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Fdj in parata, ma l’Italia resiste con Raccani (e un buon Frigo)

16.07.2022
6 min
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Riunione all’ombra sulle sedioline da campeggio per gli azzurri di Marino Amadori, questa mattina a Pont Saint Martin. Il cittì ha dato ai ragazzi poche ma chiare indicazioni: correre compatti e tenere il più possibile “i due Fdj”. E “quei due”, Reuben Thompson e Lenny Martinez, ieri sera pensavano a come avrebbero esultato sull’arrivo di Coumarial, tanto erano “certi” della vittoria. Tuttavia non hanno ucciso la corsa del tutto. Dietro di loro ci sono stati due ragazzi italiani, Simone Raccani e Marco Frigo.

I due Groupama-Fdj alla vigilia del tappone pensavano anche a come avrebbero attaccato. Solo Lorenzo Germani, che doveva tirare, badava al concreto.

Prima del via il ciociaro ci aveva detto: «Basta solo che non ci sia qualche fuga difficile da controllare. Per il resto siamo tranquilli. Guarda Reuben – scherzava il campione italiano – quando lui vede le tappe così, che fanno su e giù, è contento. Si gasa».

Fdj sotto controllo

Il caldo morde anche oggi le valli e i passi del Giro della Valle d’Aosta, ma la sensazione è che ci sia un pizzico in meno di afa. A compensare le fatiche però, c’erano i tanti chilometri, 173, e il tantissimo dislivello, 4.600 metri.

Tutti temevano che la squadra francese potesse distruggere tutto, in realtà anche loro l’hanno presa con le pinze. Sì, hanno vinto. Sono arrivati in parata, ma forse qualche scoria della tappa di Santa Caterina al Giro U23 era rimasta.

Gannat, il loro diesse, li ha fatti scattare solo nel finale. O quantomeno quando non c’erano più insidiosi fondovalle da dover gestire, come la Valtellina al Giro appunto. E nella salita finale una volta rimasti soli hanno controllato. Non volevano assolutamente saltare stavolta. La sensazione almeno era questa.

Però Raccani

In tutto ciò Simone Raccani e Marco Frigo si sono difesi benone. Entrambi hanno dato l’anima.

Il corridore della Zalf Desirée Fior , per l’occasione in azzurro, ha dimostrato che quel posto in classifica, il terzo, non era stato affatto una casualità.

Quando taglia il traguardo ha la bocca spalancata e la maglia aperta. Non mette il piede a terra ma continua a girare disegnando dei cerchi con la bici. Chissà il cuore fin dove era arrivato e quanto premeva l’acido lattico dentro quei quadricipiti per non fermarsi subito.

«Sull’ultima salita ho preso il mio ritmo e sono venuto su del mio passo, dando tutto – dice Raccani dopo il traguardo – Dopo una tappa di 173 chilometri e con questo caldo sapevo che era un attimo dal sentirsi bene o male e viceversa».

Per Simone Raccani (classe 2001) un’ottima prestazione verso Coumarial: terzo a 43″ da Thompson
Per Simone Raccani (classe 2001) un’ottima prestazione verso Coumarial: terzo a 43″ da Thompson

Sognare è lecito

Raccani non solo ha mitigato le distanze da Martinez e Thompson, ma ha anche rimontato diversi avverasi che erano davanti con i due Fdj in precedenza. 

«Ho sofferto il cambio di ritmo sulla penultima salita – racconta Raccani – e infatti devo dire grazie ai ragazzi che nel finale mi hanno aiutato a prendere la salita nel miglior modo possibile. Hanno tirato, mi hanno tenuto coperto. Poi è toccata a me».

Ma la corsa finisce domani a Cervinia e sognare è lecito. E’ lecito perché all’inizio della scalata finale, il distacco dai leader era sul minuto, forse appena meno. Ma all’arrivo il cronometro ha segnato 43” di ritardo per Raccani. Una quindicina secondi che danno speranza. E sui quali vale la pena riflettere.

Raccani ha spinto a tutta. Ma anche Lenny e Reuben non sono andati piano. Sì, forse hanno controllato in alcuni momenti ma, dice Thompson: «Non abbiamo controllato, abbiamo cercato di non saltare, perché comunque per staccare Onley e Berhe Hagos, abbiamo fatto dei grandi fuori giri».

E questo non fa che aumentare l’importanza dell’azione di Raccani. «Penso di essere salito bene – riprende Raccani – Ho recuperato parecchi secondi ai primi. Purtroppo non sono riuscito a riprenderli però… Sì, il Valle d’Aosta finisce domani: bisogna correre a tutta, bisogna osservarli e vediamo come andrà. Restano loro quelli da battere.

«Dopo un Giro under 23 sottotono sono venuto qui per riscattarmi. Sapevo di stare bene, ma non credevo di ritrovarmi questa condizione addosso. Sono davvero contento e darò tutto per concludere la gara nel miglior modo possibile».

In fuga anche Giulio Pellizzari (in coda) per difendere la maglia a pois (foto Alexis Courthoud)
In fuga anche Giulio Pellizzari (in coda) per difendere la maglia a pois (foto Alexis Courthoud)

Riecco Frigo

Ma le buone notizie non finiscono qui. Marco Frigo l’ultima volta che lo avevamo visto era “a spasso” al Giro d’Italia U23. Era venuto a salutare i suoi compagni della Israel Cycling Academy e lui aveva un braccio rotto, dopo la caduta al Giro dell’Appennino. 

La sua grinta e la sua serietà non erano venute meno neanche in quei giorni. Pedalava sulla bici da crono perché gli consentiva di non gravare sul polso.

«Volevo fare l’italiano a crono – racconta Frigo – ma non è stato possibile. L’istante dopo aver preso la decisione di non farlo, ho prenotato un alloggio al Pordoi per fare l’altura. Mi sono allenato, ho ricostruito una buona base, ho cercato di fare volume. E per questo sono contento di essere qui adesso.

«Non è andata male. E’ stata una bella tappa. Ho reagito bene, meglio di quanto pensassi. Va già bene così per me questo Valle d’Aosta, visti i pochi giorni di allenamento che ho nelle gambe».

Marco Frigo (classe 2000) è arrivato quinto, ma in netta ripresa dopo l’infortunio all’Appennino
Marco Frigo (classe 2000) è arrivato quinto, ma in netta ripresa dopo l’infortunio all’Appennino

Verso l’Avenir

E questo “non cambio” di ritmo ce lo ha avuto anche Frigo. Anche lui, come Raccani, ha pagato l’attacco violento nella penultima salita. 

«Ho perso quei trenta secondi, poi tutto sommato li ho tenuti bene fino ai tre, quattro chilometri dall’arrivo. A quel punto un po’ ho pagato dazio. Stasera sarà importante riposare bene e poi vediamo come starà il fisico domani».

Frigo forse è l’italiano con le spalle più grosse. Il prossimo anno passerà nel team WolrdTour della Israel e ha già una certa esperienza internazionale. Era con la nazionale di Amadori sia all’Avenir che al mondiale di Baroncini.  Potrebbe essere lui la nostra carta proprio per l’Avenir. E la via passa dal Valle d’Aosta.

Riecco Martinez, pronto a prendersi il Val d’Aosta

15.07.2022
5 min
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La terza tappa del Giro della Valle d’Aosta doveva essere, ed è stata, lo spartiacque tra la gara aperta a tutti e quella che introduce “all’inferno”. Le ultime due frazioni infatti sono assolutamente per scalatori. E scalatori puri possibilmente. Uno fra tutti: Lenny Martinez.

La Aosta-Aosta, sotto un sole martellante, va al francese Alex Baudin, della Tudor Pro Cycling, la combriccola di Fabian Cancellara. Bravo, coraggioso, abile nella guida nelle strette strade finali.

Dal Giro…

Bravo Baudin, ma il padrone della corsa è ancora Lenny Martinez. Il giovane francese arriva con il gruppo. Oggi la sua squadra ha controllato. Ancora una volta il più prezioso in fase di avvio è stato il neotricolore Lorenzo Germani.

Lenny è arrivato in gruppo con il segno del sudore sui pantaloncini, ma anche con una freschezza e una lucidità che ci hanno colpito.

«Se vogliamo parlare – ci ha detto Martinez – okay, ma vi prego solo di andare all’ombra».

Gli altri man mano si sdraiavano sotto al mega tendone in piazza Chanoux.

In una viuzza più fresca, con Martinez riprendiamo il filo proprio dal Giro d’Italia U23. Solo tre settimane fa era a Pinerolo e poi cosa ha fatto?

«Per alcuni giorni ho staccato del tutto – spiega Lenny – riposo totale: un po’ di piscina, relax, mi sono abbronzato! Tanto Netflix. Poi sono stato a Besancon (sede della Groupama-Fdj, ndr) con alcuni dei ragazzi per andare al campionato nazionale. Poi ancora, abbiamo ripreso, ma con delle uscite davvero tranquille».

«E sì, credo proprio che il riposo mi abbia fatto bene. Sono ripartito benone». E non è un caso che Lenny abbia subito ritrovato ottime sensazioni e fatto ancora buone prestazioni.

«Buone prestazioni sì, ma credetemi è dura, specie con questo caldo. Ma ho lavorato per questo. E l’estate è lunga». 

VdA nel mirino

Il francese si tiene stretta la maglia gialla. Già a Pinerolo, dove era finito il Giro, pensava al Valle d’Aosta. Sapeva che questa corsa così importante poteva essere perfetta per lui.

«Quando abbiamo ripreso a fare di più – dice Martinez – non siamo andati in altura, non l’ho mai fatta ancora. 

«Siamo venuti direttamente qui in Valle d’Aosta. Sono già diversi giorni che alloggiamo nello stesso hotel. E ne abbiamo approfittato per vedere tutte le tappe di questa gara».

Martinez vorrebbe pedalare un po’. Vorrebbe defaticarsi. «Giusto cinque minuti», chiede. Ma il responsabile della corsa è impassibile e lo porta nel tendone con gli altri.

Alex Baudin (Classe 2001) arriva in solitaria ad Aosta (foto Alexis Courthoud)
Alex Baudin (Classe 2001) arriva in solitaria ad Aosta (foto Alexis Courthoud)

Salite sì, distanza no

Lenny dice che le tappe di questa corsa sono tutte belle, tutte dure. Soprattutto le ultime due.

«Mi preoccupa un po’ quella di domani (Coumarial, ndr) – dice – perché è dura e molto lunga. E io sono al primo anno».

Bellissima questa risposta. Gli facciamo notare che al Giro U23 nel giorno di Santa Caterina Valfurva però ha fatto una “bella” esperienza e che magari ha preso le misure con certe distanze.

Quel giorno aveva dominato fino all’ultima ora di corsa poi era crollato. E infatti Lenny storce il capo e ribatte: «Su certe distanze faccio ancora fatica».

Probabilmente con la squadra cercheranno di correre in difesa. Rispetto al Giro hanno la maglia, hanno già una tappa nel sacco e il secondo in classifica è  Reuben Thompson, campione uscente, ma anche compagno di squadra. Tutt’altra situazione tattica rispetto al Giro.

Milesi coriaceo

Intanto sotto il tendone si radunano un po’ tutti. I cinque della fuga si scambiano pacche sulle spalle a vicenda. Gloag, uno dei più accreditati, è il primo a complimentarsi con Baudin e con Lorenzo Milesi.

«Vado forte da un po’? Sì, ma quel che conta è vincere – dice Lorenzo un po’ deluso – Forse oggi ho pagato anche un po’ lo sforzo di ieri. Anche ieri infatti ero andato in fuga, ma sapevo che se dovevo fare qualcosa era in questi due giorni. Il primo e gli ultimi due sono troppo duri per me. E così ho dato il tutto e per tutto».

«Conoscevo il finale e quella rotatoria, dove gli altri sono andati dritti l’ho fatta bene, perché nei giorni prima l’avevo sbagliata anche io!».

E con quella manovra per pochissimo Milesi, che stava rincorrendo, non riusciva a riprendere anche Baudin.

«Sono rimasto un po’ sorpreso – conclude Milesi – dall’attacco di Baudin sul primo degli ultimi due strappi, ma credo che non sarebbe cambiato molto. Non sarebbero cambiate le cose, sia che non fossi rimasto sorpreso, sia che lo avessi ripreso dopo la rotatoria. La gamba non era super, ma come ho detto forse ho speso troppo ieri».

Pronti per il Valle d’Aosta? Cinque tappe per scontri micidiali

12.07.2022
5 min
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E adesso spazio agli scalatori. Sta per tornare il Giro Ciclistico Internazionale della Valle d’Aosta – Mont Blanc. La storica gara a tappe, che festeggia l’edizione numero 58, si annuncia dura come ai “vecchi” tempi.

Dopo l’edizione della rinascita della scorsa estate, si ritorna alle cinque tappe. Nel 2021 i ragazzi di patron Riccardo Moret riuscirono a mettere insieme tre frazioni. Fu un grande sforzo nonostante la “forma ridotta”, ma con tutta onestà ammisero che se non fossero ripartiti dopo un anno di stop (nel 2020 non si era disputato) probabilmente la storia di questa pietra miliare del dilettantismo si sarebbe conclusa lì.

Bernard Hinault trionfò in quel mondiale del 1980 a Sallanches. Baronchelli alla sua ruota fu secondo
Bernard Hinault trionfò in quel mondiale del 1980 a Sallanches

Tra storia e Tour

Si torna in pista dunque. E lo si farà da domani 13 luglio a domenica 17. Tutti a bordo strada, ma la gara sarà trasmessa anche in streaming.

Come dicevamo le tappe saranno cinque. La prima si annuncia subito molto impegnativa. Sarà seguita da due frazioni più “veloci”, per poi chiudere dando spazio agli scalatori puri. 

Ma andiamo nel dettaglio. La prima frazione è tutta in territorio francese. Lo sconfinamento era un must del Valle d’Aosta. Ma quest’anno c’è di più. Si percorrono infatti parte delle strade che il Tour de France affronta 24 ore prima. La Saint Gervais-Saint Gervais misura solo 84 chilometri, quasi tutti in circuito (da ripetere 4 volte) ma con la scalata di Le Bettex nel più lungo giro finale. Si toccano luoghi simbolo come Sallanches, che ospitò l’edizione dei mondiali ad oggi ritenuta la più dura di sempre. 

Attaccanti, a voi

La Saint Christophe-Saint-Christophe ospita la seconda frazione di 122 chilometri. Stavolta si pedala in Italia appena più a valle di Aosta. Probabilmente è la frazione più veloce. Ma strappi e dislivello non mancano neanche stavolta.

La terza tappa misura 120 chilometri. Va da Aosta ad Aosta e tocca luoghi simbolo come la Skyway del Monte Bianco in quel di Courmayeur. Ma soprattutto prevede quattro Gpm: Doues, Verrogne, Echarlod e Col d’Introd sulla desta e sulla sinistra orografica della Dora Baltea. A sensazione sarebbe la tappa perfetta per il tricolore Lorenzo Germani.

Garofoli gioisce sull’arrivo di Cervinia. Il marchigiano non ci sarà per motivi di salute (foto Giro Valle d’Aosta)
Garofoli gioisce sull’arrivo di Cervinia. Il marchigiano non ci sarà per motivi di salute (foto Giro Valle d’Aosta)

Come Garofoli

E’ mostruosa la quarta frazione, la Pont Saint Martin-Fontainemore (Pian Coumarial). E’ dura per il dislivello, che sballa i 4.000 metri, e per la distanza, sui 170 chilometri. Di pianura, a parte all’inizio, ce n’è ben poca. Le squadre, composte da soli cinque atleti, faranno fatica ad organizzarsi con un chilometraggio così importante. Da scalare: Col d’Arlaz, Col Tsecore, Col de Joux, Perloz, Fabiole e la lunga (circa 12 chilometri) scalata finale di Pian Coumarial.

Sarà super importante gestire le forze. Perché sì, probabilmente la corsa si deciderà a Coumarial, ma il giorno dopo, la quinta ed ultima tappa propone un fresco e durissimo “deja vu”: la Valtournenche-Cervinia di 119 chilometri. Negli ultimi 56 chilometri ci sono da scalare Verrayes, Saint Pantaleon e l’arrivo ai 2.000 metri di Breuil-Cervina.

Tappa mostruosa che, come detto, si corre sugli sforzi del giorno precedente. Lo scorso anno questa frazione regalò l’impresa, magnifica, di Gianmarco Garofoli. Il marchigiano contro ogni copione tattico scappò a 60 chilometri dal traguardo. Fu anche maglia gialla virtuale. Poi pagò qualcosa nel finale, contro corridori più esperti di lui.

Alessio Martinelli sembra essere l’italiano più accreditato per la classifica generale
Alessio Martinelli sembra essere l’italiano più accreditato per la classifica generale

Riscatto Martinelli?

Lo spazio per imprese e numeri proprio non manca dunque. E neanche gli interpreti. «Al via – dice Riccardo Moret – abbiamo 16 Nazioni rappresentate e 32 squadre. Abbiamo avuto più di 70 richieste da tutto il mondo. E’ stato un duro lavoro di selezione, ma ci ha permesso di poter schierare al via il top del panorama ciclistico internazionale degli under 23». 

«C’è un parterre mostruoso – gli fa eco il cittì azzurro, Marino Amadori di ritorno dagli europei in Portogallo che potrà schierare la sua nazionale – neanche il Giro d’Italia U23 era di così alto livello. La componente straniera è di qualità elevatissima. Ci sono i Trinity che sono fortissimi.

«I miei cinque ragazzi sono: Riccardo Ciuccareli, Federico Raccani, Walter Calzoni, Gabriele Porta e Ludovico Crescioli. Mi piacerebbe vincere una tappa, quello è l’obiettivo primario. E poi credo sia una bella esperienza per tutti, specie per il giovane Crescioli».

Ciuccarelli, sulla carta, dovrebbe essere il leader visto come è andato al Giro U23. Ma tra gli altri italiani che possono distinguersi non dimentichiamo Lorenzo Milesi, Davide Piganzoli e Marco Frigo. Insomma, i soliti noti. Aspettandoci una rivincita dai corridori del CTF.

E gli stranieri? Martinez e Gregoire, forti dell’esperienza al Giro, vorranno riscattarsi. Ancora una volta sono loro, i Groupama-Fdj, i fari della corsa. La speranza è che Germani, facendo leva sulla maglia tricolore, non debba per forza tirare per loro. Tra l’altro sono anche i campioni uscenti con Reuben Thompson (in apertura, foto Giro Valle d’Aosta).

Van Eetvelt, sempre dopo la corsa rosa, ha preso fiducia e soprattutto potrebbe far valere i suoi due anni in più di esperienza nei confronti die giovani francesi. Due anni che incidono sul recupero e sul farsi di nuovo trovare pronto mentalmente.

E a proposito di Trinity occhio a Gloag.

Veloplus veste il Giro della Valle d’Aosta

11.07.2022
4 min
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Il 2022 di Veloplus si conferma davvero ricco di novità. Dopo aver di recente inaugurato il nuovo showroom ecco arrivare la partnership tecnica con una delle gare più prestigiose del panorama under 23. Stiamo parlando del Giro Ciclistico Internazionale della Valle d’Aosta giunto quest’anno all’edizione numero 58. La gara a tappe prenderà il via mercoledì da Saint-Gervais – Mont Blanc e si concluderà domenica prossima a Cervinia.

Quest’anno i leader delle singole classifiche avranno l’onore di indossare una maglia firmata Veloplus. La maglia gialla, come tradizione, vestirà il leader della classifica generale. La maglia a pois blu su fondo bianco, invece, sarà quella del re dei gran premi della montagna. Il detentore del primato nella graduatoria degli sprint catch indosserà la maglia rossa e bianca. Per concludere la maglia bianca firmata dalla Regione Valle d’Aosta sarà riservata al migliore della classifica a punti. E’ stata prevista una quinta maglia, di colore blu, che andrà in dono alle autorità delle località sede di arrivo di tappa.

A raccontarci qualcosa di più su questa prestigiosa partnership è Matteo Spreafico, che guida con passione insieme al padre Maurizio e alle sorelle Alice e Erika l’azienda di famiglia.

Come è nata la collaborazione con il Giro Ciclistico Internazionale della Valle d’Aosta?

Grazie ad un nostro agente siamo entrati in contatto con il comitato organizzatore. Ci hanno chiesto se eravamo interessati a realizzare le maglie leader per l’edizione di quest’anno. Abbiamo accettato volentieri visto il prestigio della gara. Per noi potrà sicuramente essere una vetrina importante per far conoscere il nostro marchio e la qualità dei nostri prodotti. Al Valle d’Aosta partecipano squadre importanti e non ci dispiacerebbe che, dopo averci conosciuto nel ruolo di partner tecnico del Giro, qualche team il prossimo anno decida di affidarsi a noi per realizzare il proprio abbigliamento.

Il comitato organizzatore vi ha fatto richieste particolari?

Nessuna in particolare, se non quella di rispettare le loro indicazioni in tema di colori per ogni singola maglia. Abbiamo però voluto inserire in trasparenza sulle maglie il logo Veloplus che va a sfumare in modo da poter “griffare” ogni maglia. Per il resto abbiamo messo a loro disposizione il meglio della nostra capacità produttiva scegliendo tessuti di qualità.

Il Giro della Valle d’Aosta offre paesaggi e scorci magnifici
Il Giro della Valle d’Aosta offre paesaggi e scorci magnifici
Quante maglie sono state realizzate?

Complessivamente ottanta fra taglie S e M. Tutte le maglie di leader del Giro Ciclistico Internazionale della Valle d’Aosta firmate da Veloplus presentano un design moderno. L’abbinamento di più tessuti garantisce elevata elasticità, traspirabilità, una rapida asciugatura e rende la maglia adatta a lunghe salite e pedalate nei mesi estivi. Stiamo parlando delle condizioni tipiche di una gara come il Valle d’Aosta. 

Cosa si può dire della loro vestibilità?

La struttura tubolare della manica, realizzata con un tessuto rigato a taglio vivo, garantisce la massima aderenza al braccio. La presenza di un elastico siliconato sul fondo maglia completa le caratteristiche tecniche della maglia che abbiamo pensato per vestire al meglio i leader di ogni singola classifica.

L’accordo fra Veloplus e il comitato organizzatore del Giro Ciclistico Internazionale della Valle d’Aosta ha validità di un anno con la promessa reciproca da entrambe le parti di rivedersi a gara conclusa per valutare il proseguo del rapporto di collaborazione.

Veloplus

Grinta Martinelli: Alessio riparte dopo il crampo terribile

07.07.2022
4 min
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Al Sibiu Tour c’era un giovane valtellinese che stava rialzando la testa, che si stava riprendendo il suo posto nel gruppo. Parliamo di Alessio Martinelli: 21 anni da Valdidentro, perla incastonata alla base dello Stelvio, da una parte, e del Passo Eira, dall’altra.

Alessio avrebbe dovuto fare il Giro d’Italia U23. Doveva essere il leader della Bardiani-CSF-Faizanè e uno dei favoriti per la conquista della maglia rosa. Invece quando si dice che la sfortuna ci vede benissimo… purtroppo è vero.

Come da “progetto giovani”, Martinelli ha alternato gare con i pro’ (qui a Laigueglia) con gli U23
Come da “progetto giovani”, Martinelli ha alternato gare con i pro’ (qui a Laigueglia) con gli U23

La ripartenza 

«Ho ripreso al Sibiu Tour – racconta Martinelli – e devo dire che è andata molto bene, almeno per le sensazioni dopo quel che mi è successo. Parlo della contrattura fortissima che mi ha costretto a saltare il Giro under 23 e a stare fermo due settimane».

«Il Sibiu l’ho preso un po’ come un allenamento visto che ci arrivavo con uno stato di forma minimo. E poi per me è stato doppiamente duro visto che le tappe erano lunghissime: 200 chilometri la prima, 190 la seconda e anche nel terzo giorno tra semitappa, riscaldamento e crono ne sono usciti altri 170. Però ho notato dei miglioramenti e dei wattaggi davvero buoni… anche se i distacchi dai primi sono stati grandi».

Il prossimo grande obiettivo di Alessio Martinelli si chiama Giro della Valle d’Aosta. La corsa a tappe italiana è un po’ il “terzo Giro”, dopo la corsa rosa e l’Avenir. Pertanto è importantissima e per Alessio può essere un buon riscatto.

«Adesso – continua Alessio – farò un paio di giorni di stacco e poi rifinirò la condizione in vista del Valle d’Aosta. Cosa farò? Qualche lavoro soprattutto sulla distanza, perché le frazioni più dure sono quelle finali. La corsa probabilmente si deciderà in quei giorni. Però neanche sono tante tappe, cinque, quindi non ci sarà da fare moltissimo.

«La prima frazione è molto dura, ne seguono due più mosse e di nuovo due impegnative. Bisognerà vedere come sarà interpretata la corsa».

Pochi giorni prima dell’Appennino, Alessio aveva vinto il Gp Industrie del Marmo
Pochi giorni prima dell’Appennino, Alessio aveva vinto il Gp Industrie del Marmo

Era il suo Giro?

Con Alessio non si può prescindere dall’argomento Giro d’Italia U23. Lui davvero poteva giocarsi la maglia rosa. 

«Eh – sospira Alessio – l’ho seguito da casa. Il più delle volte mentre andavo dal fisioterapista. Lo guardavamo insieme. E’ stato un brutto colpo. Era l’obiettivo principale della stagione, quello per cui avevo lavorato tanto. Ci tenevo moltissimo, soprattutto pensando alla tappa di Santa Caterina Valfurva che arrivava “a casa mia”.

«Penso che avrei potuto fare bene, ma neanche posso dire che sarebbe stato il mio Giro non vivendo in prima persona certe situazioni. Quello lo scopri solo facendolo, solo stando in gruppo».

«Hayter lo conosco, ma mai avrei immaginato che Leo potesse vincere. Mi ha sorpreso, soprattutto nella tappa che arrivava a Santa Caterina Valfurva. Mi sarei aspettato di più altri corridori, come i due della Groupama-Fdj, che comunque hanno fatto un grande Giro. Hanno vinto una tappa, delle maglie e sono sempre stati protagonisti. Hanno provato a vincerlo in tutti i modi».

Il percorso di casa Alessio chiaramente lo conosceva bene, ma uno scalatore come lui avrebbe potuto fare bene anche sul Fauniera.

«Non conoscevo quella salita, ma mi ero informato bene. Avevo visto dei video. Era bella dura! E una salita così mi sarebbe piaciuta tanto: più è lunga e dura e meglio è per me».

Questa foto scattata al via dell’Appennino ritrae un Martinelli pronto e sereno. Il sondriese ha chiuso quella gara al 7° posto
Questa foto scattata al via dell’Appennino ritrae un Martinelli pronto e sereno. Il sondriese ha chiuso quella gara al 7° posto

Il fattaccio

Ma prima di congedarci dal valtellinese ritorniamo sul motivo, quasi incredibile, che lo ha messo fuori gioco dal Giro U23. Un motivo che ci dice ancora una volta quanto oggi gli atleti siano davvero al limite.

«Io stavo davvero bene – spiega Martinelli – ero al Giro dell’Appennino, ultima gara prima del Giro under 23. C’erano quasi tutti pro’ ed io ero davanti con loro. Ho avuto un problema d’idratazione. Il gruppo era spezzato, l’ammiraglia era dietro e per molti chilometri non sono riuscito a prendere l’acqua. Ho iniziato ad avere qualche crampo.

«In fondo alla discesa c’è stato un attacco, al quale io ho risposto nonostante i crampi: così facendo ho provocato dei danni».

«Già a fine corsa ho avvertito dei forti dolori. Pensavo passassero e invece nei giorni successivi la situazione è andata a peggiorare finché al terzo giorno sono salito in bici e non sono riuscito a fare mezza pedalata. A quel punto ho capito che la cosa era grave. Un incubo.

«Ho chiamato il massaggiatore, ho chiamato il fisioterapista, sono andato da uno specialista presso cui ho fatto un’ecografia alla gamba. Mi dicevano che non era nulla di che. In un paio di giorni sarebbe passato tutto. In realtà andava sempre peggio.

«A quel punto ho capito che il Giro sarebbe svanito. E’ stato un brutto colpo. Ma il ciclismo è anche questo e bisogna andare avanti».

Il Giro della Valle d’Aosta riparte dalle strade del Tour

23.02.2022
5 min
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Lo scorso anno ci eravamo lasciati con due italiani sul podio, Gianmarco Garofoli e Mattia Petrucci, ai fianchi del vincitore che veniva dall’altro emisfero: Reuben Thompson, Nuova Zelanda. Anche se breve, fu davvero un gran bel Giro della Valle d’Aosta. Quello della rinascita, tre tappe corse con un’intensità pazzesca, in scenari superbi e un livello molto alto.

Alessandro Verre lo scorso anno vittorioso a Pollein, dopo una frazione micidiale per durezza
Alessandro Verre lo scorso anno vittorioso a Pollein, dopo una frazione micidiale per durezza

Benedetto 2021

Adesso la Società Ciclistica Valdostana lancia l’edizione numero 58, in programma dal 13 al 17 luglio, che sarà forte di due frazioni in più. Nell’era post Covid, non è poco. Si torna così (quasi) agli albori.

«Il Giro della Valle d’Aosta – dice patron Riccardo Moret – torna a disputarsi su cinque tappe e riprende una connotazione internazionale del percorso grazie alla tappa di Saint Gervais».

 

«Fare la gara lo scorso anno, anche se solo con tre tappe – ci confida Moret – è stato vitale. Con due anni di stop si sarebbe rischiato di metterci una pietra sopra in modo definitivo. Ripartire, credetemi, è stato davvero bello».

«Siamo orgogliosi di questa scelta e con ottimismo siamo pronti ad affrontare l’edizione che verrà, sperando di lasciarci alle spalle le vicissitudini legate alla pandemia che hanno condizionato tutto il mondo, sportivo e non solo. Ci auguriamo di tornare quanto prima alle tradizionali sei tappe».

Per evitare che troppi corridori si stacchino inevitabilmente, si pensa ad un avvio più soft… (foto Instagram)
Per evitare che troppi corridori si stacchino inevitabilmente, si pensa ad un avvio più soft… (foto Instagram)

Si resta U23

Il Giro Ciclistico Internazionale della Valle d’Aosta si conferma corsa riservata agli under 23. Le voci che la volevano aprire anche ai più grandi, vista la mole di continental che ci sono, è quindi stata allontanata. Lanciare i giovani fa parte della sua tradizione e nel segno della tradizione sono state individuate le sedi di tappa.

«Questa cosa – riprende Moret – l’abbiamo vagliata. Intanto pensiamo agli oltre 60 team che hanno fatto richiesta di partecipazione. Noi dobbiamo fare una scelta di qualità. Una scelta legata anche al nostro territorio. In Valle d’Aosta puoi fare migliaia di metri di dislivello in pochi giorni e il rischio è di lasciare per strada ben presto una grossa fetta del gruppo, per questo preferiamo squadre che siano ben attrezzate».

«Sul fatto di estendere il limite di età oltre i 23 anni, posso dire che per noi i giovani sono importanti, fanno parte della tradizione del Valle d’Aosta. E poi il gap tra un ragazzo di 19 anni e uno di 24-25 sarebbe eccessivo. E’ vero che anche i più giovani oggi vanno forte, ma torniamo al discorso di prima: il rischio è che dopo un paio di tappe ci siano 60-70 atleti fuori corsa. La forbice sarebbe troppo larga».

Nel 2016 a Saint Gervais vinse Romain Bardet. Quest’anno il Tour vi transiterà nel corso della 10ª tappa. Poi toccherà al Val d’Aosta
Nel 2016 a Saint Gervais vinse Bardet. Quest’anno il Tour vi transiterà nel corso della 10ª tappa. Poi toccherà al Val d’Aosta

Sulle strade del Tour

“Grand depart” dalla Francia: anche questa dello sconfinamento è una tradizione. Si parte e si arriva a Saint Gervais Mont Blanc. Siamo quindi in zona Mer de Glace (lo splendido ghiacciaio) del Monte Bianco, ad una quarantina di chilometri da Courmayeur, poco dopo il tunnel.

«Sono molto contento – riprende Moret – di aver individuato intanto le località di partenza e di arrivo. Svelare qualcosa in più sul percorso: posso dirvi che proprio in questa tappa francese percorreremo gran parte delle strade che il Tour de France affronterà il giorno prima. E questo credo sia un bel colpo per la nostra immagine! Prima il Tour e poi il Valle d’Aosta, insomma…».

La quarta tappa sarà spettacolare. Qui il passaggio a Fontainemore per poi proseguire più in alto verso Coumarial
La quarta tappa sarà spettacolare. Qui il passaggio a Fontainemore per poi proseguire più in alto verso Coumarial

Partenza “soft”

Nei due giorni successivi si torna in Valle e si va proprio nei dintorni di Aosta: prima a Saint Christophe (partenza e arrivo) e poi proprio in città con la Aosta-Aosta. Su carta, potrebbero essere le frazioni meno dure, ma vista la tappa inaugurale di Pollein dell’anno scorsa (vinta da Verre), meglio non sbilanciarsi. E infatti Moret chiarisce subito.

«In Valle d’Aosta come detto possiamo accumulare tantissimi metri di dislivello in pochi chilometri. Proprio per evitare che in tanti restino presto fermi, come accennavo, abbiamo pensato ad un via più soft. Soft tra virgolette chiaramente. L’idea è quella di concentrare il maggior dislivello nelle due frazioni finali. Che sono poi quelle decisive. Abbiamo moltissime soluzioni nella scelta dei vari passi e nelle varie strade da affrontare».

L’impresa pazzesca di Gianmarco Garofoli verso Cervinia al Valle d’Aosta 2021
L’impresa pazzesca di Gianmarco Garofoli verso Cervinia al Valle d’Aosta 2021

Finale duro

E appunto le ultime due frazioni sono in linea. La quarta va da Pont Saint Martin a Fontainemore (Coumarial). La quinta entra nel regno dei giganti e va da Valtournenche a Cervinia. E’ su queste strade che la scorsa estate assistemmo alla cavalcata pazzesca di Gianmarco Garofoli. Il marchigiano alzò le braccia al cielo all’ombra del Cervino dopo una fuga solitaria superiore ai 60 chilometri.

Questa gara a tappe si apre quindi con un gigante, anzi, “il Gigante”, il Monte Bianco, e si chiude con un gigante, il Cervino. 

«Le ultime due saranno le tappe più dure e spettacolari – dice Moret – La salita di Fontainemore è una gran bella scalata. Si entra nella Riserva Naturale del Mont Mars, un’area davvero bella da scoprire sia in bici che a piedi. Noi con il Giro della Valle d’Aosta vogliamo far scoprire anche queste località, meno note e più incontaminate».

Da ricordare, infine, che tutte le tappe saranno interamente trasmesse in diretta streaming e radiofonica. Insomma, in attesa del percorso definitivo, il Valle d’Aosta promette dei grandi show: sportivi e naturalistici.

Il Gran Paradiso è di Steinhauser, il Valle d’Aosta di Thompson

18.07.2021
6 min
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Ancora sulle strade del Giro della Valle d’Aosta. E ancora emozioni. Nel giorno del tedesco Georg Steinhauser, bellissimo il suo attacco nella salita finale, gioisce Reuben Thompson, 20 anni dalla Nuova Zelanda, che si porta a casa la classifica generale.

Oggi si è vista una corsa diversa da quella dei giorni precedenti. Una gara molto più da pro’ che non da under 23. Più regolare, più “controllata” se vogliamo. Forse è stata la fatica ad aver placato un po’ gli animi dei corridori, di quegli 86 che erano rimasti in gara.

Bravissimo Steinhauser, il tedesco della Tirol Ktm ha volato nella salita finale
Bravissimo Steinhauser, il tedesco della Tirol Ktm ha volato nella salita finale

Duello italo-neozelandese

Dopo l’impresa di ieri, l’attenzione era concentrata tutta sul duello tra Thompson e Gianmarco Garofoli. Ci si aspettava un grande scontro non solo tra loro due ma anche tra i rispettivi team. La Groupama-FDJ era schierata tutta davanti già sotto l’arco di partenza. I ragazzi bianco-rosso-blu non volevano lasciare nulla ai giovani colleghi della Dsm Development, neanche un possibile attacco a sorpresa, visto che il chilometro zero era appena 500 metri dopo il via, avvenuto dal bellissimo castello di Fénis.

Però questi attacchi non arrivano. E succede che: «Che ci ho provato – racconta Garofoli – sulla penultima salita ma ho capito subito che le gambe non erano le stesse di ieri. A quel punto non ho voluto rischiare e ho pensato di portare a casa il podio. E poi sono rimasto solo molto presto. Infatti Vandenabeele non stava bene (stamattina ci è sembrato molto provato in volto, ndr) e si è fermato, un’altro ragazzo si è ritirato poco dopo e un altro ancora si è staccato sulla penultima salita. Comunque va bene così. Un bel risultato».

La guardia di Thompson 

Chi è stato attentissimo per tutta la tappa è stato proprio il leader, Thompson. Lo avevamo visto scaldarsi prima del via, sulla sua Lapierre con tanto di richiami gialli in onore della sua maglia. Per molti chilometri nella salita finale ha pedalato guardando all’indietro. Era spostato su un lato della strada e controllava in continuazione gli uomini alle sue spalle proprio come avrebbe fatto un pistard.

Jerome Gannat, il diesse della Groupama ci ha detto che Thompson è al secondo anno, ma è come se fosse al primo. «Thompson ha avuto un’esperienza sfortunata con una squadra al suo primo anno. Non aveva fatto tante gare internazionali. Di fatto questa è la sua vera prima stagione completa tra gli under 23. E’ un ragazzo serio, dà molta importanza al misuratore di potenza e spesso lavora anche troppo. In gara non rendeva quello che faceva in allenamento – cosa che ci ha confermato anche Lorenzo Germani – ma adesso finalmente sta andando bene ed è dimagrito.

«Oggi abbiamo controllato la corsa. Ci hanno attaccato nel punto in cui immaginavamo. La Dsm è una squadra ben attrezzata ma avevamo l’obbligo di provarci. Faceva caldo oggi e in Nuova Zelanda non ci sono mai temperature sopra ai 25° ma abbiamo visto che Reuben le sopporta tutto sommato. Stanotte ha riposato bene, ma certo un po’ stress addosso ce lo aveva». 

Il suo diesse dice che il neozelandese è dimagrito ma a noi non sembra essere così “tirato”. «Eh ma guardate le sue gambe», esclama Germani.

Groupama prontissima al via. Lorenzo Germani (appoggiato al gonfiabile) pedina fondamentale per Thompson
Groupama prontissima al via. Lorenzo Germani (appoggiato al gonfiabile) pedina fondamentale per Thompson

Ex triathleta

Thompson che non è magrissimo, Thompson che va forte in allenamento e poco in gara. Come mai? Chiarisce tutto Manuel Quinziato, procuratore del neozelandese.

«Reuben viene dal triatlon – spiega il manager altoatesino – è stato secondo in un mondiale juniores. Poi un giorno ha voluto provare a correre su strada ed eccolo qui. Aveva ottenuto delle vittorie in Francia da juniores. Me lo aveva segnalato Alessandro Mazzurana, mio amico ed esperto di ciclismo giovanile. Lo scorso anno era stato coinvolto nel Team Monti, poi la squadra non andò a buon fine e l’ho portato in Spagna. A marzo, era a casa, ed è stato cinque giorni ricoverato per Covid. L’estate è voluto tornare in Europa a tutti i costi e alla fine ha fatto secondo nella Coppa di Spagna. E’ un bravo ragazzo. Serio, meticoloso, educato…».

Adesso capiamo perché Reuben abbia una struttura così “massiccia”. O comunque diversa e meno filiforme rispetto ai suoi colleghi che invece sono cresciuti in bici. Nuoto e corsa incidono parecchio, specie se fatti nell’età dello sviluppo fisico. Ma sta cambiando. E per questo ha margini enormi.

Thompson ha gestito la situazione con sangue freddo
Thompson ha gestito la situazione con sangue freddo

Groupama compatta

Anche oggi il Giro della Valle d’Aosta ha regalato scenari unici. La terza ed ultima tappa arriva a Cogne, più precisamente nella frazione Valnontey, ultimo avamposto verso le alte quote: poi solo sterrati di montagna, boschi, prati e il Gran Paradiso sullo sfondo.

«Ah Manuel (Quinziato, ndr) – dice Thompson seduto ad una stazione di ricarica per ebike in attesa di salire sul podio – uno splendido ragazzo che mi aiuta molto, mi dà consigli… Se oggi è stato facile? Non direi proprio facile. Garofoli ed altri hanno provato attaccarmi sulla penultima salita ma devo ringraziare la mia squadra. I ragazzi hanno fatto un lavoro fantastico e hanno controllato benissimo la corsa. 

«Vero guardavo dietro, ma è successo solo nei chilometri finali quando ero solo e volevo controllare. Ma io stavo bene e alla fine ero tranquillo. Avrei inseguito eventuali attacchi. Sono davvero soddisfatto. E’ il mia prima vittoria internazionale, ma ho lavorato duro nelle scorse settimane. A Tignes ho fatto tante ore di sella, tanti chilometri. Non mi aspettavo di vincere, per me è stata un’esperienza fantastica che voglio dedicare a tantissime persone. Alla mia famiglia, alla mia squadra e a tutti quelli che mi sono vicini».
Thompson racconta che anche dove abita lui in Nuova Zelanda ci sono salite importanti, montagne dove si scia e tutto sommato è abituato “a fare su e giù”, come ha detto lui.

Colpack e l’Italia presenti

Quello che ancora non vi abbiamo detto è che oggi per oltre 100 chilometri a condurre la corsa da solo c’è stato Alessandro Verre. Sì, proprio lui. Il lucano voleva riscattare la brutta prova di ieri quando era giunto al traguardo con quasi mezz’ora di ritardo e aveva perso la maglia gialla.

«Il mio attacco non era programmato – dice con la sua consueta calma a fine tappa – Non avevo neanche la mappa sul computerino, non sapevo nulla delle salite. Mi è dispiaciuto molto per quello che è successo ieri e oggi volevo dare un segnale. Ho provato a conquistare la maglia dei Gpm, ma credo di averla persa per un paio di punti».

La squadra diretta da Gianluca Valoti è riuscita comunque a salire sul podio generale con Mattia Petrucci, terzo, e a sfiorare il premio della classifica a squadre.

Un plauso anche a Davide De Cassan del Ctf, un primo anno, in grado di tenere le ruote del forte danese Asbjorn Hellemose nella scalata finale e di staccare i big della generale.