Il casco è il primo elemento che ci viene in mente quando pensiamo alla sicurezza in bicicletta. Unire a questo tema delle ottime caratteristiche tecniche è fondamentale,rh+ con il suo casco Compact c’è riuscita. E’ un prodotto che prende ispirazione dalle forme e dal design dell’automotive.
Questo casco offre un eccellente flusso di aria: sia all’interno, per la miglior ventilazione, sia esternamente per ottimizzare l’aerodinamica del ciclista. In più ha una calzata ottimale grazie alla forma compatta e al sistema di regolazione taglia.
Il casco Compact offre un’eccezionale aerodinamica, unita ad un ottimo ricambio d’aria internoIl casco Compact offre un’eccezionale aerodinamica, unita ad un ottimo ricambio d’aria interno
La costruzione
Per realizzare il casco Compact viene utilizzata la tecnologia In-Moulding, si tratta di un sistema di co-stampaggio che conferisce al casco una grande leggerezza. Allo stesso tempo, però, la resistenza agli urti è estremamente elevata. Questo processo permette di stampare la calotta esterna in policarbonato termoformato, mentre la calotta interna è in EPS.
rh+ aggiunge il Lower Ring Protection: ovvero un anello, sempre realizzato in policarbonato co-stampato, che offre una migliore resistenza meccanica in caso di impatti. Il casco, grazie a questo sistema, è inoltre meno soggetto ad abrasioni.
La calotta esterna è costruita con policarbonato termoformato: leggero e resistenteQuesto casco offre la massima regolazione del sistema di fissaggioLa calotta esterna è costruita con policarbonato termoformato: leggero e resistenteQuesto casco offre la massima regolazione del sistema di fissaggio
Componenti ed accessori
Il casco Compact ha un divider laterale che offre una massima e dettagliata regolazione del sistema di fissaggio. E’ di facile utilizzo, basterà spostarlo verso l’alto o verso il basso e poi chiudere la fibbia. Come detto all’inizio, garantire la sicurezza è fondamentale per un casco. A proposito di questo rh+ ha inserito nella parte posteriore degli adesivi rifrangenti, per aumentare la visibilità anche in condizioni di luminosità ridotta.
Compact è venduto con una borsa porta casco realizzata in microfibra. In più è presente un’imbottitura anallergica realizzata con tessuto Fire Dry: removibile e lavabile. Prezzo d’acquisto: 84,90 euro.
La sicurezza è uno dei temi che tiene e deve tenere sempre banco quando si parla di ciclismo. Sulle strade di tutti i giorni, chi pedala, deve rendersi visibile e per fare questo bisogna montare sulla propria bici le luci. Sigma propone la Buster 1100, dotata di un fascio luminoso di 165 metri, garantito da 1100 lumen.
I led sono protetti dagli schizzi d’acqua e dalla sporcizia con il sistema IPX4I led sono protetti dagli schizzi d’acqua e dalla sporcizia con il sistema IPX4
6 modalità diverse
La luce Sigma 1100 offre ben sei modalità di illuminazione: high, mid, low ed eco sono quelle fisse. Poi ci sono anche due modalità ad intermittenza: night flashing e day flashing. La durata della batteria va dalle 2 ore, al massimo della potenza, fino alle 50 ore nella modalità day flashing.
Grazie alla nuova interfaccia USB-C, la luce Buster 1100 si può ricaricare rapidamente, sono necessarie solo 3 ore per l’intero processo di ricarica. Le lenti doppie e i LED twin offrono ai ciclisti che utilizzano questo prodotto una maggiore luminosità in un design unico.
Premendo rapidamente sul tasto dell’accensione si può visualizzare lo stato della batteriaPremendo rapidamente sul tasto dell’accensione si può visualizzare lo stato della batteria
I dettagli
Per montare la Buster 1100 sulla bici, è incluso nella confezione un supporto a vite regolabile in 3D, dotato di sgancio rapido. Sigma ha curato anche la visibilità laterale, il logo, infatti, funge da light guide in modo che i ciclisti siano maggiormente visibili in ogni situazione.
I led sono protetti dagli schizzi d’acqua e dalla sporcizia con il sistema IPX4, la Buster 1100 è dotata anche di una funzione di memorizzazione delle modalità utilizzate. Se si preme brevemente il tasto di accensione verrà visualizzato lo stato della batteria. Nel caso ci si voglia avventurare in pedale estremamente lunghe è possibile ricaricare la luce durante l’utilizzo.
Il peso della Buster 1100 è di 215 grammi, incluso il supporto, il prezzo invece è di 84,95 euro.
Alla vigilia della Sanremo, Adam Hansen è diventato il nuovo presidente del CPA, raccogliendo il testimone da Gianni Bugno. Australiano di Cairns, 41 anni, Adam vive in Repubbica Ceca ed è stato pro’ dal 2003 al 2020. Suo il record di partecipazione ininterrotta ai grandi Giri: 20 partecipazioni dalla Vuelta 2011 al Giro 2018. Gli abbiamo dato qualche settimana per ambientarsi, poi ci siamo presentati con le nostre domande. Che cosa fa il neo-eletto presidente mondiale dei corridori?
«Ci sono tanti argomenti – sorride Hansen – e soprattutto diversi. Non voglio chiamarli problemi, ma istanze che hanno tutti i corridori e che dobbiamo esaminare nei vari settori. Per cui ad esempio ci sarà un incontro con le donne per capire quali esigenze abbiano e le condizioni in cui lavorano. Si tratterà di discutere con gli organizzatori sulle transenne, la sicurezza e su ciò che gli piacerebbe fare…».
Audrey Cordon Ragot ha rotto il contratto con la Zaaf denunciando di non aver preso stipendi da gennaioAudrey Cordon Ragot ha rotto il contratto con la Zaaf denunciando di non aver preso stipendi da gennaio
Tante materie diverse…
Abbiamo avuto un incontro sui dati sensibili dei corridori e chi li controlla, dato che le leggi dell’Unione Europea sono molto diverse dal resto del mondo. Questo aspetto deve essere implementato. E poi dobbiamo fare anche l’Accordo Congiunto, cioè il contratto collettivo tra i corridori e le squadre, che deve essere approvato dall’UCI. Ogni team WorldTour e anche professional deve aderirvi, ma dobbiamo assicurarci che sia scritto molto bene, affinché protegga i corridori ad esempio sul fronte assicurativo. Dobbiamo assicurarci che le condizioni siano tutte in regola per lo svolgimento della professione. Sono davvero argomenti diversi.
Hai parlato di sicurezza: cosa pensi della maxi caduta del Fiandre?
In uno degli ultimi incontri, ironia della sorte, abbiamo parlato di qualcosa del genere prima che la caduta accadesse. Abbiamo detto che vorremmo un sistema di cartellini rossi e gialli, proprio come nel calcio. Se un corridore si comporta in modo inappropriato, riceve un cartellino giallo o rosso a seconda di ciò che ha fatto. Ne abbiamo bisogno per alcuni motivi. E’ normale che i corridori passino sempre sul lato della strada e cerchino di guadagnare terreno. Lungo quella strada c’erano un’area di parcheggio e un sentiero pedonale. Maciejuk ha avuto la sfortuna si trovare erba e acqua e ha perso il controllo della bici. Non era sua intenzione fare questo. Ho potuto vedere la situazione. Non è stato l’unico che lo abbia fatto, ma l’unico che ha pagato per le condizioni di quel tratto di strada.
Ecco la caduta del Fiandre, provocata dalla manovra incauta del corridore della Bahrain VictoriousEcco la caduta del Fiandre, provocata dalla manovra incauta del corridore della Bahrain Victorious
Come lo gestiresti?
Dovrebbe ricevere uno di questi cartellini, giallo o rosso. Il sistema non deve servire solo a punirlo per le sue azioni. Abbiamo bisogno di qualcosa per cui i corridori siano consapevoli che se fanno qualcosa, verranno puniti, perché attualmente un sistema non c’è. Il senso non è punire lui per proteggere gli altri ciclisti. Però si potrebbe pensare di squalificare il corridore per la successiva gara WorldTour. Se qualcosa del genere fosse messo in atto, allora si penserebbe due volte prima di fare certe azioni.
E’ stato sfortunato o ha esagerato?
Il ciclismo non è come la Formula Uno, in cui il mondo sta fuori dalla pista e i piloti possono fare quello che vogliono. Il ciclismo si corre sulle strade, puoi trovarti un tifoso sulla strada. Il settore di percorso su cui sono passati non era proprio un tratto pulito, era una corsia per il parcheggio. Normalmente sulle strade ci sono due corsie e delle corsie pedonali, ma quel tratto aveva un fondo differente.
In che modo i cartellini eviterebbero una caduta così?
Porterebbero regole più chiare. Si può arrivare a stabilire che si può correre solosulla strada e basta. E se vai fuori strada riceverai un cartellino. Per un incidente come quello del Fiandre, potrebbe essere un rosso. Puoi finire nella corsia del parcheggio perché un’oscillazione del gruppo ti spinge da quella parte: in questo caso non devi essere penalizzato. Se invece lo spostamento è fatto di proposito per trarne vantaggio, allora potrebbe esserci una penalizzazione. Ma prima di ogni cosa, mi piacerebbe chiedere ai corridori cosa ne pensano.
Al Giro del 2020, Adam Hansen è con Mauro Vegni, cercando di chiarire lo sciopero di Morbegno dovuto alla pioggiaAl Giro del 2020, Adam Hansen è con Mauro Vegni, cercando di chiarire lo sciopero di Morbegno dovuto alla pioggia
In che modo parli con loro?
Questo fine settimana sono stato a tre corse e ho iniziato a distribuire un piccolo sondaggio ai corridori, chiedendo loro di rispondere a una serie di domande. Questa è una di quelle. Inoltre vorrei avere il loro punto di vista, perché sono cose che fanno tutti: lo aveva fatto anche Tim Wellens prima della caduta. Bene, in alcune situazioni non è un problema. Spero però che tutti i ciclisti capiscano che dobbiamo avere un qualche tipo di regola, in modo che non aumentino i comportamenti stupidi. Al momento invece la situazione è che chiunque può fare quello che vuole e nessuno ha paura. Questa volta lo hanno visto tutti in televisione, altre volte nessuno ha visto niente e il responsabile è passato inosservato.
Sapere che ci sono sanzioni a cosa serve?
Se i ciclisti sono consapevoli della possibilità di essere presi, forse le cose cambiano. Oggi non c’è assolutamente alcuna regola, quindi non ci pensano due volte. Lo fanno e basta, vanno davanti a tutti i costi. Però forse se c’è qualche tipo di penalizzazione e ci tengono a correre la prossima gara, forse prima di muoversi aspettano fino a quando la strada diventa più ampia e non corrono il rischio.
Sagan ha detto che lo stress in corsa è aumentato a causa di Velo Viewer e delle tante comunicazioni radio: cosa ne pensi?
E’ davvero una domanda difficile. L’uso delle radio è importante soprattutto per un fatto di sicurezza, per segnalare ad esempio che sta sopraggiungendo un’ambulanza nel senso opposto. Si chiama direttamente radiocorsa e i corridori possono spostarsi. E’ vero però che i direttori sportivi conoscono tutte le situazioni pericolose e ugualmente spingono i corridori a essere nella parte anteriore e questo provoca più stress. Ma succedeva anche quando correvo io, prima di VeloViewer. Le squadre migliori mandavano un’ammiraglia davanti perché avvisasse i corridori dei vari pericoli. Quindi non incolperei VeloViewer per questo, perché il fenomeno è parte di questo sport.
Il tempo di denunciare lo stress e l’eccesso di cadute e Sagan ha chiuso il suo ultimo Fiandre con un ritiroIl tempo di denunciare lo stress e l’eccesso di cadute e Sagan ha chiuso il suo ultimo Fiandre con un ritiro
Lo chiederai al gruppo?
Mi piacerebbe parlarne con loro e vedere cosa ne pensano. Se la maggior parte di loro è davvero contro questo o contro le radio, affrontiamo il problema, perché alla fine io faccio quello che dicono loro. Molto dipende anche dall’uso che si fa di certi dispositivi. Quando ancora correvo, c’erano alcuni corridori che si toglievano la radio, perché volevano solo correre in pace. Invece ce ne sono altri che la portano sempre. Il fatto è che non potrai mai controllare che i team non abusino della radio.
L’aumento della pressione dipende dall’uso sbagliato delle radio o dall’agonismo?
E’ una buona domanda che potrei aggiungere al questionario. Non chiederò più se gli piace avere le radio o non averle, ma vorrei capire se dal loro uso derivi troppa pressione o cosa succede se non ascoltano tutte le chiamate.
Per il tuo nuovo ruolo, farai nella maggior parte delle gare che puoi o come lavorerai?
Così venerdì sono stato ai Paesi Baschi e ho parlato con un po’ di corridori. Alla Milano-Sanremo, sono salito su sei pullman. Purtroppo siamo arrivati un po’ tardi per un problema con gli accrediti, ma sono stato in grado di parlare con tutti i ciclisti delle sei squadre. I corridori si stavano preparando, qualcuno prendeva il caffè, qualcuno metteva in tasca i rifornimenti, altri si vestivano. Non dovevano andare da nessuna parte, così hanno potuto ascoltarmi e io mi sono messo a disposizione. Vuoi parlare? Parliamo.
Al Giro del 2013, Hansen vince la tappa di Pescara: quella in cui Nibali si avvantaggia su WigginsNel 2014, Hansen vince alla Vuelta la tappa di Cangas do MorrazoAl Giro del 2013, Hansen vince la tappa di Pescara: quella in cui Nibali si avvantaggia su WigginsNel 2014, Hansen vince alla Vuelta la tappa di Cangas do Morrazo
Un modo molto pratico di gestire i rapporti.
Voglio essere molto più efficiente nella mia comunicazione quando sono alle gare. Dopo i Baschi sono venuto alla Parigi-Roubaix e ieri ho visto anche la gara delle donne. Vorrei vedere più corridori possibili e per questo girerò. Non serve stare due settimane, perché vedrei sempre gli stessi corridori. Voglio vederne tanti, ma tutti diversi fra loro.
Sonny Colbrelli è ufficialmente un nuovo “brand ambassador” di Rudy Project. In marchio trevigiano, produttore di occhiali e caschi per il ciclismo, ha recentemente definito con il campione italiano ed europeo 2021 un accordo per i prossimi due anni. Un legame, quello tra Colbrelli e l’azienda della famiglia Barbazza, che deriva da una profonda stima e da una condivisione piena di valori e visioni comuni, come quella di diffondere una vera cultura del reciproco rispetto sulla strada e di promuovere uno stile di vita più sano.
Colbrelli e Rudy Project hanno entrambi a cuore il tema della sicurezza Colbrelli e Rudy Project hanno entrambi a cuore il tema della sicurezza
Attenzione alla sicurezza
Il raggiungimento dell’accordo tra Rudy Project e Sonny Colbrelli, quest’ultimo meraviglioso vincitore della Parigi Roubaix 2021 proprio indossando casco e occhiali Rudy, è stato assolutamente naturale in virtù di un rapporto basato su una storica amicizia. L’esperienza e il “know-how” di Rudy Project saranno adesso a disposizione del campione italiano nel suo nuovo ruolo professionale di “liaison” tra atleti e tecnici all’interno del team Bahrain Victorious, rappresentando così il perfetto ambasciatore dei valori che il brand intende da sempre promuovere.
Come anticipato, l’obiettivo dell’accordo è quello sensibilizzare gli utenti della strada, partendo dai più piccoli, attraverso una collaborazione solida e duratura basata sulla passione comune per il ciclismo. Rudy Project ha da sempre dimostrato massima attenzione alla sicurezza e alla protezione degli atleti, mettendo a disposizione dei ciclisti prodotti tecnologicamente avanzati, come occhiali da sole con lenti fotocromatiche resistenti agli urti, e caschi che hanno sempre dimostrato e certificato una sicurezza indiscussa.
Il brand trevigiano e Colbrelli hanno definito una collaborazione per i prossimi due anniA Trento, nel 2021, Sonny si è laureato campione europeo, battendo in volata EvenepoelIl brand trevigiano e Colbrelli hanno definito una collaborazione per i prossimi due anniA Trento, nel 2021, Sonny si è laureato campione europeo, battendo in volata Evenepoel
Una visione condivisa
«Questo che adesso mi onoro di rappresentare – ha dichiarato Colbrelli – è un brand di grande prestigio, costituito da persone vere che credono nel proprio lavoro e che da sempre dimostrano la massima attenzione per i ciclisti e per la loro sicurezza. Sono davvero orgoglioso di rappresentare Rudy Project come ambassador».
«La partnership tra la nostra azienda e Sonny Colbrelli – ha ribattuto Simone Barbazza, direttore marketing e co-titolare Rudy Project – rappresenta per noi un nuovo passo nella strategia di sviluppo del brand, basata sulla collaborazione con atleti di livello mondiale e sulla continua ricerca di prodotti estremamente performanti e sempre guidati da una visione più sostenibile per il bene di tutti. Iniziare questo percorso con Sonny è un tassello verso una nuova prospettiva, dove i valori anticipano le performance».
Nessuna novità sulle misure imposte dall'UCI nel segno della sicurezza. In Italia si chiedono riforme senza vera unità. Chi prima arriva, meglio alloggia
Una proposta di legge e un progetto intento a regolamentare l’utilizzo delle e-bike. La sicurezza ritorna a fare rumore, questa volta nella direzione della prevenzione. Tragedie come quella diMichele Scarponi o la più recente e straziante che ha colpito Davide Rebellin sono causa di discussione e impulsi per fare qualcosa in merito all’incolumità dei ciclisti in strada.
La “Legge Scarponi” depositata in Senato dal senatore Alberto Losacco prende il nome appunto dal ciclista marchigiano a testimonianza di una ferita ancora aperta che deve essere ricucita con tutele. Il fulcro della proposta consiste nell’introduzione della distanza minima di sorpasso pari a un metro e mezzo.
Il progetto di legge, proposto dal consigliere regionale del Veneto Marco Dolfin, consiste in un decalogo sulla sicurezza stradale relativo alla circolazione delle e-bike.
Qui il murales dedicato a Scarponi in corrispondenza dell’incrocio dove è avvenuto l’incidenteQui il murales dedicato a Scarponi in corrispondenza dell’incrocio dove è avvenuto l’incidente
Un metro e mezzo
Il progetto, che porta il nome di Michele Scarponi, dispone le modifiche agli articoli 148 e 149del Codice della Strada in materia di sicurezza stradale per i ciclisti, introducendo una distanza minima di soprasso pari a un metro e mezzo.
Con questa proposta di legge si introduce uno specifico regime in materia di sorpasso. All’articolo 1, si dice che il conducente di un qualsiasi veicolo che effettui il sorpasso di un velocipede sia tenuto a usare tutte le cautele necessarie al fine di assicurare una maggiore distanza laterale di sicurezza e ad accertarsi dell’esistenza delle condizioni predette per compiere la manovra in completa sicurezza per entrambi i veicoli. Si prevede, altresì, l’obbligo da parte del conducente di mantenere, durante la manovra di sorpasso, una distanza laterale di sicurezza pari ad almeno un metro e mezzo, adeguata a scongiurare qualsiasi tipo di rischio.
«I numeri relativi agli incidenti stradaliche coinvolgono i ciclisti sono terrificanti. Ma dobbiamo ricordare – afferma il senatore Alberto Losacco – che non si tratta solo di numeri, ma di persone. In tale senso è necessario procedere ad una modifica normativa al fine di garantire la massima sicurezza ai ciclisti e accogliere le richieste di cicliste e ciclisti professionisti, amatori, associazioni e introducendo la distanza di sorpasso di almeno un metro e mezzo».
Sulle strade si iniziano a vedere cartelli che sensibilizzano gli automobilisti al rispetto del metro e mezzoSulle strade si iniziano a vedere cartelli che sensibilizzano gli automobilisti al rispetto del metro e mezzo
217 morti all’anno
Dal 22 aprile 2017,giorno in cui il campione marchigiano è stato travolto e ucciso da un uomo alla guida di un furgone mentre era in sella alla sua bicicletta, nulla è cambiato. Lo scorso novembreDavide Rebellin, un altro campione caro a tutti gli appassionati, ha perso la vita mentre si allenavasulle strade di casa. Due tragedie che purtroppo alimentano una statistica che vede l’Italia tristemente primatista.
Sono 105, secondo i dati dell’Osservatorio ASAPS (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale), i ciclisti che hanno perso la vita sulle strade nei primi otto mesi del 2022, tra cui anche quattro minori. Dal 2018 al 2021in Italia sono morte in media 217 persone ogni anno in incidenti in bicicletta. Più di una ogni due giorni e se analizziamo gli incidenti stradali per cento milioni di chilometri pedalati, l’Italia svetta al primo posto con oltre cinque ciclisti deceduti.
Gli incidenti mortali sulle strade italiane sono in crescitaGli incidenti mortali sulle strade italiane sono in crescita
Sicurezza per le e-bike
L’avvento dell’elettrico nella mobilità urbana ha investito tutte le città medio grandi dell’Italia lasciando però vuoti a livello di regolamentazione. «La sicurezza sulle strade prima di tutto – dice il consigliere regionale del Veneto Marco Dolfin – sia per chi va in bicicletta “muscolare” o su monopattino e negli ultimi tempi anche sulle biciclette a pedalata assistita, definite anche e-bike. Non parliamo di mondo agonistico e di gare bensì di normale circolazione stradale. E’ arrivato il momento che ci sia totale rispetto delle regole sia per gli automobilisti che per chi si muove sulle due ruote senza motore. Ci vogliono regole e un buon decalogo di norme di comportamento».
Il consigliere Lega – LV propone delle modifiche alla Legge 160 del 27 dicembre 2019 relativa a “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale 2020 – 2022” in materia di velocipedi a pedalata assistita.
«Nella legge 160 è disciplinato l’utilizzo dei monopattini a propulsione prevalentemente elettrica. Disposizioni che possono valere, in modo analogo, anche per l’uso dei velocipedi a pedalata assistita disciplinato dall’art.50 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada). Ma l’articolo 50 non contempla delle regole per le e-bike».
La mobilità urbana è una delle motivazioni che spingono all’acquisto di una e-bikeLa mobilità urbana è una delle motivazioni che spingono all’acquisto di una e-bike
Il decalogo
Un argomento delicato quello della mobilità elettrica che vede continue evoluzioni e una conseguente crescita esponenziale di mezzi e utilizzatori.
«Dall’ultimo rapporto Aci-Istat – ha puntualizzato Dolfin – sugli incidenti stradali in Italia relativi al 2021, i sinistri registrati con le bici elettriche hanno causato in proporzione molte più vittime rispetto ai monopattini. Ed è giusto che vengano dettate delle nuove regole, vista la velocità che possono raggiungere le bici a pedalata assistita».
La proposta è dunque incentrata su una serie di 5 punti chiave. Le e-bike siano dotate di luce bianca o gialla fissa e posteriormente di luce rossa fissa, entrambe accese e ben funzionanti. Il conducente del velocipede a pedalata assistita circoli indossando il giubbotto o le bretelle retroriflettenti ad alta visibilità dopo le 18. L’uso delle e-bike sia consentito solo da utilizzatori che abbiano compiuto il quattordicesimo anno di età. L’uso di idoneo casco protettivo, sia conforme alle norme tecniche armonizzate UNI EN 1078 o UNI EN 1080, per i conducenti di età inferiore a diciotto anni.
Si chiede inoltre che il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, in collaborazione con il Ministero dell’interno e con il Ministero dello sviluppo economico, avvii una apposita istruttoria finalizzata alla verifica della necessità dell’introduzione dell’obbligo di assicurazione sulla responsabilità civile per i danni a terzi derivanti dalla circolazione dei monopattini elettrici e dei velocipedi a pedalata assistita.
L’utilizzo intermittente delle luci ci rende più visibili, perché il potere di catturare l’attenzione di chi guida un veicolo aumenta di circa tre volte. Le luci sono lo strumento più efficiente per la categoria del “traffico lento” e il ciclista rientra in questa categoria.
Proseguono i nostriapprofondimenti legati alla sicurezza. Abbiamo provato il set di luci Bontrager, Commuter Pro per l’anteriore, potente ed adatta anche a chi utilizza la bici di notte e come veicolo di spostamento cittadino e la posteriore Flare RT, dalle dimensioni compatte.
I dispositivi di segnalazione si configurano con il computerinoI dispositivi di segnalazione si configurano con il computerino
Previste dal Codice della Strada
L’Articolo 68 del Codice della Strada è piuttosto chiaro sulle dotazioni delle biciclette e recita: “anteriormente luci bianche o gialle, posteriormente di luci rosse e di catadiottri rossi”. Questa norma è entrata in vigore nel 2021, mentre in precedenza l’obbligo di montare delle luci entrava in vigore dopo mezz’ora dal tramonto.
Non si tratta esclusivamente di rispettare una norma del Codice della Strada, c’è sempre la nostra vita in gioco e la base dalla quale partire dovrebbe essere proprio questa. Le scuse lasciamogli ad altri.
Piccola, ma ben visibile, per nulla ingombranteQuelle laterali rosse della Flare RTLe finestrelle laterali arancioniLa luce laterale si nota tantissimo all’imbrunirePiccola, ma ben visibile, per nulla ingombranteQuelle laterali rosse della Flare RTLe finestrelle laterali arancioniLa luce laterale si nota tantissimo all’imbrunire
Poco ingombranti
La Commuter Pro, ovvero la luce anteriore è più grande e massiccia, la Flare RT ha dimensioni davvero compatte, nonostante una potenza di luce notevole. La Commuter Pro è adatta per i manubri rotondi ed è munita di una serie di adattatori. Anche per questo motivo è orientabile e anche grazie al suo design frontale limita l’effetto abbagliante. Il range di autonomia varia tra le 2 e 4 ore, in base alla modalità, ma è presente anche l’indicatore di ricarica. In fatto di utilizzo è particolarmente adatta anche a chi pedala nelle ore notturne, perché il fascio di luce bianca illumina molto bene la strada a prescindere dall’orientamento.
La Commuter Pro ci rende visibili fino a 2 chilometri di distanza. Inoltre è dotata dei protocolli Bluetooth e Ant+ ed è configurabile con il Garmin (solo per fare un esempio). La luce non funziona come un radar, ma può essere personalizzata attraverso il device, limitando le distrazioni in marcia. C’è anche la funzione che la attiva in maniera automatica quando siamo in movimento e la spegne quando terminiamo l’attività. Inoltre, tramite l’associazione con il device, il ciclista è avvisato quando la batteria delle luci entra in riserva.
Flare RT (la luce posteriore) segue lo stesso filone funzionale, ovviamente con la luce rossa posteriore e dimensioni davvero contenute. Sparisce sotto la sella o ancorata al suo canotto ed è una sorta di piccolo cubo che pesa meno di 100 grammi. Ha un potere di 200 lumen e rende visibile il ciclista a circa 2 chilometri di distanza, mentre l’anteriore Commuter Pro arriva fino a 1000 lumen nella modalità a massima potenza. Entrambi le luci sono ricaricabili con il cavo usb.
Il livello della batteria anche sulla scocca della luceMassiccia, ma non ingombrante per le ginocchiaIl morsetto che sostiene la Commuter RTSi vede l’autonomiaC’è anche la decelerazione automatica, utile quando si rallenta di colpoIl livello della batteria anche sulla scocca della luceMassiccia, ma non ingombrante per le ginocchiaIl morsetto che sostiene la Commuter RTSi vede l’autonomiaC’è anche la decelerazione automatica, utile quando si rallenta di colpo
Luce anche ai lati
Entrambi le luci hanno delle piccole “finestrelle” laterali e non è un semplice dettaglio. Quelle della Commuter sono di colore arancione, quelle della Flare RT sono rosse. Non creano un’illuminazione vera e propria, ma fungono come una sorta di rifrangente laterale di tutto rispetto.
In conclusione
Il pacchetto completo delle luci Bontrager ha un costo di listino di 224,99 euro, ma possono essere acquistate anche singolarmente. La sola Commuter RT ha un prezzo di 169,99 euro, mentre la posteriore Flare RT di 59,99 euro. Ma lasciateci scrivere che la sicurezza ed avere un valido deterrente a disposizione sono fattori che non hanno prezzo. La vita è una sola.
Le luci sono uno strumento attivo per la sicurezza, perché prima di tutto ci rendono visibili da lontano, nelle ore di buio e all’imbrunire, ma anche di giorno e quest’ultima è forse la situazione peggiore da gestire. Di notte l’attenzione del traffico veloce è attirata proprio dal contrasto tra le luci ed il buio, di giorno le variabili e i motivi di distrazione aumentano. Essere visti, farsi notare diventa una necessità e un dovere del ciclista.
Bryton amplia la propria gamma di prodotti con il lancio di Gardia R300, il primo radar retrovisore e fanale posteriore. Un compagno di viaggio in grado di garantire sicurezza e alta visibilità nel traffico di tutti i giorni su strade cittadine e extraurbane. Collegandosi con i ciclo computer compatibili, il Gardia R300 fornisce avvisi visivi e sonori per segnalare i veicoli in arrivo. Una doppia protezione per i ciclisti che possono così concentrarsi sul tragitto pedalando in sicurezza.
I veicoli vengono avvisati da un fascio di luce più intensoL’intensità è regolabile in base alle proprie esigenzeI veicoli vengono avvisati da un fascio di luce più intensoL’intensità è regolabile in base alle proprie esigenze
Pedala al sicuro
Offrendo una gamma completa di ciclocomputer GPS, Bryton ha intrapreso il passo successivo per sviluppare prodotti incentrati sulla sicurezza dei ciclisti per offrire agli appassionati e ai professionisti un’esperienza di guida più sicura, senza la paura di spiacevoli sorprese lungo il tragitto. Oltre agli effetti sonori il fanale posteriore cambia la modalità della luce per fornire un avviso anche ai conducenti dei veicoli in avvicinamento.
«Questo nuovo prodotto – afferma Samuel Wang, CEO di Bryton – può fare un’enorme differenza per la sicurezza dei ciclisti contribuendo a facilitare il riconoscimento della loro posizione sulla strada. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di offrire pieno supporto ai ciclisti che si dedicano completamente alla bici fin dal primo giorno. Pertanto, con ogni nuovo prodotto continuiamo ad avvicinarci alla fornitura di un sistema di guida completo, ampliando le nostre linee di prodotti per contribuire a rafforzare la sicurezza dei ciclisti sulla strada e ridurre il numero complessivo di incidenti».
L’attacco è compatibile con tutti i canotti di sella e facilmente estraibileLa struttura è semplice, ma robusta e riparabile facilmente L’attacco è compatibile con tutti i canotti di sella e facilmente estraibileLa struttura è semplice, ma robusta e riparabile facilmente
Doppia protezione
Uno sguardo robotico rivolto alle spalle di chi pedala. Il sensore radar Gardia R300 rileva i veicoli in avvicinamento fino a 150 metri di distanza. Rileva i potenziali pericoli e aiuta a evitare spiacevoli sorprese lungo il proprio tragitto su due ruote. Utilizzando il sensore-G integrato, viene rilevato quando si frena e lo segnala ai veicoli alle spalle con una luce di frenata a intensità luminosa aumentata, abbassando il rischio di tamponamento. E’ previsto inoltre un cambio luce automatico che modifica la luminosità in base alle condizioni di luce ambientali. Se viene rilevata luce sufficiente passerà al flash diurno per risparmiare la batteria; quando si guida in condizioni di scarsa illuminazione, la luce posteriore passerà automaticamente al flash notturno.
Utilizzando la connessione via ANT+ e un ciclo computer abilitato alla funzione, si può collegare la il Gardia R300 e un fanalino anteriore compatibile direttamente al dispositivo per formare una rete che consenta di gestire tutto dal display. Sono incluse le funzioni di accensione/spegnimento e regolazione delle modalità d’illuminazione. L’attacco è compatibile con reggisella da 27.2mm, 30.9mm, 31.6mm, a sezione D o a sezione aero
Oltre alle varie intensità il ciclista viene avvisato anche tramite segnali acusticiLa ricarica è tramite USB-C con un autonomia che arriva a 17 oreOltre alle varie intensità il ciclista viene avvisato anche tramite segnali acusticiLa ricarica è tramite USB-C con un autonomia che arriva a 17 ore
Personalizzabile e durevole
Il radar è progettato per segnalare la posizione ai veicoli con una modalità flash che incrementa la visibilità fino a 1,6 chilometri. E’ completamente personalizzabile in base alle proprie esigenze dal momento che sono fruibili varie modalità d’illuminazione. Si può infatti scegliere tra alta fissa, bassa fissa, gruppo, flash giorno, flash notte e solo radar con luce spenta. Il tutto è rigorosamente regolabile tramite il ciclocomputer compatibile.
Tramite l’app Gardia, la durata residua della batteria sarà visualizzata direttamente sullo schermo. Visualizzando direttamente le ore di autonomia rimaste, si può gestire più facilmente il proprio viaggio e le impostazioni prima di partire. La batteria è potente e ricaricabile con ben 17 ore di durata in modalità flash giorno e fino a 12 ore in modalità fissa con una singola carica. La ricarica via USB-C rende inoltre la ricarica più rapida e comoda che mai. Il radar retrovisore con fanale posteriore Gardia R300 è disponibile in Italia al prezzo di 129,95 euro ed è distribuito in esclusiva dai migliori negozi da Ciclo Promo Components.
Nessuna novità sulle misure imposte dall'UCI nel segno della sicurezza. In Italia si chiedono riforme senza vera unità. Chi prima arriva, meglio alloggia
WG11 è un acronimo che caratterizza i prodotti Kask, ma non è solo un’etichetta applicata sulla confezione. WG11 è l’abbreviativo di Working Group 11, di fatto un protocollo di valutazione degli impatti rotazionali e mirato a sviluppare (e aumentare) la sicurezza nell’ambito dei caschi.
Siamo stati nell’azienda bergamasca e abbiamo incontrato Luca Viano che ricopre il ruolo di Direttore Prodotto e con lui abbiamo approfondito l’argomento scientifico WG11. Si, perché di ricerca scientifica si tratta.
Le prove sono eseguite in un laboratorio indipendente (foto Kask)Le prove sono eseguite in un laboratorio indipendente (foto Kask)
Sviluppo e produzione Made in Italy
Kask ha sede a Chiuduno in Provincia di Bergamo, un’azienda con una catena produttiva completamente italiana. Questo fattore permette di mantenere un’identità del brand e anche di avere un contatto diretto con la produzione, considerando che la maggior parte dei supplier sono dislocati nella provincia bergamasca. L’azienda nasce nel 2004 e nel 2006 entra nel ciclismo. E’ relativamente giovane, ma in pochi anni ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista; difficile pensare che non sono neppure vent’anni che sviluppa i caschi per la bicicletta!
La copertura superiore del casco prende forma a caldo (foto Kask)La parte della cover superiore del casco appena formata (foto Kask)Il calco di una casco dal quale nascerà il prodotto finito (foto Kask)La copertura superiore del casco prende forma a caldo (foto Kask)La parte della cover superiore del casco appena formata (foto Kask)Il calco di una casco dal quale nascerà il prodotto finito (foto Kask)
WG11, un gruppo di lavoro
E’ un gruppo di lavoro del quale Kask è parte integrante e tra i compiti principali c’è quello di creare degli standard di sicurezza per i caschi da ciclismo. Si studiano le forme ed il design, i coefficienti di frizione, ma anche gli strumenti di produzione e i materiali che sono usati per costruire i caschi. I metodi di valutazione e le dinamiche degli impatti, tra i quali la velocità e la rotazione.
Luca Viano è il Direttore Prodotto dell’azienda bergamasca (foto Kask)Luca Viano è il Direttore Prodotto dell’azienda bergamasca (foto Kask)
Parla Luca Viano
«Qualche anno addietro – spiega il Direttore Prodotto di Kask – abbiamo sentito l’esigenza di validare un metodo per testare l’efficienza dei nostri caschi, considerando i diversi fattori in campo, tra questi anche le prove di valutazione degli impatti direzionali. Questi ultimi sono i protagonisti principali dei traumi che si verificano in caso di incidente ed impatto. Possono portare a danni celebrali di varie entità. Premesso che, ad oggi non esiste uno standard scritto in grado di dettare delle regole di produzione riferite alla sicurezza dei caschi da bici, Kask si è ispirata ai caschi da motociclismo, dove le regole in ambito di sicurezza ci sono e sono molto severe.
«I protocolli di sicurezza per i caschi dedicati al motociclismo sono ufficiali dal 2021 – continua Viano – e li abbiamo presi come un esempio da seguire. Abbiamofatto nostre le metodologie di sviluppo e valutazione, gli strumenti e le metriche. Ci siamo affidati inoltre a laboratori esterni per i test dei prodotti, laboratori già abituati a lavorare nell’ambito del motociclismo e del motorsport. Abbiamo adattato e adeguato alcuni passaggi, come ad esempio la velocità d’impatto, perché le masse in gioco tra motociclismo e ciclismo sono diverse. Il risultato finale è che in Kask abbiamo creato un vero e proprio protocollo di test che ci offre un’infinità di dati. Inoltre lo standard che utilizziamo per la sicurezza ci permette di provare tutte le taglie dei caschi, facendoli impattare in ogni punto e sezione, frontale e laterale, posteriore e superiore, analizzando di conseguenza il loro comportamento».
Si identificano e segnano le varie parti del casco prima del test (foto Kask)Si identificano e segnano le varie parti del casco prima del test (foto Kask)
Il test d’impatto
Viene eseguito da un laboratorio indipendente che ha sede nella Provincia di Milano. E’ uno dei più autorevoli in ambito internazionale, un riferimento per l’approvazione degli standard di sicurezza.
Focalizzandosi sui test Kask, il metodo prevede il test d’impatto di un modello di casco nelle varie taglie. Si utilizzano diverse misure delle teste-prova che, non solo per la conformazione, ma anche per la finitura esterna sono molto simili a quella umana.
Ogni testa-prova è dotata di tre sensori interni che rilevano il movimento angolare e tre accelerometri. La testa-prova viene montata su una slitta, posizionata all’interno di una colonna e fatta cadere sul punto d’impatto ad una velocità di 6 metri al secondo. Il punto d’impatto è dotato di carta abrasiva in ossido di alluminio con grana 80 e simula l’asfalto. I dati che si ottengono forniscono una lettura, che in seguito è trasformata in un’equazione.
Da qui prende forma il criterio BriC(brain injuri criterion), un valore numerico che quantifica i danni celebrali in caso d’impatto. Il risultato numerico finale deve essere inferiore a 0,68.
Teste-prova a confronto, a sinistra quella utilizzata da Kask (foto Kask)La colonna di caduta utilizzata per i test d’impatto (foto Kask)Teste-prova a confronto, a sinistra quella utilizzata da Kask (foto Kask)La colonna di caduta utilizzata per i test d’impatto (foto Kask)
I costi della ricerca
Quando si decide di disegnare, sviluppare, testare e produrre un nuovo casco i costi principali sono, nell’ordine: la ricerca, i test in laboratorio e la produzione del mold che determina la forma del casco. A questi vanno aggiunti eventuali prove all’interno della galleria del vento e conseguenti software, che non di rado sono creati ad hoc.
I dati dopo uno dei test d’impatto (foto Kask)I dati dopo uno dei test d’impatto (foto Kask)
Al di sotto dei limiti
«Il metodo di valutazione adottato da Kask – spiega Viano – ha come soggetto principale la sicurezza.Non solo, proprio il protocollo da noi adottato ci ha permesso di migliorare molti aspetti legati alla produzione e lavorazione delle materie prime. WG11 è un metodo di prova scientifico. Tuttii caschi della gamma Kask non hanno mai superato il valore di 0,39, ben al di sotto del limite 0,68. E’ un risultato che assume ancora più valore se consideriamo anche la leggerezza, il comfort e altri aspetti che non sono mai stati sacrificati in ogni modello».
Mips nel corso degli anni ha contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo dei caschi e alle tecnologie applicate. Sono stati condotti diversi studi sul comportamento dei caschi in caso di impatto, sull’extrarotazione e sulla compressione cervicale.
Mips è un sistema di sicurezza attivo, che oggi, grazie alle nuove soluzioni di materiali e di design è leggero e perfettamente integrato.
Un’immagine stilizzata che ben identifica il concetto, un inserto tra la testa e il casco (immagine Mips)Un’immagine stilizzata che ben identifica il concetto, un inserto tra la testa e il casco (immagine Mips)
Due nuove soluzioni da Mips
Prima di tutto, cos’è e come funziona un sistema. E’ una sorta di slitta e di piano di scorrimento che, a prescindere da come viene integrato nel casco, ne aumenta il potere di scivolamento di 10/15 millimetri. Si riducono così gli effetti negativi indotti dall’azione rotatoria ed extrarotatoria che si generano con la caduta in caso d’impatto e si aumenta la superficie dove le forze negative vengono distribuite.
Le due nuove tecnologie Mips prendono il nome di Air Node e Integra Split. La prima è la naturale evoluzione di Mips Air, leggera ed efficiente, confortevole e che non blocca i flussi di aria. Integra Split invece ha l’obiettivo di massimizzare il concetto di integrazione con i caschi.
L’insieme di imbottiture forma una sorta di gabbia
Le imbottiture che caratterizzano Mips Air Node
L’insieme di imbottiture forma una sorta di gabbia
Le imbottiture che caratterizzano Mips Air Node
I punti chiave di Air Node
Si sviluppa tramite le imbottiture del casco. Queste sono ancorate al casco tramite dei punti specifici, come struttura e come posizionamento. Le stesse imbottiture, pur non variando nelle sezioni a contatto con la testa, hanno un inserto posteriore in nylon spazzolato, dove avviene l’ancoraggio.
L’imbottitura si muove in caso di colpi che attivano delle forze tangenziali negative e rimangono ferme in caso di forze radiali. Il sistema è efficiente e particolarmente confortevole.
Una sorta di scheletro di Integra Split
Uno dei punti di ancoraggio tra calotta esterna e parte interna
Una sorta di scheletro di Integra Split
Uno dei punti di ancoraggio tra calotta esterna e parte interna
Mips Integra Split
Tecnicamente esprime un concetto rivoluzionario, che fa lavorare il casco in ogni sua parte e divide il casco in tre parti. Uno strato esterno, di fatto è la calotta che vediamo e due sezioni interne separate tra loro, una frontale e una posteriore. Sono tutte connesse tra loro con un fissaggio che prende il nome di lock and key. Non solo, perché Integra Split trova una giusta integrazione a prescindere dalla densità del mold del casco e dagli eventuali spessori differenziati. Non cambia l’azione del piano di scorrimento, che sviluppa dai 10 ai 15 millimetri in diverse direzioni.
S-Works Evade 3
La “coda” del nuovo Evade 3
S-Works Evade 3
La “coda” del nuovo Evade 3
Al Tour con i nuovi Specialized
L’integrazione Air Node debutta al Tour de France, inserita nei due nuovi modelli di caschi Specialized.Evade 3 Mips e Prevail 3 Mips, oltre ad un disegno completamente cambiato, adottano proprio la tecnologia di Mips collegata ai pads interni.
Specialized S-Works Prevail 3
La sezione posteriore del Prevail
Specialized S-Works Prevail 3
La sezione posteriore del Prevail
Alcuni numeri che rendono bene l’idea
Mips è l’acronimo di Multidirectional Impact Protection System e ad oggi collabora con 147 aziende che producono caschi. E’ stato utilizzato per oltre 12,6 milioni di caschi ed è un sistema brevettato che si basa su 25 anni di ricerca da parte dell’Università di Stoccolma.
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