Il riposo totale? Anche se più breve serve eccome

15.11.2024
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Siamo nel periodo di riposo, anche se poi alcuni atleti hanno già ripreso gli allenamenti, ma di fatto l’autunno resta identificato con lo stacco. Tuttavia, parlando con alcuni preparatori di varie squadre sembra che il riposo vero e totale stia un po’ scomparendo o quantomeno stia cambiando. La pausa si accorcia. O ancora, in quelle due o tre settimane di stacco c’è chi fa corsa, escursioni in montagna  nuoto (in apertura una foto di Giovanni Lonardi).

E’ proprio così? Qual è il quadro reale della situazione? Lo abbiamo chiesto a Samuel Marangoni, uno dei coach della Polti-Kometa. E’ lui che ci guida in questo viaggio. Riguardo poi alle tempistiche di stacco e ripresa molto dipende anche dal fatto di essere o meno in una squadra WorldTour e ancora di più se si è tra coloro che dovranno andare in Australia a meta gennaio oppure inizieranno più tardi.

Samuel Marangoni allena i ragazzi della Polti- Kometa (foto Instagram)
Marangoni allena i ragazzi della Polti- Kometa (foto Instagram)
Samuel, pausa e movimento: è giusto restare attivi anche durante il riposo?

Prima cosa: il riposo serve. Noi, come squadra, lasciamo ai nostri atleti almeno due settimane di completo stacco dalla bici. E’ vero, alcuni fanno una passeggiata con amici, famiglia o partner, ma non si può considerare attività vera e propria. Tutti, però, hanno fatto almeno queste due settimane di fermo totale e qualcuno arriva fino a tre. E’ una filosofia che condividiamo come team di preparatori, perché riteniamo che questo distacco sia necessario sia a livello fisico che mentale. Alla fine della stagione, dico sempre ai ragazzi: «Non voglio sentirvi per le prossime due settimane. Andate in vacanza, fate quello che volete!».

Perché il riposo è importante, anche da un punto di vista fisiologico?

Dopo una stagione intensa, con allenamenti e gare costanti, il corpo ha bisogno di rigenerarsi. Il riposo serve a questo, a livello muscolare e fisico. Naturalmente, non può essere troppo lungo, altrimenti si rischia di scivolare nell’inattività e di perdere tono muscolare, il che richiederebbe poi più tempo per tornare in forma.

Uscite in mtb, camminate, corse a piedi: se domina la parte ludica e non si esagera sono rigenerative
Uscite in mtb, camminate, corse a piedi: se domina la parte ludica e non si esagera sono rigenerative
Chiaro…

Ogni atleta è diverso: c’è chi termina la stagione molto affaticato e sente proprio il bisogno di fermarsi e chi invece arriva meno stanco e dopo pochi giorni sarebbe già pronto a ricominciare. Ma in generale, questi 15 giorni di pausa sono importanti anche per il fisico.

E se un atleta preferisce mantenersi in movimento?

Se qualcuno sente il bisogno di fare attività leggera, come nuoto o corsa, va bene, purché si prenda almeno una settimana di inattività completa. Se per lui è importante sentirsi in movimento, non ci sono problemi con attività alternative. L’importante è evitare allenamenti intensi.

Chi cerca il movimento a tutti i costi lo fa per paura di prendere peso?

Sì, per alcuni può esserci la preoccupazione di aumentare di peso, ma è anche vero che oggi molti atleti si sentono meglio se mantengono un po’ di attività, anche minima, durante la pausa.

In generale oggi gli atleti non terminano le stagioni del tutto al gancio, anche se poi ci sono molte variabili (foto Instagram)
In generale oggi gli atleti non terminano le stagioni del tutto al gancio, anche se poi ci sono molte variabili (foto Instagram)
Quali sono gli effetti del riposo a livello biologico? Per esempio migliorano valori come l’ematocrito, del ferro…

In effetti durante il riposo, si verificano dei miglioramenti nei valori biologici, ma non è facile stabilire quanto salgano e come migliorino: ognuno ha una storia a sé. Quando c’è carico di lavoro, questi valori tendono a calare, mentre durante il riposo tornano a livelli più alti, permettendo al corpo di rigenerarsi. 

Che poi oggi si tende ad arrivare “meno finiti” a fine stagione…

Non tutti gli atleti arrivano alla fine della stagione stanchi, e chi è meno affaticato può comunque trarre beneficio dal riposo, anche se non è completamente esausto. In generale, cerchiamo di non portare gli atleti al limite prima della pausa, perché è meglio staccare quando hanno ancora energia. Così, alla ripresa, il loro corpo è pronto e non rischiamo di sovraccaricarli sin da subito.

UAE: quanti talenti all’ombra di Pogacar, riusciranno a sbocciare?

15.11.2024
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Nel tentativo di iniziare a prendere confidenza con le rose del 2025, ancora da completare in alcuni casi, abbiamo curiosato tra i nomi del primo team al mondo: il UAE Team Emirates. Gli emiratini hanno collezionato vittorie su vittorie, per un totale di 81 successi. Molti di questi portano la firma di Tadej Pogacar, ben 25. Ma alle spalle dello sloveno ci sono corridori che crescono, migliorano e cercano spazio. Tra loro ci sono tanti giovani, l’inverno ha portato alla promozione di Pablo Torres dal team di sviluppo al WorldTour. Il talentuoso spagnolo appena diciannovenne si aggiunge a una lunga lista di giovani fenomeni. 

I nomi sulla lista sono sei: Pablo Torres, Jan Christen, Antonio Morgado, Isaac Del Toro, Igor Arrieta e Juan Ayuso. Si capisce subito che stiamo parlando di talenti in grado di continuare ed estendere il regno di sua maestà Tadej Pogacar, ma saranno in grado di aspettare il loro turno alle spalle del Re? Difficile da dirsi e ancor più da pronosticare. Tuttavia si sa che la maggior parte delle volte alle spalle della caduta di un regno c’è la volontà di un principe di sovvertire le gerarchie. Chi è chiamato a mantenere l’ordine all’interno dei confini è Joxean Matxin, sport manager del UAE Team Emirates. 

Spazio

Come si trova il giusto equilibrio all’interno di un team in grado di vincere così tanto e che ha nella sua rosa il corridore più forte al mondo, in grado di vincere in ogni momento e su ogni percorso?

«I ragazzi hanno spazio sportivo – dice subito Matxin – siamo la squadra che ha vinto di più e con il maggior numero di corridori. Abbiamo portato alla vittoria più di 20 ragazzi nel 2024 e alcuni di loro sono proprio i giovani. A noi interessa il loro percorso di crescita, poi se arrivano anche i successi la gioia si moltiplica. Da un certo punto di vista abbiamo rotto una mentalità vecchia del ciclismo, ovvero che se un corridore forte vuole vincere deve farlo lontano da altri campioni». 

Da parte di Ayuso è arrivato qualche scricchiolio durante il Tour de France, si riusciranno a mantenere gli equilibri?
Da parte di Ayuso è arrivato qualche scricchiolio durante il Tour de France, si riusciranno a mantenere gli equilibri?
Vero, ma gli altri non si sono accontentati delle briciole?

Nelle corse WorldTour va analizzato il risultato finale, Almeida ha fatto quarto al Tour de France, mentre Adam Yates sesto. E poi ci sono state tante altre occasioni in altre corse, ad esempio Ayuso era il nostro capitano alla Tirreno-Adriatico, Yates ha vinto il Giro di Svizzera, McNulty la Vuelta a la Comunitat Valenciana. 

Anche i giovani sono stati in grado di mettersi in mostra?

Certo. Oltre alla Tirreno Ayuso ha corso e vinto il Giro dei Paesi Baschi e Del Toro ha vinto la Vuelta Asturias. Quello che chiediamo ai giovani è che migliorino gara dopo gara. Sono contento che Del Toro abbia corso il suo primo Grande Giro, anche se non nelle condizioni migliori. E penso che nel 2025 toccherà ad altri ragazzi fare questo passo, mi viene in mente Christen, ad esempio. 

La crescita esponenziale di Del Toro ha sorpreso in positivo, riuscirà a trovare lo spazio per continuare il suo cammino?
La crescita esponenziale di Del Toro ha sorpreso in positivo, riuscirà a trovare lo spazio per continuare il suo cammino?
Le ambizioni, com’è giusto che sia, poi aumentano e magari i ragazzi non si accontentano più di correre in gare di secondo livello. 

Penso sia una questione di ambizione. Voi vedete un possibile problema, io vedo ancora più occasioni per vincere. Ora nelle grandi corse a tappe ci sono due corridori che sono sopra a tutti gli altri (il riferimento è a Pogacar e Vingegaard, ndr). I corridori lo sanno e noi siamo molto chiari con loro fin da inizio anno. Con Ayuso, per fare un esempio concreto, siamo stati onesti. Gli abbiamo detto che se fosse venuto al Tour de France avrebbe lavorato per Pogacar. Vogliamo essere trasparenti con i corridori in ogni momento, anche alla firma del contratto. Sappiamo cosa chiedere e sappiamo cosa vogliamo. 

Nei Grandi Giri meglio avere in squadra certi corridori che contro?

Correre un Giro d’Italia o un Tour de France accanto a Pogacar è sicuramente meglio che correrlo da avversario. Alla fine chi mi assicura che Adam Yates o Almeida sarebbe arrivati sul podio o vicini al podio se avessero dovuto scontrarsi con Tadej? 

Pablo Torres, a colloquio con Matxin, arriva nel WorldTour dopo un solo anno al UAE Team Emirates Gen Z
Pablo Torres, a colloquio con Matxin, arriva nel WorldTour dopo un solo anno al UAE Team Emirates Gen Z
Torniamo ai giovani, vista la grande qualità e profondità della rosa, perché promuovere subito Torres e non fargli fare ancora un anno nel devo team?

Torres nel 2024 non ha fatto un passo di crescita, ma ben due. Questi ci ha portati a premiare il suo cammino con un contratto che gli dimostrasse la nostra fiducia e che gli potesse far capire quanto crediamo in lui. E’ arrivato vicino a vincere il Giro Next Gen e il Tour de l’Avenir, penso che nel WorldTour ci potrà stare benissimo. Non guardiamo molto all’età, se un ragazzo a 19 anni dimostra di poter far ben, noi lo promuoviamo. 

Ma come si garantiscono i giusti spazi?

Allo stesso modo in cui lo abbiamo fatto con gli altri, le gare ci sono e i passi da fare sappiamo quali sono. La squadra non dipende dalle sue vittorie, ha il suo cammino davanti e se arriveranno le vittorie sarà ancora meglio, ma non ci sarà pressione. In UAE gli spazi ci sono, lo abbiamo dimostrato e i nostri intenti sono chiari fin da subito. E’ così che si crea armonia.

Wegelius sicuro: «Con noi Albanese e Battistella vinceranno»

15.11.2024
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Con 24 vittorie, l’EF Education Easy Post è stata tra le squadre che ha chiuso il suo 2024 in attivo. Affiancando a un vincente di razza come Carapaz un emergente come Powless protagonista di fine stagione con i successi al Gran Piemonte e alla Japan Cup, valorizzando giovani rampanti come Rafferty al fianco di intramontabili come Rui Costa. Eppure la formazione americana cambia profondamente il suo assetto per la prossima stagione, investendo anche sull’Italia.

L’annuncio dell’ingaggio di Vincenzo Albanese sui social della squadra americana
L’annuncio dell’ingaggio di Vincenzo Albanese sui social della squadra americana

La squadra perde infatti il campione tricolore Bettiol, ma acquisisce Albanese e Battistella che arrivano all’EF Education EasyPost attraverso percorsi diversi e con prospettive apparentemente differenti, anche se alla realtà dei fatti non è proprio così. Per saperne di più abbiamo quindi sentito il direttore sportivo Charly Wegelius, decisamente soddisfatto di come sono andate le cose durante l’anno.

«E’ stata un’ottima stagione – ragiona – considerando non solo i successi dei ragazzi, ma vedendo che abbiamo ritrovato Carapaz ai suoi livelli e un comportamento generale della squadra sempre attivo e protagonista, in particolare al Tour dove al di là dei risultati ho visto grande dedizione e l’atteggiamento giusto. Ciò non toglie che a fine stagione abbiamo dovuto un po’ rivedere i nostri quadri come sempre avviene. In chiave italiana, ci mancherà Bettiol, che è stato molto importante per la nostra storia, per la nostra evoluzione, ma i corridori vengono e vanno, è una legge dello sport».

Neilson Powless sul podio della Japan Cup, ultima delle 24 vittorie del team
Neilson Powless sul podio della Japan Cup, ultima delle 24 vittorie del team
Il vostro team è stato, anzi è molto attivo sul fronte acquisti…

Siamo fedeli alla nostra filosofia, andare alla ricerca di un continuo progresso, cercare dei valori che altri non vedono, abbiamo sempre fatto i nostri acquisti così. In particolare abbiamo trovato in Albanese e Battistella due grandi opportunità che il ciclomercato ci ha dato e abbiamo voluto coglierle al volo. Albanese ad esempio è un corridore che ha fatto vedere belle cose già con Basso, che ha dimostrato di saper stare al più alto livello e che sa piazzarsi bene, portando molti punti ai suoi team.

Un ottimo piazzato, non rischia però di essere solo questo?

E’ questa l’opportunità di cui parlavo. Io sono convinto che con noi può fare quel salto di qualità, quell’ulteriore step per trasformare qualche piazzamento in vittoria. Se nelle gare più importanti, alla fine sei lì, insieme a chi lotta per vincere significa che hai tutto a disposizione per farlo tu. Serve solo fare quel piccolo passo in più e noi possiamo metterlo nelle condizioni di farlo. Per vincere devi mettere insieme tante cose e non è facile, ma Vincenzo ha dimostrato di essere costante come pochi, si allena per essere sempre nel vivo della corsa. Io credo che la prossima stagione potrà fare ancora bene come suo solito, ma mi aspetto la ciliegina sulla torta, ossia un paio di vittorie almeno.

La formazione americana si aspetta molto da Battistella, dandogli maggiori responsabilità
La formazione americana si aspetta molto da Battistella, dandogli maggiori responsabilità
Per Battistella il discorso è diverso: ex campione del mondo Under 23, poi ha svolto sempre ruoli di supporto…

Quando passi di categoria con la maglia iridata addosso è quasi un fardello. Nella storia si sono visti tanti corridori campioni del mondo poi finiti nell’anonimato. Noi pensiamo però che, se ha vinto quella maglia, del talento c’è, bisogna capire come ritrovarlo, farlo emergere. Io dico che ci sono corse nel calendario dove Samuele può correre pensando al risultato. Abbiamo molta fiducia in lui, può fare molto di più di quanto fatto vedere fino a ora.

La vostra squadra è da considerare più attrezzata per le gare d’un giorno o le corse a tappe?

E’ difficile dare una simile definizione così netta. Nel cercare i corridori noi pensiamo a quel che possono dare, tecnicamente e umanamente, non al tipo specifico di corse dove possono emergere. Abbiamo un team che è una buona miscela, che può essere forte su tutti i terreni, che può emergere nelle corse d’un giorno come nelle piccole o medie corse a tappe, perché è chiaro che nei grandi giri devi avere una struttura e uomini specifici che oggi pochissimi team hanno. Anche se Carapaz ha sempre dimostrato di poter dire la sua. Noi abbiamo gente forte per le salite e per le cronometro. E’ vero, ci manca il velocista, ma in quel caso avremmo bisogno di costruire una squadra completamente diversa.

Richard Carapaz resta il riferimento del team, soprattutto per corse a tappe e Grandi Giri
Richard Carapaz resta il riferimento del team, soprattutto per corse a tappe e Grandi Giri
La cosa che colpisce guardando il vostro team è che pur essendo affiliato  negli Usa, non ha una vera identità nazionale, come può essere per le formazioni francesi o britanniche…

E’ la nostra forza, lo dico sempre. Nel 2024 la nostra squadra aveva 32 corridori di 18 nazioni diverse, coprendo tutti i continenti. Noi abbiamo sempre creduto che questa commistione di linguaggi, culture fosse un valore aggiunto e a me è qualcosa che è sempre piaciuto perché credo che porti risultati migliori. Non c’è un solo approccio alle cose, noi viviamo sul confronto e vedere che questo sistema funziona è un ottimo esempio.

Horizons, una scelta forte dalla parte delle donne

15.11.2024
6 min
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All’orizzonte, è proprio il caso di dirlo, c’è una formazione che vuole continuare a crescere. La campagna acquisti dell’Horizons Cycling Club per il 2025 non è passata inosservata con un paio di colpi mirati e ben assestati, tenendo conto del suo status.

La formazione trentina, con forte vocazione vicentina, non è affiliata all’UCI, però sta mostrando anima e mentalità da “continental”. Gli importanti ingaggi di Martina Testa e Anita Baima proiettano la Horizons verso quella direzione, anche se nella prossima stagione la volontà è quella di portare avanti il proprio progetto. Lo farà diffondendo messaggi sociali fondamentali per il movimento femminile, come è stata Scarpetta Rossa con Giro Women. Attraverso le parole del presidente Marino Ongarato abbiamo approfondito la conoscenza della sua società.

Il presidente Marino Ongarato (il primo a sinistra in seconda fila) vorrebbe prendere la licenza “continental” nei prossimi anni
Il presidente Marino Ongarato (il primo a sinistra in seconda fila) vorrebbe prendere la licenza “continental” nei prossimi anni
Partiamo facendo un passo indietro. Come nasce la vostra realtà?

Prima ero presidente del Team 1971, formazione che è arrivata fino alle juniores poi l’abbiamo chiusa nel 2022. L’anno scorso ho conosciuto alcuni dirigenti della Acca Due O Manhattan ed è iniziata una collaborazione grazie alla quale siamo comparsi sulla loro divisa. Alla fine questa è stata la nostra prima vera stagione, in cui avevamo deciso di dare un nome diverso, con un senso.

Parlacene pure.

Qualche anno fa avevo conosciuto Alessandro Tegner (responsabile marketing e comunicazione della Soudal-Quick-Step, ndr) che ora ci cura la comunicazione, che mi raccontava aneddoti della sua vita lavorativa e da lì avevamo ragionato per il nostro attuale progetto femminile. Ci piace coniugare le storie delle nostre aziende a quelle delle ragazze. Ovvero pensare che le nostre ragazze hanno un orizzonte da raggiungere, un sogno da realizzare. Infatti il nome Horizons è nato proprio così, parlando con una nostra collaboratrice che ci intravedeva questo significato. Ed anche la nostra maglia l’abbiamo pensata con i colori di un ipotetico orizzonte che ammiri. In gruppo siamo ben riconoscibili e non è un aspetto secondario. Anzi, ci facciamo portavoce di messaggi importanti.

Sensibilizzazione fondamentale. Al centro della maglia della Horizons c’è il 1522, il Numero Antiviolenza e Stalking
Sensibilizzazione fondamentale. Al centro della maglia della Horizons c’è il 1522, il Numero Antiviolenza e Stalking
Quali?

Quando abbiamo iniziato questa avventura ci sono stati fatti gravissimi di violenze nei confronti di giovani donne. Così visto che avevamo una squadra di ragazze attorno ai vent’anni, abbiamo deciso di fare qualcosa di concreto. Abbiamo contattato i gestori del 1522, il Numero Antiviolenza e Stalking, dicendogli che volevamo metterlo al centro della nostra maglia per sensibilizzare questo importante tema. Ci ha ringraziato Elisa Ercoli, presidentessa di Differenza Donna, l’associazione che gestisce il 1522 per conto del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Siamo l’unica squadra in Italia ad averlo fatto e questo simbolo ci riempie d’orgoglio.

Com’è andato il 2024?

Come dicevo prima è stato il nostro primo vero anno di vita. Non avevamo particolari aspettative. Ovviamente abbiamo incontrato alcune difficoltà perché non avevamo storia e quindi anche nella composizione del nostro organico inizialmente non trovavamo le atlete perché non ci conoscevano. Siamo andati per conoscenze dirette delle ragazze e per stima. E allo stesso modo abbiamo fatto per ricevere inviti a certe gare. Tuttavia, dopo un inizio contratto abbiamo avuto un forte crescendo. Con Sara Luccon siamo stati protagonisti al Giro di Lunigiana. Ha vinto la prima tappa a crono, ha fatto seconda il giorno successivo e seconda nella generale. Pertanto il bilancio è decisamente buono.

E’ stata questa la molla che vi ha spinto a prendere ragazze di spicco?

Abbiamo un po’ rivoluzionato la nostra squadra ed abbiamo colto alcune occasioni che si sono evolute. Tenete conto che a fine ottobre arrivano le telefonate dei team continental italiani che rilasciano le atlete in esubero. E contestualmente abbiamo cercato certi profili tra le juniores. Nel complesso, tra l’anno scorso e quest’anno, abbiamo pensato a quelle ragazze che per motivi di studio o intoppi fisici non sono riuscite ad esprimersi a dovere.

Fatto sta che avete messo sotto contratto una plurimedagliata della pista come Anita Baima. Com’è nato il suo ingaggio?

Conosco la famiglia di Anita e ci siamo consultati. Si è creata una determinata situazione per cui valeva pena sfruttarla. Anita è una delle migliori atlete del suo anno, che ha fatto benissimo con la BFT Burzoni, oltre che essere un vero talento. Il suo arrivo ci permetterà di andare a fare esperienze all’estero e sperare in qualche invito supplementare. Devo dire che sono estremamente contento perché abbiamo vinto la concorrenza, a sorpresa dirà giustamente la gente. Il problema è che tutte le continental sono sempre in cerca del talento o che le stesse ragazze vogliono farsi vedere per andare nei team più importanti, però non si capisce mai fino in fondo l’aspetto dell’esame di maturità per le ragazze al primo anno elite. Così poi nascono le scelte sbagliate oppure le ragazze si perdono o demoralizzano.

Che squadra sarà quella della Horizons nel 2025?

Avremo sette U23, una elite e tre juniores. Tra le “grandi” abbiamo riconfermato Ongarato e Trussardo, che per me è uno dei migliori prospetti tra le giovani scalatrici, ma che quest’anno è stata fortemente rallentata dalla mononucleosi. Sono arrivate Semoli dal Vaiano, Miotto dalla Mendelspeck e Testa dalla BePink. Quest’ultima è quella che ha fatto più esperienza internazionale col suo team ed è una ragazza forte su gare dure. Dalle juniores del Racconigi abbiamo preso Rabbia, ragazza tenace che ama andare all’attacco su ogni percorso. In uscita ci tengo a dire che Luccon e Foligno passeranno con la Top Girls Fassa Bortolo, che è una formazione molto importante e per noi è motivo di vanto avergli dato due nostre juniores.

La Horizon (qui al Cycling Stars Criterium) disputerà tutto il calendario italiano e diverse gare all’estero (foto facebook)
La Horizons (qui al Cycling Stars Criterium) disputerà tutto il calendario italiano e diverse gare all’estero (foto facebook)
Al presidente Marino Ongarato è mai venuta voglia di diventare un team continental?

E’ un’idea che avevamo e che abbiamo tuttora. Chiaramente non si può improvvisare e vanno ricercati più sponsor e comunque vanno coinvolti con uno sforzo economico maggiore. Tuttavia avevamo già deciso di restare così come siamo perché aspettiamo di capire come si evolverà la situazione delle professional. C’è in atto una riforma che non è ancora chiara e siamo curiosi di capire cosa sarà delle continental, specialmente quelle italiane. Al momento siamo piccolini, pensiamo a fare una bella stagione come ci auspichiamo, poi vedremo cosa fare fra qualche anno.

L’occasione mancata: Zanatta e la fuga di Pietrobon a Lucca

15.11.2024
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Hai presente quel giorno che ti sei mangiato le mani per una situazione che poteva essere gestita meglio? Dopo Cozzi, oggi tocca a Stefano Zanatta, direttore sportivo del Team Polti-Kometa, e il suo ricordo va dritto alla quinta tappa del Giro d’Italia, con Andrea Pietrobon terzo al traguardo. Si poteva vincere? Con un po’ di fortuna forse sì. Non è un’occasione da recriminare, se non contro la cattiva sorte e gli avversari che non hanno mai mollato un metro.

«Prima nella fuga c’era entrato Bais – racconta il trevigiano, voluto fortemente sull’ammiraglia da Ivan Basso – ma le squadre dei velocisti non lasciavano spazio. Poi è andato Andrea e magari con un po’ di fortuna in più, cambiava la stagione».

Zanatta, 60 anni, è tornato in ammiraglia con Basso per il lancio della Eolo-Kometa. E l’avventura continua
Zanatta, 60 anni, è tornato in ammiraglia con Basso per il lancio della Eolo-Kometa. E l’avventura continua

La tappa andava da Genova a Lucca in 178 chilometri, 78 dei quali fatti in fuga proprio da Pietrobon. Il gruppo avrebbe affrontato in partenza il Passo del Bracco e nel finale il Montemagno da Camaiore. La squadra voleva andare in fuga: è la filosofia di corsa con cui nei suoi primi anni ha portato a casa la vittoria dello Zoncolan con Fortunato e quella di Bais a Campo Imperatore.

Si doveva andare in fuga anche quel giorno?

L’idea era di averne uno dentro sin dall’inizio e avevamo individuato Mattia Bais. Per noi il fatto di provarci è un leit motiv. Li obblighiamo a pensare fuori dagli schemi, a fare cose che nessuno si aspetta. Chi corre con noi deve essere disposto anche a fare cose tecnicamente non corrette. C’è uno solo che scatta in salita e arriva, noi dobbiamo correre diversamente. E la fuga di Pietrobon quel giorno a Lucca ci ha dato il morale per provarci ancora. Ad esempio per far andare Maestri in fuga con Alaphilippe.

Quindi prima Bais e poi Pietrobon?

Esatto. E quando dopo la salita ha visto partirei due francesi, cioè Benjamin Thomas ed Enzo Paleni, si è buttato dentro. Mattia aveva fatto la sua parte, toccava ad Andrea e devo dire che ha fatto tutto alla perfezione. Sapevamo che Thomas era più forte, per cui gli abbiamo detto di provare agli 800 metri. Sei nel finale di tappa. Sei andato per parecchi chilometri a 50 all’ora con il gruppo a 45 secondi. Se parti che manca un chilometro, ci sta che reggi. Se parti prima, ti pianti. Lui è partito bene. C’era una semicurva e poteva tenere certe velocità, conosco il mio corridore. Però l’uomo della Groupama (Paleni, ndr) non ha mollato un metro e lo ha messo nel mirino. Chissà se Andrea avesse tenuto le mani sotto…

Cambiava qualcosa?

Vedo che ormai hanno tutti la tendenza di abbassare il manubrio per essere aerodinamici, solo che poi non riescono a scendere e allora tengono le mani sulle leve dei freni. Lo stile di Andrea è buono, però lui è uno di quelli che tiene le mani sopra. Magari se le avesse tenute sotto sarebbe stato più aerodinamico in quei pochi metri. Oppure, al contrario, non avrebbe avuto la potenza che serviva. Di sicuro dietro non hanno calato un attimo.

Pietrobon ha attaccato, ma è stato ripreso da Thomas che ha vinto e Valgren
Pietrobon ha attaccato, ma è stato ripreso da Thomas che ha vinto e Valgren
E alla fine l’hanno ripreso…

Ma sono arrivati in tre, l’azione l’aveva fatta giusta. Ha vinto Thomas, poi Valgren e poi lui. Dietro Paleni a 3 secondi e poi Milan che ha vinto la volata del gruppo a 11 secondi. Sul pullman un po’ abbiamo respirato l’aria dell’occasione perduta, ma gli abbiamo fatto i complimenti. Pietrobon fatto tutto benissimo. Ha provato dove gli avevamo detto di provare, che cosa volevi dirgli?

Palestra a inizio stagione? La parola d’ordine è forza

14.11.2024
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Il mese di novembre per i professionisti ha un solo significato: la fine delle vacanze e l’inizio della preparazione. Seppure in maniera molto morbida i corridori tornano a fare fatica, sia in bicicletta che in palestra. Quello tra bici e pesi è un binomio che ha fatto vedere sempre più la sua importanza nel creare una solidità fisica per l’atleta. Nel momento in cui si parla di preparazione è facile sbagliare qualcosa e ritrovarsi in difficoltà durante la stagione.

La palestra è una parte fondamentale, anche perché molti atleti preferiscono partire da questa e poi montare in bici dopo qualche sessione. Marco Compri, preparatore del team performance della Federazione, ci dice in che modo si inserisce la palestra negli allenamenti di inizio stagione. Anzi, ancora prima, nella parte di off season.

«Va detto – ci anticipa – che l’atleta, a livello di prestazione, ha due facce: la forza e la parte metabolica. Quando parliamo della prima dobbiamo sapere che la si può allenare in due modi: specifico, in bici, e aspecifico, ovvero in palestra».

La base della palestra in off season è sulla forza, ma si lavora anche su potenza e ipertrofia
La base della palestra in off season è sulla forza, ma si lavora anche su potenza e ipertrofia

Base della piramide

La palestra ha un ruolo determinante nel costruire la componente muscolare che permetta al ciclista di performare durante tutta la stagione, ma come si inserisce al meglio all’interno della preparazione?

«Una cosa che voglio sottolineare – spiega Compri – è che la forza è la base della piramide, ma la differenza la fa la potenza. La forza non può trascendere dalla preparazione e ci permette di avere una condizione migliore, più la base è ampia  e più il vertice della piramide è alto. Se non la si cura non riuscirò mai ad arrivare al massimo del mio potenziale. Al fine di avere una buona efficacia bisogna inserire la palestra almeno due volte a settimana, altrimenti non si costruisce nulla».

Gli esercizi di effettuare sono quelli che richiedono una capacità multiarticolare, come gli squat
Gli esercizi di effettuare sono quelli che richiedono una capacità multiarticolare, come gli squat
Va inserita prima o dopo l’uscita in bici?

Nel caso di un doppio allenamento è bene inserire prima la palestra perché va fatta in condizioni di riposo per avere la migliore risposta del fisico. Ora siamo ancora nella fase di off season, questa va da quando si riprende fino al primo ritiro di dicembre. In questo momento, quindi, c’è più spazio per allenare la forza in palestra, inserendo lavori a bassa intensità in bici.

Cosa vuol dire allenare la forza?

Bisogna stare attenti, perché in palestra si allenano tre aspetti: forza, potenza e l’ipertrofia. Una sessione ideale prevede tutte e tre le componenti, cambiano solamente i volumi. In questa parte dell’anno si mette l’accento sulla forza. Si lavora con serie e ripetute basse: si parte dal 60 per cento del carico massimale fino ad arrivare all’80 per cento, con un numero di colpi basso (da 3 a massimo 5).

E’ importante anche la velocità d’esecuzione?

Assolutamente. Il fine è poi migliorare la potenza che in un’equazione è uguale alla forza per la massima velocità d’esecuzione: una velocità adeguata è nell’ordine degli 0,5 metri al secondo.

Eseguire gli esercizi in maniera corretta è fondamentale, serve quindi il confronto con tecnici e staff
Eseguire gli esercizi in maniera corretta è fondamentale, serve quindi il confronto con tecnici e staff
Quali sono gli esercizi che si possono fare al fine di allenare questo aspetto?

Innanzitutto multiarticolari, perché il cervello riconosce il movimento e non il muscolo in sé. Servono quindi movimenti complessi che abbinano una richiesta multiarticolare e alla capacità di controllo del core. Lo squat ad esempio è un buon esercizio perché unisce coordinazione, coinvolge più articolazioni e costringe l’atleta ad un movimento complesso.

Cosa è più importante, carico o velocità?

Velocità del gesto, perché il ciclista deve abituare il suo corpo a reagire velocemente. Se sono solo forte non avrò la massima performance. In pista, ad esempio, la maggior parte dei gesti avviene tra le 90 e le 130 pedalate al minuto.

La velocità di esecuzione deve essere sempre elevata
La velocità di esecuzione deve essere sempre elevata
Un pistard, come può essere Milan, in un anno dove correrà meno su pista avrà meno sessioni in palestra?

Lui è un corridore di endurance e lavorerà allo stesso modo che abbiamo descritto prima e con le stesse intensità, anche se non correrà tanto su pista.

Che la palestra sia importante durante tutto l’anno lo sappiamo, ma perché?

Innanzitutto impedisce il decadimento dei parametri massimali di forza e quindi mantiene elevata la capacità di performare. Inoltre continuare ad averla nel programma di allenamento garantisce una continuità di lavoro anche alla ripresa della nuova stagione. Se un corridore va in palestra solamente due mesi all’anno la ripresa sarà sempre più complessa o addirittura traumatica

Il Belgio a Pauwels, Gilbert mastica amaro

14.11.2024
4 min
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«Speravo di diventare allenatore della nazionale di ciclismo su strada – scrive Gilbert – per poter condividere la mia esperienza e la mia passione con la generazione attuale. Tuttavia, il posto non è mai stato pubblicizzato e gli accordi interni al ciclismo belga mi hanno impedito di candidarmi. Vorrei ringraziare i tanti corridori che hanno dimostrato il loro entusiasmo e le innumerevoli persone che mi hanno sostenuto».

Con queste poche righe su Instagram, Philippe Gilbert ha annunciato non senza amarezza che il suo progetto non è andato in porto. La sua candidatura a diventare tecnico della nazionale belga dei professionisti era emersa subito dopo l’annuncio delle dimissioni da parte di Sven Vantourenhout, ma era parso insolito che da parte della Federazione non fossero venute reazioni di alcun tipo. Il presidente Tom Van Damme aveva avuto un colloquio a suo dire costruttivo con Gilbert che vive a Monaco, ma nulla più di questo.

Negli ultimi anni Gilbert ha lavorato come commentatore di Eurosport
Negli ultimi anni Gilbert ha lavorato come commentatore di Eurosport

La scelta interna

A distanza di poche settimane, il motivo è stato chiaro: per la successione al tecnico plurimedagliato, si è scelta la soluzione interna, con la scelta di Serge Pauwels (in apertura con Koen Pelgrim e Remco Evenepoel). Se quanto a carisma non c’è storia, sul piano dell’esperienza il suo essere da anni nei meccanismi federali ha giocato certamente in suo favore.

«La visione della Federazione – ha spiegato il presidente – è più vicina a quella di Serge. Ci sono stati diversi colloqui, ma i candidati stessi erano piuttosto vaghi. Spesso non sapevano esattamente quale percorso volessero intraprendere, mentre internamente avevamo un candidato a pieno titolo. Il legame tra giovani e professionisti è diventato così importante che è necessario progredire. Abbiamo mantenuto questa linea».

Remco Evenepoel e il cittì Vanthourenhout dopo la vittoria di Wollongong 2022
Remco Evenepoel e il cittì Vanthourenhout dopo la vittoria di Wollongong 2022

Continuità tecnica

Serge Pauwels, classe 1983, è stato professionista dal 2010 al 2020 con le maglie del Team Sky, poi Omega Pharma-Quick Step, quindi Dimension Data e CCC. Il tempo di ritirarsi e già dal 2021 è entrato fra i tecnici federali. Inizialmente è stato collaboratore di Carlo Bomans e poi, quando questi è andato in pensione, è diventato il tecnico degli juniores, affiancando anche Vanthourenhout con gli U23 e i professionisti. La sua scelta suona come una promozione e la valorizzazione di una risorsa interna, che probabilmente alla fine risulterà anche meno onerosa per la federazione.

«Sono ovviamente felice e onorato di poter continuare a crescere – ha detto Pauwels nella conferenza stampa del suo annuncio – e lavorare con una delle generazioni più forti che abbiamo mai conosciuto. Inoltre è fantastico poter crescere con i ragazzi con cui ho lavorato nell’ultimo anno. Molti di loro nel 2025 saranno under 23 e anche io voglio rimanere coinvolto nel processo della loro crescita. Negli ultimi anni è stato fatto un ottimo lavoro lì. Dopo Remco Evenepoel, Wout Van Aert e Lotte Kopecky, c’è ancora tanto potenziale talento in sala d’attesa e voglio continuare a dare il massimo per questo. Voglio creare l’ambiente ottimale per quando saranno professionisti. Sono convinto che creeremo una squadra molto forte. Non solo in termini di corridori, ma anche di staff. In questo modo spero di continuare il lavoro di Vanthourenhout».

Campionati belgi a crono del 2023, Segaert in rampa di lancio: davanti a lui solo Van Aert
Campionati belgi a crono del 2023, Segaert in rampa di lancio: davanti a lui solo Van Aert

Il tocco di Pauwels

In effetti l’ondata di talenti belgi in arrivo è piuttosto consistente. Alle spalle di Evenepoel, Van Aert, Philipsen e Merlier, bussano nomi come Uijtdebroeks, De Lie, Segaert, Van Eetvelt, Verstrynge, Orins e altri come Widar, Schoofs e Van Kerkhove sono in arrivo. Mentre gli europei hanno segnalato le buone prove di Van Strijthem e Vandevorst.

«Quando a settembre, proprio in prossimità degli Europei – ha detto ancora Pauwels – si è saputo che Vanthourenhout non avrebbe continuato ad allenare la nazionale, ho subito espresso la mia ambizione. Sono stato anche il primo con cui ha parlato la federazione. Ero fiducioso che alla fine sarebbe stata presa la decisione giusta. La condizione che ho posto era che potessi continuare a lavorare con i giovani, è fantastico combinare entrambi i settori. Questo rende questo lavoro un sogno. Cosa voglio portare con me? Sven è stato un ottimo manager, sia per i corridori che per lo staff. Io voglio portare avanti il suo lavoro e portare il mio contributo. Conosco molto bene i giovani e mi piacerebbe guidare quei ragazzi».

Buratti riparte: la crescita del 2024 e le certezze da ritrovare

14.11.2024
4 min
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Per Nicolò Buratti l’approccio al mondo dei professionisti è stato particolare, nel 2023 si è trovato catapultato nel WorldTour di punto in bianco. Fino ad aprile di quell’anno aveva corso tra gli under 23 con il CTF Victorious, poi dieci giorni dopo il Trofeo Piva era andato alla Freccia del Brabante con la Bahrain Victorious. Un salto grande, gestito bene sia da lui che dalla squadra. L’approccio però non è stato semplice e la stagione era scivolata via con qualche acuto ma solamente nella parte finale. 

Un anno e mezzo dopo Buratti si è messo alle spalle la prima stagione corsa interamente nel WorldTour, con 55 giorni di corsa. Esperienze in gare di primo livello come il Tour Down Under e la Vuelta a Catalunya, alternate a corse dove provare a lasciare la sua impronta, una di queste è stata la CroRace di fine stagione. 

Ripresa lenta

Il tempo delle vacanze è finito e Buratti ha ripreso a pedalare, con calma riprenderà confidenza con la bici e il gesto della pedalata. Per gettare la base sulla quale costruire la stagione prossima c’è tempo, ora è il momento di ricalibrare le gambe, con la testa ancora alla stagione appena conclusa

«Ho staccato appena finite le gare – dice Buratti – ero in Giappone, tra il viaggio di ritorno e tutto sono stato in giro un paio di giorni. Una volta tornato mi sono concesso una breve vacanza, alla fine della quale ho passato una settimana a casa nel relax più totale. Da una settimana ho ripreso a muovermi e fare qualcosa, con attività alternative come una camminata in montagna con gli amici. La bici l’ho ripresa da poco, fino al primo ritiro farò qualcosa ma non tanto. Dalle mie parti (Udine, ndr) fa già freddo, le temperature arrivano a una massima di 10 gradi centigradi. La Bora poi soffia forte e abbassa i gradi percepiti». 

I passi della crescita del giovane friulano sono passati anche da gare WorldTour, qui alla Strade Bianche
I passi della crescita del giovane friulano sono passati anche da gare WorldTour, qui alla Strade Bianche

Bilancio

Il resoconto di questo 2024 per il corridore della Bahrain Victorious parla di due soli piazzamenti nei primi dieci. Quello che però ha colpito è la partecipazione in certe gare di primo piano

«La cosa che mi porto dietro dalla passata stagione – dice – è la crescita generale che sento di aver fatto. Sia dal punto di vista fisico, che delle prestazioni, dei numeri e dei valori in generale. Ho visto tante corse importanti dall’interno e credo di aver migliorato anche il modo di correre, interpretare la gara e l’ambiente che la circonda. Queste sono tanto diverse da quelle che si trovano tra gli under 23.

«La stagione 2024 – prosegue – non è stata brillantissima dal punto di vista dei risultati, alla fine se si vanno a vedere le mie statistiche non ci sono spunti particolari. Si poteva fare di più, questo sicuramente, ma rispetto alla stagione passata credo di aver fatto un salto in avanti netto». 

Nelle gare più importanti si è messo a disposizione dei compagni
Nelle gare più importanti si è messo a disposizione dei compagni

Un altro passo

La crescita del ventitreenne friulano è stata costante, ma per costruire una continuità e ristabilire le certezze degli anni passati serve tempo e fiducia. 

«Per arrivare a fare risultato – spiega ancora – mi manca ancora qualcosa, soprattutto per quanto riguarda la consapevolezza. Con il cambio di categoria non è facile trovare quelle certezze che si avevano prima. Da under 23 bastano quattro o cinque gare fatte bene per emergere e acquisire sicurezza nei propri mezzi. Il WorldTour, invece, è un mondo grande dove tanti corridori vanno forte e trovare la propria strada è difficile. A volte basta poco, un risultato o una prestazione di rilievo e trovi la fiducia giusta per fare bene.

«Il prossimo gradino da fare – conclude – credo sia partecipare a un Grande Giro. Tutti dicono che cambia il motore, vedremo a dicembre quali saranno i miei programmi, per ora riprendo a pedalare con serenità».

Konychev alla guida della Padovani, con un piccolo rimpianto…

14.11.2024
5 min
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E’ un progetto importante, quello della Sc Padovani che va completandosi di ora in ora. Non poteva essere altrimenti per un nome storico del ciclismo italiano, nato addirittura nel 1909 e che dopo quarant’anni di stop aveva ripreso la sua attività nel 2014 dedicandosi agli juniores. Ora un passo in avanti, con l’allestimento della squadra U23 Continental. Nello staff tanti nomi affermati del ciclismo e fra loro anche una vecchia conoscenza del ciclismo nostrano come Dimitri Konychev.

Per l’ex campione sovietico, due volte sul podio mondiale, è un ritorno in ammiraglia dopo la dolorosa esperienza della Gazprom che ha lasciato tante domande senza risposta: «Tutto è nato da un incontro con Petacchi durante l’Italian Bike Festival di Misano. Mi ha paventato questa possibilità e gli ho subito detto che mi sarebbe piaciuto molto perché amo lavorare con i più giovani. Poi ho parlato anche con Ongarato e alla fine abbiamo avviato la macchina».

Alessandro Petacchi, il team manager, seguirà alcune trasferte, in base ai suoi impegni tv
Alessandro Petacchi, il team manager, seguirà alcune trasferte, in base ai suoi impegni tv
Un team che parte da zero?

Una base c’è, sia come nomi che come staff, ma certamente dobbiamo inserirci in un mondo non facile. Non possiamo porci particolari obiettivi se non quello di far bene il più possibile. Stiamo costruendo il roster, che alla fine sarà composto da 14 corridori.

Un numero esiguo secondo te?

Diciamo che un 2-3 elementi in più, i classici panchinari che entrano al bisogno avrebbero fatto comodo… Con 14 nomi non è semplice fare la doppia attività, serve davvero che la sorte ci dia una mano mantenendo in salute tutti i nostri corridori. Ma dobbiamo sempre tener presente che i soldi a disposizione sono limitati, per far funzionare tutto e quindi dobbiamo fare piccoli passi. Non siamo una squadra professional, le trasferte dobbiamo pagarle tutte noi, dobbiamo stare attenti.

Ares Costa (al centro), iridato e campione europeo nel quartetto
Ares Costa (secondo da sinistra), iridato e campione europeo nel quartetto
Tu che hai vissuto gli anni gloriosi della Fassa Bortolo con un maestro come Ferretti, hai il suo stesso metodo?

Non scherziamo, di Ferretti ce n’è stato uno e uno solo… I tempi sono cambiati, sono soprattutto cambiati i rapporti tra corridori e staff. Oggi è impossibile gestire una squadra come allora, ci sono relazioni diverse, ma sempre basate sul reciproco rispetto. A me piace lavorare con i giovani proprio per questo, perché c’è sempre la possibilità di plasmarli, di trasmettere le proprie esperienze.

Lo staff come sarà composto?

Saremo due direttori sportivi principali, io e Franco Lampugnani che viene dalla guida del team juniores, poi avremo altri 3 o 4 direttori sportivi giovani, che hanno da poco preso il patentino e che ci aiuteranno imparando il mestiere. Avremo così la possibilità di farli crescere vicino a noi, un team allarga i suoi orizzonti anche così.

Thomas Turri nell’annuncio sui social del suo ingaggio per il 2025
Thomas Turri nell’annuncio sui social del suo ingaggio per il 2025
Veniamo al roster: non ci sono corridori stranieri, è un caso abbastanza strano per un team italiano…

Uno straniero fai fatica a gestirlo, considerando le trasferte, sono costi che in questo momento non possiamo sostenere. Per questo abbiamo scelto una squadra completamente italiana, facciamo crescere buoni corridori di qui e allo stesso modo possiamo impiegare il budget nella maniera più costruttiva. Cercare un corridore estero non avrebbe avuto senso.

In base ai corridori che avete, quali saranno le vostre caratteristiche?

Abbiamo cercato corridori in grado di emergere nelle corse veloci ma anche impegnative. Un po’ come quelle del calendario belga o olandese, ma anche in Francia. Io dico che abbiamo in squadra gente capace, che se messa nelle condizioni può portare a casa grandi risultati.

Mirko Bozzola viene dalla Q36.5 per fare da regista in corsa, ma anche per cogliere traguardi di spicco
Mirko Bozzola viene dalla Q36.5 per fare da regista in corsa, ma anche per cogliere traguardi di spicco
Cercherete quindi di fare attività all’estero?

Possibilmente ne faremo molta, perché è lì che impari. Non posso dire dove andremo, in questi giorni stiamo inviando moltissime lettere per richiedere inviti, vedremo quel che salterà fuori. Quel che è certo è che cercheremo di dare tante opportunità di correre in gare di livello, confrontandosi con buoni team esteri per imparare il più possibile e togliersi anche importanti soddisfazioni.

L’ultimo acquisto in ordine di tempo è quello di Mirko Bozzola, che viene dal devo team della Q36.5. Come lo avete convinto?

Mirko con noi ha la possibilità di essere un cardine della squadra. Correndo in un devo team ha acquisito un’esperienza importante, ora pur avendo solamente 20 anni può essere davvero una sorta di regista in corsa, spiegare a chi entra nella categoria per la prima volta come si può muovere. Io vedo in lui le caratteristiche di un Paolini, per intenderci, oppure di un Tosatto o De Marchi. Fatte salve le sue aspirazioni personali perché parliamo di uno che può essere un vincente e lo ha dimostrato. Di corridori così posso assicurare che non ce ne sono tanti, per questo è davvero un ottimo acquisto.

Dimitri Konychev insieme a suo figlio Alexander. Averlo in squadra sarebbe stata la ciliegina sulla torta
Dimitri Konychev insieme a suo figlio Alexander. Averlo in squadra sarebbe stata la ciliegina sulla torta
Per il resto?

Stiamo completando il team, avremo con noi Ares Costa che è un giovane molto promettente, iridato junior nel quartetto dell’inseguimento, poi un altro che come Costa viene dal florido vivaio del Borgo Molino, Thomas Turri che è salito sul podio alla prima tappa del Giro del Friuli e che si è dimostrato prezioso nelle cronosquadre. Poi stiamo per chiudere con un elemento d’esperienza come Matteo Zurlo, insomma alla fine avremo un bel mix.

Torniamo un attimo alla figura di Bozzola regista in corsa. Non sarebbe stato un ruolo ideale anche per tuo figlio Alexander?

Eh, sarebbe stato bello averlo con noi, ma per ora sta bene dove sta, fa bene a continuare la sua attività al Team Vorarlberg. Sicuramente quel ruolo gli si sarebbe cucito a pennello, mi sarebbe piaciuto averlo con me in quest’avventura…