Gragnano Sporting Club, Natali Sports Wear

Natali Sports Wear ancora al fianco del Gragnano Sporting Club

10.03.2026
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Il legame tra Natali Sports Wear e il Gragnano Sporting Club continua anche per la nuova stagione agonistica. Il maglificio toscano è difatti ancora partner tecnico del team Continental, fornendo abbigliamento da gara e da allenamento. Una collaborazione che unisce tradizione manifatturiera italiana e ciclismo professionistico.

Fondata nel 1968 grazie all’intuito imprenditoriale di Bruno Natali, l’azienda ha costruito la propria identità nel cuore della Toscana. Fin dai primi anni si è distinta nella produzione di abbigliamento per il ciclismo. Qualità dei materiali. Cura artigianale. Attenzione ai dettagli.

In breve tempo Natali Sports Wear è diventata un punto di riferimento per molte società emergenti del panorama ciclistico, sia regionale che nazionale. Il ciclismo è sempre rimasto il “core business”. Ma l’azienda ha saputo evolversi. Con il tempo sono arrivate collezioni dedicate al calcio, al podismo, alla pallavolo e al basket. Una crescita coerente. Sempre guidata dall’esperienza maturata sulle due ruote.

Gragnano Sporting Club, Natali Sports Wear
Gragnano Sporting Club, Natali Sports Wear
Gragnano Sporting Club, Natali Sports Wear
Gragnano Sporting Club, Natali Sports Wear

R&D al servizio dei team

La collaborazione con squadre professionistiche rappresenta un laboratorio tecnico permanente. Il confronto quotidiano con atleti e staff consente difatti di migliorare vestibilità, traspirabilità e aerodinamicità dei capi. Ogni singolo dettaglio nasce dall’ascolto delle esigenze reali di chi pedala. Tessuti tecnici di ultima generazione. Tagli ergonomici. Soluzioni personalizzate. L’obiettivo è offrire un abbigliamento da ciclismo professionale capace di garantire comfort e performance, sia in gara sia in allenamento.

Il valore aggiunto dell’azienda resta però l’approccio umano. Uno staff cordiale. Un clima familiare. Un rapporto diretto con le società. Natali Sports Wear si propone come partner, non solo come fornitore. L’idea è semplice: sviluppare insieme l’identità visiva e tecnica della squadra, trasformando un progetto sportivo in una realtà concreta.

Il Gragnano Sporting Club vuole crescere ancora a livello internazionale, qui al Tour of Poyang Lake 2025, nella vittoria di Cataldo
Tour of Poyang Lake 2025, Lorenzo Cataldo, Sporting Club Gragnano
Il Gragnano Sporting Club vuole crescere ancora a livello internazionale, qui al Tour of Poyang Lake 2025, nella vittoria di Cataldo

Un pilastro del ciclismo lucchese

Il Gragnano Sporting Club nasce nel 1993 dall’iniziativa di un gruppo di appassionati, guidati da Carlo Palandri e Stefano Bendinelli. All’inizio era poco più di una squadra amatoriale. Oggi è una realtà strutturata, con una organizzazione solida.

Nel corso degli anni il team è cresciuto senza forzature. Nessuna pressione eccessiva sugli atleti. Nessuna rincorsa a obiettivi irrealistici. Solo lavoro costante. Programmazione. Passione autentica per il ciclismo.

E le vittorie non sono mancate… Successi che hanno consolidato la reputazione del club a livello nazionale. Il Gragnano è diventato un punto di riferimento per il ciclismo lucchese e non solo.

L’attività del Gragnano Sporting Club non si limita alle competizioni. Durante l’anno la società organizza diverse manifestazioni ciclistiche. Eventi che uniscono agonismo e promozione del territorio. Percorsi curati nei dettagli. Accoglienza attenta. Partecipazione di atleti provenienti da varie regioni italiane e anche dall’estero.

Questa visione condivisa rafforza il legame con Natali Sports Wear. Entrambe le realtà credono difatti in un ciclismo fatto di comunità, identità e sviluppo locale. La partnership tra Natali e il team Continental Gragnano rappresenta quindi molto più di una semplice fornitura tecnica. È un progetto comune. Un percorso costruito nel tempo. Con un obiettivo chiaro: portare sulle strade italiane un esempio concreto di ciclismo Made in Italy.

Natali Sports Wear

Tour of Poyang Lake 2025, Lorenzo Cataldo, Sporting Club Gragnano

L’exploit di Cataldo (6 vittorie in 2 mesi) ce lo spiega Massini

30.10.2025
4 min
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C’è un velocista italiano del Gragnano Sporting Club che da inizio settembre ha alzato le braccia al cielo per sei volte. Si potrebbe obiettare che le vittorie di cui parliamo siano venute in corse di classe 2, ma siccome per vincere devi comunque lasciarti dietro 180 corridori che vorrebbero essere al posto tuo, si può dire che Lorenzo Cataldo sia stato bravo.

Il guaio, per lui che è nato a Prato il 7 novembre del 1999, è proprio l’età. Nel ciclismo che lascia a piedi i corridori di 23 anni e che tra fusioni ed esuberi sta per liberare un quantitativo notevole di professionisti, sperare in un posto fra i grandi è quasi un’utopia. Sognare però non è vietato, altrimenti Mattia Gaffuri, che ha i suoi stessi anni, non avrebbe mai trovato un posto nel Team PicNic, però si tratta di una strada in salita. Pochi guardano il perché del ritardo e forse, visto il quadro generale, non è neanche giusto chiederglielo.

Marcello Massini, 83 anni, è un tecnico toscano dal grande intuito
Marcello Massini, 83 anni, è un tecnico toscano dal grande intuito
Marcello Massini, 83 anni, è un tecnico toscano dal grande intuito
Marcello Massini, 83 anni, è un tecnico toscano dal grande intuito

Noi abbiamo pensato però di chiedere qualche informazione in più a Marcello Massini, che del Gragnano è l’anima tecnica e ha lavorato su Cataldo come in precedenza gli capitò di lavorare su Filippo Fiorelli, fresco acquisto della Visma-Lease a Bike. Marcello, che ha 83 anni ed è stato il direttore sportivo di Paolo Bettini e poi di Gabriele Balducci, da qualche mese combatte per la sua salute, ma la lucidità quando parla dei corridori è la stessa che in altri anni mostrava Alfredo Martini.

Fiorelli e Cataldo: le loro storie sono differenti o ci sono dei punti in comune?

In realtà sono diverse. Cataldo ha iniziato presto a correre, Fiorelli parecchio più avanti. Da junior, Lorenzo andava abbastanza bene e poi credo che non abbia mai trovato l’ambiente giusto, perché ha smesso di vincere e non ha mai fatto grosse cose. Poi è venuto con noi e piano piano siamo riusciti a fargli capire come allenarsi, come correre in bicicletta. Ora direi che è un corridore vero, perché ha voglia di correre ed è in grado di fare le cose con facilità. Lo dicono i risultati. Fa tutto bene: allenarsi, dimagrire, non tralascia nulla.

Possibile che fosse soltanto un problema di ambiente? Non sarà stato anche un problema di voglia?

Che dire, da junior la voglia e la testa ce l’aveva, perché ha vinto. Però non è stato facile neanche per noi, perché aveva il suo carattere, il suo modo di correre sbagliato. C’è stato un po’ da fare, anche col presidente, che l’ha preso nel 2022 e poi l’ha lasciato andare. Allora è andato con Giuliani, però poi è tornato e ora direi che è perfetto a livello di allenamento, di tutto. E soprattutto ora ragiona, mentre prima forse era un po’ viziato.

Quindi c’è stato anche bisogno di parlarci?

Non voleva capire come deve correre il velocista, perché nessuno glielo aveva mai insegnato. Qualche scontro c’è stato, è normale, però poi ha fatto i risultati. Ora sa bene quello che deve fare e mi dispiace che abbia perso un po’ di anni. Se avesse vinto così a 21-22 anni, poteva benissimo passare professionista, ora sicuramente diventerà difficile.

Dopo la tappa vinta al Tour of Poyang Lake, per Cataldo l'assalto dei piccoli fan
Dopo la tappa vinta al Tour of Poyang Lake, per Cataldo l’assalto dei piccoli fan
Dopo la tappa vinta al Tour of Poyang Lake, per Cataldo l'assalto dei piccoli fan
Dopo la tappa vinta al Tour of Poyang Lake, per Cataldo l’assalto dei piccoli fan
Secondo te è una porta chiusa?

Temo di sì, spero di no. So che l’hanno cercato delle squadre continental, anche fuori dall’Italia. Mi dicono dalla Cina e anche dalla Malesia, come hanno cercato anche Lucca. D’inverno da quelle parti ci sono tante corse a tappe e lui qualcuna la vince di sicuro. Non so se resterà al Gragnano, credo gli dispiacerebbe lasciare perché qui è diventato corridore, però se dovessero arrivare offerte migliori, lo capirei se andasse. Non credo che tutte le squadre professional abbiano un velocista come lui.

La prima di Cataldo, tornato alle origini dopo la tempesta

22.03.2025
5 min
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La vittoria al 13° Gran Premio dell’Industria a Civitanova Marche inaugura la nuova stagione di Lorenzo Cataldo che torna all’antico. Il toscano inizia come meglio non potrebbe la sua nuova avventura al Gragnano Sporting Club. Ci era già stato, nel 2022 e 2023, poi era iniziata la sua odissea, passata per la contraddittoria vicenda dell’Albiono Cycling Team, oscuro progetto basato ai Caraibi che non ha mai visto la luce ma sottratto a lui, Filippo Tagliani e altri soldi e tempo prezioso. Lo scorso anno aveva trovato casa da Stefano Giuliani alla Monzon Savini 2, poi è arrivata la chiamata di Marcello Massini per tornare a Gragnano che intanto aveva fatto il salto diventando una Continental.

Lo sprint di Civitanova Marche battendo al fotofinish Matteo Fiorin. Per il toscano è il bis del 2023 (foto Rodella)
Lo sprint di Civitanova Marche battendo al fotofinish Matteo Fiorin. Per il toscano è il bis del 2023 (foto Rodella)

Un ritorno che sa tanto di nostalgia per il venticinquenne che ora vede la sua attività con occhi diversi, disincantati: «La gara di Civitanova l’avevo già affrontata negli anni passati, mi piace molto, avevo già vinto due anni fa, sempre con la maglia di Gragnano. Certamente non avrei pensato che quella vittoria, anche in quel caso la prima della stagione (nella quale poi avrebbe fatto seguito un successo in Kosovo, ndr) avrebbe aperto una parentesi così varia che ha tanto inciso sulla mia vita».

Che differenze hai trovato tornando nel team?

L’atmosfera è quella famigliare di sempre e questo è stato il primo dato che mi ha convinto a fare il passo. Il fatto però di essere Continental ha cambiato un po’ le cose: vedo che ci sono maggiori possibilità per gareggiare all’estero, per fare un calendario più professionistico e questo mi piace molto. Per me è importante poter correre all’estero perché la qualità è diversa, ti confronti con realtà molto avanzate, anche con team del WorldTour. Il team poi ha cambiato struttura…

Cataldo alla Monzon Savini 2, una sola stagione con buoni risultati, per dimenticare la vicenda Albiono
Cataldo alla Monzon Savini 2, una sola stagione con buoni risultati, per dimenticare la vicenda Albiono
In che senso?

Prima eravamo pochissimi, ora ci siamo 5 Elite e altri giovani, c’è una bella commistione nella quale noi più “anziani” possiamo anche insegnare il mestiere Poi ci conosciamo tutti, con Chiarucci e Lucca abbiamo condiviso tante gare. E’ una bella famiglia, lo staff è rimasto lo stesso. I programmi sono in via di redazione, ma so che ci sarà la possibilità di gareggiare tanto in prove a tappe e a me fa piacere, è quello che cercavo. Quando Palandri mi ha offerto questa possibilità, non ci ho pensato due volte.

Ora che è passato tempo e puoi guardare tutto con maggior disincanto, che cosa ti è rimasto dell’esperienza di Albiono?

Ho capito che in questo mondo non è tutt’oro quello che luccica. Tanti fanno promesse, ma poi sono i fatti quelli che contano. La mia fortuna è stata aver potuto trascorrere quei due mesi maledetti non da solo, ma con Filippo e il preparatore Musetti, ci siamo fatti forza a vicenda. Fondamentale è stato poi aver incontrato Giuliani, una persona seria, che mi ha offerto una nuova possibilità senza fare follie, mettendo a disposizione quel che poteva. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza.

Per il toscano la scorsa stagione il sigillo in una tappa del Tour du Maroc
Per il toscano la scorsa stagione il sigillo in una tappa del Tour du Maroc
L’esperienza alla Monzon Savini 2 com’è stata?

Abbiamo gareggiato molto all’estero, con loro ho capito quanto sia importante fare quell’attività. Quella italiana è importante, ma non ti dà gli stessi stimoli, serve per mantenere la gamba, per farsi vedere, ma le esperienze vere le fai fuori dai confini. Io quest’anno vorrei fare un po’ lo stesso calendario, magari evitando le lunghe soste che hanno contraddistinto il 2024 quando mi sono ritrovato a stare senza gare anche un mese intero. Ma so che squadre come queste sono soggette agli inviti, si fa quel che si può.

Il sogno del professionismo l’hai messo definitivamente da parte?

No, ma lo guardo in maniera più disincantata. Io intanto mi sono trovato un lavoro come meccanico, che mi piace e mi dà un futuro, permettendomi di restare nell’ambiente delle bici, poi mi dedico alla mia attività. Il sogno è lì, c’è sempre, è quello che mi porta a viaggiare, a confrontarmi e cercare di fare sempre risultato. Ma non è il mio solo sogno. Intanto sto lanciando una mia linea di abbigliamento sportivo insieme a mia moglie per Natali Sports Wear, poi continuo a divertirmi nel gareggiare e questo per me è fondamentale. Gareggio con la mente più libera, se poi arriverà una chiamata da una Professional mi farò trovare pronto.

Cataldo è tornato al Gragnano Sporting Club lasciato nel 2023
Cataldo è tornato al Gragnano Sporting Club lasciato nel 2023
Come pensi che ti troveresti?

Io credo che qualcosa riuscirei a fare, ogni volta che ho corso con i professionisti, anche lo scorso anno al Giro d’Abruzzo nel mio piccolo ho fatto vedere che posso starci. So che a 25 anni l’età non giova a mio favore perché si guardano sempre i più giovani, ma dalla mia ho l’esperienza. Le vicissitudini e la vicinanza con Tagliani, che alla Monzon era mio compagno di camera, mi hanno fatto capire quanto il mondo dei professionisti richieda tanto a chi riesce ad approdarci, ma posso assicurare che darei il mio contributo.

Palandri tiene duro, il Gragnano resta un esempio da seguire

20.12.2023
5 min
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I migliori under 23 italiani ormai cercano all’estero l’opportunità per crescere e trovare la strada verso il WorldTour. Ora cominciano a farlo anche gli junior, con Finn che ha aperto la strada. Tutto ciò non fa che rendere la vita ancora più difficile a quei team italiani di categoria che sono sempre stati la base, l’humus del ciclismo nostrano. Carlo Palandri ne è un po’ l’emblema, con il lavoro che da tantissimi anni svolge con il suo SC Gragnano e che è risaltato in questo 2023 anche grazie alle imprese di Garibbo (nella foto di apertura).

Proprio la storia di Garibbo, l’elite rimasto a gareggiare nelle prove open eppure capace di emergere fino a trovare un’opportunità in extremis con il team Technipes, squadra continental, è lo spunto per capire come Palandri e il suo team riescano ancora a navigare in acque tumultuose, in un ciclismo che è molto cambiato rispetto a quando, tanti anni fa, il dirigente toscano intraprese il suo viaggio.

Carlo Palandri in una foto del 2005, con il compianto Franco Ballerini
Carlo Palandri in una foto del 2005, con il compianto Franco Ballerini

«Cambiato in maniera enorme – dice – ci troviamo oggi insieme a poche altre squadre in una categoria che per quello che si vede è destinata a sparire. Noi teniamo duro, ma abbiamo visto molte squadre rassegnarsi e cedere. Ci sono troppe contraddizioni, lo stesso fatto che le continental prendono corridori, fanno attività pro’ e poi vengono a competere nelle nostre gare è un controsenso che non ci aiuta».

Voi come vi siete adattati?

Sappiamo che i migliori talenti, o per meglio dire coloro che emergono subito sono accaparrati dalle squadre WT tramite i team Devo, quindi andiamo a cercare fra ciò che rimane. Potremmo parlare di quarte-quinte scelte, ma esprimeremmo un concetto sbagliato: sono corridori che non trovano spazio ma che possono crescere, recuperare, emergere. Lo stesso Garibbo aveva provato ad andare in una continental e non gli avevano dato chance, con noi ha dimostrato quel che vale. Un corridore come lui può dare tanto, eppure a 25 anni lo considerano vecchio dimenticando che c’è chi matura a 27 anni e vince grandi corse.

Una delle vittorie dell’Sc Gragnano nel 2023, con Lorenzo Cataldo al GP Poggia alla Cavalla (foto Fruzzetti)
Una delle vittorie dell’Sc Gragnano nel 2023, con Lorenzo Cataldo al GP Poggia alla Cavalla (foto Fruzzetti)
Perché allora insistere su questa strada?

Perché quando hai questa passionaccia non te la togli dalla pelle… Io penso sempre a mettere a disposizione dei ragazzi tutto quel che serve per emergere e posso dire che abbiamo a disposizione, ad esempio sono fiero del mio staff tecnico con Marcello Massini che è un autentico totem, un’enciclopedia vivente di ciclismo e un giovane come Alberto Conti che al suo fianco sta imparando tutto il possibile. Il lavoro con i ragazzi è capillare, ciò fa sì che possano crescere.

Che tipo di corridori cerchi?

Guardo innanzitutto alle storie: corridori che per qualsiasi problema nel corso della loro carriera non hanno trovato le condizioni ideali, hanno affrontato incidenti, si sono persi ma avevano dentro di sé un grande potenziale. Un esempio è Fiorelli, che con noi è rinato e ha trovato casa nel ciclismo che conta, noi abbiamo creduto in lui quando nessuno lo voleva più.

Il team nel 2024 sarà composto da una decina di corridori, tutti U23
Il team nel 2024 sarà composto da una decina di corridori, tutti U23
Voi avete nel vostro team corridori elite, oltre i 23 anni e non ce ne sono molti in giro, anche perché le occasioni per gareggiare non sono poi tante…

E’ una categoria che va rapidamente sparendo. Nel 2024 non ne avremo, punteremo invece a far maturare quegli atleti presi lo scorso anno fra gli juniores, per questo abbiamo scelto di non procedere ulteriormente sul mercato, vogliamo dar loro la possibilità di migliorare ancora e di mettere a frutto quel che hanno imparato. Il problema è dato anche dalle gare italiane: riflettevamo a bocce ferme su come esse siano sempre meno appassionanti, troppo controllate, non aiutano la crescita dei corridori. Così quelli che emergono passano troppo presto e dopo un paio d’anni, se non confermano aspettative enormi, vengono buttati via.

Quanto pesa la differenza economica con i grandi team?

La differenza c’è e ci sarà sempre, ma come si dice “si confeziona la camicia secondo la propria taglia”. Soldi ce ne vogliono e tanti, perché l’attività ormai si fa soprattutto in trasferta, all’estero, è solo lì che puoi far fare ai ragazzi il salto di qualità. Quel che manca sono i corridori, viviamo in un bacino che si è andato restringendo troppo e chi opera ai vertici non fa nulla per agire in controtendenza. Bisognerebbe dare ai ragazzi valide alternative al trasferimento all’estero, anche perché siamo di fronte a persone in formazione, che devono anche completare la scuola. Non è un mondo facile, ma non si può rimanere inerti.

Pier Giorgio Cozzani, uno degli elementi sui quali Palandri fa affidamento per la nuova stagione
Pier Giorgio Cozzani, uno degli elementi sui quali Palandri fa affidamento per la nuova stagione
Che cosa vi attendete dal 2024?

Abbiamo ridotto la squadra perché fare la doppia attività è ormai impossibile. Invece così possiamo gareggiare con 5-7 corridori a volta, dando fiducia ai nostri ragazzi. Io sono convinto che gente come Lorenzo Boschi o Alessio Ninci, per fare due nomi, potranno darci grandi soddisfazioni. Inoltre siamo anche alle prese con grandi cambiamenti burocratici imposti dalla nuova legge sullo sport che sta cambiando l’ordinamento burocratico delle società e che impone moderazione.

Marcello Massini, 83 anni, è un tecnico toscano dal grande intuito

Il ciclismo dei giovani dell’ottantenne Massini

03.10.2023
5 min
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Nicolò Garibbo è l’ultimo talento sul quale Marcello Massini ha messo le mani e i suoi successi continuano a inorgoglirlo. Ufficialmente, passati gli 80 anni, Massini ha messo da parte l’ammiraglia, ma resta nello staff del Gragnano Sporting Club e continua a vivere di ciclismo, ma alla sua maniera. Quella imparata quando correva ai tempi di Gimondi e di Bitossi. Con l’amore di un artigiano del ciclismo.

E’ pur vero che, parlandoci, non sembra proprio di avere a che fare con un ultraottantenne perché lo spirito è più giovane di quello di tanta gente ben più giovane di lui. Nell’ambiente Massini è famoso proprio perché sa cavare il meglio dai corridori quando il tempo scorre e c’è il rischio che rimangano incompiuti, che non approdino sul palcoscenico principale.

Per Garibbo la speranza che tanti risultati portino anche attenzione da parte di qualche team pro’ (foto Federazione Kosovo)
Per Garibbo la speranza che tanti risultati portino anche attenzione da parte di qualche team pro’ (foto Federazione Kosovo)

«Con i giovani ho lavorato tanto – spiega il diesse toscano – ma il ciclismo è cambiato, oggi i grandi team vanno direttamente a cercare gli juniores e se li prendono, a noi che cosa resta? Abbiamo dovuto cercare una via alternativa e secondo me lavorare con ragazzi un po’ più grandi, ma che possono ancora dare tanto è una gratificazione ancora maggiore».

Chi sono questi ragazzi?

Corridori che nel corso della loro carriera giovanile hanno avuto problemi. Chi è maturato tardi, chi è rimasto per un periodo al palo magari per qualche infortunio, chi non ha trovato l’aggancio giusto per passare. In questo progetto però devo dire grazie a tutta la società, dal presidente Carlo Palandri ai diesse Alberto Conti e Andrea Marinai che supportano queste idee. Si prestano per venire incontro alle esigenze dei ragazzi, spesso mettendo da parte anche le legittime aspirazioni della società.

Il Gragnano Sporting Club ha ottenuto molti risultati quest’anno, non solo grazie a Garibbo
Il Gragnano Sporting Club ha ottenuto molti risultati quest’anno, non solo grazie a Garibbo
Garibbo ne è un esempio…

Ha avuto una stagione fantastica, senza mai un calo, sempre sul pezzo. Nella società ci sono tanti che possono avere una buona carriera, lui già adesso ha un valore intrinseco che ne fa un professionista fatto e definito, deve solo trovare chi creda in lui.

E’ più difficile lavorare con simile materiale, proprio in considerazione del ciclismo attuale che consuma tutto a grande velocità?

Sì, ma è anche più gratificante. Un esempio è Fiorelli: non aveva risultati, noi abbiamo sempre creduto in lui e nelle sue possibilità e in due anni è cresciuto esponenzialmente, ha trovato posto alla Green Project Bardiani CSF Faizané e sta avendo una buona carriera, addirittura con qualche estemporanea uscita in mountain bike (è stato terzo all’ultima Etna Marathon, ndr). Anche lui ha sofferto, anche lui quando ha superato la soglia U23 rischiava di rimanere a piedi, ma il lavoro ha pagato. Non sarà l’ultimo…

Massini insieme a Filippo Fiorelli, a lungo suo corridore poi approdato alla Green Project Badiani
Massini insieme a Filippo Fiorelli, a lungo suo corridore poi approdato alla Green Project Badiani
I team professionistici vi danno retta?

Con fatica, con tanta fatica. Si guarda ai giovani e li si vuole subito vincenti, basta che da junior vincono un paio di volte che ecco che trovano l’ingaggio. Ma la gavetta dov’è? Il problema è che noi dobbiamo trovare il modo di far risaltare i nostri.

E quindi vi trovate quasi costretti a fare anche attività all’estero…

Quando un corridore diventa Elite, scopre che non tutte le gare del calendario italiano sono open. Andare all’estero è quasi obbligatorio, ma devo dire che è anche utile. Noi siamo stati in Kosovo e lì abbiamo sviluppato contatti importanti per avere ulteriori inviti il prossimo anno. Le gare estere sono una vetrina essenziale, anche perché la concorrenza è molto più qualificata.

Quando Massini era sull’ammiraglia Magniflex, qui col compianto Riccardo Biagini
Quando Massini era sull’ammiraglia Magniflex, qui col compianto Riccardo Biagini
C’è un altro Garibbo all’orizzonte nel vostro team?

Abbiamo tanti giovani validi, ma che stanno maturando piano piano, per questo dico che Nicolò Garibbo invece è pronto, ha tutto per fare una buona carriera anche fra i professionisti.

Dall’alto della sua esperienza, era quindi più facile portare un corridore a essere professionista?

Prima sì. C’era più quantità, più scelta fra i corridori giovani, si aveva anche più pazienza nell’aspettare che maturavano. Nel 1986 alla Magniflex avevamo 10 ragazzi, di loro 8 sono passati pro’ e hanno avuto anche carriere importanti, come Tafi, Lelli, Baronti… Ora invece si cerca il Pogacar a tutti i costi dimenticando che magari vinci il Tour a 21 anni, ma chi ci dice che fra dieci anni sarà ancora lì e ancora a quei livelli?

Rinaldo Nocentini, in giallo al Tour 2009, uno dei tanti talenti scoperti dal tecnico toscano
Rinaldo Nocentini, in giallo al Tour 2009, uno dei tanti talenti scoperti dal tecnico toscano
Preferirebbe un ciclismo più tranquillo?

Preferirei un ciclismo meno esasperato, che rispetti l’età di ragazzi di 19-20 anni che devono ancora maturare e non parlo solo dal punto di vista ciclistico, ma come uomini. Rischiamo così di avere atleti di 27-28 anni che sono spremuti, che hanno già dato tutto. Cresceranno o finiranno come Sagan? A 19 anni vinceva già, ma anche se ha un curriculum lunghissimo è da qualche anno che è sul viale del tramonto. Io ho un’altra idea di ciclismo, un po’ diversa…

La storia di Garibbo, quando vincere non basta

20.09.2023
6 min
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Terzo al GP Industria del Cuoio, poi vittoria al Tour of Kosovo condita da un successo di tappa e dalla maglia della classifica a punti, poi 6° al Giro del Medio Polesine e 2° alla Freccia dei Vini. Questi sono solo i risultati di settembre di Nicolò Garibbo, il corridore del Gragnano Sporting Club. I numeri della sua stagione sono davvero notevoli: 6 vittorie e ben 22 top 10 in 35 giorni di gara. Oltretutto parliamo di un corridore di 24 anni che quindi può prendere parte solo alle corse elite, ma considerando il calendario Under 23, pur avendo meno occasioni di competere, finora solo De Pretto ed Epis hanno fatto meglio di lui.

E’ proprio questo aspetto, la sua età anagrafica, che dà alle sue prove un sapore particolare, forse anche malinconico. Garibbo non ha fatto mistero, anche solo poche settimane fa, di essere a un bivio della propria carriera: «Se non trovo un contratto da pro’, mollo tutto» aveva detto e finché non metterà la sua firma su un contratto, dal prossimo anno potremmo non vederlo più. Eppure uno così farebbe comodo a tanti team che vanno a caccia di punti tutto l’anno…

Garibbo alla firma di una tappa in Kosovo. Il corridore di Imperia ha vinto la classifica con 6″ su Cozzani e 7″ sul greco Drakos
Garibbo alla firma di una tappa in Kosovo. Il corridore di Imperia ha vinto la classifica con 6″ su Cozzani e 7″ sul greco Drakos

Tappa e maglia

La sua vittoria al Giro del Kosovo ha avuto risvolti amari e dolci a seconda dei punti di vista, o meglio del protagonista. A raccontare che cosa era successo è lo stesso Garibbo.

«Prima della terza e ultima tappa – racconta – in testa c’era Piergiorgio Cozzani con 4” su di me. Eravamo d’accordo di proteggerlo, ma in corsa il fato ha voluto che forasse e avesse problemi con la ruota sostitutiva. A quel punto dovevamo decidere che cosa fare. Cozzani aveva vinto la prima tappa, ma non poteva più vincere il Giro. Cataldo aveva vinto la seconda. Io avevo chiesto di vincere la terza se ci fossimo trovati nella situazione, così proprio Cataldo mi ha aiutato a vincere. Solo dopo ci siamo accorti che così non solo avevo vinto il Giro, ma gli avevo purtroppo tolto anche la maglia della classifica a punti e questo mi è dispiaciuto tantissimo».

Alla fine grande festa per il team di Gragnano, che ha vinto praticamente tutto
Alla fine grande festa per il team di Gragnano, che ha vinto praticamente tutto
Lui come l’ha presa?

Ci è rimasto molto male, ci teneva, ma non avevamo fatto bene i conti. Nel dopo gara ci siamo spiegati, ancora oggi lo ringrazio perché ha sacrificato il suo obiettivo per il mio e questo lo fa solo chi è un signore nell’animo.

Come sono i rapporti in squadra?

L’atmosfera è ideale, non otterremmo questi risultati senza. In Kosovo abbiamo vinto tutto quel che si poteva. Per me poi era la prima gara all’estero dell’anno, devo dire che non ho viaggiato molto e mi è piaciuta tantissimo quest’esperienza, anche perché ho potuto conoscere un Paese del quale sapevo davvero molto poco pur essendo così vicino. A me viaggiare piace molto, poi parlo abbastanza bene l’inglese e mi piace comunicare con gli altri, conoscere la loro realtà.

Che cosa ti è rimasto impresso?

Il contrasto fra povertà e lusso che si vede a Pristina, la Capitale, dove magari da una parte della strada c’è l’hotel a 4 stelle e di fronte case senza porte e finestre. Questa contraddizione ci ha accompagnato per gran parte del Giro e non poteva lasciare indifferenti.

Podio nel GP Industria del Cuoio a Santa Croce sull’Arno dietro Wood (GBR) e Petrelli (foto Pagni)
Podio nel GP Industria del Cuoio a Santa Croce sull’Arno dietro Wood (GBR) e Petrelli (foto Rodella)
Tu hai 24 anni, hai già superato la categoria, sei in quella specie di “terra di nessuno”. Ti chiedi mai perché?

Ci sarebbe molto da dire… Intanto ho avuto problemi alla tiroide con i quali ho trovato modo di convivere solo dopo molto tempo, raggiungendo l’equilibrio necessario per emergere. Poi nell’ultimo anno da U23 ho preso il Covid e ho saltato mezza stagione. Nel 2022 ho trovato la mia dimensione, attraverso un farmaco più adatto per la mia patologia e l’aiuto fondamentale di un mental coach, i risultati di quest’anno sono figli di questo nuovo me. Devo anche dire grazie al mio diesse Massini che da anni mi segue e sa dire sempre le parole giuste.

Tutti quei risultati vorranno pur dire qualcosa…

Mi manca non poter competere nelle gare internazionali, sarebbe un bel banco di prova e una vetrina vera, maggiore, per farmi vedere. Io mi sento pronto per fare il salto, perché anche se sono avanti di età rispetto a tanti che passano, ho acquisito esperienza, quell’esperienza di vita che in certi momenti è fondamentale per andare avanti in un mondo difficile come quello ciclistico. Quest’anno ad esempio ho affrontato le mie prime volate, mettendo a frutto l’allenamento specifico e vincendo le mie ritrosie e i risultati sono arrivati anche lì.

Un giovanissimo Garibbo in gara al Giro di Toscana 2018, chiuso all’88° posto
Un giovanissimo Garibbo in gara al Giro di Toscana 2018, chiuso all’88° posto
Qualche chiamata è arrivata?

Contatti ci sono, una squadra continental italiana mi ha anche fatto delle proposte che mi attirano molto. Mi è mancato non poter fare uno stage con qualche squadra estera, penso che sarebbe stato utile per me, per farmi vedere maggiormente, anche per apprendere qualcosa di nuovo. Ma ho capito che in questo ciclismo così “giovane” è difficile che i team abbiano pazienza di aspettare chi, come me, matura tardi.

C’è chi ti segue e sta lavorando per trovare un contratto?

Sì, ho Fondriest ed Alberati che mi seguono da quel punto di vista e che ci hanno messo la faccia per aiutarmi e devo dire grazie perché non è facile trovare qualcuno che crede in te e nelle tue possibilità se non sei giovanissimo.

Per il ligure la speranza che tanti risultati portino anche attenzione da parte di qualche team pro’ (foto Federazione Kosovo)
Per il ligure la speranza che tanti risultati portino anche attenzione da parte di qualche team pro’ (foto Federazione Kosovo)
Tu comunque hai sempre voluto tenerti una porta aperta a prescindere dall’attività agonistica…

Sì, ho preso la laurea triennale in Scienze Motorie e quando smetterò farò la magistrale. Intanto sto seguendo un corso specifico per l’alimentazione e attraverso la piattaforma Training Peaks seguo una decina di amatori. Vorrei continuare questa carriera di preparatore, a prescindere da come andrà in bici, penso che quello sarà il mio futuro.

Intanto ti attende il finale di stagione, che stando all’ultimo weekend prosegue sulla falsariga dei precedenti.

Mi dispiace non avere occasione di competere con i pro’ nelle classiche italiane, avessimo avuto un invito sarebbe stato un bel banco di prova. Dico la verità, non vorrei chiudere senza avere avuto la possibilità di capire qual è realmente il mio livello. E si può sapere solo confrontandosi con i team più grandi. Così mi resterebbe l’amaro in bocca…