I pensieri di Tiberi tra passato e futuro

11.01.2021
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Metti un giorno a casa di Antonio Tiberi. Uno di quei freddi giorni che ci ha riservato questo primo mese del 2021. Si va al confine tra la Ciociaria e la bassa provincia romana. Colline, campi e una grande casa di campagna nei pressi di Gavignano nel Lazio.

Là dentro, al caldo, il giovane talento sta giocando alla Play Station. Ha fatto il suo allenamento come da programma e ci aspetta per l’intervista. E solo qualche giorno dopo ha spiccato il volo in direzione della Spagna, per aggregarsi al ritiro della Trek-Segafredo, il primo da pro’.

L’intervista con Tiberi
Antonio, pronto per questa avventura?

Spero di sì! Qualche piccola esperienza con il team  già l’ho fatta, come in Belgio l’anno scorso. E ho visto subito altri ritmi, altri stili di corsa.

Sei emozionato? In fin dei conti adesso inizi per davvero…

Non tanto, non credo che ci sia differenza rispetto a quelli fatti in precedenza. Mi ci state facendo pensare voi adesso! Conosco molti ragazzi e già tanti componenti dello staff.

Brambilla ci ha detto che l’hanno scorso era rimasto colpito da te. Pensava che non avresti retto le sei ore della distanza, invece li ha riportati tutti “a casa”…

Sì dai qualche volta già avevo fatto 5-6 ore ed ero allenato. Mi allenavo da solo e mi mancava un po’ il ritmo, ma già dopo tre, quattro uscite con i ragazzi lo avevo preso e mi sono trovato bene sin da subito.

Hai fatto un anno alla Colpack-Ballan, cosa hai imparato?

E’ stata una stagione bella quella con la Colpack. Mi è servita per fare esperienza e per avvicinarmi alle distanze più lunghe. E al tempo stesso ho fatto qualche gara con i professionisti. Tra l’altro ci ho fatto la prima gara in assoluto, il Laigueglia. Ed è stata una bella batosta perché di fatto passavo dagli junior ai pro’: 200 chilometri! E’ stata dura. Dopo la seconda, terza, gara con i dilettanti già mi sentivo più a mio agio. E mi è servito, perché in estate con la maglia della nazionale alla Coppa Sabatini, di nuovo tra i grandi, ho sentito la differenza. Mi sentivo già più competitivo. Riuscivo a tenere meglio le posizioni, a tenere in salita. Un’altra cosa rispetto ai cambi di ritmo del Laigueglia.

Antonio Tiberi compirà 20 anni a giugno
Antonio Tiberi compirà 20 anni a giugno
Quando dici “batosta del Laigueglia” cosa intendi di preciso?

Finché abbiamo fatto i giri grandi, nella prima parte di gara, tutto sommato era andata bene, quando poi siamo entrati nel circuito finale ho visto le vere differenze. Quando i  pro’ aprono il gas è tutt’altra cosa e io, ripeto, venivo dagli juniores. Però non ne ho fatto un dramma: ho pensato che fosse ancora inizio stagione. Sono giovane, mi sono detto.

Come hai vissuto la stagione da U23 sapendo che avevi già un contratto in tasca?

Ho fatto davvero esperienza. Ho corso per crescere, per aumentare la cilindrata e abituarmi ai diversi ritmi. Non ho sentito molto la pressione e questa cosa mi ha aiutato, come per esempio nelle gare internazionali. Ero più tranquillo. E infatti altri ragazzi ogni tanto scherzando mi dicevano: beato te!

Durante la stagione hai mai parlato con Guercilena?

Non molto. Avevo parlato con lui nei ritiri in America e in quello in Sicilia e poi mi ha fatto i complimenti dopo alcune gare da dilettante.

In questa stagione hai continuato a lavorare a cronometro?

Ho vinto subito la prima gara dopo il lockdown e in altre sono andato discretamente bene. Poi al campionato italiano Milan ha tirato fuori tutto il suo potenziale e non c’è stata storia.

Prima hai parlato di cilindrata: numeri alla mano sei migliorato?

Ho fatto un test in salita identico a quello dell’anno scorso, solo che l’ho eseguito due mesi prima, quindi meno in forma. Nonostante tutto ho siglato valori leggermente migliori. Però a sensazione sento di andare molto meglio.

Cosa ti è rimasto del Giro under 23?

Il giorno del Mortirolo è andata bene. Ero nella fuga, l’ho preso con 30-40” di vantaggio e ho scollinato tra i primi cinque, sei. Mi spiace invece di aver sofferto troppo in alcune tappe e potevo evitare alcuni errori.

Quali?

Potevo pensare di più alla generale e invece ho corso sempre all’attacco, sin dalla prima tappa, Almeno ne sono uscito bene.

Antonio Tiberi in azzurro alla Sabatini 2020
Tiberi in azzurro alla Sabatini 2020

A questo punto mentre, Antonio ci mostra la nuova bici e ci porta nella stanza dei rulli, si passa a parlare di quel che verrà. Di fatto la sua avventura tra i professionisti inizia in questo 2021 ed è uno dei simboli del ciclismo che cambia. Tiberi, pensate, compirà 20 anni nel corso della stagione.

Hai già un programma?

Sì un calendario di massima ce l’ho. Inizio a febbraio, all’Etoile de Besseges, quindi farò il UAE Tour e le gare italiane, ma il vero obiettivo è il Giro di Svizzera. Quindi ci sarà il Tour of Utah. A quel punto si valuterà per il resto della stagione.

Che significa che lo Svizzera è l’obiettivo?

Che si punta per arrivare al meglio a quell’appuntamento. Serve per mettersi alla prova e vedere a che punto si è. 

E’ cambiata la tua preparazione?

Faccio di sicuro più ore e anche gli specifici ho iniziato a farli prima. Insomma con Josu (Larrazabal, il preparatore della Trek, ndr) ho anticipato un po’, anche perché devo partire prima rispetto al solito. Lui mi seguiva già ai tempi della Franco Ballerini, quando avevo saputo che sarei andato con loro. In questo modo avrebbe avuto già più anni di storico sui miei dati. 

Lungimirante. Fu una scelta tua o imposta?

Ci fu qualche problema con il preparatore dell’epoca e in accordo con mio padre e i miei procuratori (i Carera, ndr) ne parlammo subito con la Trek e Josu stesso.

Antonio con papà Paolo e mamma Nadia
Antonio con papà Paolo
Che genere di lavori specifici hai già fatto?

Sostanzialmente le Sfr e il potenziamento. E anche le salite al medio.

Che effetto ti ha fatto vedere gente appena più grande di te vincere il Tour e giocarsi il Giro? E’ una pressione, perché ci devi arrivare presto anche tu, o è uno stimolo?

Ci vogliamo arrivare sicuramente – dice con voce ferma Tiberi – ma non è un obiettivo focalizzato per quella età. Se poi non ci arrivo mi si ritorce contro. Ricordiamo che parliamo di 2-3 corridori su 300. L’eccezione sono loro.

E’ vero che sei uscito con Nibali nei giorni delle feste natalizie?

Sì, lui era dai suoceri a Fiuggi. Ci basta fare un quarto d’ora di strada a testa e ci incontriamo a metà strada. Con Vincenzo ero già uscito in passato. Fu Carera a mettermi in contato con lui, quando si sapeva che sarei andato alla Trek.

Ritiri e qualche gara con la Trek li ha già fatti, c’è qualcuno con cui hai legato di più?

Beh, con Vincenzo appunto sono uscito, ma parlo spesso con Antonio suo fratello, con Jacopo Mosca e Alex Kamp e anche con Giulio Ciccone.

Senti, il Giro non rientra tra i tuoi programmi, ma se Nibali dicesse: Tiberi lo voglio in squadra. Tu cosa risponderesti?

Beh, se lo dice lui…

Alex Carera, Giulio Ciccone, 2020

Facciamo il punto con Carera su Piccolo e Tiberi

03.01.2021
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Dice Alex Carera che quando ha letto l’articolo sul Team Colpack e le parole di Antonio Bevilacqua circa le ingerenze dei procuratori nella vita della sua squadra, gli è andato di traverso il primo dell’anno. Il procuratore di Tiberi, Piccolo e Trainini, ma anche di Nibali, Pogacar e Ciccone (i due sono insieme in apertura), ha la sua versione della storia ed è interessante ascoltarla.

«La storia del passaggio di Tiberi e Piccolo dopo il primo anno da under 23 – dice Carera – era arcinota da prima che scegliessimo il Team Colpack. Avevano entrambi l’accordo, con la Trek-Segafredo e l’Astana, per provare dal 2021. Se poi lo staff tecnico delle due squadre avesse ritenuto per vari motivi di rinviare il passaggio, sarebbero rimasti per un anno ancora. Questo non è successo e le squadre li hanno voluti da subito. Per cui dire che la colpa è dei procuratori e che siamo il male del ciclismo, non mi pare proprio giusto».

Andrea Tiberi, 2020 (foto Instagram)
Antonio Tiberi passa alla Trek-Segafredo dopo il 2020 al Team Colpack (foto Instagram)
Antonio Tiberi, 2020 (foto Instagram)
Tiberi alla Trek dopo il 2020 alla Colpack (foto Instagram)

Il discorso di Carera non fa una grinza e semmai si inceppa su un 2020 che probabilmente non ha dato ai ragazzi il necessario spazio per mettersi alla prova. E mentre Tiberi dà la sensazione di essere più avanti, gli altri due restano un bel punto di domanda. Su Piccolo, le considerazioni di Mazzoleni (preparatore dell’Astana) sono state abbastanza chiare sin da subito, su Trainini ha parlato Reverberi, ma certo anche per lui il 2020 più che un anno di passaggio è stato un anno di (quasi) sosta forzata.

Secondo te sono scelte ragionate, quindi?

Ci mancherebbe altro che non lo fossero, per questo ci tenevo a dire la mia e non passare per quello che non fa il bene dei corridori. Se poi la cosa andrà bene, lo scopriremo in futuro.

Andrea Piccolo, Gp FWR Baron, San Martino di Lupari, 2020
Andrea Piccolo, anche lui corridore di Carera, qui al Gp FWR Baron a San Martino di Lupari, passa all’Astana (foto Scanferla)
Andrea Piccolo, Gp FWR Baron, San Martino di Lupari, 2020
Piccolo, qui a San Martino di Lupari, va all’Astana
E’ difficile contraddire Bevilacqua sul fatto che, con Tiberi, la squadra avrebbe potuto correre un bel Giro d’Italia e anche a lui avrebbe fatto bene…

Per amor di Dio, non si discute che se Antonio fosse rimasto, la Colpack avrebbe avuto un giovamento, ma la scelta non è stata del procuratore e non poteva essere di Bevilacqua.

E’ stata, in questo caso, di Guercilena, giusto?

Faccio l’esempio di Cunego, che è storia vera. Da accordi precedenti, Damiano sarebbe dovuto passare nel 2001. Però parlando con la famiglia, con la Zalf e con Martinelli ci rendemmo conto che gli avrebbe fatto bene un altro anno fra gli under 23 e spostammo il debutto nel 2002, nonostante ci fossero stati altri accordi. Era un ciclismo diverso. I risultati del 2020 dicono altre cose e l’età in cui passare professionisti si è comunque abbassata.

Tomas Trainini, Giro del Friuli 2019, Fontanafredda
Tomas Trainini, qui a Fontanafredda al Friuli 2019, va alla Bardiani senza risultati 2020
Tomas Trainini, Giro del Friuli 2019, Fontanafredda
Trainini, qui al Giro del Friuli 2019, va alla Bardiani
Quindi Bevilacqua sbaglia a dire che si mette in pericolo la carriera dei ragazzi?

Le squadre scelte hanno entrambe grandi tecnici. Josu Larrazabal alla Trek-Segafedo e Maurizio Mazzoleni all’Astana, che fra l’altro segue Piccolo già da due anni. E’ fondamentale che fra tecnico e atleta si costruisca un rapporto di fiducia. L’esempio più evidente è la collaborazione fra Nibali e Slongo, che non si limita alla lettura dei numeri, ma si spinge anche sul piano psicologico.

Mentre Trainini?

Vedremo se anche il suo caso sarà stato ben gestito, il nostro lavoro è sempre sottoposto al giudizio del tempo e delle corse. Il rapporto con la Colpack è buono, è una squadra di Bergamo come siamo noi, abbiamo dentro altri atleti e altri ne porteremo.

Sarà il tempo a dire come andrà la storia e facciamo ovviamente tutti il tifo perché vada bene. L’alternativa purtroppo avrebbe i tratti di una sconfitta per tutto il sistema.

Team Colpack, Coppi e Bartali 2020

Bevilacqua, la Colpack e il ballo dei procuratori

30.12.2020
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Il Team Colpack-Ballan sta ancora masticando un paio di bocconi indigesti e si prepara per ripartire, ancora come continental, con il team manager Antonio Bevilacqua che fa il punto della situazione e solleva obiezioni su certe cattive abitudini, di cui aveva parlato anche Rossella Di Leo in una precedente intervista, che è obiettivamente difficile non condividere.

«Si riparte da un gruppo giovane – dice Bevilacqua – la politica è questa. Ce ne sono 3-4 buoni, sono curioso di studiarmi il calendario. Vorremmo seguire il programma italiano con le corse che potremo fare, da Laigueglia in poi. Se ci sarà posto. Tante WorldTour all’estero non ci vogliono andare, un po’ di corse saltano e magari al Coppi e Bartali sarà difficile essere invitati. Con Amici abbiamo un buon rapporto, spero non ci saranno problemi».

Juan Ayuso, 2020 (foto Instagram)
Juan Ayuso, classe 2002, ha vinto i due campionati spagnoli strada e crono (foto Instagram)
Juan Ayuso, 2020 (foto Instagram)
Ayuso, 18 anni, super talento spagnolo (foto Instagram)
Quali nomi hai cerchiato di rosso?

Gazzoli e Baroncini sono due begli atleti, che si sono affermati quest’anno. Su Gazzoli puntavo tantissimo. Ha preso sicurezza e si è sbloccato. Il Del Rosso lo ha vinto andando via in salita, sullo strappo. E’ veloce per corse impegnative, con gruppetto di 20-30 corridori. Un bel ragazzino è anche Persico, qui di Bergamo, di secondo anno. Sua sorella Silvia è alla Valcar, sono cinque figli e tutti e cinque hanno corso. Poi abbiamo Juan Ayuso, lo spagnolo di 18 anni che ci ha affidato la Uae Team Emirates.

Giusto, lo avete già incontrato?

Per ora lo abbiamo visto solo su Zoom. Dicono tutti che sia un fenomeno, dai test che ha fatto sembra così. Se la Uae Team Emirates lo ha preso per 5 anni, avrà qualcosa di buono. Verrà qui a gennaio, sempre se ci potremo muovere. Sta facendo una scuola inglese, per cui finirà gli esami a gennaio e poi è libero. Vivrà qui in casetta, da noi.

Che impressione ti ha fatto?

Un ragazzo di carattere. E’ serio, si vede che sa quello che vuole. Si presenta bene. Lo gestiremo noi, però sempre sotto la loro osservazione. Ci saranno degli incontri mensili per parlare di lui, perché giustamente ci tengono. La sua preparazione sarà concordata, anche perché dal 2021 oltre a Mazzoleni con noi ci sarà anche Antonio Fusi. Le nostre idee e la nostra preparazione alla Uae stanno bene, quindi seguiremo una linea concordata.

Perché hanno scelto voi?

E’ un po’ di tempo che parliamo con Matxin. Gli abbiamo dato Covi e prima ancora Consonni, Ganna e Troia. Gianetti ha corso con la Polti, ci conosce. Gazzoli fra poco andrà in ritiro con loro. Matxin ci aveva già dato Gomez, il velocista colombiano, che si è fatto il lockdown a Bergamo da solo.

Antonio Bevilacqua, Francesco Rosa, Mercatale 2015 (foto Scanferla)
Antonio Bevilacqua, team manager Colpack in uno scatto del 2015 (foto Scanferla)
Antonio Bevilacqua, Francesco Rosa, Mercatale 2015 (foto Scanferla)
Bevilacqua, team manager Colpack (foto Scanferla)
Tornando agli italiani?

Abbiamo preso Verre, di secondo anno: viene dalla Casillo, è uno scalatore. Poi Petrucci dalla Francaise des Jeux. Lui è un carattere preciso, un ragazzo meticoloso e non stava bene con quello che gli dicevano. E’ un po’ particolare, va avanti per la sua strada. Gli eravamo stati dietro per due anni.

Perché alcune squadre hanno rinunciato a essere continental?

Per il lato economico e alcune cose da rivedere. E’ una bella esperienza, ma la partecipazione alle corse deve essere più sicura. Io non ho problemi, ma se fai una squadra così, con tutti i criteri giusti, devi dare la possibilità ai ragazzi giovani di provare con i professionisti.

I ragazzi giovani…

Li cercano e si fanno passare subito. Il caso di Trainini è incredibile. Come fai a prendere un ragazzino che non ha mai corso e che ha avuto dei problemini, senza nemmeno chiederci informazioni? A Reverberi ho detto: «Come mai?». Lui ha risposto che poi magari glielo portavano via. Ha firmato senza dirmelo, me lo ha detto dopo. Ma che comportamenti sono? A Reverberi ho chiesto: «Ma non vuoi sapere che corridore è? Se ti interessa, potevi chiedermi di tenerlo per un anno, gli fai firmare il contratto. Lo porti in riviera, gli fai fare lo stagista…».

Filippo Baroncini, Vicenza-Bionde 2020 (foto Scanferla)
Filippo Baroncini, primo alla Vicenza-Bionde 2020: ultimo acquisto (foto Scanferla)
Filippo Baroncini, Vicenza-Bionde 2020 (foto Scanferla)
Baroncini arriva dal Team Beltrami (foto Scanferla)
Perché non ti ha chiesto informazioni?

Perché ormai comandano i procuratori. E i team manager si prendono i corridori senza sapere chi siano, per paura che li portino a un’altra squadra. Tutti vanno alla ricerca del fenomeno. Anche Piccolo e Tiberi avrebbero avuto bisogno di un altro anno.

Bisogno per voi o per loro?

Per entrambi. Mi sono salvato perché Gazzoli e Baroncini hanno rifiutato di passare in qualche squadra per rimanere qui e parto con due corridoi un po’ esperti e di livello. Ma di certo, se mi fossi presentato con Tiberi al Giro d’Italia, noi saremmo stati più coperti e lui avrebbe potuto mettersi alla prova. Che problema c’era se restava fino a giugno? Faceva Laigueglia, faceva il Coppi e Bartali, poteva andare con loro in ritiro e correva il Giro d’Italia. Se lo vinci o vai sul podio, passi anche con una bella cartolina.

Forse dei due, è più Piccolo che avrebbe avuto bisogno di altra gavetta?

Piccolo avrebbe avuto bisogno di mettersi alla prova da protagonista in mezzo a ragazzi del suo livello, ma quando un procuratore ti mette in testa che ti farà passare subito, hai chiuso. Il regolamento prevede che debbano fare due anni, io non ho voluto mettergli i bastoni fra le ruote e ho firmato una carta per dire che erano pronti per passare professionisti. A Guercilena ho chiesto di lasciarmi Tiberi ancora un anno, mi ha risposto che bisognava parlare con il procuratore.

Ci sono rischi?

Magari per Tiberi no, perché si è comportato bene ed è un corridore. Ad altri non danno tempo di crescere. Passano in tanti, poi che fine fanno? Adesso 4-5 che avevano smesso li ha presi Giuliani. Firmano giovanissimi, fanno due anni e chi non è Van der Poel resta a piedi. Consonni il primo anno non ci pensava a passare, nemmeno al secondo. Iniziò a parlarne al terzo. Adesso il procuratore gli dice: «Fatti vedere». Quindi il ragazzo pensa ai fatti suoi, preferisce fare quinto anziché aiutare il compagno a vincere. Non dovrebbe essere proprio l’Uci a scrivere queste regole?