Viezzi fa la storia a Troyes, ora è caccia alla Coppa

20.11.2023
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Il viaggio di ritorno da Troyes si prolunga: dopo il lungo volo ci sono almeno due ore di macchina per raggiungere casa, ma nella mente di Stefano Viezzi è come se il buio della notte, intervallato dalle luci dei lampioni lungo la strada, non ci sia. Nella mente sfavilla ancora la gioia del successo, la sua prima tappa in Coppa del Mondo. Un successo azzurro che mancava nella categoria dal 28 dicembre 2004, per opera di Davide Malacarne. Viezzi, a quel tempo non era ancora nato…

Al mattino la voce è ancora assonnata e non potrebbe essere altrimenti, ma c’è la consapevolezza che è il mattino di un nuovo Viezzi, ora protagonista assoluto dello scenario internazionale: «Ho rivissuto varie volte la gara, me la sono rivista nella mente in tutti i suoi passaggi. Non era una prova facile, era la mia prima stagionale nelle condizioni classiche del ciclocross, quelle con il fango, dove si vince sì fisicamente, ma anche con la tecnica e soprattutto la strategia».

L’azzurro dietro il campione europeo Sparfel. Era fondamentale essere fra i primi sin dall’inizio (foto Uci)
L’azzurro dietro il campione europeo Sparfel. Era fondamentale essere fra i primi sin dall’inizio (foto Uci)
Pontoni nel giudizio sulla gara sottolineava come tu sia stato ligio alla tattica prevista alla vigilia…

Quello francese era un percorso infido, dove il minimo errore poteva costarti la gara. Inoltre richiedeva il massimo dell’attenzione in ogni singolo passaggio e col passare dei giri e l’aumento della stanchezza, il rischio di sbagliare aumentava.

Come hai costruito la tua vittoria?

Al primo giro avevamo stabilito con il cittì che sarei rimasto guardingo, ma dovevo partire bene perché dopo 300 metri c’era una contropendenza e se non eri nei primi 5-6 dovevi fermarti e scendere di bici. Ho studiato gli avversari e nel secondo giro ho alzato il ritmo per vedere se qualcuno mi seguiva, invece mi sono ritrovato da solo. Al penultimo giro ho visto che il campione panamericano David John Thompson (USA) era vicino, sotto i 10”, ma non ho mai realmente sofferto, nel finale anzi mi sono goduto la gioia del successo.

Viezzi fra lo staff azzurro dopo l’arrivo. Il successo ha riscattato l’europeo andato non come se lo aspettava (foto Uci)
Viezzi fra lo staff azzurro dopo l’arrivo. Il successo ha riscattato l’europeo andato non come se lo aspettava (foto Uci)
Questa era la tua seconda esperienza all’estero quest’anno, che idea ti sei fatto del livello generale?

E’ sicuramente molto alto perché c’è tanta concorrenza. Alcuni già li conoscevo dallo scorso anno, ma ci sono tanti che sono entrati nella categoria quest’anno che vanno già molto forte. Il livello è alto in molti Paesi, più che in altre categorie.

Ora questo successo cambia un po’ le tue prospettive, gli altri ti guarderanno come l’uomo da battere…

A me non cambia nulla nell’approccio alle gare, continuerò ad affrontarle gare come sempre, con grande attenzione per ogni singolo particolare perché questo è l’unico modo per emergere. Non guardo tanto agli avversari che ci sono, quanto ai singoli tracciati e a far bene quel che so fare.

Il podio finale con Viezzi fra l’americano Thompson e il francese Sparfel (foto Uci)
Il podio finale con Viezzi fra l’americano Thompson e il francese Sparfel (foto Uci)
Seguirai ora tutto il percorso della Coppa?

Vorrei tanto. Sicuramente sarò a Dublino e sarà un test importante, poi vedremo per le altre ma vorrei decisamente provare a tenermi questa maglia di leader perché rappresenta tanto. A dir la verità il calendario italiano non l’ho neanche più guardato, temo che non ci saranno molte occasioni per frequentarlo, campionato nazionale a parte.

La vittoria ti consente di partire davanti a tutti…

Già a Troyes avevo diritto alla prima fila, infatti sono riuscito a passare per 3° o 4° alla prima curva, ora però ho punti in più e sono più tranquillo. La stagione è lunga e poter essere davanti è un vantaggio notevole per le prossime gare. Io ci voglio provare…

Fra gli elite nuovo successo per Iserbyt: solo l’olandese Van Der Haar è rimasto sempre vicino
Fra gli elite nuovo successo per Iserbyt: solo l’olandese Van Der Haar è rimasto sempre vicino

Viezzi, ma non solo: parla Pontoni

A dare garanzie a Viezzi è lo stesso Pontoni, anche lui reduce da pochissime ore di sonno: «Ho già parlato con Amadio, seguiremo tutto il percorso di Coppa, perché Stefano merita di giocarsi le sue chance. Ma vorrei sottolineare che è tutta la categoria che sta facendo bene: Agostinacchio e Fantini stavano ampiamente nella top 10 quando un francese è andato addosso al primo che ha colpito il secondo. Risultato: rottura del cambio per Agostinacchio e bici rovinata anche per l’altro azzurro. Ma hanno dimostrato che le possibilità per emergere ci sono».

Stefano ha detto che la tattica giusta l’avevi suggerita tu…

Diciamo che ne abbiamo discusso prima della gara. La sua grande capacità è quella di leggere la corsa prima che si effettui. Dopo la ricognizione del sabato ne abbiamo parlato a lungo e anche dopo il giro domenicale ci siamo confrontati per trovare la tattica giusta. Gli avevo detto che c’erano tanti tratti dove a causa della pioggia del giorno prima e del fango c’era una sola traiettoria disponibile per non cadere, bisognava stare davanti. Lui ha saputo gestire il tutto in maniera precisa, non ho mai temuto per il risultato neanche quando l’americano si avvicinava.

Ancora una grande prestazione per la Casasola, quarta alla fine a 5″ dal podio. Prima la Alvarado
Ancora una grande prestazione per la Casasola, quarta alla fine a 5″ dal podio. Prima la Alvarado
Guardando la gara nel suo complesso, colpisce il fatto che belgi e olandesi siano indietro…

Non è un caso, se si guarda la top 10 c’è una grande diffusione geografica. In ambito giovanile sembra strano, ma i riferimenti sono altri: la Francia che sta facendo bene ormai da 5-6 anni, gli stessi americani, l’Ungheria che ha un paio di ragazzi fortissimi. Ma ci metto anche l’Italia soprattutto quando i primo anno saranno cresciuti un po’. Abbiamo tanti giovani emergenti e tutti avranno le loro occasioni. La vittoria di Stefano non è certo un caso.

Pontchateaux, Vanthourenhout bis. Viezzi 4° fra gli juniores

05.11.2023
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Michael Vanthourenhout ha colpito ancora al momento perfetto e ha conquistato nuovamente il campionato europeo di ciclocross, come già lo scorso anno a Namur. Con Van Aert e Van der Poel ancora fuori dai giochi, il belga ha approfittato della giornata negativa di Thibau Nys e degli errori commessi da Lars Van der Haar sul percorso scivoloso e fangoso. 

«Avevo buone gambe – ha detto Vanthourenhout – e ho dato il massimo dall’inizio alla fine. Finora la stagione non era stata buona, ma già nel Koppenbergcross mi ero sentito bene, pur non essendo riuscito a capitalizzarlo. Ma qui a Pontchateau c’era in ballo una maglia, sono venuto con fiducia e tutto ha funzionato alla perfezione. Oggi è stata la mia giornata. Ho avuto un ottimo feeling subito dopo la partenza e sono riuscito a prendere il comando abbastanza presto. Fortunatamente sono stato abbastanza forte da reggere fino alla fine».

Per Michael Vanthourenhout, 29 anni, doppietta europea dopo la vittoria del 2022 a Namur
Per Michael Vanthourenhout, 29 anni, doppietta europea dopo la vittoria del 2022 a Namur

Due azzurri al via

La gara, che vedeva al via 30 corridori con Ceolin e Bertolini unici azzurri, è stata accesa per i belgi prima da Laurens Sweeck, che è partito a cannone e poi si è fermato.

E mentre ci si chiedeva il perché di quella strategia, nel secondo giro ha attaccato il campione in carica. Nessuno poteva ancora immaginare che fosse l’attacco decisivo, probabilmente neanche lui.

«Pensavo che la sua prima metà gara fosse stata fantastica – ha detto suo cugino e allenatore della nazionale Sven Vanthourenhout – ma a dire il vero dubitavo anche che avrebbe resistito».

Stopper Iserbyt

Hanno provato a rispondere prima gli olandesi e poi i britannici, ma questa volta nel ruolo di stopper si sono ritrovati fra i piedi Iserbyt e Ronhaar. Così a metà gara ci ha provato l’olandese Lars Van der Haar, che sta attraversando un ottimo momento di forma. A quel punto tutti si aspettavano che entrasse in azione anche Thibau Nys, ma l’attesa è rimasta vana.

Van der Haar è diventato pericoloso nel quinto giro, quando Iserbyt ha forato, ma è stata una scivolata a impedirgli di rientrare sul fuggitivo, che invece ha disputato una gara impeccabile. Al settimo di otto giri, la prova si è praticamente conclusa quando Van der Haar ha avuto l’ennesima caduta.

Vanthourenhout ha così confermato il suo titolo, al secondo posto è arrivato il britannico Cameron Mason, terzo lo sfortunato Van der Haar.

U23, ancora Belgio

In questa domenica di fango e pioggia, il Belgio l’aveva già fatta da padrone fra gli under 23, su un percorso con molti colpi di scena, con passaggi fangosi che hanno costretto i corridori a superare ostacoli più insidiosi che impegnativi.

Belgi molto attesi e partiti infatti a ritmo forsennato, al pari di quello che avrebbero fatto in seguito gli elite. Il primo giro è parso una gara su strada, al punto che i primi cinque corridori al primo passaggio erano tutti belgi.

Quello che non ha fatto il percorso, lo hanno fatto gli errori. L’olandese Haverdings, forse il più atteso, al pari di Van der Haar ha messo insieme errori e rotture. E solo i francesi hanno provato a inseguire in modo organizzato quando in testa all’europeo under 23 si sono ritrovati Michels e Verstrynge, ma il loro margine si è rivelato troppo grande. Anche perché i due belgi in fuga sono compagni di squadra e non hanno avuto dubbi a collaborare sino in fondo. Solo nel finale si sono sfidati, con Michels che si è avvantaggiato approfittando di un problema meccanico del compagno ed è arrivato a braccia alzate. Il primo degli italiani è stato Filippo Agostinacchio, 15° a 3 minuti: 26 secondi meglio di Luca Paletti.

Bronzo azzurro sfiorato

Vittoria francese infine fra gli juniores, con la vittoria di Sparfel, 17 anni. Il francesino ha potuto approfittare del vantaggio preso relativamente presto, per festeggiare la sua vittoria nel sottobosco fangoso di Pontchateau. Il corridore dei Vosgi ha vinto davanti all’ungherese Zsombor Takacs, mentre al terzo posto si è piazzato un altro francese, Jules Simon.

Al quarto posto si è piazzato Stefano Viezzi, che ha lottato con Simon fino all’arrivo, vedendo sfumare il bronzo per l’inezia di un secondo. Fra i primi anche Mattia Agostinacchio, decimo a 1’14”.

Corridonia conferma: è Viezzi lo junior di riferimento

16.10.2023
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Se nelle categorie Elite il Giro d’Italia di ciclocross continua a proporre nomi sempre diversi, fra gli junior finora non c’è stata storia. Anche a Corridonia, dopo le due tappe nel Nord-Est nella gara allestita dal Bike Italia Tour con la collaborazione del Ciclo Club Corridonia e la supervisione dell’ASD Romano Scotti, Stefano Viezzi ha messo tutti d’accordo. Non può essere considerata una sorpresa, visto che già lo scorso anno il friulano era stato in nazionale e Pontoni aveva dimostrato di credere molto in lui soprattutto dopo i problemi riscontrati con i ragazzi del secondo anno.

Viezzi ha proseguito di slancio rispetto a quanto mostrato lo scorso anno ed è pronto a prendersi le sue soddisfazioni: «Finora ho affrontato tre gare davvero bellissime, organizzate alla perfezione. Volevo farmi trovare pronto per i primi appuntamenti dell’anno, tenevo a questa challenge e a questo punto la maglia rosa è diventata un obiettivo, infatti a novembre seguirò la seconda parte del circuito per difenderla».

Per Viezzi terza vittoria in tre gare al Giro, un inizio fulminante e promettente (foto Lisa Paletti)
Per Viezzi terza vittoria in tre gare al Giro, un inizio fulminante e promettente (foto Lisa Paletti)

Sulle orme della sorella

Stefano è un classe 2006 e non è approdato al ciclocross per caso: «Ho seguito le orme di mia sorella Elisa, di due anni più grande e che ora ha smesso. Ho iniziato proprio in base al suo esempio nelle gare promozionali e mi sono così divertito che ho continuato soprattutto nel ciclocross, la mia specialità preferita».

Preferita ma non la sola, perché Viezzi è uno che spazia molto, un vero ciclista multidisciplinare: «D’estate corro sia su strada che in mtb, ma quest’anno ho privilegiato la prima perché ho visto che ottenevo buoni risultati con il Team Tiepolo. Sono stato 3° di tappa al Giro del Veneto, ho ottenuto molti piazzamenti anche se non sono riuscito a vincere. Poi nel finale di stagione mi sono concentrato più sulla preparazione per il ciclocross».

Il friulano alterna d’estate mtb e strada, ma ora predilige quest’ultima (foto Instagram)
Il friulano alterna d’estate mtb e strada, ma ora predilige quest’ultima (foto Instagram)

Europei, una vera scommessa

Pontoni non ha fatto mistero di puntare molto su Viezzi, che ha visto crescere alla DP66 e già lo scorso anno ne ha fatto una colonna portante della nazionale. Il friulano guarda con grande curiosità alla sua stagione internazionale: «Sinceramente non so quale possa essere il mio livello, per questo non mi sono posto particolari obiettivi. Arriveremo agli europei senza un vero test, una prova di Coppa del mondo nella quale avere un primo approccio, ma il calendario è questo e bisogna adeguarsi».

A dispetto di quel che potrebbe sembrare, Viezzi è ripartito anche per rifarsi di una stagione di ciclocross che non lo aveva soddisfatto del tutto: «Era stata un’annata piena di alti e bassi, ci sono rimasto molto male ai mondiali dove ho avuto molta sfortuna, potevo piazzarmi bene. Diciamo che è un po’ questa la mia aspirazione, essere nelle prove titolate e migliorare i riferimenti dello scorso anno, quando ho avuto la possibilità di accumulare tanta esperienza».

Stefano agli europei dello scorso anno. Ora punta almeno a un posto fra i primi 10
Stefano agli europei dello scorso anno. Ora punta almeno a un posto fra i primi 10

Il gioco di squadra alla DP66

A Corridonia Viezzi ha colto la sua terza vittoria, in verità più sofferta rispetto alle due precedenti: «Non sono partito bene e mi sono ritrovato indietro. Il percorso marchigiano era infido, sembrava facile ma aveva tante curve in contropendenza dove una caduta era un rischio molto alto. Nel secondo giro ho recuperato e poi ho forzato ritrovandomi da solo ma sempre con un vantaggio molto risicato. Ho cercato di tenere per non farmi riprendere, sono stati bravissimi i miei compagni dietro che rompevano i cambi degli inseguitori, così ho ampliato il vantaggio e sono arrivato da solo».

Ora la stagione del ciclocross entrerà nel vivo, ma poi? «Poi credo che continuerò a incentrare la mia attività su strada, ho già definito l’ingaggio con un nuovo team che sarà annunciato a giorni. Voglio continuare a crescere anche lì, ho visto che come passista-scalatore vado piuttosto bene, con una speciale predilezione per le prove a cronometro, soprattutto nelle cronosquadre. Non si vive di solo ciclocross…».

La vittoria di Folcarelli in volata su Paletti e Cafueri, che gli vale la maglia rosa (foto Lisa Paletti)
La vittoria di Folcarelli in volata su Paletti e Cafueri, che gli vale la maglia rosa (foto Lisa Paletti)

Folcarelli e Borello riaprono i giochi

Nella prova maschile Elite di Corridonia l’assenza della maglia rosa Ceolin ha aperto le porte a una battaglia aperta per rientrare in gioco per la vittoria finale. Una battaglia risolta solo sul rettilineo finale a favore di Antonio Folcarelli, il laziale che torna così in auge e si candida anche per un posto in nazionale, davanti a Luca Paletti sempre più brillante dopo la lunga stagione su strada. Un po’ lo stesso discorso fra le donne, con Sara Casasola assente e vincitrice in contemporanea in Svizzera e la maglia rosa Lucia Bramati messa in minoranza dalla DP66 con Carlotta Borello prima allo sprint su Papo e Bramati stessa, ora con soli 3 punti di vantaggio in classifica. Si riparte il 12 novembre a Follonica, un mese a disposizione per ricaricare le batterie e cambiare le gerarchie.

Gestione degli juniores: Pontoni ha qualcosa da dire

23.11.2022
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Se da una parte gli europei di ciclocross di Namur avevano lasciato ottime impressioni per la selezione azzurra, con la perla dell’argento della Corvi, dall’altra qualche riflessione su quel che non ha funzionato ha riempito le giornate del cittì Daniele Pontoni. La debacle degli junior è stata sì una sorpresa, considerando le aspettative e i valori messi in luce dai ragazzi a inizio stagione, ma anche la conferma che qualcosa non va e Pontoni lo aveva segnalato anche prima degli europei.

E’ quindi importante analizzare la situazione in un momento di relativa stasi. La squadra nazionale non era presente alla tappa di Coppa del mondo a Overijse, il cittì ha dato seguito alle sue riflessioni in attesa di rimettere mano alla composizione del team azzurro per i prossimi appuntamenti.

«Bisogna guardare a quanto avvenuto con occhi esterni – afferma il friulano – senza essere troppo legati alle contingenze della gara. Allora capisco che la responsabilità è anche nostra, intendo della nostra generazione e ci metto dentro me per primo, tecnici, genitori. Siamo abituati a dare tutto ai nostri figli, senza lasciare loro la libertà di fare da soli, magari anche sbagliando».

Stefano Viezzi, soli 16 anni, è uno dei nuovi talenti su cui Pontoni conta per il 2023-24
Stefano Viezzi, soli 16 anni, è uno dei nuovi talenti su cui Pontoni conta per il 2023-24
E’ un pensiero legato solo all’attività sportiva?

No, concerne quella ma va al di là, è il frutto della nostra intera società. Noi tecnici prepariamo tutto nei minimi particolari proprio come fa un genitore, ma in certi casi dobbiamo fare un passo indietro, lasciare i ragazzi liberi di fare, di affrontare le situazioni mettendoci del loro, di essere più autosufficienti. I nostri ragazzi sono abituati a questa situazione e quindi non hanno quella “fame” che è necessaria per emergere.

Tu nel recente passato sei stato spesso severo con i ragazzi…

Le mie sono sempre state critiche costruttive, tese a capire che cosa funziona e cosa no. Il primo responsabile se un risultato non arriva sono io, questo sia chiaro, perché significa che qualcosa non ha funzionato. Prima degli europei mi ero reso conto che qualcosa non andava e lo avevo segnalato, anche in maniera forte, ma evidentemente non è bastato. Nel ritiro in Spagna avevo visto ragazzi impegnati, motivati, affamati, poi invece tutto è cambiato. Ho sentito i discorsi che venivano fatti nei giorni alla vigilia di Tabor e mi sono accorto che i ragazzi non avevano più i piedi ben piantati per terra.

Scappini, carattere esuberante, ha grandi potenzialità. Pontoni vuole che sia sfrontato anche in gara
Scappini, carattere esuberante, ha grandi potenzialità. Pontoni vuole che sia sfrontato anche in gara
Che cosa è successo in Repubblica Ceca e poi a Namur?

L’errore è stato sempre lo stesso: avevamo programmato di partire davanti, ma per farlo devi anche essere “cattivo”, farti rispettare, lavorare di gomiti sempre entro le regole. Invece la partenza è stata molle, salvo per Scappini che poi si è però perso. Ora si riazzera tutto: al ritiro di Jesolo porterò un numero ampio di ragazzi, vedremo se le cose cambiano. Quel che è certo è che nessuno è sicuro del posto.

Facciamo un passo indietro, al Pontoni corridore. Alla loro età eri un ragazzo il cui talento andava di pari passo con un carattere esuberante, spesso anche fuori dagli schemi, non facilmente gestibile. Avessi nel gruppo “quel” Pontoni che cosa diresti?

Magari averne… Sarei contentissimo di trovare un giovane che ha carattere, anche per tenermi testa nelle discussioni, nel dire come la pensa. Sono sempre stato convinto che anche le litigate rafforzino i rapporti. Io voglio veder tirare fuori la rabbia agonistica, metterci del proprio in gara, per questo dicono che sono abituati troppo bene. Ai ragazzi ho sempre detto che fuori gara devono avere un comportamento impeccabile perché rappresentano l’Italia, in gara devono stare sempre entro i confini del regolamento, ma devono anche farsi rispettare. Per entrare nella storia devi farla e lo fai con i risultati, non con Instagram…

Valentina Corvi sul podio europeo. Dietro di lei sta crescendo una bella generazione femminile
Valentina Corvi sul podio europeo. Dietro di lei sta crescendo una bella generazione femminile
Uno che sembrava ricalcare un po’ le tue orme è Scappini, parlandoci appare uno molto sicuro di sé, quasi guascone…

E’ vero, ma da un anno a questa parte qualcosa è cambiato. Prima andava dentro ai problemi, oggi la minima contrarietà lo sgonfia un po’, perde quella sua caratteristica che per me era un pregio. Le gare non si vincono solo quando si è al massimo della forma, bisogna anche far vedere all’avversario che sei pronto alla lotta, farti vedere forte a prescindere.

La situazione fra le pari età è più florida…

Indubbiamente e non solo perché abbiamo due stelle come la Corvi, che è tenace, silenziosa ma con dentro un carattere da leonessa in gara e la Venturelli, che ha un talento enorme e che vorrebbe sempre essere da 10, nello sport come a scuola, quando certe volte basta anche essere da 6 o 7. Sta crescendo una bellissima generazione e dovremo essere bravi a coltivarla come si deve. I ragazzi… Bè, rimarranno per me un cruccio che mi porterò fino a fine stagione, devo essere bravo io a trovare la strada per far esprimere il loro potenziale.