DT Swiss ERC1400 Dicut, che gran paio di ruote

12.01.2023
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Il progetto DT Swiss ERC è sviluppato per offrire un’alternativa alle ruote ARC, queste ultime più orientate alla performance legata alla velocità e all’aerodinamica. Le ERC si rivolgono ad una interpretazione maggiormente endurance, anche se una volta portate su strada sorprendono per scorrevolezza, reattività e per il blend ottimale tra rigidità e capacità di smorzamento.

Il biglietto da visita della ERC1400 Dicut in test sono un cerchio full carbon tubeless ready da 45 millimetri di altezza ed il mozzo Dicut 240. Le abbiamo provate.

Cerchio panciuto che si adatta alle gomme ciocciotte
Cerchio panciuto che si adatta alle gomme ciocciotte

Endurance per modo di dire

Il progetto ERC dimostra che il termine endurance non significa una seconda scelta. Le ruote DT Swiss ERC semplicemente si rivolgono ad un’utenza che, pur non sacrificando nulla in termini di prestazione, sfrutta la possibilità di montare anche gomme di una sezione maggiorata.

Iniziamo a categorizzare le ERC1400 con i numeri: 680 grammi per la ruota anteriore con tape tubeless e valvola inserita; 810 per quella posteriore, che diventano 830 con il corpetto Sram. Un peso di 1.490 grammi per la coppia sono pochi, se consideriamo inoltre che il cerchio ha un canale interno di 22 millimetri e la larghezza complessiva è di 28,5. I mozzi sono in alluminio della serie Dicut 240. Quello posteriore ha il Rachet System 36 (ovvero 36 denti per l’ingaggio).

Il mozzo anteriore con raggiatura incrociata da ambo i lati
Il mozzo anteriore con raggiatura incrociata da ambo i lati

I raggi sono in acciaio e sono piatti/aerodinamici Aero Comp, 24 per entrambe le ruote e tutti con incrocio in seconda. Nel punto di incrocio i profilati si toccano, ma quando si è in movimento non si sente il minimo scricchiolio, sintomo di una costruzione, campanatura e tensione ottimali, oltre ad una rigidità non secondaria. Abbiamo fatto alcune domande a Simon Wassmer Road Product Manager di DT Swiss.

A quale tipologia di utenza si rivolge la versione ERC1400?

ERC è il nostro set di ruote da strada più versatile. E’ destinato a un utente che non solo guida su asfalto perfetto e occasionalmente va in bici sulle strade sterrate. Si spiega l’utilizzo di un cerchio più largo, sviluppato per interfacciarsi con l’uso di pneumatici più grandi. Inoltre la forma del cerchio è ottimizzata per una guida più facile e sicura. Con le due diverse altezze del cerchio per i due diversi set, 35 e 45 millimetri, il cliente può scegliere tra una migliore agilità, oppure una ruota più aerodinamica.

Partendo dal cerchio, c’è una sezione ottimale di pneumatico che meglio si configura con il cerchio delle ERC?

Raccomandiamo una larghezza dello pneumatico sulla ruota anteriore di 28 millimetri, compresa tra i 28 e 32 per quella posteriore, poi dipende anche dal comfort che si vuole trovare con l’aiuto delle ruote. I cerchi DT Swiss ERC sono conformi alle norme pertinenti e agli standard ETRTO del settore. Funzionano con una configurazione tubeless e anche con una combinazione pneumatico/camera d’aria convenzionale.

Quale carbonio è utilizzato per il cerchio?

Utilizziamo strati di carbonio pre-impregnati di resina con un blend di fibre UD Uni-Directional, 3K e materiale intrecciato. Vengono inseriti nello stampo in varie dimensioni e direzioni specifiche. Poi induriti in un forno sottovuoto.

C’è un motivo preciso per il quale DT Swiss continua il suo percorso di ricerca e sviluppo sui cerchi tubeless, lasciando da parte l’hookless?

Ci sono alcuni motivi, ma il motivo principale è la maggiore sicurezza e facilità d’uso di un sistema di cerchi con l’uncino. Con questo l’utente non è limitato con l’utilizzo esclusivo di alcune tipologie di pneumatici. E neppure si deve confrontare con i limiti di pressione di 5 bar. Inoltre non vediamo un grande vantaggio con un sistema hookless per la costruzione del nostro cerchio, soprattutto in merito alla ricerca delle ruote aero.

Le ERC hanno gli stessi raggi delle ARC. Cambia il livello di tensione, oppure è uguale?

E’ sempre importante vedere le ruote come un sistema, quando parliamo della tensione dei raggi e quindi della rigidità delle ruote. Per questo devono essere considerati i tre componenti cerchio, mozzo e raggio. A seconda del livello di rigidità dei componenti del set di ruote, viene determinata la tensione dei raggi. I componenti della linea ARC ed ERC sono abbastanza simili, il che significa che la tensione dei raggi è a un livello simile.

Le sfere dei cuscinetti sono in acciaio?

Esatto, nel livello 1400 usiamo cuscinetti con sfere in acciaio. Nel nostro livello superiore 1100 utilizziamo il nostro cuscinetto in ceramica SINC.

Il sistema Rachet EXP 36. Quali sono i motivi che hanno spinto a scegliere i 36 punti d’ingaggio con l’inclinazione di 10°?

Il design di un sistema a ruota libera è sempre un compromesso tra i tre fattori: impegno, durata e peso. Per noi i 36 punti di ingaggio rappresentano una sorta di variabile per la guida su strada, ma consideriamo che i nostri team di professionisti utilizzano questo sistema. In tal senso offriamo anche un kit di aggiornamento/upgrade a 54 denti, per chiunque desideri un angolo di innesto ridotto a 6,7°.

I nostri feedback

Le DT Swiss ERC1400 non sono un compromesso forzato, ne un ripiego e neppure delle ruote “troppo comode”, tutt’altro. Sono il simbolo di una categoria di bicicletta, quella endurance, che è cambiata molto nel corso delle stagioni. Tanta versatilità, sono cresciute le performances e la qualità del comfort.

Insomma, le ERC1400 sono delle ruote che non ci si aspetta, perché oltre ad essere belle da vedere e capaci di vestire la bicicletta, sono anche parecchio gratificanti in termini di utilizzo. Non danno mai la sensazione di secchezza e nervosismo nelle fasi più tecniche, merito anche di un canale interno da 22 millimetri di larghezza che è la giusta interfaccia per gomme larghe (noi le abbiamo provate con degli pneumatici da 28, ma anche dei 30 non ci starebbero male).

Sono molto veloci, ma il valore aggiunto è la scorrevolezza e la capacità di assecondare le sollecitazioni che arrivano dalle gambe e dalla strada. Il tutto va a vantaggio di un equilibrio ottimale, tanto sfruttabile da diverse tipologie di utenza. Per chi è più agonista, ma vuole un comparto rotante facile da condurre in discesa, senza eccessi e in grado di trasmettere sicurezza. Per chi è amante delle uscite condotte ad un ritmo costante, dove il piacere di guidare la bicicletta per tante ore consecutive fa parte della pedalata.

La gomma Schwalbe da 28 spancia a 29 millimetri
La gomma Schwalbe da 28 spancia a 29 millimetri

In offroad non è peccato

Di sicuro le DT Swiss ERC1400 Dicut non sono delle ruote per il fuoristrada impegnativo. Però, immaginarle in un contesto tipo strade bianche o quei sentieri che si affrontano facilmente con la bici da corsa, ci sta alla grande. Qui entra in gioco la qualità costruttiva e complessiva di DT Swiss, dove la sostanza è un fattore sempre presente e tangibile.

Vittoria Air Liner e gomme differenziate, cosa cambia

03.01.2023
6 min
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Prendendo spunto dalla chiacchierata con Nick Mondelaers prima del Lombardia 2022, abbiamo voluto provare gli inserti road Vittoria Air Liner e i tubeless con sezioni differenziate tra anteriore e posteriore.

Bisogna gestire le pressioni di gonfiaggio e l’inserto diventa un gran bel sostegno per la gomma tubeless, soprattutto per l’anteriore. Non solo perché non abbiamo lasciato nulla per strada (in termini di watt persi) con il tubeless da 28 dietro. Noi abbiamo cercato di replicare il setting dei corridori pro’, utilizzando delle ruote DT Swiss ARC1600 e tubeless Vittoria Corsa N.EXT. Entriamo nel dettaglio dei feedback.

Nick Mondelaers, meccanico del Team Lotto-Soudal-DSTNY (ora Lotto-DSTNY)
Nick Mondelaers, meccanico del Team Lotto-Soudal-DSTNY (ora Lotto-DSTNY)

Scorrevolezza garantita

«I dati relativi alla rolling performance, che traduciamo come scorrevolezza – spiega Tommaso Cappella, product specialist di Vittoria – tengono conto dei test eseguiti su una macchina con superficie liscia. Questa è comune alle prove di tutte le coperture. La scorrevolezza della soluzione TLR, tubeless, è uguale, con o senza AirLiner ed è paragonabile alla versione copertoncino, a parità di sezione. Quest’ultima inoltre prevede l’impiego della camera d’aria in poliuretano, quindi ultra leggera. Questo per contestualizzare un inserto che non toglie nulla nei termini di scorrevolezza. Vittoria Air Liner Road è un progetto che parte da lontano, che prende forma grazie alla versione mtb, ma che in realtà è molto più che una rivisitazione. Air Liner Road punta alla sicurezza e alla prestazione. Inoltre è molto leggero. Contribuisce a trattenere la gomma in caso di foratura e permette di pedalarci sopra.

«Quando si affronta l’argomento degli pneumatici di ultima generazione – continua Capella – è necessario considerare la combinazione tra gomma e ruota. Uno pneumatico da 25-622, misura divenuta comune e di largo utilizzo negli ultimi 7/8 anni, era stata disegnata su cerchi con un canale interno da 15 millimetri. Oggi l’ETRTO relativo alla misurazione degli pneumatici è cambiato e la stessa misura di gomma va disegnata su un cerchio con un canale interno da 19».

PneumaticoInstallazionePeso (g)Rolling Performance
Corsa N.EXT TLR 26-62220 ml Universal Sealant305+ 14,3%
Corsa N.EXT TLR 26-62220 ml Unversal Sealant + Air Liner Road small329+ 14,3%
Corsa N.EXT Fold 26-622Vittoria Ultra Light Speed230+ 14,3%
Corsa N.EXT Fold 26-622Vittoria Competition Latex280+ 13,6%

AirLiner, facile da installare

Il “salsicciotto” si presenta come una sorta di spugna esagonale ed è disponibile in tre misure. Noi abbiamo utilizzato la più piccola, adatta a cerchi con un canale interno che arriva fino a 19 millimetri di larghezza. Vittoria Air Liner ha una consistenza mediamente morbida e molto compatta al tempo stesso. Buona l’elasticità al pari dell’allungamento.

Partendo dal presupposto che il canale interno delle ruote DT Swiss è di 20 millimetri ed è tubeless (non è hookless), l’operazione combinata (tubeless + inserto in taglia small) d’ingaggio non si è allungata in termini temporali. Da considerare che gli pneumatici Corsa N.EXT hanno una carcassa completamente sintetica e nel complesso hanno un’elasticità media. A nostro parere sono tra i migliori tubeless di ultima generazione che hanno trovato sviluppo, considerando l’insieme: facilità di montaggio, versatilità d’impiego e durata, al pari del prezzo.

La gomma da 28 usata per il comparto posteriore ha tallonato in un amen, senza entrare in contrasto con l’inserto. Quella anteriore ha richiesto un minuto in più e uno sforzo minimo aggiuntivo negli ultimi 5/6 centimetri, fattore dovuto ad una sezione minore. Anche in questo secondo caso non si sono verificati attriti con l’Air Liner.

Pressioni da capire

Non c’è da meravigliarsi che le pressioni di utilizzo scendano in modo esponenziale, perché al pari di volumi d’aria considerevoli, abbiamo anche un prodotto che sostiene la gomma da dentro e fa girare l’aria al suo interno. Banale? No, per nulla, perché non ci troviamo di fronte un prodotto che ha l’obiettivo di salvare gli uncini del cerchio in caso di foratura e gomma a terra (per lo meno non solo). L’Air Liner diventa funzionale alla tecnologia tubeless, perché se utilizzato nel modo corretto, con le pressioni adeguate e dentro un cerchio con il canale giusto, spinge contro le pareti dello pneumatico aumentando il sostegno e la tenuta.

Si percepisce di più sulla sezione più piccola (per noi quella anteriore), meno su quella posteriore (che corrisponde alla gomma da 28), per via del maggiore volume d’aria e di un inserto che spinge meno ai lati. A prescindere, lo shape di entrambe le gomme non ha deformazioni e/o cambiamenti, rispetto alla stessa gomma senza inserti. Dopo alcune prove abbiamo trovato il setting ideale con un pressione anteriore di 4,5/4,6 atmosfere e posteriore compresa tra le 4,8/5 atmosfere. Il nostro “peso invernale ready to ride” è di 67 chilogrammi.

In conclusione

L’inserto dedicato alla categoria road, in questo caso il Vittoria Air Liner è molto differente, soprattutto per utilizzo e concept, da quello impiegato in ambito mtb. Sì, è vero, permette di continuare la corsa (per un periodo limitato) in caso di foratura e aiuta a proteggere il cerchio tubeless in carbonio (che non è un aspetto secondario). Però ci sono anche altri fattori da considerare, non dei semplici dettagli e capaci di cambiare la prestazione del prodotto.

L’inserto verde sostiene lo pneumatico tubeless, principalmente ai lati e nelle sezioni mediane, anche quando si decide (i motivi sono diversi) di diminuire la pressione di gonfiaggio. Non indurisce e non influisce in modo negativo sulla pastosità della mescola. La gomma risulta sostenuta, non spancia e non si deforma, neppure in quelle situazioni di fuori sella quando si carica tanto sull’anteriore. La natura e la struttura degli pneumatici influiscono in maniera importante.

Non si hanno percezioni di attriti aggiuntivi, la sensazione di esprimere i watt e scaricarli a terra è la medesima, con o senza inserti. Un singolo inserto ha un valore alla bilancia di 19 grammi (rilevati), poca roba e permette di risparmiare qualche centilitro di liquido anti-foratura che, deve comunque essere inserito.

Concettualmente potremmo comunque farne a meno sui cerchi con predisposizione tubeless, ma onestamente riteniamo un inserto come il Vittoria Air Liner un prodotto molto importante ai fini della sicurezza e della performance per i cerchi hookless in carbonio con pesi ridotti.

La KTM Revelator Alto del Tirol KTM Cycling Team

20.04.2022
4 min
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Al Tour of the Alps 2022 le curiosità tecniche non mancano. Abbiamo fotografato la bicicletta della squadra austriaca Team Tirol-KTM, che utilizza il frame KTM Revelator Alto, uguale al modello disponibile per il consumatore finale. Inoltre ci siamo fatti raccontare alcune scelte tecniche, direttamente dal meccanico del team Jaques Horn.

Jaques Horn, giovane meccanico del team
Jaques Horn, giovane meccanico del team
Quanto pesa la bici?

In questa configurazione si varia tra i 7,2 e 7,3 chilogrammi, un buon compromesso, ma possiamo alleggerire il mezzo. Le ruote sono ottime, ma non sono il top di gamma in fatto di peso ridotto e poi abbiamo il cockpit in alluminio.

Utilizzate sempre i tubeless?

Si, ormai solo tubeless e con la sezione da 28. Sembrano più piccoli perché il canale interno delle ruote è mediamente piccolo e quindi lo pneumatico non spancia troppo verso l’esterno del cerchio. Per questa tipologia di tubeless utilizziamo un range di pressioni compreso tra le 5 e 5,8 bar. Dipende ovviamente dalle indicazioni del corridore e anche dal meteo.

Il framekit “standard”

Come sottolineato durante il test della Revelator Alto, l’azienda austriaca fornisce il kit standard anche ai corridori pro. Cambiano gli allestimenti, ma si tratta del telaio e della forcella del catalogo. Tutti gli atleti presenti al ToTa hanno il modello Revelator Alto.

Sram Red e Force. Ma quei pedali?

La combinazione delle corone anteriori è 50/37, presente in commercio e buona parte dei corridori hanno la guarnitura con il power meter Quarq, per lo meno il sensore. La soggettività maggiore riguarda i pignoni posteriori, anche se molti corridori hanno optato per la scala 10/33.

Hanno attirato la nostra attenzione i pedali SpeedPlay/Wahoo, sponsor del team e già nella versione power meter. Eppure il Quarq è bene visibile nella guarnitura, scelta che abbiamo documentato anche in occasione della Roubaix, sulle Cannondale della EF.

SuperSix Evo fra cross e gravel: trovate le differenze

29.03.2022
7 min
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Cannondale è una delle pochissime aziende a proporre lo stesso framekit (SuperSix) con una doppia configurazione e vocazione. Questi due fattori sono decisivi per categorizzare la bicicletta, per capirne il carattere, le performance e contestualizzare il prodotto nel suo ambiente ideale. La componentistica cambia il mezzo? Di sicuro, ma i feedback sono tutt’altro che banali e meritano di essere approfonditi.

Evo CX, quella per il cross

L’abbiamo provata a fondo nel corso dei mesi di dicembre e gennaio, non di rado l’abbiamo portata a gareggiare sui campi di ciclocross. Si tratta di una bicicletta eccellente sotto tanti punti di vista, che potrebbe ulteriormente migliorare alcune sue caratteristiche con un allestimento maggiormente race. E’ comunque leggera, grazie ad un telaio e ad una forcella che, anche senza il carbonio HM, fanno segnare dei valori di peso molto interessanti. E’ reattiva e davvero agile, tutte caratteristiche apprezzabili nel fango e non solo.

Silvia Persico in azione ai tricolori di ciclocross, che ha vinto con la versione CX
Silvia Persico in azione ai tricolori di ciclocross, che ha vinto con la versione CX

Allestimento e dettagli

La componentistica parte dalla trasmissione Sram Force 1×11 con guarnitura Cannondale in alluminio, cockpit Cannondale in lega e sella Fabric. Le ruote hanno i cerchi DTSwiss in alluminio, ma con mozzi Formula. Le gomme sono Vittoria da 33.

Abbiamo rilevato un valore alla bilancia di 8,3 chilogrammi: poco per essere una bici da cx e semplice da alleggerire (anche senza svenarsi). La ruota posteriore ha una campanatura specifica per questa piattaforma, spostata di 6 millimetri rispetto alle ruote e raggiature standard (comune anche alla SE). Montare una ruota tradizionale è possibile, ma risulterebbe completamente disassata rispetto al tubo del piantone. Inoltre è una delle bici da ciclocross che dà il via in maniera ufficiale alla “grande spaziatura” tra tubi (del carro e della forcella) e pneumatici. Il suo prezzo di listino attuale si attesta a 4.499 euro.

La SE per il gravel

E’ quella destinata al gravel e permetteteci la considerazione: “gravel racing” senza dubbi. Lo dicono il telaio, il design e lo shape delle tubazioni, così come le taglie e le geometrie. Rispetto alla sorella CX, cambia completamente l’allestimento e così anche le prestazioni una volta messa in carreggiata, su asfalto, oppure offroad. La doppia corona davanti e tutto il comparto ruote fanno una grande differenza.

La SE, l’abbiamo portata anche sui campi gara
La SE, l’abbiamo portata anche sui campi gara

La componentistica della Evo SE

La trasmissione è Sram, modello Rival AXS a 12 rapporti con doppia corona anteriore. In molte situazioni, proprio la doppia corona gli permette di essere al pari di una bici endurance e considerando la bontà complessiva del prodotto, anche superiore e più versatile. Ha il 46-33 davanti (40 denti invece per la corona della CX) e un pacco pignoni a 12 speed 10-36, una soluzione che permette di andare quasi ovunque e gestendo lo sforzo.

Molto buono l’abbinamento ruote/pneumatici (DT Swiss 1600 Spline tubeless ready e gomme Vittoria Terreno Dry TNT da 40), decisamente scorrevole, sostanzioso ed affidabile, adatto anche ai contesti ambientali esigenti. Come per la versione CX, è possibile montare coperture fino a 45 millimetri di sezione, senza sacrificare la luce di passaggio della ruota. La sella è la Prologo Dimension 143, piuttosto corsaiola. Il prezzo di listino è di 4.999 euro e abbiamo rilevato un peso di 8,7 chilogrammi.

Confronto e feedback

Riteniamo la Cannondale SuperSix Evo in entrambe le versioni, una bicicletta da gara e a tratti una buona bici road che veste i panni off-road. E’ ovvio che le quote geometriche, in particolare l’apertura frontale, fanno una grossa differenza nella guida, ma è pur vero che questa bicicletta invita a spingere, a guidare ed essere veloci anche sullo sterrato. Il binomio tra l’angolo dello sterzo e l’off-set pronunciato della forcella, sono un vantaggio che porta tanta stabilità e sicurezza nelle fasi di guida aggressiva. In velocità e sullo sconnesso le gomme fanno la differenza.

Cannondale SuperSix EVO SE
Cannondale SuperSix EVO SE

Gomme da 40 e DNA race

Può sembrare un’affermazione banale, ma che porta a fare delle considerazioni ad ampio spettro. Questa Cannondale è una bici aggressiva e talvolta una gomma da 33 (quella specifica per il ciclocross) può diventare un limite. Bisogna essere abituati ai colpi che si prendono nella disciplina del cx, saper gestire le pressioni basse dei tubolari e dei tubeless è necessario capire lo scivolamento della bici sul viscido.

La gomma da 40 in dotazione alla versione SE può essere un vantaggio, perché ha un potere ammortizzante maggiore ed ha un range di personalizzazione maggiore, rispetto ad una da 33. Inoltre aggiunge quella dose di comfort; quando si dice che il “comfort va a favore della performance”. E poi le ruote DT Swiss con mozzi Spline, se pur in alluminio, sono valide e molto versatili. La gomma panciuta aiuta quando si è veloci e la trasmissione della SE aiuta a prendere velocità.

Doppia davanti, buona per tutto

Con tutta probabilità la SE diventa utilizzabile e gratificante su strada (con le gomme adeguate), nel ciclocross (con gli pneumatici adatti) e ovviamente nel gravel. Una versatilità che è merito anche della trasmissione. Abbiamo portato la SE nei tre diversi ambienti, sì anche nel ciclocross.

Il plateau da 46 non è semplice da tirare nei tracciati duri, ma i 12 rapporti aiutano e non poco, così come lo “scarico” di una corona da 33. Si può sfruttare molto bene una linea catena di buon livello, soprattutto per i rapporti centrali. In molti casi si può sfruttare solo la deragliata, risparmiando le cambiate del retrotreno. Non è da sottovalutare, considerando quanto in fretta si consumano i pignoni con l’utilizzo sullo sterrato.

In conclusione

Al di là delle preferenze soggettive e legate ad un utilizzo specifico, la SE è una sorta di bici che va bene per fare tutto, facendolo bene. Questa sua caratteristica conferma che la piattaforma SuperSix Evo di Cannondale è azzeccata e diventa un riferimento per chi vuole una bici race e non si vuole distaccare in maniera eccessiva dal segmento road. Anche i due prezzi di listino, molto vicini tra loro, danno modo di discutere ed argomentare a 360° le diverse scelte, fatte in base alla volontà di utilizzo e pieno sfruttamento delle potenzialità della bicicletta.

cannondale

Canyon Ultimate CF SLX, 50 esemplari unici e audaci

28.03.2022
2 min
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Canyon presenta due nuovissimi modelli di Ultimate Limited Edition. Ciascuno disponibile in una serie limitata di sole 50 biciclette, che riuniscono le classiche prestazioni su strada della Ultimate CF SLX . Una rappresentazione in carbonio del famoso DNA del design di Canyon, verniciatura e finiture uniche applicate a mano in Germania. Il tutto in due allestimenti speciali per il ciclismo su strada che combinano velocità e stile.

Prestazioni elevate e un’estetica audace ed esclusiva
Prestazioni elevate e un’estetica audace ed esclusiva

Tributo al successo

La Canyon Ultimate CF SLX ha un palmares ineguagliabile. Si tratta di una lunga storia di successo guidata da un’esperienza di livello mondiale. Con il suo famoso rapporto rigidità/peso, la Ultimate ha rappresentato la punta di diamante dell’ingegneria all’avanguardia di Canyon. Questo concetto infatti viene tutt’ora riconfermato da quattro generazioni dalla sua prima presentazione sul mercato.

Estetica accattivante grazie al carbonio grezzo e la struttura del telaio di alta gamma In combinazione con una speciale verniciatura perlata. Il segreto della pigmentazione sta nella sua struttura: le sue piastrine di ossido di alluminio hanno superfici perfettamente piatte e sono rivestite di ossidi metallici altamente rifrangenti.

La finitura brilla alla luce che fa risaltare le linee e la colorazione
La finitura brilla alla luce che fa risaltare le linee e la colorazione

Prestazioni assicurate

Manifesto di un’estetica audace, i modelli Ultimate CF SLX LTD sono paragonabili ad opere d’arte. Prestazioni garantite dalle dinamiche di guida ai vertici della categoria favorite dalla collaudata geometria Sport Pro di Canyon.

I modelli di Ultimate CF SLX LTD combinano la comprovata performance con una dose estrosa di stile. Le due bici sono allestite sul telaio di alta gamma e dotate di un set di componenti premium. Cambio SRAM Force eTap AXS a 12 velocità wireless, con misuratore di potenza incluso. Cockpit in carbonio Canyon CP30 leggero e rigido. Ruote in carbonio DT Swiss ARC 1400 Dicut ad altro profilo da 50 mm, che completano l’ottica generale dell’edizione limitata. Pneumatici Continental GP 5000 per fornire prestazioni al top con un peso contenuto

Ogni bici Ultimate CF SLX LTD è disponibile in una serie limitata di soli 50 esemplari da martedì 22 marzo 2022, esclusivamente su canyon.com al prezzo di 6.199 euro.

Canyon

La Cannondale SuperSix EVO del Team FAS messa alla frusta

06.12.2021
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Questo progetto è la conferma che il ciclocross e il gravel racing possono convivere e condividere una sola bicicletta. La Cannondale SuperSix EVO CX è la versione dedicata agli specialisti del cx, grazie ad un allestimento dedicato e a geometrie (nominate OutFront) che hanno poco da invidiare alle biciclette “cx only” e di sicuro non è un mezzo pensato nell’ottica del bikepacking. Il frame-kit è in comune con la versione SE (gravel) ed è la bici utilizzata in gara da quest’anno dalle ragazze della FAS Airport Services, sponda nel cross della Valcar&Travel Services, su cui corrono quindi Eva Lechner, Alice Maria Arzuffi, Silvia Persico e Lucia Bramati. Entriamo nello specifico del test.

L’angolazione dell’immagine permette di vedere anche le forme delle tubazioni
L’angolazione dell’immagine permette di vedere anche le forme delle tubazioni

SuperSix EVO CX, le sue peculiarità

Il telaio si basa sulla costruzione monoscocca ed è full carbon. Non utilizza il tessuto composito in alto modulo (HM), ma quello standard. L’impatto estetico e il design nel suo complesso, unito allo shape delle tubazioni, ricorda da vicino la sorella stradale Cannondale SuperSix Evo.

I profilati sono voluminosi, mai eccessivi, con un avantreno più muscoloso e un posteriore più “sottile”, un abbinamento mai banale e gratificante. Siamo nel ciclocross e il concept risulta moderno. I tubi hanno la sezione frontale arrotondata (soluzione mutuata dalla versione road), mentre il lato che non impatta nello spazio ha il profilo tronco.

Il fango blocca la ruota? Problema risolto

E poi c’è il carro ribassato, con l’innesto allargato dei foderi obliqui. Tradotto: tanto spazio tra i due pendenti e la gomma. L’ampia luce di passaggio c’é anche nel comparto anteriore, nella forcella (tutta in carbonio). Davanti e dietro scorrono pneumatici fino a 45c di sezione (mica male, pensando ai tracciati con tanto fango e alle gomme larghe che si usano nel gravel). Rimanendo in questa parte della bici e sempre in merito alla forca, ha un rake di 5,5 centimetri: aperto.

In un certo senso contrasta con l’angolo dello sterzo che è piuttosto chiuso (e infatti, la faccia e lo sguardo sono sempre perpendicolari allo sterzo, un bel vantaggio per chi ama la bici reattiva sull’avantreno). Ovviamente la considerazione è da rapportare taglia per taglia. Questa combinazione però, ha dei vantaggi in termini di guidabilità nello stretto e in fatto di stabilità.

Cinque taglie, dalla 46 alla 58

Qui entrano in gioco anche i foderi bassi del retrotreno che adottano il protocollo Save: sono muscolosi e molto corti (solo 42,2 centimetri) sagomati e asimmetrici, dissipano a dovere e si innestano nella scatola del movimento centrale che è larga 83 millimetri. La guarnitura One è in alluminio con perno da 30 di diametro.

La Cannondale SuperSix EVO CX è disponibile in cinque taglie, dalla 46 alla 58, tutte con ruote da 700c. L’allestimento è uno, così come l’accostamento dei colori. Il prezzo di listino è di 4.199 euro.

Le nostre impressioni

Non abbiamo avuto modo di testare la Cannondale SuperSix EVO SE, “solo” la cx in questione, sta di fatto che questa bicicletta ha un carattere racing e non fa nulla per nasconderlo. Race certo, ma con un approccio molto moderno, dove l’estremizzazione della rigidità diventa un limite.

E’ leggera, perché 8,3 chilogrammi (8,27 per la precisione e abbiamo provato la taglia 51) sono pochi, anche in considerazione dell’allestimento (e si può limare ancora molto), è agile davanti ed è parecchio veloce nei cambi di direzione. E’ una bella arma da sfruttare nei passaggi stretti e in quei punti che assomigliano più a singletrack, che non a fettucciati.

Leggera, ma non nervosa

Nonostante questo, non l’abbiamo “sentita” eccessivamente rigida, anzi, la sua capacità di copiare il terreno è un fattore da capire prima e da sfruttare poi. Anche il carro segue questa sorta di fil rouge, deciso nelle forme e mai eccessivamente brioso nelle risposte: il comfort ne guadagna.

Molto buono a nostro parere il valore dell’altezza del movimento centrale da terra: 28 centimetri (28,2 per la misura più grande). I valori di reach e stack sono in linea con le taglie, considerando i moderni sviluppi che prevedono attacchi manubrio ridotti. Questo non è un fattore secondario, che facilità la scelta della taglia più consona anche a chi arriva dalla strada e dal gravel puro.

Noi l’abbiamo testata e messa sotto torchio alla nostra maniera, ma ora sentiamo chi la bicicletta la utilizza nel contesto agonistico di primo piano.

Eva Lechner (a sinistra) con la SuperSix Evo CX
Eva Lechner (a sinistra) con la SuperSix Evo CX

Una 51 per Eva Lechner

Eva Lechner: «Mi trovo davvero bene e non lo dico solo perché è la bicicletta del team. Fin da subito ho avuto delle ottime sensazioni di guida di fitting ottimale in sella. Uno dei grossi vantaggi è il suo peso ridotto, al tempo stesso è stabile. Per darvi un riferimento, io utilizzo una taglia 51 e nella configurazione gara uso i tubolari: dico questo perché anche la geometria e la componentistica sono importanti».

La Persico al Trofeo Guerciotti 2021
La Persico al Trofeo Guerciotti 2021

Persico: «La più reattiva»

«Utilizzo Cannondale da cinque anni – spiega Silvia Persico – per me è una bella fortuna, perché le bici sono belle e performanti. A mio parere, questa SuperSix EVO CX  è la più reattiva della gamma. Sotto alcuni punti di vista è superiore anche alla SuperX che utilizzavo l’anno scorso. E’ molto briosa, reattiva e veloce. Tenete presente che in allenamento uso le gomme con la camera d’aria, mentre in gara i tubolari. La vedo anche in un contesto gravel racing, anche se onestamente non ho dei riferimenti precisi, in riferimento a questa categoria di bici».

Dynatek Italia ML 1, forme generose e peso piuma

02.04.2021
4 min
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Abbiamo pedalato sulla Dynatek Italia ML 1, una bicicletta che viene realizzata su misura grazie alla tecnologia costruttiva del tube to tube. Il marchio veneto oltre a personalizzare le geometrie permette di scegliere anche la colorazione per una bicicletta che possiamo definire unica. A un primo impatto le forme generose dei tubi fanno pensare ad una bicicletta adatta ai percorsi veloci. In realtà l'utilizzo della fibra di carbonio T1100K unita ad alcune scelte tecniche, come la chiusura del reggisella molto semplice, rendono questa bici leggera e reattiva, perfetta per i percorsi misti e per i ciclisti a cui piace rilanciare in continuo l'azione.

Dynatek è un marchio italiano che in questa stagione rifornisce la formazione Work Service dove milita anche Davide Rebellin. Per il nostro test abbiamo avuto il piacere di pedalare sul modello Italia ML 1, una bicicletta che potremo definire unica.

Su misura

Il telaio della Italia ML 1 è realizzato con la fibra di carbonio Torayca T1100K che permette di fermare l’ago della bilancia a 780 grammi nella taglia 55. Una caratteristica di questa bicicletta è che viene realizzata su misura, adattandosi alle caratteristiche del ciclista. Oltre alle geometrie, si possono personalizzare anche i colori, per una bicicletta veramente unica, sia nelle geometrie che nello stile.

Carro posteriore profilo Dynatek Italia ML 1
Si notano i foderi bassi massici
Carro posteriore profilo Dynatek Italia ML 1
Si notano i foderi bassi massicci del carro posteriore e la forma particolare dei tubi

Carro solido

Il telaio viene realizzato con la tecnologia tube to tube con una lavorazione specifica del carbonio in ogni zona della bicicletta. Quello che colpisce è la forma dei tubi. Il carro posteriore asimmetrico è caratterizzato dai foderi orizzontali massicci e dal monostay dei pendenti verticali. Queste scelte sono state fatte per avere un carro posteriore solido e molto rigido, che reagisce bene ai cambi di ritmo.

Carro posteriore Italia ML 1 da dietro
Il monostay dei pendenti posteriore
Carro posteriore Italia ML 1 da dietro
I pendenti posteriori si attaccano al tubo verticale tramite un monostay

Rigida dove serve

Il tubo obliquo ha una forma triangolare che si allarga con l’avvicinarsi alla zona del movimento centrale. Il tubo verticale segue la tendenza dell’obliquo con l’allargamento nella zona del movimento centrale. Oltre alla forma, questi due tubi si distinguono per una lavorazione del carbonio specifica, infatti più ci si avvicina al movimento centrale e maggiori sono i fogli di carbonio usati. Questo è stato fatto per dare maggiore rigidità nella parte dove viene trasmessa la forza.

Movimento centrale Dynatek Italia ML 1
La zona del movimento centrale
Movimento centrale Dynatek Italia ML 1
La zona del movimento centrale dove convergono il tubo verticale e obliquo

Chiusura reggisella leggero

Nell’Italia ML 1 anche il tubo sterzo può essere personalizzato al millimetro grazie allo stampo di proprietà di Dynatek. Per mantenere basso il peso è stato ideato un sistema di chiusura del reggisella molto semplice e snello, con un tubo reggisella tondo in carbonio da 27,2 millimetri.

Chiusura Reggisella Italia ML 1
La chiusura del reggisella è semplice e leggero
Chiusura Reggisella Italia ML 1
La chiusura del reggisella si distingue per essere semplice e leggera

Gomme fino a 30 millimetri

Linee pulite e forme particolari si sposano alla perfezione con il manubrio integrato Vision Metron 5D con il passaggio dei cavi completamente interno. Le ruote sono assemblate con dei cerchi in carbonio prodotti da Dynatek con un mozzo DT Swiss 240, su cui sono montati i tubeless Schwalbe Pro One da 25 millimetri. A proposito di coperture, su questa bicicletta è possibile montare pneumatici fino a 30 millimetri di larghezza. A completare la componentistica ci sono la sella Shortfit di San Marco e il sempre affidabile Shimano Dura Ace Di2.

Manubrio Vision Metron 5D
Il manubrio Metorn 5D e il tubo sterzo di Dynatek
Manubrio Vision Metron 5D
Il manubrio Metron 5D e il tubo sterzo progettato da Dynatek

Adatta ai vallonati

In conclusione, possiamo affermare che la Dynatek Italia ML 1 è una bicicletta adatta ai percorsi vallonati, che strizza l’occhio a chi piace spingere al massimo su salite non troppo lunghe e rilanciare l’azione in ogni curva. La lavorazione specifica del carbonio di ogni tubazione conferisce un’ottima guidabilità specie nelle discese tortuose, dove si avverte una grande stabilità in curva.

dynatekbikes.com