Vuelta Espana 2026, 3a tappa annullata per grandine sul Col de Mont Louis, hotel Igesa Village Club

Vuelta, terza tappa annullata. Un inferno di grandine e gelo

25.08.2026
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«Io ero a fianco a Mads Pedersen quando c’è arrivata la comunicazione che la tappa era stata annullata, c’era anche Pogacar. Per questo si sono messi davanti, per accertarsi che tutti avessero sentito. Al GPM in pratica è arrivato l’inverno. Si sapeva che c’era rischio temporale, ma questa è stata un’altra cosa che non si era mai vista. Non è stato un temporale, quella era una bufera, una tempesta. Quando ci siamo fermati c’erano sette gradi ed eravamo partiti che ne avevamo 39. E’ stato allucinante».

Jacopo Mosca racconta dalla carovana dei pullman che sta conducendo la carovana della Vuelta verso gli hotel di Andorra. La terza tappa, che avrebbe dovuto portare il gruppo da Gruissan a Font Romeu è stata fermata sulla cima del Col de Mont Louis, quando sul gruppo si è abbattuta la grandine. A quel punto mancavano la discesa di circa 6 chilometri e la salita finale.

In qualche misura, con tutte le differenze del caso, è parso di ritrovarsi al Tour del 2019, nel giorno in cui Bernal conquistò la tappa neutralizzata sull’Iseran e la maglia gialla. Si doveva arrivare a Tignes, ma la grandinata aveva reso impraticabile le strade. Quella volta sulla cima del GPM vennero presi i tempi: era la 19ª tappa e il Tour non aveva ancora un padrone, ieri si è preferito annullare tutto.

La strada di colpo si è imbiancata, la grandine era violenta: impossibile che la tappa continuasse. Lui è Finlay Pickering
La strada di colpo si è imbiancata, la grandine era violenta: impossibile che la tappa continuasse. Lui è Finlay Pickering
La strada di colpo si è imbiancata, la grandine era violenta: impossibile che la tappa continuasse. Lui è Finlay Pickering
La strada di colpo si è imbiancata, la grandine era violenta: impossibile che la tappa continuasse. Lui è Finlay Pickering

Un ombrello per Fortunato

I corridori hanno iniziato a cercare riparo dove meglio potevano. In testa alla tappa a quel punto viaggiava Lorenzo Fortunato, partito per la Spagna in cerca di traguardi e punti della montagna, che aveva attaccato per anticipare e magari fare punti per la maglia a pois.

«In cima ha iniziato a grandinare fortissimo – racconta il bolognese – e ci siamo fermati. Si sapeva che avrebbe fatto un temporale, però non pensavamo così forte, tanto che io mi ero mosso per anticipare. Non era proprio il mio arrivo, così ho provato a fare il GPM, sperando che dietro si sarebbero controllati. Ho pensato di prendere la discesa davanti e poi avremmo visto. Sono qui per le tappe, bisogna pur provarci…».

A quel punto radio corsa ha comunicato che a 500 metri dallo scollinamento c’era un hotel in cui si poteva entrare. «Hanno fatto bene a non rischiare – dice ancora il corridore della XDS-Astana – già l’anno scorso era stato un bel po’ problematico con le proteste pro Palestina, si vede che questa volta hanno voluto evitare qualsiasi complicazione. Quando sono venuti per fermarmi, sono stato fortunato, perché ero in testa al gruppo e ho trovato della gente lungo la strada con un ombrello e per un po’ mi sono riparato anche io».

L'hotel Igesa Village Club è stato invaso dal gruppo completo dei corridori: i gestori sono stati super ospitali, come si fa sempre in montagna
Tappa annullata, l’hotel Igesa Village Club è stato invaso dal gruppo completo dei corridori
L'hotel Igesa Village Club è stato invaso dal gruppo completo dei corridori: i gestori sono stati super ospitali, come si fa sempre in montagna
Tappa annullata, l’hotel Igesa Village Club è stato invaso dal gruppo completo dei corridori

Un hotel come rifugio

A quel punto, capito che la corsa era finita lì, mentre sull’arrivo i segni della grandine dipingevano dintorni davvero invernali, l’Hotel Igesa Village Club Mont-Louis Les Sorbiers è diventato il rifugio dei corridori.

«Ci siamo fermati sotto la grandinata violentissima – riprende Mosca, che nei primi chilometri si era fermato sulla strada per salutare sua moglie Elisa Longo Borghini – e ci siamo infilai in quell’hotel. Nei corridori a un certo punto è prevalso l’istinto di sopravvivenza. C’era gente messa sotto gli alberi, abbracciati l’uno con l’altro. Siamo arrivati in cima alla salita e ci hanno detto che stava grandinando anche all’arrivo, quindi probabilmente hanno fermato la gara perché saremmo dovuti scendere per 6 chilometri e avremmo trovato la grandine nella discesa.

«Entrare in quell’hotel è stato quasi surreale – racconta – non so se sia stata una decisione degli organizzatori o dei proprietari. Eravamo un gruppo di cento persone: prima ci siamo fermati all’esterno sotto la tettoia, poi il personale dell’hotel ha iniziato a dirci di entrare e sono stati bravissimi. Ci davano anche gli asciugamani e ad un certo punto hanno iniziato a portare bicchierini di acqua. Infine sono arrivati con della frutta, pesche e albicocche.

«So solo che ci siamo fiondati dentro e loro sono stati molto gentili ad aprire la porta, mettiamola così. Abbiamo trovato anche una coppia di italiani, di Castelfranco Veneto. Mentre parlavo con Dainese, il tipo ha sentito, ci ha fatto qualche domanda e ci ha raccontato di essere in vacanza, perché sua moglie è francese».

Come sassi sul gruppo

La Vuelta ripartirà oggi con la durissima tappa di Andorra La Viella, con quattro colli e 2.639 metri di dislivello in appena 104 chilometri: una delle esagerazioni presunte spettacolari della corsa spagnola, che anche ieri ha portato i corridori a cena dopo le 22 e ripartirà alle 14,49, che nell’estate così torrida anche da quelle parti sembra una provocazione al buon senso.

«Arrivare ai pullman è stato un caos – dice ancora Mosca – perché il problema di quando sei in mezzo alle montagne è che c’è solo una strada. Quindi hanno detto agli autisti che erano all’arrivo di venire da noi. Non è stato solo per i 15 chilometri, c’è voluto del tempo prima che si muovessero, poi c’è stato il traffico sulla strada, quindi è stato un casino. Alla fine ce ne siamo andati salendo sulle varie macchine della squadra che ci hanno portato al pullman che erano ancora a 3 chilometri.

«Una grandinata così grossa non l’avevo mai vista – saluta Mosca – ho preso come una sassata sulla faccia che mi ha fatto molto male. Non abbiamo neanche avuto tempo di pensare a protocolli meteo, la gara è stata fermata immediatamente, prima che potessimo pensare di dover fare qualcosa. Fortunato aveva attaccato, ma il gruppo non andava forte. C’era tanto vento contro che a ruota si stava ancora bene: al traguardo di tappa sarebbe stata una volata con almeno 50 corridori».

Lorenzo Fortunato

Fortunato alla Vuelta per le tappe. E quegli allenamenti a Livigno…

18.08.2026
5 min
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La Vuelta, per Lorenzo Fortunato, questa volta arriva con una prospettiva diversa. Non è più il secondo Grande Giro della stagione, quello in cui presentarsi dopo mesi di gare e chilometri accumulati nelle gambe: è il primo. Il corridore emiliano ha infatti saltato il Tour de France e ha costruito la sua preparazione pensando proprio alla corsa spagnola. Prima la Vuelta a Burgos, poi un nuovo periodo a Livigno, con un lavoro calibrato non sulla classifica generale, ma sulla possibilità di essere competitivo nelle singole tappe.

Fortunato arriva dunque alla Vuelta con energie fresche e una motivazione diversa dal passato. Il fatto che sia il suo primo Grande Giro della stagione scombussola in modo curioso le carte e Fortunato pare gradire, come vedremo. Anche per questo il corridore della XDS-Astana guarda alla corsa spagnola con curiosità e fiducia.

Fortunato è pronto a ripetersi, ma abbiamo scoperto un suo sogno
Fortunato (classe 1996) si appresta ad affrontare il suo ottavo Grande Giro, la Vuelta
Fortunato è pronto a ripetersi, ma abbiamo scoperto un suo sogno
Fortunato (classe 1996) si appresta ad affrontare il suo ottavo Grande Giro, la Vuelta
E quindi, Lorenzo, come arrivi a questa Vuelta?

Ci arrivo fresco, a differenza degli altri anni, perché era sempre il mio secondo Grande Giro. Quest’anno invece doveva essere il secondo, ma avendo saltato il Tour de France è il mio primo Grande Giro, quindi ci arriverò più fresco del solito.

Ma perché niente Tour? L’altra volta avevi parlato di problemi di salute o, con il senno di poi, c’era altro?

No, no. Come ho detto la volta scorsa, dopo il Tour Auvergne- Rhone Alpes mi sono ammalato e non ho potuto gareggiare. Ho preso un’infezione alle vie respiratorie. Nessun altro problema, tantomeno con la squadra che, anzi, mi ha supportato tantissimo e mi ha detto: prenditi tutto il tempo che vuoi per recuperare. C’è un ottimo rapporto con loro e tra di noi corridori.

Quindi adesso come stai? Sei sceso giusto ieri sera da Livigno…

Dopo il ritiro a Livigno ho corso la Vuelta a Burgos. E ci sono tornato, ma non tanto per fare ancora altura quanto per non allenarmi al caldo. Sto bene e ci arrivo pronto.

Proverai a fare classifica?

No, no. Vado per fare le tappe. Magari, chissà, salta fuori anche la maglia della montagna, però parto per fare le tappe e poi vedremo man mano come si evolve la corsa.

Il momento più bello del suo 2025: la conquista della maglia di miglior scalatore al Giro d'Italia
Nel 2025 Fortunato è stato maglia blu, quella dei GPM, al Giro d’Italia
Il momento più bello del suo 2025: la conquista della maglia di miglior scalatore al Giro d'Italia
Nel 2025 Fortunato è stato maglia blu, quella dei GPM, al Giro d’Italia
Hai accennato alla maglia dei GPM: chi potrebbero essere i rivali?

Un po’ i soliti. Carapaz, Paret-Peintre, ma anche lo stesso Pogacar, perché se si mette a vincere gli arrivi in salita poi è dura riprenderlo. Bisognerà capire. Il finale è duro e abbiamo visto al Tour come Carapaz sia riuscito, con due tappe, a ribaltare la classifica della montagna. Ma, ripeto, vediamo. Prima cerchiamo di portare a casa una tappa.

E’ una Vuelta un po’ particolare, Lorenzo: è parecchio impegnativa all’inizio, poi c’è una fase un po’ più morbida e solo negli ultimissimi giorni ritorna dura. Cosa ne pensi?

Penso che alla fine la Vuelta è sempre dura. In confronto agli altri Grandi Giri ha sempre molti arrivi in salita e anche quest’anno, già dalla terza tappa, c’è una frazione impegnativa con arrivo in quota. Poi penso che farà anche molto caldo e sarà da gestirlo bene, però io grossi problemi per quello non ne ho.

Senti, sei curioso di fare questa Vuelta come primo Grande Giro dell’anno?

Abbastanza. Nei primi anni da professionista facevo solo il Giro d’Italia. Dopo ho fatto Giro e Vuelta e adesso solo la Vuelta. Effettivamente ne sono curioso. Arrivavo alla Vuelta un filino stanco. Quest’anno invece non ho scuse, tra virgolette. Devo arrivarci giusto e penso di esserci riuscito.

Fortunato ha preso parte alla sua prima Vuelta nel 2024
Fortunato ha preso parte alla sua prima Vuelta nel 2024
Fortunato ha preso parte alla sua prima Vuelta nel 2024
Fortunato ha preso parte alla sua prima Vuelta nel 2024
E magari ci sono anche più energie mentali…

Esatto, stavo per dire che ci arrivo anche più motivato.

Hai già un po’ studiato il percorso? La famosa tappa cerchiata di rosso c’è?

Guarda, la quarta tappa sicuramente inizia subito a essere una tappa corta, dove si parte in salita e quindi adatta a me e dove posso fare bene. Quello può essere il primo cerchio rosso. Poi ce ne sono parecchie altre e, come detto, bisognerà anche vedere l’evoluzione della corsa.

Com’hai lavorato in altura? Hai lavorato su un canovaccio tradizionale o magari hai spinto un po’ di più?

Allora, prima di Burgos, non facendo classifica alla Vuelta, ho lavorato su due giorni. Nel senso che per due giorni mi allenavo e uno facevo riposo assoluto. Con il coach Maurizio Mazzoleni l’abbiamo gestita così. Quando provavo a fare classifica facevamo tre giorni e uno di scarico. Avendo scelto di concentrarci sulle tappe abbiamo optato per questo metodo, così da essere più freschi, ma anche da poter spingere un po’ di più nei singoli allenamenti. E infatti ho fatto più lavori specifici.

E questa settimana sempre a Livigno, dopo Burgos?

Ho fatto un po’ di intensità e due uscite di distanza. Ho lavorato un giorno sì e un giorno no, senza accumulare troppo lavoro.

Questo metodo ti è piaciuto?

Sì, parecchio. Anche l’anno scorso avevamo fatto così e non mi era dispiaciuto. E’ importante gestire bene il giorno di recupero. Nella prima vera altura facevo riposo totale, neanche toccavo la bici. Facevo una passeggiata a piedi in paese. In questo secondo ritiro, invece, uscivo un’oretta, un’ora e mezza, molto tranquillamente, visto che i carichi di lavoro erano molto meno.

Sulle strade livignasche Fortunato si è allenato con i compagni di squadra... e degli amatori evoluti (foto Instagram - @lakesidecommunication)
Sulle strade livignasche Fortunato si è allenato con i compagni di squadra. Ma alla sua ruota non sono mancati degli amatori evoluti (foto Instagram – @lakesidecommunication)
Sulle strade livignasche Fortunato si è allenato con i compagni di squadra... e degli amatori evoluti (foto Instagram - @lakesidecommunication)
Sulle strade livignasche Fortunato si è allenato con i compagni di squadra. Ma alla sua ruota non sono mancati degli amatori evoluti (foto Instagram – @lakesidecommunication)
E dal punto di vista alimentare era un po’ faticoso questo giorno di riposo assoluto? Dovevi stare un po’ più attento?

Sai, passi da bruciare 5.000 calorie a niente, pertanto stavo un po’ più attento sia a colazione sia a pranzo soprattutto. Ma poi a cena mangiavo di più, perché comunque il giorno dopo mi allenavo. Non soffrivo la fame, ecco! No, in generale non è stato impegnativo neanche mentalmente il giorno di riposo, anzi… Mi aiutava perché poi mi allenavo con più motivazione. Non stavo lì a impormi di dover tenere duro, ma veniva da solo.

Dopo la Vuelta sai già cosa farai?

L’anno scorso non sono riuscito a fare né Giro dell’Emilia, né Il Lombardia, che sono due delle corse che preferisco, pertanto mi piacerebbe essere in forma per quelle gare lì. Poi non so ancora bene…

Invece del mondiale se n’è parlato?

Se la nazionale dovesse chiamarmi, ben felice di esserci. Sicuramente mi faccio trovare pronto. Però, ad ora, non è l’obiettivo della stagione: ora c’è la Vuelta. Una cosa è certa: correre con la nazionale per me è sempre un onore.

Lorenzo Fortunato, XDS Astana, Tour Auvergne Rhone Alpes 2026

Fortunato riparte: ora la testa è tutta sulla Vuelta

05.07.2026
5 min
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Il percorso di avvicinamento e il conseguente debutto al Tour de France sono diventati per Lorenzo Fortunato un ricordo da riporre nel cassetto in attesa di tempi migliori. Era tutto pronto, invece un malanno al Tour Auvergne Rhone Alpes ha scombussolato i piani del corridore emiliano, costringendolo a mischiare le carte in tavola. 

La breve corsa a tappe francese, che doveva essere il trampolino per il debutto alla Grande Boucle, ha portato un ritiro inatteso alla mattina dell’ottava e ultima tappa. I giorni successivi sono stati un insieme di attesa e ragionamenti, dai quali è scaturita la decisione di rinunciare al Tour de France. 

Una botta morale non facile da digerire, in particolare se consideriamo che la corsa francese avrebbe rappresentato il principale obiettivo di stagione per Lorenzo Fortunato. In queste tre settimane c’è stato modo di metabolizzare e ripartire, anche se non è stato facile. 

Lorenzo Fortunato, XDS Astana, Tour Auvergne Rhone Alpes 2026
Lorenzo Fortunato è stato costretto a rinunciare al Tour de France dopo un’influenza presa al Tour Auvergne Rhone Alpes
Lorenzo Fortunato, XDS Astana, Tour Auvergne Rhone Alpes 2026
Lorenzo Fortunato è stato costretto a rinunciare al Tour de France dopo un’influenza presa al Tour Auvergne Rhone Alpes

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Il DNS (Did Not Start, mancata partenza) alla tappa numero otto del Tour Auvergne Rhone Alpes racconta solamente in parte quello che è successo. Ritirarsi e di conseguenza rinunciare al Tour de France è stato difficile, anche se fino ad adesso c’è stato il  tempo per metabolizzare l’accaduto.

«Sono tornato ad allenarmi una decina di giorni dopo il ritiro dal Tour Auvergne Rhone Alpes – ci dice Fortunato – i primi cinque sono serviti per guarire dall’influenza, poi una volta capito che non avrei corso al Tour de France me ne sono concessi altri cinque di stacco. E’ stato come essere tornati in inverno. Adesso partirò per andare ancora in altura e preparare la Vuelta, che diventa così il mio obiettivo stagionale. Andrò a Livigno o Saint Moritz, ancora devo decidere la località.

«Da metà del Tour Auvergne – continua – ho avuto sensazioni negative, pensavo fossero legate al ritiro in altura, poi invece sono arrivate febbre, tosse e la conseguente cura con antibiotici. Piano piano ho ripreso a pedalare, ma le sensazioni non sono state positive, così mi sono trovato a dare forfait». 

Lorenzo Fortunato, XDS Astana, Tour Auvergne Rhone Alpes 2026
Lorenzo Fortunato ha avuto sensazioni negative nella seconda parte della corsa a tappe francese
Lorenzo Fortunato, XDS Astana, Tour Auvergne Rhone Alpes 2026
Lorenzo Fortunato ha avuto sensazioni negative nella seconda parte della corsa a tappe francese
Una delusione difficile da digerire?

Quando si incontrano problemi di salute non ci si può fare molto, ho cercato di riprendermi al meglio ma partecipare al Tour sarebbe stato impossibile. Meglio ripartire con calma verso la Vuelta e il finale di stagione. Sicuramente non mi sono pianto addosso, perché ci saranno altri appuntamenti ed è bene ripartire con il giusto morale. 

Obiettivo Vuelta?

E’ vero che in molti dicono che dopo il Tour finisce la stagione (ride, ndr) ma non è così. Ci sono ancora tante gare e occasioni. L’importante era non vivere male questo periodo, sono riuscito a trovare la forza di ripartire e questo è un fattore positivo. 

Una stagione strana…

In un certo senso si può dire che è una stagione a metà, perché ho corso anche a inizio anno ma con in testa il Tour de France. Per cui non sono mai arrivato al 100 per cento. Da metà giugno a fine luglio doveva proprio essere il periodo di massima forma. Vuol dire che arriverò più fresco nel finale di stagione. 

Per Fortunato una prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale
Il corridore della XDS Astana ha messo insieme 37 giorni di corsa fino ad adesso, ma gli obiettivi principali della stagione erano tra giugno e luglio
Per Fortunato una prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale
Il corridore della XDS Astana ha messo insieme 37 giorni di corsa fino ad adesso, ma gli obiettivi principali della stagione erano tra giugno e luglio
Sei dispiaciuto di non aver corso al Giro?

Avevo impostato l’anno per il Tour de France, quindi direi di no. Se questa malattia fosse arrivata al Giro sarebbe stata la stessa cosa, quando succedono cose del genere non ci sono rimpianti, ma solo da ripartire nella miglior maniera possibile. 

Che ambizioni avevi per il Tour?

Non nego che mi sarebbe piaciuto andare forte anche al Tour Auvergne Rhone Alpes, perché è una corsa che mi piace. Alla Grande Boucle avrei lottato per vincere una tappa e per la maglia a pois. Se devo guardare il bicchiere mezzo pieno posso dire che per una volta arriverò alla Vuelta con la massima forma. 

Fortunato tonerà a correre alla Vuelta, questa volta con l’obiettivo della maglia dei GPM e per vincere una tappa
Fortunato tonerà a correre alla Vuelta, questa volta con l’obiettivo della maglia dei GPM e per vincere una tappa
Gli altri anni non è stato così?

Con due Grandi Giri in una stagione faticavo a trovare di nuovo il picco di forma nella seconda metà dell’anno. Quindi mi trovavo a corto di energie nei mesi di settembre e ottobre. Probabilmente se avessi corso il Tour mi sarei trovato ad aver praticamente finito la stagione, ora invece avrò agosto e settembre come mesi cruciali. 

Si trova comunque la motivazione?

Assolutamente, non è stato semplice ripartire, ma quella era la parte più complicata. Una volta messe insieme le prime uscite si tratta di guardare avanti e lavorare bene. 

Pensare di ripartire per altre tre settimane di altura non deve essere facile, per questo hai deciso di cambiare località?

Preferisco allenarmi sulle salite italiane che conosco bene, però cambiare luogo del ritiro mi permette di ripartire con una nuova mentalità. Sarò con il mio massaggiatore e mi allenerò insieme a Bettiol.

Lorenzo Fortunato, XDS Astana, ritiro Lienz (foto Vitalii Abramov)
Lorenzo Fortunato tornerà in altura a preparare la Vuelta, questa volta però non andrà in Austria (foto Vitalii Abramov)
Lorenzo Fortunato, XDS Astana, ritiro Lienz (foto Vitalii Abramov)
Lorenzo Fortunato tornerà in altura a preparare la Vuelta, questa volta però non andrà in Austria (foto Vitalii Abramov)
Per la Vuelta che obiettivo avrai?

Lo stesso del Tour, si va per cercare qualche tappa e per la maglia dei GPM. Inoltre spero di arrivare al Giro dell’Emilia e al Lombardia in forma per provare a fare bene. Al momento la testa è su Burgos e Vuelta. 

Questa stagione si risolleva se?

Vinco una tappa alla Vuelta.

Il Catalunya visto da Fortunato, al passo in salita con i big

Il Catalunya visto da Fortunato, al passo in salita con i big

03.04.2026
5 min
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Non solo classiche. Chi non è interessato alle prove sui muri e sul pavé si concentra su altri eventi comunque di altissimo spessore che offrono molti spunti d’interesse. E’ stato così la scorsa settimana, fino a domenica per la Volta a Catalunya nella quale Jonas Vingegaard ha dato un’altra risposta da par suo a Tadej Pogacar, aggiudicandosi la seconda corsa a tappe di stagione e dimostrando che il suo cammino di avvicinamento al prossimo Giro d’Italia procede nel migliore dei modi.

In Catalogna Vingegaard si doveva confrontare con un altro di quella ristrettissima cerchia di fenomeni contemporanei che risponde al nome di Remco Evenepoel e le scintille ci sono state, a dir la verità più sul piano dialettico che atletico. Ma la gara ha detto anche altro: tra i protagonisti c’era anche Lorenzo Fortunato che con il suo 14° posto è risultato il migliore degli italiani.

Per Fortunato una  prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale
Per Fortunato una prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale
Per Fortunato una prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale
Per Fortunato una prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale

«Alla fine hanno tolto un arrivo in salita – dice – ma nonostante questo, è stata una corsa dura, molto dura. D’altronde il Catalunya non prevede cronometro, si decide tutto sugli arrivi in salita. Quindi alla fine emergono sempre i migliori».

Evenepoel ha detto che Vingegaard ha corso sempre in difesa. Tu che sei sempre stato nel gruppo di testa, puoi dire se veramente è stato così?

Bisogna intendersi: Jonas alla fine correva in difesa perché la Red Bull correva in attacco. Le prime quattro tappe sono procedute senza grandi sviluppi, a parte la terza dove il team del belga ha attaccato. Nella frazione contraddistinta dal vento, la squadra tedesca ha corso in attacco, quindi la Visma si è difesa intorno al suo capitano. Nel primo arrivo in salita i Red Bull hanno tirato tutto il giorno a un ritmo veramente alto, ma questo ha fatto gioco anche a Vingegaard. Il secondo giorno invece per metà tappa ha tirato la Visma, ma poi sul finale ha attaccato la Red Bull perché doveva recuperare il tempo perso il giorno prima.

Evenepoel ha provocato un po' Vingegaard, denotando il suo scarso spirito d'iniziativa
Al Catalunya Evenepoel ha provocato un po’ Vingegaard, più a parole tuttavia che con i fatti
Evenepoel ha provocato un po' Vingegaard, denotando il suo scarso spirito d'iniziativa
Al Catalunya Evenepoel ha provocato un po’ Vingegaard, più a parole tuttavia che con i fatti
Come hai visto quindi i due maggiori protagonisti?

In salita si è visto che alla fine Vingegaard aveva più gambe, quindi nell’economia totale della corsa io penso che il danese sia a un livello un po’ più alto di Remco in montagna. Evenepoel da parte sua ha dimostrato in pianura di essere veramente forte, anche più di Vingegaard pur non essendoci prove contro il tempo. Ma il Catalunya si corre e si vince in montagna e Jonas faceva un po’ il bello e il cattivo tempo…

La montagna è anche il tuo pane. Vedendo anche gli altri, chi è che ti ha impressionato?

Togli Vingegaard e la coppia Lipowitz ed Evenepoel, con il tedesco che non mi è sembrato per nulla male, sono andati forte anche la coppia Decathlon con Gall e Riccitello entrambi in top 10 e sempre nel vivo della corsa, ma soprattutto Lenny Martinez.

Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull dove il tedesco ha preso le redini con il passare dei giorni
Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull: il leader in Catalunya è stato il tedesco
Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull dove il tedesco ha preso le redini con il passare dei giorni
Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull: il leader in Catalunya è stato il tedesco
A proposito del francese, sembra che si stia un po’ specializzando in questo tipo di corse a tappe di una settimana o più. Secondo te è un corridore che potrebbe anche allungare e diventare un domani un candidato a essere protagonista in un Grande Giro?

Ne sono sicuro, perché è giovane (Martinez ha ancora 22 anni, ndr), ha solo bisogno di esperienza. Andare ai Grandi Giri per fare classifica non è facile, soprattutto essere forte nella terza settimana. Lui parte fortissimo nella prima, sta crescendo anche come abitudine allo sforzo e quindi secondo me vorrà puntare ad andare forte alle corse di tre settimane. Ora non so dire se vincerà prima o poi un Grande Giro, è però si può scommettere che avrà un radioso futuro.

Il tuo Catalunya com’è stato in generale, come lo giudichi?

Il mio obiettivo era arrivare nei 10 della generale, ma ho perso tempo nella seconda tappa quando il team di Evenepoel ha attaccato sulla penultima salita dove è esplosa la corsa. Ho chiuso con una top 10 al Coll de Pal, la frazione forse più severa, e posso dirmi soddisfatto. D’altra parte era la mia prima corsa dopo l’altura e quindi è un Catalogna positivo. Era dall’anno scorso che non avevo sensazioni buone perché non avevo più corso. Il fatto di essermi ritrovato comunque davanti in montagna con gente di quel calibro lo giudico positivamente. Il risultato un po’ meno, ma posso rifarmi nelle prossime corse.

Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato anche come amalgama
Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato al Catalunya
Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato anche come amalgama
Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato al Catalunya
Sono tutte tappe per te di avvicinamento al Giro d’Italia?

In realtà no. Adesso sarò al via ai Paesi Baschi e dopo decideremo che strada prendere. Non è ancora deciso al 100 per cento se sarò al via della Corsa Rosa, vedremo come si svilupperanno le prossime settimane.

Il Paesi Baschi è tanto diverso da questa corsa in Catalogna?

Mi dicono che è un po’ più nervosa. Io non l’ho mai fatta, ma vedendo il percorso mi pare comunque duro e quindi bisognerà andare forte in salita. Il canovaccio non cambia di molto, anche se sono salite un po’ un po’ più corte, ma più ripide, quindi per me può anche andare bene.

Il podio finale, con il danese seguito da Martinez a 1'22" e Lipowitz a 1'30"
Il podio finale del Catalunya, con il danese seguito da Martinez a 1’22” e Lipowitz a 1’30”
Il podio finale, con il danese seguito da Martinez a 1'22" e Lipowitz a 1'30"
Il podio finale del Catalunya, con il danese seguito da Martinez a 1’22” e Lipowitz a 1’30”
Dall’inizio della stagione sei dove pensavi di essere?

In questo momento sì. La mia stagione vera l’ho iniziata alla Milano-Torino. Le prime corse le ho prese per dare una mano alla squadra e lavorare, visto che era tanto tempo che non correvo. Ho fatto il ritiro in altura e sono arrivato a dei buoni valori. E’ chiaro che devo crescere in vista dei Grandi Giri, dell’estate.

In squadra come sta andando, che cosa noti di diverso rispetto allo scorso anno, quando si pensava molto al discorso punti?

Beh, quest’anno ci guardiamo un po’ meno, l’anno scorso magari c’era un po’ più di stress, soprattutto prima che iniziasse la stagione, perché nessuno pensava che avremmo fatto così tanti punti, neanche noi. Quest’anno siamo partiti più tranquilli, ma siamo comunque quarti in classifica e questo mi pare dica già tanto…

Fortunato è pronto a ripetersi, ma abbiamo scoperto un suo sogno

Fortunato è pronto a ripetersi, ma svela un sogno

27.12.2025
5 min
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E’ un Lorenzo Fortunato profondamente entusiasta quello che si avvicina al 2026. Raramente lo avevamo sentito con uno spirito così positivo, logica conseguenza di un’annata davvero importante, che ha ridisegnato il suo ruolo nel panorama internazionale e che ha avuto un peso specifico importante in tutta la stagione dell’XDS Astana, salvatasi a vele spiegate nel WorldTour.

Una stagione positiva quella di Fortunato, con 83 giorni di gara per una vittoria e 16 Top 10
Una stagione positiva quella di Fortunato, con 83 giorni di gara per una vittoria e 16 top 10
Una stagione positiva quella di Fortunato, con 83 giorni di gara per una vittoria e 16 Top 10
Una stagione positiva quella di Fortunato, con 83 giorni di gara per una vittoria e 16 top 10

L’annata migliore

Il corridore nato a Bologna 29 anni fa non può che partire da quanto fatto: «Sicuramente è stata la mia annata migliore da quando sono professionista. Avevo per obiettivo la maglia azzurra al Giro d’Italia – prosegue Fortunato – e ho conquistato il simbolo di miglior scalatore, poi avevamo l’obiettivo di salvarci come squadra e ci siamo salvati, con un buon apporto mio anche in termini di punti. L’unico rammarico è il fine stagione dove non sono andato come volevo, colpa di malanni fisici che hanno vanificato il lavoro e le speranze. Non sono riuscito a finire la stagione come avrei voluto, ma resta comunque positiva».

Quali benefici hai tratto dall’Astana? Il tuo arrivo lo scorso anno è coinciso con una sorta di rivoluzione del team…

Sapevamo di essere a rischio come squadra, quindi ci siamo rimboccati le maniche. C’è un grande gruppo di italiani, e non parlo solo di corridori, ma anche di staff, preparatori e massaggiatori, insomma tutti quanti. Facciamo un bel gruppo e riusciamo a rendere piacevole anche lo stare via da casa, visto che i giorni lontani sono tanti, credo che questo sia la ricetta che ha reso vincente il nostro gruppo.

Qui con Ballerini. Fortunato ha contribuito attivamente all'ottima stagione dell'XDS Astana
Qui con Ballerini. Fortunato ha contribuito attivamente all’ottima stagione dell’XDS Astana
Qui con Ballerini. Fortunato ha contribuito attivamente all'ottima stagione dell'XDS Astana
Qui con Ballerini. Fortunato ha contribuito attivamente all’ottima stagione dell’XDS Astana
Di risultati buoni quest’anno ne hai fatti tanti, hai riallacciato il discorso con le premesse di quando sei passato professionista e c’erano tante attese nei tuoi confronti. Cominci adesso a capire che corridore sei?

Alla fine sai, non tutti crescono subito, ci sono tanti giovani che appena passano professionisti vanno forte, invece altri fanno un po’ più fatica. Io alla fine ci ho messo un po’ di più a venire fuori come tanti della mia annata, vedi Ciccone, ma alla fine abbiamo trovato il nostro spazio ed è uno spazio importante.

Fortunato adesso lo possiamo ritenere un corridore per le tappe o anche per la classifica dei grandi giri?

No, direi più per le tappe. Se si parla di classifica, vado bene nelle corse di una settimana, ma non mi sono mai messo davvero alla prova sul fare classifica bene. Quest’anno c’era l’obiettivo delle tappe e dei punti e quindi era la mia dimensione ideale. So che magari in classifica posso dire la mia, ma non sarò mai competitivo per i primi 5 e quindi preferisco puntare alle tappe.

Il momento più bello del suo 2025: la conquista della maglia di miglior scalatore al Giro d'Italia
Il momento più bello del 2025: Fortunato conquista la maglia di miglior scalatore al Giro d’Italia
Il momento più bello del suo 2025: la conquista della maglia di miglior scalatore al Giro d'Italia
Il momento più bello del 2025: Fortunato conquista la maglia di miglior scalatore al Giro d’Italia
Tu quest’anno sei andato molto bene in certe corse di 5 tappe come il Giro di Romandia, la Vuelta Burgos. Che cosa serve per allargare il discorso e cominciare anche a puntare alla classifica per i grandi giri, che cos’è che ti manca?

Per puntare ai Grandi Giri devi fare un calendario puntando solo a quelli, quindi avere meno distrazioni e sperare che vada tutto bene, non ci siano intoppi e arrivare fresco. Nel ciclismo di adesso non puoi dire «Faccio questa per preparare quest’altra». Devi essere sempre pronto. E’ chiaro che è un’arma a doppio taglio, perché tu sacrifichi i tre mesi della stagione per un Grande Giro e se quello non va bene, hai perso tre mesi della stagione. E per noi era troppo importante andare sempre bene, non dovevamo sbagliare niente. Non potevamo permettercelo.

Il tuo Giro d’Italia è stato davvero molto bello, la conquista della maglia è stata la ciliegina sulla torta, potrebbe essere anche la caccia alle maglie di leader della montagna nei Grandi Giri un tuo obiettivo futuro?

Sì, non nascondo che ci ho pensato, ma non lo avevo mai detto. Uno dei miei obiettivi è anche quello di continuare ad andare forte e crescere, magari ripetermi o migliorare la stagione che ho fatto. Se potrò essere al via anche a Tour e Vuelta, non nascondo che mi piacerebbe mettermi alla prova contro i migliori scalatori e provare ad allargare la mia collezione di maglie.

Alla Vuelta l'emiliano ha colto un podio nella tappa con arrivo ad Andorra
Alla Vuelta, Fortunato ha colto un podio nella tappa con arrivo ad Andorra
Alla Vuelta l'emiliano ha colto un podio nella tappa con arrivo ad Andorra
Alla Vuelta, Fortunato ha colto un podio nella tappa con arrivo ad Andorra
Adesso all’Astana c’è sicuramente più tranquillità rispetto a 12 mesi fa. Non c’è il rischio che ci si adagi un po’ sugli allori?

Il rischio c’è, ma già nel primo ritiro ho visto motivazione e voglia da parte di tutti quanti, come l’anno scorso che eravamo in pericolo, quindi penso che noi continueremo come abbiamo fatto e non ci siederemo sugli allori. Abbiamo già tutti quanti programmato l’anno e ci stiamo allenando bene. A novembre abbiamo festeggiato, ma poi abbiamo girato pagina e siamo pronti per fare la prossima stagione forte.

Il tuo programma che cosa prevedrà per il 2026?

A me fare le corse in Italia piace sempre. Dobbiamo valutare i percorsi dei tre grandi giri e la Tirreno Adriatico, ma più o meno farò lo stesso calendario. Mi piace il Giro d’Italia, quindi penso che questo sia uno dei punti fondamentali della mia stagione.

Simone Velasco, XDS Astana Team

La rincorsa dell’Astana: iniziata quando tutto sembrava perduto

09.10.2025
6 min
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Poche gare ancora e la stagione di Simone Velasco (e della XDS Astana Team) vedrà scorrere i titoli di coda. Oggi il Gran Piemonte, poi il Lombardia e infine le due corse in Veneto. Se tutto andrà come previsto, i giorni di gara del corridore bolognese saranno 77. Un carico importante che lo ha visto raccogliere quindici top 10 tra cui cinque podi. L’ultimo piazzamento di rilievo è arrivato alla Coppa Agostoni domenica scorsa, il 5 ottobre, alle spalle di Adam Yates e Carlos Canal. 

Podio Agostoni 2025: Adam Yates, Carlos Canal Blanco, Simone Velasco
Per Velasco la Coppa Agostoni è stata la quinta gara a podio nel 2025
Podio Agostoni 2025: Adam Yates, Carlos Canal Blanco, Simone Velasco
Per Velasco la Coppa Agostoni è stata la quinta gara a podio nel 2025

Centellinare le energie

La XDS Astana, come tante altre squadre, ha deciso di insediare il proprio quartier generale a Malpensa per questo finale di stagione. 

«Siamo stati in un hotel vicino a Malpensa per tutta la settimana – racconta Velasco alla vigilia del Gran Piemonte – come noi altre squadre si sono spostate da queste parti. Ho deciso di rimanere qui anche io perché fare continuamente avanti e indietro da casa diventa impegnativo. Siamo a fine stagione e si devono centellinare le energie fisiche e mentali».

XDS Astana, ritiro
Il cambiamento è arrivato in occasione del primissimo ritiro, fatto addirittura a ottobre 2024
Come arrivi a queste ultime gare dopo il terzo posto dell’Agostoni?

Il fine settimana scorso è stato impegnativo, tra Giro dell’Emilia e Coppa Agostoni ci siamo dati da fare. Infatti ho deciso di non correre ieri alla Tre Valli e di riposare. Ieri (martedì, ndr) avevo proprio bisogno di stare fermo, oggi (mercoledì, ndr) mi sentivo leggermente meglio. La stagione è stata molto intensa, abbiamo corso molto per la questione dei punti e senza grandi stacchi. Alla fine credo di essermi fermato solamente una settimana a maggio per preparare il Tour de France. 

Proprio all’Agostoni parlavamo di di questa grande rimonta, nata con una riunione tra voi corridori un anno fa…

Vero. D’altronde sono dell’idea che certe situazioni o ti aiutano a legare o creano una spaccatura definitiva nel team. Noi siamo stati bravi a unirci e creare una squadra competitiva. Dopo le ultime gare del 2024 ci siamo trovati per un ritiro voluto dalla squadra, quattro giorni tutti insieme. Dovevamo provare le nuove bici, le misure dei kit da gara. In quei giorni sei già in off season, c’è meno stress. 

E ne è nata una riunione tra di voi?

Più che una singola riunione è stato un insieme di momenti passati insieme. Dopo i vari impegni della giornata la sera noi corridori uscivamo a fare un giro per stare insieme. C’erano già anche i nuovi, quindi era anche un modo per conoscerci. 

Che aria si respirava?

Di rivincita, l’obiettivo era di fare bene e far capire che le stagioni precedenti erano andate male per motivi non legati alla performance. Da questi momenti o tiri fuori una stagione bellissima o bruttissima.

Qual è il confine?

L’onestà tra compagni di squadra. Quando hai tanti corridori che vogliono fare bene c’è da essere onesti l’uno con l’altro e con se stessi. Bisogna sapersi mettere a disposizione del compagno e allo stesso tempo prendersi le proprie responsabilità quando serve. Questa annata molto positiva è nata dal gruppo.

Come si crea un team così unito?

Lo si fa tutti insieme, ognuno ha dato il suo contributo, a partire da chi era lì da qualche anno come Scaroni, Fortunato e il sottoscritto, sia da chi era appena arrivato: Bettiol, Ulissi, Teunissen, Gate. Si deve andare con i piedi di piombo senza fare proclami, ma con l’obiettivo di fare del nostro meglio. 

In che modo si sono calati i nuovi arrivati in questa sfida?

Con consapevolezza. Sapevano di arrivare da realtà differenti (come Ulissi e Bettiol, ndr) ma hanno subito capito dove fossero capitati e quale fosse l’obiettivo principale. Sono stati molto bravi ad adeguarsi, tutti. 

Tu sei il corridore che da più tempo è in Astana, hai preso in mano le redini?

Da veterano ho semplicemente detto quali fossero i pregi e i difetti di vivere una situazione come la nostra.

E quali erano?

Un difetto è che quando le cose vanno male, si crea dello stress perché si sente di dover raccogliere per forza qualcosa. Mentre il pregio di una situazione del genere è che nessuno ci aveva mai messo pressioni, quindi potevamo partire con il piede giusto senza stressarci. 

Una grande mano, oltre al lavoro di tutto il gruppo, ve l’ha data la grande stagione di Scaroni…

Per lui è stata un’annata d’oro, una stagione difficile da fare soprattutto nell’anno giusto. 

Lorenzo Fortunato e Christian Scaroni sul traguardo di San Valentino Brentonico al Giro d’Italia
Lorenzo Fortunato e Christian Scaroni sul traguardo di San Valentino Brentonico al Giro d’Italia
Non è stato un caso.

Anche lui, come me, arriva da un ciclismo diverso rispetto a quello moderno. Non è stato sfruttato al massimo negli anni precedenti. Adesso è maturato e ha trovato la giusta dimensione, è aumentata la confidenza nei propri mezzi e ha espresso al massimo le sue potenzialità. 

Ultima domanda: hai qualche foto delle riunioni fatte a ottobre?

Mh… Non credo. Anzi, sicuramente non ne ho, perché in quei momenti mettevamo via i telefoni per restare concentrati. Altrimenti arriva la notifica, il messaggio, la chiamata. Avevamo bisogno di stare tra di noi. 

Vine vince, Fortunato fiuta la vetta e punta al mondiale

28.08.2025
5 min
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C’era aria di fuga stamattina, spiega Lorenzo Fortunato, terzo sul traguardo di Andorra dopo un’azione lunga 162 chilometri. Una vita. C’è appena il tempo che la bandierina si abbassi e dalla testa del gruppo schizzano via i dieci che, ancora ignari, andranno a giocarsi la tappa.

La partenza è in salita sul Coll de Sentigosa (11,4 chilometri al 4,1 per cento) e ad avvantaggiarsi sono Vine, Castrillo, Vervaeke, Garofoli, Debruyne, Ryan, Shaw, Armirail, Traen e Fortunato. Traen, che indossa la maglia della Bahrain Victorious è quello messo meglio in classifica generale (58’’ dietro Vingegaard), poi Armirail, Vervaeke e appunto Fortunato (a 1’43’’). 

«Era una giornata brutta, di pioggia – racconta il bolognese della XDS Astana – perfetta per le fughe, anche perché Vingegaard voleva lasciare la maglia. A lui interessa averla a Madrid. Vine ha attaccato in discesa e non sono riuscito a seguirlo. Se proprio vogliamo dire, poteva starci un secondo posto. Era il primo arrivo in salita, volevo arrivare nei dieci e l’ho fatto, quindi sono soddisfatto. Bicchiere mezzo pieno, va bene così!».

La salita preferita di Vine

Fortunato dice bene: Vingegaard ha deciso di lasciar andare la maglia e così il vantaggio dei primi lievita fino ai 6’30”, quando la corsa entra ad Andorra e mancano 35 chilometri all’arrivo. E proprio mentre si scala l’Alto de la Comella e in testa al gruppo alcune squadre iniziano a forzare i tempi, Jay Vine decide di non voler rischiare e attacca prima dello scollinamento. Poi si butta in discesa come una furia. Quando si presenta ai piedi della salita finale, che è lunga 9,6 chilometri e ha pendenza media del 6,3 per cento, ha un minuto di vantaggio sugli inseguitori.

«Conosco queste strade abbastanza bene – spiega l’australiano del UAE Team Emirates – vivo appena sotto la collina e la Comella è la mia salita preferita in tutta Andorra. Normalmente mi sarebbe piaciuto rendere la corsa più dura, ma con il vento contrario è stato difficile convincere i ragazzi a fare di più. Così ho deciso di andare in cima e sfruttare la discesa bagnata. Ho pensato che fosse l’occasione per tentare ed è andata bene».

Il tempo che la tappa partisse e la fuga ha preso il largo. Dentro anche Garofoli e Fortunato
Il tempo che la tappa partisse e la fuga ha preso il largo. Dentro anche Garofoli e Fortunato

L’ombra dell’Angliru

Fortunato ci riproverà. Venerdì prossimo c’è una salita che lo chiama: l’Alto de Angliru. Per il corridore diventato celebre nel 2021 per la vittoria dello Zoncolan è un richiamo (quasi) irresistibile.

«Non ci ho mai corso – dice Fortunato – ho fatto altre gare nelle Asturie, però mai lassù. E’ una salita simile allo Zoncolan, però in un contesto di corsa totalmente differente. La gamba è simile a quella del Giro, anche se dopo Burgos non sono stato tanto bene. Però oggi andavo, ero lì davanti, quindi un po’ alla volta torno su. Oggi puntavo alla tappa però ho cercato di fare gli sprint per la maglia a pois risparmiando la gamba e ho preso un po’ di punti. Cerco di tenere il piede in più scarpe per il momento, poi vediamo con l’andare dei giorni come andrà».

Il sogno del mondiale

Andorra ha spiegato chi comanda: Almeida e Ayuso hanno già diviso il loro cammino. Ayuso viene staccato ai meno 6 dall’arrivo e scivola indietro a quasi 12 minuti, mentre Almeida resta davanti con Vingegaard e gli altri uomini della classifica che da stasera è rivoluzionata e chissà per quanto. Traen ha la maglia rossa con 31″ su Armirail e 1’01” su Fortunato, che guarda la Vuelta e intanto immagina anche scenari futuri. Anche perché le parole di Marco Villa sulle prossime nazionali lasciano più di uno spiraglio aperto.

«Intanto pensiamo alla Vuelta – dice infatti – poi spero di essere convocato al mondiale, vediamo come esco di qua. Adesso ho mal di gambe, ma dopo la tappa è normale: sono convinto di recuperare e fare la corsa anche domani. Sarà un’altra giornata dura e vediamo come andrà. Sarà difficile andare in fuga. Oggi sono riuscito perché avevo abbastanza distacco, domani parto da terzo il classifica e vediamo come andrà. Prendere la maglia rossa? Perché no… (sorride: alla Vuelta anche i sogni a volte si avverano, ndr)».

Summer Victory Collection, le Nimbl dei campioni (per tutti)

23.08.2025
3 min
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La stagione non è ancora finita (proprio oggi inizia la Vuelta), ma per qualcuno è già tempo di bilanci. Per Nimbl, ad esempio, il 2025 è già stato un anno da incorniciare con la vittoria di Yates e la maglia azzurra di Fortunato al Giro d’Italia, e la storica vittoria al Tour de France femminile di Ferrand-Prevot. L’azienda italiana ha deciso di omaggiare queste imprese con un’edizione limitata del suo modello di punta Ultimate Pro Edition, la Summer Victory Collection.

La scritta Nimbl in rosa celebra la vittoria di Simon Yates al Giro 2025
La scritta Nimbl in rosa celebra la vittoria di Simon Yates al Giro 2025

Rosa, Giallo e Blu, le tinte dei campioni

La particolarità della Summer Victory Collection è la colorazione della tomaia, che rende unica questa versione delle Ultimate Pro. I più attenti le hanno già viste ai piedi di Lorenzo Fortunato nell’ultima tappa del Giro d’Italia, nella livrea blu che omaggiava la maglia azzurra di miglior scalatore indossata dal corridore italiano. Ora Nimbl ha fatto lo stesso per celebrare due fra le maglie più importanti del ciclismo mondiale.

Quella rosa vinta da Simon Yates e quella gialla indossata da Pauline Ferrand-Prevot sul podio di Châtel ad inizio agosto. L’estetica è molto curata e minimal, come nello stile di Nimbl. La base rimane bianca, ma impreziosita da una colorazione (rosa, gialla o blu) che parte dal tacco e poi sfuma a metà della linguetta. La livrea celebrativa è completata dalla scritta Nimbl con la stessa colorazione sul lato esterno della scritta.

La suola in monoscocca di carbonio sottilissima è uno dei segreti di questo modello, amatissimo dai professionisti
La suola in monoscocca di carbonio sottilissima è uno dei segreti di questo modello, amatissimo dai professionisti

Ultimate Pro Edition, la scarpa dei pro’

Il modello scelto per la Summer Victory Collection non poteva che essere il più performante, curato e leggero di Nimbl, la Ultimate Pro Edition. Si tratta di scarpe senza compromessi, realizzate a mano con la massima artigianalità. Sono leggerissime grazie alla suola in monoscocca in carbonio molto sottile (meno di 2 mm). La chiusura è affidata a due rotori Boa, con le guide in cotone che hanno sostituito quelle in plastica del precedente modello, rendendo così le scarpe ancora più comode. 

La tomaia è in microfibra e, assieme alla linguetta con un nuovo design, è studiata per garantire il massimo dell’areazione anche nelle giornate più calde (come quelle trovate da Ferrand-Prevot  al Tour). La suola è disponibile in due versioni, a 3 o a 4 fori, per adattarsi a tutti i tipi di tacchette presenti sul mercato. In due parole, le Ultimate Pro Edition sono le scarpe preferite dei professionisti.

Le Ultimate Pro in livrea giallo-oro sono dedicate alla storica maglia gialla di Pauline Ferrand-Prevot
Le Ultimate Pro in livrea giallo-oro sono dedicate alla storica maglia gialla di Pauline Ferrand-Prevot

Peso, disponibilità e prezzo

Il peso delle Ultimate Pro Edition è impressionante: solo 192 grammi nella taglia 43. I tre modelli, Rosa, Azzurro e Giallo, della Summer Victory Collection saranno disponibili nel sito dell’azienda a partire dal 1° settembre 2025, e il prezzo consigliato è di 599 euro.

E chissà che entro fine settembre, al termine della Vuelta, non venga aggiunto alla capsule collection anche il modello Rosso. Le Ultimate Pro Edition, infatti, sono anche le scarpe di Vingegaard, il grande favorito della corsa a tappe spagnola.

Nimbl

Parlando con Fortunato: il lavoro, il Tour (da casa), la squadra…

30.07.2025
6 min
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Lorenzo Fortunato è stato uno dei migliori italiani al Giro d’Italia, e guardando il Tour de France è venuto spontaneo chiedersi come avrebbe potuto cavarsela anche lì, con le gambe del mese di maggio.
Ora è a Livigno, coccolato dall’Hotel Paradise Lodge, da sempre amico dei ciclisti, e in compagnia dei suoi compagni della XDS-Astana, per preparare una seconda parte di stagione intensa e stimolante, nella quale l’obiettivo principale sarà la Vuelta…

Passata la sbornia del Tour de France ritornano i corridori che erano stati protagonisti a maggio. C’è una sorta di grande rotazione. E tra coloro che rientrano in pista c’è anche Lorenzo appunto. La maglia blu del Giro, uno degli attaccanti più tosti e anche uno dei corridori italiani più solidi ormai.

Lorenzo Fortunato (classe 1996) al Giro si è comportato alla grande vincendo la maglia blu di miglior scalatore
Fortunato (classe 1996) al Giro si è comportato alla grande vincendo la maglia blu di miglior scalatore
Lorenzo, dal Giro di Svizzera non hai più corso. Hai fatto un bello stacco…

Sì, sono uscito bene dal Giro d’Italia, il Giro di Svizzera un po’ meno: ero in calo e, se tornassi indietro, avrei recuperato un po’ prima. Però poi ho avuto tutto il tempo per riposare. Ora sono in altura con la squadra, a Livigno, ospiti di Riccardo nel suo Hotel Paradise, che per i ciclisti è davvero un paradiso.

Come stai lavorando al rientro?

Tra poco concludo tre settimane qui, poi correrò la Vuelta a Burgos e infine la Vuelta. Un programma classico, simile all’anno scorso.

Qui tutti dicono che ogni anno si va più forte. Tu come giudichi la tua annata?

E’ vero, si va sempre più forte. Però io ho iniziato bene la stagione, ho fatto un bel Giro d’Italia e sono fiducioso di poter ripetermi nella seconda parte. Ho sempre lavorato sodo ma con equilibrio, quindi credo di poter arrivare bene alla Vuelta e chiudere in crescendo la stagione.

Alla Vuelta con che obiettivi andrai?

Un po’ come al Giro: da battitore libero. Quest’anno puntiamo su quello. Poi diciamo che è buono anche per le tappe: si fanno più punti, c’è meno stress e si raccolgono più risultati. E ci sono delle frazioni buone per fare qualcosa. Questa è la strategia.

L’emiliano si sta allenando in quota con i suoi compagni
L’emiliano si sta allenando in quota con i suoi compagni
Al Tour ci è capitato di chiacchierare con qualche corridore in fuga: dicevano che “il Fortunato del Giro ci stava bene”. Che ne pensi?

Il Tour è un’altra corsa. Le prime dieci tappe non hanno lasciato spazio alle fughe, poi sono partite ma hanno vinto soprattutto gli scalatori. Non c’è stato tanto margine per i corridori “mezzo e mezzo”. Penso per esempio a Simone Velasco, che ha faticato tanto ma ha fatto una grande fuga con un quarto posto. Magari si sarebbe trovato meglio al Giro.

In effetti hanno vinto corridori come Arensman, Healy, Paret-Peintre… e Groves ha sfruttato una caduta che ha messo in difficoltà proprio Velasco.

Anche a Boulogne-sur-Mer “Vela” era andato bene. Secondo me Simone ha fatto tutto quello che poteva.

Ti saresti visto bene nella tappa del Mont Ventoux?

Magari sì, erano tappe in cui la fuga partiva in salita, di forza. Potevo esserci anch’io. Erano fughe da scalatori. Quelle potevano essere le mie occasioni ma certo vincere non sarebbe comunque stato facile. Quindi sì: il Fortunato con la forma del Giro al Tour ci poteva stare ma non per la classifica ovviamente. Avrei sofferto molto nei primi dieci giorni, ma nella seconda parte avrei potuto dire la mia.

Prima hai detto: “Dopo il Giro avrei recuperato un po’ prima”. Perché, come hai gestito quella fase?

Dopo il Giro ho fatto due settimane tranquille, con qualche richiamo di forza e VO2Max, e poi sono andato al Giro di Svizzera. Ma avevo anche tanti impegni che forse potevo gestire meglio. Dopo la bella tappa con Scaroni, dopo la maglia blu, la fughe… ecco appuntamenti con sponsor, eventi, inviti… Belli e giustamente andavano onorati, ma non mi hanno permesso di lavorare al meglio per essere al 100 per cento allo Svizzera.

Il memorabile arrivo in parata a San Valentino Brentonico di Fortunato e Scaroni
Il memorabile arrivo in parata a San Valentino Brentonico di Fortunato e Scaroni
Chiaro…

Aggiungo però che ero comunque un po’ in calo. Se tornassi indietro salterei lo Svizzera e staccherei subito dopo il Giro. Nelle prime quattro tappe ho tenuto duro, ero decimo in classifica, poi anche mentalmente facevo fatica. Ho provato ad andare in fuga, ma non ero più il Fortunato del Giro. Però ci sta, io ci ho provato.

E dopo?

Dopo lo Svizzera sono stato una settimana completamente fermo, senza bici. Poi ho ripreso mettendo chilometri nelle gambe, in vista del blocco in altura.

E adesso come stai lavorando?

Tanti chilometri, tanto dislivello. Gli allenamenti classici: un po’ di forza, salite lunghe. Sto tornando al peso ideale: magari nello stacco ho messo su quel chiletto. Tutto qui. Senza inventare troppo. Dopo Burgos vedrò cosa manca di preciso e nelle due settimane prima della Vuelta lavorerò su quello. Anche perché dopo la Vuelta non sarà finita. Ci sono altre corse, anche quelle italiane.

Parli in modo maturo, Lorenzo. Questo Giro ti ha dato la consapevolezza definitiva?

Credo di sì. Col tempo capisci dove puoi puntare e dove invece è meglio rialzarsi. Ti costruisci obiettivi più realistici, più raggiungibili. Dopo la vittoria sullo Zoncolan ho provato a fare classifica, ma arrivavo sempre dodicesimo, quindicesimo... Allora ho detto: forse è meglio concentrarsi su altro. Non escludo che un giorno ci riproverò, ma per ora va bene così.

Anche perché arrivare quattordicesimo, per dire, non ti cambia molto…

Esatto. Ne ho parlato con Mazzoleni e con Shefer: se punti alla top 5 e ti va male, arrivi comunque nei 10. Ma se punti ai dieci e ti va male, arrivi quindicesimo.

Fortunato ha confermato che Ulissi (alla sua ruota) è stato un innesto importante per la XDS-Astana: un esempio e un diesse in corsa
Fortunato ha confermato che Ulissi (alla sua ruota) è stato un innesto importante per la XDS-Astana: un esempio e un diesse in corsa
E poi sei bloccato, non puoi andare in fuga…

Vero, non ti giochi le tappe, sei marcato: non hai spazio. E a a quel punto è tutto inutile. Per questo quest’anno ho fatto l’opposto.

E ti è piaciuto?

Sì, anche perché avevo dietro una bella squadra. Siamo un gruppo affiatato e con tanti italiani dai preparatori come Mazzoleni, ai direttori sportivi come Zanini, ma anche Shefer che ormai è italiano d’adozione, e Cataldo. Un bel gruppo, anche tra i corridori.

A proposito di Zanini, “Zazà” ha speso belle parole per Ulissi. Tu che impressione hai avuto?

Diego Ulissi è il direttore sportivo in corsa: dove non arrivano i diesse dalla macchina, ci arriva lui. E’ un nostro punto di forza. Quest’anno quando ha preso la maglia rosa sono stato contentissimo, quasi più che se l’avessi presa io. Quel giorno ero secondo a pochi secondi, ma il risultato gli ha dato ancora più morale e forza per continuare ad aiutarci anche nelle tappe successive.

Insomma, quando c’è Ulissi la squadra gira bene?

Sì, ma anche con Masnada, Conci, Scaroni, Velasco… Ripeto: siamo un bel gruppo. Ci alleniamo insieme, tra chi è a San Marino e chi è in Svizzera. Siamo uniti… e non solo in corsa.