Il bikepacking prende sempre più piede tra gli appassionati del cicloturismo e non solo. Per affrontare al meglio le proprie avventure a pedali, però, è necessario avere l’attrezzatura adatta. Ecco che entra in gioco GIVI-Bike, con le sue borse da bici, un supporto leggero e capiente, per godere al meglio di ogni viaggio. GIVI presenta, tra i suoi tanti prodotti già a catalogo, due belle novità.
La borsa Picker è da attaccare al tubo superiore ed è 100% impermeabileLa borsa Picker è da attaccare al tubo superiore ed è 100% impermeabile
Borsa Picker
Da attaccare al tubo superiore, 100% waterproof, ideale per l’uso di tutti i giorni oppure per i viaggi bikepacking, come supporto. Ha una costruzione totalmente termosaldata, ed è questa caratteristica che la rende impermeabile. La chiusura utilizzata è la Fidlock, la quale evita che la borsa possa aprirsi accidentalmente durante le nostre uscite. Questa borsa si attacca al tubo superiore con le cinghie di fissaggio a strap, altrimenti si possono utilizzare i fori filettati del tubo superiore, presenti nelle bici gravel.
Ai lati della borsa sono presenti due loghi riflettenti, con l’intento di aumentare la visibilità del ciclista. Prima di installare la borsa sulla bicicletta si consiglia di applicare specifici adesivi antigraffio per la protezione della vernice del telaio.
La borsa Gate, invece, ha due cerniere laterali ed ha una capienza di 2LLa borsa Gate è da attaccare al tubo superiore ed è 100% impermeabile
Ecco la borsa Gate
La GIVI Gate è una borsa di piccole dimensioni da telaio, la capienza è di 2 litri, anche questo modello è impermeabile. Realizzata con un tessuto leggero nylon ripstop, è dotata di due zip per l’accesso alle tasche. All’interno di una di queste è presente uno scomparto per i documenti. Le cinghie, con fibbie, hanno un rinforzo antisfregamento che protegge il telaio. Oltre a questo la borsa Gate ha una chiusura cambuckle, per consentire il corretto fissaggio sul telaio.
E’ presente anche un rinforzo in TPU, nella parte superiore, con delle asole per posizionare le cinghie di fissaggio nel modo desiderato. Anche in questo modello sono presenti i loghi riflettenti sulla parte esterna.
Il tubeless è entrato ormai nella routine di tutti i ciclisti, dai professionisti agli amatori. Ed ora è ufficialmente arrivato anche nel mondo gravel: anche la specialità dedicata all’avventura necessita di evoluzione tecnica. Pirelli lancia il pneumatico Cinturato Gravel RC X, la versione per terreni difficili del suo celebre Cinturato Gravel RC, dedicato alle biciclette da gravel.
Il Cinturato Gravel RC X ha un’ottima scorrevolezza grazie a un battistrada centrale con tasselli bassi e fittiIl Cinturato Gravel RC X ha un’ottima scorrevolezza grazie a un battistrada centrale con tasselli bassi e fitti
Esigente
Un prodotto, il Cinturato Gravel RC X, pensato per chi ama l’avventura e non ha intenzione di fermarsi davanti a nulla. Ogni terreno è alla sua portata: strade dissestate e terreni misti, fino ai sentieri più duri. Si tratta della scelta ideale per chi si diletta nel bikepacking più estremo o nelle gare più iconiche. La X, infatti, sta per Extreme, e definisce una categoria di gomme Pirelli da bici dedicata agli utilizzi più duri ed esigenti.
Lo strato di protezione da tallone a tallone in tessuto quadro ad alta densità, aumenta la resistenza ai tagliLo strato di protezione da tallone a tallone in tessuto quadro ad alta densità, aumenta la resistenza ai tagli
Tubeless
La scelta di abbinare il tubeless ready contribuisce alla robustezza ancora maggiore sui fianchi. A questa caratteristica si abbina anche un’ottimale resistenza al rotolamento, propria dei copertoni tubeless. Un copertone scorrevole e veloce sulle superfici dure o nei rettilinei, grazie a un battistrada centrale con tasselli bassi e fitti. Offre anche un perfetto grip nelle curve, grazie a fianchi con tasselli dal profilo alto e penetrante. Proprio sulle spalle del Cinturato Gravel RC X Pirelli ha inserito la sua tecnologia TechWALL X.
Tecnica estrema
Una struttura propria di Pirelli che si caratterizza per una carcassa di tessuto in nylon da 60tpi risvoltato e allungato fino a coprire l’intero fianco opposto. Ciò fa risultare i fianchi rinforzati e resistenti ai tagli, cosa fondamentale quando si è immersi nella natura senza assistenza.
Le misure per il Cinturato Gravel RC X sono tre: 35, 45 e 55 millimetriLe misure per il Cinturato Gravel RC X sono tre: 35, 45 e 55 millimetri
A questo si aggiunge uno strato di protezione da tallone a tallone in tessuto quadro ad alta densità, comune a tutta la gamma Gravel di Pirelli. Il copertone, così, mantiene la scorrevolezza e il grip tipici del modello RC, ma aumenta sensibilmente la resistenza ai tagli laterali e la stabilità in curva.
Origini offroad
Il battistrada del modello RC X è condiviso con quello del Gravel RC, derivato dai pneumatici Pirelli SCORPION XC RC, nati nelle gare XC e Marathon di Coppa del mondo e destinati a rider esperti e veloci. Anche il nuovo CINTURATO Gravel RC X è realizzato con la ormai comprovata e performante mescola SpeedGRIP, la quale offre durata, grip su fondi bagnati e una riduzione della resistenza al rotolamento, molto vicina a quella di un puro pneumatico da strada.
Il CINTURATO Gravel RC X è già disponibile nei migliori negozi di ciclismo ed online, nelle misure 35-622 (Classic), 40-622 (tradizionale nero) e 45-622 (Classic).
Una calzatura adeguata cambia la percezione dello sforzo e contribuisce a migliorare la performance ed il benessere. La scarpa gioca un ruolo fondamentale nella termoregolazione corporea. La Q36.5 segue la filosofia dell'azienda bolzanina, in prima linea per lo studio dei tessuti
FRANCOFORTE – Un progetto di successo come quello della Scultura di Merida cresce, amplia i suoi orizzonti e diventa anche gravel. Non snatura il suo DNA corsaiolo, e proprio l’Endurance GR si rivolge a quel delta di utenti che strizzano l’occhio al gravel veloce.
Spazio per gli pneumatici fino a 35 millimetri, possibilità di montare i parafanghi, oltre ad una geometria dedicata all’ambiente endurance. Vediamo le caratteristiche principali della nuova Merida.
In fiera a Eurobike abbiamo fotografato l’allestimento 8000In fiera a Eurobike abbiamo fotografato l’allestimento 8000
Scultura: un nome, una garanzia
L’ultima versione della Scultura, quella in dotazione ai corridori del Team Bahrain-Victorious è una bici molto apprezzata ed ambita. Lo è per la sua leggerezza, ma anche per il suo comfort funzionale, lo è per la reattività e capacità di adattarsi anche nel corso delle salite più dure.
Ovviamente la versione Endurance GR è molto differente, maggiormente votata ad un contesto “amatoriale e di appassionati”, meno all’agonismo, se pur alcune caratteristiche tecniche la inseriscono di diritto in un segmento gravel race. Anche l’impatto visivo mostra delle diversità importanti.
Di fatto la nuova Merida Scultura Endurance GR è una bici da strada a tutti gli effetti, che adotta dei canoni moderni di sviluppo, come ad esempio il passaggio ampio per le gomme, reach e stack maggiorati.
I foderi bassi del carro, sagomatiIl nodo sella integra il blocchetto per il reggisellaFoderi obliqui schiacciati e ponticello di unione tra i dueLa scatola centrale, molto simile a quella della sorella in versione proI foderi bassi del carro, sagomatiIl nodo sella integra il blocchetto per il reggisellaFoderi obliqui schiacciati e ponticello di unione tra i dueLa scatola centrale, molto simile a quella della sorella in versione pro
Telaio full carbon
Il telaio e la forcella sono completamente in carbonio. Marchio di fabbrica sono la sezione e il disegno dello sterzo, con il tipico rinforzo nella parte alta del profilato. La scatola del movimento centrale è larga 86,5 millimetri e proprio questa sezione ricorda da vicino la forma adottata per la sorella in versione team replica. E’ un comparto abbondante, voluminoso dove si innestano il piantone (altrettanto voluminoso e i due foderi bassi asimmetrici.
Proprio i foderi bassi, che sembrano ricordare una clessidra, sono molto diversi da quelli obliqui, schiacciati e sfinati, dritti. Questi ultimi nella parte alta mostrano un ponticello in lega metallica, che funge da supporto per eventuali parafanghi, oppure per un piccolo telaio di supporto per una borsa.
E’ di grandi dimensioni il nodo sella, con un seat-post di 27,2 millimetri, soluzione sempre apprezzabile ed efficiente in termini di dissipazione delle vibrazioni.
Una bici con dei volumi importanti in ogni sezioneIl tubo sterzo, tipico design MeridaUna bici con dei volumi importanti in ogni sezioneIl tubo sterzo, tipico design Merida
Diamo alcuni numeri
Il peso (dichiarato e nella misura media) del telaio è di 1124 grammi, con un reach di 38 centimetri e uno stack di 58,4, numeri che confermano una certa comodità delle geometrie.
In Italia sarà disponibile una sola versione, ovvero la Merida Scultura Endurance GR 3000, con un prezzo di listino che si aggira sui 3.000 euro.
Un modello pensato per una disciplina nuova e piena di nuovi spunti. Exustar ha progettato i pedali E-PM242 specificamente per le biciclette gravel, ma rappresentano una buona opzione sia su strada che fuori strada per tutti i ciclisti avventurosi.
Fondata nel 2002, l’azienda ha prodotto sin da allora una gamma professionale di pedali e scarpe sia per altri marchi, sia con il proprio nome. Exustar è tra le poche aziende al mondo a fornire un sistema di pedalata clipless completamente integrato per pedali e scarpe, un approccio sinergico che l’azienda chiama Exustar Pedaling System (EPS).
La doppia faccia lo rende facilmente agganciabile in qualsiasi condizioneLa doppia faccia lo rende facilmente agganciabile in qualsiasi condizione
Nuova generazione
Questi E-PM242 sono dotati della nuova generazione di attacchi Exustar per tacchette. Il loro vantaggio immediato è sicuramente la facilità di inserimento. La piattaforma di dimensioni moderate offre un’area di contatto scarpa-pedale maggiore rispetto alla maggior parte dei pedali clip-in da MTB, garantendo stabilità e potenza.
La piattaforma del pedale funge anche da robusto paraurti per proteggere l’attacco da eventuali danni da impatto, mentre il suo design aperto permette di eliminare facilmente il fango. I pedali sono costruiti su assi in Cr-Mo trattati termicamente e lavorati a CNC, con boccole LSL e cuscinetti sigillati. Forniti con tacchette compatibili a Shimano SPD. Sono inoltre compatibili con le scarpe a due bulloni di Exustar o di altre marche.
La forma aiuta il pedale a rimanere sempre pulito e protettoLa forma aiuta il pedale a rimanere sempre pulito e protetto
Specifiche tecniche
In un’epoca guidata dall’innovazione, Exustar è un’azienda altamente preparata, con un team di specialisti che offre prodotti e servizi in grado di soddisfare il mercato in continua evoluzione e le esigenze dei consumatori moderni. Investendo costantemente in ricerca e sviluppo, l’azienda è impegnata nell’applicazione delle più avanzate tecnologie per la realizzazione di prodotti innovativi, che assicurano massimo divertimento, prestazioni e funzionalità.
Lo scopo di questo nuovo modello è quello di fornire un pedale ideale per il gravel e versatile per più utilizzi. Il corpo in alluminio rende gli E-PM242 un modello che fa del peso un buon dato, 400 g/pr. Le dimensioni sono contenute in 89 x 90 mm per una silhouette compatta e robusta. Le tacchette fornite sono le E-C05F, affidabili e durevoli. Il prezzo consultabile sul sito è di 99,90 euro.
Per gli atleti di Enough Cycling la bicicletta è abbastanza per essere felici. Mattia De Marchi ci porta nel racconto del progetto e della situazione del gravel in Italia e all'estero
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
FRANCOFORTE – Si chiamano Deda Gera EDG e Curvy, sono le due nuove forcelle che l’azienda lombarda ha sviluppato con una concezione puramente gravel. Sono molto diverse tra loro, per forme, costruzione e per interpretazione.
La Gera (aggettivo che in dialetto lombardo significa ghiaia) EDG è una forcella con steli asimmetrici che fa segnare un valore alla bilancia sotto i 500 grammi. La Curvy si identifica nel nome, grazie ai foderi sottili e curvati in avanti, ad un testa molto arrotondata e per via delle asole laterali utili al bikepacking. Entrambe offrono degli spunti tecnici parecchio interessanti in ottica futura.
La Gera EDG con gli steli dritti, la Curvy con i foderi curvati in avantiLa Gera EDG con gli steli dritti, la Curvy con i foderi curvati in avanti
Gera EDG, ispirata alla strada
Il design di questa Deda la accosta alla sorella stradale. Il fodero dal lato del disco con un’asimmetria marcata e gli stessi volumi dei due bracci che sono molto diversi tra loro (lo stelo centrale ha una forma a D per il passaggio interno di cavi e guaine). Si possono montare dei parafanghi, ma non sono previste delle asole per il montaggio esterno di supporti. Ma le differenze esistono e sono marcate. Prima di tutto la compatibilità con il disco del freno, che in questa versione può arrivare fino a 180 millimetri di diametro. Il rake è di 50 millimetri.
E poi c’è la compatibilità con il montaggio di un mozzo a dinamo ed il relativo supporto per la luce frontale, da montare sulla testa della forcella. Il filo scorre all’interno del fodero opposto a quello del disco.
Lo spazio per gli pneumatici è in linea con le richieste più moderne, fino a 45 millimetri di sezione con le ruote dal diametro classico, fino a 50 di sezione con le ruote 650b.
Entrambe le forcelle possono montare una luce frontale con il filo interno al foderoPiena compatibilità con i mozzi a dinamoIl canotto delle forcelle con disegno a DI supporti in alluminio dedicati alla CurvyEntrambe le forcelle possono montare una luce frontale con il filo interno al foderoPiena compatibilità con i mozzi a dinamoIl canotto delle forcelle con disegno a DI supporti in alluminio dedicati alla Curvy
La forcella curvata in avanti
E’ molto particolare, per il disegno dei foderi, che al contrario della Gera EDG, sono curvati in avanti (la versione EDG li ha dritti). Nonostante questo la Deda Curvy ha un rake di 50, proprio come la sorella, un fattore che gli permette una grande compatibilità con telai diversi.
Aumenta la luce per il passaggio delle gomme, che arriva fino a 57 millimetri con le ruote tradizionali, addirittura 65 millimetri con il diametro 650b. Tantissimo e quasi si sconfina nella mtb. La testa ampia e con spessori ridottti, ma anche i due foderi, spanciati nella parte alta, contribuiscono a lasciare tanto spazio alla ruota. Rispetto alla Gera EDG ci sono anche tre rivetti per lato che danno spazio per il montaggio di supporti ed un carico che può arrivare fino a 15 chilogrammi. Una capacità davvero interessante e che merita di essere sottolineata, in ottica bikepacking e gravel adventure. Per questo motivo Deda ha previsto anche dei supporti specifici in alluminio.
La Deda Curvy, comunque non è una forcella pesante, con un valore alla bilancia dichiarato di 545 grammi. Ha lo stelo con forma a D per il passaggio interno di cavi e guaine ed è compatibile con la serie sterzo DCR (proprio come la Gera EDG). Anche la Curvy è compatibile con l’utilizzo di mozzi a dinamo, con il montaggio della luce frontale e con il relativo passaggio interno del cavo.
Non le manca nulla per andare ovunque. La Focus Atlasè una bicicletta da mettere fra le prime scelte se l’obiettivo è anche quello di fare dei viaggi o comunque per le lunghe traversate (anche in fuoristrada). A conferma di questo ci sono davvero tanti punti di ancoraggio per le borse.
La sua stabilità è un valore aggiunto non da poco, aspetto della performance che si percepisce chiaramente quando la si porta fuori dalle strade in asfalto. Della Focus Atlas abbiamo provato l’allestimento 8.8, che tra l’altro ha un prezzo di listino davvero interessante.
Seduta leggermente scaricata verso il retro e pochi sacrifici in fatto di setting biomeccanicoSeduta leggermente scaricata verso il retro e pochi sacrifici in fatto di setting biomeccanico
La Focus più versatile?
La forcella in carbonio è dotata di tre asole (per ogni fodero) filettate a supporto delle borse (oppure dei portaborraccia aggiuntivi). Sul profilato orizzontale, vicino all’inserzione con lo sterzo, può essere montato un piccolo vano portaoggetti, particolarmente utile da tenere sempre sul tubo. E’ fatto ad hoc, è semi-rigido e si adatta alla perfezione al disegno del tubo stesso, perché non spunta all’esterno e non da fastidio alle gambe quando si pedala.
Si possono montare delle borse anche nella sezione centrale e dietro, o magari un parafango. I due pendenti obliqui sono uniti da un ponticello, soluzione davvero apprezzabile e sfruttabile sotto vari punti di vista. La Focus Atlas 8.8 è una bicicletta completa, tecnicamente versatile e accoglie un delta di utenza molto ampio.
Aggancioper le borse ai lati della forcella: massimo 3 chilogrammi per parteUn avantreno alto e una forcella con tanta luceLa testa squadrata della forcellaAttacco manubrio CIS in alluminioAggancioper le borse ai lati della forcella: massimo 3 chilogrammi per parteUn avantreno alto e una forcella con tanta luceLa testa squadrata della forcellaAttacco manubrio CIS in alluminio
La bicicletta del test
Il telaio e la forcella sono completamente in carbonio, con il passaggio completamente nascosto di cavi e guaine. A tal proposito c’è anche l‘attacco manubrio CIS in alluminio, con delle forme importanti, piuttosto rigido e perfettamente in linea con il concept del progetto. La piega è una Easton in alluminio della serie EX70 con una svasatura esterna di 16°. Il reggisella non ha arretramento e fa parte della famiglia FlyPost. Ha un foro nella parte alta con un’ampia base di appoggio per la mezzaluna della sella, ma al tempo stesso contribuisce a dissipare le vibrazioni. La sella è una Selle Italia X-Green.
La trasmissione è Shimano 2×11 (46-30 e 11-34), della serie GRX810 con meccanismo ShadowPlus posteriore. Le ruote sono DT Swiss X1900 con mozzo Spline 370 e cerchio in alluminio. Gli pneumatici sono WTB Riddler da 45.
Abbiamo rilevato un valore alla bilancia di 9,5 chilogrammi (senza pedali), mentre il prezzo di listino è di 3.499 euro.
Il comfort tra i cardini del progettoIl comfort tra i cardini del progetto
Geometria e comodità
Le geometria della Focus Atlas è una di quelle che possiamo inserire nel segmento endurance e gravel, votata al comfort funzionale. Il reach e lo stack non sono ridotti, in modo da non schiacciare in modo eccessivo il diaframma e al tempo stesso sfruttare anche attacchi manubrio più corti. Ma ci sono da considerare anche gli angoli dello sterzo e del piantone. Il primo è di 70,5°, comune a tutte le taglie, il secondo è perfettamente in linea con le bici endurance. Il carro posteriore non è troppo lungo (considerando la media del segmento gravel/endurance) e si sente.
Il collarino esterno per la chiusura, semplice e sempre efficaceIl ponticello in alluminio che unisce i foderi obliquiIl reggisella con il “buco”, si può montare anche un telescopicoL’obliquo ha un paracolpi protettivo e lascia spazio al montaggio di un terzo portaborrcciaIl piantone è asimmetricoLo gomme da 45 fanno parte della dotazione baseIl collarino esterno per la chiusura, semplice e sempre efficaceIl ponticello in alluminio che unisce i foderi obliquiIl reggisella con il “buco”, si può montare anche un telescopicoL’obliquo ha un paracolpi protettivo e lascia spazio al montaggio di un terzo portaborrcciaIl piantone è asimmetricoLo gomme da 45 fanno parte della dotazione base
La nostra prova
Focus Atlas 8.8 non è una bici da agonista, ma è un mezzo da usare per il viaggio, per le traversate che durano giorni, dove la comodità e la facilità di guida sono i primi fattori da considerare. Non solo, perché l’enorme stabilità che mostra in ogni situazione la rende anche un bel punto di riferimento quando si entra sulla ghiaia e su un percorso sterrato. La sezione degli pneumatici è fondamentale, ma il totale e costante controllo non è solo una questione di ruote.
Ha un comportamento “gommoso”, che si traduce in risposte lunghe, assenza di nervosismo e grande capacità di dissipare le vibrazioni. Ma c’è anche una geometria che porta dei vantaggi a chi prevede di stare in sella per tante ore consecutive. L’angolo dell’avantreno mostra un valore comune a tutte le taglie (ovvero 70,5°), un giusto compromesso tra comfort e guidabilità. Il passo totale della bici è nella media della categoria (taglia per taglia), allungato, ma non esagerato ed in effetti la bici si comporta bene anche in alcuni passaggi stretti. E poi c’è tanta possibilità di caricare la bicicletta, con dei limiti di carico tutti da sfruttare.
Un passo totale che rende la bici stabileUn passo totale che rende la bici stabile
In conclusione
La Focus Atlas rientra anche nel segmento gravel, perchè tecnicamente è una bicicletta che si adatta alla perfezione a tante tipologie di terreno e di interpretazioni. Ma sotto il profilo della sfruttabilità la Atlas è una sorta di tutto terreno. Il bikepacking, quello vero che non esclude i sentieri e le strade bianche è il suo pane, ma anche l’avventura e quel ciclismo esplorativo rientrano nelle sue corde.
Opportunamente equipaggiata e con un po’ di “manico”, la Focus Atlas è una bicicletta che ha ben pochi limiti. Riesce ad andare e bypassare ostacoli che una “normale” bici gravel avrebbe difficoltà ad affrontare, questo grazie alla sua stabilità e ad un’altezza da terra (75 millimetri) che è un aspetto tecnico di primaria importanza.
Regola Bikes apre il suo sguardo anche sul mondo gravel, in realtà lo ha già fatto, ma da qualche giorno ha ampliato l’orizzonte. Le avventure sulle strade bianche sono qualcosa che va oltre le regole del ciclismo. Così come la filosofia del marchio piemontese: lontano dalla tradizionale produzione di bici. La serie gravel di Regola Bikes si chiama Gieira (ghiaia in piemontese) e insieme a Fabrizio Pasolini ve la presentiamo.
Il passaggio cavi interno sposa un animo più votato al “racing”Il passaggio cavi interno sposa un animo più votato al “racing”
Diverse sfumature
Carbonio o alluminio, la scelta si pone già dall’inizio, e non ci sono limiti alla fantasia. Vero, Regola Bikes propone delle linee guida, ma uscire dai binari non è assolutamente vietato.
«Abbiamo notato – spiega Fabrizio Pasolini – che il mondo gravel offre tante occasioni, così ci siamo detti di voler assecondare un po’ tutti. Il telaio della Gieira è disponibile sia in alluminio che in carbonio. L’idea è che il primo sia legato al mondo dei viaggi e dell’avventura, mentre il secondo è più incline all’animo racing».
L’alluminio viene idroformato, i tubi così hanno diversi angoli a seconda degli utilizziL’alluminio viene idroformato, i tubi così hanno diversi angoli a seconda degli utilizzi
L’alluminio
Il telaio in alluminio, come raccontato, è dedicato a chi ama il bikepacking, l’avventura più intensa da vivere in sella ad una bici. Questo materiale ha ottime caratteristiche da questo punto di vista e ne sposa molto bene la filosofia.
«Anche in questo caso -continua – il ciclista può scegliere tra passaggio cavi interno o esterno. Noi consigliamo di lasciare i cavi in vista, questo rende più facili le operazioni sulla bici, ma ognuno è poi libero di fare come vuole. Il nostro alluminio, è idroformato, questo significa che è un getto d’acqua a dargli l’angolatura. Ciò permette di avere più manovrabilità e maggiori scelte a livello di piega. Con questa lavorazione rimane resistente agli urti e sopporta meglio il peso delle borse.
Il cliente decide ogni dettaglio, anche per quanto riguarda il gruppo, in questo caso si è montato lo Shimano GRXIl cliente decide ogni dettaglio, anche per il gruppo, in questo caso è montato lo Shimano GRX
Geometrie differenti
Il telaio porta lo stesso nome ma tra carbonio ed alluminio le geometrie e le idee di base sono differenti. Il bello di Regola Bikes è che nulla è prestabilito, è il ciclista che decide ogni dettaglio.
«Chiaramente le geometrie hanno qualche differenza – conclude Pasolini – a seconda dell’anima del telaio. Ma una volta che il cliente decide è lui che detta “legge”. Molto volte partiamo dal telaio nudo e crudo, prendiamo le misure e ci muoviamo di conseguenza. Si può dire che tutte le bici sono diverse. Il montaggio ed i componenti sono in mano al ciclista, da questo punto di vista non ci sono regole: pedivelle, attacco manubrio, sella, supporto sella, ruote… Ogni dettaglio è in mano alla fantasia del nostro cliente».
MONTEGROTTO TERME – Il progetto “Gravel in the Land of Venice” prosegue con il tour organizzato assieme a Slow Flow: il “Veneto Waterways Experience” prevedeva tre giorni di pedalata tra i sentieri gravel del Veneto ed i segreti in essi nascosti. Al primo giorno la partenza è avvenuta a Montegrotto Terme e dopo una breve pedalata ci ha accolto Villa dei Vescovi. Su questa parte dei Colli Euganei, le ville si susseguono, appoggiate su irti pendii, verdi balconi dai quali si affacciano queste magnifiche opere d’arte.
Villa dei Vescovi si adagia sui Colli EuganeiLa pianta iniziale della villa era a quadrato come le domus romaneIl Vescovo entrava da quel cancello e risaliva la mulattieraL’interno di Villa dei Vescovi è visitabile grazie al lavoro del FAIVilla dei Vescovi si adagia sui Colli EuganeiLa pianta iniziale della villa era a quadrato come le domus romaneIl Vescovo entrava da quel cancello e risaliva la mulattieraL’interno di Villa dei Vescovi è visitabile grazie al lavoro del FAI
Villa dei Vescovi
La sua bellezza inizialmente spiazza il visitatore che non si aspetta di trovare dietro un remoto angolo, accanto ad una stradina, uno spettacolo del genere. Villa dei Vescovi è parte del patrimonio del FAI(Fondo per l’Ambiente Italiano). La struttura è del 1500, anche se la prima costruzione risale al 1077, si trattava della chiesa di San Martino, poi spostata nel corso dei secoli.
L’impianto della villa e la sua costruzione sono opera del volere di Francesco Pisani, figlio della famiglia Pisani dal Banco. L’intento era quello di costruire un rifugio dalla vita da Vescovo, nel quale coltivare le sue passioni: tra le principali c’erano lo studio della storia greca e romana. La struttura di Villa dei Vescovi è infatti pensata come quella di una domus romana, con un impianto centrale quadrato. Si tratta di un unico blocco che sorge dalla collina a dominare il paesaggio circostante.
Il Fior d’Arancio dei Colli Euganei è uno dei vini della zona riconosciuti con il marchio DOCGIl modellino della diga della Conca al Museo della NavigazioneI burci avevano il fondo piatto, così da navigare anche in acqua a basso dragaggioIl Fior d’Arancio dei Colli Euganei è uno dei vini della zona riconosciuti con il marchio DOCGIl modellino della diga della Conca al Museo della NavigazioneI burci avevano il fondo piatto, così da navigare anche in acqua a basso dragaggio
Museo del Vino
La pedalata gravel tra i vari sentieri prosegue sulla ciclabile dei Colli Euganei, circondati da distese di campi coltivati che terminano in prossimità delle prime montagne. Si arriva a Vo’ Euganeo, dove è possibile immergersi nella storia geologica locale, dalla quale è nata poi la coltivazione della vite. La formazione dei colli euganei avviene tra i 43 ed i 33 milioni di anni fa. Attraverso un’attività sub-vulcanica che porta alla nascita di “coni” e “cupole” di rocce: riolite, trachite e latite.
Lo studio della geologia è alla base dell’attività di coltivazione della vite, la quale occupa 2.500 dei quasi 19.000 ettari del Parco Regionale dei Colli Euganei. Ci accoglie Andrea Gianesini, segretario del Consorzio Vini.
«Uno dei ragionamenti fatti quando è nato il Museo del Vino – racconta – è stato capire che impronta dargli. Abbiamo voluto spiegare la viticoltura dei Colli partendo dalla storia che parte fin dall’antichità. La collaborazione con il territorio è importante, per questo abbiamo aperto anche alle visite delle scuole, di tutti i tipi. A partire dai bambini delle scuole elementari fino ad arrivare agli studenti di agraria, i quali si immergono maggiormente nel discorso tecnico».
Il canale Bisatto attraversa il paese di Battaglia Terme, sede del Museo della NavigazioneNel ritorno a Montegrotto Terme, seguendo il nostro itinerario gravel, abbiamo ammirato il Castello del CatajoIl canale Bisatto attraversa il paese di Battaglia Terme, sede del Museo della NavigazioneDi ritorno a Montegrotto Terme, seguendo il nostro itinerario gravel, abbiamo ammirato il Castello del Catajo
Le vie d’acqua
Il nostro percorso ciclabile ci conduce fino a Este, per poi arrivare a Monselice dove scorre il canale Bisatto. Nome dato dagli abitanti a causa della sua forma che ricorda un’anguilla: bisatto in dialetto padovano. Navigando su queste calme acque, le quali una volta erano la principale via di comunicazione e di commercio, si arriva fino alla diga della Conca. Si tratta della seconda più alta d’Europa, che collega il Bisatto con il fiume Bacchiglione. Dopo pochi minuti di navigazione, nel paese di Battaglia Terme, ci fermiamo al Museo della Navigazione.
«Territorio di grande attività portuale – racconta Maurizio Uliana, presidente dell’Associazione TVB (Traditional Venetian Boats) – quindi, navigazione, e l’imbarcazione principale è il Burcio. Come tutte le barche da laguna o canale, ha il fondo piatto, non essendoci le profondità per navigare con altre imbarcazioni. La prua sale dal fondo, questo stratagemma serviva ai barcari per caricare la stiva. Infatti le imbarcazioni venivano girate per la prua ed avvicinate alla riva per imbarcare la merce».
«Su questo tipo di barche – conclude Uliana, che gestisce il museo per conto del comune di Battaglia Terme – la vita dei barcari era piena, difatti viene definito come il “mestiere dei mille mestieri”. Veniva coinvolta anche la famiglia, chiaramente, ed ogni membro era in grado di fare tutto: moglie e marito erano intercambiabili. Nel tempo il mestiere è venuto meno a causa del progresso tecnologico, ed i barcari sono andati a lavorare in fabbrica. Il Museo della Navigazione nasce da qui, dai ricordi del vissuto dei figli di queste famiglie».
Il nuovo Lazer Cerro KinetiCore si candida per offrire grande protezione e comfort sia su strade asfaltate che fuoristrada. Un prodotto studiato nei minimi dettagli che vanta peculiarità costruttive rivolte a migliorare la vita del ciclista in ogni uscita in sella. A partire dalla tecnologia KinetiCore per la massima protezione dagli impatti diretti e rotazionali. Oppure le fessure di aggancio degli occhiali per mantenerli in posizione sulle strade sconnesse. E ancora, la fibbia magnetica che garantisce vestibilità e sicurezza insieme alla piccola visiera che ripara da pioggia, ghiaia, fango e dal riverbero del sole. Il tutto rigorosamente in pieno stile e garantito dall’azienda belga.
Il comfort è un altro tratto distintivo di questo KinetiCoreIl rivestimento interno è studiato per essere traspirante e antibattericoLe molteplici aerazioni lo rendono leggero e frescoLa disponibilità dei colori permette di assecondare ogni tipo di stileIl comfort è un altro tratto distintivo di questo KinetiCoreIl rivestimento interno è studiato per essere traspirante e antibattericoLe molteplici aerazioni lo rendono leggero e frescoLa disponibilità dei colori permette di assecondare ogni tipo di stile
Tecnologia Kineticore
La sicurezza è un lato imprescindibile e sicuramente un pregio tecnico di questo modello. Reinventando il moderno design del casco con oltre dieci anni di ricerca, sviluppo e test, la tecnologia Lazer KinetiCore presenta una protezione integrata contro gli impatti rotazionali. Questo avviene grazie alle esclusive zone di deformazione controllata incorporate nella struttura interna del casco. Il risultato di questo design integrato è una protezione multidirezionale avanzata che consente ai ciclisti di affrontare ogni uscita in sicurezza.
Un aspetto non lasciato al caso è quello dell’ambiente. Infatti la tecnologia integrata KinetiCore utilizza meno materiale complessivo e quindi meno plastica viene utilizzata per la sua costruzione. Questo favorisce anche una migliore ventilazione e un design del casco più leggero che si traduce in 40 grammi di plastica in meno rispetto a Lazer Roller MIPS M CE.
Il casco è un concentrato di praticità e sicurezzaIl casco è un concentrato di praticità e sicurezza
Protezione certificata
Tutti i caschi venduti devono essere certificati per soddisfare i requisiti minimi di sicurezza. Tuttavia, non tutti i dispositivi sono uguali e due modelli che soddisfano lo standard ufficiale per la certificazione possono offrire diversi livelli di protezione dagli impatti. Il Virginia Tech Helmet Lab è indipendente al 100% da qualsiasi finanziamento o influenza da parte dei produttori di caschi e, pertanto, fornisce valutazioni imparziali su una scala a 5 stelle che consente ai consumatori di prendere decisioni informate al momento dell’acquisto di caschi.
In sostanza, le valutazioni identificano quali caschi riducono meglio il rischio di commozione cerebrale. Più stelle equivalgono a una migliore protezione, con 5 stelle che rappresentano i migliori caschi disponibili. ll casco Cerro KinetiCore ha ottenuto 4 stelle.
L’alloggio per gli occhiali favorisce lo spostamento e il comfort totaleLa fibbia magnetica è facile e sicura da regolare e chiudereLa regolazione si suddivide in verticale e tramite il registro per quella della circonferenzaL’alloggio per gli occhiali favorisce lo spostamento e il comfort totaleLa fibbia magnetica è facile e sicura da regolare e chiudere
Particolari costruttivi
La facilità della regolazione verticale viene favorita dal sistema Lazer Advanced TurnSys che offre un’aderenza su misura facile da regolare anche in sella, con una semplice rotazione del registro. Il sistema prevede anche la regolabilità verticale. La visiera integrata è elegante e protegge gli occhi e il viso dal sole. Gli occhiali possono essere facilmente posizionati in specifici inserti presenti nel casco. Non occorre più armeggiare con la fibbia del casco quando si indossano i guanti. La fibbia magnetica Lazer può essere aperta rapidamente con una sola mano e con i guanti.
Una rete anti-insetti impedisce agli insetti di entrare nelle prese d’aria anteriori, riducendo al minimo distrazioni o irritazioni. Infine per restare al caldo durante le giornate più fredde è possibile installare il kit invernale per il sistema Lazer Advanced TurnSys. Il peso complessivo del Cerro KinetiCore è di 270 g. Le taglie disponibili sono tre: S (52-56cm), M (55-59cm), L (58-61cm). Disponibile in sei colorazioni adatte a compiacere tutti gli stili di guida. Il prezzo consigliato al pubblico è di 99,99 euro.
Cicli Drali Milano si immerge nel gravel con due modelli: Ghiaia Vintage e Ghiaia New. Stessa tecnologia, telai in acciaio saldati a tig, look differenti