Tricolori donne a Boario Terme. Viviani, che cosa ricordi?

24.06.2025
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Boario Terme, 2018. Si corrono i campionati italiani per professionisti e Elia Viviani conquista una delle vittorie principali della sua carriera. Sono passati sette anni da allora, fatti di grandi gioie e qualche delusione, ma il ricordo di quella giornata è ancora vivido, come se fossero passate sole 7 ore. Ora su quello stesso percorso toccherà alle donne gareggiare.

La gara lombarda fa anche parte della Coppa Italia delle Regioni 2025, il nuovo progetto voluto dalla Lega del Ciclismo Professionistico e promosso con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. Sulla prova tricolore femminile è stato fatto un forte investimento che passa anche per la diffusione in diretta su Rai 2 delle sue immagini, con costi sostenuti direttamente dalla Lega, per dare ulteriore visibilità a un evento che quest’anno assume una particolare rilevanza, esattamente come la gara maschile del giorno dopo da Trieste a Gorizia.

Elia sarà fra i protagonisti in terra giuliana, ma la sua conoscenza del percorso riservato alle donne può rivelarsi preziosa anche perché sua moglie Elena Cecchini, che a Darfo Boario Terme vinse nel 2016, sarà fra le protagoniste. Quindi i supi consigli sono davvero bene accetti.

Lo sprint finale di Viviani a Darfo Boario Terme, dove mette in fila Visconti e Pozzovivo
Lo sprint finale di Viviani a Darfo Boario Terme, dove mette in fila Visconti e Pozzovivo

La scelta di tempo

«Sicuramente è un percorso d’attacco – esordisce l’olimpionico di Isola della Scala – nel senso che io quella volta ero riuscito a muovermi dal gruppo e ad entrare in un’azione corposa e importante, essendo di 7-8 corridori che poi si sono aggiunti a quelli che erano in fuga dall’inizio. Si era formato così un gruppo corposo difficile da raggiungere e io ero lì.

«Mi ricordo di aver avuto un tempismo giusto nel muovermi in pianura prima dello strappo duro, prevenendo così l’azione di chi andava più forte in salita. Poi c’è stato l’ultimo giro, molto tattico, dove in pianura aveva provato Pozzovivo ad anticipare tutti, io mi sono mosso con Oss e Visconti che sullo strappo era il più forte e infatti ci ha ripreso a me e Pozzo. Diciamo che il mio è stato un campionato vinto tatticamente, scegliendo con cura il momento dell’attacco. Se fossi arrivato con quel gruppetto ai piedi dello strappo, probabilmente Visconti sarebbe arrivato da solo e avrebbe vinto il suo terzo titolo italiano. Arrivando con loro due ero il più veloce».

Per Viviani su quel percorso è importante la scelta di tempo per portare l’attacco decisivo
Per Viviani su quel percorso è importante la scelta di tempo per portare l’attacco decisivo

Un percorso per puncheur

Qual è il punto che ricordi particolarmente, a parte l’arrivo? «Proprio il momento che ho attaccato. Non avevo più compagni che potessero aiutarmi nel tenere la corsa, così ho deciso di scattare. Sembrava un po’ un’azione folle, ma invece si è rivelata vincente».

E’ un percorso dove è difficile dire se sia per velocisti, per scattisti, per scalatori…: «E’ facile dire è un percorso per scattisti, per i famosi puncheur, atleti che in salite corte possono attaccare, sono esplosivi, perché comunque serve un po’ di sprint anche lungo il tracciato. Io dico che è un percorso per coraggiosi, perché Elena aveva vinto sullo stesso percorso, andando via da sola e alla fine arrivando a braccia alzate. Quindi diciamo che per vincere devi osare, devi muoverti, quindi non me la sento di dire che è un percorso velocissimo, è difficile che arrivo un gruppo folto, devi essere in grado di stare con 10-15 corridori».

Sul percorso dei tricolori di sabato, Elena Cecchini ha vinto il suo terzo titolo nel 2016
Sul percorso dei tricolori di sabato, Elena Cecchini ha vinto il suo terzo titolo nel 2016

Tutte contro la Longo Borghini?

Spostando un attimo l’attenzione sulla gara femminile, la maggior parte delle atlete sono di squadre WorldTour ma per questo hanno poche possibilità di collaborazione. A Elena che cosa consiglieresti? «Sicuramente di essere furba, di muoversi nelle azioni giuste. Sappiamo tutti chi è la favorita, la Longo Borghini. E’ quella più competitiva a livello mondiale, quindi è anche quella che ha vinto più italiani negli ultimi anni. Direi di essere coraggiosa e di entrare in un’azione per farsi trovare già avanti nel momento in cui probabilmente la Longo attaccherà. Per caratteristiche su quel percorso vedo bene la Persico, ma essendo compagna di team di Elisa bisognerà vedere come si gestiranno».

«E’ una gara aperta, sicuramente. Tornando a Elena, le consiglierei di ricordare come ha vinto i suoi tre titoli italiani consecutivi, con azioni lontane dall’arrivo per poi gestirle tatticamente e cercare di farsi trovare già davanti».

A Darfo Boario Terme la Longo Borghini andrà a caccia della sesta maglia tricolore in linea
A Darfo Boario Terme la Longo Borghini andrà a caccia della sesta maglia tricolore in linea

Si vince soprattutto di testa

In campo femminile c’è qualche squadra appunto a livello Continental, ma diciamo i nomi principali sono tutti in squadre estere. E’ una corsa diversa dalle altre da questo punto di vista? «Sì, è sempre un campionato italiano, è una gara dove è sempre difficile dire a degli atleti di sacrificarsi per i propri compagni, perché tutto può succedere e comunque ognuno può giocare le sue carte, soprattutto se il percorso è così. Sicuramente una corsa diversa, è una corsa dove è facile perdere il controllo perché non è detto che ci sia una squadra che gestisce la corsa fino al momento clou. Secondo me l’italiano è una gara dove si vede anche la qualità di un corridore, di gambe ma soprattutto di testa».

E si cercano anche alleanze? «E’ ovvio che dopo c’è il gioco delle amicizie, delle conoscenze, proprio per supplire a una situazione anomala. Le alleanze probabilmente si cercano nelle situazioni di gara, nel senso che un attacco lontano dall’arrivo viene condiviso, pensato anche da corridori di team diversi perché c’è un’idea che collima. Vedo un attacco da 10-12 corridori dove ci si guarda un po’ in faccia, si fa la conta di chi manca, “dai che andiamo, che ce la giochiamo noi” perché non ci sono ordini di squadra.

E’ una cosa secondo me che viene con la corsa, nel senso che in base a come si evolve la gara ci possono essere degli atleti che comunque hanno un interesse comune. E questo vale anche per le ragazze, ancor di più su quel percorso così intrigante…».

Orbea Terra Race, nata per competere nel segmento gravel

24.06.2025
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Orbea Terra si rinnova. Cambia e si evolve la bici gravel della casa basca, senza stravolgere il concetto precedente di bici versatile e di largo impiego che da sempre le appartiene. Il cambiamento ha come soggetto (sempre) il gravel e si pone come elemento perfetto di connessione con la mtb, facendo l’occhiolino a quei bikers che fanno entrare nel proprio portfolio di bici anche una gravel. Avventura e bikepacking? Certamente.

Tecnicamente, la nuova Terra aumenta lo spazio per gli pneumatici. E’ comoda e le nuove tecnologie di design funzionale, insieme all’applicazione del carbonio le permettono di essere facile ed immediata nella guida. Vediamola nel dettaglio.

Terra Race di Orbea, segmento gravel race
Terra Race di Orbea, segmento gravel race

Estetica semplice e sostanziosa

Visivamente è una Orbea in tutto e per tutto (a noi ricorda in parte anche la Denna), grazie ad un’estetica essenziale, elegante e senza troppi fronzoli. La forcella ha steli dritti e porta in dote le asole di alloggio per eventuali bag laterali, con la testa che sembra rivolgersi in avanti. Lo sterzo non è massiccio e adotta una sorta di squadratura di rinforzo dove l’orizzontale si unisce all’head tube, marchio di fabbrica Orbea. L’obliquo ha volumi più importanti, soprattutto nella sezione mediana e bassa, dove è previsto un vano porta oggetti con extra capienza. Tutto il comparto centrale ed il carro posteriore sono sfinati, il comfort ringrazia.

Il piantone è arrotondato ed il reggisella è classico, rotondo con diametro da 27,2 millimetri. Qui è possibile montare un telescopico, rispettando questa misura. Interessante sottolineare la presenza del collarino di chiusura posizionato esternamente, soluzione voluta per semplificare le regolazioni (ed il montaggio di un dropper-post). La nuova Terra di terza generazione è un monoscocca in carbonio e adotta la fibra OMR, quella meno estrema nella scala dei valori Orbea. Per avere un riferimento in termini di valore alla bilancia, il telaio ha un peso dichiarato di 1040 grammi e la forcella (sempre full carbon) di 425.

I dettagli: un valore aggiunto

Il profilato orizzontale si sfina parecchio man mano che scorre verso il retrotreno. Questo permette di smorzare e dissipare buona parte delle vibrazioni ed inoltre asseconda un movimento controllato di carro posteriore e piantone. Ne guadagnano stabilità, trazione e naturalmente la comodità. Non è inserito nessun dispositivo meccanico e/o sospensione. A questo si aggiunge anche un tubo verticale corto che, collima con un fuori-sella importante, per un’azione ammortizzata mirata e sfruttabile da chiunque.

Orbea Terra Carbon è compatibile con le trasmissioni 1X e 2X (quest’ultima solo nella configurazione gravel) ed in entrambi i casi è garantito il passaggio degli pneumatici con sezione da 50 (lasciando i 6 millimetri di luce rispetto al telaio). Non è un fattore banale, dettaglio che conferma una volta di più l’attenzione dei tecnici Orbea.

I punti di montaggio per eventuali borse sono quattro: l’orizzontale con una piccola borsa e la forcella come scritto in precedenza, sotto l’obliquo per l’eventuale terza borraccia e sotto la sella. E’ possibile montare i due parafanghi, anteriore e posteriore. Per chi volesse azzardare qualcosa in più in termini di ricerca della prestazione, è possibile montare un manubrio integrato full carbon (Orbea ha sviluppato un nuovo componente OC), considerando il disegno ACR-FSA della serie sterzo che allarga in modo esponenziale la compatibilità. Oltre alle livree da catalogo, Orbea Terra Carbon rientra nel programma di personalizzazione MyO.

Allestimenti e prezzi

I pacchetti sono sei in totale, con un range di prezzo compreso tra i 2999 euro della versione M30 Team, fino ad arrivare ai 5999 della Terra M21e Team 1X (che prevede il nuovo Force 1X13). Non sono previsti modelli che portano in dote la forcella ammortizzata, ma è possibile montare quest’ultima in versione gravel. Le taglie disponibili sono sei: XS e S, M e L, Xl e XXL.

Orbea

Mercato estivo? Una caccia ai punti per salvarsi. Sentiamo Carera

24.06.2025
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Dal primo agosto aprirà ufficialmente il ciclomercato. O meglio i vari cambi di casacca potranno essere effettivi. Ma tanto già si muove. Con l’aiuto di uno dei più importanti procuratori, Alex Carera, cerchiamo di capire in che direzione si muove questo mercato. Quanto incidono i punti dell’atleta e come i team individuano il corridore da acquistare.

Uno degli ultimi annunci è stato quello di Matteo Fabbro alla Solution Tech-Vini Fantini, ma va detto che Fabbro era svincolato. I cambi annunciati per ora sono tutti quelli che riguardano i giovani, che passano ai devo team o da questi alla rispettiva WorldTour.

Johnny e Alex Carera (a destra) della A&J All Sports, agenzia di procuratori
Johnny e Alex Carera (a destra) della A&J All Sports, agenzia di procuratori
Alex, si inizia a parlare di ciclomercato estivo. Quando iniziano le trattative? E’ un po’ come il calciomercato, che più o meno si parla sempre, o in questo periodo si rafforzano un po’ le trattative?

Il ciclomercato è cambiato moltissimo negli ultimi 4-5 anni, diciamo nel post-Covid. Prima le trattative iniziavano durante le classiche in Belgio per i corridori da classiche, mentre per gli scalatori si parlava di Giro d’Italia e soprattutto dei giorni di riposo del Tour de France. Adesso non è più così. Le squadre lavorano con grande anticipo, programmano il futuro per ingaggiarsi i migliori corridori e quindi si parla già da gennaio.

Quindi non esiste un periodo definito in cui si parla di mercato?

No, non esiste più. Certo, ci sono le regole UCI che stabiliscono che gli annunci si possono fare solo dopo il primo agosto, ma le trattative si svolgono con largo anticipo. Un altro aspetto che è cambiato molto del ciclomercato è che le squadre, con i giovani forti e promettenti, non aspettano la scadenza del contratto. Addirittura iniziano l’anno prima a programmare l’estensione. Prendiamo Giulio Pellizzari che ha un contratto con la Red Bull-Bora fino al 2027: dopo il Giro d’Italia si è già iniziato a parlare del suo futuro.

Chiaro…

E’ normale, perché nessuno si può permettere di arrivare a scadenza, ma nemmeno di entrare nell’anno di scadenza. Se un corridore forte scade il 31 dicembre 2026, tu non puoi aspettare: già a ottobre 2025 l’hai perso, sicuramente un altro team avrà già trovato un accordo. Per questo i contratti si prolungano prima.

Dicembre 2023: Uijtdebroeks in allenamento con la Visma ma con la maglia neutra in quanto ancora nel pieno della sentenza che lo voleva ancora alla Bora (foto Het Laatste Nieuws)
Dicembre 2023: Uijtdebroeks in allenamento con la Visma ma con la maglia neutra in quanto ancora nel pieno della sentenza che lo voleva ancora alla Bora (foto Het Laatste Nieuws)
Si prolungano i contratti per avere poi delle clausole rescissorie, in modo da poter acquistare il corridore invece di prenderlo a parametro zero?

Esatto. Oggi succede sempre di più. Le squadre inseriscono clausole liberatorie, anche alla luce di quanto successo con Cian Uijtdebroeks e Maxime Van Gils: la legge belga permette di svincolarsi anche senza una clausola, prevalendo sulle regole UCI. Quindi le squadre si tutelano, e anche noi agenti lo facciamo, aggiungendo clausole che proteggono l’atleta giovane. Non si tratta solo di premi a fine anno, ma anche di rinegoziazioni del contratto in base ai risultati ottenuti.

Se un corridore si trasferisce dal primo agosto dalla squadra “X” alla squadra “Y”, si porta dietro anche i punti?

No, i punti restano alla squadra di provenienza. Quelli accumulati fino al 31 luglio rimangono alla vecchia squadra. Dopo il trasferimento, i punti ottenuti sono per la nuova squadra. L’esempio è quello di Alberto Bettiol nel 2024: ha lasciato i punti alla EF Education-EasyPost.

Quanto conta oggi la capacità di un corridore di fare punti, escludendo i “mega big” del ranking UCI?

Esatto, per loro è un altro discorso. Per i big contano le vittorie e i podi importanti. Fanno parte di squadre già sicure del WorldTour, quindi i punti non sono determinanti. Ma per gli altri corridori, bravi senza essere vincenti, i punti sono fondamentali. Squadre come Cofidis, PicNic-PostNL, Intermarché-Wanty, Arkéa-B&B Hotels e Jayco-AlUla valutano un corridore anche in base ai punti che può portare, vista la lotta per restare nel WorldTour.

L’uruguaiano Guillermo Thomas Silva ha un buon rapporto “qualità/prezzo”… per determinati team che puntano a salvarsi
L’uruguaiano Guillermo Thomas Silva ha un buon rapporto “qualità/prezzo”… per determinati team che puntano a salvarsi
Incrociando la “linea” del rendimento e quella dei punti: c’è una tipologia di atleta che vale di più. Che insomma ha più mercato di quanto “valga” tecnicamente?

Sì, è il corridore da gare di un giorno. Quelle corse valgono tanti punti, anche se alla fine dell’anno magari non ha vinto molto ha racimolato un bel po’ di punti. Questo corridore potrebbe oscillare tra la posizione 30 e 60 del ranking UCI.

Volendo fare un nome, solo per esempio?

Fare nomi è sempre delicato, ma direi Harold Martin Lopez della XDS-Astana. Ha fatto quattro corse a tappe di fila nei primi tre, poco conosciuto, ma ha ottenuto un sacco di punti. Oppure l’uruguaiano Guillermo Thomas Silva, anche lui poco noto ma molto produttivo in termini di punteggio.

Alex, al primo agosto vedremo tanti trasferimenti di giovani?

No – replica deciso Carera – perché i giovani normalmente arrivano dalle squadre Devo, e lì gli annunci si fanno prima di agosto. Basta guardare la classifica del Giro d’Italia Next Gen prima della penultima tappa: tutti i primi dieci hanno già un contratto WorldTour o lo avranno a breve.

E invece che colpi ti aspetti, sempre parlando di tipologie di atleti e non di nomi?

Mi aspetto acquisti importanti da parte della Ineos Grenadiers, ma nel mercato invernale, non da agosto. Dal primo agosto si muoveranno le squadre che rischiano di perdere la licenza WorldTour. Considerando che Romain Bardet ha lasciato la PicNic, loro avranno spazio. Stesso discorso per Intermarché e Cofidis: sono le tre squadre che potrebbero agire per salvare il salvabile.

La strategia di fare molte gare minori in Asia della Solution-Tech ha portato buoni frutti. Ma la sfida delle top 30 è ancora aperta
La strategia di fare molte gare minori in Asia della Solution-Tech ha portato buoni frutti. Ma la sfida delle top 30 è ancora aperta
Cercano di andare sul mercato per salvare il salvabile, ma non per prendere i punti già ottenuti da un corridore come detto, bensì sperando che ne porti di nuovi…

Esatto. Vogliono prendere un corridore che dal primo agosto al 31 ottobre possa “garantirgli” 300-400 punti. Punti che, a fine anno, possono fare la differenza tra avere o perdere la licenza WorldTour.

Dicevi che ti aspetti i grandi colpi per l’inverno dalla Ineos. Perché?

La Ineos ha bisogno di rinforzarsi. E’ un grande team, ma ha delle lacune. Mi aspetto che finalmente investa in un settore giovanile, perché è una delle pochissime squadre senza una vera Devo.

Dalle voci che girano sembra che qualcosa si stia muovendo…

Ma le voci non bastano. Siamo a giugno inoltrato e già ora sei in ritardo nella selezione dei migliori juniores di secondo anno per una devo 2026. Possono farla, ma devono sbrigarsi.

Le italiane faranno qualcosa dal primo agosto? O vedremo solo stagisti?

No, solo stagisti. Le tre Professional italiane sono in piena lotta per il trentesimo posto (quello che consente di poter ottenere una WildCard per i grandi Giri, ndr). La Polti-Kometa ha Davide Piganzoli che può fare punti importanti. Credo che da lui dipenda molto perché questa squadra resti nelle prime trenta. La VF Group-Bardiani ha una squadra più omogenea ed è leggermente avanti. La Solution Tech-Vini Fantini ha adottato una strategia efficace: meno visibilità, ma un calendario asiatico che sta portando molti punti. Credo sarà una sfida fino all’ultima corsa in Cina tra loro.

Bahrain

Omrzel e Mattiussi: il cammino alla maglia rosa è iniziato nel 2023

24.06.2025
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Il giorno dopo Alessio Mattiussi, diesse e preparatore della Bahrain Victorious Development Team, è già al lavoro in vista dei campionati italiani under 23 a cronometro e su strada. La vittoria del Giro Next Gen è fresca e appesa ancora nella memoria ma l’ambizione non permette di fermarsi davanti a nessun traguardo. 

«Ci pensavo ieri (domenica, ndr) mentre eravamo in viaggio verso casa da Pinerolo – racconta Mattiussi – come sia un continuo porsi obiettivi. Ne avevamo appena raggiunto uno grandissimo ed è tempo di pensare ai prossimi. Il tempo di godersi ogni traguardo c’è, anche perché il telefono non smette di squillare e proprio così si comincia a realizzare l’importanza dell’impresa compiuta».

Jakob Omrzel e Alessio Mattiussi con la vittoria del Giro Next Gen hanno coronato un lavoro iniziato nel 2023 (foto Claudio Mollero)
Jakob Omrzel e Alessio Mattiussi con la vittoria del Giro Next Gen hanno coronato un lavoro iniziato nel 2023 (foto Claudio Mollero)

Un anno e mezzo dopo

Mattiussi ci dice che anche nei momenti più concitati della stagione il sonno non gli manca, appena tocca il letto dorme anche se poi domenica, prima della tappa decisiva, alle cinque di mattina era già sveglio. 

«Quando sei così vicino all’obiettivo – dice – c’è la gola di andare a prenderselo. Domenica a Pinerolo è stata una giornata incredibile. Pensate che durante la riunione pre tappa sul pullman è stato Omrzel stesso a dire che avremmo vinto. Sono io che ho dovuto trovare la mia migliore espressione da sfinge (ride, ndr)».

Dietro al palco delle premiazioni Roberto Bressan ci ha detto che con Omrzel ci lavori da quando era junior secondo anno…

Vero. Era novembre 2023 quando abbiamo iniziato, ovviamente in accordo con il team Adria Mobil (sua squadra da junior, ndr). Abbiamo curato tutta la stagione prefissando degli obiettivi sia con la squadra che con la nazionale slovena. L’obiettivo era costruire un programma di lavoro che permettesse a Omrzel di arrivare preparato alla categoria under 23. 

Com’è stato il primo approccio?

Atleticamente ho subito capito di avere davanti a me un corridore con spiccate doti di endurance. Con il passare dei giorni e dei chilometri dà il meglio di sé. La conferma è arrivata anche al Giro Next Gen, nelle ultime due tappe è stato il migliore. 

Umanamente parlando che ragazzo è?

Intelligente e ambizioso. Ogni volta che mette il numero sulla schiena vuole provare a vincere. Devo dire che appena ci siamo conosciuti mi ha fatto una bellissima impressione, inoltre si è fidato subito di me e questo ci ha permesso di costruire tanto. 

Anche perché non sono mancati i risultati.

Quando ha vinto la Parigi-Roubaix juniores abbiamo avuto la conferma che il metodo adottato stesse funzionando. Omrzel è un corridore da corse a tappe, quella vittoria sulle pietre è stata inaspettata però ha fatto intendere le grandi qualità. 

Il percorso per arrivare a vestire la rosa è stato tortuoso ed è passato anche dalla brutta caduta al Giro della Lunigiana (foto Instagram)
Il percorso per arrivare a vestire la rosa è stato tortuoso ed è passato anche dalla brutta caduta al Giro della Lunigiana (foto Instagram)
E’ un corridore dotato di grande intelligenza tattica?

Assolutamente. Nella tappa di Gavi eravamo pronti a cogliere le giuste occasioni dopo il Passo Penice. Sapevamo che gli uomini di classifica si sarebbero potuti muovere e così è stato. Omrzel ha dimostrato una grande visione di corsa, così come fatto nella seconda tappe del Giro di Slovenia. E’ difficile coglierlo impreparato dal punto di vista tattico. 

I suoi obiettivi lo scorso anno si sono fermati con la brutta caduta al Lunigiana, quanto è stato difficile ripartire?

Avevamo segnato in rosso il Giro della Lunigiana e i mondiali ed eravamo arrivati pronti. Quella brutta caduta ha fermato tutto e non solo dal punto di vista atletico. Omrzel è rimasto un mese in ospedale sotto osservazione, fosse stato per lui sarebbe tornato in bici dopo una o due settimane. Invece ci siamo confrontati con lo staff medico e gli abbiamo spiegato quanto fosse importante ripartire con calma. La stagione era finita e serviva recuperare bene. 

Una volta tornato in bici che sensazioni avete avuto?

Ha ripreso con calma a novembre con l’obiettivo di essere pronto per il mese di giugno. Nel ritiro di dicembre ero felice di vederlo di nuovo pedalare e che fosse con noi a fare gruppo divertendosi. Quando poi a gennaio abbiamo iniziato a preparare la stagione ho visto di nuovo tutte le sue qualità.

Ti saresti aspettato di vincere il Giro Next Gen?

Se me l’avessero chiesto a gennaio avrei risposto che sarebbe stato più un sogno che un obiettivo. Avrei detto che sarebbe riuscito a entrare nella top 5. La vittoria di domenica è ancora più bella proprio perché arriva dopo un lungo cammino insieme.

Baroncini: al Baloise una vittoria pesante, da leader puro

24.06.2025
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Una risposta di forza, di personalità: la vittoria di Filippo Baroncini al Baloise Belgium Tour è stata molto più di un semplice successo. Rappresenta tutta la solidità di un atleta che si propone come un perno importantissimo del nostro ciclismo.
E ora, dopo averlo sentito, abbiamo capito ancora meglio questa solidità.

L’atleta della UAE Emirates è stato esemplare nella gestione di questa cinque giorni belga: non sono state solo gambe. Questa vittoria apre altri scenari importanti per il futuro. Sia quello immediato, leggasi Campionati Italiani, sia quello a lungo termine.

Festa grande sul bus UAE. Toccante anche il rientro in Italia con l’abbraccio tra Baroncini e suo fratello Matteo che lo attendeva all’aeroporto (foto Instagram)
Festa grande sul bus UAE. Toccante anche il rientro in Italia con l’abbraccio tra Baroncini e suo fratello Matteo che lo attendeva all’aeroporto (foto Instagram)
Filippo, prima di tutto complimenti: ma te l’hanno suonato l’Inno di Mameli?

No e neanche mi hanno dato un goccio di birra… lasciamo perdere! Da non credere lassù…

Però dai, questo Belgio ci porta bene: il mondiale under 23, la tua prima vittoria da pro’, la tua prima corsa a tappe sempre lì?

Eh dai, a volte sì, a volte no, però posso essere contento. Bello, è andata alla grande stavolta.

Come è nata questa vittoria? Sei partito con i gradi di capitano?

Diciamo che sono partito sicuramente, avendo mostrato tanto al Giro d’Italia, con l’ambizione della squadra, più che altro per me e Florian Vermeersch, di fare classifica. Io mi sono fatto trovare pronto, non ho mollato dopo il Giro, anche perché vedevo che la gamba rispondeva bene. E allora ho detto: «Approfittiamone».

Cosa significa tecnicamente non hai mollato dopo il Giro?

Che ho riposato il giusto, non mi sono rilassato troppo. Ho fatto una settimana ben strutturata di allenamenti e il resto l’ha fatto il Giro d’Italia. Dopo un riposo iniziale ho fatto dei richiami di soglia e fuorisoglia. E catena in tiro con la bici da crono. Questi richiami mi hanno permesso di tenere il motore sveglio, ma al tempo stesso senza mai distruggermi, perché bisognava comunque recuperare e assimilare tutto il lavoro fatto.

Le due tappe chiave erano la crono e quella in cui sei andato in fuga?

Sì, esattamente. Comunque in Belgio non è mai semplice, ci sono sempre dei trabocchetti. Bisogna stare svegli e lontani dalle cadute. Però avevo una squadra super attorno a me, ci siamo aiutati l’uno con l’altro e il risultato si è visto.

Filippo Baroncini splendido nella sua posizione a crono. Era anche molto veloce
Filippo Baroncini splendido nella sua posizione a crono. Era anche molto veloce
Come è stato sentirsi leader? Ti è piaciuto questo ruolo?

Bello! Per una volta un feeling diverso, nel senso che ero più abituato ad aiutare gli altri e per una volta essere aiutato ripaga un po’, anche per i sacrifici che faccio per la squadra. Anche al Giro ho lavorato tanto per loro, per cui so cosa si prova e stavolta è stato bello riceverlo in cambio.

E hai sentito un po’ di pressione oppure te la sei goduta?

No, pressione no. Non sono uno che la sente tanto, anzi a volte bisognerebbe sentirla di più! E nelle giuste dosi serve.

Il giorno della crono sei stato un siluro. L’avevi vista al mattino?

L’avevo vista solo al mattino, poi avevo dato un’occhiata nei giorni prima. Di solito le crono corte le soffro un po’, preferisco quelle più lunghe. Ma è andata alla grande. Da lì ho capito che la condizione era ottima, perché sono rimasto attaccato ai più forti.

Quella sera sei andato a dormire con altra consapevolezza?

Esatto, ho iniziato a pensare che il giorno dopo poteva essere la volta buona.

Il momento decisivo dell’intero Baloise: a circa 35 km dall’arrivo Baroncini scatta e va a prendersi al maglia
Il momento decisivo dell’intero Baloise: a circa 35 km dall’arrivo Baroncini scatta e va a prendersi al maglia
Era una crono di 9,7 chilometri veloce: che rapporti hai scelto?

L’importante era fare velocità. Il rapporto contava, ma partire con dei rapportoni esagerati non è mai il massimo, nemmeno in crono brevi. Avevo un 64, né troppo grande né troppo piccolo. Mi sembrava ideale per tenere la catena dritta. Sembrava un piattone, ma c’erano due o tre rettilinei che tiravano in su.

Raccontaci il momento topico: quando E’ partita la fuga decisiva?

Volevamo essere noi ad accendere la corsa, ma ci ha pensato la Ineos Grenadiers. Io ero lì pronto, sempre vigile. C’è stato un grande forcing, mi sembra con Connor Swift, che ha ridotto il gruppo a dieci. Abbiamo provato a rientrare: prima Florian, chiuso da Ganna, poi io. Gli altri si sono fermati e sono partito in contropiede con altri quattro. Da lì è stato tutto un rincorrersi.

E il gruppo si avvicinava…

Esatto. Dietro hanno iniziato a menare. Avevamo già pianificato con la squadra che avrei provato ai 35 dalla fine. Quando siamo arrivati a quel punto, il gruppo era a 15-20 secondi. Era tiratissimo. Dopo una curva ho preso lo strappo a tutta. Mi sono detto: «O parto ora o ci riprendono». Ho dato la botta e sono andato via con Frigo, Berckmoes e Aular, che aveva anticipato.

Cosa si prova in un’azione così? Emozione o lavoro?

Non avendo sempre l’occasione di fare la corsa davvero, ogni volta è un’emozione nuova. Sei lì davanti a battagliare, è bello e ti gasa. Ho tirato tanto perché volevo portare a casa la classifica, non tanto la tappa. Se avessi voluto vincere la tappa, avrei corso in modo diverso. Ma la generale vale di più.

Il podio finale ha visto: 1° Baroncini, 2° Heyter, 3° Berckmoes
Il podio finale ha visto: 1° Baroncini, 2° Heyter, 3° Berckmoes
Adesso farai i Campionati Italiani?

Sì, sia la crono che la prova in linea. Ho visto il percorso della crono su VeloViewer. Di salita non ce n’è. E’ una crono molto lineare, da spingere. Ci sono anche curve tecniche, ma io la bici da crono la guido bene. Sono tranquillo.

Quanto sei cresciuto in questi due mesi? Al Giro tutti dicevano: “Quanto va forte Baroncini”…

Sì, l’ho notato anch’io. Fa piacere, soprattutto se i complimenti arrivano anche da altre squadre. E’ motivo d’orgoglio. Sicuramente il Giro mi ha fatto fare uno step, anche mentale. Era il mio secondo grande Giro, dopo la Vuelta, e nelle gambe ha fatto la differenza.

Chiaro…

Mi ero già abituato a quello sforzo con la Vuelta e questo mi ha aiutato a gestirmi meglio durante la corsa rosa. Però per come sono andato quest’anno, ammetto che a volte mi sono sorpreso da solo in salita!

Filippo, cosa aggiungere? Ti auguriamo di gustarti la birra che non hai preso in Belgio!

Ah quella dopo gli Italiani, sicuro! Adesso siamo concentrati e via.

Recupero e alta intensità: le due settimane post Giro di Tonelli

23.06.2025
4 min
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Rispetto a qualche anno fa, dopo il Giro d’Italia abbiamo visto moltissimi corridori continuare a correre. C’è persino chi è andato in Slovenia, in pratica una consecutio della corsa, e chi è rientrato solo qualche giorno fa. E’ questo il caso, per esempio, di Alessandro Tonelli.

L’atleta della Polti–Kometa infatti, dopo due settimane, è rientrato in gara alla Route d’Occitanie. Due settimane sono un periodo intermedio, né breve per fare solo scarico, né tanto lungo per recuperare appieno. Tonelli ha disputato quindi la corsa francese e poi ha proseguito nella nuova gara pirenaica, la prima edizione della Andorra MoraBanc Clàssica.

Dal caldo torrido della Route d’Occitanie al fresco dei Pirenei: questi sbalzi termici non aiutano
Dal caldo torrido della Route d’Occitanie al fresco dei Pirenei: questi sbalzi termici non aiutano
Alessandro, partiamo dalle tue sensazioni: come è stato rientrare in gara dopo il Giro?

Diciamo che il caldo ha influenzato molto la prestazione. In Francia abbiamo vissuto cinque giorni di tappe caldissime, a 35-36 gradi. Si sono sentiti parecchio nelle gambe e nel corpo. Ieri ad Andorra invece in tal senso molto meglio, perché era più fresco… a tratti quasi freddo, ma è stata una gara durissima: 4.000 metri di dislivello in 115 chilometri.

Al netto del caldo?

Dopo il Giro, come spesso accade, sentivo di fare una fatica bestia quando si andava piano. Ero impacciato, pesante, mentre andava meglio quando si andava forte. Ma è un classico del Giro: vieni da tre settimane in cui ti sei abituato alle alte intensità, ma non hai recuperato del tutto.

Entriamo nel cuore dell’argomento, le due settimane tra Giro e Occitanie: come le hai passate?

Nella prima settimana ho osservato un giorno di riposo totale e un giorno in cui facevo un’ora e mezza molto tranquilla. Solo al sabato ho fatto quattro ore con un primo richiamo d’intensità: 5-6 minuti facendo una progressione da Z4 a Z5.

Passiamo alla seconda settimana: il lunedì cosa hai fatto?

E’ stata una giornata un po’ particolare. Ho lavorato sulla forza. Ho fatto le classiche SFR. Essendo parecchio tempo che non andavo in palestra, poteva essere rischioso con le gare così vicine. Così ho cercato di fare la forza in bici.

Per Tonelli nella seconda settimana post Giro parecchia intensità a casa
Per Tonelli nella seconda settimana post Giro parecchia intensità a casa
Martedì?

Recupero, un paio d’ore facili…

Mercoledì?

Ho ripetuto il lavoro del lunedì.

E siamo al giovedì…

Ho fatto 4 ore, con lavori ad alta intensità. Ho fatto due salite iniziandole forte in Z5 per 4 minuti, poi 3 minuti di recupero in Z3 e poi altri 8 minuti in Z5. In totale sono stati 15 minuti di lavoro ripetuti per due volte. A seguire ho inserito un lavoro in pianura ad alta cadenza: 2×8 minuti in Z3.

Venerdì?

Scarico semplice, un paio d’ore.

E il sabato?

Ho fatto una distanza regolare, che poi distanza vera e propria non era perché in questa fase non si deve caricare tantissimo. Quindi ho fatto 4 ore e 30′ con tre salite da 25 minuti. Una di queste salite l’hanno affrontata al Giro Next Gen prima del Maniva, è il Passo dei Tre Termini, che da noi è noto come Polaveno.

E infine, Alessandro, eccoci alla domenica…

Riposo assoluto, non sono uscito. Nel limite delle possibilità la domenica per me è sacra e la dedico sempre al riposo. In compenso ho fatto ancora un richiamo il giorno successivo.

Calando i chilometri, Tonelli ha diminuito l’apporto di carbo anche in allenamento
Calando i chilometri, Tonelli ha diminuito l’apporto di carbo anche in allenamento
E cosa hai fatto di preciso?

Ero alla vigilia della partenza per la Route d’Occitanie e ho fatto 2 ore e 45 minuti con due lavori ad alta intensità di 12 minuti in salita (a varie intensità) e a seguire 5 ripetizioni da 20”-40”.

Insomma Alessandro, nel complesso non un super volume ma neanche si passeggiava. Invece da un punto di vista alimentare come hai gestito queste due settimane?

Allenandomi meno ho calato l’apporto dei carboidrati, soprattutto nella prima settimana. Sostanzialmente la regola è: ti alleni meno, mangi meno. Poi quando ho ripreso ad allenarmi mi sono rimesso al regime di 80 grammi di carbo l’ora. Io anche in gara esagero, arrivo mediamente a 110 grammi l’ora.

Avrai mangiato meno, ma qualche sgarro post Giro lo avrai pur fatto?

Ma sì, già a partire dalla cena che abbiamo fatto tutti insieme a fine Giro. Poi però, dovendo correre, non è che ti lasci andare del tutto. In quella settimana di riposo controllavo l’alimentazione, ma se volevo qualcosa, che so un gelato, un dolcetto, me lo mangiavo. Alla fine lo stacco in quei giorni era anche per la testa e non solo per le gambe.

Sul fronte dei liquidi e dell’integrazione?

In allenamento non è cambiato tanto perché alla fine di caldo vero a casa ne ho preso un paio di giorni. Ma in gara in Francia ho bevuto moltissimo.

Velodromo di Crema, un bene comune a favore dei giovani

23.06.2025
5 min
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CREMA – Siamo all’interno di un velodromo storico del nostro panorama, ovvero il Velodromo Pierino Baffi (padre di Adriano Baffi, ex corridore e ora direttore sportivo alla Lidl-Trek) di Crema. Ristrutturato e rimesso a nuovo, l’anello è da considerare anche una sorta di impianto polifunzionale dedicato alla comunità, non tanto per le attività che si svolgono al suo interno, ma per la promozione e valorizzazione (soprattutto) dell’attività giovanile.

Un anello con base in cemento, un impianto scoperto con un’area verde al centro che può essere adattata in base alle necessità. La pista ha una lunghezza di 329,25 metri. Abbiamo incontrato Graziano Fumarola, presidente del Consorzio di Gestione Pista a Crema, di fatto la società che raggruppa tutte le ASD del territorio ed ha il compito primario di gestire l’impianto.

Il Velodromo Pierino Baffi è in centro città
Il Velodromo Pierino Baffi è in centro città
Cosa rappresenta il Velodromo Pierino Baffi?

E’ il simbolo dell’interpretazione del valore della comunità, perché il velodromo è un bene di tutti. E’ ovvio che si rivolge principalmente ai ciclisti, o meglio, a quelle società che fanno promozione giovanile nel ciclismo, ma il nostro impianto vive e resta vivo anche grazie ad una serie di iniziative extra ciclismo.

Quando ha ripreso vita?

Così come lo vediamo adesso, a dicembre del 2023. Nel momento immediatamente successivo all’inaugurazione sono iniziate le attività ed i corsi di avviamento allo sport per i giovanissimi.

Graziano Fumarola è il presidente del Consorzio di Gestione Pista a Crema
Graziano Fumarola è il presidente del Consorzio di Gestione Pista a Crema
Una struttura versatile, ma c’è un punto di forza che vale la pena sottolineare?

E’ un velodromo dove possono entrare tutte le fasce di utenza. Quando è stato ristrutturato si è voluto mantenere una fascia di riposo, o di respiro, quella arancione, molto ampia e questo fattore permette l’ingresso a tutti. Questo ci permette di portare al suo interno anche i bambini, ovviamente c’è sempre l’occhio attento di tecnici laureati in scienze motorie.

Quindi gli allenatori sono tutti laureati?

Sì ed è una nostra scelta. Non solo, perché anche in questa direzione abbiamo coinvolto una serie di giovani che riescono ad interagire con i bambini, con i ragazzini nel modo adeguato. Non viene denigrato o fatto passare in secondo piano il lavoro svolto da chi ora è in pensione, oppure ha raggiunto una certa età, ma semplicemente viene data l’opportunità anche ai giovani tecnici di crescere. I piccoli corridori di oggi sono i campioni del futuro. I giovani tecnici di oggi sono i tecnici di successo di domani.

Con quale modalità viene aperto il velodromo?

Il programma di base prevede quattro giorni a settimana di apertura. Tre sono dedicati alle categorie agonistiche, uno ogni settimana è dedicato ai giovanissimi. A questo programma di base si aggiungono gli eventi di promozione ed eventuali aperture straordinarie. Inutile sottolineare che il sogno nel cassetto è quello di riportare l’impianto alle competizioni. Ci stiamo lavorando e penso anche al ciclocross come veicolo di promozione.

La categorie amatoriali e gli utenti comuni possono entrare?

Per ora no, ma stiamo lavorando anche in questa direzione per aprire il velodromo al pubblico comune, seguendo la filosofia di un bene a disposizione della società. Le difficoltà della chiusura attuale verso gli amatori sono legate alle responsabilità in caso di incidente.

In termini di gestione, quale è la parte più complicata da affrontare?

Il velodromo deve vivere, deve essere utilizzato. Ad oggi la parte complicata è la gestione delle responsabilità, la sicurezza e la gestione di eventuali infortuni. Paradossalmente non è la manutenzione, come si potrebbe immaginare.

Per quanto riguarda i costi?

Non più di tanto, nel senso che abbiamo la fortuna di essere pienamente supportati dall’Amministrazione Comunale. Certamente siamo attenti a far collimare il tutto, ma quando la politica è propositiva, tutto è più semplice, a tutti i livelli. La proposizione dell’amministrazione comunale ci ha permesso di attivare anche una serie di iniziative, una su tutte, dare in gestione il punto di ristoro alla Cooperativa Sociale La Casa del Pellegrino, allargando ancor di più il coinvolgimento giovanile ed il percorso di crescita dei ragazzi.

EDITORIALE / Moser, la fatica e i corridori con la valigia

23.06.2025
4 min
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Pare che Robbert De Groot, responsabile tecnico del Visma Lease a Bike Development Team abbia detto chiaramente che se i suoi voti a scuola non saranno sufficienti, Segatta potrà fare a meno di presentarsi al ritiro di dicembre. E così il trentino, che con i libri ha un rapporto faticoso e niente affatto amichevole, dovrà mettersi sotto anche a scuola, rinunciando al suo proposito di abbandonarla.

Un altro italiano finisce all’estero e questa volta senza che sia uno del giro della nazionale. Il reclutamento sta diventando sempre più capillare e profondo e va da sé che quando ti convocano in quel quartier generale così importante, serva tanta follia per dire di no. Segatta è trentino come Moser e un’intervista pubblicata ieri sul Corriere della Sera ha raccontato benissimo quale fosse la molla che in quegli anni spingeva i ragazzi a cercare altre strade. Da quello che diventava prete per non faticare in vigna, a Francesco che riusciva a soffrire sulla bicicletta perché abituato alla ben più dura fatica dei campi. Qual è oggi la molla che spinge i ragazzi a cercare la fortuna su una bici?

Francesco Moser, qui nel suo Maso Villa Warth, è passato dalla fatica dei campi a quella del ciclismo
Francesco Moser, qui nel suo Maso Villa Warth, è passato dalla fatica dei campi a quella del ciclismo

Tutto troppo facile

Ci sono i valori fisici pazzeschi, che fanno dire ai fisiologi che hai un futuro già scritto. C’è l’esuberanza. Ma quando il gioco diventa veramente duro e intorno hai soltanto ragazzi con valori fisici altrettanto pazzeschi, a cosa attingi se dietro non ci sono fame, rabbia, amore, cultura? Immaginare di lasciare la scuola per dedicarsi allo sport, sia pure con il supporto di doti atletiche non indifferenti, è tipico degli adolescenti che scansano gli impegni noiosi per dedicarsi a quelli più eccitanti. Eppure la chiave della maturazione sta anche nella capacità di gestire gli impegni meno stimolanti. Prima il dovere, poi il piacere.

Forse il problema di tanti ragazzi italiani che negli ultimi anni si sono affacciati al professionismo sta proprio nella base che manca, nelle motivazioni e nel fatto che paradossalmente sia diventato tutto troppo facile. Ti misurano il cuore e i polmoni, il trasporto d’ossigeno e la qualità muscolare e decidono che sei pronto. Se madre natura ti ha dato tanto, vai avanti e poi si vedrà. Se madre natura ti ha fatto normale, però magari hai il carattere di un leone, non ti guardano neppure.

Sin dal primo anno da U23, Pellizzari è passato alla VF Group, approdando poi nel WorldTour (foto Filippo Mazzullo)
Sin dal primo anno da U23, Pellizzari è passato alla VF Group, approdando poi nel WorldTour (foto Filippo Mazzullo)

Le scelte e la fretta

Segatta ha accanto dei manager capaci di stilare il giusto elenco delle priorità. E pure la nuova squadra ha fatto capire che dell’istruzione non si possa fare a meno. Altri invece hanno rinunciato agli studi, puntando sul ciclismo senza considerare che un giorno saranno grandi e non avranno necessariamente messo da parte una fortuna. In qualche modo si sta tornando indietro a quando i ragazzi non andavano a scuola per aiutare le famiglie e vedevano nel ciclismo un modo più redditizio di farsi strada, rispetto ai mestieri più umili cui erano dediti.

Oggi la società è ovviamente diversa e pur essendoci tutti i presupposti per finire gli studi e poi dedicarsi allo sport, nel nome della fretta, dei consigli sbagliati e della paura che qualcuno prenda il tuo posto, ci sono ragazzi che mettono da parte il resto. In alcuni casi lo sport resta emancipazione rispetto a un quadro sociale difficile e in quel caso la scelta di investire sull’attività più redditizia resta ingiustificata, ma se non altro è più comprensibile.

Garofoli è stato uno dei primi a battere la via olandese, ma dopo un anno di vita all’estero, ha preferito tornare in Italia
Garofoli è stato uno dei primi a battere la via olandese, ma dopo un anno di vita all’estero, ha preferito tornare in Italia

La contabilità da tenere

Tuttavia quale sarebbe l’alternativa al partire? Quali squadre italiane si erano accorte di Segatta, ad esempio, proponendogli di correre in Italia per il 2026? Quante hanno accolto la proposta di valutarlo? Nella stessa scuderia ci sono stati due casi precedenti di grandi talenti fatti passare per piccole squadre e che poi hanno ottenuto i risultati migliori. Uno è Bernal, passato con Savio. L’altro è Pellizzari, che prima di arrivare nel WorldTour ha fatto un importante… scalo tecnico con Reverberi.

Forse tra le valutazioni da fare dovrebbe essercene una sul quadro d’insieme, che tenga conto della maturità dell’atleta, per scongiurare il rischio che un domani torni indietro, e delle sue necessità di vita. Non tutti sono pronti per partire. E anche se nei fatti non si tratta di vivere all’estero, ma di restare a casa, studiare, allenarsi e raggiungere il team per le gare, quel che si perde è la familiarità con i compagni e la possibilità di allenarsi quotidianamente con loro. La tovaglia è corta. Nel frattempo sarà opportuno tenere la contabilità di quelli che partono e di quelli che tornano, affinché la loro esperienza possa guidare nelle scelte future.

Turconi: migliore degli italiani e la conferma i progressi fatti

23.06.2025
4 min
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PINEROLO –  Il migliore degli italiani al Giro Next Gen è stato Filippo Turconi, a testimoniare i progressi visti fare al giovane della Vf Group-Bardiani CSF-Faizanè. Vestire la “maglia tricolore” alla corsa rosa under 23 è un simbolo che dona certezze a lui e alla sua squadra. Le qualità ci sono ed è ora di lavorarci su al fine di farle uscire. Se poi ci mettiamo che la posizione finale in classifica generale di Turconi è un ottimo quinto posto alle spalle di corridori forti e davanti a nomi altrettanto importanti, tutto prende maggiormente forma (in apertura foto La Presse). 

In cima a Prato Nevoso, il secondo arrivo in salita del Giro Next Gen, ha trovato una sesta posizione solida e frutto di grande determinazione. Lui al momento si gode il tutto con la leggerezza dei suoi diciannove anni anche se è consapevole di cosa significano certi passaggi. 

«Sono molto felice di portare a casa questa maglia tricolore – dice al margine della premiazione finale – alla fine ho provato anche a conquistare delle posizioni in classifica ma non sono riuscito. Volevo tentare di tornare sul podio (la mattina della settima tappa era terzo alle spalle di Tuckwell e Omrzel, maglia rosa finale, ndr) ma non ho rimpianti».

Filippo Turconi, quinto nella classifica finale di questo Giro Next Gen è stato anche il miglior italiano (foto La Presse)
Filippo Turconi, quinto nella classifica finale di questo Giro Next Gen è stato anche il miglior italiano (foto La Presse)
Con quali obiettivi eri venuto a questo Giro Next Gen?

Non nascondo (dice con un sorriso appena accennato, ndr) che l’obiettivo all’inizio era quello di provare a entrare nei primi dieci. Avevo dei dubbi visto che non avevo mai provato a fare classifica e non sapevo come avrei reagito. Inoltre c’è da considerare che  è stata una corsa dura, di altissimo livello. 

Quanto è stato importante portare la maglia tricolore fino alla fine?

Tanto perché è un simbolo bello e importante visto che è riservata al miglior corridore italiano, ma alla fine l’idea era di spingere per trovare il miglior piazzamento in classifica. Diciamo che è arrivata di conseguenza al mio andare forte.

Per Turconi un Giro corso con costanza con quattro top 10 di tappa, miglior risultato il secondo posto a Gavi (photors.it)
Per Turconi un Giro corso con costanza con quattro top 10 di tappa, miglior risultato il secondo posto a Gavi (photors.it)
E’ una stagione di conferme…

Sì, ho vinto la mia prima gara internazionale, è arrivata la convocazione in nazionale. Non me lo sarei mai aspettato e sono contentissimo per come sta andando. Le sensazioni sono buone, sono arrivato a non mettermi troppa pressione addosso visto che comunque non mi ero mai messo alla prova in corse a tappe. 

Questa è la tua seconda esperienza al Giro Next Gen, cosa hai portato dallo scorso anno?

Tanta esperienza. Nel 2024 ero un primo anno e il mio compito era quello di dare supporto a compagni molto forti. Mentre quest’anno sono arrivato con intorno a me una bella squadra insieme a Scalco, Paletti, Conforti e Biagini. I primi due sono due terzi anno e sono anche molto forti in salita, quindi io arrivavo senza pressioni. 

Turconi in questa stagione sta crescendo tanto sia fisicamente ma soprattutto mentalmente, un passaggio importante per il futuro
Turconi in questa stagione sta crescendo tanto sia fisicamente ma soprattutto mentalmente, un passaggio importante per il futuro
Qual è il progresso più grande che senti di aver fatto?

Sono uno che si mette tante pressioni da solo e sto cercando di imparare a gestire meglio questo aspetto. Dal punto di vista fisico sono felice di aver avuto delle ottime conferme. Ogni giorno mi sentivo pieno di energie anche in un Giro Next Gen senza mai una giornata di riposo o di relax in gruppo. 

Che tipo di pressioni ti mettevi?

Il giorno prima di una gara pensavo tutto il tempo a come si sarebbe svolta e ai vari scenari. Mentalmente diventava difficile perché comunque mi stancavo e non riuscivo a riposare bene. Ora invece sto provando a non pensare giorno per giorno. 

Cioè?

Mi concentro sulla tappa dalla mattina a colazione fino alla sera sul pullman quando parliamo con i diesse, poi però una volta a casa o in hotel voglio staccare. Durante questi otto giorni i compagni e lo staff mi hanno dato una grande mano, abbiamo un bel gruppo con il quale è bello andare alle corse e passare del tempo insieme.