DT Swiss Aero, le ruote in alluminio sviluppate con SwissSide

21.09.2023
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Le ruote in alluminio aerodinamiche per tutti. DT Swiss lancia una nuova linea di ruote con cerchio in alluminio, ma che portano in dote un pronunciato concetto di aerodinamica. Il tutto si sviluppa intorno ad un nuovo disegno dei cerchi e ai mozzi della famiglia Spline.

AR1600 e A1800, ma anche ER1600 e E1800, queste ultime due maggiormente votate all’endurance. In comune c’è l’altezza di 30 millimetri. Entriamo nelle specifiche delle nuove ruote. Abbiamo testato in anteprima la versione AR1600 Spline 30.

Ruote A ed E, neppure troppo diverse (foto DT Swiss)
Ruote A ed E, neppure troppo diverse (foto DT Swiss)

L’alluminio non si dimentica

DT Swiss, ovvero Drahtwerke Trefileries Switzerland. Di fatto una trafilatura di acciaio e di leghe metalliche, un’azienda che oggi è un punto di riferimento. Uno dei suoi punti di forza è stato e rimane la lavorazione dell’alluminio e le tecnologie applicate ad esso, in ambito mozzi, cerchi e ovviamente ruote. Ecco perché troveremo sempre una ruota DT Swiss con cerchio in alluminio, anche nell’epoca del carbonio e dei freni a disco.

E’ interessante sottolineare l’abbondanza di ricerca che portano in dote le nuove ruote, sviluppate con l’ausilio di SwissSide. Le DT Swiss in alluminio sono dei componenti aero, che fanno collimare efficienza, peso contenuto e accessibilità (in termini di una spesa contenuta). Una ruota democratica? In un certo senso è così. Per contestualizzare meglio questa nuova gamma di ruote abbiamo anche interpellato Simon Wassmer, Product Manager Road di DT Swiss.

«Se consideriamo le diverse fasce di prezzo delle ruote, l’alluminio è un materiale tra i più utilizzati. Con le nuove DT Swiss Aero vogliamo dare un plus, ovvero rendere l’aerodinamica accessibile a tutti. E’ vero che le ruote in carbonio ad alto profilo offrono delle performances migliori, ma hanno dei prezzi elevati, mentre le ruote in alluminio sono più accessibili e diventano vantaggiose anche in fatto di prestazioni e portano in dote il concetto Aero+. Una sfida importante è stata quella di far collimare un’aerodinamica ottimale con il profilo adeguato del cerchio, un processo di sviluppo più lungo e complicato, rispetto ad un cerchio in alluminio di altezza ridotta. Inoltre è da considerare che buona parte dei processi di sviluppo delle nuove ruote in alluminio sono mutuati dalla categoria delle ruote in carbonio, così come tutti i criteri di valutazione della qualità, perché è sempre bene ricordare che le nostre ruote sono assemblate a mano».

Come sono fatte

Le nuove ruote DT Swiss sono quattro in totale, due fanno parte della famiglia Aero A510 (sigla che si riferisce al cerchio) e due alla Endurance E550. Hanno in comune la forma del cerchio e i 30 millimetri di altezza. E’ invece differente la larghezza interna del canale, 20 millimetri per il cerchio A, 22 per quello E, ma entrambi sono tubeless ready (tubeless, non hookless).

AR1600 e A1800

Le ruote A (Aero) hanno un’aerodinamica ottimizzata in grado di ridurre il drag, con il conseguente risparmio di watt. I nipples sono interni al cerchio e supportano 24 raggi in totale con incrocio in seconda. I profilati sono tutti Aero Comp, con il profilo piatto. Il mozzo si basa sul disegno Spline è di matrice 350 Rachet SL 36T (sono i punti di ingaggio delle ruote dentate e contrapposte, interne al mozzo) per le AR1600 Spline (quelle in test), 370 Rachet LN 18T per le A1800 Spline.

Hanno dei valori alla bilancia dichiarati, rispettivamente di 1703 e 1766 grammi la coppia. Molto interessanti i prezzi di listino: 599 e 429 euro. E’ disponibile anche il solo cerchio A510, a 44,90 euro.

Il grafico drag performance delle ruote A vs E
Il grafico drag performance delle ruote A vs E

DT Swiss ER1600, E1800

Seguono in parte il concetto espresso dalle ERC, le sorelle in carbonio e votate ad un’interpretazione endurance e “più comode” rispetto alle A. sono le ER1600 Spline 30 e le E1800 ed entrambe adottano una strategia costruttiva mutuata proprio dalla famiglia A.

Le ER hanno il mozzo Spline 350, mentre le E sono equipaggiate con il 370. Non cambia la raggiatura, per struttura e composizione. Hanno dei valori alla bilancia dichiarati di 1803 grammi e 1837. Sono identici alle i prezzi di listino. E’ disponibile anche il solo cerchio E550.

Una ruota che va ben il prodotto dedicato al training
Una ruota che va ben il prodotto dedicato al training

La nostra prova

La ruota con cerchio in alluminio, oggi ricopre un ruolo di prodotto dedicato all’allenamento, ma viene identificata a prescindere con uno strumento sostanzioso prima di tutto. Lo è anche la DT Swiss AR1600 Spline, ma rispetto alle ruote disc in alluminio tradizionali, il valore alla bilancia è molto interessante. 1.750 grammi la coppia (rilevati e con tape tubeless montato). Non è certo un peso piuma, ma questa tipologia di prodotto non deve trovare il confronto con le ruote in carbonio. Inoltre c’è un cerchio alto 30 millimetri e con un canale da 20, ma anche una raggiatura corposa.

Il risultato è un pacchetto che si adatta bene alle varie tipologie di pneumatici, stili di guida e anche alle tipologie di manto stradale. E’ confortevole sulle lunghe distanze e quando l’asfalto è al limite della percorribilità, usando una frase ciclistica possiamo scrivere “è una ruota tranquilla”. Il canale interno del cerchio ha una larghezza che è il giusto compromesso, supporta bene le gomme da 25/26, ma anche quelle più grandi da 28, senza mai spanciare fuori dalla linea ideale della ruota. Si fanno apprezzare quando le andature sono regolari, senza cambi di ritmo eccessivi e come tutte le DT Swiss hanno una scorrevolezza degna di nota.

In conclusione

Le AR non sono ruote perentorie nelle risposte, secche e super reattive, mostrando nell’equilibrio e nella scorrevolezza i punti di forza veri e propri. A questi va aggiunto il rapporto tra la qualità ed il prezzo, davvero interessante, se consideriamo delle performances a tuttotondo ed una robustezza dell’intero sistema ruota che molti praticanti è ancora oggi uno dei cardini in fase di acquisto.

DT Swiss

Nuova Ridley Falcn RS, leggera e tuttofare

08.09.2023
7 min
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Nuova Ridley Falcn RS, progetto nato nella galleria del vento di casa. Una bici leggera, che non vuole concentrare tutte le attenzioni sulla bilancia. Nella taglia media ha un peso dichiarato di 825 grammi cui si sommano i 380 della forcella (la versione completa con Shimano Ultegra e ruote DT Swiss ARC1400 ha un peso complessivo di poco inferiore ai 7,4 chilogrammi). Tre allestimenti, per tre fasce di prezzo.

Aero si, ma c’è molto di più. Ridley ufficializza la nuova bicicletta della categoria performance e destinata a prendere il posto della gloriosa Helium. La Falcn RS non rappresenta solo una bici, ma è la punta dell’iceberg di una piattaforma dove l’aerodinamica collima con la leggerezza.

La Falcn RS è stata sviluppata anche grazie all’utilizzo della galleria del vento. La bicicletta ha le stesse performance aerodinamiche della Noah Fast ed è più veloce della Helium. Entriamo nel dettaglio.

Nei tratti tecnici è superlativa (foto Ridley)
Nei tratti tecnici è superlativa (foto Ridley)

Leggerezza e sostanza

Benvenuti al livello successivo. La nuova Ridley Falcn RS è una bici leggera, ma non si presenta con il biglietto da visita che vuole concentrare tutte le attenzioni sulla bilancia. Nella taglia media ha un peso dichiarato di 825 grammi ai quali sono da aggiungere i 380 della forcella (la versione completa con Shimano Ultegra e ruote DT Swiss ARC1400 ha un peso complessivo di poco inferiore ai 7,4 chilogrammi).

«La Falcn RS deve essere efficiente prima di tutto una volta che è portata su strada – ci racconta Bert Kenens, Product Manager di Ridley – il peso ovviamente deve rispettare certi canoni, ma in fase di sviluppo un punto fermo è stato quello di non sacrificare la rigidità e la sostanza. Avremmo potuto fare una bici più leggera – continua Kenens – ma ci saremmo confrontati con un frame-kit meno stabile».

Ricerca aerodinamica funzionale

La fortuna di avere una galleria del vento all’interno dell’azienda, perché ogni prodotto è testato nel wind tunnel. La lungimiranza è di averci creduto anni a dietro, quando i test delle bici nelle gallerie del vento erano per pochi.

Il progetto Falcn RS parte proprio con la ricerca dei volumi e con il design ottimale delle tubazioni. Il secondo passaggio è stata la configurazione del modello CFD specifico per la nuova bicicletta, seguito dalla creazione dei primi modelli stampati in 3D. Abbiamo posto alcuni quesiti, più specifici, a Bert Kenens.

Aero si, ma con forme non “ingombranti”
Aero si, ma con forme non “ingombranti”
Quanto tempo è stato necessario per creare la nuova Falcn RS?

Poco meno di 2 anni, un spazio temporale relativamente contenuto se consideriamo la complessità del progetto, ma avere una galleria del vento in azienda è un grosso vantaggio.

Quante ore di test sono state investite nel wind tunnel?

Circa una settimana. La comodità di avere una struttura come la galleria del vento di fronte alla porta dell’ufficio ti fa perdere anche la cognizione del tempo. In alcune occasioni ci siamo ritrovati negli studi della galleria anche solo per pochi minuti. Inoltre è da considerare un altro fattore. Oggi come oggi una bicicletta viene creata prima di tutto in modo virtuale con dei modelli CFD dedicati. Bisogna essere in grado di personalizzare quei modelli in base alle proprie esigenze. La galleria del vento è una sorta di ultimo passaggio, dove vengono testati i prototipi 3D per validare il progetto.

Il manubrio integrato Cirrus Pro, un punto fermo del progetto
Il manubrio integrato Cirrus Pro, un punto fermo del progetto
Quale è stata la parte della bicicletta più complicata da disegnare, sviluppare e che via ha portato a fare delle variazioni?

La sezione frontale, nello specifico lo sterzo, la testa della forcella e la prima parte della tubazione obliqua. Il risultato finale è sorprendente per efficienza e per innovazione, ma ci ha portato qualche mal di testa. Con le simulazioni iniziali notavamo che che i flussi d’aria rallentavano in questo punto e si scontravano con l’obliquo. La soluzione è stata quella di dare una nuova forma alla curvatura e alla parte interna della forcella, ma anche all’ultima parte del profilato obliquo. Il risultato è quello di accompagnare l’aria che entra tra la ruota e la forcella attraverso una sorta di corridoio e verso l’alto.

Il progetto Ridley Falcn RS tiene conto anche del manubrio integrato?

Certamente, il cockpit integrato è uno dei punti fermi dello sviluppo di questa categoria di biciclette. Se parliamo di efficienza aerodinamica è una parte della bicicletta maggiormente esposta all’aria, ma deve essere sufficientemente ergonomica per non compromettere la posizione dell’atleta.

I flussi d’aria spinti in alta grazie alla forma della forcella (foto Ridley)
I flussi d’aria spinti in alta grazie alla forma della forcella (foto Ridley)
La Falcn RS ha la scatola del movimento centrale PF86. Come mai questa scelta?

Rispetto alla scatola del movimento centrale larga 68 millimetri con le calotte esterne, la soluzione PF86 adottata per la Falcn RS ci permette di sfruttare un migliore rapporto tra rigidità e peso.

Il reggisella è specifico?

Il reggisella ha un disegno specifico che viene ereditato dalla Noah Fast. Quello della Noah è perfettamente compatibile, è leggermente più pesante, ma il fit è il medesimo. L’arretramento è di 6 millimetri.

Esiste un punto critico in un telaio in carbonio?

Non esiste un punto critico, a meno che non si vada verso un’estremizzazione, ad esempio cercando un peso eccessivamente ridotto.

Famiglia Ridley, il confronto

Mettiamo a confronto la nuova Ridley Falcn RS con la Helium SLX e con la Noah Fast, considerando una taglia M. Il valore stack della Falcn RS è inferiore, ovvero la bici è più bassa nella sezione frontale. 55,1 centimetri, rispetto ai 57,3 della Helium e 56,5 della Noah. Aumenta il reach e cioè la lunghezza. 39,7 centimetri, rispetto ai 39 della Helium e 39,3 della Ridley Noah Fast. C’è una geometria più moderna, ma non è stato snaturato il concetto di sviluppo geometrico tipico di Ridley.

Una Ridley Falcn RS, sempre a parità di taglia è 4 millimetri più alta da terra (bb drop di 70 millimetri) e ha un carro posteriore lungo 40,7 centimetri, rispetto ai 40,5 dei due modelli più anziani.

Il valore dei dettagli

La piattaforma Ridley Falcn RS è stata sviluppata tenendo conto degli pneumatici a partire dalla sezione da 28, ma la bicicletta può supportare coperture fino a 34 millimetri. La tubazione obliqua prevede le tre asole filettate per montare il portaborraccia, sfruttabile su due posizioni differenti. Il supporto del deragliatore è amovibile/sostituibile (dettaglio sempre apprezzabile ed utile). Ma la vera novità ed una prima in ambito strada, è l’adozione del supporto cambio di matrice UDH (universal derailleur hanger).

Uno dei vantaggi? Con questo sistema si elimina la specificità del braccetto del cambio, che ha creato non poche difficoltà ad utilizzatori e brand (ad esempio la reperibilità in caso di rottura).

Allestimenti e prezzi

Le taglie disponibili sono sei, dalla XXS alla XL. Kit telaio a parte, gli allestimenti completi della nuova Ridley Falcn RS sono tre e tutti personalizzabili anche tramite il configuratore delle colorazioni.

Il primo si basa sulla trasmissione Shimano Ultegra Di2 (52-36 e 11-30), con le ruote DT Swiss ARC1400 e tubeless Vittoria da 28-30. La sella è la SLR Boost di Selle Italia. Il manubrio è l’integrato Forza Cirrus Pro (rigido e funzionale, ergonomico e si integra alla perfezione). Il prezzo di listino è di 9.399 euro. E’ la bicicletta che abbiamo usato per il test in anteprima.

Il secondo allestimento prevede la trasmissione Sram Force AXS (48-35 e 10-33) e con il resto dei componenti uguali all’allestimento descritto in precedenza. Uguale è anche il prezzo di 9.399 euro.

L’ultimo ha la trasmissione Shimano 105 Di2 (50-34 e 11-34), le ruote Forza Levanto gommate Vittoria e la sella Model-X di Selle Italia. C’è sempre il manubrio integrato full carbon Forza. Il prezzo di listino è di 7.399 euro.

Ridley

Factor One, allestimento custom per una aero senza mezzi termini

05.09.2023
6 min
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La Factor One non è una bici “convenzionale”, unica nel disegno e nelle forme, molto particolare anche in fatto di performances.

L’abbiamo provata in una versione che ci siamo costruiti e customizzata, grazie all’ultima versione della trasmissione Sram Force AXS e le ruote DT Swiss ARC. Un test diverso dal solito, di una bicicletta differente dai canoni comuni.

La One, una bici parecchio veloce
La One, una bici parecchio veloce

La Factor One, l’obliquo separato

Il progetto One di Factor prende forma qualche tempo a fa e nasce con dei concetti aerodinamici mutuati (per quanto possibile) dalla F1. Sono due i marchi di fabbrica di questo prodotto unico nel suo genere, ovvero la tubazione obliqua con un’ampia feritoia nel mezzo (Twin Vane Evo), che di fatto separa il profilato in due parti, ma anche la forcella con la pinna frontale che copre la tubazione dello sterzo.

La Factor One è un pacchetto completo, perché ci sono da considerare anche il manubrio integrato ed il reggisella specifico. C’è tanta integrazione e nella sua aggressività estetica è elegante, capace di unificare in modo armonioso la porzione più avanzata a quella posteriore. La One è un tutt’uno.

La bicicletta in test

E’ una taglia 54, con la forcella ed il seat-post specifici in carbonio, quest’ultimo ha un arretramento di 25 millimetri. Il manubrio è completamente in fibra ed è il modello Otis Evo, bella da vedere e parecchio rigido in termini di utilizzo, ergonomico nella maniera adeguata per essere sfruttato da diverse tipologie di corridori.

Abbiamo utilizzato una trasmissione Sram Force AXS (ultima versione) 48-35 e 10-33, con il power meter Quarq e movimento centrale CeramicSpeed. L’impianto frenante è sempre Force, con i dischi 160/140. Abbiamo montato una sella Fizik Vento Argo 3D Adaptive.

Per le ruote abbiamo preferito un profilo medio/alto (DT Swiss ARC1400), considerando la nostra propensione nell’alternare tratti veloci e salite medio/lunghe, ma comunque con dislivelli positivi che ogni volta superano i 1.000 metri. Tubeless Vittoria da 28 millimetri. Il peso rilevato della Factor One descritta è di 8,1 chilogrammi (senza pedali). Difficile dare un valore preciso, ma è possibile scrivere che il frame-kit ha un prezzo di listino di 4.899 euro.

Il nostro test

Ovviamente non è una bici da salita, o meglio non è una bicicletta adatta ad affrontare scalate lunghe e dislivelli complessivi importanti. Per natura predilige tracciati pianeggianti o leggermente ondulati, ma è pur vero che la fluidità è un punto di forza che può essere sfruttato anche sulle salite brevi. Il suo pane sono quei contesti dove si può fare velocità, perché portarla e tenerla a 40 all’ora è vero che ci vuole gamba, ma in questo caso il mezzo aiuta non poco.

In discesa e nei tratti dove è necessario cambiare continuamente traiettoria, aiutandosi anche con il corpo, la One deve essere guidata, tenuta per le briglie e per certi versi assecondata. Davanti è molto rigida, un fattore da considerare proprio nell’economia della performance. Invita a fare velocità, ma bisogna tenere in modo costante un margine di sicurezza. Anche in questo caso, la sua natura gli permette di fare tanta velocità, senza per forza alzarsi sui pedali.

In conclusione

La Factor One, ricordando che è una sorta di montaggio custom, si dimostra rigida il giusto, non stanca in modo eccessivo ed è comunque una bici da competizione. Una nota di merito a tutti i componenti che fanno parte dell’avantreno, che estremizzano un concetto di integrazione per nulla banale e contribuisce a far emergere il suo DNA corsaiolo.

E’ una bici con un design tutto suo, anche per questo motivo si rivolge ad un’utenza che guarda la performances, ma strizza l’occhio anche a qualcosa che va fuori dagli standard. Il taglio dell’obliquo la fa “fischiare” e non è un semplice modo di dire. Quando si passano i 40 chilometri, orari il vento che passa nel mezzo crea un sibilo e la Factor One è unica anche sotto questo aspetto.

Factor

Nuova Canyon Endurace, non è solo per l’endurance

15.08.2023
7 min
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La piattaforma Canyon Endurace compirà 10 anni proprio nel 2024, ma da quel progetto votato all’endurance e alla comodità le evoluzioni sono state numerose ed importanti.

La Endurace è stata una delle primissime biciclette a proporre un concetto completamente nuovo per l’epoca, ovvero il comfort a favore della performance, con pesi sempre contenuti ed una bici nel complesso performante, dove il comfort arrivava prima di tutto dalla posizione in sella, abbinata ad alcune soluzioni tecniche. Entriamo nel dettaglio della nuova Canyon Endurace.

La nuova Canyon Endurace, nella versione CFR Di2
La nuova Canyon Endurace, nella versione CFR Di2

Non è un ripiego, ma un riferimento

La Canyon Endurace è una sorta di punto di arrivo per la categoria delle bici sviluppate per l’endurance (e per i suoi interpreti che strizzano l’occhio anche all’agonismo). Lo è perché in fase di progettazione e sviluppo non è mai stata considerata una bici di seconda fascia, o inferiore alla Ultimate. Semplicemente ha come obiettivo principale il comfort, delle quote geometriche “meno tirate” (rispetto alla Ultimate e ovviamente alla Aeroad) e un pool di soluzioni tecniche che aumentano il potere di dissipare le vibrazioni. Quest’ultimo fattore, come è facile immaginare, porta dei vantaggi notevoli nel lungo periodo (la bici non stanca) e alla stabilità complessiva del mezzo.

Tradotto in numeri e solo per fare un esempio (a parità di taglia, una media), la nuova Endurace, rispetto all’ultima versione della Ultimate è più alta di 27 millimetri più corta di 15. A queste cifre si uniscono un piantone più scaricato verso il retro e un angolo dello sterzo maggiormente aperto in avanti. L’angolo del tubo verticale che si corica di più verso la ruota permette di sfruttare costantemente una trazione ottimale e di avere sempre ottime sensazioni quando si decide di uscire in fuori sella o spingere a fondo durante le salite più lunghe. E la zona lombare ringrazia.

L’avantreno perdona qualsiasi cosa, non è mai nervoso ed estremamente perentorio, nonostante il passo totale della bicicletta risulti comunque contenuto. E’ necessario considerare anche la lunghezza dello sterzo, mediamente più alto di 2,4 centimetri (rispetto alla Ultimate). Il valore dello stack (più alto), contribuisce a non schiacciare il diaframma e l’addome in genere. Si limita inoltre l’uso di spessori sopra lo sterzo e, aspetto per nulla secondario, si agevola in maniera importante la libertà dell’acetabolo.

CFR, CF SLX: un fatto di dettagli

A conferma di quanto scritto in precedenza, la nuova Canyon Endurace è disponibile nelle due versioni di eccellenza in fatto di sviluppo ed applicazione del composito. La CFR, che eredita le medesime conoscenze ed applicazioni del carbonio comuni alla Ultimate, la CF SLX, che prima dell’arrivo della CFR era la top di gamma indiscussa. Non è prevista (per ora) una Endurace CF.

Tutti gli allestimenti Endurace in gamma prevedono il reggisella VCLS 2.0 (quello sdoppiato) ed il cockpit integrato Canyon CP0018 Aerocockpit (mutuato dalla Ultimate, quello che permette di personalizzare la larghezza). Il primo offre dei vantaggi in fatto di smorzamento delle vibrazioni, anche grazie ad una flessione controllata. Ha un diametro da 27,2 millimetri e lo stesso seat-post non supporta l’eventuale batteria Di2 (che è inserita nel profilato obliquo, appena sopra il movimento centrale). Significa che può essere montato un qualsiasi reggisella, purché rispetti il diametro. Il manubrio Aerocokpit è parecchio rigido (non estremo), soprattutto nella sezione centrale e diventa una sorta di completamente con la forcella, per un comparto molto leggero, compatto ed ergonomico.

La nuova Endurace presenta anche un vano nella tubazione orizzontale, al quale si accede attraverso uno sportellino. Questo contiene un kit di primo intervento (mini-tool, bomboletta CO2 con adattatore e caccia-copertoni) coperto da un involucro in neoprene che azzera il rumore. Non in ultimo, la nuova Endurace lascia spazio per penumatici fino a 35 millimetri di sezione.

La sigla geometrica che contraddistingue la Endurace
La sigla geometrica che contraddistingue la Endurace

Gli allestimenti e i prezzi

Disponibili in ben 8 taglie, dalla 3XS, fino alla 2XL (considerando che la 3XS e 2XS hanno le ruote da 650b), la nuova Canyon Endurace è inserita sul sito Canyon in 3 configurazioni CFR e 5 CF SLX.

Le CFR si basano sulle trasmissioni Shimano Dura Ace Di2 e Sram Red AXS (entrambe con il power meter), ruote DT Swiss ERC1100 ad un prezzo di listino di 9499 euro. Il terzo allestimento porta in dote il nuovo Campagnolo SuperRecord Wireless e le ruote Bora Ultra WTO, con un prezzo di 9.999 euro.

Endurace CF SLX è disponibile con gli allestimenti 8 AXS, 8 Aero e 8 Di2. Il primo si sviluppa sulla base della trasmissione Sram Force AXS (power meter Quarq incluso) e con le ruote DT Swiss ERC1400. Ha un prezzo di listino di 5.499 euro. La configurazione Aero ha di base le medesime ruote, ma la trasmissione Shimano Ultegra Di2 con il power meter 4iiii. Il prezzo scende a 5.199 euro. Il terzo allestimento invece ha le ruote DT Swiss in alluminio, ma per la restante componentistica è uguale ad Aero. Il prezzo è di 4199 euro.

La presenza del power meter è una costante anche negli allestimenti 7. Il primo AXS ha come base la trasmissione Sram Rival AXS (power meter Quarq) e ruote in alluminio DT Swiss, con un prezzo di 3.999 euro. Il secondo ha il gruppo Shimano 105 Di2, con pedivella 4iiii, per un prezzo di listino di 3.699 euro.

Il test della Endurace CFR Di2

Una bicicletta decisamente sorprendente, sopra le righe e molto al di sopra della media della categoria endurance in fatto di prestazioni e resa tecnica. Per come si comporta (anche in salita) e per l’allestimento, è di fatto una bicicletta da competizione, veloce, stabile e gratificante, ma con il vantaggio (rispetto alla Ultimate) che è più comoda e presenta una geometria vantaggiosa per molti amatori, che fanno fatica ad usare una bici con una vera geometria race, ma non vogliono rinunciare alla performance.

Davanti è più alta della Ultimate, ma non è un… chopper e invita a sfruttare la parte bassa del manubrio, anche in salita dove si può fare velocità. Tutto l’avantreno ha una stabilità da primato e se consideriamo che è comunque una bici endurance, è piuttosto compatta. Facile da guidare anche nello stretto, facilissima da portare nella traiettoria ottimale in discesa e nei tratti tecnici e veloci.

Quando c’è da pedalare e menare forte non si tira indietro (gambe a parte), con un retrotreno composto che sostiene al meglio anche i cambi di ritmo. Così anche per l’avantreno, dove però compare una forcella più “morbida” rispetto a quella della Ultimate. Una menzione di merito è dovuta anche nei confronti del reparto ruote, grazie alle ERC1100 di DT Swiss.

Abbiamo avuto in test una taglia S della nuova Canyon Endurace, perfetta in fatto di sviluppo geometrico, ma sulla quale avremmo preferito un attacco manubrio da 110 millimetri. Abbiamo rilevato un valore alla bilancia di 7,42 chilogrammi complessivi (senza pedali e con il kit di pronto intervento inserito, peso che scende a 7,21 estraendo il kit inserito nell’orizzontale).

Canyon

Nuove ruote Syncros Capital, l’asticella molto in alto

17.07.2023
6 min
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Capital SL sono le nuovissime ruote in carbonio di Syncros, costruite per essere un unico pezzo. In questo progetto (che è parte del portfolio Scott), che vede il suo risultato dopo uno sviluppo che dura da circa un lustro, coincidono aerodinamica, leggerezza e un insieme di tecnologie legate alla lavorazione del carbonio.

Le versioni disponibili sono due, quella più leggera da 1.170 grammi, ovvero la Syncros Capital SL e quella con un concept aerodinamico estremizzato, la Capital SL Aero da 1.290 grammi, alte rispettivamente 40 e 60 millimetri. Entriamo nel dettaglio.

La versione Capital SL da 40 (foto eltoromedia-Scott)
La versione Capital SL da 40 (foto eltoromedia-Scott)

Nuove Syncros, un pezzo unico

Le Capital SL sono un sistema che si basa sulla costruzione monoblocco, in cui è considerato anche lo pneumatico ai fini della performance complessiva. Dal cerchio ai raggi, fino ad arrivare all’inserimento al mozzo (che è disegnato sulla base del DT Swiss 240 EXP), tutto è un unico blocco di carbonio. Spariscono i nipples in acciaio e vengono eliminate le flange del mozzo di tenuta dei raggi. Tecnicamente si tratta di un prodotto hors categorie che ha obbligato Syncros a sviluppare anche una serie di nuove metodologie di lavoro.

Sono fatte a mano grazie ad un processo di pre-tensione dei raggi, fattore che rende la ruota un corpo unico, ma al tempo stesso permette di personalizzare la tensione dei raggi nelle fasi di costruzione. Il tessuto di carbonio non è interrotto tra il cerchio ed i raggi, fino ad arrivare alla flangia ad anello che si accoppia al mozzo. Anche qui non c’è interruzione, perché la fibra di carbonio prosegue dall’altro capo del cerchio.

Traducendo: si aumenta e migliora la rigidità torsionale, il valore alla bilancia è inferiore (se paragonato ai profilati in acciaio) e sono più resistenti. Le ruote risultano più precise, rigide e guidabili in diverse situazioni, ma anche più reattive nel corso delle accelerazioni. Le Syncros Capital sono anche più guidabili e stabili nelle fasi di piega e curva.

Il cerchio è hookless

In entrambe le versioni il cerchio adotta la soluzione hookless ed ha una larghezza del canale interno pari a 25 millimetri. Questo permette di sfruttare in modo ottimale le coperture (tubeless) da 28 millimetri di sezione (e anche oltre), grazie ad un’interfaccia perfetta tra cerchio e gomma, il tutto in linea con gli standard ETRTO.

Anche la lenticolare che debutta al Tour

Al pari delle nuove Capital SL, debutta anche la lenticolare di Syncros, che vedremo domani sulle Scott Plasma RC TT dei corridori del Team DSM-Firmenich, abbinata all’anteriore da 60 (Capital SL Aero). La Capital SL Disc è una ruota specifiche per le prove contro il tempo, con un valore alla bilancia dichiarato di 970 grammi e con la predisposizione tubeless.

Sviluppate a braccetto con Schwalbe

Le Syncros Capital SL sono state sviluppate grazie al contributo di Schwalbe, anche per questo motivo si parla e si scrive di “sistema”. Grazie a questa collaborazione tra i due brand nasce anche il nuovo tubeless Schwalbe, il Pro One Aero, che presenta un design maggiormente efficiente in termini di aerodinamica, più da facile da abbinare ai cerchi di ultima generazione come lo sono i nuovi Syncros.

Disegno differenziato

Gli Schwalbe Pro One Aero sono dei tubeless da 28 millimetri di sezione, che però presentano una costruzione differenziata tra anteriore e posteriore. Questo fattore fa si che la larghezza reale cambia tra davanti e dietro, a parità di cerchio. Davanti abbiamo uno pneumatico con un’ampiezza compresa tra i 27,5 e 28,5 millimetri, mentre dietro è tra i 29,5 e 30,5 millimetri. Cambia anche lo spessore del battistrada, 0,8 (davanti) e 1,2 millimetri (posteriore).

Questi tubeless sono ovviamente compatibili con la tecnologia hookless del cerchio e ottimizzati per i canali interni da 23/25 millimetri di larghezza.

Syncros

Lapierre Pulsium Allroad, pronta per ogni avventura

19.04.2023
4 min
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Una bici due in uno che si trova a suo agio sulla strada asfaltata, ma che è in grado di macinare chilometri su ghiaia e sentieri. Stiamo parlando della nuova Pulsium Allroad, l’ultima arrivata in casa Lapierre. Un modello pensato per essere versatile e accondiscendente con il desiderio d’avventura del ciclista. Una doppia anima che si divide tra la scorrevolezza e la performance su asfalto e il comfort e la stabilità quando si parla di off-road. Scopriamola nelle sue due versioni 5.0 e 6.0.

Fuori dagli schemi

Rompere la routine, stravolgere gli itinerari o semplicemente voler provare un po’ di bikepacking. La Pulsium Allroad è pronta a soddisfare ogni esigenza tecnica che sia rivolta all’avventura. Basata sul telaio endurance Pulsium, la nuova Allroad è disponibile in due versioni, standard o equipaggiata con il sistema SAT. Entrambi i telai sono realizzati in carbonio UD L con fibre di carbonio HR che privilegiano comfort, prestazioni e resistenza.

L’elastomero brevettato Lapierre SAT (Shock Absorption Technology) fornisce una migliore filtrazione delle vibrazioni a bassa frequenza per migliorare il comfort su lunghe distanze. Più leggero di un ammortizzatore ed esente da manutenzione, riduce e diffonde le vibrazioni verticali che causano affaticamento muscolare e nervoso.

Pulsium Allroad 5.0

Un universo gravel guidato da due modelli, interpretati e creati da Lapierre per stupire in quanto a geometrie e dettagli. A partire dal manubrio in alluminio da gravel proprio della casa francese con apertura di 16° e parte superiore piatta per una presa migliore anche sui sentieri. Un altro vantaggio riconoscibile della Pulsium Allroad 5.0 è la sua trasmissione meccanica Shimano GRX RX600 con guarnitura 46×30 e il deragliatore GRX RX810 che garantiscono affidabilità e silenziosità massima anche grazie al sistema di tensionamento del deragliatore posteriore Shadow RD+ .

Oltre al telaio e alla forcella in carbonio UD L, questo modello è dotato anche di ruote WTB ST i23 con cerchi larghi, compatibili tubeless che assicurano comfort e robustezza. Gli pneumatici WTB Expanse semi-slick da 32 mm, risultano essere perfetti per affrontare gli sterrati senza compromettere le prestazioni su strade asfaltate. Le linee pulite sono garantite dal passaggio interno di cavi e tubi freno attraverso l’attacco manubrio. Il prezzo consultabile sul sito parte da 2.899 euro. 

Pulsium SAT Allroad 6.0

Punta di diamante della gamma Pulsium Allroad è la SAT Allroad 6.0. Il massimo proposto da Lapierre per pedalare e affrontare ogni tipologia di fondo. Il gruppo completo è il GRX RX810 con una trasmissione 46-30 e la cassetta 11-34 per sfidare le pendenze più ripide nel silenzio del sistema Shadow RD+.

Per quanto riguarda il comfort l’asso nella manica è il sistema SAT in aggiunta al carbonio UD L, e in aggiunta al manubrio in alluminio Lapierre. Le ruote DT Swiss E1800 Spline offrono un ulteriore comodità verticale e prestazioni su lunghe distanze grazie alla loro compatibilità tubeless.

Gli pneumatici tassellati Schwalbe G-One RS con una sezione da 32 mm garantiscono infine la libertà di percorrere sia su strade bianche che single track. Il prezzo consultabile sul sito parte da 3799 euro. 

Lapierre

Ruote alte e gomme differenziate, come cambia la bici

14.04.2023
7 min
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Le ruote e le gomme fanno la differenza nell’economia della prestazione? Perché si usano le ruote alte anche sul pavè e in salita? Siamo testimoni di sezioni sempre maggiori degli pneumatici e differenziati tra avantreno e retrotreno, quali sono le motivazioni?

Abbiamo chiesto a Ralf Eggert di DT Swiss, azienda che con il contributo di Swiss Side è molto attiva nella ricerca e nello sviluppo dell’aerodinamica applicata al ciclismo.

Ralf Eggert di DT Swiss, a destra (foto Ridley)
Ralf Eggert di DT Swiss, a destra (foto Ridley)
Il binomio ruota/gomma può cambiare la performance della bicicletta?

E’ necessaria una premessa. ETRTO e ISO sono gli standard del settore che i produttori di cerchi seguono per garantire un accoppiamento. Oltre a garantire una sorta di uniformità costruttiva a livello internazionale, questi standard hanno un’importanza maggiore da quando c’è stato un allargamento degli pneumatici.

Perché adottare degli standard?

Per garantire che la larghezza interna del cerchio corrisponda alla larghezza dello pneumatico, ovvero del valore indicato sullo pneumatico. La larghezza di uno pneumatico influisce sulla battuta a terra, sulla resistenza e anche sull’angolo d’imbardata, che nei test in galleria del vento è pari a 0°. Nello sviluppo delle ruote ARC Aero, DT Swiss si è avvicinata a questo con una diversa larghezza del pneumatico tra ruota anteriore e posteriore.

Lo studio dell’abbinamento gomma/cerchio prosegue da tempo
Lo studio dell’abbinamento gomma/cerchio prosegue da tempo
Quali sono gli pneumatici che avete preso come riferimento per i test?

La ricerca e sviluppo è stata eseguita con GP4000II S da 25, misurata sulla ruota anteriore. Di seguito abbiamo effettuato ulteriori prove con i GP5000S TR. La corrispondenza della superficie dello pneumatico e della sua forma con il profilo del cerchio è stata misurata all’interno della gamma di diversi angoli di imbardata (+/-20°) con l’obiettivo di creare ruote aerodinamiche veloci per tutte le condizioni di vento, senza sacrificare la guidabilità della ruota. DT Swiss chiama questo concetto AERO+, dove l’aerodinamica pura e le caratteristiche di guida si sposano.

Avete condotto anche dei test di resistenza al rotolamento?

Sì, certo. Mantenendo ideale la zona frontale, la parte posteriore della bici è meno esposta al flusso d’aria. Con più peso sulla parte posteriore della bici, il ciclista può beneficiare di una ridotta resistenza al rotolamento e di un maggiore comfort quando si utilizza uno pneumatico più largo rispetto all’anteriore.

Volendo fare un esempio?

Prendiamo le ruote ARC, volendo restare in casa nostra. La soluzione ottimale è 25 millimetri per l’anteriore e 28 per il retrotreno. Gli pneumatici più larghi sono supportati, ma influenzano l’aerodinamica della ruota anteriore.

Le gare “più tecniche” di oggi, con tubeless dalle grandi sezioni e ruote alte, anche per la salita
Le gare “più tecniche” di oggi, con tubeless dalle grandi sezioni e ruote alte, anche per la salita
Efficienza prima di tutto, ma ha senso pensare anche al comfort a favore della performance?

A seconda delle condizioni di guida. Pensiamo ad esempio alla Strade Bianche e alle classiche del pavè, qui il comfort è un fattore funzionale. Con le tendenze attuali, pneumatici più larghi e tubeless, potrebbero essere prese in considerazione altre ruote aerodinamiche. Ad esempio le ERC. Concettualmente rappresentano una categoria endurance, ma hanno una larghezza interna del cerchio più ampia, 22 millimetri e sono ottimizzate per pneumatici anteriori da 28 e 30.

Gomme sempre più larghe e cerchi alti. Si migliora la resa tecnica anche in salita o a velocità più contenute?

L’aerodinamica batte il peso. Per essere più veloci è necessario ridurre la resistenza aerodinamica dell’intero sistema ciclista/bici. Proprio la resistenza aerodinamica è la forza maggiore ed il nemico numero uno che l’atleta deve battere quando si superano i 15 chilometri orari.

L’impatto maggiore sulla resistenza aerodinamica lo ha il ciclista
L’impatto maggiore sulla resistenza aerodinamica lo ha il ciclista
Quindi?

Quindi, una ruota con un profilo medio/alto funziona bene anche in salita. La planimetria del tracciato è sempre da considerare.

Cosa significa?

All’interno di una competizione che prevede anche 5.000 metri di dislivello positivo, un profilo da 50 può essere il compromesso ottimale, soprattutto se consideriamo le salite con lunghi tratti pedalabili, strade di trasferimento tra una salita e la successiva, naturalmente le discese. La resistenza aerodinamica aumenta proporzionalmente al quadrato della velocità e la scelta dell’altezza del cerchio per i percorsi ondulati potrebbe comportare un compromesso tra peso, aerodinamicità ed è correlata alle capacità del ciclista.

L’effetto sullo sterzata, uno dei fattori per nulla secondari e poco nominato
L’effetto sullo sterzata, uno dei fattori per nulla secondari e poco nominato
In che senso le capacità del ciclista?

La velocità aumenta, di conseguenza diminuiscono la fase di sterzata e la forza necessaria per guidare dritto. C’è una minore dispersione di energie per guidare la bicicletta.

Questa fase è influenzata anche dal vento laterale?

Assolutamente. Ogni elemento che colpisce lateralmente la ruota genera una forza sullo sterzo della bicicletta e sulla guidabilità. Un’ottimizzazione delle ruote DT Swiss Aero all’interno del concetto AERO+ bilancerà sempre l’aerodinamica, la resistenza e il momento di sterzata. Qui entra in gioco l’effetto positivo di uno pneumatico più largo, da 28 in su, che però deve essere interfacciato in modo corretto con la ruota.

L’aerodinamica non è una sola, ma seguire un filone di sviluppo porta dei progressi tangibili (foto Ridley)
L’aerodinamica non è una sola, ma seguire un filone di sviluppo porta dei progressi tangibili (foto Ridley)
Pressioni degli pneumatici e sezione delle gomme, altezza del cerchio o altri, quale fattore è più importante ai fini prestazionali?

Lo scopo della prestazione è relativo all’utente. Le diverse destinazioni d’uso di biciclette, ruote e superfici porteranno a una diversa attenzione nella scelta del materiale. Le ruote ARC ed ERC hanno priorità diverse per ottenere il massimo in contesti differenti, ma questo si può riportare anche ad altre ruote.

Di quali obiettivi parliamo?

L’obiettivo principale delle ARC Aero è l’ottimizzazione della resistenza aerodinamica. Obiettivi simili per la nostra ruota ERC, con maggiore enfasi sulla riduzione dei momenti di sterzata al fine di creare ruote per condizioni stradali meno perfette e maggiore controllo durante la guida.

La forma delle ruote ERC che si adatta alle gomme ciocciotte
La forma delle ruote ERC che si adatta alle gomme ciocciotte
In che modo invece l’altezza del cerchio incide sulla guida?

Parlare di altezze dei cerchi, tralasciando i focus di sviluppo, è subordinato alla destinazione d’uso. Cosa significa: un’altezza del cerchio maggiore avrà un vantaggio aerodinamico. Ma sentirsi a disagio su una combinazione bici/ruota significativamente più veloce potrebbe costringerti a una posizione più comoda e insicura sul manubrio, creando così un aerodrag più elevato attraverso la posizione eretta del corpo.

Gomme con sezioni differenziate, più piccole davanti, più grandi dietro. Esistono dei numeri che confermano questa scelta?

DT Swiss è un produttore di componenti per ciclismo, ma è pur vero che lavoriamo a stretto contatto con i team e diamo accesso a sessioni di test aerodinamici esclusivi con Swiss Side nella galleria del vento. Testiamo anche le bici senza i corridori e cambiamo le gomme anteriori. All’interno di questi test è emerso che lo pneumatico anteriore in termini di dimensioni, forma e marca può fare una differenza significativa e misurabile.

Buona parte dei brand legati al ciclismo si avvalgono delle gallerie del vento (foto Ridley)
Buona parte dei brand legati al ciclismo si avvalgono delle gallerie del vento (foto Ridley)
A quali conclusioni siete arrivati?

Vediamo il potenziale aerodinamico negli pneumatici che si adattano alle nostre ruote, ma possono anche migliorare le prestazioni in altri sistemi. Abbiamo svolto ricerche su questo: Wheel Component di DT Swiss Inc. – WheelBased. Un’osservazione frequente è l’uso di pneumatici posteriori più larghi che migliorano il comfort e non influiscono negativamente sull’aerodinamica.

DT Swiss CRC 1400 Spline, il cx sposa il tubeless

30.03.2023
4 min
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Arrivano le nuove ruote DT Swiss sviluppate per il ciclocross e con il cerchio tubeless ready. Sono le CRC 1400 Spline, nate per offrire il miglior compromesso tra guidabilità, trazione e minimizzare gli effetti negativi della resistenza al rotolamento.

Due le versioni che si basano su due profili differenti del cerchio, 35 e 45 millimetri, ma entriamo nel dettaglio.

La valvola DT Swiss con un cap specifico
La valvola DT Swiss con un cap specifico

DT Swiss Spline, un’icona

Spline è un concetto che nel corso delle stagioni è diventato un simbolo per molti ciclisti di tutte le discipline. Per molti ha rappresentato e rappresenta il miglior compromesso possibile tra performance, qualità complessiva e spesa. Dalla strada, alla mtb, passando ovviamente dal ciclocross, dove la categoria delle ruote DT Swiss Spline è ambita, apprezzata e molto utilizzata anche da atleti di primissimo piano.

Il caratteristico design del mozzo Spline
Il caratteristico design del mozzo Spline

Nuove CRC 1400 Spline

Come accennato in precedenza, i modelli disponibili sono due: il primo con un cerchio alto 35 millimetri, il secondo da 45. Entrambi si basano su una costruzione full carbon e tubeless ready (non hookless), con un canale interno largo 22 millimetri. Il cerchio esige l’impiego del tubeless tape.

Il mozzo è in alluminio e fa parte della famiglia DT Swiss Spline 240, con meccanismo Rachet System 36T interno. Significa che ci sono le due ruote dentate contrapposte (con lo stesso diametro) da 36 denti ciascuna. Velocissime nell’ingaggio e longeve, per un sistema che nel complesso riduce al minimo le operazioni di manutenzione. Ci sono due molle elicoidali che contribuiscono a tenere sempre nella posizione ottimale i due ingranaggi. Inoltre il Rachet System non necessita di strumenti specifici per eventuali interventi. I cuscinetti sono sigillati e hanno le sfere in acciaio. Gli stessi mozzi adottano le sedi CenterLock per i dischi del freno. Il corpetto della ruota libera è disponibile nella versione Shimano e/o Sram XDR (non è prevista l’interfaccia Campagnolo).

Il cerchio tubeless ready con il tubeless tape
Il cerchio tubeless ready con il tubeless tape

Per entrambe le versioni e per le due ruote (anteriore e posteriore), viene utilizzata la raggiatura con incrocio in seconda, con un totale di 24 raggi. Sono differenziati i profilati in acciaio tra ruota davanti e quella dietro. Per l’avantreno sono impiegati i DT Aerolite, aerodinamici, invece per il retrotreno i raggi della famiglia DT Aerocomp, più robusti e capaci di garantire sostegno nelle diverse fasi di trazione. Sono in acciaio anche i nipples e sono ancorati all’interno del cerchio, mutuando la soluzione delle ARC e delle altre ruote con cerchio in carbonio di DT Swiss.

Perché tubeless?

Per una maggiore sicurezza e per una migliore combinazione tra cerchio e pneumatico, fattori che si riflettono anche in una piena sfruttabilità del sistema in condizioni estreme di fango. Inoltre la tecnologia tubeless del cerchio garantisce una piena compatibilità con i diversi players produttori di pneumatici. Tecnicamente non ci sono limiti anche per quello che concerne le sezioni delle gomme.

Le ruote vengono tensionate a mano nella fabbrica di Biel
Le ruote vengono tensionate a mano nella fabbrica di Biel

Assemblate a mano

Proprio così, le ruote DT Swiss sono assemblate a mano e la tensionatura dei raggi è specifica e dedicata ad ogni tipologia di prodotto. Non solo, perché le stesse raggiature trovano delle differenze tra lato drive e quello non-drive.

I mozzi presentano il Rachet System EXP, è l’ultima evoluzione e versione del sistema d’ingaggio brevettato da DT Swiss ed è in dotazione sulle versioni da 180 e 240, anche della famiglia Dicut. Questa tipologia di Rachet System è il medesimo che troviamo nelle ruote da strada ARC ed ERC.

Pesi e prezzi

Le DT Swiss CRC 1400 Spline 35 hanno un valore alla bilancia dichiarato di 1.415 grammi totali (647 davanti e 768 dietro), per un prezzo di listino di 2050 euro circa. Le 45 invece hanno un peso dichiarato di 1.466 chilogrammi la coppia (673 e 793 grammi), con lo stesso prezzo delle Spline 35.

DT Swiss

La BMC Teammachine del Tudor Pro Cycling Team

28.03.2023
5 min
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E’ la classica BMC Teammachine SLR-01, una bicicletta molto ambita in ambito professionistico (e non solo). In occasione della partenza della Milano Sanremo 2023, abbiamo fotografato quella di Rick Pluimers, ex Jumbo-Visma e ora nel team di Fabian Cancellara.

Nella taglia 54 e con l’allestimento standard è una bicicletta che fa registrare un valore alla bilancia che va poco oltre i 7,1 chilogrammi, pedali compresi e che adotta una componentistica convenzionale. Vediamola nel dettaglio.

Rick Pluimers, ex Jumbo-Visma, ora al Tudor Pro Cycling Team
Rick Pluimers, ex Jumbo-Visma, ora al Tudor Pro Cycling Team

Una collaborazione svizzera

Se quello con il Team Ag2r-Citroen è un rapporto che dura già da qualche stagione e comunque si tratta di una vetrina WorldTour, quello con il Tudor Pro Cycling Team ha preso forma concreta a partire da quest’anno. La vittoria alla Milano-Torino con De Kleijn è stata una bella ciliegina sulla torta, forse inaspettata, ma comunque cercata.

Le realtà è che la collaborazione tra il team di Cancellara e BMC ha tutta l’aria di essere molto più che una semplice sponsorizzazione tecnica e non ci sorprenderebbe il fatto di vedere, in un futuro neppure troppo lontano, un Team Tudor ai vertici del ciclismo mondiale con BMC al suo fianco, in un ruolo che non sia quello del solo fornitore di biciclette.

Il modello utilizzato dai corridori è il Teammachine SLR-01, mentre il vincitore della Milano-Torino è il solo ad utilizzare la aero Timemachine. Per tutti i corridori il pacchetto include anche il manubrio integrato full carbon BMC, che grazie al suo design, più stretto sopra e con un flare che apre la curvatura, permette di coprire diverse esigenze e richieste degli atleti.

Ruote DT Swiss e non è poco

A completare il pacchetto rosso crociato ci sono le DT Swiss, ruote che vengono costruite a Biel, operosa cittadina svizzera che è poco distante da Grenchen, dove ha sede BMC.

«In occasione della Sanremo qualche corridore, come ad esempio Pluimers, ha scelto di montare le ARC da 62 millimetri – ci ha spiegato Reigo Rosenberg, meccanico della squadra – anche se alla maggior parte dei corridori di norma montiamo le tuttofare ARC 50. A prescindere dalla tipologia di altezza del cerchio, noi utilizziamo solo la configurazione tubeless con le larghezze differenziate, 25 anteriore e 28 posteriore, anche grazie alle indicazioni fornite da DT Swiss. Le pressioni degli pneumatici variano in base alle preferenze dei corridori e al loro peso, comunque in un range compreso tra 5 e 5,5 bar».

Gli pneumatici sono gli Schwalbe Pro One e quelli con la banda blu sono un versione dotata di una nuova mescola, più scorrevole, come abbiamo documentato nella giornata di sabato che ha preceduto La Classicissima. Le ruote sono il modello ARC1100 con mozzi Dicut della serie 180.

La trasmissione è Sram

«La nostra configurazione base prevede la doppia corona anteriore 54-41 e i pignoni posteriori 10/33 oppure 10-30, sia Red che Force – ha proseguito Rosenberg – che permette di coprire diverse esigenze. Qualche atleta più votato alla salita utilizza l’anteriore 52-39».

Selle Italia e pedali Wahoo

Buona parte dei corridori utilizzano la Flite Boost, che nella versione SuperFlow con canale di scarico, chi nella versione senza foro. Qualcuno usa la SLR, sempre in versione corta (Boost). Ci sono i pedali Wahoo, senza power meter che invece è il Quarq integrato nella pedivella.