Clasica de Almeria 2026, Team Polti VisitMalta

Nuovo spirito alla Polti-VisitMalta: garantisce Ellena

19.02.2026
6 min
Salva

Le prime due gare in Spagna. Poi Besseges, il Tour de la Provence e fra pochi giorni il Giro di Sardegna. Il 2026 di Giovanni Ellena e del Team Polti VisitMalta è iniziato con un bel passo allegro, forse perché la lotta per la salvezza dello scorso anno non è stata piacevole e si è preferito settarsi subito su un ritmo più alto e motivazioni migliori.

La squadra nel frattempo ha cambiato qualche faccia, con l’innesto di alcuni giovani di grande nome e altrettanto grandi prospettive. L’arrivo di Gavazzi sull’ammiraglia ha visto la partenza di Orlando Maini, diventato diesse del Team MBH Bank-CSB, mentre dall’organico è uscito Davide Piganzoli (oltre a De Cassan, Zoccarato e Martin) passato alla Visma Lease a Bike. E dato che il valtellinese della squadra è stato per tre anni la bandiera, proprio con Ellena abbiamo fatto il punto della situazione.

«Ci sono tanti giovani – spiega il tecnico piemontese, dal 2023 alla Eolo, poi diventata Team Polti – bisogna dargli tempo di crescere. Per esempio c’è un ragazzino francese che si chiama Dario Giuliano e va forte, lo stesso vale per Crescioli e Crozzo che deve ancora arrivare dall’Argentina. E poi ci sono i vecchi: Maestri, Lonardi, Tonelli. Non c’è più “Piga”, ma possiamo lavorare bene su diversi fronti. Chiaro che in questo momento non si può andare a fare classifica al Giro d’Italia, puntando a un posto nei quindici come negli ultimi due anni, semmai l’idea sarebbe puntare a qualche tappa e fare esperienza. Sempre che al Giro si vada davvero…».

Giovanni Ellena, piemontese, tecnico del Team Polti-VisitMalta, spiega come si farà a non rimpiangere Piganzoli (foto Borserini)
Giovanni Ellena, piemontese, tecnico del Team Polti-VisitMalta, spiega come si farà a non rimpiangere Piganzoli (foto Borserini)
Ci sono i vecchi a tenere la barca in rotta…

Maestri è quello che ha più esperienza, poi c’è “Lona” che è un ottimo appoggio e Tonelli. In Spagna abbiamo Sevilla che è molto importante dal punto di vista del gruppo. E poi mettiamoci anche i due ragazzi maltesi, Mifsud e Bittigieg. Quindi c’è da lavorare, ma siamo qua per questo.

Pensi che l’assenza di Piganzoli si farà sentire, anche solo per un fatto di carisma?

Anche lui aveva le sue indecisioni, le sue titubanze e i dubbi, come è normale per un giovane. Da fuori probabilmente si percepiva meno, ma alla fine il fulcro della squadra erano i vari Maestri e Lonardi. Chiaro che se andavi col “Piga” a una corsa, puntavi su di lui, perché dava determinate garanzie. Ma si può dire che abbia imparato a fare il leader proprio l’anno scorso, non è che lo fosse anche all’inizio della stagione.

Un nome cui teniamo: che ruolo ha Belletta nella costruzione della nuova Polti-VisitMalta?

Pensavo proprio a lui mentre rispondevo su Piganzoli. Belletta in corsa è molto importante e faccio un esempio. Nella riunione prima della Classica Comunitat Valenciana abbiamo detto che nel finale ci sarebbero stati probabilmente dei ventagli. E poi ho fatto due domande a due corridori, tra cui Belletta. E gli ho detto: «Igor, nella prima riunione mi sono spiegato bene? Hai capito cosa intendo dire?». E lui mi fa: «Gio, oggi è una classica del nord, non ti preoccupare». E alla fine, fatto l’inventario del gruppo, lui era davanti assieme a Lonardi, mentre Maestri l’ha mancata di un soffio.

Gran Premi Valencia 2026, Igor Dario Belletta
Nella Classica di Valencia, Belletta si è mosso molto bene nei ventagli: per lui il debutto fra i pro’ con la Polti-VisitMalta
Gran Premi Valencia 2026, Igor Dario Belletta
Nella Classica di Valencia, Belletta si è mosso molto bene nei ventagli: per lui il debutto fra i pro’ con la Polti-VisitMalta
Vuol dire che alla Visma ha effettivamente imparato a correre?

Da noi si dice che l’acqua passata non macina più, per cui qualunque sia la cosa che non ha funzionato in quella squadra, è necessario andare avanti. Probabilmente anche lui si sarà guardato allo specchio e avrà fatto i suoi ragionamenti. Alla loro scuola ha imparato delle cose, ma altre come questa che ho raccontato gli vengono anche per una questione di istinto. Possono insegnartele, ma se non le hai dentro… difficilmente le applichi così bene.

Il Team Polti rimane una squadra di giovani in rampa di lancio?

Abbiamo sei under 23. I gemelli Bessega, abbiamo Giuliano, Crozzolo, Adrian Benito, quindi giovani ce ne sono ancora tanti. Il Team Polti-VisitMalta è una squadra che vuole crescere e quindi deve valorizzarli, ma anche puntare ai risultati e non è facile. Però vorrei dire che l’anno scorso in questo stesso periodo avevamo molti punti in meno ed eravamo quarantesimi, mentre adesso a livello mondiale siamo intorno alla 23ª posizione. Poi magari scenderemo, ma l’approccio di quest’anno è diverso e più cattivo.

Aver dovuto lottare tanto proprio il terzo anno per stare nei trenta ha lasciato il segno?

Due giorni fa parlavo con Fran Contador e Basso e gli dicevo: «Mia mamma, quando andavo a scuola, mi diceva di studiare all’inizio dell’anno perché poi me lo sarei trovato alle fine. Io non l’ho mai ascoltata, però ascoltiamola adesso».

Tour de la Provence 2026 1st stage, Mattia Bais
Il secondo posto di Mattia Bais nella 1ª tappa al Tour de la Provence è stato finora il miglior risultato del Team Polti
Tour de la Provence 2026 1st stage, Mattia Bais
Il secondo posto di Mattia Bais nella 1ª tappa al Tour de la Provence è stato finora il miglior risultato del Team Polti
Forse all’appello manca Tercero, che con Piganzoli è sempre stato il pezzo prezioso sin dai primi anni Eolo e poi Polti. Che cosa ci possiamo aspettare da lui?

Dovremmo ritrovarlo un po’ più concreto tra un mese, vediamo come si muove. Tercero ha avuto un 2025 difficile, perché il citomegalovirus l’ha debilitato per tutto l’anno e ne sta uscendo solo adesso. E’ stato un anno pesante sul piano fisico e di riflesso anche sul piano psicologico. E’ rimasto fermo per due mesi, durante i quali non riusciva a fare 20 chilometri da quanto era debilitato. Quando ha ripreso, forse non era ancora pronto, ma era meglio che lasciarlo da solo a casa.

Tornerà quello di prima? In fondo ha solo 24 anni…

Non è stato facile a livello mentale passare dal dover essere la rivelazione assieme a Piganzoli a non cavare un ragno dal buco. Vediamo quest’anno come andrà. Ha fatto le prime corse per mettersi in sesto, adesso farà un po’ di altura e poi tornerà per le corse di aprile.

Cosa ti sembra di Gavazzi in ammiraglia?

Molto bene. Abbiamo fatto tutte le cose assieme, praticamente siamo fidanzati. In Sardegna esordirà lui come prima ammiraglia e io farò la seconda, perché voglio che entri nella mentalità. Siamo tutti qua per lavorare, non esiste più la gerarchia del primo o del secondo, poi sulle decisioni è un altro discorso. Lui era già bravo in corsa, ho sempre detto a Savio, ai tempi, che se c’era uno che avrebbe potuto fare il direttore sportivo, quello era Gavazzi. E tolte quelle quattro cose che deve imparare sui movimenti, diventerà sicuramente uno bravo.

Tour de la Provence 2026 2nd stage, Ludovico Crescioli
Crescioli è al secondo anno nel Team Polti-VisitMalta: da lui si attente un altro segnale di crescita
Tour de la Provence 2026 2nd stage, Ludovico Crescioli
Crescioli è al secondo anno nel Team Polti-VisitMalta: da lui si attente un altro segnale di crescita
Quale può essere un obiettivo che renderebbe felice, soddisfatto, Giovanni Elena quest’anno?

Il primo sarebbe l’invito al Giro d’Italia, che per la squadra sarebbe un successo enorme. L’altro sarebbe veder sbocciare Crescioli. Non perché gli altri non meritino, ma perché sono andato a vederlo al Val d’Aosta, l’ho seguito al Tour dell’Avenir, anche se a distanza: tutte cose che mi hanno portato a sentirlo un po’ mio. Piganzoli ha fatto tutto il suo percorso con Zanatta, io l’ho vissuto molto poco, salvo esserci alla prima vittoria ad Antalya. Invece con Crescioli è un discorso un po’ diverso, nel senso che è stato cercato e portato avanti.

C’è secondo te qualcuno già pronto per vincere?

C’è Lonardi e pure Penalver che può vincere le volate di un certo tipo. Ci sono anche altri, secondo me, che possono avere il giorno giusto. Mattia Bais c’è andato vicino l’altro giorno. Di certo, a parte i nomi, percepisco molta più voglia di risultato e insieme una grande serenità.

a dx: Fabio Segatta e accanto Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)

Baruzzi e Segatta: 2 nuovi italiani nel mondo Visma

17.02.2026
7 min
Salva

I due nuovi volti italiani della Visma Lease a Bike Development sono quello di Francesco Baruzzi e di Fabio Segatta (in apertura rispettivamente in primo e secondo piano). Il primo arriva dal Team Aspiratori Otelli, che quest’anno ha chiuso il team juniores, mentre il secondo dall’U.S Montecorona. Entrambi diciottenni, si sono affacciati con curiosità al mondo degli under 23 e lo stanno facendo attraverso uno dei devo team più importanti.Entrare in una realtà del genere deve essere motivo di orgoglio, ma allo stesso tempo uno sprono a proseguire il cammino. Segata e Baruzzi sono solamente all’inizio e lo sanno, vivono il tutto con entusiasmo e voglia di imparare. 

In questi giorni sono in Spagna, nel terzo ritiro stagionale, il secondo in bici. Il mondo della Visma ha iniziato a prendere forma e ne riconoscono i meccanismi. L’inglese è da perfezionare ma questo non ostacola la loro voglia di imparare e mettersi in gioco. 

L’impatto

Il salto da una squadra juniores a un devo team è sempre grande, qualsiasi sia il team di provenienza. Si parla di salto di categoria, ma quello che stanno vivendo Francesco Baruzzi e Fabio Segatta vale quasi doppio. 

BARUZZI: «Cambiano tanto i lavori in bici, si fa moltissima qualità e non si guarda ai chilometri fatti. Contano le ore e il tipo di allenamento che si ha in programma. Ovviamente l’impatto con una squadra come la Visma Lease a Bike è enorme, però c’è una disponibilità incredibile da parte di tutti: staff, direttori e compagni».

SEGATTA: «Un aspetto nuovo, almeno per me, è il fatto di curare l’alimentazione. Contiamo le calorie e cosa mangiamo, credo sia giusto iniziare a farlo e prendere dimestichezza anche con questo aspetto. In generale la squadra ci spiega ogni singolo aspetto, ogni decisione. Non hanno problemi a dire le cose due o tre volte, è bello sentirsi coinvolti in questo modo».

Si impara a essere corridori?

BARUZZI: «Sappiamo tutto, dove inizieremo a correre, il programma di lavoro, quando prendere l’aereo e dove. Sembra banale, ma se abbiamo un ritiro, come adesso in Spagna, il biglietto ci arriva due mesi prima. Impariamo tanto, anche solo viaggiare da soli, muoverci tra i vari aeroporti. 

SEGATTA: «Si impara tanto. Poi viaggiare, anche da soli, è divertente ogni tanto, così come lo è scoprire nuovi posti».

Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)
In Visma si presta parecchia attenzione ai lavori specifici e meno ai chilometri fatti (foto Visma Lease a Bike)
Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)
In Visma si presta parecchia attenzione ai lavori specifici e meno ai chilometri fatti (foto Visma Lease a Bike)
E’ toccato anche a voi il ritiro sugli sci?

BARUZZI: «Siamo stati in Norvegia con tutto il devo team a fare sci di fondo. I primi giorni ci sono state più cadute che chilometri fatti, però è stato divertente. A mio avviso è uno sport sottovalutato, invece allena molto il fisico e aiuta a fare fiato. Sono state due settimane molto divertenti, eravamo in questa casa con una grande zona giorno dove stavamo insieme. Giocavamo alla playstation, stavamo insieme e così ci siamo conosciuti sempre di più».

SEGATTA: «Francesco e io eravamo i più scarsi (ride, ndr) ma abbiamo imparato ed è stato divertente provare a fare qualcosa di nuovo. Anche per non pedalare sempre e fare un’attività diversa. Ci ha affiancati un istruttore e piano piano siamo migliorati. All’inizio fare un chilometro sembrava tanto, e invece verso fine ritiro siamo arrivati a fare cinque o sei chilometri».

E’ stato il primo impatto con il mondo Visma?

BARUZZI: «Eravamo già andati a un ritiro estivo, per un mini stage, a Rogla in Slovenia. All’inizio la lingua è stata l’ostacolo più grande, poi parlando spesso in inglese abbiamo preso maggior dimestichezza. Poi una volta a casa mi sono messo a studiare e fare pratica.  

SEGATTA: «Io ho avuto qualche difficoltà in più, però nello stare a contatto con i nuovi compagni ho imparato. Anche nelle due settimane in Norvegia, dove ero in stanza con Matej Pitak, mi sono impegnato a parlare e imparare nuovi termini».

Chi è stato il vostro riferimento?

BARUZZI: «Sicuramente Pietro Mattio, lui ci ha dato una grande mano fin dal ritiro di luglio, per qualsiasi cosa. Poi nel ritiro di gennaio lui non c’era, visto che stava correndo al Tour Down Under, però tutti i compagni sono super gentili e disponibili. Anche gli stranieri, anche solo per un’indicazione. Ad esempio quando siamo usciti dall’aeroporto di Amsterdam ci hanno detto dove andare e che autobus prendere.

SEGATTA: «Mattio è stato fondamentale per capire e muovere i primi passi, anche solo per tranquillizzarci. All’inizio eravamo agitati, ora invece stiamo più tranquilli. E’ bello conoscere tutti e pedalare insieme, anche solo avere addosso questa divisa è qualcosa di speciale».

Quale corridore del WorldTour vi ha colpito di più a vederlo dal vivo?

BARUZZI: «Direi Van Aert, è sempre stato il mio idolo. Vederlo, parlare con lui è qualcosa che non capita tutti i giorni. Anzi, penso sia un’emozione e un ricordo che mi rimarranno per sempre».

SEGATTA: «Essere in hotel con Van Aert, Vingegaard e tanti campioni fa riflettere. E’ bellissimo. Anche solo parlare con Piganzoli e Affini è emozionante. Sono corridori che fino a ieri guardavo in televisione e ora me li trovo in squadra insieme». 

Fabio Segatta, Visma Lease a Bike Develoment 2026 (foto Visma Lease a Bike)
Fabio Segatta inizierà al sua prima stagione da under 23 in Croazia, per poi fare rotta a Nord e correre le classiche italiane di primavera (foto Visma Lease a Bike)
Fabio Segatta, Visma Lease a Bike Develoment 2026 (foto Visma Lease a Bike)
Fabio Segatta inizierà al sua prima stagione da under 23 in Croazia, per poi fare rotta a Nord e correre le classiche italiane di primavera (foto Visma Lease a Bike)
Quando si entra in una squadra così grande si guarda al risultato ottenuto o ci si proietta subito sul futuro?

BARUZZI: «So che questo è un punto di partenza, sono fortunato ad essere in un team come la Visma. Partire da questo livello vuol dire essere un gradino sopra, probabilmente, ma ciò non vuol dire che non ci sarà tanta fatica da fare. Sicuramente saremo messi nelle condizioni ideali per arrivare dove sogniamo, al professionismo». 

SEGATTA: «Essere qui vuol dire che la squadra ha creduto tanto in noi, e sarebbe bello avere un futuro in questo team. Ora serve imparare e crescere per riuscire a fare questo mestiere ed entrare nel WorldTour. Tanto passerà dall’imparare e poi si guarderanno anche i risultati, più avanti».

Che effetto fa tornare a casa, trovare i vecchi compagni e allenarsi con la divisa della Visma?

BARUZZI: «Quando sono tornato dopo il primo ritiro mi sono trovato per pedalare con amici e qualche amatore. Erano tutti felici di vedermi con la maglia della Visma, e poi anche solo uscire per una pedalata con una maglia così importante fa un certo effetto».

SEGATTA: «I miei compagni di squadra e gli amici sapevano di questa cosa fin da quando era nato l’interesse del team, in estate. Tra qualche giorno qualcuno di loro viene a trovarmi qui in Spagna, sarà bello rivederli e allenarci insieme».

Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)
Francesco Baruzzi ha un calendario altrettanto interessante, con la Roubaix U23 come corsa più importante di questa prima parte di stagione (foto Visma Lease a Bike)
Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)
Francesco Baruzzi ha un calendario altrettanto interessante, con la Roubaix U23 come corsa più importante di questa prima parte di stagione (foto Visma Lease a Bike)
Parlavate di programmi chiari, quindi avete già un’idea del vostro calendario?

BARUZZI: «Partiremo dalle gare in Croazia, poi sarò alla Parigi-Roubaix Espoirs, il 12 aprile, è la mia corsa preferita e non vedo l’ora di esserci. Dal canto mio correrò poco in Italia, magari qualcosa si farà più avanti. 

SEGATTA: «Dopo l’esordio in Croazia avrò modo di testarmi nella mia corsa preferita, la Liegi U23 e anche qualche altra gara nel Nord di categoria. Correrò anche in Italia tra Piva, Recioto e Belvedere, mentre a fine anno sarò al Lombardia U23. Sono curioso di scoprire come si corre tra gli under, sarà tutta una scoperta».

Piganzoli

Piganzoli: primi passi alla Visma fra progetti e… campioni

31.01.2026
7 min
Salva

Ed eccolo, Davide Piganzoli. Il lombardo è uno degli atleti che desta maggiore curiosità in vista di questa stagione. E’ uno dei nostri migliori giovani, è passato in un super team come la Visma-Lease a Bike e soprattutto viene da chiedersi se, con il ritiro di Simon Yates, per lui si prospettino nuovi scenari. O comunque percorsi diversi.

Piganzoli è rimasto in Spagna qualche giorno in più dopo il secondo ritiro. L’ex Polti-Visit Malta ha approfittato del buon clima per continuare ad allenarsi con grande qualità. La sua stagione inizierà non a breve e ha tutto il tempo di fare le cose per bene e con calma.

Piganzoli
Piganzoli si trovando molto bene con i nuovi compagni
Piganzoli
Piganzoli si trovando molto bene con i nuovi compagni
Davide, una super avventura sta iniziando. Come sono le sensazioni?

Solo da qualche mese che sono in squadra e mi sento già molto ambientato. I compagni sono persone molto umane che cercano di fare gruppo con tutti. Abbiamo cambiato una buona parte della squadra, quasi un terzo, e credo che sia importante fare gruppo con tutti e sapere di essere entrati in una grande realtà. Sicuramente per me è cambiato il modo di lavorare e questo spero possa dare i suoi frutti.

Hai cambiato il modo di lavorare. Filippo Fiorelli ci ha raccontato tante cose interessanti. Anche per te c’è stato un cambiamento così radicale?

Sì, è stato un cambiamento molto grande sotto diversi aspetti. Filippo ha parlato tanto della nutrizione, ed è un aspetto enorme: oggi tutto è basato anche su quello. Oltre all’allenamento in sé per sé, c’è dietro il modo di alimentarsi che prima magari andava un po’ in secondo piano, mentre adesso è importante quanto il programma in bici, quanto la performance dei materiali, del vestiario e di tutto il resto. Come le tattiche in gara. Insomma non si tratta solo di salire in sella.

Una preparazione a 360 gradi…

Da quello che ho visto dall’interno sin qui, mi sembra che ci sia veramente poco stress. Alla fine sì, ci si allena e bene, ma direi anche il giusto. Oltre alla bici ci sono altre mille cose da curare, come l’alimentazione appunto o la palestra, ma non c’è questo stress ossessivo del dover fare per forza questo o quest’altro allenamento. Se un giorno piove non succede niente: si fa un po’ di rulli e il giorno dopo si recupera. E devo dire che non me lo aspettavo: questo aspetto è forse la cosa che mi ha colpito di più.

Piganzoli
Davide Piganzoli (classe 2002) durante gli esercizi in palestra (foto Visma-Lease a Bike)
Piganzoli
Davide Piganzoli (classe 2002) durante gli esercizi in palestra (foto Visma-Lease a Bike)
Ci sta. Era lecito pensare: vado in uno squadrone, sarà tutto più impostato e tosto…

Esatto, anch’io pensavo così. Dicevo: vado in una squadra del genere, si fa quello che è scritto nella tabella e basta. Invece ho visto, anche da parte del mio preparatore e di tutti, che c’è tanto dialogo. Se una cosa non va bene si cerca di capire perché, si prova a fare in un modo diverso. Si parla spesso tra di noi. C’è un approccio molto più elastico.

E riguardo agli allenamenti in bici, come sta andando? Quali differenze hai notato rispetto a prima?

Ho diminuito un pochino i carichi, ma credo anche perché partendo un po’ più tardi non avevo questo grande bisogno di fare grossi volumi. Ho fatto sei ore l’altro giorno per la prima volta, altrimenti le uscite erano da quattro, cinque, cinque ore e mezza al massimo. Non siamo andati sopra le ventiquattro, venticinque ore settimanali, neanche in ritiro per dire… Per ora non ci sono troppi lavori specifici. Ripeto: immagino sia dovuto anche al fatto che inizierò a correre tra ancora un mese e mezzo, alla Tirreno-Adriatico.

Cosa ci racconti, Davide, di quelle sei ore? Con che spirito le avete affrontate?

Il giorno prima scherzavamo su dove fare la pausa bar, cosa che succede spesso. I direttori avevano creato un giro con due salite e sei ore. A quel punto, dopo averlo visto, Campenaerts gli ha chiesto se poteva modificarlo in base proprio alla pausa bar. Victor conosceva un posto dove facevano i biscotti più buoni al mondo. Così abbiamo deviato e ci ha portato lì. Ho l’immagine di noi tutti che invadiamo questo bar con le bici, che prendiamo possesso seduti, tranquilli… Noi e lo staff.

Piganzoli
Il lombardo è stato inserito nel gruppo degli scalatori (immagine Visma-Lease a Bike)
Piganzoli
Il lombardo è stato inserito nel gruppo degli scalatori (immagine Visma-Lease a Bike)
E i biscotti?

Erano davvero buoni! Ma l’immagine di come siamo entrati nel bar è stata una spettacolo.

C’è qualche compagno con cui hai legato un po’ di più?

Prima del ritiro, noi nuovi arrivati eravamo un po’ più timidi. Facevamo gruppo tra italiani, anche se in realtà Edoardo Affini che è qui da molto tempo ha cercato d’introdurci ancora di più. Il secondo ritiro invece è stato senza connazionali e mi sono trovato bene lo stesso. Soprattutto con i giovani, tipo con Nordhagen o Graat, che hanno più o meno la mia età: è più facile legare. In camera invece ero con Matteo Jorgenson: con lui ho fatto belle chiacchierate.

Affini poi è un veterano e una gran bella persona, oltre che un grande atleta. Lui vi avrà introdotto molto bene…

Edo ci ha proprio portato dentro e ci ha detto: «Ragazzi, qua dovete sentirvi come a casa. Alla fine non è perché siamo una delle squadre più forti del mondo che cambia qualcosa». Ed è vero: siamo una squadra, quindi bisogna trattarsi a vicenda con il cuore.

Passiamo un po’ ai piani tecnici, Davide. Sei entrato in questo team a dicembre. In quegli stessi giorni è andato via Simon Yates: questo suo addio in qualche modo influisce sul percorso di crescita che era stato programmato per te in Visma-Lease a Bike? Magari non avresti dovuto fare il Giro e adesso sì…

Il Giro d’Italia era già nei programmi anche prima che si fermasse Yates. Lui avrebbe fatto il Tour e prima la Parigi-Nizza, quindi sul mio calendario ha inciso poco. Però la squadra mi sta chiedendo di essere presente e vedremo un po’ cosa succederà. Del Giro sapevo già che ci sarei andato e che avrei avuto un ruolo importante per stare vicino a Jonas Vingegaard.

Davide si è detto orgoglioso di ritrovarsi fra tanti campioni… E in tutto ciò Affini è stato un ottimo aiuto per integrarsi
Davide si è detto orgoglioso di ritrovarsi fra tanti campioni… E in tutto ciò Affini è stato un ottimo aiuto per integrarsi
E non è una cosa da poco…

Questo mi dà motivazione e voglia di lavorare. Se penso che l’anno scorso facevo il capitano in una squadra molto più piccola e adesso sono in una squadra grande che mi chiede di fare un lavoro importante e specifico per un grande capitano, capisco che forse valgo qualcosa e sono sulla strada giusta.

Pensando alle corazzate Red Bull-Bora-Hansgrohe e UAE Emirates, che hanno tanti scalatori anche di supporto, hai la sensazione che senza Yates sarai inserito più velocemente nei meccanismi dei grandi scalatori della Visma?

Simon Yates non è un corridore che si rimpiazza da un giorno all’altro. La squadra mi dava fiducia anche prima del suo addio alle corse. Mi avevano detto che ero un uomo importante per loro, che avrei dovuto lavorare bene, che avrei avuto i miei spazi. Ovviamente l’assenza di Simon è difficile da colmare, però la squadra l’ha presa bene. Alla fine ha capito che forse è stato meglio così rispetto a iniziare la stagione senza motivazione.

Tu lo hai conosciuto, giusto?

Sì, non troppo a dire il vero, ma nel primo ritiro lui c’era. Simon mi ha dato comunque buoni consigli sulla preparazione, sull’altura, il tirare… Lo ringrazierò sempre.

Piganzoli
Secondo Piganzoli, la Visma è un top team in cui non mancano la voglia di divertirsi e le attenzioni personali
Piganzoli
Secondo Piganzoli, la Visma è un top team in cui non mancano la voglia di divertirsi e le attenzioni personali
E adesso, per esempio, sei nella lista lunga del Tour?

Il Tour per ora non è nei programmi, però sicuramente dopo quello che è successo con Simon si rimescolano un po’ le carte. Tuttavia non voglio fare il passo più lungo della gamba, perché è un’altra dimensione. Io rimango pronto per quello che la squadra mi chiederà.

Al Giro quindi sarai uno degli uomini per la salita di Vingegaard…

Sì, al Giro vado con questo scopo, per cercare di aiutarlo il più possibile. Correrò con lui anche il Catalunya, quindi cercherò di entrare nei suoi meccanismi e capire bene come si lavora. Con Jonas ho parlato spesso in questo ritiro. Ci siamo allenati tante volte insieme ed è una persona bravissima, che non ha paura di stare in contatto con ragazzi giovani e nuovi come me. Questa cosa mi fa molto piacere: venendo da una squadra piccola, vedere campioni di questo calibro come lui, come Van Aert, Jorgenson, che parlano con te durante l’allenamento, è un motivo di grande orgoglio.

Prima hai detto che ti ha colpito l’approccio al lavoro della Visma, ma anche dal profilo umano?

Non mi aspettavo che questi campioni fossero così socievoli. Hanno sempre una battuta pronta, hanno sempre qualcosa da dire. Anche quando ti vedono un po’ in disparte sono pronti a prenderti e portarti in mezzo al gruppo. E questo credo sia, soprattutto per noi nuovi, il segno di essere davvero in una grande squadra. Quello che mi ha colpito di più è che tutte le persone che lavorano attorno alla squadra, dallo staff in giù, sono sempre pronte ad aiutarti per ogni singola cosa.

Corridori giovani e Grandi Giri: un equilibrio delicato

08.01.2026
6 min
Salva

L’età alla quale si passa professionisti è scesa drasticamente negli ultimi anni, non lo scopriamo di certo oggi. Questo fattore ha però portato alla luce diversi parametri da tenere in considerazione nel momento in cui si ha a che fare con giovani campioni. La crescita e la maturazione fisica e mentale sono due di questi. In un’intervista rilasciata a L’Equipe qualche mese fa si parlava della possibilità di vedere Paul Seixas alla partenza del prossimo Tour de France. Un’opzione possibile, ma allo stesso tempo ancora da comprendere e da valutare fino in fondo. Le incognite sono parecchie quando si mette un ragazzo così giovane (anche se di assoluto talento) davanti a corse impegnative come possono essere i Grandi Giri.  

Allo stesso modo Jakob Omrzel, vincitore del Giro Next Gen 2025, non prenderà parte a nessun Grande Giro nella prossima stagione. Nel 2026, quindi, c’è la probabilità di non vedere entrambi i vincitori delle corse a tappe di riferimento della categoria under 23 in un Grande Giro. 

Jakob Omrzel vincitore del Giro Next Gen 2025, al suo primo anno nel WT non correrà nessun Grande Giro (foto La Presse)
Jakob Omrzel vincitore del Giro Next Gen 2025, al suo primo anno nel WT non correrà nessun Grande Giro (foto La Presse)

Sempre più pronti

Più che delle parole dei direttori sportivi o degli addetti ai lavori c’è da affidarsi a quelle di un preparatore, perché preservarli? La scelta a nostro avviso è corretta, ma per capirla si deve entrare nel merito, siamo così andati da Giuseppe De Maria, preparatore del Team Polti VisitMalta che ha seguito negli ultimi anni l’avvicinamento di Davide Piganzoli al professionismo e il suo debutto al Giro d’Italia. 

«Tanti corridori passano professionisti molto presto – analizza Giuseppe De Maria – qualcuno salta direttamente la categoria under 23, mentre altri ci rimangono per poco tempo. Questi ragazzi arrivano molto preparati nel WorldTour, ormai fanno la categoria juniores ad alti livelli e il gap si chiude prima. Il fattore da tenere in considerazione, in un Grande Giro, è quanto sia lungo. Tre settimane sono un periodo di tempo che si fa fatica a concepire fino a quando non lo si vive, che poi diventano quattro settimane se si considera tutto il contorno».

Paul Seixas ha vinto l’Avenire, gara di riferimento per i giovani campioni del futuro, dopo un anno alla Decathlon AG2R (foto Tour de l’Avenir)
Paul Seixas ha vinto l’Avenire, gara di riferimento per i giovani campioni del futuro, dopo un anno alla Decathlon AG2R (foto Tour de l’Avenir)
Catapultarlo subito in una realtà del genere è un vantaggio o uno svantaggio?

E’ un’arma a doppio taglio, perché magari il suo profilo tecnico-metabolico gli consente di fare bene, ma comunque non credo che fare una gara a tappe di tre settimane sia una necessità per un ragazzo giovane. Nei Grandi Giri trovi sempre un livello altissimo, i primi quaranta in classifica generale sono corridori in grado di vincere e sanno come farlo. Per questo penso ci siano percorsi migliori di crescita.

Quali?

Portare un ragazzo di primo anno al Tour of the Alps o al Delfinato (come ha fatto la Decathlon AG2R con Seixas, ndr) è un bel banco di prova. Queste sono gare dove i corridori che trovi sono gli stessi ma in un tempo più breve, magari farà sempre fatica ma diventa un’esperienza positiva.

Piganzoli al suo primo anno da professionista, nel 2023, non ha partecipato a nessun Grande Giro (foto Maurizio Borserini)
Piganzoli al suo primo anno da professionista, nel 2023, non ha partecipato a nessun Grande Giro (foto Maurizio Borserini)
Hai parlato di qualità atletiche e fisiche, i giovani quindi sono pronti per grandi sforzi?

Sì, lo sono, ma non sono pronti per replicarli su tre settimane, o per lo meno non sono pronti subito. Serve un periodo di adattamento. Lo si vede nelle corse a tappe juniores come il Lunigiana o in quelle under 23, i parametri e i valori sono alti, ma per trasportarli su un Grande Giro il passo è lungo. 

Come si capisce se un corridore ha il profilo adeguato per i Grandi Giri?

Dal VO2 Max e dal Lav Max. Il primo indica una elevata capacità di recuperare dagli sforzi. Il secondo è il VLaMax, che indica la massima potenza anaerobica. Ma non ci si può basare sul profilo metabolico, si deve guardare alla maturità generale dell’atleta. Quanti step ha fatto dal punto di vista esperienziale? Quanto è maturato? Inoltre c’è un fattore non calcolabile ma che fa tutta la differenza del mondo.

Pellizzari ha fatto una crescita graduale, prima in Bardiani e poi con la Red Bull-BORA, l’anno prossimo vestirà i panni del capitano al Giro d’Italia
Pellizzari ha fatto una crescita graduale, prima in Bardiani e poi con la Red Bull-BORA, l’anno prossimo vestirà i panni del capitano al Giro d’Italia
Quale?

La terza settimana di un Grande Giro, non si può replicare in nessun modo. In allenamento è impossibile e inutile fare tre settimane di carico, per avere dei vantaggi e una crescita evidente ne bastano due. La terza settimana è quella che fa la differenza tra un corridore adatto o non adatto ai Grandi Giri, ma lo si può scoprire solo facendogliela fare.

In questo modo sembra corretto il pensiero di portare i giovani subito ai Grandi Giri…

No. Perché quei parametri che emergono nella terza settimana, come il riposo, la capacità di recupero e tanti altri fattori, migliorano con il passare del tempo e facendo esperienze. Bisogna bilanciare la loro quotidianità e quindi con prudenza, prima gli fai fare un percorso di avvicinamento graduale, poi possono fare l’esordio in un Grande Giro.

Le ore di allenamento necessarie per preparare un Grande Giro possono essere un ostacolo per un giovane?

No, parliamo comunque di ragazzi che hanno un motore potente e importante. Sono corridori che anche se giovani sono in grado di reggere le 30 ore di allenamento a settimana. Magari è un’accelerazione di cui non c’è strettamente bisogno per la loro crescita a lungo termine, ma tendenzialmente lo possono fare.

Del Toro al termine del primo anno nel WT, il 2024, ha corso la Vuelta che gli è servita per l’exploit dello scorso anno al Giro
Del Toro al termine del primo anno nel WT, il 2024, ha corso la Vuelta che gli è servita per l’exploit dello scorso anno al Giro
Si tiene ancora conto della maturazione fisica, che porta a un miglioramento nell’endurance?

In realtà sì però nella pratica vediamo che i ragazzi di vent’anni vincono in Grandi Giri o comunque fanno bene, quindi non proprio. Per carità parliamo di atleti estremamente dotati e di alto livello, se guardiamo agli altri allora questa considerazione ha ancora più valore. 

Del Toro è un esempio di corridore che è andato subito a un Grande Giro…

La Vuelta che ha corso al suo primo anno nel WorldTour, nel 2024, è stata fondamentale per costruire il Giro d’Italia della scorsa stagione. Esordire a un Grande Giro a fine stagione permette di metabolizzare il lavoro fatto durante l’anno. Quando noi lasciammo fuori dal Giro Piganzoli, al suo primo anno da professionista, lo facemmo con l’idea di lasciargli i giusti tempi di crescita e progressione. 

Omloop Nieuwsblad 2025, Edoardo Affini

Affini e la Visma, manuale d’uso per Piganzoli, Fiorelli e Mattio

09.11.2025
6 min
Salva

L’hanno chiamata Celeste, è nata il 13 ottobre. Da quel giorno la vita di Affini e della compagna Lisa gira attorno alla primogenita, che per arrivare ha scelto il periodo di vacanze del papà. La bicicletta si affaccia di tanto in tanto, consapevole che l’attesa stia per terminare. A partire dall’8 dicembre, i corridori della Visma-Lease a Bike affronteranno il primo ritiro in Spagna e allora verrà il tempo del lavoro serio. Quando lo sentiamo nel primo pomeriggio, Edoardo è fresco reduce da una seduta di cambio del pannolino.

«E’ chiaro che è tutto diverso – sorride Affini – cambiano le priorità, cambiano le giornate, però sicuramente è bellissimo. Specialmente sono contento del fatto che me la posso godere quasi per un mese. Manca ancora un po’ perché diventi più… interattiva, mettiamola così, però mi prendo il mio tempo per starci assieme e creare un certo legame. E poi anche per la mia compagna fa una certa differenza. Se fosse nata a giugno – ride – dopo il Giro e prima del Tour, magari io avrei dormito qualche ora di più, però sarebbe stato un bel casino…».

Foto Instagram nascita di Celeste Affini (Photos by Loef)
“La più grande felicità può essere molto piccola”, così su Instagram l’annunio della nascita di Celeste (Photos by Loef)
Foto Instagram nascita di Celeste Affini (Photos by Loef)
“La più grande felicità può essere molto piccola”, così su Instagram l’annunio della nascita di Celeste (Photos by Loef)

Altri tre italiani

Tra le novità della squadra per il prossimo anno c’è che Affini non sarà più il solo italiano, ma sarà raggiunto da Piganzoli, Fiorelli e da Mattio, che in realtà ha già trascorso tre stagioni nel devo team olandese. Racconta che i capi gli hanno chiesto qualche referenza sui nuovi arrivati e che Piganzoli lo ha contattato per avere informazioni sull’ambiente che troverà. E proprio per questo lo abbiamo chiamato anche noi, perché ci incuriosisce il punto di vista di uno che corre nel team olandese dal 2021 e forse si era abituato all’idea di essere il solo… giapponese sull’isola.

«Prima di me c’era stato solo Battaglin – racconta Affini – l’anno prossimo saremo in quattro. Onestamente non mi fa un grande effetto, salvo che sarà bello parlare ogni tanto la mia lingua se saremo nella stessa corsa. Al nostro livello, può far piacere avere un connazionale, ma poi le decisioni vengono prese dalla squadra sulla base di ben altri fattori. La Visma è quella, la conosciamo bene. Quando sono arrivato nel 2021, era ancora in fase di ascesa. Poi si può dire che il 2022 e il 2023 siano stati gli anni più prolifici. Nel 2025 abbiamo vinto due Grandi Giri su tre e nel terzo siamo arrivati secondi, non mi sembra tanto male. Però è vero che gli sponsor più grossi cercano il Tour, perché hanno la risposta mediatica più grande, come la Champions League. Il Giro, la Vuelta e le classiche sono importanti, c’è poco da girarci d’attorno, ma il Tour è di più. E noi il Tour abbiamo provato a vincerlo, ma Tadej e la sua squadra ci sono stati superiori».

Fiorelli arriva alla Visma a 30 anni: avrà margine per crescere e compiti più precisi di quelli riservati a Piganzoli e Mattio
Fiorelli arriva alla Visma a 30 anni: avrà margine per crescere e compiti più precisi di quelli riservati a Piganzoli e Mattio

Maniacali per i dettagli

In questo gruppo super strutturato che ha nel Tour la stella polare e si nutre del Giro e della Vuelta – vinti con Yates e Vingegaard – come di bocconi secondari, arriveranno tre italiani, provenienti da due professional e dal devo team, che ha le stesse dotazioni, ma un respiro per forza meno ampio. Che cosa troveranno? Quale mentalità? Che cosa sente di dirgli il mantovano in procinto di iniziare la sesta stagione in giallo-nero?

«Non conosco da dentro le realtà della Polti e della Bardiani – ammette Affini – non so bene a cosa siano abituati, però credo che Fiorelli e Piganzoli faranno un salto di qualità a livello di attenzione ai dettagli e alla nutrizione, che qua sicuramente è un aspetto molto curato. Mi viene a pensare specialmente a Piganzoli, se vuole migliorarsi come uomo da classifica, magari all’inizio come spalla importante per Jonas o Simon. Allo stesso modo, tutto il livello performance viene curato veramente al massimo.

«Non so se in altre squadre ci siano le stesse cure del dettaglio, non so se sia possibile. Magari ogni team ha il proprio accento su una cosa piuttosto che su un’altra, però credo che qui troveranno un ambiente molto professionale e in grado di supportarli perché possano migliorarsi. Quanto a Mattio, è con noi da tre anni. Se ancora non ha capito di quale ambiente si tratta (ride, ndr), forse abbiamo un problema…».

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, WorldTour, Tour of Oman 2025
Pietro Mattio, sale nel WorldTour dopo tre stagioni in crescendo nel Development Team di Robbert De Groot
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, WorldTour, Tour of Oman 2025
Pietro Mattio, sale nel WorldTour dopo tre stagioni in crescendo nel Development Team di Robbert De Groot

Il tempo di crescere

La mente va al suo primo impatto, nonostante provenisse da un’altra WorldTour: la Mitchelton-Scott. Il ricordo di quelle prime settimane è ben chiaro. Aveva 24 anni come quelli che avrà il prossimo anno Piganzoli

«Quando sono passato qua – ricorda Affini – sicuramente la differenza più grossa l’ho trovata nella nutrizione. Erano gli anni in cui si stava cominciando a spingere l’acceleratore sui carboidrati. Magari l’avrei fatto anche se fossi rimasto alla Mitchelton, ma qua ho trovato un cambio radicale. Mi servì un po’ di tempo per abituarmi, poi ha funzionato tutto molto bene. Cercano di farti crescere, ma valutano caso per caso.

«Un buon esempio può essere Brennan. Ha 19 anni e ha cominciato già a far vedere certi numeri, a piazzarsi e vincere corse. Quindi lo hanno portato dove ha potuto fare risultato, ma non lo hanno buttato in un Grande Giro o portato a correre perché facesse punti. Non ha fatto 90 giorni di corsa, anche con lui c’è l’idea che cresca per step. Per cui, pensando ai nostri due più giovani, dipenderà anche da come risponderanno ai diversi carichi di allenamento, alle diverse gare. Tutto sommato immagino che su uno come Piganzoli ci fossero più attese alla Polti, dove era la bandiera, di quelle che inizialmente avrà qui da noi».

Giro d'Italia 2025, Davide Piganzoli, Isaac Del Toro
Alla Polti, Piganzoli ha corso da leader anche al Giro, scoprendo le pressioni del ruolo
Alla Polti, Piganzoli ha corso da leader anche al Giro, scoprendo le pressioni del ruolo

Un’azienda con 250 dipendenti

Il solo limite dei mega squadroni è la dimensione della grande azienda che allenta i rapporti umani e rende tutto piuttosto schematico, a questo certamente Piganzoli e Fiorelli non sono ancora abituati. Affini concorda, ma non c’è una via d’uscita. Prendete una qualunque azienda con centinaia di dipendenti, è ragionevole pensare che tutti si conoscano e siano in confidenza?

«Per la mia esperienza – dice – credo che ci sia la volontà di provare a mantenere quanto più possibile l’aspetto familiare e umano. Però è inevitabile che da un certo punto di vista sia inevitabile che le squadre vengano gestite come aziende, lo leggevo in un’intervista che avete fatto a Sobrero. I team sono sempre più grandi. Anche noi, guardando tutti quelli che ci lavorano saremo circa 250 persone se non di più, diventa difficile avere un rapporto stretto con tutti. Magari tra corridori o col tecnico di riferimento hai più contatti, quindi riesci effettivamente a creare una sorta di familiarità. Se entri a far parte del gruppo che prepara una grande corsa, condividi i ritiri e allora il rapporto si crea per forza. Però alla fine la squadra nella sua totalità viene gestita come un’azienda, questo è fuori discussione. Con certe persone ti vedi quando fai il primo ritiro dell’anno e poi al primo ritiro dell’anno dopo».

Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta (foto Maurizio Borserini)

Da Malta a… Malta: il primo anno da pro’ di Crescioli

04.11.2025
4 min
Salva

Un anno dopo, Ludovico Crescioli è tornato dal viaggio a Malta insieme ai compagni di squadra della Polti VisitMalta. Si è trattato del primo ritiro, per vedere e conoscere i ragazzi che dal 2026 entreranno ufficialmente a far parte del team. A ottobre dello scorso anno era il corridore toscano a trovarsi nella loro situazione, infatti Crescioli dopo la parentesi alla Technipes #InEmiliaRomagna aveva fatto il grande salto tra i professionisti insieme alla formazione di Ivan Basso e Fran Contador (in apertura foto Maurizio Borserini). 

Adesso, 365 giorni dopo, è il momento di guardarsi indietro e fare un bilancio della prima stagione vissuta tra i pro’. 

«Sono ancora in vacanza – ci racconta Crescioli – dopo il viaggio a Malta sono tornato a casa, quest’anno le vacanze le passerò tra parenti e amici. Non riesco a vederli spesso e passare con loro del tempo, quindi ne approfitto e mi godo un po’ di riposo. Ho ancora una settimana di stacco, poi riprenderò la bici e inizierò a fare qualche giro. La mia stagione è finita alla Veneto Classic, il 19 ottobre, queste tre settimane di stacco erano necessarie».

Che cosa ci dici di questa prima stagione da professionista?

Tutto sommato dire che è andata bene, c’è stato qualche intoppo soprattutto all’inizio. Ho avuto un problema al ginocchio che mi ha tenuto fermo per un mese abbondante. Dopo l’esordio in Spagna a fine gennaio sono rientrato alle corse in Calabria a metà aprile. Ho messo insieme quarantotto giorni di gara, tutti concentrati da aprile in avanti. 

Senti di aver fatto i giusti miglioramenti?

Credo di non aver avuto una crescita graduale, ma sono sicuramente migliorato anche perché nel finale di stagione ho visto dei passi in avanti. Nelle gare di settembre e ottobre riuscivo spesso a restare con i migliori.

Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Tour of Slovenia
Crescioli ha preso parte a quattro corse a tappe, l’obiettivo per il 2026 è aumentarne il numero
Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Tour of Slovenia
Crescioli ha preso parte a quattro corse a tappe, l’obiettivo per il 2026 è aumentarne il numero
Quali sono state le difficoltà maggiori?

Capire questo nuovo modo di correre, in alcuni momenti di gara mi sono reso conto che mi mancasse quel tocco di esperienza che mi avrebbe aiutato a fare qualcosina in più. Nelle ultime corse dell’anno avrei potuto fare meglio. 

Raccontaci…

Alla Tre Valli Varesine, dove sono arrivato ventesimo, ho peccato di esperienza e di visione di gara. Ero riuscito a rimanere con il gruppetto all’inseguimento di Pogacar, ma in una rotonda abbiamo preso la classica “frustata” e ci siamo divisi. Nel rientrare abbiamo fatto una fatica immensa, che ho pagato nello sprint finale. Magari sarei potuto entrare nei primi dieci, che alla Tre Valli è sempre un buon risultato

Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Giro dell'Emilia (foto Maurizio Borserini)
Crescioli al Giro dell’Emilia, con il passare delle corse il suo finale di stagione è stato in crescendo (foto Maurizio Borserini)
Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Giro dell'Emilia (foto Maurizio Borserini)
Crescioli al Giro dell’Emilia, con il passare delle corse il suo finale di stagione è stato in crescendo (foto Maurizio Borserini)
Su quali aspetti devi ancora lavorare?

Il prossimo anno mi piacerebbe fare qualche corsa a tappe in più. Nel 2025, complice l’infortunio di inizio stagione, non ho avuto modo di correrne tante. Però mi sono reso conto che correndo tanti giorni di fila il fisico risponde bene. Sempre alla Tre Valli Varesine ho fatto una delle mie migliori prestazioni e arrivavo da tre giorni di gara consecutivi. 

Il prossimo anno mancherà un pilastro come Piganzoli, avete caratteristiche simili, pensi di poter prendere il suo posto?

Replicare la stagione e gli ultimi anni di “Piga” vorrebbe dire andare davvero forte, perché lui in primis ha fatto vedere di valere tanto. Io voglio ottenere i migliori risultati possibili, non sarà semplice, ma vorrei fare altri passi in avanti. Sarebbe bello fare qualche gara a tappe per lavorarci e crescere in vista del prossimo futuro. Quest’anno ho visto che riesco a dare il mio contributo anche nelle corse di un giorno.

Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Giro d'Abruzzo
Crescioli vuole fare il passo necessario per provare a vincere e fare un ulteriore salto di qualità
Ludovico Crescioli, Polti VisitMalta, Giro d'Abruzzo
Crescioli vuole fare il passo necessario per provare a vincere e fare un ulteriore salto di qualità
Con il sogno del Giro d’Italia?

Ancora non sappiamo nulla, c’è il discorso delle wild card e di avere risposta riguardo agli inviti. La direzione principale è quella di migliorarmi per quanto riguarda le brevi corse a tappe, ma un’esperienza come il Giro darebbe una grande continuità. Vedremo, perché il calendario quest’anno proporrà tante nuove gare a tappe e molte di queste saranno proprio in Italia.

La Polti riparte e Basso ha fatto scelte mirate

Il mercato del Team Polti: scelte mirate e talenti da valorizzare

30.10.2025
5 min
Salva

Fine stagione, è tempo di consuntivi. In casa Polti Visit Malta a dir la verità l’analisi è iniziata tempo fa, a stagione ancora nel pieno, tanto è vero che la formazione Professional italiana è stata tra le più attive nella prima fase del ciclomercato. Facendo anche scelte lontane dai riflettori, ma che hanno fatto anche discutere.

Di carne al fuoco ce n’è tanta e il team manager Ivan Basso (in apertura insieme all’altro titolare Alberto Contador) non si nasconde, anzi affronta anche argomenti scottanti a viso aperto, come faceva quando correva e vinceva in giro per il mondo: «Per noi è stata una stagione dove abbiamo raggiunto due obiettivi importanti, uno è quello del mantenimento della classifica internazionale ed è ogni anno più difficile arrivare nella top 30 del ranking. La seconda essere comunque la prima italiana in classifica con la ciliegina della vittoria nella Coppa Italia delle Regioni che ha sicuramente un significato, oltretutto con la maglia dei giovani andata a Piganzoli».

Davide Piganzoli lascia il Team Polti: ha firmato un triennale con la Visma-Lease a Bike
Davide Piganzoli lascia il Team Polti: ha firmato un triennale con la Visma-Lease a Bike
Davide Piganzoli lascia il Team Polti: ha firmato un triennale con la Visma-Lease a Bike
Davide Piganzoli lascia il Team Polti: ha firmato un triennale con la Visma-Lease a Bike
E che cosa metti sull’altro piatto della bilancia?

Tantissimi piazzamenti che avrebbero potuto essere vittorie. I nostri due atleti più veloci, che sono Lonardi e Penalver, hanno fatto più di 20 podi. Questo io lo devo vedere come risultato positivo in termini di prestazione. Ma voglio che questi podi possano diventare vittorie, quindi dobbiamo lavorare sulla ricerca delle cose da migliorare per poter trasformare prestazioni di assoluto livello in vittorie, fare quel piccolo passo che ancora manca. Dopo ovviamente c’è anche un’autocritica, perché abbiamo alcuni atleti della squadra che dovevano andare meglio, ma stiamo già lavorando su quello e sta anche a chi dirige, a me in primis, prendersi le responsabilità.

Dove si esprime questa responsabilità?

Quando hai degli atleti, devi fare in modo che la loro individualità sia parte di un quadro generale nel quale contribuiscono tutti. Quindi quando si parla di fare meglio, gli parli di una cosa che loro conoscono. La consapevolezza è già il primo colpo di pedale del 2026 soprattutto dai corridori che non hanno performato come dovevano. Di questo il primo responsabile sono io e quindi ci stiamo lavorando insieme all’atleta, ai direttori sportivi, ai preparatori per cercare di capire che cosa non ha funzionato e che cosa cambiare.

Al suo primo anno alla Polti, Ludovico Crescioli ha fatto 48 giorni di corsa con 6 Top 10
Al suo primo anno alla Polti, Ludovico Crescioli ha fatto 48 giorni di corsa con 6 top 10
Al suo primo anno alla Polti, Ludovico Crescioli ha fatto 48 giorni di corsa con 6 Top 10
Al suo primo anno alla Polti, Ludovico Crescioli ha fatto 48 giorni di corsa con 6 top 10
Voi siete una delle squadre più attive sul ciclomercato e state prendendo anche molti under 23, che però non potranno più gareggiare nelle internazionali di categoria? Questo comporta anche un minor contributo in termini di punti…

La questione dei punti è complessa e ci sarebbe da discutere per ore. Noi abbiamo preso sei giovani del quarto anno, che quindi passano di categoria e l’abbiamo fatto perché li vediamo già pronti per correre le gare maggiori. E’ chiaro che è un tema delicato che stiamo discutendo anche tra le società, perché la decisione ci è piovuta addosso all’improvviso. Cercheremo di capire meglio e poi vedremo che cosa fare.

Stagione notevole quella di Lonardi con 78 giorni di gara conditi da 2 vittorie e ben 10 podi
Stagione notevole quella di Lonardi con 78 giorni di gara conditi da 2 vittorie e ben 10 podi
Stagione notevole quella di Lonardi con 78 giorni di gara conditi da 2 vittorie e ben 10 podi
Stagione notevole quella di Lonardi con 78 giorni di gara conditi da 2 vittorie e ben 10 podi
Avete preso corridori per classiche, corridori per corse a tappe, corridori che possono dare una mano…

Apprezzo che si sia vista quest’operazione di prendere corridori mirati per le nostre esigenze. Ritengo che stiamo facendo un ottimo ciclomercato anche se non si nota il nome di spicco, anzi si sottolinea spesso che questo nome è in uscita ed è Piganzoli. Corridore per cui provo una stima infinita. L’abbiamo preso di poco maggiorenne e lo lasciamo con una personalità importante. Ma io ritengo che Crescioli sia un’eccellente successore. Non dimentichiamoci che ha fatto dei risultati importanti da under 23, mettiamoci in testa che i talenti non sono solo gli juniores che vanno forte. Possono essere anche i terzi, quarti anni o anche quinti anni, se magari uno ha avuto dei problemi. La storia degli atleti bisogna conoscerla bene, bisogna parlare con le squadre giovanili, con la famiglia dei corridori, capire bene che cosa c’è dietro. Perché ora se andiamo a cercare solo quelli di 16-17 anni che mostrano di essere i migliori al mondo commettiamo un grave errore.

Una vittoria per l'iberico Penalver in Cina, ma anche tanti piazzamenti
Una vittoria per l’iberico Penalver in Cina, ma anche tanti piazzamenti
Una vittoria per l'iberico Penalver in Cina, ma anche tanti piazzamenti
Una vittoria per l’iberico Penalver in Cina, ma anche tanti piazzamenti
C’è qualche nome in particolare sul quale ti senti di puntare fra i nuovi arrivati?

Ad esempio i due gemelli Bessega che avevamo nel settore giovanile e che hanno continuato il loro percorso di crescita. Poi Belletta, uno dei migliori talenti che abbiamo. Inoltre ritengo che Crescioli si evolverà ancora, come Lonardi, come Penalver. Non bisogna solo dirlo che si deve rispettare il talento, ma bisogna anche saper aspettare. Ma c’è anche altro…

Cioè?

Ho dovuto fare una scelta sofferta perché se avessi le possibilità di allargare il roster lo farei senza pensarci. Ma non è una questione di budget, è una questione di organizzazione. Perché se hai 30 corridori poi devi andare anche a correre e non possiamo ancora avere un calendario adeguato a questi numeri. Ci sono corridori di quarto-quinto anno che avrei preso volentieri: Arrighetti, Bortoluzzi, Olivo. Corridori che secondo me sono meritevoli di fiducia e solo perché hanno avuto problemi non sono riusciti ancora a emergere.

Per Dario Igor Belletta nuovo cambio di team. Basso crede molto nella sua crescita
Per Dario Igor Belletta l’approdo al Team Polti. Basso crede molto nella sua crescita
Per Dario Igor Belletta nuovo cambio di team. Basso crede molto nella sua crescita
Per Dario Igor Belletta l’approdo al Team Polti. Basso crede molto nella sua crescita
A proposito di Belletta, pensi che vada ricostruito non solo tecnicamente e fisicamente, ma soprattutto dal punto di vista psicologico, riportato un po’ nella dimensione vera di corridore?

Ho conosciuto Dario Igor a casa mia, nel mio studio. L’ho guardato negli occhi, ho parlato a lungo con lui, non credo che ci sia da ricostruire niente. C’è semplicemente da riprendere un percorso di crescita. Io vedo dove può arrivare, il mio compito sarà quello di far credere anche a lui che può farlo. Spesso gli atleti per tanti motivi perdono la visione finale di dove vogliono arrivare. Io ho il compito con i miei collaboratori di far credere anche a lui che lì può arrivarci. E’ pronto e ha solo una gran voglia di iniziare.

I passi di Piganzoli alla Visma: incontri, test e idee condivise

07.10.2025
5 min
Salva

LISSONE – Ormai è diventato ufficiale qualche settimana fa: Davide Piganzoli dopo cinque stagioni lascerà la Polti VisitMalta e passerà alla Visma Lease a Bike. Lo scalatore valtellinese cresciuto nella formazione di Ivan Basso e Alberto Contador è pronto a spiccare il volo e testarsi nel WorldTour. Non c’era momento migliore, gli anni nel team under 23 e poi nella professional hanno dato i riscontri giusti, ora si tratta di fare un ulteriore salto per vedere di che pasta si è fatti

Il talento di Piganzoli è emerso piano piano, senza la fretta di voler scovare ogni singolo watt estremizzando preparazioni e allenamenti. Ogni anno è stato aggiunto un pezzo del puzzle fino ad arrivare a una figura completa capace di grandi prestazioni e che ancora può completarsi. 

Piganzoli lascia la Polti VisitMalta dopo cinque stagioni
Piganzoli lascia la Polti VisitMalta dopo cinque stagioni

Dall’inverno scorso

Di Davide Piganzoli tutti elogiano la testa e la determinazione, un ragazzo che sa dove vuole arrivare e un professionista che non si tira mai indietro. Le sue qualità sono arrivate sotto gli occhi di tutti, ma lui ha scelto la corte di Jonas Vingegaard per provare a diventare grande.

«Il contatto con la Visma – racconta alla partenza della Coppa Agostoni – è nato tra fine gennaio e inizio febbraio. Era il periodo in cui iniziavano le corse, infatti avevo in programma il Gran Camino e successivamente la Tirreno-Adriatico. Nonostante tutto siamo riusciti a trovare un giorno in cui fare una videochiamata e mi hanno presentato il progetto. L’idea messa sul tavolo dalla Visma mi è piaciuta subito, ci ho pensato un po’ perché c’erano tante altre squadre interessate. Alla fine sono stati il progetto e il team che mi hanno colpito di più».

Il cammino di Piganzoli è stato contraddistinto da una crescita costante
Il cammino di Piganzoli è stato contraddistinto da una crescita costante
Qual è il progetto che ti hanno presentato?

Mi hanno parlato di crescita mostrandomi quello che hanno fatto con gli altri atleti. Abbiamo parlato dei materiali a disposizione della squadra, la pianificazione di ogni passo. Insomma tutte cose che mi hanno colpito molto e credo che sia stato quel qualcosa in più che mi ha fatto scegliere appunto questa realtà.

Che crescita ti hanno presentato?

All’inizio sicuramente ci sarà da aiutare, da imparare, però il focus sarà anche quello di crescere, e di farmi progredire come corridore da corse a tappe. 

La Visma ha visto in Piganzoli le caratteristiche che cerca in un atleta da Grandi Giri
La Visma ha visto in Piganzoli le caratteristiche che cerca in un atleta da Grandi Giri
Quali sono i punti forti che hanno visto in te e quali, invece, i punti su cui c’è da migliorare? 

Sicuramente hanno visto che vado bene nelle salite lunghe. Hanno guardato come mi sono allenato fino ad ora e che ho tanti margini di miglioramento. Hanno visto che vado forte anche a cronometro, inoltre ho dimostrato di avere dei buoni valori, credo che questa sia la base da cui partire

Sei stato nella sede del team in Olanda?

Sono andato una volta a fare gli esami della squadra, le visite mediche e tutto il resto. Ci torneremo prima di iniziare la prossima stagione. Con le piattaforme che ci sono ora, come Training Peaks, sanno già tutto, però i test fatti in sede li hanno sicuramente aiutati nel decidere se prendermi o meno.

Davide Piganzoli ha firmato un contratto triennale con la Visma
Davide Piganzoli ha firmato un contratto triennale con la Visma
Che impressione ti ha fatto entrare là dentro?

Senza nulla togliere alla mia squadra di adesso, ma credo sia un mondo completamente diverso. E’ tutto più amplificato. 

E’ il momento giusto per il WorldTour?

Sì, ho fatto tre anni di esperienza, quindi adesso è il momento di cambiare area, di provare a fare un salto. Sarà un grande salto, passerò in una delle migliori formazioni WorldTour, credo che questo possa darmi un’ulteriore motivazione per capire il ragazzo che sono e dove posso arrivare.

Tre anni di contratto, idee e programmi?

Del programma in sé parleremo a dicembre, quest’anno però voglio ascoltare un po’ cosa hanno in mente loro. Sicuramente entro con tanta voglia di apprendere, di imparare da campioni come Vingegaard, Van Aert e tanti altri corridori. 

Uno dei focus di Piganzoli sarà migliorare la posizione e le prestazioni a cronometro
Uno dei focus di Piganzoli sarà migliorare la posizione e le prestazioni a cronometro
In ottica cronometro avete parlato?

Sì, Cervélo ha degli ottimi materiali, so che ci lavorano tanto su questa disciplina, quindi credo che potrò fare dei miglioramenti anche qui. In ottica Grandi Giri è un passo importante, ormai si gioca tutto sul filo dei secondi. La Visma studia tanto su questo aspetto e credo che sia un buon passo da fare.

Primo incontro?

A fine novembre faremo un meeting di quattro giorni. Al Lombardia ci daranno le bici e poi faremo qualche test ancora su posizione e altri aspetti. Per il resto ci vedremo al training camp di dicembre.

Piganzoli cerca un regalo per le ultime gare con la Polti

13.09.2025
4 min
Salva

Tornato in corsa un mese esatto dopo l’ultima volta, Davide Piganzoli ha riallacciato il filo con la strada in maniera naturale. Nelle tre gare toscane che hanno aperto il calendario delle corse italiane di fine stagione l’atleta della Polti VisitMalta ha messo le cose in chiaro. Un terzo posto al GP Industria e Artigianato, ottavo al Giro della Toscana e decimo nella Coppa Sabatini. Tre top 10 che confermano le buone sensazioni avute nei giorni prima di rientrare in corsa e ben 190 punti UCI messi sul tavolo (in apertura foto Polti VisitMalta/Maurizio Borserini). 

La rincorsa alla top 30 del ranking UCI si fa agguerrita e ora è il momento di far vedere che al talento corrispondono anche risultati di peso. Davide Piganzoli lo sa e nelle ultime corse del 2025, nonché le ultime in maglia Polti VisitMalta, vuole fare tutto al meglio. Come sempre.

Non correvi da un po’, sei contento di com’è andata?

Sono felice, alla fine era da un mese che mancavo dalle corse, direi che era un po’ di tempo. Nel mese di assenza dalle gare ho lavorato tanto in altura, sono stato tre settimane in ritiro allenandomi bene. Una volta sceso avevo bisogno di capire a che punto erano le gambe e direi che posso ritenermi soddisfatto. Sicuramente in queste gare di fine stagione potrò utilizzare questo stato di forma per cercare di fare piazzamenti e portare punti alla squadra. 

Da dopo la pausa di metà stagione ti abbiamo visto solamente a Burgos…

Fino al campionato nazionale ho tirato dritto, come al solito, poi mi sono fermato per recuperare e riposare. Mi sentivo stanco e avevo necessità di fermarmi e rifiatare. Sono tornato in gara ad agosto alla Vuelta a Burgos, però non mi sentivo pimpante. Da lì ho resettato tutto e sono tornato ad allenarmi al meglio per questo finale di stagione. 

Altura ad agosto, dove sei andato?

Sono stato vicino a casa (Piganzoli è valtellinese, ndr) e ho diviso i giorni tra Livigno e Stelvio. Mi sono confrontato con la squadra perché non avevo molte gare in programma ad agosto, quindi abbiamo deciso di puntare alle gare di fine stagione. Sicuramente correrò fino al Giro di Lombardia, vedremo se avrò le gambe per arrivare anche alla Veneto Classic. 

Su cosa hai lavorato in questa altura di fine stagione?

Sentivo di aver bisogno di un altro blocco di chilometri e di ore da mettere nelle gambe. Era da un po’ che non facevo uscite lunghe, mi sono concentrato molto sul medio per poi fare dietro motore una volta tornato a casa.

Piganzoli cambierà squadra a fine stagione, le voci lo danno alla Visma Lease a Bike (foto Polti VisitMalta/Maurizio Borserini)
Piganzoli cambierà squadra a fine stagione, le voci lo danno alla Visma Lease a Bike (foto Polti VisitMalta/Maurizio Borserini)
Obiettivo? Solo fare punti?

Ci sono ancora delle possibilità da qui a fine stagione, non ultimo il Giro di Lussemburgo che inizierà il 17 settembre. Devo farmi trovare pronto, l’idea è quella di fare punti ma una vittoria non farebbe male, anzi sarebbe meglio per tutti. 

Saranno le ultime gare in maglia Polti?

Lo saranno, attendiamo l’ufficialità prima di dire tutto. Fa strano pensare di lasciare la squadra che mi ha cresciuto e che mi è stata sempre molto vicina. E’ una realtà italiana e spagnola, quindi molto vicina a me. Penso che questa cosa mi mancherà tanto, però credo sia arrivato il momento di salutarci. Rimarremo sempre in buoni, anzi buonissimi rapporti.