Gregorio Ferri al tricolore Fixed: «Specialità da rilanciare»

08.05.2022
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Fissati per le fixed. Potrebbe essere uno slogan per i corridori delle gare a scatto fisso, una disciplina di nicchia che vuole rinascere e tornare ai livelli di popolarità toccati qualche anno fa. Per farlo si passerà da un appuntamento che promette emozioni. Il campionato italiano assoluto FCI che si terrà sabato 25 giugno a Buonconvento, nelle campagne senesi, in un contesto totalmente lontano dalle zone artigianali, urbane o parchi chiusi delle città in cui si tiene la maggior parte delle corse.

Strada bianca anche per fixed

«La Strade di Siena Fixed viene organizzata dallo Sport Club Mobili Lissone – spiega Enrico Biganzoli, vicepresidente della società che allestisce anche la Coppa Agostoni – in collaborazione con SSD Eroica Italia di Franco Rossi e G.S. Buonconvento di Franco Pieri. Avevamo già organizzato il campionato italiano FCI di scatto fisso nel 2018 in casa nostra a Lissone. Quella toscana sarà una corsa con belle novità. Il circuito misura 1.185 metri e avrà 150 metri di strada bianca, con una zona box al termine della stessa per consentire agli atleti di cambiare bici o ruota in caso di foratura o guasto meccanico, come funziona nel ciclocross.

«Sarà una gara a tempo – prosegue – trenta minuti più un giro per la categoria femminile, quaranta e un giro per quella maschile. Ci saranno delle qualifiche per stabilire le griglie di partenza. Al termine di queste sessioni si disputerà la super-finale dove correranno i tesserati degli enti sportivi, enti stranieri e naturalmente quelli di Federciclismo che assegnerà la maglia tricolore. Siamo certi che vedremo dello spettacolo”.

Arriva “Greg”

La gara di Buonconvento fa parte del calendario della Italian Fixed Cup, una challenge di 8 prove che si è aperta il 23 aprile a Monselice e si chiuderà il 18 settembre a Saronno, in abbinamento al più tradizionale Gran Premio Criterium per elite e U23. Tra i tanti partecipanti al campionato italiano vedremo anche Gregorio Ferri (secondo da sinistra nella foto di apertura) che, dopo aver dovuto abbandonare l’attività, si è avvicinato al mondo delle fixed. Lo abbiamo sentito (al termine di un allenamento bagnato da un temporale improvviso) per sapere cos’ha da dirci sulla sua nuova specialità e sul ciclismo in generale.

Gregorio innanzitutto com’è il tuo rapporto con la bici adesso?

Prima non mi mancava, ero ancora dispiaciuto per come avevo smesso. Ultimamente invece ho ripreso a pedalare, compatibilmente col lavoro. Sono nella azienda di mio padre che opera in materiali e progettazioni edili, quindi il tempo è quello che è ma con le giornate più lunghe riesco a fare un paio di ore. Ho preso qualche chilo da quando non corro più e mi alleno per stare bene a livello psicofisico. Tant’è che i miei genitori mi dicono che sono un’altra persona, molto meno stressata.

Sei stato un buon dilettante ma non sei riuscito a passare pro’. Ci ripensi ancora o hai assorbito il colpo?

Sì e no, anche se ormai mi sono calato nella mia nuova vita e penso che non tutto il male venga per nuocere. Naturalmente quando guardo le gare o vedo o sento alcuni miei ex compagni che sono pro’ penso a cosa sarei potuto essere io. Ad esempio nel 2019 con la nazionale ero presente e ho lavorato parecchio sia all’europeo in Olanda dove ha vinto Dainese sia al mondiale in Yorkshire quando ha vinto Battistella dopo la squalifica di Eekhoff. Sono stato sfortunato in alcune circostanze…

Come quando?

Come quando è fallita la squadra ungherese in cui dovevo passare ed in altre è stata colpa mia perché non mi sono fatto trovare pronto. L’anno scorso ho iniziato bene con la Petroli Firenze-Hopplà poi nel finale ho corso sei gare da stagista con la Vini Zabù e non ho fatto bella figura. Ora cerco di consigliare mio fratello Edoardo (che corre nella Petroli Firenze Hopplà, ndr) a non fare i miei stessi errori. E’ inutile recriminare e rimuginare, meglio guardare avanti e a nuove cose

Una di queste è il mondo delle fixed. Come lo hai conosciuto?

Per caso lo scorso novembre. Mi avevano contattato per partecipare al Criterium Cimurri nella pista di Reggio Emilia. Avevo fatto tardi la sera prima ed ero senza allenamento, ma ho chiuso con un quarto posto. Sono rimasto colpito. Ora lo scatto fisso lo considero per necessità, anche se devo migliorare la tecnica di guida. Non è semplice ma sto già cercando di fare allenamenti ad hoc.

Come ti ci vedi in futuro?

Intanto sono gare che durano 40′ quindi si possono preparare abbastanza bene. Devo dire che sono entusiasta per questa nuova sfida. E’ una disciplina adrenalinica e spettacolare, che non è considerata come dovrebbe. Credo che abbia ancora tanto margine di sviluppo. Sono competitivo e vi dirò che mi piacerebbe diventare una icona del mondo fixed ed aiutare il movimento a risalire.

Pensi che altri stradisti potrebbero essere adatti a questa causa?

Direi proprio di sì. Ci vorrebbe più visibilità e qualche nome importante o magari qualche gara abbinata ad una gara importante, come a ridosso di una tappa del Giro d’Italia. Ci sono alcuni pro’ che conosco che sarebbe perfetti per lo scatto fisso e che creerebbero seguito. Ad esempio Fedeli e Scaroni, che conosco bene e a cui mando un abbraccio visto che adesso purtroppo stanno vivendo un brutto momento con la loro squadra (la Gazprom-RusVelo, ndr), potrebbero essere due ragazzi tagliati per le fixed.

Alla fine manca poco al 25 giugno…

Lo so. Non sono allenato come vorrei, ma per il campionato italiano di Buonconvento arriverò pronto e in forma. Anzi, so che a luglio a Berlino ci sarà il campionato del mondo e potrei farci un pensierino. Ve l’ho detto, sono competitivo…

Sicurezza e sorriso, il tricolore lancia Sanguineti 2.0

24.06.2021
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E’ un fiume in piena Ilaria Sanguineti mentre, a distanza di qualche giorno, ti parla del suo terzo posto al campionato italiano ottenuto il 20 giugno a Castellana Grotte dietro a Longo Borghini e Guderzo.

Per la verità già nel 2019 – in Abruzzo a Castellalto quando vinse Marta Bastianelli – era salita sul gradino più basso del podio tricolore, ma questo ha un gusto diverso, che le dà più consapevolezza nei suoi mezzi nonostante finora tra le elite avesse già vinto 6 gare (le più importanti sono una tappa e la classifica generale al Tour of Bretagne nel 2015 ed un’altra frazione l’anno successivo).

Il podio pugliese di domenica 20 giugno, con Longo Borghini, Guderzo e Sanguineti (foto Ossola)
Il podio pugliese di domenica 20 giugno, con Longo Borghini, Guderzo e Sanguineti (foto Ossola)

Proviamo quindi a raccontare l’atleta della Valcar & Travel Service – nata a Sanremo il 15 aprile 1994, due giorni prima che Berzin vincesse la Liegi-Bastogne-Liegi – che in Puglia, in una giornata caratterizzata dal vento e da un caldo incredibile, ha saputo raccogliere un buonissimo risultato al termine di una gara condotta con molta lucidità.

Ilaria com’è andata la corsa? Al traguardo scuotevi la testa, speravi in qualcosa di meglio?

Sono felicissima del mio terzo posto perché sono in un buon momento fisico e mentale. Onestamente, ad un certo punto per come si era messa la gara, quando ho visto che eravamo in poche ed erano quasi tutte scalatrici, mi sono detta che forse avrei potuto giocarmela allo sprint se fossimo arrivate così. Ci speravo, ero l’unica velocista.

Eibar, 16 maggio: arrivo in salita e vittoria di Van der Breggen. Non resta che sorridere…
Eibar, 16 maggio: arrivo in salita e vittoria di Van der Breggen. Non resta che sorridere…
E invece…

E invece Elisa (Longo Borghini, ndr) con la sua classe immensa ci ha staccate su un cavalcavia a meno di 2 chilometri dalla fine. Avevo tenuto un suo allungo quando abbiamo chiuso assieme su Camilla Alessio un chilometro prima e siamo rimaste in tre. Poi lei è ripartita, ci ha lasciate lì, da dietro sono rientrate, siamo partite a turno e forse, ripensandoci, ho perso l’attimo giusto, perché la volata per il secondo posto l’ho fatta in rimonta. In ogni caso devo ringraziare le mie compagne Piergiovanni e Malcotti che mi avevano aiutata a rientrare dopo l’ultimo scollinamento a 13 chilometri dall’arrivo.

Che differenza c’è fra il terzo posto del 2019 e quello di quest’anno?

A mio parere vale di più questo. Due anni fa era stata una volata di quindici atlete e gli sprint sono sempre una roulette, anche se vinse la più forte. Qui invece per restare davanti bisognava avere una gran condizione e per quanto mi riguarda essere riuscita a rimanere agganciata agli svariati attacchi delle più forti è una gran cosa.

Assieme è Stitch, il bulldog francese di Ilaria (foto Instagram)
Assieme è Stitch, il bulldog francese di Ilaria (foto Instagram)
E che differenza c’è tra la Sanguineti di allora e quella attuale?

Negli ultimi due anni sono migliorata tantissimo in salita anche perché sono riuscita a calare di peso. Prima mollavo subito di testa ora invece no, sto lavorando sulle salite lunghe per difendermi meglio in quelle corte e per tenere meglio mentalmente.

A cosa devi questo cambiamento?

Ho avuto gente attorno a me che mi ha aiutata molto, soprattutto la persona con cui vivo che è più grande di me e che è una scalatrice (ride, ndr), quindi dovevo migliorare per forza su quel terreno.

Anche psicologicamente ti senti migliorata?

Sì, credo di essere cresciuta anche sotto questo aspetto. Forse ora credo un po’ di più in me stessa, così come mi dicono che dovrei fare sempre sia compagne che avversarie. E questo podio conta, anche se…

Tartu 2015, seconda dietro Niewiadoma agli europei U23: brucia ancora…
Tartu 2015, seconda dietro Niewiadoma agli europei U23: brucia ancora…
Cosa?

Anche se devo ancora trovare un vero equilibrio. Sono un po’ umorale, lo ammetto. Domenica ero partita non troppo convinta e durante la gara avrò cambiato idea mille volte sulla mia condizione. Però sono tornata a casa così felice che lunedì mattina alle 6, dopo che ero andata a dormire sfinita alle 3 dopo un viaggio lunghissimo, ho portato fuori Stitch (il suo cane, un bulldog francese, ndr) che doveva uscire senza sentire la stanchezza.

Ora quali sono i tuoi programmi?

Sabato 26 giugno corro La Course by Tour de France e poi il Giro d’Italia dal 2 all’11 luglio.

Obiettivi e ambizioni?

Due e due al momento. Un obiettivo l’ho centrato, scendere sotto i 60 chili prima degli italiani, l’altro sarebbe tornare a vestire la maglia azzurra in qualche competizione, visto che mi brucia ancora l’argento europeo del 2015 (fu seconda in Estonia nella rassegna continentale U23 dietro la Niewiadoma, ndr). Le ambizioni invece sono a breve termine. Fare risultato a La Course in Bretagna, dove ho già vinto, e poi magari vincere la tappa di Colico al Giro visto che vivo nella zona del lago di Como. Per quel giorno ho fatto un cerchiolino rosso sul calendario.

«La felicità – scrive su Instagram – è in tante cose. La felicità è quando sorridi e non te ne accorgi»
«La felicità – scrive su Instagram – è in tante cose. La felicità è quando sorridi e non te ne accorgi»
Infine, qual è il sacrificio più grande che hai fatto per essere la miglior Sanguineti di sempre?

Chiudere la bocca! Nel senso che io sono una gran golosona. Prima non stavo sempre attenta, mentre ora mi viene più facile rinunciare a qualcosa, senza esasperazioni, che quelle, col cibo, non vanno mai bene.

Risolto il mistero della posizione di Colbrelli: ha voluto una S

23.06.2021
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E poi capita che guardando qualche foto recente di Sonny Colbrelli, l’occhio si soffermi sulla sua posizione e ti accorgi di un dettaglio: ma quanto è corto sulla bici? Sarà la foto, probabilmente, ma il campione italiano sembra un corridore del chilometro da fermo. Corto, avanzato, basso di sella: sembra Lamon quando lancia il quartetto.

Chiaro che bisognerebbe approfondire il discorso con lui, ma Sonny è in volo verso il Tour. Allora, sapete che cosa facciamo? In attesa che Colbrelli atterri, mandiamo le foto a Bartoli e vediamo cosa ne pensa. Un po’ perché la sua posizione quando correva era da invidia e un po’ perché parte del suo attuale lavoro è migliorare la posizione in sella degli atleti che a lui si rivolgono. Perciò gli mandiamo le foto, contiamo fino a dieci ed eccoci qua…

Qui al Delfinato, pedala in punta di sella su un telaio in apparenza corto
8 agosto 2020, Milano-Sanremo: la posizione sembra meno avanzata
Qui al Delfinato, pedala oin punta di sella su un telaio in apparenza corto
8 agosto 2020, Milano-Sanremo: la posizione sembra meno avanzata
Cosa ti pare?

E’ cortissimo, in effetti. Ha gli angoli tutti chiusi. Guardando la foto dell’anno scorso è simile, soprattutto l’angolo fra il busto e il braccio, forse però era un po’ più lungo. Ovvio che sono considerazioni davanti a delle foto, si fa per il gusto di ragionare. Di sicuro in tivù non ti soffermi a guardare, non mi ero mai accorto della sua posizione.

E’ un gioco tecnico, certo. La sensazione è che oltre che corto sia anche tanto avanzato. Guarda quanto sono vicine le ginocchia al manubrio…

E’ avanti e spinge tanto con i quadricipiti. E stando così alto, quasi seduto, chiaro che sposti il peso sulla schiena, ma non credo che questo sia un problema. Però come posizione sarebbe da rivedere su più punti.

A Imola questa posizione estrema ha pagato in termini di brillantezza
A Imola questa posizione estrema ha pagato
Ad esempio?

E’ corto, lo abbiamo detto. Chissà che allungandolo non si possa rivedere l’avanzamento della sella. Nella foto ha il piede in basso, ma si deduce che quando la pedivella è orizzontale, la perpendicolare per il ginocchio supera di molto l’asse del pedale. Quindi spinge tanto con i quadricipiti e meno con i glutei.

E questo è grave?

Si potrebbe cercare una posizione in cui la spinta sia al 50 per cento a carico dei quadricipiti e il 50 per cento a carico dei glutei. Lo sforzo non peserebbe su un solo distretto, ma sarebbe ripartito e in tre settimane di corsa ne vedresti il beneficio.

Visto che parliamo di quadricipite, sembra piuttosto chiuso anche l’angolo fra busto e coscia.

E’ vero, quando la pedivella è in alto, si chiude proprio tanto. E’ come fare la pressa partendo con le ginocchia al petto, non ce la fai a partire.

Quando va in punta di sella, le ginocchia sono a filo del manubrio
Quando va in punta di sella, le ginocchia sono a filo del manubrio
Diciamo che una posizione così è molto redditizia in volata?

La volata è soggettiva, perché col fatto che la fai in piedi, riesci a compensare anche eventuali difetti di posizione. Invece in salita il problema si risolve parzialmente, perché si tende a spostare il peso indietro e la spinta riguarda parzialmente anche glutei e dorsali. Fatico a pensare che altrimenti possa utilizzarli molto. A ciò si aggiunga che una posizione così chiusa incide anche sulla respirazione.

Però va molto forte lo stesso?

Infatti stiamo parlando per ipotesi, bisognerebbe valutare gli angoli in modo completo. Di solito per quello fra busto e braccia si va intorno ai 90 gradi e lui è ampiamente al di sotto, questo se non altro in base alle teorie mia e di Giovanni Stefanìa che collabora con me. E comunque non è detto che se uno va forte non possa andare anche meglio. Ultima cosa…

Prego.

Magari è un caso, lo scatto di quel momento e basta. Però nella foto con Masnada sembra che tenda a buttare fuori le ginocchia, come essendo basso di sella e cercando un modo per avere maggiore distensione. Per questo però sarebbe curioso sapere che pedivelle usa. Avrà per caso le 175?

La sua Reacto è una taglia S per richiesta espressa di Colbrelli
La sua Reacto è una taglia S per richiesta espressa di Colbrelli

Sonny atterra e svela il mistero

A questo punto il volo è finito, Sonny è atterrato e risponde. E bastano poche battute per svelare il mistero: qualcosa in effetti c’è…

Che pedivelle usi? E soprattutto, quest’inverno hai rifatto la posizione in bici? Guardavamo le foto: sembri cortissimo…

Uso le 172,5 con un 54-39. No no, la posizione è sempre quella. Solo ho voluto una taglia in meno di bici: non più una M, bensì una S. Sono corto, sì.

Ecco dov’è il trucco, come mai?

Preferisco cosi. Mi trovo meglio, la bici è più reattiva e più maneggevole per me. O per la mia testa, non so. Sapete che noi ciclisti abbiamo le nostre fisse…

Ne stavamo parlando con Bartoli, adesso si spiega bene tutto.

Sì sì, lo so che sono corto e basso.

L’altezza di sella è sempre quella e hai allungato l’attacco?

Sella uguale, attacco uguale al precedente. Col manubrio integrato preferisco un attacco più corto, cosi diventa una cosa unica.

Svelato l’arcano, una Reacto taglia S al posto della M dello scorso anno e così si spiega anche la foto del 2020. I corridori hanno davvero le loro fissazioni. E soprattutto avevamo visto giusto. Come andare con la bici di Pozzovivo. Forse per questo in salita a Imola, Sonny andava così forte…

Masnada riparte da Imola e punta la Vuelta. E sulle Olimpiadi…

17.06.2021
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«Le salite sono dure e poi fa caldo. Non è come il nostro caldo, è un caldo… da Asia. E poi tanta umidità, con questa nebbiolina che non ti fa respirare». Fausto Masnada ricorda il percorso di Tokyo su cui si correrà a fine luglio e intanto benedice il fatto di trovarsi a Livigno a godersi il fresco, anche se da ieri è arrivata un’ondata di calore che presto scioglierà i muri di neve rimasti ai lati delle strade più alte. Domani, se tutto andrà bene, il lombardo tornerà giù per la sfida tricolore di Imola. Si riparte…

«Ieri siamo andati in Svizzera – dice – e non mi era mai capitato di scendere dai 2.500 metri di quei passi senza neanche infilare la mantellina. Oggi sarà la volta dell’ultimo allenamento duro, poi se Dio vuole della tendinite del Giro non resterà che il ricordo e il tricolore sarà l’inizio di un’altra storia».

Con il terzo posto al Romandia, dietro Thomas e Porte aveva dato un ottimo segnale
Con il terzo posto al Romandia, dietro Thomas e Porte aveva dato un ottimo segnale

Il corridore della Deceuninck-Quick Step è uno dei quattro azzurri, con Ulissi, Formolo e Cataldo, che nel 2019 volò in Giappone per provare il percorso olimpico e anche per questo lo abbiamo strappato alla quiete della montagna.

Non si respira

«Ricordo un percorso duro – dice – e non facemmo il Monte Fuji, che è la salita più lunga e dura delle Olimpiadi, con i suoi 15 chilometri. Si corse alla garibaldina, perché nessuna squadra fu in grado di controllare la corsa. Partimmo appena fuori Tokyo e da subito fu tutto un saliscendi, senza un metro di pianura. Anche il circuito automobilistico in cui si arriva è duro e poi l’ultima salita è davvero un muro di 6 chilometri. Ma su tutto questo peserà l’influenza del clima, per quel caldo di cui vi dicevo, e il fuso orario. Noi arrivammo 4 giorni prima e ricordo che, complice anche l’umidità e il calore, avevo i battiti più alti del solito».

E’ il 2019, Masnada è il primo da destra, gli azzurri provano il percorso olimpico. Si riparte da qui…
E’ il 2019, Masnada è il primo da destra, gli azzurri provano il percorso olimpico. Si riparte da qui…

Occhio alle fughe

Corsero alla garibaldina e accadrà molto probabilmente anche nella gara olimpica, dato che le squadre partiranno con 5 corridori e ci sarà poco da assegnare ruoli blindati.

«Difficile dire chi potrà controllare – prosegue Masnada – e se qualche corridore forte entra nella prima fuga di giornata, poi diventa complicato andare a chiudere. Resta da capire come sarà lo sviluppo di corsa con il Monte Fuji. Ricordo che andammo a vederlo in auto ed è una salita vera e impegnativa. La strada è a due corsie e l’asfalto è buono, ma ricorda un po’ il Foscagno. Sarà una gara dura, in cui sarà difficile anche l’adattamento».

Brillante nei primi giorni del Giro: qui a San Giacomo con Moscon e Fabbro
Brillante nei primi giorni del Giro: qui a San Giacomo con Moscon

Obiettivo Vuelta

La sua stagione sta tornando insomma sul binario progettato sin dall’inizio, senza cambiamenti dell’ultima ora e senza farsi ingolosire ad esempio dalla possibilità di fare il Tour. E purtroppo le Olimpiadi, che per un Masnada in condizione sarebbero state un bel banco di prova, dovrà semmai guardarle in televisione.

«Farò questo ultimo allenamento – dice – e domani scenderò per correre i campionati italiani, dove spero di ben figurare. Ho ripreso piano piano e sono stato parecchio fermo, non so cosa aspettarmi. Per questo sono venuto a Livigno, per provare a migliorare ancora un po’. Poi però si riparte. Tornerò in ritiro con la squadra, con la Vuelta nel mirino. Probabilmente rientrerò alle corse al Giro di Vallonia, poi al Tour de l’Ain, quindi andrò in Spagna. Dalle Olimpiadi sono fuori e mi dispiace, ma è giusto che il posto vada meritato. Ho fatto le visite olimpiche a Roma, ma dopo il ritiro dal Giro, le cose sono andate a farsi benedire».

Gli otto giorni di Vendrame tra le fatiche del Giro e i tricolori

09.06.2021
5 min
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Cosa faccia e di cosa abbia bisogno un corridore alla fine del Giro d’Italia lo ha spiegato molto bene Mario Cipollini, sia pure in altro contesto, nell’ultimo video in cui ha parlato di Nibali e Cassani. Non è semplice tornare a casa dopo un mese di assenza e fatiche. Riallacciare i fili con la cosiddetta normalità, gestire gli incontri, rispondere alle chiamate e insieme ricordarsi che si è atleti e vivere e lavorare perché la condizione non vada persa. Il discorso, certamente più complicato per chi ha famiglia, vale anche per chi vive da solo e deve prendersi cura della casa.

Ce lo siamo fatti spiegare da Andrea Vendrame. Appena tornato a casa, il veneto ha pubblicato su Instagram la foto di Ca’ del Poggio dove vive (immagine di apertura) e giusto ieri sera è ripartito alla volta della Route d’Occitanie. Ha trascorso però dieci giorni a casa, restando in bilico fra la normalità e la giusta tensione.

«Approfitto della condizione – dice – per fare qualcosa di buono e tenere duro fino all’italiano, poi forse ci sarà un po’ di stacco. Beninteso, ma non accadrà: se dovessero chiamarmi per andare al Tour, partirei subito».

La vittoria di tappa a Bagno di Romagna soffia ancora nel morale, ma non è percepita come un punto di arrivo. Il sogno resta l’Amstel, però adesso c’è da portare a casa ancora metà stagione.

Era partito per il Giro con l’idea di vincerne una e dopo tante fatiche, ecco Bagno di Romagna
Al Giro per vincerne una e dopo tante fatiche, ecco Bagno di Romagna
Che cosa si fa dopo il Giro d’Italia?

Si fa che sei stanco soprattutto a livello mentale. Lunedì sono rimasto a Milano e sono tornato a casa solo di sera e sono andato a dormire presto. Martedì mattina sveglia di buon’ora e sono andato in bici per due orette e mezza. Tanto per iniziare, in scioltezza. Prima però colazione al bar, caffè e pasticcino. Dopo tre settimane di guerra quotidiana, la testa è stanca ed è giusto darle un po’ di relax.

In bici con chi?

Con i ragazzi dei dintorni, mancava solo Cimolai diventato papà proprio quel giorno. E’ stato un giretto di poco conto, senza forzare. Sono rientrato e ho fatto un pranzo leggero, poi sono andato a salutare mia madre, ma prima avevo messo su la lavatrice, così la sera ho stirato.

Vuoi dire che non hai portato i panni sporchi alla mamma?

Qualcosa (sorride, ndr), ma il grosso l’ho fatto da me. Poi sono tornato a casa, ho messo a posto la bici. Ho controllato le cose di un mese. E quando si è fatta sera sono andato al supermercato perché il frigo era vuoto, ma in questi casi ogni volta che incontri qualcuno se ne va un quarto d’ora. Per cui sono rientrato in tempo per cenare.

Perfetto casalingo, ma anche corridore…

Fatto il primo giorno, mi sono sentito con Faresin e abbiamo impostato il lavoro. Mercoledì ho fatto 3 ore. Giovedì 3 ore e mezza. Venerdì 2 ore. Sabato 5 ore, una distanza ci sta sempre. Domenica 2 ore. Lunedì 3 ore e mezza. E ieri 3 ore, prima dell’aereo in serata.

Al Giro questa volta i suoi tifosi hanno trovato motivo per festeggiare
Al Giro questa volta i suoi tifosi hanno trovato motivo per festeggiare
Uscite a ritmo blando oppure lavorandoci dentro?

Carichi senza stress, diciamo così. La distanza del sabato è servita per non calare, ma di solito i miei allenamenti non sono mai semplici girate. Cerco sempre di tornare con buone medie e un discreto dislivello, sennò sono ore sprecate.

E’ vero che il Giro lascia una bella condizione?

Me ne accorgo dai wattaggi e dalle sensazioni. Ho numeri migliori rispetto a quando sono partito, i benefici ci sono. Ora sono in una zona di mantenimento fino agli italiani, ma confesso che preferisco essere venuto a correre, anche per giocarmi qualche carta. La condizione è buona, il morale è alto e non ho lo stress di fare bene. Non sono in scadenza di contratto. Si torna quattro giorni prima dei tricolori. Meglio correre che stare a casa.

In questa fase di mantenimento si deve stare ancora attenti a tavola?

Un occhio ci vuole sempre, ma dopo tante fatiche è anche il momento per concedersi qualcosa. Rispetto ai Giri in cui mangiavi sempre le stesse cose, quest’anno è andata bene. Il nostro cuoco è stato bravo. Però la testa voleva che si cambiasse. Per cui sono capitati la pizza con gli amici, il risottino e anche la bisteccaccia. Dopo un mese serrato, c’è bisogno di riabituarsi, per cui c’è scappato anche qualche calice di prosecco.

Occhio che poi ingrassi…

Bisogna sempre stare nei limiti. Meglio davvero la bistecca con un bicchiere di vino che l’aperitivo con le patatine e i tramezzini. La carne non è niente di strano, invece è bene stare alla larga dalle porcherie.

Dopo la tappa di San Martino di Castrozza sfuggita nel 2019, finalmente la vittoria
Dopo la tappa di San Martino di Castrozza sfuggita nel 2019, finalmente la vittoria
Sei riuscito a fare massaggi la settimana scorsa?

Non ho voluto, le gambe stanno bene, le fatiche sono mentali. Avevo bisogno di freschezza e mi pare di averla ritrovata. Ho anche avuto il tempo di riguardarmi le immagini della vittoria, ma ho già voltato pagina.

Ci vediamo a Imola, allora?

Sarà difficile correre il campionato italiano da solo, contro squadre ben organizzate come Bahrain e Uae. Vedremo. Verrò libero di testa, forte e spensierato, poi vedremo. Magari correrò all’attacco, ma di certo non sarò io il favorito. Nel frattempo mi sentirò con il mio direttore sportivo di riferimento, Kasputis, per inquadrare la seconda parte di stagione. E si ripartirà come al solito da un bel periodo in altura…

Germani

Germani, idee chiare e pedalare. Sentiamolo…

26.09.2020
3 min
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Dopo Antonio Tiberi ecco un altro talento dal Lazio: Lorenzo Germani, ciociaro di Roccasecca (Frosinone), classe 2002.

Il giovane portacolori della Work Service Romagnano è stato secondo al campionato italiano juniores di Montegrotto Terme e ha inanellato poi altri successi nei due anni in questa categoria. Dopo un passaggio non certo facile tra gli juniores, Germani ha trovato fiducia e costanza di rendimento.

Germani
Germani in trionfo al Gp Garfagnana 2019
Germani
Vittoria al Gp Garfagnana 2019
Lorenzo, partiamo dalla corsa tricolore: come è andata? Più gioia o amarezza per la piazza d’onore?

E’ un secondo posto che sa più di amaro che di soddisfazione. Ero contento perché avevo corso bene, ci credevo, ma ho avuto rammarico perché mi è mancato davvero poco (ha perso in volata da Andrea Montoli, ndr).

Avete fatto una fuga lunga…

Siamo partiti a 40 chilometri dal traguardo, prima eravamo un gruppetto di otto corridori e poi siamo rimasti in due. Ho provato a staccare Montoli in tutti i modi ma non ci sono riuscito.

Che tipo di corridore ti senti?

Abbastanza completo direi. Riesco ad adattarmi bene a molti percorsi e a molte situazioni, ma non nelle volate. E mi piacciono le cronometro.

Come dicevamo il tuo primo anno da juniores non è stato facile, ti sei rotto il femore: come è andata?

Era il 9 gennaio e mi stavo allenando. Ho preso una buca e sono finito sul bordo di un marciapiede. Mi sono rotto il femore destro e ho riportato uno strappo nel muscolo vasto mediale della gamba sinistra. E questo mi ha dato molti problemi, però sto recuperando bene.

Cosa hai pensato in quel momento?

All’inizio non ho realizzato bene, sentivo solo un gran dolore. Quando poi ho capito la situazione, ho cercato subito di guardare positivo. In fin dei conti ero un primo anno e avrei avuto tempo per recuperare. Inoltre ho avuto vicino molte persone, a partire dai miei genitori. Sono stato due mesi completamente fermo. Sono anche ingrassato 4-5 chili.

Quando sei risalito in sella?

Il 21 marzo, primo giorno di primavera, una rinascita. E sono tornato in corsa il 28 aprile. Era una gara piatta e sono riuscito a finirla. Mi sono messo a disposizione dei compagni di squadra.

Germani
Il podio del tricolore junior 2020 (da sinistra) Germani, Montoli, Calì (foto Scanferla)
Germani
Tricolori junior (da sin.) Germani, Montoli, Calì (foto Scanferla)
Però, che tenacia!

Sì, ce la metto sempre tutta. La cosa particolare è che il 9 giugno, esattamente sei mesi dopo l’incidente, sono tornato alla vittoria. Era praticamente a casa e sono riuscito a vincere nonostante non fossi in forma. Poi ho conquistato altre due corse, ma quel giorno ho davvero capito che avevo recuperato e che potevo tornare a guardare avanti.

Hai una salita test?

No, qui nella bassa Ciociaria ho diversi percorsi, mi piace cambiare. Per questo preferisco fare gli allenamenti lunghi, quelli di 4 ore. Mentre amo poco gli scatti.

C’è un corridore che ti piace?

Cancellara perché era un vero fenomeno e ha vinto il Fiandre, ma anche De Gent e Wellens. Mi piacciono i corridori che attaccano, che non hanno paura. Mi riconosco in loro perché non si tirano indietro quando c’è da far fatica.

Chi ti ha trasmesso la passione per la bici?

Mio papà Maurizio, lui l’ha presa una decina di anni fa e io l’ho seguito. Lui tra gli amatori e io tra i G3.

Che scuola fai?

Lo scientifico, ma ho già finito perché ho fatto la primina. Per adesso non andrò avanti, voglio vedere come andranno le cose e concentrarmi sulla bici.