Tirreno-Adriatico 2026, 3a tappa, Magliano de' Marsi, Tobias Lund Andresen

Tappa storta per Milan, brindano Andresen e Del Toro

11.03.2026
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MAGLIANO DE’ MARSI (AQ) – La volata affaticata di Milan completa il conto salato della Lidl-Trek in questo mercoledì sotto la pioggia tra l’Italia e la Francia. A capo della terza tappa di 221 chilometri, con la pioggia e l’aria fredda, il velocista di Buja è rimasto da solo troppo presto e ha anticipato lo sprint, trovandosi senza gambe nel momento in cui invece sarebbe servito cambiare passo.

A 1.200 chilometri verso nord, quando ne mancavano 50 al traguardo della tappa di Uchon, Ayuso è rimasto coinvolto in una caduta e ha battuto forte il fianco sinistro. Lo spagnolo, che era leader della Parigi-Nizza, ha provato a ripartire, ma è stato subito evidente che le gambe non riuscissero a girare come dovevano. Così alla fine Juan si è fermato e si è accovacciato nel prato della banchina, toccandosi la gamba ferita. Il meccanico ha caricato mestamente la bici sull’ammiraglia e il corridore è stato portato in ospedale per accertamenti, che per fortuna hanno escluso fratture.

Tappa partita da Cortona, sotto in cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto un cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto in cielo velato. Van der Poel, e Del Toro in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto un cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila

Decathlon: perfetto lavoro di squadra

La tappa della Tirreno l’ha vinta Tobias Lund Andresen, di maglia Decathlon. La tappa alla Parigi-Nizza se l’è presa invece Vingegaard, anche lui vincente al debutto stagionale: la sua presenza sulle strade francesi ha sollevato qualche perplessità. Se a maggio il danese sarà il faro del Giro d’Italia, perché non ha scelto di prendere le misure alle nostre strade?

«Nei primi 150 chilometri – ha detto Andresen, che nella mixed zone tremava come una foglia – è stato come fare una passeggiata in gruppo. Siamo andati quasi a spasso, parlando fra amici. E poi a 30 chilometri dall’arrivo è come se fosse cominciata un’altra tappa. Per fortuna non ha piovuto troppo e per fortuna il mio treno è stato eccezionale. Hanno fatto un grande lavoro, abbiamo fatto esattamente come previsto e ne sono orgoglioso.

«E’ stato uno sprint difficile da gestire, ma penso che l’abbiamo fatto perfettamente. Tutti dicevano che fosse una tappa troppo lunga per Milan e alla partenza ho sperato che fosse vero, perché in compenso questo era un arrivo perfetto per me. E poi col fatto che più o meno tutti avessero le gambe dure per il freddo, ha dato un senso al fatto che prima di venire qui io abbia corso in Belgio».

Nessun commento da Milan

Milan non ha voluto parlare, ripetendo amaramente che il vincitore fosse un altro. Si trattava “solo” di una tappa della Tirreno, ma la sensazione è che il suo valore fosse superiore a quello che si sia percepito da fuori. Jonathan si è fermato sulla sinistra della strada, si è dato una sistemata con l’aiuto del suo massaggiatore “Gigio” e poi se ne è andato vistosamente contrariato.

La sua volata è nata male ed è finita peggio, quasi dando la sensazione che il treno della Lidl-Trek non si fosse reso conto che gli ultimi 250 metri fossero in leggera salita. Milan è rimasto da solo troppo presto. Si è messo in testa al gruppo restando seduto con una cadenza piuttosto alta. E quando è uscito dalla curva che immetteva sul traguardo, ha provato ad accelerare, ma gli altri dietro hanno cambiato ritmo, mentre l’azzurro non ha potuto fare altro che mettersi nuovamente a sedere.

Andresen vince, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato congrande potenza
Andresen vince la tappa, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato con grande potenza
Andresen vince, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato congrande potenza
Andresen vince la tappa, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato con grande potenza

Del Toro al traguardo volante

In questa giornata storta per la Lidl-Trek e di sorrisi intirizziti per Andresen, un altro corridore ha trovato il modo per sorridere. E’ Isaac Del Toro che sul traguardo volante di Casette si è preso un secondo di abbuono e quando arriva dai giornalisti che lo aspettano sotto una tenda frustata dall’acquazzone che nel frattempo si è accanito sul paese, ha il tono basso di uno che non vuole sbilanciarsi.

«Giornate come questa – dice – sono parte del lavoro. Di solito cerco di non prendermi troppo sul serio, ma ovviamente so che non è uno scherzo, quindi devo essere super attento. Il traguardo volante non era previsto, pensavo sarebbe andata via una fuga, ma alla fine il gruppo è rimasto compatto. Non sapevo nemmeno dove fosse la riga, è partita una volata lunghissima e sono riuscito a prendere il terzo posto, quindi direi che è stata un’ottima cosa».

Del Toro torna in hotel con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel dall’arrivo di tappa con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel dall’arrivo di tappa con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante

Fra Isaac e Pellizzari

Lo abbiamo scritto dopo la tappa di ieri: la Tirreno-Adriatico 2026 promette di essere un nuovo duello fra il messicano e Pellizzari. I due si conoscono bene, si sfidano da quando avevano vent’anni e nel Tour de l’Avenir del 2023 si sono sfidati a viso aperto. Se Del Toro è arrivato subito a essere competitivo, i passi avanti di Pellizzari fanno pensare che il gap non sia più così ampio.

«Quel Tour de l’Avenir dovevo vincerlo – dice Del Toro – ma devo dire che mi permise anche di imparare tanto su me stesso e correre contro ragazzi come Giulio è importantissimo. Ancora di più perché è un amico e so di cosa può essere capace. Difficile dire se il futuro delle corse a tappe sarà il nostro. Voglio credere di essere fatto per questo genere di corse, ma non è facile ed è molto difficile pensarci perché è una grande responsabilità. Ovviamente voglio il meglio per me e per il mio amico. E gli auguro solo il meglio».

Sprint fra Van der Poel, Pellizzari e Del Toro a San Gimignano, seconda tappa della Tirreno 2026

Van der Poel di classe. Ma oggi è iniziata la vera Tirreno

10.03.2026
6 min
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Uno spalla a spalla quasi da velocisti, più che da scalatori o uomini da classiche. Mathieu Van der Poel, Isaac Del Toro, Giulio Pellizzari: chi avrebbe pensato sarebbero mai arrivati al fotofinish? Sono bastate le colline Metallifere, la pioggia e un finale sterrato perché tutto esplodesse.

Ma soprattutto, di fatto, oggi è iniziata la vera Tirreno-Adriatico. Quella della classifica generale e in questa classifica è legittimo pensare al testa a testa dei giovani amici e rivali: Isaac Del Toro e Giulio Pellizzari. Non che la crono inaugurale non contasse, ma per come è andata la tappa si sono rimescolati subito i valori.

Van der Poel, Tirreno 2026
Van der Poel allunga sullo sterrato, chiudono Jorgenson, Del Toro e Pellizzari. Dopo la caduta di Jorgenson saranno VdP e Giulio a chiudere sul messicano
Van der Poel, Tirreno 2026
Van der Poel allunga sullo sterrato, chiudono Jorgenson, Del Toro e Pellizzari. Dopo la caduta di Jorgenson saranno VdP e Giulio a chiudere sul messicano

Chi sale e chi scende

Sotto le 14 torri di San Gimignano cede Filippo Ganna. Giusto ieri il “Pippo Nazionale” aveva detto che avrebbe provato a fare la classifica generale, a difendere il primato… ma senza dannarsi troppo, in quanto l’obiettivo primario per lui era, ed è, la Milano-Sanremo. Magari fra acqua e sterrati non ha voluto rischiare oltre.

Succede però tutto nel finale, nello sterrato di Piano Cappellina, quando mancano circa 6 chilometri al traguardo. Il primo a muoversi dei tre è proprio Mathieu Van der Poel, che a sua volta aveva seguito Julian Alaphilippe. Evidentemente tra cross e strade bianche deve essersi sentito a casa, come quando vinse a Siena nel 2021.

Concedeteci però una breve digressione. Che in parte riprende anche l’editoriale di ieri. Okay i grandi campioni nelle grandi corse… ma Van der Poel proprio non poteva venire alla Strade Bianche di sabato? Al diavolo la probabile non-vittoria contro Tadej Pogacar su un percorso con così tanto dislivello: ma che fiamme ci sarebbero state anche con lui in corsa? Cosa sarebbe stato per tutta quella gente a bordo strada vedere passare un tale campione? Ma forse il nostro è un ragionamento da vecchi da bar, da semplici appassionati (o appassionati sempliciotti). Un ragionamento non basato sui numeri dei preparatori e su quelli delle convenienze economiche.

Al netto di questa riflessione, onore a Van der Poel. Onore sincero. Perché comunque ha mostrato grinta e voglia di vincere. E anche quando Pellizzari sembrava essergli scappato ai 150 metri ha insistito e ci ha creduto.

«E’ stato difficile battere questi giovani – ha detto VdP – il livello era altissimo, sia nell’approccio al finale sia sullo sterrato bagnato. Sapevo che le curve erano molto tecniche (lui stesso si è salvato grazie alla sua classe, ndr) e volevo mettere in difficoltà gli inseguitori. E’ stato uno sprint complesso: la strada era piuttosto scivolosa, quindi è stato molto complicato scattare da fermo, ma avevo appena risparmiato abbastanza energie per vincere. Sono venuto qui per prepararmi alla Milano-Sanremo e agli altri appuntamenti importanti, ma allo stesso tempo volevo vincere una tappa. L’anno scorso ci ero andato vicino più volte, questa volta ce l’ho fatta ed è bello tornare a imporsi in questa corsa dopo cinque anni».

Del Toro leader

Ma veniamo a due amici fraterni, alla coppia che ha infiammato il Tour de l’Avenir 2023, che si allena spesso insieme sulle strade di San Marino e che continua a darsele. San Gimignano ha lanciato la rincorsa verso il Tridente d’oro.

Pellizzari ci tiene particolarmente a questa Tirreno-Adriatico. La Corsa dei Due Mari potrebbe decidersi a casa sua. Già ieri a Camaiore aveva fatto una super crono. Lui che rispetto ai diretti rivali partiva più dietro in questa specialità. Invece il messicano della UAE Emirates gli aveva rifilato solo 1” e appena 4” Antonio Tiberi. A proposito, oggi il corridore della Bahrain Victorious è arrivato con il gruppo dei migliori. Degli altri migliori. Perché la sensazione è che la sfida sia già tutta là davanti e tra quei due. Van der Poel oggi dalla sua aveva la freschezza di chi non aveva dovuto riempire le proprie gambe di acido lattico nella crono di ieri.

«Sono leader alla Tirreno e ne sono felice – ha detto Del Toro, che oggettivamente è stato colui che più di tutti ha tirato pensando proprio alla generale – il tratto sullo sterrato è stato davvero complicato. Ho visto Matteo Jorgenson cadere e per poco non lo seguivo. Poi sono rimasto davanti e lì ho combattuto fino alla fine con il mio amico Pellizzari. Abbiamo un buon rapporto io e lui. E’ stato incredibile come abbia chiuso su me con Van der Poel… Vuol dire che Giulio è in ottima forma. Ma è ancora presto per pensare alla classifica generale».

Il messaggio da parte di Pellizzari dunque è stato chiaro. Del Toro e la sua UAE Emirates sanno chi è il primo avversario. Poi nulla è precluso neanche per Magnus Sheffield, terzo, per Tiberi che non è troppo distante o per Primoz Roglic. I due della Red Bull-Bora potrebbero giocare di sponda…

Tirreno 2026, Pellizzari
Giulio Pellizzari (classe 2003) era stanco dopo l’arrivo. Fra i tre era il meno scattista. E questo fa ben sperare (immagine Instagram)
Tirreno 2026, Pellizzari
Giulio Pellizzari (classe 2003) era davvero stanco dopo l’arrivo. Fra i tre era certo il meno scattista. E questo fa ben sperare (immagine Instagram)

Pellizzari attento

Domani si riparte da Cortona con una classifica che è già sconvolta. Del Toro partirà leader con 3” su Pellizzari. L’arrivo di Magliano de’ Marsi sembra essere per gli sprinter, ma attenzione, perché il finale tira e abbiamo visto cosa ha combinato proprio Del Toro all’UAE Tour nella prima tappa. Gli ultimi 700 metri sono al 2,5 per cento. Quasi un copia e incolla di quell’arrivo emiratino.

Altro aspetto da considerare è la distanza. Domani sono ben 221 chilometri e se la corsa dovesse prendere una certa piega, visto che la parte centrale si presta agli attacchi, potrebbero emergere gli uomini di fondo. Lo stesso Van der Poel potrebbe fare le prove per la Sanremo.

La questione è molto intrigante e molto interessante. Gli scenari sono diversi. Chi dovrà stare con le antenne dritte è Giulio Pellizzari, specie dopo quel “Giulio è in ottima forma” di Del Toro. Ci è parso davvero sibillino. Il ragazzo della Red Bull-BORA, decisamente più scalatore, dovrà pensare soprattutto a non prenderle. A stare attento agli abbuoni che potrebbe guadagnare il messicano.

Ma al netto di queste congetture, che stasera i tecnici studieranno al dettaglio, la bella notizia è che Giulio Pellizzari può giocarsi questa Tirreno. La sfida è appena iniziata. E Camerino, che lo aspetta a braccia aperte, si avvicina già al di là degli Appennini.

Strade Bianche 2026, Tadej Pogacar, Siena,

Pogacar, poker stellare. Ma sul percorso ha qualcosa da dire…

07.03.2026
6 min
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SIENA – Scende le scale e intanto chiede all’ispettore dell’antidoping se la sala sia sempre la stessa. Quando quello annuisce e gli fa la battuta che dopo quattro vittorie conosce bene la strada, Pogacar si mette a ridere. E’ di buon umore, non potrebbe essere altrimenti, ma ha freddo e così Luke Maguire si sfila lo smanicato e glielo porge. Meglio che prenda freddo l’addetto stampa che il campione, però intanto Luke si premura di chiederci se stamattina siamo riusciti a parlare con Gianetti.

La giornata è finita come meglio non potevano augurarsi. Anzi, a voler cercare il pelo nell’uovo, ci si poteva aspettare il secondo posto di Del Toro. Invece Seixas se l’è tolto di ruota sullo strappo di Santa Caterina e un minuto dopo l’arrivo di Tadej ha conquistato il piazzamento di rincalzo.

Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora

La prima gara dell’anno

Per vincere la quarta Strade Bianche – dice di non averne una prediletta – Pogacar ha attaccato a 78 chilometri dall’arrivo e ai meno 73 aveva già un minuto di vantaggio. Potrebbe sembrare che sia stato facile e a guardarlo in faccia magari lo è stato, ma questa volta il campione del mondo è stato visto muovere le spalle più del solito: forse perché la minaccia di Seixas alle sue spalle è stata più incisiva di quanto possiamo aver pensato.

«Nella prima gara dell’anno – spiega Pogacar, che per due volte ha vinto la Strade Bianche al debutto stagionale – ti trovi in un territorio un po’ sconosciuto. Lavori duramente tutto l’inverno e ogni anno è la stessa cosa. Nella prima gara sei sempre un po’ nervoso, ma anche quest’anno ricominciare la stagione e vincere la Strade Bianche è stato una sensazione fantastica. Ma riuscirci è stato complicato, su questo non c’è dubbio».

Da solo sulle Tolf,e Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolfe, Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolf,e Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolfe, Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla

I lunghi attacchi? Una necessità

Il momento in cui ha attaccato è stato quello in cui ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto: ci risiamo! Non è perché si tifi contro, ma perché con il suo livello indiscutibile, Pogacar sta rendendo difficile anche il racconto. Quindi ci stupisce quando, con il suo solito spirito ti dice che, se fosse per lui, di certi attacchi così lunghi farebbe volentieri a meno.

«Chiariamo una cosa – dice – questi attacchi così lunghi non mi piacciono. E’ solo il modo in cui progettano il percorso, aggiungendo 30 chilometri alla fine. E’ inutile. Prima la parte migliore della gara, la più difficile, veniva a 50 chilometri dall’arrivo, ora ne mancano 80. Se vuoi fare la differenza devi attaccare nei punti più duri ed ecco spiegato il perché di questi attacchi a lunga gittata.

«Possiamo parlarne e lamentarci quanto vogliamo, ma alla fine non spetta a noi decidere il percorso, che comunque è bellissimo. E’ una gara bellissima, ma se la vogliono così, se vogliono avere piccoli gruppi dopo appena 80 chilometri e ciclisti da soli nelle ultime due ore, noi non possiamo lamentarci. Soprattutto quando vinciamo».

Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro

La minaccia di Seixas

E’ la conferma del suo modo di correre e avere ragione della concorrenza semplicemente stroncandola con la forza: quello che non sempre gli riesce alla Sanremo e che per pochissimi istanti ha temuto di non poter fare oggi con Seixas.

«Su Monte Sante Marie – spiega – a un certo punto mi sono voltato in un pezzo più pianeggiante. Oddio, non è così pianeggiante, ma la salita molla un po’ e c’è lo spazio per respirare. Mi sono voltato e Seixas non era così lontano: era molto vicino e io stavo spingendo forte. Così mi sono detto che nella successiva sezione ripida avrei dovuto dare tutto per cercare di aumentare il vantaggio e per fortuna ci sono riuscito. Altrimenti penso che mi avrebbe preso, aveva una bella spinta, quindi sarebbe arrivato a ruota e saremmo andati avanti insieme per parecchio. Perciò sono contento di come è andata a finire».

Van Aert ha sorriso dicendo cohe contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo che contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo cohe contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo che contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo

L’incognita della Sanremo

Sarà diverso alla Sanremo? Qualche tempo fa, analizzando il suo modo di correre, Nibali ci fece notare che negli assalti alla Sanremo fatti finora, Pogacar ha sbagliato cercando di staccare tutti con la forza e non cercando soluzioni più scaltre. E in qualche modo le parole di Tadej confermano che la Sanremo, la prossima corsa cui prenderà parte, ha ancora qualche punto che gli sfugge e lo rende meno sicuro.

«La Sanremo – dice – è davvero diversa rispetto alla Strade Bianche oppure alla Liegi o al Fiandre. Quando arrivi sulla costa, non è più una gara dura, in compenso però inizia a essere nervosa. Ci sono un sacco di città, un sacco di curve a destra e a sinistra, tanti su e giù e le velocità sono incredibilmente alte. In più, i corridori della Sanremo sono un po’ più grossi rispetto a quelli che trovo nelle altre gare che mi piacciono (sorride, ndr). Corridori da classiche, anche velocisti, e questo significa anche che le velocità sono più elevate anche in pianura. Quindi, in un certo senso, è davvero spaventoso partecipare a quella gara, soprattutto per arrivare alla Cipressa.

«Lì devi essere non al 100, ma al 110 per cento e anche in quel caso è tutta una questione di posizionamento. Non più dietro della seconda posizione, sarebbe un rischio, meglio essere in pole position. E le salite sono velocissime, andiamo a 40 all’ora quindi devi guidare con attenzione e capisci che è difficile fare la differenza. La Sanremo non è solo la salita del Poggio, ma bisogna fare i conti anche con la discesa perché poi non c’è più molto. E’ una gara davvero particolare, in un certo senso davvero bella e molto interessante da correre».

Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto pèarla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro

La solutidine e la folla

L’ultimo pensiero di questo sabato che sembra domenica per l’atmosfera di festa che si respira nelle strade di Siena, Tadej Pogacar lo dedica alla sua solitudine nelle due ore di attacco, quando i soli suoni sono il baccano della gente e il rombo delle moto dei fotografi che si alternano davanti a lui scattando foto.

«All’inizio, quando ho attaccato – spiega – ho pensato che il vantaggio fosse buono, ma che dovevo migliorarlo e farlo crescere il più velocemente possibile. Non sapevo quanto distacco avessi. Poi ho iniziato a chiedermi dove potesse essere Isaac (Del Toro, ndr) e cose del genere. Quello che succedeva dietro. E poi, una volta ottenute queste informazioni, ho iniziato a pensare alla strada da percorrere e mi sono goduto la folla. Ho pensato anche a gestire lo sforzo, mangiare e bere, arrivare bene al traguardo. E a volte, penso anche: ho i miei pensieri personali».

Una solitudine beata, con la sensazione di volare su una nuvola al di sopra delle fatiche degli altri. Quando è salito sul podio per la premiazione c’erano ancora tanti corridori sul percorso. Il fuoriclasse è questo, non può fare altro che vincere, e gli altri alle sue spalle danno profondità alla scena e sono anche loro preziosi. Come i compagni di squadra più invisibili che ha ringraziato citandoli uno a uno: Christen, Grosschartner, Novak, Vermaerke e Vermeersch. Quelli che fanno il lavoro sporco, ma prezioso. Lo seguiamo finche non sparisce all’interno dell’antidoping, con la certezza di aver vissuto un’altra magia e la sensazione che questa volta non sia stato facile come potrebbe esserci sembrato.

UAE Tour, 6a tappa a Jebel Hafeet, Antonio Tiberi

Tiberi a Jebel Hafeet, un minuto fuori giri di troppo

24.02.2026
6 min
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Il primo giorno di Pellizotti dopo il UAE Tour è trascorso in ammiraglia. Atterrato a Milano, il direttore sportivo friulano del Team Bahrain Victorious è andato fino a Pila per una recon della 14ª tappa del Giro d’Italia e poi ha ripreso la via di casa. Il ricordo della salita di Jebel Hafeet e della resa di Tiberi agli attacchi di Del Toro è ancora nell’aria.

«Sapevamo che la UAE ci avrebbe provato in tutti i modi – racconta Pellizotti – infatti siamo riusciti a mandare via una fuga per il discorso degli abbuoni e per non lavorare tutto il giorno. Nella tappa vinta da Antonio, anche Del Toro aveva fatto la salita molto forte. Se a questo si aggiunge che per la UAE Emirates quella corsa è importantissima, era scontato che avrebbero attaccato a tutta».

Nei 69 secondi dell’attacco di Del Toro, Tiberi ha espresso una potenza media di 610 watt, con una punta di 1.000 watt. Stando ai dati diffusi da Velon, l’attacco di Del Toro è durato 4’30” durante i quali Antonio ha pedalato alla media di 22,4 km/h e punte di velocità di 32,1.

Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: l'avvicinamento con tanta altura è stato probabilmente un errore
Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: secondo il tecnico, il livello visto lo scorso anno non rispecchia il valore dell’atleta
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Giro 2025, Pellizotti e Tiberi: secondo il tecnico, il livello visto lo scorso anno non rispecchia il valore dell’atleta
Avreste dovuto correre in difesa?

Eravamo in una posizione di vantaggio, quindi dovevamo giocarci quei 21 secondi. Dato che era la quinta volta che facevo quella salita, la mattina ho cercato di spiegare ad Antonio che la parte più importante erano gli ultimi tre chilometri. Non doveva arrivarci in affanno eccessivo.

Quello che però è successo…

A un certo punto in radio gli ho detto: «Occhio che adesso sicuramente ti darà l’ultima accelerata» e sappiamo che le accelerate di Del Toro fanno tanto male. Per Antonio era la prima esperienze in maglia da leader in una corsa così importante. Aveva gamba, sensazioni e numeri eccezionali. L’unico problema è che quando Del Toro ha fatto l’ultimo attacco, gli ha fatto fare un minuto fuori giri e lui è arrivato ai tre chilometri senza riuscire a fare il cambio di ritmo che gli avrebbe permesso di conservare la maglia.

Un fatto di esperienza, quindi?

Sappiamo che Tiberi è un ragazzo orgoglioso, secondo me ha le stigmate del campione. Per cui sei lì a lottare per una maglia, è chiaro che non ti stacchi volutamente. Aver gestito la pressione del leader quel giorno e in quelli precedenti, dover andare al podio e all’antidoping, è stato un’esperienza importantissima. L’ho visto molto cambiato anche in corsa con i compagni alla radio.

Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l'attacco: rispoondergli per Tiberi è stato un errore
Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l’attacco: rispondergli per Tiberi è stato un errore
Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l'attacco: rispoondergli per Tiberi è stato un errore
Corridori come Del Toro sono irresistibili nei primi minuti dopo l’attacco: rispondergli per Tiberi è stato un errore
In che senso?

Solitamente ha sempre parlato molto poco, invece l’ho visto molto più presente e anche i compagni se ne sono accorti. Quando il leader parla, fa i complimenti e li sprona, ascoltano più le sue parole che le mie dalla macchina. E quindi in questo Antonio secondo me ha fatto uno step ulteriore nel modo di imporsi, non solo fisicamente ma anche mentalmente.

Impossibile pretendere che in quel momento trovasse la freddezza di non rispondere allo scatto?

Seduti sul divano è facile dirlo, però mi metto anche nei suoi panni. Sono due ragazzi giovani, si conoscono bene e secondo me gli è venuto fuori l’orgoglio di non voler farsi staccare. Ripeto: da una parte va bene così. Antonio è ancora giovane, deve fare ancora esperienza e con questa secondo me ha salito un altro scalino.

Questa nuova sicurezza si deve alla vittoria di Jebrel Mobrah oppure si era iniziata a vedere prima?

Già nei ritiri si vedeva che stava bene. Quando facevamo i test, vedevi che la gamba girava bene. Gli veniva tutto più facile e questo secondo me gli ha dato più convinzione. Perciò la vittoria è servita tanto, ma anche il piazzamento della prima tappa. Fare terzo in un arrivo allo sprint su uno strappo così difficile vuol dire che il fisico risponde bene e questo gli ha permesso di guadagnare convinzione.

Pellizotti ha notato ik cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Pellizotti ha notato il cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Pellizotti ha notato ik cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Pellizotti ha notato il cambio di passo di Tiberi come leader e nei rapporti con la squadra
Antonio dice di aver lavorato particolarmente bene nell’inverno…

Diciamo che l’inverno dello scorso anno e poi il resto della stagione non sono stati come volevamo. Ha avuto mille problemi e questo significa non aver potuto creare la base su cui fare i lavori specifici. Poi abbiamo fatto anche noi lo sbaglio di voler fare più ritiri in altura e meno gare per portarlo al Giro più preparato. Invece abbiamo capito che Antonio ha bisogno di correre, ha voglia di correre. Quando si mette il numero sulla schiena, si diverte e quest’anno abbiamo visto un Tiberi veramente cambiato.

In cosa era così evidente?

Era quasi sempre in orario se non in anticipo agli appuntamenti. Quando il venerdì sera siamo arrivati ad Abu Dhabi, ha chiesto se l’indomani prima di colazione potesse fare mezz’ora con il fisioterapista lavorando con gli elastici. Detto da lui, questo ti fa capire tanto e sono convinto che quello del 2025 non fosse il Tiberi che conoscevamo. E sicuramente anche a lui ha dato fastidio, perché è giovane, ma ha carattere, ne ha passate tante e ha anche dimostrato di poter fare tanto.

Anche lui ha ammesso di volersi riscattare.

A volte può sembrare indifferente, però ci eravamo accorti che veder vincere i ragazzi della sua età mentre lui faticava lo stava disturbando. Gli mancava la sensazione di vincere, di alzare le braccia al cielo. Per cui ha iniziato bene la stagione, si è visto un crescendo gara dopo gara e in UAE ha dimostrato veramente il suo valore.

Diciamo che dovendo correre il Tour, dovrà imparare una tattica più attendista, come quella di Indurain, per fare un esempio…

Antonio è un ragazzo intelligente, uno molto silenzioso, che parla poco, ma quando parla va diritto al punto. E sono convinto che questa per lui sia stata una lezione. Il primo arrivo in salita lo ha gestito dalla testa, quindi non ha dovuto inseguire. Ha fatto quel che gli dicevamo ed è stato più semplice, tra virgolette. Sabato sapevo che sarebbe stato più difficile.

UAE Tour perso per 10": Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31" dopo Del Toro. Il suo margine al via era di 21"
UAE Tour perso per 10″: Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31″ dopo Del Toro. Il suo margine al via era di 21″
UAE Tour perso per 10": Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31" dopo Del Toro. Il suo pargine al via era di 21"
UAE Tour perso per 10″: Tiberi arriva a Jebel Hafeet 31″ dopo Del Toro. Il suo margine al via era di 21″
Come mai?

Perché era la prima volta che lottava per qualcosa di veramente grosso e questo sicuramente gli farà capire anche la necessità di studiare le doti dei suoi avversari. Del Toro o Pogacar fanno la differenza nel primo minuto e dopo mantengono. In questo caso è bene che Tiberi non li segua sullo scatto, ma che provi a recuperare il gap sulla distanza. E’ un buon cronoman che riesce a tenere più a lungo certi wattaggi, mentre nel breve non riesce a tenergli testa.

Ne avete parlato il giorno dopo?

Abbiamo guardato assieme il file della salita e abbiamo visto dove si poteva fare meglio. Sono convinto che se queste cose non le provi e non sbagli, difficilmente capisci come migliorare.

Se rifacesse la tappa oggi sarebbe diverso?

Ne sono certissimo. Come per i bambini, tante volte è giusto che sbaglino e provino sulla propria pelle. Perché è vero che poteva fare diversamente, ma ha provato a modo suo ed è stato giusto così. Non è stato Del Toro a perdere il Giro sul Colle delle Finestre perché non sapeva come difendere la maglia? Difficilmente ti riesce di fare la corsa perfetta, però se Tiberi inizia a capire le sue doti e come gestirle nel modo migliore, è chiaro che riesce ad ottenere di più.

Isaac Del Toro

Del Toro e quel rapportone a Jebel Hafeet. Una riflessione tecnica

23.02.2026
5 min
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Forse qualche lettore più esperto ricorderà quando Jan Ullrich, al Giro dell’Emilia 2001, al penultimo passaggio sul San Luca si presentò con un rapportone lunghissimo, quasi da cronometro in pianura. Quel giorno il “Panzer tedesco” stava palesemente allenando la forza in vista del Giro di Lombardia. Ebbene, l’azione di Isaac Del Toro a Jebel Hafeet di qualche giorno fa, per certi versi, ce lo ha ricordato.

Anche il messicano, infatti, mulinava un rapporto a dir poco lungo. E lo ha fatto per tutta la scalata e in particolar modo nell’ultimo chilometro e mezzo, la cui pendenza media era attorno al 4 per cento. Scelta tattica? Caratteristica del corridore? Errore (ammesso che chi vince sbaglia)? Fatto sta che Del Toro, con una potenza impressionante, ha staccato Antonio Tiberi. Anzi, lo ha proprio mandato fuori giri. Si è preso tappa e maglia. E di conseguenza la classifica generale.

Isaac Del Toro
Del Toro sistema il computerino prima di partire per i suoi allenamenti, che quest’anno sono stati molto improntati sulla forza
Isaac Del Toro
Del Toro sistema il computerino prima di partire per i suoi allenamenti, che quest’anno sono stati molto improntati sulla forza

Il primo affondo

Ma andiamo con ordine e analizziamo la scalata di Del Toro a Jebel Hafeet. Innanzitutto si tratta di una salita che misura 9,2 chilometri al 7,2 per cento, stando ai dati di Veloviewer. Poco più di 10 chilometri al 6,8 per cento se invece si considera anche il falsopiano introduttivo. Strada larga e pendenze non eccessive invitano a spingere rapporti lunghi, anche per avere quella sensazione di “fare velocità”.

Non a caso il ritmo imposto dalla Decathlon-CMA è stato subito fortissimo. E sin dalle prime battute si notava la bella agilità di Tiberi e la cadenza più bassa di Del Toro, ma anche di Adam Yates e Kevin Vermaerke, in pratica i tre della UAE Emirates. E questa cosa subito ci ha fatto riflettere.

Scelta tattica? Preparazione impostata in un certo modo? E’ noto che Yates vada “duro”: è uno scalatore puro e non ha problemi a tenere un certo rapporto. Anche Del Toro sta spesso in piedi con il rapporto lungo, ma altre volte, da seduto, lo abbiamo visto con rpm ben più alte.

Il messicano, invece, ha scelto di fare tutta la scalata con la corona grande: evidentemente si sentiva bene così. “Raccoglieva il rapporto” e, tutto sommato, lo sforzo più intenso era inferiore ai 20’. In pratica poteva permettersi di spendere tanto.

Altra considerazione. Su quella salita, a ruota, si stava benone. I primi salivano ad oltre 20 chilometri orari e, addirittura, al momento dell’attacco Del Toro, per oltre 600 metri, quelli fatti tutti in piedi, ha superato i 30 all’ora, con una punta di 32,6 (dati Velon).

La sua tattica era quella di scattare secco per far prendere aria a Tiberi. E già sul primo attacco ci era quasi riuscito. Antonio, però, bravo, si era accucciato bene alla sua ruota: quando si va oltre i 30 orari, la scia si sente eccome.

Isaac Del Toro
Il momento dell’attacco decisivo ai 2,6 km dall’arrivo. Del Toro spinge forte un rapporto lunghissimo e Tiberi è costretto a cedere
Isaac Del Toro
Il momento dell’attacco decisivo ai 2,6 km dall’arrivo. Del Toro spinge forte un rapporto lunghissimo e Tiberi è costretto a cedere

Il secondo affondo

Nella seconda bordata, però, Del Toro non ha perdonato. Stavolta Tiberi lo ha tenuto per 15”-20”. Poi il laziale ha perso un paio di metri, ha preso un filo d’aria e per lui quei 2,5 chilometri finali si sono trasformati in un piccolo Calvario. Mentre l’altro scappava.

Del Toro intanto era sempre con la moltiplica grande. E quando si è seduto non ha alleggerito il rapporto. E’ rimasto su quello che aveva, segno di una grande forza nelle sue gambe e, dopo la brevissima discesa, ha addirittura buttato giù un dente. Ora noi non conosciamo l’esatta cadenza del messicano, ma certamente era al di sotto delle 70 rpm. A Jebel Mobrah, nel giorno di Tiberi per intenderci, Isaac non era agile, ma neanche così basso di cadenza.

L’imperativo, in quei frangenti così esplosivi, è fare la differenza. Fare velocità, come dicevamo. E per farlo serve potenza, tanta forza. Serviva un’azione violenta. In fin dei conti Del Toro doveva guadagnare circa 20” su Tiberi. Non tanti, ma neanche pochi visto il tipo di salita. Tanto è vero che poi Luke Plapp, salendo più di passo e di certo più avanti di condizione avendo fatto il Tour Down Under al top, ha perso solo 12” da Del Toro. I suoi scatti e lo stare all’aria per gran parte della salita lo hanno fatto spendere di più.

Da nostre fonti sappiamo che Isaac, durante questo inverno, ha lavorato molto sulla forza e sul torque in particolare: quindi forza esplosiva e massima. Probabilmente alla prima gara dell’anno aveva ancora addosso questo imprinting motorio. Prova ne è la vittoria in volata verso Liwa Palace, quando sul falsopiano che portava al traguardo era riuscito a precedere i velocisti. Se ricordate bene, anche Tadej Pogacar lo scorso anno ci provò, ma non ci riuscì.

Isaac Del Toro
Sull’arrivo di Jebel Hafeet Del Toro mette a segno anche il record della scalata
Isaac Del Toro
Sull’arrivo di Jebel Hafeet Del Toro mette a segno anche il record della scalata

Meglio di Pogacar

Quello che resta è la prova di forza di Del Toro. In ogni senso. Oltre alla forza impressa sui pedali, Isaac ha siglato il record sulla scalata di Jebel Hafeet. Record che apparteneva al compagno Yates, siglato nel 2023, e che il messicano ha migliorato di 38”. Ma il dato ancor più interessante è il confronto con la prima di Pogacar a Jebel Hafeet. Isaac ci ha messo quasi un minuto in meno rispetto allo sloveno. Va anche detto, però, che parliamo del 2020 e sappiamo quanto tecnologia e nutrizione nel frattempo siano migliorate.

Tatticamente Del Toro è stato sempre molto lucido. Dopo quegli 800 metri di attacco, ha recuperato per circa un chilometro. Da dietro erano rientrati anche Gall e Plapp e lui stesso ha detto: «Ho attaccato un istante prima che si riaccodassero perché non volevo che potessero rifiatare e attaccare anche loro». Questo denota anche una certa esperienza o, quantomeno, padronanza della situazione.

Sul finale è stato forte, ma non fortissimo. E infatti lo stesso Del Toro ha detto: «Non è stato il mio giorno migliore. Lo sforzo è stato intenso, ma come mi aveva detto anche Pogacar non mi sono voltato indietro. Ora è il momento di capire che sto lavorando. Sono in una fase di preparazione. E devo capire anche che devo credere sempre di più in me stesso».

Insomma, qui sembra proprio che ci siano ancora margini di miglioramento. Ora però sarà curioso vedere il messicano sulle salite delle prossime gare per capire con che cadenza sceglierà di pedalare e portare l’attacco. Va bene la forza, ma certi rapporti nei Grandi Giri potrebbero non essere sostenibili alla lunga.

Le idee di Vaughters per vincere il Tour. Vendendo tutto…

Le idee di Vaughters per vincere il Tour. Vendendo tutto…

19.02.2026
6 min
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Meno di un mese di attività e il UAE Team Emirates, ancora senza il suo leader Tadej Pogacar ha già messo da parte 11 vittorie. E’ da anni che nell’ambiente si parla della sperequazione che c’è fra le stesse squadre del WorldTour: sono 18, ma il numero di quelle che si possono considerare davvero vincenti è di molto inferiore, si contano sulle dita di una mano.

Jonathan Vaughters vuole ribellarsi a tutto questo. In una recente intervista sul sito specializzato Domestique Cycling, il manager americano della EF Education EasyPost ha affrontato il tema partendo dal racconto di un episodio, avvenuto durante uno degli ultimi Tour de France.

L'EF Education resta al fianco del team, ma Vaughters ha messo in vendita i diritti denominativi
L’EF Education resta al fianco del team, ma Vaughters ha messo in vendita i diritti denominativi
L'EF Education resta al fianco del team, ma i diritti denominativi sono in vendita
L’EF Education resta al fianco del team, ma Vaughters ha messo in vendita i diritti denominativi

Tutto è nato nel 2024

«Era stata un’edizione molto favorevole – ha raccontato – avevamo vinto una tappa con Carapaz e portato a casa la maglia di re della montagna e premio per la combattività. In sede di bilancio, mi sentii chiedere che cosa serve per vincere il premio grosso, come fa sempre Pogacar. La risposta mi venne spontanea: “Un sacco di soldi” risposi secco. Lì per lì la cosa rimase nelle pieghe della discussione, fra qualche incoraggiamento e considerazioni a margine. Ma nei giorni successivi continuai a pensarci, a chiedermi che cosa serve. Capii che dovevo parlare con lo sponsor.

«Portai loro una proposta semplice: vendere i diritti di denominazione del team. Sapevo che EF Education è un’azienda educativa, non può sostenere costi come una multinazionale petrolifera e non sarebbe neanche giusto farlo. Ma noi abbiamo un valore: proviamo a monetizzarlo. Ho garantito loro che avrebbero avuto sempre spazio e visibilità, grandi loghi sulla divisa e quant’altro. Inizialmente erano restii, poi alla fine hanno accettato e quindi i nostri diritti sono in vendita: vogliamo abbastanza denaro per vincere il Tour Femmes entro 3 anni e il Tour maschile nell’arco di un decennio».

L'americano Christian Vande Velde, finito ai piedi del podio al Tour 2008 militando nella Garmin
L’americano Christian Vande Velde, finito ai piedi del podio al Tour 2008 militando nella Garmin
L'americano Christian Vande Velde, finito ai piedi del podio al Tour 2008 militando nella Garmin
L’americano Christian Vande Velde, finito ai piedi del podio al Tour 2008 militando nella Garmin

Wiggins e quelle parole pesanti come pietre

Vaughters è nell’ambiente da sempre e la legge dei soldi l’ha imparata presto: «Ero alla Garmin, nel 2008 avevamo chiuso il Tour con il 4° posto di Van de Velde, l’anno dopo Wiggins fece la stessa cosa. Ma l’inverno successivo entrò il Team Sky in pompa magna e se lo portò via: “Per vincere la Champions League devi giocare nel Manchester United – disse – e io se continuo con il Wigan non potrò mai farlo…”. La metafora faceva male, ma c’era del vero, riassumeva il nostro ruolo nel firmamento ciclistico».

Già allora il mondo del ciclismo andava a due velocità e la separazione si è andata sempre allargando: «Prima dell’avvento della Sky, un team medio poteva anche sognare, provarci, sfiorare l’impresa, noi l’abbiamo fatto due volte. Ma poi sono emersi i team con mega budget e quello definisce tutto perché parte dalle fondamenta, dalle filiere, prende il meglio e lo porta via con sé. Pochi valutarono ad esempio quella che per me fu una vera impresa: al Tour 2017, con la Cannondale eravamo la squadra col budget più piccolo, ma chiudemmo secondi con Uran a meno di un minuto da Froome: Davide aveva quasi messo in ginocchio Golia…».

Perché non si può rifare? «Perché i migliori talenti vengono presi già da piccoli e a prezzi molto alti. Un Rigoberto Uran non lo trovi sul mercato per meno di un milione di dollari. Quindi significa che devi avere un grande budget per poter competere non al massimo livello, ma per poter avere la prelazione sui giovanissimi più forti, portarli da te, garantirgli un futuro, avere un ricambio continuo. Per questo servono tanti, tanti soldi.

Vaughters ha 52 anni, viene da Denver e ha ciorso dal 1994 al 2003 vincendo più corse a tappe
Vaughters ha 52 anni, viene da Denver e ha corso dal 1994 al 2003 vincendo più corse a tappe
Vaughters ha 52 anni, viene da Denver e ha corso dal 1994 al 2003 vincendo più corse a tappe
Vaughters ha 52 anni, viene da Denver e ha corso dal 1994 al 2003 vincendo più prove a tappe

Uscire dalla zona di comfort

«Vorrei sottolineare un aspetto del nostro rapporto con EF: loro ci chiesero di produrre il maggior valore mediatico di qualsiasi squadra ciclistica in relazione a ogni dollaro speso e questo è stato sempre il mio mantra. Dei punti UCI m’interessa poco, ma so che ho sempre onorato quell’accordo e lo sponsor ha avuto riscontro per ogni dollaro speso. Ora però, a 52 anni, posso permettermi di andare più in là e seguire i miei sogni, uscire dalla mia zona di comfort e provare a costruire qualcosa di più grande nel prossimo decennio».

Parliamo di cifre: il bilancio della EF si aggira sui 21 milioni di euro, quello della UAE è tre volte tanto. La differenza è abissale. Vaughters vuole ridurla: «Io sono convinto che anche il 75 per cento del loro budget sia sufficiente per vincere, se spendiamo bene ogni dollaro il che significa farlo per obiettivi specifici come il Tour». Poi, nella sua intervista il manager americano chiama in causa anche il ciclismo italiano: «Come organizzazione, non abbiamo alcun interesse a vincere 100 gare all’anno in cui i ciclisti vengono pagati 3-4 milioni di euro ad annata vincendo, con rispetto parlando, il Trofeo Laigueglia contro i professionisti italiani di squadre di livello molto inferiore…».

Il reclutamento e la fidelizzazione dei talenti è un passaggio obbligato nel capitolo spese, «ma attenzione: quando parlo di talenti non mi riferisco solo ai corridori, dobbiamo dotarci di esperti di aerodinamica, scienziati dello sport, nutrizionisti, trovando il meglio che c’è in giro, chi ha idee nuove, finanziandolo adeguatamente perché lavori per noi.

Isaac Del Toro. Per il talento messicano Vaughters aveva fatto un'offerta, ma la UAE ha proposto di più
Isaac Del Toro. Per il talento messicano Vaughters aveva fatto un’offerta, ma la UAE ha proposto di più
Isaac Del Toro. Per il talento messicano Vaughters aveva fatto un'offerta, ma la UAE ha proposto di più
Isaac Del Toro. Per il talento messicano Vaughters aveva fatto un’offerta, ma la UAE ha proposto di più

La scelta di lealtà di Healy

«Siamo un ottimo team sulla carta, nella progettazione, ma dobbiamo diventarlo anche come esecuzione e per farlo servono più persone competenti. Non puoi gestire un roster di 30 corridori con 3 allenatori e 2 nutrizionisti, non bastano».

La richiesta di Vaughters di un budget più ampio scaturito da nuove risorse nasce anche dall’andamento delle ultime stagioni: «Avevamo provato a prendere Del Toro, ma contro la UAE abbiamo perso proprio mettendo sul piatto le offerte ed apprezzo ancor di più, pensando a questo, il fatto che Healy abbia accettato di rimanere con noi. Ha fatto una scelta leale ed emotiva invece che finanziaria, ha detto che adora il modo distaccato di lavorare che abbiamo, senza pressioni, non lo troverebbe altrove. Ma è un’eccezione».

Vaughters è pronto a scommettere sul talento della francese Kerbaol, giudicata pronta per il Tour Femmes
Vaughters è pronto a scommettere sul talento della francese Kerbaol, giudicata pronta per il Tour Femmes
Vaughters è pronto a scommettere sul talento della francese Kerbaol, giudicata pronta per il Tour Femmes
Vaughters è pronto a scommettere sul talento della francese Kerbaol, giudicata pronta per il Tour Femmes

Primo obiettivo, il Tour Femmes

Ora la denominazione è all’asta, pubblicamente: «In tanti si sono detti interessati, ma una situazione più chiara l’avremo quando tante aziende che si sono fatte avanti faranno le loro previsioni di spesa per il 2027. Bisognerà vedere con quali offerte si presenteranno, se accontentandosi del secondo nome o se vorranno il nome completo, cambiare le divise, insomma faranno le loro valutazioni e noi le nostre, poi vedremo come raggiungere un compromesso.

«Gli obiettivi restano quelli. Il Tour femminile è più raggiungibile al momento, credo che con Kerbaol e l’iridata Vallieres abbiamo elementi in grado di farlo presto, per gli uomini ci vorrà tempo e il fatto che sia nebuloso, che non possa sapere come e chi competerà fra dieci anni rende tutto più suggestivo e affascinante…».

UAE Tour 2026 - 8th Edition - 3 tappa Umm al Quwain - Jebel Mobrah, Antonio Tiberi

Jebel Mobrah, il primo acuto del vero Tiberi

18.02.2026
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«Aspettavo questo momento devo dire da tanto, tanto tempo. Diciamo da quando sono passato professionista». Tiberi è disteso sul lettino dei massaggi e ha la voce squillante della vittoria. Quella conquistata a Jebel Mobrah vale per la corsa e la maglia di leader, ma ha l’effetto di avergli fatto credere che tutto il lavoro svolto nell’inverno stia iniziando a dare buoni frutti. E a questo punto della storia, la fiducia è forse la conquista più importante.

Quando l’ultima salita della terza tappa del UAE Tour ha iniziato a farsi davvero cattiva e tutti aspettavano il duello fra Evenepoel e Del Toro, la Bahrain Victorious si è messa davanti a fare l’andatura. Pendenze a doppia cifra, il caldo del deserto a renderle più ripide. E quando Gall ha attaccato forte, Tiberi si è ritrovato insieme a Evenepoel come alla Valenciana. Solo che questa volta è stato il belga ad affondare e poche pedalate dopo Tiberi ha spiccato il volo. Neppure il ringhio rabbioso di Del Toro è bastato per acciuffarlo, perché nel momento in cui il messicano ha dato la sensazione di farne un sol boccone, Tiberi ha accelerato ancora e la vittoria è stata sua.

UAE Tour 2026 - 8th Edition - 3 tappa Umm al Quwain - Jebel Mobrah, Antonio Tiberi, Isaac Del Toro
L’inseguimento di Del Toro non è bastato per prendere Tiberi: dopo l’arrivo fra i due una stretta di mano
UAE Tour 2026 - 8th Edition - 3 tappa Umm al Quwain - Jebel Mobrah, Antonio Tiberi, Isaac Del Toro
L’inseguimento di Del Toro non è bastato per prendere Tiberi: dopo l’arrivo fra i due una stretta di mano
Ti eri svegliato con le sensazioni giuste stamattina? Sapevi che poteva finire così?

Le sensazioni erano giuste e buone, però devo dire che lo sono già da inizio stagione. Quindi aspettavo questa tappa sin dalla prima gara che ho fatto in Spagna e poi dopo la Valenciana quando ho visto che le sensazioni in salita erano veramente buone. Dopo ogni tappa mi dicevo che avrei voluto una salita più lunga e quindi aspettavo con ansia questa giornata per vedere come sarei riuscito a performare su una salita vera. Devo dire che ho avuto ottime risposte.

Eravate riusciti a vedere il finale o l’avete scoperto su VeloViewer?

L’abbiamo visto ieri sera nel meeting che abbiamo fatto su VeloViewer e con qualche foto che siamo riusciti a trovare. Abbiamo capito da subito che fosse una salita veramente impegnativa. In più, mano a mano che ci avvicinavamo e soprattutto dall’ultima discesa, si vedeva quasi tutto il finale e che era bello ripido. Quindi diciamo che siamo arrivati lì sotto già pronti mentalmente.

Ci racconti il momento in cui sei restato da solo?

Ho iniziato la salita con Damiano (Caruso, ndr), che ha fatto un ottimo lavoro nel primo chilometro o chilometro e mezzo. Poi sono cominciati gli scatti fino a quello decisivo di Gall e io sono rimasto con lui e con Evenepoel. Poco dopo invece ho visto che anche Remco iniziava a sfilarsi e non capivo se volesse semplicemente risparmiarsi essendo ancora a inizio salita o se fosse in difficoltà. Comunque le mie sensazioni erano buone, la gamba era buona, così ho deciso di sfilarmi, di mettermi in ultima posizione e provare a fare un attacco.

Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Tiberi esce da un ottimo inverno ed è arrivato alle prime corse con forma e morale
Doveva essere un primo tentativo?

Volevo vedere cosa sarebbe successo, invece sono rimasto subito da solo. Mi sono riportato su Gall e da lì in avanti ho continuato con il mio passo. Ho visto che avevo guadagnato una ventina di secondi e mi sono detto: «Ok Antonio, adesso devi fare semplicemente… (semplicemente per modo di dire, ride) una cronometro. Lo sai fare bene, quindi è tutta una questione di gestione». Poi ovviamente sono stati fondamentali i tecnici che c’erano in macchina, con Pellizotti che mi dava sempre i distacchi per aiutarmi anche a gestire meglio lo sforzo.

Ti si è sempre rimproverato di non osare: oggi lo hai fatto ed è andata bene…

Come ho fatto vedere in alcune tappe al Giro d’Italia del 2024, quando sto bene, voglio sempre provare a fare qualcosa e a dire la mia. Far vedere che ci sono, senza star lì semplicemente a subire la gara. E’ ovvio che quando non hai un’ottima gamba e sei al gancio, ti viene impossibile fare un attacco.

Oggi è stato diverso?

Oggi la gamba era veramente ottima, ero veramente presente, capivo quello che stava succedendo ed è stato più facile, con più grinta e più voglia provare a dire la mia. Oggi non volevo avere rimpianti. Mi sono detto: «Voglio arrivare al traguardo e provare tutto per tutto. Fare qualcosa che non ho mai fatto e voglio vedere quello che riesco a portare a casa». E devo dire che è andata bene.

Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Del Toro ha gestito la salita da veterano e il finale da vero guerriero, ma non aveva fatto i conti con Tiberi
Salita dura, caldo, che ambiente avete trovato?

La temperatura si è fatta sentire già dall’inizio. L’obiettivo principale fino all’ultima salita era cercare di idratarsi e rimanere freschi il più possibile. Devo ringraziare tutti i miei compagni, che ogni mezz’oretta mi portavano ghiaccio e acqua. Grazie a loro sono riuscito a iniziare la salita abbastanza fresco. Nei primi chilometri eravamo in basso e il caldo si è sentito parecchio. Quando siamo arrivati intorno ai mille metri, si stava un po’ meglio, ma a quel punto la gara era ormai fatta.

Pellizotti ti dava i distacchi: che cosa hai pensato quando Del Toro ha fatto l’ultima sparata per venire a prenderti?

Il sospetto e un po’ la paura che arrivasse c’era, però avevo delle buone sensazioni e sapevo di avere ancora qualcosa nel serbatoio, da tirare fuori in caso di emergenza. Perciò, aiutandomi con i tempi che mi dava l’ammiraglia, quando Del Toro ha attaccato, ho deciso di aumentare un po’ il passo. E una volta che ho visto il triangolo rosso, ho messo sui pedali tutto quello che era rimasto e da lì sono andato a tutta fino al traguardo.

Qualche giorno fa ti abbiamo chiesto che cosa si provasse a doversi staccare dalle ruote di Pogacar ed Evenepoel: oggi è stato Remco a staccarsi dalla tua. Un passo per volta, ma sono cose che fanno piacere, no?

E’ sempre facile purtroppo parlare dal di fuori. A meno che in un contesto del genere non si sia passati personalmente, nell’arco della propria vita e in un qualsiasi sport, è difficile percepire quanto sia difficile e quanto ogni dettaglio faccia la differenza. Questa è stata la cosa che mi ha spinto da questo inverno a lavorare bene, a fare sacrifici, a fare le cose per bene e dimostrare chi sia il vero Tiberi. Mostrare quello che posso fare quando tutto fila liscio e mi sento bene.

Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21" su Del Toro e 1' su Tejada
Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21″ su Del Toro e 1′ su Tejada
Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21" su Del Toro e 1' su Tejada
Tappa e maglia: con la vittoria di Jebel Mobrah, Tiberi guida il UAE Tour con 21″ su Del Toro e 1′ su Tejada
Che cosa farai da adesso a domattina quando la corsa ripartirà?

Le prime cose che ho fatto per cercare tranquillità e calare un pochino la pressione è stata sentire la mia ragazza e i miei genitori. Poi rientrando in hotel ho cominciato a mangiare qualcosa già in macchina. Ora ci sono i massaggi, quindi aspetterò la cena tutti insieme e poi a letto prima possibile, per recuperare le forze per domani. Il UAE Tour è ancora lungo, ormai siamo in ballo e cercheremo di ballare. Devo fare tutto il possibile per portarlo a casa.

Tour de l'Avenir 2023, Isaac Del Toro, Messico

EDITORIALE / L’Avenir per club è la fine degli under 23?

26.01.2026
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L’ultimo fu Anquetil nel 1961, che lo aveva già vinto nel 1957 e succedette a Gastone Nencini. Poi il Tour de France lasciò da parte le nazionali e si corse per squadre. A vincere per i tre anni successivi fu nuovamente il francese, la cui serie venne interrotta da Gimondi nel 1965. La Grande Boucle non ne uscì ridimensionata, ma certo si chiuse un’epoca. La stessa cosa sta per accadere al Tour de l’Avenir (curiosamente nato proprio nel 1961), in procinto di passare in mano ai devo team. Probabilmente la corsa non ne risentirà, ma il passaggio segnerà la fine di un certo modo di intendere il ciclismo delle espoirs, le speranze, per dirla coi francesi.

Isaac Del Toro era quasi un signor nessuno quando conquistò il Tour de l’Avenir nel 2023 e grazie a quel successo (foto di apertura) divenne uno dei prezzi pregiati del mercato che il UAE Team Emirates si tiene ora stretto con un contratto fino al 2029. Che cosa cambierà con la nuova formula? 

Orlen Grand Prix 2023: Busatto vince, Piganzoli e Pellizzari lo festeggiano: la Nations Cup ha permesso di valorizzare i talenti migliori (foto PT photos)
Orlen Grand Prix 2023: Busatto vince, Piganzoli e Pellizzari lo festeggiano: la Nations Cup ha permesso di valorizzare i talenti migliori (foto PT photos)

Under 23 in estinzione?

Il ciclismo ha intrapreso un cammino che potenzialmente potrebbe portare alla fine della vecchia categoria U23. Sarà meno facile scoprire talenti come quello del messicano: nel 2026 la formula sarà ancora mista, ma la presenza dei devo team riduce i posti delle nazionali.

Lo ha capito Philippe Colliou, l’organizzatore del Tour de l’Avenir. «Alcuni corridori – ha detto – possono passare inosservati, soprattutto al di fuori dell’Europa». Per questo esaminerà le candidature di diverse nazionali dopo il 31 gennaio, limite entro cui i devo team dovranno presentare la loro candidatura.

Nel frattempo, con i migliori azzurri impegnati al Tour de l’Avenir con la maglia dei rispettivi team, la nazionale italiana potrebbe essere a un passo dalla rinuncia. Guardando l’Italia dell’edizione 2025 (tolti Turconi che corre nella Bardiani e Mattio ormai salito nel WorldTour), Finn, Gualdi, Borgo e Donati corrono nei devo team: ha senso allestire una nazionale per andare in Francia? Sì, se alcuni ragazzi forti rimanessero fuori dai 6 nomi indicati dai club. Altrimenti probabilmente non varrebbe la pena e il cittì Amadori lo ha lasciato intuire anche piuttosto chiaramente.

Il cittì degli U23 (qui Amadori con Villa e Finn) è avviato verso un ruolo di selezionatore: una tendenza già evidente lo scorso anno
Il cittì degli U23 (qui Amadori con Villa e Finn) è avviato verso un ruolo di selezionatore: una tendenza già evidente lo scorso anno

La preparazione del mondiale

Ormai neppure con gli under 23 puoi andare a una corsa per fare esperienza: l’ingresso dei devo team ha cancellato questa modalità. E probabilmente non assisteremo più a una corsa aperta, come quella sfrontata fra Del Toro, Pellizzari e Piganzoli, ma ai meccanismi più bloccati tipici del professionismo. Per contro, gli accordi commerciali stretti dai team WorldTour al momento di accettare la partecipazione al Tour de l’Avenir offriranno ai suoi organizzatori le risorse e la visibilità che innegabilmente daranno stabilità economica alla corsa.

Se a ciò si somma la cancellazione della Nations Cup (la challenge UCI di corse a tappe riservata alle nazionali U23), si capisce che le federazioni non abbiano più grande interesse a investire sulla categoria. A cosa serve se non possono schierare i più forti? A cosa serve organizzare un ritiro in altura prima del mondiale, quando è ormai chiaro che i devo team preferiscano allenare in casa i propri atleti? 

Campionati del mondo Kigali 2025, GDavid Lappartient, conferenza stampa
Nella conferenza stampa di Kigali, il presidente dell’UCI Lappartient ribadì che l’Avenir si sarebbe corso per nazionali, dimenticando il riferimento ai devo team
Campionati del mondo Kigali 2025, GDavid Lappartient, conferenza stampa
Nella conferenza stampa di Kigali, il presidente dell’UCI Lappartient ribadì che l’Avenir si sarebbe corso per nazionali, dimenticando il riferimento ai devo team

Dalla parte degli juniores

Anche i tecnici di categoria francesi e spagnoli rivelano che nelle loro federazioni il budget riservato alle categorie giovanili pende ormai dalla parte della categoria under 19, in cui c’è ancora la possibilità di selezionare i talenti migliori. Resta da capire se faccia tutto parte di un disegno più ampio.

Lo scenario più plausibile al momento è quello che vede il professionismo fatto di WorldTour e professional, con il sistema di promozioni e retrocessioni a tenere banco. Subito sotto i devo team, squadre continental cui vengono riservate le migliori internazionali U23: il fatto che da queste siano state bandite le professional è il segno della volontà di comporre un gruppo omogeneo. Poi ci sono gli juniores, che nel tempo hanno perso la limitazione dei rapporti e magari potrebbero andare incontro all’aumento delle distanze di gara.

Finn ha partecipato ai campionati europei senza lo sponsor sulla maglia: così probabilmente sarebbe all’Avenir, se corresse con la nazionale
Finn ha partecipato ai campionati europei senza lo sponsor sulla maglia: così probabilmente sarebbe all’Avenir, se corresse con la nazionale

A queste condizione ha ancora senso prevedere un mondiale U23, con tutte le relative modalità di avvicinamento, per la possibilità di portare in giro la maglia iridata con i propri sponsor. Se per qualunque motivo Finn dovesse correre il Tour de l’Avenir con la nazionale, indosserebbe la maglia iridata, ma probabilmente senza alcun riferimento a Red Bull, come accaduto agli europei. Ma dato che correrà con la sua squadra, il simbolo iridato avrà le scritte giuste al posto giusto.

Ciò che forse disturba, in questo quadro di grande transizione, è l’ipocrisia dell’UCI, che probabilmente ha un progetto e lo svela in pillole. Nella conferenza stampa ai mondiali di Kigali, il presidente Lappartient disse che il Tour de l’Avenir 2026 avrebbe avuto ancora al via le nazionali, dimenticando di parlare dei devo team. In questo regime privo di contraddittorio, senza che le federazioni storiche abbiano gli attributi, le personalità e l’interesse a lottare per le proprie prerogative, non sarebbe meglio dire subito la verità, dando modo a tutti di organizzarsi?

Bici Del Toro

La bici di Del Toro e le sue pedivelle cortissime

08.01.2026
5 min
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BENIDORM (Spagna) – Isaac Del Toro è senza dubbio uno dei personaggi del momento. Su di lui, come abbiamo potuto constatare dal vivo, c’è un’attenzione mediatica seconda forse solo a quella di Tadej Pogacar, e comunque non inferiore a quella di un Mathieu Van der Poel… per dire. Programmi, crescita, rapporto con Tadej stesso. Ma c’è anche un aspetto tecnico che attrae.

E’ proprio su questo che ci siamo focalizzati: sulla sua bici. Osservare da vicino il “cavallo di battaglia” di Del Toro è stata l’occasione per scoprire i ritocchi 2026 alla Colnago V5Rs in dotazione alla UAE Emirates, la bici all-round della squadra emiratina. Considerando i tempi, si potrebbe quasi definirla ormai la bici da salita, visto che gli atleti utilizzano sempre più spesso la Colnago Y1Rs. Tuttavia la V5Rs resta un modello estremamente performante e continueremo a vederla spesso in gara.

Bici Del Toro
La Colnago V5Rs, la bici all round della UAE Emirates in questo 2026 (foto Fizza)
Bici Del Toro
La Colnago V5Rs, la bici all round della UAE Emirates in questo 2026 (foto Fizza)

Telaio e colori 2026

La bici che utilizza Del Toro corrisponde a una taglia 51 della Colnago. Tradotta in numeri assoluti significa un orizzontale di 54,4 centimetri e un’altezza del tubo sterzo di 146 millimetri. Considerando che il messicano è alto 180 centimetri, ciò indica la preferenza per un telaio relativamente piccolo, coerente con la sua posizione compatta in sella.

A questo si abbina un manubrio integrato Enve SES Aero Pro One-Piece, con larghezza di 38 centimetri (centro-centro) e attacco da 140 millimetri. Una soluzione non prevista nel montaggio standard della casa, poiché attacchi di questa misura sono abitualmente destinati a taglie superiori. Ma parliamo del mondo dei pro’ e certi confini decadono.

La novità estetica riguarda la colorazione: rispetto al 2025 c’è forse un po’ più di nero e qualche dettaglio rosso. Una fascia diagonale bianca parte dalla forcella, attraversa il tubo sterzo e arriva all’orizzontale. Per il resto la livrea rimane invariata.

La componentistica

Questa è probabilmente la sezione più interessante. La prima scelta che colpisce è quella delle pedivelle: Del Toro, nonostante le gambe lunghe, utilizza pedivelle molto corte, addirittura da 165 millimetri. Per lui dunque sono cortissime.

Questo gli consente di far girare più rapidamente la gamba e sfruttare al massimo gli sviluppi metrici, ci spiegavano i meccanici, specie in combinazione con corone maggiorate: adotta un 54-40 Shimano sia nella versione tradizionale sia nel setup da gara con Carbon-Ti, anche se in quel caso sposa la filosofia di Tadej con il 55. In sostanza una pedalata piena, ma un minor tempo morto: questo è il concetto alla base.

Restando in tema Carbon-Ti, spicca il forcellino posteriore. Era già comparso in alcune gare la scorsa stagione, ma ora è di serie su tutte le bici della UAE Emirates, sia V5Rs sia Y1Rs.
«Questo componente – ci ha detto Alberto Chiesa, uno dei meccanici storici del team – è più rigido e oltre a rendere la cambiata più sicura, contribuisce a far scorrere meglio la catena e a guadagnare qualche watt».

Assieme al forcellino in ergal sono nuove anche le viterie del manubrio e la placca in carbonio che serra il manubrio all’expander della forcella, riconoscibili dal colore rosso.

“Dieta” da marginal gain

Non è tutto. In un’ottica di ottimizzazione continua siamo nel pieno dei marginal gains, d’altra parte partendo da un livello così alto è difficile migliorare. Tuttavia Elite ci è riuscita. Il brand veneto ha lavorato molto sui portaborraccia. Con un intervento mirato sono riusciti a togliere 9 grammi da ciascuno: sembrano pochi, ma a partire da una base già leggera la riduzione è pari a circa il 30 per cento. I tecnici di Elite ci hanno confermato che in squadra sono molto soddisfatti del risultato.
«Non essendo in carbonio ma in una plastica speciale – spiegano – risultano leggermente meno rigidi e questo fa sì che anche sullo sconnesso le borracce restino ben aderenti. Non a caso Mattia De Marchi li utilizza anche nelle sue gare gravel».

Del Toro, come i suoi compagni, si sta allenando con coperture Continental GP 5000 S da 30 millimetri, mentre in gara dovrebbero tornare ai 28. C’è però chi ipotizza l’arrivo di nuove gomme da 30 millimetri anche per le corse.

Per quanto riguarda la sella, utilizza una Fizik Argo R1 Adaptive 3D con punta più bassa di circa 1,5 centimetri. Il pacco pignoni è il classico 11-34 Shimano, abbinato ovviamente al Dura Ace Di2, il top di gamma del marchio giapponese. Del Toro adotta inoltre una soluzione personale: un secondo comando aggiuntivo all’interno della piega per cambiare in presa bassa o durante gli attacchi.

«Di base – conclude Chiesa – Isaac è un ragazzo d’oro. Usa sempre lo stesso setup, cambia pochissimo e quando chiede qualcosa ti ringrazia sempre. Fossero tutti così».