Filippo Agostinacchio, Biesse-Carrera-Premac, Ronde de l'Oise 2026 (foto Facebook/Ronde de l'Oise)

La stagione di Agostinacchio: in un limbo di costante attesa

08.06.2026
5 min
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I giorni passano e di risposte non ne arrivano, intanto Filippo Agostinacchio corre con la Biesse-Carrera-Premac e l’unica cosa che può fare è attendere. Quella che doveva essere la sua prima stagione nel WorldTour si è trasformata nella sua prima annata da elite, con lo spettro che possa non essere l’ultima. Quando anche vincere non basta diventa difficile capire cosa si può fare in più per ritagliarsi uno spazio nel professionismo. Nel 2025 il valdostano ha vinto una tappa al Giro Next Gen, nell’unica vittoria italiana della corsa, entrando di diritto tra i migliori under 23 in circolazione. Filippo Agostinacchio si è poi ripetuto anche nella prima tappa del Giro della Valle d’Aosta. A queste vittorie ci sono da aggiungere tutti i piazzamenti collezionati tra gare internazionali e nazionali.

Una volta capito che la chiamata non sarebbe arrivata la Biesse-Carrera-Premac lo ha ripreso con sé, dandogli la possibilità di correre e di riprovarci. Ripartire non è semplice, soprattutto se hai assaporato quel che c’è dall’altra parte senza però avere la possibilità di gustarlo fino in fondo

Settimana Coppi e Bartali 2026, Filippo Agostinacchio
Filippo Agostinacchio ha ripreso a correre su strada con la Biesse-Carrera a marzo, qui alla Settimana Coppi e Bartali
Settimana Coppi e Bartali 2026, Filippo Agostinacchio
Filippo Agostinacchio ha ripreso a correre su strada con la Biesse-Carrera a marzo, qui alla Settimana Coppi e Bartali

La doccia fredda

In questo 2026 Filippo Agostinacchio ha messo insieme 18 giorni di corsa su strada, ai quali vanno sommati quelli del ciclocross, corso con la EF Education-EasyPost-Oatly. Team creato per lui e suo fratello Mattia, passato professionista con la formazione americana e i suoi soli 18 anni

La doccia fredda per Filippo Agostinacchio è arrivata a ottobre, in piena preparazione per la stagione del cross. 

«Una volta saputo che non ci sarebbe stato spazio nel WorldTour – racconta da casa Filippo Agostinacchio – mi sono goduto l’inverno e la stagione del cross. I programmi erano tarati per altri obiettivi, quindi nel ripartire con la Biesse mi sono trovato a sacrificare i mesi di marzo e aprile. Anche perché mi sarebbe piaciuto far vedere qualcosa di buono nella stagione sul fango, per mettermi in mostra con quella maglia».

Agostinacchio ha perso terreno per un errore in partenza, poi ha rimontato con caparbietà (foto A. Di Donato)
Agostinacchio ha corso nel cross in maglia EF Education-EasyPost-Oatly, ma il passaggio nel WT è saltato (foto A. Di Donato)
Agostinacchio ha perso terreno per un errore in partenza, poi ha rimontato con caparbietà (foto A. Di Donato)
Agostinacchio ha corso nel cross in maglia EF Education-EasyPost-Oatly, ma il passaggio nel WT è saltato (foto A. Di Donato)
Com’è andata poi la ripartenza su strada?

La stagione fisicamente sta andando bene, sento di essere tornato sui livelli giusti da un paio di settimane, forse anche qualcosa in più. Le gambe stanno girando, manca un po’ di fortuna, ma quella spero di ritrovarla presto. 

Arrivi da una trasferta in Francia partita bene e finita male…

A la Ronde de l’Oise mi sentivo davvero bene, tanto da essere convinto di poter ambire alla classifica generale. Nella prima tappa sono andato subito in fuga e mi sono giocato la vittoria allo sprint, mentre il gruppo da dietro rimontava. Un terzo posto che faceva ben sperare (in apertura con la maglia di combattivo di giornata, foto Facebook/Ronde de l’Oise)

Filippo Agostinacchio, Biesse-Carrera-Premac, Trofeo dell'Appennino 2026
Una volta ritrovata la forma Agostinacchio ha ripreso a correre come sa: all’attacco
Filippo Agostinacchio, Biesse-Carrera-Premac, Trofeo dell'Appennino 2026
Una volta ritrovata la forma Agostinacchio ha ripreso a correre come sa: all’attacco
E poi?

Una caduta nella seconda tappa mi ha fatto tremare, ma per fortuna ne sono uscito intatto. Qualche escoriazione e null’altro da segnalare. Tuttavia la sera stessa ho avuto una forte gastroenterite, sono rimasto a letto fermo senza forze. Ripartire era difficile, anche perché la terza frazione sarebbe stata troppo esigente per provare a salvarsi. 

Un risultato che magari avrebbe aiutato?

Sì, non posso negarlo. Ero fiducioso, perché mi sentivo uno dei più forti e avevo le giuste sensazioni

Filippo Agostinacchio, Biesse-Carrera-Premac, Trofeo dell'Appennino, Coppa Italia delle Regioni
Dopo il Giro dell’Appennino il valdostano ha indossato la maglia verde dei GPM della Coppa Italia delle Regioni
Filippo Agostinacchio, Biesse-Carrera-Premac, Trofeo dell'Appennino, Coppa Italia delle Regioni
Dopo il Giro dell’Appennino il valdostano ha indossato la maglia verde dei GPM della Coppa Italia delle Regioni
In tutto questo tu come stai, come vivi questi mesi?

Mi sembra di essere in una doppia vita: in bici sono una persona, nella vita di tutti i giorni mi sento un altro. Ogni tanto, quando sono a casa cado nello sconforto di questa poca chiarezza sul mio futuro. Continuo a interrogarmi su cosa posso fare. Per fortuna una volta che sono in gara riesco a isolarmi e fare quello che mi riesce meglio. 

Un’attesa piuttosto lunga, ancora nessun segnale dalle EF?

No, ancora nulla. In teoria dovrei fare uno stage con loro questa estate, vedremo cosa succede. Io sono convinto che il professionismo sia anche uno stile di vita, un modo di porsi nei confronti del ciclismo. Io sto facendo tutto al meglio, mettendoci il massimo ogni volta. 

Filippo Agostinacchio, Biesse-Carrera-Premac (Foto Camilla Santaromita)
Agostinacchio ora ha nel mirino i campionati italiani, strada e gravel, con in mezzo altre due gare (Foto Camilla Santaromita)
Filippo Agostinacchio, Biesse-Carrera-Premac (Foto Camilla Santaromita)
Agostinacchio ora ha nel mirino i campionati italiani, strada e gravel, con in mezzo altre due gare (Foto Camilla Santaromita)
Intanto che stagione è quella con la Biesse?

Nelle gare nazionali più complicata che in quelle internazionali, spesso nelle prime vengo marcato stretto in gruppo ed è difficile correre in maniera lineare. Mentre negli impegni internazionali il livello più alto permette di avere una corsa lineare e di provare ad emergere con maggiore forza.

I prossimi impegni?

Ora correrò il campionato italiano, il Trofeo Città di Brescia, Medio-Brenta e il campionato italiano gravel. L’obiettivo sarebbe di trovare finalmente una vittoria.

Sparfel è pronto per esordire, pensando a quei 19”

Sparfel pronto per la strada, ma i 19” di Hulst bruciano ancora

01.03.2026
6 min
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Ci vorrà ancora qualche giorno per rivedere Aubin Sparfel (in apertura, foto Jolypics) in gara, per assistere al suo esordio su strada. Probabilmente alla Parigi-Roubaix per U23 del 12 aprile e la scelta non è casuale, considerando che parliamo, oltre che di uno stradista, di un ciclocrossista sopraffino, protagonista per tutto l’anno anche se il finale di stagione gli ha regalato lo smacco di un titolo mondiale di categoria sfuggito per soli 19”.

Sparfel in Italia è ben conosciuto, anche perché è da anni che è l’antitesi di Stefano Viezzi: rivali da juniores, con il friulano che lo vide trionfare nella sua Pontchateau agli europei 2023 per restituirgli la pariglia ai mondiali di Tabor. Rivali anche nella categoria superiore dove il ruolino di marcia privilegia il transalpino, anche per qualche colpo di sfortuna di troppo per l’alfiere dell’Alpecin. Ma il diciannovenne di Epinal è anche un ottimo stradista e lo ha già dimostrato lo scorso anno, tanto che non se la sente di dire quale delle due specialità preferisce.

Nel ciclocross Sparfel ha chiuso con 7 vittorie stagionali. Ora si prepara alla stagione su strada nel devo team Decathlon
Nel ciclocross Sparfel ha chiuso con 7 vittorie stagionali. Ora si prepara alla stagione su strada nel devo team Decathlon
Nel ciclocross Sparfel ha chiuso con 7 vittorie stagionali. Ora si prepara alla stagione su strada nel devo team Decathlon
Nel ciclocross Sparfel ha chiuso con 7 vittorie stagionali. Ora si prepara alla stagione su strada nel devo team Decathlon

«Ho sempre praticato entrambe le discipline – racconta dalla sua casa nel dipartimento dei Vosgi – ciclocross in inverno e ciclismo su strada in estate sin dagli inizi. Non mi sento di preferire l’una all’altra, le ritengo completamente complementari».

Qual è stata la vittoria che ti ha dato più soddisfazione e la maggior delusione vissuta nella stagione di ciclocross?

Penso che la mia migliore vittoria di questa stagione sia stata a Flamanville, nella prova di Coppa del mondo battendo Corsus (BEL) e Viezzi, è stata la prima nel circuito, per me ha un valore particolare anche se poi ne sono arrivate altre. La delusione, beh è facile arguirlo, l’esito finale del mondiale di Hulst.

La vittoria di Sparfel a Flamanville, davanti al pubblico amico. Replicherà il successo a Hoogerheide (foto SportPic Agency)
La vittoria di Sparfel a Flamanville, davanti al pubblico amico. Replicherà il successo a Hoogerheide (foto SportPic Agency)
La vittoria di Sparfel a Flamanville, davanti al pubblico amico. Replicherà il successo a Hoogerheide (foto SportPic Agency)
La vittoria di Sparfel a Flamanville, davanti al pubblico amico. Replicherà il successo a Hoogerheide (foto SportPic Agency)
Il mondiale perso per 19” lo vedi in maniera comunque positiva?

Penso di sì, è vero che ho avuto un problema meccanico, ma non è stato poi così grave da influire sull’esito finale. Certamente non sono stato troppo fortunato, ma è stata una gara dura dove ogni aspetto contava. E’ stato un peccato, ma dovevo dimostrare di essere in buona forma e diciamo che mi ha dato una nuova spinta per la stagione su strada.

Ti consideri più un corridore da classiche o da corse a tappe?

Non credo di riuscire ancora a definirmi davvero. Mi piacciono le corse a tappe, ma mi piacciono anche le classiche, quindi scoprirò i miei punti di forza a poco a poco. D’altro canto, ormai è una distinzione che nel ciclismo attuale sta venendo meno: se vai forte, vai forte dappertutto.

Il podio del mondiale vinto dal belga Dockx, un argento dal retrogusto amaro per Sparfel
Il podio del mondiale vinto dal belga Dockx, un argento dal retrogusto amaro per Sparfel
Il podio del mondiale vinto dal belga Dockx, un argento dal retrogusto amaro per Sparfel
Il podio del mondiale vinto dal belga Dockx, un argento dal retrogusto amaro per Sparfel
Hai vinto la classifica a punti al Giro Next Gen, era uno dei tuoi obiettivi l’anno scorso?

Sì, certo. Prima della partenza, pensavo che sarebbe stato fantastico vincere una maglia, competere per un risultato complessivo. Quel trofeo dimostra innanzitutto costanza nelle tappe, quindi penso che sia stata una cosa grandiosa e una grande opportunità. Sono riuscito a essere presente negli sprint intermedi, ma anche negli arrivi di tappa, dove ho ottenuto alcuni piazzamenti nella top 10. Un bilancio positivo, anche se in classifica sono finito a oltre mezz’ora da Ormzel.

In quale disciplina preferisci eccellere e in quale pensi sia più difficile distinguersi tra le due?

Penso di apprezzare il ciclismo su strada tanto quanto il ciclocross. E’ chiaro che il ciclismo su strada è più riconosciuto, a livello internazionale, e dà maggiori opportunità ma trovo che nel ciclocross ci siano più possibilità per farsi notare perché è uno sport più individuale.

Lo scorso anno Sparfel ha colto 4 vittorie in 38 giorni di gara, ultima quella al Tour Alsace (foto Joubert)
Lo scorso anno Sparfel ha colto 4 vittorie in 38 giorni di gara, ultima quella al Tour Alsace (foto Joubert)
Lo scorso anno Sparfel ha colto 4 vittorie in 38 giorni di gara, ultima quella al Tour Alsace (foto Joubert)
Lo scorso anno Sparfel ha colto 4 vittorie in 38 giorni di gara, ultima quella al Tour Alsace (foto Joubert)
Il tuo team, la Decathlon CMA CGM, è favorevole alla doppia attività?

Sì, mi supporta in entrambe le discipline. Questo mi dà molta fiducia per questa fase di crescita, mi sento approvato e seguito lungo tutti i dodici mesi, in una disciplina come nell’altra, oltretutto con uno standard molto alto. Quindi è fantastico per me.

Anche i tuoi fratelli corrono su strada: ti alleni spesso con loro (Louis, più grande di tre anni, è nel Team Marni-N’side, Batiste di 17 anni è al CC Etupes Junior, la giovanissima Anaelle è nell’Entente Cycliste Thaonnaise)?

Sì, tra l’altro anche loro abbinano ciclismo su strada e ciclocross, quindi ho l’opportunità di allenarmi un po’ con loro quando si può, quando sono a casa e abbiamo programmi compatibili. Potersi allenare insieme è sempre molto piacevole, poter condividere quelle emozioni che la bici sempre ti dà.

Da sinistra Batiste, Louis, Anaelle e Aubin, ognuno con la divisa del proprio club. Una famiglia di ciclisti promettenti
Da sinistra Batiste, Louis, Anaelle e Aubin, ognuno con la divisa del proprio club. Una famiglia di ciclisti promettenti
Aubin insieme a Louis e Anaelle. Manca Batiste, quarto componente di una famiglia di ciclisti
Sai che in Italia ci sono purtroppo molti incidenti mortali sulle strade che coinvolgono i ciclisti. Le strade nella tua zona, dove ti alleni, sono abbastanza sicure o molto trafficate?

So di quanti rischi si corrono, in Italia e non solo. Devo dire che nella mia regione non ci sono molte persone sulle strade, quindi è piuttosto bello potersi allenare. Oltretutto si tratta di paesaggi incantevoli e spesso capita di trovare altri ciclisti che si allenano, ma anche gente che gira sulle sue ruote, magari venendo dall’estero.

Quali sono le tue aspettative per la nuova stagione?

Spero di andare forte su strada e confermare quanto fatto l’anno scorso. E’ vero che ho fatto bene nel mio primo anno da under 23 e questo ha alzato notevolmente le aspettative, quindi spero di fare altrettanto e vincere molte gare.

All'ultimo Giro Next Gen, Sparfel ha conquistato la maglia rossa della classifica a punti e vuole ripetersi (foto Marie Vaning)
All’ultimo Giro Next Gen, Sparfel ha conquistato la maglia rossa della classifica a punti e vuole ripetersi (foto Marie Vaning)
All'ultimo Giro Next Gen, Sparfel ha conquistato la maglia rossa della classifica a punti e vuole ripetersi (foto Marie Vaning)
All’ultimo Giro Next Gen, Sparfel ha conquistato la maglia rossa della classifica a punti e vuole ripetersi (foto Marie Vaning)
Filippo Grigolini si unirà alla tua squadra, nella sua parte juniores quest’anno. Tu lo hai visto spesso durante la stagione del ciclocross, che consiglio puoi dargli in vista di questo passaggio così importante?

Penso che si sia già integrato bene nella squadra da quel che ho potuto vedere, quindi non ci sono molti consigli necessari. Credo che si adatterà bene al gruppo e che questo gli permetterà di crescere bene e di essere ancora migliore di quanto non fosse già, da quello che ho visto in questa stagione sui prati. E magari potrà seguire le mie orme anche su strada…

Panighel, Treviso

Panighel, appunti dal mondiale per Treviso 2029

14.02.2026
6 min
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Appunti dal Nord. Anche se sei un organizzatore esperto e di qualità, affinare le tue conoscenze non è mai sbagliato. E Massimo Panighel lo sa bene. Il veneto di Pedali di Marca, qualche settimana fa, ha spiccato il volo per i campionati del mondo di ciclocross in Olanda assieme al suo staff.

Da Treviso a Hulst: nel 2029 saranno Panighel e i suoi a dover allestire l’evento iridato di ciclocross e lo faranno proprio nel trevigiano, a Spresiano presso il Lago Le Bandie, dove tra l’altro dovrebbe essere ultimato il velodromo. Esserci stati e averlo fatto nel tempio del cross ha significato tanto: ha dato dritte e consigli, anche su strade da non prendere.

Panighel, Treviso
Massimo Panighel, a capo di Pedali di Marca, la società organizzatrice dei mondiali di cross di Treviso 2029, in quel di Hulst
Panighel, Treviso
Massimo Panighel, a capo di Pedali di Marca, la società organizzatrice dei mondiali di cross di Treviso 2029, in quel di Hulst
Una trasferta, Massimo, da appassionato ma anche da prossimo organizzatore iridato. Com’è andata?

Principalmente l’abbiamo fatta da organizzatori. Perché per quanta esperienza possiamo avere dal punto di vista della mountain bike e del gravel, questa è una disciplina che può risultare diversa per certi aspetti logistici e organizzativi. E siamo andati dai maestri, probabilmente dai migliori.

Cosa avete visto e vissuto?

Qualcosa che è anche difficile da spiegare in termini di cultura e precisione. Però la cosa che ci siamo portati a casa è che noi non dobbiamo copiare da loro.

Spiegaci meglio…

Loro dietro hanno una cultura della bicicletta che noi non possiamo neppure avvicinare. Camminando per strada il rischio non era farsi investire da un’auto ma da una bici in ciclabile. Ho visto di tutto: gente che va al lavoro, a scuola, in centro, cargobike con due o tre bambini dentro. Impressionante. Oppure il bike sharing: carta di credito, togli la bicicletta dalla rastrelliera e vai. La riconsegni nella rastrelliera, non la lasci dove capita, anche perché sei tracciato. O parcheggi sotterranei come per le auto con canalina laterale per salire e scendere affianco al pedone. Questo solo per dire dell’uso generale della bici.

Panighel, Treviso
L’approccio all’evento è del tutto diverso rispetto all’Italia, ma perché è diversa la cultura ciclistica di certi Paesi
Panighel, Treviso
L’approccio all’evento è del tutto diverso rispetto all’Italia, ma perché è diversa la cultura ciclistica di certi Paesi
E chiaramente tutto questo si riflette sugli eventi, come il mondiale di cross…

Esatto. Il giorno della gara ci sono state migliaia di biciclette. La gente è arrivata in bici fin dal mattino. C’è chi arrivava con autobus e navette, chi a piedi, parcheggiando anche a tre chilometri di distanza. Tutti in fila, tranquilli, diretti al sito gara. Ho visto una tranquillità unica perché sono abituati a questo sistema. Da noi, se fai fare già 200 metri senza arrivare in auto sulla linea del traguardo, diventa un problema. Per questo dico che certe cose non possiamo copiarle.

E poi?

La domenica mattina la gente pagava 50 euro di ingresso, 25 i bambini. Oppure abbonamento da 60 euro per due giorni. Noi abbiamo fatto una stima. C’erano circa 60.000 persone. L’anello misurava 3.500 metri, quindi 7.000 metri sui due lati. Considerando due persone per metro lineare solo in prima fila alle transenne c’erano 14.000 persone, ma dietro c’erano altre due, tre o quattro file. E questo solo a bordo pista.

Panighel, Treviso
Panighel ha fotografato l’evento, ma anche le ampie zone hospitality a bordo pista
Panighel, Treviso
Panighel ha fotografato l’evento, ma anche le ampie zone hospitality a bordo pista
C’erano altre aree?

Sì, poi c’erano le collinette, anche se la zona del mulino era inaccessibile. Dal punto di vista organizzativo sei ponti sull’acqua e sette ponti di attraversamento per bici e pedoni. Ponti veri, con ogni forma. Noi eravamo sempre lì a fare conti per capire costi e gestione degli spazi. Infine le aree hospitality.

Aree? Quindi erano più di una, come di solito avviene in Coppa del mondo?

Sì, erano tre: gold, silver e bronze. Le prime due erano collegate, la terza distaccata. Ognuna era lunga 100 metri e larga 30. Parliamo di 9.000 metri quadrati totali e 3.000 posti a sedere. Ebbene, la domenica non c’era un posto libero. Prezzi: 360 euro per la gold, 225 per la silver e 125 per la bronze. Noi siamo andati come ospiti UCI e per due giorni abbiamo pasteggiato con caviale, champagne, ostriche e aragosta. Non per esaltarsi, ma perché molte persone erano lì soprattutto per l’esperienza. E torno al discorso: non c’era un posto libero.

Panighel, Treviso
Il circuito di Hulst era gremito e alcune aree erano interdette
Panighel, Treviso
Il circuito di Hulst era gremito e alcune aree erano interdette
Vai avanti…

Ho capito il loro ragionamento. Un mondiale di ciclocross è un grande evento che porta economia sul territorio e chi è presente dà una mano. Industriali, appassionati e imprenditori vanno lì perché c’è l’evento. Probabilmente anche per distinguersi tra chi sostiene il territorio. E non erano tutti stretti appassionati. Me ne sono accorto perché mentre di fuori Van de Poel o Brand sfrecciavano in pista, loro continuavano a mangiare e a parlare tranquillamente. Non seguivano la corsa. Ma erano lì… In Italia questo modello è molto difficile da replicare, per questo ho detto ai miei ragazzi che non dobbiamo copiarli sotto questo aspetto.

E cosa invece si può fare?

Possiamo offrire un bell’evento e chiedere un biglietto, magari sui 25 euro, puntando sulla nostra abilità organizzativa. Peter van de Abbele dell’UCI è tranquillo con noi perché siamo Italia. Ad Hulst l’area atleti era distante un chilometro e mezzo dal via e prendevano freddo. Non c’era area expo, né peculiarità del territorio. Se noi italiani mettiamo in piazza già solo prosecco, radicchio rosso, asparagi, soppressa, formaggi e altre eccellenze conquistiamo tutti. Mi focalizzerò su questo.

Il percorso dei prossimi mondiali?

Quest’anno in Olanda, il prossimo in Belgio, poi ancora Olanda e nel 2029 a Treviso. Siamo incastrati con la patria del cross e dobbiamo fare promozione. Il volo Charleroi-Treviso dura un’ora e venti: i tifosi locali saranno incentivati a raggiungerci.

Panighel, Treviso
Panighel e i suoi al tavolo riservato agli organizzatori UCI. Un brindisi di buon auspicio
Panighel, Treviso
Panighel e i suoi al tavolo riservato agli organizzatori UCI. Un brindisi di buon auspicio
Dal punto di vista tecnico hai preso spunti per il percorso?

Il percorso è pronto e avrà la sua tipicità.

Intendevamo appunti più sugli aspetti logistici, come i ponti di attraversamento per dire…

Il nostro progetto confida molto nella costruzione del velodromo. Se nel 2029 sarà pronto il nuovo Velodromo delle Bandie lì dentro faremo tutto: area expo, meeting, conferenze, presentazioni, sala stampa, spogliatoi, cena di gala. Ed è qualcosa che loro non hanno.

Hai accennato al percorso di Treviso 2029…

L’ha già visto Pontoni ed è molto contento. Riprende qualcosa del mondiale 2008. Sarà raccolto e molto televisivo. Il pubblico potrà spostarsi facilmente. Ad Hulst tra due punti c’erano oltre due chilometri, problematico per gli spettatori. Da noi invece due aree, destra e sinistra: completata una, ci si sposta nell’altra e si potranno vedere più passaggi per giro.

Panighel, Treviso
Il circuito di Le Bandie ha ospitato i mondiali di ciclocross già nel 2008. Panighel assicura grande spettacolo anche per il 2029
Panighel, Treviso
Il circuito di Le Bandie ha ospitato i mondiali di ciclocross già nel 2008. Panighel assicura grande spettacolo anche per il 2029
Tra i souvenir anche la foto con Mathieu Van Der Poel…

Stavamo rientrando al centro stampa e ho visto tanti ragazzini festanti. A quel punto ho capito e ho detto ai miei: “Adesso facciamo una foto importante». Ed ecco che esce Van Der Poel. Oltre alla foto gli ho detto che ci saremmo visti nel 2029 a Treviso, al netto del suo possibile ritiro dal cross.

E lui?

La strada è lunga fino al 2029. Da appassionato sarei quasi felice se non corresse perché domina e uccide le gare, ma allo stesso tempo sarebbe splendido perché richiama pubblico. Ad Hulst però è stato bello vedere Nys, Del Grosso e Fontana lottare per il podio.

EDITORIALE / Gare di campionato, chi merita di correre?

09.02.2026
4 min
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Tutto e il contrario di tutto. Nel giro di pochi giorni abbiamo letto gli intenti di alcune grandi squadre juniores, secondo cui al campionato italiano di categoria dovrebbero partecipare soltanto gli atleti potenzialmente in grado di ottenere risultato. Pochi giorni dopo sono esplose invece le polemiche per le convocazioni ai mondiali di ciclocross. Il commissario tecnico Pontoni ha portato solo gli atleti che, a suo giudizio, sarebbero stati in grado di fare risultato ed è scoppiato il pandemonio. Non si può dire che Pontoni abbia sbagliato le scelte: i risultati sono venuti e senza un paio di episodi sfortunati, sarebbero stati ben più eclatanti.

Il punto però è capire quale sia la giusta valutazione. Se nella gara titolata debba correre soltanto chi è in grado di fare il risultato, con buona pace degli esclusi, o se partecipare anche soltanto per fare esperienza, concorra a comporre il bagaglio tecnico e psicologico dell’atleta. Sembra una domanda banale, in realtà non lo è, perché alla radice di tutto c’è la stessa Federazione ciclistica che non riesce a far passare un pensiero unico su questo argomento.

Per Viezzi un mondiale da dimenticare, finito con una squalifica
Soltanto Viezzi al campionato del mondo U23 per l’Italia e la sua squalifica ha tolto le maglie azzurre dalla gara
Per Viezzi un mondiale da dimenticare, finito con una squalifica
Soltanto Viezzi al campionato del mondo U23 per l’Italia e la sua squalifica ha tolto le maglie azzurre dalla gara

Medaglie senza orizzonte?

E’ chiaro che tutto dipenda dall’interesse delle parti coinvolte. Saremmo davvero curiosi di scoprire che cosa avrebbero detto quelle stesse squadre juniores se a un campionato del mondo su strada il commissario tecnico Salvoldi avesse portato appena un corridore, dichiarandolo il solo in grado di fare risultato. Probabilmente sarebbero insorte (giustamente), contraddicendo però il teorema enunciato per il campionato italiano. Nulla o poco invece hanno detto quando la FCI ha spiegato che avrebbe portato soltanto tre juniores al campionato del mondo di Kigali, spiegando la difficoltà economica della spedizione. La trasparenza paga sempre.

Per questo, la partecipazione ai mondiali con un atleta elite uomo e una donna, un solo U23 uomo e una donna, e 4 juniores uomini e altrettante donne, raccontata come semplice scelta tecnica, fa pensare che qualcosa non torni.

Si capisce da una parte che la nazionale di cross stia investendo sui giovani, cercando di portare avanti una nouvelle vague che ci permetta nel giro di due o tre anni di vincere altre medaglie. Qual è tuttavia l’orizzonte di queste medaglie? Perché un atleta dovrebbe investire nel cross, opponendosi alle resistenze del team, sapendo già che diventando grande rischia di non essere più convocato per il campionato del mondo?

Gara juniores 2025, gruppo, strada
Al campionato italiano juniores merita di andare il numero più alto di atleti: solo così si può fare esperienza
Gara juniores 2025, gruppo, strada
Al campionato italiano juniores merita di andare il numero più alto di atleti: solo così si può fare esperienza

Gli obblighi di una Federazione

Rispondendo su Tuttobiciweb agli appunti di Alessandro Guerciotti, il Presidente federale Dagnoni ha ribadito come le convocazioni di Pontoni non siano state dettate da ristrettezze di budget, ma da una precisa scelta tecnica. E’ evidente che ben pochi fra gli esclusi avrebbero potuto cogliere medaglie nelle gare di Hulst, però è altrettanto vero che la Federazione ciclistica italiana ha un prestigio da difendere e degli obblighi morali verso le società che danno spessore al movimento e presentarsi a un campionato del mondo di specialità con un solo atleta per categoria non le rende certo onore.

Noi siamo dell’avviso che corridori come Filippo Agostinacchio, Bertolini, Scappini, Cafueri e Bramati, Borello e Gariboldi avrebbero meritato la convocazione. Non perché potessero vincere o salire sul podio, ma perché ciascuno per la sua parte avrebbe potuto accumulare esperienze e dare un senso all’investimento sulla specialità. E per rispetto verso le società che nel cross hanno scelto di investire, anche organizzando gare utili all’attività federale.

Podio campionato italiano ciclocross donne elite 2026, Brugherio: Sara Casasola, Rebecca Gariboldi e Carlotta Borrello (foto Giorgio De Negri)
Tricolore di Brugherio, organizzato da Guerciotti: prima Casasola, davanti a Gariboldi e Borrello. A Hulst è andata solo la friulana (foto Giorgio De Negri)
Podio campionato italiano ciclocross donne elite 2026, Brugherio: Sara Casasola, Rebecca Gariboldi e Carlotta Borrello (foto Giorgio De Negri)
Tricolore di Brugherio, organizzato da Guerciotti: prima Casasola, davanti a Gariboldi e Borrello. A Hulst è andata solo la friulana (foto Giorgio De Negri)

La morale della favola

Siamo altrettanto convinti, per quanto riguarda i giovani, che la partecipazione e il successo in gare titolate si costruiscano partecipandovi. Puoi consolidare la prestazione correndo altrove e facendo ogni genere di test, ma l’impatto psicologico non puoi simularlo.

Proprio questa per noi è la morale della favola. Non ha senso limitare la partecipazione alle gare titolate nascondendosi dietro la possibilità di fare il risultato: sia parlando del campionato italiano juniores su strada (in cui pagano le società), sia al campionato del mondo di cross (in cui paga la Federazione). A meno che la necessità di contingentare il numero dei convocati non nasca da esigenze diverse, di cui però si preferisce non parlare.

Spadoni a Benidorm è stato a ruota di Van der Poel durante la prova percorso del cross (foto Elisabetta Gambino)

Gabriele e Marco in scia a Van der Poel: una curiosa storia del cross

06.02.2026
6 min
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CASTELL’ARQUATO – Velleità di trovare un qualunque contratto nel ciclismo non ce sono. Ambizioni di riprovare ad essere corridori a 26 anni nemmeno. La voglia di provare un’esperienza unica invece sì. Nell’ultra moderno e quasi inavvicinabile ciclismo su strada, quella che stiamo per raccontare è una storia che solo il cross sa regalare e può permetterti di vivere anche in gare di Coppa del mondo (in apertura Benidorm foto Elisabetta Gambino).

Da una parte i big del settore trainati da sua maestà Mathieu Van der Poel, fresco del suo ottavo titolo mondiale e di tutti i record riscritti. Dall’altra Gabriele Spadoni e Marco Marzani, due ragazzi emiliani con bei trascorsi nelle categorie giovanili fino agli U23 che, pur avendo mantenuto il cartellino da atleta, nella vita di tutti giorni lavorano come la gente comune. La bici è qualcosa più di una passione, ma per loro pedalare è rimasta un’attività primaria solo per divertirsi e non più per fare carriera. Tuttavia, sfruttando una buona condizione atletica e i regolamenti internazionali del ciclocross, sono riusciti a realizzare il proprio sogno.

Lo straripante pubblico di Mol che ha fatto respirare un'atmosfera unica sia a Marzani che a Spadoni
Lo straripante pubblico del cross a Mol che ha fatto respirare un’atmosfera unica sia a Marzani che a Spadoni
Lo straripante pubblico di Mol che ha fatto respirare un'atmosfera unica sia a Marzani che a Spadoni
Lo straripante pubblico del cross a Mol che ha fatto respirare un’atmosfera unica sia a Marzani che a Spadoni

In mezzo ai titani

Dicevamo che il cross consente ancora di immergersi in avventure curiose. Spadoni e Marzani sono tesserati con la formazione piacentina Cicli Manini di Castell’Arquato e nell’intensa stagione invernale hanno disputato tre gare internazionali in mezzo agli squadroni della categoria.

«Abbiamo corso – spiega Marzani – a Mol, Gullegem e Benidorm, tutte in gennaio. Eravamo stati l’anno scorso a Besançon, ma in Belgio ci siamo accorti subito di un’altra atmosfera, davvero pazzesca. L’organizzazione è incredibile. Noi non siamo nessuno, corriamo per una squadra piccola, fatta di poche persone, però ci avevano assegnato la piazzola a pochi metri dalla Visma | Lease a Bike. Appena abbiamo parcheggiato il nostro camper accanto al loro bus, sono subito venuti ragazzi e bimbi con genitori a chiederci cartoline. Siamo rimasti spiazzati perché non le abbiamo e non abbiamo potuto accontentarli. Di sicuro le faremo per l’anno prossimo.

Il Cicli Manini è una piccola società di Castell'Arquato affiliata alla FCI. A Mol avevano il camper accanto al bus della Visma | Lease a Bike
Il Cicli Manini è una piccola società di Castell’Arquato affiliata alla FCI. A Mol avevano il camper accanto al bus della Visma | Lease a Bike
Il Cicli Manini è una piccola società di Castell'Arquato affiliata alla FCI. A Mol avevano il camper accanto al bus della Visma | Lease a Bike
Il Cicli Manini è una piccola società di Castell’Arquato affiliata alla FCI. A Mol avevano il camper accanto al bus della Visma | Lease a Bike

«Nonostante tutto – va avanti – hanno voluto fare le foto con Gabriele e me e chiedendoci gli autografi addirittura anche sui loro zaini. A Mol, mentre ci stavamo riscaldando durante la gara femminile, ha cominciato a nevicare. Abbiamo ritardato la partenza perché era entrato il trattore a spazzare la neve. Cose mai viste o impensabili da noi. E considerate che c’erano circa tredicimila persone.

«Anche a Gullegem e Benidorm – sottolinea ancora Marzani – abbiamo vissuto belle emozioni. In Spagna, essendo una prova di Coppa del Mondo, non avevamo la zona privilegiata con gli altri team. In quel caso avevamo due auto a noleggio e le abbiamo parcheggiate in mezzo al pubblico. E lì ci siamo riscaldati con le persone che ci chiedevano informazioni e sensazioni. E ripeto, noi non siamo corridori famosi, però ci hanno fatto sentire importanti».

A ruota del migliore

Il cuore pulsa, i battiti fanno impazzire il cardiofrequenzimetro ancor prima che la bandierina del via venga abbassata. Paradossalmente la gara rimette tutto a posto, ma sono i momenti precedenti che diventano unici. Per Spadoni è stato esattamente così, per merito dei suoi idoli.

«Adoro il ciclocross – racconta – e fenomeni come Thibau Nys, cui mi ispiro per saltare gli ostacoli con la bici. E’ un talento e soprattutto una persona normale. A Benidorm però ho toccato il cielo con un dito. Durante la prova del percorso, mi sono trovato dietro Van der Poel, che per me è un dio assoluto.

«Gli ho chiesto se potevo stare alla sua ruota. Mentre mi rispondeva di sì ha notato che pedalavo su una Stevens camouflage e mi ha detto che con quella bici ci aveva vinto un mondiale. Ho ribattuto che l’avevo presa proprio per quel motivo perché sono un suo grande tifoso. Ha sorriso, mi ha ringraziato e mi ha detto di provare a seguire le sue linee nei punti più critici».

A Benidorm durante i giri di prova, Spadoni ha ricevuto gli incitamenti indirizzati a Van der Poel (foto Elisabetta Gambino)
Durante i giri di prova del cross di Benidorm, Spadoni ha ricevuto gli incitamenti indirizzati a Van der Poel (foto Elisabetta Gambino)
A Benidorm durante i giri di prova, Spadoni ha ricevuto gli incitamenti indirizzati a Van der Poel (foto Elisabetta Gambino)
Durante i giri di prova del cross di Benidorm, Spadoni ha ricevuto gli incitamenti indirizzati a Van der Poel (foto Elisabetta Gambino)

«Sono io – prosegue Spadoni con grande trasporto – che devo ringraziarlo perché è stato disponibile e sereno con me. Stando alla sua ruota mi sono preso anch’io gli incitamenti che il pubblico rivolgeva a lui. Tant’è che alcuni fotografi mi hanno scritto sui social per dirmi che avevano delle foto di me con lui. Quando al lunedì sono rientrato in ufficio, mi venivano i brividi a ripensarci. Anche i colleghi di lavoro hanno capito il mio stato d’animo».

Lavoro, famiglia e passione

Quante volte abbiamo sentito parlare dell’eventuale “piano B” da tenere pronto? L’ultima atleta con cui ne abbiamo discusso è stata Laura Tomasi dopo la sua laurea. L’alternativa alla carriera ciclistica i due ragazzi emiliani l’hanno trovata senza grandi problemi.

«Nel 2023 – ci dice Marzani, classe 2000 di Carpaneto Piacentino – mi sono laureato in Scienze Motorie, conseguendo poi un master in posturologia sportiva. Da allora lavoro come personal trainer in una palestra vicino a casa e nel frattempo ho fatto un corso del CONI come massaggiatore.

«Alla bici dedico 15 ore a settimana, il minimo necessario per tenermi in forma e preparare qualche gara di gravel, Mtb o cross. In Belgio e Spagna abbiamo vissuto un’esperienza da un punto di vista privilegiato con grandi campioni, senza nessun altro fine. Se me lo avessero detto dieci anni fa non ci avrei mai creduto».

«Io invece – conclude il coetaneo Spadoni, reggiano di Scandiano – sono laureato in Ingegneria Gestionale e lavoro per una società che fa consulenza ingegneristica ad altre aziende. Quando non sono in ufficio, sono in trasferta e faccio solo una giornata in smart working, nella quale sfrutto la pausa pranzo per andare in bici. Trovare il tempo di allenarmi non è semplice, tenendo conto che ho anche una bimba di 4 anni ed un’altra che arriverà ad inizio marzo.

«Ho fatto il primo anno da U23 nel 2019 poi ho smesso per laurearmi. Ero già pronto per il dopo ciclismo. Sono ripartito da zero due anni fa, mettendo da parte l’orgoglio perché la bici è la mia passione, senza l’intenzione di tornare a correre come facevo prima. Non sono pentito, rifarei lo stesso percorso che mi ha portato a coronare un sogno ad occhi aperti».

mondiali ciclocross Hulst 2026

Ciclocross, punti in sospeso fra Guerciotti e la FCI

05.02.2026
6 min
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Le convocazioni messe in atto dal cittì Daniele Pontoni in vista del campionato del mondo di ciclocross, che si è disputato lo scorso fine settimana a Hulst in Olanda, hanno fatto discutere. Dodici gli atleti convocati per rappresentare l’Italia nelle sette gare previste: le tre di categoria, divise per donne e uomini e il team relay del venerdì. Il bilancio e i risultati, condizionati dalla sfortuna e da episodi, sono stati soddisfacenti. Il cittì Pontoni si è detto soddisfatto di quanto raccolto e dell’operato dei suoi atleti. 

Tuttavia le polemiche non sono mancate, prima e dopo la campagna iridata. Anche Alessandro Guerciotti, team manager del team Fas Airport Service-Guerciotti-Premac ha espresso il proprio pensiero in un comunicato stampa pubblicato in data 3 febbraio. 

Il presidente Dagnoni ha successivamente offerto a Tuttobiciweb una risposta alla lettera di intenti di Guerciotti, respingendone le argomentazioni. Non è vero, ha detto in sintesi, che le convocazioni per i mondiali di ciclosross siano state limitate per motivi di budget. Ed ha aggiunto una stoccata (probabilmente fuori tempo massimo) al team milanese, con chiaro riferimento a quanto accaduto agli europei di Middelkerke. Avendo letto nelle parole di Alessandro Guerciotti qualcosa più di un’accusa, siamo tornati da lui per approfondire il discorso.

Il mondiale azzurro si è aperto con l'argento nel team relay
Il mondiale azzurro di ciclocross si è aperto con l’argento nel team relay
Il mondiale azzurro si è aperto con l'argento nel team relay
Il mondiale azzurro di ciclocross si è aperto con l’argento nel team relay

Il valore della maglia azzurra

Alessandro Guerciotti ha sollevato più di qualche perplessità rivolgendo la propria attenzione sulle differenze di investimenti fatti dai team e dalla Federazione per quanto riguarda il movimento del ciclocross.

«Il campionato del mondo di ciclocross rappresenta il vertice – ci ha detto Alessandro Guerciotti, interpellato per un approfondimento – dell’attività stagionale. I team lavorano tutto l’anno con l’obiettivo di vedere i propri atleti selezionati e vestire la maglia azzurra. Quello che, a mio parere, è emerso dall’ultimo mondiale di ciclocross è una evidente perdita di valore di quest’ultima. Se nemmeno al termine di un cammino, e di una stagione, importante certi atleti riescono a vestire la maglia della nazionale penso ci sia un problema».

ciclocross
Otto dei dodici convocati azzurri per i mondiali di ciclocross erano della categoria juniores, divisi equamente tra donne e uomini
ciclocross
Otto dei dodici convocati azzurri per i mondiali di ciclocross erano della categoria juniores, divisi equamente tra donne e uomini
Quale?

Partiamo da un esempio che abbiamo in casa, ma il mio discorso vale per tutti i team che fanno attività, con l’esclusione di Lucia Bramati. Un’atleta che è al suo primo anno da elite ha fatto e sta facendo un cammino importante. 

La parola va al cittì, che compone la lista dei convocati…

Quello che ci tengo a sottolineare, e che non è stato capito a mio avviso, riguarda proprio questo punto. Non stiamo contestando le convocazioni in quanto a meritocrazia, ai mondiali di ciclocross il cittì Pontoni ha portato i migliori corridori italiani. 

Lucia Bramati, Namur, FAS Airport Service-Guerciotti-Premac, Namur 2025 (Photopress.be)
Tra gli esclusi Lucia Bramati, che arriva da una prima stagione tra le elite di buon livello (Photopress.be)
Lucia Bramati, Namur, FAS Airport Service-Guerciotti-Premac, Namur 2025 (Photopress.be)
Tra gli esclusi Lucia Bramati, che arriva da una prima stagione tra le elite di buon livello (Photopress.be)
Quale sarebbe il punto?

Alcuni atleti, comunque meritevoli, si sono visti precludere un’esperienza importante come quella di un mondiale di ciclocross. Si tratta di un tassello fondamentale al fine di creare un movimento solido e ben radicato. 

Non può essere solo una questione di risultati, come sottolineato anche nella sua risposta dal presidente Cordiano Dagnoni?

Assolutamente. Viene contestato il fatto che chi è rimasto a casa non avrebbe potuto fare di meglio. Vero, ma non ci si può basare solo sul risultato. Filippo Fontana, che ha conquistato un bellissimo quinto posto, non era alla sua prima esperienza iridata. Al mondiale ha esordito quando era al primo anno elite nel 2023, con un 28° posto, da lì è stato tutto un crescendo. 

Agostinacchio ha perso terreno per un errore in partenza, poi ha rimontato con caparbietà (foto A. Di Donato)
Filippo Agostinacchio, al primo anno elite avrebbe meritato la convocazione al mondiale secondo Guerciotti, sarebbe un attestato di fiducia (foto A. Di Donato)
Agostinacchio ha perso terreno per un errore in partenza, poi ha rimontato con caparbietà (foto A. Di Donato)
Filippo Agostinacchio, al primo anno elite avrebbe meritato la convocazione al mondiale secondo Guerciotti, sarebbe un attestato di fiducia (foto A. Di Donato)
Si tratta di un cammino fatti di piccoli passi…

Allora perché non dare la stessa possibilità a Filippo Agostinacchio che è al primo anno elite? E che lo scorso anno aveva conquistato un secondo posto all’europeo under 23. Poi ci lamentiamo se le squadre chiudono o non fanno più ciclocross.

La Federazione ha dato un supporto ai team, portando gli juniores a correre in Coppa del Mondo…

Assolutamente, e da parte nostra c’è sempre stato un dialogo per permettere ai ragazzi di arrivare nelle condizioni migliori. Tanto che il nostro team ha vinto la Coppa del Mondo juniores con Patrik Pezzo Rosola ed è arrivato secondo in quella femminile con Giorgia Pellizotti.

Il podio finale di Coppa con Pezzo Rosola con la maglia di vincitore e Grigolini terzo (foto UCI)
La collaborazione tra i team e la Federazione è già attiva, soprattutto tra gli juniores, Pezzo Rosola ha vinto la Coppa del Mondo di categoria in maglia azzurra (foto UCI)
Il podio finale di Coppa con Pezzo Rosola con la maglia di vincitore e Grigolini terzo (foto UCI)
La collaborazione tra i team e la Federazione è già attiva, soprattutto tra gli juniores, Pezzo Rosola ha vinto la Coppa del Mondo di categoria in maglia azzurra (foto UCI)
Qual è il punto?

Manca continuità nelle categorie superiori. Portare un solo atleta per le categorie under 23 ed elite, sia tra gli uomini che tra le donne, non fa pensare a un progetto a lungo termine. La sensazione è che si siano fatti degli investimenti nell’immediato per vincere, visti i talenti che ci sono tra gli juniores. Ma si deve investire anche nelle altre categorie, per dare la sensazione di continuità e di credere nel ciclocross. 

Il discorso esce quindi dall’ambito Guerciotti? 

Assolutamente. Pensate a una squadra come l’Ale Colnago, che avrebbe meritato di vedere convocata un’atleta come Rebecca Gariboldi. Oppure al Team Cingolani che sono anni che fa attività ad alto livello in campo internazionale. Perché determinati sponsor dovrebbero continuare a spendere e investire se poi il movimento non va avanti?

Samuele Scappini, ciclocross (foto Instagram)
L’assenza di Mattia Agostinacchio tra gli U23, per il quale si era comunque preventivato un posto, si sarebbe potuto convocare Scappini? (foto Instagram)
Samuele Scappini, ciclocross (foto Instagram)
L’assenza di Mattia Agostinacchio tra gli U23, per il quale si era comunque preventivato un posto, si sarebbe potuto convocare Scappini? (foto Instagram)
Altro esempio, tra gli under 23 perso Mattia Agostinacchio si sarebbe potuto portare Scappini

Lui è un esempio di continuità e alto rendimento. Sono anni che è uno dei migliori in Italia, a gennaio aveva anche conquistato un secondo posto al campionato italiano dietro Viezzi. Perché non dargli questa occasione? Poi non ci si deve sorprendere se dovesse decidere di fare solo strada e rinunciare al cross in inverno. 

Serve maggior dialogo con la Federazione?

Sarebbe importante estendere il lavoro fatto a livello juniores anche alle altre categorie. Vorrei fa passare il concetto che questa non è una polemica, ma un discorso che vuole essere costruttivo. Sarebbe utile sedersi tutti intorno a un tavolo, team e Federazione, per capire in che direzione muoversi. Il lavoro coinvolge tutti e l’interesse deve essere comune.

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Ciclocross, come la FCI scopre e sviluppa i talenti: parola a Decet

02.02.2026
5 min
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Nel ciclocross, al netto del fatto che non abbiamo nomi come Olanda o Belgio tra gli Elite (ma poi, chi li ha davvero?), siamo una delle Nazioni più vive e vispe, soprattutto nel settore giovanile. I nostri ragazzi e le nostre ragazze non solo vanno forte, ma sono anche in buon numero.

Di certo, stavolta, in modo più che positivo c’è lo zampino della Federciclismo e di Daniele Pontoni, commissario tecnico. Ma non solo: c’è uno staff che lavora in modo capillare. Per capire come funziona questo lavoro di reperimento e valorizzazione, ne parliamo con Marco Decet, del team performance della FCI. Decet era appena rientrato dalla trasferta iridata di Hulst, che ha visto Grigolini conquistare l’argento.

Marco Decet è un preparatore della Fci, lavora a stretto contatto col gruppo del ciclocross
Marco Decet è un preparatore della Fci, lavora a stretto contatto col gruppo del ciclocross
Il nostro settore giovanile ha visto un certo ricambio, Marco. Ebbene, la Federazione come recluta i ragazzi e come li monitora? In poche parole: qual è il lavoro che state facendo?

Soprattutto sull’approccio e sul reperimento dei ragazzi c’è un grandissimo aiuto da parte di Pontoni. Daniele ha un occhio da tecnico impressionante, una visione molto ampia ed è sempre presente sui campi gara. Una parte dello scouting nasce proprio da lì: dall’osservazione diretta e dalla selezione basata sia sulle classifiche sia su ciò che si vede dal vivo in gara.

Ma poi c’è la parte di campionamento…

Esatto, e devo dire che sta funzionando bene. Con il campionamento si effettuano tutte le batterie valutative, quindi i classici test che facciamo a Montichiari e Perugia. Più che con una funzione prescrittiva, la nostra visione è quella di avere una fetta dei papabili e capire qualitativamente quali componenti fisiologiche possano incidere in futuro sulla prestazione. Ormai sono tre anni che, grazie al lavoro con Pontoni, stiamo creando un database specifico per questi atleti, prendendoli già dalla categoria allievi e seguendoli fino agli under 23. Abbiamo quindi una base numerica importante su cui lavorare, con anche riferimenti qualitativi solidi.

Cosa intendi per riferimenti di qualità?

Che se dobbiamo ragionare su valori come quelli di Grigolini, Agostinacchio o Viezzi, abbiamo parametri importanti sui quali sappiamo di poter competere a livello mondiale.

I test sui rulli vengono effettuati in batteria
I test sui rulli vengono effettuati in batteria
Quali sono le cose che valutate? Immaginiamo non sia solo un test di potenza, soprattutto se è un allievo che due anni dopo è tutt’altra persona. Come si fa a capirne le potenzialità?

Il numero del campione è elevato, quindi ci affidiamo alla misurazione della potenza per determinare i fattori della performance. Valutiamo l’intensità sui 5 minuti, la curva di sprint, la ripetibilità delle intensità in zona di soglia anaerobico-lattacida, parametri determinanti per i ciclocrossisti. Avendo tanti atleti, dobbiamo essere al tempo stesso positivi e critici nel trovare le limitazioni. Fare tanti test richiede tempo, quindi l’obiettivo è essere il più efficienti possibile.

Come vengono effettuati i test?

Ogni batteria esegue i test sui rulli. Andiamo a ricercare i fattori che ci interessano davvero: intensità incrementali, ripetibilità delle prestazioni, decadimento della slope negli sprint.

Marco, quando parli di campionatura e di grandi numeri, di che cifre parliamo?

Quando partiamo con le batterie del gruppo cross di Daniele, parliamo di circa 40-50 atleti per sessione. Considerando uomini e donne, dagli allievi agli under 23, anche se tendenzialmente la maggior parte sono allievi e juniores. Per gli Under 23, in genere, la scrematura è già stata fatta.

Pontoni è sempre molto presente sul campo delle gare di ciclocross (e gravel)
Pontoni è sempre molto presente sul campo delle gare di ciclocross (e gravel)
Anche perché i ragazzi più giovani sono in continua evoluzione…

Esatto. Il fattore interessante è che lavorando con tanti numeri, con ripetibilità dei test e degli atleti, si vedono crescite molto interessanti. Avere la gestione diretta del gruppo mi ha permesso di creare banche dati importanti, con deviazioni standard e altri indicatori che aiutano a comprendere il processo e l’andamento generale. La cosa positiva è che i parametri individuati nei test li stiamo riscontrando anche sul campo.

Una volta testati i ragazzi più interessanti, come funziona? Date voi un programma o parlate con le società?

Nel concreto, come Federazione possiamo dare un contributo. Ogni società collabora con la Federazione attraverso un canale comunicativo: io posso fornire informazioni sui parametri individuali degli atleti testati. Quest’anno, ad esempio, abbiamo presentato a inizio stagione una linea guida comune, condivisa con tutte le società e con tutti i ragazzi convocabili. Un protocollo di allenamento in funzione dell’intera stagione, con macrocicli da rispettare, così da arrivare in forma negli appuntamenti che per noi sono più importanti.

Sulla sabbia la Azzetti ha potuto far emergere tutta la sua abilità tecnica, recuperando posizioni
Un grande lavoro, la FCI e i ragazzi lo fanno anche sulla tecnica
Sulla sabbia la Azzetti ha potuto far emergere tutta la sua abilità tecnica, recuperando posizioni
Un grande lavoro, la FCI e i ragazzi lo fanno anche sulla tecnica
Parli spesso di gruppo, Marco…

E’ fondamentale. Anche nell’ultima trasferta iridata si è visto quanto l’affiatamento sia importante. Avere atleti in forma insieme ci permette di lavorare in un contesto ottimale e di massimizzare i risultati. Penso ai ritiri in Spagna e alle ultime gare di stagione: il lavoro di gruppo è emerso chiaramente.

Un’ultima domanda. Pontoni ha un occhio particolare sul campo. Diego Bragato in una conferenza stampa sui giovani ha detto che non si guarda solo ai numeri, ma alle potenzialità. Come si sviluppa questa sensibilità?

Non è facile, ed è anche il bello del cross, dove niente è mai scritto. Ci sono mille variabili: fortuna, tecnica di guida, gestione della gara, pressione… Pontoni ha un’esperienza unica e riesce a interpretare tutto questo con grande lucidità. Ma è fondamentale anche creare il contesto: una “bolla” di benessere per i ragazzi. Costruire una squadra che si senta squadra. I numeri contano, ma senza la testa e senza sentirsi a proprio agio non si è mai davvero performanti. Se hai i watt ma non l’equilibrio mentale, non rendi. Mettere questi valori in un contesto sano e funzionale è ciò che permette a questi ragazzi di crescere anno dopo anno, restando un gruppo sempre più forte e competitivo.

Campionati del mondo ciclocross, uomini elite, 2026, Mathieu Van der Poel

Van der Poel nella storia: 8° mondiale, come lui nessuno mai

01.02.2026
4 min
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Selvaggio, potente e cattivo come Cristiano Ronaldo dopo i suoi goal. Per questo Matieu Van der Poel ha esultato a quel modo, ruggendo dopo il traguardo come un vero leone davanti ai 40 mila del circuito di Hulst. A 31 anni, l’olandese ha conquistato l’ottavo titolo mondiale di ciclocross, categoria uomini elite. Il primo nel 2015, poi 2019, 2020, 2021, 2023, 2024 e 2025.

Prima del via, è parso straordinariamente rilassato e forse anche per questo la sua partenza non è stata impeccabile. Mathieu non ha agganciato benissimo il pedale e così ha visto partire davanti il compagno Del Grosso, che ha guidato il gruppo per metà del primo giro. Alle sue spalle, Van der Poel e Nys si sono staccati dal resto del gruppo, così che dopo dieci minuti di gara, il mondiale era già chiuso.

Il resto è il tredicesimo capitolo di una storia già vista quest’anno. Van der Poel fa il vuoto con mezzo giro di una cattiveria impossibile per gli altri. Scala i muri restando in sella. Pennella le traiettorie in discesa. E solo sulle tavole degli ostacoli alti 40 centimetri, scende dalla bici e non rischia nulla.

Con il vantaggio di 45 secondi a tre giri dalla fine, alle sue spalle Del Grosso e Nys danno vita al loro personalissimo duello, condito di fango, pioggia e stima reciproca. Ma il giovane belga ha dato tutto per tenere il ritmo del vincitore e come l’anno scorso deve rassegnarsi al bronzo, sancito dalla stretta di mano con il rivale di tante battaglie.

Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto
Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto
Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto
Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto

L’ottavo mondiale

«Quando ho iniziato a fare ciclocross – dice Van der Poel – il mio sogno era diventare un giorno campione del mondo elite. E’ incredibile avere ora il maggior numero di mondiali di tutti i tempi. Non so dire se oggi sia stato al massimo della forma, è sempre difficile dirlo. Lo scorso fine settimana mi sono sentito un po’ meglio e più forte di oggi. Ma questo era un percorso diverso. Avevo preparato tutto bene, quindi un problema meccanico non avrebbe rovinato la festa. E tutto ha funzionato come previsto».

Quando Van der Poel taglia il traguardo, la celebrazione della vittoria è un omaggio al pubblico di casa. «In Spagna organizziamo spesso delle gare sprint – spiega – con celebrazioni diverse. Ho pensato che fosse il momento giusto per fare il “siuuu” di Cristiano Ronaldo. A volte capita anche di imitare la telefonata di Remco Evenepoel, ma questa volta toccava a Ronaldo».

Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto
Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto
Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto
Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto

Programmi diversi

La pioggia inattesa ha reso il percorso ancora più infido, ma c’era troppa differenza fra Mathieu e i suoi rivali. Nessuno è come lui, per questo ha vinto 12 corse su 12 durante l’inverno, senza che Van Aert, il rivale di sempre, abbia nemmeno provato (fra esigenze di preparazione e infortuni) a metterlo in difficoltà. Quando è così, Van der Poel corre contro la storia: avversario ben più forte dei corridori che lo sfidano nel fango.

«Non sono venuto qui con l’idea di diventare campione del mondo facilmente – spiega – puoi essere il migliore per tutto l’anno, ma in un giorno, all’improvviso, tutto può andare storto. Non ho ancora deciso se questo mondiale sarà la mia ultima gara di cross. L’inverno è sempre lungo, ma questo ha a che fare con la stagione su strada. Se questa dura di più, allora l’inverno diventa più corto.

«Amo il ciclocross, allenarsi è divertente, ma la stagione è molto intensa. Quella di prendersi un anno di pausa è solo un’idea. In realtà ci sono diverse opzioni, come fare meno gare o solo i campionati del mondo. I prossimi mondiali si correranno a Ostenda, dove organizzano sempre belle corse. Tanti cercano di convincermi, ma devo ancora decidere».

Fontana ha chiuso all quinto posto, dopo un gara di grande rimonta
Fontana ha chiuso al quinto posto, dopo una gara di grande rimonta
Fontana ha chiuso all quinto posto, dopo un gara di grande rimonta
Fontana ha chiuso al quinto posto, dopo uan gara di grande rimonta

Le vacanze e poi la strada

Ma adesso è momento di staccare un po’ la spina e lasciar intuire il programma della stagione su strada che bussa. E se si è dubitato della sua volontà di tornare alla Sanremo, le parole prima di sparire dalla conferenza di Hulst puntano verso una direzione diversa.

«Parto domani per andare a sciare – dice – poi torno in Spagna per prepararmi alla stagione su strada. Se parteciperò all’Omloop Het Nieuwsblad? Deciderò la settimana prima. Se mi sentirò abbastanza bene, lo farò sicuramente, proprio come Le Samyn l’anno scorso. Altrimenti, il debutto sarà di nuovo alla Tirreno».

Il mondiale di Hulst va in archivio con il quinto posto di Filippo Fontana, che avrebbe centrato il quarto posto se Joris Nieuwenhuis non avesse cercato il colpo di reni. Ci sono state diverse polemiche in Italia sulla convocazione del solo veneto, che però ha fatto alla grande la sua parte. Difficile dire se altri sarebbero stati a questo livello.

VDP senza ciclocross? Forse Hulst sarà l’ultimo acuto da tenore…

VdP senza cross? Forse Hulst sarà l’ultimo acuto da tenore…

24.01.2026
5 min
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Mathieu Van der Poel continua a raccogliere successi nel ciclocross. Ormai è un copione che si ripete negli anni: esordisce a stagione inoltrata, dopo essersi preso un po’ di riposo dalla strada (dove il suo rendimento è sempre molto più brillante nella prima che nella seconda parte) e inizia a vincere una gara dopo l’altra, fino all’apoteosi mondiale. Quest’anno tra l’altro il calendario lo ha favorito e l’olandese sta provando anche a conquistare la Coppa del Mondo pur avendo iniziato più tardi.

A Benidorm VDP ha colto la decima vittoria in 10 gare: più dominio di questo...
A Benidorm VDP ha colto la decima vittoria in 10 gare: più dominio di questo…
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A Benidorm VDP ha colto la decima vittoria in 10 gare: più dominio di questo…

Un inverno senza competizioni

Tutto ciò però ha un prezzo e in casa Alpecin Deceuninck lo segnalano da tempo. Si ha un bel dire che la squadra WorldTour si divide equamente fra strada e ciclocross, ma ragioni di ranking impongono un’attenzione maggiore verso la prima (almeno finché non diventerà attuativa la riforma UCI che contempla anche discipline come valide per l’assegnazione di punti). Il team manager Philip Roodhooft da tempo preme per un cambio di strategia dell’olandese e non è il solo.

Persino papà Adrie Van der Poel, che pure ha vissuto una carriera intera fra ciclocross e strada arrivando ai vertici in entrambe, preme per un cambio di passo. «Abbiamo discusso più volte di questo – ha rivelato a Sporza – sarebbe buono per la sua testa, staccare dalle competizioni per un po’, preparare con calma la stagione su strada dedicandosi anima e corpo alla preparazione, ma sappiamo entrambi che rimanere per un lungo periodo senza competizioni, l’adrenalina che esse ti danno è difficile per com’è fatto lui».

Vincendo in Spagna Van der Poel ha preso la maglia di leader di Coppa del mondo
Vincendo in Spagna VDP ha preso la maglia di leader di Coppa del mondo
Vincendo in Spagna Van der Poel ha preso la maglia di leader di Coppa del mondo
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Caccia all’8° titolo iridato

Mathieu è sempre stato restio: «Quando ne parliamo, mi dice sempre “Che cosa ne sai tu?”. Lo capisco, non conta cosa piace a me, ma cosa piace a lui. Fa le sue scelte, in piena libertà ed è giusto così». Il campione del mondo però ci sta facendo più di un pensierino: se dovesse conquistare il titolo mondiale il prossimo 1° febbraio (e visto il suo dominio attuale sulla concorrenza è più che probabile) diventerebbe il padrone assoluto nella storia della specialità, staccando anche Erik De Vlaeminck fermo a 7 titoli e allora potrebbe anche rinunciare alla prossima stagione. Dandosi un ideale passaggio di testimone con Thomas Pidcock che ha detto di voler rientrare…

«Molto dipende da quando finirà la sua stagione su strada – afferma papà Adrie VDP – proprio per evitare uno stacco dalle gare troppo lungo. Ma se facesse la Vuelta con una forma competitiva e poi le classiche italiane, potrebbe anche rinunciare almeno per un anno».

Ancora in evoluzione il suo calendario su strada. Ci sono voci di una rinuncia alla Milano-Sanremo
Ancora in evoluzione il suo calendario su strada. Ci sono voci di una rinuncia alla Milano-Sanremo
Ancora in evoluzione il suo calendario su strada. Ci sono voci di una rinuncia alla Milano-Sanremo
Ancora in evoluzione il suo calendario su strada. Ci sono voci di una rinuncia alla Milano-Sanremo

I dubbi su Hoogerheide 2028

Già, un anno. Perché c’è un evento al quale la famiglia Van der Poel tiene. Nel 2028 i mondiali si terranno ad Hoogerheide e la progettazione del percorso dell’evento è stata affidata proprio all’esperienza di Adrie. Che vorrebbe naturalmente avere suo figlio al via, quindi staccare un anno dal ciclocross, nel 2026-27 sarebbe ideale, pensando poi a un suo rientro. Ma su questo tema, Mathieu era stato scettico.

«Ho sempre detto che mi piacerebbe battere il record di titoli iridati e farlo nel mio Paese – aveva dichiarato a Het Laatste NieuwsHulst è l’occasione giusta per farlo, poi non mi resterebbe molto altro da dire in questo ambiente, mentre su strada le opportunità sono sempre tantissime (non dimentichiamo che l’olandese è in corsa per il Grand Slam Career nelle classiche Monumento come Pogacar, con 3 successi su 5, ndr). Vorrei ritirarmi in grande stile, da vincente. E se poi a Hoogerheide finissi 5°? Ci sarebbe un retrogusto amaro. Se posso vincere prima, è molto meglio».

Papà Adrie Van der Poel spinge verso un inverno senza ciclocross, ma spera poi in un suo rientro
Papà Adrie Van der Poel spinge verso un inverno senza ciclocross, ma spera poi in un suo rientro
Papà Adrie Van der Poel spinge verso un inverno senza ciclocross, ma spera poi in un suo rientro
Papà Adrie Van der Poel spinge verso un inverno senza ciclocross, ma spera poi in un suo rientro

«Amo ancora il ciclocross, ma…»

L’idea di Mathieu è passare un intero inverno in Spagna, senza distrazioni, lavorando sulla sua condizione da far crescere piano piano e far durare di più. Una scelta dettata anche da trascorrere del tempo, da una nuova consapevolezza legata ai suoi 30 anni: «Amo ancora il ciclocross, ma è molto impegnativo e richiede molta energia. Inoltre vorrei vedere se il mio livello, senza il ciclocross, sarebbe ancora migliore e non posso saperlo se non ci provo. Ma il ciclocross resta la disciplina che amo di più, gli spettatori, l’atmosfera. E’ un amore così forte che mi trattiene dal fare il grande passo».

Papà Adrie resta in disparte, in attesa di quel che sarà e delle decisioni del figlio: «Sarebbe bello se Mathieu ci fosse, sa che a quell’evento tengo particolarmente. Ma quando lo sento parlare, so che c’è una forte possibilità che non ci sarà. Staremo a vedere, sicuramente se c’è un inverno da saltare, è il prossimo…».