Diego Bragato, nazionale, pista

Bragato sugli allievi: «Rendiamoli atleti, prima che ciclisti»

22.03.2026
8 min
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L’intervista con Elia Favilli, diesse del team allievi toscano Iperfinish, ci ha messo davanti ad alcune domande e osservazioni, che abbiamo impacchettato e con le quali ci siamo presentati da Diego Bragato, responsabile della performance della FCI.

Favilli, ex ciclista professionista e diesse preparato, ha detto di far allenare i suoi ragazzi con il misuratore di potenza. Non per spremerli, ma per insegnare loro ad usare gli strumenti che la tecnologia e lo sviluppo ci hanno portato. Si è aperto anche un discorso sul limite dei rapporti nella categoria allievi. Se è vero che si cresce e si va più veloce viene facile pensare che possa accadere quanto successo con gli juniores, dove il limite dei rapporti è stato tolto a fine 2022?

77 Coppa Dino Diddi - Agliana (Pt), allievi, gruppo (photors.it)
La categoria allievi sta cambiando, ma Bragato rimane contrario all’estremizzazioni (photors.it)
77 Coppa Dino Diddi - Agliana (Pt), allievi, gruppo (photors.it)
La categoria allievi sta cambiando, ma Bragato rimane contrario all’estremizzazioni (photors.it)

Al servizio di tutti

Le parole di Favilli sugli allievi, insomma, hanno aperto domande e curiosità, che per polso e competenza Bragato si è prestato ad approfondire. Insieme a Dino Salvoldi, cittì della categoria juniores, ogni anno infatti il tecnico veneto testa e vede ragazzi che escono proprio dalla categoria allievi.

«E’ un bell’argomento – ci replica – anche se io ero tra coloro che non erano molto d’accordo con l’eliminazione dei rapporti fra gli juniores. Avrei rivisto il limite, ma lo avrei lasciato. Riconosco che ci sono determinati aspetti tecnici sui quali tanti ragazzi sono pronti a lavorare. Ma un conto sono quelli che selezioniamo noi come nazionale, che sono sicuramente gli allievi più sviluppati e che hanno ottenuto i risultati. Un altro conto sono tutti gli altri, quelli che non vediamo nelle classifiche. Tra tutti loro ci sono ragazzi che anagraficamente sono juniores, ma che fisicamente non lo sono. E vanno tutelati».

Team Iperfinish, allievi
Le categorie giovanili, allievi e juniores, non sono solamente ciò che si legge sugli ordini d’arrivo, ma comprendono una base molto più ampia
Team Iperfinish, allievi
Le categorie giovanili, allievi e juniores, non sono solamente ciò che si legge sugli ordini d’arrivo, ma comprendono una base molto più ampia
Togliere il limite dei rapporti non li ha aiutati…

Non li ha tutelati, assolutamente. Perché chi è nato a dicembre o perché il suo DNA dice che si svilupperà dopo, deve essere limitato o penalizzato? E in quella fascia di età (gli allievi, ndr) questa forbice è ancora più aperta. Ci sono studi scientifici che lo confermano, inoltre è evidente. Abbiamo allievi che fisicamente sembrano degli juniores e altri che sembrano dei bambini. In quella fascia, a mio avviso, le priorità possono essere altre, senza concentrarci sugli aspetti prestativi.

Quali dovrebbero essere?

E’ vero che la fisicità dei ragazzi è cambiata molto in questi ultimi anni: sono pronti a spingere di più, le conoscenze dei tecnici aumentano, sappiamo prepararli meglio. Però credo si sia abbassato tutto troppo e non diamo più la possibilità ai fisici dei ragazzi di maturare. Il ciclismo purtroppo va in questa direzione, ad oggi già da allievo l’atleta deve essere appetibile per squadre internazionali e da junior deve essere pronto per fare un salto nei devo team. Non si ha pazienza: da una parte c’è quello che la fisiologia richiederebbe, dall’altra c’è quello che chiede il mercato. Dobbiamo decidere quali delle due parti vogliamo salvare.

Cosa richiederebbe la fisiologia degli allievi?

Di avere pazienza, soprattutto se parliamo ancora di allievi dove la forbice di età biologica che possiamo incontrare è ancora molto ampia. Quindi, secondo me, a questa età la priorità deve ancora essere quella di costruire un atleta a 360 gradi prima che un ciclista.

Bragato è uno dei tecnici che a inizio anno effettua dei test sui ragazzi che da allievi passano juniores
Bragato è uno dei tecnici che a inizio anno effettua dei test sui ragazzi che da allievi passano juniores
E come si fa?

Negli allievi si dovrebbe lavorare molto di più sulla cultura dell’allenamento giù dalla bici, la cultura della fisiologia, della crescita dell’atleta anche in bici e dalla base tecnico-tattica. Cosa vuol dire allenarsi? Come lo si fa? Capire i vari tipi di allenamento e iniziare a imparare come il fisico risponda a certi tipi di sforzi. Una formulazione didattica prima ancora che prestativa. 

Hai parlato anche di tattica…

Non dobbiamo dimenticarci di questo aspetto, a quell’età (16 e 17 anni, ndr) bisogna per forza imparare le basi e continuare ad apprenderle. E poi tutta la parte giù dalla bici, il ciclismo moderno richiede che prima di essere ciclisti devono essere atleti.

Qual è la differenza tra essere ciclista e essere atleta?

Facciamo un esempio: ad oggi si sente parlare di professionisti che la mattina si svegliano e vanno a correre a piedi. Pogacar che durante l’infortunio corre a piedi. Van Der Poel che d’inverno fa le mezze maratone. Questi sono atleti, cioè persone che sanno usare il loro corpo in ogni aspetto e sanno trarre vantaggio dall’attività fisica. Una volta la nostra mentalità era quella di non correre a piedi perché se corri a piedi ti distruggi le gambe. Quello è il ciclista, colui che non ha capito che il suo corpo può fare molto di più, che può allenarsi a 360 gradi e con tanti altri mezzi. 

Per Bragato l’atleta arriva prima del ciclista e per formarlo è importante anche l’attività giù dalla bici (foto UC Giorgione)
Per Bragato l’atleta arriva prima del ciclista e per formarlo è importante anche l’attività giù dalla bici (foto UC Giorgione)
L’approccio tra le categorie giovanili dovrebbe essere questo?

Si dovrebbe insegnare che cos’è un bilanciere, magari se non sei maturo fisicamente non alzerai dei pesi, ma con una scopa sai fare uno squat, una girata, sai usare gli strumenti e gli attrezzi in palestra, sai fare un plank, correre a piedi o andare in piscina a nuotare. O perché no, chi vive in montagna sa fare un’uscita con gli sci da fondo. Questo vuol dire essere atleti, sai come rispondere a determinati stimoli e sai come gestirli.

C’è anche l’aspetto di saper usare gli strumenti? Come il misuratore di potenza?

Sì, ma quale strumento? E come lo usi? Perché a volte mi capita di vedere allievi e juniores con i misuratori di potenza e gli chiedo che cosa guardino a fine allenamento. Loro mi rispondono: i chilometri che ho fatto, le ore e i watt medi. Praticamente si sono comprati un contachilometri da 2.000 euro. A un allievo, un contapedalate e un cardiofrequenzimetro sono più che sufficienti per imparare a correlare un lavoro allo sforzo che sta facendo. Quando andrà poi a utilizzarlo davvero, il misuratore di potenza assumerà una funzione totalmente diversa. 

Inserire il misuratore di potenza, anche utilizzato in un determinato modo, è comunque tra virgolette un errore?

Se non lo sai gestire il rischio è di avere tanti dati ancora superflui che invece di essere interpretati diventano un’etichetta. Perché arrivi a dire: «Okay il mio avversario tiene 300 watt per dieci minuti». Se so che non lo posso fare, non ci provo nemmeno. Ma da allievi o juniores non si può ragionare così. Non si può etichettare un ragazzo come scarso per un semplice numero meccanico. Anche perché la fisiologia dell’età evolutiva di un allievo dice che dopo sei mesi potrebbe essere tutto diverso.

Fantasia, coraggio e intraprendenza devono essere caratteristiche da tutelare nelle categorie giovanili (photors.it)
Fantasia, coraggio e intraprendenza devono essere caratteristiche da tutelare nelle categorie giovanili (photors.it)
Si rischia di limitare le ambizioni, la fantasia, il coraggio, in poche parole la testa del corridore. 

Per questo secondo me è limitante usare uno strumento come il misuratore di potenza a questa età, perché ti devi scoprire, provarci, attaccare, sbagliare. Ai ragazzi dico questo, in modo che scoprano da soli il proprio limite. Un domani assocerai tutte le cose che hai imparato sulle tue sensazioni a dei numeri e allora sarai un atleta a 360 gradi. Ma non possono crescere dipendenti dai numeri, per me è un grosso limite. Sapete perché mi piace la pista?

Dicci pure…

In pista i misuratori di potenza ci sono, ma non li puoi vedere. Lo vede il preparatore o l’allenatore dopo la gara perché è un dato meccanico su cui puoi impostare gli allenamenti. Ma in gara non puoi vedere i parametri, in pista è vietato vedere un computerino. E gli atleti vanno di fantasia, perché comunque ci provi. Ganna non guarda i watt medi durante l’inseguimento individuale o a squadre. Guarda il tempo, l’avversario di là, le nostre facce a bordo pista, le sue sensazioni.

Certo.

Il ritmo del quartetto non si tiene guardando i watt, e il riferimento del tempo ce l’hai ogni giro, quindi ogni 13-14 secondi, che è un abisso. Come fanno Ganna, Milan e tutti gli altri a tenere un ritmo costante? Si sono abituati a tenere un ritmo di pedalata.

La pista insegna a non guardare ai numeri quando si è in corsa, mentalità che nella Sanremo 2025 ha permesso a Ganna di restare con Pogacar e VDP
La pista insegna a non guardare ai numeri quando si è in corsa, mentalità che nella Sanremo 2025 ha permesso a Ganna di restare con Pogacar e VDP
Questa cosa se la portano anche su strada?

Se Ganna dovesse guardare ai numeri non avrebbe mai provato a stare dietro a quei due (Pogacar e Van Der Poel, ndr) sul Poggio. Lui sa che quel tempo e quello sforzo gli appartengono perché è uno dei migliori al mondo su quel minutaggio a tutta. Quindi ci prova. Quel giorno lì si alza e pensa di dovercela fare. Ganna è così perché la pista gli ha insegnato che ha dei numeri e ci alleniamo guardandoli, ma quando è in gara c’è lui, e basta. 

Il mercato però chiede altro, punta a una standardizzazione dei ragazzi…

In parte è vero quello che dite voi. Purtroppo spesso mi ritrovo con squadre o procuratori che mi chiedono i valori dei ragazzi. Capisco se me lo chiedono di un under 23 o un elite, ma quando vanno sugli juniores o gli allievi non rispondo nemmeno. Però mi piace pensare che anche in un ciclismo di dati ci siano eccezioni, come Seixas.

Non gli manca il coraggio.

Ha fantasia, vuol dire che è cresciuto provandoci. E’ cresciuto con la mentalità del “non sto a guardare il numero” ma dicendo: «Ci provo». Lo stesso Pellizzari a Camerino è stato bellissimo. Ha attaccato due, tre volte. Magari i numeri dicevano di aspettare, eppure lui a 700 metri dall’arrivo ha provato. L’atteggiamento, per un ragazzo della sua età è giusto.

Paul Seixas
Strade Bianche 2026, Pogacar attacca, Seixas con il coraggio dei suoi 19 anni risponde, segno che la mentalità è quella giusta
Paul Seixas
Strade Bianche 2026, Pogacar attacca, Seixas con il coraggio dei suoi 19 anni risponde, segno che la mentalità è quella giusta
Loro sono nel WorldTour, tra allievi e juniores ancora è possibile provarci, uscire dagli schemi?

Se da giovane ti è permesso misurarti con gli altri seguendo l’istinto, quando dovrai farlo tra i grandi continuerai ad avere quell’approccio. Però torniamo al discorso iniziale, per farlo devi essere maturo dal punto di vista fisico, perché sono convinto che ci siano dei ragazzini che ad oggi non emergono, ma magari fra quattro anni potrebbero brillare. Se gli chiediamo i numeri adesso, non ce li hanno, però magari hanno un atteggiamento giusto. Non mi dimenticherei di valutare questo aspetto. 

Quindi togliere il limite dei rapporti sarebbe un errore?

Sì. A mio avviso si può allungare il limite, ma non toglierlo, dobbiamo salvaguardare la base. Io manterrei il limite perché andremmo a tutelare alcuni aspetti neuromuscolari, come la rapidità e la frequenza di pedalata. Tutta la parte di forza ha senso allenarla in quanto tale, dal momento in cui è avvenuto lo sviluppo ormonale. Prima va insegnato l’allenamento vero e proprio con volumi, carichi e tanto altro.

Van Rysel, Seixas

La Van Rysel di Seixas. Una posizione super avanzata

17.03.2026
5 min
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SIENA – E’ uno dei nomi più caldi del circus del pedale e già capace di misurarsi con i grandi: Paul Seixas rappresenta il futuro del ciclismo francese e internazionale. Il talento della Decathlon-CMA CGM sta bruciando le tappe con una maturità sorprendente, sostenuto da un progetto tecnico sempre più ambizioso. E uno dei perni al centro di questo progetto sono le sue bici firmate Van Rysel. Che sia il modello “all round” RCR-R o quello aero RCR-F…

La crescita del marchio francese nel WorldTour (e non solo) va di pari passo con quella di Seixas. Una bici moderna, sviluppata con un approccio scientifico e orientata alla massima efficienza aerodinamica, accompagna Paul nelle sue sfide. Ogni aspetto è curato e non è un caso che anche tra gli atleti si parli parecchio di questi modelli.

RCR-R per gli sterrati

Per la Strade Bianche, l’intero team ha optato per la più versatile Van Rysel RCR-R. In particolare noi ci siamo concentrati sulla bici di Seixas, ovviamente.

Si tratta di un telaio progettato per coniugare aerodinamica e leggerezza, con un design che strizza l’occhio alle esigenze del ciclismo moderno: tubazioni profilate, integrazione totale dei cavi e una rigidità torsionale elevata. Il tutto con un peso estremamente ridotto, con il telaio pesa 790 grammi.

Le geometrie sono “semplici”, ma possono diventare aggressive con un determinato assetto e una specifica componentistica. L’angolo di sterzo (nella misura M, quella scelta da Seixas) è di 73 gradi, ideali per la guida sugli sterrati senesi. Mentre l’angolo piantone è di 73,5 gradi. Angoli che vengono ripresi anche dalla RCR-F, il modello più aerodinamico, rigido e con linee elaborate. Questi angoli sono molto versatili e in base all’assetto che si sceglie possono diventare aggressivi o “comodi”.

Va detto che Seixas è alto 186 centimetri a fronte di un peso che si aggira sui 62 chilogrammi. La taglia M poteva sembrare piccola, ma viste le posizioni attuali che vedono un innalzamento dell’anteriore rispetto al passato, la misura è perfetta. Il tubo piantone della sua bici infatti misura 147 millimetri, ai quali si aggiungono circa 1,5 centimetri in più se si considera il dislivello della serie sterzo e i due spessori, di 5 millimetri ciascuno, presenti sotto l’attacco manubrio.

Setup da Strade e non solo

Come detto, a Siena il francese ha preferito la Van Rysel RCR-R con un determinato setup, che ora vedremo. Ma ci hanno riferito che le sue quote non sono state modificate rispetto ad altre corse. Quello che può cambiare da gara a gara è la scelta della bici: la versione R, appunto, o la F.

A Siena la sua Van Rysel era equipaggiata con il gruppo Sram Red Axs: chiaramente il top proposto dalla casa statunitense. Per la Strade Bianche aveva un 54-41 all’anteriore e un 10-36 al posteriore. La guarnitura è abbinata al misuratore di potenza integrato, elemento sempre più importante. E chissà se Paul lo ha guardato quando a Monte Sante Marie ha risposto a Pogacar. Sempre in tema di guarnitura, Seixas pedala con pedivelle da 170 millimetri, piuttosto corte vista la sua statura e le lunghe leve.

Capitolo ruote. Okay la bici all-round e gli sterrati, ma Seixas ha puntato forte sulle ruote ad alto profilo. Parliamo delle Swiss Side Hadron3 da 55 millimetri. Anche se la posteriore c’era un curioso adesivo con su scritto 61, quasi a pensare che fosse un profilo differenziato (cosa però che non ci è sembrato di intravedere).

Ci sono poi le gomme. In casa Decathlon-CMA CGM si affidano a Continental, ma per l’occasione il campioncino francese ha utilizzato coperture tubeless da 30 millimetri, anziché i consueti 28 millimetri.

In sella

Il cockpit è completamente integrato, con manubrio e il relativo attacco sviluppati per ridurre la resistenza all’aria e garantire una posizione aggressiva ma il più comoda possibile.

Il dislivello manubrio-sella è significativo, quasi esagerato visti i tempi attuali, ma sempre meno di una volta. Stando ad una misura approssimativa fatta da noi a Siena siamo oltre i 9 centimetri (ma prendetela con le molle). Quello che invece sappiamo con certezza sono le misure del manubrio integrato Van Rysel (di fattura Deda Elementi) utilizzato da Seixas, largo 400 millimetri centro-centro, mentre l’attacco corrisponde ad un 120 millimetri, con il reach alquanto compatto: appena 75 millimetri.

Da notare come il francese non esageri con la deviazione delle leve, che resta a 360 millimetri.

Infine la sella: Paul Seixas adotta una posizione decisamente avanzata: la sua Fizik è praticamente tutta serrata in avanti, tanto più con un reggisella con off-set positivo. Aspetto che ci fa intuire come il francesino si affidi molto ai glutei e ai quadricipiti in fase di spinta.

Alle radici del fenomeno Seixas, con la Francia sulle spalle

Alle radici del fenomeno Seixas, con la Francia sulle spalle

11.03.2026
6 min
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Se c’era ancora qualche dubbio al riguardo, la Strade Bianche li ha dissipati tutti: Paul Seixas a 19 anni è già uno dei grandissimi nomi del ciclismo attuale. L’ennesimo trionfo di Pogacar non ha scalfito di un millimetro la sua prestazione, con l’attacco finale che ha piegato anche il “delfino” dello sloveno, Isaac Del Toro. Un secondo posto che aveva il dolce sapore della vittoria per il giovanissimo transalpino, sul quale il ciclismo d’oltralpe fa sempre più affidamento per ritrovare quegli entusiasmi risalenti – successi di Alaphilippe a parte – al secolo scorso.

In un momento storico nel quale l’intero sport francese (incredibilmente considerando gli ancora recenti fasti olimpici di Parigi) segna un po’ il passo, c’è forte bisogno di un nome che diventi un trascinatore e Seixas sembra avere le qualità per svolgere quel ruolo che travalica anche i confini ciclistici. Ma come viene visto il ciclista di Lione nel suo Paese? A rispondere è Alexandre Roos, responsabile della rubrica ciclistica su L’Equipe.

Il lionese con Del Toro, che ha cercato di stopparlo fino a cedere nel finale della Strade Bianche
Ecco Seixas con Del Toro, che ha cercato di stopparlo fino a cedere nel finale della Strade Bianche
Il lionese con Del Toro, che ha cercato di stopparlo fino a cedere nel finale della Strade Bianche
Ecco Seixas con Del Toro, che ha cercato di stopparlo fino a cedere nel finale della Strade Bianche

«Beh, la sua popolarità – dice – sta crescendo ed è già molto alta. In realtà, credo che sia iniziata ai campionati europei dell’anno scorso, perché si sono svolti in Francia e Paul è stato l’ultimo a piegarsi a Pogacar ed Evenepoel, facendo sognare. E penso che nel ciclismo francese tutti i suoi colleghi, gli altri ciclisti, siano molto contenti, perché avere un corridore con risultati del genere crea una sana competizione».

Il suo impatto nel mondo dei professionisti finora ti ha sorpreso?

Prima ti avrei detto di no, ma sabato qualcosa è cambiato nella percezione generale su di lui, perché ha cercato di stare con Pogacar sul Monte Sante Marie e pur non tenendo il ritmo di Tadej, non si è arreso affatto, anzi. E’ rimasto forte e concentrato per tutta la gara fino a portare l’affondo contro Del Toro e gli altri. La sua prestazione ha spalancato le porte a prospettive davvero straordinarie. E’ rimasto coerente alla sua prestazione dando una grande prova di maturità, impensabili per un ragazzo di 19 anni.

Prima della Strade Bianche Seixas aveva vinto la Faun Ardeche con numeri prestativi clamorosi
Prima della Strade Bianche, Seixas aveva vinto la Faun Ardeche con numeri prestativi clamorosi
Prima della Strade Bianche Seixas aveva vinto la Faun Ardeche con numeri prestativi clamorosi
Prima della Strade Bianche, Seixas aveva vinto la Faun Ardeche con numeri prestativi clamorosi
Pensi che abbia le qualità necessarie per vincere il Tour de France in futuro?

E’ difficile rispondere, quando si tratta di un francese chiaramente il pensiero va lì. In linea di principio direi di sì, ha le qualità giuste perché sale bene, corre bene. Ma non bisogna esagerare con la pressione perché non abbiamo riferimenti sulle 3 settimane, quindi dobbiamo ancora vedere come se la caverà. Ha le qualità, forse non subito, ma tra 3 o 4 anni non c’è motivo perché non sia lì a lottare per la maglia gialla.

Considerando la sua età, come dovrebbe essere gestito per i Grandi Giri?

Penso che dovrebbe fare il Tour de France, iniziare a prendere confidenza. Il problema è la pressione esterna: se Seixas fa il Tour, tutti si aspetteranno che ottenga subito un grande risultato. E se non lo ottiene, tutti lo criticheranno, allora è normale che anche la squadra pensi di preservarlo. Dovrebbe provarci e se non arrivano squilli, non sarà la fine del mondo. Ha solo 19 anni, è abbastanza normale, anzi gli darà esperienza per gli anni a venire. In effetti, è già il miglior corridore della Decathlon, non potevano avere un’opzione migliore per il Tour de France, e in questo momento sta correndo come uno dei primi 5 corridori al mondo, quindi perché non dovrebbe farlo?

I miglioramenti a cronometro potrebbero essere la porta di accesso alla conquista di un grande giro
I miglioramenti a cronometro potrebbero essere la porta di accesso alla conquista di un Grande Giro
I miglioramenti a cronometro potrebbero essere la porta di accesso alla conquista di un grande giro
I miglioramenti a cronometro potrebbero essere la porta di accesso alla conquista di un Grande Giro
In quale classica lo vedi come contendente per la vittoria?

Beh, chiaramente la Liegi-Bastogne-Liegi e il Giro di Lombardia sono quelle che si attagliano meglio alle sue caratteristiche. Il podio di Siena ha detto che gli sforzi molto esplosivi da un minuto non sono ancora il suo punto forte. Non è il terreno in cui dà il suo meglio, ma su salite più lunghe come la Liegi-Bastogne-Liegi, dove a volte ci sono sforzi da 10 minuti su una singola ascesa o il Lombardia, che è una classica per gli scalatori, penso che possa ottenere buoni risultati. L’abbiamo visto ai campionati europei e persino ai mondiali di Kigali. I percorsi con lunghe salite gli si addicono.

Decathlon ha sempre cercato di proteggerlo, anche da un’eccessiva attenzione mediatica. E’ la scelta giusta?

Sì, per ora penso che il suo programma di gara sia in realtà abbastanza normale e classico per un corridore del suo talento. E’ fondamentale trovare un equilibrio tra esporlo, fargli correre dei rischi e proteggerlo. Ma penso che un corridore come Seixas, anche se ha solo 19 anni, sia già pronto. Anzi direi che è stato allenato per questo per anni. Quindi è anche più facile, sembra molto preparato mentalmente. In realtà, non sembra sentire la pressione in questo momento.

L'attacco di Seixas agli europei, esaltando i suoi tifosi, per andarsi a prendere il bronzo
L’attacco di Seixas agli europei, esaltando i suoi tifosi, per andarsi a prendere il bronzo
L'attacco di Seixas agli europei, esaltando i suoi tifosi, per andarsi a prendere il bronzo
L’attacco di Seixas agli europei, esaltando i suoi tifosi, per andarsi a prendere il bronzo
Dopo la Strade Bianche, si è parlato dell’interesse della UAE per ingaggiarlo. E’ giusto, o pensi che sarebbe meglio avere una squadra tutta sua?

Difficile dirlo, io intanto non credo molto a un reale interesse. E’ chiaro che gli Emirati Arabi Uniti possono investire, ma anche Decathlon e probabilmente altre squadre. Quindi si tratterà del progetto da costruire intorno a lui, è lì che si dovrà decidere. Qual è secondo lui il progetto migliore per il suo sviluppo.

Quale dovrebbe essere la sua valutazione?

Sa che alla UAE avrebbe tutte le risorse necessarie per progredire, ma dovrebbe anche affrontare la concorrenza interna. D’altro canto in Decathlon dobbiamo vedere se riescono a reclutare compagni di squadra di alto livello per supportarlo in montagna. E’ lui che deciderà cosa è meglio, in realtà e non sarà nemmeno una questione di soldi.

Seixas sta rapidamente scalando le gerarchie anche come sportivo popolare in Francia
Seixas sta rapidamente scalando le gerarchie anche come sportivo popolare in Francia
Seixas sta rapidamente scalando le gerarchie anche come sportivo popolare in Francia
Seixas sta rapidamente scalando le gerarchie anche come sportivo popolare in Francia
Quanto sarebbe importante per lo sviluppo del ciclismo francese, per la sua popolarità, avere finalmente un corridore nazionale che lotta per la maglia gialla?

Beh, sarebbe enorme. E’ quello che tutti aspettano da anni. La Francia non vince il Tour de France dai tempi di Bernard Hinault nel 1985. Abbiamo avuto qualche emozione con Romain Bardet, con Thibaut Pinot, un po’ con Julian Alaphilippe, ma senza mai crederci veramente. Forse nel 2019, un po’ con Pinot, ma non era proprio reale, in realtà era più un sogno. Ora, con Seixas, nei prossimi 4 o 5 anni si può intuire che potrebbe diventare qualcosa di vero. E si percepisce già che la gente lo sta solo aspettando. Questo avrà ripercussioni su tutto il ciclismo francese, sui club dilettantistici, sulle squadre professionistiche, sulla pratica del ciclismo, sull’interesse dei media. Quindi penso che possa essere enorme.

MatxinUAE Emirates e Decathlon che tirano alla Strade Bianche, Matxin

Matxin fa i complimenti ai suoi ragazzi. E su Seixas…

08.03.2026
5 min
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SIENA – Impossibile non tornare sulla gara di ieri. La Strade Bianche ha il potere di infuocare gli animi e di gettarti definitivamente dentro la stagione dei grandi duelli, delle grandi corse e dei grandi campioni. Il poker di Tadej Pogacar è riuscito ad emozionarci ancora… la sua vittoria solo apparentemente potrebbe essere un “copia e incolla” di quella del 2024.

Lo zampino di Paul Seixas e Isaac Del Toro si è fatto sentire eccome. Tutto secondo programma, ma non proprio, insomma. E di questi aspetti abbiamo parlato ieri a botta calda con Joxean Fernandez Matxin, sport manager della UAE Emirates.

Matxin
Matxin abbraccia i i ragazzi man mano che arrivano al bus. Ieri ne hanno piazzati ben tre nei primi dieci
Matxin abbraccia i i ragazzi man mano che arrivano al bus. Ieri ne hanno piazzati ben tre nei primi dieci

Meno facile del previsto

Matxin era appena sceso dall’ammiraglia. Stava giusto mangiando qualcosa perché durante la corsa non aveva avuto il tempo di mandare giù neanche un boccone.

«Dire che è andato tutto secondo programma è troppo facile – racconta Matxin – ma si parte sempre per vincere, soprattutto quando hai corridori di questa qualità. Credo che la squadra sia stata perfetta in ogni momento. Non solo Tadej che ha definito il lavoro di tutti. Si è fatto quasi 80 chilometri da solo, ha controllato chi era dietro… ed è stato impressionante questo aspetto. Perché lo inseguivano corridori fortissimi.

«E lo stesso i compagni. Kevin Vamaercke è stato impressionante. Anche lui ha tenuto sempre la fuga del mattino a un minuto… anche troppo vicino! E l’ha controllata da solo. Questo significa che abbiamo speso un solo uomo in vista della parte più selettiva. Poi Felix Grosschartner ha fatto la parte più complicata. Cioè le discese e gli ingressi prima degli sterrati. Lui doveva portare avanti Tadej e il team, in una fase in cui tutti vogliono stare davanti. Doveva andare forte ma senza allungare eccessivamente il gruppo lasciando spazi. Florian Vermeersch: è stato brutale. Jan Christen ha fatto la selezione. E lui ha lanciato l’attacco. Quando è partito Pogacar erano rimasti in sette. Capite? Sette corridori e con il livello che c’era è qualcosa d’incredibile. E chiude sesto».

Qualità, forza, talento… Sono gli aggettivi che usa Matxin per i suoi. Nella lista degli elogi non manca Del Toro che definisce come «Classe pura in bici».

Matxin
Matxin spiega come dall’Algarve, grazie soprattutto al fresco ex Ayuso e ad Almeida, siano arrivati dati interessanti e attendibili su Seixas
Matxin
Matxin spiega come dall’Algarve, grazie soprattutto al fresco ex Ayuso e ad Almeida, siano arrivati dati interessanti e attendibili su Seixas

Occhio a Seixas

Tuttavia, se l’azione della UAE Emirates ha funzionato alla grande, c’è chi come Paul Seixas ci ha messo lo zampino, rischiando per qualche istante se non proprio di mandare tutto all’aria, di rimescolare le carte della partita di Pogacar e compagni.

«Questo ragazzino francese?», lo incalziamo. «E’ forte. E’ veramente forte – replica lo spagnolo scandendo bene la parola forte – Seixas non bisogna considerarlo come il futuro, ma come il presente. Se è uno stimolo a fare meglio? Certo, ma va anche controllato. Era alla sua prima partecipazione alla Strade Bianche e guardate come si è difeso. Ha tenuto la ruota di Tadej a lungo».

E qui si aprono diversi quesiti. Seixas ha tenuto più del previsto? E i team come si controllano tra loro? La risposta di Matxin è decisamente tecnica.

«Non direi che ha tenuto più del previsto – spiega Matxin – secondo noi, secondo i nostri dati, sapevamo che poteva tenere in quel modo. Con quello che ha dimostrato in Algarve al fianco di Juan Ayuso, che conosciamo bene e sappiamo i suoi valori, sapevamo cosa potesse fare Seixas. Non solo. Ma altre info le avevamo tramite Joao Almeida, anche lui era lì… Dunque ci aspettavamo un livello molto alto da parte sua.

«Seixas è davvero un buon corridore. Guida bene la bici, è sveglio, ha una grande sparata. E’ un corridore giovane e un campione. Anzi, togliete la parola giovane: è un campione».

Dunque in quel lungo pedalare fianco a fianco fra Seixas e Del Toro, gli UAE ieri hanno acquisito altri dati importantissimi. E certamente li studieranno ancora… Oggi il ciclismo è anche questo.

Strade Bianche 2026 Del Toro e Seixas
Da domani Del Toro, qui a ruota di Seixas, sarà leader della UAE Emirates alla Tirreno
Strade Bianche 2026 Del Toro e Seixas
Da domani Del Toro, qui a ruota di Seixas, sarà leader della UAE Emirates alla Tirreno

E ora Tirreno

Intanto gli atleti arrivano al bus. Matxin interrompe per qualche istante la nostra chiacchierata e va ad abbracciarli e a congratularsi con loro. La forza di un team passa anche da questi gesti.

«E’ difficile migliorare quando si vince, ma è uno stimolo e vincere non stanca mai. E’ una sensazione bella e alla fine tutti lavoriamo per questo. Tadej non correva dal Lombardia e quando vedi i tuoi compagni gareggiare, quando vedi le corse in tv hai una voglia pazzesca e quando arriva il momento vuoi dare il meglio. Da ottobre a qui ha solo lavorato e ci sta che avesse voglia».

Quest’ultimo aspetto lo ha ribadito anche lo stesso Pogi in conferenza stampa. «Nella prima corsa sei sempre un po’ nervoso perché non sai come andranno le cose dopo tanto lavoro».

Ora però si volta pagina con Matxin, anche perché se è vero che meno di 24 ore fa era ancora Strade Bianche, domani sarà già Tirreno-Adriatico e senza Pogacar il leader sarà Del Toro. Ieri il messicano non è apparso troppo contrariato di essersi fatto staccare per quei pochi secondi da Seixas a Monte Sante Marie. Nel finale invece era già in modalità risparmio energetico in vista della Corsa dei Due Mari.

«Alla Tirreno – conclude Matxin – ci aspettiamo un Del Toro in grande forma. Ha una situazione buona. La squadra correrà per lui. Siamo fiduciosi, ma consapevoli anche che ci saranno tanti altri corridori forti. Avete visto come va Antonio Tiberi e altri corridori importanti. Non sottovalutiamo mai nessuno».

Paul Seixas

Seixas lo ha messo nel mirino. A Siena un giorno storico?

07.03.2026
7 min
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SIENA – Alla fine la notizia di questa Strade Bianche è stata la risposta senza troppe riverenze di Paul Seixas a Tadej Pogacar nel momento dell’attacco a Monte Sante Marie. Quell’attacco del campione del mondo ha fatto male. Ha fatto esplodere il gruppo. Ma rispetto ad altre volte non è rimasto subito solo. E il merito di questa attesa suspense è tutto del giovane asso della Decathlon-CMA.

Noi eravamo a bordo strada a Monte Sante Marie (e anche in un altro settore precedente), e guarda caso proprio in uno dei mezzi di supporto della squadra di Seixas. Pronti con borracce, gel e ruote di scorta. La polvere è stata qualcosa di inimmaginabile. E da questa abbiamo visto spuntare prima Pogacar e poco dopo questo giovanissimo atleta.

Paul Seixas
Secondo ma contento, Seixas entra in Piazza del Campo esultando (il giusto)
Paul Seixas
Secondo ma contento, Seixas entra in Piazza del Campo esultando (il giusto)

Seixas senza paura

Tutto avviene in pochi secondi. Pogacar affonda il colpo, dietro si perdono e Seixas che non solo risponde, ma riduce il gap, sale così forte tanto da perdersi Del Toro. Quando poi sembra fatta per il congiungimento, il campione del mondo ne ha ancora e… apriti cielo. Ma certo vedere un Pogacar così serio, così impegnato e soprattutto voltarsi più volte non era mai successo.

Le attese che davano Seixas così vicino a Pogacar non erano dunque errate. Illusioni? Forse. Alla fine tutto questo momento di cui stiamo parlando, questo “testa a testa”, è durato neanche due minuti. Ma è un punto di partenza per una messa in discussione dei valori tanto attesa. Una speranza concreta che potrà dare ancora più gusto a questo ciclismo.

«E’ un secondo posto meraviglioso – ha detto Seixas – la gara è stata a tratti caotica e ho dovuto fare uno sforzo extra che mi è costato un po’ di energie. Questo è ciò che mi è mancato per riprendere Pogacar quando ha attaccato. Ho dato tutto fino alla fine per ottenere questo secondo posto. Sono molto contento, è fantastico».

A bordo strada

Noi, per raggiungere i due punti indicati dal team per il rifornimento a bordo strada, abbiamo avuto l’onore di percorrere gran parte della Strade Bianche, cogliendo tutta la bellezza del paesaggio patrimonio UNESCO, ma anche la quantità pazzesca di gente a bordo strada e la difficoltà di settori e curve su sterrato. Il tutto in un polverone da non credere.

Per i rifornimenti bisognava cercare sempre dei tratti in salita o leggera salita, altrimenti era davvero impossibile che i corridori riuscissero a prendere la borraccia.
Quando verso l’uscita di Monte Sante Marie, con il ragazzo della squadra pronto a passargli la borraccia, Seixas ci è passato accanto, è parso super concentrato. Spingeva un rapporto lungo. Era dal lato opposto della carreggiata, con Del Toro a ruota, e non ha pensato neanche un secondo a prenderla.

La sua pedalata era potente. Piena. Ci ha dato l’idea di un uomo che sapeva esattamente dove fosse e cosa stesse facendo. E lo stesso nel settore di Lucignano d’Asso, quando la UAE Emirates era tutta schierata davanti: lui pedalava guardingo, a bocca chiusa, appena qualche posizione dietro, anche lui con qualche uomo vicino. Una padronanza che non ci aspettavamo. E più passavano i chilometri e più queste nostre sensazioni prendevano corpo.

Il finale è stato da vero campione. Anzi da campioni. Chi scappava dal drappello degli inseguitori? Giusto Del Toro e Seixas. Tenevano gli altri dapprima a 15” e poi li staccavano del tutto. E nel finale quando tutti si aspettavano il contrattacco del messicano, più fresco a ruota, ecco che Seixas dava ancora un lampo della sua forza e della sua classe.

Gioia Decathlon

Al bus della Decathlon è (quasi) festa. Di certo c’è gioia. Il diesse Julien Jurdie abbraccia i suoi man mano che arrivano.
E intanto spiega e racconta: «E’ un podio stupendo. L’obiettivo sin da ieri era quello di salire sui gradini del podio e ci siamo riusciti. E lo abbiamo fatto con un ragazzo di cui ancora non conosciamo i limiti. Sì, abbiamo visto che Pogacar è stato ancora più forte di lui. Però è stato impressionante il suo finale. Era solo con Del Toro che non gli ha mai dato un cambio. Ero certo finisse terzo, ma ha trovato altre energie. Semplicemente eccezionale.

«Oggi – aggiunge con orgoglio Jordie – però non c’è stato solo Seixas. Abbiamo avuto un buon collettivo. Ci tengo a ricordarlo. E’ stata una bella “vittoria”, abbiamo corso bene. Fino al sesto settore la squadra era tutta con Paul. Lapeira è stato a lungo con lui. Labrosse è stato attivissimo a metà gara e nel finale era ancora presente. Questo secondo posto dietro a Pogacar è quasi una vittoria per tutti noi: dallo staff ai corridori».

Jurdie è sfinito quando scende dalla macchina. Tra tensioni, polvere, sterrato, buche e curve la Strade Bianche è dura per tutti, anche per chi è in ammiraglia. Lo incalziamo dicendogli che forse oggi è stato anche un giorno storico. Forse è davvero si è palesato al mondo il rivale di Tadej Pogacar.

«Eh – sorride Jurdie – abbiamo capito che Paul ha la capacità fisica di rivaleggiare con Pogacar. L’abbiamo visto nel settore numero sette (Sante Marie, ndr). Non solo ha tenuto Pogi abbastanza a lungo, ma ad un certo punto è riuscito a prendergli la ruota. Poi ha sbagliato a insistere troppo. Ma ci sta. Non dobbiamo dimenticare che ha 19 anni. Ed è straordinario, a questa età, realizzare una performance simile. Incredibile».

Paul Seixas
La forza di Paul è anche in questa foto. Del Toro lo ha marcato, ma lui non si è innervosito e nonostante la spesa maggiore è riuscito a staccarlo a Santa Caterina
Paul Seixas
La forza di Paul è anche in questa foto. Del Toro lo ha marcato, ma lui non si è innervosito e nonostante la spesa maggiore è riuscito a staccarlo a Santa Caterina

Un giorno storico?

Insomma qualcosa è cambiato per davvero? Sarà il tempo a dirlo. Cosa certa è che d’ora in poi il francese sarà tenuto d’occhio in altro modo. Intanto ci prendiamo i fatti di oggi. E questi dicono che un corridore della Decathlon si è interposto nello strapotere UAE Emirates. Non li ha fatti tremare, ma… Qualcuno nel clan Decathlon ci ha detto che se Del Toro avesse avuto un’altra maglia non sarebbe finita così.

Con Jurdie proviamo anche a parlare più in generale di Paul Seixas. Del carattere, della pressione. A Siena ieri sera, tanto più dopo le prestazioni alla Faun-Ardèche Classic, dove in salita aveva ripetuto al secondo i tempi di Pogacar stabiliti all’Europeo, questo duello era lanciatissimo. E Paul ci si è trovato nel mezzo. Dalle chiacchiere alla realtà.

«Ieri sera Paul era rilassato – riprende Jordie – non aveva nessuno stress. E’ un ragazzo sicuro di sé. Quando abbiamo fatto la riunione e gli ho presentato l’obiettivo del podio, non è stato sorpreso. Anzi ha detto che lo avrebbe fatto! Ha una maturità fisica e mentale straordinaria, forse più grande di quanto non sia realmente».

Chiudiamo questa chiacchierata con il direttore sportivo francese chiedendogli qualcosa del programma di Seixas. Si vocifera molto circa una sua presenza o meno al Tour de France. E allora perché non ipotizzare per lui un meno stressante Giro d’Italia? La pressione mediatica ovviamente sarebbe minore rispetto a quella che può avere un leader francese al Tour.

«Non credo – conclude Jurdie – il programma di Paul è stabilito fino alla Liegi-Bastogne-Liegi. Ci concentreremo sulle prossime corse, che saranno i Paesi Baschi, la Freccia Vallone e appunto la Liegi. Poi discuteremo del resto».

Strade Bianche 2026, Tadej Pogacar, Siena,

Pogacar, poker stellare. Ma sul percorso ha qualcosa da dire…

07.03.2026
6 min
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SIENA – Scende le scale e intanto chiede all’ispettore dell’antidoping se la sala sia sempre la stessa. Quando quello annuisce e gli fa la battuta che dopo quattro vittorie conosce bene la strada, Pogacar si mette a ridere. E’ di buon umore, non potrebbe essere altrimenti, ma ha freddo e così Luke Maguire si sfila lo smanicato e glielo porge. Meglio che prenda freddo l’addetto stampa che il campione, però intanto Luke si premura di chiederci se stamattina siamo riusciti a parlare con Gianetti.

La giornata è finita come meglio non potevano augurarsi. Anzi, a voler cercare il pelo nell’uovo, ci si poteva aspettare il secondo posto di Del Toro. Invece Seixas se l’è tolto di ruota sullo strappo di Santa Caterina e un minuto dopo l’arrivo di Tadej ha conquistato il piazzamento di rincalzo.

Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora

La prima gara dell’anno

Per vincere la quarta Strade Bianche – dice di non averne una prediletta – Pogacar ha attaccato a 78 chilometri dall’arrivo e ai meno 73 aveva già un minuto di vantaggio. Potrebbe sembrare che sia stato facile e a guardarlo in faccia magari lo è stato, ma questa volta il campione del mondo è stato visto muovere le spalle più del solito: forse perché la minaccia di Seixas alle sue spalle è stata più incisiva di quanto possiamo aver pensato.

«Nella prima gara dell’anno – spiega Pogacar, che per due volte ha vinto la Strade Bianche al debutto stagionale – ti trovi in un territorio un po’ sconosciuto. Lavori duramente tutto l’inverno e ogni anno è la stessa cosa. Nella prima gara sei sempre un po’ nervoso, ma anche quest’anno ricominciare la stagione e vincere la Strade Bianche è stato una sensazione fantastica. Ma riuscirci è stato complicato, su questo non c’è dubbio».

Da solo sulle Tolf,e Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolfe, Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolf,e Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolfe, Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla

I lunghi attacchi? Una necessità

Il momento in cui ha attaccato è stato quello in cui ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto: ci risiamo! Non è perché si tifi contro, ma perché con il suo livello indiscutibile, Pogacar sta rendendo difficile anche il racconto. Quindi ci stupisce quando, con il suo solito spirito ti dice che, se fosse per lui, di certi attacchi così lunghi farebbe volentieri a meno.

«Chiariamo una cosa – dice – questi attacchi così lunghi non mi piacciono. E’ solo il modo in cui progettano il percorso, aggiungendo 30 chilometri alla fine. E’ inutile. Prima la parte migliore della gara, la più difficile, veniva a 50 chilometri dall’arrivo, ora ne mancano 80. Se vuoi fare la differenza devi attaccare nei punti più duri ed ecco spiegato il perché di questi attacchi a lunga gittata.

«Possiamo parlarne e lamentarci quanto vogliamo, ma alla fine non spetta a noi decidere il percorso, che comunque è bellissimo. E’ una gara bellissima, ma se la vogliono così, se vogliono avere piccoli gruppi dopo appena 80 chilometri e ciclisti da soli nelle ultime due ore, noi non possiamo lamentarci. Soprattutto quando vinciamo».

Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro

La minaccia di Seixas

E’ la conferma del suo modo di correre e avere ragione della concorrenza semplicemente stroncandola con la forza: quello che non sempre gli riesce alla Sanremo e che per pochissimi istanti ha temuto di non poter fare oggi con Seixas.

«Su Monte Sante Marie – spiega – a un certo punto mi sono voltato in un pezzo più pianeggiante. Oddio, non è così pianeggiante, ma la salita molla un po’ e c’è lo spazio per respirare. Mi sono voltato e Seixas non era così lontano: era molto vicino e io stavo spingendo forte. Così mi sono detto che nella successiva sezione ripida avrei dovuto dare tutto per cercare di aumentare il vantaggio e per fortuna ci sono riuscito. Altrimenti penso che mi avrebbe preso, aveva una bella spinta, quindi sarebbe arrivato a ruota e saremmo andati avanti insieme per parecchio. Perciò sono contento di come è andata a finire».

Van Aert ha sorriso dicendo cohe contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo che contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo cohe contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo che contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo

L’incognita della Sanremo

Sarà diverso alla Sanremo? Qualche tempo fa, analizzando il suo modo di correre, Nibali ci fece notare che negli assalti alla Sanremo fatti finora, Pogacar ha sbagliato cercando di staccare tutti con la forza e non cercando soluzioni più scaltre. E in qualche modo le parole di Tadej confermano che la Sanremo, la prossima corsa cui prenderà parte, ha ancora qualche punto che gli sfugge e lo rende meno sicuro.

«La Sanremo – dice – è davvero diversa rispetto alla Strade Bianche oppure alla Liegi o al Fiandre. Quando arrivi sulla costa, non è più una gara dura, in compenso però inizia a essere nervosa. Ci sono un sacco di città, un sacco di curve a destra e a sinistra, tanti su e giù e le velocità sono incredibilmente alte. In più, i corridori della Sanremo sono un po’ più grossi rispetto a quelli che trovo nelle altre gare che mi piacciono (sorride, ndr). Corridori da classiche, anche velocisti, e questo significa anche che le velocità sono più elevate anche in pianura. Quindi, in un certo senso, è davvero spaventoso partecipare a quella gara, soprattutto per arrivare alla Cipressa.

«Lì devi essere non al 100, ma al 110 per cento e anche in quel caso è tutta una questione di posizionamento. Non più dietro della seconda posizione, sarebbe un rischio, meglio essere in pole position. E le salite sono velocissime, andiamo a 40 all’ora quindi devi guidare con attenzione e capisci che è difficile fare la differenza. La Sanremo non è solo la salita del Poggio, ma bisogna fare i conti anche con la discesa perché poi non c’è più molto. E’ una gara davvero particolare, in un certo senso davvero bella e molto interessante da correre».

Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto pèarla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro

La solutidine e la folla

L’ultimo pensiero di questo sabato che sembra domenica per l’atmosfera di festa che si respira nelle strade di Siena, Tadej Pogacar lo dedica alla sua solitudine nelle due ore di attacco, quando i soli suoni sono il baccano della gente e il rombo delle moto dei fotografi che si alternano davanti a lui scattando foto.

«All’inizio, quando ho attaccato – spiega – ho pensato che il vantaggio fosse buono, ma che dovevo migliorarlo e farlo crescere il più velocemente possibile. Non sapevo quanto distacco avessi. Poi ho iniziato a chiedermi dove potesse essere Isaac (Del Toro, ndr) e cose del genere. Quello che succedeva dietro. E poi, una volta ottenute queste informazioni, ho iniziato a pensare alla strada da percorrere e mi sono goduto la folla. Ho pensato anche a gestire lo sforzo, mangiare e bere, arrivare bene al traguardo. E a volte, penso anche: ho i miei pensieri personali».

Una solitudine beata, con la sensazione di volare su una nuvola al di sopra delle fatiche degli altri. Quando è salito sul podio per la premiazione c’erano ancora tanti corridori sul percorso. Il fuoriclasse è questo, non può fare altro che vincere, e gli altri alle sue spalle danno profondità alla scena e sono anche loro preziosi. Come i compagni di squadra più invisibili che ha ringraziato citandoli uno a uno: Christen, Grosschartner, Novak, Vermaerke e Vermeersch. Quelli che fanno il lavoro sporco, ma prezioso. Lo seguiamo finche non sparisce all’interno dell’antidoping, con la certezza di aver vissuto un’altra magia e la sensazione che questa volta non sia stato facile come potrebbe esserci sembrato.

Ritorno al passato. Benoot cambia per ripuntare alle classiche

Visma addio, Benoot cerca in Francia lo smalto delle origini

30.01.2026
5 min
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Un nuovo inizio. Il passaggio di Tiesj Benoot dalla Visma-Lease a Bike alla Decathlon ha questo sapore per il ciclista belga che dopo 4 anni è come se tornasse al suo passato: non più prezioso luogotenente per classiche e Grandi Giri, ma di nuovo libero di cercare il risultato. Non che nel team olandese le occasioni non le abbia avute, vedi la vittoria a Kuurne nel 2023 o i podi all’Attraverso le Fiandre, ma quel che mancava è il senso di libertà che spera di ritrovare in terra transalpina.

Tra i tanti cambiamenti dell’ultimo ciclomercato, quello del belga è stato uno dei primi, segno che la scelta era matura già da tempo e il belga lo spiega direttamente: «I primi contatti li abbiamo avuti a gennaio dell’anno scorso, ma la decisione è arrivata un po’ più avanti, durante il periodo delle classiche. Ho scelto Decathlon perché è un team in rapida crescita. Non avevo un vero motivo per lasciare Visma, ma ero felice di uscire di nuovo dalla mia zona di comfort, avevo bisogno di cambiare e trovare nuovi stimoli. Ho superato i 31 anni, per continuare dovevo trovare qualcosa che mi attraesse e spingesse a continuare a fare sacrifici».

Il belga con Olav Kooij, due dei nuovi acquisti chiamati a dare slancio al team nelle classiche
Il belga con Kooij e Bissegger, tre dei nuovi acquisti chiamati a dare slancio al team nelle classiche (foto Ballet/Broadway)
Il belga con Olav Kooij, due dei nuovi acquisti chiamati a dare slancio al team nelle classiche
Il belga con Olav Kooij, due dei nuovi acquisti chiamati a dare slancio al team nelle classiche (foto Ballet/Broadway)
Quattro anni alla Visma: che cosa ti rimane di quell’esperienza?

Molto, certo, ma forse il ricordo più bello è la vittoria alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne, anticipando i miei quattro compagni di fuga e le due vittorie al Tour vissute con Jonas (Vingegaard, ndr), sentendo di aver dato il mio contributo, di essere parte di qualcosa d’importante.

Alla Decathlon cambia il tuo ruolo, torni a essere una punta per le classiche. E’ un po’ un ritorno al passato il tuo?

Sì, un pochino, credo. Ma era quello di cui avevo bisogno. Negli ultimi quattro anni, la Visma è stata importante, ma sta cambiando. La Decathlon forse per me ora è un po’ più simile a Lotto e Sunweb dov’ero prima, ma alla fine, credo che avremo comunque una squadra più forte di quella che avevo allora. Quindi spero di ritrovarmi con molti compagni di squadra attorno nelle fasi finali delle corse principali.

Un Benoot tutto infangato nella storica vittoria alla Strade Bianche del 2018
Un Benoot tutto infangato nella storica vittoria alla Strade Bianche del 2018
Un Benoot tutto infangato nella storica vittoria alla Strade Bianche del 2018
Un Benoot tutto infangato nella storica vittoria alla Strade Bianche del 2018
Le Classiche Franco-Belghe sono ancora il tuo obiettivo principale per questa stagione?

Diciamo che per me il periodo principale è marzo-aprile, quella fase fra Omloop Het Nieuwsblad e Liegi-Bastogne-Liegi dove ci sono molti appuntamenti degni d’interesse. Io farò 7 gare, iniziando proprio con l’Omloop e poi quasi tutte le altre, saltando solo la Roubaix. Cercherò il miglior risultato possibile sapendo che alcune di queste sono più aperte a ogni risultato. Se riesco a vincerne una, la mia stagione sarà già super buona. Ma il mio obiettivo è solo essere al top della forma in quel periodo.

Che supporto ti aspetti dalla squadra in quelle occasioni?

Totale, adeguato. Spero solo di essere con una squadra forte e motivata e poi di avere più carte da giocare in finale. Ma teniamo presente che non sono il solo a poter vincere, quindi si vedrà anche come si metteranno le corse. Sono però molto fiducioso sul fatto di essere pronto a correre al meglio e avere il team di supporto.

Quanto è diversa l’esperienza Decathlon, l’ambiente, il materiale rispetto a Visma?

Moltissimo, cambia davvero tutto. E’ iniziare una nuova avventura, sentire che intorno a te ci sono persone nuove e il tuo primo compito è entrare con loro in sintonia. Quindi bisogna conoscersi un po’, assorbire culture diverse. Ma alla fine io dico sempre che si tratta solo di ciclismo. Quindi di andare veloce in bici. Certo, ci sono accenti diversi, io ho sempre corso in team dalla forte componente fiamminga o olandese, ma d’altra parte il mestiere non cambia…

Che impressione hai avuto dei giovani talenti del team come Seixas e Bisiaux?

Ho corso contro di loro l’anno scorso e mi hanno già fatto una grande impressione. Ho la netta sensazione, ora che siamo fianco a fianco, che faranno il passo successivo nei prossimi anni e di sicuro hanno un grande futuro. Io spero di farne parte e poterli aiutare, perché hanno davvero grandi chance. Il primo consiglio che posso dare loro è prendere però la loro attività con grande calma, non farsi schiacciare dalla pressione.

Benoot insieme a Seixas. Sarà un po' il suo mentore, per togliergli pressione dopo lo sfolgorante 2025
Benoot insieme a Seixas. Sarà un po’ il suo mentore, per togliergli pressione dopo lo sfolgorante 2025 (foto Ballet/Broadway)
Benoot insieme a Seixas. Sarà un po' il suo mentore, per togliergli pressione dopo lo sfolgorante 2025
Benoot insieme a Seixas. Sarà un po’ il suo mentore, per togliergli pressione dopo lo sfolgorante 2025 (foto Ballet/Broadway)
Ti aspetta il Tour de France: che impressione hai avuto vedendo il percorso?

Penso che in generale sia ancora un percorso molto duro e non vedo l’ora di partire da Barcellona. Ci sarà una bella atmosfera. Sono 9 anni che non salto un’edizione e mi piace molto l’inizio fuori dalla Francia, quindi non vedo l’ora di iniziare a Barcellona. Magari questo potrebbe essere l’anno giusto per lasciare la mia firma, farlo con una squadra francese avrebbe anche un significato particolare…

Corridori giovani e Grandi Giri: un equilibrio delicato

08.01.2026
6 min
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L’età alla quale si passa professionisti è scesa drasticamente negli ultimi anni, non lo scopriamo di certo oggi. Questo fattore ha però portato alla luce diversi parametri da tenere in considerazione nel momento in cui si ha a che fare con giovani campioni. La crescita e la maturazione fisica e mentale sono due di questi. In un’intervista rilasciata a L’Equipe qualche mese fa si parlava della possibilità di vedere Paul Seixas alla partenza del prossimo Tour de France. Un’opzione possibile, ma allo stesso tempo ancora da comprendere e da valutare fino in fondo. Le incognite sono parecchie quando si mette un ragazzo così giovane (anche se di assoluto talento) davanti a corse impegnative come possono essere i Grandi Giri.  

Allo stesso modo Jakob Omrzel, vincitore del Giro Next Gen 2025, non prenderà parte a nessun Grande Giro nella prossima stagione. Nel 2026, quindi, c’è la probabilità di non vedere entrambi i vincitori delle corse a tappe di riferimento della categoria under 23 in un Grande Giro. 

Jakob Omrzel vincitore del Giro Next Gen 2025, al suo primo anno nel WT non correrà nessun Grande Giro (foto La Presse)
Jakob Omrzel vincitore del Giro Next Gen 2025, al suo primo anno nel WT non correrà nessun Grande Giro (foto La Presse)

Sempre più pronti

Più che delle parole dei direttori sportivi o degli addetti ai lavori c’è da affidarsi a quelle di un preparatore, perché preservarli? La scelta a nostro avviso è corretta, ma per capirla si deve entrare nel merito, siamo così andati da Giuseppe De Maria, preparatore del Team Polti VisitMalta che ha seguito negli ultimi anni l’avvicinamento di Davide Piganzoli al professionismo e il suo debutto al Giro d’Italia. 

«Tanti corridori passano professionisti molto presto – analizza Giuseppe De Maria – qualcuno salta direttamente la categoria under 23, mentre altri ci rimangono per poco tempo. Questi ragazzi arrivano molto preparati nel WorldTour, ormai fanno la categoria juniores ad alti livelli e il gap si chiude prima. Il fattore da tenere in considerazione, in un Grande Giro, è quanto sia lungo. Tre settimane sono un periodo di tempo che si fa fatica a concepire fino a quando non lo si vive, che poi diventano quattro settimane se si considera tutto il contorno».

Paul Seixas ha vinto l’Avenire, gara di riferimento per i giovani campioni del futuro, dopo un anno alla Decathlon AG2R (foto Tour de l’Avenir)
Paul Seixas ha vinto l’Avenire, gara di riferimento per i giovani campioni del futuro, dopo un anno alla Decathlon AG2R (foto Tour de l’Avenir)
Catapultarlo subito in una realtà del genere è un vantaggio o uno svantaggio?

E’ un’arma a doppio taglio, perché magari il suo profilo tecnico-metabolico gli consente di fare bene, ma comunque non credo che fare una gara a tappe di tre settimane sia una necessità per un ragazzo giovane. Nei Grandi Giri trovi sempre un livello altissimo, i primi quaranta in classifica generale sono corridori in grado di vincere e sanno come farlo. Per questo penso ci siano percorsi migliori di crescita.

Quali?

Portare un ragazzo di primo anno al Tour of the Alps o al Delfinato (come ha fatto la Decathlon AG2R con Seixas, ndr) è un bel banco di prova. Queste sono gare dove i corridori che trovi sono gli stessi ma in un tempo più breve, magari farà sempre fatica ma diventa un’esperienza positiva.

Piganzoli al suo primo anno da professionista, nel 2023, non ha partecipato a nessun Grande Giro (foto Maurizio Borserini)
Piganzoli al suo primo anno da professionista, nel 2023, non ha partecipato a nessun Grande Giro (foto Maurizio Borserini)
Hai parlato di qualità atletiche e fisiche, i giovani quindi sono pronti per grandi sforzi?

Sì, lo sono, ma non sono pronti per replicarli su tre settimane, o per lo meno non sono pronti subito. Serve un periodo di adattamento. Lo si vede nelle corse a tappe juniores come il Lunigiana o in quelle under 23, i parametri e i valori sono alti, ma per trasportarli su un Grande Giro il passo è lungo. 

Come si capisce se un corridore ha il profilo adeguato per i Grandi Giri?

Dal VO2 Max e dal Lav Max. Il primo indica una elevata capacità di recuperare dagli sforzi. Il secondo è il VLaMax, che indica la massima potenza anaerobica. Ma non ci si può basare sul profilo metabolico, si deve guardare alla maturità generale dell’atleta. Quanti step ha fatto dal punto di vista esperienziale? Quanto è maturato? Inoltre c’è un fattore non calcolabile ma che fa tutta la differenza del mondo.

Pellizzari ha fatto una crescita graduale, prima in Bardiani e poi con la Red Bull-BORA, l’anno prossimo vestirà i panni del capitano al Giro d’Italia
Pellizzari ha fatto una crescita graduale, prima in Bardiani e poi con la Red Bull-BORA, l’anno prossimo vestirà i panni del capitano al Giro d’Italia
Quale?

La terza settimana di un Grande Giro, non si può replicare in nessun modo. In allenamento è impossibile e inutile fare tre settimane di carico, per avere dei vantaggi e una crescita evidente ne bastano due. La terza settimana è quella che fa la differenza tra un corridore adatto o non adatto ai Grandi Giri, ma lo si può scoprire solo facendogliela fare.

In questo modo sembra corretto il pensiero di portare i giovani subito ai Grandi Giri…

No. Perché quei parametri che emergono nella terza settimana, come il riposo, la capacità di recupero e tanti altri fattori, migliorano con il passare del tempo e facendo esperienze. Bisogna bilanciare la loro quotidianità e quindi con prudenza, prima gli fai fare un percorso di avvicinamento graduale, poi possono fare l’esordio in un Grande Giro.

Le ore di allenamento necessarie per preparare un Grande Giro possono essere un ostacolo per un giovane?

No, parliamo comunque di ragazzi che hanno un motore potente e importante. Sono corridori che anche se giovani sono in grado di reggere le 30 ore di allenamento a settimana. Magari è un’accelerazione di cui non c’è strettamente bisogno per la loro crescita a lungo termine, ma tendenzialmente lo possono fare.

Del Toro al termine del primo anno nel WT, il 2024, ha corso la Vuelta che gli è servita per l’exploit dello scorso anno al Giro
Del Toro al termine del primo anno nel WT, il 2024, ha corso la Vuelta che gli è servita per l’exploit dello scorso anno al Giro
Si tiene ancora conto della maturazione fisica, che porta a un miglioramento nell’endurance?

In realtà sì però nella pratica vediamo che i ragazzi di vent’anni vincono in Grandi Giri o comunque fanno bene, quindi non proprio. Per carità parliamo di atleti estremamente dotati e di alto livello, se guardiamo agli altri allora questa considerazione ha ancora più valore. 

Del Toro è un esempio di corridore che è andato subito a un Grande Giro…

La Vuelta che ha corso al suo primo anno nel WorldTour, nel 2024, è stata fondamentale per costruire il Giro d’Italia della scorsa stagione. Esordire a un Grande Giro a fine stagione permette di metabolizzare il lavoro fatto durante l’anno. Quando noi lasciammo fuori dal Giro Piganzoli, al suo primo anno da professionista, lo facemmo con l’idea di lasciargli i giusti tempi di crescita e progressione. 

Vuelta a Espana 2025, David Gaudu

Gaudu riparte all’italiana e si spende per Seixas

06.01.2026
4 min
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La Groupama-FDJ, che riparte senza Madiot sulla plancia di comando (anche se il capo il suo discorso motivazionale in ritiro l’ha fatto lo stesso), fa quadrato attorno a David Gaudu: il suo atleta più rappresentativo. Il corridore di Landivisiau, comune di novemila abitanti in Bretagna, pedala ormai verso i trent’anni e le stagioni dell’oro sembrano piuttosto lontane. Il Tour de l’Avenir del 2016 sta diventando l’eccezione alla regola: non si può dire che il francese abbia combinato poco, ma certo molto meno di quanto fosse lecito aspettarsi.

La principale novità che lo ha riguardato in questo inverno è stata il cambio dell’allenatore. Il corridore si è seduto a un tavolo con i suoi dirigenti e tutti insieme hanno messo sotto analisi i continui alti e bassi. A quel punto, in un quadro di… ristrutturazione della sua carriera, al francese è stato assegnato un nuovo allenatore: l’italiano Luca Festa, che fino allo scorso anno faceva parte dello staff di Mattia Michelusi alla Cofidis e che di recente ci ha guidato nella spiegazione dei crampi di Aastrup nel cross di Namur.

Luca Festa è appena arrivato nello staff della Groupama. Gaudu è uno dei suoi corridori
Luca Festa è appena arrivato nello staff della Groupama. Gaudu è uno dei suoi corridori
Luca Festa è appena arrivato nello staff della Groupama. Gaudu è uno dei suoi corridori
Luca Festa è appena arrivato nello staff della Groupama. Gaudu è uno dei suoi corridori

Le montagne russe

Un passo significativo per Gaudu, che fin da quando è passato professionista aveva sempre lavorato con David Han: dal 2015 allenatore della Groupama-FDJ dopo un passato da dilettante. Sebbene fra lui e Gaudu ci siano appena undici anni di differenza, è stato lo stesso corridore a definirlo un secondo padre e a confermare di aver accettato il cambiamento solo quando entrambi si sono resi conto che i loro rapporti rimarranno comunque buoni.

«La squadra ha spinto in questa direzione – ha spiegato Gaudu a L’Equipe – ma sono consapevole che in diverse situazioni mi è mancata la resistenza e diverse cadute mi hanno rallentato. L’anno scorso sono stato bene solo alla Vuelta. Ero uscito forte dall’altura e sono arrivato in ottima forma alla partenza da Torino, ma è durata solo per pochi giorni. Ho vinto la terza tappa (la San Maurizio Canavese-Ceres, ndr) e il giorno dopo a Voiron ho indossato la maglia rossa. Poi è finito tutto. Non ho più avuto la resistenza per gestire le esigenze di tre settimane di gara».

Gaudu ha vinto la terza tappa della Vuelta, poi ha subito un calo
Gaudu ha vinto la terza tappa della Vuelta, poi ha subito un calo
Gaudu ha vinto la terza tappa della Vuelta, poi ha subito un calo
Gaudu ha vinto la terza tappa della Vuelta, poi ha subito un calo

Conduzione italiana

Il 2025 di Gaudu è stato definito da lui stesso un vero calvario, principalmente a causa di una serie di incidenti. A marzo, proprio alla Tirreno-Adriatico, la frattura della mano sinistra. Al Giro, nel finale della tappa di Tagliacozzo, la caduta e il profondo taglio alla mano destra: al punto da aver raccontato di aver visto il tendine. A quel punto, è arrivata la scelta di saltare il Tour per puntare sulla Vuelta. E in Spagna, a parte quei pochi giorni di grande ottimismo, si è spenta nuovamente la luce. Stagione chiusa con il ritiro alla Coppa Agostoni, vacanze anticipate e ripartenza con l’allenatore italiano cui sono stati affidati anche Lorenzo Germani e Matteo Milan.

«Abbiamo individuato aree su cui lavorare per colmare le carenze di quest’anno – ha spiegato Gaudu – e sono riuscito a cambiare mentalità e guardare avanti. L’obiettivo è tornare al mio meglio e ritrovare la costanza che cerco dal 2021. So benissimo che al mio livello sono capace di cose straordinarie e che quest’anno sarà cruciale per la squadra, con l’azzeramento dei punti UCI. L’anno scorso ero un leader e non ho fatto il mio dovere. Voglio riprendermi il mio ruolo e risollevare la squadra. Riparto grazie all’esperienza e alla saggezza. Quest’anno ho toccato il fondo, ma sento di poter ancora avere un ruolo importante. Se fossi un leader fallito non avrei mai vinto quella tappa alla Vuelta».

Seixas è il nuovo che si affaccia sul professionismo: Gaudu ha avuto parole positive nei suoi confronti
Seixas è il nuovo che si affaccia sul professionismo: Gaudu ha avuto parole positive nei suoi confronti
Seixas è il nuovo che si affaccia sul professionismo: Gaudu ha avuto parole positive nei suoi confronti
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Dalla parte di Seixas

Un ruolo su cui si allunga l’ombra spensierata e lieve di Paul Seixas, che sta scalando le gerarchie del ciclismo francese e nella cui storia è impossibile che Gaudu non si riveda. Entrambi vincitori del Tour de l’Avenir, entrambi giovani attesissimi all’esame del Tour che sfugge ai corridori francesi dal 1985.

«Ho una visione molto più distaccata della prestazione pura – ha detto Gaudu – e dei giudizi. Ho subito attacchi incessanti. Non sono sempre stato forte, sono finito sotto accusa per la storia con Demare, ma penso di essere stato attaccato troppo duramente. In Francia, molti sono pronti a distruggerti quando tocchi il fondo, probabilmente per invidia. Per questo spero che i media lascino in pace Seixas, perché sembra un bravo ragazzo. Il ciclismo può darti grandi sicurezze, ma può anche abbatterti. Il ciclismo è davvero una scuola di vita».