Mads Pedersen Momentum Series, la collezione di Santini

Momentum Series, la collezione di Santini e Mads Pedersen

21.05.2026
4 min
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Santini ha appena presentato una nuova collezione realizzata assieme a Mads Pedersen, chiamata Mads Pedersen Momentum Series. Non è la prima volta che l’azienda italiana e il campione danese collaborano, infatti la nuova capsule collection nasce dal progetto MADSS (Mega Aerodynamic Speed Shell) iniziato nel 2025 per portare al massimo livello la ricerca sull’efficienza aerodinamica. 

Se la linea originale rappresentava il lato più puro e tecnico, la nuova Momentum Series si contraddistingue per un’estetica chiara e forte, arrivata direttamente dalle indicazioni di Pedersen. 

Tutti i capi – maglia, pantaloncini e body – sono infatti caratterizzati da una grafica basata su grandi frecce orientate in direzioni opposte. Un modo per esprimere, anche visivamente, aerodinamica e velocità.

Maglia Mads Pedersen Momentum Series
La maglia Mads Pedersen Momentum Series, come la sua inconfondibile grafica, è progettata mettendo al primo posto la velocità
Maglia Mads Pedersen Momentum Series
La maglia Mads Pedersen Momentum Series, come la sua inconfondibile grafica, è progettata mettendo al primo posto la velocità

Super aero, con materiali sostenibili

Tra i prodotti chiave della collezione spicca naturalmente la nuova maglia, sviluppata sul modello Aero Race di Santini. Il jersey ha un fitting spiccatamente racing e un costruzione aerodinamica, come è subito evidente dalle maniche realizzate con una struttura a coste molto aero, struttura che è impiegata anche nella zona delle spalle e nella parte alta della schiena. 

Ma oltre alla performance c’è di più. La maglia Momentum Series è realizzata con il nuovo tessuto Polartec Power Dry with Recycled Carbon, un materiale realizzato con il 91% di carbonio riciclato ottenuto attraverso processi di cattura delle emissioni industriali di CO2. 

La struttura del tessuto punta a migliorare traspirabilità e dispersione del calore durante gli sforzi ad alta intensità, mantenendo al tempo stesso una sensazione estremamente leggera e aderente al corpo. La maglia è proposta sia in due versioni monocromatiche più essenziali sia nelle due varianti con le grafiche firmate Momentum Series. Il prezzo indicato nel sito dell’azienda è di 160 euro.

Bibs Mads Pedersen Momentum Series
I pantaloncini hanno il fondello con struttura 3D e inserti in gel, oltre alle bretelle senza cuciture
Bibs Mads Pedersen Momentum Series
I pantaloncini hanno il fondello con struttura 3D e inserti in gel, oltre alle bretelle senza cuciture

Pantaloncini compressivi, con inserti in gel 

Dopo la maglia, i pantaloncini. I bibs della collezione Momentum Series sono costruiti per integrarsi al meglio con la maglia Aero Race e offrire una vestibilità stabile e performante. Il design è minimal, ma le prestazioni sono di altissimo livello, per un capo pensato per offrire sostegno muscolare e comfort anche dopo molte ore in sella. 

In questo caso alla base c’è un tessuto tecnico italiano ad alte prestazioni, elastico e traspirante, che favorisce una rapida asciugatura ma anche un supporto muscolare mirato, anche grazie al taglio studiato per seguire l’anatomia del corpo durante ogni movimento della pedalata. 

Interessante poi la parte superiore, con le bretelle realizzate in un unico materiale iperleggero e senza cuciture, creato in modo da avvolgere il busto nel modo più naturale e possibile.

Fondamentale infine la scelta del fondello C3. Il suo punto forte è la forma ergonomica 3D con inserti in gel nella zona di appoggio delle ossa ischiatiche, in modo da assorbire al meglio ogni vibrazione con il passare dei chilometri. Il pantaloncino Momentum Series è presentato in due colori molto sobri, ed è già disponibile nel sito di Santini a 220 euro.

Body Mads Pedersen Momentum Series
Il body unisce il meglio dei due capi, con ancora più leggerezza e aerodinamicità
Body Mads Pedersen Momentum Series
Il body unisce il meglio dei due capi, con ancora più leggerezza e aerodinamicità

Body, il massimo della velocità

Il cuore più racing della collezione Mads Pedersen Momentum Series è infine rappresentato dal body, pensato chiaramente per l’utilizzo più competitivo. Qui emerge in modo evidente l’esperienza maturata nel progetto tecnico MADSS di cui abbiamo accennato all’inizio. La parte superiore è realizzata in Lycra leggera e molto traspirante, che aderisce al corpo come una seconda pelle per eliminare ogni turbolenza.

All’aerodinamicità contribuiscono poi anche il colletto basso e le maniche con struttura a righe, presenti anche sul jersey. Anche la parte inferiore è in Lycra, ma stavolta ad alta densità, per garantire la giusta compressione e il necessario sostegno muscolare. A completare il body c’è poi il fondello C3 con inserti in gel anti-shock, lo stesso dei pantaloncini della collezione. In questo caso il prezzo indicato da Santini è di 250 euro.

Santini Cycling

Mads Pedersen, Fiandre 2026

Non solo “quei due”. Ci sarà anche Pedersen, parola di Larrazabal

11.04.2026
5 min
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Fari puntati sull’ennesimo “duello dei Monumenti” fra Mathieu Van der Poel e Tadej Pogacar, ma domani alla Parigi-Roubaix gli scenari potrebbero cambiare, e non poco. In questo duello si potrà inserire Mads Pedersen… e non solo lui, chiaramente. L’assenza di salite veloci o muri dalla Cipressa al Kwaremont, passando per Poggio, Koppenberg e compagnia bella, rimescola le carte.

Mads Pedersen ha chiuso il Giro delle Fiandre con un più che incoraggiante quinto posto. Un risultato che diventa impresa se pensiamo a quello che aveva passato il danese durante l’inverno: frattura del polso, settimane intere senza uscire su strada, allenamenti sui rulli. E poi, quando doveva rientrare, ci si è messa pure la febbre. Ma perché dunque Pedersen a Roubaix va inserito di diritto tra i grandi papabili? Lo abbiamo chiesto a Josu Larrazabal, responsabile dei preparatori della  Lidl-Trek.

Lidl-Trek, Larrazabal
Josu Larrazabal è il Performance Manager della Lidl-Trek e scommette sulla Roubaix di Pedersen
Larrazzabal
Josu Larrazabal è il Performance Manager della Lidl-Trek e scommette sulla Roubaix di Pedersen
Come arriva Mads a questa Roubaix, Josu? Lo “sforzone” del Fiandre, a lui che mancava un po’ di ritmo gara, ha dato qualcosa in più?

Sì, certo. Alla fine lui sa che al Fiandre, nelle salite, ha sempre quell’handicap rispetto a un Pogacar soprattutto, ma quest’anno direi anche rispetto a un Remco Evenepoel che, anche se non conosceva la corsa, da belga sapeva interpretare certe strade. Ovviamente sto facendo un discorso relativo al peso.

Stai parlando di atleti che hanno un altro feeling con la salita, anche se è corta…

Questi corridori in salita hanno un altro passo e mettono in difficoltà anche uno come Van der Poel, che è uno di quelli che riesce, in certe situazioni, a fare anche lo scalatore. Van Aert e Mads vanno fortissimo in salita e, quando se la giocano con corridori simili, sono quelli che sicuramente risultano anche più “scalatori”. Riescono a fare la differenza, ma ovviamente non ci riescono se ci sono Pogacar o Remco.

Però, dicevamo, è un buon quinto posto, no?

E’ un quinto posto che dà tanto. Tra l’altro un quinto posto “ tutto pedalato”: Mads ha dovuto difenderlo da lontano, rimanendo da solo e dovendo inseguire anche Van Aert. Venendo da un inizio così difficile, da una gran Milano-Sanremo fatta in fretta e furia e dal malanno che non gli ha consentito di disputare la In Flanders Field, assume un grande valore. E poi lui dal Fiandre trae sempre un extra per la Roubaix.

Il danese in ricognizione sulle pietre della Roubaix... senza guantini (foto @maltialessandro)
Pedersen in ricognizione sulle pietre della Roubaix. Per il danese sarà la 9ª partecipazione (foto @maltialessandro)
Il danese in ricognizione sulle pietre della Roubaix... senza guantini (foto @maltialessandro)
Pedersen in ricognizione sulle pietre della Roubaix. Per il danese sarà la 9ª partecipazione (foto @maltialessandro)
Perché?

Perché la Roubaix è la sua corsa. E’ una gara in cui si sente al livello dei più forti, non ha paura neanche di Pogacar. Diventa un bel confronto con se stesso, con la sua condizione, con la sua crescita. E soprattutto perché a Roubaix può esprimersi al massimo.

Non ci sono salite e, come hai detto, non ha paura neanche di Pogacar: ma sulle pianure e il pavé serviranno tanti watt. Come sono i suoi in questo momento? Sono i watt che possono farlo vincere?

Sì, sono i suoi watt. Nonostante tutto, Mads non è stato fermo. Ha fatto settimane anche di 27 ore di rulli e in queste ore ha fatto tanta qualità. Il suo allenatore Mattias Reck ha fatto un grande lavoro per riuscire a gestire una situazione così deludente e così confusa, il tutto senza sapere quali sarebbero stati i reali tempi di recupero. E poi aggiungerei anche che Mads è un vero campione, in allenamento e alle corse. Uno che non ha paura di “mettersi la tuta da lavoro” e faticare.

Mads Pedersen
Mads Pedersen durante una delle sue sessioni monster sui rulli, qui con la tuta per l’heat training (foto Instagram)
Mads Pedersen
Mads Pedersen durante una delle sue sessioni monster sui rulli, qui con la tuta per l’heat training (foto Instagram)
A proposito di tuta da lavoro, lui l’ha messa davvero sui rulli… in sessioni di hot training.

Vero. Pensate che è venuto in ritiro a Mallorca pur senza poter pedalare su strada. Questo perché c’era quel ritiro in programma con i compagni e lui ha voluto rispettarlo. Pedersen faceva i rulli mentre i compagni uscivano. Voleva far vedere che dovevano lavorare, dovevano prepararsi, perché lui comunque sarebbe stato pronto.

Un grande segnale…

Davvero un grande segnale. Allora lì capisci la grinta e il compromesso di uno come lui, e quanto ci crede a questa Roubaix. E dicevo dunque che sui rulli, oltre a starci tante ore, ha fatto anche tanta qualità e lo ha potuto confermare alla Sanremo e al Fiandre. Due corse nelle quali non puoi fare risultato nascondendoti nel gruppo. Mads è al top della condizione e arriva pronto a queste gare.

Davvero un leader. Tempo fa ci raccontasti anche come il suo ritorno su strada fosse passato da bici diverse. Prima la gravel, poi quella da strada con gomme più larghe e infine la bici in assetto standard… Come l’hai sentito in questi ultimi giorni?

Direi benone. Dopo il Fiandre, Mads si è affidato al suo modo di avvicinamento classico alla Roubaix. Nel senso che ha fatto ancora un paio di sedute molto dure, due carichi importanti in settimana, con le sue distanze, con la sua intensità, con il suo dietro moto. E’ una routine che ha, e abbiamo, sotto controllo: una routine che conosce e che è stata ottimizzata anno dopo anno.

Il podio della Roubaix 2025: Pedersen fu terzo alle spalle di VdP e Pogacar
Il podio della Roubaix 2025: Pedersen fu terzo alle spalle di VdP e Pogacar
Il podio della Roubaix 2025: Pedersen fu terzo alle spalle di VdP e Pogacar
Il podio della Roubaix 2025: Pedersen fu terzo alle spalle di VdP e Pogacar
Che testa…

Mads adesso è sereno perché sa che ci arriva. Magari un mese fa sapeva che c’era tanto da fare… ma lo avrebbe fatto comunque. Però aveva certe domande che cercavano conferma: come va il polso? Come va la clavicola? Come sarà la condizione? Ora invece sa a che punto è. Ha ripreso la situazione sotto controllo e, per uno come lui, è determinante.

Chi sarà il primo avversario? Pogačar, Van der Poel… o magari Van Aert?

Non è facile da dire. Però Van Aert quest’anno ha fatto vedere che ha qualcosina in più. Magari non è più quel Van Aert al top che abbiamo conosciuto, però è lì. E poi non è solo questione di forza.

E cos’altro?

Il guidare la bici è tutto in una gara come la Parigi-Roubaix. Tu puoi avere le gambe, ma se poi rompi la bici in ogni settore non arrivi neanche all’Arenberg. E’ un discorso di guida: evitare le buche, le spigolature del pavé, la sporcizia… Alla fine vai in scia, c’è la polvere, cerchi di uscire dalla scia. Esci, non vedi bene, pizzichi una pietra e fori. E rovini tutto.

Voci dalla vigilia della Sanremo mentre le squadre viaggiano verso Pavia per la partenza. Le parole di Van der Poel, Pogacar, Ganna, Van Aert e Pedersen

Pavia, le voci della Sanremo che sta per partire

21.03.2026
6 min
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PAVIA – Voci dalla zona mista della Milano-Sanremo. E’ singolare, come ogni anno, non poter assistere alla presentazione dei corridori ed essere confinati alle spalle del palco su cui vengono presentati. Lo impone la logistica della corsa e anche volendo rinunciare alle interviste per godersi la scena, con il nostro pass non potremmo comunque accedere alla parte anteriore. Privilegio riservato a influencer e youtuber e non ai giornalisti, perché ormai così va il mondo.

Quando iniziano a sfilare i campioni, le loro voci compongono un puzzle che tratteggia la vigilia della corsa e la tensione che va montando. Ci sono i debuttanti come Alessandro Borgo, che sta sulle spine per la prima monumento della carriera, e veterani come Ciccone, che ha buone gambe e ha scoperto anche lui come una sorpresa che anche Mads Pedersen farà parte della partita. Ci sono le squadre con due carte da giocare e quelle che per necessità si affidano a una sola soluzione.

Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar

Van der Poel: obiettivo seguire Pogacar

Van der Poel è al via con Philipsen: la Sanremo l’hanno vinta entrambi e avere con sé quel fior di velocista, mette l’olandese al riparo dal mal di testa, casomai si dovesse finire in volata. Lui ha lavorato sodo e anche di più alla Tirreno-Adriatico per rispondere alle bordate di Pogacar e magari rilanciare come fece l’anno scorso sul Poggio.

«Attaccare sulla Cipressa non è certo una cosa che capita tutti i giorni – dice – quindi è stato davvero fantastico e spettacolare riuscirci con quei due (Pogacar e Ganna, ndr) l’anno scorso. Non è detto che anche questa volta sarà così facile. L’anno scorso le condizioni erano perfette, ma non sempre va allo stesso modo, vedremo come andrà. Un giorno comunque Pogacar vincerà questa corsa, è così forte… E’ più forte di me quest’anno? Di certo sembra molto forte, ma lo era anche l’anno scorso. Sarà compito nostro stargli dietro. In ogni caso, mi sento pronto.

«La Tirreno mi ha dato le risposte che cercavo. Da quando la UAE e Tadej hanno iniziato a correre in questo modo, le dinamiche della corsa sono cambiate. Se un piccolo gruppo andrà in fuga, probabilmente ci saranno i corridori più forti. Quello che è successo l’anno scorso potrebbe accadere di nuovo».

Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?

Pogacar: la fortuna e Del Toro accanto

Pogacar e i suoi capelli biondi mostrano sicurezza. Mentre parla con i media, lo sloveno molleggia sulle gambe prodigiose, che soffrono a stare ferme e irrigidite. Risponde in inglese e poi in sloveno. Mostra la naturalezza cui ci ha abituato e mentre parla lo osserviamo. Sa di dover fare qualcosa di prodigioso per togliersi tutti di ruota e siamo certi che la presenza di Del Toro non sarà per semplice gregariato. Il messicano è in grado di vincere la corsa, impossibile che non lo sfrutteranno per stanare e stancare i rivali.

«Se vincerò? Per riuscirci dovrò fare ancora meglio dell’anno scorso – dice il campione del mondo – magari anche con un po’ di fortuna dalla mia parte. Per me non fa molta differenza attaccare sul Poggio o sulla Cipressa, dipenderà dalla situazione di gara in quel momento. Siamo alla partenza con una squadra forte.

«Con un Del Toro in forma smagliante, quindi abbiamo qualche asso nella manica da giocare. Isaac sarà molto importante per me, ma lo sarà anche tutta la squadra. Più lavorano per me, più energie potrò risparmiare. Adoro i duelli con Mathieu, è un vero corridore. E come lui Mads Pedersen. Sono corridori onesti, danno sempre tutto».

Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo

Ganna, la doppia gestione del finale

Ganna parla poco, nei giorni della Tirreno si è raccontato con maggiore slancio e si capisce osservandolo che sia super concentrato. Vincere la Sanremo, ha raccontato a Ciro Scognamiglio della Gazzetta dello Sport, significherebbe entrare nella storia. Lo segue come un’ombra Dario Cioni, mentore dei momenti più belli. Pippo è arrivato anche meglio dello scorso anno e le prove di salita fatte alla Tirreno prospettano lo scenario di una Sanremo che passa per la tenuta agli scatti dei due indiavolati con cui l’anno scorso arrivò a giocarsi la Sanremo. Nella Ineos Grenadiers non sembra esserci una carta di riserva: si corre per lui.

«La Cipressa è il punto più stressante per me – ripete – tenere Pogacar e Van der Poel lo scorso anno è stato uno degli sforzi più intensi della mia carriera. In una corsa così, per me non esiste uno sviluppo ideale. Deve andare tutto nel modo giusto ed essere pronti alla piega che prenderà la corsa, con la capacità di gestire la situazione che verrà a crearsi. Abbiamo lavorato su tutto per arrivare alla forma migliore nei momenti in cui si deciderà la corsa.

«Il finale? Se si andrà verso uno sprint di gruppo, non sarei a mio agio e magari proverei ad anticipare. Se fosse un finale come quello dell’anno scorso, spero di essere più lucido per gestire meglio quegli ultimi secondi decisivi».

Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale

Van Aert e la squadra: si corre in difesa

Van Aert è uno dei più acclamati, ma prosegue la campagna d’Italia (dopo Strade Bianche e Tirreno) senza il favore del pronostico. Non è ancora il Wout delle stagioni scorse: gli infortuni hanno minato la sua sicurezza e rallentato le prestazioni, ma in una corsa dalle poche salite, anche lui potrà giocare le sue carte? L’assenza di Brennan priva la Visma Lease a Bike di una seconda carta: anche in caso di volata, toccherà a Wout metterci la faccia.

«Certo, è un peccato che Brennan non ci sia, perché con lui in squadra avremmo avuto un po’ più di forza. Se questo cambia molto per me? Non proprio. In ogni caso, sarei stato uno dei nostri leader. Non tutta la pressione sarebbe ricaduta sulle spalle del nostro giovane talento, ma tatticamente, avremmo potuto affrontare le cose in modo diverso. 

«Tutti si aspettano che la UAE voglia prendere il controllo della corsa sulla Cipressa. Quella salita è ancora un po’ più dura del Poggio, quindi c’è una maggiore possibilità per Tadej (Pogacar, ndr) di fare la sua parte. Il primo obiettivo per me e per la squadra è quindi quello di essere pronti lì per poterlo seguire».

Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?

Pedersen, l’effetto sorpresa

Infine c’è Mads Pedersen annunciato da un comunicato in cui si è utilizzata con la giusta enfasi la parola “sorpresa”. Dopo la frattura del polso rimediata alla Valenciana, il danese si è allenato tanto e forte, prima sui rulli e poi su strada ed è bello che abbia scelto di buttarsi nella mischia, anticipando i tempi e cercando di guadagnare sulla condizione e l’attitudine alla gara in vista delle Classiche del Nord. Con lui e Ciccone, la Lidl-Trek potrà giocare la doppia carta, nel caso che Mads non abbia le gambe per reggere gli scatti di Pogacar e Van der Poel.

«A dire il vero – dice con un plurale che sa anche di emozione per essere piombato così – non era nei nostri piani partecipare alla Sanremo. Ma ci siamo allenati molto bene e volevamo vedere risultati concreti per avere la possibilità di ottenere un buon risultato in questa corsa. Dopo alcuni allenamenti intensi questa settimana, pensiamo che sia stata una buona decisione ricominciare a correre, attaccare il numero e riprendere confidenza con la competizione.

«Naturalmente, anche i medici e il mio allenatore hanno valutato come e quando sarei potuto tornare. Sono state fatte molte indagini su di me e sulla mia mano e il medico è convinto al 100 per cento che io possa tornare a correre. E’ davvero fantastico poter ripartire ed è anche un buon avvicinamento per le classiche belghe».

Mads Pedersen, Santini, Santini Cycling Wear

Santini e Pedersen insieme nel segno dell’innovazione

02.03.2026
3 min
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Arriverà a fine aprile, ma qualcosa possiamo già anticipare. Stiamo parlando della linea Santini realizzata dall’azienda bergamasca in collaborazione con il campione del mondo 2019 Mads Pedersen. Una partnership che nasce nel segno dell’innovazione e della performance. Il tutto con uno stile estremamente esclusivo.

Insieme dal 2018

Il rapporto fra Santini e Mads Pedersen nasce da lontano, esattamente nel 2018. In quell’anno l’allora Team Trek Segafredo (oggi Lidl-Trek, ndr) scelse Santini Cycling come fornitore ufficiale del proprio abbigliamento da gara. Nella formazione americana c’era allora un giovane danese, Mads Pedersen, che solo un anno dopo avrebbe stupito il mondo conquistando la maglia iridata ad Harrogate nello Yorkshire. Una maglia, sempre firmata Santini, che Pedersen ha indossato per un anno intero onorandola al meglio.

Mads Pedersen
Mads Pedersen veste Santini dal 2018 quando la Lidl-Trek (ai tempi Trek Segafredo) scelse l’azienda bergamasca per realizzare i suoi kit
Mads Pedersen
Mads Pedersen veste Santini dal 2018 quando la Lidl-Trek (ai tempi Trek Segafredo) scelse l’azienda bergamasca per realizzare i suoi kit

Aerodinamica e veloce

Come anticipato, da questa lunga partnership fra Santini e Pedersen nasce oggi una collezione che prende spunto dalla linea MADSS presentata lo scorso anno. Le singole lettere che compongono il nome stanno per Mega Aerodynamic Speed Shell. Una collezione quindi dedicata all’aerodinamica e alla velocità che non poteva che incontrare il riscontro positivo del fuoriclasse danese, non solo per l’assonanza con il suo nome, ma anche perché riprende degli sviluppi fatti con lui e la squadra

Siamo davanti ad una collezione che nasce da un progetto che unisce due anime. Se la collezione MADSS rappresenta il “guscio” tecnologico e aerodinamico sviluppato dal dipartimento R&D di Santini, la linea pensata per e con Mads Pedersen è il risultato del tocco personale che l’atleta ha voluto imprimere a quegli stessi standard prestazionali. Per la prima volta, il campione danese ha potuto andare oltre i colori ufficiali del team, collaborando con i designer per definire un’estetica capace di riflettere la sua grinta e il suo stile. 

Nel 2019 Pedersen conquistò il mondiale di Harrogate, indossando la maglia iridata firmata Santini
Nel 2019 Pedersen conquistò il mondiale di Harrogate, indossando la maglia iridata firmata Santini

Parola al campione

«Collaborare con Santini per una collezione che porta il mio nome è un’opportunità incredibile», ha dichiarato Pedersen. «Indosso i loro capi ogni giorno in gara e in allenamento, e conosco la dedizione che mettono in ogni dettaglio. Tuttavia non volevo solo un logo su una maglia, ma ho chiesto di trasmettere la mia filosofia di corridore e il mio stile. E’ stimolante lavorare con un team che capisce esattamente cosa serva a un ciclista per sentirsi al meglio in sella». 

Chiudiamo con le parole di Paola Santini, Marketing Manager dell’azienda bergamasca, che nella propria ultra decennale storia ha sviluppato numerose collezioni personalizzate. Ogni volta la vera difficoltà è stata creare capi che rispecchiassero l’essenza dell’atleta e al tempo stesso incontrassero il riscontro del pubblico.

«Mads Pedersen non è solo un atleta straordinario – ha dichiarato – è una personalità di grande spessore che incarna perfettamente i valori di resilienza e innovazione del nostro brand. Collaborare con lui significa guardare al ciclismo attraverso i suoi occhi: un mix di potenza pura e autenticità. Siamo entusiasti di accoglierlo in questa nuova veste creativa e di mostrare presto il risultato di questa intesa». 

Come anticipato, la nuova collezione sarà svelata al pubblico a fine aprile e sarà disponibile sul sito santinicycling.com e nei migliori negozi di ciclismo nel mondo. 

Santini

Mads Pedersen

Pedersen, parole da leader fra classiche e maglia verde

24.12.2025
6 min
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DENIA (Spagna) – E’ sufficiente osservarlo muoversi tra i bus o nelle sale dell’hotel, parlare con i tecnici, confrontarsi con i compagni. Nel ritiro invernale della Lidl-Trek a Denia, Mads Pedersen è un leader naturale, riconosciuto e seguito, e come tale si comporta. Non alza mai la voce, ma ogni gesto trasmette direzione. Lo staff lo ascolta, i corridori lo seguono. E’ uno di quei “super motori” del ciclismo moderno, capaci di stare al vertice in epoche diverse, adattandosi a un contesto che cambia in continuazione (in apertura foto Lidl-Trek).

A 30 anni appena compiuti, il danese ha già vinto un mondiale, tappe e maglie nei Grandi Giri, classiche di primo piano, ma non ancora una Monumento. Sembra incredibile, ma è così… Corridore straniero sì, ma amato anche in Italia. Il suo status è cresciuto enormemente dopo l’ultimo Giro d’Italia, corso da protagonista assoluto: quattro vittorie di tappa, maglia rosa il primo giorno e maglia ciclamino portata fino a Roma. Un leader, dentro e fuori dalla corsa.

Mads Pedersen
Mads Pedersen (classe 1995) è il leader della Lidl-Trek. Quest’anno punta su classiche di primavera e maglia verde
Mads Pedersen (classe 1995) è il leader della Lidl-Trek. Quest’anno punta su classiche di primavera e maglia verde

Prima le classiche…

E’ parlando delle classiche che Pedersen accende davvero lo sguardo. «Quest’anno voglio una Monumento». Il 2026, nei suoi pensieri, ruota attorno a quel blocco di gare che da sempre definiscono la carriera di un corridore come lui. Sanremo, Fiandre, Roubaix sono un progetto complessivo. E la squadra è totalmente con lui e per lui ai fini di questo obiettivo.

«Sono convinto – dice Mads – che il margine di miglioramento esista ancora, anche a questi livelli. Si parla spesso di quel famoso “uno o due per cento” che può fare la differenza tra arrivare sul podio e vincere una Monumento. Sono disposto anche a rinunciare a qualcosa, anche ad una parte della velocità nello sprint puro, pur di diventare un corridore ancora più completo. Con i rivali che ci sono adesso… devi per forza cambiare qualcosa, alzare il livello».

Cambiare qualcosa significa anche lavorare sui materiali. Non solo Pogacar è già andato in avanscoperta sulle pietre della Roubaix, anche la Lidl-Trek non è stata ferma. «Abbiamo lavorato molto sugli pneumatici – ha detto Pedersen – testando anche un sistema per regolare le pressioni. Ma è un sistema che potremmo anche non usare se si rivelasse una cavolata». Il danese non ha usato il termine cavolata, ma vi assicuriamo che ha reso bene il concetto!

L’assalto alle classiche secondo Pedersen sarà un affare di squadra. E lui è pronto a prenderla in carico
L’assalto alle classiche secondo Pedersen sarà un affare di squadra. E lui è pronto a prenderla in carico

I grandi rivali

Il confronto con i dominatori di questa epoca è inevitabile. Pedersen sembra quasi un “Matthews 2.0“. Anche l’australiano è un talento formidabile, ha una costanza fuori dal comune ed è competitivo su tanti terreni, ma nel suo cammino si è ritrovato: prima Gilbert, poi il miglior Sagan, quindi il miglior Alaphilippe e ora Pogacar. Per Pedersen da una parte c’è Tadej Pogacar, e come trasforma il modo di correre anche le classiche più veloci come la Sanremo, e dall’altra Mathieu Van der Poel, con lui è un vero scontro tra chi ha più watt. Pedersen li rispetta, li studia, ma non li subisce.

«Hanno più talento di me, è vero – va avanti Pedersen – ma resto dell’idea che si possono battere. Nessuno è imbattibile. Provare a vincere queste gare è il motivo per cui sono qui, per cui la squadra mi paga. Alla Roubaix, la corsa dei miei sogni, la loro rivalità può diventare un vantaggio tattico per gli altri, ma gare di questo tipo non sono mai scritte in anticipo. Ci sono milioni di variabili, imprevisti e avversari di altissimo livello come Wout Van Aert o Filippo Ganna, non solo Mathieu o Tadej.

«Un po’ meglio alla Sanremo: la sensazione è di avere le carte giuste. Mi dovrò adattare alle varie situazioni tattiche. Per esempio so che devo migliorare nello sforzo da 10 minuti, quello che è richiesto per fare la Cipressa. Quando ho visto cosa ha fatto Filippo Ganna l’anno scorso, ho pensato che posso farlo anch’io. Se non credessi di potercela fare, perché dovrebbe crederlo la Lidl-Trek?».

Scontro fra titani: Pedersen precede Van Aert a Vicenza dopo una volata mostruosa dei due. Roba per motori mega
Scontro fra titani: Pedersen precede Van Aert a Vicenza dopo una volata mostruosa dei due. Roba per motori mega

Il patto con Milan

Ma il 2026 per Pedersen sarà anche l’anno del Tour de France e un altro obiettivo dichiarato: la maglia verde. L’ex iridato non lo nasconde e lo dice con grande lucidità. Nei Grandi Giri, però, nulla è semplice quando in squadra ci sono altri corridori di altissimo livello che più o meno vogliono le tue stesse cose. Il riferimento, inevitabile, è a Jonathan Milan.

«Con Milan – dice il danese – abbiamo fatto un patto. Quest’anno sarò io a tornare in Francia e lui al Giro. Jonathan è un vero talento. Lui sì che è un vero sprinter, io faccio fatica a battere gente come Merlier o Philipsen. In più – breve pausa – lui è andato, giustamente, al Tour con un treno…». E qui sembra filtrare un velo polemico. Magari è stata solo una nostra sensazione…

Chiaro che con Ayuso che punta alla generale, il progetto maglia verde potrebbe rivelarsi più complicato del previsto. Non è detto che Mads possa avere degli uomini che possano aiutarlo, mentre Milan quest’anno aveva appunto un team tutto per sé. Tuttavia Pedersen ha accettato la cosa e ne è ben consapevole. Ricordiamoci che due anni fa si mise a disposizione di Ciccone per aiutarlo nella conquista della maglia a pois. Questo per dire che lui un certo spirito di squadra ce l’ha e si aspetta altrettanto.

In tal senso ha parlato molto del giovane Mathias Vacek, gregario di lusso anche in ottica futura, e dell’amico e connazionale Soren Kragh Andersen, il quale ad un collega danese ha detto che si sente più pronto ad aiutare Mads nelle classiche e nelle frazioni ondulate, che negli sprint di gruppo. E un altro danese è arrivato alla sua corte: Mattias Norsgaard, fortemente voluto proprio da Pedersen.

Mads Pedersen
Pedersen con Vacek al termine della prima frazione del Giro 2025. Il giovane ceco svolse un gran lavoro per il danese
Mads Pedersen
Pedersen con Vacek al termine della prima frazione del Giro 2025. Il giovane ceco svolse un gran lavoro per il danese

La squadra e l’arrivo di Ayuso

Mads Pedersen leader dicevamo in apertura. E’ molto interessante quel che ci ha detto il capo dei coach della Lidl-Trek, Josu Larrazabal: «In tanti anni, ne abbiamo avuti di leader e grandi capitani e posso dire che Pedersen è uno di loro. Nel mini ritiro che abbiamo fatto in Germania qualche settimana fa, Mads è stato il primo ad accogliere Juan Ayuso. Lo ha letteralmente preso sottobraccio. Un gesto simbolico, che racconta più di tante parole. Pedersen non ha paura dei talenti forti, anzi li vuole al suo fianco. Sa che una squadra cresce solo se i leader si assumono la responsabilità di integrare, non di dividere».

Parole sacrosante quelle del tecnico basco, ma perché non si rivelino un boomerang serve un leader con personalità e carisma. E queste qualità ormai Pedersen le ha. Gli sono riconosciute. «In Lidl-Trek ormai ci sono grandi visioni – ancora Mads – grandi sogni, grandi obiettivi con Ayuso possiamo vincere i Grandi Giri e abbiamo uomini per gli sprint, per le classiche, le corse a tappe più brevi. Siamo completi. Ayuso è un talento che ci potrà dare tanto».

L’arrivo di corridori esperti come Mattias Norsgaard serve a dare solidità immediata, mentre giovani come Vacek rappresentano il futuro, da guidare e proteggere. «Se devo vincere quelle corse – conclude Mads – devo avere vicino gente che quelle corse le conosce, che ha esperienza e questo non potevamo chiederlo a Vacek».

Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese

Scagliola: il biker della Rostese alla Lidl-Trek Future Racing

28.10.2025
7 min
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Dalla Rostese alla Lidl-Trek Future Racing, il salto è talmente grande che potrebbe spaventare chiunque, invece Gabriele Scagliola risponde dall’altra parte del telefono sereno e tranquillo. La spensieratezza dei suoi diciotto anni gli ha fatto vivere il primo incontro in Germania con leggerezza, ma anche tanta consapevolezza. Gabriele Scagliola sa dov’è ma ha le idee chiare e sa che nel devo team di una delle squadre WorldTour più importanti al mondo non ci è arrivato per caso. 

E’ tornato da poco dalla Germania, da Stoccarda, dove è stato per una settimana e ha potuto respirare il clima di quella che ora è casa. 

«Siamo stati una settimana nel quartier generale della Lidl – racconta – dove stanno allestendo anche una parte dedicata interamente al team. Abbiamo fatto tantissime cose, dagli shooting per il prossimo anno fino alla messa in sella. E’ stata una bellissima esperienza, certo che dalla Rostese alla Lidl-Trek il salto è grande. Ci siamo anche goduti qualche serata tutti insieme, la squadra ha organizzato un oktoberfest interno. Davvero particolare e divertente».

Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese
Gabriele Scagliola arriva dalla mountain bike, disciplina che lo ha lanciato
Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese
Gabriele Scagliola arriva dalla mountain bike, disciplina che lo ha lanciato

Dalla mtb alla strada

La storia di Gabriele Scagliola è quella di un ragazzo che si è innamorato della bicicletta in diversi modi. Tutto è partito con la mountain bike e dalla curiosità di provare qualcosa che aveva già attirato la sua attenzione

«Ricordo che la mtb – racconta Scagliola – è arrivata quando ero molto piccolo, avevo nove anni più o meno. Ero in vacanza con i miei genitori sul lago di Bolsena dove abbiamo una casa. Avevo visto che c’era una squadra di mountain bike così ho provato, giusto per passare il tempo. Quando siamo tornati a casa, in provincia di Torino, ho detto a mia mamma di cercarmi una squadra per correre. Così sono arrivato alla Ciclistica Rostese. Ai tempi giocavo anche a calcio ma dopo poco l’ho lasciato».

«All’inizio la strada non mi piaceva – continua – perché la trovavo monotona. Avevo provato ma senza troppo entusiasmo, così ho proseguito con il fuoristrada. Mi sono innamorato del ciclismo su strada da allievo secondo anno, quando ho riprovato a correre e ho scoperto il suo fascino».

Gabriele Scagliola, mountain bike
L’amore per le ruote grasse è legato al territorio e alla voglia di esplorarlo che lo contraddistingue fin da bambino
Gabriele Scagliola, mountain bike
L’amore per le ruote grasse è legato al territorio e alla voglia di esplorarlo che lo contraddistingue fin da bambino
Che differenze ci sono in questi due amori, mtb e strada?

Sono molto legato al mio territorio, alle montagne e al mio paese. Dietro casa ho un monte, il Musinè, dove ci sono tantissimi sentieri sui quali divertirsi. Sentimentalmente sono molto legato alla mountain bike. Del ciclismo su strada ho apprezzato la libertà che ti dona, passare tante ore in sella e condividere con gli altri ragazzi allenamenti e gare. Ci sono molti più atleti in questa disciplina e si creano legami intensi e profondi. 

Sei passato anche al ciclismo su strada e le cose sono andate bene, no?

Molto bene. Da allievo secondo anno ho fatto qualche corsa, sempre con la Rostese, a fine stagione. Poi dal 2024 ho iniziato la doppia attività insieme a un gruppo di ragazzi del team. Il mio diesse e io abbiamo spinto per creare un gruppo che facesse tutte e due le discipline. Il primo anno è stato impegnativo perché correvo il sabato in mtb e la domenica su strada. Mentre quest’anno abbiamo pianificato bene la stagione per non sovraccaricare. 

Gabriele Scagliola, mountain bike, mondiali mtb Svizzera 2025 (foto Instagram)
Gabriele Scagliola impegnato nei mondiali mtb 2025 in Svizzera (foto Instagram)
Gabriele Scagliola, mountain bike, mondiali mtb Svizzera 2025 (foto Instagram)
Gabriele Scagliola impegnato nei mondiali mtb 2025 in Svizzera (foto Instagram)
Sono arrivati anche i primi risultati…

Ho visto una crescita davvero impressionante su strada. Quando ho iniziato non avevo nemmeno il potenziometro, mi è arrivato a metà del primo anno (2024, ndr). Ora per un allievo è quasi impensabile correre senza, ma io pensavo solo a divertirmi. 

Arrivi dalla mtb e dalla strada, quali ciclisti ti hanno fatto innamorare di queste discipline? 

Mtb, Nino Schurter, senza alcun dubbio. Mentre su strada Peter Sagan, anche se mi rispecchio in Van Der Poel per la polivalenza e la passione per le diverse specialità.

Gabriele Scagliola, strada, Pedala con Zazà
Scagliola ha iniziato a correre su strada da juniores e in poco tempo ha trovato grandi numeri e vittorie importanti
Gabriele Scagliola, strada, Pedala con Zazà
Scagliola ha iniziato a correre su strada da juniores e in poco tempo ha trovato grandi numeri e vittorie importanti
Come sono arrivati i contatti con la Lidl-Trek?

Andando forte e iniziando a vincere si sono avvicinati i primi procuratori. Mi sono preso un periodo di tempo per capire cosa fare perché non ero sicuro di voler firmare subito e vincolarmi con gente che non conosco. Alla fine ho parlato con Fabio Felline, con il quale siamo diventati amici nel corso del tempo, e lui mi ha detto di non avere fretta, se uno va forte le squadre arrivano. Mi ha consigliato di parlare con Giovanni Lombardi, che lo ha seguito in tutta la sua carriera. Siamo andati a cena tutti insieme e ho deciso di firmare con lui, giusto per tutelarmi.

Ti ha portato lui alla Lidl-Trek?

Si erano avvicinate altre squadre prima di loro. La prima è stata la Ineos, poi la Movistar e infine la Red Bull-BORA. Ero ormai quasi un corridore della Red Bull ma alla fine la cosa è saltata perché alcuni ragazzi del devo team non sarebbero passati nel WorldTour e quindi c’erano meno posti liberi. Ci sarebbe stato da aspettare, forse troppo, così ho preso l’occasione al volo ed eccomi qui in Lidl-Trek

Gabriele Scagliola insieme a Martino Pettigiani, suo diesse alla Rostese
Gabriele Scagliola insieme a Martino Pettigiani, suo diesse alla Rostese
Gabriele Scagliola insieme a Martino Pettigiani, suo diesse alla Rostese
Gabriele Scagliola insieme a Martino Pettigiani, suo diesse alla Rostese
Ci sono stati anche dei contatti con squadre italiane? 

Che io sappia no. Ma ero deciso di voler andare all’estero, l’impatto è davvero grande ma penso sia la cosa giusta per la mia crescita. Interfacciarmi con figure nuove e altre persone mi darà modo di imparare tanto. Ho anche chiesto di essere seguito da un preparatore straniero, voglio approcciarmi e sperimentare metodi di allenamento differenti. 

In questa settimana con chi hai parlato?

Con tanti ragazzi del devo team, praticamente li ho conosciuti tutti. Poi nei vari incontri ho conosciuto anche i corridori del WorldTour visto che eravamo spesso tutti insieme. Ad esempio Mads Pedersen mi ha dato una mano e dei consigli nella messa in sella, mentre con gli altri italiani come Ciccone e Bagioli ho parlato del più e del meno. C’era anche Ayuso.

Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese (foto Instagram)
La mountain bike rimarrà centrale anche nel suo primo anno alla Lidl-Trek Future Racing (foto Instagram)
Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese (foto Instagram)
La mountain bike rimarrà centrale anche nel suo primo anno alla Lidl-Trek Future Racing (foto Instagram)
Che effetto fa averli così vicini?

E’ strano passare dalla televisione alla realtà e dover far finta di niente. Non ho neanche chiesto una foto, non volevo sembrare il ragazzino invadente. Alla fine sono e saranno miei compagni di squadra. 

Quindi hai già portato la bici nuova a casa? L’hai provata?

Sì, è qui con me. L’ho provata per un giretto, ma sono in off season quindi devo ancora pazientare un pochino per girarci seriamente. Ma non mi farò divorare dalla fretta, c’è tutto il tempo. 

Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese (foto Instagram)
Scagliola è cresciuto e maturato lontano dagli estremismi del ciclismo moderno (foto Instagram)
Gabriele Scagliola, mountain bike, Ciclistica Rostese (foto Instagram)
Scagliola è cresciuto e maturato lontano dagli estremismi del ciclismo moderno (foto Instagram)
Sei primo anno under, vuol dire che ci sarà anche la scuola?

Assolutamente. Sto finendo il liceo scientifico-sportivo. Sono all’ultimo anno, a giugno avrò la maturità. Quando ho scelto questa scuola l’ho fatto per il programma visto che mi interesso tanto di nutrizione e allenamento. Non pensavo che il ciclismo sarebbe diventato il mio lavoro. In futuro magari mi piacerebbe anche continuare gli studi e iscrivermi all’Università, magari alla facoltà di Scienze Motorie.

Già da subito?

Al momento non ci penso. Anche se la squadra offre la possibilità di avere un piano interno di studi, ne parlavo con un ragazzo in questi giorni. Praticamente ti seguono e ti aiutano attraverso dei tutor nel percorso universitario, è una cosa molto interessante.

Prossimi impegni in squadra?

Ci vedremo direttamente al ritiro di dicembre, lì parleremo anche dei programmi. Quest’anno manterrò ancora la doppia attività, il team è favorevole. Anche se il futuro lo immagino su strada. 

Ciccone-Pedersen: Moser, due sconfitte tanto diverse?

26.08.2025
5 min
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Se il commentatore è acuto, spaccare il capello in due può risultare un gioco molto stimolante. Per cui quando raggiungiamo Moreno Moser e gli proponiamo di confrontare i due secondi posti di Ciccone e Pedersen nella seconda e nella terza tappa della Vuelta, il gioco riesce subito alla grande. Il trentino sta affiancando Gregorio e Magrini nelle dirette integrali della corsa su Eurosport, mentre dalla prossima settimana il posto di Magrini sarà preso da Wladimir Belli.

Ciccone è stato battuto da Vingegaard a Limone Piemonte, quando credeva di avere ormai vinto. Pedersen è stato infilzato da Gaudu ieri a Ceres, quando anche lui credeva di averla portata a casa. Ci sono dei punti in comune, secondo Moser?

«Secondo me entrambi non hanno sbagliato nulla – riflette Moser – semplicemente ogni tanto ti battono. Ciccone sicuramente è partito un po’ lungo, ma non lunghissimo. Se non fosse partito lui, sarebbe andato Vingegaard. Jonas, semplicemente, l’ha battuto. Abbiamo visto più volte anche al Tour che in questi arrivi Vingegaard è diventato pericolosissimo. Dopo Tadej, c’è lui. E ovviamente, mancando l’imperatore… Quella di Ciccone mi sembra una sconfitta onorevole».

Ciccone si volta, Vingegaard vede che c’è ancora il margine per passarlo: si decide tutto in questi pochi metri
Ciccone si volta, Vingegaard vede che c’è ancora il margine per passarlo: si decide tutto in questi pochi metri
Facciamo un appunto nato guardando la televisione, che quindi può lasciare il tempo che trova. Ciccone sembra troppo duro (lo ha detto anche lui) e forse perde una pedalata voltandosi a guardare indietro.

Si è girato, sì. Ci sta che in quel momento abbia perso qualcosa. Probabilmente non pensava che ci fosse ancora qualcuno con la forza per poterlo passare. A mio avviso, se avesse saputo che Vingegaard era già così vicino, non si sarebbe girato. Pensava di averli a ruota, non di averne uno già al fianco, che stava venendo su.

Si può dire che gli abbia quasi tirato la volata?

Sicuramente gli ha tirato la volata, però c’è sempre qualcuno che parte prima e non vuol dire che per questo la perda. Gli sono mancate un po’ di gambe. Anche lui ha parlato del rapporto, però ha anche detto che non vuole cercare scuse. Secondo me è assolutamente onorevole come secondo posto. Ovvio che quando ci arrivi così vicino, con la possibilità di fare tappa e maglia, brucia di più. Però erano i due favoriti e se la sono giocata. Ovviamente a Cicco manca una vittoria, però in questo momento Giulio non mi delude in nessun modo.

Dici che Vingegaard è diventato pericoloso su questi arrivi: ci ha lavorato per duellare con Pogacar?

Secondo me sì, è diventato più esplosivo e si era già visto al Delfinato. L’ha detto lui stesso di aver messo più massa rispetto all’anno scorso e in fin dei conti la massa serve esattamente a questo.

A ben vedere, al Tour del 2024 aveva già battuto Pogacar in un testa a testa a Le Lioran…

Effettivamente aveva già fatto quel numero. Forse l’abbiamo semplicemente sempre sottovalutato anche da questo punto di vista. Avendo di fronte uno come Tadej, che ti fucila sempre con facilità, dai per scontato che Vingegaard non sia adatto per questi arrivi. Se ci fosse stato Pogacar, avrebbe vinto con 20-30 metri. E probabilmente avrebbe vinto anche ieri a Ceres.

Ultima curva della tappa di Ceres: Gaudu entra in accelerazione, Pedersen sembra appesantito
Ultima curva della tappa di Ceres: Gaudu entra in accelerazione, Pedersen sembra appesantito
Ieri però non abbiamo visto il super Pedersen del Giro, altrimenti non avrebbe vinto Gaudu…

Infatti anche secondo me non è il solito Pedersen. L’ho detto anche facendo la prediction prima della cronaca: non mi sembra Pedersen al suo massimo splendore. Nella prima volata s’era perso. Ieri nello sprint intermedio ha perso la ruota del suo compagno. Non so cos’abbia, perché in realtà arrivava dal Danimarca in grandissima condizione.

Di sicuro non si aspettava che a batterlo fosse Gaudu.

L’ha detto anche Vingegaard che il francese ha fatto un’entrata un po’ assassina in quell’ultima curva, però è il ciclismo e va bene. E’ entrato a quel modo perché veniva su molto forte prima della curva, mentre tutti gli altri erano un po’ piantati. S’è buttato in curva, ma nessuno ha frenato, perché si arrivava forti. Quindi Gaudu sta bene, l’aveva dimostrato già il giorno prima. Ma il Pedersen in forma, secondo me, sarebbe entrato in curva molto più forte e poi non lo avrebbe passato nessuno. Avrebbe iniziato la volata già prima della curva, invece era un po’ seduto.

Tu dici che era un arrivo adatto a lui, che pesa 13 chili più di Gaudu? Forse avrebbero dovuto tirare per lui fino alla curva?

Forse se Cicco avesse avuto le gambe per portarlo più avanti, a quel punto avrebbe vinto Mads, ma erano tutti a tutta. Forse era un arrivo al limite per lui e per le sue caratteristiche. Se vai a vedere, oltre a lui sono tutti scalatori.

Pedersen ha vinto la tappa di Vicenza al Giro, ma era un muro stile classiche…

Quel Pedersen ieri avrebbe dominato, avevo quasi dimenticato quel numero. Fece una roba stratosferica, però è anche vero che batté Van Aert. Era un finale da classiche, più che una vera salita, anche se terzo arrivò poi Del Toro. Per questo motivo non me la sento di affiancare i due secondi posti, per tornare alla domanda di partenza. Alla fine sono due cose diverse. Ciccone si è fatto battere da un super campione ed è stata una mezza beffa, che però ti tocca accettare.

La Lidl-Trek sta correndo compatta: Pedersen per Ciccone e viceversa, ma la vittoria ancora sfugge
La Lidl-Trek sta correndo compatta: Pedersen per Ciccone e viceversa, ma la vittoria ancora sfugge
Dici che Pedersen non l’ha vissuta come una beffa?

Si è fatto battere da un nome a sorpresa, perché probabilmente non è al cento per cento. Però è vero che ci è rimasto malissimo. Anche perché quando ci arrivi così vicino, ci rimani sempre male. Peggio ancora quando ti batte uno che non ti aspetti. Secondo me sono due secondi posti che sembrano simili, due mezze beffe, che però sono nati in modi diversi. Quando fai secondo per 10 centimetri, in fin dei conti rientra quasi nell’ambito della casualità.

Oppure, parlando di arrivi in salita, significa che c’è un livellamento incredibile verso l’alto e 10 centimetri diventano un vuoto incolmabile?

Anche quello, sì. Ma quel metro che ti manca non è fra le cose che puoi calcolare quando parti. E comunque, sempre una grande Lidl-Trek. Al Giro gli è andato tutto bene. Qui magari fanno le stesse cose, ma invece di fare primi, sono secondi. Quei 10 centimetri non bastano per dire che uno è andato più forte, diventa quasi un errore di misura. Anche se in entrambi i casi un po’ di gambe sono mancate.

Fermi tutti, per le tappe (e la classifica) c’è anche Ciccone

23.08.2025
4 min
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Giulio Ciccone alla Vuelta per la classifica o le tappe? Probabilmente per entrambe, se la prima dovesse diventare conseguenza delle seconde. Lo ha spiegato Pedersen: l’idea di replicare quello che non è stato compiuto al Giro sarà completa solo se “Cicco” salirà sul podio di Madrid. Nel catalogo della squadra americana, che dal prossimo anno sarà tedesca ed è ben dotata di uomini veloci e per le classiche, con Tao Geoghegan Hart che non ha mai ingranato, manca l’uomo della sicurezza nei Grandi Giri. La sfida di Ciccone intriga proprio per questo ed è il motivo per cui accanto all’azzurro si concentrano tutti i compagni.

Saranno voci, infatti, ma intorno alla Lidl-Trek si respira aria di clamorose novità. Parlando con Pedersen due giorni fa, è emerso il fatto che la partenza di Stuyven e Declercq che smette (passano entrambi, con ruoli diversi, alla Soudal-Quick Step) sembrano indebolire il reparto delle classiche. Il danese non ha approfondito il discorso. Ha detto che altri verranno e ha lasciato sul tappeto una frase sibillina circa la sua partecipazione ai prossimi Tour. Un riferimento alla possibilità che la squadra decida di specializzarsi nelle classifiche generali e potrebbe non avere più spazio per i velocisti nella corsa (cosiddetta) più importante al mondo. Contemporaneamente si è diffusa la voce del probabile arrivo di Juan Ayuso, da poco corridore di Giovanni Lombardi, che sembrava promesso alla Movistar. I soldi freschi di Lidl potrebbero aver riaperto il discorso. In questo scenario di lavori in corso senza altri riferimenti, Ciccone si avvia alla partenza della Vuelta da Torino con ambizioni niente affatto ridimensionate. Si vive oggi per oggi e domani si vedrà.

Vuelta Burgos, terza tappa: vince Bisiaux, dietro (a 9″) Ciccone e Pellizzari, entrambi alla Vuelta
Vuelta Burgos, terza tappa: vince Bisiaux, dietro (a 9″) Ciccone e Pellizzari, entrambi alla Vuelta
Si parla di un tuo possibile attacco già domani nella tappa che arriva a Limone Piemonte, è una salita che già può fare un po’ di selezione?

E’ una salita che onestamente non conosco. Ho visto il profilo altimetrico e non sembra durissima, quindi onestamente non ci aspettiamo una grandissima selezione. Però sicuramente sarà fatta forte e per questo resta adatta a me che sono anche abbastanza esplosivo e veloce. Quindi domani può essere una giornata buona, per iniziare questa Vuelta col piede giusto. Diciamo che nella seconda tappa non si vince la Vuelta, però forse si può perdere.

La condizione è buona?

E’ molto buona, quindi vediamo. Non è la stessa che avevo prima del Giro, alla Liegi o all’inizio della stagione. Non ho cambiato niente. Ho solo avuto un buon recupero dopo l’incidente e mi sono allenato molto in altura per migliorare.

Il recupero è stato più difficile mentalmente o fisicamente?

Non è stato un periodo facile per me dopo la caduta al Giro. Certo, c’è stata molta delusione, ma una volta superata quella e vista la luce in fondo al tunnel, mi sono sentito motivato a tornare a correre più forte di prima. Non mi sarei mai aspettato di vincere subito, ma la vittoria a San Sebastian è stata davvero incredibile. Il fatto che poi sia venuta anche la tappa alla Vuelta a Burgos mi ha semplicemente confermato che la mia forma fisica è quella che voglio.

Fabio Aru, che giusto dieci anni fa ha vinto la sua Vuelta, ti ha consigliato di puntare alle tappe e lasciar stare la classifica.

In una corsa così dura, le tappe sono una priorità. Ma è anche vero che se sei in grado di vincere le tappe con degli arrivi così impegnativi, probabilmente la classifica può arrivare di conseguenza. Come ho detto già, la priorità è quella di vincere, senza altro assillo, ma senza chiudermi la porta sulla classifica prima ancora di essere partiti.

Pedersen propone di ripetere lo schema del Giro…

E io sono d’accordo con lui. Abbiamo tutto quello che serve e siamo complementari. A fine stagione non è mai facile come all’inizio, ma entrambi, per un motivo o per l’altro, abbiamo grandi motivazioni.

Quindi pensi di aver messo in valigia tutto ciò che serve?

Sono davvero felice e parto con piena fiducia in me stesso e nella squadra. Questa corsa è sempre una sfida speciale, con un terreno difficile, ma il mio obiettivo è continuare a migliorare. Sappiamo che la Vuelta può essere imprevedibile, ma sono determinato a correre al massimo livello possibile e a sfruttare al meglio ogni opportunità in questo viaggio verso Madrid.

Il Tour non è tutto. E ora Pedersen si avventa sulla Vuelta

22.08.2025
5 min
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Che il 2025 sarebbe stato per lui un anno giusto si era capito sin dalle prime corse di stagione. E se le vittorie e il buon umore del Giro d’Italia avevano offerto di Mads Pedersen un’immagine burlona e più solare del solito, non c’è dubbio che lo strapotere messo in mostra nel Giro della sua Danimarca lo proietti sulla Vuelta con credenziali d’eccezione. Il danese della Lidl-Trek sarà l’uomo da battere sin da domani sul traguardo di Novara.

Ieri Mads ha incontrato la stampa e la sensazione di solidità e serenità che ha… raccontato per tutto il tempo conferma un livello che anno dopo anno si fa più solido. Se ne è accorto Jasper Stuyven, che per scavarsi un po’ di spazio, alla fine dell’anno passerà alla Soudal-Quick Step. Fra Pedersen e Milan, per lui si stavano chiudendo troppe porte. 

Pedersen arriva alla Vuelta forte di tre tappe vinte e la classifica del Giro di Danimarca
Pedersen arriva alla Vuelta forte di tre tappe vinte e la classifica del Giro di Danimarca
Sei d’accordo sul fatto che al Danimarca hai messo in mostra doti e numeri al livello del Giro?

Sto bene e i numeri sono abbastanza buoni. Non sarebbe possibile vincere come abbiamo fatto, senza avere i numeri tutti a posto. E’ stato un buon test per la Vuelta, ho capito di essere nella forma giusta e sono pronto per le prossime tre settimane.

Viviani ha raccontato di aver lavorato tanto in salita, viste le tappe che vi attendono. Tu hai cambiato qualcosa?

No, non ho fatto niente di diverso. Mi sono allenato normalmente, ho affrontato lo stesso numero di salite e così via. La preparazione non è stata incentrata sulla montagna, ma sull’essere in ottima forma ed essere in grado di spingere al massimo per il tempo necessario.

Cosa ha significato per te l’aggiunta di Jasper Phillipsen alla lista di partenza?

Non è un segreto che vorrei la maglia roja di leader nella prima tappa e la presenza di Philipsen lo renderà più difficile. E’ uno dei migliori velocisti al mondo e lo ha dimostrato al Tour vincendo la prima tappa e vestendo la maglia gialla. Sarà più difficile, ma niente è impossibile. Ho corso contro di lui in Danimarca e in passato l’ho anche battuto in uno sprint di gruppo. Questo mi dà fiducia in me stesso e nella squadra. Spero che possiamo iniziare questa corsa con un buon risultato.

Tour de France 2023, Limoges: Pedersen batte in uno sprint di gruppo Philipsen, Groenewegen e Van Aert
Tour de France 2023, Limoges: Pedersen batte in uno sprint di gruppo Philipsen, Groenewegen e Van Aert
Hai già un’idea di treno?

Guardando solo gli ultimi ad entrare in azione, ci sarebbe Sergeant davanti a me e Dan Hoole davanti a lui. Ma tutto cambierà di giorno in giorno e ovviamente anche da come verrà fatta la tappa. Quindi non so elencare il treno completo, ma spero che questi due ragazzi saranno lì tutte le volte che dovremo fare uno sprint. Ma non siamo qui soltanto per me. Puntiamo anche alla classifica con Ciccone e alla maglia a punti con me.

La squadra ha dato delle priorità fra questi due obiettivi?

Penso che possiamo gestire le due priorità e condividere il lavoro, la pressione e i risultati. Lo stavamo dimostrando al Giro, dove abbiamo fatto un lavoro quasi perfetto. Fino alla caduta di Ciccone eravamo in un’ottima posizione e crediamo di poter fare lo stesso, altrimenti uno di noi sarebbe rimasto a casa. Giulio ed io pensiamo davvero che insieme potremo aiutarci a vicenda.

Hai detto che il Giro è stato quasi perfetto, cosa servirebbe perché la Vuelta lo fosse completamente?

Cicco sul podio di Madrid, facile!

Cosa puoi dirci del tuo programma di quest’anno, con Giro e Vuelta e niente Tour?

Mi ha fatto capire che il Tour de France non è tutto. Abbiamo tante gare in calendario e se il Tour de France è l’obiettivo principale, allora potresti non rendere al 100 per cento nelle altre. All’inizio di questa stagione, non sono stato selezionato per il Tour perché volevamo andare con Johnny (Milan, ndr) per i suoi sprint. Io da parte mia volevo ottenere il massimo da ogni opportunità che mi si presentava, comprese le classiche. Ho voluto mettermi subito pressione, iniziare a vincere e ottenere il maggior numero di vittorie possibile. Poi è venuto il Giro e ora la Vuelta. E mi sono chiesto: perché non affrontarla con le stesse ambizioni che avevamo al Giro? Anche perché metà della squadra è la stessa di due mesi e mezzo fa. Così abbiamo alzato la posta per ottenere il massimo.

Nelle prime tappe del Giro, Ciccone ha aiutato Pedersen. Poi l’abruzzese è caduto e questo ha impedito a Mads di ricambiare il favore
Nelle prime tappe del Giro, Ciccone ha aiutato Pedersen. Poi l’abruzzese è caduto e questo ha impedito a Mads di ricambiare il favore
Sembra di capire che dietro ci sia anche un ragionamento molto approfondito sulla preparazione…

In realtà, faccio solo quello che mi dice il mio allenatore, è un tipo intelligente: dovreste parlarne con lui. Quando corro, cerco solo di avere la mente lucida per cercare di vincere quando è possibile e finora ha funzionato. Se anche la Vuelta dovesse andare a rotoli, penso che la stagione sia stata comunque positiva.

Questo significa che comunque vorresti tornare al Tour?

E’ la gara più importante, non ho ancora finito con il Tour. Il mio obiettivo è vincere un giorno la maglia verde. E poi perché dovrei metterlo da parte? Solo perché non lo faccio per una stagione? Non sto ancora pensando al ritiro o cose del genere, quindi le squadre possono avere piani diversi che l’anno successivo magari cambiano. E allora magari al Tour ci tornerò l’anno prossimo, chi può dirlo?