Ci sono tanti momenti che stanno accompagnando Elena Cecchini verso il passo d’addio a fine stagione. Alcuni la fanno sorridere, facendola sentire un’atleta che ha ancora tanti appuntamenti, ma più… anziana – o esperta se preferite – di quello che in realtà è.
«Sono stata a Roma – ci racconta divertita al telefono la friulana della SD Worx Protime e delle Fiamme Azzurre mentre attende in aeroporto – per effettuare le visite mediche di prassi in previsione dei Giochi del Mediterraneo come per tutte le ragazze che rientrano nella lunga lista di pre-convocate. Ero in una sala in cui c’erano anche atleti di altre discipline e sentivo le loro date di nascita. Ad un certo punto un dottore mi chiede da quando faccio sport. Io rispondo “da 28 anni”, praticamente da più tempo dell’età di quegli stessi atleti. E lì capisci che non sei più giovane, che il tempo è volato».



Salto nel passato
Altri momenti invece fanno commuovere Elena nel suo spirito. Riavvolgere il nastro di 28 anni significa tornare al 1998 quando lei inizia a correre in bici, in un’annata epica ed irripetibile per il ciclismo italiano per mano di quel grande artista che era Marco Pantani.
All’ultimo campionato italiano disputato a Pordenone, gli organizzatori della Libertas Ceresetto hanno riservato un fuori programma a Cecchini attraverso un tuffo nel passato (in apertura foto Andrea Nicodemo assieme ad Andrea Cecchini alla sua destra e Cordiano Dagnoni alla sua sinistra).
«A fine gara – spiega – sono salita sul palco e Cordiano (Dagnoni, il presidente FCI, ndr) mi aveva detto di tenermi pronta ad emozionarmi. Di base ho la lacrima facile, ma correndo da molti anni ed essendo abituata a tante situazioni, ormai non cerco di non emozionarmi più di tanto. Non mi sono raffreddata, ma ho solo imparato a gestire meglio queste circostanze. Quindi anche in occasione di questo campionato italiano che si correva sulle strade di casa mia non volevo emozionarmi.
«Invece no, aveva ragione Cordiano – prosegue Elena rivivendo quegli attimi – mi sono commossa quando mi hanno consegnato e regalato la mia prima bici da giovanissima. Avevo un vago ricordo dei colori del telaio e spesso parlavo con mio padre, che all’epoca faceva sia l’allenatore che il dirigente. Adesso mio zio Andrea è il presidente della Libertas Ceresetto, che è una società con un bel progetto e recentemente hanno conquistato il secondo posto agli italiani femminili junior. Io non ho meriti di questa loro crescita, però mi sento onorata poter essere considerata un riferimento per le loro giovani».



Un battito di ciglia
Lo ha accennato subito Elena che il tempo vola, però la memoria non dimentica nulla se quel tempo lo hai fatto tuo e quello spazio lo hai abitato.
«Correndo in casa – continua – volevo fare di più in gara. C’era tanta gente ed è normale che uscissero un sacco di pensieri. Quando poi ho visto quella biciclettina mi sono ricordata perfettamente come se fosse ieri del mio primo allenamento nella pista ciclabile a Martignacco. E mi è venuto in mente anche il mio primo anno da giovanissima perché ogni domenica i miei genitori portavano a correre sia me che mio fratello, che avendo cinque in più correva nei G6.
«Dall’anno successivo – va avanti Cecchini – mia madre accompagnava me e mio padre mio fratello che era passato esordiente. E se ripenso a quegli anni, mi accorgo che la mia carriera è andare in fretta. Dai 24/25 anni devo dire che è veramente volata. Le ultime stagioni si programmano già da dicembre e si va per obiettivi. Quindi non ti godi il momento, non ti godi l’oggi come invece si faceva fino ad una decina di anni fa».


La stessa bimbetta di allora
La Cecchini atleta di adesso la conosciamo bene. Donna squadra che prima ha saputo togliersi soddisfazioni personali e poi ha saputo mettersi al servizio delle compagne. Una ragazza che giù dalla bici può lasciare in eredità una grande dote comunicativa che le attuali giovani dovrebbero raccogliere subito ancor prima di sapere come si fa a vincere o essere una grande professionista. Com’era però quella bimbetta che correva sulla bici blu? Quanto è cambiata Elena da allora, se è cambiata?
«Da bambina – rivela – mi arrabbiavo sempre quando non vincevo perché di base sono pessimista e tendevo a volere sempre di più da me stessa. Esattamente come adesso, penso di essere rimasta la stessa Elena che aveva 6 anni. Crescendo ho imparato a vedere il bicchiere mezzo pieno, però ho sempre pensato fin da piccola che il ciclismo non fosse il mio unico piano nella vita. Forse è per questo che penso anche che la mia carriera si sia sviluppata in modo graduale, guardando in avanti poco alla volta.
«Ora – sottolinea Elena – sono decisissima della mia scelta di ritirarmi, la sto vivendo bene. Anzi, devo dire che continuare a parlarne mi aiutato a metabolizzare questa decisione. Quando avrò smesso di correre vorrò godermi di più tante cose che ho messo da parte in questi anni. Ad esempio guardando la foto di me da giovanissima, inizierò a cercare con calma il nastro rosa per il manubrio della biciclettina».


Tour Femmes all’orizzonte
Prima di chiudere la carriera, Cecchini è attesa da tante corse importanti da preparare, a cominciare dal Tour de France Femmes, in programma dall’1 al 9 agosto, che profuma di rivincita.
«Con la squadra – conclude Elena – partiremo in questi giorni per il ritiro in altura a Livigno dove resteremo fino al 21 luglio. Personalmente, proprio per quello che dicevo prima di me, ho preso male il finale del Giro Women, mentre Anna (Van der Breggen, ndr) l’ha presa bene perché lei è unica in queste cose. Sono stata in camera con lei e penso che la caduta della settima tappa l’abbia accusata molto negli ultimi due giorni.
«Sarebbe stato bellissimo – rimarca – se Anna avesse vinto, ma il podio è un ottimo risultato che avevamo auspicato alla vigilia. Dopo l’esclusione ingiusta di Wiebes, abbiamo finito il Giro Women in cinque gestendoci come potevamo e con Baby (Barbara Guarischi, ndr) che ha chiuso tutta incerottata come un supereroe. Il nostro gruppo tuttavia ha fatto la differenza come sempre e in Francia sarà la nostra forza».