsa rosa cambia tutto».

Quanto incide nel budget?

In maniera direi quasi decisiva. Il sistema è questo, se non sei nel WorldTour ti dibatti con una base economica che non consente voli pindarici e trovare fondi è davvero difficile. Sapere che sarai presente alla vetrina più importante dell’anno apre porte importantissime, ma serve anche il tempo per farlo…

Che cosa significa secondo te arrivare all’11 marzo senza sapere ancora quale sarà il proprio destino?

E’ la testimonianza di quanto ho detto, ma io voglio spezzare una lancia a favore della RCS Sport che sta facendo di tutto per ottenere il quarto invito che metterebbe tutto a posto. Abbiamo due squadre italiane, Polti e VF Group che, diciamola tutta, tengono in piedi il ciclismo italiano, facendo correre tanti giovani nostrani e che avrebbero tantissimo bisogno di esserci. Ma dall’altra parte abbiamo due team come Q36.5 e Tudor che hanno budget importanti, che hanno costruito squadre di altissimo spessore ed è difficile tenerle fuori da un Grande Giro. Se non verrà accettata la proposta della quarta wild card, gli organizzatori si troveranno a fare una scelta comunque drammatica. Certamente però il tempo non aiuta chi è ancora in bilico. E parlo dei due team italiani ai quali va tutto il mio apprezzamento e rispetto.

Perdere una delle due squadre italiane sarebbe però un grave, ulteriore smacco per il nostro movimento…

Esatto e questa situazione deve far capire che il ciclismo, così com’è, non va. Bisogna cambiare alcune regole del gioco. L’UCI ormai gestisce un impero nel quale se non hai i soldi, fai un’enorme fatica a galleggiare. Rispetto ai tempi miei e di Gianni, la situazione è diventata molto più difficile.

Il richiamo di Pidcock alla corsa rosa è difficilmente accantonabile da parte di Rcs Sport
Il richiamo di Pidcock alla corsa rosa è difficilmente accantonabile da parte di Rcs Sport
Gli sponsor sono disposti ad aspettare?

Fino a un certo punto. Noi per nostra fortuna non ci siamo mai – e ribadisco mai – sbilanciati. Abbiamo sempre detto alle varie aziende che non potevamo garantire la partecipazione al Giro, perché tutte ce la chiedevano. Noi proponevamo una doppia soluzione economica, con o senza partecipazione alla corsa rosa. Era l’unica cosa da fare per non prendere in giro nessuno ed essere il più possibile trasparenti.

C’è la stessa attenzione, da parte di chi sponsorizza, per altre corse, magari sempre della RCS?

No ed è facile capire il perché. Il Giro d’Italia è una cosa diversa. Secondo me non è neanche un evento sportivo, o almeno lo è solo in parte perché parliamo di qualcosa che riguarda tutta la società italiana. Il Giro d’Italia lo vede il ragazzino come la massaia, lo trovi in tutti i media, non è un evento che riguarda solo chi è appassionato. Io non ho mai visto le scolaresche o gli abitanti di una piccola città scendere in strada per il Giro di Lombardia, ma il Giro d’Italia è un’autentica festa per ogni paese attraversato. Questo lo sa bene chi ti sponsorizza per vendere la propria immagine, per questo è tanto importante.

Alberto Dainese, una delle punte per la Tudor. Anche lui attende di sapere se sarà al via dall’Albania
Alberto Dainese, una delle punte per la Tudor. Anche lui attende di sapere se sarà al via dall’Albania
E’ un discorso che ormai ti vede solo semplice spettatore, almeno per ora. Ma un domani?

Noi con il nostro team abbiamo un progetto diluito nel tempo. Siamo una squadra continental e per ora questi discorsi non ci riguardano né ci interessano più di tanto. L’obiettivo del team è far crescere nuovi talenti sudamericani e arrivare con i passi dovuti a essere una squadra professional. Quando saremo strutturati e ci arriveremo, valuteremo anche la partecipazione a un Grande Giro. La nostra fortuna è non avere pressioni né dover andare a caccia di sponsor. Possiamo lavorare con calma, non invidio chi invece a quest’ora è ancora sulla graticola…

Trentin a metà fra la Tudor che cresce e la politica immobile

02.02.2025
4 min
Salva

Ancora un mese prima del debutto. Qualche giorno a casa, poi Trentin andrà sul Teide a prepararsi per la Omloop Het Nieuwsblad da cui inizierà la quattordicesima stagione da professionista. Il trentino è a Monaco e dopo il suo allenamento di cinque ore, ne ha fatta una in più sulla mountain bike assieme al figlio Giovanni. Nel frattempo il Tudor Pro Cycling Team ha iniziato l’anno col passo giusto, vincendo con l’atteso Hirschi e il sorprendente Florian Stork.

«La squadra sta evolvendo bene – dice col tono posato (in apertura Trentin nella foto Tudor Pro Cycling) – sono stati fatti dei begli acquisti. Grossi nomi, gregari di esperienza come Haller e ragazzi dal vivaio. E’ una squadra che vuole crescere, ma sappiamo che c’è tempo per diventare WorldTour, quindi si possono fare dei bei passi ragionati».

La prima vittoria 2025 della Tudor è venuta al Gp Valencia da Marc Hirschi
La prima vittoria 2025 della Tudor è venuta al Gp Valencia da Marc Hirschi

Preparazione mirata

Intanto si lavora, ogni anno cambiando qualcosa, perché non puoi pensare di fare sempre lo stesso e pretendere che funzioni. La chiave cui fanno ricorso gli allenatori è proprio questa: introdurre ogni anno le variazioni che stimolino aspetti su cui c’è ancora margine.

«Il mio preparatore – spiega Trentin – ha riguardato l’andamento delle classiche 2024 e abbiamo basato il lavoro di forza della prossima primavera sulle esigenze delle corse che dovremo fare. Se vinco, significa che ci ha preso. Quello che c’è di diverso quest’anno è anche che con l’arrivo dei grossi nomi, in squadra c’è l’entusiasmo di correre per capitani che possono vincere e questo stimola tutti e fa sì che il punteggio della squadra cresca. Poi è chiaro che correndo in una professional, si debbano attendere gli inviti e la prossima è la settimana delle wild card. Saremo alla Roubaix, che per me potrebbe essere un obiettivo, cercando di avere l’avvicinamento più adatto. Confido che le idee si schiariscano a breve, anche chi organizza le corse sarà ansioso di sapere quali corridori avrà al via. Intanto vado in altura l’8 febbraio e ci resterò fino al 22».

La seconda vittoria del team elvetico è arrivata grazie a Stork al Trofeo Serra Tramuntana
La seconda vittoria del team elvetico è arrivata grazie a Stork al Trofeo Serra Tramuntana

La politica immobile

Non sono rimasti tanti i corridori del 1989 ancora in gruppo, quelli che resistono sono uomini che lasciano il segno come Matteo oppure Ulissi, mentre intorno il gruppo si riempie anno dopo anno di facce nuove che arrivano e spesso se ne vanno.

«L’esperienza paga – sorride sornione – anche se il ciclismo si è spostato verso i giovani, ha fame di volti nuovi. Costringono gli allievi a passare in grandi squadre juniores, dove devono andare come pro’. E se non passi entro due anni, non ti guarda più nessuno. E’ un concatenarsi di cose, che coinvolgono i team manager e i procuratori. Il problema è che perderemo tanti ragazzi. Se ne parla, ma è una cosa che non cambia. Come pretendere di ottenere rispetto sulle strade. L’unico modo perché qualcuno si muova è che tirino sotto il figlio di qualche politico, sembra brutto da dirsi, ma ci sono morti di serie A e morti di serie B. Solo quando vengono colpiti da vicino, si muovono subito».

Trentin si accinge a iniziare la seconda stagione in maglia Tudor Pro Cycling, la sua 14ª da pro’
Trentin si accinge a iniziare la seconda stagione in maglia Tudor Pro Cycling, la sua 14ª da pro’

I corridori non parlano

Il tema è caldo, la frase è brutale e descrive l’esasperazione di chi ci ha messo più volte la faccia e si è visto ricambiare con il silenzio. La morte di Sara Piffer è ancora nell’aria, trentina come Matteo che ammette di avere quasi fastidio a leggere i notiziari per il dolore di ogni volta e il fastidio per il silenzio degli altri.

«Perché i corridori non dicano nulla – commenta Trentin – sarebbe una domanda da fare a chi non dice mai niente. I corridori e anche gli organizzatori, ci vorrebbe poco a mettere da tutte le parti un cartello per il rispetto dei ciclisti. Tutto il mondo del ciclismo deve metterci la faccia, tutti insieme. Come i ferrovieri italiani, che stanno facendo come i francesi, si stanno fermando tutti. Ma la situazione non è solo italiana, anche in Spagna quest’anno l’abbiamo rischiata più di una volta. Anche là si vede che hanno mollato l’attenzione, mentre prima erano più attenti. Il solo modo per stroncare certe abitudini è fare multe pesanti, toccarli nelle tasche, ma è qualcosa che faticano a fare per paura di non essere rieletti. Hanno paura a chiudere i centri e imporre il limite dei 30 all’ora, senza rendersi conto che nelle città in cui è stato fatto, la gente è contenta. Come qui a Monaco. Cosa ci vorrebbe a lasciare le auto a casa e usare i mezzi pubblici? Invece tutti reclamano il loro diritto a usare l’auto e la città è bloccata. Solo che continuo a ripetere le stesse cose da anni e ci credo poco che possano cambiare…».

ASSOS e Tudor Pro Cycling: al via la terza stagione insieme

11.01.2025
3 min
Salva

ASSOS e il team Tudor Pro Cycling celebrano il terzo anno della reciproca partnership, ribadendo il propria impegno condiviso per l’eccellenza nel ciclismo professionistico. L’annata 2025 si prospetta come un momento cruciale per la squadra, grazie all’arrivo di due fuoriclasse del ciclismo mondiale: Julian Alaphilippe, due volte campione del mondo, e Marc Hirschi, considerato uno dei talenti più promettenti a livello internazionale. L’inserimento di questi atleti apporta un’enorme esperienza e una nuova energia a una formazione già in crescita. A completare questo quadro di entusiasmo, il team accoglie anche Red Bull come nuovo partner ufficiale.

ASSOS vestirà per il terzo anno consecutivo i corridori della Tudor Pro Cycling
ASSOS vestirà per il terzo anno consecutivo i corridori della Tudor Pro Cycling

Basandosi sui design distintivi delle stagioni precedenti, il kit 2025 realizzato da ASSOS per il team Tudor Pro Cycling si distingue per un’estetica raffinata che onora le radici svizzere della squadra, ma al tempo stesso spinge i confini delle prestazioni e dello stile. Questo kit rappresenta difatti il perfetto equilibrio tra innovazione tecnologica e dedizione artigianale, incarnando la missione di ASSOS di fornire abbigliamento all’avanguardia per il ciclismo professionistico.

Per ASSOS, la partnership con una squadra di alto livello come Tudor Pro Cycling è molto più di una semplice collaborazione commerciale: rappresenta un banco di prova essenziale. Il feedback diretto di atleti d’elite come Alaphilippe e Hirschi si rivela così fondamentale per perfezionare ogni singolo e più specifico aspetto dell’abbigliamento, garantendo agli sportivi strumenti di prim’ordine per affrontare le competizioni più impegnative. Questo processo contribuisce non solo a migliorare le prestazioni dei professionisti, ma anche a sviluppare prodotti disponibili per l’intera comunità ciclistica.

Edwin Navez, Ceo ASSOS
Edwin Navez, Ceo ASSOS

Innovazione e visione condivisa

Il ruolo degli atleti del team è stato cruciale nello sviluppo di capi tecnici rivoluzionari, come la tuta LE HOUDINI Roadsuit e la RAPIDFIRE Chronosuit. Questi prodotti di punta, insieme ad altre novità che saranno svelate con la collezione FW25, testimoniano l’impegno di ASSOS nell’innovazione continua.

«Questa partnership con Tudor Pro Cycling – ha dichiarato Edwin Navez, CEO di ASSOS – è fondamentale per il nostro brand. Unisce la precisione svizzera a una visione innovativa per il futuro del ciclismo. L’arrivo di Alaphilippe e Hirschi, insieme al supporto di Red Bull, rispecchia perfettamente i nostri valori di prestazioni, innovazione e ambizione. Siamo orgogliosi di accompagnare questa squadra nel suo percorso e pronti a cogliere le sfide future».

Anche Fabian Cancellara, leggenda del ciclismo mondiale e proprietario di Tudor Pro Cycling, ha espresso grande entusiasmo per questa collaborazione: «ASSOS è stato un partner prezioso sin dal primo giorno – ha dichiarato l’ex professionista svizzero – e siamo felici di proseguire insieme verso nuovi successi, unendo le nostre forze per raggiungere obiettivi condivisi».

La stagione 2025 promette quindi non solo grandi prestazioni in gara, ma anche un contributo significativo all’evoluzione dell’abbigliamento ciclistico, grazie a una sinergia tra atleti e… innovatori che guardano al futuro del ciclismo con ambizione e grande determinazione.

ASSOS

Alaphilippe: nuovo look e lo spirito di sempre

09.01.2025
4 min
Salva

Pare che quando Alaphilippe ha incontrato all’aeroporto di Alicante la Soudal-Quick Step, in Spagna per il ritiro di gennaio, abbia avuto un tuffo al cuore. Il francese ha ammesso di aver trovato strano di non essere vestito come loro, il che è comprensibile dopo undici stagioni nello stesso gruppo. Tuttavia subito dopo, Julian ha raccontato di essere orgoglioso di aver scelto la Tudor Pro Cycling. Semmai gli è dispiaciuto non aver chiuso il suo percorso nello squadrone belga con una gara di addio. La caduta dei mondiali lo ha tolto di mezzo per tutto il resto della stagione, così che la sua ultima corsa con quei colori è stata la Super 8 Classic del 21 settembre, vissuta tuttavia senza averne consapevolezza.

«Da quando ho saputo che a fine anno sarei partito – racconta il francese, ritratto in apertura in una foto del Tudor Pro Cycling Team – ho cercato di godermi ogni momento il più possibile. Perché quando ero fuori con la squadra ero sempre felice. Mi mancheranno le persone, tutti sanno che attribuisco grande importanza alle relazioni personali. Con alcuni di loro lavoro da anni, avranno sempre un posto speciale nel mio cuore. Quando li ho visti all’aeroporto, è stato bello rivederli e fare due chiacchiere».

A Zurigo, prima del via, parlando con Evenepoel. Poi la caduta ha messo fine al suo 2024
A Zurigo, prima del via, parlando con Evenepoel. Poi la caduta ha messo fine al suo 2024

Senza pensare al Tour

Quando nei giorni scorsi è stato chiesto a Fabian Cancellara se lo abbia ingaggiato per giocarsi l’invito al Tour, lo svizzero si è affrettato a dire di no. Ha spiegato che quando si è messo a ragionare con Ricardo Scheidecker e Raphael Meyer di quale fosse un corridore in grado di far crescere il livello tecnico della squadra, il nome del francese sia venuto fuori quasi subito. Ricardo lo conosceva da anni e sapeva bene quello che avrebbe potuto dare.

«La sola cosa che mi interessava – ha detto Cancellara – era chi fosse e quale fosse la sua motivazione. Non mi interessava un corridore capace di aprirmi le porte o con un grande palmares. Prendendo lui, non avevamo in mente il Tour, ma il modo in cui avremmo costruito la squadra e il livello a cui aspiriamo. Ovviamente la sua immagine aiuta, è positiva, ma se ci fermiamo a questi aspetti, non andremo lontano».

Alaphilippe, classe 1992, ha lasciato la Soudal-Quick Step in cui passò professionista nel 2014 (foto Tudor Pro Cycling)
Alaphilippe, classe 1992, ha lasciato la Soudal-Quick Step in cui passò nel 2014 (foto Tudor Pro Cycling)

Il ciclismo degli inviti

Alaphilippe alla Tudor scoprirà una nuova dimensione del ciclismo: quella degli inviti. Per un corridore abituato a scegliere le corse come ciliegie potrebbe essere uno scoglio difficile da scavalcare, tuttavia la sua leggerezza fa capire che per ora il problema non è percepito in quanto tale.

«Nella mia mente non l’ho mai vista in questi termini – dice Alaphilippe – ho seguito completamente i miei sentimenti. Mi sono chiesto cosa volessi e la risposta è stata la possibilità di divertirmi ancora a fare ciclismo in una buona struttura. E la Tudor incarna perfettamente questo ideale. E’ chiaro che ci siano delle differenze fra le due squadre, ma non sono venuto qui per fare confronti. Tutti lavorano molto duramente per darci il meglio possibile, per ora va tutto bene e sono felice. Sono convinto che fosse arrivato il momento giusto per fare questo passo. Avevo bisogno di nuove motivazioni».

Tirreno 2022, il campione del mondo era Alaphilippe, ma Pogacar vincerà la corsa
Tirreno 2022, il campione del mondo era Alaphilippe, ma Pogacar vincerà la corsa

Contro i mulini a vento

Le corse dei sogni restano le stesse e non potrebbe essere altrimenti. Amstel, Liegi, Lombardia, il Fiandre che è quasi un sogno, le tappe del Tour. E poi il mondiale, perché quando l’hai vinto per due volte, fatichi a pensare di non poterlo fare ancora. Il grosso dubbio è se ci sia ancora spazio in questo ciclismo di grandissimi motori per una zanzara scaltra e fantasiosa come il francese.

«Continuo a vivere il ciclismo della vecchia scuola – dice – lo faccio nello stesso modo in cui lo facevo dieci anni fa. Non cambierò. Oggi è sempre più una questione di numeri, ma io amo ancora correre seguendo l’istinto. E lo farò finché non mi fermerò. Puoi battere tutti i tipi di record, ma la cosa più importante è comunque come ti senti sulla bicicletta. E ovviamente i risultati che ottieni. A volte vedo i corridori guardare immediatamente il proprio computer dopo una gara, quasi non gli importa sapere quanto distacco hanno preso o come sia andata la gara. Guardano se hanno battuto i record di wattaggio e sono felici. Per me il ciclismo non è questo. La stagione di Pogacar è stata spettacolare. È un fenomeno e ho sentito che è solo al 20 per cento del suo potenziale. Ma per fare il corridore a questo livello, devi continuare a credere che puoi battere certi corridori e lavorare sodo per riuscirci. So anche io che sarà molto difficile, ma se non ci credi non troverai la motivazione per continuare a lavorare».

Sierra: le prime esperienze con i pro’ e un faro di nome Trentin

29.12.2024
5 min
Salva

Sentir parlare Juan David Sierra inganna, non tanto per gli argomenti che porta e la lucidità con cui li sviscera, ma perché tutto questo lo fa ad appena 19 anni. Tra pochi giorni di anni ne farà 20 (il 25 gennaio), eppure il giovane cresciuto nella Ciclistica Biringhello sembra avere le idee chiare. Il primo anno con il devo team della Tudor Pro Cycling lo ha messo davanti a degli scalini, lui piano piano li ha saliti tutti. Consapevole che la scalata non sia ancora finita, Sierra è pronto a tornare al lavoro. Anzi, lo ha già fatto.

«Prima di Natale – ci racconta – sono stato in Spagna, in ritiro con la squadra. Il team nei mesi invernali affitta una villa dove i corridori possono andare ad allenarsi. Tra il 13 e il 24 dicembre sono stato lì insieme a metà dei miei compagni di squadra. Ci siamo allenati molto e con un tempo fantastico».

Sierra ha iniziato la sua prima stagione in Tudor Pro Cycling correndo con i pro’, a Murcia e poi Almeria
Sierra ha iniziato la sua prima stagione in Tudor Pro Cycling correndo con i pro’, a Murcia e poi Almeria

Il contatto con i pro’

Sierra parla, sereno e analitico. Il 2024 per lui è stato un anno importante, l’arrivo nel team di sviluppo della Tudor lo ha portato a crescere parecchio. Fin dai primi mesi ha visto da dentro cosa vuol dire correre tra i professionisti. Lo ha fatto nelle gare di Mallorca, lo scorso gennaio, e poi anche a fine stagione con due esperienze di grande calibro. Prima la Sparkassen Musterland e poi la Parigi-Tours

«Le gare che ho fatto con il team professional – dice Sierra – sono state esperienze fantastiche che non mi aspettavo di vivere già da subito. La prima gara che ho disputato è stata la Vuelta a Murcia. La squadra mi ha mandato subito in fuga, è stato un battesimo di fuoco ma comunque interessante. Il giorno dopo alla Clasica de Almeria il gruppo ha controllato l’andamento della gara, sembrava di vedere la corsa dalla televisione. A 20 chilometri dal traguardo le squadre erano già posizionate per lo sprint. Io ero lì, nel mezzo, sentivo la tensione crescere dalla radiolina mentre accanto mi passavano i corridori che di solito ammiravo da lontano».

La sua ultima gara del 2024 è stata la Parigi-Tours, un bel banco di prova
La sua ultima gara del 2024 è stata la Parigi-Tours, un bel banco di prova
Che ruolo hai svolto?

Sempre di supporto. Anche alla Sparkassen Munsterland e alla Parigi-Tours dovevo tenere i capitani al sicuro nei passaggi più difficili. Sugli sterrati della Francia avevo il compito di tirare tra un settore di sterrato e l’altro per Trentin. La Parigi-Tours è stata l’ultima gara dell’anno e anche la più impegnativa, con 213 chilometri tra fango e pioggia. All’arrivo ero tra gli ultimi, ma ho avuto la fortuna di attraversare il traguardo con Morkov, che era alla sua ultima gara. 

Hai corso molto con Trentin

Delle cinque gare fatte con i professionisti, quattro le ho corse con lui. E’ un corridore con il quale ci si confronta bene, è sincero e disponibile. Da un lato spero mi prenda sotto la sua ala, per imparare più cose possibili. In questi giorni di ritiro mi sono allenato con i professionisti e mi ha dato tanti consigli.

Sierra ha trovato in Trentin un riferimento da seguire e dal quale imparare
Sierra ha trovato in Trentin un riferimento da seguire e dal quale imparare
Quali?

Il più importante è di farsi voler bene dai compagni di squadra, di essere umile e con i piedi per terra. Per diventare un leader serve una grande empatia, il lato umano è molto importante. 

Come descriveresti le tue esperienza con i professionisti?

Bellissime. Trentin è davvero un maestro incredibile, ma ho imparato da tutti. Anche dagli avversari. Vedere come si muovono in corsa, capire cosa e come si mangia durante una gara, sono tante le chicche che porto con me.

Il giovane italiano ha vinto anche la sua prima gara da U23 al Tour de la Mirabelle (foto DirectVelo/Alexis Dancerelle)
Il giovane italiano ha vinto anche la sua prima gara da U23 al Tour de la Mirabelle (foto DirectVelo/Alexis Dancerelle)
Com’è stato tornare tra i grandi anche solo per un allenamento?

Bello. Alla fine non sono più nuovo, mi conoscono. Quindi l’approccio è più diretto, non c’è quella barriera da abbattere. Mi sono sentito più parte del gruppo. 

Non dimentichiamoci che sei al secondo anno da under 23, nel 2024 che passi senti di aver fatto?

Il miglioramento principale è stato sulla resistenza, che era il primo obiettivo sul quale il preparatore mi aveva detto di lavorare. Il salto tra juniores e under 23 è difficile, quindi serviva aumentare le mie qualità di resistenza. In un solo anno sento di aver fatto un bello step. 

Sierra guarda al 2025, stagione nella quale vuole confermarsi nelle gare più importanti riservate agli U23
Sierra guarda al 2025, stagione nella quale vuole confermarsi nelle gare più importanti riservate agli U23
Altro?

Mi sono concentrato molto sulle mie qualità naturali: strappi e volate. Non ho provato a migliorare altri aspetti, come in salita ad esempio. Sinceramente non mi aspettavo di andare così forte fin da subito. So che sembra scontato ma per descrivere il mio 2024 userei la parola “crescita”. Sono maturato molto, sia fisicamente che mentalmente. Sto per compiere 20 anni e ora mi sento pronto. 

Dal 2025 cosa ti aspetti?

Di massimizzare il lavoro per riuscire a vincere le corse più importanti tra gli under 23 e diventare un leader. Mi piacerebbe mettermi alla prova nelle classiche di categoria: Roubaix, Gand e Youngster Coaster Challenge. Del calendario ancora non so molto, spero di fare il Giro di Bretagna e il Giro Next Gen. Soprattutto quest’ultima può essere un ulteriore passo di crescita.