Jonatha Milan, pavè

Una settimana alla Gand, cosa farà Milan? Parla Larrazabal

22.03.2026
6 min
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Lasciata la Milano-Sanremo alle spalle, il grande ciclismo guarda già al Nord. Jonathan Milan non era al via della Classicissima, fermato da un forte raffreddore arrivato subito dopo il successo a San Benedetto del Tronto, sede dell’ultima tappa della Tirreno-Adriatico.

Un intoppo che ne ha rallentato il percorso, ma senza cambiare i piani: il friulano è atteso protagonista nelle classiche del Nord, a partire dalla Gand-Wevelgem (da quest’anno In Flanders Fields-In Wevelgem). Per capire approccio, aspettative e margini di crescita, abbiamo parlato con Josu Larrazabal, responsabile della performance in casa Lidl-Trek.

Josu Larrazabal è il capo dei preparatori in casa Lidl-Trek
Josu Larrazabal è il capo dei preparatori in casa Lidl-Trek
Innanzitutto, come sta Johnny dopo questo piccolo malanno?

E’ tornato in bici già da tre giorni. Si sta riprendendo e anche procede con gradualità. Fino ad oggi non ha svolto lavori specifici, deve prima recuperare bene. Poi speriamo possa tornare al 100 per cento e ritrovare anche quel qualcosa in più che ti lascia una corsa come la Tirreno.

Sanremo finita da poche ore e in qualche modo siamo già proiettati verso il Nord… L’anno scorso Milan aveva lavorato anche per la squadra. Quest’anno come ci arriva?

Le classiche sono un progetto da costruire nel tempo. Non si tratta solo di una corsa, ma di sviluppare il potenziale. C’è una componente tecnica enorme: forature, cadute, conoscenza dei settori. Tutto questo si acquisisce con esperienza, in un percorso di medio periodo. E noi lo stiamo facendo questo percorso.

Ma è nelle corde di Milan?

Quando hai il talento di Milan puoi fare tutto anche subito. Ma il nostro compito è costruire un processo, essere pronti quando arriva l’occasione. In alcune corse la volata è possibile, in altre no. Spesso non c’è una squadra in grado di controllare davvero la corsa. Sono gare imprevedibili. Puoi provare a intervenire negli ultimi chilometri, ma non sempre è possibile. In corse come la Roubaix non si parla di volata, ma di resistenza, presenza davanti e capacità di correre all’attacco.

Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d'onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d’onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d'onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Nel 2025 la Gand finì con la vittoria di Pedersen, la piazza d’onore di Merlier e il terzo posto di Milan
Quindi con Milan state pensando anche alla Roubaix?

Milan è un corridore da Roubaix. Nel progetto classiche, al di là delle vittorie intermedie, l’obiettivo è arrivare un giorno a vincere quella corsa. Ma prima devi vincere anche le altre gare, una Dwaars dor Vlaanderen, una Kuurne, una Gand: corse in cui hai più possibilità di vincere allo sprint, magari non di gruppo completo.

L’hai appena nominata ed è la prima delle grandi corse: concentriamoci sulla Gand-Wevelgem. Che ruolo avrà Milan?

Sarà simile all’anno scorso. L’obiettivo è vincere come squadra. Se hai un compagno davanti con margine, come è stato proprio un anno fa con Mads Pedersen, non puoi pensare alla volata. I velocisti devono superare il circuito del Kemmelberg e poi si decide il finale. Certo è che se Milan resta nel gruppo giusto, si lavora per lui. Insomma, non si parte con un piano specifico, ma lo si valuta in corsa. Ripeto, non è solo questione di fare la volata.

Cosa intendi quando dici che non è solo una questione di volata?

Che Milan deve correre con mentalità da “classicomane”. Se un giorno deve vincere una Roubaix, deve anche cambiare approccio mentale. Deve essere pronto anche ad attaccare, ad entrare nelle fughe. Lui per natura è più conservativo…

Per Larrazabal è determinante cambiare mentalità per Milan. Non più aspettare lo sprint, ma buttarsi nella mischia
Per Larrazabal, Milan dovrà cambiare mentalità: non più aspettare lo sprint, ma buttarsi nella mischia
Per Larrazabal, Milan dovrà cambiare mentalità: non più aspettare lo sprint, ma buttarsi nella mischia
Milan è ancora troppo pesante per questi muri fiamminghi?

Nel ciclismo di Fabian Cancellara o Peter Sagan, Milan sarebbe già tra i migliori. Oggi gli scalatori sono più completi e più versatili. E lo sono anche perché hanno inserito pavè e sterrati nei Grandi Giri. Corridori come Tadej Pogacar, ovviamente, mettono in difficoltà in salita gente come Milan, ma lui è in crescita. Con il tempo diventerà sempre più resistente e competitivo, magari non per i muri del Fiandre, sono realista, ma di certo per la Roubaix.

Attualmente l’esperienza può essere il suo anello debole?

Sì, ma è normale. E’ un passaggio che hanno fatto tutti. Come dicevo, serve costruire una mentalità diversa. Non deve aspettare solo la volata, ma sviluppare nuovi automatismi, anche cognitivi. Nelle classiche devi essere pronto a fare fatica subito e a correre in modo più aperto e aggressivo. Non sempre al risparmio aspettando lo sprint finale. Devi essere pronto e consapevole.

Pronto per cosa?

Devi sapere che magari per un’ora non riesci a mangiare perché c’è bagarre, che devi prendere aria, che devi correre magari sotto la pioggia e portare un attacco anche se hai la mantellina. Che puoi entrare in una fuga… Poi consideriamo anche che queste corse alla fine si corrono un mese all’anno e non è facile per nessuno. Almeno che tu non sia un belga o un olandese che è nato e vissuto lì.

Chiaro, tutt’altro approccio mentale. Invece sul pavé com’è la guida di Milan?

Sta migliorando. Certo, con il suo peso deve essere molto più sensibile e delicato di un Pogacar. Il materiale, specie con lui, è portato al limite e Milan deve farne una gestione ottimale. Per questo è importante un buon setting per lui, ma siamo messi bene in tal senso. Penso per esempio a Pedersen l’anno scorso, che alla Roubaix era il più pesante fra VdP e Pogacar. Era nella scia di Van Der Poel, gli è uscito di ruota per non prendere polvere e in quel momento ha pizzicato una pietra.

Jonathan Milan, Tirreno 2026
Milan ha vinto alla Tirreno pur non essendo al top, questo lascia ottime speranze per le prossime settimane
Jonathan Milan, Tirreno 2026
Milan ha vinto alla Tirreno pur non essendo al top, questo lascia ottime speranze per le prossime settimane
Non si finisce mai di imparare…

Certo, meglio magari stare a due metri, spendere un po’ di più ma vedere meglio. In qualche modo ritorna il discorso dell’esperienza e del correre con una certa mentalità. Per il resto Milan sul pavé se la cava e per altri aspetti il suo peso lo aiuta.

Insomma Josu, Milan i numeri per vincere la Gand ce li ha?

Certo che ce li ha, ed è pronto per farlo. Quest’anno abbiamo cambiato un po’ il piano rispetto all’anno scorso. Nel 2025 eravamo partiti forti dopo un bell’inverno, sicuramente abbiamo raggiunto il picco troppo presto. Dopo la Tirreno, invece di vedere un picco extra, c’è stata una sorta di plateau. E non siamo arrivati alla Roubaix nella migliore condizione. Quest’anno abbiamo posticipato un po’ il carico, rischiando di arrivare un filo indietro alla Tirreno ma con lo spazio per crescere dopo.

E forse anche per questo Milan ha detto di aver sofferto moltissimo nella Corsa dei Due Mari?

Esatto, per questo motivo e perché è uscita fuori una Tirreno durissima. Ma sono scelte. Se volevamo fare bene nelle classiche del Nord qualcosa dovevamo sacrificare. Ma quel che volevamo era uscire dalla Tirreno in crescita e ci siamo riusciti al netto del piccolo malanno che ha avuto. Che poi ha anche vinto: e quindi bene così. Oggi in pochi riescono a vincere pur non essendo al 100 per cento. Per quello siamo fiduciosi.

Shirin Van Anrooij, Lidl-Trek, Trofeo Binda 2026, partenza, foglio firma

Van Anrooij: il ritorno nel cross e la testa alle Classiche del Nord

18.03.2026
5 min
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LUINO (VA) – La presentazione delle squadre del Trofeo Binda e del Piccolo Trofeo Binda è stata spostata all’interno del teatro sociale di Luino, a pochi metri dal lungolago sul quale sarebbe dovuta inizialmente avvenire. Il maltempo ha battezzato anche questa edizione della seconda corsa WorldTour femminile in Italia, che dall’anno scorso ha un ruolo chiave per capire il livello e la condizione delle atlete in vista anche della Sanremo WomenTra le partecipanti del Trofeo Binda c’era anche Shirin Van Anrooij, l’olandese della Lidl-Trek è stata il riferimento in queste prime classiche stagionali raccogliendo due top 10 tra Strade Bianche e Binda.

Le protagoniste del Trofeo Binda sono numerose, qualcuna di loro l’ha definito come un mondiale visto il livello delle atlete al via. La stessa definizione era stata utilizzata alla Strade Bianche, segno che nel ciclismo femminile ci si nasconde meno rispetto ai colleghi uomini, anche nei grandi appuntamenti.  

Shirin Van Anrooij, Lidl-Trek, FENIX-EKOÏ Omloop van het Hageland 2026, pavé
Shirin Van Anrooij ha fatto il suo esordio su strada in Belgio, prima alla Omloop Nieuwsblad e poi alla Omloop van het Hageland
Shirin Van Anrooij, Lidl-Trek, FENIX-EKOÏ Omloop van het Hageland 2026, pavé
Shirin Van Anrooij ha fatto il suo esordio su strada in Belgio, prima alla Omloop Nieuwsblad e poi alla Omloop van het Hageland

Apertura

Proprio alla vigilia della corsa, a Luino, abbiamo parlato con Shirin Van Anrooij. Una stagione, quella su strada, iniziata con buoni spunti ma dove probabilmente è mancato qualcosa per trovare il risultato pieno. Anche se la direzione intrapresa sembra essere quella giusta.

«Le prime gare della stagione – racconta  Van Anrooij – sono andate piuttosto bene in realtà. Credo che la Omloop Nieuwsblad sia stata una sorpresa, era la corsa di esordio e non è mai facile capire quale sia il vero livello raggiunto durante l’inverno. Tutto sommato sono felice di aver iniziato la mia stagione con Omloop Nieuwsblad e Omloop van het Hageland (l’olandese si è piazzata rispettivamente 38ª e 36ª, ndr). Penso di non essere stata troppo fortunata in alcuni frangenti di corsa, ma la condizione con la quale sono arrivata alla Strade Bianche era buona».

Shirin Van Anrooij, Lidl-Trek, Strade Bianche 2026, nono posto
Alla Strade Bianche un primo squillo: 9° posto per lei in Piazza del Campo a Siena
Shirin Van Anrooij, Lidl-Trek, Strade Bianche 2026, nono posto
Alla Strade Bianche un primo squillo: 9° posto per lei in Piazza del Campo a Siena
Tutto sta procedendo secondo i piani?

Sì, penso proprio di sì. Anche perché altrimenti non sarei arrivata con queste gambe la settimana scorsa e qui al Binda (come poi testimoniato dal decimo posto finale, ndr). Ovviamente la stagione delle Classiche inizia adesso, quindi sono fiduciosa di poter fare ancora uno step in più in termini di prestazione. 

Sei tornata anche a correre nel cross dopo un anno di pausa

Ho chiuso la stagione del cross con il mondiale corso in casa, in Olanda (dove ha vinto l’oro nel team relay ed è arrivata 9ª nella prova donne elite, ndr), poi mi sono fermata per un paio di settimane e ho ripreso ad allenarmi su strada. Ora mi aspettano altre due settimane di riposo dalle corse prima di riprendere con la Dwars Door Vlaanderen, il Fiandre e le Ardenne

Con il ritorno del cross hai cambiato qualcosa nella preparazione?

Abbiamo calibrato gli allenamenti sul calendario del cross (con 14 giorni di corsa dal 23 novembre al 31 gennaio, ndr). E’ stato un inverno senza contrattempi, non succedeva da po’. Due anni fa ho subito un intervento all’arteria iliaca, cosa che mi ha tenuta ferma per due mesi. Tornare in condizione non è stato affatto semplice

Il ciclocross può avere un ruolo chiave nell’approcciare le classiche del pavé?

Penso proprio di sì, è una disciplina che aiuta a tenersi allenati su sforzi brevi e ad alta intensità. Una caratteristica direi fondamentale per le gare che andremo ad affrontare in primavera. Inoltre il cross mi piace tantissimo, quindi penso sia un aiuto anche a livello mentale. Ripartire non è stato facile, perché non correvo da molto tempo e partivo con zero punti UCI, cosa che mi faceva iniziare le gare in fondo allo schieramento. Piano piano però sono tornata davanti, penso sia stata una bella stagione.

Lo terrai nel programma?

Assolutamente sì. Mi piace troppo.

Shirin Van Anrooij, Lidl-Trek, stagione 2026
Il cross risulterà utile nell’approccio verso le classiche del pavé? Van Anrooij dice di sì
Shirin Van Anrooij, Lidl-Trek, stagione 2026
Il cross risulterà utile nell’approccio verso le classiche del pavé? Van Anrooij dice di sì
Non correrai la Sanremo, come mai?

Con il livello che ha raggiunto in questi anni il ciclismo femminile è impensabile partire con la Omloop Nieuwsblad e arrivare direttamente alla Liegi. Serve uno stacco e allenarsi a casa per entrare nella seconda parte delle classiche con nuove energie. 

La squadra è cambiata tanto in questi anni, sei chiamata ad essere una delle atlete di punta?

Sì, è vero, il team ha subito dei cambiamenti, ma non saprei. Personalmente non la vedo proprio in questo modo. Per me, ogni anno è semplicemente un anno importante. Voglio solo provare a vincere una gara e fare del mio meglio per crescere ancora. Non penso ci sia una pressione ulteriore nei miei confronti. 

Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, Jonathan Milan

Le volate di inizio stagione: Milan il re e dietro Philipsen e Brennan

17.03.2026
4 min
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L’ultima volata della Tirreno-Adriatico ci ha regalato la vittoria di Jonathan Milan, con una rimonta a velocità doppia al lato del gruppo guidato da Dylan Theuns. Una risposta alle prestazioni super di Mathieu Van Der Poel, Tadej Pogacar e Filippo Ganna. Il velocista della Lidl-Trek ha concluso una prima parte di stagione che lo lancia verso le Classiche etichettandolo come uno degli sprinter in ottima condizione, probabilmente quello più in forma del gruppo

Jonathan Milan, Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, vittoria, Lidl-Trek
«E’ chiaro che ad oggi la Sanremo non è facile per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai».
Jonathan Milan, Tirreno-Adriatico 2026, settima tappa, vittoria, Lidl-Trek
«E’ chiaro che ad oggi la Sanremo non è facile per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai».

Ma come sono andate le prime volate di stagione, quali segnali ci sono arrivati? Lo abbiamo chiesto a Nicola Minali, ex velocista, vincitore di due Parigi-Tours, sette tappe alla Vuelta, tre tappe al Tour de France e due al Giro d’Italia. Minali oggi lavora con Dmt.

«Milan in questo inizio di stagione – dice Nicola Minali – ha dimostrato di essere al di sopra di tutti quanti gli altri velocisti e magari di poter fare anche qualche errorino. Credo sia una questione di meccanismi, anche perché la Lidl-Trek ha cambiato tanto nel treno delle volate (ce lo ha confermato anche Simone Consonni che il nuovo set ha bisogno di tempo per essere collaudato, ndr). Jonathan Milan ha una potenza fuori dal comune e per questo deve essere lanciato a grande velocità».

Jonathan Milan, Lidl-Trek, Tirreno-Adriatico 2026, cronometro, prima tappa
Milan ha dato degli ottimi segnali anche dalla cronometro di Camaiore
Jonathan Milan, Lidl-Trek, Tirreno-Adriatico 2026, cronometro, prima tappa
Milan ha dato degli ottimi segnali anche dalla cronometro di Camaiore
In questo inizio stagione in pochi gli tengono testa…

Praticamente nessuno, sempre che venga lanciato nel modo corretto. Poi quando si fanno tante volate è normale che ogni tanto si possa sbagliare, come quando mi trovavo a sprintare contro Mario Cipollini. Contro di lui riuscivo a inserirmi soltanto quando commetteva qualche errore e si contavano sulle dita di una mano. 

Quella della velocità del lead out è una particolarità tecnica?

Fa tanto, soprattutto perché stilisticamente Milan pecca un po’ da un punto di vista di posizione in bici, anche se ci ha lavorato tanto e sta migliorando sempre di più. E’ difficile trovare le giuste misure in sella, soprattutto su un fisico così grande come il suo. D’altro canto ha una forza davvero impressionante, si vede che arriva dal mondo della pista

Tirreno-Adriatico 2026, terza tappa, Philipsen terzo batte Milan
Volata della terza tappa alla Tirreno-Adriatico, Milan lanciato troppo presto e “inghiottito” dal gruppo
Tirreno-Adriatico 2026, terza tappa, Philipsen terzo batte Milan
Volata della terza tappa alla Tirreno-Adriatico, Milan lanciato troppo presto e “inghiottito” dal gruppo
Ha un punto debole?

Si vede che da giovane non ha mai fatto il velocista, che lo hanno portato a questo ruolo “tardi”. Rispetto a ragazzi che sono cresciuti con quell’impostazione paga dal punto di vista dello stile e tecnico. Poi però spinge sui pedali ed è imbattibile, quindi poche chiacchiere. 

Altri nomi di spicco in questo inizio di stagione stanno facendo molta fatica…

Uno come Philipsen, ad esempio, non sta raccogliendo i risultati ma probabilmente sta arrivando con una condizione in costante crescita verso la Sanremo e le Classiche del Nord. Anche perché Philipsen ha dimostrato di poter vincere la Classica di Primavera (vinta nel 2024, ndr). Poi magari quest’anno Milan ci smentirà tutti, anche perché abbiamo visto che sta bene, la Tirreno lo ha dimostrato. 

Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Brennan dopo aver vinto le volate di inizio stagione in Australia ha poi vinto alla grande la Kuurne-Brussel-Kuurne
Matthew Brennan, Visma Lease a Bike, vittoria, Kuurne-Brussel-Kuurne 2026
Brennan dopo aver vinto le volate di inizio stagione in Australia ha poi vinto alla grande la Kuurne-Brussel-Kuurne
Che differenze ci sono tra i due?

Philipsen è un velocista atipico, a metà tra un corridore come Van Der Poel e Milan. Vince come facevano Zabel e Boonen. Mentre Milan è un velocista puro, potenza e watt da capogiro. 

In questi mesi è spuntato anche Brennan, che alla Kuurne-Brussel-Kuurne ha fatto vedere di essere un passo avanti?

Ha fatto fuori i velocisti con una tattica non sorprendente ma che ha dimostrato il suo stato di forma (come detto da Pietro Mattio, ndr). Direi che sulle pietre si è distinto, facendo una prestazione di gran lunga superiore agli avversari. Anche lui appartiene alla categoria dei velocisti moderni, vince le volate in tappe piatte e allo stesso tempo riesce a tenere su percorsi molto impegnativi. Per la Sanremo è un profilo da non sottovalutare assolutamente.

L’acuto di Milan per Sanremo e Nord. Tridente a Del Toro

15.03.2026
6 min
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Un forcing tremendo sulle uniche (rapide) salite di giornata, poi un allungo altrettanto potente di Jonas Abrahamsen e infine una caduta ai tre chilometri. In ogni modo si è provato a non arrivare allo sprint di gruppo in questa frazione finale della Tirreno-Adriatico, ma no: il destino non ce l’ha fatta. Chi ce l’ha fatta invece è stato Jonathan Milan.

Il friulano della Lidl-Trek è riuscito finalmente ad alzare le braccia al cielo in questa Corsa dei Due Mari che, come vedremo, lo ha messo sotto torchio tanto, tantissimo. Pensate che mezz’ora dopo l’arrivo in conferenza stampa aveva ancora un accenno di fiatone.
La classifica generale, come di fatto era stato scritto ieri, è andata a Isaac Del Toro, il quale ha preceduto Matteo Jorgenson. Bravo l’americano con la sua Visma-Lease a Bike orchestrata da Wout Van Aert a strappare quel secondo di abbuono a Giulio Pellizzari.

Forcing incredibile

Dicevamo del forcing incredibile. La Alpecin-Premier Tech tira giù l’asso e mette a tirare in salita Mathieu Van der Poel. Il gruppo si spezza. Il messaggio è chiaro.

«Sì – dice Milan e lo stesso ci aveva detto Sangalli poco prima – ci aspettavamo un’azione simile da parte di alcune squadre tra cui la Alpecin per fare fuori i velocisti puri e pesanti come me… Magari ce l’aspettavamo un filo meno forte! Ho preso bene la salita e poi ho trovato un buon passo, scortato anche dai compagni di squadra. E sono molto contento di essere riuscito a restare davanti».

Questa salita, ma forse sarebbe meglio dire tappa, è stata un po’ l’emblema della Tirreno di Milan. Lui ha parlato di sofferenza, di tener duro ogni giorno, di una grande fatica. Non a caso a farne le spese sono stati velocisti come Arnaud De Lie, ma anche Simone Consonni, uomo fidatissimo di Jonathan.

«Tutta la Tirreno – dice Milan – per me è stata durissima. Non voglio dire che ero venuto qui per allenarmi, ma certo per affinare alcune cose e trovare una gamba migliore. Ne esco con delle belle sensazioni e questo mi dà fiducia. Questa vittoria mi serviva. Volevo chiudere con un bel risultato. E’ stata, come dicevo, una settimana molto dura per me e per i miei compagni di squadra che mi hanno sempre sostenuto, quindi sentivo che dovevo portare a termine tutto quel lavoro».

Jonathan Milan, San Benedetto 2026, Tirreno
Jonathan Milan vince a San Benedetto del Tronto davanti a Sam Welsford e Laurenz Rex
Jonathan Milan, San Benedetto 2026, Tirreno
Jonathan Milan vince a San Benedetto del Tronto davanti a Sam Welsford

Milan c’è…

Poi succede di tutto. Milan dice che a spaventarlo più dell’attacco di Abrahamsen, a suo dire un po’ troppo lontano dal traguardo, lo ha fatto riflettere la caduta che ha coinvolto Jasper Philipsen e Paul Magnier, gli altri due favoriti di giornata. «In quel momento – spiega Milan – per un attimo, col gruppo aperto com’era, ho pensato che forse saremmo potuti anche non arrivare allo sprint. Ma poi siamo ripartiti fortissimo. E sono stato di nuovo supportato alla grande».

«Chiudiamo bene – dice Andrea Bagioli sorridente dopo l’arrivo (proprio mentre dietro sfilano Philipsen, con la radiolina penzoloni lungo la schiena, e Magnier) – io non ho visto la volata perché sono rimasto dietro dopo la caduta ai meno 3. Però i ragazzi hanno fatto un bel lavoro. Ci siamo dovuti reinventare il treno due volte: dopo la salita perché Consonni e Walscheid erano rimasti indietro, poi appunto nel finale. Io comunque sto bene e sento di essere in crescita per le prossime gare».

«Brava tutta la squadra – interviene Sangalli – Edward Teuns in particolare ha fatto un’azione incredibile nel finale per far uscire Milan dopo la caduta in quella curva, la solita, che ogni anno crea problemi».

Verso San Benedetto, Milan ha usato una corona insospettabilmente meno grande del solito. Aveva una doppia con il 54-41, evidentemente in casa Lidl-Trek se la sono studiata bene, aspettandosi proprio gli attacchi in salita.

Jonas Abrahamsen
L’assolo di Jonas Abrahamsen a poco più di 8 km dall’arrivo. Il norvegese è stato ripreso durante lo sprint
Jonas Abrahamsen
L’assolo di Jonas Abrahamsen a poco più di 8 km dall’arrivo. Il norvegese è stato ripreso durante lo sprint

Fra Sanremo e Nord

Milan ha parlato di buone sensazioni e inevitabilmente il discorso si sposta verso i prossimi appuntamenti, a partire dalla Milano-Sanremo e dalle classiche del Nord, la Gent-Wevelgem su tutte.

«Okay – riprende Milan – le mie sensazioni sono buone, bisogna però vedere anche quelle degli avversari. E posso dire che da quel che ho visto anche loro stanno molto bene. I nomi per la Sanremo sono sempre quelli, ma aggiungerei anche Filippo Ganna. Io sto bene e cercherò di fare uno step in più nella Classicissima. Ma è chiaro che non è facile oggi la Sanremo per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai.

«Ripeto, so che sarà difficilissimo superare prima la Cipressa e poi il Poggio. Intanto cerchiamo di recuperare gli sforzi di questa Tirreno, di fare qualche “allenamentino” mirato in settimana e poi vedremo. Anche perché dopo la Sanremo poi avrò anche la Gand e la Dwars door Vlaanderen».

Lo scorso anno, quando c’era Mads Pedersen, Milan disputò queste gare soprattutto in suo appoggio. Stavolta la questione sarà diversa. Sia perché lui nel frattempo è cresciuto e ha accumulato altra esperienza al Nord, sia soprattutto perché Pedersen non c’è. O non dovrebbe esserci. Dicono che stia lavorando in modo assurdo. Si è fatto fino a sei ore di rulli.

Ancora Milan: «Se sarò leader al Nord? Alcune cose non le sappiamo ancora. Davvero difficile rispondere. Io prenderei settimana per settimana. E comunque oltre a me ci saranno anche altri ragazzi che avranno le loro possibilità».

Del Toro re dei Due Mari

Prima di archiviare la Tirreno-Adriatico, non potevamo non spendere due parole anche sul vincitore: Isaac Del Toro. Lui, al contrario di Milan, cerca di schivare il più possibile le domande sulla Classicissima. Più di qualche volta risponde solo con no o sì. Il suo volto è ben più rilassato rispetto a quello di Jonathan, ma ci sta… alla fine per lui la frazione è stata più tranquilla.

«Correre da leader – dice il messicano, primo della sua Nazione a conquistare la Tirreno – mi piace e mi fa sentire a mio agio. In questa settimana sono stato spesso a ruota di Van der Poel e questo mi aiuterà in ottica Sanremo. Ma devo dire che lì aiuterò Tadej Pogacar e di certo avrò meno pressione, anche se senza Narvaez e Wellens dovrò dare ancora di più. Ricognizioni della Sanremo? No, non ne farò. Il percorso l’ho visto le uniche due volte che l’ho fatta.

Del Toro si conferma sempre più astro nascente, erede di Pogacar. Questa Tirreno-Adriatico è la perla della sua carriera da pro’, nonché la seconda corsa a tappe WorldTour messa nel sacco dopo lo UAE Tour di qualche settimana fa.

«Sono felice – dice Isaac con il Tridente del vincitore – voglio continuare così nella mia carriera, devo migliorare alcune cose ma le tengo per me. Non le dico a nessuno. Ora un po’ di riposo, perché alla Sanremo dovrò arrivarci al meglio, per questo mercoledì non farò la Milano-Torino».

Mads Pedersen, Santini, Santini Cycling Wear

Santini e Pedersen insieme nel segno dell’innovazione

02.03.2026
3 min
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Arriverà a fine aprile, ma qualcosa possiamo già anticipare. Stiamo parlando della linea Santini realizzata dall’azienda bergamasca in collaborazione con il campione del mondo 2019 Mads Pedersen. Una partnership che nasce nel segno dell’innovazione e della performance. Il tutto con uno stile estremamente esclusivo.

Insieme dal 2018

Il rapporto fra Santini e Mads Pedersen nasce da lontano, esattamente nel 2018. In quell’anno l’allora Team Trek Segafredo (oggi Lidl-Trek, ndr) scelse Santini Cycling come fornitore ufficiale del proprio abbigliamento da gara. Nella formazione americana c’era allora un giovane danese, Mads Pedersen, che solo un anno dopo avrebbe stupito il mondo conquistando la maglia iridata ad Harrogate nello Yorkshire. Una maglia, sempre firmata Santini, che Pedersen ha indossato per un anno intero onorandola al meglio.

Mads Pedersen
Mads Pedersen veste Santini dal 2018 quando la Lidl-Trek (ai tempi Trek Segafredo) scelse l’azienda bergamasca per realizzare i suoi kit
Mads Pedersen
Mads Pedersen veste Santini dal 2018 quando la Lidl-Trek (ai tempi Trek Segafredo) scelse l’azienda bergamasca per realizzare i suoi kit

Aerodinamica e veloce

Come anticipato, da questa lunga partnership fra Santini e Pedersen nasce oggi una collezione che prende spunto dalla linea MADSS presentata lo scorso anno. Le singole lettere che compongono il nome stanno per Mega Aerodynamic Speed Shell. Una collezione quindi dedicata all’aerodinamica e alla velocità che non poteva che incontrare il riscontro positivo del fuoriclasse danese, non solo per l’assonanza con il suo nome, ma anche perché riprende degli sviluppi fatti con lui e la squadra

Siamo davanti ad una collezione che nasce da un progetto che unisce due anime. Se la collezione MADSS rappresenta il “guscio” tecnologico e aerodinamico sviluppato dal dipartimento R&D di Santini, la linea pensata per e con Mads Pedersen è il risultato del tocco personale che l’atleta ha voluto imprimere a quegli stessi standard prestazionali. Per la prima volta, il campione danese ha potuto andare oltre i colori ufficiali del team, collaborando con i designer per definire un’estetica capace di riflettere la sua grinta e il suo stile. 

Nel 2019 Pedersen conquistò il mondiale di Harrogate, indossando la maglia iridata firmata Santini
Nel 2019 Pedersen conquistò il mondiale di Harrogate, indossando la maglia iridata firmata Santini

Parola al campione

«Collaborare con Santini per una collezione che porta il mio nome è un’opportunità incredibile», ha dichiarato Pedersen. «Indosso i loro capi ogni giorno in gara e in allenamento, e conosco la dedizione che mettono in ogni dettaglio. Tuttavia non volevo solo un logo su una maglia, ma ho chiesto di trasmettere la mia filosofia di corridore e il mio stile. E’ stimolante lavorare con un team che capisce esattamente cosa serva a un ciclista per sentirsi al meglio in sella». 

Chiudiamo con le parole di Paola Santini, Marketing Manager dell’azienda bergamasca, che nella propria ultra decennale storia ha sviluppato numerose collezioni personalizzate. Ogni volta la vera difficoltà è stata creare capi che rispecchiassero l’essenza dell’atleta e al tempo stesso incontrassero il riscontro del pubblico.

«Mads Pedersen non è solo un atleta straordinario – ha dichiarato – è una personalità di grande spessore che incarna perfettamente i valori di resilienza e innovazione del nostro brand. Collaborare con lui significa guardare al ciclismo attraverso i suoi occhi: un mix di potenza pura e autenticità. Siamo entusiasti di accoglierlo in questa nuova veste creativa e di mostrare presto il risultato di questa intesa». 

Come anticipato, la nuova collezione sarà svelata al pubblico a fine aprile e sarà disponibile sul sito santinicycling.com e nei migliori negozi di ciclismo nel mondo. 

Santini

Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek

Consonni: il treno di Milan e uno sguardo ai rivali

02.03.2026
5 min
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I giorni di Simone Consonni stanno scorrendo tranquilli verso l’inizio della Tirreno-Adriatico, che avverrà da Camaiore il prossimo 9 marzo. Nel frattempo ha avuto modo di smaltire le prime volate e gustarsi i successi ottenuti tra AlUla Tour e UAE Tour insieme al suo capitano Jonathan Milan. Cinque vittorie in dodici giorni di corsa, un bottino niente male per il treno della Lidl-Trek, che quest’anno ha perso due pedine importanti come Stuyven e Hoole. 

«Rispetto alla scorsa stagione – dice scherzando Simone Consonni – siamo in vantaggio sulla tabella di marcia. Alla fine abbiamo vinto cinque delle sette volate disponibili, considerando che in una Milan è caduto direi che siamo a buon punto. A conti fatti l’unica volata persa è stata quella contro Malucelli all’AlUla».

Jonathan Milan, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Al UAE Tour Jonathan Milan ha vinto tre tappe, un ottimo bottino per essere a inizio stagione
Jonathan Milan, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Al UAE Tour Jonathan Milan ha vinto tre tappe, un ottimo bottino per essere a inizio stagione
Vi aspettavate di partire così forte?

Paradossalmente in gare come quelle che abbiamo fatto, arrivare con una condizione non al massimo è quasi un vantaggio. Un velocista riesce a restare più fresco in quei fuorigiri da pochi minuti. Inoltre siamo partiti, sia in Arabia Saudita che negli Emirati, con il treno al gran completo. 

Tutti chiamati all’appello per spolverare gli ingranaggi…

Esatto, poi al UAE Tour abbiamo inserito una nuova pedina: Max Walscheid. Non era la corsa perfetta per provare il leadout a causa delle strade tanto diverse da quelle che trovi nelle principali corse in Europa. Carreggiata larga, nessun riferimento, insomma è difficile mettere il gruppo in fila prima degli ultimi 700 metri. Però abbiamo gestito bene tutte le situazioni, così come Johnny (Milan, ndr). 

Jonathan Milan, Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Tra Arabia Saudita e Emirati Arabi la Lidl-Trek si è presentata con il treno per le volate al gran completo, con Consonni sempre accanto a Milan
Jonathan Milan, Simone Consonni, UAE Tour 2026, Lidl-Trek
Tra Arabia Saudita e Emirati Arabi la Lidl-Trek si è presentata con il treno per le volate al gran completo, con Consonni sempre accanto a Milan
Come si è inserito Walscheid?

Bene, io lo conoscevo già perché ho corso con lui alla Cofidis, per due stagioni. Edward Teuns ci ha fatto un anno alla Sunweb. Poi la forza del nostro treno non è tanto la posizione, ma l’intesa che abbiamo. E’ capitato, anche lo scorso anno, di cambiare posizione e svolgere compiti diversi

Quali risposte si cercano nelle prime volate?

Ritrovare quella confidenza tipica di un treno come il nostro. Poi quest’anno per noi era importante partire bene visto che abbiamo perso due corridori come Hoole e Stuyven. Vero che lo “zoccolo duro” rimane, ma cambiare certe dinamiche e meccanismi non è affatto facile. Con cinque vittorie sembra tutto perfetto, tuttavia ci sarà tanto da fare e da lavorare.

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
L’unico capace di mettersi alle spalle il gigante friulano è stato Malucelli all’AlUla Tour
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli, Jonathan Milan
L’unico capace di mettersi alle spalle il gigante friulano è stato Malucelli all’AlUla Tour
Anche Milan ha detto di essere soddisfatto, ma che all’AlUla e al UAE Tour mancassero i diretti rivali come Philipsen o Merlier. 

Qui vado in controtendenza rispetto a Milan, vincere non è mai scontato. Un esempio è Philipsen all’Algarve, dove ha ottenuto solo piazzamenti. Tutti si aspettano che i velocisti di riferimento riescano sempre a vincere e dominare, ma non è così. 

Che rapporto avete con gli altri velocisti e i loro treni, li osservate? Studiate le loro mosse?

Quando si guarda all’ordine dei partenti sai già quali saranno i velocisti pericolosi e come lavorano, in base anche agli uomini che hanno a disposizione. Ad esempio Merlier è uno che non ama lanciare le volate dalla testa del gruppo, preferisce rimontare, così come Kooj. Philipsen, invece, vuole lanciare lo sprint davanti. 

Tour de France 2025, Tim Merlier si conferma uno dei principali rivali per Milan nelle volate, sarà così anche questa’anno?
Tour de France 2025, Tim Merlier si conferma uno dei principali rivali per Milan nelle volate, sarà così anche questa’anno?
Si cambia l’approccio alla volata o si lavora sempre allo stesso modo?

Noi di base teniamo il nostro modo anche perché siamo una squadra a cui piace imporsi e dettare il ritmo della volata. E’ ovvio che guardiamo le volate degli altri, ma non è una cosa spasmodica. Bene o male sappiamo il tipo di velocista che incontreremo e come si muoverà il suo treno. 

Giriamo la domanda, qual è il treno che ti stimola di più?

Se parliamo di Merlier, lui è uno che fa quasi tutto con Bert Van Lerberghe e a livello di gestione della volata lo porta sempre sul finale. Al contrario il treno della Alpecin con Groves, Rickaert e Van Der Poel lo rispetti. Partendo però dal presupposto, senza voler sembrare altezzoso, che secondo me noi alla Lidl-Trek abbiamo un treno incredibilmente forte. Non in termini di valore assoluto ma di coesione. 

C’è qualcosa che va al di fuori del vostro controllo?

Quando parliamo degli altri treni ti direi il tocco di classe che ha Merlier, un qualcosa che in pochi velocisti hanno. Però sono convinto che la nostra forza sta nel treno ma anche nell’avere il velocista con il tocco di classe migliore, una cosa che aggiunge valore a tutto l’insieme che abbiamo creato. 

Jasper Philipsen
Vincere non è mai scontato, lo conferma la partenza a rilento di Philipsen in Algarve
Jasper Philipsen
Vincere non è mai scontato, lo conferma la partenza a rilento di Philipsen in Algarve
Qual è il tocco che lo rende tale?

La fame. Milan non parte mai per il secondo posto, in qualsiasi aspetto legato al ciclismo. Ha una voglia di competere incredibile, non c’è mai stata una volta in cui dicesse di non sentirsi pronto o stanco. Capita di non sentirsi al 100 per cento, ma quando poi va in gara non vacilla mai. Vuole vincere, sempre. 

Questa cosa la trasmette anche a voi?

Sì, secondo me ci mette l’asticella sempre più alta, con nuovi obiettivi e vittorie da cercare. Ad esempio, in questo inizio di stagione abbiamo vinto cinque volate su sette, però Milan guarda al fatto di averne perse due. Credo sia anche l’aspetto che rende certi atleti dei trascinatori all’interno del team, ed è una caratteristica che ha anche Mads Pedersen. Loro sono due personaggi che ti fanno fare il salto di qualità alla squadra. Non ci si può girare intorno.

Setmana Ciclista Volta Femenina de la Comunitat Valenciana 2026, Gaia Realini

Realini, ritorno alle origini: grinta, peso e grandi gambe

21.02.2026
6 min
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Quando nel 2023 passò dalla Isolmant all’allora Trek-Segafredo, a Gaia Realini fu chiesto di allenarsi con Matteo Azzolini, preparatore interno alla squadra. Sembrò brutto dire di no e forse non era nemmeno un’opzione, per cui la pescarese ringraziò Francesco Masciarelli, con cui aveva lavorato fino a quel momento, e si affidò al nuovo tecnico. Un occhio abruzzese sulla sua preparazione ci sarebbe sempre stato, ma la strategia e la pianificazione del lavoro sarebbero venute dalla squadra.

Per questo, quando alla fine del 2025 abbiamo letto l’intervista in cui Gaia parlava nuovamente di Masciarelli come suo allenatore, abbiamo attaccato un post-it sul computer, proponendoci di parlarne con Francesco. Gli ultimi due anni non sono andati come si sperava. I primi scricchiolii sono iniziati quando Elisa Longo Borghini, eletta dal team a riferimento per Realini, ha scelto di cambiare squadra. La giovane Realini non era pronta per prenderne il posto e il conto alla fine è stato piuttosto salato.

Francesco Masciarelli, terzo dei figli di Palmiro e zio di Lorenzo che ha debuttato nel professionismo con la MBH Bank-CSB, ha vissuto per un po’ in California. E quando nel 2016 è tornato, si è iscritto a Scienze Motorie e da allora fa il preparatore atletico. Riuscire a parlarci è uno slalom fra i suoi tanti impegni.

Una foto del 2010: Francesco Masciarelli corre con l'Acqua&Sapone, Gaia Realini ha ancora 9 anni
Una foto del 2010: Masciarelli corre con l’Acqua&Sapone, Gaia Realini ha 9 anni
Una foto del 2010: Francesco Masciarelli corre con l'Acqua&Sapone, Gaia Realini ha ancora 9 anni
Una foto del 2010: Masciarelli corre con l’Acqua&Sapone, Gaia Realini ha 9 anni
Francesco, sei in grado di spiegarci che cosa sia successo a Gaia Realini?

Diciamo che Gaia ha avuto due anni in cui si è un po’ persa. Fisicamente, perché a livello di peso è scesa un po’ troppo, ma soprattutto a livello emotivo. Noi ci siamo sempre stati, attenzione, ma adesso ha fatto un passo indietro per tornare alle origini e ritrovare quello che ha perso per strada. Se volete la mia opinone, Gaia è sempre la stessa.

Allora che cosa è cambiato?

Parliamo di ragazze sempre sotto pressione. Lei è passata in Trek-Segafredo con la Longo Borghini, giustamente sotto la sua ala. In questo modo non aveva i fari puntati completamente addosso e ha potuto sfruttare questa situazione per crescere tranquillamente. C’era giustamente da lavorare per Elisa, portarla davanti, quello che si fa per una leader. Invece, nel momento in cui è toccato a lei prendere le redini, le cose non hanno funzionato.

Perché?

Un po’ per il suo livello di performance, un po’ per la squadra rivoluzionata quando è andata via Elisa. Poi mettiamoci che Gaia non è un drago in gruppo e per un accumulo di cosine, dal prendere la salita dietro e faticare per tornare davanti, il risultato non è venuto. A quel punto è subentrata un po’ di fragilità psicologica. Adesso però, dopo un anno piuttosto difficile, è tornata la Gaia di prima.

Giro Women del 2024, Elisa Longo Borghini ha vinto la maglia rosa, Gaia Realini l'ha aiutata e le salta in braccio
Giro Women del 2024, Elisa Longo Borghini ha vinto la maglia rosa, Gaia Realini l’ha aiutata e le salta in braccio
Giro Women del 2024, Elisa Longo Borghini ha vinto la maglia rosa, Gaia Realini l'ha aiutata e le salta in braccio
Giro Women del 2024, Elisa Longo Borghini ha vinto la maglia rosa, Gaia Realini l’ha aiutata e le salta in braccio
C’è stato bisogno di fare un reset?

Dopo certi scossoni, non è che non credesse più nel suo staff, ma aveva preso un po’ di paura, perché aveva finito la stagione 2023 decisamente sotto peso. Il 2024 è andato così e così, per cui per dare una svolta si è rivolta ad Erika Lombardi come nutrizionista. Si conoscevano già, erano amiche e si fidava tantissimo di lei. All’inizio con la squadra si è creato un rapporto un po’ particolare. Però, lavorandoci con calma e tenendo le porte aperte senza nascondere niente a nessuno, ci siamo concentrati sull’obiettivo di farla stare bene e andare forte, in modo che anche la Lidl-Trek fosse contenta.

Ha funzionato?

Negli ultimi mesi Gaia si è ritrovata. L’anno scorso è stato proprio un reset generale. Poche gare, si è rotta il gomito, vari contrattempi. Adesso con il peso è perfetta, c’è la salute e quindi anche mentalmente la vedo molto più grintosa rispetto all’anno scorso. Il fatto che il 2025 sia stato una stagione così anomala ci ha permesso di sfruttare i mesi da maggio in avanti come preparazione per quello che verrà d’ora in avanti.

Quali sono i problemi di Realini con il peso? I dati ufficiali parlano di un’atleta alta 1,50 per 40 chili di peso.

L’anno scorso correndo poco, dal minimo che aveva raggiunto a fine 2023, è andata a finire a un discreto sovrappeso, tenendo conto che il valore giusto è di 42 chili. E bisogna dire che viste le nuove regole UCI, c’è da stare attenti che non ci siano troppe oscillazioni. Naturalmente, essendo una scalatrice, il chilo in più inizia a pesare soprattutto se si prende una salita troppo indietro e si deve risalire. Adesso siamo giusti, c’è la tranquillità e questo permetterà di fare risultato. Sa di non dover rincorrere chissà che cosa.

Dalla frattura del gomito a inizio stagione, il 2025 di Gaia Realini è stato una lunga ricostruzione
Dalla frattura del gomito a inizio stagione, il 2025 di Gaia Realini è stato una lunga ricostruzione
Alla fine è tutto un discorso di testa?

Se Gaia riesce a capire questo, i risultati verranno perché comunque lei c’è sempre stata. I dati sono eccezionali. Anzi, in questo momento spinge come non mai. Anche con un paio di chili in più visto il momento della stagione, a 44-45 chili spinge 300 watt, quindi il motore ce l’ha.

Per cui con la dovuta calma si può riprendere a lavorare per gli obiettivi della Realini appena arrivata nel WorldTour?

Naturalmente non deve affrettarsi, come avete detto. Non deve farsi prendere dalla foga di vincere, che è il problema principale. Glielo dico sempre e ormai inizia a essere più un coaching mentale, un supporto. Perché tanto alla fine a livello di preparazione c’è poco da inventare. Quasi tutti lavorano allo stesso modo, tutti hanno il nutrizionista, tutti sanno come recuperare. Quindi quello che fa veramente la differenza è la gestione dell’ansia e dello stress.

La sensazione da fuori è che, partita la Longo, le abbiano detto di fare il leader e lei ha accettato senza rendersi conto di non essere pronta.

E’ vero. Però, parliamoci chiaro: Gaia che correva con Fidanza è la stessa che poi è arrivata alla Trek. Prima non aveva mai avuto la squadra che le permettesse di prendere la salita davanti e doveva spendere tutte le forze per farlo da sé. Nel momento in cui ha avuto quella copertura, ha iniziato a fare dei risultati più importanti. Il problema, quando i rapporti fra la squadra e la Longo hanno iniziato a cambiare, è che è cambiato anche il modo di gestire Gaia e lei ne ha risentito.

Realini fra i giganti, a 21 anni terza alla Vuelta del 2023, dietro Van Vleuten e Vollering: è questo il livello da ritrovare
Realini fra i giganti, a 21 anni terza alla Vuelta del 2023, dietro Van Vleuten e Vollering: è questo il livello da ritrovare
Ad esempio?

Magari si è ritrovata da sola in qualche situazione, le hanno detto di fare un altro tipo di lavoro: cose che nel ciclismo sono normalissime e richiedono esperienza e maturità. Ora che l’esperienza c’è, sta a lei coltivare i rapporti giusti con le compagne, in modo che la tengano coperta quando serve e le permettano di spendere sempre di meno. C’è da fare un gioco intelligente e da questo dipende il ritorno al livello che ha e che merita.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde

Sram e Lidl-Trek: l’elettronica ha cambiato la bici? Risponde Adobati

20.02.2026
5 min
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L’elettronica in ambito bicicletta è sdoganata da tempo, non solo per quanto concerne le bici top di gamma. Eppure proprio l’elettronica è argomento sempre attuale e molto dibattuto. Sicuramente affascinate è anche una sorta di confine tra la gestione meccanica diretta e quel mondo virtuale, a tratti sconosciuto. Abbiamo chiesto un riscontro a Mauro Adobati, appassionato e meccanico di lungo corso alla Lidl-Trek.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
L’elettronica e le trasmissioni delle bici, un binomio consolidato
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
L’elettronica e le trasmissioni delle bici, un binomio consolidato
L’elettronica ha davvero cambiato la bicicletta?

Direi proprio di sì, quantomeno è tra le protagoniste di questo cambio radicale della bicicletta da strada. Con l’elettronica, soprattutto per quanto concerne le trasmissioni, ci confrontiamo già da qualche anno ormai. Agli inizi era da capire, un po’ come tutte le cose nuove e gli aspetti legati all’innovazione, da interpretare, a tratti da assecondare e sicuramente migliorare. Adesso ha raggiunto livelli altissimi di precisione ed efficienza e non credo se ne possa fare a meno.

La trasmissioni con l’elettronica hanno cambiato faccia alla bici?

L’hanno stravolta, così come i freni a disco ed i tubeless. Le trasmissioni elettroniche hanno anche permesso di sviluppare un processo di integrazione dei componenti che era difficile da immaginare.

Mauro Adobati, bergamasco, è il capo dei meccanici della Lidl-Trek
Mauro Adobati, bergamasco, è il capo dei meccanici della Lidl-Trek
Meglio o peggio dell’epoca dove tutto era meccanico?

Difficile da dire, perché ogni periodo storico della bici ha le sue peculiarità. E’ anche una questione di adattamento. Se in passato la bici da strada mutuava diverse soluzioni tecniche dalla mtb, ora le biciclette road hanno un’identità ben precisa e tanti componenti nascono proprio dalla categoria road. Vedo la bicicletta da strada di oggi come un prodotto completamente sdoganato.

Sono cambiate anche le fasi di test e sviluppo?

In parte sì, anche se qui sconfiniamo nelle forniture dei partner tecnici e noi con Sram abbiamo davvero tante opzioni. Potrei dire che sono cambiate le figure e una parte delle loro competenze.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Il sistema wireless offre vantaggi non secondari
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Il sistema wireless offre vantaggi non secondari
In che senso?

I tecnici e gli ingegneri, prendo ad esempio proprio Sram, valutano gli aspetti legati al funzionamento anche attraverso l’elettronica. Nell’epoca dei cambi meccanici di discuteva come far girare la guaina, quale lubrificante usare per fare scorrere meglio il filo.

Con l’elettronica i montaggi sono più veloci?

Decisamente più rapidi del passato. Per quanto mi riguarda ho anche la fortuna di operare con un sistema wireless che non prevede nessun cavo interno al telaio e batterie interne alle tubazioni. Le biciclette attuali sono studiate per le trasmissioni con l’elettronica.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Microregolazioni e telefonino alla mano, l’operatività del meccanico è cambiata
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Microregolazioni e telefonino alla mano, l’operatività del meccanico è cambiata
Che cosa significa?

Che in alcuni punti di telaio e forcella gli spazi sono talmente ridotti che fatico ad immaginare una guaina con il filo che deve scorrere al suo interno. Il sistema wireless ha agevolato il lavoro.

Quali sono le problematiche che si presentano ora, rispetto ad un’epoca passata?

Noi meccanici siamo ormai abituati a lavorare con il telefonino in mano. La configurazione del cambio elettronico tramite app, setting e customizzazione della cambiata, microregolazioni. Qualcuno di noi si è adattato velocemente, alcuni fanno fatica a confrontarsi con la parte virtuale.

Come mai?

La fase di adattamento del lavoro ed ai componenti che sono cambiati tanto, soprattutto per chi ha operato molti anni nel passato, può non essere così immediata. Sotto il profilo tecnico/meccanico, i componenti con l’elettronica possono creare problemi quando ci sono cadute e colpi forti.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Meno usura per tutti i componenti della bici
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Meno usura per tutti i componenti della bici
Come agite in questi casi?

Si cambiano i pezzi. Una volta era più facile agire su ogni singolo componente e riportarlo alla massima efficienza. Oggi si sostituiscono i componenti.

Rispetto al passato c’è più usura?

No, anzi il contrario, in generale il consumo di pezzi e componenti si è ridotto. Abbiamo a disposizione dei tool che aumentano la vita media dei componenti, vedi ad esempio le cere da applicare sulle catene, oppure dei prodotti che proteggono le parti più esposte. Posso dire comunque che le trasmissioni elettroniche si usurano meno.

In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Da considerare gli atleti più giovani, che vivono l’elettronica sulla bici come uno standard
In che modo l'elettronica ha cambiato la bicicletta? Adobati risponde
Da considerare gli atleti più giovani, che vivono l’elettronica sulla bici come uno standard
I corridori cambiano di più rispetto al passato?

Non ho dati precisi alla mano, ma direi proprio di sì. E’ più facile cambiare ed è più immediato, credo risulti anche più divertente, quasi come giocare.

Torneresti all’epoca meccanica?

Se penso al lavoro in gara, nel post gara, quindi in ambito professionistico direi proprio di no. Se dovessi rispondere per pura passione devo dire che un impianto meccanico è più interessante perché richiede precisione, qualità manuali, pazienza e nei diversi passaggi è maggiormente gratificante.

Gee è pronto, la Lidl-Trek ha la sua punta per il Giro

Gee è pronto, la Lidl-Trek ha la sua punta per il Giro

08.02.2026
6 min
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Derek Gee è stato uno dei principali protagonisti dell’ultimo ciclomercato, sia per la portata del suo passaggio dall’Israel alla Lidl-Trek, sia per il fatto che il trasferimento è arrivato proprio negli ultimissimi giorni delle contrattazioni. Quando ormai i roster delle squadre WorldTour sono sistemati. Il suo però è un caso speciale perché il canadese, divenuto vessillo del ciclismo del suo Paese dopo l’addio di Woods, è uno dei pochi che sposta gli equilibri, soprattutto nelle corse a tappe visto il suo piazzamento ai piedi del podio dell’ultimo Giro d’Italia.

Il corridore di Ottawa inizierà la sua stagione a metà mese con la Volta ao Algarve in Portogallo e andrà avanti attraverso brevi corse a tappe per preparare il suo ritorno al Giro, con la ferma intenzione di salire i gradini del podio. Quanti, sarà solo il tempo a dirlo. Ma la sua scelta non è stata casuale: «Fin da quando ero bambino, è sempre stato il mio Grande Giro preferito, è qualcosa che se lo facessi ogni anno per il resto della mia carriera, sarei felice».

Derek Gee con la nuova maglia della Lidl-Trek. Il canadese è solo alla quarta stagione da pro' pur avendo 28 anni
Derek Gee con la nuova maglia della Lidl-Trek. Il canadese è solo alla quarta stagione da pro’ pur avendo 28 anni
Derek Gee con la nuova maglia della Lidl-Trek. Il canadese è solo alla quarta stagione da pro' pur avendo 28 anni
Derek Gee con la nuova maglia della Lidl-Trek. Il canadese è solo alla quarta stagione da pro’ pur avendo 28 anni

La convivenza con Ayuso

Nel corso del media day per presentarlo come corridore della Lidl-Trek, tutti si sono interessati principalmente alla sua coesistenza con un “tipino difficile” come Ayuso, considerando che i due hanno caratteristiche e obiettivi simili. Il canadese ha gettato acqua sul fuoco delle polemiche: «Ho passato con lui solo una settimana e mezza, ma saremo molto in viaggio insieme e, onestamente, il primo impatto è stato davvero bello. Siamo andati molto d’accordo, ci siamo subito intesi come lingua e non vedo l’ora di correre con lui, penso che sapremo aiutarci a vicenda in base alle circostanze».

Resta il fatto che Gee è arrivato tardi nel team, scombussolando equilibri che si andavano creando. Potrebbe essere un problema, almeno nella prima parte della stagione? «Io non credo, perché anche quando il mio destino era incerto mi allenavo duramente sapendo che uno sbocco ci sarebbe stato nelle trattative. Nonostante fossi arrivato incredibilmente in ritardo, ho trovato una squadra ben organizzata, e poi mi sono sentito integrato molto rapidamente nel ritiro di dicembre. Forse se avessi saltato quel ritiro, le cose sarebbero diverse, ma sono tornato con il pieno supporto della squadra, pronto ad andare avanti. Vedremo come sarà integrarsi nel gruppo, soprattutto nella prima gara, ma sono ottimista».

Al Giro d'Italia Gee ha stupito, proiettandosi ai piedi del podio. Quest'anno vuole migliorarsi...
Al Giro d’Italia Gee ha stupito, proiettandosi ai piedi del podio. Quest’anno vuole migliorarsi…
Al Giro d'Italia Gee ha stupito, proiettandosi ai piedi del podio. Quest'anno vuole migliorarsi...
Al Giro d’Italia Gee ha stupito, proiettandosi ai piedi del podio. Quest’anno vuole migliorarsi…

Un top team per puntare al podio

Lo squillo al Giro 2025 non è passato inosservato, soprattutto perché ottenuto militando in una squadra considerata di seconda fascia. Che cosa cambia ora che è nella Lidl Trek? «Le risorse e le competenze qui sono immense. E’ difficile dire quali saranno le differenze. L’obiettivo di essere in un team come questo non può essere che puntare al podio. Spero che possa aiutarmi a fare un altro passo avanti. Sono entrato in questa squadra fondamentalmente perché sono incredibilmente ambiziosi. Analizzando le proposte arrivate, in questa non riuscivo a vedere alcun lato negativo.

«Sono stato assunto per occuparmi della classifica generale e cercare di spostare l’ago della bilancia in quella direzione, è lo stesso che è avvenuto con l’arrivo di Juan nel team. Ora Lidl-Trek sembra avere i migliori corridori in tutte le altre categorie, dalle volate alle classiche. Si tratta solo di iniziare a costruire anche il lato grandi giri. Quindi è un progetto a cui sono davvero entusiasta di partecipare. D’altronde, per il mio stile di corridore, non sento il bisogno di avere sei corridori intorno a me per curare la classifica generale. Penso che sarebbe un ottimo complemento avere corridori adatti a ogni bisogno, classifica o caccia alle tappe, qui ci sono i migliori velocisti del mondo».

Eppure, prima di firmare il contratto la paura ha fatto capolino nella sua testa… «E’ stato un periodo duro, sono sincero. E’ anche il tipo di cosa che, poiché è la tua quotidianità, ti assorbe completamente. Ma quando arrivi al ritiro del nuovo team, la tensione ti abbandona davvero molto in fretta. Quindi non ha lasciato strascichi e mi sento rimotivato, pronto a tornare in gruppo».

Nel 2025 Gee ha corso solo fino a giugno. 40 giorni con 3 vittorie compreso il titolo nazionale
Nel 2025 Gee ha corso solo fino a giugno. 40 giorni con 3 vittorie compreso il titolo nazionale
Nel 2025 Gee ha corso solo fino a giugno. 40 giorni con 3 vittorie compreso il titolo nazionale
Nel 2025 Gee ha corso solo fino a giugno. 40 giorni con 3 vittorie compreso il titolo nazionale

Tutta la pressione su Vingegaard

Neanche il cambiare ha rappresentato un timore: «Ho fatto un’intera carriera fino a questo punto in una squadra, quindi si è trattato più che altro di immergersi nell’ignoto di un nuovo team e di come facessero le cose in modo diverso. Non ci sono stati grandi cambiamenti, solo piccole cose, a cominciare dalle dimensioni di questa organizzazione e la quantità di risorse a disposizione. Ma saranno le corse stesse a disegnare una fisionomia diversa e dovrò imparare ad adattarmi. I cambiamenti arriveranno con le gare e spero che siano solo in modo positivo».

A proposito del Giro d’Italia, la presenza di Vingegaard influirà sulle strategie del Giro d’Italia per la squadra? «Ovviamente molti lo danno favorito, quindi immagino che ci sarà molta pressione su quella squadra, mentre noi avremo una strategia multitasking con gli sprint, con Giulio Ciccone che punta alle tappe e poi con me. Io credo che potrebbe essere di grande aiuto per capire come si svolgerà la corsa. Potrebbe essere un po’ meno caotica avendo un faro che catalizza l’attenzione».

D'inverno Gee, in attesa del nuovo contratto, si è allenato da solo, gestendo in proprio la preparazione
D’inverno Gee, in attesa del nuovo contratto, si è allenato da solo, gestendo in proprio la preparazione
D'inverno Gee, in attesa del nuovo contratto, si è allenato da solo, gestendo in proprio la preparazione
D’inverno Gee, in attesa del nuovo contratto, si è allenato da solo, gestendo in proprio la preparazione

Come arrivare in cima al ranking

Gee però guarda anche più in là ed è ottimista sul futuro dell’intero team: «Quando sono entrato nel team, dall’esterno sembrava essenzialmente il gold standard delle organizzazioni. L’obiettivo dovrebbe essere diventare la squadra numero uno al mondo. E’ l’obiettivo di tutti, ma credo sinceramente che questa squadra possa farcela».

Nelle settimane delle trattative e dell’incertezza, Gee è stato l’allenatore di se stesso: «Ho fatto tutto da solo, ma fondamentalmente la preparazione per una stagione è la parte più facile. Ho usato molto la mia bici. Ho fatto degli sforzi più lunghi. Ho cercato di non complicare troppo le cose. Ora ho cambiato allenatore e mi trovo molto bene con Xavier Zabalo».

Una scelta importante considerando che il canadese è entrato nei 28 anni, quindi normalmente dovrebbe avere già un lungo passato: «Io però ho avuto solo due anni di tentativi per la classifica generale. Sono diventato professionista per gli standard odierni molto tardi, a 25 anni, quindi penso che ci sia ancora molto da fare, anche fisicamente. La prima parte è stata una grande curva di apprendimento, ed è lì che penso di essere migliorato di più, imparando a gareggiare in un grande giro, perché era una cosa nuova.

Il canadese sa sfruttare le sue doti in salita, ma vuole fare meglio come anche a cronometro
Il canadese sa sfruttare le sue doti in salita, ma vuole fare meglio come anche a cronometro
Il canadese sa sfruttare le sue doti in salita, ma vuole fare meglio come anche a cronometro
Il canadese sa sfruttare le sue doti in salita, ma vuole fare meglio come anche a cronometro

Obiettivo, i mondiali di casa…

«Penso però – prosegue Gee – che anche fisicamente ci sia ancora parecchio da migliorare, soprattutto in alcune aree. Non mi pongo limiti. Penso che non ci sia un’area in cui sono palesemente carente, ma non c’è nemmeno un’area che sia il mio punto forte. Significa che ci sono piccoli margini di miglioramento praticamente in ogni disciplina della classifica generale».

Oltre il Giro, c’è un altro grande obiettivo all’orizzonte: i mondiali in casa e Gee sa che deve crescere anche come interprete di corse d’un giorno per onorare l’evento-vetrina nel suo Paese: «Mi sono sicuramente concesso di sognare un po’ più in grande, di inseguire obiettivi più ambiziosi. Il ciclismo canadese mi è molto caro e voglio raggiungere il livello che hanno raggiunto alcuni dei grandi corridori canadesi, come Mike Woods, Steve Bauer, Ryder Hesjedal. Sono una fonte di ispirazione per me e in un certo senso hanno fissato il punto di riferimento per dove voglio arrivare nella mia carriera».