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Sabbia e rampe, la banda di Scotti verso Ostenda

16.01.2021
5 min
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Raid al ritiro della nazionale di ciclocross. Il cittì Fausto Scotti, in vista dei mondiali di Ostenda ha preparato degli allenamenti a dir poco specifici con sedute finalizzate al percorso iridato. A farla da padrona è stata la sabbia, che dominerà lo scenario belga, ma non sono mancati gli strappi e le scalinate.

Nel giorno in cui gli azzurri si allenavano sulle colline dell’entroterra abbiamo sentito il parere dei due freschi tricolori e dello stesso Scotti.

La seduta di allenamento nei pressi del Divino Amore, a Sud di Roma

Bertolini e le sgasate

«Fausto nei giorni scorsi ha cercato i punti che potevano avvicinarsi al mondiale – ha detto BertoliniHa trovato una rampa dura di 40-50 metri che potesse simulare il ponte di Ostenda. Facevamo un piccolo anello sulla spiaggia che ci portava a questo strappo. Lo facevamo a tutta. Lo abbiamo ripetuto più volte. E allo stesso tempo ci siamo allenati su una scala, sempre dopo aver fatto l’anello sulla spiaggia… Quando sei sulla sabbia devi cercare di restare nella canalina che si crea, perché siamo noi che dobbiamo muoverci sulla bici ed è lei che “guida”».

Bertolini racconta poi dei rapporti. Non bisogna andare troppo agili, ma di sicuro non duri.

«Non è tanto una questione di rapporti, ma di assecondare la bici e restare nella canalina, altrimenti serve tanta potenza. E non è detto che basti. A quel punto devi scendere e correre… La sabbia devi prenderla “piano” per centrare la canalina e poi man mano aumentare».

Bunny hop per Jakob Dorigoni
Bunny hop per Jakob Dorigoni

Il feeling della Arzuffi

Anche la collega tricolore, Alice Maria Arzuffi, è raggiante, sia del ritiro sia della sua condizione. «Non mi aspettavo di arrivare al mondiale con questa maglia – dice la Arzuffi – ma sapevo di essere in buona condizione dopo le gare in Belgio. Ho sistemato qualche problema fisico. Ho avuto una tracheo-bronchite un anno fa e mi portavo dietro dei residui nei bronchi che non mi permettevano di sfruttare il 100% della respirazione.

«Qui ci siamo allenati bene. Abbiamo fatto tanta tecnica, soprattutto nella sabbia. E sono convinta che tutto ciò porterà i suoi frutti. Non avevo mai fatto un lavoro così specifico. Sì, avevo fatto qualcosa prima del mondiale di Koksijde, ma ero giovanissima. Abbiamo simulato alcuni tratti di Ostenda, soprattutto la rampa in discesa con l’entrata diretta sulla sabbia: ci servirà parecchio.

«A me piace la sabbia – riprende Arzuffi – Sei anni fa la odiavo. A forza di correre in Belgio ci ho preso confidenza. Serve tanta potenza e se hai un bel motore ti aiuta e questo va bene per le mie caratteristiche fisiche. Stare seduta e spingere è una delle cose che mi riesce meglio in bici. Nelle prime prove facevamo 10 metri, poi sempre un po’ di più… Alla fine capisci che non puoi guidare la bici. Devi cercare di farla scorrere il più possibile e per farlo devi seguirla col corpo».

La nazionale di ciclocross in ritiro ad Ardea si allena sulla spiaggia
La nazionale di ciclocross in ritiro ad Ardea si allena sulla spiaggia

La sabbia giusta

Mentre i ragazzi girano sul percorso di MyFlyZone, un terreno di erba e terra con molta salita appena a Sud della Capitale, il cittì ci spiega il suo lavoro. 

«Abbiamo fatto dei sopralluoghi per scegliere la location migliore, giocando in casa (Scotti è romano, ndr) conosciamo i luoghi più adatti. Servivano salite e discese per entrare nella sabbia e le scale. L’obiettivo era di abituarci a fare questi settori e di alzare i ritmi.

«Dovevamo ricreare il ponte di 138 metri e il tratto di sabbia di 600 metri che ci saranno ad Ostenda. Vi dico che nella categoria elite pur di non scendere di sella fanno 100 metri in più per arrivare sul bagnasciuga e pedalare. Tra andata e ritorno sono 200 metri in più di sabbia, ma così facendo evitano di correre per 300 metri. Ci abbiamo lavorato moltissimo. Non è facile galleggiare sulla sabbia. E’ un attimo a mettere il piede a terra. Spesso poi tra il procedere a piedi o in bici il ritmo è lo stesso, ma se sei bravo fai la differenza.

«Abbiamo trovato delle zone in cui la sabbia è più “folta”. Quando entri dentro si sprofonda molto, poi con i passaggi si creano delle canaline e in quelle canaline i ragazzi devono saper guidare e fare delle curve per ripartire quasi da fermo. Ad ognuno ho dato dei consigli, ma poi se c’era qualcuno più bravo era lo mettevo vicino a quello meno esperto. I ragazzi hanno lavorato sul bagnasciuga poi entravano “dentro”, a dieci metri dalla linea di costa. La sera, al quarto allenamento di giornata, correvano a piedi sulla sabbia molle per coordinare il peso, imparare a gestirsi sulla sabbia e a capire dove mettere i piedi.

Il gruppo azzurro: Gioele Bertolini, Alice Maria Arzuffi e Fausto Scotti. A destra, Aru
Gioele Bertolini, Alice Maria Arzuffi e Fausto Scotti.

Forza azzurri

La nazionale di cross ha ritrovato stimoli e vigore. I ragazzi erano davvero motivati e, perché no, anche divertiti. Ci è parso un gruppo davvero affiatato. E anche mentre giravano in riscaldamento era un continuo farsi battute a vicenda. 

«Ostenda lo conosciamo come percorso, perché due anni fa ci hanno fatto i campionati nazionali. Inoltre abbiamo dei video e degli informatori, meccanici belgi. Philip Roodhooft, team manager della Alpecin Fenix, mi manda delle info sui lavori che stanno facendo. Arriveremo quattro giorni prima della gara e avremmo il tempo di fare i nostri sopralluoghi. 

«Certo gli avversari saranno favoriti – conclude Scotti – Lassù ci crescono con la sabbia. Nella gara elite uomini i due da battere si conoscono, però non è detto che anche noi con il lavoro fatto non possiamo fare un buon mondiale. Io sono ottimista. Dispiace che sia saltata la prova degli juniores, tanto più che avevamo una buona squadra, ma è rimasta quella U23. Siamo l’unica Nazione che ha sempre gareggiato con il Gic e altre manifestazioni e questa è una fortuna. Il livello generale è buono».