«Era ora, non credi?». Appena tagliato il traguardo dell’ultima tappa, Patrick Pezzo Rosola si è reso subito conto della portata storica della sua impresa, perché ha riportato in Italia un successo, quello alla Corsa della Pace che mancava sin dal 1979. E bisogna considerare che allora la prova non aveva lo stesso prestigio di oggi, soppiantata com’era da quella per dilettanti, mentre oggi è di gran lunga il più grande evento internazionale a tappe per la categoria juniores.


Subito dopo la vittoria, intorno al figlio d’arte si sono fatti avanti tanti emissari dei team del WorldTour per sondare il terreno. Pezzo Rosola ha già però fatto la sua scelta che verrà ufficializzata nelle prossime settimane, dopo lunghe consultazioni con il suo procuratore ma soprattutto in famiglia, attingendo a piene mani all’esperienza e ai consigli di papà Paolo Rosola e mamma Paola Pezzo. Patrick è sempre stato abituato ad agire di testa sua, ma sa bene come una decisione così importante non poteva essere presa a cuor leggero.
Al ritorno in Italia, Pezzo Rosola (vincitore finale davanti ai danesi Risbjerg e Birkedal) ha ancora indosso l’adrenalina del grande successo: «E’ stata una bella trasferta, ci siamo divertiti come nazionale con dei bellissimi risultati, da parte di tutti, non solo miei. Inizialmente io dovevo fare classifica, ma nella prima tappa dovevamo lavorare per Fedrizzi perché sappiamo che è il più veloce e la cosa ha funzionato».


Quali sono state le tappe decisive per la costruzione della classifica?
Innanzitutto la cronometro del secondo giorno, di meno di 9 chilometri che ha fatto già la differenza con i danesi davanti. Io ho chiuso sesto a 10”, quindi ero nelle posizioni alte e potevo giocare le mie carte in salita. La terza tappa è stata quella che ha un po’ mosso le acque. Si sapeva che era dura, ma era difficile andare all’arrivo e accumulare distacchi.
Come hai deciso di giocartela?
Il primo strappo aveva già fatto selezione ma ho deciso di aspettare il secondo passaggio dove ho attaccato, con solo lo svedese Wandel che è rimasto con me. Abbiamo scavato un piccolo solco, poi in volata ho chiuso vittoriosamente e quei pochi secondi sono stati sufficienti per salire in testa alla classifica. Nell’ultima tappa ho corso in difesa, senza eccessivi patemi.


Ti aspettavi che la tua vittoria avesse una tale eco, soprattutto per il fatto che mancava da quasi cinquant’anni?
Non mi aspettavo di vincere. Vedendo il parco atleti con il meglio della categoria, aspiravo a un podio, ma per tutta la settimana siamo stati davvero bravi. Io avevo chiuso la cronometro non pienamente soddisfatto, non avevo fatto il meglio che so fare, ho sbagliato un paio di curve e ho perso tempo, potevo tirar giù comodamente 5 secondi e puntare al podio, ma dopo ho risolto con la terza tappa. Non avevo immaginato quanto potesse essere grande questo risultato, poi ho visto l’albo d’oro dell’ultimo decennio e ho capito
A questo punto non puoi più nasconderti, sei un uomo da corse a tappe…
Effettivamente, da Evenepoel in poi è tutta gente oggi protagonista nel WorldTour. Adesso devo mantenere questo livello che so essere il mio. Ho dimostrato che anche su strada valgo. Ma continuerò con il ciclocross, sul doppio binario e questa è stata una discriminante nella scelta del team per il mio futuro. Penso che d’inverno selezionerò maggiormente le gare, come ormai fanno tutti quelli che curano la doppia attività, ma continuerò.


Salvoldi pensa già alle prossime tappe
Non c’è stato però il solo Pezzo Rosola ad assurgere a protagonista, perché tutta la squadra ha funzionato, raccogliendo 3 successi di tappa su 5 (oltre al veneto, anche Fedrizzi e il primo anno Cingolani) con lo stesso Fedrizzi vincitore della classifica a punti. Una prestazione collettiva per la quale il cittì Dino Salvoldi è giustamente orgoglioso.
«Questa corsa – dice il tecnico azzurro – è considerata dappertutto come l’evento più importante delle gare a tappe di Nations Cup, tutte le nazionali più forti erano presenti, ben 23 più 3 squadre regionali, quindi c’erano praticamente tutti e chiudere con un bottino così importante è davvero indicativo del valore dei ragazzi ma in generale di tutto il nostro movimento».


Come hai costruito la squadra?
Volevamo puntare alla classifica generale, ma visto che le tappe negli ultimi anni praticamente sono sempre rimaste le stesse, abbiamo costruito una squadra per essere competitivi ogni giorno. E’ stata una vittoria data proprio dalla compattezza di squadra, ho scelto gli atleti più adatti a quei percorsi, con un solo elemento – Campagnolo – deciso all’ultimo, gli altri avevano nel mirino l’evento sin da inizio stagione.
Qual è stato il quid che ha permesso a Pezzo Rosola di vincere?
Nella tappa più impegnativa ci hanno detto prima del via che per motivi di transito hanno dovuto togliere anche l’ultima salita, la più importante, in prossimità dell’arrivo e questo ci ha un po’ spiazzato, ma Patrick era talmente determinato che in quella tappa ha fatto la differenza. Abbiamo cercato di fare un ritmo alto sulla prima salita per scoprire le carte rispetto alla cronometro del giorno precedente e vedere il reale valore dei nostri avversari in salita e poi sulla seconda ha attaccato, deciso, è rientrato sullo svedese che era davanti e poi hanno sfidato il gruppo che non è riuscito a ricucire. E’ stata proprio voluta, è stato bravo.


Considerando chi l’ha preceduto nell’albo d’oro, potrebbe essere un peso per Patrick nel salire di categoria?
Per come lo sto conoscendo, ti direi di no, perché si diverte ancora molto, è tutto ancora nuovo per lui. Si sta conoscendo ma sappiamo che c’è comunque un atleta che ha già fatto molto bene nel ciclocross e nelle altre gare fatte con la nazionale. Sa bene che ha già gli occhi addosso di tanti, saper gestire questa precocità che è richiesta oggi nel ciclismo non è semplice, per molti può essere opprimente, ma io l’ho visto molto sereno e consapevole.
Visto il risultato non solo suo, è questa l’ossatura della nazionale sulla quale tu lavorerai anche per le prove titolate?
Con qualcuno di questi sì, ma devo provare anche altri, nelle due prove restanti di Nations Cup. I percorsi dei campionati del mondo e dei campionati europei sono diversi, ma entrambi molto impegnativi. Esiste una forte similitudine con quelli dell’anno scorso e quindi non tutti andranno bene, ma sappiamo di averne anche altri potenzialmente adatti a questi percorsi. Ma avremo tempo per ragionarci sopra.