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Chiuso il Regioni, Scotti rilancia con grandi progetti

08.01.2024
5 min
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Su un inedito percorso disegnato nel parco del Divino Amore a Roma, si è conclusa la seconda edizione sperimentale del Giro delle Regioni di ciclocross. Attenzione all’aggettivo perché ha un forte peso nel progetto di Fausto Scotti, che chiude la sua stagione di impegni organizzativi e già si proietta verso un nuovo anno che si prospetta ricchissimo di sorprese.

Dopo le grandi sfide del Giro d’Italia, Scotti ha messo su due confronti nazionali, prima a Gallipoli in Puglia e poi a Roma, lasciando però da parte il tradizionale teatro delle Capannelle per scegliere un nuovo approdo: «Quando si fanno queste scelte si sa bene a che cosa si va incontro – afferma l’ex cittì della nazionale – avevamo un percorso tutto nuovo da disegnare, strutture da studiare e con il tempo che abbiamo avuto, con il fango che si è creato è venuto fuori un ciclocross di stampo belga. E’ un teatro ideale per un grande evento, dove c’è tutto anche se una struttura come Capannelle, dove tutto è davvero nello spazio di pochi metri, è molto più facilmente gestibile».

Grande giornata per la Cycling Café con le vittorie di Cominelli e Bulleri (foto Bit&Led)
Grande giornata per la Cycling Café con le vittorie di Cominelli e Bulleri (foto Bit&Led)
A conti fatti ti puoi ritenere soddisfatto dell’andamento della challenge?

Certamente sì, considerando che per il secondo anno consecutivo abbiamo potuto mettere in piedi un’edizione fortemente ridotta, solo due prove allestite soprattutto per dimostrare di esserci. In Puglia abbiamo avuto numeri leggermente inferiori alle nostre aspettative, ma a Roma sono arrivati in oltre 350 pur avendo il giorno prima un’altra importante prova nazionale in Friuli. Proprio il problema delle concomitanze è ormai improcrastinabile per la federazione. Non si possono dare concessioni di calendario nazionale a 50 gare quando solo un terzo rispettano davvero tutti i dettami e soprattutto non si può continuare su questa strada delle concomitanze che penalizzano tutti.

Che prospettive ci sono per questo circuito?

Molto buone perché già ho ricevuto richieste e penso che il prossimo anno avremo intanto due nuove prove, in Basilicata e Campania. Perché funzioni servono però soldi e infatti siamo in contatto con due grandi sponsor che hanno mostrato interesse, se entreranno potremo davvero mettere in pratica le nostre idee. Ma noi guardiamo all’attività complessiva: basti pensare che per il Giro d’Italia abbiamo ricevuto 15 nuove richieste. I nostri progetti però vanno ben oltre…

Al Regioni erano presenti tutte le categorie con spazio anche per i più piccoli per avvicinarli al ciclocross (foto Bit&Led)
Al Regioni erano presenti tutte le categorie con spazio anche per i più piccoli per avvicinarli al ciclocross (foto Bit&Led)
A che cosa puntate?

Oltre alle challenge abbiamo due grandi idee. La prima è allestire un grande weekend a inizio 2025 legato ai Campionati Italiani giovanili, con 4 e 5 gennaio per le prove tricolori e il 6 gennaio per un evento internazionale, il tutto nel bellissimo teatro di Follonica nostro storico partner per il Giro d’Italia. Il secondo è ancora più ambizioso: vogliamo portare la Coppa del mondo a Torino.

Un colpo di scena. Da che cosa nasce?

Grazie all’esperienza e alla collaborazione del gruppo di Cantoira possiamo mettere su una struttura e un tracciato che saranno pienamente all’altezza del massimo evento internazionale a tappe. Ho già parlato con Flanders Classics e c’è grande disponibilità in merito anche perché ho presentato un progetto molto meno economicamente oneroso di quello di Vermiglio. Avremo bisogno dell’ok di Comune e Regione dove c’è grande sensibilità verso le due ruote, sperando che il Tour de France non assorba tutte le risorse ma diventi anzi un volano per nuove iniziative. Poi avremo bisogno di un grande sponsor con il quale condividere questa grande opportunità.

La prima tappa era stata a Gallipoli con la nazionale italiana al via, qui Elisa Ferri (foto organizzatori)
La prima tappa era stata a Gallipoli con la nazionale italiana al via, qui Elisa Ferri (foto organizzatori)
Torniamo al Giro delle Regioni. Agonisticamente che cosa hai trovato?

Io guardo sempre le gare con occhio molto tecnico e sono rimasto letteralmente elettrizzato soprattutto dalle gare giovanili. Ci sono ragazzini che hanno una tecnica impressionante, c’è un livello generale che è molto alto e se questi ragazzi trovassero strutture adeguate che permettessero loro di fare regolare attività avremmo veri fuoriclasse polivalenti. Per farli maturare serve però una struttura che attualmente il ciclismo non ha, per questo dico che andrebbe rivisto tutto il sistema, legato a concezioni ormai vetuste. Fra tutti segnalo un nome: Nicola Carrer, pugliese vittorioso fra gli Esordienti 1° anno, mi ha davvero impressionato.

E nelle categorie assolute?

Si vede che ormai siamo in piena atmosfera Tricolori, c’è stato un bello spettacolo. Nella gara principale ha vinto Cominelli che è in grande forma battendo Antonio Folcarelli che mi stupisce sempre, lui che al mattino si alza quando è ancora buio per lavorare al mercato, eppure se guardate bene è il più costante di tutti, non esce mai dai primi 5. Fra le donne ha trionfato la Bulleri, completando la grande giornata della Cycling Café ma dietro è emersa la lucana Dalila Langone, ancora junior eppure capace di far sua la classifica generale.

Il podio femminile con a sinistra Dalila Langone, prima nella classifica generale e sorpresa della challenge (foto Bit&Led)
Il podio femminile con a sinistra Dalila Langone, prima nella classifica generale e sorpresa della challenge (foto Bit&Led)
Ora che gli impegni agonistici sono finiti, che farà Fausto Scotti?

Si rimette subito a lavorare perché c’è già da impostare la nuova stagione e come si è visto di carne al fuoco ce n’è davvero tanta. Oltretutto mi stanno arrivando anche molte offerte dall’estero, per allestire gare e non solo, anche da grandi team professionistici. Insomma, non c’è tempo per fermarsi…

Giro archiviato, ma Scotti è già un passo avanti

03.12.2023
5 min
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Neanche il tempo di festeggiare la chiusura del Giro d’Italia che Fausto Scotti si è rimesso subito all’opera, per la prima delle due tappe del Giro delle Regioni. L’evento di Gallipoli di oggi ha una valenza particolare, ospitando anche la nazionale italiana di Daniele Pontoni (suo successore alla guida tecnica del ciclocross italiano) presente in Puglia per uno stage.

D’altro canto la mente di Scotti è sempre in movimento e i programmi si susseguono a ritmo enorme: «Se vedeste la mia scrivania… Il bello è che anche subito dopo la chiusura del circuito mi arrivano richieste per ospitare tappe del Giro».

Fausto Scotti, da sempre a capo del Giro d’Italia Ciclocross, ora si lancia in una nuova avventura
Fausto Scotti, da sempre a capo del Giro d’Italia Ciclocross, ora si lancia in una nuova avventura
Come giudichi quest’edizione del Giro?

Non posso che essere soddisfatto, i numeri ci hanno ancora una volta premiato. Molti mi chiedono quale sia il segreto della nostra challenge: io credo che sia nella professionalità nostra e dei vari comitati locali. Noi cerchiamo di offrire un circuito diversificato, che propone a ogni tappa di volta in volta un percorso pedalabile o uno più impegnativo. Ora dobbiamo già ragionare sulla prossima edizione: le località che hanno ospitato le 6 tappe hanno chiesto la riconferma, ma ce ne sono anche altre 13 che hanno fatto richiesta…

Il fatto che il Giro si esaurisca nei primi due mesi rappresenta un problema?

Di per sé no, ma allargando il numero di prove dovremo trovare altri spazi. La Federazione autorizza challenge fino a 6 gare, ma noi faremo richiesta per averne 8. Vogliamo provare a dare risposte alle società, agli sponsor e a tutti coloro che investono in questo movimento e che non possono essere trascurati. Il problema però è più profondo…

La rassegna rosa ha offerto tracciati molto diversi fra loro, alcuni più tecnici, altri molto semplici (foto organizzatori)
La rassegna rosa ha offerto tracciati molto diversi fra loro, alcuni più tecnici, altri molto semplici (foto organizzatori)
In che senso?

Nel calendario ci sono 55 gare nazionali. Dopo il Covid non si è più tornati indietro: chiunque fa richiesta, la vede accettata. Ma quante di queste gare hanno davvero i titoli per essere nel calendario nazionale? Vogliamo parlare di sicurezza? Dalle società mi arrivano testimonianze assurde, di gare che hanno pochi numeri (ma questo sarebbe il meno), nessuna cura dei percorsi, né dei servizi. Bisogna mettersi in testa che per allestire una gara di livello bisogna investire. Non puoi pensare di avere meno di 250-300 metri di transenne nella zona di arrivo. Poi servono almeno 10 postazioni per i box, messi in sequenza e lunghi dai 15 ai 30 metri. E così via, altri dettagli. Bisogna offrire qualità. A San Colombano c’era un giudice svizzero che organizza gare nazionali nel suo Paese, ci ha invitato da lui per portare la nostra professionalità…

Nel corso della challenge, non tutti hanno realmente seguito l’evolversi del circuito, gareggiando in qualche prova e basta. Questo non intacca il suo valore?

Io non credo, perché noi guardiamo innanzitutto ai numeri e questi ci hanno premiato con centinaia di concorrenti a ogni tappa. Il problema degli elementi di spicco che non lottano per la classifica ha molteplici ragioni. Intanto dopo la prima metà del circuito si sa già chi potrà competere per la vittoria e quindi c’è chi va a cercare gloria altrove. Poi il nostro circuito fatalmente si va ad accavallare con gare internazionali, con le prove di Coppa. Vedi Viezzi, che ha vinto le prime due tappe e poi si è dedicato con grande profitto al massimo circuito mondiale.

Luca Paletti è stato uno dei pochi pro’ che ha affrontato la challenge con continuità (foto organizzatori)
Luca Paletti è stato uno dei pochi pro’ che ha affrontato la challenge con continuità (foto organizzatori)
Le sei tappe saranno quindi confermate?

L’orientamento è sicuramente quello. Tarvisio è stata una rivelazione, certamente lontana geograficamente e onerosa, ma ha offerto un’inaugurazione di primissimo livello. Inoltre l’accoppiata con Osoppo è davvero quanto di meglio si possa avere a inizio stagione. Corridonia ha proposto un percorso veloce e tecnico, ora ci hanno chiesto per il 2024 di poter ospitare la tappa finale. Follonica è ormai una classica, un percorso unico che può essere seguito con lo sguardo nella sua interezza, credo anzi che ci si possa davvero investire sopra per un grande evento. Cantoira ha molto da offrire, soprattutto nella formula nuova che abbiamo congeniato quest’anno togliendo in due drittoni in salita. San Colombano è stata la degna chiusura: una gara rivoluzionata che ha stupito tutti.

E ora si è già ripartiti…

Con il Giro delle Regioni volevamo raccogliere un po’ delle richieste messe da parte nella costruzione del Giro d’Italia, ma non ci sono spazi nel calendario, quindi abbiamo proposto due tappe, quella pugliese e Roma a inizio gennaio. Il nostro progetto però va oltre, è molto ambizioso. Noi vogliamo allestire una gara in almeno 6 regioni, invitando i Comitati regionali e offrendo loro un contributo dai 500 ai 1.000 euro con un montepremi di almeno 20 mila euro. Dovrebbe essere uno stimolo per le categorie giovanili e l’attività locale, ma dobbiamo trovare spazi.

Francesca Baroni, vincitrice della prima tappa a Tarvisio. Poi si è orientata verso le gare estere (foto Billiani)
Francesca Baroni, vincitrice della prima tappa a Tarvisio. Poi si è orientata verso le gare estere (foto Billiani)
Il Giro delle Regioni è al secondo anno, ma anche questa quindi è un’edizione sperimentale.

Per quest’anno abbiamo ricalcato la formula del Giro d’Italia, ma il progetto come detto va molto oltre ed è focalizzato sulle categorie giovanili, infatti inseriremo anche i più piccoli oltre alle categorie per disabili mentali. Possiamo fare tanto, ma la Federazione deve sostenerci non tanto economicamente, quanto dandoci libertà di movimento e mostrando attenzione nella compilazione del calendario. Mi permetto di dare un suggerimento: servirebbe un delegato tecnico con competenza sui percorsi, che li ispezioni con anticipo e consigli le migliorie necessarie. Far crescere il movimento passa da queste decisioni…

Giro delle Regioni, buon inizio tornando alle Capannelle

09.01.2023
4 min
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Il Giro delle Regioni non è più un’idea su carta, ma qualcosa di concreto. Fausto Scotti non è tipo da restare con le mani in mano e dopo la conclusione del Giro d’Italia ha subito messo in moto la sua nuova creatura che dovrà abbracciare e promuovere tutte le discipline ciclistiche e non solo quelle. Si è cominciato con la “sua” specialità, il ciclocross attraverso due gare, la prima a Noci in Puglia e la seconda all’ippodromo delle Capannelle, riaperto alle bici dopo qualche anno che non ha cancellato la memoria delle battaglie per la Coppa del Mondo nel 2013 e 2014.

Tutti i vincitori del Giro delle Regioni. Ora la parola passa alla strada (foto Bit & Led)
Tutti i vincitori del Giro delle Regioni. Ora la parola passa alla strada (foto Bit & Led)

Spalti vuoti, percorso pieno

Come spesso succede, quando un evento si stoppa per qualche anno, ci vuole tempo per riabituare la piazza allo sport in questione. Le tribune di Capannelle torneranno a riempirsi, i prati lo hanno già fatto, con tantissimi in gara nelle varie categorie e riscontri interessanti soprattutto se proiettati verso i campionati italiani del prossimo fine settimana.

Spesso si dice che un’opinione o un giudizio possono cambiare in base alla prospettiva con cui si guarda. Su questo concetto si sofferma Alessia Bulleri, vincitrice in maniera perentoria della gara femminile: «E’ vero che le tribune erano semivuote, ma a ben guardare il percorso era pieno di gente, con molti ai bordi del tracciato e non erano solo addetti ai lavori, lo posso assicurare…».

Alessia Bulleri in azione. La classifica del Giro è andata alla seconda, Sara Tarallo (foto Bit & Led)
Alessia Bulleri in azione. La classifica del Giro è andata alla seconda, Sara Tarallo (foto Bit & Led)

L’esperienza all’estero

Alle Capannelle l’elbana, reduce da alcune gare in Slovacchia dopo la rovinosa caduta in Val di Sole che le era costata la frattura di un dito, ha fatto presto il vuoto: «Sono partita subito forte per fare la differenza riuscendoci a dispetto del vento. La gara era piuttosto particolare: non c’erano difficoltà, ma tanti rettilinei ed era quindi quasi impossibile riuscire a fare selezione. Il fatto di aver vinto in solitudine mentre la maggior parte delle altre categorie sono finite allo sprint è un bel risultato in vista della campagna tricolore, dove puntiamo forte soprattutto al team relay».

Il suo team, il Cycling Café, è forse una delle novità principali della stagione nazionale, anche perché il team romano ha seguito un po’ i dettami forniti tempo addietro dal cittì Pontoni, ossia dare ai propri ragazzi la possibilità di fare esperienza all’estero. Gli effetti si sono visti, non è un caso se la squadra abbia fatto all in nella categoria principale con Cristian Cominelli vincitore della prova romana e Raul Baldestein terzo al traguardo ma primo nella classifica generale del Regioni.

Volata vincente per Cominelli, una vittoria che ci voleva in vista dei tricolori (foto Bit & Led)
Volata vincente per Cominelli, una vittoria che ci voleva in vista dei tricolori (foto Bit & Led)

Il vento unica difficoltà

La vittoria del lombardo è arrivata, questa sì, dopo una gara lottata fino all’ultimo metro e nella quale c’è stata anche qualche scaramuccia con Antonio Folcarelli: «Non potevo fare altrimenti, quello delle Capannelle era un percorso veloce e molto largo dove si doveva anche stare a ruota per via del vento. Io ho provato, ma mi hanno spesso chiuso la porta, specialmente Folcarelli. A Capannelle ho però gareggiato tante volte, sapevo che bisognava evitare l’arrivo di gruppo, alla fine siamo rimasti io e lui a giocarci la vittoria e ho anticipato l’ultima curva. Una bella gioia, ma a essere sincero me ne ha regalate di più mio figlio Bryan in gara nella promozionale, il suo entusiasmo era contagioso».

A far festa è stato il suo compagno di colori Baldestein, uno dei nuovi nomi del panorama nazionale: «Dire che ho vinto in casa è poco: al sabato per provare il percorso sono salito in bici a casa e dopo 10 minuti ero già all’interno dell’ippodromo… La gara è stata molto tirata, quasi simile a una prova su strada. Porto a casa una maglia prestigiosa che è il segno tangibile dei progressi effettuati quest’anno».

Il piatto percorso romano non favoriva la selezione (foto Bit & Led)
Il piatto percorso romano non favoriva la selezione (foto Bit & Led)

Un vero nipote d’arte

Intanto un altro nome che si è affacciato nei quartieri alti è Jacopo Pavanello, nipote di Cristian, il diesse della Borgo Molino, ennesima dimostrazione di come ormai la pratica della multidisciplina si sia diffusa come un virus anche nelle categorie giovanili e soprattutto nei team di riferimento dell’attività su strada. Si diceva che solo grazie a un cambiamento di cultura ciclistica si sarebbe tenuto il passo con le maggiori scuole estere, su questo tema Cassani ha combattuto battaglie per tutta la sua permanenza alla guida tecnica azzurra. Ormai si può dire che quel cambiamento sia in essere e questo è in generale un bel segnale d’inizio 2023…

Notizia bomba: rinasce con Scotti il Giro delle Regioni

24.12.2022
5 min
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Dopo il gran finale del Giro d’Italia di ciclocross a Gallipoli, Fausto Scotti è già proiettato verso il futuro e si tratta di un futuro denso di prospettive, perché l’ex cittì della nazionale italiana ha tirato fuori dal cassetto un grande progetto: la rinascita del Giro delle Regioni.

Va chiarito subito: rispetto alla creatura del compianto Eugenio Bomboni, la corsa a tappe che portava in Italia tutti i migliori talenti del dilettantismo mondiale, i punti in comune, salvo il nome, sono pochissimi. L’idea di Scotti va molto più in là, arrivando a toccare tutte le discipline ciclistiche e coinvolgendo addirittura altre discipline sportive in una sinergia che, in un futuro abbastanza prossimo, vada addirittura a solleticare un mondo tanto fondamentale per la pratica sportiva quanto purtroppo attualmente lontano da essa: la scuola.

Il Giro delle Regioni avrà vita diversa dal Giro d’Italia, che ha già chiuso l’edizione 2022 (foto Paletti)
Il Giro delle Regioni avrà vita diversa dal Giro d’Italia, che ha già chiuso l’edizione 2022 (foto Paletti)

La spiegazione del progetto è abbastanza complessa. Scotti prende spunto proprio dal ciclocross perché sarà la prima delle discipline coinvolte: «Intanto abbiamo brevettato l’idea, era un passo necessario perché non ci venisse copiata e già in questa stagione lanceremo una sorta di sua sperimentazione attraverso le altre due gare nazionali da noi organizzate, le prove di Noci (BA) disputata ieri e di Roma, il Memorial Scotti che torna finalmente a Capannelle l’8 gennaio».

Non c’è il rischio di un doppione del Giro d’Italia?

Il Giro vive di luce propria e andrà avanti per la sua strada, ha una propria formula consolidata negli anni. L’idea del Giro delle Regioni nel ciclocross ha basi diverse, dev’essere qualcosa che funzioni come rilancio di sport e turismo insieme e che coinvolga anche altre realtà sportive. Negli anni, girando per trovare località per il Giro, sono entrato in contatto con molti sindaci e presidenti regionali tutti alla ricerca di iniziative rivolte alla comunità. Ho pensato a un progetto, ma doveva essere molto di più rispetto a quanto fatto finora. Ho contattato consiglieri federali di altri sport, ho anche parlato con Abodi prima che diventasse Ministro dello Sport e ho dato forma all’idea di costruire un contenitore aperto anche ad altre discipline sportive.

L’ippodromo romano delle Capannelle ospiterà la seconda tappa, domenica 8 gennaio
L’ippodromo romano delle Capannelle ospiterà la seconda tappa, domenica 8 gennaio
In che forma?

La mia idea è che ogni tappa del Giro delle Regioni debba coinvolgere varie discipline. Faccio un esempio: se organizziamo alla domenica il ciclocross, perché non abbinare al sabato una corsa campestre, dando così linfa anche a quel movimento? L’atletica sta vivendo un grande periodo di rinascita, ma nel cross, soprattutto in ambito nazionale, c’è ancora bisogno di sostenere l’attività. Possiamo farlo insieme e altre discipline possono abbinarsi con loro iniziative. Ogni gara diverrà una sorta di festival sportivo aperto a tutti.

Sarà già in questa forma il Giro che prenderà vita?

Non ci sarebbe il tempo materiale. Intanto iniziamo mettendo un punto fermo, ricordando ad esempio che Capannelle ha una grande tradizione anche nell’atletica, avendo ospitato campionati italiani e addirittura un mondiale negli anni Ottanta. Saranno due tappe sperimentali, per far vedere che siamo già operativi e che il cammino è stato intrapreso: avremo classifiche, maglie da assegnare come in ogni challenge, ma l’idea va molto oltre di essa.

Il logo del Giro delle Regioni, un marchio che dovrebbe comprendere varie discipline
Il logo del Giro delle Regioni, un marchio che dovrebbe comprendere varie discipline
Si tratta di sforzi organizzativi non da poco…

Infatti un principio alla base del Giro, per qualsiasi disciplina sia coinvolta, è che si deve lavorare in sinergia tra varie società. Unire ciclocross e atletica significa unire realtà organizzative diverse ma con tanto in comune, significa ammortizzare molte spese, significa anche coinvolgere più sponsor e soprattutto smuovere varie zone del Paese.

Veniamo alla strada…

Il Giro delle Regioni su strada ha una storia prestigiosa, Bomboni lo conoscevo bene, ha lavorato molto anche con mio padre – spiega Scotti – Ripetere la sua esperienza non è possibile perché – e lo abbiamo verificato direttamente – i costi per una gara a tappe sono insostenibili. E’ invece più fattibile allestire una challenge che colleghi 4-5 classiche nazionali, ad esempio fra gli junior. Anche in questo caso però bisogna pensare a sinergie da mettere in atto, con gare podistiche su strada ma anche con altre discipline sportive e soprattutto bisogna incentivare l’attività giovanile, quindi prevedendo iniziative per i più piccoli. Un’idea che sarebbe interessante mettere in pratica sarebbe ad esempio collegare queste classiche mettendo come premio borse di studio, magari coinvolgendo Poste Italiane o una banca.

Enrico Battaglin, ultimo vincitore del Giro delle Regioni nell’ormai lontano 2010
Enrico Battaglin, ultimo vincitore del Giro delle Regioni nell’ormai lontano 2010
Hai parlato di un progetto che deve coinvolgere anche le scuole…

Bisogna smuovere l’attività nei plessi scolastici, collegandoli alle società sportive, facendo svolgere iniziative che li mettano in sana competizione. Parlando con Abodi è tornata alla luce l’idea dei Giochi della Gioventù che è stata la base del boom sportivo italiano. Rimettiamoli in gioco, partendo però dalle basi, iniziando con manifestazioni locali, che in questo modo uniscano anche i più piccoli e coloro che stanno diventando o sono già diventati campioni. Sempre unendo le forze e pensando anche a coinvolgere la Tv, ma non in diretta. Meglio una differita intera e ben confezionata, capace di coinvolgere di più.