Pinazzi, da una nazionale all’altra con più esperienza

12.04.2023
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Da una maglia azzurra all’altra, dalla strada alla pista. Mattia Pinazzi sta vivendo un momento intenso della sua stagione attraverso una serie di appuntamenti internazionali. Finora è andato a corrente alternata ma nelle ultime settimane ha raccolto qualche certezza in più per il suo futuro.

E’ appena rientrato dalla Francia dove ha disputato il Circuit des Ardennes con la nazionale guidata da Scirea, ma da ieri fino a venerdì il focus del 22enne parmense dell’Arvedi Cycling (in apertura foto Artioli) sarà incentrato a Montichiari per preparare la terza ed ultima prova di Nations Cup a Milton dal 20 al 23 aprile. La trasferta canadese sarà l’occasione giusta per Pinazzi per rifarsi di un piccolo inghippo burocratico dei mesi scorsi. Ma anche di guardare alle prossime gare con più cognizione di causa, senza tanti proclami.

Pinazzi agli europei di Grenchen ha disputato lo scratch, ma non aveva la giusta condizione
Pinazzi agli europei di Grenchen ha disputato lo scratch, ma non aveva la giusta condizione
Mattia partiamo con le ultime corse al Nord con la nazionale. Come sono andate?

Non male direi anche se forse il bilancio poteva essere migliore. Ho fatto la Gand-Wevelgem a fine marzo e sono soddisfatto della mia prova nonostante il brutto tempo. Ho centrato la fuga di giornata e con me c’era anche Oioli. Ci hanno ripresi a 30 chilometri dall’arrivo quando abbiamo affrontato il primo passaggio sul Kemmelberg. Lì è ripartita una decina di uomini che poi si è giocata la vittoria. Peccato ma sono contento lo stesso perché poco dopo la partenza il gruppo si era rotto per i ventagli ed io avevo tenuto gli occhi ben aperti restando nel drappello di testa. Lassù spesso capita che la tattica salti subito.

Sulle Ardenne invece è stato un po’ diverso.

Sì, decisamente. Sono partito che ero influenzato sapendo che erano quattro tappe dure, forse più del previsto. Sicuramente poco adatte a me, ma era giusto che mi confrontassi su percorsi e concorrenza così difficili. Le prime due frazioni le ho chiuse in gruppo anche se nella seconda sono caduto e ne ho un po’ risentito. Nella terza tappa invece c’erano delle salite lunghe, non più strappi. Ho tenuto duro finché ho potuto poi sono saltato. Mi sono fermato dopo aver dato tutto e probabilmente sarei arrivato fuori tempo massimo.

Ti hanno insegnato qualcosa queste due gare con la nazionale?

Ho capito che in corse di questa portata, in cui prima pensavo di non arrivare, posso invece combinare qualcosa se stringo i denti. Credo che sforzi del genere possano dare qualche consapevolezza in più nei propri mezzi. Certamente le prossime gare le affronterò con un piglio diverso e con tanta esperienza in più.

Che differenza c’è tra le nostre corse e quelle al Nord?

Posso dirvi che intanto la noti appena parti. Si va molto più forte e ti ritrovi in fila indiana in fretta. E’ una mentalità diversa. Qui in Italia la gara la fanno sempre le solite 3-4 squadre e devi cercare di infilarti in mezzo a loro per fare risultato. Però va bene così, correre lassù è importante perché ti aiuta a migliorare.

Pinazzi con la maglia azzurra finora ha corso Vuelta a San Juan, Gand-Wevelgem U23 e Circuits des Ardennes
Pinazzi con la maglia azzurra finora ha corso Vuelta a San Juan, Gand-Wevelgem U23 e Circuits des Ardennes
Ora torni in pista con che condizione?

Buona dal punto di vista morale, in ripresa dal punto di vista fisico. Ero rimasto deluso per il risultato dell’europeo, quel giorno ho sentito subito che non c’ero. Non so perché. E poi mi era dispiaciuto non aver corso le prove di Giacarta e Il Cairo per il problema del passaporto. Responsabilità mia, ma Marco (il cittì Villa, ndr) mi ha comunque dato una motivazione giusta, spronandomi a correre più su strada in quel periodo per farmi trovare pronto per il Canada. Vado con la volontà di fare risultato e punti per la nazionale e di ripagare la fiducia di Villa dopo quel mio errore.

A metà marzo correndo su strada avevi rispettato le indicazioni di Villa riuscendo a centrare una vittoria al GP Giacobazzi davanti ad Amadori. Ci hai pensato che avevi fatto contenti i tuoi due cittì?

Ci ho fatto caso, ma diciamo che ho fatto il mio dovere, anche se Marino era stato sorpreso di avermi trovato lì. Quel giorno a Nonantola mi sentivo bene, ma prima di quella corsa c’era sempre stato qualcosa che era andato storto. Sono stato tranquillo in gruppo perché sapevo che si poteva arrivare allo sprint. La squadra è stata perfetta lasciandomi ai 200 metri. Ero doppiamente contento perché la volata me l’ha tirata Michael Cattani, che è parmense come me. Quella vittoria ci voleva sia per me che per la mia squadra, ce la meritavamo.

Pinazzi, qui col diesse con Gaetano Zanetti, vuole regalare nuovi successi alla Arvedi Cycling
Pinazzi, qui col diesse con Gaetano Zanetti, vuole regalare nuovi successi alla Arvedi Cycling
Il tuo calendario cosa prevede?

Appena rientrerò da Milton sarò a Roma per il Gran Premio Liberazione. Poi il 30 aprile correrò la Vicenza-Bionde con l’obiettivo di bissare il successo dell’anno scorso. Il giorno dopo sarò a Cremona per il Circuito del Porto, dove un anno fa ero stato beffato al fotofinish. Per noi dell’Arvedi è la gara di casa e vorremmo fare un bel regalo alla società e allo sponsor. Non voglio guardare troppo in là perché voglio concentrarmi sulle corse poco per volta.

Quindi Mattia Pinazzi ai mondiali di Glasgow non ci sta pensando?

No, ovvio che un pensiero ce lo fai sempre. Ovvio che vorrei correrli. Dipende però da tante cose. Se riuscirò a fare una buona stagione su strada e se in pista riuscirò a ritagliarmi un piccolo spazio, credo che si possano fare bene entrambe le discipline. Il fatto che siano nello stesso posto agevolerebbe tutto. Vedremo come arriverò ad agosto. Ora so che devo lavorare tanto.

La qualifica olimpica di Lamon è già iniziata

22.11.2022
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Forse non è per caso che dei quattro campioni di Tokyo, l’unico che in questi giorni sta lavorando a Noto sia Francesco Lamon. Il veneto fa da chioccia ai giovani convocati da Villa, ma intanto costruisce la condizione per difendere il suo posto. Il quartetto azzurro si è popolato di colpo di fior di campioni. Grandi specialisti che contemporaneamente corrono o correranno nel WorldTour, con innegabili vantaggi sul fronte del livello atletico. Per restare al top, Lamon ha solo una soluzione: dare il massimo in ogni occasione possibile. Consapevole del fatto che quando inizierà la stagione su strada, gli altri cambieranno marcia. Vedere lo spostamento di Jonathan Milan nel “suo” ruolo di primo uomo del quartetto non può averlo lasciato indifferente.

«Se bisogna guardare i risultati – dice in un momento di pausa nel velodromo di Noto – direi che il 2022 è stato un anno parzialmente positivo. Dopo l’europeo andato storto, a me in primis premeva dimostrare che comunque era stato solo un passaggio e un episodio sgradevole. Le responsabilità, ovviamente, come ha sempre detto anche Villa, era la nostra. Quindi ci siamo rimboccati le maniche e al mondiale siamo arrivati in buona forma, nonostante i vari appuntamenti degli altri ragazzi. Se ogni anno si riesce a essere nei primi tre del campionato del mondo, vuol dire che ci siamo. Questo di base è già positivo».

La nazionale sarà in ritiro a Noto fino a domenica: clima mite e tanto lavoro ben fatto
La nazionale sarà in ritiro a Noto fino a domenica: clima mite e tanto lavoro ben fatto

«Ovviamente da adesso – prosegue Lamon – inizia la qualifica olimpica. In ogni appuntamento, dato che sono pochi, bisognerà essere non dico al 100 per cento, ma almeno al 99. Per essere tranquilli e non qualificarsi per il rotto della cuffia. Quindi daremo il massimo già da questo ritiro. Sono mentalizzato sui campionati europei di febbraio, primo appuntamento del 2023 e primo passaggio per qualificarci».

L’arrivo di Milan

“Lemon” non si piange addosso. Quando arrivi tanto in alto, sai che il solo modo per restarci è vincere la concorrenza interna. Villa su questo è sempre stato chiaro. E anche se per i suoi ragazzi d’oro ha sempre avuto un occhio di riguardo, il passaggio a vuoto agli europei di Monaco ha in qualche modo spostato gli equilibri. Il Lamon dei mondiali era sicuramente più incisivo, ma nulla è più scontato. Ammesso che lo sia mai stato.

«Vedere Milan che fa le partenze – ammette – serve da stimolo per tirare fuori Il 150 per cento. Jonathan lo definisco un fuoriclasse per quello che fa in pista, ma anche su strada. Essendo anche un ragazzo molto giovane, è riuscito ad arrivare a questi livelli in un paio d’anni, mentre io ci ho messo non dico una carriera, ma quasi. Una sana competitività interna giova a tutti, perché si arriva agli appuntamenti con il gruppo più forte. Il bisogno di riconfermarsi ogni volta lo vedo come uno stimolo, anche perché comunque stiamo andando verso un’Olimpiade. Chi va più forte sarà dentro e non ci sarà nessun rancore, da parte mia in primis. Però intanto lavoriamo bene per dimostrare che ci siamo ancora».

Il gruppo endurance, donne e uomini, ha lavorato prevalentemente su strada, con brevi apparizioni in pista nel pomeriggio
Il gruppo endurance, donne e uomini, ha lavorato prevalentemente su strada, con brevi apparizioni in pista nel pomeriggio

Livello altissimo

Fa strano vederli girare in pista con le bici da strada. A un certo punto, proprio Lamon è arrivato a velocità altissima sul rettilineo e ha smesso di pedalare e la prima reazione, pensando alla bici col fisso, è stata di paura. Mentre i velocisti provano le loro partenze in sfide parallele che fanno venire il mal di gambe, le ragazze e i ragazzi del gruppo endurance sono usciti di mattina su strada e sul cemento di Noto provano a loro volta degli allunghi e delle partenze con le bici da strada. Quelle da pista sono rimaste in magazzino.

«Più che il livello mondiale – riprende Lamon – secondo me il livello che si sta alzando è quello all’interno del nostro gruppo. In generale abbiamo visto che, Olimpiadi a parte, i tempi dei quartetti si sono abbastanza livellati. La differenza in casa nostra è che se fino a 3-4 anni fa un determinato tempo lo facevamo in cinque, adesso possono farlo in 8-9, quindi da un lato questo ci dovrebbe permettere di lottare per la qualifica a livello molto alto, dall’altro guadagnarsi il posto da titolare è più difficile».

Ai mondiali di Parigi, chiusi con l’argento, le prime prove “vere” di Milan nel ruolo di lanciatore
Ai mondiali di Parigi, chiusi con l’argento, le prime prove “vere” di Milan nel ruolo di lanciatore

Calo mentale

Parla con tono sereno, il cronometro non mente. Forse la chiave di lettura del 2022, per lui che non corre su strada come gli altri tre azzurri di Tokyo, sta proprio nel fatto di aver fatto più fatica a lasciarsi dietro quell’oro. Le Olimpiadi e poi il successo al mondiale. A quel punto l’attività WorldTour che ha risucchiato Ganna, Milan e Consonni ha rimesso tutto a posto, mentre Lamon e gli altri specialisti sono rientrati in una routine non sufficientemente serrata.

«L’anno post olimpico – riflette – è stato un anno come tutti gli altri. Se però devo guardare gli appuntamenti, forse ci sono arrivato un po’ più stanco mentalmente. I sei mesi di avvicinamento a Tokyo sono stati molto tosti, quindi è stato un calo più mentale che fisico. Ovviamente quando esci da un appuntamento preparato in quel modo, era più da staccare di testa. Per questo penso e spero che andrà meglio. Quest’anno niente vacanze. Ho preferito restare in Italia cercando casa, anche se non l’abbiamo trovata. Dovrei correre la Vuelta San Juan in Argentina. Non lo so ancora per certo, ma in vista degli europei una corsa a tappe, a me in primis, fa bene perché aumenta la resistenza su cui durante l’anno faccio fatica a lavorare, facendo le gare con i dilettanti. Sarà un anno più concentrato rispetto agli altri, perché i campionati del mondo ci saranno ad agosto».

Una fase di recupero accanto a Stefano Moro, appena passato alle discipline veloci
Una fase di recupero accanto a Stefano Moro, appena passato alle discipline veloci

«Devo colmare quel gap che ho rispetto anche ad altri professionisti che fanno la stagione su strada – ragiona Lamon – programmando il lavoro nel modo più preciso possibile anche con Villa e Bragato. E al riguardo vorrei anche ringraziare sia la Arvedi Cycling, che è la mia squadra di appoggio per le gare su strada, sia ovviamente il gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre, che mi concede di fare tutto questo e dandomi sempre l’appoggio di cui ho bisogno. Sono sereno. Ho la tranquillità di cui ho bisogno per fare un bel 2023».

Moro: «Le Fiamme Azzurre mi hanno dato un futuro»

26.02.2022
5 min
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Nei giorni scorsi le Fiamme Azzurre hanno comunicato i nuovi ingressi nel Corpo da parte di tre ciclisti, come avvenuto anche per altre discipline sportive. Oltre a Chiara Consonni e Davide Boscaro, entra a far parte del gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria anche Stefano Moro, azzurro della pista per il quale questa rappresenta una vera svolta per la sua carriera.

Il corridore di Fontanella rappresenta uno dei nuovi punti fermi della nazionale di Villa. Curiosamente aveva iniziato con le gare veloci, laureandosi campione italiano junior nel chilometro da fermo nel 2014 per poi bissare l’anno successivo aggiungendo però velocità a squadre e inseguimento a squadre. Poi è passato alle discipline endurance, entrando a far parte del gruppo del quartetto con cui ha vinto l’argento agli European Games 2019 e agli Europei 2020, quando ha anche vinto il bronzo nella madison con Francesco Lamon. Bronzo anche lo scorso anno agli Europei, ma questa volta nell’inseguimento individuale.

Nel farci raccontare come è arrivato a questa possibilità e che cosa rappresenta, il bergamasco non nasconde mai la sua gioia né la profonda gratitudine che prova per Augusto Onori, Ispettore Superiore al quale è affidata la guida del Gruppo Sportivo e per il diesse Fabio Masotti: «E’ stato proprio lui in nazionale a dirmi che presto sarebbe uscito il bando di concorso. L’ho sostenuto ad agosto e a dicembre ho fatto le visite, così eccomi qua».

Boscaro Moro 2022
Simone Boscaro e Stefano Moro, che con la Consonni vanno a rafforzare le Fiamme Azzurre
Boscaro Moro 2022
Simone Boscaro e Stefano Moro, che con la Consonni vanno a rafforzare le Fiamme Azzurre
Tanto entusiasmo fa capire quanto questa possibilità significhi per te e per la tua via futura.

E’ una vera svolta. Per chi come me privilegia la pista, è quasi uno specialista significa poter affrontare la propria attività con più tranquillità e concentrazione sugli allenamenti e sulla ricerca delle prestazioni. Devo però dire che alla Biesse Arvedi, la squadra nella quale ho militato, mi hanno dato un grande sostegno per coltivare la passione per la pista. Ora gli sponsor si sono scissi, ma sono grato a entrambi, io comunque resto all’Arvedi Cycling per l’attività su strada.

Quanto conta per un corridore come te entrare in un gruppo sportivo militare?

E’ fondamentale, ma non si deve pensare che lo dica solamente per un discorso economico, per la tranquillità dello stipendio riscosso ogni mese. No, è qualcosa che va molto oltre, è l’onore di vestire quella maglia, gareggiare per quei colori. Devo poi dire che sono stato accolto benissimo.

Senza questa eventualità che cosa avresti fatto?

Difficile a dirsi, io ero molto motivato, era il mio grande obiettivo dello scorso anno. Ora mi sento più responsabile e questo mi porta a impegnarmi ancora di più, il 100 per cento non basta e non deve bastare per me.

Moro strada 2020
Stefano Moro è nato a Treviglio (BG) il 22 giugno 1997. Su strada vanta due successi al GP d’Autunno U23 (foto F2)
Moro strada 2020
Stefano Moro è nato a Treviglio (BG) il 22 giugno 1997. Su strada vanta due successi al GP d’Autunno U23 (foto F2)
Com’è iniziata questa tua passione per la pista?

Io ho iniziato giovanissimo a calcarla. Seguivo mio fratello nell’impianto di Crema, lui è più grande e poi si è dedicato alla strada, io invece ho continuato, iniziando a gareggiare da esordiente e visto che i risultati arrivavano, ci ho preso sempre più gusto.

Della pista sappiamo quasi tutto, ma tu gareggi anche su strada…

Sì, sono un velocista, il mio anno migliore è stato il 2019 quando ho conquistato 5 gare tra cui il Circuito di Sant’Urbano all’87esima edizione e il 70° Circuito del Termen. In più ho ottenuto molti piazzamenti, ma tutto ciò non è stato sufficiente per trovare un posto in qualche squadra di professionisti. Ho continuato, ma mi sono dedicato più alla pista, la strada era propedeutica per questa.

Moro Lamon 2020
Moro in coppia con Lamon, per loro il bronzo europeo nel 2020
Moro Lamon 2020
Moro in coppia con Lamon, per loro il bronzo europeo nel 2020
Su pista quali sono le specialità dove ti trovi più a tuo agio?

Mi piacciono tutte le gare endurance, anche se nella madison riesco meglio perché mi diverto da matti, posso davvero esprimermi. Anche lo scratch mi piace molto perché è un po’ come spostare le ultime battute delle gare su strada sulla pista, controllare gli avversari in vista della volata facendo attenzione che non parta qualcuno per beffare tutti.

Dì la verità, quando hai visto che non riuscivi a spuntare un contratto da pro’ hai avuto paura?

Un po’ sì, diciamo che mi sono trovato di fronte all’eventualità che dovessi lasciare da parte il ciclismo e cercarmi un lavoro diverso, ma ero abbastanza sicuro di poter entrare in un gruppo militare. Ora posso fare della pista il mio lavoro…

Che obiettivi hai per questo 2022?

Dipende dalle scelte del cittì Villa. Sono nel gruppo della Nations Cup e quindi saranno queste prove il mio target, con particolare riferimento all’inseguimento a squadre.

Moro Scratch 2021
Scratch ed eliminazione sono le sue gare preferite, dove sfrutta il suo spunto veloce
Moro Scratch 2021
Scratch ed eliminazione sono le sue gare preferite, dove sfrutta il suo spunto veloce
A tal proposito, che ruolo hai nel quartetto?

Dipende molto dal momento. Nel 2021 sono sempre partito come secondo, raccogliendo il testimone di chi era chiamato a lanciare la velocità del quartetto. Ma il ruolo può cambiare in base alla disponibilità degli uomini e allo stato di forma.

E su strada?

Si comincia nel weekend e sono sincero, punto a qualche buon risultato nelle gare che mi si addicono, quelle dov’è possibile riuscire a arrivare in una volata di gruppo. L’inverno è stato utile per prepararmi e credo di essere già in buona forma per poi essere pronto per la pista. Diciamo che ora le due specialità sono una complementare all’altra.

A giugno compirai 25 anni. A un contratto da professionista sotto sotto ci pensi ancora?

Ora mi sento professionista a tutti gli effetti…

I pistard della Arvedi Cycling pronti a vincere anche su strada

11.02.2022
4 min
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La filosofia della Arvedi Cycling per il 2022 è chiara ma non scontata. La formazione elite/U23, che ha una forte vocazione per l’attività all’interno dei velodromi, vuole continuare ad affermarsi anche su strada.

Dal 2019, anno della sua nascita, la squadra che ha sede a Cremona si era ritagliata subito uno spazio nel panorama dilettantistico. Nelle ultime due stagioni aveva unito le forze con la Biesse-Carrera (nel 2020 con lo status di team continental). Da quest’anno però sono tornate ad essere due realtà separate.

Il roster della Arvedi Cycling non è numeroso ma qualitativamente attrezzato. Sarà una formazione di nicchia, formata da 9 atleti e guidata dai diesse Massimo Casadei e Giovanni Pedretti.

Su tutti spicca l’oro olimpico e mondiale nell’inseguimento a squadre Francesco Lamon. Poi ancora gli altri azzurri Michele Scartezzini, Stefano Moro, Mattia Pinazzi e Niccolò Galli. Tutti e cinque sono stabilmente nel giro del cittì Marco Villa e nel mirino hanno Parigi 2024. Gli altri quattro sono Michael Cattani, Lino Colosio, Alessandro Sala e Andrea Violato. Tutti provenienti dagli junior e che hanno già un curriculum importante su pista.

Per conoscere meglio i loro programmi abbiamo sentito il presidente e team manager Massimo Rabbaglio, cremasco diventato bresciano d’adozione e da tanti anni immerso nel mondo ciclistico.

Il presidente Rabbaglio con Lamon e la sua medaglia d’oro
Il presidente Rabbaglio con Lamon e la sua medaglia d’oro
Partiamo dalla divisione con la Biesse Carrera. Quali sono stati i motivi?

Essenzialmente due. Volevamo farlo già nel 2021 ma non eravamo ancora pronti. La prima è una ragione tecnica. Era diventato difficile gestire i due gruppi. Noi legati principalmente alla pista, loro alla strada. Il secondo motivo è di carattere commerciale. Le aziende Biesse e Carrera hanno lo stesso proprietario e volevano rilanciare il marchio delle bici mentre abbiamo usato da sempre Pinarello. Non era possibile, c’era un conflitto di interessi. Abbiamo preferito prendere due strade diverse. Con loro è rimasto un ottimo rapporto, ci confrontiamo ancora assieme su certi temi.

Siete una sorta di succursale della nazionale italiana della pista.

E’ vero. Siamo una società che ha sposato la linea guida di Villa. Abbiamo sempre scelto ragazzi con predisposizione alla pista che tuttavia potevano lavorare bene su strada e viceversa. Ritengo che sia stata una scelta che ha ripagato. Al di là delle vittorie conquistate, siamo soddisfatti anche di aver portato al professionismo Attilio Viviani. Siamo contenti di aver avuto, negli ultimi due anni, altri attuali pro’ come Conca e Colleoni.

L’Arvedi Cycling in allenamento questo inverno
L’Arvedi Cycling in allenamento questo inverno
Che obiettivi avete quest’anno?

Abbiamo una squadra composta da gente esperta e da quattro giovani al primo anno. Questi ultimi sono tutti da scoprire anche se conosciamo bene i loro risultati nelle categorie precedenti. Dobbiamo verificare quali siano le loro possibilità di crescita. Se Lamon, Scartezzini e Moro, che fanno parte delle Fiamme Azzurre, correranno su strada solo per tenersi allenati in vista degli appuntamenti su pista, posso dire che i due capitani saranno Pinazzi e Galli. Stanno crescendo bene. Con loro c’è un percorso legato sia col cittì Villa che col cittì Amadori.

Siete una squadra di velocisti. Che tipo di calendario farete su strada?

Faremo gare adatte a loro, sia nazionali che internazionali. Non saranno limitate solo alle loro caratteristiche ma andremo a fare anche quelle più mosse e dure. Esordiamo alla San Geo che non è proprio piatta e facile sul profilo altimetrico. Queste corse più dure serviranno ai nostri ragazzi per fare esperienza e maturare ulteriormente. Abbiamo fatto la richiesta al Giro d’Italia U23 e non so se lo faremo ma mi piacerebbe che alcuni nostri atleti venissero scelti per la rappresentativa interregionale che parteciperà.

Il vostro progetto è supportato da sponsor e fornitori di rilievo. Su questo aspetto ha inciso il fatto di avere tanti atleti legati alla nazionale?

No. Ci tengo a dire che non sono andato dalla federazione per avere eventuali favoritismi. Anzi, forse siamo noi che aiutiamo loro avendo sposato questo programma della pista (sorride, ndr). Noi abbiamo sempre presentato i nostri piani alle aziende con cui abbiamo rapporti e loro decidevano se appoggiarci o meno. D’altronde molti nostri fornitori lo sono anche di altre squadre.

Nel 2021 Pinazzi ha vinto il tricolore dello scratch su Moro e Scartezzini (foto Aivlis/Silvia Colombo)
Nel 2021 Pinazzi ha vinto il tricolore dello scratch su Moro e Scartezzini (foto Aivlis/Silvia Colombo)
Da Arvedi avete un contributo importante che si radica nel vostro territorio.

Sì ed importante. Con questa azienda collaboro da 12 anni. Ho un rapporto sereno con loro. Abbiamo sempre fatto scelte razionali. Io proponevo, loro valutavano e poi avallavano le mie idee che più gli piacevano. Grazie a loro manteniamo la filiera con i giovanissimi del C.C. Cremonese e quest’anno avremo anche quattro esordienti e due allievi tesserati come Arvedi Cycling. Inoltre collaboriamo da anni anche con il settore giovanile della GB Junior. Se possibile vorrei chiudere aggiungendo un’ultima cosa…

Certo Massimo. Quale?

In questi anni abbiamo voluto coinvolgere alcuni dei nostri ex corridori. Quest’anno come secondo diesse c’è Giovanni Pedretti, cremonese doc che ha corso fino al 2019. Poi mi fa piacere che altri due bravi ragazzi come Michel Piccot ed Andrea Zanardini siano ora massaggiatori rispettivamente con Bardiani Csf Faizanè e Drone Hopper-Androni dopo aver fatto esperienza con noi. Certe attitudini non vanno sperperate e sono particolarmente orgoglioso di queste tre nuove carriere.

Pinazzi, voglia di vincere e zero voli pindarici

07.02.2022
5 min
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La pressione lui l’ha sempre gestita bene. Mattia Pinazzi – ventuno anni il prossimo 4 aprile – è uno di quelli che se sta per cadere il mondo, fa un passo di lato per non farsi colpire. Non si è mai fatto troppo influenzare dalle sue prestazioni. Né quando vinceva tanto nelle categorie giovanili, né quando faceva fatica a trovare i risultati negli ultimi anni. 

Maglia Arvedi

Il velocista della Arvedi Cycling, la stessa squadra di Moro e Lamon, vuole fare un personale upgrade ed affrontare il 2022 da protagonista. Lo farà con un rinnovato ottimismo grazie ai sigilli ottenuti nella parte finale della scorsa stagione. Dal 20 agosto, giorno in cui ha conquistato la medaglia di bronzo agli europei su pista U23 in Olanda, al 16 ottobre, data del successo a Saronno in una corsa U23.

A ottobre la seconda vittoria 2021, a Saronno, su Fiaschi (foto Instagram)
A ottobre la seconda vittoria 2021, a Saronno, su Fiaschi (foto Instagram)

Due mesi di fuoco nei quali il parmense, una volta risolti i problemi al ginocchio destro, ha vinto a metà settembre nell’arco di tre giorni anche la Targa Libero Ferrario su strada e il tricolore elite su pista nello scratch a Dalmine.

Per capire i suoi programmi, abbiamo sentito Pinazzi al termine del suo allenamento giornaliero (quattro ore pedalate sulle prime colline fuori Parma) e alla vigilia del collegiale azzurro su strada e pista (di cui farà parte) voluto da Marco Villa in programma da domani 8 febbraio fino al 12 a Peschiera del Garda.

Mattia, come sta andando la preparazione?

Sto bene rispetto all’anno scorso nello stesso periodo. Ho iniziato prima ad allenarmi, a novembre, dopo una breve vacanza. Durante l’inverno ho corso la Sei Giorni di Gand e a Grenchen. Sono state corse utili per trovare subito il giusto colpo di pedale. E ne ho sentito il beneficio durante il mini-ritiro della squadra (dal 31 gennaio al 4 febbraio, ndr).

Il tuo esordio su strada ed il resto del calendario sono già stati pianificati?

Sì, il debutto sarà sabato 26 febbraio alla San Geo. Il giorno successivo sarò a Misano per la 100 Chilometri che si corre all’interno del circuito motociclistico. Il resto della stagione è più o meno delineato per fare più gare possibili su strada per un preciso obiettivo.

Quale?

L’intenzione e la priorità sono quelle di andare al mondiale in Australia. Ne ho già parlato col cittì Marino Amadori. Sono nella sua lista di papabili azzurri, lui crede in me. Ed io voglio ricambiarlo. Il percorso è adatto alle mie caratteristiche. Non pare durissimo, ma ha alcune salitelle che, seppur non sembrino impossibili, non vanno assolutamente sottovalutate. Dovrò cercare di andare forte fin dalle prime corse perché il primo step sarebbe conquistarsi la convocazione per alcune gare al Nord da fare con la nazionale.

Con la nazionale, Pinazzi ha messo il naso fra i pro’: qui al Giro del Veneto (a destra) assieme a Raimondi, entrambi parmensi
Con la nazionale al Giro del Veneto (a destra) assieme a Raimondi, entrambi parmensi
E con la pista come farai?

Non voglio trascurarla. Lo sa Marino, tant’è che ne ha già parlato con Marco (Villa, cittì della pista, ndr). Anche Marco a sua volta ha compreso la situazione, come immaginavo. Ho un buon rapporto con entrambi, mi confronterò con loro durante la stagione.

Ci sono anche altri appuntamenti con la nazionale…

Sì, ci saranno anche europei e Giochi del Mediterraneo. Ma non ne abbiamo parlato in modo approfondito. Poi ad aprile inizieranno le prove di Nation’s Cup su pista. Europei e mondiali su pista invece sono un altro obiettivo. Voglio guadagnarmi la convocazione e farli bene anche se li ho già fatti e quindi, rispetto a quelli su strada, non sono una novità.

Queste gare riusciranno a metterti un po’ più di pressione?

In realtà un po’ ce l’ho sempre ma la maschero bene (ride, ndr). E’ giusto e fa bene avercela. Come dice sempre Elia (Viviani, ndr), le gare si vincono e si perdono però l’importante è sapere di aver fatto e dato il massimo per farle al meglio.

Fai parte del gruppo azzurro della pista da qualche anno. Sei pronto al passaggio di consegne che ci sarà? All’orizzonte c’è Parigi 2024 e potresti essere una pedina importante…

Me lo hanno già fatto in tanti questo discorso. Andare alle prossime Olimpiadi è uno dei miei obiettivi, ma ci sarà da vedere cosa faranno i professionisti. E di conseguenza cosa starò facendo io. Di elite ce ne sono tanti per la pista ed entrare in un nuovo quartetto, dopo quello che hanno vinto loro nelle ultime competizioni, sarà molto difficile. In queste annate ho sempre lavorato con loro ma per un motivo o l’altro arrivavo agli appuntamenti internazionali giù di forma. In ogni caso deciderà Villa, io continuerò ad essere a disposizione.

Nel 2021 Pinazzi ha vinto il tricolore dello scratch su Moro e Scartezzini (foto Aivlis/Silvia Colombo)
Nel 2021 Pinazzi ha vinto il tricolore dello scratch su Moro e Scartezzini (foto Aivlis/Silvia Colombo)
Hai finito la scorsa stagione in crescendo. Cosa ti ha sbloccato mentalmente?

Credo sia stata la medaglia di bronzo agli europei in pista. Già da junior la vedevo sempre lì senza mai prenderla. Sembrava un miraggio. Fino ad allora, per tornare al top, in pratica usavo le gare come allenamento. In corsa facevo di tutto. Tiravo tutto il giorno per i miei compagni dall’inizio alla fine. Dopo quel terzo posto è stato tutto più facile.

Mattia, a proposito, un’ultima domanda prima di chiudere. Un tuo futuro tra i pro’ quando potrebbe esserci?

E’ presto per pensarci. Anche se non ho il procuratore c’è stata qualche chiacchiera in estate con qualche team professional e WorldTour, ma non vi dico chi erano. Ho avuto una proposta anche dalle Fiamme Azzurre, ma non ho ancora deciso. Anche perché devo avere determinati requisiti. Adesso penso solo a questo 2022, in cui voglio migliorare i piazzamenti dell’anno scorso. E cercare di vincere, vincere e vincere.