EF Pro Cycling, Assos, 2026

ASSOS e EF Pro Cycling: al via una collaborazione tra tecnica e velocità

02.01.2026
3 min
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ASSOS of Switzerland è il nuovo “official technical apparel” partner del team WorldTour EF Pro Cycling, dando così vita a una partnership pluriennale che coinvolge team maschili, femminili e devo. Un accordo che unisce due realtà accomunate dalla stessa visione: cercare il futuro della velocità senza accettare compromessi.

Nel ciclismo moderno, l’innovazione non nasce dall’immobilità. E’ il risultato di sperimentazione continua, coraggio e capacità di superare i limiti conosciuti. ASSOS, pioniere dell’abbigliamento tecnico per il ciclismo dal 1976, porta in dote quasi cinquant’anni di esperienza, ingegneria svizzera e una filosofia chiara: creare, ripensare, migliorare. Valori che trovano una perfetta sintonia con l’identità del team EF Pro Cycling.

EF Pro Cycling, Assos, 2026
ASSOS vestirà tutte le formazioni del team EF Pro Cycling: uomini, donne e devo
EF Pro Cycling, Assos, 2026
ASSOS vestirà tutte le formazioni del team EF Pro Cycling: uomini, donne e devo

Lavoro interno

La collaborazione è stata costruita lavorando a stretto contatto con atleti, direttori sportivi e performance staff del team. L’obiettivo non è solo rispondere alle esigenze delle competizioni di massimo livello, ma ridefinirle. Nascono così sistemi di abbigliamento pensati come veri strumenti di performance, dove ogni dettaglio ha una funzione precisa nella ricerca della massima efficienza aerodinamica e del comfort assoluto.

Secondo Edwin Navez, CEO di ASSOS, questa partnership rappresenta un allineamento naturale di valori. EF Pro Cycling è riconosciuta per la sua capacità di rompere gli schemi, sia in gara sia a livello culturale. La stessa attitudine guida da sempre ASSOS nello sviluppo dei propri prodotti. Insieme, le due realtà puntano a testare nuovi limiti e a creare un vantaggio reale nelle condizioni di gara più estreme.

EF Pro Cycling si è affermata come una delle squadre più riconoscibili del panorama internazionale. Stile di corsa aggressivo, identità visiva distintiva e attenzione all’inclusività hanno reso il team un punto di riferimento nel ciclismo maschile e femminile. Con ASSOS come partner tecnico, la squadra adotta un approccio “rider-first”, basato su innovazione continua, precisione maniacale e sviluppo guidato dai dati.

Iconici e unici

Jonathan Vaughters, fondatore e CEO di EF Pro Cycling, ha sottolineato come ASSOS abbia segnato la storia dell’abbigliamento ciclistico ben prima dell’attuale generazione di atleti. I suoi primi pantaloncini ASSOS sono stati una rivelazione. Oggi, decenni dopo, il brand continua a stabilire lo standard tecnico del gruppo. L’obiettivo condiviso è chiaro: creare il kit più veloce e più iconico del ciclismo professionistico.

Il kit 2026 riflette questa mentalità proiettata al futuro. Ispirato ai temi dell’esplorazione e della scoperta, evolve l’identità cromatica di EF Pro Cycling introducendo un’energia nuova, quasi visionaria. Colori, materiali e costruzione sono integrati in un sistema completo, dove forma e funzione lavorano insieme al servizio della velocità.

Il nuovo kit replica ASSOS EF Pro Cycling sarà disponibile anche per il pubblico. Progettato per le uscite quotidiane e per le lunghe distanze, porta su strada lo stesso spirito di innovazione visto nelle gare più importanti del mondo. Un modo concreto per permettere agli appassionati di vestire la tecnologia utilizzata ai massimi livelli del ciclismo professionistico.

ASSOS

Tour de France Femmes 2025, Pauline Ferrand Prevot, pubblico

Dieci anni di WorldTour donne: come vanno le cose?

02.01.2026
7 min
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A marzo del 2015, l’UCI annunciò che l’anno successivo la Coppa del mondo femminile sarebbe stata sostituita dall’UCI Women’s WorldTour, in un ranking parallelo a quello maschile. Più prove nel calendario, distanze superiori e più giorni di gara nelle corse a tappe. Obbligo di avere la diretta televisiva e i montepremi che avrebbero dovuto avere un livello minimo. Questi e altri, in termini di comunicazione e criteri di partecipazione, sarebbero stati i nuovi requisiti del WorldTour, che quest’anno compie dieci anni.

Dalla prima edizione del 2016, il WorldTour femminile ha vissuto un’accelerazione molto rapida. Dal 2020 le squadre sono state costrette a fissare uno stipendio minimo, oltre ad assicurazione e diritti, incluso il congedo di maternità. Diverse WorldTour maschili hanno creato le compagini femminili. Mentre nel 2020, con la stagione falcidiata dal Covid, fu annunciata anche la categoria UCI ProSeries, che ha debuttato nel 2025. Dopo un primo punto fatto nell’ormai lontano 2021, di tutto questo parliamo nuovamente con Alessandra Cappellotto, iridata nel 1997 e vicepresidente dell’Associazione corridori italiana dal 2013, che nel 2017 ha fondato il CPA Women, il sindacato mondiale delle cicliste.

Presentazione Giro d'Italia Women 2026, Roma, Alessandra Cappellotto
Alessandra Cappellotto ha creato nel 2017 il CPA Women, qui alla presentazione del Giro Women 2026. Con lei parliamo di WorldTour
Presentazione Giro d'Italia Women 2026, Roma, Alessandra Cappellotto
Alessandra Cappellotto ha creato nel 2017 il CPA Women, qui alla presentazione del Giro Women 2026. Con lei parliamo di WorldTour
Dieci anni di WorldTour: quale pensi sia stata la conquista più importante?

Il fatto di dare dignità all’essere ciclista. Il cambiamento è stato enorme in pochissimo tempo ed è ovvio che non tutti gli aspetti siano cresciuti allo stesso modo. Abbiamo ottenuto alcuni diritti, i contratti e i minimi salariali. La bellissima sorpresa del 2025 è che sono arrivati dei compensi superiori, non ancora uguali a quelli degli uomini, che però hanno dato più dignità alle ragazze.

Hai detto che non tutti gli aspetti sono cresciuti allo stesso modo.

Manca ancora un numero di atlete sufficiente per tanta attività, questa è la critica che mi arriva da varie parti, però secondo me è stato giusto partire dal vertice. Adesso che le donne hanno visibilità, è anche più facile che cresca la base. Quando correvo io, si facevano sacrifici per la passione e anche i genitori avevano una cultura diversa. Adesso questa è cambiata, per cui quando una ragazzina dice che vuole correre in bicicletta, i genitori sanno che se la figlia è brava, potrebbe anche arrivare a viverne. La ragazzina che vuole fare ciclismo ha come riferimento Elisa Longo Borghini e le altre campionesse, come nel tennis Sinner e Jasmine Paolini sono un traino eccezionale.

Il problema in Italia è il grosso gap finanziario e di riflesso tecnico rispetto ai team stranieri. Tanto che non abbiamo ancora un ProTeam femminile.

Nonostante sia uno dei Paesi con la più grande tradizione di ciclismo, l’Italia è davvero in difficoltà. Non ci sono team di alto livello ed è qualcosa che lascia l’amaro in bocca, perché al contrario ci sono tanti praticanti e atleti fortissimi. L’UCI aveva previsto i ProTeam dal 2026, è stato il CPA Women a spingere per anticipare di un anno. Abbiamo fatto una cosa giusta, però ci siamo resi conto che il gap fra l’Italia e gli altri Paesi sia davvero enorme. Spero che il 2026 sia una sorta di anno zero. Quello che è stato fatto finora è una base incredibile, adesso però c’è da buttare giù delle fondamenta forti.

Il traino di un’atleta come Longo Borghini, unito alla nuova struttura del WorldTour femminile, potrebbe aiutare ad allargare la base
Il traino di un’atleta come Longo Borghini, unito alla nuova struttura del WorldTour femminile, potrebbe aiutare ad allargare la base
Restiamo in Italia. Quando correvi, c’erano grandi sponsor come Sanson o la Gas, che oggi non si avvicinano nemmeno.

La Gas in cui ho corso nacque perché andai dal proprietario, Claudio Grotto, e lo convinsi. Era una persona appassionata che entrava come in precedenza aveva fatto Giorgio Squinzi con la Mapei. Adesso le aziende funzionano in un altro modo. All’estero, la Lotto, la FDJ, la Uno X hanno sponsor portati dal governo. Secondo me quello che manca in Italia è la connessione tra politica e sport. Perché la Francaise des Jeux può sponsorizzare un team WorldTour, mentre l’Enalotto non lo fa? Con una settimana di entrate del SuperEnalotto, potresti fare un team WorldTour maschile! I vertici federali dovrebbero impegnarsi di più nei rapporti con la politica.

E’ quello che sta facendo Roberto Pella, ma le donne non sono professioniste e c’è il grosso dubbio se farle entrare nella Lega…

Come dice anche il presidente della FCI Dagnoni, se il ciclismo femminile diventa professionistico, si vanno a perdere anche tanti vantaggi che adesso ancora si hanno

Parli dei corpi militari che tesserano le atlete?

Per esempio questo, sì. Non so, tutto sommato, se sia conveniente che diventino professioniste, se hanno la possibilità di avere questi contratti. Federica Pellegrini non è mai stata professionista, nel nuoto non è previsto: è davvero questo il passaggio necessario? Pella è più che benvenuto, nel 2025 ha fatto veramente cose miracolose. Ma anche qui servono collaborazione e coesione, serve voglia di impegnarsi con intenti comuni.

FDJ, le lotterie nazionali francesi, possiedono la loro squadra WorldTour e hanno investito per prendere Demi Vollering
FDJ, le lotterie nazionali francesi, possiedono la loro squadra WorldTour e hanno investito per prendere Demi Vollering
A livello internazionale la svolta è venuta quando è tornato il Tour de France.

Ha davvero dato una svolta al WorldTour. Peccato che ASO sia così prudente. Avrebbero le capacità per far tornare il Tour de France a com’era quando lo correvo io, cioè di 15 giorni. Non dico le tre settimane, perché il sistema femminile non deve copiare quello che fanno gli uomini, ma due settimane si possono fare. Invece sono proprio prudenti. E’ anche vero che quando fanno una cosa, la fanno bene. Quindi meglio aspettare due anni in più per avere i 15 giorni, piuttosto che farli subito e poi tornare indietro perché si accorgono che sono troppi.

Un tema molto dibattuto, con il gruppo diviso a metà…

Quando correvamo noi si facevano due settimane e anche tutte le montagne. Al Giro non ricordo che si facessero le grandi salite, mentre al Tour le facevano tutte. Il mio obiettivo del 2026 potrebbe essere fare un sondaggio, come faccio di solito con le atlete, chiedendo se siano favorevoli a un Tour più lungo. E poi si potrà chiederlo all’UCI e al PCC (Consiglio del ciclismo professionistico, ndr), visto che come rappresentante delle atlete è stata eletta Juliette Labous.

Le ragazze in effetti hanno acquisito spessore nelle dichiarazioni, sono più autorevoli nei pareri, per questo è suonata stonata la serie dei commenti sulla magrezza di Pauline Ferrand Prevot.

Com’è anche giusto, le ragazze di spicco che partecipano alle attività del CPA Women, hanno cose da dire. Nello Zoom che facciamo una volta al mese, Wiebes è sempre presente e quando abbiamo parlato di sprint c’era anche la Kopecky. Invece i commenti sulla Prevot hanno lasciato l’amaro in bocca anche a me. Quando ancora correvo, per vincere avrei fatto qualsiasi cosa che fosse consentita. Se mi avessero detto di tagliarmi i capelli a zero perché sarei andata più forte, me li sarei tagliati. Figurarsi dimagrire sotto il controllo del medico… Ci sono amiche della mia età che perdono cinque chili per sembrare più belle e non gliene viene nulla in tasca.

I commenti sulla magrezza di Ferrand Prevot da parte di alcune protagoniste del WorldTour sono parsi sbagliati a Cappellotto
I commenti sulla magrezza di Ferrand Prevot da parte di alcune protagoniste del WorldTour sono parsi sbagliati a Cappellotto
Perché allora quei commenti?

Perché siamo donne e dobbiamo ancora fare lo switch per essere davvero professionali come gli uomini. Quando facciamo le riunioni periodiche assieme agli uomini, si percepisce la differenza e magari è anche inevitabile visto che ci siamo solo da 10 anni. Ma queste posizioni su Pauline sono state la delusione più grande del 2025. Non è una ragazza arrivata dal nulla, bensì un’atleta che aveva già dimostrato di saper centrare gli obiettivi cui punta. Parlare così è stato poco professionale, un esempio di poco stile, come di ragazzine invidiose.

Lappartient ha detto che una sola Monumento non ha ancora la gara femminile.

Ed è il Lombardia. Stiamo spingendo ad ogni singola riunione e ogni meeting, anche del PCC, perché si faccia. RCS dice che a livello organizzativo è impossibile chiudere per due giorni di fila la zona di Como. Ma io credo che si sappia così tanto sui tempi di una corsa, che si potrebbe fare una chiusura precisa che impatti il meno possibile sul traffico. Non serve aver paura che le donne facciano i 30 all’ora, semmai le facciamo partire quattro ore prima dei maschi oppure fai la gara più corta. Tanto abbiamo visto, come dicevamo prima, che c’è tanta differenza fra le ragazze: il gruppo che si gioca le corse è composto da 50 atlete.

Ultima domanda, che ti facemmo anche quattro anni fa: ti sarebbe piaciuto correre in questo ciclismo?

Molto. A parte il discorso salariale, perché quello c’è, mi sarebbe tanto piaciuto fare le gare che fanno adesso. La Roubaix, ad esempio, e tutte le corse che prima non c’erano. Invece non so se mi sarei trovata bene a livello di esposizione mediatica, anche se io ne andavo pazza. All’epoca si potevano anche fare le cose sopra le righe, penso a tante goliardate che oggi sarebbero impensabili perché dopo un secondo ci sarebbe già il video. Adesso le ragazze fanno fatica a dire qualsiasi cosa, per questo non le invidio.

4KAAD, occhiali, TotalEnergies

4KAAD con il Team TotalEnergies: visione, velocità e prestazioni 

27.12.2025
3 min
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Dalla prossima stagione agonistica 2026, il Team TotalEnergies utilizzerà gli occhiali 4KAAD: brand che così diventa fornitore ufficiale ed esclusivo della squadra pro francese. Il risultato è una partnership strategica che unisce due realtà accomunate dalla stessa visione: portare l’efficienza tecnica e la performance ai massimi livelli nel ciclismo su strada professionistico.

Nel ciclismo moderno, la visione è un fattore determinante. Non si tratta solo di vedere la strada. Conta anticipare le traiettorie. Leggere il gruppo. Reagire in frazioni di secondo. Alle alte velocità del WorldTour, ogni dettaglio visivo può fare la differenza tra vittoria e sconfitta.

Gli occhiali 4KAAD sono progettati esattamente per questo scenario. Offrono chiarezza ottica assoluta. Stabilità aerodinamica. Comfort ultraleggero. Il tutto anche nelle condizioni più estreme, dagli sprint ad alta intensità alle lunghe tappe di montagna.

La filosofia di 4KAAD è chiara. Il design deve servire la prestazione. Ogni elemento è pensato per l’uso agonistico. Le montature leggere riducono l’affaticamento. La geometria flessibile delle aste garantisce una calzata stabile. Nessun punto di pressione. Nessuna distrazione. Solo concentrazione totale sulla gara.

4KAAD, occhiali, TotalEnergies
Gli occhiali 4KAAD si distinguono per una montatura leggera e le lenti XCvision mirror
4KAAD, occhiali, TotalEnergies
Gli occhiali 4KAAD si distinguono per una montatura leggera e le lenti XCvision mirror

Tecnologia per il “racing”

Un ruolo chiave è svolto dalla tecnologia delle lenti XCvision mirror. Sviluppata per il racing, migliora il contrasto e riduce i riflessi. Si adatta rapidamente ai cambiamenti di luce. Permette ai corridori di mantenere una visione nitida anche nel caos del gruppo. Un vantaggio concreto in termini di sicurezza, controllo e reattività.

Ma la collaborazione tra 4KAAD e Team TotalEnergies non si limita solo ed esclusivamente alla fornitura. È bensì un progetto condiviso. Basato su test continui. Feedback diretto degli atleti. Analisi delle reali condizioni di gara. Gli occhiali vengono sviluppati, affinati e validati direttamente nel contesto competitivo più esigente.

Questo approccio consente a 4KAAD di trasformare dati e sensazioni degli atleti in soluzioni tecniche evolute. Prodotti non solo innovativi, ma realmente efficaci. Testati sotto pressione. Provati quando conta davvero.

4KAAD, occhiali, TotalEnergies
4KAAD sarà parte dell’equipaggiamento tecnico del team TotalEnergies nel 2026
4KAAD, occhiali, TotalEnergies
4KAAD sarà parte dell’equipaggiamento tecnico del team TotalEnergies nel 2026

Performance scandinava

4KAAD nasce in Scandinavia. Un territorio dove funzionalità, precisione e minimalismo sono valori fondamentali. Il brand si rivolge ad atleti che pretendono risultati, non semplici accessori.

Dallo sviluppo delle lenti, all’architettura delle montature, ogni singolo prodotto è guidato dall’esperienza degli sportivi e dai dati raccolti in gara. La tecnologia XCvision è progettata per mantenere una visione stabile ad alta velocità e in ambienti variabili. Luce intensa. Ombre improvvise. Cambi di meteo. I materiali ultraleggeri e la costruzione flessibile garantiscono comfort anche dopo molte ore in sella. Senza compromettere la stabilità. Senza perdere precisione visiva.

4KAAD crede che l’innovazione abbia valore solo se funziona sotto stress. Per questo i suoi occhiali sono testati in competizioni internazionali. Utilizzati da ciclisti e triatleti di alto livello. Pensati per quei momenti in cui concentrazione, velocità e visione determinano il risultato finale.

4KAAD

Jakob Omrzel, Bahrain Victorious, Giro di Slovenia 2025

Omrzel e il WorldTour: passaggio inevitabile, ma con moderazione

26.12.2025
4 min
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Jakob Omrzel non vuole essere paragonato a Tadej Pogacar,e da questo punto di vista ha anche ragione. Il talento dello sloveno che nel 2025 ha conquistato il Giro Next Gen e Capodarco non si discute. Quando però il metro di paragone diventa l’altro sloveno, il rischio è di essere oscurati dalla sua ombra, così è bene discostarsi e proseguire il proprio cammino in autonomia. Dopo un solo anno tra gli under 23, con il devo team della Bahrain Victorious, eccolo entrare nel WorldTour. Al pari dell’altro talento uscito dal lavoro di Alessio Mattiussi e il suo staff – Alessandro Borgo – il futuro prossimo è dedicato all’apprendimento. 

«E’ iniziata una nuova stagione – racconta Omrzel con l’entusiasmo dei suoi 19 anni – e mi sento benissimo. Nuove persone, modi di fare e tante altre novità. Sto lavorando bene e ho tanta voglia di imparare. Rispetto allo scorso anno, ci sono dei piccoli cambiamenti che fanno la differenza, tutto è più controllato e preciso. E’ normale sia così, entrare nel WorldTour deve prevedere un passo in avanti».

Jakob Omrzel ha dimostrato il proprio talento e l’attitudine per le corse a tappe vincendo il Giro Next Gen 2025 (foto La Presse)
Jakob Omrzel ha dimostrato il proprio talento e l’attitudine per le corse a tappe vincendo il Giro Next Gen 2025 (foto La Presse)
Qual è stato il primo passo?

Il modo di allenarsi e di pensare. Ci saranno gare diverse con corridori più esperti e penso che questo sia un vantaggio per me. Anche lo scorso anno ho visto che tra i professionisti mi trovo bene, il modo di correre mi si addice di più. 

Il tuo percorso di crescita che cosa prevede quest’anno?

Per essere un buon ciclista a lungo termine ci si deve concentrare sul miglioramento continuo, ma si tratta di un processo graduale che avviene con il tempo. Ad esempio quest’anno mi concentrerò sulle corse a tappe, ma non sui Grandi Giri. Alla mia età è un po’ troppo presto, soprattutto se voglio imparare bene e avere una carriera lunga e di successo. Insieme al team ci concentreremo sulle gare professionistiche e su alcune gare WorldTour, ma non sappiamo ancora quali.

A Capodarco, classica d’estate riservata agli U23, Ormzel si è definitivamente consacrato (photors.it)
A Capodarco, classica d’estate riservata agli U23, Ormzel si è definitivamente consacrato (photors.it)
Tecnicamente senti di essere uno scalatore? E’ questa la tua strada?

Non si può mai essere sicuri al 100 per cento, il futuro può sempre riservare delle sorprese. Di sicuro mi allenerò duramente e cercherò di crescere anche dal punto di vista fisico. Questo (essere uno scalatore, ndr) sarà il mio percorso principale, ma non sto guardando solamente a ciò. Vorrei essere un ciclista completo. 

Hai vinto il Giro Next Gen, poi Capodarco, ci sono percorsi che preferisci? 

Sono forte in salita, vanno bene tutte, basta che la strada guardi all’insù. Anche le tappe pianeggianti o percorsi misti fanno al caso mio (Omrzel ha riaperto il Giro Next Gen a Gavi in una tappa non per scalatori puri, ndr). Non importa quale sia il percorso, voglio solamente migliorare.

Jakob Omrzel, Bahrain Victorious Development, Giro Next Gen 2025, Prato Nevoso (foto La Presse)
Omrzel è uno scalatore regolare, preferisce leggere la corsa e reagire di conseguenza (foto La Presse)
Jakob Omrzel, Bahrain Victorious Development, Giro Next Gen 2025, Prato Nevoso (foto La Presse)
Omrzel è uno scalatore regolare, preferisce leggere la corsa e reagire di conseguenza (foto La Presse)
C’è un metodo di correre che ti si addice di più?

Mi piace guardare cosa succede in gara e reagire di conseguenza. Sembra facile ma non lo è, mantenere la calma e rimanere concentrati è un passo importante da fare anche nelle situazioni più complicate. 

Senti la pressione di dover dimostrare? 

No. L’unica pressione che sento è quella che mi metto io stesso, ma non è una cosa negativa. Voglio progredire, divertirmi e cercare di ottenere risultati. Fino a quando rimango concentrato sul mio lavoro va bene.

Jakob Omrzel, Bahrain Victorious, Giro di Slovenia 2025
Al Giro di Slovenia, corsa di casa di livello 2.Pro, Omrzel ha vinto la maglia bianca riservata al miglior giovane
Jakob Omrzel, Bahrain Victorious, Giro di Slovenia 2025
Al Giro di Slovenia, corsa di casa di livello 2.Pro, Omrzel ha vinto la maglia bianca riservata al miglior giovane
In una corsa a tappe capitano delle giornate difficili, come le riconosci e in che modo le gestisci?

Le giornate “no” ci sono per tutti, anche per un campione come Pogacar. Fanno parte della vita e del ciclismo e se vuoi avere una carriera lunga bisogna imparare a mantenere la calma, tutto qui. 

Non pensi sia troppo presto passare professionista dopo un solo anno da under 23?

Si tratta di progredire e farlo con costanza. Quello che ho visto lo scorso anno è che posso diventare un corridore forte, ma servono i giusti passi. Uno di questi è diventare professionista, era il momento giusto per me. Ognuno fa quel che ritiene giusto, penso che in breve tempo sarò compatibile con il WorldTour.

Alessandro Borgo, Bahrain Victorious 2025

Borgo e il WorldTour: le sfide tra passato e presente

19.12.2025
5 min
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Alessandro Borgo quest’anno nel ritiro di dicembre della Bahrain Victorious ha cambiato tavolo, letteralmente. La scorsa stagione era seduto insieme ai ragazzi del devo team mentre ora è seduto accanto ai nuovi compagni di squadra del WorldTour

«Essere accanto a corridori che fino due anni fa guardavo in televisione – racconta Borgo – è strano, però se sono arrivato fin qui vuol dire che qualcosa di buono posso farlo pure io. Per cui sì, c’è emozione, ma quella giusta. All’inizio i due con cui mi sono sentito un attimo in soggezione, se così si può dire, sono stati Mohoric e Caruso. Il primo per la famosa vittoria alla Sanremo e quelle al Tour de France, mentre Caruso per quello che ha fatto nei Grandi Giri. Però si è subito creato un bel rapporto, sia con loro che con lo stesso Tiberi».

Alessandro Borgo è pronto a proseguire il suo cammino di crescita, dal 2026 sarà nel WorldTour
Alessandro Borgo è pronto a proseguire il suo cammino di crescita, dal 2026 sarà nel WorldTour
Sei uno che ama le sfide, arrivare nel WorldTour a cosa equivale?

Fino a tre anni fa non sapevo a cosa stessi andando incontro, il ciclismo era un gioco. Poi pian piano è diventato un lavoro. Negli ultimi due anni ho iniziato a pormi degli obiettivi, sono uno che crede molto in se stesso e mi ero prefissato di fare due stagioni da under 23 e poi entrare nel WorldTour. A livello personale sono contento di aver rispettato quello che mi ero prefissato. Ora che sono qui me ne sono posti degli altri. 

Di questi due anni da under 23 che bilancio trai?

Al primo anno arrivavo in una categoria nuova, in un ciclismo diverso e sempre più impegnativo. Avevo iniziato a fare le prime esperienze all’estero, con avversari molto forti. Sono entrato nella categoria senza sapere nulla al riguardo e senza aspettative. Dopo le prime gare in Belgio ho capito di essere a un buon livello. Il 2025 è stato l’anno della consacrazione, con due vittorie importanti (Gent U23 e il campionato italiano U23, ndr).

C’è qualche aspetto che avresti potuto o voluto fare meglio? 

Quando mi fanno questa domanda rispondo sempre che un rimpianto è il secondo posto di tappa al Giro Next Gen. Vincere avrebbe dato qualcosa in più. Mi ero imposto di fare un bel risultato di tappa all’Avenir, ma anche in quel caso non è andata secondo le aspettative. Tuttavia è stata una corsa che mi ha dato tanto, in termini di esperienza e consapevolezza

In che senso?

Nella tappa regina sono andato molto forte in salita, quella prestazione mi ha fatto crescere molto. Tanto da portarmi una convocazione al mondiale in Ruanda. Era un obiettivo fin dall’inizio della stagione. E’ stata un’esperienza indimenticabile, sia a livello personale che ciclistico. 

Con il senno di poi il mondiale in Ruanda era troppo duro?

Il percorso era esigente, ma se la corsa si fosse svolta in un altro modo avrei potuto dire la mia. Ha vinto Lorenzo (Finn, ndr) uno scalatore, e tra i primi dieci sfido a trovare un corridore che non lo sia.  

Campionati del mondo Kigali 2025, U23, Alessandro Borgo, PSimone Gualdi, Pietro Mattio, gesto dell'arco come Lorenzo Finn
Borgo insieme a Mattio e Gualdi sono stati gli alfieri che hanno accompagnato Lorenzo Finn nella vittoria iridata U23 a Kigali
Campionati del mondo Kigali 2025, U23, Alessandro Borgo, PSimone Gualdi, Pietro Mattio, gesto dell'arco come Lorenzo Finn
Borgo insieme a Mattio e Gualdi sono stati gli alfieri che hanno accompagnato Lorenzo Finn nella vittoria iridata U23 a Kigali
La stagione scorsa si è conclusa con il secondo posto nel campionato italiano crono a squadre…

Ci tenevo a far bene, più per i miei compagni Marco e Bryan (Andreaus e Olivo, ndr). Anche perché c’era il rischio che potesse essere la loro ultima corsa. Mi sarebbe piaciuto aiutarli a vincere una maglia tricolore. Hanno avuto degli anni difficili, purtroppo il ciclismo non regala nulla. Ripartire non è mai semplice e non tutti capiscono cosa vuole dire

Torniamo alle sfide, qual è quella di quest’anno?

Sicuramente voglio rubare con gli occhi dai più esperti, tra tutti Mohoric, che è l’atleta a cui sento di potermi ispirare. Il 2026 sarà l’anno delle esperienze, mi piacerebbe fare tante gare in Belgio e imparare a muovermi su quei terreni. 

Pensi che possano diventare le tue gare?

Direi di sì. Dico il Belgio ma intendo tutte le Classiche, con pavé, freddo, vento e muri. 

Borgo quest’anno ha già fatto qualche esperienza con i professionisti, qui in azione al Tour de Wallonie
Borgo quest’anno ha già fatto qualche esperienza con i professionisti, qui in azione al Tour de Wallonie
Ora che sei nel WorldTour lo spirito deve rimanere lo stesso di sempre? 

Sicuramente non posso andare con l’idea di vincere la Roubaix il prossimo anno, avremo un capitano e dovrò lavorare per lui. Siamo una squadra che si è ringiovanita tanto, con innesti interessanti come Alec Segaert. Entrambi siamo giovani e vogliamo emergere sulle pietre del Nord. Ovviamente in questi anni il leader sarà Mohoric e lavoreremo per lui, mettersi a disposizione di un talento del genere è ancora più bello. 

Tre anni fa non pensavi di poter essere qui, ora hai un pensiero su Borgo da qui a tre anni?

Penso di poter rispondere a questa domanda una volta terminata la mia prima stagione da professionista. Fino a quando non sei dentro e non corri è difficile capire cosa sia il WorldTour e le difficoltà a esso collegate. Anche solo entrare in un settore di pavé o andare alla presentazione dei team la mattina della Roubaix sono cose che posso solo immaginare ora. 

Allora ci diamo appuntamento a ottobre?

Va bene.

Lorenzo Finn, Bora Hansgrohe Rookies (Photors.it)

Gli sgambetti che rallentano la rincorsa del ciclismo italiano

18.12.2025
5 min
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Lo stato di salute del nostro ciclismo cambia a seconda della prospettiva dal quale lo si guarda. Chi ha nel mirino d’azione i professionisti dice che manca qualcosa per competere con i più grandi del movimento mondiale, e in effetti così è. Tuttavia se si pensa ai giovani in rampa di lancio, o a chi ha già preso l’abbrivio per spiccare il volo, la temperatura si abbassa e lo stato di salute sembra più solido. Giulio Pellizzari guida la rivalsa dei giovani che avanzano, accanto a lui c’è Davide Piganzoli e dietro tanti altri ragazzi dai quali ci si aspetta molto (a ragione o meno). 

Dalle categorie giovanili emerge il dato lampante che porta a pensare al fatto che i talenti non manchino. Molti di loro proprio quest’anno passeranno da under 23 a professionisti e saranno chiamati alla prova del WorldTour. Alessandro Borgo è forse il nome di maggior spicco tra tutti, lo seguono Pietro Mattio, Mattia Agostinacchio e Matteo Milan. Se si guarda alle spalle di questi atleti si vedono arrivare profili ancora più giovani, come quello di Lorenzo Finn, campione del mondo in carica under 23 (in apertura vittorioso a San Daniele del Friuli, Photors.it) o di Roberto Capello.

Pellizzari
Il ciclismo italiano sta aspettando la completa maturazione dei suoi migliori prospetti, quest’anno Pellizzari è chiamato a un ulteriore passo
Pellizzari
Il ciclismo italiano sta aspettando la completa maturazione dei suoi migliori prospetti, quest’anno Pellizzari è chiamato a un ulteriore passo

Basi poco solide

Tuttavia più si scava e maggiori sono le crepe che emergono alla base di una struttura non più così solida. La categoria under 23 si trova probabilmente nel suo momento di maggior difficoltà, le squadre hanno iniziato a chiudere anni fa e il problema ora si sta riversando sulla categoria juniores. Matteo Berti, diesse del Team Vangi, ci ha detto di aver avuto maggiori difficoltà rispetto agli anni scorsi nel trovare squadra ai suoi ragazzi. Il problema è che la ricerca del talento ha spostato la lente di ingrandimento sul movimento giovanile, dove per andare avanti e far emergere i propri ragazzi non bastano più gli sforzi fatti in passato. Per questo alcune formazioni hanno chiuso, come il Team Fratelli Giorgi e l’Aspiratori Otelli

Altri hanno cercato di unire le forze, Il Team Coratti era andato a bussare alle porte della Borgo Molino con l’obiettivo di allargare la propria attività internazionale. Il bacino d’utenza del ciclismo mondiale si sta allargando e se qualche anno fa le nostre squadre erano capaci di dettare legge ora la subiscono senza possibilità di replica. 

Il cortocircuito delle continental

L’effetto a catena è partito con la realizzazione dei team continental, cosa fortemente voluta dall’UCI. Avrebbero dovuto essere delle formazioni di transizione nelle quali dare la possibilità ai dilettanti, o under 23, di mettersi alla prova con i professionisti con l’obiettivo di avvicinarsi e chiudere il divario tra le due categorie. In Italia questi progetti si sono trasformati presto in un modo per raccogliere vittorie e consensi degli sponsor, fatto sta che molti team continental (non tutti ma una grande maggioranza) non hanno mai proposto un’attività internazionale volta a far crescere i ragazzi. Inoltre, l’accentramento di risorse e talenti in una manciata di squadre ha portato alla chiusura di diverse formazioni under 23

L’arrivo dei devo team, formazioni continental che di fatto sono dei satelliti delle squadre WorldTour, ha portato il tutto a livello superiore. Ora queste realtà rappresentano il vero cuscinetto tra le categorie giovanili e il professionismo, con attività di rilievo internazionale e budget praticamente infiniti. Per le nostre realtà andare a competere con questi team è diventato difficile se non impossibile. Alcune di queste hanno gettato la spugna cessando l’attività (come la Zalf Euromobil) altre invece si sono dovute reinventare (come la MBH Bank che dal 2026 sarà professional). 

La rincorsa al talento ha abbassato l’età media, ora è la categoria juniores al centro di tutto (foto Instagram)
La rincorsa al talento ha abbassato l’età media, ora è la categoria juniores al centro di tutto (foto Instagram)

L’età si abbassa

Quello che sta accadendo a livello juniores è esattamente lo stesso che abbiamo visto tra gli under 23. La rincorsa al giovane talento richiede risorse sempre più grandi e investimenti difficili da portare avanti per singoli imprenditori o realtà locali. Chi può va avanti, forte del suo potere economico. Gli altri invece sono costretti a unire le forze, e se per caso questo non dovesse avvenire si va avanti da soli fino a quando si riesce. 

E’ evidente che la potenza economica dei team WorldTour ha asfissiato il movimento giovanile e allora la domanda sorge spontanea. Perché non immettere quei soldi nel ciclismo giovanile creando partnership solide con diversi team? In questo modo si potrebbe ampliare la sfera di influenza e permettere alle squadre giovanili di fare il loro lavoro. Se ognuna delle squadre WorldTour avesse modo di sostenere una o più formazioni continental si avrebbe un ritorno evidente sul movimento, con un dialogo costante i tecnici potrebbero formare nuove figure e permettere a queste realtà di progredire. 

Factor One

Factor One: la bici estrema, stabile e veloce

17.12.2025
4 min
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Factor apre un nuovo capitolo per quanto riguarda le biciclette dedicate alla performance e alla massima prestazione, il tutto grazie al modello Factor One, una bici da strada nata grazie alla collaborazione con i team del massimo livello al mondo e all’esperienza accumulata nelle corse UCI. Questo nuovo modello è il risultato di anni di ricerca e sviluppo portati avanti internamente da Factor e dalla sua sezione. La Factor One è una bicicletta in grado di unire un’aerodinamica avanzata, leggerezza e totale controllo in ogni situazione. 

Una bicicletta studiata e progettata assecondando i canoni del ciclismo moderno, con geometrie del telaio ottimizzate per posizioni avanzate ed estreme. Tutto questo però senza dimenticare che alla base di tutto ci deve essere il massimo controllo, anche in quelle che sono le situazioni più complicate. 

Factor One
La nuova Factor One propone delle geometrie completamente rivoluzionate
Factor One
La nuova Factor One propone delle geometrie completamente rivoluzionate

Innovare

La nuova Factor One non è solamente una bicicletta veloce, ma anche il risultato di una ricerca e uno sviluppo continuo. Ogni dettaglio conta quando la differenza tra vincere e perdere è racchiusa in pochi secondi o in attimi. Gli ingegneri di Factor hanno lavorato con un approccio innovativo, che unisce performance e aerodinamica a una precisione elevata nella guida e possibilità di adattamento a ogni esigenza legata al professionismo. 

Le qualità di questo modello sono già state evidenti grazie ai risultati sportivi ottenuti ancora quando era un prototipo, non ultima la vittoria di tappa all’ultimo Critérium du Dauphiné. Tutto è stato testato a fondo con simulazioni CFD e numerose prove in galleria del vento: dalla forcella Bayonet all’attacco manubrio integrato. 

Ottimizzare 

Nel corso degli anni Factor ha studiato, progettato e approfondito le sue conoscenze tecniche, prima realizzando modelli sempre più performanti e poi arrivando a mettere insieme tutto per avere una bicicletta performante e completamente conforme alle norme UCI. Per questo ogni dettaglio della Factor One è stato prima soggetto a diverse simulazioni CFD e poi testato fisicamente. Tutto è passato sotto lo sguardo attento del reparto ricerca e sviluppo: la forma della forcella, l’alloggiamento delle corone anteriori, le superfici aerodinamiche, i punti di montaggio dei freni, passando anche dalla disposizione delle borracce sul telaio.

Tuttavia non esiste solamente la ricerca della massima aerodinamicità, ma anche la posizione in sella vuole la sua parte. Il ciclista ora utilizza manubri stretti, selle con posizioni sempre più avanzate e pedivelle corte. Elementi che hanno rivoluzionato gli equilibri del ciclista in sella, spostando il peso verso l’anteriore. 

Factor One
Il sempre più crescente utilizzo delle pedivelle corte ha portato a ripensare anche l’altezza del movimento centrale
Factor One
Il sempre più crescente utilizzo delle pedivelle corte ha portato a ripensare anche l’altezza del movimento centrale

Senza compromessi

La geometria della Factor One nasce per soddisfare questo nuovo assetto in sella, senza tuttavia scendere a compromessi. Separando il punto di fissaggio del manubrio dall’asse di sterzo, la bici offre il reach estremo richiesto dai professionisti senza ricorrere ad attacchi manubrio eccessivamente lunghi, i quali possono creare instabilità nella guida. Il movimento centrale è stato abbassato per compensare il centro di gravità più alto generato da pedivelle corte e pneumatici più generosi, ciò garantisce una distribuzione dei pesi equilibrata tra anteriore e posteriore. La Factor One conserva la stessa geometria di sterzo dei telai più grandi, garantendo una risposta uniforme e prevedibile per ogni ciclista.

Un dettaglio interessante riguarda il nuovo manubrio Gull Wing, il quale offre una rigidità superiore fino al 50 per cento rispetto ad altri abbinamenti manubrio e attacco manubrio. 

La nuova Factor One viene distribuita in esclusiva in Italia da Beltrami TSA. 

Prezzo al pubblico: a partire da 8.199 euro.

Factor

Beltrami TSA

Wilier Filante SLR ID2 Firelight Red

Filante SLR ID2: una nuova bici “fiammante” per la Groupama

13.12.2025
4 min
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La ricerca della massima prestazione e della continua evoluzione tecnica guida l’anima di chi disegna, progetta e realizza biciclette. Se a questo si aggiunge quel pizzico di competizione che arriva dal fatto di essere parte di un team WorldTour allora il senso della sfida si amplifica. In casa Wilier Triestina è andata esattamente in questo modo, quando si è trattato di realizzare la Filante SLR ID2 Firelight Red che sarà in dotazione agli atleti del team Groupama-FDJ

Partiamo dall’aspetto maggiormente in evidenza: il colore. Rispetto alle passate stagioni il bianco lascia spazio a un rosso vivo, da qui il nome Firelight Red, che rappresenta il momento esatto in cui il calore del fuoco incontra l’ossigeno e sprigiona la sua massima energia. 

Wilier Filante SLR ID2 Firelight Red, Groupama-FDJ
La nuova Wilier Filante SLR ID2 Firelight Red sarà la bici ufficiale del team Groupama-FDJ
Wilier Filante SLR ID2 Firelight Red, Groupama-FDJ
La nuova Wilier Filante SLR ID2 Firelight Red sarà la bici ufficiale del team Groupama-FDJ

Uniti

La Filante SLR sarà ancora la bicicletta che Romain Grégoire e compagni utilizzeranno anche nella stagione 2026, con debutto previsto al Tour Down Under, in Australia. Con la nuova Filante SLR ID2 Wilier ha voluto però unirsi ancora di più con la formazione WorldTour francese, realizzando un telaio e una livrea capaci di unirsi e creare un’identità visiva chiara e ben radicata tra atleti e bicicletta. 

Un apporto importante è arrivato proprio dagli atleti della Groupama-FDJ, impegnati in maniera attiva nella realizzazione della Filante SLR ID2. La loro esperienza e sensibilità tecnica ha permesso di creare una bicicletta ancora più performante e veloce, un mezzo con il quale sfidare i migliori ciclisti al mondo. 

Wilier Filante SLR ID2 Firelight Red
Uno dei punti rinnovati nel telaio è il tubo obliquo, con il nuovo sistema portaborracce Aerokit
Wilier Filante SLR ID2 Firelight Red
Uno dei punti rinnovati nel telaio è il tubo obliquo, con il nuovo sistema portaborracce Aerokit

Nuovi standard

La ricerca della prestazione e della massima performance tecnica quando si sviluppa e si progetta una bicicletta non deve essere esclusivamente fine a se stessa, ma improntata all’utilizzo da parte di chi pedala. Efficienza, ma anche comfort e controllo diventano fattori fondamentali, così da avere una guida sicura e stabile in ogni momento e in tutte le fasi della corsa. 

Le novità e gli aggiornamenti tecnici non mancano, soprattutto nella realizzazione del telaio. Una delle zone più delicate dal punto di vista progettuale, il tubo obliquo, è stato sviluppato con l’obiettivo di avere la minor resistenza aerodinamica possibile. Inoltre in Wilier si sono concentrati molto anche sul ridurre il più possibile l’esposizione all’aria delle borracce. Il sistema prende il nome di Aerokit ed è stato realizzato in collaborazione con Elite Cycling in modo da fornire un kit funzionale e attento alla performance. 

Dal punto di vista tecnico, l’Aerokit funziona come un vero e proprio alettone, capace di mantenere l’aria più stabile e meno perturbata attorno al telaio. Rispetto ai sistemi tradizionali la resistenza aerodinamica si abbatte di oltre due terzi.

Vantaggi in numeri

Nel ciclismo moderno la performance si traduce in numeri e dati. La nuova Wilier Filante SLR ID2 vede un telaio diverso nelle forme ma sempre con lo stesso peso: 860 grammi in taglia M. Le novità però arrivano quando si tratta di analizzare la prestazione e tradurla in dati tecnici. La rigidità è aumentata del 7,49 per cento rispetto al modello precedente. 

Per quanto riguarda la resistenza aerodinamica i numeri evidenziano un vantaggio estremamente elevato, che per la Filante SLR ID2 si attesta con un guadagno del 13,1 per cento. Se a ciò si aggiunge l’atleta il vantaggio in termini aerodinamici rimane nell’ordine del 5,22 per cento rispetto alla Filante SLR ID1

Se si guarda ai watt il risparmio di energia necessario per tenere una velocità di 40 chilometri orari è del 4,91 per cento. Ultimo dato significativo: per percorrere 70 chilometri a 290 watt il tempo impiegato dalla Filante SLR ID2 è di 1 ora, 43 secondi e 15 centesimi. Con un risparmio di 1 minuto e 45 secondi. 

Wilier

Scott Foil RC, Team NSN

Scott torna nel WorldTour: insieme al Team NSN

06.12.2025
3 min
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Scott ha recentemente annunciato l’avvio di una nuova partnership pluriennale con l’NSN Cycling Team, entrando come sponsor ufficiale per la fornitura delle biciclette. L’accordo segna un momento chiave per entrambi gli attori: da un lato il team svizzero-spagnolo apre un nuovo capitolo sportivo, dall’altro Scott celebra il ritorno alle competizioni dell’UCI WorldTour, riportando le proprie tecnologie ai massimi livelli del ciclismo professionistico.

La collaborazione nasce da una visione comune: innovazione, ricerca tecnologica e ambizione sportiva. NSN Cycling Team, con sede in Spagna ma licenza svizzera, condivide infatti la stessa radice geografica di Scott, che ha il suo quartier generale a Givisiez. Un legame simbolico che si rafforza attraverso un progetto tecnico di lungo periodo.

I componenti sono Syncros

«È un vero privilegio supportare NSN Cycling Team – ha dichiarato Pascal Ducrot, co-CEO di Scott Sports – perché questa sponsorship rappresenta il nostro ritorno nel WorldTour e ci permette di mettere a disposizione dei corridori prodotti di altissimo livello. Vogliamo accompagnare gli atleti nel dare il meglio su ogni palcoscenico internazionale. Inoltre, Scott considera i propri prodotti strumenti per andare oltre. Essere parte della missione di NSN, ispirare milioni di persone attraverso il ciclismo, è una grande responsabilità e un grande orgoglio…».

La partnership prevede la fornitura delle bici top di gamma Scott, insieme ai componenti Syncros. Il team utilizzerà la Foil RC, una delle bici aerodinamiche più vincenti del WorldTour, e la Plasma RC TT, modello dedicato alle prove contro il tempo. Una scelta tecnica che conferma la volontà di NSN di puntare su mezzi performanti, pensati per affrontare ogni tipologia di gara.

Scott Foil RC
Scott dal 2026 tornerà ufficialmente nel WorldTour
Scott Foil RC
Scott dal 2026 tornerà ufficialmente nel WorldTour

L’iniziativa “Racing For Change”

Per Scott, il progetto va oltre la semplice sponsorizzazione. L’azienda sarà difatti parte integrante dello sviluppo del team, inclusa la squadra dedicata ai giovani talenti. Un impegno coerente con la mission del brand: creare attrezzature capaci di superare i limiti grazie a innovazione, tecnologia e design.

NSN Cycling Team guarderà al 2026 come all’anno zero della sua nuova identità nel WorldTour. Tra gli atleti di punta ci sarà Biniam Girmay, vincitore della maglia verde al Tour de France e tre volte vincitore di tappa, ora leader del progetto sportivo. La squadra porta avanti anche l’iniziativa “Racing For Change”, un programma che utilizza il ciclismo come strumento sociale, legato allo sviluppo del centro ciclistico “Field of Dreams”.

La nuova stagione inizierà ufficialmente con il Tour Down Under, a gennaio. Sarà la prima occasione per vedere le nuove bici Scott in gara con i colori NSN, inaugurando una collaborazione che punta a lasciare il segno nel panorama del ciclismo internazionale.

Scott