Parigi-Roubaix 2026, Elia Viviani, diesse, Ineos Grenadiers

Viviani e la vita da diesse, con la voglia di vincere ancora addosso

14.04.2026
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COMPIEGNE (Francia) – La prima Parigi-Roubaix in ammiraglia per Elia Viviani è trascorsa tra le tensioni della vigilia e le aspettative di voler fare qualcosa di bello insieme a Filippo Ganna. La corsa purtroppo ci ha portato una Ineos spesso costretta ad inseguire, con il leader della formazione britannica mai veramente nel vivo della gara. Il risultato parla di un venticinquesimo posto per Ganna, che deve fare i conti con una primavera ben al di sotto delle aspettative. Il prossimo obiettivo prende la forma del Giro d’Italia, dove Ganna vorrà riconfermarsi a cronometro e togliersi qualche sassolino dalle scarpe. 

«Sicuramente è bello essere partiti con la stagione – ci spiega Viviani a pochi minuti dal via della Roubaix – perché il lavoro del diesse è bello quando sei in macchina, vicino agli atleti e riesci a dare loro un consiglio o risolvere una situazione sul campo. E’ chiaro che c’è anche molto lavoro alle spalle: computer, programmazione e tutto quello che deve fare chi ruota attorno ai corridori. Però quello che piace è sicuramente venire alle gare».

Elia Viviani, Giro del Veneto 2025
Elia Viviani ha chiuso la sua carriera il 14 ottobre 2025 al Giro del Veneto in maglia Lotto
Elia Viviani, Giro del Veneto 2025
Elia Viviani ha chiuso la sua carriera il 14 ottobre 2025 al Giro del Veneto in maglia Lotto

Dalla bici alla macchina

Elia Viviani ha chiuso la sua carriera in sella e ha iniziato subito quella in ammiraglia, alla quale affianca anche il lavoro di team manager per la nazionale. Di certo non possiamo dire che il veronese sia rimasto fermo ad aspettare, ha preso tutti questi anni di esperienza e li ha messi subito al servizio degli altri. Perché quando si è avuto così tanto dalla propria carriera è giusto anche dare indietro qualcosa. 

«Una cosa che mi ha aiutato nel passare da corridore a diesse – dice – è sapere come funziona il ciclismo moderno. Fino a qualche mese fa ero nel gruppo, mentre ora mi trovo dall’altra parte. Questo mi permette di capire tante situazioni che magari dieci anni fa erano differenti. Mi sono trovato subito bene in questo ruolo, a testimonianza che la scelta di smettere è arrivata davvero al momento giusto».

Ti sei ambientato subito in squadra?

Assolutamente, conoscevo già tante persone all’interno. Anzi era una delle mie prerogative, quella di andare in una squadra dove non sarei dovuto ripartire da zero a livello di ambientamento e rapporto con lo staff. Questo per rendermi la vita più semplice, sia per tenere i rapporti con la squadra che con i corridori. 

Come ti sei trovato con i corridori, hanno subito capito il nuovo ruolo che andavi a ricoprire?

Sì, negli ultimi anni sono sempre stato un po’ la chioccia all’interno della squadra. Quindi direi che i corridori, ovvero i miei ex-compagni, sono stati subito a loro agio con il mio nuovo ruolo. Hanno capito che era possibile confidarsi, parlare o chiedere un consiglio in più, cosa che magari con un estraneo o un diesse di lunga data può essere difficile

Allo stesso modo in cui facevi quando ero in gruppo con loro?

Esatto, alla fine con la maggior parte di loro ci ho pedalato insieme. Ad esempio Tarling era con me nei suoi primi anni da professionista, allo stesso modo con “Pippo” (Ganna, ndr), Turner e Connor Swift. Sono tutti ragazzi che a volte si sono sacrificati per me quando eravamo in gruppo, quindi questo ha reso tutto più semplice. 

Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Viviani lavora a stretto contatto con corridori con i quali ha condiviso parte della sua carriera in bici, tra questi c’è Filippo Ganna
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Viviani lavora a stretto contatto con corridori con i quali ha condiviso parte della sua carriera in bici, tra questi c’è Filippo Ganna
C’è anche la voglia di ripagare quello che hanno fatto per te?

La mia priorità, finita la carriera in bici, era di non tenere tutto quello che ho fatto negli anni per me, ma cercare di trasmetterlo a quelli più giovani. Possono essere situazioni più tecniche, oppure tattiche, ma anche al di fuori della bici: nella gestione della vita dell’atleta, di problemi da risolvere o nell’affrontare la vita di tutti i giorni. 

Qual è la cosa più facile che ti è venuta passando dalla bici all’ammiraglia?

Direi capire le situazioni in gara, ad esempio quando un corridore dice alla radio che sta poco bene o che non ha buone sensazioni e siamo ancora a metà gara o al primo sforzo della giornata. In queste situazioni mi viene subito da dare il consiglio diretto, di dire loro che non è così e di tenere duro, che è solo un momento e passerà. E quando lo vedi realizzarsi è una cosa bella.

Paris-Roubiax 2026, Ben Turner, Filippo Ganna, Ineos Grenadiers
Viviani dovrà essere bravo a trasportare la competitività che aveva in bici e metterla in ammiraglia
Paris-Roubiax 2026, Ben Turner, Ineos Grenadiers
Viviani dovrà essere bravo a trasportare la competitività che aveva in bici e metterla in ammiraglia
E al di fuori delle dinamiche di corsa?

Quando si hanno dei dubbi nel momento in cui il risultato non arriva, mi è capitato spesso in carriera di vivere queste sensazioni. Si analizza quello che si è fatto, sapendo di aver lavorato bene e aiuti l’atleta a capire che il lavoro fatto prima o poi paga

La cosa più difficile nel passare dal ruolo di corridore a quello di diesse? 

Sicuramente la voglia di competitività, la fame di vincere: quella non la perdi. Magari in giornate in cui non raggiungiamo un risultato, sei lì che pensi: «Ma perché non lo volevano così tanto come lo volevo io?». E’ una cosa difficile da filtrare, perché non puoi nemmeno biasimare il corridore quando non riesce a fare quello che volevi tu. Questo è un aspetto al quale mi devo ancora adattare. 

La Dogma di Ganna per l’Inferno: spunta un cambio da MTB

12.04.2026
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La Parigi-Roubaix è partita da pochi istanti e, sbirciando sin dalle ricognizioni dei giorni precedenti, non potevamo non soffermarci sulla bici della maggiore speranza italiana per questa classica, se non di tutte le classiche del Nord. Parliamo, ovviamente, della Pinarello Dogma F di Filippo Ganna.

In casa Ineos Grenadiers l’hanno tenuta celata il più possibile, ma stamattina a Compiegne inevitabilmente i veli sono caduti. E’ una bici sulla quale lo staff inglese ha lavorato con grande oculatezza. Ci sono “rischi”, ci sono certezze, c’è voglia di osare e quindi di vincere…

Colpo di scena: c’è l’XTR

Ganna ha detto di avere una gamba molto buona, ma questo potrebbe non bastare in una gara esigente anche dal punto di vista tecnico. E così ecco il setup studiato da Filippo e il suo staff per questa Pinarello Dogma F chiamata ad una grande impresa. Scopriamolo insieme.

La prima cosa che colpisce è senza ombra di dubbio il cambio. Via il classico Shimano Dura-Ace Di2, dentro l’XTR Di2, sempre di Shimano, ovviamente, pietra miliare dell’offroad, in particolare della MTB, del brand giapponese. Questa scelta è stata dettata dalla robustezza dello stesso, ma anche pensando al fatto che è associato a una monocorona.

I vantaggi sono diversi, al netto del peso (maggiore), che conta fino a un certo punto e ancor meno in una gara pianeggiante come l’Inferno del Nord. Montando l’XTR infatti l’asse della catena è più “dritto” rispetto alla corona: in poche parole gira meglio e si riduce un po’ l’attrito. Chiaramente parliamo di un paio di millimetri o poco più, ma è quel che serve per ridurre i problemi di cambiata sulle pietre.
La corona anteriore è in fibra ed è certamente un aftermarket non ufficiale, visto che sono stati coperti i simboli del brand con del nastro adesivo. I rapporti scelti sono: corona da 55 denti e cassetta posteriore, sempre XTR, 11-34.

Ormai la monocorona è un must alla Roubaix e in effetti riduce moltissimo i problemi di cambiate e sobbalzi.

Filippo ganna, Pinarello Dogma, Roubaix 2026
La Pinarello Dogma F di Ganna per questa Roubaix
Filippo ganna, Pinarello Dogma, Roubaix 2026
La Pinarello Dogma F di Ganna per questa Roubaix

Setup da pavé

Si passa poi a parlare di quel che concerne il modo di rendere la Pinarello Dogma F più docile sulle pietre. Ormai le bici di oggi sono iper rigide, ma alla Roubaix questa qualità conta fino a un certo punto.

Guardando la sua Pinarello Dogma, certo le ruote Scope da 60 millimetri non inducono proprio su questa strada. Tuttavia, rispetto all’ultima volta, Ganna ha scelto coperture da 32 millimetri e non da 30. E qui si apre un capitolo molto interessante.
Nonostante gomme più grandi, la pressione individuata è più alta rispetto a quando affrontò la Roubaix con coperture da 30 millimetri. In quel caso era di 3,5 bar, stavolta è di 4 bar sia all’anteriore che al posteriore. Questo perché? Perché, associata a un cerchio alto, come abbiamo visto, che è più rigido e perde elasticità, e al peso di Ganna (oltre 80 chili), c’era l’esigenza di gonfiare un po’ di più per ridurre il rischio di danneggiare la ruota stessa.

Come si può notare si è davvero al limite, come in Formula 1. Ma sono rischi ormai necessari per limare su ogni fronte.

Altro dettaglio sul fronte dell’ammortizzazione, se così si può dire, è la scelta del classico doppio nastro manubrio per aumentare un po’ il comfort.

Quote invariate

Per il resto Filippo Ganna non ha minimamente ritoccato la sua posizione: le quote sono le stesse di sempre. Dalla scelta delle pedivelle da 175 millimetri, alla larghezza del manubrio, il Most Talon Ultra, da 38 centimetri con attacco manubrio da 130 millimetri.

Quel che c’è di diverso rispetto alla bici classica è la richiesta di avere due comandi da remoto sulla parte alta del manubrio, quando è in presa alta: un bottoncino per salire e uno per scendere. Necessari per cambiare quando si è nei settori in pavé senza così togliere le mani dal manubrio. Si evitano rischi e soprattutto perdite di tempo. Da qui a poche ore infatti si entrerà all’inferno… Quello del Nord!

Dwars door Vlaanderen 2026, Filippo Ganna

Ganna signore di Waregem: finalmente una classica

01.04.2026
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Pippo Ganna centra a Waregem la prima vittoria in una classica del Nord, la prima in una corsa di un giorno. Come nell’ultima strappata di un inseguimento individuale (solo che stavolta sotto le ruote c’erano muri e tratti in pavé), quando è uscito dall’ultima curva, il piemontese ha cambiato ritmo. Ha visto Van Aert e si è lanciato nella scia. Lo ha preso e lo ha saltato a doppia velocità a capo di una volata lunghissima, quasi una fucilata, mentre l’altro per l’ennesima volta si è ingobbito sul manubrio.

Finora per Filippo c’erano state cronometro e tappe: 31 cronometro, 2 classifiche generali, 6 tappe. Per vederlo vincitore di una prova in linea si deve tornare alla Roubaix U23 del 2016, quando era ancora U23 con la maglia della Colpack. La Dwars door Vlaanderen dà spessore ai due podi di Sanremo, al terzo di Harelbeke nel 2025, all’ottavo dell’ultimo Fiandre e il sesto della Roubaix 2023. Queste sono le sue strade e ha detto bene Trentin di recente sulla necessità di farne seriamente un obiettivo.

Sul palco con Ganna sono saliti Van Aert e Waerenskjold
Un podio di giganti: Van Aert è alto 1,90 per 78 chili; Ganna 1,93 per 83 chili; per finire Waerenskjold che arriva a 1,95 per 92 chili
Sul palco con Ganna sono saliti Van Aert e Waerenskjold
Un podio di giganti: Van Aert è alto 1,90 per 78 chili; Ganna 1,93 per 83 chili; per finire Waerenskjold che arriva a 1,95 per 92 chili

Primo nonostante la sfortuna

Se Waregem era un test in vista del Fiandre, ha detto che Van Aert è in crescita e anche Pedersen è sulla via del ritorno. E mentre è rimbalzata la notizia del debutto di Evenepoel (ma non si è ancora capito se sia un pesce d’aprile o un progetto concreto), spiace quasi constatare che vinto oggi, Ganna volerà a casa e tornerà da queste parti fra dieci giorni per la Roubaix. Se però servirà per farlo arrivare forte e cattivo alla sfida del pavé, allora le obiezioni torneranno nel cassetto.

«Oggi la squadra ha fatto un lavoro straordinario per me – ha detto Pippo dopo aver abbracciato e ringraziato i compagni – e mi ha dato un supporto enorme. Alla fine, ho cercato di ripagare tutto il loro sostegno con una vittoria fantastica. Wout (Van Aert, ndr) ha fatto una prestazione impressionante e raggiungerlo non è stato facile, ma le mie gambe mi hanno portato al traguardo ed è una vittoria incredibile per me».

Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d'animo
Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d’animo
Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d'animo
Rottura della ruota davanti e poi del manubrio, ma Ganna non si è perso d’animo

Van Aert sull’Eikenberg

La corsa si è accesa sull’Eikenberg, dove proprio Van Aert ha sferrato il suo attacco più deciso, ritrovandosi prima in testa con Gregoire e Larsen e poi da solo. Quasi nello stesso momento Ganna è stato rallentato da un problema meccanico, ma è rientrato rapidamente in gruppo. Quando poi ha intuito che fosse arrivato il momento giusto, ha attaccato di nuovo a 6 chilometri dal traguardo, con una serie di scatti da togliere il fiato. Negli ultimi due, ha ripreso Vermeersch e ha proseguito verso l’ultimo chilometro.

«E’ stata una fatica enorme – riprende Ganna – e ho cominciato a crederci all’ultima curva. Il gruppo alle mie spalle stava inseguendo molto forte e pensavo che mi avrebbero raggiunto, ma sono davvero felice e spero che sia di buon auspicio per la squadra in vista delle prossime gare. Sono stato un po’ sfortunato nella prima parte. Prima ho rotto la ruota anteriore e ho dovuto cambiare bici. Poi il manubrio in un tratto di pavé e ho dovuto cambiarla ancora: spero che la sfortuna sia finita qui. Questa è una delle mie vittorie più importanti, soprattutto qui nell’università del ciclismo».

Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui
Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui
Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui
Van Aert è in condizione e si è capito, ma il traguardo di Waregem resta stregato per lui

Wout guarda al Fiandre

Van Aert l’ha presa con spirito. Lo scorso anno sullo stesso traguardo fu ugualmente secondo, ma il piazzamento fu vissuto come una sorta di dramma, con la Visma Lease a Bike in superiorità numerica e la vittoria infine centrata da Neilson Powless.

«Sarebbe stato bello – ha sorriso – se il traguardo fosse stato 150 metri prima. Ho provato di tutto per vincere, a partire da quando mi sono ritrovato in testa dopo l’Eikenberg. Gregoire e Larsen erano dei buoni compagni di fuga, ma la velocità calava e ho dovuto attaccare. Pensavo di avere ancora abbastanza margine per farcela, ma quando dopo l’ultima curva ho visto Ganna e la sua ruota accanto a me, ho capito che era finita».

Il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre
Anche il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre
Il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre
Anche il decimo posto di Pedersen è un segnale interessante in vista del Fiandre

«E’ frustrante essere arrivati così vicini alla vittoria – prosegue Van Aert – soprattutto perché ho sentito a lungo di essere il migliore. All’ingresso dell’ultima curva, pensavo ancora di poter vincere e questo conferma le mie buone sensazioni. Cosa farò ora? Il meno possibile fino a domenica per ricaricare le energie. Sono pronto per il Fiandre, non vedo l’ora».

Finalmente un’altra classica che parla italiano, dopo la Parigi-Tours di Trentin dello scorso anno. E se è vero, come Ganna ha raccontato alla Tirreno-Adriatico, che la sua preparazione è stata diversa per arrivare più avanti con una condizione migliore, allora forse proprio la Roubaix potrebbe trasformarsi in un interessante momento della verità. Il testimone di Colbrelli aspetta ancora di essere raccolto.

Ineos

Ineos: per ora tanto Ganna e tanto Bernal. Sentiamo Leo Basso

04.03.2026
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Quando si parla di Ineos Grenadiers si pensa subito al grande squadrone che è stato. Quest’anno però il team britannico è partito molto bene. Tira un’aria nuova. E certamente l’ingaggio di Oscar Onley è stato il colpo di coda del ciclomercato. Anche secondo Giuseppe Martinelli e la sua esperienza, vedremo una Ineos in ripresa.

Leonardo Basso, uno dei direttori sportivi della Ineos, ci porta dentro la sua squadra. E soprattutto nei programmi nell’immediato e nelle corse italiane. Perché diciamola tutta: si sa che Onley sarà il leader al Tour de France, ma per il resto non si hanno grandi notizie. Bernal al Giro? Ci sono forti indizi (ancora di più dopo questa intervista), ma di ufficiale non c’è nulla. Insomma, sentiamo Leonardo.

Leonardo Basso (classe 1993) è sull’ammiraglia della Ineos Grenadiers dal 2024 (foto Instagram Ineos)
Leonardo Basso (classe 1993) è sull’ammiraglia della Ineos Grenadiers dal 2024 (foto Instagram Ineos)
Una buona partenza, Leonardo. Già al Tour Down Under avete alzato le braccia al cielo…

Sì, indubbiamente. Abbiamo iniziato bene l’anno, la squadra ha girato subito forte sia a livello tecnico, ma c’è anche un bel clima all’interno di tutti i reparti, dai corridori allo staff. Questo clima poi si ripercuote sulla performance. Non è sempre automatico, però nella maggior parte dei casi, se inizi bene e tutte le cose sono a posto, i corridori sentono la fiducia e possono performare. Ne esce una buona dinamica, il morale resta alto e le cose girano: non è una casualità. Ora cerchiamo di lavorare bene anche in questo mese che è cruciale, con appuntamenti importanti.

Mese cruciale soprattutto in Italia: che squadra porterete tra Strade Bianche, Tirreno-Adriatico e Sanremo? E quali saranno i leader?

Per la Strade Bianche naturalmente abbiamo Egan Bernal, che è già salito sul podio nel 2021 e sa come correrla. L’anno scorso è stato protagonista anche nella tappa del Giro d’Italia che comprendeva parte di quei settori. Pertanto ci affidiamo al suo talento. Lui sarà il nostro faro per sabato. Sempre Bernal resterà in Italia per fare poi la Tirreno-Adriatico insieme a Thymen Arensman: loro due saranno i nostri leader per la generale.

E Ganna?

Certamente, alla Tirreno avremo anche Filippo Ganna che, come di consueto, correrà per puntare soprattutto alle tappe. Intanto cerchiamo di iniziare bene con la cronometro, che è la frazione numero uno, poi con lui vedremo giorno per giorno.

Ineos
I nuovi si sono integrati bene, secondo Basso. Sam Welsford, per esempio, ha vinto subito. Eccolo conquistare la 3ª frazione del Down Under
Ineos
I nuovi si sono integrati bene, secondo Basso. Sam Welsford, per esempio, ha vinto subito. Eccolo conquistare la 3ª frazione del Down Under
Sarà una Tirreno anche in funzione della Sanremo? Sempre per Ganna intendiamo…

Diciamo di sì. Però il ciclismo moderno è cambiato. Oggi si cerca di capitalizzare ogni opportunità, rispetto a una ventina di anni fa in cui la Tirreno era quasi necessariamente corsa in funzione di altro. Adesso ogni appuntamento è importante. Chiaro che a livello fisico la Tirreno gli darà una marcia in più, perché una corsa a tappe influisce sempre sulla condizione, però vogliamo sfruttare al massimo la Tirreno e poi gestire bene la settimana di stacco prima della Milano-Sanremo.

Ci sarà qualche co-capitano vicino a Ganna alla Sanremo?

Ganna arriva da due podi, pertanto sarà lui il nostro riferimento per l’arrivo di via Roma. Cercheremo di supportarlo al meglio.

Poi la grande domanda: che Ineos vedremo al Giro d’Italia? Il duo Bernal-Arensman è un indizio?

Il discorso è ampio. Abbiamo una pianificazione in atto. Per Bernal questo potrebbe essere considerato un primo step, naturalmente. Però il ciclismo moderno è molto complesso, quindi abbiamo un piano, ma restiamo flessibili. Intanto vogliamo fare bene la Tirreno. Poi, se tutto andrà come deve, al Giro la nostra squadra non può esimersi dal tentare di essere protagonista in classifica generale. Senza però trascurare l’opportunità di capitalizzare anche qualche tappa. Serve il giusto equilibrio tra ambizioni di un giorno e classifica generale, per la quale siamo naturalmente strutturati.

Ineos
Ganna in azione nella crono dell’Algarve, da lui vinta. Pippo sarà leader della Ineos alla Sanremo
Ineos
Ganna in azione nella crono dell’Algarve, da lui vinta. Pippo sarà leader della Ineos alla Sanremo
Quindi non è sicuro che possa essere Bernal il leader per il Giro?

E’ troppo presto per fare questa dichiarazione, soprattutto prima, e a ridosso, della Tirreno-Adriatico. Facciamo passare la Corsa dei Due Mari e poi ci concentreremo sull’avvicinamento al Giro d’Italia.

Quanto è cambiata la Ineos Grenadiers con l’arrivo, quasi a sorpresa, di Onley?

E’ parte della nostra natura cercare sempre di rinforzarci. E’ indubbio che Oscar Onley sia un corridore molto importante e che abbia dato ulteriore forza all’organico. Devo dire che è stato bravissimo a integrarsi. L’ho visto adattarsi subito alle dinamiche di un team per lui nuovo. Ha legato bene con staff e compagni. Insomma, è lui che ci ha aiutato. Senza contare che si sono visti già buoni risultati all’Algarve. Con lui stiamo facendo un percorso per questa stagione, ma anche per i prossimi anni. E’ stato bravo a iniziare con il piede giusto.

Oltre alle corse italiane e al Tour, avete già una traccia per Vuelta e finale di stagione?

Direi di no. E’ vero che le squadre cercano di pianificare il più possibile, però prima ci sono Giro e Tour, e poi a cascata si definisce il resto del programma. Cerchiamo anche di non dare ai corridori informazioni troppo definitive, perché nel mezzo ci sono tanti mesi e le condizioni possono variare. Certamente noi abbiamo un’idea, ma non l’abbiamo ancora confermata neanche agli atleti.

Ineos, Bernal
Bernal, ex biker, ha un certo feeling con gli sterrati, per questo guiderà la Ineos a Siena
Ineos, Bernal
Bernal, ex biker, ha un certo feeling con gli sterrati, per questo guiderà la Ineos a Siena
E invece tu, Leonardo, come sta procedendo questa tua avventura?

Devo dire che la squadra e i ragazzi stessi mi hanno aiutato molto. Il fatto di essere stato alla Ineos Grenadiers da corridore per quattro anni mi ha agevolato. Per il resto sento questo ruolo da direttore abbastanza naturale, forse anche più di quanto lo fosse quello del corridore. Mi trovo a mio agio. La Ineos è una squadra di livello mondiale e questo comporta pressioni e responsabilità diverse, ma le sto vivendo bene. Se ci metti tutto l’impegno possibile, credo che i risultati arrivino. Insomma, dare il massimo come quando ero corridore.

C’è un tuo corridore che ti ha colpito non solo per i risultati, ma anche per il carattere?

Più che un singolo corridore mi ha colpito l’approccio dei giovani. In queste ultime stagioni il ciclismo ha raggiunto un livello di professionalità assoluto. La cura dei dettagli è elevatissima e i giovani hanno già queste attenzioni. Sono di una professionalità incredibile. Probabilmente è una cosa generalizzata, non solo del team Ineos. Hanno una conoscenza altissima della nutrizione e di tutti gli aspetti dello sport. Dovremo essere bravi noi a gestire la parte più istintiva, perché a un’età giovane devono anche conservare la gioia di correre, senza essere esclusivamente focalizzati sui dettagli. Però, ripeto, il loro livello di professionalità mi ha davvero stupito.

squadre

Falsa partenza, squadre in crisi. L’analisi di Martinelli

22.02.2026
6 min
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Possiamo parlare senza ombra di dubbio di falsa partenza per alcune squadre. Visma-Lease a Bike, in parte Alpecin-Premier Tech (totalmente legata a Philipsen e Van der Poel), Soudal-Quick Step… squadroni che si aspettavano ben altro dalle prime corse di stagione. O molto meno di quanto ci si potesse attendere. Così come quando si parte con il piede giusto si innesca un circolo virtuoso, è facile che accada anche il contrario. E cioè che le cose vadano progressivamente peggio.

Aspetti del genere portano tensioni in squadra e di certo non facilitano le cose. Viene dunque da chiedersi come si gestiscano certe situazioni. Il quesito lo abbiamo posto a un direttore sportivo che ne sa come pochi e che oggi ricopre un ruolo super partes: Giuseppe Martinelli. In carriera ne ha viste di tutti i colori.

Astana Proteam 2016 - Training Camp Calpe, Giuseppe Martinelli
Giuseppe Martinelli (classe 1955) è stato sulle ammiraglie delle squadre dei pro’ per oltre 30 anni
Astana Proteam 2016 - Training Camp Calpe, Giuseppe Martinelli
Giuseppe Martinelli (classe 1955) è stato sulle ammiraglie delle squadre dei pro’ per oltre 30 anni
Dunque Giuseppe, quando tutto gira un po’ male come si fa a tenere la calma e il morale alto? C’è il rischio che saltino i nervi?

Ci sono squadre come quelle che avete menzionato voi, ma io metterei dentro anche la EF Pro Cycling, tanto per dire, anche se non è uno squadrone e credo non abbia ancora vinto. Visma, Lidl e compagnia bella secondo il mio punto di vista hanno anche altri progetti.

Ti riferisci a grandi classiche e Grandi Giri?

Esatto. Perciò il fatto che partano un po’ sotto tono potrebbe anche starci e magari fra quindici giorni parificano tutto. Così sotto tono invece crea un po’ di apprensione. Quando vedi che altre squadre vincono e tu non ci riesci ti chiedi se hai sbagliato qualcosa. Un po’ di soggezione nei confronti degli altri viene, ti sembra di essere inferiore. Oggi tutte le squadre cercano prestazione continua e competitività perché hanno tanti corridori vincenti. Una volta in una squadra quanti erano quelli che vincevano davvero? Cinque o sei… forse. Adesso i corridori buoni sono tanti, dieci, se non 15 per alcune squadre. In tanti possono vincere, ma non ci riescono. E’ inevitabile che un po’ di nervosismo si crea.

In questi casi chi viene messo per primo sotto accusa? Preparatore, atleta, diesse…

Un po’ tutti. Però oggi la figura predominante è sicuramente quella del preparatore, quello che paga di più a livello morale. Manager e direttori sportivi chiedono spiegazioni sul perché un corridore non abbia ancora trovato la condizione. Sotto accusa quindi finisce soprattutto il preparatore.

squadre
Il manager della EF Jonathan Vaughters. Secondo Martinelli la sua squadra non ha raccolto quanto ci si aspettava (foto Instagram)
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Il manager della EF Jonathan Vaughters. Secondo Martinelli la sua squadra non ha raccolto quanto ci si aspettava (foto Instagram)
Tu sei stato in squadre gigantesche, ma l’Astana anche nei tempi d’oro, manteneva una certa familiarità. In corazzate come Visma o Ineos, dove si va avanti a mail e call, è più difficile uscire dalle tensioni?

Dipende sempre da che anima c’è nella squadra. Nell’Astana c’era un’anima italiana e molte cose venivano discusse tra di noi. Oggi ci sono tante email, conference call, messaggi… ma spesso rimane tutto lì dentro. Dopo chi prende in mano la situazione parla direttamente con il corridore. E sono sempre i soliti due o tre che lui ascolta davvero.

Un altro modo di comunicare e condividere…

Una volta si parlava tra di noi e poi ognuno parlava un po’ con tutti. Adesso nelle squadre ci sono tante stanze stagne: dieci corridori con un preparatore, altri con il nutrizionista, altri con altre figure. Chi parla davvero con tutti è difficile da individuare. E posso assicurarvi che non è il manager perché non ha tempo. Serve un’anima, ma è difficile trovarla: troppe teste viaggiano per conto loro.

Un po’ quello che è successo anche in Red Bull l’anno scorso. Alla fine alcune di queste teste pensanti sono state accompagnate, neanche troppo gentilmente, all’uscita…

Facciamo un conto: trenta corridori e quasi cento persone che lavorano per loro. Credo ci siano persone che non vedono alcuni membri del team per tutto l’anno. E’ facile che si crei una situazione così. Specie se le cose non vanno bene.

Visma Lease a Bike 2026, Nimbl, Jonas Vingegaard, Wout Van Aert
Al netto del sorriso della foto, i due leader della Visma Lease non sono partiti col piede giusto
Visma Lease a Bike 2026, Nimbl, Jonas Vingegaard, Wout Van Aert
Al netto del sorriso della foto, i due leader della Visma Lease non sono partiti col piede giusto
False partenze: partiamo dalla Visma-Lease a Bike. Tra addii, Simon Yates, fratture, Van Aert, e cadute, Vingegaard qualcosa non va. Cosa ne pensi?

In questo momento in quella squadra regna qualcosa di simile alla confusione. Quando mancano tre o quattro campioni si fa dura e il resto è subordinato alle loro vittorie. I successi di Laporte o Brenner sono flash isolati. Alla Visma manca la compattezza di qualche anno fa.

Eppure l’anno scorso ha vinto Giro e Vuelta…

Vero, ma non vedo più la Visma di una volta. Contro team come la UAE Emirates o anche la Lidl-Trek, che in certe giornate si dimostra un vero squadrone, la Visma sembra avere più problemi delle altre. E le sfortune spesso arrivano in successione. Tra le altre cose ho letto anche che stanno cercando un primo nome, un nuovo sponsor. Non credo abbiano problemi a trovarlo: dietro c’è una nazione come l’Olanda dove il ciclismo è uno status. Ma ai piani alti sicuramente non aiuta.

Un pensiero in più che offusca la serenità?

E’ così. Ripenso a quando in Astana due anni fa non trovavamo il bandolo della matassa con i punti e stavamo sempre a lottare in fondo. L’anno dopo siamo partiti bene ed è arrivata subito serenità.

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Tarling e Oxenberg in fuga ieri verso Jebel Hafeet. Sin qui la Ineos si è fatta sentire con Ganna e Bernal
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Tarling e Oxenberg in fuga ieri verso Jebel Hafeet. Sin qui la Ineos si è fatta sentire con Ganna e Bernal
Parliamo della Soudal-Quick Step invece. Giusto ieri è arrivata la seconda vittoria con Magnier. Ma loro hanno sempre vinto tantissime corse e sono in una fase post terremoto Remco. E’ momento di rifondazione per loro?

Più che dopo Remco direi dopo Lefevere, che nel bene o nel male indirizzava tutto. A volte sembrava spararla grossa, ma le sue parole non erano mai a vuoto. Patrick faceva uscire quello che voleva, anche se sul momento sembravano cavolate. E’ un passaggio di rifondazione. Hanno due velocisti forti, Magnier e Merlier, gente che da sola può fare 10-12 vittorie a stagione. Se già questi due sprinter fanno il loro, numericamente vincono tanto e sono okay. Ma non hanno un campione vero per le classiche, da Sanremo a Liegi. Serve un corridore pronto o aspettare che un giovane sbocci. Mentre finché c’è stato Lefevere lui riusciva a tamponare la situazione, anche tenendo Remco.

Infine la Ineos Grenadiers: come li vedi?

Secondo me gli inglesi hanno fatto buoni acquisti ed è tornato il loro vecchio manager, Dave Brailsford: piano piano risorgeranno. Hanno giovani e hanno già vinto qualcosina. Ma il punto è sempre quello: i migliori corridori sono concentrati in poche squadre ed è difficile vincere contro di loro o portarglieli via. Con Evenepoel, Pogacar, Van der Poel e altri due o tre è facile fare un ordine d’arrivo, ma difficilissimo batterli.

Egan Bernal

Bernal, Zipaquirà, il Giro: le news direttamente dalla Colombia

08.02.2026
5 min
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Questa è la settimana del ritorno del grande ciclismo in Colombia, patria del pedale sudamericano. Tre giorni fa si è disputata la prova a cronometro, mentre oggi è la volta della gara in linea. I campionati nazionali si svolgono a Zipaquirà, città natale di Egan Bernal, che tra l’altro sarà, almeno sembra, uno dei leader del prossimo Giro d’Italia.

Il Sudamerica resta il secondo grande polo ciclistico mondiale, nonostante la globalizzazione abbia ormai distribuito atleti di alto livello in ogni angolo del pianeta. In questi giorni si è discusso molto del mancato Giro di Colombia, che anche quest’anno non verrà disputato. In tanti hanno sottolineato quanto questa assenza rappresenti una perdita culturale, tecnica ed economica per il ciclismo locale. Anche per questo motivo l’attenzione sui campionati nazionali è ancora maggiore.

Egan Bernal
Brandon Rivera ed Egan Bernal in allenamento sulle strade della loro Zipaquirà. I due oltre che compagni di squadra sono amici storici (foto @pochop8)
Egan Bernal
Brandon Rivera ed Egan Bernal in allenamento sulle strade della loro Zipaquirà. I due oltre che compagni di squadra sono amici storici (foto @pochop8)

A casa di Bernal

Ad aiutarci a capire il clima che si respira è un nostro collega colombiano, Lisandro Rengifo, giornalista di El Tiempo, quotidiano di Bogotá. E’ lui a portarci dentro l’atmosfera di Zipaquirà e a raccontarci cosa rappresenti questo appuntamento per Egan Bernal e per il movimento ciclistico colombiano.

«Per quanto riguarda i campionati nazionali – dice Rengifo – l’ambiente a Zipaquirà è sensazionale. Essendo la “casa” di Bernal, l’attesa è altissima. Al via ci saranno ciclisti di ogni livello e caratteristiche. Dopo la cancellazione del Tour Colombia, i campionati nazionali concentrano tutta l’attenzione del mondo del pedale nel Paese. Saranno presenti corridori come Egan Bernal, Daniel Martinez, Harold Tejada, Brandon Rivera e Santiago Buitrago: i nomi più importanti del ciclismo colombiano impegnati nel WorldTour».

E a proposito di Rivera, giovedì nella prova a cronometro, il successo è andato proprio al compagno di squadra di Bernal alla Ineos Grenadiers. Il percorso era pianeggiante ma molto impegnativo: una crono di 44 chilometri con appena 180 metri di dislivello, il tutto però oltre i 2.500 metri di quota. Rivera che è uno scalatore atipico, molto potente, ha rifilato quasi 2′ al secondo, Dani Martinez.

Rivera
Rivera ha stravinto la prova contro il tempo. Tanta la gente a bordo strada, figuriamoci oggi (foto Federciclismo Colombia)
Rivera
Rivera ha stravinto la prova contro il tempo. Tanta la gente a bordo strada, figuriamoci oggi (foto Federciclismo Colombia)

Non solo scalatori

Ma se la crono è era un piattone, che tipo di gara sarà quella in linea. Non possiamo credere che in Colombia non inseriscano neanche una salita. E infatti…

«Il percorso di oggi – prosegue Rengifo – favorisce i fondisti, coloro che sono abituati a gare di oltre 200 chilometri e che si allenano e rendono bene in altura. In conclusione, è un tracciato che avvantaggia soprattutto i ciclisti colombiani che fanno parte del WorldTour, gente di fondo, forte».

Un aspetto molto romantico, se vogliamo, di questa storia, anzi di questi campionati nazionali è l’impegno proprio di Bernal. Sembra che il classe 1997, abbia influito nell’organizzazione di questi Campionati Nazionali “in casa” e non solo come uomo immagine.

Rengifo fa luce: «Bernal ha influito totalmente nell’organizzazione. Egan è stato uno dei principali collaboratori nel disegno del percorso, che potrebbe essere il più duro nella storia dei Nazionali. C’è uno strappo di un chilometro con pendenze fino al 16 per cento, da affrontare per 13 volte. Non molti ciclisti riusciranno a portare a termine la prova».

E a proposito di Bernal, la sua stagione riparte proprio da qui, esattamente come un anno fa, anche se nel 2025 aveva già conquistato il titolo a cronometro.

«Come ci arriva Bernal? Tutto lascia pensare che Egan possa ripetere il successo dello scorso anno, non solo perché corre in casa, ma perché in Colombia non c’è un altro corridore con le sue caratteristiche: forte in montagna, fondista completo e con una mentalità vincente. Sì, può difendere il titolo conquistato dodici mesi fa».

Egan Bernal
Bernal sullo strappo dove si conclude il campionato nazionale colombiano. Bisognerà ripeterlo 13 volte (foto @pochop8)
Egan Bernal
Bernal sullo strappo dove si conclude il campionato nazionale colombiano. Bisognerà ripeterlo 13 volte (foto @pochop8)

Tra Giro e futuro

Questa di poter parlare con un giornalista colombiano è anche un’occasione per cercare di scoprire il futuro di Bernal. E per noi italiani la domanda principale è legata alla sua partecipazione al Giro d’Italia che, ricordiamo, ha vinto nel 2021.

«Non è stato detto nulla di ufficiale – spiega Rengifo – ma l’ipotesi più probabile è che possa ripetere la doppietta Giro-Tour, come l’anno scorso. E’ chiaro che con gli arrivi di Vauquelin e Onley si presuppone che al Tour vadano loro e possano essere leader, quindi Bernal avrebbe maggiori possibilità di guidare la Ineos in Italia».

In altri tempi, un percorso come quello del Giro di questa stagione sarebbe stato perfetto per lui: salite lunghe, non eccessivamente pendenti, simili a quelle di casa, e una lunga cronometro in cui guadagnare terreno sui rivali più puri in salita. Certo, non è più l’Egan di un tempo. O forse, semplicemente, oggi i rivali sono diversi.

«L’anno scorso ho parlato con lui – racconta Rengifo – e mi disse che l’obiettivo della Ineos nel 2025 era lottare per il podio del Giro, anche se poi ha chiuso settimo. Quest’anno, se andrà al Giro, l’idea sarà di nuovo quella di puntare al podio, perché il percorso gli è favorevole. Resta da capire contro quali avversari si troverà.

Bella infine la chiosa di Rengifo sia su Egan che sul ciclismo della sua Nazione: «Il ciclismo colombiano continuerà a dipendere, come negli anni passati, da ciò che farà Egan Bernal. Non c’è un altro corridore con le sue qualità ed è l’unico che può ambire a risultati davvero importanti. Allo stesso tempo va detto che oggi non ha le condizioni per lottare alla pari con Pogacar, Vingegaard o Evenepoel, come del resto accade alla maggior parte dei comuni mortali del gruppo. Ma terrà duro come sempre».

Davide Frigo, Ineos Grenadiers Racing Academy

Davide Frigo: primi passi nel devo team e nella mentalità Ineos

25.01.2026
5 min
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Il Team Ineos Grenadiers ha messo nel mirino il suo prossimo futuro, e lo ha fatto anche con l’inserimento del devo team (Ineos Grenadiers Racing Academy) nel progetto. Una squadra di sviluppo, la formazione britannica era una delle poche a non averne ancora una interna. Inizialmente, come raccontato anche da Dario Cioni quando è stato presentato il progetto. Dodici atleti da ogni Continente, con una maggioranza di cinque corridori britannici. In questo gruppo c’è spazio anche per due italiani: Davide Frigo e Nicolas Milesi. 

Il più piccolo dei due fratelli Frigo arriva al suo primo anno da under 23 e lo affronterà proprio con il devo team Ineos Grenadiers. Un bel salto, come ci racconta anche lui, ma che al momento sta assorbendo nella maniera giusta. 

«Ci stiamo allenando bene in questo secondo ritiro – racconta Davide Frigo – siamo ad Oliva, a poche centinaia di metri dal mare. C’è molto vento ma per il resto va tutto alla grande, l’hotel è super attrezzato e inoltre il team ha portato lo chef e cura lui la cucina».

Ineos Grenadiers Racing Academy, 2026
Davide Frigo in questi giorni si sta allenando in Spagna insieme ai compagni del devo team Ineos
Ineos Grenadiers Racing Academy, 2026
Davide Frigo in questi giorni si sta allenando in Spagna insieme ai compagni del devo team Ineos
Non siete solo voi del devo team allora…

Della squadra under 23 siamo qui tutti tranne un ragazzo australiano che è rimasto a casa ad allenarsi. Poi insieme a noi ci sono altri dodici o tredici corridori della formazione WorldTour ma ci alleniamo separati. E’ capitato un paio di volte nel ritiro di dicembre di pedalare con loro, ma per il resto le attività rimangono divise. In questi giorni sono in stanza con un ragazzo africano, Milkias Maekele, che ha rotto il braccio ma è venuto comunque per fare delle visite di controllo. 

Ti sei ambientato?

Va sempre meglio, il primo ritiro è stato un qualcosa di enorme, di gigantesco. Arrivo da una squadra juniores in cui lo staff era composto da quattro o cinque membri e poi c’eravamo noi ragazzi. A dicembre nel primo ritiro eravamo in più di cento persone. 

Sei in un ambiente internazionale, si sente?

L’organizzazione, ogni persona ha un ruolo e un compito da svolgere. Siamo in tantissimi ma non c’è nessuno fermo. Ora piano piano sto migliorando anche l’inglese, arrivavo da un livello scolastico e il primo impatto è stato tosto. Per fortuna il mio diesse di riferimento è Cioni che mi sta aiutando tanto

Davide Frigo arriva dal Team Tiepolo, con il quale ha corso i due anni da juniores
Davide Frigo arriva dal Team Tiepolo, con il quale ha corso i due anni da juniores
Cosa ti ha colpito di più in questi primi mesi?

Il lato organizzativo e di gestione. Mi è capitato di parlare con un diesse e gli ho detto che avevo sbagliato a comunicare la taglia dei vestiti da riposo. Lui è andato a dirlo al responsabile del magazzino e ora al secondo ritiro mi sono trovato davanti alla stanza uno scatolone con i vestiti nuovi della taglia corretta. Ho proprio pensato: «Cavolo, qui non lasciano nulla al caso».

Stai trovando anche il ritmo negli allenamenti?

In questo secondo training camp ci stiamo concentrando di più nel pedalare e fare tante ore in sella. Invece a dicembre ci sono state più riunioni e incontri con i vari membri dello staff.

Che cosa dicono a voi del devo team?

Erano per lo più riunioni generali per parlare del team, poi abbiamo fatto un incontro con il medico e il nutrizionista che ci hanno dato qualche dritta. Nulla di grande, consigli base, però quando si hanno tanti ragazzi giovani è giusto partire quasi da zero

Il 2025 è stato l’anno in cui Frigo ha fatto un deciso passo in avanti trovando le prime vittorie, qui alla Coppa Montes (photors.it)
Il 2025 è stato l’anno in cui Frigo ha fatto un deciso passo in avanti trovando le prime vittorie, qui alla Coppa Montes (photors.it)
Si respira il clima Ineos?

E’ tornato David Brailsford e nel ritiro di dicembre c’era anche lui ovviamente. Ha una personalità molto forte, quando entra in una stanza si sente, lo si nota. Non che lo faccia apposta, ma ha un carisma unico che trascina. Ha preso in mano la squadra e ha detto che nel giro di tre o quattro anni vogliono tornare ai livelli che competono a un team come il nostro

Hai già parlato di quale sarà il tuo percorso nel team?

Qualcosa sì ma le riunioni individuali più specifiche arriveranno nei prossimi giorni. Quest’anno ho ancora la scuola, quindi fino a giugno dovrò gestire i due impegni. Il team è molto felice che non abbia lasciato gli studi e in questo mi supporta. Mi hanno detto di non preoccuparmi e che fino a quando non avrò fatto la maturità sfrutteremo le occasioni a disposizione.

Come lavorerai?

Sto approfittando dei giorni di ritiro, così come ho fatto con le vacanze di Natale, per allenarmi e mettere un po’ di fondo nelle gambe. Per il resto so che già di non poter correre il Giro Next Gen perché sarà in concomitanza con la maturità. Mi piacerebbe partecipare al Tour de l’Avenir, visto che nel 2026 è stato aperto ai devo team

Davide Frigo ha poi dimostrato di avere una buona attitudine anche nelle corse a tappe vincendo il Giro del Friuli (foto Bolgan)
Davide Frigo ha poi dimostrato di avere una buona attitudine anche nelle corse a tappe vincendo il Giro del Friuli (foto Bolgan)
Torniamo all’inizio, in che modo è nato il contatto con la Ineos?

Cioni aveva sentito mio fratello Marco poco dopo il campionato italiano a cronometro, era fine giugno. Gli aveva detto di essere interessato a me e gli aveva accennato che Ineos avrebbe aperto un devo team nella prossima stagione (il 2026, ndr). La cosa poi è andata un po’ per le lunghe ma ho sempre avuto fiducia.

Dopo il tuo ultimo anno da juniores ti saresti mai aspettato di entrare in un devo team?

E’ arrivato tutto molto in fretta. Fino al 2025 non avevo mai raccolto grandi risultati. Con la prima vittoria della stagione ho sentito crescere la consapevolezza nei miei mezzi e di poter pensare a un passo del genere. Ora sono qui e voglio fare del mio meglio per rimanerci e godermelo al massimo. 

Ineos Grenadiers Academy, 2025, allenamento (foto INEOS Grenadiers)

Ineos Grenadiers Academy: talento, tante corse e i piedi per terra

22.12.2025
6 min
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Con un comunicato del 18 dicembre, il Team Ineos Grenadiers ha annunciato la nascita del suo team di sviluppo, su cui ragionava e lavorava da un pezzo. Non un devo team, ma una Racing Academy: in ordine di tempo, la squadra britannica e il Movistar Team sono state le ultime due ad essersene dotate.

Le parole di Geraint Thomas, nuovo direttore tecnico del team, aprono la porta sul passato visionario di British Cycling, la federazione britannica, che aveva scelto una base italiana e aveva affidato i suoi giovani migliori a Maximilian Sciandri.

«Il sistema dell’Academy – ha detto il nuovo direttore tecnico del team – ha avuto un ruolo fondamentale nel plasmare la mia carriera. Mi ha insegnato come essere un professionista: prendermi cura di me stesso, mantenermi in salute, essere organizzato e prepararmi adeguatamente. Tutte queste semplici abitudini e comportamenti mi hanno accompagnato per tutta la carriera».

Thomas, nuovo direttore tecnico del team, è diventato pro' dopo gli anni nella academy di British Cycling (foto INEOS Grenadiers)
Thomas, nuovo direttore tecnico del team, è diventato pro’ dopo gli anni nella academy di British Cycling (foto INEOS Grenadiers)
Thomas, nuovo direttore tecnico del team, è diventato pro' dopo gli anni nella academy di British Cycling (foto INEOS Grenadiers)
Thomas, nuovo direttore tecnico del team, è diventato pro’ dopo gli anni nella academy di British Cycling (foto INEOS Grenadiers)

Un progetto del 2020

Al centro della nuova Racing Academy battono il cuore italiano di Dario Cioni e quello di Simon Swatt. E proprio dal toscano inizia il nostro viaggio nella nuova struttura, composta da 12 atleti, fra cui due italiani: Nicolas Milesi e Davide Frigo.

«La prima volta che ho lavorato sul progetto di una devo – spiega Cioni – era il 2020: c’è voluto un po’ di tempo però alla fine ci siamo arrivati. Siamo giunti alla conclusione che sia una necessità, dopo che negli anni passati il management aveva voluto provare una linea diversa. Avevamo accordi con un team U23 tedesco e con una squadra juniores americana, ora rientra tutto in un progetto di ricerca del talento. Avremo almeno altre due collaborazioni che saranno annunciate prossimamente.

«Il passaggio ideale sarebbe che i corridori così selezionati approdassero alla Academy per poi salire nel WorldTour. Quest’anno siamo partiti da 12, l’ambizione per il 2027 è di salire a 15-16, possibilmente anche di più. E’ anche possibile però che qualcuno arrivi al professionismo da altre squadre, per questo occorre essere anche un po’ elastici. Immaginiamo ad esempio un ragazzo italiano che va ancora a scuola. Possiamo osservare anche il suo sviluppo in una squadra con cui collaboriamo, senza costringerlo a fare un’attività troppo internazionale che lo distolga dallo studio».

Dario Cioni è uno dei responsabili per Ineos del settore crono. Qui ai mondiali 2023 con la bici di Ganna e il meccanico Cornacchione
Dario Cioni è uno dei responsabili per Ineos del settore crono. Qui ai mondiali 2023 con la bici di Ganna e il meccanico Cornacchione
Quali sono i punti saldi dell’Academy?

In questa stagione non avremo un ritiro permanente, ma opereremo sulla base di ritiri durante l’anno. Dal 2027 l’idea è di avere invece una base fissa: il 2026 sarà un anno di studio anche per noi sul modo più efficace di gestire il programma. Avremo un calendario abbastanza intenso di gare, con l’obiettivo di farne circa 45 per ciascun corridore. Magari i quarti anni correranno un po’ di più e i giovani faranno meno. Però per noi la gara è fondamentale per sviluppare un corridore completo ed è quello che ci viene richiesto dal team WorldTour. Vogliamo ragazzi che sappiano leggerla bene e che non si riducano a essere troppo schiavi dei numeri in allenamento.

Ci sarà una struttura tecnica apposita per la Academy?

No, tutta la struttura fa parte della WorldTour. Avremo tutti un coinvolgimento. Io ad esempio continuerò a fare il lavoro sulle cronometro e le cronosquadre, però poi buona parte del tempo sarà dedicata alla gestione della Academy. Poi ci saranno un meccanico e un massaggiatore della WorldTour, che saranno principalmente con noi. Due allenatori che fanno sia WorldTour sia Academy. E fra i direttori sportivi stiamo inserendo anche Simone Antonini per fare un certo numero di gare con l’Academy. Nei ruoli rientra anche il discorso dello scouting, per cui c’è da fare un lavoro abbastanza vasto. In questo primo anno dovremo fare uno sforzo, con l’obiettivo di strutturarci in modo più completo per il 2027.

Con quali criteri sono stati scelti i 12 atleti di quest’anno?

Theodor Storm era già nell’ambito della nostra squadra, l’anno scorso era con la Lotto-Kern-Haus, mentre gli altri sono tutti nuovi arrivi. Volevamo alcuni corridori con più esperienza, per cui sono stati presi Nicolas Milesi, Cameron Rogers e Mattie Dodd. Josh Charlton viene dalla pista, ha poca esperienza su strada, però è uno dei quattro al mondo, assieme a Ganna, Milan e Lambie, che nell’inseguimento è andato sotto i 4 minuti. Vogliamo vedere cosa riusciamo a fare con lui, perché crediamo che abbia un bel potenziale. Anche lui stava cercando nuovi stimoli, visto che le Olimpiadi sono ancora lontane. E poi c’è anche Milkias Maekele, un corridore eritreo di terzo anno, molto interessante.

Davide Frigo, vicentino di 18 anni, è scalatore e fratello di Marco (foto INEOS Grenadiers)
Due gli italiani del team. Davide Frigo, fratello di Marco, vicentino di 18 anni, è uno scalatore(foto INEOS Grenadiers)
Davide Frigo, vicentino di 18 anni, è scalatore e fratello di Marco (foto INEOS Grenadiers)
Due gli italiani del team. Davide Frigo, fratello di Marco, vicentino di 18 anni, è uno scalatore(foto INEOS Grenadiers)
Partiamo proprio da lui, in che modo individuate il talento? Risultati, test…

Sono stati tutti selezionati per i risultati, poi abbiamo guardato i dati fisiologici e poi c’è stata una serie di colloqui che hanno portato alla decisione definitiva. Dei colloqui ci siamo occupati Simon Watts ed io, a volte insieme e a volte in autonomia. Ad esempio Davide Frigo lo avevo già visto alle gare, poi ci siamo conosciuti, ci ho parlato varie volte e in un secondo momento l’ha sentito anche Simon. Il colloquio, meglio se più di uno, fa capire molto.

Il fatto di lanciare la Academy è dipeso da una presa di coscienza di come va oggi il mercato?

Sicuramente Brailsford ha capito che il ciclismo è cambiato tanto dal 2010 ad oggi. Se guardiamo a che età diventavano professionisti, a che età diventavano competitivi, c’è una grossa differenza. E’ evidente che i migliori talenti non arrivano mai al mercato WorldTour, vengono intercettati prima. O se ci arrivano, ci arrivano con delle cifre astronomiche. In più come Ineos, siamo una squadra britannica e al momento in Gran Bretagna non c’è neppure una continental. Quindi c’era anche la voglia di farne nascere una, che possa essere riferimento per i ragazzi di lì.

I ragazzi sono venuti al primo ritiro con la WorldTour?

Sì, è stato il primo evento ufficiale. Fino ad allora non avevamo fatto niente insieme perché a ottobre ancora erano in definizione alcuni aspetti. Faremo un altro ritiro a dicembre sempre in concomitanza con quello della squadra WorldTour. La prima gara sarà il Tour of Rhodes e siccome è composto da una serie di corse, li porteremo tutti e daremo a ciascuno l’occasione per debuttare. Invece al momento non sono previsti ritiri in altura. Non è escluso che se qualcuno dei più esperti avesse già esperienze in questo senso, possano farlo individualmente. Però al momento, come ho detto, per noi la partecipazione alle gare è fondamentale, quindi privilegiamo questa all’altura. L’obiettivo principale è lo sviluppo del corridore, non vogliamo che diventino schiavi dei numeri.

Nicolas Milesi, 21 anni, viene da due anni nel devo team Arkea (foto INEOS Grenadiers)
Nicolas Milesi, 21 anni, viene da due anni nel devo team Arkea (foto INEOS Grenadiers)
Nicolas Milesi, 21 anni, viene da due anni nel devo team Arkea (foto INEOS Grenadiers)
Nicolas Milesi, 21 anni, viene da due anni nel devo team Arkea (foto INEOS Grenadiers)
Da quali gare sarà composto il calendario?

Faremo tutte gare di classe 2, forse fra quelle in linea ce ne saranno di classe 1, magari già a Rodi. Principalmente corse a tappe, anche se abbiamo mandato la richiesta per Gand-Wevelgem, Liegi, Fleche Ardennaise. Stiamo vedendo di prevedere anche alcune gare internazionali in Italia, anche se forse non riusciremo a farle tutte. Le gare nella WorldTour saranno abbastanza limitate nella prima parte della stagione per consentire il loro sviluppo, mentre nella seconda parte dell’anno ne sono state previste di più e diverse saranno in Italia.

Vi vedremo arrivare con il pullman della WorldTour e il solito spiegamento di mezzi?

E’ tutto in via di definizione, ma il punto di partenza iniziale è quello di non dare un pacchetto completo. Probabilmente useremo il camper per la maggior parte della stagione e il pullman semmai per corse target come il Giro Next Gen o il Tour de l’Avenir, anche se dobbiamo ancora ottenere l’invito. A livello di coaching e alimentazione, avranno un supporto, ma non al livello dei corridori WorldTour. I materiali saranno gli stessi come marchi, ma a un livello leggermente al di sotto. Guadagnarsi lo status di WorldTour con i relativi benefit fa parte dello sviluppo.

Il domani di Viviani è partito… dalla Ducati

Il domani di Viviani è partito… dalla Ducati

08.12.2025
5 min
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Il domani per Elia Viviani è già oggi. Tanti progetti in cantiere, dal ruolo in federazione all’impegno come diesse della Ineos, ma intanto qualcosa è già parte del presente ed è il suo impegno nella Ducati, bandiera azzurra degli sport motoristici quanto la Ferrari, che ha lanciato la sua nuova alta gamma di bici affidando all’olimpionico, a Vincenzo Nibali e all’ex campione di downhill Lorenzo Suding non solo il ruolo di testimonial, ma coinvolgendoli direttamente in tutta la fase di realizzazione di ogni singolo modello, dalla progettazione fino ai test sul campo.

Il podio finale della 6 Giorni di Gand con Viviani a destra. Ultima gara, ultimo alloro...
Il podio finale della 6 Giorni di Gand con Viviani a destra. Ultima gara, ultimo alloro…
Il podio finale della 6 Giorni di Gand con Viviani a destra. Ultima gara, ultimo alloro...
Il podio finale della 6 Giorni di Gand con Viviani a destra. Ultima gara, ultimo alloro…

Viviani è entusiasta di questa iniziativa, ritrovando per strada anche vecchie conoscenze: «Tutto è partito dal rapporto che ho con la famiglia Zecchetto, proprietaria della Diamant Srl coinvolta nel progetto al pari di Alé Cycling e DMT. Li conosco da quando avevo 15 anni, Federico Zecchetto mi dava le scarpe già da ragazzino, negli anni ho testato scarpe nuove, prototipi, dato feedback. La parte tecnica mi è sempre piaciuta. Qualche mese fa hanno avuto questa opportunità e mi hanno reso partecipe di questo. Ovviamente è un progetto che mi ha subito preso. Combaciava anche con il fatto che avrei chiuso la mia carriera a fine stagione. Ed era una sfida su cui mi sono voluto buttare subito, con delle idee. Prima il design poi i primi prototipi, la prova, i primi prototipi degli studi sulle laminazioni, su tutto quello che si fa dietro le quinte per fare una bici di alta gamma, con montaggi moderni e di super qualità».

Quanto c’è di Ducati in tutto ciò?

Molto. Ducati è coinvolta al 100 per cento, non è una delega a occhi bendati al gruppo Zecchetto. Il brand Ducati è coinvolto nelle scelte e nell’approvazione di tutto, dal design alle colorazioni di tutto insomma, quindi è una cosa che è partita bene. E’ un primo passo e chissà cosa potrà riservare il futuro.

Il ringraziamento ai tifosi. Ora Viviani è coinvolto dai suoi impegni in FCI, Ineos e Ducati
Il ringraziamento ai tifosi. Ora Viviani è coinvolto dai suoi impegni in FCI, Ineos e Ducati
Il ringraziamento ai tifosi. Ora Viviani è coinvolto dai suoi impegni in FCI, Ineos e Ducati
Il ringraziamento ai tifosi. Ora Viviani è coinvolto dai suoi impegni in FCI, Ineos e Ducati
Che tipo di mercato potranno avere, solo per la vendita o potrebbero avere anche uno sbocco nel ciclismo agonistico?

Ovviamente in azienda se ne parla, ma il primo step è quello di fare delle bici che abbiano mercato e che siano comunque di qualità. Vediamo come andranno i prossimi anni, è una visione a lungo termine. Diciamo però che per la mentalità con cui Ducati approccia lo sport, quella è un’opzione importante. Ma bisogna avere i giusti tempi perché il mondo del professionismo è molto esigente e non richiede una bici da strada punto e basta, ma anche la bici da cronometro, quella aerodinamica, quella super light e quindi siamo ancora lontani.

Quando tu hai iniziato a correre, le aziende produttrici italiane erano quasi un monopolio nel mondo del ciclismo professionistico. Poi sono emerse tante altre realtà da tante nazioni. Questo restituisce anche un’immagine tricolore, considerando anche il peso specifico che la Ducati ha nel mondo del motociclismo?

Sì, assolutamente. Già il fatto che loro abbiano visto nel ciclismo un grande potenziale è una grande notizia. Questa è la parte che a me ha subito entusiasmato, perché se un grande gruppo così ha visto qualcosa vuol dire che il ciclismo ha qualcosa da dare. Questa è la parte su cui ovviamente dobbiamo lavorare. Ducati ha il pieno controllo di quello che viene prodotto in termini di qualità e di progetto. La bici da strada arriverà probabilmente intorno a marzo 2026, poi ci sarà un’e-mtb e la gravel è già avanti nella progettazione, queste saranno diciamo le tre bici che vedremo nel 2026, con ovviamente la volontà di ampliare la gamma.

Il veronese non si è fermato dopo lo stop alla carriera, continua anzi a mantenersi in esercizio compatibilmente con il lavoro
Il veronese non si è fermato dopo lo stop alla carriera, continua anzi a mantenersi in esercizio compatibilmente con il lavoro
Il veronese non si è fermato dopo lo stop alla carriera, continua anzi a mantenersi in esercizio compatibilmente con il lavoro
Il veronese non si è fermato dopo lo stop alla carriera, continua anzi a mantenersi in esercizio compatibilmente con il lavoro
Si dice sempre che mancano i grandi sponsor, le grandi aziende italiane al mondo del ciclismo tricolore. Potrebbe essere un primo passo questo per coinvolgere grandi nomi?

Perché no? Se aspettiamo che lo sponsor arrivi, che cada dal cielo, possiamo aspettare all’infinito… Secondo me il ciclismo è un ottimo mondo che può dare tanto in termini di visibilità ma che deve sapersi vendere. Se Ducati si è avvicinato significa che c’è qualcosa di interessante e noi dobbiamo lavorare su questo, saper vendere questo qualcosa per far sì che grandi aziende si avvicinino. E’ un importante brand che può fare da trascinatore, visto che stiamo soffrendo da anni e anni senza squadre nel WorldTour. Ci vorrà qualche anno, c’è da lavorarci dietro bene perché poi il sogno si avveri.

Come stai vivendo queste prime giornate extra bicicletta?

La gran differenza è che ti alzi al mattino e la priorità non è prendere la bici e chiedersi “che allenamento devo fare?”. La colazione è più libera, l’approccio alla giornata è molto più rilassante. Ovvio che cerco sempre di ritagliarmi uno spazio per fare sport e questa cosa qua da una parte mi piace perché alla fine vuol dire che non starò lì seduto al computer o sul divano tutto il giorno, dall’altra stempero l’impegno fra meeting, email e tutto il resto di una giornata lavorativa da costruire. Sai la cosa che mi piace di più?

Elia con sua moglie Elena Cecchini, che nel 2026 affronterà la sua ultima stagione agonistica (foto Vanity Fair)
Elia con sua moglie Elena Cecchini, che nel 2026 affronterà la sua ultima stagione agonistica (foto Vanity Fair)
Elia con sua moglie Elena Cecchini, che nel 2026 affronterà la sua ultima stagione agonistica (foto Vanity Fair)
Elia con sua moglie Elena Cecchini, che nel 2026 affronterà la sua ultima stagione agonistica (foto Vanity Fair)
Cosa?

Mangiare diversamente da quello mangiavi da atleta, quindi tipo la mattina mi sveglio e mi faccio una fetta di pane con la nocciolata invece dell’omelette… Vedo che i pasti nella vita normale sono un po’ meno “importanti” della vita da atleta.

A prescindere dagli impegni, avrai comunque qualche possibilità in più anche per uscire in bicicletta con tua moglie, accompagnarla nei suoi allenamenti…

E’ una delle cose che amo di più. L’altra mia priorità era non fermarmi, non sentivo la necessità di “staccare” 3-4 mesi per poi ripartire, il mio obiettivo era comunque rimanere all’ambiente e cercare di fare il meglio possibile in vari rami. Ma gran parte del tempo restante è dedicato a mia moglie, agli allenamenti insieme a lei, quindi diciamo che avrò delle tabelle di allenamento basate su quello che farà Elena per passare il tempo insieme. E ovviamente sarò più presente anche nella sua ultima stagione alle gare che a cui potrò esserci.