L’esplosione di Magagnotti. Ora lo vedremo anche su pista

12.06.2024
5 min
Salva

Dall’inizio stagione della sua prima stagione da junior, Alessio Magagnotti ha già conquistato 8 vittorie e non consideriamo neanche i suoi piazzamenti. Ha vinto in Italia e all’estero, trionfa nelle corse in linea ma anche a cronometro. Si ha un bel dire che uno junior al primo anno va lasciato tranquillo, lontano dai riflettori, ma quando hai un simile ruolino di marcia è fatale che l’attenzione si posi su di te…

Per Magagnotti finora 8 vittorie condite da ben 12 presenze nei primi 10 (foto LSV Saarland Trofeo)
Per Magagnotti finora 8 vittorie condite da ben 12 presenze nei primi 10 (foto LSV Saarland Trofeo)

Che fossimo di fronte a un talento era chiaro sin dallo scorso anno, dai suoi tanti successi fra gli allievi (seppur soppesati considerando la categoria) e dallo squillo internazionale agli Eyof con la medaglia d’argento. In tanti avevano bussato alla sua porta per passare di categoria con il loro team e alla fine Magagnotti aveva scelto l’Autozai Contri.

Questo suo folgorante inizio ha sorpreso i vertici del team? A rispondere è il suo General Manager Enrico Mantovanelli: «Noi siamo sempre stati convinti del suo valore, ma si sa che il passaggio di categoria è sempre un’incognita. Certamente però non ci aspettavamo un’esplosione simile. Noi eravamo pronti a fargli vivere una prima stagione di approccio per poi esplodere nella seconda, ma lui ha preso tutti in contropiede. Le prime 4 corse sono state quelle dell’apprendistato, anche con un po’ di sfortuna, poi è uscito tutto il suo potenziale».

Enrico Mantovanelli, general manager del team veneto crede molto nel giovane talento
Enrico Mantovanelli, general manager del team veneto crede molto nel giovane talento
Come pensate di gestirlo ora?

E’ nostro primario interesse proteggerlo, per certi versi anche limitarlo perché deve ancora crescere, soprattutto nell’aspetto mentale, non deve consumarsi, parliamo sempre di un ragazzo di 17 anni. In questo periodo sta lavorando su pista insieme al gruppo della nazionale.

Questa è una novità: siete in contatto con Salvoldi?

Sì, Alessio fa parte del gruppo azzurro tanto per la strada quanto per la pista. Il cittì ci tiene che lui come gli altri lavori molto sull’anello per migliorare potenza e resistenza, ma so che è anche in cantiere il suo utilizzo per europei e mondiali su pista, è nel gruppo dell’inseguimento, poi naturalmente starà a Salvoldi decidere le modalità del suo impiego.

Magagnotti ha trovato nel team Autozai Contri l’ambiente giusto per crescere
Magagnotti ha trovato nel team Autozai Contri l’ambiente giusto per crescere
Guardando le sue gare e parlando anche delle sue ultime vittorie con il suo compagno di nazionale Montagner, Magagnotti viene evidenziato come un velocista puro. E’ davvero tale?

Io penso che sia una visione riduttiva del suo talento. Alessio è sicuramente molto veloce, ma è anche uno che tiene molto bene sulle salite non troppo lunghe. Faccio un esempio: il 25 aprile ha corso la Coppa Montes che è una delle classiche più dure del calendario italiano di categoria. Eppure lui ha chiuso 3°, è stato tra i più attivi in salita. Io credo, ma questo è un mio pensiero personale, che passando tra i pro’ continuando a crescere così, diventerà uno di quegli sprinter che faranno sì le volate di gruppo, ma potrà anche competere per le classiche impegnative, quelle belghe. Io vedo per lui un futuro davvero roseo. Ma deve crescere con calma, senza fretta.

Questi risultati non cambiano però le prospettive, rendono più vicino, anche troppo, un passaggio di categoria anticipato?

Io so che Alessio è un ragazzo con la testa sulle spalle. Come detto le incognite al passaggio di categoria, in un mondo nuovo, avendo libertà nell’utilizzo dei rapporti, erano tante. Noi vogliamo che continui a crescere con calma, facendo le sue esperienze e valutando con attenzione ogni mossa.

Per Alessio due vittorie all’LSV Saarland Trofeo che lo hanno messo in luce anche all’estero (foto organizzatori)
Per Alessio due vittorie all’LSV Saarland Trofeo che lo hanno messo in luce anche all’estero (foto organizzatori)
E’ chiaro però che ii suoi successi gli avranno attirato l’attenzione di tanti team…

Era così anche lo scorso anno, ora ci sono alla porta tanti team appartenenti alla filiera del WorldTour e chiaramente vorrebbero portarlo da loro, magari fargli anche saltare il secondo anno ma Alessio si è affidato come procuratore all’esperienza di Manuel Quinziato, che è stato a lungo corridore prima che manager e sa quel che è meglio per lui. Noi ci sentiamo con Manuel molto spesso, apprezza come stiamo lavorando con il ragazzo, soprattutto quel che stanno facendo nello staff, dal diesse Emiliano Donadello al preparatore Davide Bastianello. Inoltre Alessio viene da una famiglia equilibrata, che lo supporta nella maniera giusta. Le condizioni per far sempre meglio ci sono tutte, andando però con calma.

Magagnotti ha destato molta curiosità in Germania, anche da parte del pubblico locale (foto LSV Saarland Trofeo)
Magagnotti ha destato molta curiosità in Germania, anche da parte del pubblico locale (foto LSV Saarland Trofeo)
Alessio è ancora in una fase di sviluppo fisiologico molto importante e anche questo è un fattore da considerare.

Magagnotti ha già un fisico molto sviluppato, ma chiaramente è in crescita. Quel che mi impressiona è il suo grandissimo motore, unito a una testa, una concentrazione che fai fatica a trovare anche in corridori molto più grandi. Alessio sa cosa deve fare e la vicinanza di Manuel è una garanzia.

L’anno prossimo quindi dove lo vedremo?

Ancora con noi, per affrontare la seconda annata da junior con tanta esperienza in più e un fisico ancora più definito. Se tanto mi dà tanto…

Due vittorie in Germania, Montagner non smette di crescere

08.06.2024
5 min
Salva

Nuova tappa della Nations Cup juniores. Quelle precedenti avevano visto la nazionale italiana faticare tantissimo, soprattutto a causa delle cronometro se prendiamo questo particolare (e conseguentemente quello della classifica generale) il divario con gli altri resta. All’LVM Saarland Trofeo però qualcosa è cambiato: gli azzurri sono tornati a casa con ben 4 vittorie di tappa, equamente divise fra Alessio Magagnotti e Andrea Montagner.

Prima frazione e subito un successo, finalizzando la fuga a 4 (foto
LVM Saarland)
Prima frazione e subito un successo, finalizzando la fuga a 4 (foto
LVM Saarland)

Se per il talentuoso portacolori dell’Autozai Contri, al suo primo anno da junior, questi sono i primi squilli esteri nella nuova categoria, Montagner mette da parte una doppietta che serve a rinfrancare il morale. Due vittorie per certi versi diverse fra loro, anche se entrambe mettono in luce le caratteristiche principali del corridore friulano.

«La prima tappa con arrivo a Fuhrpach era una frazione molto nervosa – racconta il corridore della Borgo Molino – un continuo su e giù con due salite nel tratto finale, una proprio sotto l’arrivo dove in 4 siamo riusciti ad avvantaggiarci sul gruppo e io ho avuto gioco facile nell’aggiudicarmi la tappa. L’ultima tappa invece era un percorso a saliscendi con una salita di 2 chilometri con tratti al 7 per cento. C’era però un grande controllo da parte delle squadre che puntavano alla classifica così c’è stato uno sprint di gruppo dove noi ce la siamo cavata alla grande, con me primo e Alessio terzo».

La vittoria nella tappa finale davanti al gruppo compatto, a riprova delle doti del friulano allo sprint (foto
LVM Saarland)
La vittoria nella tappa finale davanti al gruppo compatto, a riprova delle doti del friulano allo sprint (foto
LVM Saarland)
Con quale strategia avete affrontato questa prova tedesca?

Sapevamo di non essere tra le squadre favorite e quindi cercavamo di anticipare le mosse dei più forti correndo sempre all’attacco. Alla fine la tattica ha funzionato, il bottino è stato cospicuo considerando anche la doppietta nella classifica a punti con Magagnotti primo ed io secondo.

Come ti sei trovato nel gruppo? Salvoldi a inizio stagione era stato molto chiaro, confidando anche su di te reduce dal titolo europeo nel team relay per fare gruppo e introdurre i nuovi…

Lo so e ho cercato di rispondere alle sue aspettative anche in tal senso. Devo dire che in nazionale si è formato un bel gruppo, grazie anche ai molti ritiri effettuati. Veniamo da squadre diverse e quando corriamo in Italia siamo tutti avversari, ma vestendo la maglia della nazionale facciamo fronte comune e lottiamo per l’interesse generale.

Oltre al friulano e Magagnotti, l’Italia comprendeva Mellano, Consolidani, Agostinacchio e Nembrini (foto
LVM Saarland)
Oltre al friulano e Magagnotti, l’Italia comprendeva Mellano, Consolidani, Agostinacchio e Nembrini (foto
LVM Saarland)
La prova tedesca ha fatto emergere te e Magagnotti un po’ come i leader non solo della squadra ma della vostra generazione. Che differenze ci sono fra voi?

Si potrebbe pensare che abbiamo le stesse caratteristiche, ma non è così. Alessio ha qualcosa in più in termini di velocità pura, è un vero sprinter. Io credo di essere più adatto alle gare sul passo, un vero passista veloce con una certa predilezione per le cronometro.

La cronometro in terra tedesca ha confermato però le difficoltà dell’intero movimento italiano…

Sapevamo che la prova contro il tempo sarebbe stata decisiva per la classifica ed è stato così, almeno per noi in senso negativo. Non possiamo negare che c’è una certa differenza di rendimento data dall’abitudine al gesto, noi in Italia ne affrontiamo poche. Io personalmente vorrei farne di più, non abbiamo la stessa propensione che hanno i nostri coetanei.

Montagner, pur essendo specialista a cronometro, ha pagato dazio nei confronti dei rivali stranieri (foto
LVM Saarland)
Montagner, pur essendo specialista a cronometro, ha pagato dazio nei confronti dei rivali stranieri (foto
LVM Saarland)
Tu però sei pur sempre campione europeo nel team relay, da che cosa era scaturita quella vittoria?

Per certi versi è la conferma di quel che dico. Per preparare quella gara abbiamo effettuato molti lavori specifici, concentrandoci sugli allenamenti già da un mese prima. Io credo che se il calendario ci verrà incontro proponendoci più gare contro il tempo, il gap verrà presto colmato.

Com’è stata la tua stagione fino alla trasferta tedesca?

Ho avuto molti problemi fisici, ho anche saltato un paio di gare importanti e anche all’Eroica Juniores ero ammalato, infatti i risultati non sono stati all’altezza. Le sensazioni però erano abbastanza positive, infatti a inizio maggio sono arrivati due successi incoraggianti e da lì penso di essermi sbloccato.

Il friulano con Magagnotti. Due corridori molto veloci ma diversi (foto
LVM Saarland)
Il friulano con Magagnotti. Due corridori molto veloci ma diversi (foto
LVM Saarland)
Tu avevi vinto lo scorso anno il trofeo Liberazione, impressionando per la tua maturità pur essendo un primo anno. Da allora che cosa è cambiato?

Io penso di essere cresciuto molto, non solo fisicamente ma anche come consapevolezza dei miei mezzi. Ho capito molte cose in quest’anno, ora affronto le gare in modo diverso, guardo gli stessi avversari con più attenzione pensando a come controbattere ognuno e poter far emergere le mie caratteristiche.

Tu prediligi le cronometro, in salita te la cavi, pensi di poter diventare un corridore da corse a tappe?

Mai dire mai, ma per ora mi sento un ciclista da prove d’un giorno o da tappe singole, non per la classifica.

Il podio finale con il belga Schoofs vincitore su Barry (USA) e sul norvegese Orn-Kristoff (foto
LVM Saarland)
Il podio finale con il belga Schoofs vincitore su Barry (USA) e sul norvegese Orn-Kristoff (foto
LVM Saarland)
E ora?

Ora si va avanti con la 2 Giorni di Solighetto e poi fari puntati sulle prove tricolori dove voglio il titolo contro il tempo. Dopo si vedrà, l’importante è continuare a darmi da fare anche per solleticare l’attenzione dei team più grandi. Un’esperienza in un devo team non mi dispiacerebbe per nulla…

Giro d’Abruzzo juniores. Successo oltre le previsioni

18.04.2024
5 min
Salva

Era alla sua prima edizione e, svolgendosi praticamente in contemporanea con l’omonima gara riservata ai professionisti, è rimasto forse un po’ schiacciato nell’attenzione generale, ma il Giro dell’Abruzzo per juniores è stato un vero successo. Ha radunato praticamente tutti i migliori nomi del panorama nazionale della categoria e dato una scossa a tutto l’ambiente, perché finalmente anche i nostri ragazzi hanno potuto affrontare una corsa a tappe primaverile.

Tre erano le frazioni previste. Nella prima a Cepagatti c’è stato lo squillo di Alessio Magagnotti (Autozai Contri) che al primo anno poi si è ripetuto nella terza tappa dimostrando di essersi già più che ambientato nella nuova categoria. Nella seconda successo per Ludovico Mellano (Team Giorgi) che tutti alla vigilia dell’ultima tappa davano per vincitore finale, ma alla fine il gioco dei punti (la classifica vede addirittura 49 corridori accreditati tutti dello stesso tempo) ha premiato Diego Nembrini (Sc Cene), corridore di secondo anno che nelle corse a tappe sembra essere molto a suo agio, come gestione della fatica e della strategia su più giornate di gara.

Il podio finale, con Diego Nembrini fra Mellano e Montagner, tutti nel giro azzurro
Il podio finale, con Diego Nembrini fra Mellano e Montagner, tutti nel giro azzurro

La carenza di corse a tappe

Il Giro dell’Abruzzo era nato con l’intento di dare un’occasione ai corridori su più giornate, iniziare a metterli alla prova nell’ambito degli sforzi ripetuti. Pasquale Parmegiani della Parmegiani Management (che ha affiancato la Vomano Bike nell’allestimento della manifestazione) ha colto subito la palla al balzo per fornire loro la corsa ideale.

«Lo scorso anno il Settore tecnico della Federazione aveva sottolineato l’esigenza di aumentare le gare a tappe. Bisognava mettere i corridori italiani a livello di competitività più vicino a quelli stranieri, che svolgono gran parte della loro stagione proprio su queste prove. Era una bella opportunità così ci siamo fatti avanti. Poi nelle ultime settimane è saltata fuori la gara professionistica, nata in sostituzione del Giro di Sicilia. Così si è creata questa singolare concomitanza con addirittura la loro tappa finale contemporanea con la nostra iniziale, ma questo non ha inficiato la riuscita dell’evento».

Dopo il 2° posto al GP del Perdono, Magagnotti non ha perso tempo: 2 vittorie in Abruzzo…
Dopo il 2° posto al GP del Perdono, Magagnotti non ha perso tempo: 2 vittorie in Abruzzo…
Una gara che nasceva dal nulla, su che cosa avete puntato?

Noi ci siamo affidati prima di tutto sull’esperienza che abbiamo accumulato negli anni, poi abbiamo deciso di guardare non solamente all’aspetto tecnico, ma anche a una struttura organizzativa snella e che desse ai ragazzi la possibilità di guardare a questa gara anche come un’occasione per viverla insieme. Non è un caso se abbiamo scelto un’ampia location a Roseto degli Abruzzi dove tutti, fra corridori, staff dei team, giudici, organizzatori, si mangiava insieme, si socializzava e lo stesso dicasi per gli alberghi tutti in zona. E’ diventato così un vero happening che ha permesso a molti ragazzi di entrare ancor più nel vivo dell’attività.

Che impressione hai avuto del livello di gara?

Mi ha davvero colpito. Io un po’ di esperienza nel campo ce l’ho, sono stato a lungo diesse della Vini Fantini, ho occhio e la cosa che mi ha più sorpreso è che vanno forte tutti. Erano presenti team da ogni regione e sinceramente io ho visto tanta qualità sparsa un po’ dappertutto, dal Piemonte alla Sicilia. Questo è confortante, è un livello generale che fa ben sperare e fa capire che la strada intrapresa è quella giusta. Bisogna andare avanti con gare come la nostra.

Mellano con la vittoria del secondo giorno sembrava aver chiuso i giochi, poi è arrivata la beffa
Mellano con la vittoria del secondo giorno sembrava aver chiuso i giochi, poi è arrivata la beffa
Avete trovato pubblico?

Un’enormità, un bagno di folla assolutamente inatteso. Ad esempio a Cepagatti le scuole avevano chiuso prima per vedere il passaggio dei corridori. Certo, quello è un luogo dove il ciclismo ha una grande tradizione (è sede del Trofeo Matteotti, ndr), ma parliamo pur sempre di juniores, eppure c’era un calore popolare incredibile. Teniamo presente che il ciclismo crea sempre disagi a una città, per la circolazione urbana che giocoforza è interrotta a lungo, ma la cittadinanza di quei luoghi non si è minimamente lamentata.

Rivedresti qualcosa sul percorso?

Difficile a dirsi, credo che proprio il disegno del tracciato abbia favorito l’incertezza. Parliamoci chiaro, prima dell’ultima tappa erano almeno 50 quelli che potevano vincere il Giro. E’ vero, i profili erano abbastanza facili, ma la fatica c’è sempre. La selezione soprattutto nelle giovani categorie c’è comunque. Tanti in tutte e tre le tappe previste hanno provato azioni, è proprio che il livello era mediamente molto alto. Avevamo anche valutato di mettere gli abbuoni, ma alla fine incidono fino a un certo punto, sono i corridori che fanno la gara…

Il Giro d’Abruzzo ha mostrato un ottimo livello medio della categoria, ma anche poca selezione
Il Giro d’Abruzzo ha mostrato un ottimo livello medio della categoria, ma anche poca selezione
E ora?

Adesso siamo già al lavoro per riprogrammare la corsa nel 2025 e già abbiamo non solo le date, che verranno ufficializzate dalla Federazione, ma sappiamo già che aumenteremo di un giorno, portando la prova ad avere 4 tappe. Poi ci sarà anche un’altra sorpresa che stiamo già allestendo, per dare a questa categoria sempre di più. La strada intrapresa è quella giusta…

Ricordate Magagnotti? E’ già pronto a graffiare fra gli juniores

08.04.2024
5 min
Salva

Quando arrivi fra juniores con le stimmate del campione per quanto fatto da allievo, è chiaro che ogni battito di ciglia ha il suo peso. Per questo non aver visto il nome di Alessio Magagnotti negli ordini d’arrivo delle prime prove della stagione aveva sorpreso più di qualcuno. La medaglia d’argento degli Eyof ha però risposto da par suo, cogliendo la seconda piazza al GP Festa del Perdono, non una classica qualsiasi visto che per correrla sono arrivati anche dall’estero, seguita poi dal 4° posto nel Trofeo Ristorante alla Colombera.

Per Magagnotti questo podio è stato un po’ una liberazione: «La prima soddisfazione dell’anno, che ha cancellato un inizio davvero sfortunato. Sono caduto alla prima e alla terza gara e questo mi aveva un po’ imballato. Ne avevo bisogno per ritrovare spinta».

Lo sprint per il secondo posto a Melegnano, con Magagnotti che beffa Fietzke (foto Instagram)
Lo sprint per il secondo posto a Melegnano, con Magagnotti che beffa Fietzke (foto Instagram)
Che cambiamenti hai trovato salendo di categoria?

E’ un altro mondo. Si vede quanto conta l’organizzazione dei team, quanto è importante nella gestione di certe corse. L’ho capito proprio al GP del Perdono, perché nelle gare internazionali si va sempre a tutta mentre in quelle prettamente nostrane si lavora in maniera diversa nella prima e nella seconda parte, quando ci si muove davvero.

Com’era stata la preparazione invernale, diversa da quella tua solita?

Abbastanza. Intanto ho iniziato molto prima, io che ero abituato a fare le cose sul serio da inizio dicembre ho invece cominciato ad allenarmi già un mese prima e poi a dicembre c’è stato il ritiro in Spagna. Io non ero mai stato all’estero, ad allenarmi così lontano da casa. E’ stata anche quella un’esperienza nuova. I carichi di lavoro sono diventati più intensi rispetto a un anno fa e soprattutto più frequenti.

Magagnotti è nato nel 2007 a Vo’ Sinistro (TN), sta mostrando grandi progressi. Ora correrà al Giro dell’Abruzzo
Magagnotti è nato nel 2007 a Vo’ Sinistro (TN), sta mostrando grandi progressi. Ora correrà al Giro dell’Abruzzo
Fisicamente sei cambiato?

Non mi controllo molto allo specchio, non so se ad esempio sono cresciuto in altezza. Ho messo un po’ più di muscoli grazie al lavoro in palestra che prima non era contemplato e devo dire che dei miglioramenti li ho notati soprattutto nella mia resistenza e potenza sulle salite lunghe.

Passando di categoria, è chiaro che molti si sono soffermati su di te visto il tuo curriculum da allievo. Senti questa pressione?

Un po’ sì, soprattutto nelle primissime corse avevo l’impressione che tutti si aspettassero da me qualcosa e quelle cadute avevano lasciato deluso me in prima persona. Poi ho cercato di vivere la mia attività con un po’ più di tranquillità e subito ho visto che andavo meglio, questo mi ha incoraggiato e il podio è stato anche figlio di questo nuovo atteggiamento.

Il team Autozai Contri quest’anno ha fatto grandi acquisti, con Contri anche Valjavec, 2° alla Roubaix di categoria
Il team Autozai Contri quest’anno ha fatto grandi acquisti, con Contri anche Valjavec, 2° alla Roubaix di categoria
Com’è l’atmosfera nel tuo nuovo team, l’Autozai Contri?

Molto positiva, il ritiro invernale è stato importante anche per stringere legami fra noi. Si è creato un bel clima e in gara si vede, ognuno sa quel che deve fare e punta alla vittoria di squadra. Finora sono arrivati tre podi, sono convinto che presto verrà anche il nostro momento di gioire per il risultato pieno.

Torniamo un attimo alla classica di Melegnano, che impressione hai avuto dal confronto con il Team Grenke Auto Eder, considerato da tutti un riferimento nella categoria?

Ho notato che hanno una straordinaria resistenza, partono cattivi e arrivano ancora più cattivi, agonisticamente parlando. In gara guardano tutti a loro e non si lasciano intimidire, tengono le redini della corsa. In salita hanno fatto selezione riducendo il gruppo a una ventina di unità con me che avevo già speso un po’ di energie per rientrare dopo una caduta. L’azione decisiva l’ha promossa il danese Clemmensen, io l’ho seguito, poi su di noi sono rientrati il tedesco Fietzke e Bosio, ma i tedeschi potevano far valere la superiorità numerica e infatti alla fine Clemmensen ha piazzato la botta a 3 chilometri dall’arrivo. Io sapevo che in quella situazione sarebbe stato molto difficile vincere, sono stato contento della mia piazza d’onore.

Il podio del GP Festa del Perdono con il trentino al fianco di Clemmensen (foto team)
Il podio del GP Festa del Perdono con il trentino al fianco di Clemmensen (foto team)
Con il cittì Salvoldi ti sei già sentito?

Sì, mi ha promesso che più avanti nella stagione mi chiamerà per qualche corsa internazionale, voglio farmi trovare pronto quando sarà il momento perché so che quelle prove sono un momento importante nella mia crescita.

Ora che cosa ti aspetta?

Il Giro dell’Abruzzo di categoria, per me sarà il primo impegno in assoluto in una corsa a tappe. Io spero che sia abbastanza duro e che ci siano occasioni per farmi vedere, ho visto il disegno delle tappe e sono con le caratteristiche giuste per me, ma quel che conta sarà il risultato del team, speriamo davvero di centrare il nostro primo successo. Se sarò io a farlo, tanto di guadagnato…

Nel mondo degli allievi non c’è solo Magagnotti

04.12.2023
5 min
Salva

Che stagione è stata quella degli allievi? Qual è lo stato di salute dei più giovani italiani in bici, alle porte della categoria juniores e di un vero salto di qualità nella gestione stessa dell’attività? Trattare l’argomento è sempre delicato. Rischiamo di scivolare nella spasmodica ricerca del risultato a tutti i costi, elevando l’aspetto agonistico oltre il dovuto visto che parliamo ancora di ragazzini. A parte il fatto che l’attività a quel livello deve mantenere ancora un aspetto ludico, c’è da mettere in conto che siamo di fronte a fisici completamente in costruzione. Quindi quel che vale oggi a 15 anni potrà essere completamente stravolto anche solo due-tre anni dopo.

E’ anche vero però che uno sguardo d’insieme si può dare, ma lo facciamo in maniera diversa rispetto ai vari procuratori. Essi ormai guardano verso gli allievi con attenzione sempre crescente, alla ricerca di talenti prematuri. La stagione ha già messo in grande evidenza Alessio Magagnotti: tutti ne hanno parlato (anche noi…) viste le sue imprese in Italia con la conquista della Coppa d’Oro (foto di apertura) in mezzo a oltre 10 affermazioni in totale, ma anche all’estero con la piazza d’onore agli Eyof.

Dietro il talentuoso trentino c’è comunque un movimento davvero valido. Abbiamo analizzato tutti gli ordini d’arrivo della stagione, notando che ci sono ben 523 corridori che hanno centrato almeno una top 10. Un numero enorme, anche abbastanza sparso geograficamente. Fra loro in 15 si sono ripetuti almeno 20 volte, ben 114 ne hanno ottenute almeno 10. Confrontando questo numero con il totale, ci accorgiamo che siamo di fronte a un movimento dove c’è indubbiamente qualità. Bisognerà solamente saper lavorare di cesello negli anni a venire, soprattutto per mantenere alta la passione, la voglia di cimentarsi nel ciclismo su strada e non solo.

Edoardo Augusto Caresia, laureatosi quest’anno campione italiano allievi (foto Italiaciclismo)
Edoardo Augusto Caresia, laureatosi quest’anno campione italiano allievi (foto Italiaciclismo)

Tutti amanti della multidisciplina

Questo è un aspetto importante. Molti di quelli che hanno brillato durante la stagione su strada, li abbiamo già ritrovati nel cross, a battagliare al Giro d’Italia e non solo. Giacomo Serangeli, compagno di squadra alla DP66 di quello Stefano Viezzi che sta riportando in auge il ciclocross italiano all’estero, lo ha degnamente sostituito sul trono rosa, ma fa parte anche di quella ristretta elite con oltre 20 piazzamenti. Lo stesso dicasi per Mattia Agostinacchio, Mattia Proietti Gagliardoni, Francesco Baruzzi. Tutti ragazzi passati di categoria e che vogliono dimostrare nel 2024 di essere in grado di continuare a crescere.

La multidisciplina per questi ragazzi è un principio fondamentale. Lo stesso Viezzi nelle sue interviste ha spesso detto di non voler essere chiamato a scegliere. Più che i ragazzi, saranno forse i dirigenti dei club a doversi adeguare alla nuova cultura e questo sarebbe un bene.

Dopo tanti buoni risultati su strada, Giacomo Serangeli sta emergendo anche da junior nel ciclocross (foto Billiani)
Dopo tanti buoni risultati su strada, Giacomo Serangeli sta emergendo anche da junior nel ciclocross (foto Billiani)

I problemi del Sud Italia

Guardando alla stagione, ci sono anche altri spunti che meritano una riflessione. Parlavamo prima della diffusione geografica, pressoché totale ma è anche vero che continua ad esserci una sproporzione nell’attività fra Nord e Sud. La situazione nel Meridione merita una riflessione: in regioni come Sicilia e Sardegna il calendario è piuttosto ricco. Forse anche oltre le effettive possibilità del movimento regionale, tanto è vero che non di rado capitano gare con meno di 10 arrivati. In altre regioni (Calabria e Basilicata in particolare, ma stupisce anche la Puglia che pure nelle categorie maggiori è più presente) l’attività è davvero carente. Ci sono pochissime occasioni di confronto e questo penalizza la passione di chi vuol crederci davvero in quest’attività.

Un altro aspetto da considerare è quello degli spostamenti, con ragazzini e società del Sud che si spostano spesso verso le regioni centrali e oltre. Possiamo solo immaginare quanto ciò costi in termini economici e di tempo (parliamo sempre di ragazzi fortemente impegnati negli studi). Un esempio balzato agli occhi è quello di Michele Pascarella, ragazzino campano del Team Cesaro. Lo abbiamo visto comparire negli ordini d’arrivo un po’ in tutta Italia, con qualche vittoria a corollario. A parte il talento, non si può negare che ci sia tanta voglia di emergere, pur venendo da una regione che non ha una tradizione così forte e recente.

Michele Pascarella vittorioso al GP Fabbi di Imola. Il campano ha girato tutta Italia per correre (foto Italiaciclismo)
Michele Pascarella vittorioso al GP Fabbi di Imola. Il campano ha girato tutta Italia per correre (foto Italiaciclismo)

Una spalla per Magagnotti

Un altro nome che ricorre negli ordini d’arrivo degli allievi è quello di Melsan Idrizi, corridore che alla cittadinanza italiana unisce quella macedone e che ha militato nel CC Forti e Veloci risultando una splendida spalla per Magagnotti, che seguirà nel 2024 nel primo anno da junior al Team Autozai Petrucci Contri.

Loro, ma non solo loro. Tanti sono infatti i ragazzi che hanno collezionato molteplici vittorie, solo il tempo dirà se riusciranno a confermarsi, ma le stesse probabilità le hanno anche coloro che sono comparsi sporadicamente negli ordini di arrivo. Tutto dipende dalla crescita fisica e dalla passione.

Sara Tola, ragazzina sarda che ha spesso messo in fila i suoi coetanei (foto Nuova Sardegna)
Sara Tola, ragazzina sarda che ha spesso messo in fila i suoi coetanei (foto Nuova Sardegna)

Un nome da tenere a mente c’è…

Un nome però in conclusione vogliamo farlo, perché il fatto che una ragazzina si piazzi più volte in mezzo ai maschi è degno di menzione. Anche perché Sara Tola, la ciclista in questione viene dalla Sardegna, è una realtà in evoluzione. Il suo nome, per le capacità mostrate in un contesto così particolare, merita di essere annotato sul nostro taccuino.

Autozai Contri, pronta a rilanciarsi nel 2024

25.11.2023
7 min
Salva

Pochi giorni fa ci siamo fatti raccontare dal promettente allievo, Alessio Magagnotti, come sia arrivato alla scelta della Autozai Contri per il suo passaggio tra gli juniores. La sua risposta basata sulla fiducia nel progetto ci ha incuriosito, così siamo andati a bussare al Riboli Team per farci spiegare il retroscena e le prospettive per il 2024

La Autozai Contri, che dalla prossima stagione perderà Petrucci come sponsor, ha portato sulla strada del professionismo atleti come: Davide Gabburo, Edoardo Affini, Filippo Zana, Luca Mozzato, Mattia Petrucci. Stiamo parlando di juniores è vero, ma in questi ultimi anni questa categoria sta diventando sempre più importante e un bacino da cui le grosse squadre hanno già iniziato ad attingere. Quest’anno il Riboli Team aveva due secondi anno che hanno trovato squadra rispettivamente Marco Martini con la Technipes #inEmiliaRomagna, e Riccardo Biondani alla General Store-Essegibi-F.lli Curia. Una dimostrazione della qualità del progetto Autozai.

Ripresa Autozai

Per parlare del dietro le quinte di questo rilancio della squadra veronese abbiamo chiesto a Enrico Mantovanelli, direttore generale della squadra.

«Siamo ritornati un po’ in auge nella campagna acquisti, chiamiamola così – racconta – perché abbiamo avuto un vuoto dopo Zana e Petrucci, dove non riuscivamo a portare a casa nessun atleta di valore. La svolta è iniziata un po l’anno scorso con l’arrivo di Erazem Valjavec. Che è stato il nostro primo atleta straniero anche grazie ad una nostra battaglia con la federazione che ci ha concesso questa possibilità.

«Grazie all’interessamento – afferma Mantovanelli – del nostro socio Gianni Bertoldo, che ha fatto una vita nel mondo del ciclismo, abbiamo iniziato alla fine dell’anno scorso in maniera non pressante, ad esporre il nostro modo di lavorare ad Alessio. Si dice che noi l’abbiamo convinto con i soldi, ma questo non è assolutamente vero. Abbiamo avuto poi la fortuna che all’interno della CC Forti e Veloci Trento ci fosse Luca Prada, che è stato un corridore di Bertoldo, ed è stato un mio compagno di squadra da dilettante. I genitori di Alessio ci hanno detto che noi siamo stati tra le poche società delle più di 20 che li hanno contattati che non hanno parlato male delle altre, ma che anzi si sono concentrate esclusivamente a raccontare il progetto.

«Per prendere Magagnotti e il suo compagno Idrizi abbiamo speso più di 10.000 euro. Sono d’accordo che la squadra che l’ha formato debba essere pagata in base al punteggio, ma dato che lui dal Trentino si trasferisce in Veneto, abbiamo dovuto pagare gli stessi punti anche al Comitato regionale».

Sempre prima

La categoria juniores sta diventando sempre più importante e a farne le spese come sempre sono i ragazzi. L’avvento dei procuratori è un segnale che le squadre partono fin dagli allievi per la selezione futura.

«Il tema è che oggi i procuratori – spiega Mantovanelli – hanno in mano già gli allievi. E’ un mondo che è cambiato. La filiera si è accorciata molto dal punto di vista delle categorie. Una volta l’atleta faceva due anni da junior e due/tre anni da dilettante, poi se aveva le carte in regola passava pro’. Adesso con la scusa che la categoria dilettanti è praticamente sparita, gli juniores sono diventati uno spartiacque pazzesco. E questo dal mio punto di vista, non è un bene perché ci sono atleti che non sono ancora maturi e al secondo anno da junior si trovano a dover smettere perché non hanno trovato la squadra.

«Valjavec è seguito dai Carera – dice Mantovanelli – ed è attenzionato dalla Soudal Quick-Step, questo non vuol dire niente perché anche se l’accordo c’è, deve sempre andare forte. Con Magagnotti non c’è nessun interesse nascosto sotto, perché poi quando passerà, so già che incasserò meno di quanto abbiamo speso per prenderlo. Zana come Affini, come Mozzato da junior, non avevano il procuratore e sono venuti da noi. Però è un ruolo che adesso esiste e bisogna rispettarlo. L’importante è che questi ragazzi tengano sempre i piedi per terra».

Parola al team manager

Alla direzione tecnica troviamo Emiliano Donadello, ex pro’ dal 2007 al 2010 e diesse con esperienza tra Autozai e Trevigiani: «Enrico ha voluto strutturare la società come un’azienda essendo abituato nel suo lavoro a essere molto metodico. Io con l’esperienza della continental, ho cercato di portare un po’ quello che ho imparato. La categoria juniores è completamente cambiata. Questa stagione tutto sommato è andata bene, non avevamo ancora una squadra, tra virgolette, super competitiva perché comunque avevamo dei ragazzi che non avevano mai vinto nelle categorie minori. Avevamo otto corridori e abbiamo ottenuto sette vittorie.

«Per il 2024 – afferma Donadello -posso dire che è facile partire con corridori forti, però bisogna anche essere bravi a gestirli, quindi dobbiamo farlo bene. La categoria è all’esasperazione, tra inviti e raduni della nazionale a cui Alessio verrà chiamato, tra pista e strada, bisogna veramente tenere i piedi per terra e  stare calmi. Occorre andare a stilare un calendario, essendo disposti a dire anche qualche no, per salvaguardare il ragazzo, anche perché non abbiamo solo Magagnotti. Siamo riusciti a prendere dei ragazzi che hanno fatto vedere belle cose e ci fanno ben sperare. Credo sempre nel gruppo e non privilegio nessuno».

Obiettivi

Con un roster rinforzato il 2024 si prospetta avvincente e potenzialmente ricco di vittorie. «Ho visto – dice Donadello – che è uscito il calendario provvisorio. Con le nuove normative che dicono che si può correre anche sabato e domenica e dove non c’è limite di corse a tappe, comincia a essere interessante. Ci piacerebbe fare qualche esperienza all’estero. Sarà importante fare un bel blocco di riposo durante l’estate, perché la stagione, anche negli junior è diventata veramente lunghissima, da Marzo a ottobre. Essere al top tutto l’anno è impossibile e come abbiamo fatto quest’anno dovremo fare un periodo di stacco a metà».

Talenti come Magagnotti meritano di non essere “spremuti”, a questa parola Donadello ha tenuto a rispondere fermamente: «Io non sono nessuno. A me piace sentire tutte queste belle parole che dicono alcuni ex pro’, i manager e i presidenti. Però nessuno sa com’è la realtà.  Questi ragazzini tornano a casa da scuola alle 14,45 e viene buio alle 16,30, quindi di cosa stiamo parlando? Un’ora di allenamento a tutta. Tutti ormai hanno un misuratore di potenza, il preparatore, il biomeccanico, il dietologo, lo psicologo e chi più ne ha più ne metta.

«Il ciclismo è una cosa molto semplice – conclude Donandello – ci vuole tanta voglia di far fatica. Se prendiamo un ragazzo come Magagnotti, quello che si deve fare è tenerlo lontano dalle pressioni e farlo lavorare con calma. Questi ragazzi non devono essere spremuti di testa. Il fisico è in un’età che può lavorare: con il giusto bilanciamento, ma può lavorare. E queste saranno le nostre premure più importanti».

Alessio Magagnotti, l’allievo dei record a cui interessa solo vincere

17.11.2023
5 min
Salva

Diciotto vittorie, un campionato italiano a crono, una Coppa d’Oro in bacheca e un’attitudine alla vittoria che fa timore ad ogni avversario. Calma…Ha solo 16 anni, si chiama Alessio Magagnotti e vive ad Avio (Trento). E’ stato il primo della famiglia a salire sulla bici per gareggiare, dopo di lui lo hanno seguito i fratelli Eric e Asia contagiati dalla sua passione. Sin da G2 ha corso nella CC Forti e Veloci di Trento, l’anno prossimo ha scelto la Autozai Petrucci Contri. Una decisione personale che stupisce per la sua età. I procuratori l’hanno già contattato, ma a lui ora interessa solo vincere e godersi ogni pedalata senza pressioni.

Le vittorie si sono sempre susseguite nel corso degli anni
Le vittorie si sono sempre susseguite nel corso degli anni
Alessio, partiamo dall’inizio. Come è nata la passione per la bici?

Ho iniziato da G2 a 8 anni nella CC Forti e Veloci. Nella mia famiglia mi hanno trasmesso la passione mio nonno Angelo e lo zio Andrea. E’ iniziato tutto per caso, nessuno in casa aveva mai corso. Ora mio fratello è esordiente secondo anno e mia sorella allieva.

Nel 2024 sarai junior. Dove correrai?

Correrò nella Autozai Petrucci Contri

Come sono stati questi due anni da allievo? L’attitudine alla vittoria l’hai sempre avuta?

Ma sì, dai. Da primo anno ne ho vinte 6 e quest’anno 18. 

E da esordiente?

Nel primo anno che era quello del Covid, ne ho vinte 5 sulle 8 che abbiamo fatto. Mentre da secondo anno 14.

A livello fisico, eri un po più sviluppato degli altri? Quando si vince in quelle categorie il primo pensiero è sempre quello…

Dal primo anno ero uno di quelli più indietro. Al secondo anno mi sono alzato e mi sono riallineato ai miei coetanei.  

La volata di Magagnotti ai Giochi della Gioventù Europea che gli vale l’argento, dietro Proietti Gagliardoni (6°)
La volata di Magagnotti ai Giochi della Gioventù Europea che gli vale l’argento, dietro Proietti Gagliardoni (6°)
Torniamo alla decisione di passare alla Autozai Petrucci Contri. Com’è avvenuta? 

L’Autozai non aveva mai preso nessuno della CC Forti e Veloci, però avendo fatto una bella stagione mi hanno chiamato. Già dal primo anno allievi, a fine 2022, erano venuti a parlarmi. Poi sono tornati a marzo. Sono venute tante altre squadre, ma ho deciso per l’Autozai. E’ anche abbastanza comoda perché non è lontanissima da casa mia (la squadra ha sede a Illasi, in provincia di Verona, ndr), ma soprattutto perché mi hanno fatto una bella impressione fin da subito

Conosci qualcuno che ci è passato?

Non direttamente. So che ci hanno corso Affini, Zana e Mozzato.

Per questa decisione ti sei fatto aiutare dai tuoi genitori?

No, ho voluto scegliere per conto mio perché non volevo farmi influenzare da nessuno.

Ti hanno mai contattato dei procuratori? 

Sì, già prima della Coppa d’Oro. Poi dopo quella vittoria ne sono venuti abbastanza a chiedere.

Qui Magagnotti alla Coppa d’Oro di quest’anno (foto Remo Mosna)
Qui Magagnotti alla Coppa d’Oro di quest’anno (foto Remo Mosna)
Sei seguito da un procuratore adesso?

No, l’ho sempre detto che se vado forte, ancora procuratori non servono, perché le squadre vengono da sé. Più avanti so della loro importanza, ma per ora preferisco stare senza.

In questi giorni si susseguono notizie di italiani che vanno a fare gli juniores all’estero. La Auto Eder ha appena aperto le porte a questa categoria. Tu se avessi avuto la possibilità saresti andato?

Da junior preferisco stare vicino casa, anche perché con la scuola e tutto sarebbe difficile da gestire e non voglio bruciare le tappe. 

Che scuola fai? Ti piace?

Faccio l’Informatico Tecnico a Rovereto. Mi piace e voglio portarlo a termine, poi deciderò. 

La tua è stata una stagione da record. La Coppa d’Oro è stato un po’ l’apice. Che emozione è stata vincerla?

E’ stata una grande emozione. Pensavo di far bene, ma non di vincerla, perché comunque c’era tanta salita. Arrivavo dalla vacanze e avevo ripreso da non troppo ad andare in bici. Mi ero alzato anche un po’ di peso, quindi non mi aspettavo di vincerla.

Magagnotti ha conquistato il titolo italiano a cronometro nel suo Trentino (ufficio stampa Comano Terme)
Magagnotti ha conquistato il titolo italiano a cronometro nel suo Trentino a Comano Terme (ufficio stampa Comano Terme)
Sei allievo e ancora devi definire le tue caratteristiche. A te, come piace descriverti?

Il mio sogno era quello di diventare uno scalatore, ma il mio fisico non è quello e mi vedo più come uno versatile. Mi trovo bene sempre e me la cavo in salita.

Qual è il tuo corridore modello?

Il mio idolo è sempre stato Peter Sagan. Oggi rispondo Van der Poel, mi piace come corre e come vince.

Con tutte queste vittorie avrai molta attenzione addosso. Come le vivi, ti mettono sotto pressione?

Bene. Per ora cerco di dare il meglio di me, di non ascoltare gli altri, anche se sai che hai gli occhi puntati addosso. Cerco di non pressarmi. Alle gare ci vado per vincere, non per arrivare nei 10, però comunque non mi stresso troppo.

Questo inverno come lo passerai? Che hobby hai?

Ho staccato un mese dalla bici dall’ultima gara. Adesso sto facendo corsa, ginnastica e un po’ di rulli così per stare un po’ in forma. Mi piace molto andare a sciare, mi diverte. 

Sanarini e Magagnotti, due ragazzini in cima all’Europa

15.08.2023
5 min
Salva

La nuova straordinaria dimensione dello sport italiano passa anche per gli Eyof, i Giochi della Gioventù Europea, riservati ai ragazzi fino a 16 anni, nei quali l’Italia ha dominato il medagliere, cogliendo qualcosa come 16 medaglie d’oro, il doppio delle altre nazioni. Non è cosa insolita (certamente non come quanto avvenuto a Cracovia per i Giochi Europei dei grandi) ma la novità è che questa volta, oltre a atletica, ginnastica e nuoto che portano sempre la principale quantità di medaglie si è distinto anche il ciclismo con Sanarini e Magagnotti.

La spedizione azzurra contava 8 elementi: 6 per la strada, equamente divisi fra maschi e femmine e impegnati nella prova in linea e in quella a cronometro e 2 nel cross country mtb. Il bilancio porta un oro con Linda Sanarini prima nella gara su strada e un argento con Alessio Magagnotti nell’identica prova maschile.

La delegazione azzurra, tornata a casa con un oro dei 16 conquistati dall’intera spedizione sportiva tricolore
La delegazione azzurra, tornata a casa con un oro dei 16 conquistati dall’intera spedizione sportiva tricolore

Si parte dall’attività di base

Perché questi risultati sono importanti? Perché sono la punta dell’iceberg del lavoro profondo che viene fatto a livello giovanile, un lavoro che prima di passare per la ricerca di talenti si muove attraverso l’allargamento della base, la promozione dell’attività ciclistica muovendosi anche contro le difficoltà innescate dai legittimi timori delle famiglie verso le uscite in bici per la strada. Si dice sempre che l’uscita dalla crisi nella quale versa il ciclismo italiano di vertice passa necessariamente per il lavoro alla base. Questo lavoro ferve e porta frutti.

Silvia Epis era a capo della spedizione azzurra a Maribor (SLO), per lei era la terza presenza agli Eyof e il suo bilancio è lusinghiero: «Il primo anno, nel 2019, ottenemmo quattro argenti, lo scorso anno un bronzo, ora finalmente è arrivata la medaglia più pregiata».

L’abbraccio della vincitrice con Silvia Epis, il capodelegazione che segue il ciclismo giovanile della Fci
L’abbraccio della vincitrice con Silvia Epis, il capodelegazione che segue il ciclismo giovanile della Fci
Raccontaci un po’ chi è Linda…

E’ una ragazza padovana che già prima di gareggiare aveva ottenuto un record, come la prima ciclista italiana capace di gareggiare in due edizioni della rassegna. Lo scorso anno venne infatti recuperata l’edizione del 2021 posticipata per Covid, così Linda ha potuto gareggiare due volte. E’ una passista veloce che tiene bene anche sulle salite di media lunghezza, ha davvero tutte le qualità per emergere.

E’ il suo primo risultato importante?

Assolutamente no, è stata seconda ai campionati italiani su strada e quarta a cronometro e anche a Maribor, nella prova contro il tempo avrebbe potuto ottenere un buon risultato, ma è stata una gara dove il maltempo ha influito moltissimo, tanto che a un certo punto è stata anche sospesa. Linda è stata bravissima a interpretare la gara, seguendo la spagnola Ostiz Taco quando ha attaccato (era la vicecampionessa in carica) e regolando in volata le quattro compagne di fuga. Molto però è servito anche il lavoro delle sue compagne, Chantal Pegolo sesta alla fine e Linda Rapporti diciassettesima, atlete che sono rispettivamente le campionesse italiane allieve in linea e a cronometro.

La volata di Magagnotti che gli vale l’argento, dietro Proietti Gagliardoni (6°)
La volata di Magagnotti che gli vale l’argento, dietro Proietti Gagliardoni (6°)
Veniamo a Magagnotti…

E’ stato bravissimo a rimanere concentrato quando l’inglese Max Hinds è andato via a 55 chilometri dal traguardo. Non gli hanno prestato attenzione, è arrivato ad avere 2’40”, poi la reazione del gruppo c’è stata ma era tardi, infatti gli sono arrivati a 20”. Alessio però ha fatto tutto per salire sul podio e ha vinto la volata del gruppo. Sesto è arrivato Mattia Proietti Gagliardoni, che è campione italiano di ciclocross mentre Tommaso Marchi ha chiuso 67° perché è caduto.

Alessio è un velocista?

Direi che è un vincente. E’ di Avio (Tn) e in Italia è quello che ha vinto più corse di tutti, oltre 10 quest’anno, è campione italiano a cronometro ma anche lui ha pagato dazio nella giornata che doveva essergli più congeniale.

Per il giovane trentino un podio che conferma le sue qualità. Un prospetto da seguire
Per il giovane trentino un podio che conferma le sue qualità. Un prospetto da seguire
Proviamo a inquadrare i risultati dei ragazzi in un contesto che considerando l’età è molto delicato.

Il livello delle gare slovene era molto buono, ma nel complesso ha confermato quanto sapevamo già. I nostri ragazzi sono già molto capaci nelle gare classiche, in linea, ma pagano dazio in quelle discipline più specifiche e questo lo vediamo da tempo nell’arco della stagione. La cosa che mi è piaciuta di più è che ho trovato ragazzi capaci di far gruppo, pur provenendo da realtà societarie quando non addirittura geografiche molto diverse e questo indubbiamente ha un valore. Sono già abbastanza maturi dal punto di vista umano, ciclisticamente si stanno costruendo.

Secondo te hanno un futuro, considerando non tanto le capacità quanto la passione che investono su quest’attività?

Non ho alcun dubbio al riguardo, si vede che hanno voglia, che ci credono e che soprattutto sono spinti dal sogno che è una cosa fondamentale per la loro età. Sicuramente questa esperienza li ha accresciuti come sempre succede quando si partecipa a una manifestazione multisportiva.

Oltretutto, mentre si gareggiava in Slovenia il Ministro dello Sport Abodi ha annunciato l’intenzione di reintrodurre i Giochi della Gioventù…

Sarebbe un passo fondamentale, anche per riportare lo sport all’interno della scuola. So quanto sono stati importanti per la crescita dello sport italiano, tutti i campioni del secolo scorso sono usciti da lì. Per molti versi sarebbe una rivoluzione e anche noi della Federazione dovremo farci trovare pronti perché servirà sicuramente un aiuto ai vari istituti scolastici per dare un indirizzo e un sostegno ai ragazzi. Sarebbe però un volano di visibilità enorme e darebbe nuovo impulso alla crescita sportiva e umana dei ragazzi. Speriamo che si passi ai fatti quanto prima.