Petacchi e Classicissima: mille scenari, ma vince Pogacar

20.03.2025
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Se c’è una gara nel calendario ciclistico internazionale che più di altre risponde all’aggettivo imprevedibile, questa è sicuramente la Milano-Sanremo. Che è esattamente il segreto del suo fascino. Considerata a lungo come la Monumento dei velocisti, in realtà la Classicissima ha visto alzare le braccia sul traguardo di via Roma ogni tipo di corridori. Velocisti puri, velocisti resistenti, passisti veloci, cronomen, vincitori di corse a tappe, scalatori, discesisti. 

Ad ognuna di queste tipologie corrisponde un diverso scenario di corsa, con gli scalatori che cercano di staccare i velocisti sulla Cipressa e il Poggio, i velocisti che fanno di tutto perché ciò non accada, i finisseur che provano a cogliere l’attimo, eccetera. Per provare ad immaginare alcuni dei possibili scenari della Sanremo 2025, abbiamo parlato con Alessandro Petacchi, che questa corsa l’ha vinta giusto vent’anni fa, nel 2005.

Alessandro Petacchi, Giro d'Italia 2018
Alessandro Petacchi ha vinto la Sanremo nel 2025, ora è un apprezzato opinionista per la Rai
Alessandro Petacchi, Giro d'Italia 2018
Alessandro Petacchi ha vinto la Sanremo nel 2025, ora è un apprezzato opinionista per la Rai
Petacchi, fare previsioni per la Classicissima è sempre difficilissimo. Da dove possiamo cominciare? 

Dal meteo. Al momento sabato pare possa piovere, anche se nel pomeriggio dovrebbe migliorare. Ma se dovesse esserci corsa bagnata nei chilometri decisivi, è chiaro che questo potrebbe scombinare tutto. Meteo a parte, credo sia chiaro che Pogacar farà il diavolo a quattro per provare a vincere, schiererà la squadra a fare forte la Cipressa per mettere in difficoltà i velocisti.

Restiamo un attimo sul campione del mondo, da molti indicato come il favorito. Cosa dovrebbe fare di meglio rispetto all’anno scorso?

Più uomini avrà sul Poggio, meglio sarà per lui, perché se sei davanti e coperto fai molta meno fatica, non prendi la frustata nei tornanti che a quelle velocità si sente e come. Secondo me, se avesse due uomini a tenere un ritmo alto sarà tutto più facile, quando attaccherà farà più male perché saranno tutti già al limite.

Pedersen ha vinto la sesta tappa della Parigi-Nizza, e ha fatto vedere una gran gamba anche in salita
Pedersen ha vinto la sesta tappa della Parigi-Nizza, e ha fatto vedere una gran gamba anche in salita
Quindi non vedi come possibile scenario un suo attacco sulla Cipressa?

La vedo dura, perché poi sarebbe da solo e ci sono da fare 10 chilometri di Aurelia con il gruppo dietro che tira alla morte. Magari potrebbe anche provarci, ma poi non potrebbe più essere fresco per il Poggio.

Però al mondiale l’attacco che sembrava azzardato gli è andato bene…

Non è la stessa cosa, il percorso è molto diverso, il mondiale era sicuramente più impegnativo e quindi di poteva fare la differenza. Nella Classicissima si scollina la Cipressa in 70 con i capitani che hanno ancora i compagni di squadra, se anche dovesse guadagnare 20 secondi non credo basterebbero. In quel caso Van Der Poel e Ganna dovrebbero aspettare e far lavorare le squadre. Certo, se poi dovessero seguirlo in 4-5 cambia tutto, ma sarebbe uno scenario davvero inedito per la Milano-Sanremo.

Alla Tirreno Van der Poel non ha colto la vittoria, ma ha affinato la preparazione per il primo grande appuntamento della stagione
Alla Tirreno Van der Poel non ha colto la vittoria, ma ha affinato la preparazione per il primo grande appuntamento della stagione
Oltre a Pogacar chi metti tra i favoriti?

Gli unici che possono rimanere con lui sul Poggio potrebbero essere Van Der Poel e Ganna, per quello che ha dimostrato nelle ultime gare. Vedo bene anche Pidcock, che potrebbe sfruttare l’ultima discesa per attaccare, ma anche in quel caso non credo che Van Der Poel si farà staccare facilmente. Ganna invece forse potrebbe avere più difficoltà in discesa.

Van Der Poel ha anche un compagno di squadra che è il campione in carica

Infatti tutto dipenderà da quello, se Philipsen al termine del Poggio sarà vicino ai migliori. In quel caso come lo scorso anno Van Der Poel probabilmente lavorerà per lui. Un altro che vedo bene è Matthews che è sempre andato bene qui ed è salito più volte sul podio.

Jonathan Milan ha vinto l’ultima volata della Tirreno-Adriatico, riuscirà a giocarsi lo sprint anche nella Classicissima di Primavera?
Milan ha vinto l’ultima volata della Tirreno, riuscirà a giocarsi lo sprint anche nella Classicissima di Primavera?
Anche la coppia Lidl-Trek sembra piuttosto agguerrita

Sia Pedersen che Milan hanno fatto vedere ottime cose nelle ultime settimane, sicuramente stanno bene. Milan ha vinto alla grande alla Tirreno-Adriatico, anche se lo sprint di San Benedetto del Tronto non ha niente a che fare con quello in via Roma. Credo che partiranno tutti e due come leader, non credo potranno seguire gli attacchi, dovranno fare più una gara di attesa. Se allo scollinamento hai 7-8 secondi di svantaggio, devi avere qualcuno che ti aiuti e in quel caso loro dovranno aiutarsi. Anche se partiranno alla pari secondo me devono decidere alla riunione come muoversi. Pedersen dà sempre garanzie in questo tipo di gare, Milan invece è all’inizio, deve ancora capire, e se arriverà con i migliori in via Roma capiremo anche noi se se la può giocare.

Passiamo a Ganna. Dopo le buone prove delle ultime due edizioni può essere l’anno buono?

Sicuramente ha fatto vedere di essere in un periodo di grazia. Se arriva con un gruppetto senza un corridore velocissimo se la può giocare, anche contro Van Der Poel, perché dopo quasi 300 chilometri ogni volata è qualcosa a sé. Per esempio io nel 2004 sono arrivato alla Sanremo che non avevo perso neanche un sprint, ma quello non l’ho vinto perché alla fine non avevo più le gambe. L’anno dopo invece, che ero partito più in sordina, ho vinto. Perché ero più fresco, avevo patito meno sulla Cipressa e sul Poggio. Tornando a Ganna, lui ovviamente può anche giocarsi la sparata negli ultimi 2 chilometri. 

Ganna, che ha dimostrato una grande forma in questo inizio di stagione, è tra i favoriti per la Classicissima
Ganna, che ha dimostrato una grande forma in questo inizio di stagione, è tra i favoriti per la Classicissima
Un altro scenario che renderebbe il finale molto emozionante

Perché a quel punto si aprirebbero i giochi tattici, dal momento che chi va a chiudere su una attacco di Ganna sa già di aver perso, a meno di non farlo proprio immediatamente. Per andare a prenderlo devi fare un fuori giri che poi paghi, anche se ti chiami Van Der Poel. Questo se a quel punto sono rimasti solo i capitani, se invece sono in più di uno di squadra cambia, anche perché un attacco di Ganna se lo aspettano. Ganna dovrà essere bravo a vedere la posizione e la faccia degli avversari in fondo al Poggio e cogliere l’attimo, alla fine in quei momenti è una questione di istinto. Dipenderà molto da come sta Van Der Poel, credo sarà lui ad essere determinante, l’anno scorso senza il suo lavoro probabilmente avrebbe vinto Pidcock.

Vedi altri possibili favoriti?

Sulla carta c’è Stuyven che lì ha già vinto, ma quella volta non aveva compagni. Mohoric ha vinto attaccando in discesa e potrebbe riprovarci, come in effetti ha fatto anche l’anno scorso. Poi non vedo altri corridori che possano fare differenza o scollinare il Poggio assieme ai migliori, con il ritmo che farà la UAE. Jorgenson sta andando forte ma non è il percorso per lui, Kooij ultimamente l’ho visto in difficoltà in salita.

Philipsen sul gradino più alto della Kuurne-Bruxelles-Kuurne 2025. Ma dopo la caduta alla Nokere Koerse di pochi giorni fa la sua condizione è un’incognita
Philipsen sul gradino più alto della Kuurne-Bruxelles-Kuurne 2025. Ma dopo la caduta alla Nokere Koerse di pochi giorni fa la sua condizione è un’incognita
Quindi non credi che altre squadre possano prendere in mano la corsa sulla Cipressa e sul Poggio?

Credo che sarà solo la UAE a farle a tutta. Anche perché sarebbe una follia cercare di staccare Pogacar in salita, agli altri conviene aspettare e provare a rispondere. Non a caso Van der Poel è l’unico che è riuscito ad attaccarlo due anni fa, ma voleva dire che andava il doppio degli altri. 

Bene, siamo alla fine. Dopo tutte questi possibili scenari, chi vince la Milano-Sanremo 2025?

Tadej se la meriterebbe per quello che cerca di fare da anni. Ma anche Van Der Poel è in gran forma. Ganna è un po’ più un’incognita, ma di certo sarà tra i protagonisti. 

Però la domanda era su un nome secco… 

Allora dico Pogacar. 

Cadute e cure: l’arte del fisioterapista e l’arte di saper cadere

18.03.2025
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Pogacar che cade, rotola, passa indenne in mezzo a vari ostacoli, si rialza, si toglie la polvere di dosso e vince la Strade Bianche. Milan che cade, batte forte, si rialza, stringe i denti per due giorni e poi vince l’ultima volata della Tirreno. I corridori sono gatti, ma dietro le quinte hanno un esercito di personale altamente specializzato che è capace di rimetterli in sesto in tempi rapidissimi dalle loro cadute. Oggi parliamo proprio di questo con Michele Del Gallo, veneto di 50 anni: uno dei fisioterapisti e osteopati più preparati del gruppo, che lavora al UAE Team Emirates.

Che cosa succede, specialmente in una corsa a tappe, quando un corridore cade e in apparenza è conciato per le feste? Se cadute come quella di Pogacar alla Strade Bianche si verificassero durante il Giro d’Italia, quale sarebbe il modo di agire?

«Il primo intervento – comincia Del Gallo, aprendo la porta alle domande – viene fatto quando arrivano al bus. Abbiamo sempre del ghiaccio pronto e un macchinario che fa contemporaneamente pressoterapia e freddo, affinché la parte interessata si gonfi il meno possibile. Poi il medico valuta se ci sia il rischio di una frattura. Se ha il dubbio che sia così, si va diretti in ospedale per gli approfondimenti del caso e poi si torna in albergo».

Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata al Uae Team Emirates
Michele Del Gallo lavora nel ciclismo dal 1996: è fisioterapista e osteopata al Uae Team Emirates
Cerchiamo di essere ottimisti ed escludiamo la frattura.

Se non c’è quel dubbio, sul bus si fa solo ghiaccio e quando si arriva in albergo si prende in mano la situazione e si valuta il problema. In base a questo, si cerca di intervenire attraverso tutto quello che una squadra ha a disposizione.

Il primo soccorso, tolto semmai il medico di gara, compete al direttore sportivo e al meccanico: come viene fatta la prima valutazione?

Nel nostro caso negli allenamenti abbiamo sempre il medico in macchina. Le cadute non accadono soltanto in corsa. Se il medico non c’è, il da farsi viene valutato dal direttore o eventualmente il manager.

Torniamo sul pullman: ghiaccio, macchinario che fa pressoterapia e freddo, ma potrebbe servire anche qualche medicazione?

Le cadute hanno spesso come primo effetto delle abrasioni. Per questo vanno in doccia e si usano dei saponi che servono per disinfettare. Una volta fatto questo, si chiude la ferita con garze e bende, perché altrimenti diventerebbe difficoltoso anche vestirsi per rientrare in albergo.

Hai parlato di ricorrere a tutto quello di cui una squadra dispone. In caso di colpo molto forte, come quello di Milan alla Tirreno, si fa ugualmente il messaggio?

Il massaggio lo fai dovunque riesci, perché è importante. Nel punto interessato dalla botta, si usa invece qualche macchinario per sopperire alla mancanza del massaggio e far riassorbire più velocemente possibile il gonfiore.

Milan è caduto nella terza tappa della Tirreno, dopo tre giorni è tornato a vincere
Milan è caduto nella terza tappa della Tirreno, dopo tre giorni è tornato a vincere
Macchinari come la Tecar e altri che sfruttano gli stessi principi?

Esattamente. Macchine che sfruttano le radiofrequenza per generare calore e stimolano i processi di riparazione dell’organismo. Quello che crea più problemi, oltre all’abrasione che ti dà fastidio dal punto di vista superficiale al contatto, è infatti il versamento, che può impedirti di piegare bene il ginocchio oppure la caviglia.

C’è anche il rischio di problematiche posturali come conseguenza delle cadute?

E’ scontato che ci siano. A causa delle cadute ci sono spesso dei problemi a livello del bacino, con l’anteriorizzazione o la posteriorizzazione dell’osso iliaco. E’ molto probabile che insorga una serie di complicanze dal punto di vista osteopatico ed è per questo che in tutte le squadre c’è anche un osteopata per trattare quel tipo di situazioni.

Dopo la caduta si parla di un solo intervento oppure è necessario ripeterlo dopo cena e anche il mattino successivo?

Non si smette mai. Lo fai appena arrivi in albergo, appena finito il massaggio, dopo cena e la mattina prima di partire dall’hotel. In qualsiasi momento ci sia la possibilità di fare qualcosa, si cerca di farlo. Oggi l’uso di macchinari specifici offre la possibilità di intervenire su varie sintomatologie, dal gonfiore delle articolazioni a tutto ciò che può interessare i legamenti. Ogni squadra ha i suoi strumenti per cercare di far riassorbire più in fretta possibile gli effetti di una caduta.

Per Pogacar, abrasioni su gambe, schiena e spalle, dopo l’arrivo le prime medicazioni
Per Pogacar, abrasioni su gambe, schiena e spalle, dopo l’arrivo le prime medicazioni
Quanto sono decisive queste tecnologie?

Fanno la differenza. Noi siamo sempre sotto, se serve portiamo le macchine sul bus anche prima della partenza. Logisticamente, il ciclismo è un disastro. Non c’è la possibilità di avere la tua struttura dove far venire il corridore, avendo il tempo per trattarlo. Tante volte devi improvvisare. Mi è capitato che il corridore fosse sul bus e attaccasse il numero sulla maglia e io intanto gli facevo un trattamento termico al ginocchio fino alla partenza della gara.

Quindi, riepilogando, si parte dalla valutazione del medico e poi l’atleta viene affidato a voi?

La supervisione è sempre del medico. Eliminato il rischio di complicanze severe, si affida alla nostra esperienza, perché abbiamo una competenza diversa e più specifica. L’atleta passa a noi e il medico si impegna a tenere monitorata la situazione. E si va avanti finché il dolore sparisce, tenendo conto che abbiamo a che fare con atleti giovani che prima della caduta erano perfettamente sani. Quindi i tempi di recupero rispetto a una persona normale sono notevolmente più rapidi. E poi considerate il modo in cui cadono…

Vale a dire?

Avete visto com’è caduto Tadej? Partiamo dal fatto che il professionista cade in maniera diversa rispetto a una persona normale. Non è andato giù come un sacco di patate. E’ andato giù che stava già rotolando, come se ci fosse uno spirito di conservazione grazie al quale il rotolare lo porta a dissipare la forza di impatto che potrebbe causare maggiori problemi se concentrata in un solo punto. Quello ce l’hai di istinto, ti viene perché sei giovane e sei abituato a cadere. Quale corridore non è mai caduto? Uno che corre in bici prima o dopo l’asfalto lo assaggia, no? Quindi imparano anche a cadere e c’è anche chi cade con classe. Il campione cade con classe.

Pidcock senza parole: l’errore di una curva e addio vittoria

16.03.2025
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FRONTIGNANO – Seduto sullo sgabello della zona mista con la telecamera di Eurosport puntata in faccia, Tom Pidcock sembra davvero costernato. Pensava di essere in lotta per la vittoria, invece la corsa gli è scivolata di mano. Nel momento in cui Ayuso ha accelerato, il britannico del Q36.5 Cycling Team non è riuscito a rispondere o, a sentire lui, si è distratto. Per un po’ gli è rimasto a un soffio, poi è scivolato indietro, ma senza sprofondare. L’azione dello spagnolo non è stata irresistibile, non ha fatto il vuoto in modo definitivo. Poco rapporto nelle gambe, forse una condizione buona, ma non la migliore, anche se i dati intercettati qua e là parlano di 6,79 watt/kg per 19 minuti, contro i 6,06 di Ganna. Siamo così abituati alle progressioni di Pogacar, che uno scontro fra atleti di alto livello che si equivalgono ci fa storcere il naso. A Frontignano si è visto il confronto fra atleti di prima fascia, che faticano anche per guadagnare solo 10 secondi. Il ciclismo dei normali.

«Sono andato abbastanza bene – dice Pidcock – credo che sia stata la mia migliore prestazione su una salita come questa. Però in realtà pensavo che avrei potuto fare di più. E’ sempre difficile tenere il ritmo più elevato senza andare in rosso, ma credevo che la mia zona rossa fosse un po’ più alta di quanto abbiamo visto».

Dopo lo scatto di Ayuso, Pidcock ha dovuto vedersela con Hindley e Landa. E sullo sfondo, Scarponi…
Dopo lo scatto di Ayuso, Pidcock ha dovuto vedersela con Hindley e Landa. E sullo sfondo, Scarponi…

Una curva all’improvviso

Quasi si scusa, pensiamo ascoltandolo. Pidcock ha lasciato il team Ineos Grenadiers ed è rinato a nuovo entusiasmo. Ha vinto. E’ stato protagonista della Strade Bianche punzecchiando Pogacar. E ora che la sua squadra è in predicato di ottenere una wildcard per il Giro, lui è diventato un osservato speciale. Questa volta voleva vincere e non ne fa mistero.

«Ayuso mi ha messo molta pressione – dice – con i suoi attacchi e le accelerazioni. Ho risposto, ma ho mollato appena la spinta in una curva a sinistra perché ho pensato che subito dopo si sarebbe lasciato riavvicinare. Invece lui ha continuato a spingere. Ha preso un po’ di vantaggio e io avrei dovuto colmare il divario. Avrei dovuto chiuderlo. Non è un peccato, ovviamente, perdere contro Ayuso. E’ forte, ma avrei preferito perdere diversamente».

Prima del via della Tirreno, Pidcock e tutti i leader delle altre squadre
Prima del via della Tirreno, Pidcock e tutti i leader delle altre squadre

Le salite più ripide

Domina l’amarezza. Alla Strade Bianche ha visto andare via la schiena di Pogacar vestita della stessa maglia di Ayuso. Vittima per due settimane consecutive di uomini della stessa squadra.

«Sono un po’ frustrato con me stesso – ammette – ed è la sensazione peggiore con cui si esca da una gara. Non posso essere felice. La salita era lunga e pedalabile, ma penso che ormai preferisco quelle più ripide. Se me lo aveste chiesto l’anno scorso, avrei detto che questa era perfetta, ora invece mi piacciono le grandi pendenze. Me ne vado dalla Tirreno-Adriatico con due secondi posti. Sono contento anche per come ho visto lavorare la squadra. Manca ancora una tappa e io e David (De La Cruz, ndr) siamo nella top 10, dove vogliamo rimanere. Si vive e si impara, come si suol dire»

Morgado: la UAE, la crescita e la voglia di star bene

11.03.2025
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LAIGUEGLIA – Antonio Morgado ha iniziato la sua seconda stagione tra le fila del UAE Team Emirates-XRG con un altro ritmo rispetto allo scorso anno. Il portoghese che da junior aveva stupito tutti per la sua forza, tanto da saltare subito nel WorldTour dopo un solo anno da under 23, ha già trovato due vittorie in appena quindici giorni di corsa. Un bottino di tutto rispetto se si considera la concorrenza e il livello che c’è all’interno della squadra numero uno al mondo. Classe 2004, fisico strutturato, massiccio e con tanta potenza nelle gambe che sembra possa spaccare il mondo. 

Il lavoro di Morgado al Laigueglia è stato fondamentale per la vittoria del compagno di squadra Ayuso
Il lavoro di Morgado al Laigueglia è stato fondamentale per la vittoria del compagno di squadra Ayuso

Un altro step

Al Trofeo Laigueglia il suo apporto è stato fondamentale a Juan Ayuso per controllare la gara, imprimendo un ritmo che ha fatto male a tanti. Se lo spagnolo, più grande di appena due anni rispetto a Morgado, è riuscito a vincere in Liguria tanto lo deve alle sue capacità quanto a quelle del baffuto portoghese. 

Appena finito il Trofeo Laigueglia, chiuso comunque in venticinquesima posizione a poco più di un minuto da Ayuso, gli chiediamo di parlare e lui acconsente. Dopo una breve rinfrescata sul pullman del team emiratino Morgado scende gli scalini con sguardo languido e un sorriso appena accennato inizia a parlare. 

«Mi sento bene, grazie – ci dice subito – mi sono allenato ottimamente e sono contento della mia forma. Dopo un anno nel WorldTour penso di essere cresciuto molto, mi sento maggiormente a mio agio in gara e molto più motivato. In questa stagione credo di aver fatto un passo di crescita ulteriore».

Hai molti obiettivi per questa stagione?

No, il mio obiettivo è di essere costante e cercare di vincere le gare quando mi viene data libertà, altrimenti mi metterò a disposizione dei miei compagni per aiutarli a vincere. Tutto qui. 

Che passi senti di aver fatto?

Mentali e fisici. Mi sento più forte di testa, l’anno scorso era diverso. Era il primo anno in questo mondo e non si sa mai cosa può succedere. Pensi sempre che gli altri siano più forti o troppo forti, ma poi ti rendi conto che non è così. Correre accanto a dei grandi campioni e professionisti è molto bello, perché ho modo di vedere come vivono, mangiano e recuperano. Quindi penso di essere un privilegiato a far parte di questa squadra.

Nonostante fosse il tuo primo anno nel WorldTour l’anno scorso sei andato al Fiandre e hai trovato un fantastico quinto posto, inizialmente sembrava che queste gare non ti piacessero…

Sono un altro tipo di corse. Nel 2024 sono stato al Nord per la prima volta, anche da junior non avevo mai corso lì. Andare direttamente in appuntamenti di quel livello è diverso, ma mi sono sentito bene e ho iniziato ad apprezzare quel tipo di gare. 

Morgado non ha mai dichiarato un grande amore per le Classiche ma il suo esordio al Fiandre nel 2024 è stato promettente
Morgado non ha mai dichiarato un grande amore per le Classiche ma il suo esordio al Fiandre nel 2024 è stato promettente
Cosa ti piace di questo tipo di gare, le corse sul pavé?

Sono dure e lunghe, quando vai lì è impossibile vincere senza allenamento. Non ci si può nascondere e questo mi piace molto. Però non mi immagino in una sola tipologia di gare, mi piace venire al Laigueglia e provare a vincerlo, così com’è stato in Spagna e in Portogallo a inizio anno. E’ bello potersi giocare una carta quando si viene alle corse.

Cosa vuol dire essere nella formazione migliore al mondo con il ciclista più forte al momento? Vorresti un giorno essere tu al suo posto?

Sì, certo. Mi piace molto questa squadra. Ma credo che dobbiamo rispettare tutti, quando si ha il migliore atleta al mondo si lavora per lui, in me non c’è mai stata la voglia di superarlo nelle gerarchie. Avere in squadra Tadej (Pogacar, ndr) ci spinge tutti a fare del nostro meglio. E’ un piacere correre con questo tipo di atleti. 

Per Morgado la cosa importante è sentirsi bene in corsa, al momento non importa su quale palcoscenico
Per Morgado la cosa importante è sentirsi bene in corsa, al momento non importa su quale palcoscenico
Quali step si possono fare per diventare il più forte al mondo?

Si può solo migliorare la propria forza, diventare sempre più competitivi. Questa è l’unica cosa che si può fare se si hanno grandi numeri. 

Quest’anno proverai a fare delle grandi corse a tappe, pensi siano nelle tue corde?

No, non ne farò ancora. Prima di sapere se posso diventare quel tipo di corridore devo prima partecipare. Al momento non so bene che tipo di atleta sono, davvero. Quando ho buone gambe penso di poter fare un po’ di tutto. Ma quando non sono in condizione non riesco a fare nulla. Mi piace sentirmi bene, è una sensazione che mi dà fiducia nella quale so che posso fare del mio meglio.

EDITORIALE / Quando anche i giganti hanno paura

10.03.2025
4 min
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Dovunque vada, Pogacar vince. Le eccezioni rafforzano la regola. A partire da gennaio 2024, lo sloveno ha… fallito appena due volte. Alla Milano-Sanremo, chiusa al terzo posto. Poi nel Grand Prix Cycliste de Quebec, in cui è arrivato settimo. Tolta la Tre Valli Varesine annullata per avverse condizioni meteo e problemi di sicurezza, le altre le ha vinte tutte. Parliamo di Strade Bianche, Catalunya, Liegi, Giro, Tour, Montreal, mondiale, Giro dell’Emilia, Lombardia, UAE Tour e ancora la Strade Bianche. Si può capire che gli altri ne abbiano paura.

Non si vuole dire che il ciclismo nell’era Pogacar risulti monotono, ma di certo – rischiando le ire dei suoi tantissimi tifosi – sarebbe auspicabile assistere a un minimo contraddittorio, che renderebbe le sue vittorie più emozionanti e lo spettacolo meno prevedibile.

Chiappucci contro Indurain, una sfida impari che però ha dato spesso il sale a Tour e Giro
Chiappucci contro Indurain, una sfida impari che però ha dato spesso il sale a Tour e Giro

I dominatori del passato

L’esperienza personale e diretta di un così grande dominatore, sia pure meno vorace, risale agli anni di Indurain. Era un altro ciclismo, lo spagnolo lasciava le classiche ai corridori più adatti e vinceva in serie il Giro e il Tour. Imbattibile, inattaccabile, educato e spietato. Qualcuno ci provava in Francia, qualcuno in Italia. Bugno, Chiappucci e per un po’ anche Chioccioli andavano all’assalto, ma alla fine neanche ci provavano più, vittime della paura e stanchi d’essere piegati.

Tolta la grande impresa di Chiappucci al Sestriere nel 1992, le corse seguivano lo stesso schema di attacchi spesso spuntati sull’ultima salita. E Indurain intanto dominava e probabilmente ringraziava, fino all’arrivo di Pantani che, sconfiggendolo e piegandolo, conquistò i cuori degli sportivi che dopo un po’ si erano anche stancati di quel dominio.

L’attacco di Pidcock ha acceso la Strade Bianche e messo pressione su Pogacar, vivacizzando il finale
L’attacco di Pidcock ha acceso la Strade Bianche e messo pressione su Pogacar, vivacizzando il finale

Il coraggio di Pidcock

Alla Strade Bianche è successo qualcosa di inatteso: qualcuno ha riposto la paura e ha attaccato Pogacar. Lo ha fatto Pidcock, pur sapendo probabilmente di essere sconfitto nel momento stesso in cui ci ha provato. Eppure la sua presenza e le ammissioni successive di Pogacar hanno dimostrato che in determinate circostanze il solo modo per tenere aperta mezza porta sul risultato a sorpresa sia mettere pressione al campione.

Lo ha detto Tadej, appunto, nella conferenza stampa dopo la vittoria. Avere a ruota uno che è stato campione del mondo e olimpico di mountain bike e campione del mondo di ciclocross lo ha spinto probabilmente a osare di più in discesa, fino all’errore e la caduta. Dinamiche che fanno parte del gioco, come la sua reazione da campione assoluto che si è rialzato e ha rimesso a posto i tasselli del mosaico. Lo stesso Mauro Gianetti, il grande capo del UAE Team Emirates, si è accorto delle novità e si è complimentato con il britannico del Q36.5 Pro Cycling Team.

Van der Poel ha debuttato a Le Samyn, attaccando e poi vincendo. Poteva correre a Strade Bianche? Probabilmente sì
Van der Poel ha debuttato a Le Samyn, attaccando e poi vincendo. Poteva correre a Strade Bianche? Probabilmente sì

La paura di Van der Poel

Non si tratta di fare tifo contro, ma a favore del ciclismo. Affinché la Sanremo si trasformi nella più bella corrida, la Liegi proponga il confronto di alto livello con Evenepoel e magari il Tour mostri un Vingegaard finalmente a posto.

I mancati incroci per motivi di salute sono inevitabili. I mancati incroci per opportunità o paura di rimetterci la faccia sono la piaga di questa fase. Se alle spalle di Pogacar oltre a Pidcock ci fosse stato un altro campione del mondo di ciclocross, dopo la caduta forse lo sloveno non sarebbe rientrato. E Pidock e Van der Poel, collaborando, si sarebbero giocati la corsa. VdP ha avuto paura di fare una figuraccia? E’ possibile, molto possibile. La sua squadra ha preferito risparmiarsela e risparmiargliela? E’ altrettanto possibile. Chissà che fastidio avrà già addosso l’olandese al pensiero che Pogacar possa davvero sfidarlo anche alla Roubaix dopo averne subito la lezione nell’ultimo Fiandre corso insieme.

Lo abbiamo detto in apertura: dovunque vada, Pogacar vince. Gli altri, evitandolo, gli rendono semplicemente la vita meno complicata. Gli organizzatori, disegnando corse sempre più dure remano contro la possibilità di uno spettacolo aperto. Aspettiamo dunque la Sanremo, il primo scontro senza grandi assenti, sul percorso meno scontato di tutti.

DMT K4 versione Junior, la scarpa di Pogacar per i bambini

10.03.2025
3 min
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DMT si ispira alla scarpa utilizzata da Pogacar e propone un modello dedicato ai ciclisti più piccoli. DMT KR4 PJ Junior è la scarpa con i lacci, una sorta di replica usata dal campione sloveno. Leggerezza, traspirazione e quei lacci che fanno parte del marchio di fabbrica di Tadej Pogacar.

Il logo con il fumetto usato da Pogacar
Il logo con il fumetto usato da Pogacar

Tadej Pogacar, icona anche per i più piccoli

Non è solo un simbolo del ciclismo moderno e degli appassionati di ciclismo, Pogacar rappresenta un’icona dello sport che ha riaperto le porte del ciclismo anche alle generazioni dei più giovani.

DMT vuole celebrare il Campione del Mondo con un’edizione di scarpe disegnata appositamente per i bambini. Il modello mutua fedelmente le caratteristiche principali delle calzature effettivamente usate da Pogacar, opportunamente riviste. La DMT KR4 adotta il suffisso PJ Junior.

Lacci, tomaia in rete e la confezione speciale

Naturalmente ci sono i lacci a caratterizzare le scarpe, stringhe che sono tornate di moda proprio grazie allo sloveno. I passanti sono rinforzati con degli inserti in TPU, per rendere longeve le calzature. La tomaia è in rete mesh a maglia aperta, soluzione che favorisce una ventilazione costante anche nel corso delle giornate più calde. La trama permette all’intera tomaia di ridurre il peso complessivo delle scarpe e di essere al tempo stesso resistente.

La suola non è in carbonio, ma in nylon e presenta delle asole che implementano ulteriormente il ricircolo dell’aria. Le asole (tre) per il montaggio della tacchetta hanno una superficie di scorrimento pari a 8 millimetri. E poi la confezione speciale con l’autografo. Oltre al logo di Pogacar e al fumetto da super eroe presente sulla scarpa sinistra, la scatola contiene una cartolina firmata e un QR. Scansionando quest’ultimo si attiva un messaggio registrato che non può che far felici i bambini tifosi. Il prezzo di listino è di 119 euro.

DMT

Strade Bianche, ancora Pogacar. Ma stavolta col brivido…

08.03.2025
6 min
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SIENA – «Credo che se lo chiedete a qualsiasi corridore – dice Pogacar con un sorriso che sa di esperienza – vi dirà che almeno una volta ha avuto una caduta come la mia. Per me non è stata la prima, forse la terza. Ma a prescindere da questo, sarebbe stato un peccato se avessi buttato via tutto il lavoro della squadra…».

Il campione del mondo ha qualche cerotto. Quelli sui polpacci si vedono, gli altri si intuiscono sotto il giubbino iridato. Con 40,705 chilometri all’ora, è stata la Strade Bianche più veloce di sempre, più di quella del 2023 vinta da Pidcock. Questa era più lunga e il vincitore è anche finito in un prato, rischiando di rompersi l’osso del collo. E’ un giorno che Pogacar ricorderà a lungo: forse non quello della vittoria più bella, ma di certo di quella più sofferta.

Sin dal mattino si scherzava su quale sarebbe stato il punto del suo attacco: se su Monte Sante Marie oppure nel settore precedente di Serravalle. E quando Pidcock ha rotto gli indugi sul primo, Tadej si è affrettato ad andargli dietro. Non è parso sorpreso, forse davvero non aveva in animo di vincere con un’impresa delle sue. Però ha raccolto la sfida e si è allontanato con il britannico che al Q36.5 Pro Cycling Team ha ritrovato la spavalderia dei bei tempi.

Un momento di panico

La caduta ha fatto scorrere un brivido lungo la schiena di tutti. Pogacar deve essersi accorto di essere arrivato lungo in quella curva, ha pinzato l’anteriore e la ruota si è girata, facendolo andare giù a peso morto. Il colpo è arrivato anche al casco, gli occhiali si sono girati e Tadej è scivolato a grande velocità verso la banchina. Ha schivato un segnale stradale e si è fermato nel prato. Per molto meno altri non sono più qui tra noi, per molto meno lui stesso alla Liegi del 2023 si ruppe uno scafoide. Invece si è rialzato, ha fatto un rapidissimo check ed è ripartito.

«Sto bene, grazie – dice con un sorriso – grazie per averlo chiesto. Quando sono caduto nella mia mente c’è stato un momento di panico. Però mi sono rialzato, ho visto che potevo riprendere la bici, ho visto che il mio orologio era a posto e anche il computerino. Ho avuto un sacco di pensieri, ma la prima cosa è stata ripartire. Ho provato a tornare davanti perché per questa gara avevamo lavorato tanto».

Pidcock allunga e Pogacar rilancia: il britannico capisce subito che sarà dura
Pidcock allunga e Pogacar rilancia: il britannico capisce subito che sarà dura

Ha chiesto scusa

Pidcock davanti non si è fermato, non ci ha pensato neanche. Ha provato a tenere duro, poi forse aggiornato dall’ammiraglia, ha capito che l’altro stava andando a velocità doppia e che i chilometri fino al traguardo fossero ancora troppi. Perciò, voltandosi e vedendolo arrivare, ha pensato bene di tirare il fiato e recuperare preparandosi per lo scontro finale.

«Quando sono tornato su Pidcock – racconta Pogacar e un po’ ci colpisce – gli ho chiesto scusa. E’ stato un mio stupido errore e poteva finire molto male per tutti davanti, per lui e anche per Swift. Tom mi ha guardato ha detto che stava bene e mi ha chiesto se stessi bene anche io e così abbiamo continuato. So di essere stato fortunato, magari questo d’ora in poi diventerà il mio soprannome: “Lucky guy!”.

«Non so quanto mi abbia aspettato, di certo l’ho visto voltarsi sulla cima della salita quando gli sono arrivato vicino. Forse ha pensato che fosse ancora troppo lunga per andare da solo e avrà pensato che sarebbe stato meglio andare via insieme. Non ne abbiamo parlato, ma so che lui ha rispetto per me e io ne ho per lui. Oggi è stata davvero una classica e anche in questi frangenti così estremi, abbiamo mostrato una grande correttezza».

La pressione di Pidcock

Quella che non gli manca mai è l’ironia. Dopo l’arrivo si è fermato. Ha abbracciato gli uomini della sua squadra con quell’entusiasmo ogni volta così schietto da strapparci il sorriso. Poi ha aspettato Pidcock e alla fine anche Wellens, al culmine di una giornata da incorniciare. Ha risposto alle domande delle televisioni. Si è fatto medicare prima di salire sul podio. Poi si è prestato all’ultimo incontro con i media, prima di tornare al bus e di lì in albergo. Eppure quella caduta resta nelle domande e anche Tadej ci torna sopra.

«Probabilmente aver avuto Pidcock alle spalle – dice – potrebbe avermi spinto a commettere quell’errore. Non è facile andare in discesa sapendo che hai dietro un campione del mondo di mountain bike, campione olimpico di mountain bike e campione del mondo di ciclocross (ride, ndr). Mi ha messo sotto pressione, perché ho dovuto dimostrargli di essere bravo anche io e credo di averlo fatto. Ma non andrò mai con lui in mountain bike. Avevo pensato di attaccare al primo passaggio su Colle Pinzuto, ma la caduta mi ha impedito di farlo.

«Ho sperato che l’inseguimento non mi costasse troppe forze. Fortunatamente non mi sono rotto nulla, alla fine niente di serio. Sapevo che avrei dovuto provare in quel settore, perché le Tolfe sarebbe stato più adatto a Tom, dato che è più corto. Per cui ho fatto uno scatto ed è stato sufficiente».

Due italiani nei primi 20

La sua esultanza in cima allo strappo finale di Santa Caterina è stata quella del goleador. La gente lo ha abbracciato e sospinto, riconoscendo in quelle ferite e quelle lacerazioni un valore aggiunto che finora non aveva mai visto.

Nessuna vittoria è facile, quella che viene avendo in bocca il gusto del proprio sangue vale indubbiamente di più. La terza Strade Bianche di Tadej Pogacar va in archivio con Formolo e Vendrame nei primi venti. La sua prossima tappa sarà la Milano-Sanremo. E chissà che già da stasera nello squadrone non si torni a parlare della Roubaix.

Dmt: partnership rinnovata con le grandi Classiche RCS Sport 

08.03.2025
3 min
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La collaborazione tra Dmt e RCS Sport & Events si rafforza ulteriormente. L’azienda veronese di calzature tecniche per il ciclismo continuerà difatti ad essere protagonista nel mondo delle grandi competizioni, consolidando la propria presenza come “Official Partner” e “Official Shoe” di tre iconiche corse del calendario WorldTour: Strade Bianche, Milano-Sanremo e Il Lombardia.

Ma l’impegno di Dmt non si limiterà solo agli eventi professionistici. Il brand sarà al fianco di RCS Sport & Events anche per le competizioni amatoriali, come la Gran Fondo Strade Bianche e la Gran Fondo Il Lombardia in programma il prossimo 12 ottobre 2025, appuntamenti che ogni anno richiamano migliaia di ciclisti da tutto il mondo.

Oltre alla forte esposizione mediatica garantita dai percorsi di gara, Dmt sarà presente con il proprio “truck” espositivo negli Expo Village, ma anche all’arrivo della Milano-Sanremo. Qui gli appassionati potranno vedere da vicino e testare le calzature del marchio, scelte da campioni come Tadej Pogacar, Juan Ayuso, Elia Viviani e molti altri.

Juan Ayuso testimonial Dmt
Juan Ayuso testimonial Dmt

Tre classiche… la storia del ciclismo

Strade Bianche, pur essendo una corsa relativamente giovane (nata nel 2007), è già diventata una delle gare più affascinanti del calendario, tanto da essere definita la “sesta Monumento”. Gli sterrati delle Crete Senesi e l’iconico arrivo in Piazza del Campo, nel centro di Siena, la rendono da sempre una competizione unica nel suo genere.

La Milano-Sanremo, soprannominata la “Classicissima”, è la prima Monumento della stagione e con i suoi quasi 300 chilometri è la più lunga in calendario. La sua conclusione, con le ascese della Cipressa e del Poggio, è sinonimo di emozioni e colpi di scena fino agli ultimi metri…

A chiudere il trittico c’è Il Lombardia, la “Classica delle Foglie Morte”, una gara riservata agli scalatori, che si sfidano su un percorso impegnativo in quello che rappresenta l’ultimo grande appuntamento della stagione ciclistica internazionale.

Tadej Pogacar con Federico e Philippe Zecchetto
Tadej Pogacar con Federico e Philippe Zecchetto

«Siamo davvero felici di rinnovare la partnership con RCS Sport anche per la corrente stagione 2025 – ha dichiarato Dante Luisetti, il General Manager di Dmt – partecipare a eventi del calibro di Strade Bianche, Milano-Sanremo e Il Lombardia significa essere presenti nel cuore del grande ciclismo. Queste gare sono un’eccellenza del nostro sport e rispecchiano i valori di innovazione e qualità che da sempre guidano Dmt. Grazie a questa rinnovata collaborazione, Dmt consolida la propria presenza nel ciclismo d’elite, confermando un ruolo di riferimento per atleti e appassionati di tutto il mondo».

Dmt

Pogacar, sul pavé i watt/kg contano meno dei watt assoluti

06.03.2025
7 min
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«Diciamo che se la Roubaix fosse su Zwift – sorride Angelo Furlan – la vincerebbe Pogacar. Per fortuna il ciclismo reale è fatto del fascino del mestiere, della tecnica, della conoscenza, delle cose non dette all’interno del gruppo. Ci sono eventi fulminei, nei tratti di pavé e anche sull’asfalto, le incognite sono tante. Per cui lui si può svegliare la mattina e decidere che correrà all’attacco, ma gli servirà essere concentrato dal chilometro zero e per i 259 successivi. Forse proprio il suo impeto potrebbe essere un problema, in una corsa dove bisogna ragionare molto più di quello che si pensa. Pogacar fa sognare le folle perché tante volte non fa calcoli, così come Van Der Poel. Però l’irruenza, data da una forza incredibile, potrebbe essere un problema soprattutto nella prima parte della corsa».

Furlan ha 47 anni e si porta dentro un’esperienza antica, ascoltata dai vecchi direttori quando era un ragazzino, maturata durante la carriera da professionista e poi elaborata e rimasticata in questi anni da preparatore, biomeccanico, teorico e filosofo del ciclismo. Su Pogacar alla Roubaix ha fatto un video social chiedendo il parere dei suoi follower, ma il tema a nostro avviso meritava un approfondimento fatto di dieci domande. Cominciamo, dunque.

Pogacar ha un gran motore, non pesa 50 chili come Piepoli, per cui sul pavé non dovrebbe rimbalzare. Però qualche insidia c’è…

Qualche insidia c’è sicuramente. Ragionavo tra me e me in questi giorni. Fino a 2-3 anni fa sarebbe stato azzardato pensare che un corridore così, da corse a tappe, andasse alla Roubaix per vincerla, soprattutto alla prima esperienza. Nel ciclismo prima di Van der Poel, prima di lui e di tutti i talenti che ci sono in giro, questa sarebbe stata una cosa fuori da qualsiasi schema. Ma non è forse vero che tutto il ciclismo degli ultimi 3-4 anni è fuori da qualsiasi schema?

Perché?

Certi attacchi, la maniera in cui corrono… Fanno il contrario di quello che i direttori sportivi consigliavano fino a 5-6 anni fa, ovvero stare coperti, aspettare, non sprecare energie. Questi sono talmente forti, che fanno il contrario. Per cui se uno ragiona un attimo, non sarebbe così fuori luogo che Tadej fosse uno dei favoriti alla Roubaix. Poi se ragioniamo in termini tecnici, c’è anche un’altra cosa da dire, una riflessione da fare.

Quale?

Si è sempre pensato che per vincere la Roubaix devi avere una sorta di destrezza nel guidare la bici, cosa che a lui non manca. Eppure negli ultimi vent’anni, ci sono stati corridori con una condizione stratosferica che sono arrivati davanti alla Roubaix, anche sul podio, pur non essendo dei draghi nel guidare la bici. Non faccio nomi perché sono amici miei e poi si arrabbiano. Se metti sul piatto della bilancia un corridore con condizione stratosferica e gamba e sull’altro uno con la tecnica, vince quello con condizione e gamba. Tadej ha condizione e gamba, in più è anche bravo a guidare

E’ anche vero che il pavé con le bici di una volta era più scomodo di adesso.

Questo è verissimo. Noi avevamo il telaio in alluminio dedicato alla Roubaix e guai farla col carbonio perché ti distruggevi. Adesso il carbonio è rigido dove serve e assorbe le sconnessioni in maniera longitudinale, per cui scatta quando ti alzi sui pedali e assorbe gli urti sul pavé. Corrono senza guanti, con le ruote ad alto profilo, le leve girate in dentro, la sella tutta avanti, un assetto da gare su pista, i tubeless giganti. Usano quasi delle gravel veloci, le bici di adesso sono una cosa pazzesca. L’evoluzione degli ultimi 3-4 anni è paragonabile a quella dell’ultimo ventennio.

E questo fa così tanta differenza?

Il materiale ha fatto dei passi da gigante, ma i wattaggi alla soglia non sono così diversi. Togli un Van Aert che ha 460 di FTP, almeno per quello che ti fanno sapere, Pogacar con la zona 2 che ha dichiarato (5 watt/kg, ndr) è capace di andare avanti a botte a 450 watt, per esempio nell’Arenberg o anche nel Carrefour dell’Arbre, dopo aver fatto la prima ora 300 watt di media. L’incognita per lui, a mio avviso, non è tanto dal punto di vista prestazionale, ma nella prima parte di gara.

Quella prima del pavé?

Avrà accanto dei corridori di esperienza che probabilmente dovranno aiutarlo, però il primo settore di pavé a Troisvilles arriva dopo una novantina di chilometri. E’ nel tratto non inquadrato, che solitamente vengono fuori dei casini. Tante volte si comincia a guardare la Roubaix che la gara è già quasi decisa. Non è raro che nella prima parte ci siano cadute stupide, perché chi è alle prime armi un po’ dorme e paga l’andare piano e subito dopo molto forte.

Pogacar sfinito dopo il pavé del Tour 2022, alle spalle di Stuyven. Alla Roubaix ci saranno molti più specialisti
Pogacar sfinito dopo il pavé del Tour 2022, alle spalle di Stuyven. Alla Roubaix ci saranno molti più specialisti
Questo per Pogacar è un problema?

Il suo modo di correre, con la spregiudicatezza dovuta al fatto che per lui le leggi della gravità non esistono e forse neanche il CX vista la tanta aria che prende, potrebbe essere una spada di Damocle. L’anno scorso, complice il vento a favore, la Alpecin distrusse la corsa molto prima dell’Arenberg. E se qualcuno la imposta di nuovo così, visto il tanto vento che prenderebbe, Tadej potrebbe avere qualche problema.

Lo vedi come il solito Pogacar all’attacco?

Proprio così, anche se a Roubaix non sempre funziona. Nel senso che non lo puoi fare con quei manzi da Belgio, anche se si corre in Francia, che ci sono lì. Mentre nei Grandi Giri ha affrontato il pavé correndo con i suoi simili a livello di watt per chilo, alla Roubaix conta di più il watt assoluto.

Vent’anni fa nessuno si sarebbe immaginato che un corridore di questa taglia andasse alla Roubaix, pensiamo a Nibali e prima a Bartoli. Perché?

Il ciclismo era più a compartimenti stagni, c’era un atteggiamento conservativo perché la paura di farsi male era tanta. Alla mia prima Roubaix, mi dissero di stare attento perché se mi fossi fatto male, avrei saltato il Giro. Per tanti quelle corse erano il focus della stagione. Iniziavano un mese prima e dopo la Roubaix tiravano una linea. Quel tipo di corridore non c’è più, ma prima era condizionante, nel senso che quelli più leggeri avevano paura di mischiarsi con questi bestioni che si giocavano il tutto per tutto. Correre contro di loro era come vivere in trincea e non avrebbero avuto problemi a piantarti una leva del freno nel costato.

Lo scorso anno la Alpecin sfaldò il gruppo ben prima della Foresta di Arenberg
Lo scorso anno la Alpecin sfaldò il gruppo ben prima della Foresta di Arenberg
E se invece piove?

Se piove, cancelliamo tutte queste riflessioni. Uno a uno, palla al centro. Se piove e viene fuori una Roubaix come quella di Colbrelli, allora forse si livella tutto. Quello che potrebbe fregare Tadej è non conoscere bene il pavé, l’arte di stare in cima alla schiena d’asino. Tante volte chi affronta la Roubaix per la prima volta va a cercare il lato della strada, che quando piove nasconde più insidie. Se piove basta che uno starnutisca e sei già per terra e in più devi spostarti velocemente, sennò gli altri ti salgono sopra. E se per caso inizi ad aver paura di farti male, ti irrigidisci ed è la volta che cadi davvero. Tadej non farà il Giro d’Italia, ma chiaramente non vuole farsi male e la squadra vorrà preservarlo. Secondo me deciderà lui: se si sveglia che vuole fare la Roubaix, non lo tengono certo fermo.

Lui lo ha già fatto capire…

E chissà che ora non stiano cercando di dissuaderlo. Secondo me ha voglia di farla solo perché vuole divertirsi. E il dibattito mediatico che si è creato intorno fa solo bene al nostro sport.