Pogacar è di parola: va via da solo e vince il Fiandre

02.04.2023
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La cosa peggiore è vedere avverarsi l’incubo che ti ha tolto il sonno per giorni. Van der Poel deve aver pensato questo quando per due volte consecutive ha visto Pogacar sferrare l’attacco sul Vecchio Qwaremont. E se nell’E3 Saxo Classic era riuscito a rintuzzarlo, questa volta la distanza si è fatta sentire e mentre lo sloveno prendeva il largo, l’olandese ha resistito alla tentazione di arrendersi, ma ugualmente ha dovuto chinare il capo.

Gli errori dello scorso anno sono dimenticati: doveva arrivare da solo e lo ha fatto
Gli errori dello scorso anno sono dimenticati: doveva arrivare da solo e lo ha fatto

Parola mantenuta

Pogacar ha fatto con grande naturalezza quello che aveva promesso. Il solo modo per vincere il Fiandre era arrivare da solo e così è stato. Il Qwaremont non è il Poggio, ma forse anche il Poggio dopo sei ore di saliscendi e la media pazzesca di oggi farebbe danni maggiori. E così, quando si è ritrovato da solo a spingere sull’undici in quegli interminabili 13 chilometri fino all’arrivo, Tadej ha smesso di pensare e ha finto di essere nella crono finale con cui al Tour del 2020 mise in croce Roglic. E Van der Poel ha subìto lo stesso destino, senza però andare a fondo del tutto.

«Non so se ho scritto la storia – sorride Pogacar con la solita disinvoltura – scrivo solo le mie gare e sono felice e grato di poter competere in tante corse diverse, come il Fiandre, il Tour de France, il Lombardia, la Liegi e anche la Sanremo. Oggi sono anche felice e orgoglioso di tutto il team. C’è stato un grande sforzo da parte di tutti e penso che abbiamo meritato la vittoria».

Qual è stato il segreto per vincere?

La prima cosa che ha fatto la differenza è stato avere le migliori gambe della gara. Sapevo di dover arrivare da solo al traguardo e questo in partenza era estremamente difficile. Ma sono stato fortunato ad avere una buona giornata, che penso mi godrò a lungo.

Hai fatto quello che avevi annunciato: quanto è stato difficile?

E’ stata una gara davvero dura dall’inizio alla fine. Con la squadra abbiamo giocato molto bene le nostre carte ed è riuscito tutto alla perfezione. Devo dire un enorme grazie a tutti. Sfortunatamente Wellens è caduto e si è rotto la clavicola, ma penso che alla fine sarebbe stato lì anche lui per aiutarmi. Tutti hanno fatto un lavoro perfetto a partire da Trentin e prima anche Bjerg, che mi ha lanciato in modo fantastico quando abbiamo deciso di fare la gara al primo passaggio sul Qwaremont.

Pogacar si è detto sereno perché Trentin nella fuga dava garanzie
Pogacar si è detto sereno perché Trentin nella fuga dava garanzie
Hai vinto il Lombardia e la Liegi, il Fiandre si può considerare una gara speciale?

Lo è sicuramente, probabilmente fra le corse di un giorno è la migliore gara al mondo. L’atmosfera sulle salite è incredibile, il percorso è davvero interessante e tutti i migliori avversari sono qui. E’ davvero una gara incredibile.

Due settimane fa, Van der Poel ti ha staccato sul Poggio, che cosa è cambiato nel frattempo?

Oggi avevo la stessa forma della Sanremo, ma questa è una gara completamente diversa. La Sanremo è perfetta per Mathieu, che è stato assolutamente il più forte. Il Poggio è uno sforzo di 6 minuti e lui ha spiccato il volo, poi in discesa ha messo in campo le sue abilità che sono totalmente diverse dalle mie. Oggi invece la corsa era più adatta a me, perché è più impegnativa e con più dislivello. Van der Poel volava anche oggi, non è che le carte in tavola siano cambiate totalmente, il risultato invece sì (ride, ndr).

Perché non vuoi provare la Roubaix?

Perché è totalmente diversa. L’ho fatta da junior e non riesco a immaginare quanto sia difficile farla da professionista. E’ un dolore, su quei sassi c’è una sofferenza totalmente diversa da questa. Io sono uno scalatore e anche se al Tour ho fatto bene nella tappa del pavé, c’erano soltanto undici settori, senza la Foresta di Arenberg.

Dopo l’arrivo Van der Poel ha detto che i primi della corsa sono tutti speciali, ma tu lo sei stato di più, perché hai vinto come avevi detto di voler fare. E ha detto che sei il solo che possa vincere i cinque Monumenti.

Non so se posso rispondere a questa domanda. Vedremo in futuro. Ripeto che sono davvero felice di poter di correre in tutte queste gare e di competere ai massimi livelli e sono grato al team che mi supporta anche in questo. Sono super felice di poter fare il Fiandre e il Tour nello stesso anno.

Ti sei mai preoccupato per quella fuga così numerosa davanti?

No, perché avevamo dentro Matteo Trentin, in ottima forma come a Sanremo. In quel gruppo c’erano degli ottimi corridori. Non ho molta esperienza di questa corsa, non sapevo se li avremmo ripresi e un certo punto sembrava che avessero buone possibilità. Ma io ero senza stress, grazie a Matteo.

Firma le maglie e poi si avvia verso il pulmino che lo porterà in aeroporto, con quella freschezza che fa sembrare tutto così naturale. Fuori lo aspetta Urska, nella serata di Oudenaarde il rock e la birra hanno volume identico: altissimo. Usciamo dalla conferenza stampa che sono le 19. Non ci resta che scrivere…

Due giorni al Fiandre: Pogacar getta la maschera

31.03.2023
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«Spero e penso che Michele abbia ragione – dice Baldato, riferendosi alle parole di Bartoli sulle chance di Pogacar al Fiandre – pensiamo tutti che dopo sei ore e mezza Tadej possa avere una maggiore resistenza alla fatica rispetto a Van der Poel e Van Aert. Le azioni della settimana scorsa alla E3 Saxo Classic sono state delle prove. Abbiamo capito che il Qwaremont è la salita più adatta a lui, quella in cui li può mettere in difficoltà. Invece quanto all’osservazione di Michele sui tanti scatti della Sanremo

«Ha ragione, anche io che ero a casa l’ho notato. Forse avrebbe potuto voltarsi una volta di più e si sarebbe accorto che Van der Poel stava rientrando a ruota di Van Aert senza fare fatica, ma quando sei lì e sai che hai solo quei 500 metri, tante volte ragionare non è facile. Oggi abbiamo fatto tre ore, due asciutte e una con la pioggia. E’ andata meglio dell’anno scorso quando trovammo la neve. Stiamo bene e abbiamo una bella squadra. Ma del resto non ho mai sentito Tadej Pogacar lamentarsi perché sta male».

Pogacar sembra molto a suo agio ed estremamente sereno parlando della sfida di domenica
Pogacar sembra molto a suo agio ed estremamente sereno parlando della sfida di domenica

Due giorni al Fiandre

Le cinque del pomeriggio a Waregem. Nell’hotel del UAE Team Emirates parla Tadej Pogacar, ma cominciare dal direttore sportivo che lo guiderà domenica al Giro delle Fiandre serve per avere il polso della situazione. Fuori piove, per tutto il giorno la temperatura è rimasta intorno ai 10 gradi, ma per domenica danno bel tempo.

Pogacar ha la consueta espressione serena e dalle sue parole traspare il gusto di esserci, che è alla base della passione di ogni professionista che venga quassù a sfidare queste stradette di sassi e fango, ma in lui si concretizza in un sorriso contagioso.

E’ vero che l’altro giorno hai fatto le prove?

Ho voluto capire cosa c’era ancora nelle gambe, sapendo che domenica quello sarà il punto in cui inizierà la fase decisiva della corsa. In più stamattina siamo andati a fare la ricognizione sul percorso ed è stato importante, perché non conosco ancora bene queste strade. Ne avevo bisogno per riprendere il feeling con questi posti. Negli ultimi giorni sono stato a Monaco. Avevo qualche appuntamento e ne ho approfittato per fare un paio di allenamenti duri. Ho cercato anche di recuperare prima di tornare quassù. Sarà importante ricordare i punti chiave, soprattutto quando Van Aert schiererà il suo squadrone e Van der Poel partirà all’attacco.

Le Colnago appena rientrate dalla ricognizione sono piuttosto sporche: ha iniziato a piovere
Le Colnago appena rientrate dalla ricognizione sono piuttosto sporche: ha iniziato a piovere
Che cosa rappresenterà il Qwaremont nel tuo Fiandre?

E’ la salita più lunga, quella in cui posso far valere le mie doti, quella con il pavé sino in cima. Il Paterberg invece è troppo corto per le mie caratteristiche. So che arrivare da solo sarà molto difficile, bisognerà trovare il momento giusto. L’anno scorso il mio grosso problema fu lo spreco di energie per recuperare le posizioni, ero sempre indietro. Quest’anno mi sembra di essere migliorato con l’esperienza e soprattutto dopo sei ore ci saranno gambe più stanche e meno stress.

E se non arrivassi da solo?

In un sprint con loro due, dovrei essere contento per la conquista del podio. Preferisco concentrarmi sull’ipotesi di essere il più forte sulle salite, per provare ad arrivare da solo, ma faccio fatica a dire dove si potrebbe provare.

Perché ti piace il Fiandre?

Per l’atmosfera, i tifosi a bordo strada, le strade spettacolari e il percorso interessante per me. Se il Tour è il primo obiettivo di stagione, il Fiandre potrebbe essere il secondo, anche se non mi piace fare classifiche. Diciamo che è uno dei più grandi. Il Belgio mi piace per questa atmosfera speciale…

Anche ai campioni capita di mettere piede a terra: una risata e si riparte…
Anche ai campioni capita di mettere piede a terra: una risata e si riparte…
Le statistiche dicono che soltanto Merckx e Bobet hanno vinto Tour e Fiandre.

Non lo sapevo, non conosco la storia del ciclismo e onestamente preferisco vivere il presente e pensare al futuro. Certi calcoli semmai li farò a fine carriera.

La Jumbo-Visma ha dominato in lungo e largo, come siete attrezzati voi?

Abbiamo una bella squadra, con Wellens e Trentin che sono in ottima forma. Probabilmente non si può fare un paragone, ma non credo che sarà facile dominare il Giro delle Fiandre. In ogni squadra c’è almeno un potenziale vincitore e non credo che tutti vorranno stare ad aspettare le mosse di pochi. Questo ciclismo è diventato bellissimo, ogni giorno fuochi d’artificio. Mi piacciono queste corse, vengo a farle perché è molto meglio che guardarle in televisione.

Qualcuno dice che essere più leggero di Van Aert e Van der Poel sia uno svantaggio.

Non sono tanto leggero, in realtà. Sono certamente più pesante di quando corro il Tour, due giorni fa ero a 67 chili. Ma la differenza in salita la fai con la potenza e se hai quella, vai forte a prescindere da quanto pesi.

La UAE Emirates parte con una bella squadra. Accanto a Pogacar, anche Wellens e Trentin (foto Instagram)
La UAE Emirates parte con una bella squadra. Accanto a Pogacar, anche Wellens e Trentin (foto Instagram)
Quei 16 chilometri dalla fine del Paterberg all’arrivo sono una condanna?

Sono lì per tutti, ma certo non sono pochi. Soprattutto dopo sei ore e mezza di corsa. Confido di avere le gambe migliori dopo una corsa così lunga. Non so se con Van der Poel e Van Aert possa nascere un’alleanza, ma fra i due mi capisco meglio con Mathieu. Non so perché, deve essere un fatto di affinità. Ma da qui a dire che saremo alleati…

Caro Bartoli, Pogacar può davvero vincere il Fiandre?

31.03.2023
5 min
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Anche all’interno della nostra redazione si scatenano le discussioni “da bar”. Che poi da bar mica tanto… Sono sempre analisi tecniche e ponderate (e guai se non lo fossero). E così tra chi diceva che Pogacar non avrebbe potuto vincere un Fiandre finché ci saranno di mezzo quei due bestioni di Van Aert e Van der Poel, e chi sosteneva il contrario, abbiamo deciso di mettere un giudice super partes, ma anche super preparato: Michele Bartoli.

Michele il Fiandre lo ha vinto nel 1996. I suoi numeri di allora sono assolutamente paragonabili a quelli di un Pogacar: 176 centimetri per 66 chili lo sloveno; 179 centimetri e 65 chili il toscano. Ma soprattutto Bartoli ha le capacità e le esperienze dirette per affrontare questo tema, che riguarda non solo il peso, ma anche i watt, la guida, la tattica…

Michele Bartoli (classe 1970) conquista il Giro delle Fiandre 1996. Il toscano era super magro
Michele Bartoli (classe 1970) conquista il Giro delle Fiandre 1996. Il toscano era super magro
Michele, partiamo con la domanda delle domande: Tadej Pogacar può vincere un Fiandre con Van Aert e VdP di mezzo?

Non sono mica tanto convinto che sia impossibile, anzi… Se guardiamo come è andata ad Harelbeke, Pogacar ha dimostrato di essere il più forte di tutti, specialmente sull’ultimo strappo e l’ultimo strappo del Fiandre è 60 chilometri dopo quello di Harelbeke. Io sono convinto che se si farà una corsa dura, Pogacar potrà vincere il Fiandre.

Però Tadej non ha la stessa potenza di quei due. Lui ha un ottimo rapporto peso/potenza, ma i muri sono troppo brevi perché questo rapporto sia più efficace della forza pura di quei due…

Questo è vero, ma non è solo questione di potenza pura o di rapporto peso/potenza: è questione di resistenza agli sforzi. E su questo aspetto Pogacar mi sembra più avanti di Van Aert e Van der Poel. Dopo il quarto o quinto sforzo massimale gli altri due perdono efficienza, Pogacar no. O comunque ne perde molta meno.

Lo scorso anno infatti se ci fossero stati solo 50 metri in più di Paterberg, Pogacar avrebbe vinto il Fiandre. VdP era oltre il limite. Non sarebbe rientrato…

Esatto e torna il discorso della resistenza. Se andiamo a rivedere le immagini, all’inizio del Paterberg a soffrire di più era Pogacar e non VdP. Poi ad un certo punto, e lo si nota chiaramente, la situazione s’inverte. In più lo scorso anno Van der Poel era al 100%, in giornata super… Se non dovesse esserlo di nuovo, le cose potrebbero andare diversamente.

L’altro giorno, ad Harlebeke, sul Paterberg sono passati a lungo sulla canalina laterale in cemento (e quindi liscia) e non sul pavè: questo ha agevolato l’affondo dello sloveno?

Il pavè in pianura può metterlo in difficoltà, ma sui muri non credo che possa essere decisivo. Alla fine, proprio per il discorso fatto sulla resistenza, se ti rimane più benzina nelle gambe, se hai più energia quella differenza si assottiglia e anche sul pavé uno come Pogacar può fare la differenza. Inoltre ricordo che gli sforzi dopo i 200 chilometri sono tutt’altra cosa rispetto a quelli sotto i 200.

Giro delle Fiandre 2022, sul Paterberg l’azione di Tadej Pogacar e Mathieu Van der Poel
Giro delle Fiandre 2022, sul Paterberg l’azione di Tadej Pogacar e Mathieu Van der Poel
Numeri alla mano, almeno su carta, tu avevi quasi lo stesso peso di Pogacar (65 chili tu, 66 lui): non credi che questo possa svantaggiarlo nei confronti di quei due? Oppure le soluzioni tecniche attuali, tra telai, ruote e coperture più larghe e più sgonfie lo agevolano?

In realtà io ero più leggero di quel peso! Ho vinto il Fiandre a 63 chili, quindi come vedete si può fare al netto delle soluzioni tecniche.

Messa così, Michele, allora Pogacar ha più chance di vincere un Fiandre che una Sanremo…

Per me sì. E’ davvero difficile fare la differenza sul Poggio. Casualmente dovrebbe trovare quei due entrambi in giornata no. Ed entrambi la vedo dura. Alle velocità con cui viene oggi affrontato il Poggio, in scia si sta bene. Per toglierli di ruota devi essere due gradini al sopra di loro. E due gradini al di sopra di Van Aert e Van der Poel è impossibile. Con gli altri ce la può anche fare, ma con loro due no. A meno che, ripeto, non li becchi entrambi con “una gamba su e una gamba giù”.

Abbiamo parlato di peso, di potenza, resta la guida. Van Aert e VdP ci sono cresciuti su quelle strade, Pogacar le ha scoperte dopo: quanto conta il feeling di guida?

Certamente è un valore importante, che resta e resterà per sempre. A parità di forza tra uno bravo e uno non bravo, il risultato è che quello bravo non si stacca. Ma Pogacar ha mostrato di trovarsi bene anche in quelle condizioni e soprattutto di trovarcisi bene anche sotto sforzo. E poi uno come lui anche se dovesse perdere un pizzico di terreno su un tratto in pavé ha talmente tanta forza e tanta resistenza che appena finisce rientrerebbe subito su asfalto.

Per contrastare i picchi di forza di Van Aert e Van der Poel, Pogacar dovrà fare corsa dura secondo Bartoli
Per contrastare i picchi di forza di Van Aert e Van der Poel, Pogacar dovrà fare corsa dura secondo Bartoli
Tatticamente invece cosa dovrebbe fare Pogacar?

Come ho detto: corsa dura. Se aspetta gli ultimi 20 chilometri (la sequenza Oude Kwaremont-Pateberg, ndr) è troppo tardi. Con due pesi massimi come loro si rischia di fare come ad Harelbeke.

La corsa dura taglia fuori tutti gli altri? E’ un discorso a tre?

Sì, con la corsa dura outsider e sorprese si eliminano. L’unica cosa che posso appuntare a Pogacar è quella di essere un po’ meno presuntuoso, o di essere più scaltro…

Cioè?

Quando attacca come ha fatto sul Poggio e non li stacca, non può fare altri 600-700 metri in quel modo con loro dietro pensando di toglierli di ruota. Non può pensare di staccarli. Se pensa così sbaglia, perché alla fine “s’impicca” anche lui. Invece ti rialzi, chiedi un cambio… Poi magari va allo stesso modo. Van der Poel attacca, ma di certo lo fa con meno efficienza e tu hai le gambe per provare ad inseguirlo

Pogacar va veloce, ma Gianetti controlla il gas

26.03.2023
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In questo scorcio di stagione, con 9 vittorie in 15 giorni di gara, nel bilancio di Tadej Pogacar ci sono anche il quarto posto della Sanremo e il terzo ad Harelbeke. La prossima fermata di questa sua rincorsa sarà il Giro delle Fiandre, seguito dalle classiche delle Ardenne e poi si potrebbe dire che la sua stagione non sarà ancora iniziata. La sfida del Tour sarà infatti ancora di là da venire e Pogacar ci arriverà passando per il Giro di Slovenia.

Alla Tirreno-Adriatico, parlando della sua squadra, Davide Formolo ha tirato fuori una delle sue perle di saggezza. Per cui, volendo esemplificare al massimo come funzioni la vita nel UAE Team Emirates, il veronese ha detto: «O vinci, o tiri!».

Osservando questo ruolino di marcia e constatando che la squadra ha 30 corridori, alcuni di gran nome, ci siamo chiesti se sia normale che in tutte le corse più grandi si faccia corsa per lo sloveno. Intendiamoci, Tadej è il primo a volere il suo posto sulla plancia di comando, ma dal punto di vista della gestione è davvero la cosa giusta?

Domenica scorsa, Gianetti e Pogacar si sono ritrovato al via del Trofeo Binda. Qui con loro Erica Magnaldi
Domenica scorsa, Gianetti e Pogacar si sono ritrovati insieme al via del Trofeo Binda

Ne abbiamo parlato con Mauro Gianetti, team principal della squadra degli Emirati, per farci raccontare il suo punto di vista in merito e capire se ci sia qualcuno che a volte dice basta o tiri il freno.

Guardi Pogacar in mezzo alla gente e ti stupisci che il numero uno al mondo sia così tranquillo e… semplice. E’ davvero così?

Come lo vedete. E’ un ragazzo sereno che corre, si impegna come un grande professionista, ma vive una vita normalissima con la sua fidanzata. E’ appassionato di bici e di ciclismo, per cui non perde l’occasione quando può seguire Urska, come al Trofeo Binda, e questa mi sembra una cosa bellissima.

E’ il segreto della sua forza mentale?

La sua forza è proprio la serenità, cioè il fatto di impegnarsi al 100 per cento lo lascia tranquillo, nel senso che più del massimo non si può fare ed è inutile rammaricarsi se a quel punto sfugge un risultato. Lo vedi che prende la vita con leggerezza e cerca di godere delle piccole cose, che è un aspetto importante.

Nove vittorie nei primi 15 giorni di gara. Pogacar ha iniziato alla grande il 2023
Nove vittorie nei primi 15 giorni di gara. Pogacar ha iniziato alla grande il 2023
Avete 30 corridori, però le corse importanti sono tutte sue spalle. Pensate mai a costruire un’aternativa?

Per fortuna di Pogacar ce n’è solo uno e l’abbiamo noi. E’ chiaro che avendo Tadej, è normale che sia così. Lui vuole correre con questa dimensione, però è chiaro che se non ci fosse lui, interpreteremmo le gare in maniera totalmente diversa. Però è Tadej Pogacar, questa è la vera verità.

Non pensate di doverlo gestire con più oculatezza?

Lui si diverte, però dite una cosa giusta. Dobbiamo comunque gestire la cosa con calma e tenere anche una visione sul lungo termine. Perché è chiaro che abbia delle grandi potenzialità, delle ambizioni grandissime, però sappiamo che è importante guardare oltre il presente. E quindi corre, va forte perché va forte e fa la stessa fatica di quello che arriva decimo o cinquantesimo. Perché tutti si impegnano al 100 per cento, ma lui è davanti. Ma secondo noi, corre il giusto: l’anno scorso ha fatto 54 giorni di gara

E3 Saxo Classic a Van Aert: primi morsi sul Fiandre

24.03.2023
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«A qualcuno potrò anche sembrare stupido, ma alla lunga imparo anche io». Con queste parole Wout Van Aert commenta a caldo la vittoria nella E3 Saxo Classic di Harelbeke, centrata allo sprint contro Van der Poel e Pogacar. Per una corsa così sarebbe valsa la pena pagare il biglietto, ma il ciclismo per fortuna ancora è gratuito e gli appassionati che anche oggi si sono ammassati numerosi sulle strade delle Fiandre hanno goduto di uno spettacolo straordinario.

Non è pari e patta con la Sanremo, ma intanto sulla strada del Fiandre per Van Aert piccola rivincita su VDP alla E3 Saxo Classic
Non è pari e patta con la Sanremo, ma intanto sulla strada del Fiandre per Van Aert piccola rivincita su VDP

Assalto a 80 dall’arrivo

La corsa l’ha accesa ovviamente Mathieu Van der Poel, che ha tratto ispirazione dal Taaienberg, come Boonen prima di lui. Mancavano 81 chilometri all’arrivo, quando il vincitore della Sanremo ha preso il largo, con il solo Van Aert agganciato alla ruota. Pogacar non c’era ancora, forse perché neppure lui si aspettava un simile affondo, ma è rientrato con Kragh Andersen, Asgreen e Mohoric. Il tempo che la testa si riformasse e hanno preso il largo ancora Mohoric con Andersen e Van Hooydonck. Si capiva che fosse una situazione interlocutoria e si è avuta conferma quando sull’Eikenberg Van der Poel è ripartito e li ha ripresi, portando con sé Van Aert e Pogacar.

Neanche a metterlo in dubbio, è Van der Poel a 81 chilometri dall’arrivo a rompere gli indugi nella E3 Saxo Classic
Neanche a metterlo in dubbio, è Van der Poel a 81 chilometri dall’arrivo a rompere gli indugi

La selezione finale a quel punto c’è stata per mano di Pogacar prima sul Paterberg e poi sull’Oude Kwaremont. Van der Poel lo ha seguito abbastanza agevolmente, invece Van Aert si è staccato e per due volte è rientrato stringendo i denti.

«Ero veramente al limite – racconta dopo l’arrivo – e volevo stare attento alla parte più ripida. Poi Tadej e Mathieu si sono guardati e io ho fatto di tutto per passare davanti. Ho avuto di nuovo un momento di difficoltà, ma sapevo che il tratto più difficile era alle spalle. E da quel momento in poi mi sono concentrato sullo sprint».

Meglio la volata lunga

Quando è stato chiaro che si sarebbe arrivati in volata, tre episodi hanno fatto capire che il finale non sarebbe stato troppo scontato. Il primo, uno sprint con risate successive sul Tiegemberg, dove Van Aert ha vinto 6.000 euro in articoli da bagno in un traguardo volante di cui Van der Poel e Pogacar erano all’oscuro. Il secondo, Van Aert che sull’ultima salitella ha provato ad allungare. Il terzo, Pogacar, che negli ultimi 4 chilometri ha provato per due volte a staccare gli altri.

Il primo episodio è stato per farsi una risata. Il secondo probabilmente non era un tentativo di attacco, ma un test per le gambe che hanno risposto assai bene. Il terzo episodio confermava invece che Pogacar era forte, ma non abbastanza per fare lo sprint contro gli altri due. E infatti nella volata finale, molto lunga e senza i rallentamenti che avrebbero agevolato Van der Poel, Van Aert si è tolto di ruota l’olandese, costretto a sedersi, e Pogacar che era già seduto. 

«Siamo partiti nello stesso momento – ha detto Van Aert riferendosi a Van der Poel – e ho capito subito di essere più forte, anche se l’arrivo era ancora molto lontano. Penso di essere scattato a circa 250 metri e anche il vento era a favore. Ho fatto volate brevi in passato e ora imparato che non sono a mio favore (ha riso con chiaro riferimento al mondiale di cross, ndr). Posso sembrare un idiota, ma sto cercando di imparare». 

Olio galeotto

Il tempo di registrare qualche perplessità sull’operazione di mettere olio sulla catena (sui social è stato pubblicato un screenshot del regolamento UCI che lo proibisce) e Van Aert si è affrettato a spiegare che credeva di avere un problema al cambio e per chiedere assistenza si è fatto sfilare in coda al terzetto, come prevede la norma. Poi si è cominciato a ragionare sul fatto che il Fiandre sarà un’altra storia, perché i 69 chilometri in più potrebbero essere sentenze inappellabili per chi, forse anche Van Aert, ha dato segni di fatica sui muri del finale. E potrebbero invece essere un vantaggio per chi in questo momento avesse più fondo nelle gambe.

«Questa è una vittoria importante per me – spiega Van Aert – mi piace vincere e le ultime settimane non sono state facili o come volevo. Ora va bene. Se questa vittoria dice qualcosa sul Fiandre? Sembra che io debba vincerlo per forza, quindi ci proverò. Oggi la situazione di gara non è stata come la volevamo. In parte a causa della sfortuna, non abbiamo potuto usare la nostra forza. Fortunatamente in finale avevo con me Nathan Van Hooydonck, mentre ho dimostrato che posso vincere nel corpo a corpo. E’ un bel podio, ma soprattutto perché nel mezzo ci sono io»

Enervit C2:1PRO, la nutrizione a prova di campioni

24.03.2023
3 min
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L’obiettivo è quello di ottimizzare l’efficienza energetica a supporto del miglioramento delle performance, soprattutto ad alte intensità. Dalla ricerca scientifica e dall’esperienza sul campo dell’Equipe Enervit, grazie anche alla collaborazione con UAE Team Emirates, Trek-Segafredo e la Federazione Ciclistica Italiana, nasce C2:1PRO.

Una linea innovativa di prodotti energetici dedicata agli atleti degli sport di endurance che massimizza l’apporto di carboidrati per unità di tempo. I prodotti vantano tre brevetti depositati e sono composti da: gelatina, gel, barrette, caramelle gommose e bevanda istantanea.

Uno collaborazione maturata al fianco dei campioni

Formula innovativa

La massima efficienza energetica, la tollerabilità, la praticità e la varietà di formati sono i punti di forza di questa linea, che è già diventata un vero e proprio punto di riferimento per gli atleti. Una piccola rivoluzione nell’integrazione in fase di sforzo prolungato che ha ricevuto consensi anche ad alti livelli.

Tutti i prodotti C2:1PRO sono a base di glucosio e fruttosio (post-idrolisi dei carboidrati) in rapporto 2:1. Le soluzioni con questo rapporto consentono di superare i 60 grammi di carboidrati all’ora, fino ad arrivare anche a 90 (+50%). Tutto questo ottimizzando le loro performance e minimizzando il rischio di stress intestinali.

Per i pro’ con i pro’

Per lo sviluppo di questi prodotti sono stati fondamentali i feedback dei nutrizionisti e dei corridori WorldTour che Enervit supporta, come Tadej Pogacar, molto attento e sensibile alla nutrizione.

«L’aspetto nutrizionale – ha detto Tadej – è importantissimo. Abbiamo obiettivi ambiziosi e la formula C2:1PRO ci aiuta a raggiungere i migliori risultati. Sono prodotti facili da digerire che consentono di massimizzare i carboidrati assorbiti, che è ciò di cui abbiamo bisogno in gara». 

«La gamma di prodotti C2:1PRO – ha aggiunto Gorka Prieto, nutrizionista di UAE Team Emirates – è il frutto di più di un anno di lavoro sul campo con l’Equipe Enervit e Tadej ci ha dato un feedback molto positivo. Superando le tre ore, si potrà assumere una quantità maggiore di 60 grammi di carboidrati per ora fino a superare i 90, utilizzando tutta la varietà di prodotti C2:1PRO».

Infine la campionessa Elisa Longo Borghini della Trek-Segafredo ha evidenziato: «E’ importante e necessario avere un alto apporto di carboidrati nei momenti in cui siamo full gas, senza problematiche a livello digestivo».

I pro’ hanno già iniziato ad usarli in gruppo e durante i propri allenamenti: nella foto, Giulio Ciccone
I pro’ hanno già iniziato ad usarli in gruppo e durante i propri allenamenti: nella foto, Giulio Ciccone

I prodotti

I prodotti sono cinque e si differenziano per formato e apporto. Si adattano a varie tipologie di assunzione e ricoprono al meglio anche l’esigenza a seconda della tipologia di sforzo. Per primo l’Isocarb: una miscela in polvere per bevanda istantanea a base di maltodestrine DE1 e fruttosio con vitamina B1. Carbo Gel a base di maltodestrine e fruttosio in rapporto 2:1 con vitamine del Gruppo B. Segue Carbo Jelly, una gelatina a base di carboidrati con vitamina B1. Carbo Bar, una barretta a base avena con glucosio/fruttosio e vitamina B1. Infine Carbo Chews, caramelle a base di maltodestrine con vitamina B1.

Enervit

La mossa di Trentin. La Sanremo da un’altra ottica

23.03.2023
4 min
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Milano-Sanremo 2023, salita del Poggio. Il gruppo è in fila indiana con Wellens che sta facendo un lavoro enorme per Pogacar. Intorno alla decima piazza c’è Matteo Trentin, anche lui della Uae. Intorno alla metà l’ex campione europeo molla improvvisamente e chi era dietro di lui perde l’attimo. Si crea una frattura nella fila, dietro si tergiversa, davanti si scappa via. Pochissimi secondi dopo, Wellens si fa da parte e Pogacar porta il suo attacco, secco, al quale solo Van Der Poel, Van Aert e Ganna riescono a rispondere.

L’esito finale è ormai parte della storia, ma quell’azione è rimasta impressa nella mente, quasi fosse studiata nei particolari, quasi sia stata fatta prendendo dei riferimenti ai bordi della strada. A mente fredda abbiamo provato a ripercorrere quei momenti cruciali con lo stesso Trentin, partendo dalla domanda più spontanea dopo aver visto quanto è successo: ha mollato di proposito?

Trentin nella discesa della Cipressa. Fino al Poggio la sua Sanremo era stata secondo i piani, poi il ruolo è cambiato
Trentin nella discesa della Cipressa. Fino al Poggio la sua Sanremo era stata secondo i piani, poi il ruolo è cambiato

«Sì e no – risponde Matteo – nei propositi e nella tattica che avevamo messo in preventivo dovevo essere un paio di posizioni più avanti, ma avete visto quanto si è andati veloci… Il record della scalata è stato battuto dopo una trentina d’anni e questo dice tutto. La nostra strategia era comunque quella di creare un buco a un certo punto della corsa, il fatto che sia avvenuto in contemporanea con il passaggio di testimone fra Tim e Tadej non era proprio voluto con quella precisione».

L’idea era di creare scompiglio dietro per lasciare Tadej a lottare con pochi?

Se possibile, ma va detto che proprio la velocità estrema ha messo in croce tutti. Quando ho mollato, gli altri hanno perso tempo perché non ne avevano davvero per chiudere il buco e saltarmi non era semplice a quel punto.

Wellens tira a tutta, Pogacar è dietro. La lunga fila si spaccherà per la mossa di Trentin
Wellens tira a tutta, Pogacar è dietro. La lunga fila si spaccherà per la mossa di Trentin
Quando avevate stabilito la tattica di gara?

Ne avevamo parlato nella riunione della sera prima, ma un conto è discutere le tattiche a tavolino, un altro è verificare come va la gara. Con loro comunque ci siamo parlati sia al mattino che durante la corsa. La tattica ha funzionato bene, se poi VDP ha vinto è stato tutto merito suo.

Tu che ruolo avevi?

Nei programmi io ero una seconda opzione viste le caratteristiche della corsa e la mia conoscenza approfondita del tracciato visto che tante volte mi ci alleno. Per questo avrei dovuto essere 2-3 posti più avanti, il problema è stato che quando Wellens è partito, io ero ancora dietro e recuperare non è stato facile, con quella velocità non potevo salire ancora la fila.

Il momento decisivo: il belga si fa da parte e Pogacar attacca. Solo in 3 reggono il suo passo
Il momento decisivo: il belga si fa da parte e Pogacar attacca. Solo in 3 reggono il suo passo
L’impressione è stata quasi che aveste preso dei riferimenti lungo la strada…

Non è proprio così, quello puoi farlo più nelle classiche belghe dove le strade sono strette, sempre le stesse e fissi alcuni punti specifici nella memoria per muoverti. Anche il Poggio dà dei riferimenti, la mossa mia e di Wellens non erano concordate nella loro contemporaneità, ma Tim sapeva che doveva farsi da parte in quel punto perché è il più duro, quello giusto dove Pogacar poteva scattare e fare la differenza.

Riguardando il tutto a mente fredda, quanta delusione c’è?

Tanta, ma mitigata dal fatto che errori non ne abbiamo commessi, abbiamo fatto tutto quel che si doveva fare, Tadej è scattato nel punto giusto, sono stati bravi gli altri a tenerlo e Mathieu Van Der Poel ha fatto davvero una gran cosa. Scattare in faccia a Pogacar e staccarlo oltretutto su un punto dove non era mai scattato nessuno, perché non così duro, significa davvero aver fatto un capolavoro.

Il corridore di Borgo Valsugana con Wellens. La loro tattica sul Poggio era stata perfetta
Il corridore di Borgo Valsugana con Wellens. La loro tattica sul Poggio era stata perfetta
Tu come esci dalla Sanremo?

Con la consapevolezza che sono arrivato alla Classicissima con una condizione ancora non ottimale. Fino alla Cipressa ero andato bene, ma il Poggio mi ha dimostrato che mancava ancora qualcosina e d’altronde l’inizio stagione non era stato molto fortunato. Ora però sono in recupero, manca solo qualcosa e spero che in questi giorni arrivi in vista delle classiche.

Che sono un po’ il tuo cavallo di battaglia proprio a cominciare dalla Gand-Wevelgem…

E’ una corsa che conosco bene, ma anche le altre. La squadra è pienamente in palla, andiamo con grandi ambizioni, poi come detto è la corsa che dà il verdetto inappellabile.

EDITORIALE / Guai a chi tocca la Sanremo

20.03.2023
5 min
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Non toccate la Sanremo (ma ridateci alla svelta la partenza da Milano). Si è detto per una vita che servisse un’altra salita nel finale per renderla più divertente, senza rendersi conto che bastava avere i corridori giusti. Forse non ci rendiamo tutti conto del grande ciclismo che stiamo vivendo e magari rileggere il finale della Classicissima può essere un’utile guida alla comprensione.

Sul Poggio si sono sfidati il corridore numero uno al mondo, re di due Tour de France e di due Lombardia. Il miglior cronoman del mondo, detentore del record dell’Ora e di quello mondiale dell’inseguimento individuale e a squadre. Il vincitore di due Giri delle Fiandre e di svariati mondiali di cross. Il vincitore di una Sanremo, di tappe al Tour, dell’ultima maglia verde, della Gand e dell’Amstel. Quale altra corsa nel calendario internazionale può fare un simile sfoggio di professionalità diverse e nobili?

La Sanremo vive per 200 chilometri in attesa degli ultimi 100: una costruzione necessaria
La Sanremo vive per 200 chilometri in attesa degli ultimi 100: una costruzione necessaria

La velocità di VDP

Quello che ha stupito è stato il modo in cui Van der Poel se l’è portata a casa. Pogacar infatti ha messo la squadra alla frusta sulla Cipressa. Si è detto che quel lavoro non abbia prodotto i risultati sperati: in realtà il ritmo del UAE Team Emirates ha ricordato a corridori come Pedersen, Mohoric, al giovane De Lie e al più esperto Sagan che cosa significhi arrivare al Poggio con le gambe stanche. Passare dal senso di forza e grandi sogni, all’improvviso blackout e le gambe dure.

A quel punto Pogacar ha piazzato due scatti, portando con sé soltanto Ganna, mentre alle sue spalle Van der Poel si è nascosto nella scia di Van Aert. E quando il Poggio finalmente spianava e tutti si aspettavano l’ennesimo attacco di Tadej, Mathieu ha piazzato il suo affondo. Un’accelerazione violentissima nel tratto in cui serviva calare il rapporto e fare velocità, nel momento in cui tutti gli altri, per stessa ammissione di Pogacar, erano ormai in rosso.

Il forcing sulla Cipressa del UAE Team Emirates (davanti c’è Ulissi) ha tagliato tante gambe
Il forcing sulla Cipressa del UAE Team Emirates (davanti c’è Ulissi) ha tagliato tante gambe

Già visto alla Tirreno

Si è parlato molto della condizione dell’olandese alla Tirreno-Adriatico e lui per primo ha raccontato il bisogno di andare più a fondo nella fatica per ritrovare la gamba giusta. E se questo è stato palese sulle salite, provate a riavvolgere il nastro e valutare con altro occhio le due volate tirate a Philipsen: quella di Foligno, ma soprattutto quella di San Benedetto.

Quel giorno Van der Poel ha sbrigato da solo la pratica che in un’altra squadra avrebbe richiesto almeno due uomini. Il suo lavoro è durato circa 700 metri, durante i quali è stato capace di una velocità che ha allungato il gruppo e servito a Philipsen lo sprint su un piatto d’argento. Da quel numero si poteva già capire parecchio: l’olandese è stato capace di sviluppare una velocità impossibile per gli altri. E sabato l’ha rifatto sul Poggio.

Ultima tappa della Tirreno: Van der Poel ha tirato per quasi 700 metri, Philipsen ha vinto: prove di Sanremo?
Ultima tappa della Tirreno: Van der Poel ha tirato per quasi 700 metri, Philipsen ha vinto: prove di Sanremo?

Van Aert riparte

Certo, uno così ti destabilizza. Pensi che sia alla frutta e ogni volta invece torna forte come sempre. Chissà che cosa possa averne pensato Van Aert, costretto a chinare il capo per l’ennesima volta. Ti aspetteresti che dopo la batosta subito ai mondiali di cross, sia sull’orlo di una crisi di nervi, invece le sue reazioni dopo la gara e il giorno successivo sono state nel segno di una grande tranquillità.

Ha riconosciuto il merito al rivale di sempre, poi si è concesso una domenica in famiglia (a proposito, sua moglie ha annunciato l’arrivo di un altro figlio che arriverà la prossima estate) e adesso si starà rimboccando le maniche per le sfide del Nord. Del resto, se sei consapevole di aver fatto il massimo, perché dovresti starci male se un altro ti batte? Sul momento ti rode, quello è il tuo rivale di sempre, ma dopo deve passare per forza.

Alfredo Martini, che ne avrebbe avuto da insegnare ancora per anni, era solito dire che il grande rammarico viene fuori se sai di essere arrivato alla gara senza aver fatto tutto quello che serviva.

Van Aert e Pogacar hanno dato il massimo: c’è poco da recriminare. Da entrambi, complimenti a Van der Poel
Van Aert e Pogacar hanno dato il massimo: c’è poco da recriminare. Da entrambi, complimenti a Van der Poel

La cicala e la formica

Bartoli l’ha spiegato benissimo: probabilmente Van Aert è più forte, ma Van der Poel è più vincente. L’uno non può vincere ciò che vince l’altro e viceversa. Van Aert è la formica: vince, lavora per la squadra e non perde un colpo. L’altro è la cicala: sembra che dorma e quando si sveglia è capace di capolavori. Per cui forse, al di là di approfondire se Van Aert abbia fatto bene o meno a usare il monocorona, in casa Jumbo Visma una riflessione potrebbero farla sull’impiego del gigante belga.

Se è vero che entrambi si sono presi un mese senza gare dopo il mondiale di cross, resta il fatto che alla Tirreno, Van Aert ha tirato tanto per Roglic, mentre Van der Poel ha avuto il tempo e l’occasione per mettere a punto la gamba. A Sanremo, Van Aert era stanco, Van der Poel aveva ancora riserva.

Pensando al 2022, il belga ha corso per 48 giorni, raccogliendo 4.565 punti UCI. L’olandese ha corso per 49 giorni, prendendone però appena 2.028. Questo perché Van Aert è sempre in prima linea, a vincere (9 vittorie), lavorare e piazzarsi: ricordate che lavorone e quante fughe fece al Tour vinto con Vingegaard? Mentre l’altro, furbo e sornione, fa il suo e quando serve, piazza la botta (5 vittorie 2022, con il Fiandre).

Resta da chiedersi semmai, con gente del genere in circolazione (aggiungendo anche Pidcock a Pogacar, Van der Poel, Van Aert e Ganna) se e quando in corse come la Sanremo ci sarà spazio per gli altri.

Due parole con Pogacar, aspettando le donne sul lago

19.03.2023
4 min
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Il numero uno al mondo, in jeans, felpa e scarpe da tennis si aggira per il raduno di partenza del Trofeo Binda. Per Tadej Pogacar si tratta ormai di una tappa obbligata, per seguire la sua compagna Urska Zigart che anche quest’anno corre con la Jayco-AlUla. Lo sloveno ha ancora mal di gambe dopo la Sanremo di ieri, ma appare straordinariamente rilassato. Se non lo conoscessi, lo prenderesti per uno dei tifosi che hanno raggiunto il Lago Maggiore qui a Maccagno. Bambini si accostano per fare una foto. E anche una signora a un certo punto si fa sotto e gli chiede di farsi fotografare con sua figlia, che fra poco correrà con la maglia della Top Girls Fassa Bortolo. Lei si vergogna, ma alla fine si avvicina. Tadej sorride e poi assieme ad Alex Carera si avvicina al pullman del UAE Team Adq per osservare le Colnago delle ragazze.

Ne approfittiamo per due parole, perché di più magari non ne concederebbe, visto che il giorno è di riposo e va anche bene. Ieri sul Poggio, Pogacar ha fatto un numero incredibile, con quel vento contrario e poi di lato. Ha tirato per tutto il finale della salita e poi, comprensibilmente, non ha più avuto gambe per inseguire Van der Poel, furbissimo nello scegliere l’attimo.

L’occasione per fargli due domande era troppo ghiotta, giusto due chiacchiere che vi raccontiamo
L’occasione per fargli due domande era troppo ghiotta, giusto due chiacchiere che vi raccontiamo
Tanto vento?

Parecchio, non è stata una passeggiata arrivare in cima. E non ci siamo fermati, non un rallentamento. Per questo lo scatto di Van der Poel è stato ancora più impressionante.

Mathieu ha detto che la Sanremo è per lui la gara più difficile da vincere.

Lo è anche per me. E’ la più facile da finire e la più difficile da vincere. E’ davvero lunga e per vincere hai bisogno di cogliere il momento giusto. Hai bisogno del giorno perfetto. Tutto deve essere fatto nel modo migliore e devi essere il più forte. Quindi sì, abbiamo visto ieri che anche per me è una delle gare più difficili da vincere. E ha vinto il più forte. Mathieu è stato meraviglioso, incredibile in salita, in discesa e fino al traguardo. Quindi sì, è stata una buona gara, ma non abbastanza.

Foto di gruppo con il UAE Team Adq, la squadra femminile degli Emirati
Foto di gruppo con il UAE Team Adq, la squadra femminile degli Emirati
La Cipressa non ha fatto male, il Poggio è l’unico punto in cui provare un attacco?

La squadra sulla Cipressa è stata impeccabile, difficile che si potesse fare di più. Il Poggio non è il solo posto in cui si possa provare, puoi attaccare ovunque, ma il maggior numero di possibilità ce l’hai sul Poggio, almeno per me. Forse nei prossimi anni proveremo tattiche diverse, ma vedrete che alla fine finiremo per concentrarci ugualmente sul Poggio.

Ti ha stupito, quando ti sei voltato, vedere Ganna invece di Van der Poel o Van Aert?

No, dico la verità. Sapevo che Ganna è forte e che era il leader per la Ineos. Restando lì con me, ha dimostrato di essere in super forma per le classiche. E in volata è stato fortissimo.

Pogacar con la sua felpa DMT si è presentato alla partenza del Trofeo Binda, per supportare la compagna Urska
Pogacar con la sua felpa DMT si è presentato alla partenza del Trofeo Binda, per supportare la compagna Urska
Hai fatto tutto il Poggio in testa, ti aspettavi un po’ di aiuto anche per inseguire Van der Poel?

Quando siamo arrivati in cima, speravo di avere un aiuto maggiore. Van Aert ha provato a fare la sua parte di lavoro. Io ho fatto del mio meglio, ma ero già fuori dalla mia zona rossa e più di così non potevo fare. Forse Filippo aveva gambe migliori di noi, ma alla fine avremmo dovuto impegnarci tutti e tre per avere la possibilità di riprendere Mathieu.

Oggi niente bici?

Oggi niente bici, solo divertimento. Domani un giretto ancora sul facile. E poi da martedì si comincia a lavorare per le classiche…