Isaac Del Toro, SIDI, maglia bianca, Tour de France 2026

La maglia bianca (con SIDI) sul podio del Tour de France

29.07.2026
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Isaac Del Toro completa un Tour de France 2026 da protagonista. Il giovane talento messicano ha come noto concluso la Grande Boucle al terzo posto della classifica generale e conquista la prestigiosa maglia bianca. Un risultato importante. Soprattutto considerando l’età del corridore. A soli 22 anni, Del Toro sale sul podio della corsa a tappe più famosa al mondo dopo tre settimane affrontate con continuità, coraggio e grande maturità tattica.

Il messicano si conferma così uno dei talenti più interessanti del ciclismo internazionale. Durante il Tour de France ha saputo gestire la pressione. Ha risposto agli attacchi dei principali uomini di classifica, in particolar modo quelli di Paul Seixas, mantenendo un rendimento davvero importante anche nelle tappe più impegnative.

La maglia bianca, riservata al miglior giovane della classifica generale, certifica il valore della sua prestazione. Il terzo posto finale rappresenta invece un ulteriore passo nella sua rapida crescita sportiva.

Maglia Bianca, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates, cronometro, tappa 16
Del Toro ha conquistato la maglia bianca al Tour de France, dedicata al miglior giovane in classifica generale
Maglia Bianca, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates, cronometro, tappa 16
Del Toro ha conquistato la maglia bianca al Tour de France, dedicata al miglior giovane in classifica generale

Un protagonista del ciclismo mondiale

Il Tour appena concluso segna una tappa fondamentale nella carriera di Isaac Del Toro. Il corridore messicano aveva già mostrato qualità importanti nelle precedenti competizioni. Sulle strade francesi ha però dimostrato – come era stato al Giro d’Italia l’anno scorso – di poter competere ai massimi livelli anche nell’arco di tre settimane. Del Toro ha corso con l’ambizione dei giovani e la lucidità degli atleti più esperti. Ha saputo interpretare le diverse situazioni di gara. Ha mostrato resistenza in salita, regolarità e una notevole capacità di recupero.

Il podio di Parigi non rappresenta quindi un punto di arrivo. E’ piuttosto l’inizio di un percorso che potrebbe portarlo a diventare uno dei principali riferimenti del ciclismo mondiale nei prossimi anni.

Isaac Del Toro, SIDI
Isaac Del Toro pedala con scarpe SIDI, brand veneto tra i riferimenti nel campo delle calzature da ciclismo
Isaac Del Toro, SIDI
Isaac Del Toro pedala con scarpe SIDI, brand veneto tra i riferimenti nel campo delle calzature da ciclismo

La collaborazione con SIDI

Al fianco del corridore messicano c’è SIDI. L’azienda italiana ha difatti da tempo già coinvolto Del Toro nel processo di sviluppo della Shot 3, la calzatura da ciclismo top di gamma del marchio veneto. I feedback raccolti durante gli allenamenti e le competizioni internazionali hanno contribuito alla definizione del prodotto. L’esperienza diretta dell’atleta è diventata così parte integrante del processo di ricerca e sviluppo.

La collaborazione rispecchia la visione di SIDI. Il brand punta infatti a innovare attraverso il confronto continuo con i professionisti. Atleti capaci di mettere materiali, soluzioni tecniche e sistemi di chiusura alla prova nelle condizioni più impegnative.

Per Del Toro, il rapporto con SIDI ha anche un significato personale. Indossare le calzature del marchio italiano rappresentava un sogno coltivato fin da bambino. Oggi quel desiderio si è trasformato in una partnership costruita sulla fiducia e sulla passione per il ciclismo.

Il legame viene sintetizzato dal concetto di una unione che va oltre la strada e che si fonda su valori comuni come precisione, innovazione e ricerca costante del miglioramento.

Del Toro, Pogacar, Montjuic
Il messicano in questo Tour de France ha vinto la seconda tappa, con arrivo a Barcellona
Del Toro, Pogacar, Montjuic
Il messicano in questo Tour de France ha vinto la seconda tappa, con arrivo a Barcellona

Con il desiderio di progredire

La Maglia Bianca e il podio al Tour de France edizione 2026 confermano il valore del percorso intrapreso. Isaac Del Toro e SIDI continuano a crescere insieme, seguendo il principio Made to Progress.

Per il marchio di Maser non si tratta solamente di celebrare un risultato sportivo. L’obiettivo è accompagnare un giovane atleta lungo il percorso verso il vertice del ciclismo mondiale.

Fondata nel 1960, SIDI è specializzata nella produzione di calzature per ciclismo e motociclismo. Il brand è presente in oltre 70 Paesi e collabora con numerosi atleti professionisti, con prodotti che uniscono – davvero… “da sempre” – performance, comfort, tecnologia e design italiano.

Sidi

Richard Carapaz, Alpe d'Huez Sarenne

Il sigillo di Carapaz e la lotta finale per le maglie

25.07.2026
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ALPE D’HUEZ (Francia) – Il secondo arrivo in cima alla montagna simbolo del Tour de France e della sua grandezza sorride alla maglia a pois, Richard Carapaz. Una vittoria che arriva dopo una giornata passata all’attacco, con l’obiettivo di chiudere i giochi per la classifica dedicata ai GPM. L’ecuadoregno della EF Education-EasyPost ha conquistato tre delle quattro scalate previste in questa penultima tappa della Grande Boucle. 65 sui 70 punti a disposizione, chiudendo i giochi già in cima al Col du Galibier. 

Verso l’ultimo GPM Richard Carapaz ha pagato le fatiche della giornata e di quelle passate, dove è andato sempre all’attacco sfruttando una condizione sempre in crescendo. Anche il campione olimpico di Tokyo ha sofferto però, con una rincorsa estenuante a Sepp Kuss che era scollinato per primo sul Col de Sarenne e sembrava lanciato verso la vittoria. Invece due curve sbagliate, di cui una con un brivido ben più grande di quanto percepito dagli schermi, hanno fatto sì che Carapaz si ritrovasse improvvisamente davanti.

«Stavo spingendo al limite a tal punto da sbagliare la traiettoria in curva – ha dichiarato Kuss dopo l’arrivo – è stato spaventoso. Probabilmente la mia famiglia che mi guardava da casa si è un po’ preoccupata, ma queste sono le corse. Ci tenevo a vincere per ripagare la squadra degli sforzi fatti. Purtroppo non ci sono riuscito, ma possiamo essere fieri di come abbiamo gestito la situazione dopo l’addio di Vingegaard».

Quattro chilometri

Un continuo sali e scendi ha portato la corsa al tratto in discesa dove Kuss ha sbagliato una curva difficile da leggere, soprattutto dopo 170 chilometri e quasi 5.000 metri di dislivello alle spalle. Al termine di questo tratto la strada è poi tornata a salire verso la cima dell’Alpe d’Huez, sotto alla quale è arrivata la seconda vittoria in tre giorni per Richard Carapaz

«Conoscevo la discesa perché stamattina l’abbiamo fatta in macchina per andare alla partenza – racconta nella zona mista la maglia a pois – sapevo di poter rientrare. Per tutta la salita finale ho tenuto un distacco di sei o sette secondi da Sepp Kuss. Sapevo di avere le gambe giuste e di poter cercare la vittoria, ma ho dovuto correre in maniera differente rispetto al solito. Mi sono gestito bene e sono rimasto concentrato, negli ultimi quattro chilometri ho sofferto tanto, chi li conosce sa che sembrano non finire mai».

Richard Carapaz, Alpe d'Huez
Carapaz ha conquistato 65 dei 70 punti disponibili per la classifica dei GPM, conquistando la sua seconda maglia a pois in carriera
Richard Carapaz, Alpe d'Huez
Carapaz ha conquistato 65 dei 70 punti disponibili per la classifica dei GPM, conquistando la sua seconda maglia a pois in carriera

Un altro traguardo

Il Tour de France è entrato nei pensieri di Richard Carapaz nell’esatto momento in cui ha dovuto rinunciare al Giro d’Italia. A Barcellona l’ecuadoregno partiva con tanti dubbi a proposito dei propri obiettivi, senza sapere che forma dare al suo Tour de France è stato bravo a plasmarlo tappa dopo tappa. Trovando nell’ultima settimana di questa Grande Boucle un senso a tutte le sue fatiche e al suo lavoro.

«Per quanto mi riguarda sono molto contento di quest’ultima settimana – racconta Carapaz – sapevamo sarebbe stata dura, ma è anche la mia preferita. Tante tappe di montagna, molte occasioni per provare a fare del nostro meglio. E’ bello ritrovare la maglia a pois due anni dopo (l’altra volta era stato al Tour del 2024, ndr), anche quella volta avevamo faticato parecchio. Oggi si giocavano diversi obiettivi, c’erano tanti interessi diversi in gara, ormai si lotta su tutto in questo ciclismo. Insieme alla squadra abbiamo gestito al meglio le energie, arrivando nella terza settimana al massimo della forma».

Tour de France 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, maglia gialla, maglia bianca, Alpe d'Huez, tappa 20
Il UAE Team Emirates e Tadej Pogacar hanno corso per difendere la maglia bianca e il terzo posto di Del Toro, i due domani saliranno insieme sul podio a Parigi
Tour de France 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, maglia gialla, maglia bianca, Alpe d'Huez, tappa 20
Tadej Pogacar ha corso per difendere la maglia bianca e il terzo posto di Del Toro, i due domani saliranno insieme sul podio a Parigi

Del Toro e un gregario di lusso

Isaac Del Toro ha resistito all’attacco di Paul Seixas e della Decathlon CMA CGM, la formazione francese in maniera disordinata ha provato a sfilare la maglia bianca al messicano. Quando però al tuo fianco si schiera un corridore come Tadej Pogacar diventa difficile per gli altri pretendenti al titolo. Lo sloveno ha gestito la situazione, dettando spesso il ritmo e seguendo il giovane compagno di squadra come un’ombra. 

«Oggi per quello che ho visto sia la squadra che Tadej Pogacar – dice Del Toro – hanno lavorato per difendere la maglia bianca e il podio. Nell’ultima salita la Decathlon ha tentato un attacco ma si capiva che dall’atteggiamento era un tentativo difficile. Sono contento di aver trovato le forze, sia per resistere ma anche per avvantaggiarmi, in un Tour così duro ognuno si trova a fare i conti con gli sforzi fatti. E’ un risultato molto importante per me, la squadra e per tutto il Messico».

Tour de France 2026, Mads Pedersen, Lidl-Trek, maglia verde
Mads Pedersen dipinge un altro capolavoro monumentale e con la vittoria del traguardo volante di Saint-Julien-Mont-Denis chiude i giochi per la maglia verde
Tour de France 2026, Mads Pedersen, Lidl-Trek, maglia verde
Mads Pedersen dipinge un altro capolavoro monumentale e con la vittoria del traguardo volante di Saint-Julien-Mont-Denis chiude i giochi per la maglia verde

Il gigante Pedersen

Nei verdetti di questa ventesima tappa del Tour de France c’è spazio per un solido Mads Pedersen, con un lavoro gigantesco il passista della Lidl-Trek ha trovato quei 25 punti che gli mancavo per chiudere i giochi della maglia verde. Il capolavoro lo ha fatto nel corso delle ultime tre tappe, ma sulla Croix de Fer ha tirato fuori l’asso dalla manica. 

«Si è tratta di una giornata davvero dura – spiega Mads Pedersen – non è stato semplice ma avevo detto al mio direttore sportivo che oggi avrei scollinato con i primi sulla Croix de Fer. Tanta sicurezza può sembrare quasi arroganza, ma avere fiducia nei propri mezzi aiuta a facilitare il lavoro. Domani sarà una giornata di festa, capirò cosa fare una volta partiti. C’è da fare i conti con la stanchezza di questi giorni».

Maglia Bianca, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates, cronometro, tappa 16

Maglia bianca: la corsa si accende, le voci dei protagonisti

22.07.2026
5 min
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THONON-LES-BAINS (Francia) – La corsa alla maglia bianca si accende e prende ancora più vita sulla strada che porta da Evian-Les-Bains a Thonon-Les-Bains. Un percorso, quello della cronometro di ieri, che aveva già fatto parlare i corridori e gli addetti ai lavori da giorni prima. Tra i giovani che vogliono conquistare il simbolo del primato per la loro speciale classifica si guardava a tre nomi: Isaac Del Toro, Paul Seixas e Juan Ayuso. Ma una volta terminata la tappa la gara sembra riservata ai primi due.

Il messicano è chiamato a difendere la maglia bianca dall’attacco del francesino della Decathlon CMA CGM, mentre lo spagnolo della Lidl-Trek era pronto a giocarsi le sue carte su un terreno favorevole come quello della cronometro. 26,1 chilometri con un gran premio della montagna di seconda categoria, la Cote de Larringes, a fare da spartiacque tra chi può lottare per questa speciale classifica e chi invece dovrà ricalibrare gli obiettivi del suo Tour de France. 

La difesa di Del Toro

Il messicano del UAE Team Emirates è stato l’ultimo a partire dei tre contendenti alla maglia bianca, ha lasciato la pedana di partenza alle ore 17,11. Del Toro è arrivato sul traguardo dopo 33’40” con un distacco di soli 5 secondi da Paul Seixas. Un prova solida quella del messicano, che al termine della cronometro si è fermato ben prima della zona riservata alla stampa e alle televisioni. Beve dalla bottiglietta che gli porge il massaggiatore e chiede subito notizie sulla prestazione del rivale francese. I segni della caduta, la stessa che ha causato il ritiro di Vingegaard, si vedono appena. 

«Siamo soddisfatti della performance di questa cronometro – racconta in zona mista – perché sono riuscito a spingere bene. Sono felice di come ho reagito, la squadra mi sta sostenendo molto anche in gara. Ad essere sincero ho ancora un po’ di dolore al gluteo e alla parte bassa della schiena ma molto meglio rispetto a domenica e al giorno di riposo».

«La lotta per le posizioni e la maglia bianca – continua Del Toro – sarà davvero tosta, visto che siamo tutti abbastanza vicini. Oggi (ieri per chi legge, ndr) ci siamo distanziati leggermente (il riferimento è ad Ayuso che ha pagato un minuto dal messicano, ndr). Non dobbiamo comunque abbassare la guardia, fino all’ultimo giorno».

In casa UAE il general manager Mauro Gianetti ha fatto capire che la maglia bianca è un obiettivo importante. La squadra lavorerà per tenere il doppio primato in classifica, cercando di difendere entrambe le leadership

La rincorsa di Seixas

Paul Seixas taglia il traguardo poco prima di Isaac Del Toro e guarda indietro, intorno a lui ci sono file di microfoni e di telecamere. Lui però si toglie il casco e dice poche parole a un membro della squadra, poi va via, sparendo nella direzione della zona mista. Il francesino spinto da un’intera Nazione continua a macinare chilometri e prestazioni di alto livello. Termina la sua cronometro al quarto posto, davanti a lui c’è uno scatenato Skjelmose e i due fenomeni: Tadej Pogacar e Remco Evenepoel

«Credo che oggi mi trovi al posto giusto – ha detto Seixas – ho dato il massimo in questa cronometro. Si tratta una sfida sempre più mentale, ma l’inizio di questa terza settimana sta andando piuttosto bene. Ho recuperato cinque secondi su Del Toro e fisicamente mi sento ancora in forma, le gambe ci sono. Ovviamente è il mio primo Tour, non è facile, ma sto tenendo duro. Sono contento di quello che sto facendo e ogni giorno mi avvicino sempre di più a Parigi».

Il crollo di Ayuso

La cronometro di Juan Ayuso termina con lo spagnolo che sfreccia via, uno sguardo talmente indiavolato che attraversa la scura visiera del suo casco aerodinamico. Il tabellino recita un quindicesimo posto, a un minuto da Paul Seixas ed Isaac Del Toro. Non la prova contro il tempo che si sarebbe aspettato di portare a casa. Per questo quando arriva al camper del team si gira di spalle e sale sui rulli. Le gambe girano, probabilmente nella sua mente i pensieri girano ancora più velocemente

Dal vestire la maglia bianca nella tappa di Belfort si è trovato a rincorrere a oltre due minuti di distanza da quello che era il suo obiettivo principale in questo Tour de France. 

«La cronometro è andata semplicemente male – ha raccontato Ayuso – il podio si è allontanato, il distacco è abbastanza consistente. Alla fine l’obiettivo rimane salire sul podio (posizione che al momento porta anche alla maglia bianca visto che il terzo posto è occupato da Del Toro, ndr). Restano due giorni molto duri, oggi (ieri per chi legge, ndr) sono stato al di sotto del mio livello. Tutto però può cambiare in pochi secondi, dobbiamo rimanere concentrati e provarci».

Red Bull-BORA-hansgrohe, Remco Evenepoel, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026

Il giorno di riposo in casa Red Bull: due parole con Cattaneo

20.07.2026
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FILLINGES (Francia) – L’albergo della Red Bull-BORA-hansgrohe è uno dei tanti che si possono trovare in questa parte di Francia. Affacciato su un parcheggio soleggiato, con alberi bassi e il rumore della strada alle spalle. Remco Evenepoel scende di buon ora, è il primo dei suoi ad arrivare e concedersi ai cacciatori di foto e di autografi. La Red Bull-BORA si dividerà in questo giorno di riposo, con i due capitani: Evenepoel e Lipowitz, che andranno a fare la ricognizione per la crono di domani. Gli altri, invece, si concedono una sgambata ben più tranquilla sulle strade dell’Alta Savoia

Il clima in squadra è sereno, i ritmi compassati, la giornata di oggi diventa davvero un momento in cui tirare il fiato, ma non troppo. La mente è già in viaggio verso le prossime tappe, l’ultima settimana del Tour de France sarà particolarmente esigente e impegnativa. Mattia Cattaneo lo sa, è uno dei primi a rientrare in hotel e dopo una doccia veloce si siede con noi e ci racconta la Grande Boucle sua e della Red Bull-BORA-hansgrohe

Calma

La vittoria di Remco Evenepoel in cima a Plateau de Solaison ha portato una ventata di ottimismo, l’iridato di Wollongong ha trovato il suo primo successo in una tappa in linea al Tour e lo ha fatto al termine di una salita vera. Ha risposto agli attacchi di Del Toro, e quando si è trattato di lanciare la volata ha messo le sue ruote davanti a quelle di Pogacar senza mai cedere un metro. 

«Se ci fosse stato bisogno di scegliere una tappa da vincere – ci racconta Cattaneo nella hall dell’hotel – quella di Plateau de Solaison era quella giusta. Per dare morale nel momento giusto, prima del giorno di riposo. Credo sia stato anche un bel upgrade mentale per Remco, perché ha dimostrato di essere competitivo anche su salite di un certo livello. Cercava questa conferma da un po’ di tempo».

Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026, giorno di riposo
Per Cattaneo e il resto della squadra, invece, un giorno di riposo con una sgambata tranquilla di 50 chilometri
Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026, giorno di riposo
Per Cattaneo e il resto della squadra, invece, un giorno di riposo con una sgambata tranquilla di 50 chilometri
C’è stato qualcosa di diverso nell’approccio verso il Tour o era solamente questione di tempo? 

Entrambe le cose. Si tratta di una questione di tempo, perché comunque stiamo parlando di un campione molto giovane. Inoltre c’è stato un approccio diverso a questo Tour, a partire dal fatto che non abbia corso per tanto tempo. Ha lavorato molto per arrivare pronto sulle salite lunghe, cosa che magari in passato aveva fatto in modo più marginale. 

Con quale clima ci si sveglia dopo una vittoria del genere?

Siamo tutti molto contenti, però dal canto mio sui Grandi Giri ho sempre avuto un approccio conservativo. Non troppo contento quando le cose vanno bene, nemmeno troppo negativo quando tutto va male. Personalmente lo affronto così, ovviamente dentro di me ero e sono super contento per la vittoria. Sia per Remco che per tutta la squadra. 

Tu come stai vivendo questo Tour?

Molto bene, negli ultimi giorni sono contento della mia condizione, soprattutto in salita. Nelle ultime tre tappe impegnative sono rimasto con un gruppo di 30-35 corridori, questo vuol dire che sono al massimo del mio livello. Sono felice di essere arrivato nel momento giusto con la condizione migliore. 

Remco Evenepoel, Tour de France 2026, vittoria, Plateau de Solaison
La vittoria a Plateau de Solaison di ieri ha dato una grande iniezione di fiducia a Evenepoel: «Era uno dei miei obiettivi in questo Tour» ha detto in conferenza stampa
Remco Evenepoel, Tour de France 2026, vittoria, Plateau de Solaison
La vittoria a Plateau de Solaison di ieri ha dato una grande iniezione di fiducia a Evenepoel: «Era uno dei miei obiettivi in questo Tour» ha detto in conferenza stampa
Sappiamo del grande rapporto di amicizia e fiducia tra te ed Evenepoel, secondo te averti accanto nei momenti importanti può essere un fattore che gli ha dato ancora più forza?

Credo che lui si fidi di me in qualsiasi caso, sa che se faccio una cosa in corsa è al 100 per cento per il suo bene. Ogni azione che faccio è rivolta al mettere Remco nella migliore condizione. Lui lo sa ed è il motivo per cui ripone così tanta fiducia in me, cosa che mi riempie di orgoglio. 

Non c’è anche da nascondere che all’inizio del Tour avete dovuto trovare un equilibrio tra Evenepoel e Lipowitz, in particolare dopo la tappa del Tourmalet.. 

Penso sia stato più facile di quanto è sembrato e di come è stato raccontato dai media. Nel giorno del Tourmalet c’è stato un problema di comunicazione, ma non un reale problema di conflitti interni. Remco e Florian sono due ragazzi completamente opposti dal punto di vista caratteriale e credo che si completino molto bene. E’ logico che quel giorno lì abbia creato un po’ di tensione, che in realtà è stata minima rispetto a come è stata descritta. 

Oggi sgambata tranquilla?

Nel giorno di riposo preferisco fare davvero il minimo, quindi ho scelto di fare una pedalata con tutti gli altri compagni, mentre Evenepoel e Lipowitz hanno provato il percorso. Noi abbiamo fatto una cinquantina di chilometri con pausa bar, molto sereno.

Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026
Mattia Cattaneo è in uno dei suoi migliori momenti in termini di condizione, un riscontro positivo visto anche il lungo stop di inizio stagione
Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026
Mattia Cattaneo è in uno dei suoi migliori momenti in termini di condizione, un riscontro positivo visto anche il lungo stop di inizio stagione
Che idea ti sei fatto di questa ultima settimana di Tour che vi aspetta?

Ci sono sei giorni molto impegnativi, sia dal punto di vista fisico che per quello mentale. Domani sarà uno sforzo personale, ma poi avremo cinque tappe in cui dovremo essere tutti concentrati dall’inizio alla fine

Domani Evenepoel ha una bella occasione…

Sulla carta sì, credo che non si debba però dimenticare il fattore fisico. Remco è molto più magro rispetto al solito, quindi a crono potrebbe guadagnare meno di quanto ci si aspetti. La cronometro è sempre la sua specialità ed è il campione del mondo in carica, ma quest’anno ha deciso di prediligere una preparazione per massimizzare la salita, questo può aver tolto qualcosa alla prestazione secca contro il tempo. E’ un percorso che gli si addice, ma poi ci aspettano quattro giorni difficili.

Gli ultimi quattro, tutti complicati a modo loro, c’è qualche tappa che fa più paura?

Non si sono mai viste al Tour tre tappe del genere una dietro l’altra, è più un finale da Giro. Onestamente credo che la penultima tappa sarà talmente dura che potrebbe ribaltare completamente il Tour. Nel ciclismo moderno una frazione lunga come quella può fare una grande selezione, perché è una tappa che scava nelle energie dei corridori in modo lento ma inesorabile. 

Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026, giorno di riposo
Il giorno di riposo è trascorso tranquillo, con colloqui e chiacchiere anche con lo staff della Pinarello-Q36.5 con la quale condividevano l’hotel
Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026, giorno di riposo
Il giorno di riposo è trascorso tranquillo, con colloqui e chiacchiere anche con lo staff della Pinarello-Q36.5 con la quale condividevano l’hotel
Seixas e Del Toro sono due contendenti pericolosi in vista del podio finale?

Seixas è un ragazzo che la Francia aspettava da non so quanti decenni, ha una pressione altissima intorno. Mi sembra molto avanti rispetto a quella che è la sua età, sia per come si muove in gruppo sia per il modo di correre. E’ molto forte, ha valori stratosferici, l’unico suo problema sarà la pressione mediatica che avrà. Del Toro lo conosciamo di più e ha dimostrato tante cose positive. Quindi sì, sono due contendenti tosti in vista del podio.

Il ritiro di Vingegaard lascia un posto in più…

Sì, nessuno avrebbe voluto guadagnare una posizione in questo modo. C’è la possibilità di guadagnare un posto, anche se non è bello succeda così. Credo che le cose in corsa cambieranno molto per Del Toro, Seixas, Ayuso e ovviamente per noi

In che modo?

Tatticamente negli ultimi tre giorni ci saranno dinamiche differenti. La Visma era una squadra faro, non avendo più Vingegaard cambierà radicalmente il modo in cui gestiranno gli ultimi giorni. Credo sia questo l’aspetto più importante. Entreranno in gioco anche le altre squadre che si giocano un posto sul podio. Non ci si potrà nascondere. 

Remco Evenepoel, Florian Lipowitz, Red Bull-BORA-hansgrohe, Tour de France 2026, Tappa 14

Evenepoel, Lipowitz e la corsa al podio della Grande Boucle

19.07.2026
5 min
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Il copione in salita sembra procedere con la trama che è stata disegnata da inizio Tour de France, davanti a tutti si presenta Tadej Pogacar, a distanza di secondi o di minuti il resto del gruppo. Lo scenario è sempre lo stesso anche per Remco Evenepoel e per Florian Lipowitz, i due capitani della Red Bull-BORA-hansgrohe. Con il belga che perde qualche metro dal gruppetto degli scalatori, contiene i danni e quando la strada glielo permette spinge e rientra.

Anche ieri a Le Markstein le cose sono andate nella stessa maniera, con Evenepoel che paga dazio in salita ma senza naufragare. Una volta scollinato al GPM del Col du Haag il belga si è trovato insieme al compagno Florian Lipowitz e Juan Ayuso. 

La corsa al podio della Red Bull-BORA-hansgrohe si gioca tutta sul filo dei secondi e della capacità di resistere e soffrire dei suoi due capitani. Al momento Remco Evenepoel si trova al terzo posto, a 5’ 04” con quaranta secondi di vantaggio su Lipowitz che occupa il sesto posto

Un nuovo Evenepeol

La battaglia per il terzo posto è aperta, con uno spiraglio anche sull’altro gradino del podio, visto che al momento Jonas Vingegaard non sembra aver trovato il modo di affermarsi come seconda forza di questo Tour de France

In questa Grande Boucle c’è anche Domenico Pozzovivo come commentatore tecnico, a lui ci siamo rivolti per guardare alle dinamiche di un Tour ancora aperto, almeno per le posizioni d’onore e più precisamente sulla Red Bull-BORA. 

«Il Tour di Evenepoel è sicuramente di buon livello», analizza Pozzovivo mentre aspetta che il traffico si sblocchi e gli permetta di raggiungere il Lago di Ginevra. «Caratterialmente non lo scopriamo di certo oggi, è un atleta molto esigente e si vede che ha lavorato tanto in salita ed è migliorato notevolmente rispetto a inizio stagione. Non è più così inferiore a Vingegaard e Lipowitz».

Si trova a gestire situazioni non semplici…

Perde in salita dagli avversari, principalmente da Pogacar, Vingegaard e Del Toro, ma non accumula grande ritardo. Tanto che riesce sempre a rientrare ed arginare i danni. Ieri, ad esempio, è scollinato con venti secondi da Vingegaard, Del Toro e Seixas ma nel falsopiano è rientrato

Un segnale che sembra esserci qualcosa in più?

E’ positivo, il principale scoglio per Evenepoel sarà l’ultima tappa della terza settimana. Una frazione con un profilo davvero esigente. Credo, inoltre, che quel qualcosa in più che il belga riesce a dare è anche frutto del fatto di essere sempre lì. Non perde dal suo compagno di squadra, anzi al momento gli è davanti. 

Rispetto allo scorso anno lo vedi più solido mentalmente?

Ha rimodellato le aspettative che aveva su di sé. Anche oggi sono rientrati praticamente grazie a lui. La gamba che ha in quei settori è un fattore che gioca a suo favore, così come lo è la cronometro che ci sarà martedì. Domani potrebbe perdere qualcosa, ma la crono gli è favorevole. Inoltre si arriva dal giorno di riposo, altro fattore che giocherà a suo favore. 

Florian Lipowitz, Red Bull-BORA-hansgrohe, Tour de France 2026, Tappa 14, Col du Haag
Lipowitz continua con il suo Tour de France solido, al momento è sesto in classifica a 5′ 44″ da Pogacar e 40″ dal podio
Florian Lipowitz, Red Bull-BORA-hansgrohe, Tour de France 2026, Tappa 14, Col du Haag
Lipowitz continua con il suo Tour de France solido, al momento è sesto in classifica a 5′ 44″ da Pogacar e 40″ dal podio
Al fianco di Evenepoel c’è un ottimo Lipowitz…

Sta facendo un ottimo Tour anche il tedesco, soprattutto perché è quello della conferma, quindi ben più difficile per tante dinamiche: non ultima le maggiori aspettative e la pressione che arriva da fuori. 

Inoltre si trova a correre con Evenepoel, che ha un carattere non facile.

Lipowitz è il miglior compagno di squadra da avere accanto ad Evenepoel in queste situazioni. Mi sembra uno che si fa scivolare le cose. Ognuno fa la sua corsa, senza guardare troppo all’altro.

Non è un fattore negativo?

Nella tappa del Tourmalet lo è stato, perché in quell’occasione Lipowitz è andato un po’ a risparmio. Atteggiamento che ci può anche stare nella sesta tappa di un giro a tappe che ne prevede ventuno. Chiaro che se dovesse presentarsi una situazione del genere non sarebbe possibile per Lipowitz correre allo stesso modo. 

Isaac Del Toro, Paul Seixas, Red Bull-BORA-hansgrohe, Tour de France 2026, Tappa 14, Col du Haag
Isaac Del Toro e Paul Seixas saranno due clienti scomodi per la lotta al podio
Isaac Del Toro, Paul Seixas, Red Bull-BORA-hansgrohe, Tour de France 2026, Tappa 14, Col du Haag
Isaac Del Toro e Paul Seixas saranno due clienti scomodi per la lotta al podio
Situazione che si crea perché in salita Lipowitz, potenzialmente, è più forte?

A mio avviso hanno carta bianca di correre seguendo ognuno la sua migliore opzione, non si chiedono di certo come stanno mentre sono in salita. Anche perché al momento Evenepoel si è staccato quando si è mosso Lipowitz. 

Aspetto delicato…

In squadra sicuramente ne hanno parlato, è normale attaccare e allungare. Ieri Lipowitz lo ha fatto per vedere la reazione degli altri avversari per il podio, ma poi quando ti muovi devi portare a casa qualcosa. Ma questo fa parte del gioco del Tour de France e del ciclismo di alto livello, non sai mai cosa trovi nelle gambe degli avversari. 

La gara aperta per il secondo e terzo posto del podio?

Vedo Vingegaard avvantaggiato per la posizione d’onore, anche perché è un corridore solido che non ha avuto cali nella terza settimana. Per il terzo posto, invece, c’è da vedere cosa succede nella cronometro.

Pogacar Le Lioran 2026

A Le Lioran Del Toro scombussola la rivincita di Pogacar

15.07.2026
6 min
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Dove sta la verità? Tadej Pogacar all’arrivo di Le Lioran ha detto di avere le gambe distrutte. L’altra versione è che a scombinargli i piani sia stato, senza volerlo sia chiaro, il suo compagno Isaac Del Toro. A Le Lioran, infatti, Tadej Pogacar vince, ma non stravince. E il messicano fa una gran fatica.

La tappa del Massiccio Centrale si rivela entusiasmante, specie dal punto di vista paesaggistico. Luoghi lontani. Poche abitazioni, tanto verde. Strade che sono un invito a nozze per inforcare la bici. E un pizzico di refrigerio in più rispetto ai giorni precedenti. Il menu poi era di quelli cattivi, cattivi, con quasi 3.800 metri di dislivello e carreggiate larghe quanto un Suv.

Ieri era il 14 luglio, Presa della Bastiglia, festa nazionale per la Francia. Pogacar, Le Lorian
Ieri era il 14 luglio, data della Presa della Bastiglia, festa nazionale per la Francia
Ieri era il 14 luglio, Presa della Bastiglia, festa nazionale per la Francia. Pogacar, Le Lorian
Ieri era il 14 luglio, data della Presa della Bastiglia, festa nazionale per la Francia

Solito canovaccio

Il canovaccio ormai è il solito. C’è la fuga. La UAE Emirates la tiene a tiro in attesa dell’affondo del campione del mondo. Solo Richard Carapaz prova qualcosa di diverso, di insolito. Gli altri, magari perché non hanno gambe, o forse perché non hanno coraggio, restano lì… in attesa che lo sloveno si sfoghi e apra la corsa.

Eppure il terreno per provare a fare qualcosa oggi c’era. Eccome se c’era… E lo ha dimostrato il super finale di Remco Evenepoel. O la tirata della Decathlon-CMA, che ha ridotto gli uomini attorno alla maglia gialla.

Fatto sta che tutti si aspettavano l’affondo di Pogacar. Le cose andavano in quella direzione, ma quando restano in pochissimi qualcosa s’inceppa. La UAE interrompe il suo forcing. Come mai? Da dietro qualcuno rientra addirittura. Tadej sta male? No, non lui, ma Del Toro. In ammiraglia fanno un po’ di conti per capire come muoversi. Poi, ai 15,5 chilometri dall’arrivo e con Carapaz davanti con ancora 45″, e un solo chilometro e mezzo di vera salita, ecco l’atteso affondo.

In 860 metri Pogacar raggiunge e sorpassa Carapaz, che gli era davanti di 44 secondi. Vingegaard neanche risponde. Del Toro si sfila… sempre di più. Forse la UAE non riuscirà a portarne due sul podio. «L’obiettivo – ha poi spiegato il manager della UAE, Mauro Gianetti – era quello di vincere la tappa dopo il grande lavoro svolto dai compagni».

Pogacar ha atteso fino all’ultimo per partire, cercando in qualche modo di salvaguardare Del Toro. «In effetti – prosegue Gianetti – è un peccato per Isaac. Se avesse scollinato con soli cinque secondi di ritardo anziché dieci, forse sarebbe riuscito a rientrare e a salvare la giornata. Ma le cose vanno così: è stata una tappa dura e il giorno dopo il riposo può riservare sensazioni fisiche diverse. Il nostro obiettivo comunque era e resta quello di portare Tadej in maglia gialla a Parigi. Se poi riusciremo anche a preservare la posizione di Isaac in classifica generale, tanto meglio. Ma non è qualcosa che dovremmo difendere a ogni costo».

Fantasmi e rivincita

Ieri Pogacar ha spinto forte e lo ha fatto fino al traguardo. Il falsopiano nel mezzo fra le due salite finali lo ha messo sotto torchio. Probabilmente è lì che si è cotto le gambe. E forse, in quel frangente, è stata una fortuna per Pogacar che Remco Evenepoel fosse dietro. Il campione olimpico è fortissimo in quei tratti e, per di più, è uno che cerca sempre grande collaborazione. Invece lui stesso era a rincorrere quel drappello con Vingegaard, Ayuso, Seixas e Lipowitz…

Mentre spingeva con forza, in quei 25 minuti circa di assolo pensava allo smacco di Le Lioran del 2024, quando proprio Vingegaard lo riacciuffò e poi lo superò in volata. Oggi, quando il distacco non aumentava, per un attimo abbiamo pensato che la storia potesse ripetersi. E sotto sotto lo ha pensato anche lui. Alla rivincita ci pensava eccome.

«Ci eravamo prefissati questo obiettivo da tempo – ha detto Pogacar – Jonas mi ha battuto lì due anni fa. Oggi, proprio come allora, avevo praticamente le stesse gambe, vale a dire che ero completamente distrutto… Ma tutto sommato mi sono divertito. Solo all’ultimo chilometro ho capito che avrei vinto. Poi mi sono ricordato che era la festa nazionale francese e ho cercato di rendere onore alla maglia gialla».

Come accadde lo scorso anno, a un certo punto del Tour de France, oltre all’immenso abbraccio che Pogacar raccoglie ogni giorno, oggi sono arrivati anche dei fischi. Qualcuno lo accusa di essere sospetto, qualcuno di essere un tiranno. Ma lui replica così: «Un ringraziamento anche a tutti i tifosi che sono venuti alla gara. L’atmosfera era fantastica. Sì, ci sono stati dei fischi, ma quei fischi in realtà mi hanno dato ancora più forza».

Infine una curiosità. Spesso abbiamo visto Pogacar voltarsi. Che sentisse il fiato sul collo? Che davvero stesse rivivendo i fantasmi del 2024, quando non riusciva a scavare il solito solco? In realtà l’arcano lo ha svelato lui stesso a fine corsa.

«Abbiamo provato una nuova apparecchiatura radio – ha detto Tadej – Nelle zone più trafficate non riuscivo più a sentire praticamente nulla. Per questo, negli ultimi dieci chilometri, non sapevo quanto distacco ci fosse o chi stesse facendo cosa. Pensavo solo: continua a spingere. Ma c’era un senso di incertezza. Mi voltavo. Due anni fa Jonas Vingegaard mi raggiunse e mi sentivo esausto prima dello sprint. Quel ricordo mi ha tormentato a lungo».

Remco è pimbato come un falco sul traguardo, rosicchiando ben 12" a Pogacar dall'ultimo Gpm
Remco è piombato come un falco sul traguardo, rosicchiando ben 12″ a Pogacar dall’ultimo Gpm. Lo stesso Gap lo ha inflitto a Vingegaard
Remco è pimbato come un falco sul traguardo, rosicchiando ben 12" a Pogacar dall'ultimo Gpm. Lo stesso Gap lo ha inflitto a Vingegaard
Remco è piombato come un falco sul traguardo, rosicchiando ben 12″ a Pogacar dall’ultimo Gpm. Lo stesso Gap lo ha inflitto a Vingegaard

Furia Remco

Nel finale Pogacar ha perso una decina di secondi dagli inseguitori. O meglio, da uno scatenato Remco Evenepoel, molto più a suo agio su queste salite stile Liegi che sulle scalate lunghe come il Tourmalet. Il campione olimpico è stato autore di una rimonta furiosa. Furiosa anche nel vero senso della parola. Nel drappello che lo precedeva Lipowitz ha dato un paio di trenate cattive, cattive, proprio mentre lui stava rientrando.

Lo stesso Remco non le aveva mandate a dire al compagno tedesco dopo la frazione del Tourmalet, quando scattò sul GPM mentre stava rientrando. Oggi, quando lo ha ripreso, lo ha lasciato sul posto.

Ora si attendono due tappe veloci che, sulla carta, sono per i velocisti. Tra l’altro anche se il caldo insisterà, nel finale di frazione potrebbe esserci qualche timido acquazzone. Due tappe che potrebbero dire molto sulla classifica della maglia verde. Due tappe che invece non dovrebbero incidere sulla classifica generale. Questo essere vivace da parte di Remco rilancia la lotta per il podio. Da Vingegaard, secondo, a Del Toro, sceso in settima posizione, balla un minuto e mezzo. Nel mezzo ci sono Seixas, Remco, Lipowitz e Ayuso. E tutti loro hanno punti di forza e di debolezza.

Gli emuli di Del Toro. A San Marino lascia ancora segni

Gli emuli di Del Toro che a San Marino ha lasciato il segno

10.07.2026
5 min
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E’ passato tempo da quando è iniziata l’avventura sanmarinese dell’AR Monex, la formazione messicana. Ma soprattutto, sui destini del team centroamericano è passato il ciclone Del Toro, fuoriuscito proprio dalla squadra di stanza dalle nostre parti per entrare nella ristrettissima cerchia dei fenomeni contemporanei, luogotenente preferito del vincitutto Pogacar con licenza di vincere a sua volta, cosa che fa sempre più spesso. E mentre il messicano è protagonista al Tour, i suoi connazionali lavorano per seguire le sue orme.

Rispetto a quando Del Toro faceva parte del team, bisogna dire che molto è cambiato. La squadra è sempre più presente nel panorama italiano e internazionale e soprattutto è sempre più protagonista, allargando anche il suo raggio d’azione e coinvolgendo anche l’universo femminile. A tirare le fila del team c’è però sempre l’esperienza di Piotre Ugrumov, che nella sua carriera ha fronteggiato d’appresso un fenomeno come Pantani e ha imparato a forgiarne altri.

Isaac Del Toro quando ha vinto al Tour de l'Avenir. Un'esplosione i cui effetti si sono moltiplicati
Isaac Del Toro quando ha vinto al Tour de l’Avenir. Un’esplosione i cui effetti si sono moltiplicati
Isaac Del Toro quando ha vinto al Tour de l'Avenir. Un'esplosione i cui effetti si sono moltiplicati
Isaac Del Toro quando ha vinto al Tour de l’Avenir. Un’esplosione i cui effetti si sono moltiplicati

Ugrumov è particolarmente soddisfatto nel guardare a quel che i suoi ragazzi stanno facendo: «Abbiamo vinto già tante volte, quattro con gli allievi, due con gli juniores, una con le allieve e anche fra le juniores i piazzamenti non sono mancati. Significa che i ragazzi stanno crescendo bene».

Quanti ragazzi ci sono adesso dal Messico?

E’ un bel gruppo, tra tutte le categorie abbiamo 24 ragazzi e ragazze che vivono di ciclismo lontano da casa. Copriamo le categorie allievi, juniores e abbiamo anche due ragazze Under 23 con un’altra ragazza che si sta per aggiungere. In questo modo riusciamo a coprire una vasta attività. Abbiamo deciso di rimanere focalizzati sui giovani proprio per farli crescere perché in Messico non c’è questo movimento, ci sono pochissime gare soprattutto di mountain bike, è quello il problema. La Federazione è in piedi solo da novembre dell’anno scorso, hanno poco budget, stanno crescendo piano piano.

L'abbraccio del giovane messicano a Ugrumov, suo tecnico e mentore
L’abbraccio del giovane Del Toro a Ugrumov, suo tecnico e mentore
L'abbraccio del giovane Del Toro a Ugrumov, suo tecnico e mentore
L’abbraccio del giovane Del Toro a Ugrumov, suo tecnico e mentore
Riuscite però a fare anche gare all’estero…

Sì, e con ottimi risultati. Siamo stati, abbiamo fatto il secondo posto con Emilio Rodriguez al Giro di Boemia e altri piccoli risultati che danno fiducia sul fatto che stiamo lavorando bene.

Quanto è importante l’esempio di Del Toro?

Secondo me è fondamentale. Tutto il movimento cresce attorno a tutti questi risultati che fa Isaac. Fa capire a tanti sponsor che stiamo lavorando bene. E’ un talento che sta trascinando tutto il movimento.

Chi lavora con te, dirigenti, soprattutto le persone della Federazione, credevano di avere un campione come Del Toro in casa o sono rimasti sorpresi?

Diciamo che strada facendo abbiamo capito che avevamo qualcosa di importante per le mani. Io lo dicevo sempre: «Guarda che questo, se riusciamo a farlo crescere bene, scappa da solo perché va forte e farà la differenza». E allora l’abbiamo preparato bene per il Tour de l’Avenir e siamo riusciti a vincere. Abbiamo compiuto tutti gli sforzi necessari per creare una situazione buona e siamo riusciti a godere quella situazione. Da lì poi tutto è iniziato.

Rodriguez è uno dei talenti messisi più in evidenza. Un fattore anche a livello internazionale
Rodriguez è uno dei talenti messisi più in evidenza. Un fattore anche a livello internazionale (foto team)
Rodriguez è uno dei talenti messisi più in evidenza. Un fattore anche a livello internazionale
Rodriguez è uno dei talenti messisi più in evidenza. Un fattore anche a livello internazionale (foto team)
Che dicono i ragazzi delle gare di Del Toro?

Lo seguono in televisione, non si perdono una gara. Poi sono attaccati allo smartphone tutti i giorni e cercano di imitarlo. Il suo esempio è molto positivo, è quello che conta, aiuta tanto a superare tutte le difficoltà. Io lo dico sempre: «L’allenamento dev’essere più duro della gara, sennò nella gara non ci divertiamo…».

Isaac è in contatto con voi, si fa sentire?

Come no, quando viene al suo appartamento a San Marino invita lo staff a mangiare con lui, passa gli allenamenti con ragazzi e ragazze. Abbiamo fatto 2, 3 allenamenti l’anno scorso e quest’anno era sempre in contatto con le squadre. E’ un bravissimo ragazzo, una persona umile. A uno ha regalato la bicicletta, a un altro ha regalato le ruote e poi porta calzini, porta sempre regali. Se lui può dare una mano, non se lo fa dire due volte.

Del Toro e Pogacar. Un connubio con gerarchie chiare, ma dove il messicano riesce a trovare i suoi spazi, anche al Tour
Del Toro e Pogacar. Un connubio con gerarchie chiare, ma dove il messicano riesce a trovare i suoi spazi, anche al Tour
Del Toro e Pogacar. Un connubio con gerarchie chiare, ma dove il messicano riesce a trovare i suoi spazi, anche al Tour
Del Toro e Pogacar. Un connubio con gerarchie chiare, ma dove il messicano riesce a trovare i suoi spazi, anche al Tour
Tu dei suoi risultati che impressione hai, in un’altra squadra potrebbe vincere anche di più?

Difficile a dirsi, io penso che conti soprattutto poter seguire il suo istinto. Quando correva con noi sognava un giorno di poter correre con Pogacar, mi diceva che era il suo idolo, che gli sarebbe piaciuto essere nel suo team. Io gli rispondevo che poteva farlo, bastava fare qualche risultato e tutto si sarebbe sistemato. Poi, quando ha vinto l’Avenir ha detto: «Sono felice, ho raggiunto questo obiettivo, ma adesso devo guardare avanti».

Nel gruppo c’è qualcun altro che ti ricorda un po’ quello che ha fatto Del Toro?

Abbiamo 2, 3 ragazze che pedalano bene e sono molto promettenti, ma non come Isaac. Tra i ragazzi Rodriguez ha vinto il Giro della Valdera, Cisneros è molto valido e mi attendo molto nelle prossime settimane. Già questa è una grande soddisfazione per noi veder crescere un nuovo scalatore, anche lui intelligente, bravo, sveglio, ora deve maturare come vincente.

La principale vittoria dell'AR Monex in linea, con Moreno primo a Tuscany Cycling Academy (foto Rinaldi)
La principale vittoria dell’AR Monex in linea, con Moreno primo al Tuscany Cycling Academy (foto Rinaldi)
La principale vittoria dell'AR Monex in linea, con Moreno primo a Tuscany Cycling Academy (foto Rinaldi)
La principale vittoria dell’AR Monex in linea, con Moreno primo a Tuscany Cycling Academy (foto Rinaldi)
Perché correte senza radioline?

Bella domanda: la Federazione Italiana permette a tutte le squadre di usarle anche nelle gare regionali. Noi le abbiamo ordinate ma la consegna è in ritardo, e non abbiamo ancora sistemato. Ma per noi è soddisfazione in più perché senza radioline i nostri lo vincono lo stesso, significa che la tattica che stabiliamo prima funziona e che siamo forti…

Del Toro, Pogacar, Montjuic

Il buco di Pogacar, la gioia di Del Toro, la festa messicana

05.07.2026
6 min
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BARCELLONA (Spagna) – Qualche giorno fa con Daniele Bennati abbiamo parlato dei fondamentali del ciclismo. Fare il buco è uno di quelli. Solo che certi buchi di solito si fanno quando parte una fuga oppure durante una volata di gruppo, qualora il leadout abbia un certo margine. Ma su uno strappo così intenso e breve, tra gente che si sta giocando il Tour de France e con la possibilità di mettere nel mezzo un paio di secondi preziosi, non te lo aspetti. Per farlo ci vuole giusto Tadej Pogacar.

Se Isaac Del Toro affonda il colpo, il resto dello sprint lo gestisce tutto il campione del mondo. Segue, controlla, rilancia, si allarga, lascia andare il compagno e infine trova anche il tempo di raggiungerlo e festeggiare. Ah, tutte queste azioni le ha fatte nell’arco di dieci secondi. Mentre gli altri erano in apnea. E forse, in quel momento, non sapevano neanche come si chiamassero.

Del Toro, Pogacar, Montjuic
L’abbraccio sincero di Pogacar a Del Toro. Tadej oggi era veramente soddisfatto dopo il traguardo
Del Toro, Pogacar, Montjuic
L’abbraccio sincero di Pogacar a Del Toro. Tadej oggi era veramente soddisfatto dopo il traguardo

UAE padrona, Tadej leader

Appena si entra nel circuito del Montjuic, la UAE Emirates prende in mano la corsa e inizia a frantumare il gruppo. Dietro c’è uno sparpaglio mostruoso, che dalla televisione è impossibile vedere. I corridori passano a minuti gli uni dagli altri e spesso sono da soli. Purtroppo, tra gli staccati e in solitudine, al suono della campana c’è anche Antonio Tiberi. Ieri bravissimo e oggi a 5’44” da Del Toro.

Dicevamo, la UAE prende in mano la corsa, la distrugge, ma non affonda il colpo. Tutti si aspettavano la botta di Pogacar sul penultimo strappo. Ma questa non è arrivata. Gli uomini della UAE hanno fatto tutto nel finale. E McNulty, soprattutto, aveva iniziato a tirare già prima dell’ingresso a Barcellona.

«McNulty è l’MVP del giorno – dice un Matxin al limite della commozione – è stata una giornata fantastica. Le cose sono andate come volevamo. Non pensavamo di prendere la maglia gialla e neanche di non prenderla… Oggi volevamo vincere la tappa.

«In questo momento davvero mi godo la vittoria e i ragazzi. Sono stati tutti bravissimi. Guardate come si abbracciano. E Tadej oggi ha dimostrato di essere un vero leader. Perché è, tra virgolette, facile prendere tutti campioni, ma poi è cosa diversa renderli una famiglia. E loro lo sono. Si aiutano tutti come fratelli».

In effetti tutti si abbracciano. Pogacar stesso, mentre fa il defaticamento, appare quasi più contento del successo di Del Toro che di un proprio trionfo. Lo dimostra da come gioca con i tifosi messicani e da come ha abbracciato Del Toro dopo l’arrivo.

Eppure non proprio tutto è andato come volevano. C’è stato un piccolo brivido durante la tappa. E ha riguardato proprio Del Toro. Matxin ci ha raccontato che a un certo punto si è toccato con un altro corridore e con una macchina. Nel caos della corsa e con la folla a bordo strada non lo avevano visto. Per questo ha dovuto attendere la seconda ammiraglia, perdendo tempo prezioso.

Del Toro sogna

«E’ stato un momento intenso nel finale – ha detto Del Toro, sempre molto stringato quando ha il microfono sotto al mento – Ho cercato di fare al meglio il mio lavoro e poi è successo quello che è successo, con Tadej che mi ha lasciato andare. E lo ringrazio. Con una squadra così è stupendo correre».

Del Toro racconta lo sprint nel dettaglio. Spiega come l’attacco di Skjelmose abbia allungato il gruppo. Di come gli sia passato sulla destra. Che per un attimo, con il danese in mezzo, non avesse visto Tadej. Ma appena lo ha ritrovato con la coda dell’occhio abbia ripreso a spingere. E aggiunge: «Era previsto di fare forte tutta la discesa finale e non solo la salita. E poi spingere a fondo».

«Il gesto di Tadej non era del tutto previsto. Siamo al Tour e siamo qui per lui, ma quando un campione fa queste cose ti rendi conto ancora di più di quanto sia grande. Per me è tutto davvero bello. Sto vivendo un sogno. Anche tutti questi messicani a bordo strada… Sono l’unico della mia Nazione in gruppo, pertanto sono tutti per me. Voglio ricambiarli al meglio. La comunità messicana è immensa veramente. Anche più di quella slovena. Probabilmente in Spagna ce ne sono molti. E il loro tifo è super caloroso. Anzi, caliente.

«Che cosa rappresenta questa vittoria? È incredibile. È qualcosa che ricorderò per tutto il resto della mia vita».

La pressione c’è. E stamattina si percepiva anche in partenza. E anche se non lo ammette nessuno c’è anche tra i big: Vingegaard, lo stesso Pogacar, Evenepoel. Seixas, per esempio, prima del via era andato nel panico perché la guarnitura non trasmetteva il segnale al computerino.

Oppure la questione raffreddamento corporeo. Tutti avevano il ghiaccio dietro la schiena e altro ne chiedevano a meccanici e massaggiatori per abbassare la temperatura. Ma lo facevano con un misto di tensione e paura di sbagliare qualcosa. Come se i loro corpi fossero ormai delle Formula 1. Con l’idea che se sbagli mezza regolazione, salta tutto.

Vingegaard, sempre molto attento in quanto a mascherina e pulizia delle mani, è ancora in giallo. Ora ha 6" su Pogacar, 15" su Remco (oggi terzo) e 16" su Del Toro
Vingegaard, sempre molto attento in quanto a mascherina e pulizia delle mani, resta in giallo con 6″ su Pogacar, 15″ su Remco (oggi terzo) e 16″ su Del Toro
Vingegaard, sempre molto attento in quanto a mascherina e pulizia delle mani, è ancora in giallo. Ora ha 6" su Pogacar, 15" su Remco (oggi terzo) e 16" su Del Toro
Vingegaard, sempre molto attento in quanto a mascherina e pulizia delle mani, resta in giallo con 6″ su Pogacar, 15″ su Remco (oggi terzo) e 16″ su Del Toro

Maglia sì, maglia no

Come all’inizio di ogni Grande Giro emerge il discorso sul tenere la maglia di leader e tutto quello che comporta: interviste, controlli, meno tempo per recuperare. Oppure lasciarla andare? Si dice che la UAE non abbia voluto lanciare Pogacar prima per non fargli prendere la maglia a pois. E le maglie devono comunque passare in mixed zone. Certo, giocoforza Del Toro ha preso la bianca e la verde. Ma almeno non deve attendere la conferenza stampa, che è quella che arriva per ultima.

Al contrario Vingegaard fa buon viso a cattivo gioco. O forse buon viso a buon gioco. «Ho già detto ieri – ha spiegato il danese – che ogni giorno che passo con questa maglia sulle spalle è un buon giorno. E il sogno è tenerla il più a lungo possibile. Di oggi sono comunque soddisfatto. Queste non sono le mie salite. Richiedono sforzi anaerobici che non sono il mio punto di forza. Semmai forse dovevo essere un po’ più pronto alla loro accelerazione. Ma in ogni caso le sensazioni sono buone».

Per ora la UAE resta guardinga. Sa che i suoi ragazzi stanno bene. Che sono compatti e che la classifica è cortissima. Pogacar e Del Toro sono pronti a mordere. Per dire: noi eravamo a bordo strada e dopo il suono della campana tutti erano col collo tirato, loro due erano affiancati e parlottavano. Dalla loro hanno la leggerezza di non avere obblighi rispetto alla corsa. In poche parole, senza maglia gialla non spetta a loro controllarla. In ogni caso da domani si sale già sui Pirenei. Non è un arrivo impossibile, ma con questi due corridori è lecito attendersi davvero di tutto.

Verso il Tour de France. Matxin, l’Auvergne che cosa ti ha detto?

Verso il Tour. Matxin, che cosa ti ha detto l’Auvergne?

21.06.2026
5 min
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Il Tour de France si avvicina e chiaramente ogni corsa che si disputa in questo periodo va a proiettarsi su quel che sarà. E’ stato così anche il Tour Auvergne-Rhone Alpes, l’ex Giro del Delfinato che di emozioni non ne ha certamente lesinate, tra fughe bidone, cadute rovinose e rimonte prodigiose. Alla fine, da tutto questo bailamme è venuto fuori il nome di quello che sta diventando un “solito noto”, Isaac Del Toro capace di abbinare la corsa francese alla Tirreno-Adriatico, un’accoppiata nello stesso anno che non era riuscita a nessuno, neanche a Cannibali vecchi e nuovi…

Joxean Matxin, oggi al seguito del Giro Next Gen, valuta con attenzione tutto quel che avviene in ottica Tour
Joxean Matxin, oggi al seguito del Giro Next Gen, valuta con attenzione tutto quel che avviene in ottica Tour
Joxean Matxin, oggi al seguito del Giro Next Gen, valuta con attenzione tutto quel che avviene in ottica Tour
Joxean Matxin, oggi al seguito del Giro Next Gen, valuta con attenzione tutto quel che avviene in ottica Tour

L’uomo più pericoloso? Resta sempre Seixas…

A fare un po’ di luce su tutto quanto è successo è Joxean Matxin, che ha sostenuto fino all’ultimo metro la “remuntada” di Del Toro in una corsa che certamente non si era messa bene, non come si prospettava alla vigilia. Ma nel guardare la corsa transalpina, il suo occhio interessato, proprio pensando alla Grande Boucle era rivolto a uno dei grandi rivali di Pogacar sulle strade transalpine: Paul Seixas.

«Al netto delle cadute, o forse proprio basandosi su quelle, abbiamo visto un super Seixas che va proprio forte, più di quanto pensavamo e non guardo al risultato finale ma al suo comportamento. Io lo considero uno dei principali ostacoli sulla strada del pokerissimo di Tadej. La caduta della quale è stato vittima ci dice che non è forte solo di gambe ma anche caratterialmente, non si arrende, altrimenti quella rimonta clamorosa di 4 minuti non la faceva».

Per Seixas momenti difficili fra cadute, recuperi e ritiro finale. Matxin lo vede però fra i favoriti
Per Seixas momenti difficili fra cadute, recuperi e ritiro finale. Matxin lo vede però fra i favoriti
Per Seixas momenti difficili fra cadute, recuperi e ritiro finale. Matxin lo vede però fra i favoriti
Per Seixas momenti difficili fra cadute, recuperi e ritiro finale. Matxin lo vede però fra i favoriti
Che cosa significa in ottica Tour?

Che va assolutamente tenuto in considerazione anche in funzione della classifica anche se un Grande Giro non l’ha mai affrontato, ma quando mostri certe cose non puoi aver paura neanche di una corsa di tre settimane. Io lo considero alla stregua di Jonas Vingegaard e di quel che il danese ha fatto vedere al Giro. Non possiamo davvero sottovalutare nessuno.

Alla fin fine però è una maglia UAE quella che è salita sul gradino più alto all’ex Delfinato…

Beh, penso che anche noi abbiamo dato un bel messaggio, abbiamo fatto vedere che la condizione di Del Toro in vista del Tour c’è. Mi è piaciuto soprattutto il fatto che non si è mai scoraggiato, non ha mai perso di vista l’obiettivo finale, neanche in considerazione della fuga che aveva un po’ sconvolto la classifica nelle prime giornate.

Per Del Toro un trionfo scaturito proprio all'ultima tappa. Ora l'attende il Tour
Per Del Toro un trionfo scaturito proprio all’ultima tappa. Ora l’attende il Tour
Per Del Toro un trionfo scaturito proprio all'ultima tappa. Ora l'attende il Tour
Per Del Toro un trionfo scaturito proprio all’ultima tappa. Ora l’attende il Tour
Isaac è emerso proprio nel finale, conquistando la maglia all’ultima tappa. Avete mai avuto il dubbio che potesse non farcela a vincere, soprattutto nella sfida con Ayuso?

Ma non è tanto la sfida con Ayuso che ci dava pensiero, sono le situazioni che tante volte si vengono a creare in corsa. L’evoluzione della prova non è stata semplice, con una fuga che ha preso tanti minuti. Recuperare non è facile, rimettere insieme i pezzi, dipende da com’è il tuo livello, come dipende anche dai tuoi rivali. Ma tu puoi controllare solo le tue energie, la tua gestione e provare a riaggiustare la corsa. A due tappe dalla fine eravamo oltre 3 minuti da Tuckwell che aveva saputo sfruttare al meglio la fuga. Sapevamo che ovviamente Isaac è un corridore fortissimo e poteva recuperare ma dovevamo metterlo in condizione di farlo.

Del Toro lo scorso anno aveva quasi vinto il Giro d’Italia, quest’anno sarà al Tour in aiuto a Pogacar. Secondo te, rispetto allo scorso anno è maturato anche nella gestione di un grande giro e potrebbe anche correre il Tour come capitano?

Sì, certo, la qualità che ha gli consente di ambire a qualsiasi cosa. A me la parola capitano non è mai piaciuta molto anche se è chiaro che in un grande team ci devono essere delle gerarchie. A me interessa sapere che Isaac ha tutte le possibilità per emergere, il che significa che possiamo affrontare il Tour tenendo in tasca un piano B. Lui è conscio che è all’altezza di vincere un grande giro, questo conta.

Ayuso, qui a ruota di Skjelmose, ha chiuso 3° dietro Del Toro e Tuckwell, ma la sua prestazione è stata incoraggiante
Ayuso, qui a ruota di Skjelmose, ha chiuso 3° dietro Del Toro e Tuckwell, ma la sua prestazione è stata incoraggiante
Ayuso, qui a ruota di Skjelmose, ha chiuso 3° dietro Del Toro e Tuckwell, ma la sua prestazione è stata incoraggiante
Ayuso, qui a ruota di Skjelmose, ha chiuso 3° dietro Del Toro e Tuckwell, ma la sua prestazione è stata incoraggiante
A tuo parere il Tour sarà con Pogacar, Vingegaard, Seixas ed Evenepoel un gradino sopra gli altri?

Sulla carta sono sempre questi i nomi. Ma poi è la corsa a mettersi in maniera di far emergere questo piuttosto che quello il che significa che ci saranno anche altri corridori da considerare. Lo stesso Ayuso mi ha impressionato al Tour Auvergne-Rhone Alpes, è andato forte, potrebbe essere un fattore. Ciò non toglie che i favoriti sono quelli.

Nel 2024 Tadej era arrivato al Tour dopo la vittoria al Giro d’Italia, questa volta tocca a Vincegaard arrivare dopo la corsa rosa. Pogacar invece ha corso Romandia e Svizzera. E’ un modo diverso di avvicinarsi al Tour. Secondo te qual è il migliore, quale aiuta di più, soprattutto all’inizio?

Non credo ci sia un modo migliore, nel senso che se te vuoi correre o affrontare un Giro d’Italia, adegui il resto del calendario. Ma fai lo stesso se non vuoi precedere il Tour con un’altra corsa di tre settimane. Dipende tutto da come strutturi la preparazione per l’evento principe della stagione.

Luke Tuckwell, australiano della Red Bull, è stato la grande sorpresa, grazie alla fuga bidone del terzultimo giorno
Luke Tuckwell, australiano della Red Bull, è stato la grande sorpresa, grazie alla fuga bidone del terzultimo giorno
Luke Tuckwell, australiano della Red Bull, è stato la grande sorpresa, grazie alla fuga bidone del terzultimo giorno
Luke Tuckwell, australiano della Red Bull, è stato la grande sorpresa, grazie alla fuga bidone del terzultimo giorno
La corsa in Francia sembrava aver preso una piega diversa con la fuga che aveva cambiato la classifica. Può succedere qualcosa di simile al Tour?

Sì, sempre. Lo abbiamo visto anche al Giro con Eulalio a lungo in maglia rosa. Ovviamente il Tour è una corsa dove c’è uno stress grandissimo e dove tutte le tappe sono importanti, dove tutti i corridori vogliono essere protagonisti e dove c’è più tensione che in ogni altra corsa. Vogliono essere tutti sempre davanti il che rende la corsa sempre più nervosa. Per questo è la più difficile di tutte.