Tutto giugno sul campo gara per seguire da vicinissimo le sue ragazze. Dal Giro Women al campionato italiano juniores fino a quello delle elite. Per il cittì femminile Marco Velo è stato un mese intenso, pieno di viaggi, di appunti e di spunti.
Andiamo in ordine mentre il tecnico bresciano ha appena concluso nel velodromo di Montichiari le ultime fasi della preparazione delle giovani che oggi partono per gli europei in pista junior e U23 di Cottbus in Germania.


Italiane protagoniste al Giro
Dal suo punto di vista privilegiato di direttore di corsa delle gare di RCS Sport e con l’occhio di chi è stato un gran corridore, a Marco Velo viene naturale osservare tante situazioni e rapportarle al ruolo che ha.
«E’ stato un Giro Women combattuto – parte con l’analisi – che mi è piaciuto molto. Forse complessivamente il percorso era meno impegnativo di quello degli altri anni, ma il livello qualitativo delle partecipanti era di altissimo livello. A parte Niewiadoma, Ferrand-Prevot e Kopecky, c’erano tutte le più forti al mondo. E le italiane sono state protagoniste. Abbiamo conquistato quattro tappe con Balsamo ed una con Longo Borghini su nove totali.
«E’ un gran bel bottino – va avanti Velo – ma ho visto anche buonissime prestazioni di tante altre ragazze che stanno crescendo, specie le giovani. Abbiamo fatto bella figura. Non mi piace fare nomi, ma di alcune avete parlato voi. La Bella è stata brava ad entrare in una bella fuga e prendere la maglia azzurra, così come Zambelli si è buttata nelle volate indossando la maglia bianca ed anche Pegolo ha centrato un terzo posto di tappa di grande valore.
«Mi ha impressionato – sottolinea – la prima ora dell’ultima tappa, corsa ad oltre 46 chilometri di media oraria, prima che la gara esplodesse. Significa che il livello medio delle donne cresce sempre di più. Tuttavia i riferimenti delle atlete straniere nostre rivali a mondiali ed europei sono sempre quelli noti, specie su percorsi duri come quelli di quest’anno. Non credo che quest’anno al mondiale succederà come nel 2025 dove le big si sono guardate lasciando andare le seconde outsider».


Juniores battagliere
Sono arrivati poi i campionati italiani. Prima quelli delle donne junior a Sora il 20 giugno che Velo ha seguito in moto nel vivo della corsa.
«Il percorso – spiega – sulla carta si presentava duro, tanto che il giorno prima molti diesse delle formazioni erano preoccupati temendo che arrivassero una ad una o in pochissime. Invece io ero convinto del contrario, perché il livello delle nostre juniores è alto e anche perché non avrebbero potuto correre col coltello fra i denti fin da subito. Infatti all’inizio dell’ultimo giro c’erano ancora una cinquantina di atlete.
«Proprio perché sono fin troppo attendiste – rivela il cittì – a dire il vero ad un certo punto sull’ultima salita ho sollecitato le ragazze per capire se volevano arrivare in volata o se invece qualcuna voleva fare selezione. Alla fine sono arrivate davanti quelle che mi aspettavo e non mi ha sorpreso minimamente la vittoria di Acuti.
«Tuttavia – riconosce Velo – nel finale si erano mosse bene alcune ragazze, specie quelle della Libertas Ceresetto e ci è voluto un gran lavoro di Rossignoli, che ha tirato per due chilometri a tutta per andare a richiudere mettendosi al servizio di Alessia Orsi per la volata. Poi lo sprint è andato come abbiamo visto, però se non ci fosse stata quella trenata sarebbe arrivato un gruppetto. Mi è piaciuta questa situazione finale per lo spirito delle ragazze».


Contento a metà
Una settimana dopo, gli ultimi minuti della prova delle elite fanno da contraltare a quelli delle juniores. Sul tracciato di Pordenone, accorciato sotto data a 120 chilometri. Una decisione che non ha soddisfatto del tutto Marco Velo che però fa luce su altri aspetti.
«E’ stato sulla carta – commenta – uno dei campionati italiani più facili dal punto di vista altimetrico. Ha vinto Longo Borghini come solo lei sa fare. E’ stata bravissima ad attaccare nell’unico punto in cui poteva farlo e poi continuare nella sua cavalcata verso il traguardo. Una come Elisa non si può mai discutere, ma dietro mi aspettavo che collaborassero di più per ricucire lo svantaggio sia su lei e prima ancora su Trinca Colonel.
«Non so – continua Velo – Paternoster sembrava pimpante quando è partita Longo Borghini, ma ha fatto un fuori giri e forse sarebbe potuta salire più di conserva magari restando proprio con Trinca Colonel e tutte le altre. Poteva essere una gara più aperta perché il margine inizialmente era di pochi secondi. Avevo previsto un arrivo allo sprint ridotto. E’ vero però che correvano senza radioline e che sono mancate le squadre al completo come in una corsa normale. Diciamo che l’italiano lo ha vinto Longo Borghini, ma lo hanno anche perso dietro.
«Sono strafelice – conclude – per la vittoria di Ciabocco tra le U23 che era praticamente al rientro dopo tanto tempo. E’ ancora lontana dalla migliore condizione, ma sono convinto che se non avesse avuto tutti quegli infortuni e per quello che avevo visto ad inizio stagione, sarebbe stata l’unica a tenere Longo Borghini sulla salita del Castello di Caneva. Mi fa ben sperare per il futuro il fatto che Eleonora stia trovando la forma ottimale, sta lavorando bene. Sono contento anche delle prova di Silo, che ho visto molto più tonica e formata rispetto ad inizio 2026, e della stessa Segato».
Per Marco Velo il bilancio è positivo, non solo perché è abituato a essere fiducioso o vedere il bicchiere mezzo pieno. Lui sa che tante sue ragazze – elite e giovani – sono sulla strada giusta per arrivare in forma agli appuntamenti internazionali di fine annata. A fine agosto però ci sono i Giochi del Mediterraneo e assieme a Marco Villa, cittì delle crono, fra pochi giorni dovrà comunicare la lista delle convocate. Alcune ragazze mancheranno per la concomitanza col Tour of Britain, ma l’Italia ha un serbatoio molto profondo per puntare alle medaglie più preziose in palio a Taranto e Velo ne è ben consapevole.