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Tiberi e la sua Scultura: un test davvero speciale

29.11.2023
7 min
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Antonio Tiberi racconta la Merida Scultura con cui corre dal primo giugno. Il telaio più piccolo per leggerezza e compattezza. Tre tipi di ruote diverse per tre comportamenti ben distinti. La facilità nella guida in discesa. La rigidità e l'aerodinamica nei rilanci. I rapporti Shimano al confronto con gli Sram lasciati alla Trek. La sella Prologo. Una giornata in bici con il laziale del Team Bahrain Victorious.

GAVIGNANO – Antonio Tiberi al Team Bahrain Victorious c’è arrivato a giugno. La prima parte dell’anno, incluso qualche piazzamento interessante, l’aveva fatta con la Trek-Segafredo, che ancora non era diventata Lidl. Così quando si è trattato di infilarsi nella nuova maglia, il laziale ha dovuto cancellare ogni cosa e ripartire da zero. Un altro preparatore. Altri compagni. Altro abbigliamento. E un’altra bicicletta. Proprio per questo siamo venuti in questo angolo della provincia più a sud di Roma, ancora baciato da un tiepido sole, per seguire Antonio durante uno dei primi allenamenti e farci raccontare il passaggio alla nuova bici.

Un caffè preparato da suo padre Paolo, un pezzetto di crostata fatta in casa e fuori il verde dell’azienda agricola di famiglia sono lo sfondo del mattino in attesa che Antonio finisca di prepararsi. Il ritiro di Altea è ormai imminente c’è bisogno di alzare i giri del motore, come ha già spiegato Bartoli che ha iniziato ad allenarlo a stagione iniziata.

Tiberi corre con la Merida Scultura. Solo raramente ha pedalato sulla Reacto
Tiberi corre con la Merida Scultura. Solo raramente ha pedalato sulla Reacto

Viaggio in Slovenia

«Ho preso in mano questa bici per la prima volta alla vigilia del Giro di Svizzera – racconta Tiberi – quando ormai era confermato che sarei passato con la nuova squadra. Sono andato a ritirare tutto il materiale nei loro magazzini in Slovenia. Ho portato a casa sia la Scultura che la bici da cronometro e ho cominciato a usarle».

La dotazione della Bahrain Victorious prevede una doppia scelta per le bici da strada: la Scultura, appunto, e la Reacto. Sarà così anche per il prossimo anno, anche se molto probabilmente cambierà la grafica della bici, che sarà più in linea con quella già sfoggiata al Tour de France. La nuova versione della Scultura in realtà ha mutuato dalla aerodinamica Reacto più di qualche accorgimento geometrico, che la rende molto veloce mantenendo il comfort, pur trattandosi della bici più leggera.

Al Lombardia, ruote da 45 e grande velocità: in discesa la Scultura piega davvero tanto
Al Lombardia, ruote da 45 e grande velocità: in discesa la Scultura piega davvero tanto
Quanto tempo ti è servito per abituarti alla nuova bici?

Più o meno una settimana. Le differenza tra una e l’altra si notano abbastanza, soprattutto al primo impatto. Quando sono salito, la prima cosa che ho notato è stata la risposta della bici, la rigidità. La Scultura è molto reattiva. E pur essendo una bici prettamente da salita, è molto maneggevole nelle varie situazioni di gara. E’ molto comoda, aspetto fondamentale per gare che superano i 200 chilometri.

Quanto leggera e quanto rigida?

Si cerca di stare sempre intorno al limite di 6,8 chili. Ormai ci sono abituato, ma in quei primi giorni l’aspetto che ho notato di più è stata la rigidità in pianura, che agevola anche nelle fasi più aggressive della gara, quando ci sono scatti e rilanci. E la rigidità aiuta anche in discesa. A me piace avere una bici molto reattiva che si piega abbastanza facilmente. I primi giorni ho dovuto prenderci la mano, ma ora mi trovo bene. In discesa si fa guidare, è anche divertente.

E’ stato facile trovare la posizione oppure hai dovuto fare tanti aggiustamenti?

Non ho avuto difficoltà, anche perché mi adatto abbastanza facilmente, grazie alla mia elasticità. Ho dedicato una giornata al posizionamento e di lì a una settimana sono stato completamente a mio agio.

La bici cambia tanto utilizzando ruote diverse?

Abbastanza, la risposta è diversa. Con ruote a profilo basso, la bici è molto più rapida nei cambi di direzione. Più facile, ma anche più delicata: bisogna essere un po’ più accorti nei movimenti bruschi. Con ruote a profilo alto, è molto più fluida anche se leggermente più lenta nei movimenti. Cambiamo le ruote in base ai percorsi della gara.

Ad esempio?

Durante una corsa a tappe, se c’è un giorno di pianura, solitamente usiamo tutti l’alto profilo. Ci sono alcuni corridori che preferiscono cambiare addirittura la bici, passando alla Reacto, che è quella più aerodinamica. Io invece mi trovo bene con questa in tutte le occasioni e preferisco aggiustarmi solamente con le ruote. Quindi magari su percorsi ondulati, utilizzo ruote medie con profilo da 45. Nelle tappe completamente di pianura, profilo da 60. E nelle tappe di salita, profilo da 30.

Pneumatici tubeless o tubolari?

Ormai corriamo quasi esclusivamente con i tubeless che, in base ai vari studi che sono stati fatti, sono molto più performanti. Anche in caso di foratura, permettono di fare qualche centinaio di metri in più prima di cambiare la ruota. Mi è capitato di aver bucato e di non essermene accorto, perché il liquido aveva riparato il buco. Ho cambiato la ruota appena possibile e nelle condizioni migliori di corsa.

Guarnitura Shimano Dura Ace (40-54) con misuratore di potenza integrato
Guarnitura Shimano Dura Ace (40-54) con misuratore di potenza integrato
Sulla Trek utilizzavi il gruppo Sram, con rapporti diversi rispetto allo Shimano di adesso. Come è stato inizialmente?

La differenza l’ho sentita. Utilizzo il 54×11 come massimo rapporto, ma volendo si può personalizzare la scelta. In gara, anche in base ai percorsi, possiamo decidere se montare un 56 o un 53 e dietro anche il 33 per salite veramente al limite o magari soltanto un 30. Davanti invece uso un 40. La differenza rispetto a prima è che Sram dietro ha il pignone da 10, mentre su Shimano abbiamo l’11. E’ soltanto un dente, però la differenza si sente veramente, soprattutto nelle fasi veloci di gara o in discesa.

Da cosa te ne accorgi?

Ho notato che con Shimano le pedalate sono più alte e bisogna aggiustarsi con i denti delle corone davanti, puntando su qualcosa di più grande. Come dicevo, qualche volta ho montato anche il 56. Non ho trovato invece differenze nei freni: vanno bene entrambi.

Torniamo alla bici in gara: non prendi la Reacto perché anche la Scultura è una bici veloce?

Mi sono trovato bene su ogni percorso. E’ molto reattiva in situazioni di scatti e contro scatti. In salita è leggera e in discesa si piega bene. In un’occasione ho provato anche la Reacto in pianura e devo dire che la differenza si sente. Però cambia anche la geometria ed è molto più rigida, quindi anche meno comoda. Perciò in una gara a tappe preferisco usare sempre la stessa, in modo da non cambiare tanto la posizione e non stressare troppo il fisico passando su una bici più rigida.

Prime uscite di stagione per il laziale: nel giorno del nostro incontro, due ore con due salite al medio
Prime uscite di stagione per il laziale: nel giorno del nostro incontro, due ore con due salite al medio
Hai un bel fuorisella: gusto estetico o necessità tecnica?

Mi piace e mi ci trovo bene. Da sempre preferisco avere la bici con un telaio leggermente più piccolo, perché mi permette di essere più reattivo, oltre al fatto che il peso è leggermente più basso.

In base a cosa hai scelto la sella?

E’ la Scratch M5 di Prologo. L’ho scelta in base alla larghezza e alla forma ergonomica, che si adatta meglio alle ossa del mio bacino. Per fortuna non è troppo difficile passare da una sella all’altra (alla Trek-Segafredo, Tiberi utilizzava una sella Bontrager, ndr), perché pur cambiando marca, si riesce a trovare misure molto simili. Le forme non sono troppo diverse, ogni azienda fa svariati modelli, per cui è abbastanza agevole trovare la sella più adatta e simile alla precedente.

Fai da te gli interventi di manutenzione?

Quando sono a casa, qui dai miei oppure a San Marino, faccio da me, quando si tratta di dare una pulitina o magari lubrificarla e altri interventi semplici. Se invece si presenta un problema più grande, qualche malfunzionamento al cambio elettronico o al potenziometro, vado nel negozio più vicino dove so che trattano materiali Shimano.

Siamo pronti per partire. L’aria è più calda, sui Monti della Meta che sullo sfondo dividono il Lazio dall’Abruzzo e dal Molise, una prima spruzzata di neve oltre quota 2.000 fa capire che l’inverno è alle porte. L’allenamento di oggi prevede un paio di salite al medio. La prima, caro Tiberi, la farai tutta in favore di telecamera. Adesso sì che possiamo andare davvero.

Pochi big al Giro? Opportunità per molti italiani

23.11.2023
6 min
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Sembra sia già iniziato il funerale del Giro d’Italia relativamente al parterre. Niente super campioni, tutti al Tour con l’aggravante delle Olimpiadi, per le quali la Grande Boucle sembra il viatico migliore. Noi non siamo del tutto d’accordo. Alla fine qualcuno di peso ci sarà.

Di certo non vedremo il campione uscente Roglic, che ha deciso di cambiare squadra proprio per giocarsi il tutto e per tutto in Francia. E molto probabilmente non vedremo neanche Vingegaard e Pogacar. Anche se qualche “micro-porticina” aperta lo sloveno l’ha lasciata. 

Ma se così fosse, si potrebbero aprire delle enormi occasioni per i corridori italiani. E’ vero, non abbiamo atleti pronti, ma c’è una buona schiera di corridori giovani e maturi (più un “vecchietto”) che può fare bene. Al netto dei loro programmi, che ancora non si conoscono, questi atleti hanno i numeri tecnici, fisici e mentali per farci sognare. E i più giovani hanno anche margini di crescita.

Ciccone viene dalla vittoria della maglia a pois al Tour. Un segnale positivo in vista del prossimo Giro
Ciccone viene dalla vittoria della maglia a pois al Tour. Un segnale positivo in vista del prossimo Giro

Ciccone, la svolta 

Seguendo il ranking UCI, il primo “corridore che ci viene in mente “papabile” è Giulio Ciccone. L’atleta della Lidl-Trek aveva detto di aver messo una pietra sopra sul discorso classifiche generali, però è anche vero che alcune cose sono cambiate.

E’ cambiato il suo preparatore e Cicco ha scoperto nuovi orizzonti. Ed è uscito bene dal Tour: per conquistare la maglia a pois bisognava spendere parecchio fino alla fine e Giulio ha tenuto botta.

In più lo scorso anno aveva preparato la corsa rosa al dettaglio, aveva dovuto dare forfait a pochi giorni dal via causa Covid. Magari vista la situazione potrebbe essere ingolosito da tutto ciò.

Ciccone potrebbe davvero avere l’occasione della vita e una volta in ballo sappiamo che l’abruzzese riesce a tirare fuori anche quello che non ha. Ricordiamo la sua determinazione nella crono di Combloux giusto all’ultimo Tour. Lottò come un leone sulla salita per prendersi i punti del Gpm. In quel tratto fu più veloce anche di Vingegaard. Certo, il danese aveva spinto per tutto il tempo e Cicco si era concentrato su quel settore, ma ricordiamoci come andava il danese. Quel giorno prima di parlare con noi, Cicco dovette recuperare diversi minuti dopo l’arrivo, tanto era il fiatone.

Frigo e Zana sono stati compagni di squadra nella nazionale U23 di Amadori. Lo scorso anno si sono anche ritrovati in fuga insieme verso Zoldo
Frigo e Zana sono stati compagni di squadra nella nazionale U23 di Amadori. Lo scorso anno si sono anche ritrovati in fuga insieme verso Zoldo

Zana e Frigo per sognare

Capitolo giovani. Ecco che si apre un fantastico mondo di speranze e sogni. Qui si va con pressione zero. Nessuno può e deve chiedere nulla ai nostri ragazzi, ma l’opportunità è ghiotta anche per loro. Possono fare esperienza ad alto livello, iniziare a prendersi certe responsabilità e a fare i conti con le tre settimane in veste da leader.

Chi sono questi ragazzi? Pensiamo a Filippo Zana e Marco Frigo.

Il corridore della Jayco-AlUla forse è un po’ più avanti rispetto a quello della Israel-Premier Tech. Primo perché Filippo ha un anno di più e poi perché ha più esperienza e più vittorie di peso, su tutti la tappa della Val di Zoldo giusto all’ultimo Giro, e il tricolore. Aver portato sulle spalle quella maglia per un anno ti fa crescere. Certo però che se verrà Simon Yates i giochi si complicheranno per lui.

Frigo probabilmente è più bravo a crono e questo conterà non poco nella prossima corsa rosa che di crono ne ha due. Marco sta crescendo con costanza ma certo pecca di esperienza e ci sono alcuni aspetti in cui deve migliorare, ma in quanto a motore non si discute. In più lui è da corse a tappe nella mente. Ce lo disse proprio durante il Giro: «Voglio provare a tenere, per vedere in ottica futura cosa potrò fare in classifica generale».

All’ultima Vuelta, Tiberi (in testa) ha avuto come compagno di stanza Caruso (alla sua ruota). Un duo di grande solidità
All’ultima Vuelta, Tiberi (in testa) ha avuto come compagno di stanza Caruso (alla sua ruota). Un duo di grande solidità

Tiberi-Caruso: concretezza totale

Chi invece a crono potrà fare molto bene è Antonio Tiberi. Il corridore della Bahrain-Victorious ha già alle spalle due Vuelta. Al Giro sarebbe un debuttante, ma certe strade e certe dinamiche di gruppo le conosce già.

E poi ha dalla sua una squadra che sa come affrontare determinate situazioni. Non solo, prima abbiamo detto un “vecchietto”, ci riferivamo a Damiano Caruso.

E qui passiamo al siciliano. Damiano potrebbe aspirare a grandi cose. Molto grandi. E’ l’ultimo italiano ad essere salito sul podio di un GT, secondo al Giro 2021. Va bene a crono. E’ una garanzia in salita e alla distanza. In 18 grandi Giri un solo ritiro. Corre spendendo meno energie degli altri e ha un cuore grosso così. Ma se le cose non dovessero andargli benissimo, potrebbe essere la vera arma in più proprio per Tiberi. 

Il duo Bahrain non va assolutamente dimenticato. Tutto il pacchetto, ammiraglia inclusa, è estremamente competitivo.

Cattaneo aspira ad una maglia azzurra per Parigi. La speranza per i tifosi italiani è che Remco non lo voglia al suo fianco al Tour
Cattaneo aspira ad una maglia azzurra per Parigi. La speranza per i tifosi italiani è che Remco non lo voglia al suo fianco al Tour

Cattaneo e le crono

E il discorso della concretezza vale anche per Mattia Cattaneo. Atleta di una serietà unica, il corridore della Soudal-Quick Step potrebbe sfruttare al top la sua forza nelle cronometro. Anche se la stessa crono potrebbe dirottarlo verso il Tour, perché Mattia ha enormi possibilità di correre la prova olimpica contro il tempo.

Tra quelli citati sin qui è il meno scalatore forse, ma è anche vero che il Giro che arriva non è impossibile. Con Remco che fa rotta sul Tour, Cattaneo potrebbe avere i suoi spazi. Ma dipenderà molto anche da come la squadra vorrà venire in Italia. Con il velocista? Con i cacciatori di tappe? Facciamo un po’ fatica, ma magari ci sbagliamo, ad immaginare che Lefevere gli metterà vicino dei gregari fissi. Un conto è trovare strada facendo compagni che si adattano, e un conto è averli già mentalizzati al via.

E’ anche vero però che Cattaneo non dà tutte queste garanzie in termini di classifica. Ma tutto sommato questo discorso vale anche gli altri ragazzi citati.

Parlare di classifica generale al Giro per Garofoli è forzato, ma se il corridore dell’Astana sta bene ha valori importanti
Parlare di classifica generale al Giro per Garofoli è forzato, ma se il corridore dell’Astana sta bene ha valori importanti

E gli altri

A tutti questi nomi ne possiamo aggiungere altri. Ne citiamo tre: Domenico Pozzovivo, Gianmarco Garofoli e Giulio Pellizzari.

“Pozzo” è sempre Pozzo, ma gli anni passano e ad oggi non ha ancora ufficialmente una squadra per il 2024. Se le gambe (e gli infortuni) seguissero la testa, forse in carriera non avrebbe vinto solo la Roubaix. Forse.

Gianmarco Garofoli: il talento non si discute, ma il terreno da recuperare dopo i problemi di salute è davvero grande. Ciò non toglie che lui, e tutti i gli altri, possano ritagliarsi spazi importanti. Dalla sua ha quel volpone di Giuseppe Martinelli.

Infine c’è Giulio Pellizzari. Questa è davvero una scommessa. Un gioco. Una piacevole suggestione. L’atleta della Green Project-Bardiani, secondo all’ultimo Tour de l’Avenir, non hai mai preso parte ad un grande Giro e neanche è detto ci sarà, ma vista la buona annata era giusto citarlo.

Un giro con Bartoli nel motore (potente) di Tiberi

23.11.2023
6 min
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Quando dal primo giugno si decise che Antonio Tiberi avrebbe corso con la Bahrain Victorious, fu anche stabilito che della sua preparazione si sarebbe occupato Michele Bartoli. Non è mai facile subentrare alla guida di un corridore che nelle ultime due stagioni ha lavorato nella stessa direzione, per cui il toscano si limitò a osservare, capire e portare piccoli correttivi, seguendo la logica che a breve ci spiegherà.

Di Tiberi si parla come di uno degli italiani potenzialmente più adatti ai grandi Giri e per questo Luca Guercilena si è mangiato le mani quando il laziale è andato via. Lo aveva pescato dopo un solo anno fra gli under 23 e per lui aveva impostato una crescita graduale, interrotta sul più bello e passata fra le mani del team di Miholjevic.

«In qualche misura – spiega Bartoli – il fatto che Antonio sia stato cresciuto in modo così graduale potrebbe rivelarsi una fortuna. Si allenava con una metodologia non sbagliata, ma leggera, quasi da categorie giovanili. Ora invece è entrato in una dimensione a tutti gli effetti professionistica ed è pronto per fare tutto al 100 per cento. Quando prendi un atleta, valuti anche il suo storico per avere un’idea su come partire. A lui soprattutto serviva un grande Giro che non aveva ancora fatto. Dopo una Vuelta così, anche fisicamente sei pronto a tutto».

Michele Bartoli
Michele Bartoli, 54 anni, è uno dei preparatori del Team Bahrain Victorious
Michele Bartoli
Michele Bartoli, 54 anni, è uno dei preparatori del Team Bahrain Victorious
E’ difficile prendere un corridore a stagione già iniziata?

Il vero rischio, la difficoltà è che i feedback che ricevi potrebbero condizionarti l’anno dopo. Se prendi un atleta che ha comunque lavorato in una direzione, anche se utilizzi una metodologia diversa, quella non la cancelli. Puoi intervenire, correggerlo se ha sbagliato, però il flusso di quello che ha fatto rimane. Quindi il tuo lavoro non lo valorizzi al 100 per cento e il rischio è che lui perda fiducia. Perciò devi fargli capire che tutto quello che state per fare potrebbe non dare risultati immediati, ma se lo ritroverà l’anno dopo. Il difficile è non fargli perdere la fiducia nel nuovo metodo. Il pregresso non lo cancelli, invece a fine stagione fai un mese di riposo e poi riparti da zero.

Quindi con Antonio non hai introdotto grosse variazioni oppure c’è stato un cambio di registro?

Ho cambiato registro, studiando quello che aveva fatto. Io sono un preparatore, ho le mie idee e magari proviamo a inserirle pian piano.

Su cosa sei intervenuto?

Quantità, qualità e la dedizione. Secondo me Antonio è un ragazzo di assoluta prospettiva, ma ha bisogno di crescere uniformemente sotto tutti gli aspetti, come quando si sale di categoria, anche nell’approccio al lavoro. Ho notato che faceva dei volumi inferiori rispetto al suo essere professionista, non so se per consiglio o se perché nella sua testa gli andava così.

La sua stagione è ripresa dalla Svizzera, in maglia Bahrain. Qui la crono al Tour de Suisse
La sua stagione è ripresa dalla Svizzera, in maglia Bahrain. Qui la crono al Tour de Suisse
Perché secondo te?

Sul passato non mi piace neanche fare troppe domande, perché non mi piace entrare nel lavoro che hanno fatto gli altri. Però faccio una considerazione: ai giovani si chiede tutto subito. E proprio per questo averlo fatto crescere per gradi, va bene. Non si può sempre fare riferimento a Pogacar e Remco, perché sono due su migliaia di atleti. Il confronto è pericoloso perché quel livello è impossibile da trovare per gli altri. Oppure lo trovano, ma si bruciano. Comunque sia a 21-23 anni oggettivamente non hai le stesse qualità atletiche che puoi avere a 26-28. Quindi perché sacrificarlo all’estremo a quell’età, se già sai che non può darti il 100 per cento? Allora è meglio farlo maturare con calma. 

In base a cosa Tiberi è un corridore di grandi prospettive?

Fisicamente, senza dubbio. Ha un motore importante. E poi mentalmente è uno che non si fa problemi di niente. Questo potrebbe essere un pro e un contro. E’ un ragazzo molto deciso, quando ti risponde non lo fa mai a mezza bocca. E’ segno di una determinazione che a lungo andare è importante.

Tiberi ha appena iniziato il primo inverno sotto la tua regia, in che modo lavorerà?

I primi 15 giorni sono stati una fase di attivazione, in cui si rimette tutto in moto. Subito dopo inizieremo con uno specifico per indirizzare il fisico. E chiaro che non parliamo di un vero e proprio allenamento come quello che farà fra tre settimane, comunque se gli dai una direzione e gli stimoli giusti, la risposta che avrai nelle settimane successive sarà migliore. Inutile fare cose che non portano vantaggi, meglio preparare l’organismo per quando andrai ad allenare certe qualità in modo più sostanzioso.

Tiberi ha ripreso ad allenarsi in modo blando da una decina di giorni: salite al medio e nessun fuori giri
Tiberi ha ripreso ad allenarsi in modo blando da una decina di giorni: salite al medio e nessun fuori giri
Antonio è uno preciso che segue tutto e poi carica il lavoro sulla piattaforma?

E’ molto preciso, ma su questo vorrei fare una riflessione. Secondo me l’allenatore non può essere troppo autoritario come invece è necessario per altre figure della squadra. L’allenatore deve essere anche un confidente, un collaboratore. Se è troppo rigido, il rischio è che il corridore si chiuda a riccio e la collaborazione non funziona più. L’ho visto negli anni. E’ capitato che quando un atleta fa ripetutamente lo stesso errore, la tentazione sia quella di mandarlo a quel paese. Ma se gli dici le cose in modo troppo rigido, non ottieni nulla. Devi mettergli davanti il fatto compiuto, fargli vedere l’errore, però non serve a nulla scontrarti, perché poi non ti crede più e magari chiede di cambiare allenatore. E’ chiaro che un giovane come Antonio commetta degli errori, tutti li fanno. E allora bisogna fargli capire le cose nel modo giusto e lui è uno che ascolta.

Nel suo inverno ci sarà anche palestra?

Da qualche anno si fanno tutti i giorni gli esercizi di core. Poi ci sarà da fare uno specifico un pochino più intenso, che richiederà 2-3 sedute alla settimana. In più, Antonio continua a nuotare. Gli piace, non è un lavoro inserito in qualche programma, lo fa occasionalmente.

Con Tiberi si farà una preparazione mirata a obiettivi specifici?

Vedendolo e studiandolo in gara e negli allenamenti, dato che è forte a cronometro e in salita, pensi subito ai grandi Giri. Però è anche un corridore rapido. E’ vero che oggi i corridori da Giri vincono anche le classiche, ma in assoluto nell’impostare il lavoro si cerca di privilegiare quello in cui la squadra crede di più. Non so se sarà il suo caso, perché ancora i programmi non sono stati fatti, però se dovesse fare il Giro d’Italia si dovrà impostare il lavoro già dall’inverno. E se prima dovrà fare la Liegi, ci saranno piccoli aspetti da aggiustare.

Il miglior risultato di Tiberi alla Vuelta è stato il 7° posto a Guadarrama, 20ª tappa della corsa
Il miglior risultato di Tiberi alla Vuelta è stato il 7° posto a Guadarrama, 20ª tappa della corsa
Come va sulle salite lunghe ?

Molto bene, per quello che si è visto alla Vuelta. E’ salito di livello con il passare dei giorni e il suo gruppetto di appartenenza si assottigliava sempre di più. Mi viene in mente la tappa dell’Angliru. Una salita di tanti minuti, dura, immensa. Quel giorno ha fatto una tappa veramente bella (Tiberi si è piazzato 18° a 4’10” da Roglic, ndr), che per giunta era a fine Vuelta. Ha davvero un bel recupero.

Come lo alleni? Riesci a seguirlo di persona?

Sì, perché viene spesso in Toscana. Avendoci corso da junior, ha degli amici da cui a volte si ferma. Credo venga anche questa settimana. E poi partirà per il ritiro e qualche giorno ci andrò anche io. Sono contento che lo abbiate trovato cresciuto, siamo facendo un bel lavoro.  

Pasqualon e Caruso, riferimento per i giovani della Bahrain

28.10.2023
6 min
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Ce lo aveva raccontato lo stesso Pellizotti nell’ultima intervista su Antonio Tiberi: Caruso e Pasqualon sono degli ottimi riferimenti per i giovani italiani della Bahrain Victorious. Nel 2023 i giovani erano 4: Milan, Tiberi, Zambanini e Buratti. La prossima stagione andrà via Milan e arriverà Bruttomesso. Tanti ragazzi all’inizio della propria carriera che si possono rapportare con chi ha una grande esperienza in gruppo. 

Pasqualon in questi giorni si trova in vacanza, il 35enne veneto è abituato da anni ad essere una figura di riferimento, ed esserlo anche per i giovani della sua squadra è stato quasi naturale.

«Caruso ed io – ci dice Pasqualon – diamo consigli perché i corridori giovani si fidano di noi. Spesso la sera li prendiamo e facciamo una passeggiata con loro, è capitato durante il ritiro al Foscagno. Li portiamo a fare il giro del lago, è un modo per farli evadere e far sì che entrino in contatto con noi».

Durante i ritiri Pasqualon e Caruso passano tanto tempo con i più giovani (foto Instagram)
Durante i ritiri Pasqualon e Caruso passano tanto tempo con i più giovani (foto Instagram)

Alimentazione e testa

Ma su cosa sono più curiosi questi giovani? Dove hanno maggiore bisogno di sostegno? E al contrario, in quali campi si sentono già pronti? Il mondo del ciclismo è cresciuto tanto e i corridori sono sempre più monitorati, ma non tutto passa da test e controlli.

«Si interessano molto sull’alimentazione – spiega Pasqualon – su come gestirla, se fare un recupero più lungo o qualche ora in più di allenamento. Rispetto a quando abbiamo iniziato noi, ora i ciclisti sono molto più seguiti. Abbiamo nutrizionista, preparatore, dietologo, meccanici… Una volta i corridori giovani ti chiedevano più cose, ora si rivolgono a chi di dovere. Però è aumentata la parte psicologica, ovvero come si vive la corsa. Ad esempio in Belgio nella nostra villa di squadra Mohoric ed io prendiamo i giovani e guardiamo le corse insieme: facciamo vedere loro dove sono i punti salienti, dove si può riposare e tutto il resto».

Tiberi nonostante la giovane età non vive le corse con ansia, ma con la giusta pressione
Tiberi nonostante la giovane età non vive le corse con ansia, ma con la giusta pressione
Tu hai corso con Tiberi, Buratti e Zambanini l’ultima Classica Monumento della stagione, com’è andata?

La sera prima del Lombardia ero in stanza con Tiberi, con lui ho condiviso anche la camera al Tour de Pologne. E’ uno molto sveglio, che chiede e ha la capacità di ascoltare. Ha un grande motore, secondo me per il futuro è uno dei prospetti più interessanti per le corse a tappe. Un aspetto che mi ha colpito in positivo è che prima del Lombardia era sereno, non ha dato troppo peso alla corsa, nonostante fosse uno dei corridori di punta. Tiberi io lo chiamo “cavallo pazzo”, è uno a cui piace divertirsi. A Livigno era il primo che sarebbe voluto uscire una sera in più. Ha tanta energia e lo capisco, ma da corridore bisogna imparare anche a dire dei no. 

La vita in ritiro per un corridore giovane può essere difficile…

Per questo ci siamo noi più esperti, per aiutarli a restare concentrati. A Tiberi ho fatto capire che una volta raggiunto un obiettivo, che nel caso del ritiro di Livigno sarebbe stata la Vuelta, poi può rilassarsi un attimo. Ora nel ciclismo tutto fa la differenza e fare la vita del corridore conta davvero molto ai fini del risultato finale. Però Tiberi ha l’atteggiamento giusto, quello del vero campione.

Nella villa della Bahrain in Belgio Pasqualon aiuta i giovani ad orientarsi nelle corse del Nord (foto Charly Lopez)
Nella villa della Bahrain in Belgio Pasqualon aiuta i giovani ad orientarsi nelle corse del Nord (foto Charly Lopez)
Cioè?

Il campione, uno come Pogacar per intenderci, lascia andare tutto: fa la vita da corridore, ma non si fa travolgere dalla cosa. Lo vedi sempre con il sorriso, anche dopo il secondo posto al Tour era sereno. E’ andato da Vingegaard e gli ha dato la mano, non si è mai arrabbiato. Però da queste sconfitte ne è sempre uscito con più grinta, tanto da aver vinto il terzo Lombardia consecutivo. 

Un atteggiamento, quello di essere più sereni, che Buratti e Zambanini non hanno? 

Zambanini è più quadrato di Tiberi e pensa tanto alla bici, forse troppo: si dedica davvero molto al ciclismo. Prima di una classica è molto più teso, ci pensa molto, è un ragazzo tanto emotivo rispetto agli altri due. Se una corsa non va come vorrebbe ci rimane male, anche oltre misura. Il compromesso giusto sarebbe una via di mezzo tra Zambanini e Tiberi. 

Buratti, che è arrivato a metà anno, come si è inserito?

Bene, molto bene. E’ un ragazzo sveglio che ascolta i consigli, quando gli dici qualcosa capisce subito. Anche lui è sereno e tranquillo, al Lombardia l’ho visto andare molto bene, ed anche in Belgio a inizio stagione si è fatto trovare pronto. La grande forza della Bahrain è il gruppo, siamo molto uniti e questo lo si è notato anche al Giro d’Italia.

In che senso?

Non c’erano Buratti e Tiberi, però avevamo altri giovani con noi: Zambanini, Milan e Buitrago. Parlando con Damiano ci siamo detti che è stato uno dei Giri d’Italia migliori, dove abbiamo creato un gruppo super unito. Infatti non è stato un caso che abbiamo vinto la classifica a squadre. 

Per la Bahrain la squadra conta tanto, infatti al Giro hanno vinto la classifica dedicata ai team
Per la Bahrain la squadra conta tanto, infatti al Giro hanno vinto la classifica dedicata ai team
Insomma, il neo arrivato Bruttomesso può stare sereno, la Bahrain è l’ambiente giusto?

Assolutamente. Lui l’ho visto qualche volta con la nazionale, l’ultima volta all’europeo. Avremo modo di conoscerci e di parlare, ma sono sicuro che si troverà benissimo. In squadra abbiamo l’ambiente giusto, con il mix tra giovani ed esperti difficilmente sbagli e questo si vede. 

Merito anche tuo e di Caruso.

Bisogna anche essere in grado di mettere davanti l’interesse della squadra e Damiano ed io siamo stati capaci di farlo. Lui durante la Vuelta è stato un punto di appoggio importante per tutti, come io lo sono stato al Giro. E’ giusto che corridori come noi insegnino ai giovani, ma non tutti hanno il carattere per farlo.

Fusaz e Pellizotti: gli “sherpa” di Tiberi per scalare il 2024

20.10.2023
5 min
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Una novità in casa Bahrain Victorious, per quanto riguarda la stagione 2024, sarà la presenza, fin dal ritiro invernale di Antonio Tiberi. Dopo aver salutato anzitempo la Lidl-Trek l’atleta di Frosinone è approdato in Bahrain Victorious. Che abbia un gran motore e tante potenzialità lo si è visto, ma che cosa potrà fare in più dopo questo cambio squadra?

In pochi mesi la Lidl-Trek ha perso due corridori giovani di grande prospetto: prima Tiberi e poi Baroncini, diretto alla UAE Emirates. Come lavorerà il team Bahrain e cosa hanno visto in questi primi mesi insieme al giovane Tiberi? Per capirci qualcosa in più siamo andati a bussare a due porte: quella del preparatore Andrea Fusaz e a quella del diesse Franco Pellizotti. 

La grande forza a cronometro di Tiberi è una buona base su cui lavorare
La grande forza a cronometro di Tiberi è una buona base su cui lavorare

La visione di Fusaz

Dal punto di vista atletico Tiberi ha fatto vedere buone prestazioni in questi tre anni da professionista. Un corridore in grado di fare bene a cronometro e in salita, tanto da aver conquistato la sua prima vittoria nel ciclismo che conta sulle rampe di Gyongyos-Kékesteto al Giro di Ungheria. 

«Antonio Tiberi – racconta il preparatore Fusaz – è il prototipo del buon corridore per le corse a tappe. E’ molto forte a cronometro e si difende bene in salita, in questi primi mesi con noi l’ho visto molto motivato e disponibile. Chiaramente essersi fermato a metà stagione ed aver perso giorni di allenamento non lo ha aiutato. Si è immerso bene nella nostra realtà capendo subito come lavoriamo. Alla prima gara si è messo subito a disposizione andando in fuga e dandosi tanto da fare per i compagni».

Tiberi non è uno scalatore puro: il ciociaro è un passista-scalatore che “gioca” molto sul passo
Tiberi non è uno scalatore puro: il ciociaro è un passista-scalatore

Metodo di lavoro

Ma come lavoreranno Tiberi e Fusaz per far crescere e sbocciare il talento del ciociaro? Arrivare a metà anno non aiuta, ma può essere un passaggio utile per gettare le prime basi in vista della stagione successiva. 

«E’ un ragazzo dotato – spiega ancora Fusaz – d’altronde non vinci un mondiale a  cronometro juniores per nulla. A livello fisico si nota una buona base per costruire. L’obiettivo principale potrebbe essere capire come cresce nei prossimi mesi e vedere se potrà correre un grande Giro con un approccio fisico e mentale di primo livello. Difficile capire cosa può migliorare perché i test che abbiamo sono influenzati dal fatto che sia stato fermo per un mese. Però c’è da crescere nell’endurance, fattore chiave per un corridore da corse a tappe. In salita la differenza è nella continuità, allenarsi tutto l’anno su determinate situazioni potrà portare grandi vantaggi. Sicuramente Tiberi non è un ragazzo formato, ha 22 anni e deve crescere e migliorare ancora. Strada facendo capiremo se potrà reggere carichi maggiori di allenamento e pressioni psicologiche».

Durante le tre settimane alla Vuelta Tiberi ha avuto come compagno di stanza Caruso
Durante le tre settimane alla Vuelta Tiberi ha avuto come compagno di stanza Caruso

Parola a Pellizotti

Una visione d’insieme la può dare Franco Pellizotti, diesse del team Bahrain Victorious. In questi mesi lo ha visto in corsa e ha avuto modo di farsi una prima idea di come gestire Tiberi, partendo dai punti deboli.

«Sono convinto – ci dice Pellizotti – che siamo riusciti ad accalappiare uno dei pezzi pregiati del ciclismo italiano. Ha ancora dei margini sui quali migliorare, soprattutto dal punto di vista tattico. Uno su tutti è il modo in cui si muove in corsa, spesso corre in fondo al gruppo. Questo lo si è visto al Lombardia quando sull’attacco di Pogacar si è fatto cogliere di sorpresa. Poco dopo lo abbiamo rivisto alla ruota di Roglic, ma per rientrare ha fatto sicuramente uno sforzo enorme. Si fosse piazzato meglio avrebbe potuto giocarsi una top 10. Per aiutarlo a migliorare questo aspetto, alla Vuelta lo abbiamo messo in camera con Caruso, uno che sa come insegnare ai giovani. Anche in Spagna spesso lo riprendevamo perché si perdeva all’interno del gruppo. 

«Non è un difetto inguaribile – continua – il solo fatto di correre con noi fin dall’inizio della prossima stagione ci dà modo di poterlo correggere. Si tratta di una cosa che gli può tornare utile anche per quello che è il suo futuro nei grandi Giri, correre davanti aiuta a risparmiare energie, cosa che in tre settimane di gara è fondamentale».

Tiberi deve imparare a correre più vicino ai suoi compagni, qualità che crescerà corsa dopo corsa
Tiberi deve imparare a correre più vicino ai suoi compagni, qualità che crescerà corsa dopo corsa

Possibile leader

Le parole di Pellizotti fanno capire come in lui ci credano tutti: la squadra, lo staff e i compagni. Il 2024 diventa quindi un anno importante, dove si dovranno anche tirare le prime somme. Nelle brevi corse a tappe Tiberi ha mostrato qualcosa, ora tocca fare un passo in più.

«Non mi sorprenderei – spiega il diesse – se nelle corse di una settimana dovesse togliersi qualche soddisfazione. E non lo sarei nemmeno se dovessimo portarlo al Giro d’Italia, il percorso prevede tanti chilometri a cronometro. Anche se lui non è propriamente uno scalatore, ma un passista-scalatore. In salita prende il suo passo e difficilmente lo si vedrà fare un cambio di ritmo. 

«Un primo spartiacque – conclude Pellizotti – potrebbe essere il mese di aprile con corse come la Tirreno-Adriatico o la Parigi-Nizza. A seconda dei percorsi vedremo dove potrebbe risultare più efficace la sua presenza. E’ chiaro però che se un corridore vuole fare bene il Giro d’Italia a questi appuntamenti deve essere pronto. Stiamo già lavorando con lui per il 2024, a livello fisico ha avuto qualche problema alla schiena e deve fare della ginnastica posturale per risolverli. E’ bene che si facciano prima dell’inizio della stagione perché una volta in bici tutto deve essere a posto. Però vedo che è un ragazzo disponibile e volenteroso».

Tiberi sul mostro asturiano, con le sensazioni del cronoman

14.09.2023
4 min
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Un Angliru da protagonista, o almeno nella parte attiva della corsa: per questo Antonio Tiberi merita un plauso. Ieri la Bahrain-Victorious è stata l’unica squadra a cercare di contrastare l’egemonia della corazzata giallonera in questa Vuelta. E una fetta di questo merito è stata proprio del corridore laziale.

Tiberi era al battesimo sulle rampe del mostro asturiano. Una salita mitica che non lo ha spaventato affatto. Anzi, lo ha affrontato con la sua solidità e il suo metodo da cronoman. Antonio è giunto 18°, appaiato a Damiano Caruso, a 4’10” da Roglic.

Antonio Tiberi (classe 2001) subito dopo l’arrivo, sguardo nel vuoto, ma anche tanta soddisfazione
Antonio Tiberi (classe 2001) subito dopo l’arrivo, sguardo nel vuoto, ma anche tanta soddisfazione
Antonio, insomma… che cosa ti è sembrato di questa salita?

Eh – sorride – bella tosta! Scherzi a parte è stata una salita davvero dura. Io sono abbastanza contento sia di me stesso che di come ha corso la squadra. In quanto Bahrain-Victorious abbiamo guadagnato terreno.

Angliru, salita mitica al pari di Zoncolan o Mortirolo: cosa sapevi? 

L’ho conosciuta tramite le slide nel meeting pre-gara. E alla fine è stata più o meno come me l’aspettavo. Sapevo che iniziava in modo più regolare e che man mano che si saliva diventava più dura.

Hai tagliato il traguardo con Damiano Caruso: ti ha dato dei consigli?

Io ho iniziato a tirare già prima della salita. Poi, una volta sull’Angliru, Damiano mi diceva dove si poteva aumentare un po’ e dove invece era meglio recuperare un pelo. Poi quando ho terminato il mio lavoro e mi sono spostato, ho cercato di tenere duro, di non mollare il mio gruppetto, anche pensando un po’ alla mia classifica. Anche se nel tratto più ripido in effetti poi ho faticato un bel po’.

Tiberi in testa al gruppo, dietro di lui il controllo di Caruso. Il forcing di Antonio a inizio salita ha prodotto una grande selezione
Tiberi in testa al gruppo, dietro di lui il controllo di Caruso. Il forcing di Antonio a inizio salita ha prodotto una grande selezione
Quindi secondo te, Antonio, l’Angliru è una salita “on-off”, cioè in cui per salire si va a tutta, oppure con i rapporti corti di oggi si riesce a gestire in qualche modo?

Di certo con i rapporti corti attuali è più gestibile. Io avevo il 36×34 e credo fosse giusto. Anche perché dovevo tirare e oltre sarebbe stato troppo agile. Comunque c’era da spingere. Dal canto mio sono riuscito a gestirmi abbastanza bene, soprattutto quando tiravo. Sentivo che il fisico rispondeva: in alcuni tratto riuscivo a dare di più, in altri a salvarmi, il tutto senza mai superare il limite e non accumulare troppo acido lattico. E la stessa cosa ho fatto dopo che mi sono staccato.

In questo caso il potenziometro aiuta molto, giusto?

In realtà non l’ho guardato molto. Anzi, sono andato parecchio a sensazione… come piace a me.

E il contapedalate?

Neanche. Bisogna considerare che nel tratto più ripido (oltre il 23 per cento, ndr) non si riesce a controllare. Lì non puoi fare nulla se non spingere e salire. In quei momenti sia la velocità che la cadenza sono bassissime. Per il resto, come in altre salite, ho cercato di tenere alte le pedalate il più possibile.

Quando dici alte cosa intendi?

Sulle 90, anche 95 rpm. Sulle salite lunghe tendo a gestirle come in una crono.

Il laziale è alla seconda Vuelta, ma era al debutto sull’Angliru. Per ora è 20°, primo degli italiani
Il laziale è alla seconda Vuelta, ma era al debutto sull’Angliru. Per ora è 20°, primo degli italiani
Voi della Bahrain avete tenuto testa ai Jumbo-Visma: come mai questa azione? Qual era l’obiettivo?

Contro quei tre non puoi fare nulla o quasi e allora abbiamo impostato un ritmo alto per far stancare un po’ di più i loro gregari, fargli fare più fatica e lasciarli così soli. E lo stesso nei confronti delle altre squadre. L’idea era di guadagnare sugli altri. 

L’Alto de Angliru è una salita simbolo. A livello emotivo come l’hai vissuta?

Nel complesso in modo tranquillo direi. Non l’ho sentito sin dal giorno prima tanto da non dormirci su, per dire… Magari ho “sentito” più il Tourmalet perché era la prima tappa regina, con tanti chilometri e tanto dislivello. Io avevo qualche dubbio sulle mie gambe. Adesso invece, in questa terza ed ultima settimana mi sento meglio. E questo è rassicurante, mi dà consapevolezza e toglie un po’ di paura.

In effetti, vedendoti da fuori ieri sembravi molto sciolto sulla bici, più a tuo agio. Ma sono sensazioni chiaramente…

No, no… ci sta. Io più corro e più mi sento a mio agio. Ma credo che in questo aspetto conti parecchio anche la squadra. In Bahrain-Victorious abbiamo un livello molto alto e anche nei momenti di difficoltà c’è sempre più di un compagno ad aiutarti.

Tiberi a tutta Spagna. Crescono le ambizioni per la Vuelta

16.08.2023
4 min
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Dopo un ottimo Tour de Pologne, Antonio Tiberi fa rotta sulla Vuelta. E viaggia verso la Spagna non solo con l’obiettivo di fare esperienza. L’atleta della Bahrain-Victorious può iniziare a testarsi. Magari a fare classifica, come si dice in gergo. Probabilmente non a certi livelli, ma il laziale non è il tipo che segue la filosofia del “sono giovane, c’è tempo”. Anche perché quel tempo ormai è quasi passato: Antonio ha solo 22 anni, ma è professionista già da tre.

Tiberi doveva fare anche la Vuelta Burgos, iniziata ieri, ma un piccolo risentimento (tendinite) post Polonia ha indotto il ciociaro e il suo staff a saltare questo “antipasto” del grande Giro spagnolo. Nulla di preoccupante. Uno stop precauzionale, dicono dalla Bahrain. Antonio ha fatto delle terapie e si sta allenando regolarmente.

Tiberi si è integrato benissimo con la nuova squadra. Eccolo pancia a terra in Polonia per Mohoric
Tiberi si è integrato benissimo con la nuova squadra. Eccolo pancia a terra in Polonia per Mohoric
Antonio, si va in Spagna dunque…

E’ il mio secondo grande Giro. Feci la Vuelta giusto l’anno scorso. Credo di aver vissuto un buon avvicinamento: prima l’altura a Livigno, poi il Tour de Pologne, quindi la Vuelta. In Polonia ho faticato un po’. Alla fine non correvo dai campionati italiani e mi serviva mettere un po’ di fatica nelle gambe.

Un buon lavoro…

Eh sì. Dopo il Polonia sono stato a casa una decina di giorni e poi sarei partito subito per la Spagna. Però devo ammettere che a me piace. Mi trovo bene, anche nei ritiri mi sento a mio agio, quindi no problem!

Sei arrivato in questo team a stagione inoltrata, ma da quel che ci hanno detto e da come ti abbiamo visto nei contorni del Tour de Pologne sembra che tu ti sia integrato alla grande. E anche sul fronte delle prestazioni ti sei subito mostrato all’altezza tanto che ti volevano portare al Tour. E’ così?

E’ vero, l’inserimento è stato subito ottimo sia con lo staff che con i ragazzi. Del Tour de France si era parlato. C’è stata questa possibilità per qualche giorno, però è anche vero che ero appena arrivato, che ero fermo da tre mesi e mi serviva un po’ di ritmo. Ne abbiamo parlato anche con il preparatore, Bartoli, e alla fine siamo rimasti sul programma originario.

In ritiro il laziale ha avuto modo di conoscere meglio i suoi compagni: uno su tutti, Caruso (foto Instagram)
In ritiro il laziale ha avuto modo di conoscere meglio i suoi compagni: uno su tutti, Caruso (foto Instagram)
Sei stato in altura con il team, lassù vi siete concentrati anche sulla crono, tanto più che la Vuelta partirà con una cronosquadre, o avete fatto l’altura classica con tanta base?

Non solo base. Abbiamo fatto anche qualche allenamento tirato. A volte partivano quei 5′-10′ di “ignoranza”! Con Damiano e Zambanini ci si stuzzicava… Più che altro guardavamo i Kom su Strava e cercavamo di batterli.

A proposito di Damiano Caruso. E’ stato lui a dirci che era il momento di lasciare spazio ai più giovani come te e Buitrago per la classifica della Vuelta.

Con Damiano mi sto trovando bene. Non lo conoscevo molto, ma a Livigno ho avuto modo di stargli più vicino. Ha tanta esperienza e la cosa che mi ha colpito è che la differenza di età non si sente: è estroverso, sul pezzo…

Ma sei pronto a fare il leader?

Alla fine non ho un obiettivo preciso. So cosa vuol dire affrontare un grande Giro e dopo un anno comunque non disputato al 100 per cento, in cui sono stato parecchio fermo, non posso partire e dire di puntare alla classifica. Però mai dire mai. Vediamo come si mette, vediamo come risponde il fisico e cerchiamo di fare il meglio possibile.

Nonostante sia un cronoman, nella crono del Polonia Tiberi non ha spinto troppo. Aveva già fastidio al tendine d’Achille e ha preferito non rischiare
Nonostante sia un cronoman, nella crono del Polonia Tiberi non ha spinto troppo. Aveva già fastidio al tendine d’Achille e ha preferito non rischiare
Okay, ma proverai a tenere?

Sì, sì… A tenere ci si prova. 

Hai detto di sapere cosa significhi fare un grande Giro: ebbene, cosa vuol dire?

Che devi arrivarci parecchio in condizione. Il dispendio energetico e mentale è tanto, tantissimo. Ho notato che la squadra può fare tanto la differenza e su questo punto sono tranquillo. So che saremo competitivi. Il lavoro in Polonia è stato importante. Per me era fondamentale correre. Damiano ed io eravamo i due uomini per i finali in appoggio a Mohoric che, uscendo dal Tour, aveva la miglior condizione.

Dai Antonio, facciamo un po’ di fantaciclismo. Ti ritrovi in classifica alla Vuelta con Roglic, Evenepoel, Vingegaard… chi temi di più?

Dico Roglic. Vingegaard viene dal Tour, Remco l’ha vinta l’hanno scorso, mentre Primoz vorrà la rivincita su Remco, senza contare che la Vuelta è “casa sua”. Per me se la giocheranno loro.

E il tuo quasi coetaneo Ayuso?

Lo vedo più sul podio, poi… mai dire mai. Ma se mi chiedete una scala di valori dico: Roglic, Remco, Ayuso.

Il ritorno di Tiberi: la base, le nuove bici, la prima corsa

11.06.2023
5 min
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Antonio Tiberi è tornato in gara. Lo ha fatto l’altroieri al GP des Kantons Aargau, antipasto del Tour de Suisse, che comincia giusto oggi. Erano passati 102 giorni dalla sua ultima gara, la tappa finale del UAE Tour, tra l’altro concluso con un ottimo settimo posto nella generale tra campioni di primissimo piano.

Questo rientro ha segnato il termine di una lunga vicenda: il fattaccio del gatto, lo stop della Trek-Segafredo, la rottura del contratto con la squadra americana, la firma con la Bahrain-Victorious. Ma in tutto ciò c’è l’atleta. E dopo aver parlato con Pellizotti eccoci direttamente con lui. Come ha lavorato in questo periodo Tiberi? Come si è gestito? Antonio stesso ci ha chiarito le idee.

Antonio Tiberi (classe 2001) all’ultima gara con la Trek-Segafredo. Era il 26 febbraio
Tiberi (classe 2001) all’ultima gara con la Trek-Segafredo. Era il 26 febbraio
Antonio, come sono stati i primi giorni dopo lo stop? Anche dal punto di vista mentale?

L’inizio di questa vicenda è stato nel segno della confusione. Preoccupazione, stress: c’era una situazione un po’ complicata, quindi ho cercato di prenderla nel modo più leggero possibile. Ho cercato di non stressarmi troppo con gli allenamenti. Ho fatto qualche uscita così, giusto per tenere un po’ la condizione, e qualche uscita lunga quando mi andava se c’era una bella giornata.

Hai approfittato anche per fare cose diverse?

Ho passato un po’ più tempo con i miei amici che non vedevo quasi mai e con la mia famiglia. Con gli amici siamo andati a fare una camminata in montagna, dalle mie parti vicino a Frosinone. Abbiamo fatto Pasquetta insieme, qualcosa che di solito non riuscivo a fare.

Passiamo a discorsi più tecnici. Quando hai saputo più o meno che saresti tornato a correre?

Diciamo che ci sono stati diversi periodi. All’inizio, sembrava dovessi rientrare già alla Coppi e Bartali, quindi avevo staccato pochissimo. Poi sembrava che sarei rientrato più tardi. Quindi ancora si è stravolto tutto fino al cambio della squadra. Così tra queste due fasi c’è stato un periodo di stacco maggiore.

E quando hai ripreso?

Quando c’è stata la conferma della nuova squadra. Loro sin da subito mi hanno che saremmo ripartiti qui in Svizzera. Da quel momento mi hanno messo anche in contatto con il preparatore Michele Bartoli e ho iniziato appunto a seguire le sue tabelle.

Antonio Tiberi con i suoi amici durante la gita in montagna nel frosinate
Antonio Tiberi con i suoi amici durante la gita in montagna nel frosinate
Riassumendo il tutto: hai continuato a pedalare a marzo, hai mollato nel periodo di Pasqua e a fine aprile hai ripreso a spingere…

A pedalare più che altro. Ho iniziato a fare le cose più seriamente da inizio maggio.

E come hai ripreso? Cosa hai fatto?

Sono ripartito come fosse una preparazione invernale. All’inizio un po’ di palestra, esercizi, uscite per il fondo e per la forza. Non sono mancati i lavori di potenziamento e di SFR… Quello che serve per costruire una base. Nel frattempo c’è stata l’ufficializzazione con la Bahrain. A quel punto ero sicuro della data del ritorno alle corse e abbiamo iniziato a fare lavori più specifici.

Quanto è stato importante avere una data certa?

Parecchio importante, perché comunque alla fine allenarsi nel modo che serve non è facile. Provi a resistere, ma senza avere un obiettivo preciso è più difficile. 

Chiaro, è scattata una molla. Come hai lavorato sulla forza?

Le SFR le facevo da 6′, seguite da 2′ di recupero e poi altri 6′ o 7′. Le facevo consecutive, di seguito sulla stessa salita. In generale, preferisco sempre fare i lavori su una salita lunga. Infatti scelgo di solito scalate intorno ai 20 minuti e più. Poi dipende anche dalla zona dove mi trovo. Se sono dalle mie parti vado sempre sulla mia solita salita che si chiama Santa Serena, zona di Supino, ed è quella che faccio da quando sono bambino. Se sono invece a San Marino, utilizzo uno dei tanti versanti che riportano a San Marino. Oppure vado verso San Leo o Novafeltria.

GP des Kantons Aargau: Tiberi è tornato in corsa 102 giorni dopo la sua ultima gara. Ora Giro di Svizzera
GP des Kantons Aargau: Tiberi è tornato in corsa 102 giorni dopo la sua ultima gara. Ora Giro di Svizzera
Hai detto che ad un certo punto sei passato a lavori più specifici: hai fatto qualche fuorigiri, del dietro motore in vista del rientro alle gare?

Il dietro motore in queste preparazione non l’ho fatto. Di solito mi aiuta mio papà, ma non essendo stato a casa, non c’era nessuno che me lo facesse fare. Però ho compensato con dei lavori in sempre in salita o pianura. Ho utilizzato anche la bici da crono.

Che lavori?

Medio, medio in salita, medio variato, lavori in soglia tipo scatti o ripetute come 30”-30”.  Poi comunque sono andato anche a Livigno.

Quindi anche altura… Quanto ci sei stato?

Due settimane. Sono sceso il 6 giugno, tre giorni prima di venire all’Argau. In quei tre giorni sono stato a Lecco dalla mia ragazza e ne ho approfittato per andare da Vedovati a Bergamo per le posizioni con le nuove bici.

E infatti ti volevamo chiedere proprio dell’adattamento con le Merida…

Mi sono trovato subito bene. Con Vedovati abbiamo sistemato sia la bici da strada che quella da crono. E siamo subito riusciti a “tirare fuori” una buona posizione. Ma già a a Livigno avevo cercato di abituarmi alla bici da crono facendoci qualche lavoro.

Tiberi alla prima uscita ufficiale con la Bahrain-Victorious. Eccolo con Pello Bilbao, il compagno che più conosceva
Tiberi alla prima uscita ufficiale con la Bahrain-Victorious. Eccolo con Pello Bilbao, il compagno che più conosceva
Uscivi con la brugola in tasca?

No, no! Anche perché comunque sia, con Vedovati che avevo conosciuto giusto quest’anno, quando si trova la posizione giusta… è quella. E non si sente il bisogno di ritoccarla.

Come è andato il ritorno in corsa dal punto di vista fisico?

Meglio delle mie aspettative. Ho risposto veramente bene. Magari ha giocato a mio favore la freschezza e il fatto che nelle ultime settimane mi ero allenato bene. Che ero fresco si vedeva anche dai battiti, piuttosto alti. Mi sono sentito a mio agio anche in gruppo. Solo nel finale ho sofferto un po’ di più: non avevo il ritmo gara degli altri. Sento però che la base è buona. E sono fiducioso per il Giro di Svizzera.

E invece dal punto di vista delle emozioni? 

Bello, sono abituato a stare nelle competizioni da quando avevo otto anni e mi mancavano quell’atmosfera, quei preparativi. Tanto più dopo uno stop così inaspettato. Non vedevo appunto l’ora di tornare in gruppo. 

Tra ex e nuovi compagni…

Ho rivisto con piacere i miei vecchi compagni, per esempio Jacopo Mosca col quale ho avuto sempre un bel rapporto, e sto conoscendo quelli nuovi. Tra questi ultimi, dei presenti in Svizzera, conoscevo un po’ meglio Pello Bilbao.

Il signor Caruso, campione di normalità

09.06.2023
7 min
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A Marina di Ragusa c’è ancora qualche nuvoletta dispettosa che ha rinfrescato la ripresa degli allenamenti di Caruso. In realtà Damiano non ha mai smesso di pedalare, ma ieri è risalito in sella con lo sguardo da professionista. Il quarto posto del Giro d’Italia (in apertura con i figli Oscar e Greta nel giorno di Roma) è ancora un tema, mentre il resto della stagione sarà da costruire, con altre valigie e la Vuelta nel mirino.

Il Giro di Caruso si è svolto sempre nella scia dei migliori. Qui con Thomas, in rosa sino al Monte Lussari
Il Giro di Caruso si è svolto sempre nella scia dei migliori. Qui con Thomas, in rosa sino al Monte Lussari

Un ragazzo di 35 anni

Nel ciclismo italiano che si va ripopolando di talenti nelle varie tipologie di corsa, il siciliano ha tenuto alta anche stavolta la bandiera del Giro. E anche se non è mai stato in lotta per vincerlo, resta il fatto che alle spalle di Roglic, Thomas e Almeida, il migliore sia stato questo vecchio ragazzo di 35 anni, la cui sola colpa negli anni è stata solo quella di non aver creduto abbastanza in se stesso, lasciando che lo crescessero da uomo squadra più che da solista.

«Ho finito il Giro che non mi sentivo proprio distrutto – dice – non avevo il bisogno di fermarmi. Per cui ho fatto una settimana di recupero attivo e sono andato in bici in maniera blanda, solo per il piacere di andarci. Era quello che mi serviva. Ieri è stato il primo giorno in cui mi sono allenato, avendo dato il tempo a quella nuvoletta di andarsene. Acqua ne ho presa abbastanza. In realtà a fine Giro ho anche sentito qualche battuta sulla possibilità di andare al Delfinato o al Giro di Svizzera, però ho detto che alla mezzanotte del 28 maggio avrei spento il cellulare e a quel punto forse hanno capito che non era aria di insistere».

Se la ride. Dopo la bici, è andato con suo fratello a comprare oggetti per la casa, mentre fuori scintilla il mare di Montalbano e nelle spiagge è già vacanza. Per chi vive perennemente fra alberghi e strade lontane, la normalità è un lusso da centellinare con cura.

La Bahrain ha portato via dal Giro due tappe, la classifica a squadre, la ciclamino e il 4° posto di Caruso, qui con Milan
La Bahrain ha portato via dal Giro due tappe, la classifica a squadre, la ciclamino e il 4° posto di Caruso, qui con Milan
Soddisfatto del tuo Giro?

Più che soddisfatto, all’inizio ci avremmo messo la firma. Il quarto posto a quasi 36 anni penso fosse il massimo che potessi raggiungere, anche con i nomi che c’erano. Insomma, non penso che sia stato un risultato banale. Se poi lo contestualizziamo con quello che ha fatto la squadra, anche meglio. Le due tappe vinte con Milan e Buitrago. La maglia ciclamino. La classifica a squadre. Per noi sicuramente è stata un’esperienza più che positiva.

Visti i nomi in ballo, un quarto posto che vale tanto meno del secondo del 2021?

Non si possono fare confronti, sono entrambi due risultati bellissimi. Il secondo posto sicuramente fu una grande sorpresa per tutti, anche per me. Era la prima volta che mi ritrovavo addirittura a giocarmi un grande Giro. Però il quarto posto è importante perché conferma che quel piazzamento di due anni fa non era venuto a caso. E poi insomma, quanti hanno contato i podi che ho fatto nel frattempo?

Dici che sono passati inosservati?

Pochi si sono accorti ad esempio che ho fatto terzo al Romandia una settimana prima del Giro. Tutti si ricordano le debacle, ma quando ci sono da elencare anche le cose buone, si tende a dimenticare. Il problema è che secondo me ormai viviamo in una società che valorizza solo chi vince mentre il resto conta poco.

Questo ti condiziona? Tu riesci a valorizzare i tuoi piazzamenti?

Ho imparato a farlo. Il terzo posto del Romandia mi è servito tantissimo, perché venivo da un Giro di Sicilia andato male. Ero rimasto deluso dalla mia prestazione e non riuscivo a darmi una spiegazione. Quel terzo posto mi ha permesso di archiviare subito il risultato negativo e di andare al Giro con il morale giusto.

Nella Liquigas di giovani come come Nibali, Viviani e Sagan, Caruso è stato messo spesso a tirare nonostante i 24 anni
Nella Liquigas di giovani come come Nibali, Viviani e Sagan, Caruso è stato messo spesso a tirare nonostante i 24 anni
Perché anche questa volta sei arrivato al Giro deviando le responsabilità di leader?

Perché io non dovevo fare il leader. Avevamo Jack Haig e semmai avremmo provato con Buitrago. Io mi sarei accontentato di essere in una zona di classifica medio-alta che ti permettesse di provare a vincere una tappa. Non pensavo di poter lottare ancora per i primi cinque. Solo che nel frattempo la condizione è cresciuta, mi sono ritrovato in classifica e a quel punto me la sono giocata bene.

Pensi che se ti avessero cresciuto con la mentalità vincente, avresti avuto un’altra carriera?

Può essere che mi porti ancora dietro la mentalità con cui mi sono formato nei primi anni di carriera. E questo forse influisce sul mio atteggiamento. Resta il fatto che correndo senza alcun tipo di pressione, vado in gara più leggero e i risultati arrivano di conseguenza. Sto vivendo la parte più bella di tutta la carriera, proprio perché non ho più niente da perdere, vado avanti, mi diverto e riesco anche ad essere performante. Alla Vuelta ad esempio…

Cosa farai alla Vuelta?

Andrò per puntare a una tappa. Per il tipo di corsa che è, non penso proprio che abbia senso fare classifica.

Quella delle Tre Cime è stata la tappa che a Caruso è piaciuta di più, per meteo, strade e sensazioni
Quella delle Tre Cime è stata la tappa che a Caruso è piaciuta di più, per meteo, strade e sensazioni
Qual è stato il giorno più bello del Giro?

Quello in cui proprio ho assaporato tutta la tappa, è stato alle Tre Cime di Lavaredo, perché abbiamo corso una bellissima tappa sui passi dolomitici. C’era una giornata stupenda, il tempo perfetto per andare in bici e io stavo bene. C’era un arrivo prestigioso. Dopo quella, mi è piaciuto il Monte Lussari e alla fine anche Roma ha avuto il suo perché. Finalmente il Giro si è chiuso con una tappa veramente bella, dovremmo farla tutti gli anni.

I quasi 36 anni fanno pesare la vita da atleta?

Mi piace ancora, faccio un po’ più fatica quando sono qui a casa perché non ho compagni di allenamento che mi possono stimolare a far meglio. Però partire per andare in ritiro o stare fuori in ritiro non mi crea alcun problema e lo faccio volentieri perché ho capito da qualche anno che questo è un lavoro e sono fortunato a poterlo fare. Allora ti dici: “Se proprio devi fare questi sacrifici e con te li deve fare la tua famiglia, cerca almeno di farli bene”. Chiaramente mi dispiace quando non vedo i bambini a lungo. Prima del Giro ad esempio sono stato fuori per due mesi. Oscar, il primo, ha capito. Greta, la piccola, fatica a farsene una ragione. 

La preparazione per la Vuelta riprenderà da Livigno e passerà prima per la Vuelta Burgos
La preparazione per la Vuelta riprenderà da Livigno e passerà prima per la Vuelta Burgos
Li porterai con te a Livigno?

Non credo, abitiamo a 50 metri dalla spiaggia e il prossimo ritiro a Livigno servirà per preparare la Vuelta. Avrò poco tempo da dedicargli e costringerli a stare a 2.000 metri per dieci giorni non è il massimo, avendo questa alternativa.

Cosa pensi dell’arrivo di Tiberi: potrebbe diventare un giovane cui passare la tua esperienza?

Se vorrà ascoltare, sarò ben contento di trasmettergli un po’ del bagaglio che ho accumulato in questi anni. Mi fa piacere, a prescindere che sia italiano o meno, quando c’è un giovane interessato che vuole imparare. Perché oggi a questi ragazzi molto forti hai poco da insegnare e alcuni di loro neppure hanno l’atteggiamento di curiosità, di ascoltare un altro punto di vista. Se Tiberi invece avrà voglia e mi chiederà consiglio, io sicuramente non mi tirerò indietro.