Tadej Pogacar, allenamento 2026, UAE Team Emirates (foto UAE Team Emirates/Fizza)

EDITORIALE / La grandezza di Pogacar in mezzo ai giganti

02.02.2026
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La grandezza di Pogacar la misuri sulla grandezza degli avversari. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che tutto sommato Mathieu non abbia faticato troppo per sbarazzarsi dei suoi avversari. Senza Van Aert e Pidcock, che fino a un paio di anni fa erano vicini al suo livello, regolare Nys e Del Grosso non è stato in apparenza un grosso problema, tale e tanta è la sua superiorità.

Gli stessi ragionamenti che capita di fare vedendo Pogacar schiantare i rivali sulle montagne o in certe classiche più dure come il Lombardia o la Liegi. Sono così forti da pensare che vincano in assenza di avversari, ma non è vero.

E mentre Van der Poel inanellava giri su giri, abbiamo pensato che tra Sanremo, Fiandre e Roubaix, quel mostro di potenza e tecnica di guida dovrà vedersela con lo sloveno campione del mondo, che nel frattempo ha spianato il Poggio e fatto le sue recon sul pavé. Quanta pressione ti mette addosso sapere di dover incontrare uno come Pogacar, che ti ha già bastonato al Fiandre e ti ha costretto alla perfezione per vincere la Sanremo e la Roubaix?

Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri

Remco, prove da leader

A Mallorca nei giorni scorsi, Evenepoel ha dato spettacolo. Il belga sta mettendo a posto le cose in casa e con se stesso, cercando i giusti equilibri nel nuovo ambiente Red Bull. Chi lo ha vissuto da vicino parla di un compagnone a tavola e di un leader super esigente in corsa. Pare che dopo la seconda vittoria in solitaria, quella del Trofeo Andratx in cima al Mirador d’Es Colomer, il giovane francese Adrien Boichis abbia atteso che il capitano finisse le interviste per chiedergli se avesse fatto bene il suo lavoro. «Perfetto!», gli ha risposto Evenepoel. I giovani lo adorano, i più esperti sanno che ci sarà da lavorare.

Il programma di Evenepoel prevede ora la Valenciana e poi il UAE Tour. E solo ad aprile si troverà a incrociare i guantoni con Pogacar. Accadrà in un solo giorno prima del Tour: nella Liegi-Bastogne-Liegi che Remco ha vinto per due volte contro le tre dello sloveno. E anche quel giorno, oltre a tutti gli altri, Pogacar si troverà a fronteggiare un rivale straordinario, che presumibilmente arriverà allo scontro tirato a lucido come mai in precedenza.

Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar

Il programma di Pogacar

Nel programma di Pogacar ci sarà ovviamente il Tour, cui arriverà passando per il Giro di Svizzera e non il Delfinato, perché lo Svizzera non l’ha corso mai. E in Francia, oltre a Evenepoel, si troverà contro Vingegaard e Ayuso, oltre a Pidcock, Lipowitz e tutti quelli che lo scorso anno si sono affacciati ai piedi del trono con intenzioni bellicose. Si capisce perché per lui sia necessario centellinare gli sforzi. Ci fosse da combattere sempre con gli stessi avversari, allora si potrebbe accettare una sfida alla pari per tutto l’anno. Ma quando gli avversari ruotano e tu sei al centro del torello, serve essere freschi e motivati per non farsi beffare.

Pogacar avrà un giorno di corse prima della Sanremo, ne avrà due al Fiandre e tre alla Roubaix. Avrà quattro giorni di corsa nelle gambe alla Liegi. E dopo i 6 del Romandia e i 5 dello Svizzera, si presenterà al via del Tour de France con 16 giorni di corsa. Nel frattempo si allena (in apertura foto UAE Team Emirates/Fizza), stabilisce record e probabilmente convive a fatica con la voglia di attaccare il numero e fare i suoi show.

Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)

Fra la primavera e il Tour

Evenepoel arriverà al via della Liegi con 24 giorni nelle gambe e al Tour con 32, a capo di una primavera decisamente affollata. Se il risultato francese dipenderà dalla freschezza, sarà interessante ragionare sul suo avvicinamento a confronto con quello di Pogacar.

Vingegaard arriverà al Giro con 14 giorni di corsa e al Tour con 35, affrontando per la prima volta l’accoppiata della sfida italiana e della francese.

Del programma di Van der Poel non si sa ancora niente, lo annuncerà dopo essere andato a sciare e aver ripreso la preparazione in Spagna, quando verosimilmente anche lui raggiungerà la squadra all’hotel Syncrosfera in cui potrà simulare l’altura a 8 chilometri dalle spiagge di Denia. Stando a quanto ha detto, potrebbe arrivare alla Sanremo con 7-8 giorni di gara e con l’eredità di esplosività che gli deriverà dal cross.

Dopo aver applaudito la vittoria di Alcaraz all’Australian Open, in cui Sinner ha dimostrato che non è per niente facile essere il numero uno mentre tutti intorno vogliono impallinarti, confessiamo l’inconfessabile. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che sarebbe stato davvero bello avere in corsa anche Pogacar. E chissà se in qualche angolo della sua mente naif, anche Tadej non ci abbia fatto un pensierino.

17 anni alla guida, ma per Bramati è come il primo…

Da vent’anni alla guida, ma per Bramati è come il primo…

21.01.2026
6 min
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Ultimi giorni a casa, fra conference call e lavoro, per Davide Bramati che a fine settimana partirà verso la penisola araba per l’Alula Tour. Allora inizierà, la sua stagione numero 20 da direttore sportivo, il che rappresenta quasi un primato a livello di WorldTour considerando il fatto che non ha mai cambiato squadra, rimanendo fedele alla Quick-Step attraverso i suoi cambi di colori, di roster, di obiettivi. In tanti sono passati, lui è sempre rimasto al suo posto.

Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure
Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure
Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure
Bramati insieme a Evenepoel: con lui sei anni di soddisfazioni ma anche di grandi paure

Molti immaginerebbero fatica, quasi noia, invece a pochi giorni dalla partenza, le emozioni sono quelle che si vivevano non solo agli inizi della sua avventura da diesse, ma ancora prima, nel corso del 17 anni da corridore.

«Ho smesso al Giro d’Italia nel 2006 ma già l’anno prima, sapendo che il ritiro era dietro l’angolo, in squadra mi avevano paventato quest’idea. Un po’ per scommessa con Lefevere pensai che fosse un’opportunità. Ho avuto grandi maestri, come Alvaro Crespi ma anche Guercilena, Parsani, tutta gente che è ancora nel giro, un patrimonio di esperienza a disposizione. Che devo dire, mi piace questo mondo, è la mia vita, praticamente da quando avevo 8 anni…».

Quanto sei cambiato rispetto a quando sei salito sull’ammiraglia per la prima volta?

Tanto, perché giorno per giorno metti da parte esperienza, impari, lo faccio ancora oggi. Fino a quando corri, pensi a te stesso, a fare il meglio. Tutte le mattine ti devi allenare, cerchi di fare le cose fatte bene anche attraverso qualcosa di ripetitivo. Da diesse è diverso, c’è da dirigere il gruppo, i corridori, è un altro lavoro che cambia di continuo.

Con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Bramati con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Bramati con Alaphilippe, un rapporto rimasto vivo anche dopo il suo addio alla Soudal Quick-Step
Rispetto a quando hai iniziato a fare il direttore sportivo, adesso che cosa provi?

Posso dire una cosa: non so che cosa sia la noia. Il lavoro tutti gli anni cambia, c’è sempre da fare per migliorarsi. Ho ancora tanta passione, tutti coloro che mi conoscono sanno come vivo, dentro e fuori la macchina. Tutti gli anni arrivano corridori nuovi, c’è da conoscerli e farsi conoscere, ogni anno si cancella tutto e si ricomincia, con la stessa emozione, impazienza, voglia di far bene. E questo mi dà sempre entusiasmo.

Il lavoro però è cambiato…

E’ cambiato perché la tecnologia è andata avanti in tutto e anche il nostro lavoro è diverso. Adesso per preparare le gare ci vuole tempo. Una volta i GPX non esistevano e la presentazione di una tappa o di una gara di un giorno ai corridori si faceva su carta, si studiava e basta. Oggi no, si analizza sul pullman fino all’estremo, i percorsi bisogna quasi impararli come piste di sci. E’ cambiato veramente tanto. Una volta poi con l’italiano riuscivi a comunicare con tutti, oggi conoscere le lingue è indispensabile per stare all’avanguardia perché i corridori arrivano da tutte le parti del mondo.

Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Tante le classiche che i ragazzi di Bramati hanno portato a casa. Qui la Liegi di Remco nel 2022
Adesso non ci si può distrarre un attimo, perché siete in contatto con i corridori in ogni momento…

Sì, è un altro fattore che è cambiato anche se le radioline c’erano già ai miei tempi. Io lo dico sempre, penso che il nostro lavoro sia fatto anche di comunicazione. Ma non siamo tutti uguali, ognuno usa la radio col suo carattere. Su questo voglio essere molto chiaro: è come se metti un allenatore di calcio, di basket, di volley a bordo campo e non può comunicare con i propri giocatori. Dare indicazioni ai propri ragazzi mi sembra del tutto normale.

In due decenni sono passati tanti corridori sotto le tue mani. Chi è che ti è rimasto nel cuore?

Sono passati veramente in tanti corridori e non vorrei fare torto a nessuno – risponde Bramati – ma sono legato a Bettini perché fa parte dei miei inizi, le gioie che ho vissuto insieme a lui e a Boonen, un altro col quale ho condiviso tante campagne del Nord ricche di momenti epici. Poi devo dire le emozioni vissute grazie ad Alaphilippe, le grandi soddisfazioni in Italia, alle gare che per me hanno un valore particolare come la Sanremo, il Giro, la Tirreno-Adriatico. Infine non si può dimenticare Remco (Evenepoel, ndr), anche lui m’ha dato tante soddisfazioni.

La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull'ammiraglia
La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull’ammiraglia
La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull'ammiraglia
La vittoria di Paret-Peintre sul Ventoux è la recente grande gioia vissuta da Bramati sull’ammiraglia
Di momenti importanti ne hai vissuti tantissimi. Quale ti viene in mente vissuto nella tua ammiraglia?

Sono davvero tanti, è chiaro che quelli vissuti quando a vincere era un italiano hanno un sapore particolare ed è giusto che sia così, vale per tutti. Sono stato anzi fortunato ad averne tanti capaci di trionfare. Sicuramente vivo tutte le vittorie con una passione forte, fa parte del mio carattere, questo è la mia voglia di fare. Se devo citarne una, forse sorprenderò ma cito il successo di Valentin Paret-Peintre all’ultimo Tour perché ha vinto contro ogni pronostico su una montagna storica come il Ventoux, senza dimenticare tutte le altre, prestigiose, che ho avuto con dei grandi corridori.

Tu hai vissuto tutta l’epopea del Wolfpack. Può tornare tale?

Io penso che il Wolfpack sia tale tutt’ora. Forse qualcuno si dimentica che vinciamo sempre il nostro numero di gare, nel 2025 sono state ben 54 e sicuramente continueremo a lavorare per far sì che questo gruppo migliori anno dopo anno, sapendo che anche le altre squadre sono cresciute tanto e tutti sono alla ricerca delle nuove tecnologie, ma sicuramente non siamo fermi e lo spirito del Wolfpack è sempre là.

Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d'oro del Wolfpack nelle classiche d'un giorno
Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d’oro del Wolfpack nelle classiche d’un giorno
Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d'oro del Wolfpack nelle classiche d'un giorno
Alaphilippe sul podio della Sanremo 2019. Era il periodo d’oro del Wolfpack nelle classiche d’un giorno
Ti manca un po’ di avere grandi italiani vincenti a tua disposizione?

Ne sono passati tanti da queste parti, da Trentin a Viviani, a Brambilla che aveva messo la maglia rosa e poi Cattaneo, Bagioli, Ballerini, Masnada. Voglio dire che di italiani di valore in maglia Quick Step ci sono sempre stati. Questo momento non è facile, ma sono sicuro che abbiamo dei giovani italiani che stanno crescendo bene e penso che nel futuro si potranno avere ancora dei buoni corridori e, perché no, magari verranno alla mia corte nei prossimi anni…

Mattia Cattaneo

Cattaneo racconta il nuovo Evenepoel. E sul Giro…

19.12.2025
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PALMA DE MAIORCA (Spagna) – Da Remco a Remco, ma sempre passando per Mattia Cattaneo. Il bergamasco, alla fine, è stato l’unico dei corridori che Evenepoel si è portato dietro. Fiducia totale in questo grande atleta. Forte, serio, professionale, esperto. Mica sprovveduto il belga.

Baciati dal sole maiorchino, con Cattaneo ci siamo seduti nel cortile di questi capannoni, una vecchia fazenda, che la Red Bull-Bora aveva scelto per il media day. L’ormai famoso deltaplano al centro dell’aia e tanti angoli dove i giornalisti si distribuivano per le interviste, alla prestigiosa della corazzata tedesca.

Mattia Cattaneo
Cattaneo ed Evenepoel hanno corso insieme per sei stagioni
Mattia Cattaneo
Cattaneo ed Evenepoel hanno corso insieme per sei stagioni
Insomma Mattia, è iniziata veramente questa nuova avventura? Cosa ti sembra?

A quanto pare sì… che ne dite! Siamo qui. Onestamente è una realtà veramente importante. Si percepisce subito un livello di professionalità che è superiore rispetto a tante squadre, quindi sono molto contento di farne parte e di iniziare questa nuova avventura.

Dopo tanti anni dall’altra parte, noti un cambiamento nel modo di lavorare e nell’approccio?

Credo che il fatto di avere un budget superiore porti ad avere molte più persone sotto ogni aspetto. Più che un cambiamento di modalità, cambia proprio il modo in cui sei seguito. Se 30 corridori vengono seguiti da 5 persone o da 12, non è la stessa cosa, no? Qui è tutto amplificato rispetto a quello a cui ero abituato alla Soudal Quick-Step. E io lì stavo “da dio”, onestamente. Però qui è un altro livello di supporto da ogni punto di vista.

Mattia Cattaneo
Quante interviste per Evenepoel durante il media day, assalito soprattutto dai giornalisti belgi (ma non solo)
Mattia Cattaneo
Quante interviste per Evenepoel durante il media day, assalito soprattutto dai giornalisti belgi (ma non solo)
Alla fine, tra i vari uomini di fiducia di Remco, sei quello che è rimasto. Com’è andata la trattativa?

In realtà è andata in modo molto semplice. Io ero in scadenza di contratto con la Quick-Step e, avendo 35 anni, avrei valutato anche altre opzioni, sia dal punto di vista economico sia sotto altri aspetti, essendo oggettivamente gli ultimi anni della mia carriera. Avevo tre o quattro proposte importanti, superiori economicamente a quello che la squadra era disposta a darmi. Nel frattempo Remco aveva deciso di venire qui. Mi chiama e mi dice: «Se puoi firma con Red Bull, perché io andrò lì». Io non avevo ancora firmato, fortunatamente, e ho fatto la scelta anche in base a questa sua idea.

E’ un bell’attestato di stima, ma anche una bella responsabilità…

Sicuramente è una grande responsabilità, soprattutto per me. Mi è stato fatto un contratto di tre anni a 35 anni, quindi potete capire quanto sia motivo di orgoglio. Non è solo aiutare Evenepoel, è il segnale che qualcosa di buono lo sto facendo. E’ stata una svolta positiva a livello economico, inutile nasconderlo, ma soprattutto dal punto di vista psicologico. Credetemi…

Mattia Cattaneo
Mattia Cattaneo (classe 1990) è pro’ dal 2012. Forte sul passo, va bene a crono e anche in salita. Sarà la spalla di fiducia del campione belga
Mattia Cattaneo
Mattia Cattaneo (classe 1990) è pro’ dal 2012. Forte sul passo, va bene a crono e anche in salita. Sarà la spalla di fiducia del campione belga
Come stai vedendo Remco?

Molto più sereno. Magari è solo una mia sensazione, ma è come se si fosse tolto un peso dalle spalle. Nel parlarci tutti i giorni lo vedo più tranquillo, più sicuro. Sono cose che percepisci subito, quando una persona è più rilassata o più sotto pressione.

Evenepoel ha detto di non sentire la pressione di questo grande progetto. Davvero sarà così?

Quando inizieranno le corse sarà tutta un’altra storia. Però credo che il fatto di avere vissuto anni di voci, “vado di qua, vado di là”, lo abbia messo sotto pressione non solo dal punto di vista sportivo, ma anche da quello della vita quotidiana. In Belgio è mediaticamente super esposto e questo pesa. Forse incideva anche il fatto di essere non solo in una squadra belga, ma “nella” squadra belga. Ora Evenepoel è uscito dall’ovile e questo, secondo me, gli ha dato una serenità che prima non aveva. Almeno è quello che percepisco.

Che gare farai, Mattia?

Più o meno quelle che farà lui. Onestamente non conosco ancora il mio calendario nel dettaglio, ma so che in gran parte ricalcherà quello di Remco, eccetto qualche classica che io non farò. I punti centrali, Tirreno o Parigi-Nizza, Delfinato e soprattutto il Tour de France, li farò.

A Peyragudes Vingegaard riprende e sorpassa Evenepoel: lo smacco più grande della carriera di Remco. Da lì, la svolta secondo Cattaneo
A Peyragudes Vingegaard riprende e sorpassa Evenepoel: lo smacco più grande della carriera di Remco. Da lì, la svolta secondo Cattaneo
State già lavorando su qualcosa di specifico, come la cronometro o la costruzione del gruppo per la salita?

Un po’ sì. Abbiamo iniziato a lavorare sulla cronosquadre, visto che il Tour inizierà con una tappa del genere. Credo sia un aspetto fondamentale. Questa struttura ha già ben chiari i passi da fare per costruire un gruppo importante in vista del Tour.

A proposito di Tour quanto è stato devastante per Remco l’ultima edizione?

Sicuramente è stato un brutto colpo lasciare il Tour in quel modo. Allo stesso tempo, però, credo gli abbia dato uno shock positivo, del tipo: “devo cambiare qualcosa”. Uno schiaffone, insomma. Magari non sarà bello da dire, ma a volte è dalle legnate che si impara, anche se sei un campione. E’ stato un momento difficile, ma anche un click mentale.

Okay il discorso dell’investimento Red Bull-Bora su Remco e l’obiettivo Tour, ma certo questo Giro d’Italia gli poteva fare gola. Nell’ambiente, tecnici e corridori, dicono fosse tagliato per lui. Tu Mattia che ne dici?

Eh – sospira Cattaneo – questo dovete chiederlo ai manager. Io, quando ho visto il Giro d’Italia, lo dico sinceramente, la prima cosa che ho fatto è stata chiamarlo. Gli ho detto: «Guarda che ti hanno messo quaranta chilometri a cronometro, è una corsa per te». Poi è chiaro che l’investimento su di lui è enorme. Per Red Bull e per la squadra il Tour è estremamente importante e se fai appunto un investimento del genere è giusto puntare prima di tutto su quello. Però certo quel Giro… era perfetto per lui.

Remco Evenepoel

Remco e la Red Bull: si parte. A Maiorca svelati piani e impressioni

11.12.2025
6 min
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PALMA DE MAIORCA (Spagna) – In questo paesino al centro della maggiore isola delle Baleari la Red Bull-Bora ha deciso di tenere il tradizionale media day in vista della stagione che verrà. Senza dubbio il più atteso della corazzata tedesca era Remco Evenepoel.

Felpone nero, baffetto da sparviero e anche il pizzetto. Ma soprattutto la prima cosa che percepiamo è il volto disteso. E questa nostra sensazione la conferma anche Mattia Cattaneo, colui che era compagno di squadra in Soudal-Quick Step e che lo ha seguito sin qui. «E’ più disteso. Lo vedo più tranquillo. E’ come se Remco lasciando la Soudal sia uscito dall’ovile».

Remco Evenepoel
Tantissimi i giornalisti presenti a questo evento. Con atleti così forti e di ben 16 nazionalità diverse, non poteva essere altrimenti
Remco Evenepoel
Tantissimi i giornalisti presenti a questo evento. Con atleti così forti e di ben 16 nazionalità diverse, non poteva essere altrimenti

Si parte…

Nella giostra dei vari “corner” di questi studios maiorchini va in scena il bailamme di interviste. Per fortuna gli orari sono cadenzati, altrimenti mentre parla Remco ci si perderebbe Roglic. Mentre c’è Roglic si rischierebbe di perdere Lipowitz… Tanta, quasi troppa carne al fuoco.

E proprio questa tanta carne al fuoco ci dice di una squadra fortissima. Una squadra che può tenere testa alla UAE Emirates. E Remco parte proprio da qui, dalla squadra e dal lavoro che si sta facendo.
«Ho ricevuto – dice Evenepoel – un’accoglienza calorosa dai miei nuovi compagni. Primoz è sempre stato un mio idolo, quindi è fantastico condividere la strada con lui. Sto scoprendo un nuovo ambiente. E’ una squadra molto solida che si adatta bene al mio carattere e alle mie ambizioni. Venivo da un team professionale, arrivo in un team professionale e ancora più grande. Prima eravamo i fiamminghi, qui è qualcosa di internazionale. Ognuno ha uno spazio di lavoro e ognuno ha un ruolo specifico. Chi ti prepara il buffet non ti dice anche cosa mangiare, per intenderci. La professionalità è al massimo in ogni settore, in ogni figura.

«Tutti stiamo cercando di lavorare in sintonia. Ci sono tanti ragazzi forti… Sono qui da pochissimo, ma in questi giorni di training camp ci conosceremo meglio. Conoscevo solo Cattaneo che era in squadra con me e ritrovarlo è stata una sorpresa (in realtà lo sapeva eccome, ndr). Stiamo parlando molto, facendo riunioni. Comunque mi sento accolto e sento la fiducia in me. Davvero, per adesso tutto va bene».

Remco Evenepoel
L’aliante che ieri Lipowitz e altri 8 compagni hanno fatto decollare trainandolo con le loro bici. Per dire che il clima è parso sereno
Remco Evenepoel
L’aliante che ieri Lipowitz e altri 8 compagni hanno fatto decollare trainandolo con le loro bici. Per dire che il clima è parso sereno

Tra fiducia e pressione

Evenepoel sente la fiducia dunque. E va bene, questa sfida prevede anche degli “oneri”. Il suo contratto è di quelli che pesano. Se un colosso mondiale come Red Bull decide di investire su di te, è vero che ti dà tanto, ma è anche vero che altrettanto dovrai dare. Insomma, si aspettano molto da lui. E gli chiediamo esplicitamente se sente la pressione di questo “nuovo capitolo”, come recitava il claim introduttivo del media day.
«Pressione? No – risponde sorridendo Remco – non la sento. Perché dovrei? Tutti lavoriamo al meglio, tutti ricerchiamo il massimo ogni giorno. Poi la pressione durante le corse mi piace sentirla, è una spinta ulteriore».

Si parla già di una rivalità interna con Florian Lipowitz, terzo all’ultimo Tour, ma Evenepoel è abilissimo a glissare. E tutto sommato ha anche ragione quando dice che in una corsa come il Tour de France partire con due punte è meglio.

«Questa per me sarà la prima volta che correrò un Grande Giro con due leader. Faremo dei ritiri e il Catalunya insieme e sarà un banco di prova per conoscerci, per capire come muoverci insieme anche tatticamente visto che siamo diversi».

Remco ha detto che l’obiettivo della Red Bull è tornare sul podio del Tour. Lui ci è salito nel 2024
Remco ha detto che l’obiettivo della Red Bull è tornare sul podio del Tour. Lui ci è salito nel 2024

Giro no, Tour sì

A proposito di Tour, questo è il grande goal che Remco, ma anche il patron Denk, hanno annunciato in apertura di meeting: «Porteremo la squadra più forte alla Grande Boucle».
A questo punto non potevamo non chiedergli del Giro d’Italia. «Mi sarebbe piaciuto farlo – ha spiegato Remco – c’è una crono molto lunga e non ci sono salite impossibili. Correre o no il Giro è stato il momento più difficile, ma la decisione è questa. Tra l’altro che avrei fatto il Tour l’ho saputo ieri (martedì, ndr)».

«Il mio programma – spiega Remco – inizia con il Catalunya, appunto, e proseguirà con le Ardenne. Non sarò invece né alla Sanremo, né al Giro delle Fiandre: quest’anno voglio una stagione il più possibile senza intoppi. Non dimentichiamo che a causa del mio incidente lo scorso autunno ho perso molti mesi. Per questo abbiamo deciso per un calendario basico, senza idee folli o esperimenti. Quindi voglio un inverno lungo su cui poter costruire una base solida, molto solida».

Una piccola precisazione: Evenepoel in realtà inizierà un po’ prima la sua stagione agonistica e lo farà con la cronosquadre proprio qui a Palma de Maiorca. La cronosquadre tornerà a essere importante visto che aprirà il Tour. Poi prenderà parte alla Valenciana.

Però lo stesso Evenepoel ha lasciato aperta una finestra su Tirreno-Adriatico o Parigi-Nizza, sostenendo che tra la Valenciana e il Catalunya in effetti c’è molto tempo. Di contro sarebbe un periodo ideale per visionare le tappe del Tour. Mentre dopo il Tour il programma prevede per ora le corse in Canada.

Remco Evenepoel presentazione, Ralph Denk
Ralph Denk ha aperto la conferenza dicendo dei rinnovi di Finn, Pellizzari e Lipowitz (foto Maximilian Fries)
Remco Evenepoel presentazione, Ralph  Denk
Ralph Denk ha aperto la conferenza dicendo dei rinnovi di Finn, Pellizzari e Lipowitz (foto Maximilian Fries)

Obiettivo performare

Tornando alle parole di Remco, parlando di una base solida lui stesso apre un altro capitolo importante, quello relativo alla performance. Come dicevamo, al belga si chiede molto e lui è pronto a darlo. A mettersi in gioco, come sembra stia già facendo. Ma soprattutto quello della performance è il pallino che ha afflitto Denk e il suo staff l’anno passato. Stando a ciò che ci hanno detto, questo aspetto lo rendeva alquanto teso, cosa che a cascata si ripercuoteva sul resto dello staff e infine sugli atleti.

«Non abbiamo perso un minuto – spiega l’iridato a cronometro – abbiamo subito iniziato a lavorare sodo. Abbiamo fatto molti test e colloqui, soprattutto la settimana scorsa. Con così tante persone attorno ognuno controlla ogni dato. Dan Lorang e John Wakefield sono impressionanti. Controllano ogni cosa prima di ogni allenamento e anche dopo ci sentiamo ed eventualmente correggiamo il tiro tutti insieme».

Tadej Pogacar e Remco Evenepoel, Europeo 2025
Se Evenepoel riuscirà a ridurre il gap con Pogacar ne guadagnerà lo spettacolo
Tadej Pogacar e Remco Evenepoel, Europeo 2025
Se Evenepoel riuscirà a ridurre il gap con Pogacar ne guadagnerà lo spettacolo

Remco più forte?

«Se posso migliorare ancora? Dico che lavoro sodo, ma poi per andare forte e vincere ci sono in ballo molti dettagli. Non basta salire in bici e andare. Anche i materiali contano: per esempio la bici è la stessa ma il gruppo è diverso. Sono passato da Shimano a Sram e mi sto abituando. Anche la continuità conta. Io lo scorso anno ho avuto molti alti e bassi. Sono stato fermo a lungo in inverno come dicevo, ho vinto la prima corsa, ma poi ho faticato. Dopo il Tour sono stato fermo altre due settimane. Poi mi dicevano che dopo le 4-5 ore calavo… Per adesso mi sento più forte».

Speriamo sia come dice lui. Un contraltare a Pogacar non farebbe altro che aumentare lo spettacolo. Sin qui l’unico ad esserci riuscito in qualche classica è stato Van der Poel. Quando se ne va, Remco continua a sorridere, nonostante sia stato “rapito” da tv e orde di giornalisti per diverse ore. Che sia davvero l’anno della rinascita per il belga?

Nibali sul Giro

Nibali sul Giro: Vingegaard per la tripletta. Remco e quella crono…

06.12.2025
5 min
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ROMA – Il Giro d’Italia è la grande news di questa settimana. La corsa rosa tiene banco e, in attesa dei programmi dei grandi corridori, non si può far altro che approfondire l’argomento. Magari proprio con un grandissimo ex corridore: Vincenzo Nibali.

Il percorso, i protagonisti, quella crono così lunga, l’assenza di salite “monster”. Come inciderà tutto ciò sulla corsa rosa? In particolare ci è piaciuto ascoltare lo Squalo su quella questione tattica che potrebbe svilupparsi proprio attorno alla crono qualora ci fosse al via Remco Evenepoel.

Nibali sul Giro
Vincenzo Nibali a Roma durante la presentazione del Giro d’Italia
Nibali sul Giro
Vincenzo Nibali a Roma durante la presentazione del Giro d’Italia

Le salite

Con Nibali si parte parlando proprio delle salite. Alla fine si rischia che la più dura sia il Blockhaus, tappa appenninica alla settima frazione. Per il resto le scalate non mancano, ma sembrano regolari. Salite che si affrontano sul filo o sopra i 20 all’ora.

«Per me – dice Nibali – la tappa di Alleghe, quindi l’arrivo a Piani di Pezzé, è la tappa più iconica, la tappa 5 stelle di questo Giro. Arriva nell’ultima settimana quando la stanchezza è palpabile. Quindi è durissima e l’arrivo è preceduto da tante scalate in successione tra cui la Cima Coppi, il Passo Giau.
E poi c’è la tappa di Piancavallo che sarà dura. Abbiamo visto due anni fa cosa fece la doppia scalata del Grappa. Ma credo che la tappa di Alleghe sia un pochino più dura e definitiva. Poi magari in gara abbiamo visto che tante volte le cose sono cambiate, come l’anno scorso nella situazione di Simon Yates che ribaltò tutto sul Colle delle Finestre.

«L’ultima settimana invece è quella più dura, più complicata: è un crescere di tensione. Mi incuriosisce molto questa ripartenza dopo il secondo giorno di riposo con la tappa svizzera e il finale a Carì».

Nibali sul Giro
Remco ha già saggiato le strade della prossima crono rosa: è stato nella Tirreno 2022. Un punto a suo vantaggio?
Nibali sul Giro
Remco ha già saggiato le strade della prossima crono rosa: è stato nella Tirreno 2022. Un punto a suo vantaggio?

La cronometro

Una sola tappa contro il tempo, ma lunga (40,2 chilometri) e piatta come un biliardo. Qui gli specialisti possono aprire davvero un bel varco e chiamare poi gli scalatori alla ribalta nelle frazioni successive. Una crono così lunga non si vedeva da un po’: quanto inciderà sulla corsa? E quanto sulla partecipazione dei big?

«Una cronometro così – va avanti Nibali – è sicuramente molto veloce perché è completamente pianeggiante. Per la mia esperienza la zona a volte è anche un po’ ventosa. Sarà interessante vedere come sarà la partenza degli uomini di classifica. Ma dopo il Blockhaus credo che partiranno comunque tutti molto vicini.
«Pensando a questa crono vorrei vedere un Remco Evenepoel, sicuramente, e anche un Jonas Vingegaard. Sono i due nomi più importanti che reputo possano essere interessanti per il Giro d’Italia, specialmente Remco per fare un ritorno dopo aver abbandonato il Giro d’Italia qualche anno fa in modo non bellissimo la prima volta e dopo una caduta la seconda. Una crono tanto lunga non si vedeva da tempo ed è molto interessante. E’ la massima espressione della velocità: sono 40 chilometri completamente piatti e potrebbero essere un grande richiamo proprio per Remco».

«Io sono cresciuto in terra toscana, è un po’ casa mia. Quelle zone le conosco bene. Tante volte abbiamo affrontato lì la crono della Tirreno-Adriatico: non hanno insidie, però il vento quando soffia può incidere. A volte ha fatto bei disastri e tra un cronoman puro e uno che va bene ma non è specialista potrebbe ballare qualche minuto».

E questo davvero cambierebbe tutto. Davvero poi potremmo vedere un Giro frizzante che, con tappe non impossibili, si presterebbe bene allo spettacolo. Lo stesso Nibali ricorda come le tappe di Pila e Carì, ricche di dislivello ma corte, richiedano esplosività. E se non si è recuperato bene potrebbero essere più dure di un tappone “monster”.

Vingegaard ha avuto poco a che fare con l’Italia, ma con ottimi risultati. Esplose alla Coppi e Bartali del 2021 e vinse la Tirreno 2024. Eccolo sul Petrano
Vingegaard ha avuto poco a che fare con l’Italia, ma con ottimi risultati. Esplose alla Coppi e Bartali del 2021 e vinse la Tirreno 2024. Eccolo sul Petrano

Quali protagonisti?

Uno dei temi emersi dopo la presentazione di questo Giro d’Italia è quello secondo cui, non essendo così duro, consentirebbe poi di andare al Tour de France. In tanti dicono che sia stato disegnato pensando a Vingegaard. Ma vedendo il percorso, salgono, e non poco, le quotazioni di vedere Evenepoel al via in Bulgaria

Però un “vantaggio”, circa la presenza del danese, c’è: la possibilità di battere in qualche modo l’eterno rivale Tadej Pogacar. Potrebbe essere infatti Jonas il primo tra i due a mettere a segno la “sacra corona”: Giro, Tour, Vuelta.

«E’ un Giro d’Italia equilibrato – riprende Nibali – come ho detto, ma anche se non è durissimo è accattivante. E’ un Giro che lascia spazio anche a chi vuole proseguire la stagione andando al Tour. Secondo me è un Giro intelligente sotto questo punto di vista.

Vingegaard bisogna vedere se ci sarà. La sua conferma immagino sia legata anche a quella eventuale di Simon Yates, che è il vincitore uscente. Potrebbe stuzzicarlo l’idea di essere il primo a vincere tutti e tre i Grandi Giri. Questo gli darebbe grande risalto. Ha vinto la Vuelta qualche mese fa e potrebbe ripetersi. E poi non me ne vogliano, ma scontrarsi con Pogacar di questi tempi è… come dire, un po’ complicato! Mai partire battuti, però se dovessi pensare a una tattica relativa al calendario penserei seriamente al Giro. Ma poi domando io: chi ci sarà? E se venisse Del Toro? Lui avrebbe il dente avvelenato. Carapaz cosa farà: ritornerà? Perché ci sarebbero anche i protagonisti dell’anno scorso.

Tour de France 2020, Tadej Pogacar, cronoscalata Planche des Belles Filles

Peiper, il regista della Planche, alla corte di Remco

15.11.2025
6 min
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Dalla Garmin in cui vinse il Giro con Hesjedal alla BMC per sei anni e poi al UAE Team Emirates del primo Tour vinto con Pogacar. Poi Allan Peiper ha dovuto affrontare la lotta contro il cancro. E adesso una nuova sfida lo porta alla Red Bull. E’ singolare seguire l’australiano che da anni fa base in Belgio nelle sue migrazioni. Il più delle volte a richiamarlo è stato il gusto per nuove sfide, ma probabilmente nella squadra numero uno al mondo per lui non c’erano più gli stessi spazi. Al contrario, l’offerta dei tedeschi di fare di lui lo stratega dietro le quinte, mettendo in gioco la sua capacità di plasmare il gruppo, lo ha stimolato.

«Sono molto entusiasta – ha detto appena la notizia è diventata ufficiale – di far parte di questo progetto. Red Bull-Bora-Hansgrohe ha fatto progressi impressionanti negli ultimi anni e vedo un grande potenziale per rafforzare ulteriormente questa struttura. Si tratta di vivere una visione sportiva chiara e trasformarla in prestazioni quotidiane: questo è ciò che mi motiva. Vincere il Tour con Tadej è stato sicuramente il momento più bello della mia vita. L’ho conosciuto che era un ragazzino, ma sempre molto equilibrato. Ancora oggi si sveglia la mattina con un sorriso ed era sempre felice. Dice “grazie”, “ciao”, non urla mai. Non sente la pressione di essere il leader, eppure ha l’atteggiamento giusto. Se penso a quella mattina della Planche des Belles Filles, alla vigilia della crono in cui avrebbe vinto il primo Tour, credo sapesse già che avrebbe concluso in giallo, ma non ne parla mai».

Allan Peiper è australiano, ha 65 anni. E' stato alla UAE dal 2020 (foto Fizza/UAE Team Emirates)
Allan Peiper è australiano, ha 65 anni. E’ stato alla UAE dal 2020 (foto Fizza/UAE Team Emirates)
Allan Peiper è australiano, ha 65 anni. E' stato alla UAE dal 2020 (foto Fizza/UAE Team Emirates)
Allan Peiper è australiano, ha 65 anni. E’ stato alla UAE dal 2020 (foto Fizza/UAE Team Emirates)

Due ragazzini in Alta Saona

Quel giorno fu magico, ma davvero non ci fu nulla di improvvisato o imprevisto, se non il crollo di Roglic. Nel villaggio di Plancher les Mines, nell’Alta Saona, ricordano ancora quando in un giorno di luglio, davanti a una pensione ai piedi della salita, arrivò l’ammiraglia della UAE Emirates. La Grande Boucle si sarebbe corsa alla fine di agosto, nel calendario confuso ed elettrizzante nell’anno del Covid che a fine stagione avrebbe proposto il Giro in ottobre.

Ne scese proprio Peiper, che chiese all’anziana padrona se i due corridori che avevano appena provato la salita della Planche des Belles Filles potessero fare la doccia nella sua struttura. Erano due ragazzi di 21 anni: Pogacar e Bjerg. Quella salita sarebbe stato il teatro d’arrivo della penultima tappa del Tour, a capo di una crono di 36,2 chilometri con partenza da Lure. Era stato utile provarla e simulare una serie si situazioni di gara, a partire dal cambio della bici.

Sulla Planche des Belles Filles, provata e riprovata il mese prima, Pogacar visse un giorno perfetto. Uno dei suoi…
Sulla Planche des Belles Filles, provata e riprovata il mese prima, Pogacar visse un giorno perfetto. Uno dei suoi…

Il viaggio di Peiper

Peiper c’era già stato a giugno, subito dopo la fine del lockdown. Era partito dal Belgio facendo quasi 600 chilometri. Diluviava, il tergicristallo non si era mai fermato. E se in un primo momento aveva dubitato della bontà dell’iniziativa, vista la salita si era reso conto che lì si sarebbe deciso il Tour. Nessun dubbio al riguardo.

Rimase per due giorni in quella zona. Fece la salita più di una volta, prendendo nota delle curve, dei cambi di pendenza, percorrendo a piedi gli ultimi metri in cui la pendenza passa al 20 per cento. E poi, non pago, la scalò anche in bicicletta rendendosi finalmente conto che quella tappa avrebbe cambiato la storia. Dopo i tanti giorni sulle grandi salite, passare nuovamente alla posizione da crono sarebbe stato un’incognita.

L’osservazione che aveva portato via con sé, custodendola con cura, riguardava il punto in cui cambiare la bici. Era chiaro infatti che non si potesse arrivare in cima con quella da crono. Sull’altimetria aveva individuato il punto giusto al chilometro 31,1: poco più di 5 chilometri dal traguardo. In quel punto in cui la velocità sarebbe scesa ai 15 all’ora e la bici da crono sarebbe diventata di difficile gestione. Lo segnalò a Gouvenou, direttore tecnico del Tour, e grazie alle sue segnalazioni le transenne di quell’area cambio vennero messe nel punto esatto da lui individuato.

Tour 2020, quello del Covid: intorno ai corridori con le mascherine. Qui Luke Maguire, addetto stampa UAE
Tour 2020, quello del Covid: intorno ai corridori con le mascherine. Qui Luke Maguire, addetto stampa UAE
Tour 2020, quello del Covid: intorno ai corridori con le mascherine. Qui Luke Maguire, addetto stampa UAE
Tour 2020, quello del Covid: intorno ai corridori con le mascherine. Qui Luke Maguire, addetto stampa UAE

Cambio bici e pacco pignoni

Gestire un cambio bici come quello non è semplice, né semplice sarebbe stato scegliere la bici giusta. L’intuizione fu nuovamente di Peiper, che propose di montare sulla bicicletta di Pogacar una cassetta pignoni da juniores, una 19-25 a sei velocità, che avrebbero permesso di cambiare un solo dente alla volta, rispetto ai due delle cassette normali.

La salita era molto ripida, con tratti al 15 e anche 20 per cento e per gestirla non si potevano cambiare i rapporti bruscamente. La cambiata doveva essere fluida per mantenere la stessa cadenza e non mettere troppa pressione sulle gambe. Nel primo dei due giorni trascorsi sui Vosgi con Bjerg, Pogacar fece tre ricognizioni del percorso. Per il tratto di pianura invece avrebbe usato una monocorona anteriore da 58 denti senza deragliatore.

Si diceva della gestione del cambio bici, provato per almeno dieci volte dai due corridori. Fu l’intuizione del meccanico Vasile Morari a dare la svolta. Sarebbe stato Pogacar a portare la bici da crono verso l’ammiraglia, mentre lui gli avrebbe passato la bici da strada presa dal tetto dell’ammiraglia. Avrebbero così risparmiato il tempo del doppio passaggio del meccanico. Non è frequente assistere a simili prove e fu proprio Peiper a guidare le operazioni, puntando alla perfezione assoluta.

La resa di Roglic alla Planche des Belles Filles amplificò ancora di più la grande prova di Pogacar
La resa di Roglic alla Planche des Belles Filles amplificò ancora di più la grande prova di Pogacar

In lacrime nel parcheggio

In corsa andò tutto alla perfezione e sappiamo tutti come finì la storia. Ci fu anche il tempo per assistere al crollo di Roglic. La Jumbo Visma sprofondò in una confusione pressoché totale. Non effettuarono il cambio bici nel cambio di pendenza indicato da Peiper, ma più avanti tra la gente, tanto che per un po’ si credette che la maglia gialla volesse arrivare in cima con la Cervélo da crono. E fu l’ammissione successiva di un tecnico a far trapelare la verità su quel casco scomposto sul suo capo: un modello usato quel giorno per la prima volta, più pesante del precedente, a causa del quale Roglic perse terreno e fiducia.

Dopo aver scherzato con Pogacar al mattino, mentre i meccanici preparavano la bici bianca per la tappa del giorno dopo, sul fatto che la squadra non credesse nella sua possibilità di vincere il Tour, Peiper si ritrovò a piangere nel parcheggio delle ammiraglie. Era incredulo. Aveva bisogno di tempo per capire, così rimase seduto per qualche minuto e poi andò alla macchina della Jumbo-Visma per esprimere la sua solidarietà.

La nuova sfida di Peiper riguarda Evenepoel: la cura dei dettagli lo porterà al livello di Pogacar e Vingegaard?
La nuova sfida di Peiper riguarda Evenepoel: la cura dei dettagli lo porterà al livello di Pogacar e Vingegaard?

La sfida Evenepoel

La storia di Pogacar al Tour de France iniziò in quel modo indimenticabile, con la vittoria alla prima partecipazione. Peiper non sapeva ancora dei problemi di salute che avrebbe dovuto fronteggiare di lì a pochi mesi e che gli avrebbero impedito di seguire il secondo Tour del suo pupillo. Alla Red Bull, che sta facendo incetta di tecnici avendo allontanato quelli già vincenti che aveva in casa, è bastato saperlo in salute per offrirgli un incarico di grand importanza. Lavorerà accanto a Zak Dempster, preso dalla Ineos Grenadiers, e a Sven Vanthourenhout, l’ex tecnico della nazionale belga che ha ottenuto con Evenepoel le vittorie più belle. La prossima sfida di Peiper sarà proprio Remco. E un po’ di curiosità, dobbiamo ammetterlo, inizia a farsi largo.

red Bull Bora

Ricerca del limite: cosa troverà Remco alla Red Bull-Bora?

07.11.2025
5 min
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Qualche tempo fa, durante una conferenza stampa, Ralph Denk, patron della Red Bull-Bora, aveva parlato della svolta che sta interessando la sua squadra. Un investimento record di 50 milioni di euro, nuovi ingressi e una struttura sempre più multidisciplinare per limare i famosi marginal gains e alzare ulteriormente l’asticella. A tutto ciò si è aggiunto l’arrivo di Remco Evenepoel, insieme ad alcune persone a lui vicine, come Matteo Cattaneo e il direttore sportivo Sven Vanthourenhout.

Remco Evenepoel (classe 2000) approderà alla Red Bull. Un progetto di grandi ambizioni che ruota attorno a lui. Saprà supportare la pressione?
Remco Evenepoel (classe 2000) approderà alla Red Bull. Un progetto di grandi ambizioni che ruota attorno a lui. Saprà supportare la pressione?

A capo dei vari settori operano figure di spicco come Dan Bigham per l’aerodinamica, Asker Jeukendrup per l’alimentazione, Peter Kloppel per il mental coaching e Dan Lorang per la performance, in particolare per l’endurance. Tutti nomi di altissimo livello: Bigham contribuì allo sviluppo aerodinamico della Ineos Grenadiers e fu lui stesso a stabilire il record dell’Ora, poi battuto da Filippo Ganna, che sfruttò proprio quegli studi. Klöppel ha lavorato con Max Verstappen in Formula 1.

Per capire meglio come funziona questa macchina perfetta, abbiamo parlato con Matteo Sobrero, in procinto di passare dalla Red Bull Bora, appunto, alla Lidl-Trek. E’ lui a raccontarci il metodo Red Bull-Bora e cosa potrà trovare Evenepoel in questo nuovo ambiente. In fin dei conti, quando il belga ha avuto le maggiori pressioni, non sempre ha brillato. Ora, tutto ciò che riguarda la performance, in teoria, dovrebbe tranquillizzarlo. In teoria…

Matteo Sobrero è stato per due anni alla Reb Bull e ha notato grandi cambiamenti nell’ultima stagione
Matteo Sobrero è stato per due anni alla Reb Bull e ha notato grandi cambiamenti nell’ultima stagione
E quindi Matteo, si avverte anche all’interno, così come da fuori, questa ricerca dell’estremo in Red Bull-Bora?

Sì, si avverte eccome. Ma onestamente, e non che sia una critica, non è nulla di nuovo: è ciò che succede anche in altri top team. Almeno nelle migliori dieci squadre del mondo. Direi che si avverte più nel ciclismo in generale che solo nella Red Bull-Bora. Ormai in tanti hanno figure simili. La Ineos Grenadiers fu la prima a intervenire in modo massiccio sull’alimentazione e poi la Visma-Lease a Bike ha fatto un ulteriore step, proprio con Jeukendrup, e gli altri man mano hanno seguito.

I famosi marginal gain…

E’ la filosofia del ciclismo attuale: stare al passo coi tempi, e in alcuni casi, come per le squadre migliori, cercare di anticiparli. Red Bull ha investito tanto in altri sport e ora sta facendo lo stesso nel ciclismo, puntando su quei reparti dove ritiene di poter migliorare ancora.

Vogliono essere i numeri uno…

Esatto, non tra i migliori, ma i migliori. Il problema è che lo vogliono anche altri team! Va detto che io sono passato professionista nel 2020 e ho già cambiato diverse squadre: la grande differenza che ho notato è che rispetto agli altri team, anche se internazionali, qui c’è un clima più “aziendale”. Non c’è la familiarità di un tempo: soprattutto in questo ultimo anno si è avvertito questo cambiamento. Ognuno ha un settore di riferimento e dà il massimo nel proprio ambito.

red Bull Bora, Lipowitz e Roglic
Non solo staff di elevata qualità. Nel parco top rider della Reb Bull ci sono anche Roglic e Lipowitz (in foto), Pellizzari, Vlasov, Hindley, Martinez…
red Bull Bora, Lipowitz e Roglic
Non solo staff di elevata qualità. Nel parco top rider della Reb Bull ci sono anche Roglic e Lipowitz (in foto), Pellizzari, Vlasov, Hindley, Martinez…
Tu come ti sei trovato?

Personalmente ho lavorato bene con tutti loro, ma nei top team è così. Il bello di questo ciclismo è che i grandi investimenti spingono tutto e tutti verso l’alto, il brutto è che si perde un po’ l’aspetto umano. Le squadre oggi contano quasi 200 persone: c’è gente che vedi al primo ritiro di ottobre e poi non rivedi più per il resto dell’anno.

Parliamo di Lorang: qual è il suo ruolo? Cosa significa che cura la parte endurance?

Lui viene dal triathlon, dove è stato un vero guru. Red Bull seguiva già quel mondo e quando è subentrata nel ciclismo lo ha nominato responsabile della preparazione. E’ lui che organizza e supervisiona gli altri coach. Poi, se devo essere sincero, non so cosa faccia nel dettaglio, ma so che è una persona che fa molta ricerca, studia e si aggiorna sui nuovi metodi di lavoro. E’ un “ricercatore della ricerca”. In poche parole, se la Red Bull non performava, come si dice oggi, lui interveniva per capire cosa non funzionasse.

Passiamo a Jeukendrup, quindi dell’alimentazione: tu come ti confrontavi con lui?

Premetto che noi italiani veniamo da una cultura alimentare che ci porta naturalmente a essere equilibrati nel mangiare. Siamo bilanciati, come dicevano anche in Red Bull. Solo che lì lo sei al grammo. Asker ha inventato una App, “Food Coach”, con cui sei collegato al tuo nutrizionista di riferimento e ad ogni pasto inserisci cosa e quanto hai mangiato. Jeukendrup è sempre stato un ricercatore per Red Bull, poi era passato alla Visma, ma quando Red Bull ha preso in mano la squadra lo ha richiamato. Le sue ricerche funzionano, e nei Grandi Giri il suo sistema fa la differenza. Però ormai certe metodologie le adottano anche gli altri. Torno al punto di prima: tutto il ciclismo si è allineato verso l’estremo.

Ogni cosa non solo deve essere pesata ma deve essere inserita nella App apposita: in tal modo il nutrizionista di riferimento (e anche l’atleta) sa quanto e cosa deve mangiare e consumare
Ogni cosa non solo deve essere pesata ma deve essere inserita nella App apposita: in tal modo il nutrizionista di riferimento (e anche l’atleta) sa quanto e cosa deve mangiare e consumare
Tutto al limite insomma, Matteo. Ma a livello mentale tutto questo quanto pesa sul corridore? Per un Evenepoel che arriva con già mille pressioni e aspettative, tutto questo peserà?

Eh, un po’ pesa! Ci sono corridori a cui pesa di più e altri a cui pesa di meno. Anche se per certi aspetti è più facile, perché non devi pensare a nulla, ci sono atleti che sono professionisti da dieci anni, hanno sempre fatto in un modo e gli è andata bene: cambiare non è scontato per loro. In quel caso serve la lucidità di dire: «Lo faccio perché è un investimento su me stesso». C’è molta attenzione e per questo servono figure come il mental coach, che aiutano a mantenere equilibrio.

Sei sul filo…

Il quadro generale è quello che abbiamo illustrato. Si fanno sacrifici per arrivare al limite, ma il rischio è quello di finire in burnout. Ed è un problema sempre più comune: tanti ragazzi poi smettono quasi all’improvviso. Spetta allo psicologo evitare che si superi quella linea sottile tra perfezione e logoramento.

Presentazione Tour de France 2025, Parigi, Christian Prudhomme (foto A.S.O./ Maxime Delobel)

Tour e spettacolo: l’edizione 2026 è un’occasione sprecata?

28.10.2025
5 min
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Era molto più smaliziato il vecchio Leblanc, che quando decideva di favorire un corridore piuttosto di un altro, piazzava sul percorso del Tour degli ostacoli studiati in modo perfido. Chiedete a Bugno e Chiappucci come facevano gli organizzatori di allora per spianare la strada a Indurain. Piazzavano un prologo e due crono piatte da 60 chilometri e poi potevi fare le imprese che volevi in montagna, che tanto il passivo era pressoché insormontabile.

Indurain vinse cinque Tour, andando forte in salita, ma schiantando ogni anno i rivali nelle crono
Indurain vinse 5 Tour, schiantando i rivali nelle crono. Alle sue spalle nella foto, l’indimenticato fotografo italiano Sergio Penazzo
Indurain vinse cinque Tour, andando forte in salita, ma schiantando ogni anno i rivali nelle crono
Indurain vinse 5 Tour, schiantando i rivali nelle crono. Alle sue spalle nella foto, l’indimenticato fotografo italiano Sergio Penazzo

Dalla parte dei vincitori

Il Tour è sempre stato dalla parte dei vincitori, oppure li ha sempre resi imbattibili disegnando percorsi su misura. Il gigante spagnolo ha avuto campo libero per cinque anni. Poi decisero di aprire il ciclo di Ullrich, secondo nel 1996 e primo nel 1997. Però fecero male i conti e si trovarono tra i piedi quel genio di Pantani che, nonostante le crono interminabili, lo mise al tappeto con un paio di giornate ben fatte in montagna.

A quel punto battezzarono la ruota di Armstrong. Pantani in qualche modo se lo tolsero dai piedi e per sette stagioni si consegnarono all’americano, che era tanto più forte da non avere bisogno di percorsi su misura.

Dopo gli anni di Sky e del solo Nibali che trovò l’estro e il coraggio per interromperne la serie, la stessa superiorità adesso ce l’ha Pogacar, senza che si provi a rendergli la vita difficile con tracciati per lui meno comodi (posto che poi esistano davvero!). Eppure in Francia ora si dibatte sulla possibilità che Pogacar possa non farcela a centrare il quinto Tour.

Nel 1998 Pantani riuscì a spezzare il filotto della Telekom e chissà che non ci sarebbe riuscito anche con Armstrong…
Nel 1998 Pantani riuscì a spezzare il filotto della Telekom e chissà che non ci sarebbe riuscito anche con Armstrong…

L’insidia del Col de Sarenne

E’ quello che emerge leggendo gli articoli che L’Equipe ha dedicato alla Grande Boucle dopo la presentazione dell’edizione 2025 (la foto di apertura è di A.S.O./ Maxime Delobel).

«L’unico momento in cui potrebbe essere in difficoltà – dice Thierry Gouvenou, direttore tecnico del Tour – è durante la penultima tappa, quando affronteremo le salite più lunghe in alta quota. Con il Col de Sarenne, che è accidentato e non molto scorrevole, non potrà avere una giornata negativa, perché potrebbero volare minuti. Lo abbiamo già visto cedere in passato sulle lunghe salite, sul Granon e il Col de La Loze, ma la speranza è minima».

«Ogni volta che c’è una vetta importante – è il controcanto di Prudhomme – Pogacar vuole vincerla. Quindi immagino che quando vedrà l’Alpe d’Huez due volte, vorrà conquistarla, come i più grandi. Come Hinault insieme a LeMond, ma saranno passati quarant’anni. Non è un’impresa da poco».

Tadej Pogacar, Col du Granon 2022
Nonostante quanto detto da Gouvenou, il Pogacar attuale è ben più solido di quello che perse la maglia sul Granon nel 2022
Nonostante quanto detto da Gouvenou, il Pogacar attuale è ben più solido di quello che perse la maglia sul Granon nel 2022

I Pirenei spuntati

Sarebbe interessante entrare nelle stanze segrete e scoprire quanto la quinta vittoria di Pogacar piaccia agli sponsor del Tour e quanto siano tutti interessati che lo sloveno possa ottenerla e poi proseguire fino a cancellare le sette macchie di Armstrong.

Raccogliendo pareri qua e là, i giornalisti de L’Equipe evidenziano come lo stesso Christian Prudhomme abbia fatto notare che i Pirenei in avvio, poco dopo il via da Barcellona, sarebbero potuti diventare già un momento decisivo e per questo si è deciso di non spingere troppo sul gas. 

«Volevamo che il Tour – dice – andasse in crescendo. Abbiamo scelto di non renderlo subito difficile, anche se andremo sul Tourmalet. Volevamo che ci fosse una progressione attraverso i cinque massicci: Pirenei, Massiccio Centrale, Vosgi, Jiura e Alpi, con una penultima tappa con 5.600 m di dislivello. Qualunque sia la situazione, tutto può essere capovolto il giorno prima dell’arrivo finale».

E qui però sorge un dubbio: si punta allo spettacolo oppure allo stesso esito finale, con l’accortezza di chiudere il discorso soltanto alla fine e non nella seconda settimana?

Quanto sarebbe grande la suggestione di Evenepoel che si gioca il Tour in una crono a Parigi dopo l'oro olimpico?
Quanto sarebbe grande la suggestione di Evenepoel che si gioca il Tour in una crono a Parigi dopo l’oro olimpico?
Quanto sarebbe grande la suggestione di Evenepoel che si gioca il Tour in una crono a Parigi dopo l'oro olimpico?
Quanto sarebbe grande la suggestione di Evenepoel che si gioca il Tour in una crono a Parigi dopo l’oro olimpico?

Un occhio per Remco

Che cosa avrebbe fatto a questo punto il disegnatore con le mani libere? Avrebbe sfogliato la rosa dei partenti e si sarebbe reso conto che uno come Remco Evenepoel va utilizzato meglio. Non puoi consegnarlo alla sconfitta proponendogli percorsi che non gli si addicono. E allora, memore della crono dei mondiali, avrebbe messo sul percorso non solo la cronosquadre di 19 chilometri in partenza, ma altre due cronometro individuali ben più sostanziose dei 26 chilometri previsti nella terza settimana.

Una il martedì della seconda settimana, l’altra a Parigi. Avrebbe così dato a Evenepoel la possibilità di prendere vantaggio prima delle salite e messo Pogacar nella condizione di affrontare le montagne di rimonta. La resa dei conti finale nella cornice di Montmartre e dei Campi Elisi sarebbe stata irresistibile.

«C’è stato un vero cambiamento dal 2019 – dice Prudhomme – quando i corridori hanno iniziato a sfruttare quasi ogni salita, attaccando da ogni punto. Ovviamente, per l’organizzatore, non è il vincitore che conta, ma che ci sia una lotta il più a lungo possibile e che ci sia suspense».

Il 24 luglio 1989, la crono di Parigi ribaltò il Tour, consegnando la vittoria a Lemond per 8″. Il suo distacco da Fignon era di 50″
Il 24 luglio 1989, la crono di Parigi ribaltò il Tour, consegnando la vittoria a Lemond per 8″. Il suo distacco da Fignon era di 50″

La sensazione è che non sia così e che si sia voluto mantenere il solco fra Pogacar-Vingegaard e gli altri. Avere una crono a Parigi come quella che consegnò il Tour a Lemond per 8 secondi su Fignon nel 1989, ma all’indomani della doppia Alpe d’Huez, potrebbe cambiare tutto o celebrare ancora una volta la grandezza di Pogacar. Ma forse la possibilità di veder vacillare il vincitore predestinato è un rischio troppo grande nell’anno che potrebbe consegnarlo alla storia.

Michael Storer, Tudor Pro Cycling, Tour de France 2025

Storer e un altro passo verso i grandi: «Tosatto mi fa sognare»

17.10.2025
5 min
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La stagione di Michael Storer è appena finita, il corridore australiano arrivato in Europa qualche anno fa per diventare un professionista si è poi stabilito a Varese. Quando risponde al telefono il suo italiano perfetto ci fa dimenticare di aver davanti un atleta partito da così lontano. Anche l’addetta stampa della Tudor Pro Cycling ci ha guardato sorridendo quando nelle interviste al termine del Lombardia lo scalatore della terra dei canguri rispondeva alle domande in un italiano che farebbe invidia a molti che qui ci sono nati.

Il terzo gradino del podio al Giro di Lombardia è il premio finale per una stagione corsa sempre ad alti livelli. Accanto a lui c’erano Tadej Pogacar e Remco Evenepoel, i due protagonisti di questo mese di settembre. Storer. all’interno della zona mista camminava un po’ timidamente tra tutti i giornalisti e intanto rispondeva alle loro domande con la calma alla quale ci ha abituati da tempo.

«E’ stata una bella esperienza – racconta – e sapevo di stare bene. Quest’ultimo mese di gare ho raccolto parecchi risultati positivi, a partire dal podio al Giro della Toscana. Al quale è seguita la vittoria al Trofeo Pantani, la prima in carriera in una gara di un giorno».

Podio Lombardia 2025, Tadej Pogacar, Remco Evenepoel e Michael Storer
Il terzo posto al Lombardia è il miglior piazzamento in una Classica Monumento per Michael Storer
Podio Lombardia 2025, Tadej Pogacar, Remco Evenepoel e Michael Storer
Il terzo posto al Lombardia è il miglior piazzamento in una Classica Monumento per Michael Storer
Pensavi di poter chiudere così bene la stagione, con un podio in una Monumento?

Sapevo che al Giro dell’Emilia e al Lombardia avrei avuto delle buone occasioni. Sinceramente avevo in testa di raggiungere la top 10 al Lombardia, al massimo la top 5. Poi il mio diesse, Matteo Tosatto, mi ha detto di guardare più in alto ancora, che il podio ha tre gradini e l’ultimo sarebbe stato in palio. Mi sembrava un po’ esagerato, però poi alla fine ci sono salito davvero. 

E cosa ti ha detto Tosatto?

«Te l’avevo detto!». Lui certe cose le vede, è dura averlo come diesse perché non si accontenta mai (ride, ndr), mi spinge a dare sempre il massimo e a volte serve. Dice che mi accontento troppo ed è vero. Lui mi fa sognare di più, nelle corse si crea sempre l’occasione. 

Il Lombardia 2025, Remco Evenepoel, Michael Storer
Una volta che Pogacar ha attaccato, Storer è stato l’unico capace di seguire il ritmo di Evenepoel in salita
Il Lombardia 2025, Remco Evenepoel, Michael Storer
Una volta che Pogacar ha attaccato, Storer è stato l’unico capace di seguire il ritmo di Evenepoel in salita
Che effetto ti ha fatto salire sul podio al Lombardia?

Ero emozionatissimo. Non pensavo di riuscire a raggiungere tale risultato in una Classica. Il Lombardia è l’unica Monumento che si avvicina alle mie caratteristiche e non è semplice centrare la giusta occasione quando corri una volta all’anno su certi palcoscenici. 

Hai messo un altro mattoncino nella tua crescita? 

Quest’anno ho avuto modo di migliorare molto anche nelle corse di un giorno e ho raccolto dei bei risultati che sono frutto del lavoro combinato tra allenamento e mentalità. Non rivelerò mai i miei segreti (ride ancora, ndr) ma ho trovato il modo di performare al massimo in queste corse. Posso dire che sono aspetti sui quali si cresce anno dopo anno, è da tanto tempo che mi alleno con lo stesso preparatore. Abbiamo iniziato nei miei tre anni alla DSM per poi ritrovarci ora alla Tudor. 

Memorial Pantani 2025, Michael Storer, prima vittoria in carriera nelle corse di un giorno
Al Memorial Pantani per Storer è arrivata la prima vittoria in una corsa di un giorno
Memorial Pantani 2025, Michael Storer, prima vittoria in carriera nelle corse di un giorno
Al Memorial Pantani per Storer è arrivata la prima vittoria in una corsa di un giorno
Hai parlato anche di mentalità…

In questi anni ho preso parte a più gare nelle quali posso lottare per vincere, prima non ero in grado di farlo. E’ un aspetto importante perché per imparare a vincere bisogna correre con quell’obiettivo in testa, ed è diverso dal fare il gregario e ogni tanto avere una chance. E’ una cosa che si impara da juniores, poi quando passi professionista è difficile continuare a farlo. Tutti guardano ai giovani che vincono subito, ma sono in due su duecento. 

Pensi di aver avuto la giusta maturazione?

E’ interessante guardare i miei risultati al Lombardia, dal 2018 al 2025 l’ho corso per sei volte e ogni anno è andata sempre meglio. E’ stata una crescita lineare.

Michael Storer, Tudor Pro Cycling, Tour de France 2025
Nel 2025 Storer ha corso Giro e Tour, dimostrando di saper reggere lo sforzo fisico e mentale di due Grandi Giri ravvicinati
Michael Storer, Tudor Pro Cycling, Tour de France 2025
Nel 2025 Storer ha corso Giro e Tour, dimostrando di saper reggere lo sforzo fisico e mentale di due Grandi Giri ravvicinati
Quest’anno hai anche corso, per la seconda volta in carriera, due Grandi Giri, pensi ti abbia dato un qualcosa in termini di crescita?

Ho corso al Giro d’Italia e poi al Tour de France, ho visto che il mio corpo risponde bene e ce la fa a preparare due corse così importanti in maniera ravvicinata. La parte più difficile è stata gestire la fatica, soprattutto al Tour dove sono andato con l’obiettivo di correre giorno per giorno. Sarebbe stato bello vincere una tappa, ma ho dimostrato di esserci. 

L’inverno lo farai a Varese o torni in Australia?

Fino al ritiro di dicembre starò in Italia, in Australia spero di tornarci per i campionati nazionali che quest’anno si corrono nella mia città, a Perth. Sarebbe bello fare anche il Tour Down Under, però non so se la squadra lo farà. In caso potrei rimanere in Australia il mese di gennaio per poi andare direttamente al UAE Tour, non torno a casa dal febbraio del 2024, sarebbe bello riuscire a incastrare gli impegni. Ormai mi sono abituato agli inverni di Varese, che stanno diventando più caldi e asciutti.

Storer ha costruito il suo cammino passo dopo passo, diventando sempre più forte sotto ogni aspetto
Storer ha costruito il suo cammino passo dopo passo, diventando sempre più forte sotto ogni aspetto
Pensi già agli obiettivi del 2026?

Ho finito la stagione contento ma non stanco e credo questo possa essere un vantaggio in vista della prossima. Mi concentrerò sulla preparazione, devo partire bene e lavorare nella maniera corretta. Sogno sempre di vincere una tappa al Giro o al Tour. Se vogliamo esagerare posso dire che mi piacerebbe ottenere un podio al Giro, ma non lo dico ad alta voce altrimenti Tosatto mi dice: «Perché non vincerlo?» (ride ancora, ndr).