Caldo anomalo: Fruet ci svela i rimedi dei crossisti

30.10.2022
5 min
Salva

Caldo, caldo e ancora caldo. E’ questo l’elemento che ha tenuto banco a Follonica. Polvere e quasi 30 gradi nel campo gara ricavato nel catino dell’ex ippodromo della cittadina grossetana. A gironzolare di buon mattino per saggiare il percorso c’era Martino Fruet, il super veterano del circus, e già il sole picchiava.

Il corridore della Lapierre-Trentino Alto Adige Alé porta sul tecnico l’argomento caldo in questa quarta tappa del Giro d’Italia Ciclocross. E guarda caso mentre stiamo per parlarci ci chiede di spostarci nel lato all’ombra del loro pullmino.

Martino Fruet a torso nudo, segno che faceva caldo. Il trentino ha detto che dopo la corsa avrebbe fatto un tuffo al mare!
Martino Fruet a torso nudo, segno che faceva caldo. Il trentino ha detto che dopo la corsa avrebbe fatto un tuffo al mare!
Martino, a memoria tua (che è lunga), ricordi un caldo simile nel ciclocross?

Ricordo gare calde, ma non un periodo così lungo e con queste temperature. Ho già fatto quattro gare e non siamo mai scesi scesi sotto i 24 gradi. Oggi saremo sui 30° nel momento della gara. In più è tanto che non piove e c’è anche tanta polvere. No, questo caldo proprio non me lo ricordo. Sì, qualche gara sporadica ad inizio stagione, ma non c’erano queste temperature. Anzi, vi dirò di più, una polvere così fai fatica a trovarla in mtb d’estate. Il temporale estivo della sera un minimo di umidità la lascia. Poi magari da un giorno all’altro arriva l’inverno!

Come cambiano la guida e il setup con questi terreni così secchi? Terreni che immaginiamo siano anche più veloci…

La cosa è molto soggettiva, ma io per esempio viaggio mediamente con 0,3-0,5 bar in più a tubolare. Comunque fai una velocità totalmente diversa. Il terreno è duro e le deformazione e i cambi di direzione si sentono molto. Quando devi scendere da una contropendenza anziché scendere a 15-16 all’ora come quando c’è fango o terreno morbido, scendi a 25-30 all’ora. Aumenta il rischio di stallonare… come mi è successo ieri! Quasi tutti montano la tassellatura più scorrevole possibile. Anche se oggi è talmente duro che paradossalmente si può montare anche una gomma da fango, chiaramente ben pompata. Con quella gomma riesci a fare le rampe senza slittare. 

Tanta polvere diventa “simile” al fango…

Esatto e non è stupido montare una gomma da fango. Certo però che il terreno deve essere marmoreo come quello di oggi. Duro sotto, intendo e non solo sopra. Ma ripeto, sono scelte molto soggettive. La cosa che cambia per tutti è che si gonfia di più.

Riscaldamento. Abbiamo visto che in molti facevano i rulli all’ombra come in piena estate. Di solito invece nel ciclocross si cerca il sole…

Sì, è così. Ma su questo aspetto, magari sarò vecchio stile, ma quando ci sono giornate simili perché stare sui rulli? Meglio pedalare su strada, nei piazzali… Io dai 10° in su abolirei i rulli. 

Il riscaldamento è più breve?

Anche quello è soggettivo e non è legato strettamente alla temperatura. Ho visto comunque gente che ha fatto un’ora e mezza di bici: 30′ blandi, 30′ di lavoretti e poi lo scarico. Io resto dell’idea che chi fa cross dovrebbe essere abituato a partire leggermente “freddo”. Non è stato oggi il caso, ma tante volte si resta fermi non meno 15′ tra l’entrata in griglia, la chiamata e la partenza. 

Un gel più liquido per placare la sete e ingerire qualche prezioso zucchero
Un gel più liquido per placare la sete e ingerire qualche prezioso zucchero
Sul fronte dell’idratazione come ci si gestisce? Cambia qualcosa?

Qualcosa? Cambia parecchio. In tanti montano la borraccia e nel cross non si usa mai. Questo anche perché oggi il terreno lo consente in quanto non ci sono da affrontare tratti a piedi. Ieri, in una gara secca lo stesso c’erano però dei tratti a piedi e se non c’era la possibilità di mettere la borraccia al piantone era un problema. Io per esempio, che non potevo montarla lì (non tutte le bici da cx hanno il doppio alloggio, ndr) ho portato una bottiglietta di plastica. L’ho schiacciata e l’ho messa in tasca. Già bere 200 millilitri di acqua in un cross non è poco. Un’ora a tutta con 30° senza bere proprio niente è difficile da affrontare. 

Quindi prima del via avete bevuto di più, assunto più sali?

Sicuramente. A 30° bevi per la sete e anche per la polvere. Perché poi non ci si pensa, ma con un polverone simile dopo un po’ ti s’impasta la bocca e non va bene. Dovresti entrare nel box, ma chi lo farebbe su un tracciato tanto veloce? Io per esempio porto con me un gel isotonico che è più liquido e ti fa “da sorso d’acqua”. Ne prendi uno a metà gara e ti aiuta un bel po’.

L’integrazione del crossista. A lezione da Bertolini

27.10.2022
4 min
Salva

La stagione del ciclocross entra sempre più nel vivo. Anche in questa disciplina offroad il livello si fa sempre più alto e di conseguenza ogni aspetto è, e deve essere, più curato. E non si tratta solo delle specifiche tecniche della bici o della preparazione, ma anche dell’integrazione. Gioele Bertolini (in apertura foto Instagram – Billiani), che è uno dei migliori interpreti italiani di questa specialità, ci spiega come si gestisce da questo punto di vista.

L’atleta della Selle Italia Guerciotti Elite è un vero perfezionista. Alterna l’utilizzo degli integratori con una sana alimentazione e una grande dose di esperienza. Esperienza che riporta sui campi internazionali. E’ stato l’unico italiano presente nell’ultima gara di Coppa del Mondo a Tabor, tanto per dire…

Bertolini e il suo team per l’integrazione fanno affidamento sui prodotti di EthicSport
Bertolini e il suo team per l’integrazione fanno affidamento sui prodotti di EthicSport
Integrazione e ciclocross: spesso parliamo di integrazione per le corse a tappe e per le crono. In particolare per le gare contro il tempo ci sono dei protocolli super stringenti che partono dai giorni precedenti. Anche per voi è così?

Sicuramente ci sono delle piccole regole da rispettare, come mangiare i carboidrati e del pollo la sera prima della gara. Poche verdure, giusto delle zucchine, per limitare le fibre (come i cronomen, ndr). Però non abbiamo una vera e propria dieta da seguire.

Come durata, una gara di cross e una crono su strada sono paragonabili: è così anche come sforzo e di conseguenza com’è l’alimentazione alla vigilia?

Lo sforzo in effetti è simile perché si è entrambi “a tutta” per tutto il tempo, però la crono è uno sforzo più costante mentre nel ciclocross ci sono molte più variazioni e pure dei tratti da affrontare a piedi. A Tabor per esempio ho bruciato circa 1.200 calorie (un dispendio elevatissimo, ndr). Prima della gara, mangio sempre un piatto di pasta 3 ore prima della corsa con magari del prosciutto crudo.

Quanti watt e quanti battiti mediamente si sviluppano in una gara di cross? E quante calorie si bruciano?

Quanti watt è difficile stabilirlo o dirlo con un numero preciso, perché nelle gare di ciclocross dipende se si scende molto a piedi oppure no. Inoltre c’è un altro aspetto non secondario e molto più pratico. E cioè che pochi atleti hanno due bici con i misuratori di potenza e per questo se si cambia bici non si hanno più i parametri.

Bertolini per mettere la bici sulla spalla non usa la borraccia, ma qualcuno (caso raro) preferisce averla lo stesso
Bertolini per mettere la bici sulla spalla non usa la borraccia, ma qualcuno (caso raro) preferisce averla lo stesso
Puoi raccontarci nel dettaglio il tuo pre-gara? Cosa mangi, cosa bevi. Come ci si regola tra la recon e l’ora di partenza…

La mia giornata tipo pre-gara inizia con la prova del percorso. Ed è qui che inizio a prestare molta attenzione all’integrazione e agli integratori (nel caso di Bertolini EthicSport, ndr). Dopo questa sgambata di sopralluogo di solito mangio uno Sport Fruit oppure una barretta normale non proteica. Ad un’ora dalla partenza prendo, mischiandoli, il Pre Gara Dynamic ed Endurance. E ancora: a 15 minuti dalla partenza uso il Powerflux.

E in gara? Si riesce a mangiare o si beve solo quando magari passi davanti al box? Ed eventualmente cosa mangi?

Nelle nostre gare solitamente non si porta la borraccia perché si ha un impedimento nel mettere la bici in spalla, per questo motivo porto con me solo un gel super Dextrin Boost che utilizzo gli ultimi due giri.

Il Super Dextrin Boost di EthicSport fa parte di quegli integratori che forniscono quel plus di zuccheri per i momenti decisivi delle gare
Il Super Dextrin Boost di EthicSport fa parte di quegli integratori che forniscono quel plus di zuccheri per i momenti decisivi delle gare
Invece il post gara come è gestito? E soprattutto quali parametri lo influenzano? Magari altre gare ravvicinate, il clima, uno sforzo sin troppo eccessivo…

Nel post prendo a una mezz’ora massimo dall’arrivo il Recupero Extreme. Sicuramente tante gare ravvicinate sono un problema e vanno gestite al meglio nel post gara soprattutto con l’integrazione dei liquidi, prima, e dei carboidrati poi.

Il clima influisce sull’integrazione?

Sicuramente quando fa caldo è molto importante l’integrazione prima della gara bevendo molto e assumendo sali. Mentre se fa freddo è sempre importante bere ma, chiaramente, non così tanto come quando c’è il caldo.

Tipo di percorso e di terreno: anche questi influiscono sull’integrazione? In questo caso parliamo di aggiustamenti “millimetrici”, immaginiamo…

Da parte mia no, non arriviamo a tanto. Personalmente ho queste abitudini nel pre e post gara con le quali mi trovo molto bene e per questo preferisco non variarle.

Il Team Van Rysel decolla, ma la bici è ancora segreta

24.10.2022
4 min
Salva

Spesso quello che si vede non è quello che si può mostrare. E’ successo all’Italian Bike Festival, con bici che abbiamo da parte pronti per mostrarvele e si è ripetuto alla Roc d’Azur. Nel maxi evento di Frejus, in Costa Azzurra, Van Rysel ha messo appena un po’ alla finestra la sua nuova bici da ciclocross, svelata appena pochi giorni dopo l’annuncio del team ufficiale, composto dal campione di Francia Joshua Dubau, oltre a Romain Seigle che fino al 2021 correva alla Groupama-FDJ e Lucas Dubau.

La nuova bici da cross è stata mostrata a pochi occhi… discreti (foto Louis Legon)
La nuova bici da cross è stata mostrata a pochi occhi… discreti (foto Louis Legon)

Non solo strada

Il marchio francese continua a muovere i suoi passi verso un’offerta completa al 100 per cento e a ben vedere quello che mancava erano le bici. In occasione di un incontro con i suoi vertici nella tappa di Dunkerque del Tour de France, ci eravamo limitati a parlare dell’impegno per l’abbigliamento della Cofidis e della possibile fornitura futura di biciclette.

«Le bici – aveva spiegato Marion Gachies, responsabile della comunicazione – non saranno pronte per il prossimo anno, ma ci stiamo lavorando con alcuni atleti. Nel 2023 saranno pronte quelle da crono su cui avviare lo sviluppo. Sono loro il vero fronte della sfida, perché fornire le bici a una squadra WorldTour significa essere al top per quelle da strada e quelle da crono. Nel 2024 saremo pronti e allora magari ci aggiorneremo per riparlarne».

La nascita del Team Van Rysel di ciclocross è il modo per iniziare a occupare il terreno, con l’appoggio di Peltrax, colosso francese nel mondo del bricolage e non solo.

I tre atleti avranno in calendario eventi sul territorio fracese, ma prenderanno parte anche a prove di Coppa del mondo e ad altri eventi internazionali.

Monocorona Sram Red

Quello che si è visto e non si può mostrare è il primo volto della RCX da ciclocross, ammesso che sarà questo il suo nome e che al momento della presentazione non sarà stat rivoluzionata. Dall’azienda francese confermano che il lancio ufficiale potrebbe avere luogo a marzo-aprile 2023, ma non ci sono per ora dettagli più precisi.

La sigla RCX potrebbe denotare il modello da ciclocross di Van Rysel (foto Louis Legon)
La sigla RCX potrebbe denotare il modello da ciclocross di Van Rysel (foto Louis Legon)

La bici ha telaio in carbonio, è montata con gruppo Sram Red e ha ruote Duke con coperture Challenge. Geometria estremamente race, con l’innesto degli obliqui sul piantone ben al di sotto del nodo di sella, per un orientamento di rigidità e leggerezza molto diffuso. Il tubo orizzontale in realtà ha un andamento arcuato che incide sul comfort e la reattività della bici.

Per quello che è dato capire al momento, la componentistica per il team ufficiale vede manubrio, attacco e reggisella di FSA e la sella Fizik.

Joshua Dubau ha già portato la nuova bici alla vittoria in Coppa di Francia (foto Facebook)
Joshua Dubau ha già portato la nuova bici alla vittoria in Coppa di Francia (foto Facebook)

Altro per ora non è dato di sapere, salvo annotare che il campione francese ha portato alla vittoria la sua maglia tricolore e la sua nuova bici nella gara di Vouille. Per il resto, restiamo in osservazione, certi che presto altri indizi verranno alla luce.

Calendario del cross: abbondanza e discussioni

19.10.2022
4 min
Salva

Come nasce il calendario nazionale del ciclocross? E perché si permettono sovrapposizioni che in qualche modo danneggiano un organizzatore rispetto a un altro? Girando su campi di gara (in apertura la prova di Osoppo del GIC 2022-23, foto Billiani), nelle discussioni sui social e leggendo i messaggi che ultimamente ci sono arrivati, il tenore delle domande è più o meno questo.

Dato però che il modo migliore per avere delle risposte è fare le domande ai diretti interessati, siamo approdati ancora una volta da Massimo Ghirotto, Presidente della Commissione Fuoristrada. E vedendo il numero delle volte in cui di recente lo abbiamo tirato in ballo, viene da chiedersi (col sorriso) se al momento di accettare l’incarico il padovano si aspettasse tutto quello in cui ha dovuto metter mano. Dal cross ai regolamenti del gravel, passando ovviamente per la mountain bike e la Bmx.

Ghirotto è in FCI dal 2021: eccolo alla prima Serenissima Gravel dello scorso anno con Celestino
Ghirotto è in FCI dal 2021: eccolo alla prima Serenissima Gravel dello scorso anno con Celestino

Ripresa generale

Prima di cominciare ci permettiamo però una considerazione. Grazie al lavoro certosino degli anni scorsi di Fausto Scotti, il cross è tornato a occupare ogni weekend da ottobre a gennaio. E se nel 2020 e 2021 l’unico circuito ripartito dopo il Covid e durante il Covid è stato proprio il Giro d’Italia organizzato dall’ex cittì (che si serviva di quelle tappe per osservare i corridori in odore di azzurro), oggi è ripartito anche tutto il resto. Per questo probabilmente in alcune occasioni capiterà ancora di pestarsi i piedi.

Buongiorno Massimo, spiegaci: come nasce il calendario del cross?

Niente di troppo diverso dagli altri calendari. Ogni società propone la sua data, sapendo che su indicazione dell’UCI le internazionali hanno la precedenza. Per questa stagione ne abbiamo 8, compresa la Coppa del mondo di Vermiglio. Poi ci sono circuiti storici, come il Giro d’Italia, il Master e il MediterraneoCross. Vista tanta abbondanza, abbiamo pensato di mettere un tetto alle prove dei circuiti, valutando che in tre mesi di attività non si possa andare oltre le 6 prove. Penso sia anche nel loro interesse.

Anche quest’anno a dicembre torna la Coppa del mondo a Vermiglio
Anche quest’anno a dicembre torna la Coppa del mondo a Vermiglio
Da quale punto di vista?

Possono concentrarsi sulla qualità delle prove, sapendo che chi punta alla classifica del circuito avrà meno problemi a farle tutte.

Qualche sovrapposizione ugualmente si è creata. Ad esempio il 30 ottobre, il 6 e il 13 novembre…

Questo calendario c’è da mesi e abbiamo discusso a lungo delle concomitanze. Parlando del 13 novembre, ad esempio, si parla di una gara a Ovindoli e una a Bisceglie. Si fa spesso il discorso che il Sud è penalizzato dalle tante trasferte. Sono gare in cui si va anche per fare punti per il ranking Top Class. Così abbiamo valutato che la prova di Ovindoli, che in un primo momento doveva essere a Ferentino, sia più facilmente raggiungibile dalle società del Nord. Mentre in Puglia avranno occasione di correre le altre. A me sembra il modo di non costringere tutti a trasferte troppo costose.

Stesso discorso per Brugherio e Follonica?

In quel weekend ci sono l’internazionale di Brugherio il 29, la nazionale di Brugherio, la tappa di Follonica del Giro d’Italia il 30 e la gara nazionale di Firenze il primo novembre. Le società organizzate potrebbero fare l’internazionale e poi spostarsi in Toscana, non ci sono distanze proibitive. Non vedo grossi problemi se anche qualcuna si fermasse per due giorni a Brugherio, partendo dal presupposto che è un calendario molto concentrato di eventi. La soluzione per evitare sovrapposizioni sarebbe non autorizzare qualche gara, ma sarebbe ingiusto verso le società. E del resto non si può ampliare il periodo, perché a ottobre si corre ancora su strada e a febbraio parte la stagione della mountain bike. Per cui è tutta una questione di incastri, mentre c’è chi non si fa problemi, una volta completato il calendario, a chiedere di cambiare località o data…

Il DP66, team creato da Daniele Pontoni, si è subito messo in luce nella stagione (foto Lisa Paletti)
Il DP66, team creato da Daniele Pontoni, si è subito messo in luce nella stagione (foto Lisa Paletti)
Accade spesso?

Accade. Passi giorni a contattare gli organizzatori. E poi quando i termini sono scaduti, arrivano richieste di spostamento. Come quella del Giro d’Italia, che nella stessa domenica sposta la gara da Ferentino a Ovindoli. Poco male, perché la distanza è la stessa.

Nessun problema quindi…

Ci terrei però che si tutelasse il metodo. Ci sono i tempi per pianificare il calendario. Ma se autorizziamo uno spostamento a termini chiusi, come facciamo a negarne un altro? Il cross è ripartito alla grande e Scotti ha avuto grande merito. Ma proprio perché i numeri sono così importanti e l’attività ricca, credo che possiamo tutti sopportare qualche sovrapposizione di data.

WorldTour e testa sulla strada. Ecco la “nuova” Realini

15.10.2022
5 min
Salva

Solitamente, quando iniziava la stagione di ciclocross, Gaia Realini era lì, subito tra le protagoniste. Quest’anno non si è ancora vista e probabilmente ci sarà molto da attendere, perché la pescarese sta diventando sempre più una stradista. Nelle stesse ore dell’inizio della stagione sui prati, la Realini era d’altronde ancora impegnata nelle ultime classiche italiane, peraltro con risultati abbastanza lusinghieri.

Facendo il bilancio della sua stagione Gaia si dice decisamente soddisfatta anche se qualcosa non ha funzionato: «Ripensandoci mi resta un po’ di rammarico per il Giro d’Italia. Ho accusato enormemente la giornata di riposo. Il giorno dopo sono andata subito in crisi e ho perso le opportunità sia per la classifica che per lottare per la maglia bianca che era il mio obiettivo. E’ stata un’esperienza sulla quale ragionare, perché quello stop l’ho accusato molto. Sapevo che nel ciclismo si è sempre detto che il riposo in un grande giro è un’arma a doppio taglio, ma non credevo così tanto…».

La Realini è andata in crescendo nel finale di stagione. Ora vuole un 2023 subito a tutta
La Realini è andata in crescendo nel finale di stagione. Ora vuole un 2023 subito a tutta
E’ però anche vero che dal Giro sei uscita con una buona condizione…

Sì e me la sono portata dietro a lungo. Mi sono sentita meglio rispetto allo scorso anno e ho potuto affrontare le altre gare con maggior convinzione. Tenevo particolarmente al Giro di Toscana, volevo confermare la maglia verde di leader della classifica della montagna e ci sono riuscita. Poi nel Giro dell’Emilia e alla Tre Valli sono venute due top 15 che per me hanno molto valore, perché erano gare con al via le formazioni WorldTour, trovare spazio là in alto non era per nulla scontato.

WorldTour che ora diventerà la tua casa. Quand’è nato il contatto con la Trek Segafredo?

Già lo scorso anno avevo avuto contatti e nel periodo invernale la cosa si era già concretizzata, ma avevamo deciso insieme che un altro anno di esperienza mi avrebbe fatto bene. Ora è arrivato il momento di fare il salto e sono eccitatissima al solo pensiero.

Dopo gli inverni nel ciclocross la pescarese vuole concentrarsi sulla preparazione su strada
Dopo gli inverni nel ciclocross la pescarese vuole concentrarsi sulla preparazione su strada
Che cosa dicono nel nuovo team della doppia attività?

Loro sono favorevoli, tanto è vero che ci sono le olandesi Brand e Van Anrooij che gareggiano in entrambe le discipline. Mi hanno lasciato ampia libertà, ma per quest’anno il ciclocross per me passa in secondo piano perché voglio concentrarmi sulla strada. Non ho mai fatto una preparazione invernale canonica, seguendo tutti i ritmi e credo che sia il caso di farlo proprio pensando a quel che mi aspetta.

Come ti avvicini a questa nuova esperienza?

In punta di piedi, con molta umiltà e un pizzico di apprensione. Non so che cosa mi aspetta, ma quel che è certo è che si tratta di un grande salto di qualità. Il livello sale e temo sia pesante perché la stagione è molto lunga e impegnativa, non sono più gare open con tutto il rispetto per esse. Io non mi pongo obiettivi, se non quello di apprendere il più possibile.

La vittoria di tappa al Giro di Campania con la Realini che alla fine ha portato a casa la classifica generale (foto Ossola)
La vittoria di tappa al Giro di Campania con la Realini che alla fine ha portato a casa la classifica generale (foto Ossola)
Conosci già lo staff e le compagne?

Per ora ho avuto contatti solo con le italiane, aspetto il primo ritiro per conoscere tutti gli altri.

Che effetto ti fa essere nella stessa squadra con i riferimenti del ciclismo italiano, Balsamo e Longo Borghini?

Per me è solo un onore. Elisa Balsamo ha solo 3 anni più di me ma ha già vinto tantissimo, la Longo Borghini la guardavo in tv e sognavo un giorno di poterla imitare, ora potremo gareggiare insieme.

Oltretutto vi unisce la capacità di emergere in salita…

Infatti spero tanto che avremo occasione di gareggiare insieme e io potrò mettermi a sua completa disposizione appena la strada si rizzerà sotto le ruote. Per me lei è un riferimento e io sarò a sua disposizione al 100 per cento.

Al Giro l’abruzzese è stata terza fra le giovani, ma si aspettava di più
Al Giro l’abruzzese è stata terza fra le giovani, ma si aspettava di più
Guardandoti indietro che cosa lasci?

Non lascio una squadra, ma una famiglia. Alla Isolmant mi hanno fatto fare tutto al meglio, Fidanza stesso non è un direttore sportivo, ma un papà che sa dare sempre i consigli giusti e poi legge la corsa come nessun altro. E’ davvero incredibile come possa cogliere piccoli particolari che alla fine hanno una grande importanza. Mi dispiace molto aver lasciato quell’ambiente, ma dovevo fare il salto e quello è stato il migliore dei trampolini.

Quindi non ti vedremo nel ciclocross?

Magari qualche gara di preparazione la farò nella seconda parte della stagione, ma senza particolari velleità. La mia mente è già concentrata su un 2023 dove mi metterò in gioco su strada e penso unicamente a quello.

Tra Covid e delusioni, la Arzuffi rimette tutto in gioco

11.10.2022
4 min
Salva

Che fine ha fatto Alice Arzuffi? Della lombarda della Valcar Travel & Service si erano un po’ perse le tracce, la sua ultima gara internazionale è stata il 27 agosto in Francia, poi più nulla. Intanto si è cominciato a parlare delle sue prospettive nel ciclocross, ben diverse da quel che eravamo abituati a supporre: anche lei salterà almeno tutta la prima parte della stagione e forse non solo…

Ce n’era abbastanza per soddisfare le mille curiosità parlando direttamente con lei per capire che cosa attendersi: «Perché ho finito prima? Colpa del Covid, avevo in programma di gareggiare anche a settembre ma il virus mi ha messo KO e quindi abbiamo deciso d’accordo con la squadra di staccare prima. Attualmente sono ferma e lo sarò per tutto il mese, poi si valuterà il da farsi».

Una stagione difficile per la Arzuffi su strada, con 49 giorni di gara senza risultati
Una stagione difficile per la Arzuffi su strada, con 49 giorni di gara senza risultati
Come mai una pausa così lunga?

Nei giorni del Covid ho riflettuto, è come se il mio fisico mi stesse mandando dei messaggi: per anni sono andata avanti senza soste fra l’inverno nel ciclocross e le stagioni su strada, ora che sono negli anni principali della carriera (la Arzuffi ha 27 anni, ndr) devo cominciare a selezionare e intanto devo recuperare. E’ come se fossi andata in overtraining. Una volta che avrò ripreso gli allenamenti capirò che cosa fare.

Ti rivedremo nel ciclocross?

Per quest’anno non so ancora bene che cosa fare, come detto valuterò in corso d’opera. Potrei preparare la parte finale della stagione, quella più importante con le tappe finali di Coppa e i Tricolori oppure pensare direttamente alla stagione su strada, devo pensarci bene e valutare le situazioni createsi nel frattempo. Anche perché il prossimo anno cambierò squadra, entrando a far parte di un team del WorldTour, ma non posso ancora ufficializzare il nome.

A Boom, nel Superprestioge 2019-20, la sua ultima vittoria internazionale (foto cxmagazine.com)
A Boom, nel Superprestioge 2019-20, la sua ultima vittoria internazionale (foto cxmagazine.com)
La sensazione è che l’ultima stagione sui prati ti abbia lasciato qualche strascico psicologico…

Effettivamente sono rimasta delusa da alcuni episodi. Penso di aver dato molto a questo ambiente negli anni, anche con vittorie prestigiose, ho fatto grandi investimenti sulla mia carriera aprendo la strada verso l’ingresso in grandi team multinazionali, ma ho avuto la sensazione che tutto sia stato presto dimenticato. Poi per carità, ognuno fa le proprie scelte, ma alcune non mi sono piaciute e mi hanno un po’ tolto la voglia.

Con le compagne di team e di nazionale sei in buoni rapporti?

Sicuramente, ci sentiamo spessissimo, Silvia (la Persico, ndr) è stata un riferimento per tutte sia d’inverno che su strada. I suoi risultati se li merita tutti perché so bene quanti sacrifici ha fatto, quanto sia stata lunga e lenta la scalata verso i vertici, ma tra studio e problemi fisici la sua esplosione non arrivava mai. Ora ha fatto vedere di che cosa è capace.

Nel cross la lombarda ha vinto 5 titoli nazionali (di cui 4 fra le U23) e 3 medaglie europee
Nel cross la lombarda ha vinto 5 titoli nazionali (di cui 4 fra le U23) e 3 medaglie europee
Ti hanno sorpreso i suoi risultati su strada?

Io ho sempre pensato che fosse un po’ più stradista che crossista, ma solo trovando la sua dimensione avrebbe potuto ingranare le marce e acquisire la consapevolezza necessaria per i grandi risultati.

E la tua di stagione su strada com’è stata?

Di segnali positivi ne ho avuti pochi, forse proprio per quel discorso di eccesso di allenamento e gare fatto in precedenza. Ho fatto tanta fatica, mi sono allenata con puntiglio, ma ho raccolto poco e mi spiace perché non ho potuto compensare come avrei voluto gli sforzi della squadra, che mi è sempre rimasta accanto non facendomi mancare nulla.

La Arzuffi si è spesso spesa per le compagne: qui con la Baril (CAN), prima al GP Ciudad de Eibar
La Arzuffi si è spesso spesa per le compagne: qui con la Baril (CAN), prima al GP Ciudad de Eibar
Le tue gioie le hai vissute per interposta persona, attraverso i grandi risultati del tuo fidanzato Luca Braidot vincitore in Coppa del mondo Mtb e bronzo mondiale…

Anche il pensiero suo, di come è arrivato a questa bellissima annata, è stato oggetto di riflessione. So bene quanti sacrifici abbia affrontato, quanti anni ha passato arrivando sempre alle soglie di quel salto di qualità che non arrivava mai. Lui ha cambiato molte cose nella sua preparazione, si è rivolto a un mental coach e i risultati si sono visti.

Con lui hai parlato delle tue scelte?

Sì, ci confrontiamo spesso, mi stimola molto ad andare oltre la delusione di non aver portato a casa quanto volevo. Mi spinge a prendere le cose con più leggerezza senza guardare sempre i numeri. Forse faremo quest’inverno qualche gara insieme, ma senza l’assillo del risultato, pensando ai nostri obiettivi estivi. Poi comunque, settimana dopo settimana, deciderò il da farsi.

Arzuffi-Braidot: metti una stradista e un biker a tavola insieme

16.09.2022
6 min
Salva

Esiste la dieta unica per il ciclista? No, specialmente se si parla di discipline differenti come la strada e il cross o mtb. Per scoprire i piccoli dettagli che valgono la vittoria, abbiamo intervistato una coppia polivalente: Alice Arzuffi, campionessa italiana donna elite di ciclocross 2020, che gareggia anche su strada, e Luca Braidot (i due sono insieme in apertura, foto Instagram), che nel cross country quest’anno ha conquistato due prove di Coppa del mondo, il bronzo mondiale concludendo la stagione al primo posto nella classifica UCI.

Su strada, Arzuffi punta alle tappe di salita: qui al Giro d’Italia
Su strada, Arzuffi punta alle tappe di salita: qui al Giro d’Italia

Il peso e la dieta

Per cominciare abbiamo chiesto di valutare da 1 a 10 l’importanza del peso nella performance delle due discipline: strada, con le gare a tappe che costringono i ciclisti a rimanere in sella per molte ore, e cross, assimilando il ciclocross di Alice al cross country di Luca, con sforzi intensi e di durata tra l’ora e l’ora e mezza.

«Su strada 10. Si sa che è determinante – inizia Alice – soprattutto per chi come me, punta alle tappe di salita. Nel cross posso permettermi anche uno o due chili in più».

«Nella mtb cross country – svela Luca – ci sono tante più variabili in gara. Il peso conta, ma è più importante la testa. Io sono sempre stato magro, ma ora con l’aiuto della nutrizionista, mangio gli alimenti giusti e sono sicuro al 100% che ho energia a sufficienza fino a fine gara, a differenza degli anni passati».

Braidot ha vinto due prove di Coppa del mondo e il bronzo ai mondiali di Les Gets (foto Michele Mondini)
Braidot ha vinto due prove di Coppa del mondo e il bronzo ai mondiali di Les Gets (foto Michele Mondini)

Prima di strada e cross

Se si vuole curare il dettaglio a tavola, bisogna considerare di adattare la dieta al soggetto, a ciò che ha in programma, e non è sufficiente fare sempre lo stesso carico di carboidrati.

«Prima delle gare su strada, specialmente quelle a tappe – dice Alice – sono molto rigorosa. Gli ultimi giorni prima dell’appuntamento prediligo i carboidrati di riso e pasta riducendo le verdure. Il giorno della gara poi mangio 3h45’ prima e rispetto al cross mangio di più. Se la gara è in tarda mattinata, faccio una colazione abbondante con dolce e salato. Invece se è più tardi nel pomeriggio, mi prendo una piccola porzione di riso con albicocche disidratate. Per le gare di cross sto più leggera e a differenza della strada non mangio assolutamente più nulla nelle tre ore prima, ad eccezione di un gel in partenza».

Il riso, uno dei pasti a base di carboidrati più usato dagli atleti: anche da Arzuffi
Il riso, uno dei pasti a base di carboidrati più usato dagli atleti: anche da Arzuffi

Prima della Mtb

In mtb Luca fa un’ulteriore distinzione tra la gara della domenica su distanza olimpica, quindi di 80 a 100 minuti circa e la short track, una gara sprint di 20-25 minuti che gli stessi atleti affrontano al venerdì sera e che, come una sorta di qualifica, determina l’ordine di partenza della domenica.

«Da venerdì sera aumento i carboidrati – spiega – eliminando però la verdura. Scelgo poi proteine più leggere come il pollo, l’albume o il pesce bianco. Nel pasto pre gara cerco di cuocere pasta o riso mantenendo più amido possibile, tipo risottando la pasta, e senza aggiungere sale. Completo con una piccolissima porzione di proteine, sempre delle più facili da digerire. Un’ultima differenza è che nella gara della domenica mangio anche una barretta 2 ore prima e un gel alla partenza, nelle short track solamente il gel, non meno di 15 minuti prima».

Dal venerdì sera prima della gara, Braidot punta su proteine leggere come il pollo
Dal venerdì sera prima della gara, Braidot punta su proteine leggere come il pollo

Crisi di fame o crisi di sete

Se su strada la difficoltà è di introdurre sufficienti quantità di nutrienti per preservare la gamba anche nei giorni successivi, nel cross il problema riguarda più l’idratazione, soprattutto per il XC in cui le gare si svolgono sotto il sole estivo.

«Su strada cerco di raggiungere i 60-80 grammi di carboidrati all’ora, usando gel, barrette e bevendo almeno una borraccia di malto e fruttosio», rivela Alice.

«Io invece – continua Luca – prendo un gel ogni 15 minuti circa, quando passo dai box. E’ quello generalmente l’unico punto in cui i percorsi, altrimenti tecnici ed impegnativi, concedono un attimo per rifornirsi».

Lo scorso anno Braidot si è sperimentato in gravel nella Serenissima
Lo scorso anno Braidot si è sperimentato in gravel nella Serenissima

La dieta per il recupero

La compostezza degli stradisti si nota soprattutto nel recupero, quando con un calendario fitto di gare, spesso a tappe, non si può lasciare nulla al caso.

«Su strada appena tagliato il traguardo – spiega Alice – il massaggiatore è li che ci aspetta con il “recupero”, una borraccia con le soluzioni di carboidrati e proteine che diversi brand offrono. Dopo essermi cambiata mangio del riso freddo con delle proteine, un panino o a volte dello yogurt con i cereali come merenda, per poi cenare in hotel. Nel cross invece tendo a prendere solamente degli amminoacidi e a mangiare qualcosa di completo e sano a cena». 

In mtb sembra tutto più semplice, perché non avendo gare a tappe o particolarmente ravvicinate c’è tempo per recuperare, ma Luca confessa che anche nel XC non c’è niente da sottovalutare.

«Come Alice nel ciclocross – spiega Luca – dopo gara prendo amminoacidi e faccio un pasto completo. Devo però stare più attento al recupero dopo la short track, che essendo una gara serale, condiziona la qualità del mio sonno, nonostante non sia un amante dei gel alla caffeina. Con la dottoressa Martinelli, sto ancora lavorando per trovare la combinazione di alimenti migliore per me dopo la short track».

Alice Maria Arzuffi si divide fra cross e strada
Alice Maria Arzuffi si divide fra cross e strada

Due approcci diversi

Riassumendo, possiamo dire che tendenzialmente per uno sforzo di endurance bisogna preparare il fisico con più anticipo, con un buon carico di carboidrati, una giusta quantità di proteine e una corretta idratazione.

In una gara più corta ed intensa, è invece più importante essere reattivi fin da subito, senza appesantimenti da pasti troppo abbondanti o ricchi di verdure e proteine difficili da digerire. Per quanto riguarda i gel alla caffeina? Non sono essenziali. Luca e Alice preferiscono assumerli solo se ci sono meno di 25 gradi, e sempre con parsimonia per evitare tachicardie e crampi.

Toneatti sul podio al Friuli, ora test WorldTour ed europei cross

09.09.2022
6 min
Salva

Un terzo posto al Giro del Friuli che avvalora un percorso di crescita costante e fatto con giudizio. Davide Toneatti, alla sua prima stagione su strada, ha centrato il suo migliore risultato (finora) da quando è sceso temporaneamente dalla bici da ciclocross. Il friulano in forza all’Astana Qazaqstan Development Team è riuscito a raccogliere davanti al pubblico di casa un podio (foto in apertura Bolgan) da non sottovalutare. 

Toneatti è come detto in un anno d’esordio in questa specialità e dopo aver fatto esperienza in tre giri a tappe, Giro d’Italia under 23, Giro del Valle d’Aosta e Giro d’Alsazia, è riuscito a trovare una quadra e a fare classifica. Il suo anno nella squadra Kazaka si sapeva dovesse essere un’esperienza per cominciare un percorso per vedere se il talento che si è visto sul fango potesse essere portato anche su asfalto. La prima risposta è arrivata. 

Toneatti ha disputato il Giro del Friuli con la nazionale di ciclocross (foto Bolgan)
Toneatti ha disputato il Giro del Friuli con la nazionale di ciclocross (foto Bolgan)

Un anno positivo 

L’Astana ha aperto le porte al classe 2001 per provare su strada sino a fine anno, così come il suo contratto che al momento scade al termine del 2022. Davide però non sembra preoccupato, si rivede in una crescita costante che lo ha portato fin qui con una condizione progressiva e tante nozioni imparate di cui far tesoro. Il terzo nella classifica generale del Giro del Friuli dietro a Nicolò Buratti a due secondi e al belga Emiel Verstrynge a tre secondi, è una cartina tornasole notevole. Il bilancio dell’anno è positivo, la stagione ciclocross è alle porte e gli impegni importanti sono vicini. 

Che bilancio dai a questo Giro del Friuli?

Secondo me è più che positivo, perché come squadra eravamo andati lì con l’obiettivo non di fare classifica, ma di mettere qualche chilometro nelle gambe. Certo io ero motivato a fare bene, perché era la corsa di casa e ci tenevo molto, perché si passava proprio davanti ai miei familiari. 

Raccontaci un po’ le sensazioni delle prime tappe?

Ho visto già da subito nella cronosquadre che le sensazioni erano buone. Se poi si tiene conto che due ragazzi della squadra non avevano mai usato le bici da crono venendo dalla Mtb, non mi posso lamentare. Perché essendo con la nazionale di ciclocross non eravamo tutti stradisti. Già la crono è andata discretamente bene, meglio di quanto pensassi. Il giorno dopo conoscevo bene il percorso e mi son detto che se fosse andata via una fuga ci avrei provato. Per il gruppo era difficile tenere controllato e così è stato. 

Con l’Astana Qazaqstan Development il contratto è stato firmato per il 2022
Con l’Astana Qazaqstan Development il contratto è stato firmato per il 2022
Poi è arrivato lo Zoncolan…

Anche quel giorno ho avuto buone sensazioni. Il giorno prima avevo fatto fatica a stare in fuga. Però tutto sommato la gamba ha risposto bene e ho cercato di tenere duro il più possibile poi all’ultimo chilometro Lucca ha dato una bella accelerata. Io mi son ritrovato con Verstrynge che mi guardava, perché eravamo i due più vicini alla maglia al momento. Da quello che mi ha detto dopo, non sapeva ci fosse Buratti così vicino. Io avevo provato a farglielo capire ma nulla di fatto. Ci siamo guardati un po’ troppo nell’ultimo chilometro e abbiamo perso qualche secondo. Infatti a fine tappa eravamo tutti e tre racchiusi in tre secondi.

Provi rammarico a sapere che la vittoria della generale era a soli tre secondi?

Alla fine da una parte sì, ovvio, perché igli scenari possibili per rosicchiarli c’erano. A posteriori è facile dire che se avessimo preparato un po’ di più la crono magari la vittoria sarebbe stata ancora più vicina.

Le tre corse a tappe che hai disputato sono servite per trovare una quadra in quest’ultima?

Secondo me avere fatto tre giri a tappe come Giro d’Italia, il Giro della Valle d’Aosta e Tour dell’Alsazia, mi ha aiutato molto. Perché al Friuli ho sofferto molto di meno il correre per più giorni di fila. Cosa che invece al Giro U23 ho sofferto visto che era il primo e non avevo sensazioni con cui misurarmi. Poi penso che mi abbia fatto bene una settimana di stacco dopo l’Alsazia. La prima settimana di agosto sono stato una settimana senza bici. Adesso mi sento ancora bello fresco. 

L’esperienza nei vari giri a tappe è servita per arrivare pronto a questo Giro del Friuli (foto Valentina Barzi)
L’esperienza nei vari giri a tappe è servita per arrivare pronto a questo Giro del Friuli (foto Valentina Barzi)
Senti di essere portato per questo genere di corse a tappe?

Magari è un po’ presto per dirlo. Però aver visto questo miglioramento al Giro del Friuli mi dà fiducia. 

Dopo qualche mese in gruppo senti di aver trovato il feeling giusto con la strada?

Direi di sì perché sono riuscito a trovare ad un buon equilibrio con l’alimentazione anche post gara. All’inizio non era così semplice. Soprattutto nelle corse a tappe. Ho preso fiducia su come gestirmi con il recupero. All’inizio era tutto nuovo e facevo fatica. Nelle corse di un giorno invece non ho mai avuto queste difficoltà.

Quali sono i tuoi prossimi programmi?

Sarò a casa per altri cinque giorni. Poi andrò a correre al Giro della Toscana e la Coppa Sabatini, il 14 e il 15 settembre, perché mi hanno convocato per queste gare con il Team WorldTour per fare esperienza con i professionisti.

Ti sei posto degli obiettivi per questa ultima parte di stagione?

Sicuramente mi piacerebbe essere utile alla squadra. Ma sono curioso anche per aspetti semplici con cui ancora mi devo confrontare. Uno su tutti l’utilizzo della radiolina che non ho mai usato. E poi non so che gare farò di preciso dopo queste due, però comunque settembre è ancora tutto dedicato alla strada

Davide Toneatti ha disputato la sua prima stagione su strada con una crescita costante di risultati
Davide Toneatti ha disputato la sua prima stagione su strada con una crescita costante di risultati
Sei già partito con la preparazione per il ciclocross?

Non ancora, la bici non l’ho ancora toccata. Ho guardato il calendario e devo ancora delinearlo definitivamente. Il percorso dell’europeo è adatto alle mie caratteristiche. Ne ho parlato con il mio preparatore Claudio Cucinotta e abbiamo pensato che si possa arrivare direttamente fino all’europeo visto che ho staccato ad agosto e posso sfruttare la curva di questa condizione che sembra essere buona.

Ci punti molto a questo europeo?

Contando che sarà tra un mese e mezzo lo considero un obiettivo alla portata. La condizione c’è e mi sento pronto. Tra bici da strada a bici da cross non c’è tutta questa differenza di posizione che magari accusavo maggiormente gli altri anni che passavo da Mtb a ciclocross. 

Come ti sei trovato in questo anno all’Astana Qazaqstan Development Team?

Molto bene, sia con la squadra che con Orlando Maini che è stato la persona con cui mi sono interfacciato di più. Mi sono sentito accompagnato durante tutti gli appuntamenti. Speravo di raccogliere qualcosa in più a luglio e agosto. Guardandomi indietro posso affermare che ho accusato un po’ la stanchezza dovuta al fatto di aver tirato dritto dalla stagione del cross. Sono arrivato con le energie al limite e l’ho visto. Non ho fatto nessun risultato ma mi è servito come esperienza.

Cosa ti aspetti dall’anno prossimo?

Spero di concretizzare qualcosa. Facendo qualche risultato. Facendo tesoro di quello he ho imparato quest’anno. Dalle corse, dalle esperienze, degli errori che ho commesso e di fare un ulteriore step avanti. 

A gennaio scorso, Toneatti ha vinto il campionato italiano cross under 23 a Variano
A gennaio scorso, Toneatti ha vinto il campionato italiano cross under 23 a Variano
E invece sul ciclocross che obiettivi ti sei prefissato?

Prendendosi una pausa a metà stagione subito dopo l’europeo, penso che posso essere competitivo per gli impegni di gennaio con l’italiano, le due tappe di coppa del mondo e il mondiale. Essendo all’ultimo anno mi piacerebbe farmi vedere in ambito internazionale

Con Astana hai già firmato per anno prossimo?

Devo ancora firmare, il contratto era di un anno. Non mi piace parlare prima di aver in mano qualcosa ma me la vivo tranquillamente andando avanti con i miei obiettivi a testa bassa. 

Toneatti, mille impegni tra strada e cross: come si fa?

21.07.2022
5 min
Salva

Da un’intervista con Fabrizio Tacchino, formatore dei diesse italiani, era uscito uno spunto interessante sulla doppia attività. Fabrizio aveva cercato di spiegarci come legare strada e ciclocross durante la stagione. Dalle sue parole era emerso l’esempio di Davide Toneatti e Tacchino ne aveva parlato così: «Con la nascita delle squadre di sviluppo legate ai team WorldTour (nel caso di Toneatti l’Astana Development, ndr) conciliare la doppia attività potrebbe diventare ancora più complicato. La squadra investe tempo, energie e soldi per il corridore, quindi sarà loro interesse fare in modo che lui performi al massimo nella disciplina da loro curata: in questo caso la strada. Poco importa se il ragazzo è forte anche nel ciclocross».

Chiediamo così al diretto interessato: Davide Toneatti (in apertura con il cittì azzurro del cross Daniele Pontoni), che nella sua prima stagione su strada sta facendo tanta esperienza con discreti risultati.

L’Astana Development ha investito per far crescere e maturare Davide nella prima stagione su strada (foto Valentina Barzi)
L’Astana Development ha investito per far crescere Davide nella prima stagione su strada (foto Valentina Barzi)

Un agosto soft

Toneatti ha corso Giro d’Italia U23 e Giro della Valle d’Aosta, due corse toste, soprattutto alla prima esperienza su strada. A testimonianza che l’Astana in lui crede ed il potenziale per andare forte c’è.

«Esco da due corse impegnative – racconta Davide – il Valle d’Aosta, se devo dirla tutta, lo è stato anche di più. Le strade erano sempre in salita e la morsa del caldo ha creato più disagi di quanto avremmo potuto prevedere. Anche il Giro è stato impegnativo, ma non così caldo. Ora sono in un periodo di pausa relativa. Siamo tornati a casa dal Valle d’Aosta domenica e mercoledì prossimo partirò per il Tour Alsace. In questi giorni mi sono riposato, ho fatto del recupero attivo, ma da oggi inizierò a fare qualcosina per rimettere in moto le gambe. Dopo il Tour Alsace, che finirà il 31 luglio farò una vera e propria pausa, visto che è da febbraio che non mi fermo, agosto sarà un mese più soft».

Masciarelli e Toneatti sono due corridori su cui Pontoni punta molto per questa stagione di ciclocross
Masciarelli e Toneatti sono due corridori su cui Pontoni punta molto per questa stagione di ciclocross

E il ciclocross?

Il tema di queste interviste, prima quella con Tacchino ed ora con Toneatti, è cercare di capire come un corridore impegnato nella doppia attività si organizza e cerca di incastrare tutti gli impegni.

«Sicuramente dovrò rinunciare a qualcosa – riprende – non si può accontentare tutti, è impossibile. Quando guardavo il calendario di cross tra me e me ho pensato che mi piacerebbe fare bene l’europeo ed il mondiale, che saranno rispettivamente ad inizio novembre e febbraio. Anche perché inizia il mio ultimo anno da under 23 nel ciclocross e mi piacerebbe fare questi due appuntamenti al massimo della condizione. Per il momento non ho parlato ancora con nessuno di quelli che saranno i programmi, da dopo l’Alsace inizieremo a capire come muoverci».

Toneatti 2021
Toneatti nel 2021 ha vinto anche due internazionali in Italia, la prima a Brugherio (nella foto) e la seconda a Genova (foto Billiani)
Toneatti 2021
Toneatti nel 2021 ha vinto anche due internazionali in Italia, la prima a Brugherio (nella foto) e la seconda a Genova (foto Billiani)

Come Pidcock

«Con un periodo di riposo ad agosto – dice Davide – è presumibile che l’Astana abbia intenzione di farmi correre appieno tutta la stagione su strada. E’ comprensibile ed era anche il mio intento in questa mia prima avventura con loro. L’idea, per fare europeo e mondiale di ciclocross al meglio potrebbe essere quella di fare settembre ed ottobre al massimo, fare un periodo di preparazione per ritornare al ciclocross e fare l’europeo. Dopo di che staccare e prensentarsi al mondiale».

Un punto di riferimento, con i dovuti paragoni e precauzione, potrebbe essere quello di Pidcock. Il britannico del team Ineos corre in tre discipline diverse (strada, ciclocross ed Mtb) e, con il supporto della squadra, riesce a ritagliarsi dei periodi di gare più o meno importanti in tutte e tre le discipline.

«Lui è un fenomeno, e grazie al suo talento riesce ad incastrare tutto. Io ho sempre fatto Mtb d’estate ed anche in questo periodo non mi sarebbe dispiaciuto riprenderla, ma quest’anno non sarebbe stato possibile. L’Astana ha creduto in me e sta spendendo tempo e risorse per darmi l’occasione di crescere e maturare anche su strada. Certo che un’attività come quella di Pidcock, nel momento in cui arrivano i risultati, porta un vantaggio d’immagine alla sua squadra».

Ai campionati italiani di ciclocross Toneatti ha conquistato il tricolore, quest’anno è chiamato a difenderlo
Ai campionati italiani di ciclocross Toneatti ha conquistato il tricolore, quest’anno è chiamato a difenderlo

Le parole di Pontoni

Pontoni, cittì della nazionale italiana di ciclocross, ha le idee chiare riguardo i programmi che attendono i corridori nel ciclocross. 

«Con Davide – racconta il cittì – ma anche con gli altri ragazzi, siamo rimasti d’accordo che ci sentiremo dopo i prossimi impegni, verso la prima settimana di agosto. Sicuramente Toneatti farà il Giro del Friuli con la nazionale a settembre. Lui stesso è a conoscenza di quanto siano importanti l’europeo ed il mondiale di ciclocross, ma è altrettanto consapevole che bisognerà affrontare bene anche gli altri impegni. Si inizia presto con delle gare internazionali in Italia e poi con delle tappe di Coppa del mondo che anticipano l’europeo che si correrà il 6 di novembre. La mia aspettativa è quella di vedere Toneatti sulla bici da ciclocross già dall’inizio di ottobre. Lui è un ragazzo estremamente tecnico e sensibile sul mezzo, sente anche la minima differenza, avrà bisogno del suo tempo per adattarsi.

«Da un certo punto di vista – conclude Pontoni –  è un calendario che sorride ai corridori impegnati nella doppia disciplina, perché una volta finito l’europeo ci sarà un periodo di riposo. Quest’anno per lui è importante, deve riconfermare quanto di buono fatto vedere la scorsa stagione. E’ un bel calendario tra juniores e under 23. Gennaio sarà un mese bello ed intenso con tante gare di coppa del mondo, in mezzo ci sarà il campionato italiano di ciclocross il 15 gennaio, ed infine il mondiale. Riuscire a conciliare due o tre discipline non è impossibile, bisogna programmare tutto per tempo. Dalle gare ai tempi di recupero, chiaro che deve esserci complicità tra i diretti interessati».