Pedersen mostra i muscoli e si commuove. Bettiol cresce

03.02.2022
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«Non ero solo – ha spiegato Pedersen, molto commosso dopo l’arrivo della prima tappa all’Etoile de Bessegessono sicuro che da qualche parte, lassù, Pepinho mi stesse guardando. Questa vittoria è per lui». 

Pepinho, soprannome di José Eduardo Santos, era diventato meccanico della Trek nel 2011, quando la squadra si chiamava ancora Leopard. Se ne è andato la settimana scorsa per un infarto. Era un personaggio centrale della squadra, noto perché cantava arie di fado mentre puliva le bici, la sera, nei parcheggi degli hotel.

Pepinho, meccanico nel team dal 2011, è scomparso per un infarto la scorsa settimana (foto Trek-Segafredo)
Pepinho, meccanico nel team dal 2011, è scomparso per un infarto la scorsa settimana (foto Trek-Segafredo)

Non solo quei due

E così la corsa francese si è aperta con la vittoria del campione del mondo di Harrogate 2019. Ragazzo di poche parole, che nel finale si è affidato a Tom Skujins perché lo portasse ai piedi dell’ultimo strappo e poi ha fatto da sé. E anche se la classifica finale dell’Etoile de Besseges potrebbe essere alla sua portata (malgrado la salita di Mont Bouquet di sabato e la cono finale di 10 chilometri), il suo sguardo è puntato sul Nord. Il perfetto terreno di caccia.

«Si sta commettendo l’errore – ci aveva detto a dicembre nel ritiro di Altea – di concentrarsi solo su Van Aert e Van der Poel. Ci sono un sacco di buoni corridori nel gruppo, ma se guardi sempre gli avversari, sei destinato a rimanere un passo indietro. Quei due sono come gli altri. Van der Poel era forte nella fase finale della Roubaix, ma Colbrelli lo ha battuto in modo leale. Non lo sono gli unici due di cui dobbiamo tenere conto. Certo, sono d’accordo che sono le due più grandi stelle del ciclismo in questo momento, ma non è solo perché sono forti nelle classiche. Quei due sono dannatamente forti dovunque li metti».

Sfinito dopo l’arrivo e dopo l’allungo sull’ultimo strappo, Pedersen ha parlato subito di Pepinho
Sfinito dopo l’arrivo e dopo l’allungo sull’ultimo strappo, Pedersen ha parlato subito di Pepinho

Nord rinviato

Lo scorso anno Mads Pedersen ha vinto tre corse, fra cui la Kuurne-Bruxelles-Kuurne nel weekend di apertura, ma nessuna a livello di WorldTour.

«Del 2021 ricorderò soprattutto gli incidenti – dice – perché dal Delfinato alla Roubaix sono stati per lo più problemi. Però quest’anno niente apertura in Belgio, Het Nieuwsblad e Kuurne. La Roubaix è una settimana più avanti del solito e il mio allenatore e la squadra hanno pensato che sia una buona idea spostare tutto più avanti. Hanno un grande piano per me, io lo seguo e spero che mi porti bene verso i principali obiettivi che sono Fiandre e Roubaix».

Tutto da capire

Campione del mondo a 24 anni, ora che ne ha 26 si volta indietro e inizia a vedere le cose sotto una prospettiva più matura.

«La cosa più importante che un corridore possa imparare – racconta – è risparmiare le energie ed io, facendolo, arrivo sempre meglio nei finali. Sto acquisendo esperienza, ogni cosa è esperienza, anche rientrare dopo una caduta senza sfinirsi quando se ne ha lo spazio. E quest’anno davvero assieme al mio amico Stuyven (che lo scorso anno ha vinto la Sanremo, ndr) potremmo realizzare qualcosa di importante. Siamo buoni amici e lo siamo sempre stati. Siamo onesti l’uno con l’altro, anche questa è esperienza. La guerra in squadra è come sprecare energie. E’ davvero utile invece quando una squadra ha due corridori motivati e forti che vogliono la stessa cosa».

Due volte a Roubaix

Roubaix sarà due volte, diceva in Spagna con un sorriso furbetto. Perché come ad ogni danese che sappia di ciclismo, neanche a lui è sfuggita la risonanza del Tour che parte da Copenhagen. La cronometro di 13 chilometri in partenza magari sarà troppo lunga per sperare di opporsi agli specialisti, ma l’appuntamento con il pavé della quinta tappa gli ha suggerito un’idea per nulla balzana.

«Non sono affatto un favorito per il prologo – ci ha detto – ma so di poter fare bene. Mi piacerebbe essere vicino al vincitore e poi forse il giorno di Roubaix potrei puntare alla maglia gialla e magari anche vincere la tappa. Sarebbe uno scenario da sogno per il resto della stagione. E comunque sarà bello correre davanti al pubblico di casa e speriamo di vedere molte persone sulla strada. Il ciclismo è davvero grande in questo momento, non solo con i corridori, ma anche con i pendolari e i turisti. Sta diventando sempre più grande. Saranno giorni indimenticabili».

In corsa nella Trek-Segafredo c’è anche Antonio Tiberi
In corsa nella Trek-Segafredo c’è anche Antonio Tiberi

E così dopo la vittoria con un secondo di vantaggio su un gruppetto di quattro fra cui anche Alberto Bettiol (Ganna era poco dietro, a 7 secondi) e il pensiero triste di Pepinho nel cuore, Pedersen ha riguadagnato la via dell’hotel. Oggi si arriva a Rousson dopo 156 chilometri e con due salitelle di poco conto, ma la classifica è davvero cortissima per pensare di tenere il gruppo. Anche se Skujins ridendo diceva che la vera corsa sarà nella caccia agli abbuoni.

Pirelli e Trek-Segafredo, una partnership da Formula 1!

30.10.2021
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Alla vigilia del Gran Premio di Formula 1 degli Stati Uniti, disputato a Austin lo scorso fine settimana, Pirelli e il team Trek-Segafredo hanno annunciato di aver rafforzato la loro partnership per il 2022. A sancire simbolicamente l’accordo hanno chiamato l’ex campione del mondo Mads Pedersen e la campionessa d’Italia Elisa Longo Borghini. Entrambi hanno avuto l’opportunità di effettuare un giro d’onore sul Circuit of The America, lo stesso che ha visto Max Verstappen trionfare su Lewis Hamilton.

Matteo Barbieri Head of Pirelli Cycling & Roger Gierhart Vice-President of Trek Bicycle
Matteo Barbieri Head of Pirelli Cycling & Roger Gierhart Vice-President of Trek Bicycle

La scelta della location non è stata casuale. Trek e Pirelli hanno infatti voluto sottolineare la matrice racing della loro partnership. Al termine del giro effettuato sul circuito di Austin Elisa Longo Borghini ha sottolineato il proprio orgoglio nel poter contare sul supporto di Pirelli.

La campionessa d’Italia ha così dichiarato: «Siamo orgogliosi di correre e di lavorare con i loro tecnici. Grazie all’uso intensivo ed esteso della tecnologia, che l’azienda mette nei suoi pneumatici da ciclismo, il lavoro di sviluppo è continuo e siamo sempre sicuri di poter contare sul materiale più avanzato. In aggiunta, è emozionante pensare che i nostri pneumatici da ciclismo sono progettati, prodotti e testati con la stessa tecnologia messa a disposizione dei piloti di Formula 1!».

Tanti i risultati raggiunti

L’accordo fra Pirelli e Trek-Segafredo ha avuto inizio nel 2020. Da allora sono stati davvero tanti e di prestigio i risultati ottenuti. In sole due stagioni la squadra americana ha riportato diverse vittorie importanti utilizzando i Pirelli P ZERO TM. Tra queste è sicuramente da ricordare la Parigi-Roubaix femminile, al debutto quest’anno e vinta da un’incredibile Lizzie Deignan. Nel successo dell’atleta britannica un ruolo fondamentale l’ha sicuramente avuto la scelta dei pneumatici.

Una sezione dei copertoni P ZERO Race TLR
Una sezione dei copertoni P ZERO Race TLR

Per Pirelli le competizioni rappresentano un vero laboratorio a cielo aperto, dove poter sviluppare i prodotti che saranno poi messi a disposizione dei praticanti. In questo contesto, la partnership con gli atleti del team Trek-Segafredo risulta essere fondamentale, soprattutto per i feedback che ne derivano. Il primo pneumatico tubeless Pirelli per bici da strada, il P ZERO RACE TLR, è infatti il risultato diretto della collaborazione tecnica con la squadra.

Un roseo futuro

Per il 2022 in Pirelli si aspettano nuovi feedback dagli atleti del team Trek-Segafredo. L’obiettivo finale rimane sempre quello di realizzare prodotti in grado di soddisfare al meglio le aspettative dei praticanti.

Matteo Barbieri, responsabile di Pirelli Cycling, ha sottolineato questo aspetto: «La partnership con un’azienda leader come Trek e con gli atleti del team è cruciale per Pirelli. Lavoriamo per alzare ulteriormente il livello tecnologico dei nostri pneumatici cycling, progettati con la qualità e le prestazioni richieste dai professionisti. Con un’occhio di riguardo all’adattabilità e la versatilità necessarie per gli amatori. Ora la collaborazione continua e si amplia, a conferma della reciproca soddisfazione per il percorso fatto assieme finora».

Roger Gierhart, vicepresidente di Trek Bicycle, ha concluso con le seguenti parole: «Pirelli ha una storia pluridecennale nella produzione di pneumatici da competizione, vincenti. Siamo orgogliosi di lavorare con un’azienda che ha giocato un ruolo così importante nella ricca storia del ciclismo. Pirelli è un partner inestimabile per Trek-Segafredo, in particolare per il modo in cui lavora con i nostri corridori e il nostro staff, per realizzare prodotti che eccellono nel World Tour».

A conferma del rafforzamento della partnership con il team Trek-Segafredo, nel 2022 il logo Pirelli apparirà in posizione di rilievo sulle divise ufficiali sia della formazione maschile che di quella femminile.

Pirelli

Madone SLR sviluppata da Pedersen & C: una vera lama affilata

25.06.2021
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Era il 2019 quando la Trek Madone di Mads Pedersen conquistò il titolo iridato nello Yorkshire, primo mondiale per un atleta danese e primo anche per il marchio americano.  Trek ha deciso ora di rendere ancora più competitiva la sua bicicletta Aero, la nuova Madone SLR, che si appoggia al meglio della tecnologia e della tecnica disponibile in casa Trek. 

Vista frontale, come una lama: una vera bici aero
Vista frontale, come una lama: una vera bici aero

Carbonio OCLV 800 

Il telaio della Trek Madone SLR è costruito con l’innovativo carbonio OCLV 800, il quale è del 30 per cento più resistente del precedente. Questo permette ai tecnici Trek di usare meno materiale nei punti in cui il telaio subisce più sollecitazioni, garantendo un risparmio di peso di ben 80 grammi

La scelta dei pro’

La base di ogni progresso tecnologico e tecnico è lo studio: in Trek hanno studiato e accoppiato più di 50 tipologie di fibre di carbonio prima di trovare il nuovo Carbon OCLV 800.  

I tecnici americani avevano selezionato 3 tipologie diverse di telaio, è stata fondamentale la prova su strada effettuata dagli atleti che alla fine hanno selezionato il migliore secondo le loro esigenze di comfort, maneggevolezza e prestazione. 

Disco anteriore da 160. De resto è una bici che ha bisogno di potenza anche in frenata
Disco anteriore da 160. De resto è una bici che ha bisogno di potenza anche in frenata

C’è l’IsoSpeed

Il progresso non è nulla se non è accostato alla tecnica e alla performance, in questo campo Trek ha fatto un enorme passo avanti, infatti anche Madone SLR è stata fornita di un nuovo disaccoppiatore, l’IsoSpeed, totalmente integrato in grado di assorbire al meglio le asperità della strada. Tale soluzione permette all’atleta di pedalare più a lungo mantenendo sempre la prestazione elevata. 

Questo tipo di disaccoppiatore era presente nel modello Domane, la bici Endurance che gli atleti utilizzano per la Parigi-Roubaix, dove assorbire i colpi dovuti alle asperità della strada è fondamentale ed è stato poi traferito anche alla Madone.  Il disaccoppiatore IsoSpeed è regolabile, come si può notare dalle linee sotto al tubo orizzontale: portandolo verso il centro si rende la bici più morbida, viceversa se lo si porta verso il tubo sella la bici diventa più rigida. 

I foderi orizzontali formano un carro reattivo e rigido
I foderi orizzontali formano un carro reattivo e rigido

Veloce e leggera

Ormai si sa, la galleria del vento è diventata fondamentale per lo sviluppo e lo studio del telaio. La casa americana ha ideato grazie ad essa una nuova tipologia di tubi, i Kammantail Virtual Foil, che rendono la Madone SLR una delle bici più aerodinamiche al mondo. 

Come tutti i modelli aero, la Madone è molto rigida, l’implementazione dell’IsoSpeed abbinata al nuovo carbonio OCLV 800 le consente di essere più leggera, il guadagno di peso rispetto al modello precedente è di quasi 500 grammi, ma allo stesso tempo la bici è più “elastica”. All’incredibile guadagno di peso concorre anche alla sella, infatti Bontranger ha presentato la Aeolus Pro, una sella ultraleggera ed aerodinamica. 

Bici aero 2.0

Insomma, Pedersen e compagni hanno a disposizione uno dei mezzi migliori in gruppo, secondo le parole di Hans Eckholm, Road Industrial Design Manager di Trek: la nuova Madone SLR rientra in una speciale categoria di biciclette, quelle di seconda generazione.  

Il progetto di questa nuova tipologia di bici ha richiesto più di un anno di lavoro, coordinato tra l’analisi dei dati e l’incrocio di quest’ultimi al fine di ottenere il miglior prodotto possibile.

Kuurne: VdP incendia la corsa, Pedersen la vince

28.02.2021
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Sul rettilineo di Kuurne sfilano una dopo l’altra la splendida follia di Mathieu Van der Poel e il lucido cinismo di Mads Pedersen. Fra l’uno e l’altro, passano Turgis con un boccione di vino gigantesco, Pidcock con la smorfia di quando il capolavoro non gli riesce e Trentin che si è buttato nello sprint per rifarsi della iella di ieri e ha portato a casa il quarto posto.

«Siamo venuti qui con poche corse – commenta Matteo – quindi tutto sommato ho scoperto di stare bene. Mi sono ammalato dopo il Tour de la Provence, per cui me ne torno a casa con un bel weekend di gare in valigia e due top ten. Si vede che ho cambiato preparazione, con tanta più qualità. Si è visto ieri sui muri dell’Het Nieuwsbland, anche se oggi sul Qwaremont mi è mancato qualcosa…».

Il rettilineo è deserto, la gente a malapena si affaccia dalla finestra e così la corsa che per lo show offerto avrebbe meritato oceani di tifosi, si conclude con le voci dei protagonisti mascherati come banditi.

Narvaez-Van der Poel, insolita coppia d’attacco
Narvaez-Van der Poel, insolita coppia d’attacco

Pazza idea

Lo hanno preso a 1.600 metri dall’arrivo, dopo una fuga cominciata ai meno 83. Davanti alla zona mista passa Narvaez e fa un sorriso quando gli chiediamo di confermare il momento dell’attacco. Si era voltato per fare l’appello del gruppo e si è accorto con la coda dell’occhio di un movimento di Van der Poel. Si è preparato mentalmente, si è spostato sulla sinistra per trovare un varco e quando lo ha visto passare, si è fiondato nella scia.

Dove volesse andare Mathieu inizialmente non era chiaro. Durante le chiacchiere alla partenza si era premurato di ribadire che la corsa sarebbe stata il perfetto rodaggio prima di partire per l’Italia: un ottimo allenamento e di certo lo è stato.

«Volevo lasciarmi gli sprinter dietro – dice – speravo che dopo il Qwaremont si sarebbe formato un bel gruppo di grossi nomi, ma non è successo. Sperare di arrivare con quel gruppetto, in cui cinque erano superstiti della prima fuga, era pura utopia».

Trema come una foglia. E’ magro come un chiodo e gli hanno dato soltanto un giubbino leggero, mentre sul rettilineo è scesa l’ombra e il vento fa gelare chi è vestito, figurarsi un atleta affaticato e sudato. L’addetto stampa della squadra lì accanto si tiene stretta la giacca a vento e gestisce le interviste.

Il team Uae Emirates tira per Kristoff, ma alla fine allo sprint arriva Trentin
Il team Uae Emirates tira per Kristoff

Boomerang

Stamattina alla partenza, in un scambio di vedute con John Degenkolb, la presenza in corsa di Van der Poel veniva raccontata con un po’ di inquietudine.

«Quando c’è lui – diceva il tedesco – le corse cambiano, quasi mai seguono lo schema che ci si prefigge. Però, se si evita di farsi prendere dallo sconforto, magari si può volgere la situazione a proprio favore. E’ forte, ma questi non sono percorsi adatti per spaccare tutto».

Stava dicendo una grande verità, ma era presto per dargli ragione. Mentre sul pullman della Trek-Segafredo, in una riunione serena ma ferma, Pedersen si raccomandava di evitare lo smarrimento di ieri. L’arrivo in volata vinto da Ballerini, sulla carta poteva essere anche per lui, ma sul più bello si era accorto di essere solo e con poche gambe.

Trentin riparte da Kuurne con buone sensazioni
Trentin riparte da Kuurne con buone sensazioni

Un bel test

Quando Van der Poel ha capito che si sarebbe arrivati in volata, si è guardato intorno e ha visto parecchie facce inferocite. In quel momento si è reso conto di aver sparato tutte le sue cartucce e se si è buttato nello sprint, è stato per onore di firma.

«Dopo 80 chilometri di fuga – dice – anche solo pensare di avere le gambe per fare la volata sarebbe stato illogico. Però alla fine ho ottenuto quello che volevo. Una giornata di bella fatica e un grande divertimento. Il mio obiettivo sono le classiche monumento, mi piacerebbe riuscire a vincerne un’altra. E sono contento che qualcuno pensi che con me le corse diventano imprevedibili. E’ il mio gusto per il ciclismo».

VdP ha provato in tutti i modi ad animare la fuga verso Kuurne, ma senza successo
VdP ha provato in tutti i modi a rianimare la fuga

Trek ritrovata

Pedersen arriva con un somarello di peluche sul manubrio, coperto di tutto punto che al confronto Van der Poel sembrava un ragazzo povero. E’ soddisfatto, ma forse per uno che ha vinto il mondiale, la vittoria di Kuurne ha il sapore dell’avvicinamento a qualcosa di migliore. Oppure semplicemente non è tipo che mostra le emozioni.

«Una vittoria è una vittoria – dice – non saprei inquadrarla diversamente. Sono stato molto meglio di ieri, una giornata che preferirei dimenticare in fretta. Se mi avessero detto che saremmo andati alle sfide del Nord con la squadra di ieri, avrei avuto qualche preoccupazione, ma oggi ho visto il team che vorrei sempre. Abbiamo dimostrato che ci siamo, abbiamo fatto vedere che la forma c’è. A questo punto, sono consapevole del fatto che non sono al top, ma per arrivarci ci sarà la Parigi-Nizza, che darà il tocco finale alla mia preparazione».

Kuurne è la città degli asini: ecco spiegato l’omaggio a Pedersen
Per Pedersen, l’asino simbolo di Kuurne

Kuurne e gli asini

Il somarello è il simbolo di Kuurne. Il paese, che sorge alle porte di Kortrijk è chiamato “comunità degli asini”. In passato infatti, gli agricoltori che coltivavano da queste parti le loro verdure all’alba si recavano con un asino e un carretto al mercato della vicina città e così l’asino divenne il simbolo della comunità.

«Mi piacciono gli asini», dice Pedersen, che verrebbe voglia di portarlo a casa di Marzio Bruseghin. Poi si mette a spiegare come mai fosse sicuro che sarebbe arrivato a fare la volata.

«Niente è impossibile a Van der Poel – dice – tanto di cappello per averci provato, ma forse stavolta ha osato troppo. Ci sono corse che non si possono giocare in questo modo e quando sono rientrato nel primo gruppo inseguitore con tutti i miei compagni e mi hanno dato il distacco, ho capito che lo avremmo preso. Mancava troppo però, è stato giusto aspettare fino all’ultimo. Abbiamo messo sulla strada un treno perfetto, ho tanta fiducia per le prossime corse».

Senza saperlo ha messo in atto la tattica suggerita al mattino da Degenkolb, che ci aveva visto giusto, ma allo sprint si è fermato in 17ª posizione.

Si torna in Italia con la vittoria di Ballerini e segnali interessanti da Trentin e Colbrelli. Dalla Francia è rimbalzata la notizia della vittoria di Bagioli e i nostri che si sono visti al Uae Tour, da Ganna a Nibali, Nizzolo e Viviani, sono parsi sulla buona strada. Ci avviamo verso una bella primavera, avendo però la consapevolezza che il livello su tutte le strade sarà altissimo.

Richie Porte Trek Tour 2020

Come ruotano le biciclette al Team Trek Segafredo

15.12.2020
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In occasione della nostra visita nella sede di Trek Italia, ci è stato detto che i meccanici del Team Trek Segafredo cercano di far ruotare le biciclette in dotazione ai corridori in modo che abbiano sempre telai “freschi”. Per capire in che modo e con quali criteri vengono fatte ruotare le biciclette abbiamo parlato con uno dei meccanici del team: Mauro Adobati.

I telai si sfibrano

Nel ciclismo moderno si pone un’attenzione sempre maggiore ai famosi marginal gains, che possono fare guadagnare quei pochi secondi che a volte fanno la differenza fra una vittoria e una sconfitta.
«Cerchiamo di fare ruotare le biciclette – esordisce Mauro Adobati – perché i telai in carbonio nel lungo periodo si sfibrano, però è una cosa che sentono solo i corridori, soprattutto i velocisti. Un amatore medio non se ne accorge nemmeno».

Ma quale è il metro di misura che viene usato in casa Trek Segafredo per cambiare bici a un corridore? «Non ci basiamo sui numeri di chilometri, ma sulla gara che si deve affrontare e se quel corridore può vincerla. Ti faccio l’esempio del Giro d’Italia. Di solito gli diamo una bici che fino a quel momento non hanno usato, che magari era la seconda bici, mentre quella con cui hanno corso tutto l’inizio di stagione la facciamo diventare la terza. In questo modo tutta la squadra affronta le tre settimane con una bicicletta più fresca».

Vincenzo Nibali con la Trek Emonda al Giro d'Italia
Vincenzo Nibali con l’Emonda al Giro d’Italia
Vincenzo Nibali con la Trek Emonda al Giro d'Italia
Vincenzo Nibali con l’Emonda alla presentazione delle squadre al Giro d’Italia

Affare per velocisti

Ci sono corridori che lo notano da soli, altri che non ci fanno caso: «Non tutti i ragazzi badano a questa cosa. Diciamo che sono i velocisti quelli a cui serve di più questo tipo di rotazione. E’ in volata al massimo della potenza che si sente maggiormente la differenza fra un telaio molto usato e uno più fresco. Comunque, quest’anno abbiamo fatto girare anche le bici di Nibali, in pratica ha avuto sempre una bici nuova nelle occasioni che per lui erano importanti».

In base agli obiettivi

Adobati ci ha spiegato che non si guardano tanto i chilometri, ma si decide di far ruotare la bicicletta di un corridore in base alle possibilità che questo ha di vincere quella determinata gara. Quindi per un Mads Pedersen l’appuntamento importante può essere la Roubaix o il Giro delle Fiandre, mentre per Nibali sono i grandi giri.
«Per chi fa le classiche del nord il discorso è ancora un po’ diverso, perché per la Roubaix e in buona parte anche per il Fiandre, usano la Domane, la nostra bicicletta progettata appositamente per quei tipi di terreni, quindi si trovano ad avere una bicicletta nuova»

E le ruote?

Finora abbiamo parlato soprattutto del telaio, ma ci sono altri componenti che vengono fatti girare? «Facciamo girare anche le ruote. Devo dire che ne abbiamo talmente tante che sappiamo quali sono quelle più usate e le cambiamo abbastanza di frequente».

Mads Pedersen BinckBank Tour 2020
Mads Pedersen vittorioso in volata con la Madone
Mads Pedersen BinckBank Tour 2020
Mads Pedersen vince una volata al BinckBank Tour con la sua Madone

Quante Trek usano?

A questo punto la nostra curiosità ci ha portato a chiedere ad Adobati quante sono le biciclette che vengono fornite a ogni corridore: «Tutti i corridori hanno quattro biciclette da strada, una a casa e tre in magazzino, più due da cronometro, una a casa per allenarsi e una in magazzino. Poi abbiamo i capitani che arrivano ad avere cinque o sei biciclette da strada, mentre gli specialisti delle cronometro hanno tre o quattro bici da crono. Infine, i corridori che fanno le classiche hanno altre due Domane, che usano come ti dicevo prima. Come vedi materiale ne abbiamo e cerchiamo di farle ruotare in base agli obiettivi dei singoli corridori».