Il Giro è terminato da pochissimi giorni e l’attenzione di tutti si è già spostata verso il Tour de France. Grazie a Colnago l’Italia è già certa di essere grande protagonista della corsa francese. L’azienda di Cambiago sarà infatti il primo marchio di biciclette al mondo a creare, nella storia centenaria della Grande Boucle e in partnership con ASO, la bici ufficiale del Tour de France.
Reciproca soddisfazione
Laurent Lachaux, Direttore Commerciale di ASO ha dichiarato: «Siamo molto felici di aver trovato un partner come Colnago che rappresenta la storia del Tour de France. Le bici Colnago sono universalmente riconosciute tra le più belle e tecniche al mondo, non avremmo potuto optare per una scelta migliore». Manolo Bertocchi, Direttore Marketing Colnago, non ha voluto nascondere la sua soddisfazione: «Colnago ha nel suo DNA la capacità di arrivare sempre prima degli altri, ed ancora una volta è successo grazie alla scelta del Tour de France. Una bicicletta bellissima, unica ed in serie limitata. Una vera Colnago».
La Colnago V3Rs sulla salita del Mont VentouxLa Colnago V3Rs Tour de France sulla salita del Mont Ventoux
108 esemplari davvero unici
Per celebrare tutte le edizioni del Tour che si sono disputate dal 1903 ad oggi saranno realizzati solamente 108 modelli in un’unica livrea, nera e gialla. La presenza del giallo non poteva mancare essendo il colore simbolo della maglia che ogni anno veste il vincitore del Tour festeggiato a Parigi sugli Champs-Élysées con l’Arc de Triomphe a fare da sfondo.
Dettagli unici e ricercati
Sul tubo sterzo sarà presente il logo Colnago con l’iride, elemento che contraddistingue da sempre le biciclette realizzate a Cambiago. Sul tubo orizzontale e sulle forcelle vi sarà il logotipo Colnago, mentre un disegno unico e dedicato, sviluppato con il contorno della Francia sarà presente sul posteriore della bicicletta.
Un altro particolare unico è la leva destra, in colore giallo. Lo stesso colore è presente anche sul tubo orizzontale dove ci sarà il logo del Tour de France, riprodotto anche sulle forcelle.
I dettagli molto unici e di gran pregio della V3Rs Tour de France
I dettagli molto unici e di gran pregio della V3Rs Tour de France
L’eccellenza del V3Rs
Non poteva che essere un modello simbolo di Colnago a celebrare questa eccezionale partnership. Si tratta infatti del V3Rs, un monoscocca ultraleggero e aerodinamico, in grado di eccellere su qualsiasi tipo di terreno: pianura, salita e percorsi misti. Il telaio pesa appena 790 grammi in taglia 50s versione disc grezza (con le parti metalliche collocate e incollate). L’integrazione totale dei cavi, che passano all’interno dell’attacco manubrio e del pivot della forcella, conferisce all’intera bicicletta un look esteticamente impeccabile.
In evidenza la leva del freno destra in colore gialloIn evidenza la leva del freno destra in colore giallo
Componenti al top
Un telaio eccezionale non poteva che vantare un assemblaggio di pari livello, a cominciare dai licenziatari ufficiali del Tour de France: Selle Italia con la SLR Boost kit Carbonio Superflow e le copertureContinental Grand Prix 5000. Il gruppo è Campagnolo Super Record Eps Disc dodici velocità, oltre leruote Bora Ultra WTO db con finitura C-LUX. La piega è Deda Elementi ALANERA dcr (Deda internal cable routing) monoscocca in fibra di carbonio. Il prezzo suggerito al pubblico è di 13.200 Euro.
Valverde si avvia a concludere il suo 14° Tour. Doveva essere l'ultimo anno, forse non sarà così. Da Parigi intanto volerà a Tokyo per la quarta Olimpiade
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Dopo il clamoroso trionfo di Tadej Pogacar all’ultimo Tour de France, la squadra degli Emirati Arabi ha lavorato molto sul fronte degli acquisti, perché l’evoluzione della Grande Boucle aveva dimostrato che lo sloveno aveva bisogno di un team molto più forte e in grado di sostenerlo. L’arrivo del polacco Rafal Majka, corridore stabilmente nell’alta classifica nei grandi Giri, deve fungere da supporto principale per Pogacar, che nel 2021 punterà tutto sulla riconferma della maglia gialla. Perché ciò avvenga servirà però anche un salto di qualità nell’occasione che conta da parte di tutti i corridori qualificati come McNulty, Molano, Dombrowski, l’esperto Rui Costa, ai quali si chiederà anche di fare bella figura nelle altre corse a tappe.
Tirreno-Adriatico 2021, Prati di Tivo, Tadej Pogacar ipoteca la vittoria finaleTirreno-Adriatico 2021, Prati di Tivo, Tadej Pogacar ipoteca la vittoria finale
Con l’arrivo in extremis di Hirschi, la squadra sale di livello anche per le classiche, trovando nello svizzero ma anche nell’altro acquisto Matteo Trentin elementi di spicco in grado di sbancare ogni tipo di corsa e soprattutto non puntando tutto sulle volate, ma privilegiando autentici e vincenti colpi di mano. Attenzione poi a Davide Formolo, che ha dimostrato più volte di poter aspirare a grandi traguardi, soprattutto nelle corse d’un giorno. A Fernando Gaviria resterà il compito di raccogliere il più possibile nelle volate senza dimenticare l’esperienza di Alexander Kristoff, sempre da considerare nelle prove più veloci. Come si vede di carne al fuoco ce n’è tanta, per tentare finalmente la scalata al primo posto del ranking UCI.
Corridori tutti compatti attorno a leader fortissimi: da Pogacar a Trentin, Hirschi e KristoffCorridori tutti compatti attorno a leader fortissimi: da Pogacar a Trentin, Hirschi e Kristoff
L’ORGANICO
Nome Cognome
Nato a
Naz.
Nato il
Pro’
Andres Camilo Gomez
Mariquita
Col
02.06.1999
2020
Mikkel Bjerg
Copenaghen
Den
03.11.1998
2018
Sven Erik Bystrom
Haugesund
Nor
21.01.1992
2015
Valerio Conti
Roma
Ita
30.03.1993
2014
Alberto Rui Costa
Povoa de Porzim
Por
05.10.1986
2007
Alessandro Covi
Borgomanero
Ita
28.09.1998
2020
David De La Cruz
Sabadell
Esp
06.05.1989
2012
Joseph Dombrowsky
Marshall
Usa
12.05.1991
2013
Davide Formolo
Negrar
Ita
25.10.1992
2014
Fernando Gaviria
La Ceja
Col
19.08.1994
2016
Ryan Gibbson
Johannesburg
Rsa
13.08.1994
2017
Marc Hirschi
Berna
Sui
24.08.1998
2019
Alexander Kristoff
Oslo
Nor
05.07.1987
2010
Vegard Stake Laengen
Oslo
Nor
07.02.1989
2013
Rafael Majka
Cracovia
Pol
12.09.1989
2011
Marco Marcato
San Donà Di Piave
Ita
11.02.1984
2005
Brandon McNulty
Phoenix
Usa
02.04.1998
2017
Yousif Mirza Al-Hammadi
Khor Fakkan
Uae
08.10.1988
2016
Juan Sebastian Molano
Paipa
Col
04.11.1994
2015
Cristian Camilo Munoz
Ventaquemada
Col
20.03.1996
2017
Ivo Oliveira
Vila Nova De Gaia
Por
05.09.1996
2015
Rui Oliveira
Vila Nova De Gaia
Por
05.09.1996
2015
Tadej Pogacar
Komenda
Slo
21.09.1998
2019
Jan Polanc
Kranj
Slo
06.05.1992
2013
Aleksandr Riabushenko
Minsk
Blr
12.10.1995
2018
Maximilian Richeze
Buenos Aires
Arg
07.03.1983
2006
Matteo Trentin
Borgo Valsugana
Ita
02.08.1989
2011
Oliviero Troia
Bordighera
Ita
01.09.1994
2017
Diego Ulissi
Cecina
Ita
15.07.89
2010
DIRIGENTI
Jose Antonio Fernandez
Esp
General Manager
Allan Peiper
Aus
Direttore Sportivo
Fabio Baldato
Ita
Ass.Direttore Sportivo
Rubens Bertogliati
Sui
Ass.Direttore Sportivo
Aurelio Corral Ruiz
Esp
Ass.Direttore Sportivo
Manuele Mori
Ita
Ass.Direttore Sportivo
Fabrizio Guidi
Ita
Ass.Direttore Sportivo
Andrej Hauptman
Ita
Ass.Direttore Sportivo
Marco Marzano
Ita
Ass.Direttore Sportivo
Simone Pedrazzini
Ita
Ass.Direttore Sportivo
Bruno Vicino
Ita
Ass.Direttore Sportivo
John Wakefield
Rsa
Ass.Direttore Sportivo
DOTAZIONI TECNICHE
Colnago è entrata a far parte della stessa famiglia del team degli Emirati Arabi e ora tutti i corridori del UAE Team Emirates pedalano sulla V3Rs di Colnagoper le gare in linea e sulla K.one per le prove contro il tempo. Delle vere fuoriserie montate con il Campagnolo Super Record EPS, ruote Bora e pneumatici Vittoria.
CONTATTI
UAE TEAM EMIRATES (Uae)
CGS Cycling Team AG, Via Vedeggio 3, 6814 Lamone (SUI)
Il UAE TeamEmirates è una squadra piena di campioni, basta pensare che troviamo l’ultimo vincitore del Tour de FranceTadej Pogacar, il velocista colombiano Fernando Gaviria fino al nostro Matteo Trentin e al fortissimo svizzero Marc Hirschi. Tutti questi campioni pedalano sulla V3Rs di Colnagoper le gare in linea e sulla K.one per le prove contro il tempo.
Più rigida e più leggera
La V3Rs è l’evoluzione dei telai precedenti, vale a dire il V1-r e il V2-r, ma con delle caratteristiche che la rendono in linea con le ultime tendenze tecniche. La V3Rs ha un telaio in fibra di carbonio monoscocca con un peso di 790 grammi nella taglia 50s in versione disco. Per raggiungere questo risultato Colnago ha utilizzato un nuovo tipo di carbonio, che ha permesso di aumentare la rigidità alle flessioni laterali. Il risultato è che questa nuova versione è più rigido del 12% nel comparto posteriore e del 6% in quello anteriore, rispetto al V2-r. Un grande lavoro è stato fatto nella forcella, completamente ridisegnata e dal peso di 390 grammi. La grande novità è nel nuovo design con i foderi concavi nella parte superiore che permette di montare pneumatici fino a 28 millimetri di larghezza.
Tadej Pogacar con la V3Rs con i freni tradizionaliTadej Pogacar al Giro dei Paesi Baschi con la V3Rs con i freni tradizionali
Prestazioni su ogni tipo di percorso
Un’altra zona tutta nuova è la chiusura del reggisella, dove i tecnici Colnago hanno lavorato per ridurre il peso. Il sistema presente sulla V3Rs è più leggero e più piccolo rispetto sia a quello della V2-r che del C64. Inoltre, è completamente integrato nella scocca e permette una migliore modulabilità del serraggio.
Anche per le geometrie sono state apportate delle migliorie per favorire la guidabilità. Il tubo sterzo è stato accorciato, con la forcella che è stata allungata. Il movimento centrale è stato abbassato in modo da avere un baricentro più attaccato al terreno. In sostanza la V3Rs è una bicicletta che fornisce ottime prestazioni su tutti i terreni anche grazie al design dei tubi che favoriscono l’aerodinamicità.
Disco o caliper
Una particolarità dei corridori dell’UAE Tema Emirates è quella di usare la V3Rs sia con i freni a disco (nell’immagine di apertura) che con i freni caliper. Una scelta che viene fatta soprattutto da Pogacar, che usa l’una o l’altra versione in base alle caratteristiche dei tracciati che deve affrontare.
Ruote e manubri italiani
A livello di ruote l’UAE Team Emirates è equipaggiato con le Campagnolo Bora Onee con le nuove Bora Ultra WTO con profili da 33, 45 e 60 millimetri. Rimaniamo in Italia anche per il manubrio che è fornito da Deda Elementi con l’elegante Alanera, che permette il passaggio interno di tutti i cavi e un design piatto che favorisce l’aerodinamica.
Davide Formolo con la K.one nel prologo del Giro d’Italia a TorinoDavide Formolo con la K.one impegnato nel prologo del Giro d’Italia a Torino
Linee estreme e forcella nuova
La Colnago K.one è la bicicletta frutto di numerosi test in galleria del vento, che da il meglio di se dai 50 chilometri orari in su. Rispetto al suo predecessore K.zero, la K.one vanta una rigidità maggiorata del 12% e un miglioramento aerodinamico dell’8%. I freni caliper sono nascosti, infatti quello anteriore è posto nella parte superiore della forcella e coperto da una cover, mentre quello posteriore è posto sotto i foderi bassi subito dietro la scatola del movimento centrale. I corridori dell’UAE Team Emirates usano le prolunghe Jet di Deda Elementi.
Il manubrio integrato Alanera Il manubrio integrato Alanera di Deda Elementi
La scheda tecnica
Gruppo
Campagnolo Super Record EPS
Ruote
Campagnolo Bora
Pneumatici
Vittoria
Manubrio
Deda Elementi
Sella
Prologo
Reggisella
Colnago
Pedali
Look
Tanta Italia anche fra i componenti
Per quanto riguarda la componentistica troviamo tanta Italia, infatti Campagnolo fornisce il gruppo Super Record EPS e come abbiamo già detto le ruote. I portaborracce sono di Elite, i manubri sono di Deda Elementi e i pneumatici Vittoria. A completare le Colnago di Trentin e compagni ci sono le selle di Prologo e i pedali Look.
Come è stato che Mathieu Van der Poel sia diventato campione del mondo sta tutto nel suo ragionamento e nelle sue gambe. Van Aert e Pogacar si inchinano
Per Campagnolo e Colnago, due eccellenze italiane, il 2020 resterà un anno impossibile da dimenticare. Grazie aTadej Pogacarè infatti arrivato il trionfo al Tour de France. Un binomio così perfetto e vincente non poteva certo interrompersi alla fine della scorsa stagione e così anche per il 2021 è stata confermata la partnership tra le due aziende.
Gruppo e ruote
Le Colnago V3RS in dotazione al UAE Team Emirates (in ritiro nella foto di apertura, credit @PhotoFizza) nella nuova stagione saranno equipaggiate ancora con gruppo e ruote Campagnolo. Il gruppo sarà il Super Record EPS Disc Brake, una certezza in termini di precisione e affidabilità. Per quel che riguarda le ruote, Pogacar e compagni potranno invece scegliere tra i modelli Bora WTO e Bora Ultra. Utilizzeranno quindi lo stesso set di telaio, trasmissione e ruote che ha portato il fuoriclasse sloveno alla sua splendida vittoria al Tour de France 2020. La partnership con l’UAE Team Emirates si va ad affiancare alle confermate collaborazioni con Ridley per la Lotto Soudal e con BMC che sarà il partner tecnico della rinnovata AG2R Citroen.
Colnago V3Rs con Super Record EPS e ruote Bora (Credit @PhotoFizza)La Colnago V3Rs con il Campagnolo Super Record EPS e le ruote Bora (Credit @PhotoFizza)
Orgoglio Campagnolo
Nicolò Ildos, Marketing Manager Campagnolo ha sottolineato con queste parole l’importanza dell’accordo raggiunto: «Siamo lieti di annunciare il rinnovo della collaborazione con UAE Team Emirates. Un team con il quale abbiamo sviluppato un ottimo rapporto nel corso degli anni. Il 2020 è stato un anno speciale per la squadra e per Campagnolo. E’ un vero orgoglio dire che Campagnolo ha avuto un ruolo nell’emozionante vittoria di Tadej Pogacar al Tour de France. La Colnago gialla di Tadej, con il gruppo Super Record EPS e le ruote Bora, fa ora parte della storia della nostra azienda e della storia del ciclismo. Le corse sono così importanti per tutti noi, come sappiamo lo sono per Colnago, quindi guarderemo la stagione 2021 molto da vicino e con grande entusiasmo!»
Il miglior partner
Dal canto suo Melissa Moncada, Vicepresidente esecutivo di Colnago ha aggiunto: «Siamo entusiasti di estendere la nostra partnership con Campagnolo per il 2021. In Colnago, ci sforziamo di creare le migliori bici per i migliori ciclisti. Per questo motivo il partner giusto per equipaggiare la V3RS è Campagnolo. La vittoria di Tadej Pogacar al Tour de France la scorsa stagione è stata motivo di grande gioia per l’azienda e non vediamo l’ora che inizi la nuova stagione con l’UAE Team Emirates».
Gianetti negli Emirati ci arrivò nel 2014 e non certo per costruire la squadra che avrebbe vinto il Tour. Gli chiesero di lavorare a un progetto per mettere in bici la gente di laggiù, che per clima e benessere, non godeva esattamente di ottima salute. Lui veniva dal naufragio drammatico di un bel progetto cinese, che attraverso l’accordo con TJ Sport Consultation avrebbe portato risorse importanti nella Lampre di allora. Sembrava tutto fatto, ma la morte improvvisa del referente orientale fermò ogni possibile sviluppo.
Ai Campi Elisi c’era anche Gianetti. La vittoria di Pogacar è stata una manna, ma inattesaLa vittoria di Pogacar è stata una manna, ma inattesa
Oggi Mauro Gianetti è il grande capo della Uae Team Emirates e forse, come vedremo, dirlo così suonerà riduttivo. Corridore professionista dal 1986 al 2002, 17 vittorie fra cui un’Amstel e la Liegi, dopo alterne vicende da team manager, nel 2014 approdò appunto negli Emirati. Il nostro viaggio ideale inizia da lì e si conclude sul podio dei Campi Elisi, mentre Mauro è in viaggio davvero e guida a 30 all’ora dietro uno spazzaneve, con lo sguardo laggiù, nel deserto degli Emirati.
La situazione era davvero così precaria?
Non avevano uno stile di vita sano, diciamo. Il diabete si stava diffondendo a macchia d’olio e c’era bisogno di un intervento dalle scuole, per raccogliere frutti a lungo termine. Così cominciammo a progettare piste ciclabili e infrastrutture e, in questi ultimi anni, il ciclismo è diventato uno sport molto importante. La squadra poteva essere una motivazione per i giovani e questo in effetti si è avverato, con la voglia di emulare i campioni. Ma davvero il professionismo è la punta dell’iceberg. Si è messo in moto un volano. Sono arrivati sponsor con la voglia di investire sul territorio, facendo progetti per la mobilità lenta e per cambiare lo stile di vita del Paese. Con la Youth Academy siamo entrati nelle scuole e la risposta delle persone è stata incredibile.
Abbiamo visto foto di piste ciclabili…
Quella su cui si correrà la cronometro dello Uae Tour ha due anni. Inizialmente era scollegata dalla città, ora hanno fatto anche il raccordo. E il bello è che oltre alla ciclabile per i grandi, c’è tutto un sistema di infrastrutture, che vanno dai percorsi per i bimbi alle officine. Se ne era parlato, poi sono tornato a casa e alla visita successiva ho trovato tutto già fatto.
Kristoff maestro di ciclismo (Photo Fizza)
La squadra al servizio dei bimbi emiratini (Photo Fizza)
Non sapevano nemmeno chi fosse Gaviria (Photo Fizza)
Un gruppone entusiasta: sale la pratica del ciclismo (Photo Fizza)
C’è anche Yousif Mirza, campione Uae (Photo Fizza)
Nella pista di Abu Dhabi anche gli adulti (Photo Fizza)
Posizione, frequenza di pedalata, divertimento: Laengen al lavoro (Photo Fizza)
Con Aru e Ulissi, campioni del Giro (Photo Fizza)
Gianetti spiega le regole del grande gioco della bici (Photo Fizza)
Kristoff maestro di ciclismo (Photo Fizza)
La squadra al servizio dei bimbi emiratini (Photo Fizza)
Non sapevano nemmeno chi fosse Gaviria (Photo Fizza)
Un gruppone entusiasta: sale la pratica del ciclismo (Photo Fizza)
C’è anche Yousif Mirza, campione Uae (Photo Fizza)
Nella pista di Abu Dhabi anche gli adulti (Photo Fizza)
Posizione, frequenza di pedalata, divertimento: Laengen al lavoro (Photo Fizza)
Gianetti spiega le regole del grande gioco della bici (Photo Fizza)
Con Aru e Ulissi, campioni del Giro (Photo Fizza)
I bambini delle scuole non hanno mai visto passare il Giro d’Italia…
Il bello infatti è che non sanno chi siano Pogacar e Gaviria. Eppure vedere due ragazzi come loro mettersi lì a insegnare come si va in bici è stato bellissimo. Sono tornati bambini e hanno capito che il loro scopo non è solo correre. Peccato che nell’ultimo ritiro a causa del Covid non abbiamo potuto rifarlo.
Nel 2014 nascono i progetti, nel 2018 parte la squadra.
E anche il mio ruolo ha iniziato a cambiare. Inizialmente ero più impegnato sul territorio, perché c’erano sponsorizzazioni e progetti che andavano a scadere e si dovevano completare. Poi gradualmente ho preso in mano tutto e negli ultimi due anni le cose sono ben chiare. Abbiamo creato un gruppo con ruoli ben precisi e anche i corridori ora hanno i loro riferimenti.
Come si può leggere in questo contesto l’acquisto della Colnago?
Colnago è un’eccellenza. Ernesto era arrivato a un punto in cui voleva comunque garantire futuro e sviluppo all’azienda e il fatto che la squadra corresse con le sue bici ha inciso. Ma credo che la spinta iniziale sia stata proprio il fatto che si parlasse di una prestigiosa azienda di nicchia, come Met che ci fornisce i caschi. Non un’azienda con il fatturato miliardario, ma capace di creare ottime biciclette.
Nel 1995 corre con la Polti e vince la Liegi
La settimana successiva l’Amstel, battendo Cassani
Nel 2003 è alla Vini Caldirola, con Franco Gini come diesse
Nel 1995 corre con la Polti e vince la Liegi
La settimana successiva l’Amstel, battendo Cassani
Nel 2003 è alla Caldirola, con Gini come diesse
Intanto la squadra cresceva.
Le basi per un’evoluzione tecnica le avevamo poste dall’inizio, collaborando per la preparazione con le Università olandesi. Ora abbiamo introdotto altre collaborazioni per avere analizzatori di dati più sofisticati. E tanto lavoro si ripercuote anche sull’immagine che la squadra sta iniziando ad avere. Se prima eravamo noi a cercare delle figure, oggi piovono richieste di collaborazione.
E con l’immagine sono arrivati i risultati.
Frutto del lavoro, ma arrivati in anticipo. Al Tour ci aspettavamo di essere protagonisti, non di vincerlo così presto. Ma quando hai un corridore con così tanto talento, le sorprese forse non sono nemmeno troppo inattese. Quello che dispiace è che, per i vari incidenti e i ritiri, è uscito sminuito il lavoro della squadra, che invece è stato eccellente. Noi lo abbiamo notato. Stiamo crescendo, siamo sulla buona strada.
Gruppo misto in allenamento (Photo Fizza)Gruppo misto in allenamento (Photo Fizza)
Diciamo che avere le spalle coperte economicamente è un bell’incentivo a lavorare bene.
E’ il vantaggio di avere un progetto più ampio del vincere corse in bicicletta, che poi è il punto di partenza di tutto il viaggio. Tutti gli sponsor hanno accordi a lungo termine, di almeno 4 anni, perché l’obiettivo è creare il movimento della bici negli Emirati, per stimolare la gente di lì. Molte ciclabili ci sono già, a breve ne sarà inaugurata una di 68 chilometri. Si può fare il giro di Abu Dhabi con un anello che ne misura 90, in un quadro di 1.234 chilometri di piste già fatte.
Il tuo ruolo resta trasversale, quindi?
Avendo iniziato con quel progetto come consulente, direi proprio di sì.
Matteo Trentin è uno dei tre ultimi arrivati (Photo Fizza)Matteo Trentin è uno dei tre ultimi arrivati (Photo Fizza)
La vostra squadra ha subito la prima… sportellata del Covid, finendo tutta in quarantena giusto un anno fa.
E’ vero, siamo stati fra i primi e questo ci ha permesso di capirne la portata, vedendo la sofferenza negli atleti più giovani. E’ il motivo per cui abbiamo messo in atto un sistema interno per la sanificazione di ogni cosa, per combattere il rischio di contagio. Ed è il motivo per cui abbiamo approfittato della possibilità offerta dal Governo di vaccinare tutta la squadra. Non cambierà nulla per le precauzioni da adottare nelle corse, ma ci fa stare più tranquilli.
Si parlava di Pogacar.
Tadej è un talento, ha vinto bene. Chiaro che alcuni avversari non ci sono stati, ma ugualmente torneremo al Tour con grandi motivazioni e la consapevolezza di poterlo rifare.
Nel frattempo vi siete rinforzati.
Siamo partiti dal presupposto di non dover prendere per forza chissà quanti corridori. La regola è valutare prima il tipo di persona e poi l’atleta. Abbiamo preso Trentin, Majka e Hirschi. Ma sono arrivati anche due direttori sportivi eccezionali come Baldato e Guidi, due uomini con esperienza e professionalità. Bisogna dare la priorità all’ambiente che creiamo, perché ormai parliamo quasi di 100 persone.
Un piccolo paese! Avresti mai immaginato uno sviluppo così quando eri alla Polti con Stanga e Zenoni?
Se guardo a quando passai nel 1986 alla Cilo-Aufina, avevamo 6 bici di scorta per tutta la squadra, due macchine e un furgone. Da Stanga e Zenoni ho imparato che ogni persona in squadra deve avere il suo peso specifico ed è quello che poi ho visto e riproposto nella mia carriera.
Majka scorterà Pogacar al Tour de France (Photo Fizza)Majka scorterà Pogacar al Tour de France (Photo Fizza)
Carriera che potevi aspettarti così?
Ero un buon corridore, ma non un grandissimo talento. Ho sempre lavorato tanto, ma era più questa la mia idea di futuro. Avevo la visione che un giorno avrei avuto la mia squadra, guardavo per capire e mi relazionavo con gli sponsor. Era il mio scopo. Ho cominciato con la Caldirola e poi sono sempre cresciuto. La Cina poteva essere un bel salto, ma morì colui che davvero credeva nel progetto. Sì, questo è il mestiere che ho sempre voluto fare.
C’è ancora posto per la bici?
Sempre, poco ma spesso. Almeno 4-5 volte alla settimana. Un’ora e mezza, non di più. Lavoro così tanto, di giorno e anche la notte, che se rubo un’ora per andare in bici, non faccio torto a nessuno. In più credo che lo sport faccia bene, al fisico e alla mente. E se ci pensate, è il motivo per cui sette anni fa si è messo in moto tutto questo…
Dopo le Olimpiadi e un bel periodo di vacanza, Radej Pogacar rientra in gruppo a Plouay. Grande fatica, ma necessaria per un bel finale. Si parla di futuro
A un certo punto Cristian Scaroni sparì dall’Italia, dove correva con la Hopplà-Maserati, per andare nella Francaise des Jeux Continental, presunta porta di accesso al WorldTour. Ci è rimasto per un anno, lungo il quale ha vinto qualche corsa e si è messo in evidenza. Ma poi, alla resa dei conti, la squadra disse di cercare un velocista e il bresciano, più uomo da classiche che sprinter, si è accasato alla Gazprom-Rusvelo. Nulla da dire: squadra ben organizzata, come vedremo. Ma quando cominci la stagione con la quarantena ad Abu Dhabi, ci sta che il seguito non sia felice come te lo aspettavi.
«Infatti ero partito bene dopo un ottimo inverno – dice – poi di colpo sono cambiate le carte in tavola. Alla Valenciana cominciavo a riconoscere le sensazioni giuste, allo Uae Tour la condizione cresceva. E poi si è fermato tutto. Due settimane chiuso in stanza da solo laggiù non sono state il massimo. Poi, quando sono tornato e ho ripreso ad allenarmi, è arrivato il lockdown…».
Canola, Velasco, Scaroni, Colnago, Damiano e Imerio Cima: gli italiani della Gazprom 2020Velasco, Scaroni, Colnago, Damiano e Imerio Cima: tanta Italia
Allora facciamo finta che non sia mai successo e ricominciamo. Cosa dici della scelta della Gazprom?
E’ una squadra molto ben organizzata. C’è serietà nel lavoro, ognuno ha il suo ruolo e sta al suo posto. Me lo avevano detto ed è vero.
E’ più una squadra italiana oppure russa?
Quello che dirige tutto, Renat Khamidulin, è russo ma ciclisticamente è cresciuto in Italia. Gli altri russi hanno tutti casa qui. Direi che è più una squadra italiana, senza le rigidità di cui a volte si parla nelle squadre russe.
Hai già un programma per il 2021?
Inizierò a Mallorca a fine gennaio. Poi Murcia, Laigueglia e Larciano. Potendo scegliere, vorrei arrivare bene alla Coppi e Bartali, centrare una tappa sarebbe davvero bello. Il prossimo anno mi piacerebbe vincere, perché di fatto non succede dal 2019.
Ecco, bravo, eri uno che teneva in salita e poi vinceva in volata. Sei ancora capace?
Credo di aver mantenuto le mie doti, ma il guaio è che finora ho trovato gente più forte in salita. Sto lavorando per arrivare in fondo con quei 10-15 che si giocano la corsa e capire se lo spunto c’è ancora. Lo alleno sempre, le doti vanno tenute in esercizio. Se fai salite su salite, perdi fibre bianche e poi non sei più veloce.
In azione al campionato italiano, che però non ha finitoAl campionato italiano, che però non ha concluso
Chi segue la tua preparazione?
Il Centro Mapei. Ci andavo ai tempi della Hopplà, poi mi chiesero di lasciarlo perché la Gazprom l’anno scorso ci faceva allenare da Devoti. Ora che lui non c’è più, ci hanno lasciati liberi di farci seguire da altri e io sono tornato a Castellanza.
Rosola sarà ancora con voi?
Paolo è il nostro jolly, pur non risultando fra i direttori sportivi. Quest’anno allenava gli under 23 della squadra e li seguiva alle corse. Ma se uno di noi pro’ ha bisogno di fare dietro moto o di qualsiasi cosa lui c’è sempre.
A quando il primo ritiro?
Dal 10 al 24 gennaio a Calpe e da lì andremo diretti a Mallorca. Ci sto, facciamo davvero finta che non sia successo niente. Adesso mi allenerò fino al 23 dicembre a Chiavari con Fabbro, Aleotti e Pietrobon. E poi speriamo che si possa partire bene per dimostrare quello che so fare…
Dopo la vittoria del Lombardia, abbiamo chiesto a Pogacar con quale criterio scelga i freni della sua Colnago. Comanda il peso, non ci sono altre regole
Ma quest’anno avvia a chiudersi anche con un altro importante record commerciale per il nostro Paese. Riprendendo i contenuti di un interessantissimo approfondimento a firma Claudia Vianino, e pubblicato recentemente sull’autorevole Bike Europe, il 2020 rappresenterà un traguardo top per l’industria della bicicletta italiana e per l’economia della bicicletta tricolore più in generale. La pandemia Covid-19 in prima battuta, ma senza ombra di dubbio anche il grande vantaggio rappresentato dall’introduzione del bonus mobilità da parte del Governo, hanno difatti conferito una forte spinta al mercato ed i risultati positivi iniziano ad essere più che una semplice stima.
Ancma fa parte di Confindustria e unisce i produttori di moto e bicicletteAncma unisce i produttori di moto e bici
Balzo del 20%
Stando a quanto riportato da Claudia Vianino su Bike Europe, il boom delle vendite di biciclette in Italia è stato così forte che Confindustria ANCMA stima una crescita di oltre il 20% rispetto ai dati del 2019. La stessa associazione di categoria prevede inoltre che entro la fine del 2020 il nostro paese supererà i 2 milioni di biciclette vendute (nel 2019 sono state vendute 1.713.000 unità). Un incremento importante principalmente tra giugno e novembre.
La maggior parte del merito di questo vero e proprio boom di biciclette vendute va senza dubbio attribuito, come accennato in precedenza, al “bonus mobilità” assegnato dal Ministero dell’Ambiente. Ma non solo. Da quando la pandemia ha incominciato ad influenzare la quotidianità degli italiani, questi hanno iniziato ad adottare un approccio più sostenibile ed una diversa consapevolezza dell’utilizzo della bicicletta, inducendo a pensare che probabilmente gli italiani stessi stanno cambiando le proprie abitudini ripensando alla bici sia come ottimale strumento di benessere sportivo quanto come mezzo di trasporto.
Piero Nigrelli, direttore del comparto bicicletta di AncmaNigrelli, direttore del comparto bici di Ancma
«C’è molto entusiasmo nell’industria italiana in questo momento, ma anche molta cautela – ha dichiarato a Bike Europe Piero Nigrelli, il direttore del comparto bicicletta di Confindustria ANCMA – e noi stiamo già lavorando ad altre tipologie di incentivi per il futuro finalizzati ad aumentare la mobilità in bicicletta nelle città. Il cambio di atteggiamento degli italiani nei confronti dell’uso della bici e il proliferare di piste ciclabili nelle principali città del nostro Paese fanno sperare che questa tendenza non si inverta».
Come promesso appena vinto il Tour, Tadej Pogacar ha ricambiatola stima e la fiducia di due suoi top sponsor italiani. Il vincitore della maglia gialla ha infatti visitato le realtà produttive di Colnago e Diamant, che allo sloveno fornisce le scarpe Dmt.
A Cambiago, con Colnago e Campagnolo (dietro)A Cambiago con Ernesto Colnago. Sullo sfondo, Valentino Campagnolo
Ad accogliere Pogacar a Cambiago è stato direttamente Ernesto Colnago, che del giovane corridore è un grandissimo innamorato. Foto di rito, giro in azienda – che nel tempo si è trasformata in un vero e proprio museo del ciclismo – ed immancabile dedica del costruttore lombardo sul telaio “giallo Tour” della V3Rs.
All’incontro era presente anche Valentino Campagnolo, amico storico di Colnago e partner della UAE Team Emirates per quanto si riferisce la fornitura di gruppi e ruote (Fulcrum).
E poi a Bonferraro di Sorgà, in Dmt, con Philippe ZecchettoIn Dmt con Philippe Zecchetto
Il secondo incontro di questo piccolo “tour de… force” si è invece svolto nella sede Diamant di Bonferraro di Sorgà (Verona), dove si producono le scarpe Dmt calzate in corsa da Pogacar.
Ancora in Dmt, con Federico Zecchetto, firmando la maglia giallaIn Dmt, con Federico Zecchetto e la maglia gialla
A fare gli onori di casa sono stati i titolari Federico e Philippe Zecchetto che hanno approfittato per raccontare al giovane campione l’esclusiva tecnologia 3D Engineered Knit applicata alla tomaia delle sue scarpe (un’intuizione che ha contribuito a rivoluzionare il concetto di calzatura ciclistica) e conseguentemente quanto lo stesso brand investa senza sosta in Ricerca & Sviluppo del prodotto.
Sono passati 30 anni dal Tour 1992 in cui Chiappucci fece tremare Indurain e lo attaccò anche all'Alpe d'Huez. Su Pogacar e la sua reazione ha idee nette
Leggerezza. A quanto pare è questa la parola d’ordine di Tadej Pogacar per la sua bici. Ce lo confessa il meccanico della UAE Team Emirates, Giuseppe Archetti. Avevamo già parlato della Colnago V3Rs dello sloveno. Stavolta torniamo sull’argomento, approfondendo un po’ più i gusti e le scelte del corridore.
Il meccanico bresciano ne ha avuti di campioni tra le mani o, meglio, le loro bici. E come spesso accade chi va molto forte come lo sloveno è poco esigente. Per la serie poche fisse e pedalare.
Ruote alte e freni a disco: Pogacar in una tappa di “pianura”Ruote alte e freni a disco: Pogacar in una tappa di “pianura”
Quella sera alla Vuelta
«L’unica fissa di Tadej – racconta Archetti – se così possiamo dire è la leggerezza. Quando la sua bici è a 6,830 chili e gliela fai vedere sulla bilancia, lui è contento. E non è che lo controlla sempre, lo fa soprattutto nelle tappe importanti, quelle in salita. Quel peso infatti è legato alle ruote. Quando la strada sale usa quasi sempre le Campagnolo Bora con profilo da 35, può capitare che utilizzi anche quelle da 50, ma è più raro. Mentre in pianura monta quelle con profilo da 60, che chiaramente pesano un po’ di più.
«Questa cosa del peso è nata l’anno scorso alla Vuelta. Deve averne parlato in gruppo. Una sera è venuto e mi ha chiesto: quanto pesa la mia bici? Gliel’ho fatta vedere e una volta assicuratosi che stava sui 6,8 chili si è tranquillizzato».
La Colnago VR3Rs è già di suo una bici molto leggera. E quando Pogacar utilizza il set di ruote per la salita, Archetti dice che la belva va zavorrata. Vengono inseriti dei piccoli pesi nella zona bassa del movimento centrale.
Quando la sua bici è a 6,830 chili e gliela fai vedere sulla bilancia, lui è contento
Giuseppe Archetti, meccanico UAE
«Li mettiamo lì perché la bici ha meno scompensi – riprende Archetti – e la guida ne risente di meno. Peso di 6,830 chili con il Garmin. Senza Garmin, saremmo stati, come dire, molto al limite! Il nostro addetto stampa nei post tappa aveva sempre con un computerino nella tasca, pronto a montarlo sulla bici nel caso qualcuno l’avesse voluta pesare».
Tubolare se piove
Un altro elemento a cui Tadej presta attenzione sono le gomme. Il suo range di pressioni oscilla tra le 6 e le 6,8 bar, a seconda che sia asciutto o bagnato, se ci sono strade rovinate o buone, se opta per i tubolari o tubeless. Il loro fornitore è Vittoria. Di solito nelle tappe più dure o quando piove Tadej preferisce i tubolari, in quanto gli danno più sicurezza.
«Il tubeless per me è il futuro – dice Archetti – soprattutto al di fuori delle competizioni. Dopo 35 anni in questo settore resto dell’idea che un buon tubolare non sia inferiore. L’anno scorso Pogacar mi chiedeva qualche consiglio, ma alla fine, come ripeto, si è regolato con il tubeless nelle tappe più facili e il tubolare in quelle di salita».
Pedivelle da 172,5 millimetri su strada e da 170 a cronoPedivelle da 172,5 millimetri su strada e da 170 a crono
Pedivelle variabili
Non è un maniaco della bici quindi Pogacar, ma gli piace testare i materiali. Vuol sapere che cosa sta usando.
«E’ molto attento – continua Archetti – alla scelta delle pedivelle. A cronometro utilizza quelle da 170 millimetri, mentre nelle tappe normali quelle da 172,5.
«Lo trovate strano? Ormai ci sono numeri e strumenti che certificano il rendimento dell’atleta. Lo dicono i test effettuati in pista. Pensate che Brandon McNulty che è alto 1,87 metri al Giro d’Italia a crono utilizzava pedivelle proprio da 170 millimetri.
«Le uniche cose sulle quali Tadej ci ha messo un po’ a decidere sono stati la sella e il manubrio, ma una volta fatta la scelta non ha più toccato nulla. Per quanto riguarda la sella è passato alla Prologo Scratch M5.Quando è arrivata se l’è portata a casa, ci si è allenato e poi sentendola più comoda l’ha scelta definitivamente. Sul manubrio invece c’è stato qualche “cambio”. Aveva la piega Deda Sl (Superleggera, ndr), ma quando ha visto l’Alanera l’ha voluta provare. Dopo però è tornato all’Sl per poi optare definitivamente per l’Alanera, che è una piega integrata».
Chissà, forse un po’ avrà inciso anche l’impatto estetico, che in effetti è notevole con quella piega.
Ultima chicca (e che chicca) è la corsa dei freni. «Pogacar ama una corsa breve, sia all’anteriore che al posteriore. E anche una leva vicino alla piega. Tuttavia il comando Campagnolo (Super Record 12V, ndr) non consente questa regolazione. Ho fatto io un lavoro artigianale, di fresatura, e gliel’ho avvicinata. La stessa regolazione che mi chiedeva Gilberto Simoni».
Abbiamo parlato con alcuni meccanici per farci spiegare cosa cambia nelle bici rispetto alle corse precedenti. Alcune scelte sembrano non essere scontate
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