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Ineos: per ora tanto Ganna e tanto Bernal. Sentiamo Leo Basso

04.03.2026
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Quando si parla di Ineos Grenadiers si pensa subito al grande squadrone che è stato. Quest’anno però il team britannico è partito molto bene. Tira un’aria nuova. E certamente l’ingaggio di Oscar Onley è stato il colpo di coda del ciclomercato. Anche secondo Giuseppe Martinelli e la sua esperienza, vedremo una Ineos in ripresa.

Leonardo Basso, uno dei direttori sportivi della Ineos, ci porta dentro la sua squadra. E soprattutto nei programmi nell’immediato e nelle corse italiane. Perché diciamola tutta: si sa che Onley sarà il leader al Tour de France, ma per il resto non si hanno grandi notizie. Bernal al Giro? Ci sono forti indizi (ancora di più dopo questa intervista), ma di ufficiale non c’è nulla. Insomma, sentiamo Leonardo.

Leonardo Basso (classe 1993) è sull’ammiraglia della Ineos Grenadiers dal 2024 (foto Instagram Ineos)
Leonardo Basso (classe 1993) è sull’ammiraglia della Ineos Grenadiers dal 2024 (foto Instagram Ineos)
Una buona partenza, Leonardo. Già al Tour Down Under avete alzato le braccia al cielo…

Sì, indubbiamente. Abbiamo iniziato bene l’anno, la squadra ha girato subito forte sia a livello tecnico, ma c’è anche un bel clima all’interno di tutti i reparti, dai corridori allo staff. Questo clima poi si ripercuote sulla performance. Non è sempre automatico, però nella maggior parte dei casi, se inizi bene e tutte le cose sono a posto, i corridori sentono la fiducia e possono performare. Ne esce una buona dinamica, il morale resta alto e le cose girano: non è una casualità. Ora cerchiamo di lavorare bene anche in questo mese che è cruciale, con appuntamenti importanti.

Mese cruciale soprattutto in Italia: che squadra porterete tra Strade Bianche, Tirreno-Adriatico e Sanremo? E quali saranno i leader?

Per la Strade Bianche naturalmente abbiamo Egan Bernal, che è già salito sul podio nel 2021 e sa come correrla. L’anno scorso è stato protagonista anche nella tappa del Giro d’Italia che comprendeva parte di quei settori. Pertanto ci affidiamo al suo talento. Lui sarà il nostro faro per sabato. Sempre Bernal resterà in Italia per fare poi la Tirreno-Adriatico insieme a Thymen Arensman: loro due saranno i nostri leader per la generale.

E Ganna?

Certamente, alla Tirreno avremo anche Filippo Ganna che, come di consueto, correrà per puntare soprattutto alle tappe. Intanto cerchiamo di iniziare bene con la cronometro, che è la frazione numero uno, poi con lui vedremo giorno per giorno.

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I nuovi si sono integrati bene, secondo Basso. Sam Welsford, per esempio, ha vinto subito. Eccolo conquistare la 3ª frazione del Down Under
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I nuovi si sono integrati bene, secondo Basso. Sam Welsford, per esempio, ha vinto subito. Eccolo conquistare la 3ª frazione del Down Under
Sarà una Tirreno anche in funzione della Sanremo? Sempre per Ganna intendiamo…

Diciamo di sì. Però il ciclismo moderno è cambiato. Oggi si cerca di capitalizzare ogni opportunità, rispetto a una ventina di anni fa in cui la Tirreno era quasi necessariamente corsa in funzione di altro. Adesso ogni appuntamento è importante. Chiaro che a livello fisico la Tirreno gli darà una marcia in più, perché una corsa a tappe influisce sempre sulla condizione, però vogliamo sfruttare al massimo la Tirreno e poi gestire bene la settimana di stacco prima della Milano-Sanremo.

Ci sarà qualche co-capitano vicino a Ganna alla Sanremo?

Ganna arriva da due podi, pertanto sarà lui il nostro riferimento per l’arrivo di via Roma. Cercheremo di supportarlo al meglio.

Poi la grande domanda: che Ineos vedremo al Giro d’Italia? Il duo Bernal-Arensman è un indizio?

Il discorso è ampio. Abbiamo una pianificazione in atto. Per Bernal questo potrebbe essere considerato un primo step, naturalmente. Però il ciclismo moderno è molto complesso, quindi abbiamo un piano, ma restiamo flessibili. Intanto vogliamo fare bene la Tirreno. Poi, se tutto andrà come deve, al Giro la nostra squadra non può esimersi dal tentare di essere protagonista in classifica generale. Senza però trascurare l’opportunità di capitalizzare anche qualche tappa. Serve il giusto equilibrio tra ambizioni di un giorno e classifica generale, per la quale siamo naturalmente strutturati.

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Ganna in azione nella crono dell’Algarve, da lui vinta. Pippo sarà leader della Ineos alla Sanremo
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Ganna in azione nella crono dell’Algarve, da lui vinta. Pippo sarà leader della Ineos alla Sanremo
Quindi non è sicuro che possa essere Bernal il leader per il Giro?

E’ troppo presto per fare questa dichiarazione, soprattutto prima, e a ridosso, della Tirreno-Adriatico. Facciamo passare la Corsa dei Due Mari e poi ci concentreremo sull’avvicinamento al Giro d’Italia.

Quanto è cambiata la Ineos Grenadiers con l’arrivo, quasi a sorpresa, di Onley?

E’ parte della nostra natura cercare sempre di rinforzarci. E’ indubbio che Oscar Onley sia un corridore molto importante e che abbia dato ulteriore forza all’organico. Devo dire che è stato bravissimo a integrarsi. L’ho visto adattarsi subito alle dinamiche di un team per lui nuovo. Ha legato bene con staff e compagni. Insomma, è lui che ci ha aiutato. Senza contare che si sono visti già buoni risultati all’Algarve. Con lui stiamo facendo un percorso per questa stagione, ma anche per i prossimi anni. E’ stato bravo a iniziare con il piede giusto.

Oltre alle corse italiane e al Tour, avete già una traccia per Vuelta e finale di stagione?

Direi di no. E’ vero che le squadre cercano di pianificare il più possibile, però prima ci sono Giro e Tour, e poi a cascata si definisce il resto del programma. Cerchiamo anche di non dare ai corridori informazioni troppo definitive, perché nel mezzo ci sono tanti mesi e le condizioni possono variare. Certamente noi abbiamo un’idea, ma non l’abbiamo ancora confermata neanche agli atleti.

Ineos, Bernal
Bernal, ex biker, ha un certo feeling con gli sterrati, per questo guiderà la Ineos a Siena
Ineos, Bernal
Bernal, ex biker, ha un certo feeling con gli sterrati, per questo guiderà la Ineos a Siena
E invece tu, Leonardo, come sta procedendo questa tua avventura?

Devo dire che la squadra e i ragazzi stessi mi hanno aiutato molto. Il fatto di essere stato alla Ineos Grenadiers da corridore per quattro anni mi ha agevolato. Per il resto sento questo ruolo da direttore abbastanza naturale, forse anche più di quanto lo fosse quello del corridore. Mi trovo a mio agio. La Ineos è una squadra di livello mondiale e questo comporta pressioni e responsabilità diverse, ma le sto vivendo bene. Se ci metti tutto l’impegno possibile, credo che i risultati arrivino. Insomma, dare il massimo come quando ero corridore.

C’è un tuo corridore che ti ha colpito non solo per i risultati, ma anche per il carattere?

Più che un singolo corridore mi ha colpito l’approccio dei giovani. In queste ultime stagioni il ciclismo ha raggiunto un livello di professionalità assoluto. La cura dei dettagli è elevatissima e i giovani hanno già queste attenzioni. Sono di una professionalità incredibile. Probabilmente è una cosa generalizzata, non solo del team Ineos. Hanno una conoscenza altissima della nutrizione e di tutti gli aspetti dello sport. Dovremo essere bravi noi a gestire la parte più istintiva, perché a un’età giovane devono anche conservare la gioia di correre, senza essere esclusivamente focalizzati sui dettagli. Però, ripeto, il loro livello di professionalità mi ha davvero stupito.

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Falsa partenza, squadre in crisi. L’analisi di Martinelli

22.02.2026
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Possiamo parlare senza ombra di dubbio di falsa partenza per alcune squadre. Visma-Lease a Bike, in parte Alpecin-Premier Tech (totalmente legata a Philipsen e Van der Poel), Soudal-Quick Step… squadroni che si aspettavano ben altro dalle prime corse di stagione. O molto meno di quanto ci si potesse attendere. Così come quando si parte con il piede giusto si innesca un circolo virtuoso, è facile che accada anche il contrario. E cioè che le cose vadano progressivamente peggio.

Aspetti del genere portano tensioni in squadra e di certo non facilitano le cose. Viene dunque da chiedersi come si gestiscano certe situazioni. Il quesito lo abbiamo posto a un direttore sportivo che ne sa come pochi e che oggi ricopre un ruolo super partes: Giuseppe Martinelli. In carriera ne ha viste di tutti i colori.

Astana Proteam 2016 - Training Camp Calpe, Giuseppe Martinelli
Giuseppe Martinelli (classe 1955) è stato sulle ammiraglie delle squadre dei pro’ per oltre 30 anni
Astana Proteam 2016 - Training Camp Calpe, Giuseppe Martinelli
Giuseppe Martinelli (classe 1955) è stato sulle ammiraglie delle squadre dei pro’ per oltre 30 anni
Dunque Giuseppe, quando tutto gira un po’ male come si fa a tenere la calma e il morale alto? C’è il rischio che saltino i nervi?

Ci sono squadre come quelle che avete menzionato voi, ma io metterei dentro anche la EF Pro Cycling, tanto per dire, anche se non è uno squadrone e credo non abbia ancora vinto. Visma, Lidl e compagnia bella secondo il mio punto di vista hanno anche altri progetti.

Ti riferisci a grandi classiche e Grandi Giri?

Esatto. Perciò il fatto che partano un po’ sotto tono potrebbe anche starci e magari fra quindici giorni parificano tutto. Così sotto tono invece crea un po’ di apprensione. Quando vedi che altre squadre vincono e tu non ci riesci ti chiedi se hai sbagliato qualcosa. Un po’ di soggezione nei confronti degli altri viene, ti sembra di essere inferiore. Oggi tutte le squadre cercano prestazione continua e competitività perché hanno tanti corridori vincenti. Una volta in una squadra quanti erano quelli che vincevano davvero? Cinque o sei… forse. Adesso i corridori buoni sono tanti, dieci, se non 15 per alcune squadre. In tanti possono vincere, ma non ci riescono. E’ inevitabile che un po’ di nervosismo si crea.

In questi casi chi viene messo per primo sotto accusa? Preparatore, atleta, diesse…

Un po’ tutti. Però oggi la figura predominante è sicuramente quella del preparatore, quello che paga di più a livello morale. Manager e direttori sportivi chiedono spiegazioni sul perché un corridore non abbia ancora trovato la condizione. Sotto accusa quindi finisce soprattutto il preparatore.

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Il manager della EF Jonathan Vaughters. Secondo Martinelli la sua squadra non ha raccolto quanto ci si aspettava (foto Instagram)
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Il manager della EF Jonathan Vaughters. Secondo Martinelli la sua squadra non ha raccolto quanto ci si aspettava (foto Instagram)
Tu sei stato in squadre gigantesche, ma l’Astana anche nei tempi d’oro, manteneva una certa familiarità. In corazzate come Visma o Ineos, dove si va avanti a mail e call, è più difficile uscire dalle tensioni?

Dipende sempre da che anima c’è nella squadra. Nell’Astana c’era un’anima italiana e molte cose venivano discusse tra di noi. Oggi ci sono tante email, conference call, messaggi… ma spesso rimane tutto lì dentro. Dopo chi prende in mano la situazione parla direttamente con il corridore. E sono sempre i soliti due o tre che lui ascolta davvero.

Un altro modo di comunicare e condividere…

Una volta si parlava tra di noi e poi ognuno parlava un po’ con tutti. Adesso nelle squadre ci sono tante stanze stagne: dieci corridori con un preparatore, altri con il nutrizionista, altri con altre figure. Chi parla davvero con tutti è difficile da individuare. E posso assicurarvi che non è il manager perché non ha tempo. Serve un’anima, ma è difficile trovarla: troppe teste viaggiano per conto loro.

Un po’ quello che è successo anche in Red Bull l’anno scorso. Alla fine alcune di queste teste pensanti sono state accompagnate, neanche troppo gentilmente, all’uscita…

Facciamo un conto: trenta corridori e quasi cento persone che lavorano per loro. Credo ci siano persone che non vedono alcuni membri del team per tutto l’anno. E’ facile che si crei una situazione così. Specie se le cose non vanno bene.

Visma Lease a Bike 2026, Nimbl, Jonas Vingegaard, Wout Van Aert
Al netto del sorriso della foto, i due leader della Visma Lease non sono partiti col piede giusto
Visma Lease a Bike 2026, Nimbl, Jonas Vingegaard, Wout Van Aert
Al netto del sorriso della foto, i due leader della Visma Lease non sono partiti col piede giusto
False partenze: partiamo dalla Visma-Lease a Bike. Tra addii, Simon Yates, fratture, Van Aert, e cadute, Vingegaard qualcosa non va. Cosa ne pensi?

In questo momento in quella squadra regna qualcosa di simile alla confusione. Quando mancano tre o quattro campioni si fa dura e il resto è subordinato alle loro vittorie. I successi di Laporte o Brenner sono flash isolati. Alla Visma manca la compattezza di qualche anno fa.

Eppure l’anno scorso ha vinto Giro e Vuelta…

Vero, ma non vedo più la Visma di una volta. Contro team come la UAE Emirates o anche la Lidl-Trek, che in certe giornate si dimostra un vero squadrone, la Visma sembra avere più problemi delle altre. E le sfortune spesso arrivano in successione. Tra le altre cose ho letto anche che stanno cercando un primo nome, un nuovo sponsor. Non credo abbiano problemi a trovarlo: dietro c’è una nazione come l’Olanda dove il ciclismo è uno status. Ma ai piani alti sicuramente non aiuta.

Un pensiero in più che offusca la serenità?

E’ così. Ripenso a quando in Astana due anni fa non trovavamo il bandolo della matassa con i punti e stavamo sempre a lottare in fondo. L’anno dopo siamo partiti bene ed è arrivata subito serenità.

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Tarling e Oxenberg in fuga ieri verso Jebel Hafeet. Sin qui la Ineos si è fatta sentire con Ganna e Bernal
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Tarling e Oxenberg in fuga ieri verso Jebel Hafeet. Sin qui la Ineos si è fatta sentire con Ganna e Bernal
Parliamo della Soudal-Quick Step invece. Giusto ieri è arrivata la seconda vittoria con Magnier. Ma loro hanno sempre vinto tantissime corse e sono in una fase post terremoto Remco. E’ momento di rifondazione per loro?

Più che dopo Remco direi dopo Lefevere, che nel bene o nel male indirizzava tutto. A volte sembrava spararla grossa, ma le sue parole non erano mai a vuoto. Patrick faceva uscire quello che voleva, anche se sul momento sembravano cavolate. E’ un passaggio di rifondazione. Hanno due velocisti forti, Magnier e Merlier, gente che da sola può fare 10-12 vittorie a stagione. Se già questi due sprinter fanno il loro, numericamente vincono tanto e sono okay. Ma non hanno un campione vero per le classiche, da Sanremo a Liegi. Serve un corridore pronto o aspettare che un giovane sbocci. Mentre finché c’è stato Lefevere lui riusciva a tamponare la situazione, anche tenendo Remco.

Infine la Ineos Grenadiers: come li vedi?

Secondo me gli inglesi hanno fatto buoni acquisti ed è tornato il loro vecchio manager, Dave Brailsford: piano piano risorgeranno. Hanno giovani e hanno già vinto qualcosina. Ma il punto è sempre quello: i migliori corridori sono concentrati in poche squadre ed è difficile vincere contro di loro o portarglieli via. Con Evenepoel, Pogacar, Van der Poel e altri due o tre è facile fare un ordine d’arrivo, ma difficilissimo batterli.

Egan Bernal

Bernal, Zipaquirà, il Giro: le news direttamente dalla Colombia

08.02.2026
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Questa è la settimana del ritorno del grande ciclismo in Colombia, patria del pedale sudamericano. Tre giorni fa si è disputata la prova a cronometro, mentre oggi è la volta della gara in linea. I campionati nazionali si svolgono a Zipaquirà, città natale di Egan Bernal, che tra l’altro sarà, almeno sembra, uno dei leader del prossimo Giro d’Italia.

Il Sudamerica resta il secondo grande polo ciclistico mondiale, nonostante la globalizzazione abbia ormai distribuito atleti di alto livello in ogni angolo del pianeta. In questi giorni si è discusso molto del mancato Giro di Colombia, che anche quest’anno non verrà disputato. In tanti hanno sottolineato quanto questa assenza rappresenti una perdita culturale, tecnica ed economica per il ciclismo locale. Anche per questo motivo l’attenzione sui campionati nazionali è ancora maggiore.

Egan Bernal
Brandon Rivera ed Egan Bernal in allenamento sulle strade della loro Zipaquirà. I due oltre che compagni di squadra sono amici storici (foto @pochop8)
Egan Bernal
Brandon Rivera ed Egan Bernal in allenamento sulle strade della loro Zipaquirà. I due oltre che compagni di squadra sono amici storici (foto @pochop8)

A casa di Bernal

Ad aiutarci a capire il clima che si respira è un nostro collega colombiano, Lisandro Rengifo, giornalista di El Tiempo, quotidiano di Bogotá. E’ lui a portarci dentro l’atmosfera di Zipaquirà e a raccontarci cosa rappresenti questo appuntamento per Egan Bernal e per il movimento ciclistico colombiano.

«Per quanto riguarda i campionati nazionali – dice Rengifo – l’ambiente a Zipaquirà è sensazionale. Essendo la “casa” di Bernal, l’attesa è altissima. Al via ci saranno ciclisti di ogni livello e caratteristiche. Dopo la cancellazione del Tour Colombia, i campionati nazionali concentrano tutta l’attenzione del mondo del pedale nel Paese. Saranno presenti corridori come Egan Bernal, Daniel Martinez, Harold Tejada, Brandon Rivera e Santiago Buitrago: i nomi più importanti del ciclismo colombiano impegnati nel WorldTour».

E a proposito di Rivera, giovedì nella prova a cronometro, il successo è andato proprio al compagno di squadra di Bernal alla Ineos Grenadiers. Il percorso era pianeggiante ma molto impegnativo: una crono di 44 chilometri con appena 180 metri di dislivello, il tutto però oltre i 2.500 metri di quota. Rivera che è uno scalatore atipico, molto potente, ha rifilato quasi 2′ al secondo, Dani Martinez.

Rivera
Rivera ha stravinto la prova contro il tempo. Tanta la gente a bordo strada, figuriamoci oggi (foto Federciclismo Colombia)
Rivera
Rivera ha stravinto la prova contro il tempo. Tanta la gente a bordo strada, figuriamoci oggi (foto Federciclismo Colombia)

Non solo scalatori

Ma se la crono è era un piattone, che tipo di gara sarà quella in linea. Non possiamo credere che in Colombia non inseriscano neanche una salita. E infatti…

«Il percorso di oggi – prosegue Rengifo – favorisce i fondisti, coloro che sono abituati a gare di oltre 200 chilometri e che si allenano e rendono bene in altura. In conclusione, è un tracciato che avvantaggia soprattutto i ciclisti colombiani che fanno parte del WorldTour, gente di fondo, forte».

Un aspetto molto romantico, se vogliamo, di questa storia, anzi di questi campionati nazionali è l’impegno proprio di Bernal. Sembra che il classe 1997, abbia influito nell’organizzazione di questi Campionati Nazionali “in casa” e non solo come uomo immagine.

Rengifo fa luce: «Bernal ha influito totalmente nell’organizzazione. Egan è stato uno dei principali collaboratori nel disegno del percorso, che potrebbe essere il più duro nella storia dei Nazionali. C’è uno strappo di un chilometro con pendenze fino al 16 per cento, da affrontare per 13 volte. Non molti ciclisti riusciranno a portare a termine la prova».

E a proposito di Bernal, la sua stagione riparte proprio da qui, esattamente come un anno fa, anche se nel 2025 aveva già conquistato il titolo a cronometro.

«Come ci arriva Bernal? Tutto lascia pensare che Egan possa ripetere il successo dello scorso anno, non solo perché corre in casa, ma perché in Colombia non c’è un altro corridore con le sue caratteristiche: forte in montagna, fondista completo e con una mentalità vincente. Sì, può difendere il titolo conquistato dodici mesi fa».

Egan Bernal
Bernal sullo strappo dove si conclude il campionato nazionale colombiano. Bisognerà ripeterlo 13 volte (foto @pochop8)
Egan Bernal
Bernal sullo strappo dove si conclude il campionato nazionale colombiano. Bisognerà ripeterlo 13 volte (foto @pochop8)

Tra Giro e futuro

Questa di poter parlare con un giornalista colombiano è anche un’occasione per cercare di scoprire il futuro di Bernal. E per noi italiani la domanda principale è legata alla sua partecipazione al Giro d’Italia che, ricordiamo, ha vinto nel 2021.

«Non è stato detto nulla di ufficiale – spiega Rengifo – ma l’ipotesi più probabile è che possa ripetere la doppietta Giro-Tour, come l’anno scorso. E’ chiaro che con gli arrivi di Vauquelin e Onley si presuppone che al Tour vadano loro e possano essere leader, quindi Bernal avrebbe maggiori possibilità di guidare la Ineos in Italia».

In altri tempi, un percorso come quello del Giro di questa stagione sarebbe stato perfetto per lui: salite lunghe, non eccessivamente pendenti, simili a quelle di casa, e una lunga cronometro in cui guadagnare terreno sui rivali più puri in salita. Certo, non è più l’Egan di un tempo. O forse, semplicemente, oggi i rivali sono diversi.

«L’anno scorso ho parlato con lui – racconta Rengifo – e mi disse che l’obiettivo della Ineos nel 2025 era lottare per il podio del Giro, anche se poi ha chiuso settimo. Quest’anno, se andrà al Giro, l’idea sarà di nuovo quella di puntare al podio, perché il percorso gli è favorevole. Resta da capire contro quali avversari si troverà.

Bella infine la chiosa di Rengifo sia su Egan che sul ciclismo della sua Nazione: «Il ciclismo colombiano continuerà a dipendere, come negli anni passati, da ciò che farà Egan Bernal. Non c’è un altro corridore con le sue qualità ed è l’unico che può ambire a risultati davvero importanti. Allo stesso tempo va detto che oggi non ha le condizioni per lottare alla pari con Pogacar, Vingegaard o Evenepoel, come del resto accade alla maggior parte dei comuni mortali del gruppo. Ma terrà duro come sempre».

Davide Frigo, Ineos Grenadiers Racing Academy

Davide Frigo: primi passi nel devo team e nella mentalità Ineos

25.01.2026
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Il Team Ineos Grenadiers ha messo nel mirino il suo prossimo futuro, e lo ha fatto anche con l’inserimento del devo team (Ineos Grenadiers Racing Academy) nel progetto. Una squadra di sviluppo, la formazione britannica era una delle poche a non averne ancora una interna. Inizialmente, come raccontato anche da Dario Cioni quando è stato presentato il progetto. Dodici atleti da ogni Continente, con una maggioranza di cinque corridori britannici. In questo gruppo c’è spazio anche per due italiani: Davide Frigo e Nicolas Milesi. 

Il più piccolo dei due fratelli Frigo arriva al suo primo anno da under 23 e lo affronterà proprio con il devo team Ineos Grenadiers. Un bel salto, come ci racconta anche lui, ma che al momento sta assorbendo nella maniera giusta. 

«Ci stiamo allenando bene in questo secondo ritiro – racconta Davide Frigo – siamo ad Oliva, a poche centinaia di metri dal mare. C’è molto vento ma per il resto va tutto alla grande, l’hotel è super attrezzato e inoltre il team ha portato lo chef e cura lui la cucina».

Ineos Grenadiers Racing Academy, 2026
Davide Frigo in questi giorni si sta allenando in Spagna insieme ai compagni del devo team Ineos
Ineos Grenadiers Racing Academy, 2026
Davide Frigo in questi giorni si sta allenando in Spagna insieme ai compagni del devo team Ineos
Non siete solo voi del devo team allora…

Della squadra under 23 siamo qui tutti tranne un ragazzo australiano che è rimasto a casa ad allenarsi. Poi insieme a noi ci sono altri dodici o tredici corridori della formazione WorldTour ma ci alleniamo separati. E’ capitato un paio di volte nel ritiro di dicembre di pedalare con loro, ma per il resto le attività rimangono divise. In questi giorni sono in stanza con un ragazzo africano, Milkias Maekele, che ha rotto il braccio ma è venuto comunque per fare delle visite di controllo. 

Ti sei ambientato?

Va sempre meglio, il primo ritiro è stato un qualcosa di enorme, di gigantesco. Arrivo da una squadra juniores in cui lo staff era composto da quattro o cinque membri e poi c’eravamo noi ragazzi. A dicembre nel primo ritiro eravamo in più di cento persone. 

Sei in un ambiente internazionale, si sente?

L’organizzazione, ogni persona ha un ruolo e un compito da svolgere. Siamo in tantissimi ma non c’è nessuno fermo. Ora piano piano sto migliorando anche l’inglese, arrivavo da un livello scolastico e il primo impatto è stato tosto. Per fortuna il mio diesse di riferimento è Cioni che mi sta aiutando tanto

Davide Frigo arriva dal Team Tiepolo, con il quale ha corso i due anni da juniores
Davide Frigo arriva dal Team Tiepolo, con il quale ha corso i due anni da juniores
Cosa ti ha colpito di più in questi primi mesi?

Il lato organizzativo e di gestione. Mi è capitato di parlare con un diesse e gli ho detto che avevo sbagliato a comunicare la taglia dei vestiti da riposo. Lui è andato a dirlo al responsabile del magazzino e ora al secondo ritiro mi sono trovato davanti alla stanza uno scatolone con i vestiti nuovi della taglia corretta. Ho proprio pensato: «Cavolo, qui non lasciano nulla al caso».

Stai trovando anche il ritmo negli allenamenti?

In questo secondo training camp ci stiamo concentrando di più nel pedalare e fare tante ore in sella. Invece a dicembre ci sono state più riunioni e incontri con i vari membri dello staff.

Che cosa dicono a voi del devo team?

Erano per lo più riunioni generali per parlare del team, poi abbiamo fatto un incontro con il medico e il nutrizionista che ci hanno dato qualche dritta. Nulla di grande, consigli base, però quando si hanno tanti ragazzi giovani è giusto partire quasi da zero

Il 2025 è stato l’anno in cui Frigo ha fatto un deciso passo in avanti trovando le prime vittorie, qui alla Coppa Montes (photors.it)
Il 2025 è stato l’anno in cui Frigo ha fatto un deciso passo in avanti trovando le prime vittorie, qui alla Coppa Montes (photors.it)
Si respira il clima Ineos?

E’ tornato David Brailsford e nel ritiro di dicembre c’era anche lui ovviamente. Ha una personalità molto forte, quando entra in una stanza si sente, lo si nota. Non che lo faccia apposta, ma ha un carisma unico che trascina. Ha preso in mano la squadra e ha detto che nel giro di tre o quattro anni vogliono tornare ai livelli che competono a un team come il nostro

Hai già parlato di quale sarà il tuo percorso nel team?

Qualcosa sì ma le riunioni individuali più specifiche arriveranno nei prossimi giorni. Quest’anno ho ancora la scuola, quindi fino a giugno dovrò gestire i due impegni. Il team è molto felice che non abbia lasciato gli studi e in questo mi supporta. Mi hanno detto di non preoccuparmi e che fino a quando non avrò fatto la maturità sfrutteremo le occasioni a disposizione.

Come lavorerai?

Sto approfittando dei giorni di ritiro, così come ho fatto con le vacanze di Natale, per allenarmi e mettere un po’ di fondo nelle gambe. Per il resto so che già di non poter correre il Giro Next Gen perché sarà in concomitanza con la maturità. Mi piacerebbe partecipare al Tour de l’Avenir, visto che nel 2026 è stato aperto ai devo team

Davide Frigo ha poi dimostrato di avere una buona attitudine anche nelle corse a tappe vincendo il Giro del Friuli (foto Bolgan)
Davide Frigo ha poi dimostrato di avere una buona attitudine anche nelle corse a tappe vincendo il Giro del Friuli (foto Bolgan)
Torniamo all’inizio, in che modo è nato il contatto con la Ineos?

Cioni aveva sentito mio fratello Marco poco dopo il campionato italiano a cronometro, era fine giugno. Gli aveva detto di essere interessato a me e gli aveva accennato che Ineos avrebbe aperto un devo team nella prossima stagione (il 2026, ndr). La cosa poi è andata un po’ per le lunghe ma ho sempre avuto fiducia.

Dopo il tuo ultimo anno da juniores ti saresti mai aspettato di entrare in un devo team?

E’ arrivato tutto molto in fretta. Fino al 2025 non avevo mai raccolto grandi risultati. Con la prima vittoria della stagione ho sentito crescere la consapevolezza nei miei mezzi e di poter pensare a un passo del genere. Ora sono qui e voglio fare del mio meglio per rimanerci e godermelo al massimo. 

Ineos Grenadiers Academy, 2025, allenamento (foto INEOS Grenadiers)

Ineos Grenadiers Academy: talento, tante corse e i piedi per terra

22.12.2025
6 min
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Con un comunicato del 18 dicembre, il Team Ineos Grenadiers ha annunciato la nascita del suo team di sviluppo, su cui ragionava e lavorava da un pezzo. Non un devo team, ma una Racing Academy: in ordine di tempo, la squadra britannica e il Movistar Team sono state le ultime due ad essersene dotate.

Le parole di Geraint Thomas, nuovo direttore tecnico del team, aprono la porta sul passato visionario di British Cycling, la federazione britannica, che aveva scelto una base italiana e aveva affidato i suoi giovani migliori a Maximilian Sciandri.

«Il sistema dell’Academy – ha detto il nuovo direttore tecnico del team – ha avuto un ruolo fondamentale nel plasmare la mia carriera. Mi ha insegnato come essere un professionista: prendermi cura di me stesso, mantenermi in salute, essere organizzato e prepararmi adeguatamente. Tutte queste semplici abitudini e comportamenti mi hanno accompagnato per tutta la carriera».

Thomas, nuovo direttore tecnico del team, è diventato pro' dopo gli anni nella academy di British Cycling (foto INEOS Grenadiers)
Thomas, nuovo direttore tecnico del team, è diventato pro’ dopo gli anni nella academy di British Cycling (foto INEOS Grenadiers)
Thomas, nuovo direttore tecnico del team, è diventato pro' dopo gli anni nella academy di British Cycling (foto INEOS Grenadiers)
Thomas, nuovo direttore tecnico del team, è diventato pro’ dopo gli anni nella academy di British Cycling (foto INEOS Grenadiers)

Un progetto del 2020

Al centro della nuova Racing Academy battono il cuore italiano di Dario Cioni e quello di Simon Swatt. E proprio dal toscano inizia il nostro viaggio nella nuova struttura, composta da 12 atleti, fra cui due italiani: Nicolas Milesi e Davide Frigo.

«La prima volta che ho lavorato sul progetto di una devo – spiega Cioni – era il 2020: c’è voluto un po’ di tempo però alla fine ci siamo arrivati. Siamo giunti alla conclusione che sia una necessità, dopo che negli anni passati il management aveva voluto provare una linea diversa. Avevamo accordi con un team U23 tedesco e con una squadra juniores americana, ora rientra tutto in un progetto di ricerca del talento. Avremo almeno altre due collaborazioni che saranno annunciate prossimamente.

«Il passaggio ideale sarebbe che i corridori così selezionati approdassero alla Academy per poi salire nel WorldTour. Quest’anno siamo partiti da 12, l’ambizione per il 2027 è di salire a 15-16, possibilmente anche di più. E’ anche possibile però che qualcuno arrivi al professionismo da altre squadre, per questo occorre essere anche un po’ elastici. Immaginiamo ad esempio un ragazzo italiano che va ancora a scuola. Possiamo osservare anche il suo sviluppo in una squadra con cui collaboriamo, senza costringerlo a fare un’attività troppo internazionale che lo distolga dallo studio».

Dario Cioni è uno dei responsabili per Ineos del settore crono. Qui ai mondiali 2023 con la bici di Ganna e il meccanico Cornacchione
Dario Cioni è uno dei responsabili per Ineos del settore crono. Qui ai mondiali 2023 con la bici di Ganna e il meccanico Cornacchione
Quali sono i punti saldi dell’Academy?

In questa stagione non avremo un ritiro permanente, ma opereremo sulla base di ritiri durante l’anno. Dal 2027 l’idea è di avere invece una base fissa: il 2026 sarà un anno di studio anche per noi sul modo più efficace di gestire il programma. Avremo un calendario abbastanza intenso di gare, con l’obiettivo di farne circa 45 per ciascun corridore. Magari i quarti anni correranno un po’ di più e i giovani faranno meno. Però per noi la gara è fondamentale per sviluppare un corridore completo ed è quello che ci viene richiesto dal team WorldTour. Vogliamo ragazzi che sappiano leggerla bene e che non si riducano a essere troppo schiavi dei numeri in allenamento.

Ci sarà una struttura tecnica apposita per la Academy?

No, tutta la struttura fa parte della WorldTour. Avremo tutti un coinvolgimento. Io ad esempio continuerò a fare il lavoro sulle cronometro e le cronosquadre, però poi buona parte del tempo sarà dedicata alla gestione della Academy. Poi ci saranno un meccanico e un massaggiatore della WorldTour, che saranno principalmente con noi. Due allenatori che fanno sia WorldTour sia Academy. E fra i direttori sportivi stiamo inserendo anche Simone Antonini per fare un certo numero di gare con l’Academy. Nei ruoli rientra anche il discorso dello scouting, per cui c’è da fare un lavoro abbastanza vasto. In questo primo anno dovremo fare uno sforzo, con l’obiettivo di strutturarci in modo più completo per il 2027.

Con quali criteri sono stati scelti i 12 atleti di quest’anno?

Theodor Storm era già nell’ambito della nostra squadra, l’anno scorso era con la Lotto-Kern-Haus, mentre gli altri sono tutti nuovi arrivi. Volevamo alcuni corridori con più esperienza, per cui sono stati presi Nicolas Milesi, Cameron Rogers e Mattie Dodd. Josh Charlton viene dalla pista, ha poca esperienza su strada, però è uno dei quattro al mondo, assieme a Ganna, Milan e Lambie, che nell’inseguimento è andato sotto i 4 minuti. Vogliamo vedere cosa riusciamo a fare con lui, perché crediamo che abbia un bel potenziale. Anche lui stava cercando nuovi stimoli, visto che le Olimpiadi sono ancora lontane. E poi c’è anche Milkias Maekele, un corridore eritreo di terzo anno, molto interessante.

Davide Frigo, vicentino di 18 anni, è scalatore e fratello di Marco (foto INEOS Grenadiers)
Due gli italiani del team. Davide Frigo, fratello di Marco, vicentino di 18 anni, è uno scalatore(foto INEOS Grenadiers)
Davide Frigo, vicentino di 18 anni, è scalatore e fratello di Marco (foto INEOS Grenadiers)
Due gli italiani del team. Davide Frigo, fratello di Marco, vicentino di 18 anni, è uno scalatore(foto INEOS Grenadiers)
Partiamo proprio da lui, in che modo individuate il talento? Risultati, test…

Sono stati tutti selezionati per i risultati, poi abbiamo guardato i dati fisiologici e poi c’è stata una serie di colloqui che hanno portato alla decisione definitiva. Dei colloqui ci siamo occupati Simon Watts ed io, a volte insieme e a volte in autonomia. Ad esempio Davide Frigo lo avevo già visto alle gare, poi ci siamo conosciuti, ci ho parlato varie volte e in un secondo momento l’ha sentito anche Simon. Il colloquio, meglio se più di uno, fa capire molto.

Il fatto di lanciare la Academy è dipeso da una presa di coscienza di come va oggi il mercato?

Sicuramente Brailsford ha capito che il ciclismo è cambiato tanto dal 2010 ad oggi. Se guardiamo a che età diventavano professionisti, a che età diventavano competitivi, c’è una grossa differenza. E’ evidente che i migliori talenti non arrivano mai al mercato WorldTour, vengono intercettati prima. O se ci arrivano, ci arrivano con delle cifre astronomiche. In più come Ineos, siamo una squadra britannica e al momento in Gran Bretagna non c’è neppure una continental. Quindi c’era anche la voglia di farne nascere una, che possa essere riferimento per i ragazzi di lì.

I ragazzi sono venuti al primo ritiro con la WorldTour?

Sì, è stato il primo evento ufficiale. Fino ad allora non avevamo fatto niente insieme perché a ottobre ancora erano in definizione alcuni aspetti. Faremo un altro ritiro a dicembre sempre in concomitanza con quello della squadra WorldTour. La prima gara sarà il Tour of Rhodes e siccome è composto da una serie di corse, li porteremo tutti e daremo a ciascuno l’occasione per debuttare. Invece al momento non sono previsti ritiri in altura. Non è escluso che se qualcuno dei più esperti avesse già esperienze in questo senso, possano farlo individualmente. Però al momento, come ho detto, per noi la partecipazione alle gare è fondamentale, quindi privilegiamo questa all’altura. L’obiettivo principale è lo sviluppo del corridore, non vogliamo che diventino schiavi dei numeri.

Nicolas Milesi, 21 anni, viene da due anni nel devo team Arkea (foto INEOS Grenadiers)
Nicolas Milesi, 21 anni, viene da due anni nel devo team Arkea (foto INEOS Grenadiers)
Nicolas Milesi, 21 anni, viene da due anni nel devo team Arkea (foto INEOS Grenadiers)
Nicolas Milesi, 21 anni, viene da due anni nel devo team Arkea (foto INEOS Grenadiers)
Da quali gare sarà composto il calendario?

Faremo tutte gare di classe 2, forse fra quelle in linea ce ne saranno di classe 1, magari già a Rodi. Principalmente corse a tappe, anche se abbiamo mandato la richiesta per Gand-Wevelgem, Liegi, Fleche Ardennaise. Stiamo vedendo di prevedere anche alcune gare internazionali in Italia, anche se forse non riusciremo a farle tutte. Le gare nella WorldTour saranno abbastanza limitate nella prima parte della stagione per consentire il loro sviluppo, mentre nella seconda parte dell’anno ne sono state previste di più e diverse saranno in Italia.

Vi vedremo arrivare con il pullman della WorldTour e il solito spiegamento di mezzi?

E’ tutto in via di definizione, ma il punto di partenza iniziale è quello di non dare un pacchetto completo. Probabilmente useremo il camper per la maggior parte della stagione e il pullman semmai per corse target come il Giro Next Gen o il Tour de l’Avenir, anche se dobbiamo ancora ottenere l’invito. A livello di coaching e alimentazione, avranno un supporto, ma non al livello dei corridori WorldTour. I materiali saranno gli stessi come marchi, ma a un livello leggermente al di sotto. Guadagnarsi lo status di WorldTour con i relativi benefit fa parte dello sviluppo.

Il domani di Viviani è partito… dalla Ducati

Il domani di Viviani è partito… dalla Ducati

08.12.2025
5 min
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Il domani per Elia Viviani è già oggi. Tanti progetti in cantiere, dal ruolo in federazione all’impegno come diesse della Ineos, ma intanto qualcosa è già parte del presente ed è il suo impegno nella Ducati, bandiera azzurra degli sport motoristici quanto la Ferrari, che ha lanciato la sua nuova alta gamma di bici affidando all’olimpionico, a Vincenzo Nibali e all’ex campione di downhill Lorenzo Suding non solo il ruolo di testimonial, ma coinvolgendoli direttamente in tutta la fase di realizzazione di ogni singolo modello, dalla progettazione fino ai test sul campo.

Il podio finale della 6 Giorni di Gand con Viviani a destra. Ultima gara, ultimo alloro...
Il podio finale della 6 Giorni di Gand con Viviani a destra. Ultima gara, ultimo alloro…
Il podio finale della 6 Giorni di Gand con Viviani a destra. Ultima gara, ultimo alloro...
Il podio finale della 6 Giorni di Gand con Viviani a destra. Ultima gara, ultimo alloro…

Viviani è entusiasta di questa iniziativa, ritrovando per strada anche vecchie conoscenze: «Tutto è partito dal rapporto che ho con la famiglia Zecchetto, proprietaria della Diamant Srl coinvolta nel progetto al pari di Alé Cycling e DMT. Li conosco da quando avevo 15 anni, Federico Zecchetto mi dava le scarpe già da ragazzino, negli anni ho testato scarpe nuove, prototipi, dato feedback. La parte tecnica mi è sempre piaciuta. Qualche mese fa hanno avuto questa opportunità e mi hanno reso partecipe di questo. Ovviamente è un progetto che mi ha subito preso. Combaciava anche con il fatto che avrei chiuso la mia carriera a fine stagione. Ed era una sfida su cui mi sono voluto buttare subito, con delle idee. Prima il design poi i primi prototipi, la prova, i primi prototipi degli studi sulle laminazioni, su tutto quello che si fa dietro le quinte per fare una bici di alta gamma, con montaggi moderni e di super qualità».

Quanto c’è di Ducati in tutto ciò?

Molto. Ducati è coinvolta al 100 per cento, non è una delega a occhi bendati al gruppo Zecchetto. Il brand Ducati è coinvolto nelle scelte e nell’approvazione di tutto, dal design alle colorazioni di tutto insomma, quindi è una cosa che è partita bene. E’ un primo passo e chissà cosa potrà riservare il futuro.

Il ringraziamento ai tifosi. Ora Viviani è coinvolto dai suoi impegni in FCI, Ineos e Ducati
Il ringraziamento ai tifosi. Ora Viviani è coinvolto dai suoi impegni in FCI, Ineos e Ducati
Il ringraziamento ai tifosi. Ora Viviani è coinvolto dai suoi impegni in FCI, Ineos e Ducati
Il ringraziamento ai tifosi. Ora Viviani è coinvolto dai suoi impegni in FCI, Ineos e Ducati
Che tipo di mercato potranno avere, solo per la vendita o potrebbero avere anche uno sbocco nel ciclismo agonistico?

Ovviamente in azienda se ne parla, ma il primo step è quello di fare delle bici che abbiano mercato e che siano comunque di qualità. Vediamo come andranno i prossimi anni, è una visione a lungo termine. Diciamo però che per la mentalità con cui Ducati approccia lo sport, quella è un’opzione importante. Ma bisogna avere i giusti tempi perché il mondo del professionismo è molto esigente e non richiede una bici da strada punto e basta, ma anche la bici da cronometro, quella aerodinamica, quella super light e quindi siamo ancora lontani.

Quando tu hai iniziato a correre, le aziende produttrici italiane erano quasi un monopolio nel mondo del ciclismo professionistico. Poi sono emerse tante altre realtà da tante nazioni. Questo restituisce anche un’immagine tricolore, considerando anche il peso specifico che la Ducati ha nel mondo del motociclismo?

Sì, assolutamente. Già il fatto che loro abbiano visto nel ciclismo un grande potenziale è una grande notizia. Questa è la parte che a me ha subito entusiasmato, perché se un grande gruppo così ha visto qualcosa vuol dire che il ciclismo ha qualcosa da dare. Questa è la parte su cui ovviamente dobbiamo lavorare. Ducati ha il pieno controllo di quello che viene prodotto in termini di qualità e di progetto. La bici da strada arriverà probabilmente intorno a marzo 2026, poi ci sarà un’e-mtb e la gravel è già avanti nella progettazione, queste saranno diciamo le tre bici che vedremo nel 2026, con ovviamente la volontà di ampliare la gamma.

Il veronese non si è fermato dopo lo stop alla carriera, continua anzi a mantenersi in esercizio compatibilmente con il lavoro
Il veronese non si è fermato dopo lo stop alla carriera, continua anzi a mantenersi in esercizio compatibilmente con il lavoro
Il veronese non si è fermato dopo lo stop alla carriera, continua anzi a mantenersi in esercizio compatibilmente con il lavoro
Il veronese non si è fermato dopo lo stop alla carriera, continua anzi a mantenersi in esercizio compatibilmente con il lavoro
Si dice sempre che mancano i grandi sponsor, le grandi aziende italiane al mondo del ciclismo tricolore. Potrebbe essere un primo passo questo per coinvolgere grandi nomi?

Perché no? Se aspettiamo che lo sponsor arrivi, che cada dal cielo, possiamo aspettare all’infinito… Secondo me il ciclismo è un ottimo mondo che può dare tanto in termini di visibilità ma che deve sapersi vendere. Se Ducati si è avvicinato significa che c’è qualcosa di interessante e noi dobbiamo lavorare su questo, saper vendere questo qualcosa per far sì che grandi aziende si avvicinino. E’ un importante brand che può fare da trascinatore, visto che stiamo soffrendo da anni e anni senza squadre nel WorldTour. Ci vorrà qualche anno, c’è da lavorarci dietro bene perché poi il sogno si avveri.

Come stai vivendo queste prime giornate extra bicicletta?

La gran differenza è che ti alzi al mattino e la priorità non è prendere la bici e chiedersi “che allenamento devo fare?”. La colazione è più libera, l’approccio alla giornata è molto più rilassante. Ovvio che cerco sempre di ritagliarmi uno spazio per fare sport e questa cosa qua da una parte mi piace perché alla fine vuol dire che non starò lì seduto al computer o sul divano tutto il giorno, dall’altra stempero l’impegno fra meeting, email e tutto il resto di una giornata lavorativa da costruire. Sai la cosa che mi piace di più?

Elia con sua moglie Elena Cecchini, che nel 2026 affronterà la sua ultima stagione agonistica (foto Vanity Fair)
Elia con sua moglie Elena Cecchini, che nel 2026 affronterà la sua ultima stagione agonistica (foto Vanity Fair)
Elia con sua moglie Elena Cecchini, che nel 2026 affronterà la sua ultima stagione agonistica (foto Vanity Fair)
Elia con sua moglie Elena Cecchini, che nel 2026 affronterà la sua ultima stagione agonistica (foto Vanity Fair)
Cosa?

Mangiare diversamente da quello mangiavi da atleta, quindi tipo la mattina mi sveglio e mi faccio una fetta di pane con la nocciolata invece dell’omelette… Vedo che i pasti nella vita normale sono un po’ meno “importanti” della vita da atleta.

A prescindere dagli impegni, avrai comunque qualche possibilità in più anche per uscire in bicicletta con tua moglie, accompagnarla nei suoi allenamenti…

E’ una delle cose che amo di più. L’altra mia priorità era non fermarmi, non sentivo la necessità di “staccare” 3-4 mesi per poi ripartire, il mio obiettivo era comunque rimanere all’ambiente e cercare di fare il meglio possibile in vari rami. Ma gran parte del tempo restante è dedicato a mia moglie, agli allenamenti insieme a lei, quindi diciamo che avrò delle tabelle di allenamento basate su quello che farà Elena per passare il tempo insieme. E ovviamente sarò più presente anche nella sua ultima stagione alle gare che a cui potrò esserci.

Tour de France 2018, Geraint Thomas, Chris Froome, David Brailsford

Brailsford, Thomas e devo team: la Ineos ci riprova

28.11.2025
4 min
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Il Team Ineos Grenadiers ha scelto di affidarsi allo schema che lo rese grande in passato. A partire dallo scorso Tour, ha rimesso al centro di tutto sir David Brailsford e al suo fianco ha collocato Geraint Thomas – è notizia fresca di ieri – nel ruolo di Race Director. Inutile sottolineare che proprio la presenza del suo vecchio mentore ha spinto Thomas ad accettare l’incarico. Assieme a lui, ha conquistato due ori olimpici e persino il Tour de France.

«Era molto più semplice con “Dave” al vertice – aveva detto il gallese durante il Tour del 2024 – c’era chiarezza su tutto. Prima era un processo semplice, mentre ora è diventato molto più complicato. Sembra di essere guidati da un governo di coalizione».

Il Tour del 2019 è stato l'ultimo della Ineos, vinto da Bernal davanti a Thomas
Il Tour del 2019 è stato l’ultimo della Ineos, vinto da Bernal davanti a Thomas. Al centro c’era Brailsford
Il Tour del 2019 è stato l'ultimo della Ineos, vinto da Bernal davanti a Thomas
Il Tour del 2019 è stato l’ultimo della Ineos, vinto da Bernal davanti a Thomas. Al centro c’era Brailsford

Il ritorno del mastermind

Brailsford è stato per anni il cervello pensante del ciclismo britannico. Era lui a prendere le decisioni cruciali e fu lui a guidare la nazionale ai suoi ori olimpici e poi il Team Sky all’incetta di Tour dal 2012 al 2019, che sarebbe stata ininterrotta se Nibali non li avesse fatti deragliare nel 2014.

Seguiva le corse con il suo truck extra lusso e se ne andò solo quando capo Ratcliffe decise di investire forte nella vela e di entrare nell’azionariato del Manchester United. Vista l’importanza dello sforzo, volle a capo delle operazioni l’uomo che aveva fatto del ciclismo britannico il centro del mondo. In qualche modo questo segnò la fine del dominio e l’incapacità di rispondere al crescere vertiginoso di UAE Emirates e Visma Lease a Bike.

«E’ come un bambino in un negozio di dolciumi – ha detto John Allert, CEO del team al momento di accoglierlo allo scorso Tour – parla di salite e di ritorno in montagna. Il ciclismo è il campo di battaglia che conosce e ama, lo abbiamo accolto di nuovo in squadra a braccia aperte. Non è un’arma segreta per noi, ma abbiamo intenzione di sfruttarlo al massimo. E fantastico averlo di nuovo».

Thymen Arensman ha vinto due tappe all’ultimo Tour ed è stato il primo della Ineos in classifica: “solo” 12°
Thymen Arensman ha vinto due tappe all’ultimo Tour ed è stato il primo della Ineos in classifica: “solo” 12°

Lo slancio di Thomas

Oltre ad essere intervenuto (pare) in modo diretto sulla selezione degli uomini per il Tour (al punto che il Team Ineos è stato l’ultimo ad annunciare l’organico), Brailsford ha fermato gran parte delle trattative di mercato giunte quasi a conclusione. Ha preteso di valutare il valore economico delle trattative e il corrispettivo tecnico, cancellando alcune operazioni a suo dire troppo costose.

Di tutto questo Brailsford non parla, non lo ha fatto per tutta la durata del Tour e poi si è nuovamente eclissato, dedicandosi alla rifondazione. La Ineos Grenadiers ha vinto per l’ultima volta il Tour nel 2019 con Bernal e poi il Giro del 2020 con Tao Geoghegan Hart e quello del 2021 ancora con il colombiano, quindi si è… fermata. 

«Questa squadra è stata la mia casa fin dal primo giorno – ha detto Geraint Thomas – e assumere questo ruolo mi sembra un passo naturale. Ho imparato tantissimo dalle persone che mi circondano, dai miei colleghi ciclisti e dallo staff, e ora voglio continuare a costruire sui nostri incredibili successi passati, anche in futuro. Sono entusiasta di aiutare la prossima generazione a crescere, a trasmettere quell’esperienza e a continuare a spingere la squadra verso la nostra missione: vincere di nuovo i Grandi Giri. I Grenadiers continueranno a gareggiare con determinazione, umiltà e impegno per l’eccellenza, e sono entusiasta di contribuire a plasmare questo futuro».

Il Tour del 2025 è stato l'ultimo per Geraint Thomas, che vise quello del 2018 guidato proprio da Brailsford
Il Tour 2025 è stato l’ultimo per Thomas, che vinse quello del 2018 (foto di apertura) guidato proprio da Brailsford
Il Tour del 2025 è stato l'ultimo per Geraint Thomas, che vise quello del 2018 guidato proprio da Brailsford
Il Tour 2025 è stato l’ultimo per Thomas, che vinse quello del 2018 (foto di apertura) guidato proprio da Brailsford

Si riparte da umiltà e umorismo

E’ un fatto che il vecchio Team Sky avesse così tanta ricchezza di mezzi, uomini, tecnologia e scienza, che poteva permettersi di trascurare alcuni fronti e nel farlo ha probabilmente peccato di superbia. Ha puntato su corridori che non sono mai venuti fuori in modo compiuto: Carlos Rodriguez, ad esempio, e per certi versi anche Tom Pidcock. Il nuovo corso prevede ad esempio la nascita del devo team, che mancava fortemente, con la possibilità di far crescere in casa i corridori utili al rilancio del team. E forse anche aver proposto a Elia Viviani di diventare direttore sportivo, dopo che la precedente gestione lo aveva accantonato, relegandolo a un’attività di livello inferiore, serve a far percepire il cambio di direzione.

«Geraint incarna perfettamente cosa significhi essere un Grenadier – ha spiegato Brailsford in una nota ufficiale – ha vissuto e respirato prestazioni d’elite per tutta la sua carriera. Si è posto obiettivi molto ambiziosi e li ha sempre raggiunti. Sa cosa comporta il processo, come affrontare gli alti e bassi dello sport. La sua disponibilità a condividere tutto questo e a fare da mentore ad altri perché riescano a fare lo stesso è una grande risorsa per la squadra. Il fatto che sia rimasto così umile e abbia sempre mantenuto un grande senso dell’umorismo sono altre ottime qualità da portare nel suo nuovo ruolo».

Nicolas Milesi, Arkea B&B Hotels devo team (foto Alexis Dancerelle/DirectVelo)

Milesi dopo due anni in Francia, un’altra grande chance all’estero

25.10.2025
4 min
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La seconda stagione di Nicolas Milesi con il devo team dell’Arkea B&B Hotels si è conclusa leggermente in anticipo rispetto al previsto (in apertura foto Alexis Dancerelle/DirectVelo). Infatti il bergamasco dopo il campionato europeo a cronometro, non è più tornato in corsa. Fondamentalmente il calendario prevedeva altre due gare nelle quali il team francese ha preferito dare spazio agli atleti di casa. Non correndo da inizio settembre, quando al Giro del Friuli ha trovato la prima vittoria tra gli under 23, Nicolas Milesi ha deciso di sfogare la sua voglia di pedalare con un maxi giro di 300 chilometri sulle strade di casa. Al suo fianco c’era Alessandro Romele, che lo ha seguito in macchina visto che è alle prese con il recupero da un infortunio alla mano. 

«Avevo voglia di pedalare – ci dice Nicolas Milesi mentre è a casa alle prese con il riposo di fine stagione – per divertirmi e per passare del tempo con Romele. Alla fine stavo bene, nelle ultime gare fatte su strada andavo forte. Sono felice di come sono cresciuto ancora, in estate ho fatto un bel passo in avanti tra le corse in Francia e il Giro del Friuli».

Nicolas Milesi ha fatto la sua ultima corsa in maglia Arkea il Giro del Friuli
Nicolas Milesi ha fatto la sua ultima corsa in maglia Arkea il Giro del Friuli

Le ore contate

Il team Arkea a fine stagione ha chiuso, l’anno prossimo la squadra francese non sarà più in gruppo. Una situazione che si sapeva da qualche mese e per la quale i corridori hanno avuto il via libera di cercare nuove sistemazioni e accordi. Correre con i giorni contati non è semplice, ogni gara conta e il rischio è non raccogliere quanto seminato. 

«Se avessi fatto un’annata del genere in un altro devo team – prosegue ad analizzare Nicolas Milesi – probabilmente non avrei avuto problemi nel passare alla formazione superiore. In particolare se consideriamo che da luglio in poi ho sempre corso con la formazione WorldTour, fatta eccezione per il Giro del Friuli. Alla fine ho trovato una sistemazione per il prossimo anno, quindi sono felice di questo».

Nicolas Milesi, Arkea B&B Hotels devo team
Nicolas Milesi ha corso per due stagioni nel devo team della formazione francese
Nicolas Milesi, Arkea B&B Hotels devo team
Nicolas Milesi ha corso per due stagioni nel devo team della formazione francese
Dove correrai?

Sarò parte della Ineos. E’ un progetto nuovo che parte quest’anno, credo sia un ambiente ancora migliore per le mie caratteristiche e che mi permetterà di fare un altro passo in avanti. Il 2025 è stato un anno buono, ad eccezione della caduta alla Roubaix dove ho rotto la clavicola. Però questi due anni in Arkea mi hanno aiutato a capire che corridore sono.

Ce lo dici?

Penso di essere un buon profilo per le corse del Nord, la Roubaix e le gare in Belgio mi piacciono molto. So di essere un passista e un cronoman di alto livello. Questo mi permette di potermi giocare le mie chance nelle corse a tappe dove c’è una prova contro il tempo. Le ultime due stagioni mi sono servite per specializzarmi, in futuro vorrei migliorare per essere più performante anche su percorsi più impegnativi. 

Lorenzo Milesi, Italia, nazionale, cronometro europeo U23
Alla cronometro dell’europeo under 23 ha chiuso la prova al sesto posto a 29″ da Jonathan Vervenne
Lorenzo Milesi, Italia, nazionale, cronometro europeo U23
Alla cronometro dell’europeo under 23 ha chiuso la prova al sesto posto a 29″ da Jonathan Vervenne
Com’è arrivata l’offerta dalla Ineos?

Tramite il mio procuratore Acquadro. Dopo i buoni risultati al Tour Poitou si era avvicinata la Groupama, mentre i giorni successivi erano arrivate anche altre offerte. Nello stesso periodo si era interessata anche la Ineos, ho sentito Dario Cioni e l’offerta si è concretizzata a ottobre. Lui è il responsabile del team e della cronometro. 

Da cronoman che effetto fa pensare di entrare nel team Ineos con Ganna e Cioni

E’ incredibile. Non ci sono solamente loro perché anche Joshua Tarling è un cronoman davvero forte. Ho una voglia incredibile di iniziare ed entrare in questo nuovo ambiente. Posso dire che indosserò la divisa che ho sempre sognato e ammirato, vista anche la mia propensione per le prove contro il tempo. 

Nicolas Milesi, Arkea B&B Hotels devo team (foto Ronan Caroff/DirectVelo)
Nicolas Milesi ha corso la sua terza Roubaix U23, dimostrando di essere un corridore da pavé (foto Ronan Caroff/DirectVelo)
Nicolas Milesi, Arkea B&B Hotels devo team (foto Ronan Caroff/DirectVelo)
Nicolas Milesi ha corso la sua terza Roubaix U23, dimostrando di essere un corridore da pavé (foto Ronan Caroff/DirectVelo)
Hai incrociato Ganna agli europei?

Sì, abbiamo parlato un po’ ma non gli ho detto che avrei fatto parte del team. Ho trovato però una bravissima persona, disponibile e gentile. Quando ho messo la storia su Instagram del mio allenamento di 300 chilometri mi ha scritto ridendo: «Perché?». La risposta non c’era, avevo voglia e basta.

Tymen Arensman

Arensman guarda ai Grandi Giri. Cioni però non si sbilancia

25.09.2025
5 min
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«Stiamo cercando di integrare un po’ di più le cronometro nella nostra classifica generale per il prossimo anno», sono le parole di Thymen Arensman dopo la crono iridata di domenica scorsa, quando l’olandese ha chiuso con un più che buono nono posto.

Arensman è un classe 1999, di dicembre, deve perciò ancora compiere 26 anni. Noi italiani lo abbiamo visto già quattro volte al Giro d’Italia e soprattutto quest’anno ha colpito per i due successi al Tour de France. Fatto questo quadro, abbiamo voluto chiedere a Dario David Cioni, tecnico della Ineos Grenadiers, con cui corre Arensman, se davvero Thymen potrà essere un uomo su cui puntare per la generale dei Grandi Giri, tanto più che la squadra britannica sta vivendo una fase di rinnovamento e non ci sono al momento i Froome o i Wiggins di un tempo. E neanche più Pidcock.

Dario David Cioni (classe 1974) è diesse e responsabile della performance della Ineos Grenadiers
Dario David Cioni (classe 1974) è diesse e responsabile della performance della Ineos Grenadiers
Dario, dunque, partiamo dalla crono iridata in Rwanda. Ti aspettavi una prestazione simile?

Alla fine Tymen ha fatto una buona prova, però va detto anche che lui a crono è sempre andato bene. Anche lo scorso anno, se ben ricordo, chiuse le prove contro il tempo del Giro sempre nei primi cinque (quarto e terzo, ndr). E poi c’è da dire anche un’altra cosa.

Cosa?

Che in Rwanda tolti i primi 5-6 specialisti, la qualità scemava. Per me ai prossimi Europei il livello sarà più alto. E poi era anche una crono adatta a lui, ad un uomo da classifica, essendo così dura. Se andiamo a vedere solo Remco Evenepoel ha abbattuto il muro dei 49 di media. Gli altri sono rimasti tutti sotto o molto sotto, segno che era una crono lenta. Mentre oggi si fanno tutte sui 53-54 all’ora.

Parliamo della sua stagione. Spiccano senza dubbio le due tappe al Tour de France…

Il suo obiettivo era quello di fare classifica al Giro e non è andato bene. Tuttavia il lavoro fatto nella corsa rosa ha gettato una buona base per il Tour, dove non solo ha vinto due tappe, ma una di queste l’ha conquistata dal drappello dei migliori e non con una fuga da lontano. E poi ha ottenuto anche altri piazzamenti come sul Mont Ventoux e il secondo posto a Mont-Dore Puy de Sancy. Se al Giro ha reso meno, di certo in Francia è andato oltre le aspettative.

Tymen Arensman impegnato nella crono iridata, chiusa al 9° posto a 3'39" da Evenepoel, Rwanda
Thymen Arensman impegnato nella crono iridata, chiusa al 9° posto a 3’39” da Evenepoel
Tymen Arensman impegnato nella crono iridata, chiusa al 9° posto a 3'39" da Evenepoel, Rwanda 2025
Thymen Arensman impegnato nella crono iridata, chiusa al 9° posto a 3’39” da Evenepoel
Come abbiamo scritto all’inizio, Arensman vorrebbe fare bene nelle classifiche generali. Secondo te possono essere nelle sue corde?

Vediamo le decisioni che prenderemo. Lui è un giovane e quando ha provato a far classifica non ha centrato del tutto l’obiettivo, mentre ha mostrato di più quando si è trattato di puntare alle tappe dei Grandi Giri.

Quindi è la squadra che decide o si tiene in considerazione la volontà dell’atleta?

Sicuramente in passato, anche con lui, ci è piaciuto fare classifica, ma poi vanno combinati gli obiettivi della squadra e quelli dell’atleta e quando è possibile si allineano.

Magari questo però è stato l’anno della maturazione. Come lo si capisce?

Lo capisci quando succede… direi che è difficile prevederlo. Ognuno ha percorsi diversi. Diciamo che dagli errori s’impara e dai successi inaspettati si prende spunto. In generale possiamo dire che Arensman i numeri ce li ha, altrimenti non vinci stando con il gruppetto dei migliori.

L’olandese è uno scalatore atipico: è alto 1,90 m per 68 kg. Eccolo alzare le braccia a Superbagnères, primo dei suoi due successi all’ultimo Tour
L’olandese è uno scalatore atipico: è alto 1,90 m per 68 kg. Eccolo alzare le braccia a Superbagnères, primo dei suoi due successi all’ultimo Tour
Perché secondo te, Dario, al Giro Thymen non è andato bene? Eppure veniva da un buon Tour of the Alps dove aveva anche vinto…

Eh se lo avessimo saputo, avremmo già corretto il tiro. La stagione in tal senso va ancora analizzata.

In cosa deve crescere secondo te?

Nella costanza di rendimento, ma in particolare direi che perde tempo nella prima settimana e più precisamente nelle prime due o tre tappe, specie in questi Grandi Giri che ormai propongono frazioni impegnative sin dall’inizio. Non a caso perse subito parecchio nella prima tappa in Albania quest’anno.

Perché? E’ una questione di posizione, di stress in gruppo che è alto nelle prime fasi o una questione fisica, o è più una questione di “motore” che non è ancora rodato?

Direi più una questione legata al ritmo: Thymen non riesce a trovarlo subito. E bisogna capire come mai. Poi, anche da un punto di vista del posizionamento possiamo dire che non è male, ma altrettanto che ha dei margini di miglioramento.

Tymen Arensman , Giro d'Italia 2025, Egan Bernal
Senza più i grandi e con Bernal che non dà più le garanzie di un tempo, potrebbe essere Arensman l’uomo della Ineos per i Grandi Giri?
Tymen Arensman , Giro d'Italia 2025, Egan Bernal
Senza più i grandi e con Bernal che non dà più le garanzie di un tempo, potrebbe essere Arensman l’uomo della Ineos per i Grandi Giri?
Prima hai parlato di obiettivi che devono allinearsi fra atleta e squadra: questo quando avviene?

Di solito prima i tecnici fanno il debriefing stagionale, analizzano il tutto e poi, tra novembre e dicembre, anche aspettando i percorsi dei Grandi Giri, si stilano i programmi. Prima però, ripeto, sono necessarie le informazioni dell’anno precedente.

Quali sono adesso gli impegni di Arensman?

Domenica farà il mondiale su strada e poi finirà con le gare italiane.