Pino Toni, predestinati

I cinque predestinati sotto la lente d’ingrandimento di Toni

02.05.2026
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Tengono banco. Sono forti. Sono giovani, alcuni un po’ meno, ma in qualche modo sono i cinque prodigi del momento. Di chi parliamo? Beh, uno neanche ve lo diciamo, gli altri quattro sono Ayuso, Del Toro, Seixas e Remco. Di Pogacar e company, in questo periodo di intermezzo fra classiche e Giro d’Italia, facciamo il punto (tecnico) con Pino Toni.

Toni è la nostra conoscenza della preparazione, ma la sa lunga anche sugli aspetti umani e le dinamiche di squadra che ci sono dietro a un corridore. Quindi cosa piace al tecnico toscano e cosa piace di meno di ognuno. Punti di forza, analisi del momento…
«Sono cinque corridori fortissimi che, almeno a questo punto della loro giovane età, si sono però affacciati alla ribalta con vie simili, tranne uno: Tadej Pogacar», va subito nel merito Toni.

Pogacar, Pino Toni
Settembre 2019, a Madrid, sul podio finale della Vuelta, il mondo scopre un giovanissimo Tadej Pogacar. Quanta strada da allora per lo sloveno
Pogacar, Pino Toni
Settembre 2019, a Madrid, sul podio finale della Vuelta, il mondo scopre un giovanissimo Tadej Pogacar. Quanta strada da allora per lo sloveno

La crescita di Pogacar

Toni chiama dunque in causa immediatamente il campione del mondo. Partiamo proprio da lui, Tadej Pogacar.

«Pogacar – spiega Toni – non lo conosceva quasi nessuno, a parte il suo procuratore e quelli che gli erano strettamente vicini. Da junior ha fatto delle stagioni relativamente anonime, meno note rispetto agli altri e non si sapeva nemmeno da quanti anni andasse in bicicletta (ma se lo volete sapere leggete qui). Io ho avuto la fortuna di vederlo vincere all’esordio, in quella Vuelta del 2019. Conquistò le due tappe più difficili strapazzando Roglic che a quei tempi andava forte veramente».

Toni poi parla anche dell’aspetto più tecnico e da preparatore è ammirato dal fatto che Pogacar sia cresciuto lentamente e che continui a farlo in qualche modo.
«Parlando con dei suoi compagni di squadra, fino all’anno scorso non stava neanche tanto attento al mangiare. Non che mangiasse la frutta prima delle corse, sia chiaro, ma neanche era lì a pesare ogni cosa. Adesso invece mi dicono abbia insistito anche su questo aspetto. E’ cresciuto piano ed è per questo che ha ancora dei miglioramenti, lì pronti nel cassetto. Sì, di lui mi piace questo, che non è arrivato tra i pro già a tutta».

Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c'è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c’è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c'è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c’è chi potrà aiutarlo ad emergere

Ayuso, doppio carattere

Scorrendo la lista troviamo Juan Ayuso. Lo spagnolo, classe 2001, è un altro di quelli che graffiano e che ha una grande ambizione. Ha già raccolto molto, ma secondo alcuni poteva raccogliere anche di più.

«Di certo – dice Pino – Juan è passato che era più a tutta rispetto a Pogacar. Non solo, ma era già uno molto più incoraggiato, sapeva dove voleva arrivare, aveva già il supporto della squadra dietro. Tra l’altro una UAE Emirates che non era quella che aveva Pogacar all’esordio, ma già ben più evoluta».

«Un suo punto di forza? Nel bene e nel male il carattere. A Juan non piace perdere. Un corridore così nasce forte e le occasioni che perdi sono veramente poche, quindi se imparerà a gestire meglio certi momenti, quelli in cui ti va male insomma, anche da un punto di vista emotivo potrà fare tanto».

Viene da chiedersi se Ayuso, oggi alla Lidl-Trek, sia nella squadra giusta per ovviare a questo problema. Toni dice che sul fronte umano assolutamente sì. La Lidl-Trek è una famiglia e ha un ottimo personale, persino nei massaggiatori, forse dovrebbe avere un supporto tecnico migliore.
«Però aggiungo che proprio da un punto di vista tecnico Ayuso ha la fortuna di portarsi dietro un bel bagaglio dalla UAE e se non è un ragazzo sciocco quelle conoscenze potrà metterle a frutto. Se oggi io fossi in una squadra cercherei di ingaggiare dei corridori dalla UAE e farmi dire metodi, allenamenti, strategie».

Del Toro (classe 2003) è un talento completo. Ha spunto veloce, va forte in salita e anche a crono
Tre secondi dopo Tiberi è arrivato Del Toro, a 36" da Ganna
Del Toro (classe 2003) è un talento completo. Ha spunto veloce, va forte in salita e anche a crono

Del Toro, talento cristallino

Isaac Del Toro è forse il primo alter ego di Ayuso, colui che probabilmente ha rappresentato la classica goccia che fa traboccare il vaso per l’addio alla UAE Emirates.

«Isaac è il nuovo Ayuso, ma un po’ diverso secondo me – riprende Toni – Intanto viene da una nazione, il Messico, che non ha tutta questa tradizione ciclistica, almeno non a quei livelli. E’ una gemma che ha ancora tanto margine. E dico questo perché corre in UAE. Non ha la necessità di essere a tutta tutti i giorni. Tante volte si può concentrare molto meglio sugli allenamenti piuttosto che sul risultato. Tanto c’è qualcuno che lo fa per lui».

Del Toro attrae l’ammirazione di Toni soprattutto per la sua età e la sua classe. Sin qui ha già dimostrato belle cose. E proprio con Toni parlammo della sua forza e di quel modo di andare di rapportone.
«Sapete, quelle sono delle situazioni che si creano anche durante la stagione. Magari veniva da un periodo in cui aveva lavorato tanto in palestra e in generale sulla forza e in quei giorni ne aveva così tanta che tirava il rapportone. Ma vedrete che man mano che andrà avanti con la stagione questa scemerà un po’ e Isaac andrà meno duro. Di certo col caldo non spingerà quei rapporti».

Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare

Remco e la sua testa

E veniamo al capitolo Remco Evenepoel. Quello che poteva essere più spinoso in qualche modo. E infatti il preparatore toscano non si tira indietro. Se i numeri di Remco non si discutono, il suo comportamento sì. Ultimo esempio il nervosismo e il relativo flop (comunque ha fatto terzo) della Liegi.

«Evenepoel – spiega Toni – è fortissimo ma è attaccabile proprio dal punto di vista psicologico. Lì c’è da fare più lavoro mentale che tecnico e francamente non saprei come. Lui, come gli altri che abbiamo visto fin qui, non ama perdere o fare secondo. Quando va a correre vuole vincere. Si vede da come gareggia, però dovrebbe arrivarci con meno pressione addosso e cercare di divertirsi un pochino di più. Anche se la corsa gli si mette male. Tanto più che lui è uno di quelli super forti che la può raddrizzare anche se fora, o fa una piccola caduta o ha qualche altro inconveniente. Si è visto anche alla Roubaix. VdP e Pogacar sembravano fuori gioco e sono rientrati. Alla Liegi non può arrabbiarsi se gli altri non tirano con lui. Sanno che alla prima salita li stacca… a quel punto si giocano il piazzamento. Tanto più che davanti già ce ne sono altri due».

Nonostante tutto, Pino Toni sostiene di apprezzare la determinazione che Remco ha nelle corse di un giorno, specie quelle legate ai titoli in palio: le Olimpiadi, i mondiali a crono. «Per me alla fine dovrebbe essere anche più supportato dalla squadra».

Freccia Vallone 2026, Paul Seixas
Venti anni da compiere, per Toni (e non solo lui) Paul Seixas è l’erede di Pogacar
Freccia Vallone 2026, Paul Seixas
Venti anni da compiere, per Toni (e non solo lui) Paul Seixas è l’erede di Pogacar

Seixas, il prescelto

Infine arriviamo a Paul Seixas, l’enfant prodige, quello che davvero può far saltare il banco e mettere alle strette persino Tadej Pogacar. Cosa ne pensa Toni?

«Ha già dimostrato di poterci lottare. Considerando che è un 2006 e che non ha ancora compiuto 20 anni questo è un vero fenomeno. Intanto stacca tutti gli altri. E come li stacca. E non penso solo alla Liegi ma anche al Giro dei Paesi Baschi. Lì non sono riusciti minimamente a stargli dietro. Non solo, ma ha vinto anche col maltempo e per chi è giovane e ancora acerbo come lui questa è una contrarietà non da poco».

A questo punto, da buon tecnico qual è, Toni fa un’analisi estremamente interessante del talento della Decathlon-CMA. Parla di margini, di aree in cui può lavorare.

«Essendo del 2006 ha chiaramente ancora dei margini di crescita. E intendo proprio fisiologici, fisici. Margini enormi e margini anche sul fronte della tecnica. Spalleggia ancora tantissimo quando è a tutta. Potrebbe anche alzarsi un pochino di più sui pedali. Mentre la sua parte alta del corpo è ancora un pochino troppo leggera, almeno per supportare quello che spingono le sue gambe. Deve trovare un equilibrio, un bilanciamento proprio fisico. Però ha il tempo e modo per farlo. Il tempo è dalla sua. Seixas è un corridore che deve solo gestire il suo futuro».

Giro dei Paesi Baschi 2026, Paul Seixas

Seixas, l’Avenir, Pogacar e Del Toro: nessun punto in comune

14.04.2026
6 min
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C’è un filo neppure troppo sottile che in apparenza unisce Pogacar, Del Toro e Seixas. E se l’origine (ciclistica) comune può essere considerata la vittoria al Tour de l’Avenir, il loro sviluppo successivo parla di velocità e storie completamente diverse. I numeri del francese al Giro dei Paesi Baschi hanno stupito. La partecipazione non era quella degli anni migliori, ma i distacchi cui Seixas ha relegato i rivali e la determinazione con cui li ha attaccati a ogni occasione hanno lasciato di sasso chi lo ha seguito in questi ultimi anni. Fra questi c’è, Marino Amadori, cittì azzurro degli U23, che se lo è trovato avversario all’ultimo Tour de l’Avenir.

«Seixas è cresciuto di brutto – comincia Amadori – dico la verità: è forte, ma quest’anno sta facendo delle cose super. In Spagna li ha messi tutti a bagnomaria. Poi bisogna vedere in che condizioni fossero effettivamente gli altri, però lui sta andando molto, molto forte. Allo scorso Tour de l’Avenir si vedeva che avesse qualcosa in più, quando partiva ci lasciava là. E poi si è confermato saltando i mondiali di Kigali, ma facendo terzo agli europei con i professionisti».

Paul Seixas, Lorenzo Fin, Tour de l'Avenir 2025 (foto Tour de l'Avenir)
La vittoria di Seixas al Tour de l’Avenir 2025 è stata netta ma non schiacciante (foto Tour de l’Avenir)
Paul Seixas, Lorenzo Fin, Tour de l'Avenir 2025 (foto Tour de l'Avenir)
La vittoria di Seixas al Tour de l’Avenir 2025 è stata netta ma non schiacciante (foto Tour de l’Avenir)

Al livello dei migliori

Quel che colpisce è la naturalezza del lionese, che compirà vent’anni il 24 settembre. La sua facilità nel portare certi attacchi è disarmante, al punto che la Francia da un lato pensa (a buon diritto) di aver trovato l’uomo giusto per riprendersi certi traguardi (l’ultimo Tour transalpino è del 1985) e dall’altro trema per la prospettiva che il ragazzino venga preso da squadroni d’altra bandiera e ingabbiato in schemi meno… spettinati.

«E’ incredibile – ha detto Seixas – vincere il Giro dei Paesi Baschi era l’obiettivo iniziale e farlo in questo modo, con tre tappe, è magnifico. Ho dimostrato per tutta la settimana di essere forte, che piovesse o facesse un caldo torrido. Non ho ceduto. Era proprio quello che volevo testare, per vedere se ero migliorato in quell’aspetto, e la conferma c’è stata, quindi è fantastico.

«Sto seguendo le orme di alcuni dei più grandi corridori di questo sport. Devo però ammettere che qui alcuni non c’erano, alcuni sono caduti (Del Toro) oppure non sono arrivati ​ in forma (Ayuso). Non penso di essere il migliore, ma so di poter competere con loro, di poter correre nelle posizioni di testa con ambizione. Sì, posso competere con i migliori».

La facilità di azione di Seixas ne Paesi Baschi ha colpito: Lipowitz ha chiuso a 2'30"
La facilità di azione di Seixas ne Paesi Baschi ha colpito: Lipowitz ha chiuso a 2’30”
La facilità di azione di Seixas ne Paesi Baschi ha colpito: Lipowitz ha chiuso a 2'30"
La facilità di azione di Seixas ne Paesi Baschi ha colpito: Lipowitz ha chiuso a 2’30”

Una crescita bruciante

Amadori ha la sensazione di trovarsi di fronte a un altro corridore rispetto al ragazzino che lo scorso anno al Tour de l’Avenir è sembrato lottare ad armi pari con i coetanei. Aver chiuso la classifica con i primi quattro racchiusi in un minuto poteva essere il segno di una superiorità normale, non certo schiacciante come quella che Seixas ha messo in mostra in Spagna.

«Al Tour de l’Avenir era abbastanza impulsivo – spiega il cittì degli U23 azzurri – faceva delle azioni improvvise e forse era normale in un contesto di corridori della stessa età. Ai Paesi Baschi ha fatto delle azioni mica da ridere, è partito a 60-70 chilometri all’arrivo. Penso che dall’anno scorso sia cresciuto tantissimo. Deve capire qual è il suo limite, quanto può migliorare ancora, perché ha 19 anni e non è tutto scontato come si crede ora. Di certo, per quel che si vede, è un’eccezione.

«Prendiamo ad esempio Tadej (Pogacar, ndr) – ancora Amadori – che è cresciuto anno per anno e sta continuando a farlo. Da under 23 era bravo, ci mancherebbe altro. Al secondo anno ha vinto il Tour de l’Avenir, però l’anno prima era un buon corridore, con i nostri ragazzi lo abbiamo anche battuto. Poi, anno dopo anno, Pogacar ha salito un gradino. Ma Seixas dall’anno scorso di gradini ne ha saliti due».

Pogacar che vince l’Avenir del 2018 è un ragazzino promettente, che da allora ha salito un gradino ogni anno, mai bruciando le tappe
Pogacar vincitore dell'Avenir 2018: per Saronni è stato quello il momento della sua rivelazione al mondo
Pogacar che vince l’Avenir del 2018 è un ragazzino promettente, che da allora ha salito un gradino ogni anno, mai bruciando le tappe

Mai sedersi sugli allori

La miglior difesa è l’attacco. Battere il ferro finché è caldo, perché verranno giorni difficili ed è bene vincere quando si può. Il campionario delle interviste di Seixas è un rincorrersi di concetti elementari ma non per questo banali.

«Ho affrontato ogni tappa con una mentalità offensiva – ha detto dopo il successo basco – ho attaccato ogni volta che ne ho avuto l’occasione. E’ così che si vince una corsa, con la mentalità offensiva. Se si rimane sulla difensiva, si finisce per crearsi più problemi che altro. Gli avversari lo percepiranno e cercheranno di attaccarti. Non si deve aver paura di provarci quando ci si sente in forma, dimostrare agli avversari che vincere una tappa non significa adagiarsi sugli allori e che ogni giorno è una battaglia.

«Non mi aspetto nulla meno di questo da loro, questa è la mentalità che bisogna avere. Nel ciclismo, una settimana sei il più forte, la settimana successiva lo è qualcun altro. Mi capiterà sicuramente di trovarmi in situazioni in cui un altro sarà più forte di me o anche più di uno. In quei casi, correrò in modo diverso».

Secondo alla Strade Bianche, Seixas si complimenta con Del Toro, giunto terzo. Fra i due si prospettano duelli memorabili
Secondo alla Strade Bianche, Seixas si complimenta con Del Toro, giunto terzo. Fra i due si prospettano grandi sfide
Secondo alla Strade Bianche, Seixas si complimenta con Del Toro, giunto terzo. Fra i due si prospettano duelli memorabili
Secondo alla Strade Bianche, Seixas si complimenta con Del Toro, giunto terzo. Fra i due si prospettano grandi sfide

La gestione del talento

In teoria il difficile viene adesso, fa notare Amadori, che ricorda bene le infornate di talenti sbocciati in Francia nelle categorie giovanili e poi sacrificati nell’incauta e frettolosa ricerca di una possibile maglia gialla.

«Io ormai ho i capelli bianchi – dice sorridendo il romagnolo – e dico di stare attenti a questi ragazzi che hanno vent’anni. Seixas farà le classiche delle Ardenne e a questo punto sono curioso di rivederlo contro Pogacar che punta alla vittoria. Non si sa se poi farà il Tour oppure il Giro, ma di certo dopo tanto clamore non è pensabile che vada in Francia a prendere dei 15-20 minuti. Tre settimane sono tante e di giovani corridori francesi bruciati perché portati troppo presto al Tour ce ne sono stati parecchi.

«La situazione di Del Toro è diversa, ma se dovessi fare un confronto fra loro due, viene fuori un bel match, devo dire la verità. Perché anche Isaac fece grandi cose al Tour de l’Avenir. Però nel suo caso, l’ultimo giorno Pellizzari riuscì a tenerlo e vincemmo anche la tappa. Invece quando attaccava Seixas, non l’abbiamo mai tenuto, per capirci, ci ha lasciato là.  E’ molto molto bravo e poi va forte a cronometro, che è una cosa grossa. Vincerà il Tour? Può darsi, a patto che evitino di portarlo in contesti più grandi di lui che possono danneggiarlo per sempre».

Gli allievi della Monex al termine della gara vinta a Vignola (foto Stefano Ballandi)

Lo sviluppo della Monex e i messicani ispirati da Del Toro

05.04.2026
9 min
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VIGNOLA (MO) – Non sono più la nota di colore e internazionalità alle gare italiane a cui partecipano. Ormai la A.R. Monex Pro Cycling Team è una realtà affermata che vuole continuare a sbalordire sull’onda dell’effetto Del Toro, la superstar che hanno lanciato nell’Olimpo del ciclismo. Tutti gli atleti delle varie categorie della formazione messicana vedono nello scalatore della UAE Team Emirates XRG una vera fonte di ispirazione.

L’ultimo talento sfornato e mandato alle soglie del WorldTour è Josè Said Cisneros, classe 2007 passato quest’anno alla Soudal Quick-Step Devo Team mettendosi già in bella mostra. Con donne e uomini che vanno dagli allievi agli U23, la Monex ha creato una filiera con un programma ben strutturato che fa casa base praticamente da sempre nella Repubblica di San Marino.

Durante il Gran Premio Fioritura di Vignola – una delle classiche del panorama giovanile italiano – il team messicano era presente con donne juniores e allievi (in apertura foto Stefano Ballandi). Proprio con questa categoria (che all’estero chiamano U17), la Monex ha conquistato la sua prima vittoria assoluta in Europa. E questo piccolo grande evento è stato un assist per conoscere meglio alcuni loro interpreti.

Carlos Omar Valdovinos Borbon ha vinto a Vignola con una fuga solitaria. E' nato il 25 aprile 2010 (foto AR Procycling)
Carlos Omar Valdovinos Borbon ha vinto a Vignola con una fuga solitaria. E’ nato il 25 aprile 2010 (foto AR Procycling)
Carlos Omar Valdovinos Borbon ha vinto a Vignola con una fuga solitaria. E' nato il 25 aprile 2010 (foto AR Procycling)
Carlos Omar Valdovinos Borbon ha vinto a Vignola con una fuga solitaria. E’ nato il 25 aprile 2010 (foto AR Procycling)

Nel segno di Isaac

Il cerimoniale allestito dalla US Formiginese non lascia nulla al caso. Sul gradino più alto del podio della gara riservata agli allievi c’è Carlos Valdovinos Borbon e l’inno messicano si espande nitido dalle casse del deejay. Sul suo viso c’è un misto di felicità e incredulità, in quello del suo diesse Uriel Clara Esparza invece si legge commozione. A stento trattiene le lacrime quando raggiunge il suo ragazzo sul podio per ritirare il resto dei premi. La prima vittoria in Europa, sebbene sia una corsa di 50 chilometri, ha davvero un sapore speciale.

Per il giovane Carlos – nato il 25 aprile 2010 e che arriva da Monterrey, a nord del Paese a circa 150 chilometri dal Texas e da Laredo, dove è nato un altro talento contemporaneo come Paul Magnier – non sembra vero avere tutte quelle attenzioni. Ha vinto in solitaria attaccando appena dopo metà gara, arrivando con un ventina di secondi di vantaggio, protetto dai suoi compagni. Per un attimo si è sentito come Isaac Del Toro, idolo suo e di una intera nazione.

«Dico la verità – ci racconta Valdovinos – è la cosa più bella che abbia mai vissuto in vita mia. Questa vittoria rappresenta tutto per me, i miei sforzi e i sacrifici che ho pagato per lasciare il mio Paese e venire qua. Sono contento di aver vinto così presto in stagione perché sapevo che io e i miei compagni potevamo farlo, però è stata comunque una sorpresa.

«Per me e per l’intero movimento messicano – prosegue – Del Toro è la massima fonte d’ispirazione nel ciclismo. Non è solo la base fondamentale del ciclismo messicano, ma anche la forza trainante che ci porta ad esplorare e connetterci con l’Italia, una culla del ciclismo mondiale. Non c’è nulla che mi renda più felice del poter seguire il suo esempio e magari ripercorrere parte delle sue già gloriose orme».

Un ponte tra Messico, Italia e San Marino

Già più di vent’anni fa la allora federazione ciclistica messicana, sfruttando anche l’oro mondiale di Nancy Contreras in pista nella velocità, aveva tentato un progetto per i loro U23 portandoli nel parmense per farli crescere, ma tutto naufragò nell’arco di poco tempo senza produrre i frutti auspicati.

Ora le parole di un sedicenne come Valdovinos possono apparire come spirito di emulazione verso i più grandi campioni, ma in realtà per tutte le persone coinvolte nella Monex si tratta di qualcosa di più viscerale. Il loro è un programma che sta seguendo un determinato percorso come ci ha spiegato Alejandro Rodriguez, uno dei fondatori e attualmente team manager di tutta la società.

«Siamo molto appassionati di ciclismo da tanti anni – spiega – e abbiamo iniziato questo progetto nel 2015 con una squadra di Mtb. Dopodiché abbiamo trovato degli sponsor che erano appassionati di ciclismo su strada e nel 2021 siamo arrivati a San Marino con un certo Isaac Del Toro (dice sorridendo, ndr). Lui era uno dei tanti ragazzi che hanno iniziato a fare attività giovanile tra gli juniores. Il Messico è un Paese di 134 milioni di abitanti e piano piano abbiamo capito che potevamo avere qualcuno che sapesse gestire la nostra squadra all’interno del ciclismo italiano.

«Stiamo sviluppando – continua Rodriguez – il nostro programma con ragazzi e le rispettive famiglie che amano il ciclismo. Chiaramente il peso specifico che ora riveste Del Toro all’interno del ciclismo mondiale e in generale sta facendo la differenza per noi. Lui è diventato un eroe e tutti i nostri atleti vogliono diventare come lui. A noi questa cosa piace tanto e naturalmente siamo molto orgogliosi dei nostri ragazzi. Siamo molto felici di essere dentro al ciclismo italiano».

Investimenti e scuola

Il primo nome della squadra era “A.R. Elite” dove A ed R stanno per “alto rendimiento”, poi come sponsor principale è subentrata Monex, una holding finanziaria messicana nata nel 1985 (una delle più grandi al mondo) specializzata in transazioni internazionali con un volume annuo che si aggira sui 200 miliardi di dollari. Con un partner simile diventano più semplici tanti aspetti.

Il primo è legato, stando alle parole di Alejandro Rodriguez, alla crescita umana degli atleti. Poco prima che scoppiasse la pandemia nel 2021, la società sportiva aveva stretto accordi validi ancora oggi con scuole ed università messicane per far studiare on line i propri ragazzi. Visto che ora vivono a San Marino e in Romagna, a questi giovani viene chiesto di imparare l’italiano e in seconda battuta l’inglese per trovarsi pronti qualora si dovesse passare in una formazione professionistica, visto che è considerata la lingua universale del ciclismo.

In ogni caso per ognuno di loro, a partire dagli allievi uomini e donne, questa è una formazione di vita che gli tornerà utile anche se non dovessero fare carriera correndo in bici.

«I nostri sponsor – conclude Rodriguez – ci seguono da vicino e hanno piacere del nostro sviluppo complessivo nelle varie categorie tra ciclismo e scuola. Il Messico ha bisogno di eroi e di questo tipo di giovani. Non siamo il Paese di quelle persone perfide che ci hanno rovinato la reputazione e l’immagine all’estero».

L’innesto di Perez Cuapio

Prima di Del Toro, ci sono stati altri due messicani che sono stati gli idoli della propria generazione. Raul Alcalà da Monterrey (la stessa città dell’allievo Valdovinos), capace di vincere più di 30 corse, tra cui due tappe al Tour de France, due al Delfinato e la Clasica di San Sebastian a cavallo degli anni ‘90. Poi a partire dal 2000 per una decina di anni, l’Italia si è innamorata della simpatia e dell’audacia di Julio Alberto Perez Cuapio, scalatore che tirava rapportoni in salita e scoperto da Bruno Reverberi nell’allora Panaria.

Pochi successi, ma buoni: la generale al Giro del Trentino e soprattutto tre tappe al Giro d’Italia, oltre alla classifica dei “gpm” nell’edizione del 2002. Anche lui si era talmente tanto ambientato bene da noi che è rimasto a vivere nelle vicinanze di Trento e adesso Julio Alberto, da meno di un mese, è diventato il diesse delle donne juniores e U23 della Monex.

«Il nostro Paese – ci dice Perez Cuapio – sta vivendo un momento storico per il ciclismo. Tutto merito dell’esplosione di Del Toro, che grazie alle sue imprese ha saputo far uscire dal commissariamento la nostra federazione ciclistica dopo tanti anni. Lui è un volano di impulsi e motivazione, tanto che le nostre ragazze ambiscono a diventare come la sua fidanzata Romina Hinojosa, pro’ della Lotto Intermarché Ladies ed uscita proprio dalla Monex.

«Ho accettato volentieri questo incarico – chiude – che diventa quasi da selezionatore nazionale nella gare di Nations Cup come è successo per le juniores al Piccolo Trofeo Binda. Resto un tesserato della Monex, quindi ai mondiali ci sarà il vero cittì, ma la collaborazione è molto stretta. Abbiamo un bel gruppo di ragazze che sta migliorando corsa dopo corsa e siamo contenti. E’ bello poter dare il proprio contributo ed essere importante per i giovani messicani».

Sanremo 2025, Pogacar, Van der Poel

Enigma UAE, quando attaccheranno Pogacar e Del Toro?

20.03.2026
5 min
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Ancora 24 ore e sarà la Milano-Sanremo. E come ogni anno eccoci a fare piani, congetture, ipotesi. Tra queste ce ne torna in mente una, in modo preponderante, a firma di Valerio Piva, direttore sportivo della Jayco-AlUla. Tempo fa, il mantovano ci disse: «Per vincere la Sanremo, a Tadej Pogacar serve un compagno che la possa vincere a sua volta». Ebbene, l’occasione è quanto mai ghiotta quest’anno e quel compagno ha il nome di Isaac Del Toro.

Ecco il nostro scenario, seguendo questo ragionamento di Piva: Pogacar fa un primo scatto sulla Cipressa, facendo saltare il gruppo. Gli rispondono Mathieu van der Poel, forse Filippo Ganna e qualcun altro, insieme a Del Toro. Il messicano rilancia e a quel punto a chiudere deve essere Van der Poel. E se spende energie, se prende aria, magari non ne ha per resistere a Pogacar sul Poggio, visto che lo sloveno sarebbe stato passivo alla sua ruota. Facile, no? Ma si sa: tra il dire e il fare c’è di mezzo… il DNA della Sanremo!

Valerio Piva, diesse della Jayco-AlUla, è tra i più esperti quando si parla di Sanremo (e non solo)
Valerio Piva, diesse della Jayco-AlUla, è tra i più esperti quando si parla di Sanremo (e non solo)
Ci può stare questo scenario, Valerio?

Del Toro è uno dei papabili vincitori della Sanremo, quindi avere un corridore così in squadra permette di giocare diversamente il finale. Puoi correre di rimessa e costringere gli altri a muoversi, visto che controllano anche lui. Di certo la situazione cambia rispetto a quando sei l’unico favorito e l’unico corridore che può attaccare forte per davvero. Però è anche vero che in questo modo rischi che vinca l’altro.

In effetti è un rischio, ma la UAE Emirates porterebbe a casa la corsa…

Tutti sanno che Pogacar vuole vincere la Sanremo, però sarebbe una strategia. Ai tempi della BMC, per esempio, vincemmo un’Amstel Gold Race giocandoci Samuel Sanchez. Lo feci attaccare sul Cauberg e poi di rimessa partì Philippe Gilbert. Tutti reagirono a Sanchez e poi Gilbert scattò in contropiede. Avere un corridore che sulla carta può vincere la corsa fa muovere inevitabilmente gli altri favoriti: è uno scenario possibile.

Ecco, parliamo proprio di scenari, Valerio. Secondo te il primo scatto dovrebbe farlo comunque Pogacar?

Potrebbe essere così, ma anche il contrario. Si può far muovere prima Del Toro sulla Cipressa, aspettando il Poggio con Pogacar. Magari pensando di far arrivare la corsa molto più sfilacciata e tirata sul Poggio. In questo modo Pogacar può dare la stoccata decisiva, ma il problema è sempre lo stesso per lui.

Il lavoro di Del Toro sulla Cipressa lo scorso anno. Quest’anno invece scatterà?
Il lavoro di Del Toro sulla Cipressa lo scorso anno. Quest’anno invece scatterà?
Quale?

Che il Poggio è troppo corto (e facile) per lui. Deve staccarli tutti da ruota e c’è sempre qualcuno che gli resta agganciato: Van der Poel, Wout Van Aert o qualche giovane emergente. Le velocità sono pazzesche e non è facile staccarli. L’obiettivo è far arrivare gli avversari il più stanchi possibile sul Poggio. E in questo Del Toro può fare tanto: può rendere la corsa dura ben prima dell’ultimo strappo, selezionando il gruppo.

Certo, un Van der Poel deve rispondere perché sa che Del Toro può arrivare fino in fondo…

Chiaro che se uno vuole vincere la corsa, non lascia andare Del Toro e questo è il vantaggio di Pogacar. In ogni caso non è facile fare previsioni: la Sanremo è una corsa che può risolversi in tanti modi.

Proviamo a fare un po’ di fantaciclismo liberamente. Se guidassi tu l’ammiraglia con Del Toro e Pogacar come te li giocheresti?

Farei la corsa dura dalla Cipressa, perché sul Poggio rischi di non staccarli tutti. Lancerei Del Toro per primo, provando a smuovere la corsa… almeno in ottica di successo di squadra. Se invece devo pensare a far vincere Pogacar, allora punterei ad arrivare sul Poggio e lì farei partire fortissimo Del Toro e poi a seguire farei partire Pogacar. Il problema è che l’unico punto davvero selettivo sono quei 300-400 metri vicino alla cima. E ormai lo sanno tutti.

Del Toro e Van der Poel
Lo scorso anno le marcature di Van der Poel sugli UAE erano strette già sul Turchino. Figuriamoci come sarà vigile domani l’olandese
Del Toro e Van der Poel
Lo scorso anno le marcature di Van der Poel sugli UAE erano strette già sul Turchino. Figuriamoci come sarà vigile domani l’olandese
E al contrario addormentarla fino sull’Aurelia, senza fare nulla sulla Cipressa? Troppo alto il rischio di portarsi dietro i velocisti?

Più che altro a quel punto non c’è più spazio per fare la differenza. Come detto, ci sono solo quei 300-400 metri. Io, pensando a una vittoria di squadra con due atleti di quel calibro, farei corsa dura già prima della Cipressa.

Tu quindi scarti la nostra ipotesi che il primo scatto lo debba fare Pogacar?

Pogacar ha la possibilità di fare due scatti forti, questo è vero. Ma mettiamo che dopo questa azione si ritrovi da solo in testa e dietro ci siano due o tre uomini che collaborano, o peggio una squadra che tira per il proprio leader: come ci arriva al Poggio? Anche 20”-30” potrebbero non bastargli. Se anche solo gli si avvicinano, qualcuno potrebbe essersi risparmiato sull’Aurelia e avere più energie nel finale. E sappiamo che la Classicissima si regge su questi sottili equilibri. Alla Sanremo non è come nelle altre corse per Pogacar, dove decide quando partire e può vincere anche con grandi margini.

Goss (un po' a sorpresa e un po' per bravura sua e dell'ammiraglia) si porta a casa la Sanremo 2011
Goss (un po’ a sorpresa e un po’ per bravura sua e dell’ammiraglia) si porta a casa la Sanremo 2011
Goss (un po' a sorpresa e un po' per bravura sua e dell'ammiraglia) si porta a casa la Sanremo 2011
Goss (un po’ a sorpresa e un po’ per bravura sua e dell’ammiraglia) si porta a casa la Sanremo 2011
Un bell’intrigo insomma?

E’ la Sanremo. Anzi, il bello della Sanremo: anche se sei il favorito non è sicuro che tu possa vincere. Però quest’anno, avendo un compagno fortissimo che può davvero trionfare, magari cambia qualcosa. Io ho vinto una Sanremo con Mark Cavendish alla sua prima partecipazione e con la salita delle Manie. E due anni dopo l’ho vinta con Matthew Goss, l’unico corridore che mi era rimasto davanti, perché avevano fatto le Manie a tutta per eliminare i velocisti.

E quest’anno? Tanto più che non avrai Michael Matthews fermo ai box: su chi punterà la tua Jayco-AlUla?

Diciamo che Andrea Vendrame può essere il suo sostituto. Fin qui ha dimostrato buone cose, è in ottima condizione e puntiamo su di lui. Lo stesso discorso vale per Mauro Schmid. Saranno loro due le nostre punte domani.

L’acuto di Milan per Sanremo e Nord. Tridente a Del Toro

15.03.2026
6 min
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Un forcing tremendo sulle uniche (rapide) salite di giornata, poi un allungo altrettanto potente di Jonas Abrahamsen e infine una caduta ai tre chilometri. In ogni modo si è provato a non arrivare allo sprint di gruppo in questa frazione finale della Tirreno-Adriatico, ma no: il destino non ce l’ha fatta. Chi ce l’ha fatta invece è stato Jonathan Milan.

Il friulano della Lidl-Trek è riuscito finalmente ad alzare le braccia al cielo in questa Corsa dei Due Mari che, come vedremo, lo ha messo sotto torchio tanto, tantissimo. Pensate che mezz’ora dopo l’arrivo in conferenza stampa aveva ancora un accenno di fiatone.
La classifica generale, come di fatto era stato scritto ieri, è andata a Isaac Del Toro, il quale ha preceduto Matteo Jorgenson. Bravo l’americano con la sua Visma-Lease a Bike orchestrata da Wout Van Aert a strappare quel secondo di abbuono a Giulio Pellizzari.

Forcing incredibile

Dicevamo del forcing incredibile. La Alpecin-Premier Tech tira giù l’asso e mette a tirare in salita Mathieu Van der Poel. Il gruppo si spezza. Il messaggio è chiaro.

«Sì – dice Milan e lo stesso ci aveva detto Sangalli poco prima – ci aspettavamo un’azione simile da parte di alcune squadre tra cui la Alpecin per fare fuori i velocisti puri e pesanti come me… Magari ce l’aspettavamo un filo meno forte! Ho preso bene la salita e poi ho trovato un buon passo, scortato anche dai compagni di squadra. E sono molto contento di essere riuscito a restare davanti».

Questa salita, ma forse sarebbe meglio dire tappa, è stata un po’ l’emblema della Tirreno di Milan. Lui ha parlato di sofferenza, di tener duro ogni giorno, di una grande fatica. Non a caso a farne le spese sono stati velocisti come Arnaud De Lie, ma anche Simone Consonni, uomo fidatissimo di Jonathan.

«Tutta la Tirreno – dice Milan – per me è stata durissima. Non voglio dire che ero venuto qui per allenarmi, ma certo per affinare alcune cose e trovare una gamba migliore. Ne esco con delle belle sensazioni e questo mi dà fiducia. Questa vittoria mi serviva. Volevo chiudere con un bel risultato. E’ stata, come dicevo, una settimana molto dura per me e per i miei compagni di squadra che mi hanno sempre sostenuto, quindi sentivo che dovevo portare a termine tutto quel lavoro».

Jonathan Milan, San Benedetto 2026, Tirreno
Jonathan Milan vince a San Benedetto del Tronto davanti a Sam Welsford e Laurenz Rex
Jonathan Milan, San Benedetto 2026, Tirreno
Jonathan Milan vince a San Benedetto del Tronto davanti a Sam Welsford

Milan c’è…

Poi succede di tutto. Milan dice che a spaventarlo più dell’attacco di Abrahamsen, a suo dire un po’ troppo lontano dal traguardo, lo ha fatto riflettere la caduta che ha coinvolto Jasper Philipsen e Paul Magnier, gli altri due favoriti di giornata. «In quel momento – spiega Milan – per un attimo, col gruppo aperto com’era, ho pensato che forse saremmo potuti anche non arrivare allo sprint. Ma poi siamo ripartiti fortissimo. E sono stato di nuovo supportato alla grande».

«Chiudiamo bene – dice Andrea Bagioli sorridente dopo l’arrivo (proprio mentre dietro sfilano Philipsen, con la radiolina penzoloni lungo la schiena, e Magnier) – io non ho visto la volata perché sono rimasto dietro dopo la caduta ai meno 3. Però i ragazzi hanno fatto un bel lavoro. Ci siamo dovuti reinventare il treno due volte: dopo la salita perché Consonni e Walscheid erano rimasti indietro, poi appunto nel finale. Io comunque sto bene e sento di essere in crescita per le prossime gare».

«Brava tutta la squadra – interviene Sangalli – Edward Teuns in particolare ha fatto un’azione incredibile nel finale per far uscire Milan dopo la caduta in quella curva, la solita, che ogni anno crea problemi».

Verso San Benedetto, Milan ha usato una corona insospettabilmente meno grande del solito. Aveva una doppia con il 54-41, evidentemente in casa Lidl-Trek se la sono studiata bene, aspettandosi proprio gli attacchi in salita.

Jonas Abrahamsen
L’assolo di Jonas Abrahamsen a poco più di 8 km dall’arrivo. Il norvegese è stato ripreso durante lo sprint
Jonas Abrahamsen
L’assolo di Jonas Abrahamsen a poco più di 8 km dall’arrivo. Il norvegese è stato ripreso durante lo sprint

Fra Sanremo e Nord

Milan ha parlato di buone sensazioni e inevitabilmente il discorso si sposta verso i prossimi appuntamenti, a partire dalla Milano-Sanremo e dalle classiche del Nord, la Gent-Wevelgem su tutte.

«Okay – riprende Milan – le mie sensazioni sono buone, bisogna però vedere anche quelle degli avversari. E posso dire che da quel che ho visto anche loro stanno molto bene. I nomi per la Sanremo sono sempre quelli, ma aggiungerei anche Filippo Ganna. Io sto bene e cercherò di fare uno step in più nella Classicissima. Ma è chiaro che non è facile oggi la Sanremo per un corridore con le mie caratteristiche… ma mai dire mai.

«Ripeto, so che sarà difficilissimo superare prima la Cipressa e poi il Poggio. Intanto cerchiamo di recuperare gli sforzi di questa Tirreno, di fare qualche “allenamentino” mirato in settimana e poi vedremo. Anche perché dopo la Sanremo poi avrò anche la Gand e la Dwars door Vlaanderen».

Lo scorso anno, quando c’era Mads Pedersen, Milan disputò queste gare soprattutto in suo appoggio. Stavolta la questione sarà diversa. Sia perché lui nel frattempo è cresciuto e ha accumulato altra esperienza al Nord, sia soprattutto perché Pedersen non c’è. O non dovrebbe esserci. Dicono che stia lavorando in modo assurdo. Si è fatto fino a sei ore di rulli.

Ancora Milan: «Se sarò leader al Nord? Alcune cose non le sappiamo ancora. Davvero difficile rispondere. Io prenderei settimana per settimana. E comunque oltre a me ci saranno anche altri ragazzi che avranno le loro possibilità».

Del Toro re dei Due Mari

Prima di archiviare la Tirreno-Adriatico, non potevamo non spendere due parole anche sul vincitore: Isaac Del Toro. Lui, al contrario di Milan, cerca di schivare il più possibile le domande sulla Classicissima. Più di qualche volta risponde solo con no o sì. Il suo volto è ben più rilassato rispetto a quello di Jonathan, ma ci sta… alla fine per lui la frazione è stata più tranquilla.

«Correre da leader – dice il messicano, primo della sua Nazione a conquistare la Tirreno – mi piace e mi fa sentire a mio agio. In questa settimana sono stato spesso a ruota di Van der Poel e questo mi aiuterà in ottica Sanremo. Ma devo dire che lì aiuterò Tadej Pogacar e di certo avrò meno pressione, anche se senza Narvaez e Wellens dovrò dare ancora di più. Ricognizioni della Sanremo? No, non ne farò. Il percorso l’ho visto le uniche due volte che l’ho fatta.

Del Toro si conferma sempre più astro nascente, erede di Pogacar. Questa Tirreno-Adriatico è la perla della sua carriera da pro’, nonché la seconda corsa a tappe WorldTour messa nel sacco dopo lo UAE Tour di qualche settimana fa.

«Sono felice – dice Isaac con il Tridente del vincitore – voglio continuare così nella mia carriera, devo migliorare alcune cose ma le tengo per me. Non le dico a nessuno. Ora un po’ di riposo, perché alla Sanremo dovrò arrivarci al meglio, per questo mercoledì non farò la Milano-Torino».

Pellizzari e Del Toro, Camerino, Tirreno 2026

Camerino: la forza di Del Toro, il cuore di Pellizzari

14.03.2026
6 min
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CAMERINO (MC) – E’ l’unico che per tornare ai bus non ha bisogno di indicazioni. Tra i vicoli di Camerino è a casa, nel vero senso della parola. Incontriamo Giulio Pellizzari sconsolato, ma neanche troppo (e poi spiegherà bene il perché) mentre lascia scorrere la bicicletta verso valle. Da quassù si può solo scendere. Siamo soli: il rumore delle ruote, le sue parole, i nostri passi di corsa per seguirlo.

La tappa è andata a Isaac Del Toro. Il messicano ha dato una grande prova di forza e di maturità. Era già leader della classifica generale della Tirreno-Adriatico. L’atleta della UAE Emirates ha suggellato il tutto con una vittoria di tappa. E tutto sommato, visto lo spessore dell’atleta e della corsa, questo suo successo ci sta anche bene.

Maledetto tendine

Certo, il cuore e il tifo erano tutti per Pellizzari. Qui c’erano la sua gente, il suo popolo, la sua casa, la sua famiglia, i suoi amici. Quando è scattato si è alzato il boato a Camerino, roba da pelle d’oca.

Nel finale, per qualche istante Del Toro non ha risposto al suo affondo. E un po’ tutti quanti ci avevamo creduto. Sarebbe stata la storia perfetta: la vittoria di tappa e magari anche il primato della classifica generale a casa sua. Ma le cose non sono andate così.

E a raccontarcelo è proprio Pellizzari: «Non sono deluso, non so neanche se ho perso il secondo posto e sono terzo – raccontava appunto mentre lasciava la zona d’arrivo in bici – ma poco cambia. Purtroppo è da qualche giorno che ho un problema al tendine (e con la mano si tocca la gamba sinistra fasciata da un vistoso taping azzurro, ndr) e questo non mi ha consentito di spingere bene. Già ieri avevo dolore a sinistra, ho caricato di più sulla destra e mi sono venuti quei crampi. Probabilmente se oggi non si arrivava a Camerino non avrei concluso la tappa. Avevo paura di non finirla. Ho chiuso quarto: non me lo aspettavo».

Pellizzari
Tutta la grinta di Pellizzari non è bastata. Il tendine della gamba sinistra ci ha messo lo zampino
Pellizzari
Tutta la grinta di Pellizzari non è bastata. Il tendine della gamba sinistra ci ha messo lo zampino

Cuore Pellizzari

E’ incredibile la serenità e la disponibilità di questo ragazzo. Come detto all’inizio, sì, era sconsolato, perché è chiaro che ti dispiace: questa tappa l’hai sognata chissà quante volte. Ma poi abbiamo aggiunto anche: “sconsolato il giusto”. Perché Pellizzari è davvero così. Alla fine parlava con serenità. Senza piangersi addosso o con espressione cupa. Cosa che sarebbe stata del tutto normale. E comprensibile.

Il bello di oggi è stato il tifo. Quanti cartelli “Forza Giulio”, “Daje so”, “Facci sognare”. O gli infiniti “Forza Pellizzari” scritti sull’asfalto. E l’aver lottato oltre che con gli avversari con questo problema fisico, non fa che aumentare l’empatia generale.

Conoscere le strade in questa situazione diventa ancora più importante. Sai che lì puoi risparmiare mezza pedalata. Che dietro la curva la strada tira in quel modo e che quel tornante in discesa chiude meno del previsto quindi la puoi far scorrere e guadagnare piccole, preziosissime, energie.

«Vero – dice Pellizzari – oggi è stato davvero importante conoscerle. Mi ha aiutato parecchio. Poi c’era davvero tanta gente, che ringrazio. Fantastico. Se sono partito troppo presto? No, era quello il momento di provarci. C’era tanta gente a farmi il tifo ed era il mio modo di ringraziarli appunto. Passare in testa sotto il muro è stata un’emozione.

«Però il fatto di essere messo così e stare comunque vicino a Del Toro mi dà morale», come a dire che il bicchiere è mezzo pieno.

Onore al (quasi) re

E Del Toro? Ad Isaac manca solo la passerella finale per consacrarsi re dei Due Mari. Il tridente è alla sua portata. Ma è chiaro che il più forte in questa corsa è lui. Oggi ha vinto zittendo tutti: su errori tattici, una brillantezza non eccessiva e quei rapportoni… che troppo lunghi oggi non erano.

Forse perché la salita era davvero tosta. Noi l’abbiamo fatta a scendere per ritornare in sala stampa e i quadricipiti ci scoppiavano. Figuriamoci in gara, in salita e dopo sei tappe corse a velocità folli. A proposito, stamattina a San Severino Marche si parlava del livello stellare di questa corsa e dei ritmi che hanno sfiancato l’intero plotone se non quei 7-8 big.

«La salita finale era molto dura – racconta Del Toro spiegando dopo l’arrivo – ho visto prima l’attacco di Healy e poi quello di Pellizzari, ma ho aspettato. Sono consapevole che Giulio voleva vincere. So che era emozionatissimo. Però il mio lavoro è vincere, anche se lui è un amico. Ero concentrato sul mio passo e sull’ultima parte, perché sapevo che quella era la più dura. Poi quando siamo arrivati allo sprint ho dato tutto».

Lo incalziamo dicendogli che a sensazione oggi marcava più Jorgenson che Pellizzari. Forse consapevole anche del problema tendineo di Giulio.

«Certo che avevo paura di Jorgenson – replica l’atleta della UAE Team Emirates – però anche quando è partito Giulio non potevo lasciargli spazio, era comunque il secondo nella generale. Jorgenson ieri aveva dimostrato di essere forte e non volevo scherzare col fuoco. Per questo ho cercato di avere tutto sotto controllo fino alla fine».

E poi ha aggiunto: «Tirreno già in tasca? Non fatemi dire niente circa la vittoria finale».

Del Toro
Il messicano vince a Camerino. Ora guida con 42″ su Pellizzari e 43″ su Jorgenson. E domani tappa finale per ruote veloci, almeno su carta
Del Toro
Il messicano vince a Camerino. Ora guida con 42″ su Pellizzari e 43″ su Jorgenson. E domani tappa finale per ruote veloci, almeno su carta

Maturità Del Toro

E qui emerge quel pizzico di scaramanzia tipica latina. Ma anche il calore di chi ha questo DNA. Una cosa ci ha colpito in tal senso di Del Toro. In zona mista, man mano che arrivavano i suoi compagni si alzava dallo sgabello, piantava tutti i giornalisti in asso e correva alla transenna ad abbracciarli. Poi tornava con altrettanta solerzia alle interviste. Un vero leader. Uno che sa farsi voler bene e che riconosce l’importanza della squadra.

E poi anche i media sudamericani sono cresciuti al seguito della corsa. Pensate che si è mossa anche ESPN, colosso dell’America Latina. Vuol dire che il ragazzo “acchiappa” eccome.

«Oggi a un tratto sono rimasto solo – spiega Del Toro – ma non ho mai avuto paura, né sono andato nel panico. Di solito sono calmo e voglio dimostrare che non sono un corridore ansioso. Prendiamo proprio il finale di oggi: non ho voluto reagire subito. Sapevo che Jan Christen era vicino e infatti poi è rientrato. La squadra aveva fatto un grande lavoro sin qui e oggi non volevo spremerla troppo. Per questo oggi altri team hanno preso in mano la corsa. Sono orgoglioso della mia squadra e di quel che abbiamo fatto con i ragazzi. Spero di portare a casa la maglia azzurra soprattutto per loro».

Tirreno-Adriatico 2026, 5a tappa, Mombaroccio, Isaac Del Toro

Forcing Del Toro, Pellizzari cede: Tirreno ancora aperta

13.03.2026
5 min
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Quei due ci faranno divertire e ci stanno proiettando sin d’ora in una rivalità giovane e corretta. Chissà se si possa essere amici e ugualmente grandi avversari: la storia sostiene il contrario. Invece quando Del Toro ha tagliato il traguardo di Mombaroccio e si è fermato per controllare il distacco di Pellizzari, gli ha dato il tempo di prendere fiato e digerire il ribaltamento della classifica, poi ha allungato la mano e accettato le sue congratulazioni.

Adesso il primato della Tirreno-Adriatico è del messicano con 23 secondi di vantaggio sull’italiano che domani per riscrivere il finale dovrà farlo crollare sulle strade di casa e non sarà affatto facile. Chissà se nelle sue scorribande di bambino, quando restava fuori per tutto il giorno e correva lungo le mura di Camerino, Giulio abbia mai immaginato che le cose sarebbero andate così.

Valgren, calvario e risalita

La tappa l’ha vinta il danese Valgren, 34 anni, che dopo il successo di Andresen a Magliano de’ Marsi ha fatto giustamente ringalluzzire il giornalista della televisione danese. Il corridore della EF Education-Easy Post è stato in fuga per tutto il giorno e alla fine si è ritrovato da solo con Alaphilippe, staccandolo sull’ultimo strappo. Conoscendone la storia drammatica, dopo la sconfitta, il francese è andato a congratularsi con lui.

Era giugno del 2022, quando durante la Route d’Occitanie, la sua carriera è arrivata a un passo dal chiudersi. Il referto dell’ospedale parlava di lussazione dell’anca e frattura del bacino, ma quello che poteva sembrare un recupero lineare, si è trasformato in un percorso a ostacoli.

Sono insorti problemi al ginocchio, si è parlato di rischio di necrosi dell’anca e solo nel 2023 Valgren è potuto tornare in gruppo, ma con il devo team della squadra americana per avere un rientro graduale. E quando il 2024 lo ha riconsegnato alla normalità, proprio alla Tirreno del 2025 è caduto, rompendosi una clavicola, perdendo le classiche e rientrando al Tour of the Alps. Ultima vittoria la Coppa Sabatini del 2021: a distanza di cinque anni, ecco la tappa di Mombaroccio alla Tirreno-Adriatico.

«E’ stato difficile – ha detto – tornare al mio livello dopo l’infortunio. Quando ci sono riuscito, sono dovuto crescere ancora perché l’evoluzione qualitativa del ciclismo attuale è imponente. Sapevo che Del Toro e Jorgenson stavano rientrando velocemente, però dentro di me pensavo che volevo solo la vittoria e ho sempre provato a rimanere ottimista. Non ho mai perso questa mentalità vincente, neanche nei momenti più bui. Mi sento giovane, anche se la mia data di nascita dice altro».

Del Toro ha aspettato l'ultima scalata per attaccare a fondo: ha fatto il vuoto, ma non ha ucciso la corsa
Del Toro ha aspettato l’ultima scalata per attaccare a fondo: ha fatto il vuoto, ma non ha ucciso la corsa
Del Toro ha aspettato l'ultima scalata per attaccare a fondo: ha fatto il vuoto, ma non ha ucciso la corsa
Del Toro ha aspettato l’ultima scalata per attaccare a fondo: ha fatto il vuoto, ma non ha ucciso la corsa

L’orgoglio di Del Toro

Non si può dire che la UAE Emirates si sia nascosta. I compagni di Del Toro si sono messi davanti alzando il ritmo chilometro dopo chilometro e forse il fatto che da un certo punto in poi dalla testa del gruppo si sia assottigliata la presenza dei compagni di Pellizzari ha fatto capire che oggi Giulio non fosse in palla come ieri. Del resto, lo avevamo scritto: questo tipo di percorso si addice maggiormente a un corridore scattante come il messicano, ma la speranza è stata sino in fondo accesa.

Nel finale Del Toro si è messo a scattare con il consueto rapportone, Pellizzari ha iniziato ad aumentare la frequenza di pedalata, trovando solo a tratti la forza per alzarsi e rilanciare. L’attacco del messicano non l’ha colto impreparato, ma a corto di energie fresche e probabilmente alle prese con un crampo. La difesa è stata dignitosa, ma certo Del Toro ha fatto un passo verso la vittoria finale

«E’ bello tornare a indossare la maglia di leader – ha detto Del Toro – ho provato a mettere pressione sull’ultima salita e sono riuscito a creare un po’ di distacco tra me e i miei rivali. E’ stata una tappa davvero dura, con salite per tutta la giornata e un ritmo molto alto. La squadra ha lavorato incredibilmente bene per tenere la corsa sotto controllo e mettermi nella posizione giusta per l’ultima salita. Ho provato ad attaccare nel momento giusto e sono felice che questo mi abbia permesso di riprendere la maglia. Ci sono ancora due tappe difficili da affrontare, quindi resteremo concentrati e continueremo a lottare».

Pellizzari si è ben difeso, ma ha ccusato crampi e ha pagato pendenze e strade non adatte alle sue caratteristiche
Pellizzari si è ben difeso, ma ha pagato pendenze e strade non adatte alle sue caratteristiche
Pellizzari si è ben difeso, ma ha ccusato crampi e ha pagato pendenze e strade non adatte alle sue caratteristiche
Pellizzari si è ben difeso, ma ha pagato pendenze e strade non adatte alle sue caratteristiche

A Camerino per lottare

Ma la Tirreno-Adriatico non è finita. E anche se i precedenti di Del Toro lo accreditavano di maggiori chance sin dalla vigilia, resta la curiosità di assistere alla reazione di Pellizzari domani sulle strade della sua Camerino.

Da casa sua al traguardo ci sarà un chilometro e c’è da scommettere che tutto il tifo sarà per lui. Una situazione che può esaltare o buttare giù. L’auspicio è che gli acciacchi di oggi rientrino nella notte e domani la battaglia veda in prima linea contendenti alla pari. Poi vincerà il migliore, ma in ogni caso noi ce ne andremo con la sensazione (confermata) di aver trovato qualcuno grazie cui sognare in grande.

Tirreno-Adriatico 2026, 3a tappa, Magliano de' Marsi, Tobias Lund Andresen

Tappa storta per Milan, brindano Andresen e Del Toro

11.03.2026
5 min
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MAGLIANO DE’ MARSI (AQ) – La volata affaticata di Milan completa il conto salato della Lidl-Trek in questo mercoledì sotto la pioggia tra l’Italia e la Francia. A capo della terza tappa di 221 chilometri, con la pioggia e l’aria fredda, il velocista di Buja è rimasto da solo troppo presto e ha anticipato lo sprint, trovandosi senza gambe nel momento in cui invece sarebbe servito cambiare passo.

A 1.200 chilometri verso nord, quando ne mancavano 50 al traguardo della tappa di Uchon, Ayuso è rimasto coinvolto in una caduta e ha battuto forte il fianco sinistro. Lo spagnolo, che era leader della Parigi-Nizza, ha provato a ripartire, ma è stato subito evidente che le gambe non riuscissero a girare come dovevano. Così alla fine Juan si è fermato e si è accovacciato nel prato della banchina, toccandosi la gamba ferita. Il meccanico ha caricato mestamente la bici sull’ammiraglia e il corridore è stato portato in ospedale per accertamenti, che per fortuna hanno escluso fratture.

Tappa partita da Cortona, sotto in cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto un cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto in cielo velato. Van der Poel, e Del Toro in prima fila
Tappa partita da Cortona, sotto un cielo velato. Van der Poel, Del Toro, Ganna e Pellizzari in prima fila

Decathlon: perfetto lavoro di squadra

La tappa della Tirreno l’ha vinta Tobias Lund Andresen, di maglia Decathlon. La tappa alla Parigi-Nizza se l’è presa invece Vingegaard, anche lui vincente al debutto stagionale: la sua presenza sulle strade francesi ha sollevato qualche perplessità. Se a maggio il danese sarà il faro del Giro d’Italia, perché non ha scelto di prendere le misure alle nostre strade?

«Nei primi 150 chilometri – ha detto Andresen, che nella mixed zone tremava come una foglia – è stato come fare una passeggiata in gruppo. Siamo andati quasi a spasso, parlando fra amici. E poi a 30 chilometri dall’arrivo è come se fosse cominciata un’altra tappa. Per fortuna non ha piovuto troppo e per fortuna il mio treno è stato eccezionale. Hanno fatto un grande lavoro, abbiamo fatto esattamente come previsto e ne sono orgoglioso.

«E’ stato uno sprint difficile da gestire, ma penso che l’abbiamo fatto perfettamente. Tutti dicevano che fosse una tappa troppo lunga per Milan e alla partenza ho sperato che fosse vero, perché in compenso questo era un arrivo perfetto per me. E poi col fatto che più o meno tutti avessero le gambe dure per il freddo, ha dato un senso al fatto che prima di venire qui io abbia corso in Belgio».

Nessun commento da Milan

Milan non ha voluto parlare, ripetendo amaramente che il vincitore fosse un altro. Si trattava “solo” di una tappa della Tirreno, ma la sensazione è che il suo valore fosse superiore a quello che si sia percepito da fuori. Jonathan si è fermato sulla sinistra della strada, si è dato una sistemata con l’aiuto del suo massaggiatore “Gigio” e poi se ne è andato vistosamente contrariato.

La sua volata è nata male ed è finita peggio, quasi dando la sensazione che il treno della Lidl-Trek non si fosse reso conto che gli ultimi 250 metri fossero in leggera salita. Milan è rimasto da solo troppo presto. Si è messo in testa al gruppo restando seduto con una cadenza piuttosto alta. E quando è uscito dalla curva che immetteva sul traguardo, ha provato ad accelerare, ma gli altri dietro hanno cambiato ritmo, mentre l’azzurro non ha potuto fare altro che mettersi nuovamente a sedere.

Andresen vince, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato congrande potenza
Andresen vince la tappa, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato con grande potenza
Andresen vince, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato congrande potenza
Andresen vince la tappa, Milan smette di pedalare: il danese lo ha saltato con grande potenza

Del Toro al traguardo volante

In questa giornata storta per la Lidl-Trek e di sorrisi intirizziti per Andresen, un altro corridore ha trovato il modo per sorridere. E’ Isaac Del Toro che sul traguardo volante di Casette si è preso un secondo di abbuono e quando arriva dai giornalisti che lo aspettano sotto una tenda frustata dall’acquazzone che nel frattempo si è accanito sul paese, ha il tono basso di uno che non vuole sbilanciarsi.

«Giornate come questa – dice – sono parte del lavoro. Di solito cerco di non prendermi troppo sul serio, ma ovviamente so che non è uno scherzo, quindi devo essere super attento. Il traguardo volante non era previsto, pensavo sarebbe andata via una fuga, ma alla fine il gruppo è rimasto compatto. Non sapevo nemmeno dove fosse la riga, è partita una volata lunghissima e sono riuscito a prendere il terzo posto, quindi direi che è stata un’ottima cosa».

Del Toro torna in hotel con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel dall’arrivo di tappa con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante
Del Toro torna in hotel dall’arrivo di tappa con un secondo di vantaggio in più su Pellizzari, grazie al traguardo volante

Fra Isaac e Pellizzari

Lo abbiamo scritto dopo la tappa di ieri: la Tirreno-Adriatico 2026 promette di essere un nuovo duello fra il messicano e Pellizzari. I due si conoscono bene, si sfidano da quando avevano vent’anni e nel Tour de l’Avenir del 2023 si sono sfidati a viso aperto. Se Del Toro è arrivato subito a essere competitivo, i passi avanti di Pellizzari fanno pensare che il gap non sia più così ampio.

«Quel Tour de l’Avenir dovevo vincerlo – dice Del Toro – ma devo dire che mi permise anche di imparare tanto su me stesso e correre contro ragazzi come Giulio è importantissimo. Ancora di più perché è un amico e so di cosa può essere capace. Difficile dire se il futuro delle corse a tappe sarà il nostro. Voglio credere di essere fatto per questo genere di corse, ma non è facile ed è molto difficile pensarci perché è una grande responsabilità. Ovviamente voglio il meglio per me e per il mio amico. E gli auguro solo il meglio».

Sprint fra Van der Poel, Pellizzari e Del Toro a San Gimignano, seconda tappa della Tirreno 2026

Van der Poel di classe. Ma oggi è iniziata la vera Tirreno

10.03.2026
6 min
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Uno spalla a spalla quasi da velocisti, più che da scalatori o uomini da classiche. Mathieu Van der Poel, Isaac Del Toro, Giulio Pellizzari: chi avrebbe pensato sarebbero mai arrivati al fotofinish? Sono bastate le colline Metallifere, la pioggia e un finale sterrato perché tutto esplodesse.

Ma soprattutto, di fatto, oggi è iniziata la vera Tirreno-Adriatico. Quella della classifica generale e in questa classifica è legittimo pensare al testa a testa dei giovani amici e rivali: Isaac Del Toro e Giulio Pellizzari. Non che la crono inaugurale non contasse, ma per come è andata la tappa si sono rimescolati subito i valori.

Van der Poel, Tirreno 2026
Van der Poel allunga sullo sterrato, chiudono Jorgenson, Del Toro e Pellizzari. Dopo la caduta di Jorgenson saranno VdP e Giulio a chiudere sul messicano
Van der Poel, Tirreno 2026
Van der Poel allunga sullo sterrato, chiudono Jorgenson, Del Toro e Pellizzari. Dopo la caduta di Jorgenson saranno VdP e Giulio a chiudere sul messicano

Chi sale e chi scende

Sotto le 14 torri di San Gimignano cede Filippo Ganna. Giusto ieri il “Pippo Nazionale” aveva detto che avrebbe provato a fare la classifica generale, a difendere il primato… ma senza dannarsi troppo, in quanto l’obiettivo primario per lui era, ed è, la Milano-Sanremo. Magari fra acqua e sterrati non ha voluto rischiare oltre.

Succede però tutto nel finale, nello sterrato di Piano Cappellina, quando mancano circa 6 chilometri al traguardo. Il primo a muoversi dei tre è proprio Mathieu Van der Poel, che a sua volta aveva seguito Julian Alaphilippe. Evidentemente tra cross e strade bianche deve essersi sentito a casa, come quando vinse a Siena nel 2021.

Concedeteci però una breve digressione. Che in parte riprende anche l’editoriale di ieri. Okay i grandi campioni nelle grandi corse… ma Van der Poel proprio non poteva venire alla Strade Bianche di sabato? Al diavolo la probabile non-vittoria contro Tadej Pogacar su un percorso con così tanto dislivello: ma che fiamme ci sarebbero state anche con lui in corsa? Cosa sarebbe stato per tutta quella gente a bordo strada vedere passare un tale campione? Ma forse il nostro è un ragionamento da vecchi da bar, da semplici appassionati (o appassionati sempliciotti). Un ragionamento non basato sui numeri dei preparatori e su quelli delle convenienze economiche.

Al netto di questa riflessione, onore a Van der Poel. Onore sincero. Perché comunque ha mostrato grinta e voglia di vincere. E anche quando Pellizzari sembrava essergli scappato ai 150 metri ha insistito e ci ha creduto.

«E’ stato difficile battere questi giovani – ha detto VdP – il livello era altissimo, sia nell’approccio al finale sia sullo sterrato bagnato. Sapevo che le curve erano molto tecniche (lui stesso si è salvato grazie alla sua classe, ndr) e volevo mettere in difficoltà gli inseguitori. E’ stato uno sprint complesso: la strada era piuttosto scivolosa, quindi è stato molto complicato scattare da fermo, ma avevo appena risparmiato abbastanza energie per vincere. Sono venuto qui per prepararmi alla Milano-Sanremo e agli altri appuntamenti importanti, ma allo stesso tempo volevo vincere una tappa. L’anno scorso ci ero andato vicino più volte, questa volta ce l’ho fatta ed è bello tornare a imporsi in questa corsa dopo cinque anni».

Del Toro leader

Ma veniamo a due amici fraterni, alla coppia che ha infiammato il Tour de l’Avenir 2023, che si allena spesso insieme sulle strade di San Marino e che continua a darsele. San Gimignano ha lanciato la rincorsa verso il Tridente d’oro.

Pellizzari ci tiene particolarmente a questa Tirreno-Adriatico. La Corsa dei Due Mari potrebbe decidersi a casa sua. Già ieri a Camaiore aveva fatto una super crono. Lui che rispetto ai diretti rivali partiva più dietro in questa specialità. Invece il messicano della UAE Emirates gli aveva rifilato solo 1” e appena 4” Antonio Tiberi. A proposito, oggi il corridore della Bahrain Victorious è arrivato con il gruppo dei migliori. Degli altri migliori. Perché la sensazione è che la sfida sia già tutta là davanti e tra quei due. Van der Poel oggi dalla sua aveva la freschezza di chi non aveva dovuto riempire le proprie gambe di acido lattico nella crono di ieri.

«Sono leader alla Tirreno e ne sono felice – ha detto Del Toro, che oggettivamente è stato colui che più di tutti ha tirato pensando proprio alla generale – il tratto sullo sterrato è stato davvero complicato. Ho visto Matteo Jorgenson cadere e per poco non lo seguivo. Poi sono rimasto davanti e lì ho combattuto fino alla fine con il mio amico Pellizzari. Abbiamo un buon rapporto io e lui. E’ stato incredibile come abbia chiuso su me con Van der Poel… Vuol dire che Giulio è in ottima forma. Ma è ancora presto per pensare alla classifica generale».

Il messaggio da parte di Pellizzari dunque è stato chiaro. Del Toro e la sua UAE Emirates sanno chi è il primo avversario. Poi nulla è precluso neanche per Magnus Sheffield, terzo, per Tiberi che non è troppo distante o per Primoz Roglic. I due della Red Bull-Bora potrebbero giocare di sponda…

Tirreno 2026, Pellizzari
Giulio Pellizzari (classe 2003) era stanco dopo l’arrivo. Fra i tre era il meno scattista. E questo fa ben sperare (immagine Instagram)
Tirreno 2026, Pellizzari
Giulio Pellizzari (classe 2003) era davvero stanco dopo l’arrivo. Fra i tre era certo il meno scattista. E questo fa ben sperare (immagine Instagram)

Pellizzari attento

Domani si riparte da Cortona con una classifica che è già sconvolta. Del Toro partirà leader con 3” su Pellizzari. L’arrivo di Magliano de’ Marsi sembra essere per gli sprinter, ma attenzione, perché il finale tira e abbiamo visto cosa ha combinato proprio Del Toro all’UAE Tour nella prima tappa. Gli ultimi 700 metri sono al 2,5 per cento. Quasi un copia e incolla di quell’arrivo emiratino.

Altro aspetto da considerare è la distanza. Domani sono ben 221 chilometri e se la corsa dovesse prendere una certa piega, visto che la parte centrale si presta agli attacchi, potrebbero emergere gli uomini di fondo. Lo stesso Van der Poel potrebbe fare le prove per la Sanremo.

La questione è molto intrigante e molto interessante. Gli scenari sono diversi. Chi dovrà stare con le antenne dritte è Giulio Pellizzari, specie dopo quel “Giulio è in ottima forma” di Del Toro. Ci è parso davvero sibillino. Il ragazzo della Red Bull-BORA, decisamente più scalatore, dovrà pensare soprattutto a non prenderle. A stare attento agli abbuoni che potrebbe guadagnare il messicano.

Ma al netto di queste congetture, che stasera i tecnici studieranno al dettaglio, la bella notizia è che Giulio Pellizzari può giocarsi questa Tirreno. La sfida è appena iniziata. E Camerino, che lo aspetta a braccia aperte, si avvicina già al di là degli Appennini.