La Persico ora è pronta a fare le veci di Longo…

Persico: Brabante e Amstel, poi rotta sul Giro…

30.03.2026
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Silvia Persico è in Belgio, approcciato ieri con una In Flanders Fields (l’ex Gand-Wevelgem) vissuta soprattutto in aiuto di Eleonora Camilla Gasparrini. Ma ci è arrivata con le pile ricaricate, rinfrancata dalla vittoria al Giro dell’Appennino. In carriera la Persico di vittorie ne ha già conquistate, ha un palmarés di tutto rispetto, anche con medaglie mondiali, ma la sensazione è che quel successo sia figlio di qualcosa di cambiato.

Finora la Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5
Finora Silvia Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5
Finora la Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5
Finora Silvia Persico ha fatto 14 giorni di corsa con una vittoria e un paio di Top 5

Silvia risponde volentieri al telefono dal suo punto d’appoggio, in attesa delle prove più prestigiose, le Monumento dalle quali vuole ottenere qualcosa d’importante: «Essendo in Belgio bisogna sempre cercare di correre davanti e risparmiare il più possibile, pensando soprattutto all’incidenza del vento che è sempre un fattore».

Tu vieni dalla vittoria al Giro dell’Appennino che ha avuto un sapore particolare. E’ come se fosse un biglietto da visita proprio per arrivare alle classiche del Nord…

Dopo il blocco in altura che ho fatto seguente al UAE Tour, mi sono sempre sentita molto bene, anche se sono stata piuttosto sfortunata e i risultati non erano stati pari alle attese, perché alla Strade Bianche avevo delle ottime gambe, ma sono caduta e poi alla fine abbiamo sbagliato strada. Alla Sanremo sono contentissima per il terzo posto di Eleonora, ma mi aspettavo un po’ di più da me stessa e infatti il giorno dopo ho corso con tanta rabbia in corpo e forse si è visto…

Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Al fianco della Ferrand Prevot sullo strappo finale della Strade Bianche, contraddistinta dalla sfortuna
Durante l’inverno si era già parlato della convivenza con Elisa Longo Borghini, adesso Elisa ha detto che salterà la parte delle classiche delle Ardenne concentrandosi sulla Roubaix. Tu avrai più spazio, è come se potessi dire: Elisa, stai tranquilla, ci penso io…

Mi piacerebbe – ammette la Persico – per ora si sa che sarò al Brabante e all’Amstel. Freccia e Liegi non le faccio neanche io perché avrò bisogno di un periodo di stacco in vista del Giro. Mi piacerebbe puntare a far bene al Fiandre o comunque essere un buon supporto a Elisa per poi giocarmi le mie carte nelle altre corse.

Sono corse che ormai conosci, qual è quella che più si adatta alle tue caratteristiche?

Entrambe, ma dipende da come vorranno correre a livello di squadra, se dovrò fare qualcosa prima, lavorare per le altre. Io le ho cerchiate di rosso perché vorrei portare a casa qualcosa.

Con le compagne si è instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Con le compagne, Persico ha instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Con le compagne si è instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Con le compagne, Persico ha instaurato un ottimo feeling, Longo Borghini in testa
Tu sei una delle cicliste più versatili, visto il tuo passato e presente nel ciclocross e nel gravel. Sono doti che ti possono servire in questo tipo di gare, soprattutto in quelle dove c’è molto pavé?

Sì, soprattutto nello spendere meno energie a livello di guida, avere una guida un po’ più “light” aiuta a conservare energie importanti per la parte finale. A me piacciono molto quelle condizioni, magari fare un Fiandre sotto la pioggia mi darebbe un gusto particolare.

Torniamo al Giro dell’Appennino, che corsa è stata e come è arrivata la tua vittoria?

Abbiamo sempre cercato di stare davanti. Sul primo strappo c’è stata l’offensiva di Monica Trinca Colonel, ma sapevo che potevamo tenerla a bagnomaria, era un po’ il nostro piano, farla star fuori il più possibile fino alla seconda salita. Mentalmente e fisicamente stavo molto bene, quindi ho seguito Kim LeCourt Pienaar che è stata la prima che ha cercato di farla forte, poi ho provato anch’io. Siamo rimaste in un gruppetto con 3 ragazze della Visma che cercavano di partire una dopo l’altra e io a chiudere. La mia fortuna è stata che la salita è stata decisiva.

All'Appennino è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
All’Appennino la Persico è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
All'Appennino è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
All’Appennino la Persico è stata sempre in prima fila, qui con la Gery poi tra le battute allo sprint
Perché?

L’avevo provata il giorno prima della Sanremo perché eravamo in hotel lì a Genova. Ho visto che saliva, poi scendeva un po’, poi risaliva. Così quando è partita Celia Gery, sapevo che non mancava tantissimo alla vetta. La discesa era un po’ pericolosa, quindi cercavo di prendere anche qualche metro per stare più dietro. Sul piano si era messa malino, perché erano rientrate due della Visma, dovevo giocarla d’astuzia sapendo che la Gery era la più veloce con la Brand, quindi ho deciso di prendere la sua ruota per la volata fatta tutta di grinta.

La vostra dà l’impressione di essere una delle squadre che lavora più sulla strategia, magari anche cambiandola in corsa…

Sicuramente. Alla fine nel meeting pre-gara abbiamo sempre una/due leader e studiamo più tattiche. Elisa alla fine è sempre la finalizzatrice, ma stiamo cercando anche di girarci tra di noi proprio per avere sempre pronta almeno un’alternativa che semplifichi anche il lavoro della stessa Longo Borghini liberandola da troppe pressioni. Arriviamo da un buon momento di forma, in gara dopo il giro di boa cerchiamo di fare un check generale per sapere che cosa fare, se attuare la strategia concordata o aggiornarla.

Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Silvia Persico al Trofeo Binda, corso in copertura della compagna Swinkels poi vincitrice
Essere in una squadra dove magari nella stessa corsa ci siete come punte tu ed Elisa oppure tu ed Eleonora, è un vantaggio o uno svantaggio sulla base delle ambizioni personali?

Dipende un po’ come la si prende. Alla fine io sono una molto altruista, molte volte penso più alle mie compagne che a me stessa, ma credo che faccia parte anche del mio carattere. Quindi per me non c’è nessunissimo problema a lavorare, ovvio che mi piace prendere anche i miei spazi quando possibile, l’importante è che tra noi ragazze si è creato un rapporto che va anche oltre il ciclismo, quindi credo che ognuna di noi alla fine farebbe quello che faccio io.

Matrimonio Balsamo-Plebani: una reunion Valcar con Pollicini, Consonni, Arzeni, Guazzini, Alzini e Sanguineti

Arzeni, amico e avversario delle sue ex “figlie” della Valcar

20.03.2026
7 min
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Abbiamo proposto un piccolo gioco a Davide Arzeni: togliersi per un attimo i panni di diesse della Canyon//Sram zondacrypto e rimettersi quelli della bella Valcar-Travel & Services che fu, per rivedere a distanza di cinque anni come stanno le sue ex “figlie”.

Ne abbiamo scelte otto, quelle che sono state più rappresentative per una società forse unica nel suo genere, che è nata facendo ciclismo giovanile ed è arrivata fino allo status di team continental con una qualità, un potenziale e vittorie da WorldTour. E con “Capo” Arzeni ci siamo accorti una volta di più quanto un lustro nel ciclismo moderno equivalga ad una piccola era geologica. Sfruttando quindi un weekend di “riposo” del tecnico bergamasco, siccome non sarà in ammiraglia per la Sanremo Women perché farà tutta la campagna del Nord, siamo andati a sfogliare anche l’album dei ricordi per il nostro “prima ed ora”.

Alzini ha avuto una crescita graduale su strada dopo aver vinto tanto in pista. Per Arzeni può centrare qualche bel successo
Alzini ha avuto una crescita graduale su strada dopo aver vinto tanto in pista. Per Arzeni può centrare qualche bel successo
Alzini ha avuto una crescita graduale su strada dopo aver vinto tanto in pista. Per Arzeni può centrare qualche bel successo
Alzini ha avuto una crescita graduale su strada dopo aver vinto tanto in pista. Per Arzeni può centrare qualche bel successo
Iniziamo in rigoroso ordine alfabetico con Alzini. Ti aspettavi che fosse a questo livello?

Sono in ottimi rapporti con Martina che reputo un’atleta matura ed esperta. Ha fatto una crescita graduale, prima dedicandosi alla pista dove ha vinto tanto, tra cui due mondiali col quartetto, poi curando di più la strada. Bisogna riconoscere che la malasorte l’ha rallentata molto con diversi infortuni. Per me può ancora raccogliere tanto, specialmente se sarà più assecondata dalla fortuna.

Procediamo con Balsamo, non un’atleta qualunque per Davide Arzeni. Qual è il tuo primo pensiero?

Stiamo parlando della ragazza di cui sono stato testimone di nozze e suo coach fino a fine 2022 (foto in apertura, ndr). Ovvio che poi per conflitti di interessi non abbiamo più potuto lavorare assieme, ma siamo sempre in contatto. Con Elisa ho fatto un percorso lungo 7 anni che ha prodotto grandi risultati ed è culminato con la vittoria del mondiale nel 2021. L’anno successivo è passata alla attuale Lidl-Trek vivendo una grandissima stagione. Ci siamo tolti grandi soddisfazioni, poi dall’anno dopo ancora sono arrivati i problemi, anzi le sfortune.

Dopo tanti infortuni negli anni scorsi, Balsamo sta tornando sui suoi livelli. Arzeni ne è convinto
Dopo tanti infortuni negli anni scorsi, Balsamo sta tornando sui suoi livelli. Arzeni ne è convinto
Dopo tanti infortuni negli anni scorsi, Balsamo sta tornando sui suoi livelli. Arzeni ne è convinto
Dopo tanti infortuni negli anni scorsi, Balsamo sta tornando sui suoi livelli. Arzeni ne è convinto
Come sta veramente Balsamo?

Elisa è stata molto penalizzata da due brutte cadute, una nel 2023 e la seconda nel 2024. Avere due episodi simili non è semplice a livello psicofisico, specie quando stai recuperando dall’infortunio precedente e in un periodo nel quale il ciclismo femminile sta viaggiando fortissimo. Ci sono stati di mezzo anche i Giochi di Parigi che forse non le hanno consentito di recuperare con più calma. L’anno scorso ha avuto problemi di salute, ma so che sta tornando ai suoi standard e la vedremo presto nelle posizioni di vertice che le competono di più.

Terza nella lista per Arzeni c’è Marta Cavalli. Ti aspettavi che si ritirasse ancora giovane?

Innanzitutto devo dire che Marta in realtà l’ho vissuta poco, però è stata colei che ha regalato la prima grande vittoria alla Valcar col campionato italiano nel 2018. E ricordiamoci che lei ha fatto lì tutta la trafila giovanile. Poi negli anni ha trasformato le sue caratteristiche togliendosi grandi soddisfazioni come Amstel, Freccia Vallone e podio al Giro Women. Consideriamo che le ragazze passano da juniores a elite, quindi arrivano presto ad avere tanti anni nella categoria. Questo a volte può incidere in certe scelte, ma per Marta credo che purtroppo il brutto incidente al Tour Femmes 2022 l’abbia fortemente condizionata.

Continuiamo con Consonni. E’ in linea con le aspettative di Arzeni nei suoi confronti?

Anche Chiara la conosco benissimo, non solo perché siamo nella stessa squadra e sono il suo diesse. Fino a fine 2024 sono stato il suo preparatore e so quello che può dare ancora. L’oro olimpico di Parigi nella madison e gli altri titoli in pista sono risultati indiscutibili, tuttavia su strada deve trovare la sua vera dimensione.

Come mai non ci è ancora riuscita?

Come vi ha detto lei ieri, il suo 2025 nella Canyon non è stato facile come pensava, però le ho sempre detto che era stata la decisione giusta e lungimirante. Chiara è uscita dalla sua comfort zone ed ora è pronta a raccogliere i frutti. Ad esempio, non le manca nulla per battere Wiebes, che al momento resta la velocista più forte in circolazione.

Altro nome che potrebbe farti sobbalzare. Cosa ci dici su Gasparrini?

Eleonora è sempre stata un’atleta fortissima già da junior. Sto riscontrando che sta raggiungendo la propria maturità e purtroppo per me è una mia avversaria (dice ridendo, ndr). Ha già vinto belle corse, ma onestamente mi sarei aspettato che a questo punto della sua carriera avesse almeno una classica o una tappa più di prestigio. Per correttezza però devo anche dire che lei corre in una formazione dove ci sono degli equilibri molto importanti da rispettare. Lei è cresciuta con la filosofia Valcar, quindi è sempre pronta ad aiutare le compagne. E’ contenta di essere in UAE e sono certo che centrerà presto una grande corsa.

Siamo quasi in fondo con Guazzini. E’ forse quella che deve ancora raccogliere di più?

Vittoria è una fuoriclasse. Ho un ottimo rapporto con lei, alla Strade Bianche mentre risaliva le ammiraglie, mi ha bussato sul vetro della portiera per salutarmi. Anche lei corre in una squadra molto forte dove deve seguire certe regole e tattiche. L’oro olimpico assieme a Consonni, targato Valcar, mi ha fatto commuovere, ma la “Guazz” per caratteristiche potrebbe vincere molto di più su strada. E’ stata sfortunata con tante cadute, però è prontissima a cogliere un grandissimo successo.

Siamo arrivati a Persico. E’ stata forse la scoperta migliore di Arzeni?

Nel 2022, dopo la partenza di Balsamo, in Valcar abbiamo vissuto una stagione straordinaria e Silvia è diventata la leader sul campo. In quell’anno ha raccolto grandi risultati e prestazioni personali che forse non ci aspettavamo, anche se sapevo che era pronta. Anche lei è un’atleta esperta, che ha saputo ritagliarsi il ruolo non indifferente di gregaria di lusso di Longo Borghini. Silvia si trova bene con quei compiti di fiducia e i risultati della UAE lo dimostrano, basti guardare l’azione di Monte Nerone al Giro Women dell’anno scorso o la vittoria di Swinkels allo scorso Trofeo Binda. Forse Silvia ora vincerà di meno, ma ottiene successi con la squadra ed è sicuramente felice così.

Chiudiamo con Sanguineti, una ragazza per la quale stravedevi. E’ vero che hai cercato di portarla alla Canyon quest’anno?

Sono molto legato a Yaya (il soprannome di Ilaria, ndr). L’ho detto una marea di volte, alla Valcar quando girava lei, girava tutta la squadra. Quando a fine 2025 ho saputo che era senza contratto ho provato a chiamarla per capire se fosse interessata ad un ruolo di lead-out nel treno di Consonni. Loro due assieme sapevano come battere Wiebes, per dire. Yaya è la donna squadra per eccellenza e le sue compagne si trovavano a meraviglia con lei. Però anche lei pur avendo solo 31 anni aveva accumulato tredici stagione da elite/pro’ e probabilmente voleva fare una vita diversa, lontana dal ciclismo. Scelta comprensibile.

Sanguineti si è ritirata, ma è stata preziosa per Balsamo e altre compagne. Arzeni la voleva portare in Canyon per il treno della Consonni
Sanguineti si è ritirata, ma è stata preziosa per Balsamo e altre compagne. Arzeni la voleva portare in Canyon per il treno della Consonni
In questi ultimi cinque anni che idea ti sei fatto del movimento femminile?

Il ciclismo femminile è cambiato tantissimo. Sembra che sia passato un secolo da quando a fine 2022 abbiamo provato a proseguire con Valcar attraverso nuovi sponsor importanti. So che saremmo potuti essere un grande team WorldTour, però non c’è nostalgia o rammarico. Di quella Valcar composta da queste otto ragazze e tantissime altre che hanno dato tanto a noi, tra l’altro quasi tutte coetanee e per buona parte della stessa zona geografica, resta la bellezza di una storia irripetibile.

Trofeo Binda 2026, UAE Team ADQ, Karlijn Swinkels, Giorgia Bronzini

Trofeo Binda: La UAE dipinge, Swinkels firma l’opera. Borghesi quinta 

15.03.2026
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CITTIGLIO (VA) – Quando Silvia Persico, Elisa Longo Borghini e le altre compagne di squadra del UAE Team ADQ hanno visto pedalare Karlijn Swinkels in salita le hanno detto che quella di oggi sarebbe stata la sua giornata. Lei ha risposto «Potrebbe», ma loro le hanno detto di essere più convinta, di crederci fino in fondo. E così quando Silvia Persico ha allungato in un tratto di strada favorevole, Karlijn Swinkels l’ha seguita insieme a Eleonora Gasparrini, con alle loro spalle Anna Van Der Breggen, Mie Ottestad e Pfeiffer Georgi. 

Anna Van Der Breggen ha fatto il diavolo a quattro, muovendosi spesso e alzando il ritmo sull’ascesa finale. Solo Karlijn Swinkels ha tenuto la sua ruota con una facilità quasi disarmante. Una volta arrivate allo sprint non c’è stata storia e l’olandese dal UAE Team ADQ ha regolato la connazionale Van Der Breggen.

Gara dura

Questa mattina, alla partenza di Luino, un’aria gelida increspava le onde del Lago Maggiore e le montagne intorno erano spolverate di neve. Un clima da Nord, il freddo pungente e il vento hanno caratterizzato la gara delle juniores, vinta dalla campionessa italiana Matilde Rossignoli

Nella corsa riservata alle elite il tema è stato lo stesso, con il gruppo sempre compatto e che man mano si assottigliava. Non tanto una differenza di potenza, ma di resistenza e voglia di rimanere lì davanti a lottare

«Abbiamo fatto una bella gara – commenta in conferenza stampa la vincitrice Karlijn Swinkels – rendendola dura fin da subito. Era il nostro obiettivo, d’altronde siamo venute al Trofeo Binda con una formazione di scalatrici. Silvia e “Gaspar” (rispettivamente Persico e Gasparrini, ndr) hanno fatto un lavoro enorme, eccezionale». 

Sguardo a Nord

Karlijn Swinkels festeggia e parla, dice di sentirsi sempre meglio e di aver lavorato bene durante l’inverno anche grazie al supporto del team e delle compagne. Nella primavera del 2025 qualche problema fisico l’ha fermata, ma ora guarda alle Classiche con un sogno nel cassetto.

«Sono una che vorrebbe fare tutto alla perfezione – dice ancora – ma in questo sport è difficile che le cose vadano sempre bene. Ho imparato a restare tranquilla e fare tutto al meglio delle mie possibilità. La squadra aveva lavorato per me anche alla Omloop Nieuwsblad ma sono rimasta attardata a causa di una caduta, ma sapevo di avere una buona condizione.

«Se mi chiedete qual è la Classica dei sogni direi il Giro delle Fiandre è la corsa delle corse al Nord. Un’altra che mi piace è l’Amstel Gold Race, l’unica corsa WorldTour del calendario olandese».

Anna Van Der Breggen, SD Workx Pro Time, Silvia Persico UAE Team ADQ, Trofeo Binda 2026
Silvia Persico, alle spalle di Anna Van Der Breggen, oggi ha giocato un ruolo fondamentale, propiziando la fuga che si è poi giocata la corsa
Anna Van Der Breggen, SD Workx Pro Time, Silvia Persico UAE Team ADQ, Trofeo Binda 2026
Silvia Persico, alle spalle di Anna Van Der Breggen, oggi ha giocato un ruolo fondamentale, propiziando la fuga che si è poi giocata la corsa

Persico sorride

Alle spalle del gruppo che si è giocato il quarto posto, con lo sprint vinto da Blanka Vas c’erano Elisa Longo Borghini e Silvia Persico con le braccia al cielo e un sorriso così. Hanno vinto, la tattica è riuscita. Dietro al podio le due italiane continuano a scherzare e ridere, e anche quando Silvia Persico si mette a raccontare il sorriso non la abbandona mai. 

«Eravamo in una situazione di gara con tutte all’attacco – ci spiega infreddolita – ci ho provato anche io e ho portato via il gruppetto giusto. Abbiamo lavorato per Swinkels perché stava bene, ed è stata brava a finalizzare il tutto. Anche io mi sento bene, oggi è stato un buon segnale in vista delle Classiche. Longo Borghini sarà il nostro riferimento, ma ha le spalle coperte. In questo nuovo ruolo mi sento libera, serena e in vista di Sanremo e Nord è una buona notizia. Se ho un sogno per quest’anno? Vincere una classica, ma non dico quale».

Blanka Vas, SD Workx Letizia Borghesi, AG Insurance Soudal Team, Trofeo Binda 2026
Nello sprint per le posizioni di rincalzo spunta un’ottima Letizia Borghesi, quinta alle spalle di Blanka Vas
Blanka Vas, SD Workx Letizia Borghesi, AG Insurance Soudal Team, Trofeo Binda 2026
Nello sprint per le posizioni di rincalzo spunta un’ottima Letizia Borghesi, quinta alle spalle di Blanka Vas

Ancora Borghesi

La migliore delle italiane in questo Trofeo Binda è stata Letizia Borghesi, quinta, un altro piazzamento per l’atleta della AG Insurace-Soudal Team. Le lacrime di Siena hanno fatto spazio a un sorriso accennato, ancora non è arrivato il risultato grosso ma la strada è quella giusta. 

«Sono molto contenta di questo inizio di stagione – racconta con gli occhi che sorridono più del viso – anche se è un po’ frustrante perché i risultati non arrivano come avrei voluto. Oggi mi sono trovata leggermente indietro quando è andato via il gruppetto giusto. Però sento di continuare a migliorare, penso di non aver ancora dimostrato quello che posso fare davvero.

«Avere una squadra che crede tanto nelle mie possibilità mi dà molta motivazione, vorrei ripagarli per tutto questo supporto. Spero di poterlo fare nella settimana di Fiandre e Roubaix (dove l’anno scorso è arrivata seconda, ndr). Insieme al preparatore del team stiamo lavorando bene, in perfetto equilibrio tra quello che posso e voglio fare. A volte mi frena, ma per me è un bene avere qualcuno che mi dice di non esagerare. Le cose arrivano anche con calma».

Silvia Persico

Silvia Persico e gli obiettivi ambiziosi: per sé, per Elisa, per la squadra

21.01.2026
6 min
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Tra le grandi del nostro pedale incontrate quest’inverno non poteva mancare Silvia Persico. In realtà avremmo dovuto parlare con lei durante il nostro lungo raid in Spagna, ma il caso ha voluto che proprio mentre stavamo andando dalla UAE ADQ, la lombarda fosse già in volo di ritorno verso casa, costretta a interrompere il ritiro a causa di una fortissima influenza.

A volte è anche bello raccontare questi “dietro le quinte”, se non altro per far capire la quotidianità della vita delle atlete, spesso molto meno lineare di quanto si possa immaginare.

Oggi però Silvia Persico ci ha raccontato come stanno andando le cose a Benidorm, con il debutto stagionale che è davvero imminente. Mancano infatti meno di 72 ore all’inizio della sua stagione, che si aprirà sabato sulle strade maiorchine del Trofeo Marratxí-Felanitx (in apertura foto UAE-ADQ).

Silvia Persico
Silvia Persico (classe 1997) è alla quarta stagione con la UAE ADQ. Ha un contratto con questo team fino al 2028
Silvia Persico
Silvia Persico (classe 1997) è alla quarta stagione con la UAE ADQ. Ha un contratto con questo team fino al 2028
Silvia, partiamo proprio da quell’influenza del primo ritiro che ti ha un po’ rotto le uova nel paniere. Al netto di quell’inconveniente, che inverno è stato il tuo?

In generale è stato comunque un inverno abbastanza buono. Ho ricominciato dopo quasi un mese di stacco dall’ultima gara, iniziando con la palestra. All’inizio correvo anche un po’ a piedi, poi ho smesso e sono passata solo alla bici, con uscite molto blande e di poche ore, giusto per riprendere. Poi sono arrivata al primo training camp e lì ho perso un po’ di continuità, quella che serviva davvero, proprio per quel malanno. In questo secondo ritiro invece abbiamo lavorato tanto.

Sabato si inizia a correre. Cosa ti aspetti?

Esatto, si comincia con queste tre corse a Palma di Maiorca e poi andrò al UAE Tour Women. Vediamo come andrà, credo che inizialmente saranno soprattutto corse di rodaggio. Non sto male, ma neanche sono al top. Vedremo…

Qual è il resto del programma?

Ho già una traccia molto definita. Dopo l’UAE Tour Women andrò al Teide, quindi in altura, per preparare le classiche. Poi Strade Bianche e le altre gare italiane: Binda, Sanremo, Appennino e Trofeo Oro. Successivamente inizieranno le corse del Nord: Gand, Fiandre, Brabante e Amstel. Poi di nuovo altura per preparare il Giro d’Italia Women.

Quindi niente Vuelta per te?

No, niente Vuelta. Voglio preparare il Giro al meglio.

Silvia Persico ha chiuso il 2025 con la vittoria al Giro del Veneto Women
Giro del Veneto Women 2025, Silvia Persico vince
Silvia Persico ha chiuso il 2025 con la vittoria al Giro del Veneto Women
Visto questo programma così ampio, quali sono gli obiettivi? Qual è l’equilibrio tra il tuo spazio e quello di supporto a Elisa Longo Borghini?

L’obiettivo principale sarà comunque quello di essere di supporto ad Elisa. Detto questo, vorrei ritagliarmi anche qualche spazio mio. Magari non nelle gare in cui Elisa ha messo il cerchiolino rosso, ma in altre, anche di livello leggermente inferiore, oppure se Elisa non dovesse stare benissimo. Al momento non so ancora quale gara potrà essere quella giusta. Non credo sarà al UAE Tour, lì andremo chiaramente per Elisa, visto che è la vincitrice uscente. A me comunque piacerebbe arrivare in grande forma per il periodo delle classiche.

Hai cambiato qualcosa nella preparazione? Prima parlavi, ad esempio, della palestra…

La palestra l’ho sempre fatta. Quest’inverno però ho cercato di essere il più costante possibile, in generale su tutto il lavoro relativo alla forza, sia in bici sia a secco. Per il resto ho cambiato davvero poco, se non un leggero aumento delle ore totali di allenamento.

Il livello del ciclismo femminile sta crescendo molto e si va sempre più verso la specializzazione. Questo cosa richiede per te anche da un punto di vista fisico?

Io non mi sono mai vista come una vera scalatrice. Mi piacciono di più le classiche. Sicuramente essere magre è importante, ma secondo me oggi bisogna anche essere muscolose. Ogni anno bisogna spingere sempre più watt, quindi serve trovare il giusto equilibrio tra tonicità e massa. Personalmente credo di essere sulla buona strada.

Silvia Persico
Alcune compagne sono in Australia, altre sul Teide: in questi giorni a Benidorm, Persico e le altre della UAE ADQ uscivano a piccoli gruppi
Silvia Persico
Alcune compagne sono in Australia, altre sul Teide: in questi giorni a Benidorm, Persico e le altre della UAE ADQ uscivano a piccoli gruppi
A livello di bici hai cambiato qualcosa?

Assolutamente niente. Non ne avevo bisogno e non ho voluto cambiare nulla. Ogni anno si cerca di essere più aerodinamiche, ma alcuni interventi li avevo già fatti l’anno scorso. Avevo alzato il manubrio anche per un problema al ginocchio. Mi sono trovata bene e voglio dare continuità a questa posizione.

Con il gravel farai qualcosa? Ricordiamo che sei bronzo iridato in carica…

Sinceramente ancora non lo so. Essendoci i mondiali in Australia, non so se come nazionale si andrà. Molto dipenderà anche da come uscirò dalla seconda parte della stagione, visto che dopo il Giro Women dovrei fare anche il Tour de France Femmes.

Del UAE Team ADQ cosa ci dici?

Con il ritorno di Mavi García credo che ci siamo rinforzate ulteriormente. Federica Venturelli è molto giovane ma è fortissima e con grandi prospettive future. Aggiungerei anche Pauliena Rooijakkers: sarà molto duttile, utile come leader nei Grandi Giri e come supporto per Elisa nelle salite più lunghe. Siamo una squadra molto solida e, guardando anche le altre formazioni, credo che il livello generale si stia bilanciando. Il ciclomercato 2026 ha portato molte squadre a rinforzarsi. Questo è il quinto anno della squadra e l’obiettivo dichiarato è quello di vincere il ranking UCI.

Silvia Persico, Borghini
Persico non si definisce una scalatrice, eppure l’anno scorso fu determinante in salita al Giro per Longo Borghini
Silvia Persico, Borghini
Persico non si definisce una scalatrice, eppure l’anno scorso fu determinante in salita al Giro per Longo Borghini
Come i vostri colleghi uomini fanno da due anni a questa parte! Durante il ritiro abbiamo visto due strutture diverse ma con molte sinergie. E’ così?

Vero, sicuramente all’inizio non era così, ma anno dopo anno ci siamo allineati sempre di più. Credo che anche a livello dirigenziale oggi ci siano una sinergia ed un’energia diversa rispetto ai primi anni.

Guardando alle altre big, che sensazioni hai in vista dell’inizio di stagione?

Dall’Australia si è visto che la FDJ-Suez è partita molto forte, con Ally Wollaston, e credo che si faranno trovare pronte anche per le classiche italiane. Non so se Demi Vollering farà il UAE Tour, ma ha a disposizione una squadra molto forte, così come Kasia Niewiadoma. Per quanto riguarda Lotte Kopecky, immagino che dopo un anno un po’ complicato si voglia rilanciare. Tanto più che la sua SD Worx si è rinforzata parecchio.

In effetti hanno fatto un ottimo mercato…

Per me è molto interessante l’innesto di Valentina Cavallar, l’austriaca proveniente dall’Arkéa. Ha dimostrato di poter andare forte sulle salite lunghe, essendo anche molto magra. La FDJ-Suez resta comunque una squadra molto completa e l’arrivo di Franziska Koch per le classiche è un grande upgrade. Canyon-SRAM e Visma-Lease a Bike hanno cambiato poco, anche se Pauline Ferrand-Prévot fa sempre un po’ paura: basti pensare a com’era messa nelle classiche e a come è andata poi al Tour. Ha lavorato molto sul peso, insieme a nutrizionista e mental coach. Lei quando punta non sbaglia.

Giro del Veneto Women 2025, Silvia Persico vince

Persico, l’ultimo sguardo sul 2025 e poi dritta in spiaggia

24.10.2025
5 min
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E’ il tempo giusto per passare qualche giorno in spiaggia e Silvia Persico non si è fatta pregare. Vinto il Giro del Veneto quattro giorni dopo il bronzo al mondiale gravel, la bergamasca ha chiuso la valigia e rimandato tutti al primo ritiro. I 41 giorni di corsa del 2025, uno in meno dello scorso anno, sono stati anche straordinariamente complicati. Infortuni e ripartenze hanno reso tutto più difficile, per cui ora è il momento giusto per tirare il fiato.

Si fa uno strappo giusto per qualche domanda, ma si capisce dal tono di voce che il mondo delle corse si sta allontanando un po’ ogni giorno. Anche la testa ha bisogno di riprendersi, ragionando su altro.

«Sicuramente il 2024 e il 2025 – dice Silvia – sono stati due anni completamente differenti. In entrambi i casi una vittoria e diversi piazzamenti, però credo che quest’anno siamo cresciute sia personalmente che come squadra. Quindi tenderei a ritenerlo una stagione migliore».

Prima corsa di stagione con Elisa Longo Borghini al UAE Tour: prima e seconda, l’intesa ha funzionato bene sin da subito
Prima corsa di stagione con Elisa Longo Borghini al UAE Tour: prima e seconda, l’intesa ha funzionato bene sin da subito

Da una sfortuna all’altra

La vittoria nell’ultima corsa e il secondo posto al UAE Tour del debutto dietro la nuova leader Longo Borghini. Nel mezzo il quinto posto dell’Amstel e un giorno da eroe al Giro d’Italia Women con l’azione decisiva e non prevista sul Monte Petrano.

«Il quinto posto dell’Amstel – riflette – è arrivato con appena due settimane di allenamento. Un mese prima mi ero rotta una costola, quindi non avevo fatto grandi carichi. Per questo è stato un piazzamento che mi ha dato morale, perché da lì in avanti avrei avuto a disposizione maggio per fare le mie corse. Invece alla fine non se ne è fatto nulla. La settimana dopo l’Amstel, ho dovuto correre la Liegi e mi sono fratturata il capitello radiale. Perciò ho dovuto fermarmi ancora e non ho potuto correre le gare in cui avrei avuto un po’ più di libertà in Spagna e in Francia».

Amstel Gold Race 2025, Silvia Persico, Juliette Labous, Puck Pieterse
In azione all’Amstel con Labous e Pieterse: per Persico un quinto posto inatteso dopo la frattura della costola
Amstel Gold Race 2025, Silvia Persico, Juliette Labous, Puck Pieterse
In azione all’Amstel con Labous e Pieterse: per Persico un quinto posto inatteso dopo la frattura della costola

Il capolavoro del Nerone

La Liegi è stata un fuori programma in supporto di Elisa Longo Borghini, leader che ha portato un grande clima, ma ha le sue necessità. Per fare bene la Liegi, c’era bisogno anche di Persico, che però dopo una ventina di chilometri è caduta, finendo all’ospedale. Un brutto colpo, che Silvia si è scrollata di dosso al Giro Women, quando ha lanciato la Longo verso la maglia rosa. Di quel giorno, Giorgia Bronzini disse che se Persico avesse tenuto duro, avrebbe conquistato una classifica migliore

«Con l’arrivo di Elisa – conferma – sicuramente siamo cambiate tanto, siamo cresciute tanto. Si è creato un bel gruppo tra di noi, lavoriamo tutte per lo stesso obiettivo e abbiamo costruito davvero un legame molto forte che va oltre il ciclismo. Quello di Monte Nerone non era un attacco programmato, per cui quando ci siamo trovate lì, ho dato il tutto per tutto. E avendo dato proprio tutto, non avrei potuto tenere duro. Il mio obiettivo non era di fare classifica, quindi non ho pensato a salvarmi in qualche modo».

Giro d'Italia Women 2025, tappa di Monte Nerone, Silvia Persico, Elisa Longo Borghini
Il giorno di monte Nerone rimane uno dei più memorabili del Giro Women 2025: l’attacco di Persico e Longo Borghini decise la corsa
Giro d'Italia Women 2025, tappa di Monte Nerone, Silvia Persico, Elisa Longo Borghini
Il giorno di monte Nerone rimane uno dei più memorabili del Giro Women 2025: l’attacco di Persico e Longo Borghini decise la corsa

Il blackout di Kigali

Non altrettanto bene è andata ai mondiali del Rwanda. Questa volta, in modo del tutto inspiegabile, è stato come se il meccanismo perfetto si sia inceppato, impedendo alle azzurre di rendere come avrebbero voluto.

«Sinceramente – ragiona dalla spiaggia – è stata una gara un po’ strana. Io ho sofferto fin da subito, forse siamo arrivati un po’ tardi e non mi sono adattata tanto all’altura, che non avevo neanche fatto prima di andare là. Tutte le leader si sono guardate mentre io non ero nella mia giornata migliore e facevo una gran fatica. A parte questo, la prima nazionale di Velo mi è piaciuta. Noi ragazze ci conosciamo da tantissimi anni, lui ci ha dato molta fiducia ed è stato sempre molto presente, sia in Rwanda sia poi per gli europei.

Campionati del mondo Kigai 2025, Rwanda, Ruanda, Eleonora Gasparrini, Brodie Chapman, Silvia Persico
Gruppo UAE Adq dopo il mondiale di Kigali: con Persico e Gasparrini, l’australiana Brodie Chapman
Campionati del mondo Kigai 2025, Rwanda, Ruanda, Eleonora Gasparrini, Brodie Chapman, Silvia Persico
Gruppo UAE Adq dopo il mondiale di Kigali: con Persico e Gasparrini, l’australiana Brodie Chapman

La vittoria in extremis

Il Giro del Veneto tre giorni dopo il bronzo al mondiale gravel è stato la ciliegina sulla torta, il modo delle compagne di sdebitarsi per i tanti chilometri fatti da Silvia mordendo l’aria e tenendole al riparo nella sua scia.

«Vincere l’ultima corsa – sorride – è stato molto importante per me. Era una vittoria che cercavo da tempo, come soddisfazione personale. Prima della partenza del Giro del Veneto, stavamo guardando l’arrivo della tappa in Cina in cui ha vinto la nostra compagna Van Rooijen e intanto parlavo con Elisa e con Gaspa (Eleonora Gasparrini, ndr). Dicevo che fossi l’unica a non aver ancora vinto e così mi hanno detto che quel giorno sarebbe toccato a me. E così è stato, anche loro erano molto motivate. Quest’anno ho lavorato tanto per entrambe. E mi è piaciuto anche arrivare terza al mondiale gravel. E’ una disciplina che mi piace molto, purtroppo non posso praticarla tantissimo perché le gare su strada sono davvero tante. Però mi sono divertita, questo penso che si sia visto».

mondiale gravel 2025 donne, Lorena Wiebes, Marainne Vos, Silvia Persico, podio

A Maastricht Wiebes regina, ma sul podio c’è anche Persico

11.10.2025
8 min
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MAASTRICHT (Olanda) – Shirin van Anrooij passa sotto al triangolo rosso dell’ultimo chilometro con 10” di vantaggio. Sembra fatta. Resta uno “zampellotto” di 150 metri e poi lo sterrato, più che altro un ghiaino su fondo in cemento, che scende fino all’arrivo. Il problema per lei è che in quei 150 metri Lorena Wiebes e Marianne Vos volano. Fanno il diavolo a quattro e alla loro ruota, come un francobollo, c’è Silvia Persico.

Quattrocento metri, trecento… Shirin è lì. Duecento metri ancora avanti. Cento metri: la prendono e la saltano a velocità quadrupla. E’ la dura legge del ciclismo. Sul traguardo spesso è tutto o niente. Per “noi”, e quel “noi” sta per Silvia Persico, è bronzo. Per Lorena Wiebes è oro, per Marianne Vos argento. La povera Shirin Van Anrooij è niente. Finisce addirittura quinta, scavalcata dall’altra orange Yara Kastelijn.

Per il Limburgo del Sud è stata una vera cartolina pubblicitaria. La zona si presta ottimamente al gravel (foto SWpix)
Per il Limburgo del Sud è stata una vera cartolina pubblicitaria. La zona si presta ottimamente al gravel (foto SWpix)

Pontoni? L’aveva vista giusta

Il cielo è plumbeo nel Limburgo del Sud. Non piove. Ed già è una notizia. La corsa parte e la selezione, come aveva previsto Daniele Pontoni, non arriva da subito ma da dietro. Per quasi due terzi di gara le ragazze restano compatte. Un paio di volte si muove Vos e Persico la segue. Solo a un certo punto si crea un buco…

«Un buco di 4 secondi», racconta Pontoni. Siamo a circa 50 chilometri dall’arrivo e deve succedere qualcosa., qualcosa che non vediamo bene neanche dai monitor. All’improvviso davanti si ritrovano in cinque. Persico è nel gruppo dietro, a oltre 40 secondi. Il tira e molla va avanti a lungo. Le fuggitive restano lì, ma il buco non si chiude. «La situazione non era facile. Nelle feed zone successive fortunatamente il distacco è sceso e le ho detto di provarci. Ai -15, persa per persa, le ho detto di tirare e chiudere, e Silvia l’ha fatto».

«Questo podio non è una maglia iridata ma vale come un titolo – aggiunge Pontoni – l’ho detto anche ad Amadio. Oggi di più non si poteva fare. Le ragazze sono state brave. Ne avessi avuta qualcuna in più… Alla fine era una corsa su strada, e lo sapevamo. E le olandesi non hanno corso da nazionale, e sapevamo anche quello. Abbiamo giocato benissimo le nostre carte».

Scelte tecniche differenti

Mentre le ragazze salgono sul podio e Van Anrooij, seduta in disparte, si tiene la testa fra le mani – la delusione cocente è comprensibile – abbiamo modo di osservare le bici del podio. Quante scelte diverse.

In particolare la Colnago G4X di Persico montava gomme Continental tassellate da 40 millimetri, mentre Wiebes optava per pneumatici da 45 ma molto lisci. Una via di mezzo per Vos: posteriore da 42 millimetri liscio al centro e tassellato ai lati, e 45 tassellato all’anteriore. Manubrio da strada per Persico e Wiebes, manubrio da gravel per Vos. Monocorona per Wiebes (48 denti) e Vos (46 denti), doppia 50-34 per Persico, che racconta di aver usato più del previsto quel 34. Tutte e tre, invece, con pedali da strada: esattamente come aveva suggerito Pontoni. Il tecnico si era studiato alla grande questo mondiale, curando ogni particolare.

Il grande assente è stato il vento, dato forte alla vigilia ma quasi nullo in corsa. La media oraria di 33 all’ora conferma quanto il tracciato fosse scorrevole. Qui si stima che domani, nella prova maschile, gli uomini potranno arrivare a 42.

Coltelli che volano…

L’arrivo è posto in una zona ampia e periferica della splendida Maastricht. All’inizio non c’è molta gente, ma poi arriva il mondo. Quassù il ciclismo non tradisce mai. Gli olandesi si godono le imprese delle loro “orange”. Sono in netta superiorità numerica e anche in quanto a qualità non scherzano: Vos, Wiebes, Van Anrooij, ma anche Rooijakkers, Bredewold e tante altre.

Tuttavia lo spirito di squadra non è stato ideale, come ha sottolineato Van Anrooij dopo la gara, alquanto contrariata soprattutto con l’allungo di Kastelijn. Wiebes che ringrazia pubblicamente la compagna di squadra, ma non di nazionale, Kopecky. Vos che in mix zona, ma dice e non dice e si limita a commentare che allo sprint Wiebes era troppo più forte di lei. Il segreto di Pulcinella. Lorena è l’incubo delle velociste, figuriamoci di chi sprinter non lo è.

E il tecnico della nazionale olandese, Laurens Ten Dam che a Wielerflits ha detto: «Non dovevamo permettere che la situazione si riducesse a un problema di giochi di squadra. Mi dispiace per Van Anrooij, meritava lei il titolo per come ha condotto la gara. Capisco che 9 delle prime 12 sono tutte olandesi e tutte volevano vincere, ma non hanno corso come una vera squadra. Non hanno fatto domenica scorsa agli europei».

E un bronzo che brilla

Silvia, invece in mezzo a tutto questo tatticismo non si è fatta prendere dalla foga né dal panico. In zona mista la sua medaglia brilla come fosse oro, e quel mazzo di fiori si sposa benissimo con l’azzurro della maglia.

Silvia, per chi sono questi fiori?

Non lo so, per me! Non so neanche se li porterò sull’aereo stasera.

Come è andata? Un finale incredibile…

Ho dato tutto quello che avevo perché volevo davvero una medaglia. A circa 20 dall’arrivo ho chiesto un po’ di collaborazione perché le prime erano a 10-15 secondi. A quel punto ho chiuso io su Wiebes e Vos, poi sono tornate le altre e ha attaccato van Anrooij. Poi si è messa a tirare Julia Kopecký…

In effetti l’unica della Repubblica Ceca si è messa a tirare e guarda caso è compagna di club della Wiebes. Possiamo dire che le olandesi non hanno corso da squadra?

E per fortuna! Erano 26 al via, troppe. Noi in cinque e ho fatto quasi tutto da sola per stare davanti. Mi ha aiutato un po’ all’inizio Maria Giulia Confalonieri. Non abbiamo mai parlato in gruppo, ma nel finale era importante stare attente: dovevo solo rimanere a ruota. Nel finale hanno spinto in modo incredibile.

Ti abbiamo vista molto aggressiva in curva, “cattiva”. E’ così?

Le mie compagne mi dicono sempre che sono troppo buona, ma oggi, su questo tipo di terreno, un terreno sul quale mi trovo a mio agio, ho guidato bene. Insomma, dove potevo limare… ho limato.

Lo splendido bronzo di Silvia Persico, che è anche la medaglia numero 23 conquistata da Pontoni da quando è commissario tecnico
Lo splendido bronzo di Silvia Persico, che è anche la medaglia numero 23 conquistata da Pontoni da quando è commissario tecnico
Cosa è successo quando mancavano circa 50 chilometri all’arrivo e da gruppo pressoché compatto ti abbiamo vista nel gruppetto dietro?

Loro sono andate via. Hanno preso qualche secondo e poi nessuna voleva più collaborare. Ho provato un sacco di volte a rientrare, però alla fine nessuno voleva darmi una mano. Alla fine sono rientrata io sulle prime due, quando mancavano 15 chilometri.

L’altro momento chiave è stato il finale…

Nell’ultimo chilometro e mezzo si andava fortissimo, ma credo che van Anrooij fosse un po’ cotta, perché era fuori da tanto. Il timore di non chiudere c’era stato prima, quando davanti erano in cinque con dentro Wiebes e Vos. Nel finale, quando ho visto che dopo Kopecky che tirava è partita Kastelijn, ho detto: “E’ fatta”. E infatti…

In generale, Silvia, come stai?

Bene direi. Alla fine è stata una stagione lunga, sono molto stanca, non vedo l’ora di recuperare sinceramente. L’off-season è vicina. Prima però vediamo di vin… di fare bene mercoledì al Giro del Veneto Women.

Una Persico da monumento nel giorno di Monte Nerone

15.07.2025
6 min
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IMOLA – Quando Silvia Persico a pochi chilometri dalla fine si sposta sfinita lanciando Longo Borghini verso la leggenda dopo un lavoro mastodontico, più di una persona in cima a Monte Nerone anticipa ciò che esclama poi al traguardo Brodie Chapman: «Fatele una statua»!

Qualcun altro dice che metà della maglia rosa conquistata da Elisa sia della 27enne bergamasca, ma la verità è che forse tutte e sette le ragazze del UAE Team ADQ – anche Greta Marturano che ha dovuto abbandonare a causa di una rovinosa caduta nella seconda tappa e giustamente ricordata ad Imola da Longo Borghini mentre era vicino a lei – ne possono indossare una tutta loro.

Resta e resteranno negli occhi tuttavia l’azione che ha deciso il Giro Women e la prestazione condotta da Persico alle pendici della montagna marchigiana. Abbiamo raccolto tutte le sue impressioni di questi ultimi giorni sapendo perfettamente che ancora non ha realizzato ciò che ha fatto per la sua capitana e la sua squadra.

Persico si disseta sul traguardo di Monte Nerone. Chapman (dietro di lei) ha chiesto di farle una statua per il suo grande lavoro
Persico si disseta sul traguardo di Monte Nerone. Chapman (dietro di lei) ha chiesto di farle una statua per il suo grande lavoro
Silvia accontentiamo Chapman. Come vuoi la statua?

Macché dai, Brodie ha sempre la battuta pronta (sorride, ndr). Se proprio dobbiamo, allora bisogna farla ad ognuna di noi, anche Greta che però è sempre stata con noi appena uscita dall’ospedale. Abbiamo recitato tutte la nostra parte, ciò che abbiamo costruito negli scorsi mesi. Sabato sono stato il cosiddetto “final support” e si è visto di più, ma prima tutte le mie compagne hanno fatto la mia stessa fatica senza le telecamere addosso.

Avendo fatto quella strada per salire e scendere da Monte Nerone abbiamo visto meglio il punto in cui siete partite. Elisa ha detto di aver seguito l’istinto, ma tu ti sei fatta trovare pronta e con una grande gamba.

Sapete già che non era un attacco programmato, però non sapete un retroscena. Verso fine discesa ho chiamato in radio Erica (Magnaldi, ndr) dicendole di venire vicino ad Elisa a tirare perché io ero “un po’ cucinata” (sorride, ndr). Quando hai Elisa accanto, ti spingi a dare tutto e per questo sono davvero felice che sia la nostra leader.

La vittoria al Giro è la finalizzazione del grande feeling tra Longo Borghini, Persico e tutte le altre atlete della UAE
La vittoria al Giro è la finalizzazione del grande feeling tra Longo Borghini, Persico e tutte le altre atlete della UAE
Elisa in conferenza stampa ha detto anche che non hai voluto i cambi. Ci spieghi quei momenti?

Quando abbiamo allungato, lei mi ha incitato a tirare dritto senza preoccuparci se dietro si erano messe ad inseguirci. Elisa continuava a dirmi che dovevamo accumulare un po’ di secondi per prendere la salita con un buon margine, poi ad un certo punto mi dice di darmi il cambio, anche se dall’ammiraglia dicevano che doveva stare a ruota. Le ho risposto che avrei continuato a tirare, perché la radio per un attimo non ci ha più aggiornato sul vantaggio. Lì ho spinto alla morte, poi mi sono tolta quando non ne avevo veramente più ed i secondi continuavano a salire.

Cos’hai pensato?

Ho cercato di recuperare il prima possibile capendo veramente il distacco. Magari dietro stavano recuperando ed io avrei potuto fare da stopper. Invece quando le moto mi hanno passato, mi hanno informata del buon margine di Elisa e a quel punto ho pensato veramente ad arrivare al traguardo pianissimo.

Ti è dispiaciuto rinunciare alle tappe che erano più adatte a te, come ad esempio l’ultima?

No assolutamente, anche perché era già stato deciso in squadra prima di prendere il via da Bergamo. Alla partenza dell’ultima tappa il divario tra Elisa e Reusser era ancora molto corto, quindi bisognava restare unite e concentrate per la maglia rosa. Vi dico che sinceramente che io avrei sacrificato ogni singola tappa per vincere il Giro.

Meritati festeggiamenti a fine Giro per le atlete della UAE, qui col meccanico Guihard-Thébault (foto instagram)
Meritati festeggiamenti a fine Giro per le atlete della UAE, qui col meccanico Guihard-Thébault (foto instagram)
Questo Giro Women ha fatto scoprire qualcosa di inaspettato a Silvia Persico?

Direi di no dal punto di vista tecnico, invece sicuramente da quello mentale. Non avverto più quella pressione degli anni scorsi, dove ero capitana per tante gare anche meno adatte a me. Già dal UAE Tour ho vissuto tutto in maniera più serena, proprio perché Elisa è una ragazza che infonde tranquillità. La pressione l’abbiamo gestita bene…

In che modo?

Alla fine di tutto il lavoro fatto in ritiro, ci siamo dette che non potevamo farci ulteriori pressioni noi stesse. Ci siamo dette che era una gara di ciclismo, che dovevamo considerarla come tale. Il mio mantra infatti in questa settimana, che comunque è stata davvero impegnativa, è stato: «Enjoy».

Nel 2022 avevi fatto una grande stagione andando forte sia nelle classiche sia nei tre Grandi Giri, poi avevi deciso di puntare su successi parziali. Hai qualche consapevolezza in più per tornare a puntare su gare a tappe?

Il ciclismo femminile rispetto a tre anni fa è cambiato tantissimo. Il livello si è alzato in modo incredibile. All’epoca io andavo molto meno di adesso, però arrivavano i risultati facilmente, forse perché pesavo appena meno. Ora come ora, so che nelle gare lunghe preferisco puntare alle tappe o lavorare per la capitana come al Giro. Sicuramente preferisco le gare a tappe da 4-5 giorni per curare eventualmente le generale. Diciamo che quando sarò un po’ più matura come corridore, potrei pensare di ritornare a fare classifica.

Conoscendo Elisa siamo certi che ricambierà il favore alla prima occasione utile mettendosi al tuo servizio. Per caso vi è capitato di parlarne?

In realtà al campionato italiano di Darfo Boario Terme eravamo d’accordo su questo. Lei voleva fare la corsa per me, però io quel giorno non sono stata bene e gliel’ho detto subito. Non so quando correremo nuovamente assieme, bisogna vedere i rispettivi calendari, ma anch’io so già che vorrà lavorare per me. Non c’è fretta e onestamente al momento non è una necessità per me.

L’ultima vittoria di Persico è datata maggio 2024 a Morbihan. Vorrebbe ritrovare il successo entro fine stagione
L’ultima vittoria di Persico è datata maggio 2024 a Morbihan. Vorrebbe ritrovare il successo entro fine stagione
Secondo te il blocco italiano della UAE può essere decisivo in nazionale come è successo al Giro? D’altronde il percorso del mondiale è adatto a Longo Borghini e quello dell’europeo sorride a te.

Certamente tra noi italiane si è creato un grande feeling durante le classiche e questa vittoria lo ha rafforzato. Sappiamo che Elisa ama correre davanti, quindi anche in nazionale cercheresti di fare altrettanto. Non sappiamo però quali siano i piani del cittì Marco Velo e quanti posti ci saranno per il Rwanda ad esempio. Noi come gruppo siamo avvantaggiate, ma ci sono altre italiane che sono andate forte. Penso a Malcotti che ha fatto un grande Giro oppure Ciabocco, anche se lei è una U23, o anche la stessa Trinca Colonel.

Quali sono i programmi e gli obiettivo dal Giro in avanti?

Il primo obiettivo è quello di recuperare le energie psico-fisiche. Abbiamo festeggiato con la squadra ed aiuta già tanto per impostare la settimana di riposo. Non so se correrò il Tour Femmes, così come il Romandia, lo saprò nei prossimi giorni. Di sicuro dovrei fare il calendario delle classiche della seconda parte di stagione. Vorrei cercare di farmi trovare pronta per una eventuale convocazione azzurra, ma non vi nascondo che vorrei ritornare alla vittoria il prima possibile. Spero di riuscirci.

Longo e la UAE Adq fanno l’impresa e ribaltano il Giro

12.07.2025
7 min
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MONTE NERONE – Gli altoparlanti del traguardo sparano “Abracadabra” di Lady Gaga, la formula magica per eccellenza, mentre sul maxischermo del podio vanno in onda le immagini degli ultimi chilometri della tanto attesa settima tappa. Proprio in quegli attimi la magia viene confezionata da Longo Borghini, che grazie ad un lavoro magistrale di Persico, decide di ribaltare il Giro Women e andarsi a prendere la maglia rosa.

Il via odierno da Fermignano: poi 150 km verso Monte Nerone, la tappa più dura del Giro
Il via odierno da Fermignano: poi 150 km verso Monte Nerone, la tappa più dura del Giro

Scatta la trappola

A poco più di 20 chilometri dalla fine, in un tratto apparentemente facile in falsopiano, le due atlete della UAE Team ADQ allungano in maniera decisa portandosi dietro Lippert. Davanti a tutte in fuga c’è Van Anrooij, che per diverso tempo resta leader virtuale della generale. Nel gruppo inseguitore dove ci sono tutte le altre donne di classifica, Reusser e la sua Movistar non riescono a chiudere sulle contrattaccanti. Anzi, vanno in tilt perché non sanno più cosa fare per salvare la propria capitana.

Ai meno 11 finisce il lavoro di una encomiabile Persico. Lippert cede qualche metro dopo sotto l’incedere di una scatenata Longo. Che mangia secondi davanti a Van Anrooij e ne guadagna dietro su Reusser, nel frattempo rimasta isolata e in balia degli attacchi delle altre. Infatti Gigante rompe gli indugi dimostrando che in salita fa un altro sport rispetto a tutte. La australiana della AG Insurance Soudal riprende e supera Longo Borghini che intanto aveva raggiunto e staccato Van Anrooij. Gigante bissa il successo di Pianezze e Longo Borghini firma l’impresa sfilando la maglia rosa a Reusser, che chiude quarta. L’emozione di pubblico e atlete si avverte sulla pelle e forse tutti noi restiamo appassionati al ciclismo per giornate così.

Capolavoro tattico

Quello messo in atto da Persico e Longo Borghini è un’opera d’arte di tattica e coraggio con pochi eguali. Lo diciamo senza fare polemica e sapendo magari di trovare pareri contrari: se un capolavoro simile lo avesse realizzato un uomo probabilmente avremmo titoloni e se ne parlerebbe per tanto tempo. Invece il ciclismo in generale dovrebbe rendere maggior merito alle donne che compiono azioni del genere. Stravolgere il Giro in questo modo è una cosa che poteva fare solo una con la tempra di Longo Borghini.

«Ho fatto casino come sempre – racconta Elisa con addosso la maglia rosa, mentre fuori dal tendone la attendono la mamma Giudina e il nipote Cristian che domani compie 11 anni – non era una mossa pianificata, perché l’idea iniziale era di stare sulle ruote e fare un attacco secco a tre chilometri dalla fine. Però ci siamo trovate davanti alla fine della discesa e così ho detto a Silvia di tirare forte per iniziare l’ultima salita con un ventina di secondi di vantaggio».

Grazie alle compagne

Longo Borghini parla in autonomia come sempre, non c’è bisogno di imbeccarla più di tanto per ripensare a ciò che ha appena fatto.

«Devo questa giornata – confessa con grande emozione – alle mie compagne, perché abbiamo costruito questo Giro e questa sinergia di squadra con mesi e mesi di preparazione, di ritiri e di giornate storte su e giù per le Dolomiti. A volte abbiamo sognato e a volte ci siamo scoraggiate, ma non abbiamo mai mollato per l’obiettivo che avevamo in testa. Oggi lo abbiamo raggiunto. Domani a Imola sarà un’ultima tappa molto dura. Dobbiamo tenere la maglia rosa, sappiamo dove siamo, terremo i piedi ben saldi e cercheremo di difenderci col cuore».

Dopo aver visto sfilarsi Persico, Longo Borghini ha affrontato il Nerone a testa bassa e con tutto il cuore possibile
Dopo aver visto sfilarsi Persico, Longo Borghini ha affrontato il Nerone a testa bassa e con tutto il cuore possibile

Forza mentale

La differenza in bici la fanno le gambe, ma anche la testa con le proprie motivazioni. Stamattina avevamo visto una Longo Borghini serena, che compariva nel video alle spalle di Persico mentre la bergamasca era intervistata. Oppure il saluto e il sorriso che ci ha fatto dieci metri dopo la partenza.

«Oggi nella mia testa – prosegue – c’era l’intenzione di staccarle tutte. Sapevo che solo Gigante poteva venire a prendermi. Mi sono anche un po’ arrabbiata quando mi ha passato, ma non potevo farci nulla. Lei è stata molto più forte. Le faccio i miei più sinceri complimenti perché ha dimostrato di essere la scalatrice più forte in questo momento.

«Negli ultimi 4 chilometri mi sono concentrata solo su quello che avevo davanti. E poi, ripeto, continuavo a pensare che dovevo farlo per le mie compagne. Perché anche oggi hanno fatto avanti e indietro all’ammiraglia per portarmi da bere. Oppure a quanto hanno tirato ieri in una tappa che non è andata come volevamo o ancora alla tappa dei ventagli di Monselice».

Reusser in lacrime dopo aver perso la maglia rosa. Cerca di consolarla “Sebas” Unzue, manager Movistar
Reusser in lacrime dopo aver perso la maglia rosa. Cerca di consolarla “Sebas” Unzue, manager Movistar

Essere Longo Borghini

Indipendentemente da tutto, questa settima tappa del Giro Women ha toccato le corde di tutti e tutte. Reusser appena tagliata la linea d’arrivo si è seduta stravolta sotto il palco delle premiazioni, sfogando fatica e frustrazione in un pianto tanto nervoso quanto liberatorio, ricevendo l’affetto di colleghe, staff e pubblico. La svizzera della Movistar poteva cedere solo ad una persona come Longo Borghini.

«C’è gente – ci risponde Elisa – che dice che tutto parte con i sogni, mentre per me i sogni sono stupidate. Bisogna avere gambe, cervello, testa dura come marmo e crederci sempre, oltre ad una buona preparazione alle spalle. Altrimenti non si va da nessuna parte. Poi ci sono volte in cui devi seguire ciò che ti dice l’istinto, come oggi».

Ieri Reusser aveva detto di non aver contrattaccato Longo Borghini perché la radio non funzionava e non voleva chiudere sulla compagna Lippert. E se invece la ex maglia rosa stesse bluffando, coprendo una condizione in calo ed Elisa se ne fosse accorta? «Onestamente non lo so – risponde – però penso che Marlen sia un corridore di grande classe oltre ad essere una persona molto intelligente. Credo abbia fatto solo una mossa giusta, come avrei fatto anch’io».

«Vi ringrazio per tutta la considerazione che mi riservate – dice facendo riferimento alla visibilità che dovrebbe avere dopo oggi – ma non so mai cosa rispondere. Io provo grande stima nei confronti dei colleghi maschi e spero che loro provino la stessa stima per me. Sì, forse mi avrebbero dato più spazio se fossi un uomo, ma io sono Elisa Longo Borghini, donna e contenta di esserlo».

Sdrammatizzazione

Tutta l’essenza della 33enne di Ornavasso esce quando chiudiamo la conferenza. Ci ha fatto emozionare, ma se la conosciamo un po’ sappiamo anche che durante la scalata finale abbia fatto pensieri ironici. E ci ride sopra riavvolgendo il nastro della tappa.

«A 4 chilometri dal traguardo – chiude Longo Borghini – quando ero nel massimo sforzo, ho pensato che se mi avessero fatto il test del lattato, tanto caro a Slongo (sorride, ndr), la macchinetta sarebbe esplosa. Penso anche ai paesi attraversati: Piano, Pianello. Cioè, mi stavate prendendo in giro? Ma oggi vorrei ringraziare soprattutto quel tifoso che in salita mi ha urlato “Vai Elisona”. Sono letteralmente scoppiata a ridere».

Come si fa a non tifare per una come Longo Borghini, che se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Intanto oggi si inventata l’impresa al Giro e domani a Imola correrà per confermarla. Il suo vantaggio su Marlen Reusser è ora di 22 secondi.

“Longo” e il Giro da difendere: consapevolezza e pochi proclami

05.07.2025
6 min
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BERGAMO – Il clima esterno va in contrapposizione a quello della UAE Team ADQ alla vigilia del Giro d’Italia Women. Fuori dal Radisson Blu di Chorus Life si boccheggia per l’afa, dentro alla sala meeting, dove la formazione emiratina ha organizzato la propria conferenza stampa, si avverte il fresco non solo della climatizzazione, ma dello spirito di squadra.

L’occasione è quella dell’annuncio del rinnovo della sponsorizzazione fino al 2029 ed anche quella per tastare il polso delle atlete. Al tavolo si alternano dirigenti prima e ragazze dopo. Yana Seel, Head of Business e Communications della squadra, introduce la presidentessa Melissa Moncada e Anas Jawdat Albarguthi, il direttore operativo del gruppo ADQ. I due vertici societari sono chiaramente felici della crescita del team e una parte di questa crescita passerà per forza dalla Corsa Rosa femminile. Di pressioni non ce ne sono, il prolungamento di questi giorni ne è la testimonianza, però è normale che si voglia fare centro al Giro con la detentrice.

Yana Seel (Head of Business e Communication), la presidente Melissa Moncada e Anas Jawdat Albarguthi (direttore operativo di ADQ)
Yana Seel (Head of Business e Communication), la presidente Melissa Moncada e Anas Jawdat Albarguthi (direttore operativo di ADQ)

Piedi per terra

E’ il turno delle atlete per focalizzarci sul Giro Women. Mancano Gasparrini e Chapman ed assieme a Longo Borghini si siedono Silvia Persico, Erica Magnaldi, Greta Marturano e Alena Amialiusik. Sono tutte serene e piacevolmente sorprese della numerosa presenza alla conferenza. Normale che Longo Borghini sia la più richiesta prima e dopo, soprattutto perché si ripresenta al via con la riconfermatissima maglia tricolore.

«Dopo il campionato italiano – racconta Elisa – che è stato anche un successo di squadra, ho solo pensato di venire al Giro per fare una buona prestazione. Non sono una persona che fa grandi proclami. Posso solo dire che sono in un’ottima condizione di forma e che cercherò di fare il mio meglio, poi vedremo come finirà ad Imola».

«L’avvicinamento – prosegue – è stato molto simile a quello del 2024, ma la vera differenza è che l’anno scorso avevo corso il Giro di Svizzera prima dell’italiano, mentre quest’anno ho preferito restare in altura fino a poco prima della crono tricolore per preparare meglio il Giro».

Longo Borghini è il faro della UAE, ma sa che le sue compagne sono preziose per ogni risultato (foto @facepeeters)
Longo Borghini è il faro della UAE, ma sa che le sue compagne sono preziose per ogni risultato (foto @facepeeters)

Probabilità ed imprevisti

Una corsa a tappe può essere come il percorso di un “monopoli”. Per vincere bisogna sapere affrontare tutte le situazioni ed una risorsa straordinaria di Longo Borghini è proprio quella di avere sempre la risposta in corsa o anche quando si prova ad uscire dagli schemi classici di qualche domanda.

«Sulle percentuali – dice Elisa – di essere in rosa già dal primo giorno o l’ultimo non saprei cosa dirvi. E’ vero che un anno fa ho portato la maglia rosa dalla prima all’ultima tappa, però è qualcosa di quasi impossibile. Ripeto, a me piace stare con i piedi per terra ed essere realista. Sarà molto difficile vincere la cronometro perché c’è un altissimo livello. Come squadra cercheremo di fare il nostro meglio per difenderci e per attaccare».

Per sua stessa ammissione, in passato Elisa aveva sempre dovuto fare i conti con la “giornata no” che le aveva precluso la conquista del Giro. Il trionfo dell’anno scorso le ha dato una consapevolezza in più, qualora ce ne fosse stato bisogno per un’atleta del suo livello.

«E’ vero – risponde chiudendo con un pizzico di ironia – normalmente negli anni scorsi ho sempre avuto un giorno di crisi. Quest’anno abbiamo cercato di fare un adattamento al caldo facendo saune e quant’altro. Poi cosa posso dirvi? Che chiaramente non arrivi il giorno di crisi».

Rispetto al 2024 quando aveva corso lo Svizzera prima degli italiani, quest’anno Longo Borghini ha preferito restare in altura (foto @facepeeters)
Rispetto al 2024 quando aveva corso lo Svizzera prima degli italiani, quest’anno Longo Borghini ha preferito restare in altura (foto @facepeeters)

Punti chiave

Il disegno del Giro Women 2025 ricalca a grandi linee quello della edizione precedente. Forse con una punta di difficoltà maggiore. Longo Borghini sa quali possono essere i punti chiave.

«La tappa – analizza Elisa – che tutti si aspettano possa essere decisiva sarà quella di Monte Nerone, che è anche quella più scontata. La salita l’abbiamo vista su VeloViewer e sembra molto impegnativa. E’ esposta molto al sole e anche al vento. E sappiamo che quando si va in salita non è piacevole correre in queste condizioni. Penso che per me sarà una salita da gestire bene.

«Credo però che già l’arrivo a Pianezze alla quarta tappa – prosegue – possa dare un accenno di quello che potrebbe essere la classifica generale. Attenzione anche alla sesta tappa, quella che passa per San Marino, che per quanto mi riguarda non è da sottovalutare. Poi bisogna tenere conto anche della cronometro iniziale. Una prova contro il tempo in un giro a tappe di 8 giorni incide tanto. Ha fatto la differenza in passato. L’anno scorso a me ha dato un vantaggio che è risultato impossibile da colmare per le avversarie. Secondo me può delineare o indirizzare in qualche modo la classifica generale anche quest’anno».

Avversarie. Reusser è il primo nome fatto da Longo Borghini, che tuttavia terrà d’occhio anche altre atlete
Avversarie. Reusser è il primo nome fatto da Longo Borghini, che tuttavia terrà d’occhio anche altre atlete

Ricordi e rivali

Fra poco Longo Borghini e compagne saliranno sul palco del Giro Women per la team presentation e domani a quest’ora avrà già un’indicazione di che cosa l’aspetterà tra gara e rivali.

«Dell’anno scorso – riavvolge il nastro per un attimo – ricordo bene gli ultimi cento metri dell’arrivo a L’Aquila. E’ stata una grande emozione ed anche un grande thriller. L’ho sempre detto che a me piacciono le cose che diventano un po’ elettrizzanti».

La concorrenza quest’anno sarà ancora più alta ed Elisa non si scompone, anzi tutt’altro. «Tra le rivali dico Reusser, ma non è l’unica. Personalmente sono molto contenta che ci sia un’avversaria in più come Van der Breggen e di quel calibro. Labous e Muzic partono entrambe alla pari, però credo che chi andrà più forte diventerà la capitana. Sicuramente le controlleremo entrambe perché non si può fare partire né una né l’altra. Noi siamo pronte.

E scommesse pazze per la vittoria ne sono state fatte? «Non sono a livello di mio marito Jacopo – conclude Elisa ridendo – che si è rasato a zero per la rosa di Pedersen! Non ci abbiamo pensato, ma se dovessimo vincere, prendiamo i biglietti per andare a vedere tutte assieme il primo concerto disponibile dei Pinguini Tattici Nucleari».

Persico, Magnaldi, Marturano e Amialiusik sono motivate ad aiutare Longo Borghini a rivincere il Giro Women
Persico, Magnaldi, Marturano e Amialiusik sono motivate ad aiutare Longo Borghini a rivincere il Giro Women

Tutte per una, una per tutte

Elisa Longo Borghini è il faro della squadra, ma lei sa perfettamente che non si vince senza la squadra. Lei lo ha sempre riconosciuto in ogni formazione in cui è stata e le sue compagne di club gliene rendevano merito. La compattezza di un gruppo si forma da queste fondamenta, non si scappa.

«Sicuramente avere Elisa con noi – dice Magnaldici ha dato una spinta in più. C’è tanto affiatamento in squadra, grazie ad un’ottima preparazione tutte assieme. Siamo tutte molto motivate per fare un gran lavoro per Elisa e di portare a casa un successo di squadra. Questo, ne sono certa, ci spingerà ad andare oltre i nostri limiti».

Persico e Amialiusik, rispettivamente bergamasca di nascita e di adozione, sono ulteriormente emozionate di partire da casa. Per Silvia, che ha un paio di tappe adatte a lei, gli obiettivi personali eventualmente si prefiggeranno giorno dopo giorno. Mentre Marturano individua in Movistar e SD-Worx Protime le formazioni più agguerrite sapendo di essere in una squadra ben attrezzata per rispondere a tutte.