Tirreno-Adriatico 2026, Antonio Tiberi

Tutti i passi di Tiberi e la lettura di coach Fusaz

18.03.2026
5 min
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Due Tiberi piuttosto diversi fra loro. Quello arrembante del UAE Tour, vincitore di una tappa e sconfitto solo da Del Toro a Jebel Hafeet, e quello della Tirreno-Adriatico, che ha lottato, ma non è riuscito a reggere l’impatto degli avversari (rallentato da qualche acciacco).

Il 2026 del corridore di Gavignano è iniziato con il cambio del preparatore. Michele Bartoli è infatti uscito dall’organico della Bahrain Victorious e ha lasciato i “suoi” corridori agli ex colleghi dello staff tecnico: Tiberi ha perciò iniziato a lavorare con Andrea Fusaz, che un occhio su di lui lo aveva sempre tenuto.

Le prime uscite sono state incoraggianti. Sono stati effettuati dei cambiamenti nella programmazione del lavoro e, avendo nei piani il Tour al posto del Giro, anche la preparazione è stata adattata. Così abbiamo pensato di fare il punto con Fusaz, cercando di capire quale versione di Tiberi potremo aspettarci nel corso della stagione.

Giro del 2024, Tiberi sui rulli dopo la crono di Desenzano e accanto a lui c’è Andrea Fusaz
Giro del 2024, Tiberi sui rulli dopo la crono di Desenzano e accanto a lui c’è Andrea Fusaz
Che cosa si fa quando si prende un corridore con cui non si è mai lavorato prima?

Si cerca di impostare qualcosa di diverso. Ho tenuto conto di quello che c’è, di quello che si è fatto, dell’esperienza, di quello che al ragazzo piace o non piace, perché alla fine anche le preferenze degli atleti determinano il successo degli allenamenti. Con Antonio abbiamo tenuto conto di tutto quello che aveva fatto e abbiamo analizzato che cosa potevamo cambiare per migliorare i punti deboli e consolidare i punti di forza.

Quali erano i punti deboli di Tiberi?

Sicuramente l’esplosività, su cui siamo ancora un po’ indietro. Come caratteristiche, Antonio tende a essere un regolarista, quindi soffre i cambi di ritmo violenti. Siamo sicuramente migliorati, però c’è ancora margine di miglioramento. Per questo abbiamo inserito delle corse di un giorno nel suo programma, perché lo costringano ad affrontare sforzi più volenti ed esplosivi.

Spiegando il cedimento di Jebel Hafeet, Pellizotti ha parlato anche di qualche errore di gestione da parte di Tiberi stesso.

Quello che ha detto Franco è vero. Ci sono strategie da adottare, come non seguire sempre chi fa attacchi troppo violenti. A meno che non parliamo dei super fenomeni, anche chi attacca in modo tanto violento a volte non riesce a dare seguito all’azione. Quindi avere un pacing preciso ti permette di ovviare alle sfuriate senza perdere troppo tempo.

Quindi ha sbagliato a reagire subito all’attacco di Del Toro?

Esatto. Purtroppo… gli è scappata la mano! Quello che eravamo riusciti a fare bene nella prima tappa sulla salita più dura, non ci è riuscito nella tappa decisiva. Nel primo caso avevamo deciso di fare un ritmo subito forte e di portarlo fino in cima. Nel secondo, la voglia di vincere e di combattere a viso aperto ha preso il sopravvento e Antonio ha risposto a quegli scatti di Del Toro.

Isaac Del Toro
Rispondere agli scatti violenti è ancora un punto debole di Tiberi (qui con Del Toro al UAE Tour) su cui si lavorando con allenamento e tattica
Isaac Del Toro
Rispondere agli scatti violenti è ancora un punto debole di Tiberi (qui con Del Toro al UAE Tour) su cui si lavorando con allenamento e tattica
A fine stagione scorsa si disse che con Tiberi si fosse esagerato con i ritiri in altura: se ne è tenuto conto nel programmare il 2026?

Sì, proprio per questo gli è stata proposta una partenza abbastanza intensa a livello di corse. Si tende spesso a non tenere in considerazione questo aspetto, ma tante volte a livello mentale un ritiro può pesare quasi più di una gara. Bisogna trovare il giusto bilanciamento.

Quest’anno Tiberi debutterà al Tour: seguirà un diverso cammino di preparazione?

Sicuramente. Bisogna tenere conto che il livello del Tour è decisamente molto alto e si corre in maniera differente rispetto a un Giro o una Vuelta, in cui c’è un po’ più di libertà per tutti quanti. Chiaramente la gran parte del lavoro è abbastanza simile, con l’idea che il tipo di salite che si trovano al Tour potrebbe essere più adatto ad Antonio. E questo è uno dei motivi che ci ha spinto verso questa scelta.

Nei giorni del ritiro di dicembre e poi nelle prime corse, abbiamo trovato un Tiberi molto motivato, lo hai riscontrato anche nella dedizione in allenamento?

Abbiamo trovato subito un buon rapporto. Antonio riesce a seguire quello che gli dico, siamo in linea con le idee e le cose vengono facilmente. In più è vero che mentalmente ha fatto un grosso step in avanti e questo nuovo approccio è stato forse il cambiamento più consistente.

Purtroppo il confronto che quelli che hai chiamato “i super fenomeni” è impietoso: come ci si gestisce per sfidarli?

Bisogna curare ogni dettaglio. Riuscire a dare il giusto carico di lavoro e il giusto recupero. Farli lavorare è facile, il problema è riuscire a farli recuperare e proporre la giusta mole di allenamento per portarli quando serve nella condizione perfetta. I super fenomeni ci sono, sappiamo che dobbiamo combatterci, quindi di sicuro ci prepariamo con tutte le armi possibili. L’importante è aver voglia di andare in battaglia.

Tirreno-Adriatico, prima di ammalarsi, il 9° posto di Tiberi nella crono a 33" da Ganna è stato un segnale molto positivo
Tirreno-Adriatico, prima di ammalarsi, il 9° posto di Tiberi nella crono a 33″ da Ganna è stato un segnale molto positivo
Tirreno-Adriatico, prima di ammalarsi, il 9° posto di Tiberi nella crono a 33" da Ganna è stato un segnale molto positivo
Tirreno-Adriatico, prima di ammalarsi, il 9° posto di Tiberi nella crono a 33″ da Ganna è stato un segnale molto positivo
Tiberi ha questa attitudine?

Credo che al UAE Tour abbia dimostrato di essere un atleta che corre per vincere. E proprio quel rispondere a Del Toro è stato dovuto alla voglia di vincere che ha prevalso sulla lucidità. Sicuramente il fatto di essere lì per la prima volta con la maglia di leader e le relative pressioni ha avuto il suo peso, ma è una cosa che si migliora con l’abitudine e con l’esperienza. Sono sicuro che se corressimo di nuovo domani quella tappa, Antonio si muoverebbe diversamente.

Vi sentite spesso per sapere come vadano le cose?

Cerchiamo di avere un contatto quotidiano, sia al telefono, sia con dei semplici messaggi. Alla fine la cosa più difficile è proprio avere un feedback reale e costante. I numeri al computer sono tutti belli, però parlare con gli atleti ti dà un’altra dimensione e permette di pareggiare i numeri con le sensazioni che riescono a trasmetterti. E quando parlo di feedback mi riferisco soprattutto a quelli dell’allenamento.

Non quelli della corsa?

La corsa tendenzialmente non la gestisci tu. Quindi, puoi stare bene, puoi stare male, però è una sfera su cui non hai controllo. In allenamento abbiamo il controllo totale del giorno prima, del giorno dopo, del giorno stesso. Quindi tante volte si può intervenire in tempo reale per adattare il lavoro alle esigenze. Per questo nei ritiri è importante essere con loro, che ci sia io o altri allenatori. Ad esempio nel ritiro in altura dopo il Romandia in cui lavoreremo per il Tour, sarò al suo fianco.

UAE Tour, 6a tappa a Jebel Hafeet, Antonio Tiberi

Tiberi a Jebel Hafeet, un minuto fuori giri di troppo

24.02.2026
6 min
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Il primo giorno di Pellizotti dopo il UAE Tour è trascorso in ammiraglia. Atterrato a Milano, il direttore sportivo friulano del Team Bahrain Victorious è andato fino a Pila per una recon della 14ª tappa del Giro d’Italia e poi ha ripreso la via di casa. Il ricordo della salita di Jebel Hafeet e della resa di Tiberi agli attacchi di Del Toro è ancora nell’aria.

«Sapevamo che la UAE ci avrebbe provato in tutti i modi – racconta Pellizotti – infatti siamo riusciti a mandare via una fuga per il discorso degli abbuoni e per non lavorare tutto il giorno. Nella tappa vinta da Antonio, anche Del Toro aveva fatto la salita molto forte. Se a questo si aggiunge che per la UAE Emirates quella corsa è importantissima, era scontato che avrebbero attaccato a tutta».

Nei 69 secondi dell’attacco di Del Toro, Tiberi ha espresso una potenza media di 610 watt, con una punta di 1.000 watt. Stando ai dati diffusi da Velon, l’attacco di Del Toro è durato 4’30” durante i quali Antonio ha pedalato alla media di 22,4 km/h e punte di velocità di 32,1.

Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: l'avvicinamento con tanta altura è stato probabilmente un errore
Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: secondo il tecnico, il livello visto lo scorso anno non rispecchia il valore dell’atleta
Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: l'avvicinamento con tanta altura è stato probabilmente un errore
Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: secondo il tecnico, il livello visto lo scorso anno non rispecchia il valore dell’atleta
Avreste dovuto correre in difesa?

Eravamo in una posizione di vantaggio, quindi dovevamo giocarci quei 21 secondi. Dato che era la quinta volta che facevo quella salita, la mattina ho cercato di spiegare ad Antonio che la parte più importante erano gli ultimi tre chilometri. Non doveva arrivarci in affanno eccessivo.

Quello che però è successo…

A un certo punto in radio gli ho detto: «Occhio che adesso sicuramente ti darà l’ultima accelerata» e sappiamo che le accelerate di Del Toro fanno tanto male. Per Antonio era la prima esperienze in maglia da leader in una corsa così importante. Aveva gamba, sensazioni e numeri eccezionali. L’unico problema è che quando Del Toro ha fatto l’ultimo attacco, gli ha fatto fare un minuto fuori giri e lui è arrivato ai tre chilometri senza riuscire a fare il cambio di ritmo che gli avrebbe permesso di conservare la maglia.

Un fatto di esperienza, quindi?

Sappiamo che Tiberi è un ragazzo orgoglioso, secondo me ha le stigmate del campione. Per cui sei lì a lottare per una maglia, è chiaro che non ti stacchi volutamente. Aver gestito la pressione del leader quel giorno e in quelli precedenti, dover andare al podio e all’antidoping, è stato un’esperienza importantissima. L’ho visto molto cambiato anche in corsa con i compagni alla radio.

Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l'attacco: rispoondergli per Tiberi è stato un errore
Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l’attacco: rispondergli per Tiberi è stato un errore
Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l'attacco: rispoondergli per Tiberi è stato un errore
Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l’attacco: rispondergli per Tiberi è stato un errore
In che senso?

Solitamente ha sempre parlato molto poco, invece l’ho visto molto più presente e anche i compagni se ne sono accorti. Quando il leader parla, fa i complimenti e li sprona, ascoltano più le sue parole che le mie dalla macchina. E quindi in questo Antonio secondo me ha fatto uno step ulteriore nel modo di imporsi, non solo fisicamente ma anche mentalmente.

Impossibile pretendere che in quel momento trovasse la freddezza di non rispondere allo scatto?

Seduti sul divano è facile dirlo, però mi metto anche nei suoi panni. Sono due ragazzi giovani, si conoscono bene e secondo me gli è venuto fuori l’orgoglio di non voler farsi staccare. Ripeto: da una parte va bene così. Antonio è ancora giovane, deve fare ancora esperienza e con questa secondo me ha salito un altro scalino.

Questa nuova sicurezza si deve alla vittoria di Jebrel Mobrah oppure si era iniziata a vedere prima?

Già nei ritiri si vedeva che stava bene. Quando facevamo i test, vedevi che la gamba girava bene. Gli veniva tutto più facile e questo secondo me gli ha dato più convinzione. Perciò la vittoria è servita tanto, ma anche il piazzamento della prima tappa. Fare terzo in un arrivo allo sprint su uno strappo così difficile vuol dire che il fisico risponde bene e questo gli ha permesso di guadagnare convinzione.

Pellizotti ha notato ik cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Pellizotti ha notato il cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Pellizotti ha notato ik cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Pellizotti ha notato il cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Antonio dice di aver lavorato particolarmente bene nell’inverno…

Diciamo che l’inverno dello scorso anno e poi il resto della stagione non sono stati come volevamo. Ha avuto mille problemi e questo significa non aver potuto creare la base su cui fare i lavori specifici. Poi abbiamo fatto anche noi lo sbaglio di voler fare più ritiri in altura e meno gare per portarlo al Giro più preparato. Invece abbiamo capito che Antonio ha bisogno di correre, ha voglia di correre. Quando si mette il numero sulla schiena, si diverte e quest’anno abbiamo visto un Tiberi veramente cambiato.

In cosa era così evidente?

Era quasi sempre in orario se non in anticipo agli appuntamenti. Quando il venerdì sera siamo arrivati ad Abu Dhabi, ha chiesto se l’indomani prima di colazione potesse fare mezz’ora con il fisioterapista lavorando con gli elastici. Detto da lui, questo ti fa capire tanto e sono convinto che quello del 2025 non fosse il Tiberi che conoscevamo. E sicuramente anche a lui ha dato fastidio, perché è giovane, ma ha carattere, ne ha passate tante e ha anche dimostrato di poter fare tanto.

Anche lui ha ammesso di volersi riscattare.

A volte può sembrare indifferente, però ci eravamo accorti che veder vincere i ragazzi della sua età mentre lui faticava lo stava disturbando. Gli mancava la sensazione di vincere, di alzare le braccia al cielo. Per cui ha iniziato bene la stagione, si è visto un crescendo gara dopo gara e in UAE ha dimostrato veramente il suo valore.

Diciamo che dovendo correre il Tour, dovrà imparare una tattica più attendista, come quella di Indurain, per fare un esempio…

Antonio è un ragazzo intelligente, uno molto silenzioso, che parla poco, ma quando parla va diritto al punto. E sono convinto che questa per lui sia stata una lezione. Il primo arrivo in salita lo ha gestito dalla testa, quindi non ha dovuto inseguire. Ha fatto quel che gli dicevamo ed è stato più semplice, tra virgolette. Sabato sapevo che sarebbe stato più difficile.

UAE Tour perso per 10": Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31" dopo Del Toro. Il suo margine al via era di 21"
UAE Tour perso per 10″: Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31″ dopo Del Toro. Il suo margine al via era di 21″
UAE Tour perso per 10": Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31" dopo Del Toro. Il suo pargine al via era di 21"
UAE Tour perso per 10″: Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31″ dopo Del Toro. Il suo margine al via era di 21″
Come mai?

Perché era la prima volta che lottava per qualcosa di veramente grosso e questo sicuramente gli farà capire anche la necessità di studiare le doti dei suoi avversari. Del Toro o Pogacar fanno la differenza nel primo minuto e dopo mantengono. In questo caso è bene che Tiberi non li segua sullo scatto, ma che provi a recuperare il gap sulla distanza. E’ un buon cronoman che riesce a tenere più a lungo certi wattaggi, mentre nel breve non riesce a tenergli testa.

Ne avete parlato il giorno dopo?

Abbiamo guardato assieme il file della salita e abbiamo visto dove si poteva fare meglio. Sono convinto che se queste cose non le provi e non sbagli, difficilmente capisci come migliorare.

Se rifacesse la tappa oggi sarebbe diverso?

Ne sono certissimo. Come per i bambini, tante volte è giusto che sbaglino e provino sulla propria pelle. Perché è vero che poteva fare diversamente, ma ha provato a modo suo ed è stato giusto così. Non è stato Del Toro a perdere il Giro sul Colle delle Finestre perché non sapeva come difendere la maglia? Difficilmente ti riesce di fare la corsa perfetta, però se Tiberi inizia a capire le sue doti e come gestirle nel modo migliore, è chiaro che riesce ad ottenere di più.

UAE Tour 2026 - 8th Edition - 3 tappa Umm al Quwain - Jebel Mobrah, Antonio Tiberi

Jebel Mobrah, il primo acuto del vero Tiberi

18.02.2026
6 min
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«Aspettavo questo momento devo dire da tanto, tanto tempo. Diciamo da quando sono passato professionista». Tiberi è disteso sul lettino dei massaggi e ha la voce squillante della vittoria. Quella conquistata a Jebel Mobrah vale per la corsa e la maglia di leader, ma ha l’effetto di avergli fatto credere che tutto il lavoro svolto nell’inverno stia iniziando a dare buoni frutti. E a questo punto della storia, la fiducia è forse la conquista più importante.

Quando l’ultima salita della terza tappa del UAE Tour ha iniziato a farsi davvero cattiva e tutti aspettavano il duello fra Evenepoel e Del Toro, la Bahrain Victorious si è messa davanti a fare l’andatura. Pendenze a doppia cifra, il caldo del deserto a renderle più ripide. E quando Gall ha attaccato forte, Tiberi si è ritrovato insieme a Evenepoel come alla Valenciana. Solo che questa volta è stato il belga ad affondare e poche pedalate dopo Tiberi ha spiccato il volo. Neppure il ringhio rabbioso di Del Toro è bastato per acciuffarlo, perché nel momento in cui il messicano ha dato la sensazione di farne un sol boccone, Tiberi ha accelerato ancora e la vittoria è stata sua.

UAE Tour 2026 - 8th Edition - 3 tappa Umm al Quwain - Jebel Mobrah, Antonio Tiberi, Isaac Del Toro
L’inseguimento di Del Toro non è bastato per prendere Tiberi: dopo l’arrivo fra i due una stretta di mano
UAE Tour 2026 - 8th Edition - 3 tappa Umm al Quwain - Jebel Mobrah, Antonio Tiberi, Isaac Del Toro
L’inseguimento di Del Toro non è bastato per prendere Tiberi: dopo l’arrivo fra i due una stretta di mano
Ti eri svegliato con le sensazioni giuste stamattina? Sapevi che poteva finire così?

Le sensazioni erano giuste e buone, però devo dire che lo sono già da inizio stagione. Quindi aspettavo questa tappa sin dalla prima gara che ho fatto in Spagna e poi dopo la Valenciana quando ho visto che le sensazioni in salita erano veramente buone. Dopo ogni tappa mi dicevo che avrei voluto una salita più lunga e quindi aspettavo con ansia questa giornata per vedere come sarei riuscito a performare su una salita vera. Devo dire che ho avuto ottime risposte.

Eravate riusciti a vedere il finale o l’avete scoperto su VeloViewer?

L’abbiamo visto ieri sera nel meeting che abbiamo fatto su VeloViewer e con qualche foto che siamo riusciti a trovare. Abbiamo capito da subito che fosse una salita veramente impegnativa. In più, mano a mano che ci avvicinavamo e soprattutto dall’ultima discesa, si vedeva quasi tutto il finale e che era bello ripido. Quindi diciamo che siamo arrivati lì sotto già pronti mentalmente.

Ci racconti il momento in cui sei restato da solo?

Ho iniziato la salita con Damiano (Caruso, ndr), che ha fatto un ottimo lavoro nel primo chilometro o chilometro e mezzo. Poi sono cominciati gli scatti fino a quello decisivo di Gall e io sono rimasto con lui e con Evenepoel. Poco dopo invece ho visto che anche Remco iniziava a sfilarsi e non capivo se volesse semplicemente risparmiarsi essendo ancora a inizio salita o se fosse in difficoltà. Comunque le mie sensazioni erano buone, la gamba era buona, così ho deciso di sfilarmi, di mettermi in ultima posizione e provare a fare un attacco.

Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Doveva essere un primo tentativo?

Volevo vedere cosa sarebbe successo, invece sono rimasto subito da solo. Mi sono riportato su Gall e da lì in avanti ho continuato con il mio passo. Ho visto che avevo guadagnato una ventina di secondi e mi sono detto: «Ok Antonio, adesso devi fare semplicemente… (semplicemente per modo di dire, ride) una cronometro. Lo sai fare bene, quindi è tutta una questione di gestione». Poi ovviamente sono stati fondamentali i tecnici che c’erano in macchina, con Pellizotti che mi dava sempre i distacchi per aiutarmi anche a gestire meglio lo sforzo.

Ti si è sempre rimproverato di non osare: oggi lo hai fatto ed è andata bene…

Come ho fatto vedere in alcune tappe al Giro d’Italia del 2024, quando sto bene, voglio sempre provare a fare qualcosa e a dire la mia. Far vedere che ci sono, senza star lì semplicemente a subire la gara. E’ ovvio che quando non hai un’ottima gamba e sei al gancio, ti viene impossibile fare un attacco.

Oggi è stato diverso?

Oggi la gamba era veramente ottima, ero veramente presente, capivo quello che stava succedendo ed è stato più facile, con più grinta e più voglia provare a dire la mia. Oggi non volevo avere rimpianti. Mi sono detto: «Voglio arrivare al traguardo e provare tutto per tutto. Fare qualcosa che non ho mai fatto e voglio vedere quello che riesco a portare a casa». E devo dire che è andata bene.

Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Salita dura, caldo, che ambiente avete trovato?

La temperatura si è fatta sentire già dall’inizio. L’obiettivo principale fino all’ultima salita era cercare di idratarsi e rimanere freschi il più possibile. Devo ringraziare tutti i miei compagni, che ogni mezz’oretta mi portavano ghiaccio e acqua. Grazie a loro sono riuscito a iniziare la salita abbastanza fresco. Nei primi chilometri eravamo in basso e il caldo si è sentito parecchio. Quando siamo arrivati intorno ai mille metri, si stava un po’ meglio, ma a quel punto la gara era ormai fatta.

Pellizotti ti dava i distacchi: che cosa hai pensato quando Del Toro ha fatto l’ultima sparata per venire a prenderti?

Il sospetto e un po’ la paura che arrivasse c’era, però avevo delle buone sensazioni e sapevo di avere ancora qualcosa nel serbatoio, da tirare fuori in caso di emergenza. Perciò, aiutandomi con i tempi che mi dava l’ammiraglia, quando Del Toro ha attaccato, ho deciso di aumentare un po’ il passo. E una volta che ho visto il triangolo rosso, ho messo sui pedali tutto quello che era rimasto e da lì sono andato a tutta fino al traguardo.

Qualche giorno fa ti abbiamo chiesto che cosa si provasse a doversi staccare dalle ruote di Pogacar ed Evenepoel: oggi è stato Remco a staccarsi dalla tua. Un passo per volta, ma sono cose che fanno piacere, no?

E’ sempre facile purtroppo parlare dal di fuori. A meno che in un contesto del genere non si sia passati personalmente, nell’arco della propria vita e in un qualsiasi sport, è difficile percepire quanto sia difficile e quanto ogni dettaglio faccia la differenza. Questa è stata la cosa che mi ha spinto da questo inverno a lavorare bene, a fare sacrifici, a fare le cose per bene e dimostrare chi sia il vero Tiberi. Mostrare quello che posso fare quando tutto fila liscio e mi sento bene.

Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21" su Del Toro e 1' su Tejada
Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21″ su Del Toro e 1′ su Tejada
Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21" su Del Toro e 1' su Tejada
Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21″ su Del Toro e 1′ su Tejada
Che cosa farai da adesso a domattina quando la corsa ripartirà?

Le prime cose che ho fatto per cercare tranquillità e calare un pochino la pressione è stata sentire la mia ragazza e i miei genitori. Poi rientrando in hotel ho cominciato a mangiare qualcosa già in macchina. Ora ci sono i massaggi, quindi aspetterò la cena tutti insieme e poi a letto prima possibile, per recuperare le forze per domani. Il UAE Tour è ancora lungo, ormai siamo in ballo e cercheremo di ballare. Devo fare tutto il possibile per portarlo a casa.

Antonio Tiberi

L’ultimo a staccarsi. Tiberi e quelle ruote impossibili da tenere

13.02.2026
5 min
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Antonio Tiberi si sta rendendo autore di uno dei suoi migliori inizi di stagione. Il corridore della Bahrain-Victorious esce con un ottimo quarto posto dalla Volta a la Comunitat Valenciana, dove ha lottato a lungo spalla a spalla persino con un gigante come Remco Evenepoel.

Non solo: proprio relazionandolo a Evenepoel, ecco che Tiberi allunga la sua lista di “ultimi a staccarsi” dalle ruote di prestigio. Qualcosa di molto simile gli accadde al Giro d’Italia 2024 quando, verso Prati di Tivo, fu l’ultimo a cedere alla ruota di Tadej Pogacar.

E’ proprio lui che, con grande passione, ci racconta questi due eventi e le differenze nello stare a ruota dell’uno o dell’altro. Prima però partiamo brevemente dalla Valenciana e da cosa questa corsa ha lasciato a Tiberi in vista dell’imminente UAE Tour.

Tiberi
Fra i giganti. Antonio Tiberi (classe 2001) ha lottato alla pari con i grandi leader nell’ultima Valenciana
Tiberi
Fra i giganti. Antonio Tiberi (classe 2001) ha lottato alla pari con i grandi leader nell’ultima Valenciana
Antonio, cosa ti lascia questa Valenciana?

Sicuramente bei ricordi e belle sensazioni. Non ho mai avuto un inizio di stagione con sensazioni migliori di queste. Sono davvero contento di come mi sto sentendo.

Hai cambiato qualcosina nella preparazione?

La preparazione è un po’ cambiata perché ho cambiato preparatore. Anche sull’alimentazione sono stato più attento e puntiglioso. Ho fatto qualche esercizio in più a corpo libero, in palestra. In bici bene o male le cose sono sempre quelle, ma magari sono stato un po’ più continuo.

Cosa ti è sembrato di tutti quei campioni che c’erano in Spagna?

Ho avuto un buon confronto anche con Remco, che era veramente molto forte. Rispetto all’anno scorso sono riuscito a tenerlo un pochino di più. Tra tutti, sono quello che si è staccato più tardi dalla sua ruota. Tutto ciò mi ha dato buone risposte riguardo alla mia condizione e soprattutto un bel po’ di fiducia. Il lavoro fatto fino adesso è stato fatto bene. Sono dove volevo essere, esattamente in linea con il programma.

Antonio Tiberi
A Prati di Tivo, Giro 2024, Tiberi addirittura provò ad anticipare Pogacar
Antonio Tiberi
A Prati di Tivo, Giro 2024, Tiberi addirittura provò ad anticipare Pogacar
E veniamo al nocciolo della questione: tu stesso hai detto che sei stato l’ultimo a staccarti da Remco pochi giorni fa e fosti l’ultimo a mollare Pogacar a Prati di Tivo. Ripartiamo da qui: cosa significa stare alla sua ruota?

La prima cosa che si nota stando dietro Tadej è che quel ritmo che per noi altri è sostenibile per pochi minuti, lui lo tiene a lungo. Pogacar ha una facilità di pedalata e una resistenza impressionanti. Nel caso di Prati di Tivo era ancora più evidente perché era il finale e si andava fortissimo.

Si butta un occhio sul computerino in quei momenti?

No, non io almeno. Ma ricordo che guardavo spesso in basso e fui criticato perché dissero che stavo guardando il computerino. In realtà stavo guardando in basso, alla sua ruota. Stavo solo cercando di spingere, di non pensare ad altro, di raccogliermi sulla bici. Mi è tornato in mente quando ero piccolo e si diceva che Froome guardasse sempre il computerino. Quando spingi forte la testa va verso il basso. In quei frangenti non guardi i rapporti o i watt.

Ci sta, si resta concentrati a richiamare ogni stilla di energia…

L’unica cosa nella schermata automatica in salita è la distanza che manca alla fine. Forse quel giorno un mezzo sguardo l’ho dato a quel dato, per cercare un piccolo stimolo in più. In quei momenti spegni il cervello, ti rannicchi sulla bici, ti sposti sulla punta della sella e dai tutto.

Antonio Tiberi
Ecco il momento in cui pochi giorni fa Tiberi sta per staccarsi da Remco. Da qui inizia un’altra gestione dello sforzo
Antonio Tiberi
Ecco il momento in cui pochi giorni fa Tiberi sta per staccarsi da Remco. Da qui inizia un’altra gestione dello sforzo
Con Remco è stata un po’ diversa, non eravate all’arrivo: com’è andata con lui?

Sì, mancava ancora un po’ all’arrivo. Quel finale però lo conoscevo perché l’avevo provato in allenamento. Tornando al discorso della distanza allo scollinamento sul computerino, quel giorno l’ho guardata per cercare di regolarmi.

Quando si abbassa è davvero così piccolo come dicono?

Sì, soprattutto in pianura. Quando si abbassa quasi sparisce e anche tu dietro devi essere molto schiacciato, altrimenti prendi troppa aria.

A livello di pedalata c’è qualcosa che ti è rimasto impresso?

La cosa che più mi è rimasta impressa è che, dopo un po’ che eravamo rimasti soli, ogni 50-100 metri si voltava per vedere se fossi ancora a ruota e allora faceva una progressione di 5-6 secondi. Fino a quando non mi ha staccato ha fatto così.

Parliamo di rapporti: rispetto a Remco com’eri?

Più o meno eravamo sulla stessa cadenza. Avevamo un 38×30, era piuttosto ripida. C’erano tratti al 17 per cento ed entrambi cercavamo l’agilità.

Antonio Tiberi
Non solo a Prati di Tivo, anche nella tappa del Passo Brocon Tiberi fu tra gli ultimi a mollare Pogacar. La concentrazione è massima
Antonio Tiberi
Non solo a Prati di Tivo, anche nella tappa del Passo Brocon Tiberi fu tra gli ultimi a mollare Pogacar. La concentrazione è massima
Dopo che ti ha staccato come hai proseguito?

In quel caso ho cercato di tenere duro il più possibile, ma ho visto che c’era un buco su Almeida e gli altri. Dopo lo scollinamento si scendeva un po’ e poi c’era un altro strappo: a quel punto Remco aveva preso il largo, era 200-300 metri davanti. Almeida aveva recuperato parecchio, così siamo andati insieme e dopo lo strappo abbiamo collaborato.

Pogacar era al traguardo, ma con Remco mancava ancora un po’: come ti sei gestito con il fuorigiri?

Il fuori giri si fa e anche parecchio, però non vai a cercare l’ultima goccia nel serbatoio come se fosse l’arrivo, tanto da restare senza forze. Nel caso vissuto con Remco qualcosa lo lasci per i chilometri finali.

Hai riguardato i watt?

No, e sapete perché? Proprio quel giorno ho scelto di utilizzare un altro dispositivo Garmin per risparmiare qualcosa sul peso, ma devo aver avuto un problema di configurazione e alla fine non ha registrato nulla.

CRO Race 2025, Damiano Caruso

La scelta di Caruso: prima il Giro, il resto si vedrà

20.12.2025
8 min
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E’ l’inizio dell’ultima stagione e Damiano Caruso si è seduto a tavola con l’intenzione di godersi anche l’ultima briciola, prima di alzarsi e seguire altrove il filo della vita. Le giornate nel ritiro di Altea si susseguono sempre uguali, ma la consapevolezza che sia tutto per l’ultima volta fa sì che gli sguardi siamo meno sbadati e le parole meno frettolose. Questo è almeno quel che ci è parso chiacchierando con lui con la leggerezza di quando ne hai viste tante e sai che i momenti in cui essere seri sono altri.

«Sto bene – dice – tutto in ordine. Sto anche bene in bici. Quest’inverno è andato tutto liscio, come speravo che andasse. Non ho avuto intoppi di salute o altro. Pensavo che mi avrebbe intristito essere di nuovo qui a dicembre, rivivendo per l’ultima volta quello che ho fatto per tanti anni, invece non sta succedendo. Mi dà motivazione, perché voglio farlo bene e mi sto divertendo».

Giro d'Italia 2025, Castelnuono nei Monti, Damiano Caruso con i figli Greta e Oscar
Visita parenti al Giro d’Italia: Caruso con i figli Greta e Oscar. La famiglia continua a vivere in Sicilia
Giro d'Italia 2025, Castelnuono nei Monti, Damiano Caruso con i figli Greta e Oscar
Visita parenti al Giro d’Italia: Caruso con i figli Greta e Oscar. La famiglia continua a vivere in Sicilia
Tiberi ci ha detto che farai il Giro, ma non hai chiuso la porta al Tour…

La verità è questa. Di base c’è il Giro, ho chiesto io di farlo perché mi piace l’idea. Col Giro ho un altro feeling. Però è vero che non ho chiuso le porte per andare anche al Tour, Tiberi ha detto bene. Sulla carta, lo sapete meglio di me, è sempre facile dire certe cose. Faccio il Giro, il Tour, la Vuelta, questo e quell’altro. Poi però bisogna vedere come va la stagione, come stai, quanto sei stanco fisicamente e mentalmente. Teoricamente Giro e Tour si potrebbero fare, perché la squadra mi sta mettendo nelle condizioni giuste, però dobbiamo vedere come andranno le cose.

Come si corre l’ultimo Giro? Non è stato infrequente che tu sia partito da gregario e ti sia ritrovato a fare classifica, no?

Se questi cuccioli cadono, si ammalano… Sono fragili (sorride, ndr), sono fragili. No, l’ambizione è quella di provare a vincere una tappa. Mi voglio fare quest’ultimo regalo e se riesco a farlo al Giro sarebbe la ciliegina sulla torta. Alla classifica non ci penso nemmeno, anche se dopo il quinto posto di quest’anno, uno potrebbe pensare che non sia andata poi male. Però voglio concentrare le energie per vincere una tappa, essere in supporto a Santiago (Buitrago, ndr) perché immagino che farà lui classifica e prendermi qualche soddisfazione personale.

E la soddisfazione personale esclude quindi la classifica generale?

Se faccio la classifica, so che le possibilità di vincere una tappa sarebbero molto esigue, come pure quelle di andare al Tour, perché sarei troppo stanco. Fare classifica t’impegna, non è solo la gara per sé. E’ tutto il contesto, devi rimanere sempre concentrato, non puoi mai mollare. Devi stare attento a mille cose. Se vado per la tappa, avrò di certo un’ottima condizione. Però un giorno vado in fuga e quello dopo, magari in una tappa di pianura, non avrò bisogno di limare. E alla fine si parla di tante energie spese o risparmiate nell’arco di tre settimane.

Il 2021 è stato uno degli anni più solidi di Caruso, che a Valle Spluga vince così la sua prima tappa al Giro, che chiuderà 2° alle spalle di Bernal
Il 2021 è stato uno degli anni più solidi di Caruso, che a Valle Spluga vince così la sua prima tappa al Giro, che chiuderà 2° alle spalle di Bernal
Parlaci della tua primavera, ti va?

A differenza dell’anno scorso, quando a febbraio ero già in ritiro, questa volta ho chiesto di andare a correre, proprio per il discorso che vi dicevo prima. Mi voglio godere ogni singolo momento. Quindi inizio alla Valenciana, di lì vado al UAE Tour, poi penso la Parigi-Nizza o la Tirreno: devono ancora dirmelo, ma ho lasciato alla squadra la libertà di scegliere in base a dove servo di più. Poi faccio la Milano-Sanremo, quindi il classico blocco di altura, Romandia e Giro. Niente classiche, perché sono nel periodo del ritiro.

Niente classiche, mentre quest’anno saresti dovuto andare al mondiale. Visto che sarà duro anche il prossimo, ci hai pensato?

Anche questo dipende da come si svolgerà la stagione. Immagino che se dovessi rispettare appieno il programma, quindi fare Giro e Tour, forse non troverei le energie per essere competitivo in un mondiale a settembre. La vedo dura. Però mi ha fatto piacere che un paio di settimane fa mi abbia chiamato Amadio, il nuovo commissario tecnico.

Che cosa ti ha detto il tuo vecchio capo della Liquigas?

Mi ha detto: «Guarda Damiano che a me dell’età che hai non interessa (Caruso ha compiuto 38 anni in 12 ottobre, ndr). A me interessa che se tu mi dici che sei della partita, sarai sempre nella nostra lista». Devo ammettere che mi ha fatto parecchio piacere, non essere scartato a priori è sempre un grande motivo di orgoglio. Perciò, se il programma lo prevedrà e sarà compatibile, perché no? Anche concludere questa storia con la maglia azzurra non sarebbe male, sarebbe bellissimo.

L’ultimo mondiale corso da Caruso fu quello di Imola nel 2020: arrivò decimo, migliore degli azzurri
L’ultimo mondiale corso da Caruso fu quello di Imola nel 2020: arrivò decimo, migliore degli azzurri
Caruso, come il vino buono, migliora invecchiando?

Non è che me lo aspettassi, diciamo che ho semplicemente continuato a lavorare con dedizione e con disciplina. Magari ha inciso anche il fatto che nella prima parte della mia carriera non mi sia spremuto più di tanto e adesso questo mi dà la possibilità di essere ancora solido. Era un ciclismo differente, al giovane appena passato si chiedeva semplicemente di crescere. Ti insegnavano il mestiere, ti lasciavano i tuoi tempi. E forse è anche colpa mia.

Di quale colpa parliamo?

Forse mi sono adagiato, credendo di aver raggiunto un livello già buono, invece ero ancora lontanissimo dall’aver trovato i miei limiti. Ho viaggiato per qualche anno in una comfort zone in cui facevo fatica, ma non il salto di qualità. In quel momento pensavo che andasse bene, convinto che col tempo sarei maturato. Invece le situazioni cambiano e sono riuscito ad autoimpormi un cambio di ritmo, che alla fine ha pagato. Dal 2019-2020 a oggi, sono sempre stato a livelli più che accettabili.

Hai parlato degli anni spartiacque del Covid dopo cui i corridori maturi hanno iniziato a pagare.

La verità è che se avevi raccolto prima, continuare a fare gli stessi sacrifici dopo quel periodo è diventato più difficile. Io mi sono detto che fin tanto che mi divertivo a fare questo lavoro, avrei continuato. Nel 2024 non mi sono divertito, infatti pensavo di smettere. Ho avuto cadute, malanni e altri intoppi e ho detto basta, così non era più divertente. Infatti pensavo che il 2025 sarebbe stata l’ultima stagione.

Damiano Caruso, Giro d'Italia 2025, Colle delle Finestre, Bahrain Victorious
Giro 2025, Colle delle Finestre. Con Tiberi fuori classifica, Caruso ha preso la squadra sulle spalle, chiudendo in 5ª posizione
Damiano Caruso, Giro d'Italia 2025, Colle delle Finestre, Bahrain Victorious
Giro 2025, Colle delle Finestre. Con Tiberi fuori classifica, Caruso ha preso la squadra sulle spalle, chiudendo in 5ª posizione
Invece?

Invece le cose cambiano. Ho dimostrato in primis a me stesso che il fatto di non andare forte non avesse ragioni fisiologiche, ma semplicemente era stato la conseguenza di una serie di circostanze. Nel 2025 ho dimostrato a me stesso che, facendo tutto bene e avendo anche un po’ di fortuna, evitando cadute e acciacchi vari, sono ancora competitivo e soprattutto mi diverto. E questo ha fatto la differenza.

Il tuo amico De Marchi ha ammesso che nell’ultima stagione da pro’ ha iniziato a guardare la squadra con gli occhi da direttore sportivo. Tu potresti pensare di diventarlo?

Non dico che non ci sto pensando, però non è un assillo. Mi sento ancora corridore, posso aver pensato a come sarebbe, ma non è un pensiero che la notte non mi fa dormire. Diciamo che se tutto va in un certo modo, il prossimo anno potrei anche provare a fare il direttore sportivo. Ma devo capire una serie di cose.

Quali cose?

Se è una cosa che mi si addice, se sono adatto e se mi piace. Se sono bravo abbastanza, se ho voglia di continuare a fare questa vita sacrificata, perché anche il direttore sportivo fa tanti giorni fuori casa. Non è comunque una cosa che escludo, ma potrebbe succedere.

Trofeo Laigueglia 2011, primo anno alla Liquigas: Caruso ne ha 24. Per lui il tempo di maturare e prendere le misure
Trofeo Laigueglia 2011, Damiano Caruso, Ivan Basso, Simone Ponzi
Trofeo Laigueglia 2011, primo anno alla Liquigas: Caruso ne ha 24. Per lui il tempo di maturare e prendere le misure
Che cosa ti sembra della squadra per il 2026?

E’ molto giovane, abbiamo tanti ragazzi. Inutile sottolineare che per età vinco a mani basse. Quando sono seduto a tavola, ci sono tutti ragazzetti di 21, 22 anni, uno ne ha 19 (Jakob Omrzel, il vincitore del Giro Next Gen, ndr). Però è una squadra che ha voglia di ripartire bene, ho notato subito un ambiente propositivo. Ragazzi che vogliono crescere e mettersi in evidenza. Qualcuno cerca conferme, qualcuno vuole dimostrare che vale tanto. Chiaramente è sempre difficile quando in gara devi confrontarti con una corazzata come la UAE, ma quello non è solo un problema del Team Bahrain, ma di tutte le altre 17 squadre del WorldTour. Mi piace dire che lavoriamo tutti al massimo delle nostre capacità, con ambizione e serietà, che sono due aspetti di cui non si può fare a meno. Vedremo alla fine che cosa saremo stati in grado di portare a casa.

Natale a casa?

Certamente. Sono stato sempre a casa anche prima di venire qui, perché con i bambini che vanno a scuola, non è facile spostarsi. Allora ho preferito fare delle brevi vacanze, dei weekend, giusto per stare insieme. Non ho avuto il tempo di prendermi dieci giorni per andare alle Maldive o da qualche altra parte. Primo perché non avevo il tempo e secondo, sinceramente, non avevo neanche la voglia. Giù da noi (Caruso vive alle porte di Ragusa, ndr) abbiamo la fortuna che fino a ottobre, novembre è praticamente estate. A ottobre si andava al mare, perché c’erano 26-28 gradi e si stava benissimo. Per cui le Feste le passiamo a casa, poi ritorno qui a gennaio, faccio un’altra decina di giorni e poi iniziamo a correre.

Tour de Pologne 2025, Antonio Tiberi, quarto a Wieliczka

Liegi, meno altura e Tour: per Tiberi è iniziata la fase 2

18.12.2025
6 min
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Il 2026 di Antonio Tiberi ha il nuovo orizzonte del Tour. Dopo il quinto posto e la maglia bianca nel Giro 2024 del debutto, quest’anno una caduta e il morale a pezzi hanno portato al piazzamento fuori dai 15 che non rende giustizia. Il problema è che in questo ciclismo superveloce, non sono solo i bambini a crescere precocemente, bruciano come paglia anche le attese dei tifosi. Per cui Tiberi, che ha ancora 24 anni, da parte di molti è stato messo ingiustamente nel cestino.

In questi giorni di allenamento sulle strade di Altea, Antonio ha iniziato a costruire la prossima stagione. Le vacanze sono finite e quest’anno, per la prima volta, sono state vacanze vere, prima di ritrovarsi in famiglia e coltivare i rapporti che la vita nomade inevitabilmente allenta. Quando nel pomeriggio gli chiediamo di raccontarci i suoi programmi, il tono è rilassato e consapevole.

«Ci stiamo allenando bene – dice a bordo piscina – le sensazioni sono buone, quindi tutto procede bene. La temperatura anche verso l’interno non è male, magari qualche pioggerella ogni tanto. Finora non abbiamo visto giornate di sole pieno, però riusciamo a fare quello che abbiamo nel programma».

L'Hotel Cap Negret di Altea è nuovamente la base di partenza per la nuova stagione della Bahrain Victorious
L’Hotel Cap Negret di Altea è nuovamente la base di partenza per la nuova stagione della Bahrain Victorious
L'Hotel Cap Negret di Altea è nuovamente la base di partenza per la nuova stagione della Bahrain Victorious
L’Hotel Cap Negret di Altea è nuovamente la base di partenza per la nuova stagione della Bahrain Victorious
Sembra proprio che l’anno prossimo andrai al Tour…

Dobbiamo ancora fare il meeting per definire i particolari, però è così. Inizierò alla Valenciana, poi Tirreno, Liegi, Romandia, Delfinato e poi debutterò al Tour de France. L’obiettivo? Arrivare a Parigi. Ci sono stato per la prima volta quest’anno in vacanza e mi è piaciuta tantissimo. Per cui punto a tornarci per festeggiare la fine del Tour de France sui Campi Elisi.

Una scelta per evitare le troppe attese del Giro?

Sono curioso e anche contento di debuttare in Francia. Tanti, anche compagni di squadra, mi dicono che per la loro esperienza il Tour mi si addice più del Giro, quindi sono curioso di vedere se è vero. Mi piace sempre fare il Giro d’Italia, perché è la gara di casa. Però parlando con la squadra, abbiamo visto che è anche il momento giusto per andare in Francia. Da parte mia ho detto subito che sarei stato super contento e così abbiamo scelto.

Se pensi al Giro sono più i bei ricordi o quelli amari?

Sono passato dal 2024 in cui è andato tutto benissimo, al 2025 in cui è andato tutto stortissimo. Perciò tengo davanti i bei ricordi piuttosto che quelli del 2025. Anche se fino alla maledetta caduta di Nova Gorica, stava andando tutto come ci eravamo prefissati. Ero terzo in classifica, ed è vero che ancora non erano arrivate le vere tappe di montagna, però da quel momento i problemi fisici e muscolari hanno rimodellato le mie ambizioni. La condizione ha iniziato a scendere col passare delle tappe, ma fa tutto parte del nostro sport e quindi va accettato. Sono esperienze che in futuro torneranno utili.

Giro 2025: all’indomani della caduta di Nova Gorica, Tiberi ha avuto una bella reazione verso Asiago, poi sono cominciati i problemi
Giro 2025: all’indomani della caduta di Nova Gorica, Tiberi ha avuto una bella reazione verso Asiago, poi sono cominciati i problemi
Fra le esperienze c’è anche un 2025 pieno di troppi ritiri in altura e il senso che tu arrivassi alle corse già sfinito…

E’ sicuramente uno dei primi punti che abbiamo trattato nel mettere giù la bozza del prossimo anno, sia come preparazione sia come gare. La sensazione dell’anno scorso è stata quella di aver fatto troppa altura e aver spremuto troppo il fisico al di fuori delle gare. Spremi fuori gara, poi spremi in gara, spremi fuori dalla gara, poi spremi in gara e a un certo punto diventa troppo. Per questo nel programma l’altura è stata prevista in modo più specifico e mirato rispetto ai veri obiettivi.

Prima Bennati, poi Villa e probabilmente anche Amadio dicono che per fare bene nei prossimi mondiali, Tiberi deve fare più esperienza nelle corse in linea.

L’ho richiesto personalmente alla squadra, quando mi hanno chiesto qualche preferenza per il prossimo anno. Ho chiesto di correre più gare di un giorno, magari delle classiche. Per questo farò la Liegi, ma a inizio stagione anche il Trofeo Laigueglia, che è una classica, si corre in Italia e mi fa molto piacere. Poi, giustamente, avendo il Tour nel programma, le gare a tappe sono la parte principale.

Tour e basta oppure Tour e Vuelta?

Per adesso, direi Tour e basta. Poi magari si può pensare a qualche gara a tappe più breve o gare di un giorno. Dobbiamo ancora parlare di quello che accadrà dopo luglio, magari a gennaio saremo più precisi e comunque dipenderà dall’andamento della stagione.

Giro d'Italia 2025, giorno d i riposo, Cittadella, Franco Pellizotti, Damiano Caruso, Antonio Tiberi
Pellizotti in ammiraglia, Caruso e Tiberi sulla strada. La coppia si ritroverà anche al Tour?
Giro d'Italia 2025, giorno d i riposo, Cittadella, Franco Pellizotti, Damiano Caruso, Antonio Tiberi
Pellizotti in ammiraglia, Caruso e Tiberi sulla strada. La coppia si ritroverà anche al Tour?
Sei stato per due volte al Giro con Caruso: lo avrai accanto anche al Tour?

La certezza di Damiano è che, essendo il suo ultimo anno, vorrà fare molto bene al Giro. Detto questo, io mi auguro che non smetta, perché va ancora molto forte. Dopo il Giro, vedremo cosa dirà la squadra, perché non mi pare che lui abbia chiuso completamente la porta sul Tour.

Se parliamo del Tour, che cosa ti viene in mente?

Vincenzo Nibali, lo guardavo in televisione quando l’ha vinto. E poi mi ricordo di Voeckler e delle sue smorfie con la linguaccia. Il Tour l’ho sempre guardato in tivù e anche questo mi fa provare tanta grinta e gioia al pensiero di debuttare.

Curiosità: avete scelto il Tour dopo aver visto il percorso?

No, in realtà avevamo deciso prima, quando abbiamo fatto la chiamata con i capi per confrontare le idee che avevamo. Quando è uscito fuori il percorso c’è stata la conferma finale.

Che cosa ti piace del percorso?

Il fatto che la prima tappa sia una cronosquadre, una specialità che mi piace e che faccio sempre molto volentieri (in apertura Tiberi in azione al Tour de Pologne 2025, nella crono in cui ha conquistato il quarto posto, ndr). La modalità scelta è diversa dal solito: il tempo si prende sul primo e i distacchi di ciascuno diventano effettivi. Poi, come dicevo, l’arrivo in salita del terzo giorno rende la prima settimana più interessante. E poi le classiche salite del Tour e la doppia Alpe d’Huez alla fine.

Chiudiamo con la novità tecnica della nuova bici: cosa ti sembra?

Sono rimasto sorpreso in modo molto positivo. Ho provata la Bianchi per la prima volta qui in ritiro, ma l’avevo vista dal vivo quando abbiamo fatto il bike fit, dopo il Lombardia più o meno. E’ molto leggera, reattiva, scattante: un’ottima bici.

Hai provato anche quella da crono?

Certamente e pur essendo una bici completamente diversa dalla Merida, mi sono trovato perfettamente in posizione sin dalle prime pedalate. E’ bastato riportare la posizione della vecchia bici e non abbiamo dovuto cambiare nulla. Pur essendo una bici da crono, è molto leggera e reattiva. Si sente che scorre bene.

Anche sulla bici da strada è bastato riportare le misure?

Dopo il Lombardia abbiamo fatto il bike fit sulla Merida e con quella mi sono allenato. Quando sono arrivato qui in Spagna, abbiamo riportato le misure sulla Bianchi e non ho dovuto aggiustare nulla. La cosa che ha reso più facile il lavoro del meccanico è il fatto che sella e il gruppo siamo gli stessi e questo ha tolto di mezzo altre complicazioni. Mi sono trovato molto bene anche con il manubrio, che è particolare e diverso rispetto a quello che usavamo. Però devo dire che è veramente comodo e permette una guida molto pronta e un ottimo feeling. Insomma, mi pare ci sia tutto per cominciare.

Bahrain Victorious

La Bahrain e il 2026: giovani, programmi, materiali. Pellizotti a te

08.12.2025
7 min
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E’ tempo di voltare pagina in casa Bahrain Victorious. Il 2026 si avvicina e la squadra è pronta a inaugurare una nuova fase, costruita su un mix di giovani talenti e guide esperte. Se da una parte salutano figure di riferimento come Andrea Pasqualon e Torstein Traen, dall’altra il team continua a puntare con decisione su un vivaio che negli ultimi anni ha iniziato a dare frutti importanti.

Per capire come si sta preparando il gruppo e quali saranno i punti chiave della prossima stagione, abbiamo parlato con Franco Pellizotti, direttore sportivo e figura centrale nella costruzione di questo nuovo corso. Con lui abbiamo provato a stendere un primo velo sui programmi, sulle ambizioni e sull’identità tecnica che la Bahrain vuole consolidare nel 2026.

Franco Pellizotti (classe 1978) è uno dei direttori sportivi della Bahrain-Victorious
Franco Pellizotti (classe 1978) è uno dei direttori sportivi della Bahrain-Victorious
Dicevamo, Franco, una Bahrain un po’ diversa, quella 2026: è così?

Arrivano un po’ di giovani. Negli ultimi anni stiamo investendo tanto su di loro perché andare a prendere corridori esperti costa molto. Abbiamo un bel vivaio dagli juniores al devo team ed è giusto attingere da lì. Secondo me questi ragazzi sono ottimi atleti e li inseriamo accanto agli esperti. E’ chiaro che magari a fine anno le vittorie non sono tantissime, ma se guardiamo al futuro abbiamo giovani molto promettenti. Non bisogna avere fretta: vanno fatti crescere bene, affiancandoli ai nostri “vecchi”, tra virgolette.

Anche perché ormai di vecchi ne avete pochi, tolto il “super vecchio”!

Alla fine abbiamo Damiano Caruso, che è un vecchio per davvero… ma solo anagraficamente. Potremmo dire che anche Matej Mohoric sia vecchio, ma ha 31-32 anni: è un vecchio relativo.

Quando arrivano questi giovanissimi di 18-20 anni, vale ancora la pena affiancarli ai “vecchi”, o magari dialogano meglio con pro’ di 23-24 anni?

E’ vero che molti giovani quando passano pro’ pensano già di sapere tutto, ma ce ne sono altri che sanno cosa vogliono, si fidano e ascoltano. E’ difficile trovare giovani che abbiano voglia di imparare davvero: è la vera sfida di questo periodo storico.

Antonio Tiberi e Damiano Caruso: una coppia consolidata. Stessi programmi anche nel 2026?
Antonio Tiberi e Damiano Caruso: una coppia consolidata. Stessi programmi anche nel 2026?
Togliamo Caruso, che ben conosciamo come corridore e come persona, chi è un ragazzo che invece vedi particolarmente sensibile con i nuovi giovani arrivati?

Direi Mohoric. Matej dispensa consigli a destra e a manca, soprattutto nelle gare in Belgio o nelle corse a tappe. Se fossi un giovane mi fiderei ciecamente di lui. Mohoric dà il 100 per cento per la squadra e per i giovani. Damiano è un altro che non ha problemi: basta vedere quel che sta facendo con Antonio Tiberi.

Che poi ormai Tiberi non è nemmeno più un giovanissimo…

Vero. Dieci anni fa sarebbe stato giovanissimo, oggi col ciclismo diverso che stiamo vivendo è uno pronto. E’ già al terzo anno con noi, il quarto da pro’. Di Damiano si è fidato molto: senza di lui non dico sia perso, ma sicuramente trova una guida importante. Ci sono giovani che vogliono ascoltare e altri che pensano di sapere già tutto, ma…

Ma?

Ma dopo un po’ di gare si accorgono che il ciclismo vero inizia lì, quando passi. Tutto quello che hai fatto prima ti è servito per il passaggio, ma poi si può azzerare. E’ da professionista che devi dimostrare quello che vali.

Bahrain Victorious
Uno dei cinque rinforzi 2026 della Bahrain è Alec Segaert, cronoman belga classe 2003
Bahrain Victorious
Uno dei cinque rinforzi 2026 della Bahrain è Alec Segaert, cronoman belga classe 2003
Questo è il periodo in cui s’inizia a parlare di programmi. Alcuni rumors dicono che Tiberi vorrebbe fare il Tour de France. E’ così?

Chiaro che ripetere sempre le stesse cose non dà stimoli. Il 2024 per lui è stato molto buono, al Giro d’Italia soprattutto, mentre il 2025 è stato sotto le aspettative. Magari un po’ di spirito di rivalsa in più ce l’ha. Prima di decidere attendevamo di vedere com’era strutturato anche il nuovo Giro. Sapete, a ottobre dire: tu fai il Giro e tu fai il Tour è spesso prematuro se non conosci i percorsi.

Appunto te lo abbiamo chiesto: dopo aver visto il Giro, qualcosa è cambiato? C’è una crono lunghissima e nessuna salita stile Mortirolo o Zoncolan…

Con una crono così lunga cambia tutto, per uno come Tiberi. Adesso staremo due settimane in Spagna e studieremo Giro e Tour in modo approfondito. In base ai percorsi e alle volontà degli atleti decideremo. E’ giusto ascoltare cosa vuole il corridore: alla fine in bici ci sale lui.

Tra i nuovi innesti c’è anche Jakob Omrzel: cosa possiamo aspettarci da lui?

Jakob vorrebbe già fare corse importanti. E’ talentuoso e ha dimostrato cose non comuni. La Bahrain, giustamente lo ha blindato per anni e per questo dobbiamo farlo crescere senza fare passi più lunghi della gamba. Alla fine ha fatto solo un anno da under 23: il ciclismo vero ancora non l’ha assaggiato. Lo inseriremo in qualche corsa importante, magari vicino a un leader altrettanto importante. Ma di certo lo schiereremo anche in gare meno dure, non WorldTour.

Bahrain
Jakob Omrzel vincitore del Giro Next Gen 2025 è la nuova stella della Bahrain – Victorious (foto La Presse)
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Jakob Omrzel vincitore del Giro Next Gen 2025 è la nuova stella della Bahrain – Victorious (foto La Presse)
Perché?

Perché possa togliersi soddisfazioni e per non fargli perdere l’attitudine a vincere. Quest’anno ha dimostrato al Giro di Slovenia, con un quarto posto nella generale, e in Croazia che è un corridore affidabile per questo livello di gare.

Franco, l’hai detto tu prima: la stagione della Bahrain-Victorious non è stata super. Visto che dall’anno prossimo si riparte da zero con i punti WorldTour come correrete? Stile “stile Astana” oppure in modo classico cercando di vincere?

Nel tradizionale management meeting che facciamo dopo il Lombardia, lo abbiamo ripetuto: il nostro modo di competere è questo, cercare di vincere. Poi è chiaro che devi guardare anche ai punti perché comunque è importante, però non stravolgeremo il nostro modo di correre. Correremo come abbiamo sempre fatto… da squadra. Cercheremo di ben figurare nelle corse importanti. Se vai a guardare il numero di vittorie è chiaro che non è altissimo, ma chi ha vinto tanto? La sola UAE Emirates ne ha colte quasi 100, altre 50 e passa la Soudal-Quick Step che ha velocisti esperti e fortissimi. La Red Bull – Bora che ha un budget enorme, anche se non ha fatto una super stagione, ha mostrato di avere corridori di assoluto valore che sono stati costanti.

Mettiamoci anche che qualche vostro leader ha avuto varie sfortune…

Mohoric sono un paio d’anni che fatica a trovare continuità per vari motivi fisici, ma conosciamo il suo valore. Tiberi viene da una stagione sottotono. Martinez secondo me ha fatto molto bene, a parte il finale. Però il suo discorso è diverso.

In che senso?

Un ragazzo francese che lascia una squadra francese: per un transalpino spostarsi all’estero non è semplice. Per i francesi è più difficile lasciare la loro Nazione: storicamente è così. Parliamo di un ragazzo che è letteralmente uscito dal suo nido. Sono convinto che il prossimo anno farà ancora meglio.

Bahrain Victorious
La Oltre RC è il modello aero del Reparto Corse Bianchi: qui la livrea Bahrain presentata qualche giorno fa
Bahrain Victorious
La Oltre RC è il modello aero del Reparto Corse Bianchi: qui la livrea Bahrain presentata qualche giorno fa
In cosa deve migliorare Martinez?

Un po’ nella costanza, sulla performance più o meno ci siamo, ma credo che questa arriverà da sola. Lui più di altri ha dovuto adattarsi: ha trovato una lingua diversa. L’inglese lo parla, ma non come il francese che usava alla Groupama-FDJ. E per uno timido come lui può essere un ostacolo ulteriore. Anche noi dovevamo capire com’era il ragazzo. Vedere come si muoveva, come la pensava, com ‘era coi compagni. Lenny è un patrimonio che va tutelato senza fretta.

Domanda che rivolgiamo più al Pellizotti ex corridore che diesse: avete cambiato bici, da Merida a Bianchi. Com’è stato l’approccio?

Quando cambi un’azienda partner così importante dopo nove anni non puoi non essere titubante: sai cosa avevi, ma non cosa troverai. E invece abbiamo trovato un’azienda ambiziosa, con una grande voglia di migliorarsi. Bianchi non ha problemi ad investire, oltre a fornirci i materiali è disposta anche a lavorare in prima persona per migliorarsi, per sviluppare i prodotti. E’ ambiziosa.

I ragazzi hanno già entrambe le bici?

No, solo quella da strada. Ma torneranno dal training camp anche con quella da crono e la seconda bici da strada. Comunque tornando su Bianchi l’ho detto ai ragazzi: «E’ un marchio storico, io ci ho corso tanto e vinto anche un campionato italiano. Nel ciclismo, che è passione ed è uno sport che più di altri si lega alla sua storia, per me è un valore aggiunto. Insomma Bianchi è stata la bici di Coppi, Gimondi e Pantani».

Gianluca Valoti, Antonio Tiberi ricognizione Lombardia

Tiberi e una giornata con Valoti sulle strade del Lombardia

05.10.2025
5 min
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Antonio Tiberi è ripartito dal Giro dell’Emilia, è vero siamo a fine stagione e le corse in programma sono ancora due: Tre Valli Varesine e Il Lombardia, ma per il corridore della Bahrain Victorious si può davvero parlare di ripartenza. Lo raggiungiamo al telefono mentre era in stazione a Milano Centrale, destinazione Bologna. Il viaggio davanti non è lungo e così per una breve parte lo abbiamo affrontato insieme, il tono è quello solito: leggero, ma serio e determinato. Antonio Tiberi ha ritrovato l’equilibrio dopo una Vuelta che lo ha scombussolato parecchio, tanto da rinunciare alla trasferta iridata di Kigali.

«Ho passato questi ultimi giorni sul lago di Como – racconta – per questo sto raggiungendo Bologna da Milano. Sono stato insieme alla mia fidanzata, che è originaria di un paese che si affaccia proprio sulle sponde del lago, sulla sponda di Lecco. Torno in corsa e le sensazioni sono buone, mi piacciono. Durante i giorni di allenamento avevo un buon feeling, ho voglia di provare a chiudere al meglio questa stagione».

Durante i duri giorni della Vuelta Tiberi ha parlato con il cittì Villa e ha rinunciato ai mondiali di Kigali
Durante i duri giorni della Vuelta Tiberi ha parlato con il cittì Villa e ha rinunciato ai mondiali di Kigali
Dopo i giorni difficili della Vuelta ti sentiamo di nuovo allegro e convinto…

Vero, i giorni successivi alla Vuelta avevo il pensiero e il pallino di arrivare pronto a queste ultime gare dell’anno. Penso di aver lavorato nel miglior modo possibile e per fortuna il fisico ha risposto ottimamente. 

Come mai questo cambio d’aria?

Sono venuto sul lago di Como per restare insieme alla mia fidanzata e la sua famiglia. Qui sto tranquillo e stare insieme a lei mi fa sentire sereno, posso concentrarmi bene su quel che devo fare. Ho anche avuto modo di provare il percorso del Lombardia.

Antonio Tiberi, Bahrain Victorious, Giro dell'Emilia 2025
Tiberi è tornato in corsa ieri al Giro dell’Emilia dopo un periodo di stacco
Antonio Tiberi, Bahrain Victorious, Giro dell'Emilia 2025
Tiberi è tornato in corsa ieri al Giro dell’Emilia dopo un periodo di stacco
Abbiamo visto che per un tratto di ha accompagnato Gianluca Valoti

E’ stato gentilissimo perché gli avevo chiesto solamente il giorno prima se fosse disponibile a farmi fare un po’ di dietro moto per le fasi finali dell’allenamento. Mi ha fatto piacere condividere un po’ di tempo anche con lui, mi ha ricordato i tempi della Colpack quando ci accompagnava con lo scooter in allenamento. 

Quali parti del percorso hai visto?

Gli ultimi 170 chilometri, ho preso il percorso da Lecco e l’ho fatto tutto. Alla fine è venuto fuori un bell’allenamento da 250 chilometri perché da casa della mia ragazza a Lecco sono una quindicina di chilometri, ai quali c’erano da aggiungere quelli da Bergamo fino a casa. Nella parte iniziale mi ha fatto compagnia il fratello della mia fidanzata che fa triathlon, poi sono andato avanti da solo fino a quando non ho trovato Valoti. Devo dire che mi sono goduto la giornata, pedalare da quelle parti mi piace, le strade e i panorami sono davvero unici. 

Cosa ne pensi di questo Lombardia?

Il fatto che si parte da Como e si arriva a Bergamo mi piace. L’arrivo in Città Bassa mi fa dire che sia il vero Lombardia. 

Ricognizione fatta il giorno del Mondiale, un caso?

Sì, dovevo fare l’allenamento lungo quel giorno. Però è anche vero che non mi sono concentrato molto sulle prove iridate, ho guardato le cronometro ma il resto meno perché coincideva con gli allenamenti. Il giorno della ricognizione quando ho visto Valoti gli ho chiesto come fosse andata la corsa

Antonio Tiberi, Giro dell'Emilia 2025, Bahrain Victorious
Dopo una Vuelta complicata il ciociaro aveva bisogno di recuperare energie mentali, ora vuole provare a fare un bel finale di stagione
Antonio Tiberi, Giro dell'Emilia 2025, Bahrain Victorious
Dopo una Vuelta complicata il ciociaro aveva bisogno di recuperare energie mentali, ora vuole provare a fare un bel finale di stagione
Ti sei pentito di non essere andato a Kigali?

No, è stata una mia decisione, mi serviva fermarmi un attimo per ricaricarmi sia fisicamente che mentalmente. 

Come si ricarica la mente a fine stagione?

E’ stato un qualcosa che è tornato in automatico, da solo. Staccare mi ha dato modo di recuperare dai ritmi serrati delle corse. In queste settimane mi sono preparato in maniera diversa, con maggiore libertà negli allenamenti. Non un’autogestione ma quasi. Seguivo tanto la testa e quello che mi chiedeva, se sentivo di aver bisogno di riposare e stare più tranquillo cambiavo programma. Così ho ritrovato la voglia di fare ancora fatica. 

Antonio Tiberi, Giro dell'Emilia 2025, Bahrain Victorious
Tiberi correrà ancora alla Tre Valli Varesine il 7 ottobre e poi finirà la stagione con Il Lombardia sabato 11 ottobre
Antonio Tiberi, Giro dell'Emilia 2025, Bahrain Victorious
Tiberi correrà ancora alla Tre Valli Varesine il 7 ottobre e poi finirà la stagione con Il Lombardia sabato 11 ottobre
Non un qualcosa che si può fare sempre, ma ogni tanto fa bene…

Sicuramente, sono convinto che le cose si devono fare con metodo e sono un corridore a cui piace avere delle tabelle precise che mi permettono di arrivare ad alti livelli. La maggior parte dell’anno è importante seguire un metodo e dei programmi ben definiti, ogni tanto però restare più leggeri è bello. Soprattutto in certi momenti dell’anno. 

Se ti chiedessimo quali sono i tuoi obiettivi per queste ultime gare?

Non saprei a cosa posso ambire, non conosco esattamente il mio livello per le gare di un giorno. So di avere buone sensazioni e di essere sereno, carico e con la voglia di fare il massimo in quest’ultima settimana di gare.

Nicolò Buratti, Team Bahrain Victorious, Vuelta 2025

Buratti e il primo Grande Giro: una Vuelta movimentata

23.09.2025
5 min
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Nicolò Buratti si è messo alle spalle il suo primo Grande Giro: La Vuelta, tre settimane di corsa intense che sono partite in Italia per arrivare fino alle porte di Madrid. Le manifestazioni ProPal hanno costretto l’organizzazione a cancellare la tappa conclusiva e a rimodellare altre due frazioni, quella di Bilbao e quella di Mos. Castro de Herville

Una Vuelta movimentata anche per quello che ha detto la strada, visto che la Bahrain Victorious ha visto il ritiro di Damiano Caruso avvenuto ancora prima della partenza da Torino. Mentre qualche giorno dopo è stato il capitano Antonio Tiberi ad alzare bandiera bianca uscendo di classifica. Ma non ci sono state solo note negative. Infatti Torstein Traen ha tenuto la maglia rossa per tre giorni, ceduta poi a Jonas Vingegaard. Il norvegese è riuscito a conquistare poi un top 10 finale.

«Per essere il mio primo Grande Giro – racconta Buratti – sono felice, sia per me che per l’ambiente in squadra. L’avventura non era iniziata nel migliore dei modi vista la caduta di Caruso che lo ha costretto a non partire. Quando Tiberi è andato in difficoltà non è stato semplice, per fortuna c’è stata la buona notizia di Traen che ha portato la maglia rossa. In questo ciclismo, se non corri nel UAE Team Emirates o alla Visma, non capita spesso di avere il capitano in maglia di leader».

Tante emozioni in tre settimane…

E’ stato un primo Grande Giro intenso ma che mi è piaciuto molto, è stato parecchio lungo e me ne sono accorto nei giorni in cui stavamo per arrivare a Madrid. A un certo punto mi sono fermato a pensare alla tappa di Torino e mi sembrava lontanissima nel tempo. Allo stesso modo sono settimane frenetiche che passano rapidamente, e questo anche grazie all’atmosfera positiva all’interno del team. 

Nonostante le difficoltà riscontrate con il ritiro di Caruso e le difficoltà di Tiberi?

Sì. Mi è dispiaciuto molto non avere Caruso al nostro fianco. Sarebbe stata una figura di riferimento per tutti, anche per me. E’ un corridore esperto che ha sempre la parola giusta per ogni momento. Inoltre eravamo partiti a lavorare insieme dal Pordoi. So la fatica che ha fatto, è un peccato quando tanti mesi di lavoro svaniscono così. Con Tiberi ho condiviso la stanza, l’ho visto tranquillo e concentrato. Era svanita la classifica ma è stato bravo a cambiare mentalità e correre per le ultime tappe andando in fuga.

Nicolò Buratti, Bahrain Vicotorious, Vuelta 2025
Dopo tre settimane di corsa Buratti ha avvertito un po’ di stanchezza
Nicolò Buratti, Bahrain Vicotorious, Vuelta 2025
Dopo tre settimane di corsa Buratti ha avvertito un po’ di stanchezza
Come ti sei trovato in questa nuova esperienza?

Sono uscito bene dalla Vuelta, già dai primi allenamenti fatti a casa ho capito di aver assorbito bene le fatiche di quelle tre settimane di gara. Il grande dubbio che avevo era su come avrei reagito dopo il primo giorno di riposo, una volta messo alle spalle sono andato avanti giorno per giorno. 

C’è stato un momento più difficile?

La seconda settimana è stata dura, con un percorso impegnativo e sei tappe davvero molto toste. La terza e ultima settimana di gara è andata via più tranquilla, sicuramente hanno aiutato l’umore e la mentalità, eravamo stanchi ma mi è sembrata quasi semplice gestirla. Sapevamo di essere alla fine.

Nicolò Buratti, Bahrain Vicotorious, Vuelta 2025
Buratti è uscito dalla Vuelta con una buona condizione che vuole sfruttare per questo finale di stagione
Nicolò Buratti, Bahrain Vicotorious, Vuelta 2025
Buratti è uscito dalla Vuelta con una buona condizione che vuole sfruttare per questo finale di stagione
Una tappa che ti è rimasta impressa? 

Quella dell’Angliru mi è rimasta nel cuore, non solo per aver scalato una salita storica del ciclismo ma anche per il calore del pubblico. C’era un calore e un’emozione unica, poi io non l’ho fatta con intenti di classifica, magari me la sono goduta di più.

Pubblico che ha avuto anche un ruolo con le numerose proteste ProPal…

Credo che questa Vuelta entrerà nella storia anche per questo aspetto. Sinceramente mi è dispiaciuto non arrivare fino a Madrid, dopo tante fatiche sarebbe stato un motivo di orgoglio e di coronare il tutto con quell’atmosfera che ti fa dire: «Ce l’ho fatta».

Vuelta Espana 2025, gruppo protesta Gernika Palestina (foto EFE)
Vuelta Espana 2025, gruppo protesta Gernika Palestina (foto EFE)
Com’è stato viverlo dall’interno del gruppo? Ne avete parlato?

Ogni mattina non si capiva come sarebbe andata avanti la corsa, fino all’ultima tappa ogni giorno era un punto di domanda. Protestare è un diritto, chi era a bordo strada ha fatto quello che era nelle sue facoltà. L’unica cosa che mi sento di dire è che non deve andarci di mezzo la sicurezza dei corridori, in gruppo c’era la sensazione di dover restare sempre all’erta.

Ora in che modo concludi la stagione, con quali ambizioni?

Sto bene, sarò al via del Giro dell’Emilia, della Coppa Bernocchi, Tre Valli e Gran Piemonte. Sono motivato per fare bene, voglio fare del mio meglio. So che il percorso della Bernocchi e della Tre Valli di solito si sposa bene con le mie caratteristiche, vedremo. Mi farò trovare pronto.