Tour de l'Avenir 2023, Isaac Del Toro, Messico

EDITORIALE / L’Avenir per club è la fine degli under 23?

26.01.2026
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L’ultimo fu Anquetil nel 1961, che lo aveva già vinto nel 1957 e succedette a Gastone Nencini. Poi il Tour de France lasciò da parte le nazionali e si corse per squadre. A vincere per i tre anni successivi fu nuovamente il francese, la cui serie venne interrotta da Gimondi nel 1965. La Grande Boucle non ne uscì ridimensionata, ma certo si chiuse un’epoca. La stessa cosa sta per accadere al Tour de l’Avenir (curiosamente nato proprio nel 1961), in procinto di passare in mano ai devo team. Probabilmente la corsa non ne risentirà, ma il passaggio segnerà la fine di un certo modo di intendere il ciclismo delle espoirs, le speranze, per dirla coi francesi.

Isaac Del Toro era quasi un signor nessuno quando conquistò il Tour de l’Avenir nel 2023 e grazie a quel successo (foto di apertura) divenne uno dei prezzi pregiati del mercato che il UAE Team Emirates si tiene ora stretto con un contratto fino al 2029. Che cosa cambierà con la nuova formula? 

Orlen Grand Prix 2023: Busatto vince, Piganzoli e Pellizzari lo festeggiano: la Nations Cup ha permesso di valorizzare i talenti migliori (foto PT photos)
Orlen Grand Prix 2023: Busatto vince, Piganzoli e Pellizzari lo festeggiano: la Nations Cup ha permesso di valorizzare i talenti migliori (foto PT photos)

Under 23 in estinzione?

Il ciclismo ha intrapreso un cammino che potenzialmente potrebbe portare alla fine della vecchia categoria U23. Sarà meno facile scoprire talenti come quello del messicano: nel 2026 la formula sarà ancora mista, ma la presenza dei devo team riduce i posti delle nazionali.

Lo ha capito Philippe Colliou, l’organizzatore del Tour de l’Avenir. «Alcuni corridori – ha detto – possono passare inosservati, soprattutto al di fuori dell’Europa». Per questo esaminerà le candidature di diverse nazionali dopo il 31 gennaio, limite entro cui i devo team dovranno presentare la loro candidatura.

Nel frattempo, con i migliori azzurri impegnati al Tour de l’Avenir con la maglia dei rispettivi team, la nazionale italiana potrebbe essere a un passo dalla rinuncia. Guardando l’Italia dell’edizione 2025 (tolti Turconi che corre nella Bardiani e Mattio ormai salito nel WorldTour), Finn, Gualdi, Borgo e Donati corrono nei devo team: ha senso allestire una nazionale per andare in Francia? Sì, se alcuni ragazzi forti rimanessero fuori dai 6 nomi indicati dai club. Altrimenti probabilmente non varrebbe la pena e il cittì Amadori lo ha lasciato intuire anche piuttosto chiaramente.

Il cittì degli U23 (qui Amadori con Villa e Finn) è avviato verso un ruolo di selezionatore: una tendenza già evidente lo scorso anno
Il cittì degli U23 (qui Amadori con Villa e Finn) è avviato verso un ruolo di selezionatore: una tendenza già evidente lo scorso anno

La preparazione del mondiale

Ormai neppure con gli under 23 puoi andare a una corsa per fare esperienza: l’ingresso dei devo team ha cancellato questa modalità. E probabilmente non assisteremo più a una corsa aperta, come quella sfrontata fra Del Toro, Pellizzari e Piganzoli, ma ai meccanismi più bloccati tipici del professionismo. Per contro, gli accordi commerciali stretti dai team WorldTour al momento di accettare la partecipazione al Tour de l’Avenir offriranno ai suoi organizzatori le risorse e la visibilità che innegabilmente daranno stabilità economica alla corsa.

Se a ciò si somma la cancellazione della Nations Cup (la challenge UCI di corse a tappe riservata alle nazionali U23), si capisce che le federazioni non abbiano più grande interesse a investire sulla categoria. A cosa serve se non possono schierare i più forti? A cosa serve organizzare un ritiro in altura prima del mondiale, quando è ormai chiaro che i devo team preferiscano allenare in casa i propri atleti? 

Campionati del mondo Kigali 2025, GDavid Lappartient, conferenza stampa
Nella conferenza stampa di Kigali, il presidente dell’UCI Lappartient ribadì che l’Avenir si sarebbe corso per nazionali, dimenticando il riferimento ai devo team
Campionati del mondo Kigali 2025, GDavid Lappartient, conferenza stampa
Nella conferenza stampa di Kigali, il presidente dell’UCI Lappartient ribadì che l’Avenir si sarebbe corso per nazionali, dimenticando il riferimento ai devo team

Dalla parte degli juniores

Anche i tecnici di categoria francesi e spagnoli rivelano che nelle loro federazioni il budget riservato alle categorie giovanili pende ormai dalla parte della categoria under 19, in cui c’è ancora la possibilità di selezionare i talenti migliori. Resta da capire se faccia tutto parte di un disegno più ampio.

Lo scenario più plausibile al momento è quello che vede il professionismo fatto di WorldTour e professional, con il sistema di promozioni e retrocessioni a tenere banco. Subito sotto i devo team, squadre continental cui vengono riservate le migliori internazionali U23: il fatto che da queste siano state bandite le professional è il segno della volontà di comporre un gruppo omogeneo. Poi ci sono gli juniores, che nel tempo hanno perso la limitazione dei rapporti e magari potrebbero andare incontro all’aumento delle distanze di gara.

Finn ha partecipato ai campionati europei senza lo sponsor sulla maglia: così probabilmente sarebbe all’Avenir, se corresse con la nazionale
Finn ha partecipato ai campionati europei senza lo sponsor sulla maglia: così probabilmente sarebbe all’Avenir, se corresse con la nazionale

A queste condizione ha ancora senso prevedere un mondiale U23, con tutte le relative modalità di avvicinamento, per la possibilità di portare in giro la maglia iridata con i propri sponsor. Se per qualunque motivo Finn dovesse correre il Tour de l’Avenir con la nazionale, indosserebbe la maglia iridata, ma probabilmente senza alcun riferimento a Red Bull, come accaduto agli europei. Ma dato che correrà con la sua squadra, il simbolo iridato avrà le scritte giuste al posto giusto.

Ciò che forse disturba, in questo quadro di grande transizione, è l’ipocrisia dell’UCI, che probabilmente ha un progetto e lo svela in pillole. Nella conferenza stampa ai mondiali di Kigali, il presidente Lappartient disse che il Tour de l’Avenir 2026 avrebbe avuto ancora al via le nazionali, dimenticando di parlare dei devo team. In questo regime privo di contraddittorio, senza che le federazioni storiche abbiano gli attributi, le personalità e l’interesse a lottare per le proprie prerogative, non sarebbe meglio dire subito la verità, dando modo a tutti di organizzarsi?

Bici Del Toro

La bici di Del Toro e le sue pedivelle cortissime

08.01.2026
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BENIDORM (Spagna) – Isaac Del Toro è senza dubbio uno dei personaggi del momento. Su di lui, come abbiamo potuto constatare dal vivo, c’è un’attenzione mediatica seconda forse solo a quella di Tadej Pogacar, e comunque non inferiore a quella di un Mathieu Van der Poel… per dire. Programmi, crescita, rapporto con Tadej stesso. Ma c’è anche un aspetto tecnico che attrae.

E’ proprio su questo che ci siamo focalizzati: sulla sua bici. Osservare da vicino il “cavallo di battaglia” di Del Toro è stata l’occasione per scoprire i ritocchi 2026 alla Colnago V5Rs in dotazione alla UAE Emirates, la bici all-round della squadra emiratina. Considerando i tempi, si potrebbe quasi definirla ormai la bici da salita, visto che gli atleti utilizzano sempre più spesso la Colnago Y1Rs. Tuttavia la V5Rs resta un modello estremamente performante e continueremo a vederla spesso in gara.

Bici Del Toro
La Colnago V5Rs, la bici all round della UAE Emirates in questo 2026 (foto Fizza)
Bici Del Toro
La Colnago V5Rs, la bici all round della UAE Emirates in questo 2026 (foto Fizza)

Telaio e colori 2026

La bici che utilizza Del Toro corrisponde a una taglia 51 della Colnago. Tradotta in numeri assoluti significa un orizzontale di 54,4 centimetri e un’altezza del tubo sterzo di 146 millimetri. Considerando che il messicano è alto 180 centimetri, ciò indica la preferenza per un telaio relativamente piccolo, coerente con la sua posizione compatta in sella.

A questo si abbina un manubrio integrato Enve SES Aero Pro One-Piece, con larghezza di 38 centimetri (centro-centro) e attacco da 140 millimetri. Una soluzione non prevista nel montaggio standard della casa, poiché attacchi di questa misura sono abitualmente destinati a taglie superiori. Ma parliamo del mondo dei pro’ e certi confini decadono.

La novità estetica riguarda la colorazione: rispetto al 2025 c’è forse un po’ più di nero e qualche dettaglio rosso. Una fascia diagonale bianca parte dalla forcella, attraversa il tubo sterzo e arriva all’orizzontale. Per il resto la livrea rimane invariata.

La componentistica

Questa è probabilmente la sezione più interessante. La prima scelta che colpisce è quella delle pedivelle: Del Toro, nonostante le gambe lunghe, utilizza pedivelle molto corte, addirittura da 165 millimetri. Per lui dunque sono cortissime.

Questo gli consente di far girare più rapidamente la gamba e sfruttare al massimo gli sviluppi metrici, ci spiegavano i meccanici, specie in combinazione con corone maggiorate: adotta un 54-40 Shimano sia nella versione tradizionale sia nel setup da gara con Carbon-Ti, anche se in quel caso sposa la filosofia di Tadej con il 55. In sostanza una pedalata piena, ma un minor tempo morto: questo è il concetto alla base.

Restando in tema Carbon-Ti, spicca il forcellino posteriore. Era già comparso in alcune gare la scorsa stagione, ma ora è di serie su tutte le bici della UAE Emirates, sia V5Rs sia Y1Rs.
«Questo componente – ci ha detto Alberto Chiesa, uno dei meccanici storici del team – è più rigido e oltre a rendere la cambiata più sicura, contribuisce a far scorrere meglio la catena e a guadagnare qualche watt».

Assieme al forcellino in ergal sono nuove anche le viterie del manubrio e la placca in carbonio che serra il manubrio all’expander della forcella, riconoscibili dal colore rosso.

“Dieta” da marginal gain

Non è tutto. In un’ottica di ottimizzazione continua siamo nel pieno dei marginal gains, d’altra parte partendo da un livello così alto è difficile migliorare. Tuttavia Elite ci è riuscita. Il brand veneto ha lavorato molto sui portaborraccia. Con un intervento mirato sono riusciti a togliere 9 grammi da ciascuno: sembrano pochi, ma a partire da una base già leggera la riduzione è pari a circa il 30 per cento. I tecnici di Elite ci hanno confermato che in squadra sono molto soddisfatti del risultato.
«Non essendo in carbonio ma in una plastica speciale – spiegano – risultano leggermente meno rigidi e questo fa sì che anche sullo sconnesso le borracce restino ben aderenti. Non a caso Mattia De Marchi li utilizza anche nelle sue gare gravel».

Del Toro, come i suoi compagni, si sta allenando con coperture Continental GP 5000 S da 30 millimetri, mentre in gara dovrebbero tornare ai 28. C’è però chi ipotizza l’arrivo di nuove gomme da 30 millimetri anche per le corse.

Per quanto riguarda la sella, utilizza una Fizik Argo R1 Adaptive 3D con punta più bassa di circa 1,5 centimetri. Il pacco pignoni è il classico 11-34 Shimano, abbinato ovviamente al Dura Ace Di2, il top di gamma del marchio giapponese. Del Toro adotta inoltre una soluzione personale: un secondo comando aggiuntivo all’interno della piega per cambiare in presa bassa o durante gli attacchi.

«Di base – conclude Chiesa – Isaac è un ragazzo d’oro. Usa sempre lo stesso setup, cambia pochissimo e quando chiede qualcosa ti ringrazia sempre. Fossero tutti così».

Pogacar, Matxin, UAE

Del Toro, Pogacar, le 100 vittorie… In casa UAE con Matxin

06.01.2026
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BENIDORM (Spagna) – Parlare con Joxean Fernandez Matxin significa avere una visione tecnica completa. E se questa riguarda la prima squadra al mondo, la UAE Emirates, capite bene quanto sia rilevante. Gestione degli atleti, la sfida alle 100 vittorie, Tadej Pogacar, le grandi corse a tappe: ne emerge un quadro a tutto tondo estremamente interessante.

Matxin è colui che, assieme ai tecnici, tesse i programmi della squadra e dei singoli atleti, definendo le formazioni nelle varie corse. Un ruolo delicatissimo, un vero puzzle in cui deve conciliare le richieste e le ambizioni dei corridori, l’alternanza anche dei più giovani e gli obiettivi tecnici e sportivi. Dalla sua ha però i migliori corridori del pianeta e, alla fine, qualsiasi formazione venga allestita è la migliore o ci va molto, molto vicino. Nel calcio parleremmo di “panchina lunga”.

Pogacar, Matxin, UAE
Matxin è il direttore tecnico sportivo della UAE Emirates
Pogacar, Matxin, UAE
Matxin è il direttore tecnico sportivo della UAE Emirates
Joxean, siamo sinceri: dopo gli annunci di dicembre non ci aspettavamo di vedere Isaac Del Toro al Tour de France…

Perché no? (Interrompe la nostra domanda con curiosità, ndr).

Pensavamo che tornasse al Giro d’Italia per completare quanto fatto l’anno scorso, per una sorta di rivincita.

Per me invece è un processo naturale e perfetto. Vuelta al primo anno, Giro d’Italia al secondo e Tour de France al terzo. E’ il percorso giusto, non trovate? Tra l’altro avevo già detto proprio a voi che questo è un po’ il mio schema con i giovani.

Ma Isaac non voleva tornare al Giro?

Inizialmente sì. Ci abbiamo pensato e ne abbiamo parlato. L’idea era di portare sia Joao Almeida che Del Toro al Giro d’Italia per cercare di vincere. Poi però sono entrate in ballo altre valutazioni. Parliamo di un ragazzo di 22 anni, per di più messicano, proveniente da un Paese che sta vivendo un grande entusiasmo ciclistico proprio grazie a Isaac, ma che non ha ancora una grande tradizione. E se arrivasse secondo?

Pogacar, Matxin, UAE
Pogacar, Del Toro e, dietro, Almeida. I primi due saranno al Tour, l’altro sarà al Giro (foto Fizza)
Pogacar, Matxin, UAE
Pogacar, Del Toro e, dietro, Almeida. I primi due saranno al Tour, l’altro sarà al Giro (foto Fizza)
Sarebbe un insuccesso?

Non sarebbe compreso. Lui, per loro, deve vincere. Sapete, non dobbiamo e non vogliamo mettere Del Toro in una situazione in cui deve fare qualcosa per forza. Si deve godere il ciclismo, affrontare ogni corsa con passione e serenità. Andare ora al Tour de France al fianco del miglior corridore al mondo, con la migliore squadra al mondo, per noi è un’opportunità.

Ma non avrà pressione?

Non credo, perché il faro, non solo nostro ma del ciclismo intero, è Pogacar. Quindi Del Toro al Tour non significa responsabilità, ma fiducia ed esperienza per il futuro.

Esperienza e basta?

E’ chiaro che non sarà solo un gregario. Non gli chiediamo nulla se non di stare lì. E’ un talento gigantesco e, come Joao, si merita questa opportunità.

A proposito di Almeida: è lui il leader al Giro. Ora è maturo…

Abbiamo una grandissima squadra per il Giro d’Italia e lui è il nostro capitano. Ovviamente se ci sarà Jonas Vingegaard sarà un rivale difficilissimo, ma dobbiamo confrontarci sempre con i migliori corridori al mondo.

Campionati Europei 2025, Tadej Pogacar
Anche se quei in giorni aveva la maglia della Slovenia, le vittorie di Pogacar a mondiale ed europeo per Matxin sono da inserire nella lista di quelle UAE
Campionati Europei 2025, Tadej Pogacar
Anche se quei in giorni aveva la maglia della Slovenia, le vittorie di Pogacar a mondiale ed europeo per Matxin sono da inserire nella lista di quelle UAE
Quest’anno ci siete andati vicinissimi: le cento vittorie possono essere uno stimolo reale?

Alla fine è anche difficile vincere di più. Gli stimoli servono. Nel 2025 abbiamo conquistato 97 vittorie, ma io considero nostre anche quelle al mondiale e all’europeo, perché sono successi di corridori che lavorano con noi, si allenano con noi e corrono con noi. Faccio fatica a non contarle. Alla fine 97 o 100 è solo un numero. Io sarò soddisfatto se vinceremo una corsa in più dell’anno scorso.

Non è poco…

Lo so, è difficile. Però se l’abbiamo fatto quest’anno, perché non dovremmo riuscirci l’anno prossimo? Credo sinceramente che ci siamo adeguati molto bene al ciclismo moderno. Mi spiego: senza due velocisti oggi sembra quasi impossibile vincere tanto. Se guardi i palmarès del passato trovi Cavendish, Petacchi… e tra di loro non c’era un mezzo scalatore neanche da lontano. Invece le corse sono cambiate. E per questo dico che ci siamo adeguati. Noi abbiamo colto questi successi con scalatori e non solo.

Almeida ha detto che cercate sempre di portare i migliori uomini in tutte le corse. Questo è il tuo scacchiere: come scegli gli uomini giusti?

Parlando chiaro con loro. Vi faccio un esempio. In Andalucía – Ruta del Sol correvamo per Pavel Sivakov e per Tim Wellens. Pavel aveva preso la maglia di leader, poi negli ultimi due giorni si è ammalato e aveva la febbre. Quando si è staccato, tutti lo hanno aspettato. Questo perché correvamo per lui e perché gli altri sapevano che quella era la sua gara. Dall’altra parte, quando chiediamo a Sivakov di lavorare per i compagni, sa perfettamente che dovrà dare tutto per loro. Questo è reciprocità e significa parlare chiaro.

Pogacar, Matxin, UAE
Pavel Sivakov, per Matxin un vero uomo squadra che sa essere leader e aiutare (foto Fizza)
Pogacar, Matxin, UAE
Pavel Sivakov, per Matxin un vero uomo squadra che sa essere leader e aiutare (foto Fizza)
Tutti sanno tutto di tutti?

Quando un corridore va ad una corsa sapendo che deve tirare o aiutare, ha le idee chiare e non corre pensando tra sé e sé: «Magari mi danno un’opportunità». E, aggiungo, i ragazzi sanno perfettamente già da dicembre in quali corse dovranno tirare e in quali avranno le proprie chances.

Capitolo Pogacar. I vostri responsabili della preparazione dicono che ha ancora margini. Dove può migliorare?

E’ un discorso molto tecnico. Non saprei dire se parliamo di un 1 per cento o di uno 0,2 per cento. Ma so che se migliora, migliora tanto. Perché è già il primo corridore al mondo e ogni piccolo step, a questo livello, vale tantissimo. Personalmente credo che Pogacar possa ancora crescere.

Ma secondo te, Tadej guarda gli altri? Perché è vero che è il numero uno, ma tutti gli altri vogliono arrivare dove è lui….

Assolutamente sì. Lo abbiamo capito quando siamo diventati la miglior squadra al mondo: arrivare in alto è difficile, ma restarci lo è ancora di più. Posso assicurarvi che Tadej è pienamente consapevole di questa situazione.

Filippo Baroncini
La UAE e Matxin credono molto nel pieno recupero di Baroncini
Filippo Baroncini
La UAE e Matxin credono molto nel pieno recupero di Baroncini
Ultima domanda, sull’italiano del gruppo: Filippo Baroncini. Come sta e che programmi ha?

Non ha un programma rigido. O meglio, ce l’ha, ma non deve in alcun modo creargli fretta o stress. Non deve avere l’ansia di rientrare a una data precisa. Altrimenti rischierebbe di sentirsi in debito con noi e con se stesso.

Tu come lo vedi?

Lo vedo bene. Muscolarmente ha recuperato quasi tutto, siamo oltre il 90 per cento. Ora restano aspetti scientifici, medici e fisiologici che richiedono tempi specifici. Non parliamo di una febbre o di una clavicola rotta: è stato in coma e il recupero è completamente diverso. Posso dirvi che crediamo molto in Baroncini. Non a caso gli abbiamo fatto due anni di contratto. Vogliamo solo che sia tranquillo, che recuperi e che l’aspetto umano, in questo momento, venga prima di quello sportivo.

Isaac Del Toro

L’investitura di Tadej, l’eredità che scotta: a tutto Del Toro

23.12.2025
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BENIDORM (Spagna) – Anche prima di partire sono vicini, parlottano, si scambiano due battute. Si percepisce un certo feeling fra Isaac Del Toro e Tadej Pogacar. Lo sloveno è il faro del ciclismo mondiale, come lo ha definito anche Matxin, il messicano è l’astro nascente. «Il secondo corridore più forte al mondo», a sentir parlare i meccanici della UAE Emirates.

Quella mattina, di ormai qualche giorno fa, tutti si aspettavano l’annuncio della presenza di Del Toro al Giro d’Italia. A uno così bisognava concedere la rivincita. Il Giro lo può vincere. Era pronto l’anno scorso, senza il pasticcio tattico del Colle delle Finestre, figuriamoci con un anno in più di esperienza e consapevolezza. E invece la conferenza stampa di metà dicembre ha spiazzato un po’ tutti. «Andrò al Tour de France, al fianco di Tadej Pogacar».

In realtà a rivelare indirettamente i piani del messicano era stato poco prima Joao Almeida, quando aveva spiegato che in Italia sarebbe stato lui il leader. A quel punto era chiaro che Isaac avrebbe preso la strada della Francia.

Isaac Del Toro
Isaac Del Toro (classe 2003) durante il media day indetto dalla UAE Emirates
Isaac Del Toro
Isaac Del Toro (classe 2003) durante il media day indetto dalla UAE Emirates

Leader (quasi) sempre

E’ un calendario costruito con attenzione chirurgica quello annunciato da Isaac Del Toro per la prossima stagione. Fino al Tour de France i giorni di corsa solo quattro brevi corse a tappe e due in linea. Nessuna gara è “buttata lì” per fare numero, ma neanche nessun carico eccessivo di responsabilità premature. La UAE Emirates ha deciso di accompagnare la crescita del messicano senza accelerazioni forzate, scegliendo tappe funzionali allo sviluppo fisico e mentale del corridore. Ma sempre trattandolo da leader… salvo quando c’è Tadej ovviamente. Cosa che ci ha detto anche Matxin.

Quali sono dunque queste sei gare? Inizierà all’UAE Tour poi Strade Bianche, Tirreno, Sanremo e Paesi Baschi. Niente Liegi e niente Giro dunque. Da lì in poi testa al Tour de France, passando dal Delfinato… anzi dal ribattezzato Tour Auvergne-Rhone-Alpes. In pratica sarà sempre leader tranne nelle due gare in linea quando ci sarà Pogacar appunto. E al Tour.

ll messicano sarà chiamato a essere protagonista al Tour de France: «Sono molto contento di andare al Tour – ha detto Isaac – per me sarà una grande opportunità. Correndo insieme a Tadej avrò modo d’imparare tanto e di vedere come si gestisce la squadra. So che ci saranno tante pressioni, ma questo non mi preoccupa.. almeno adesso. La cosa bella è la fiducia che la squadra ha riposto in me».

Campionati del mondo Kigali 2025 strada professionisti, attacco Isaac Del Toro, Tadej Pogacar, Juan Ajuso
Al mondiale in Rwanda sono emersi i valori di questi atleti e Del Toro è stato l’ultimo a mollare la ruota di Pogacar
Campionati del mondo Kigali 2025 strada professionisti, attacco Isaac Del Toro, Tadej Pogacar, Juan Ajuso
Al mondiale in Rwanda sono emersi i valori di questi atleti e Del Toro è stato l’ultimo a mollare la ruota di Pogacar

Il feeling con Pogacar

E’ impossibile non notarlo: fra Del Toro e Tadej Pogacar c’è sintonia. Non solo in corsa, ma anche fuori. Allenamenti condivisi, battute prima del via, confronti continui. Lo sloveno lo ha preso sotto la sua ala senza bisogno di proclami, con la naturalezza di chi riconosce il talento vero. Per Isaac, correre il Tour de France al fianco del campione del mondo rappresenta non solo un’opportunità, ma anche un sogno.

Il suo ruolo sarà chiaro: supporto nelle tappe chiave, presenza costante nelle giornate di montagna, capacità di stare davanti quando la corsa si fa dura. Del Toro ha dimostrato di avere motore, personalità e una sorprendente maturità. Pogacar lo stima e lo ascolta, e questo per un giovane corridore vale quanto una vittoria.

«Io dovrò stare vicino a Tadej – va avanti Del Toro – e basta. Stare lì, osservare, imparare e aiutarlo quando servirà. Per me correre il Tour è sempre stato un sogno sin da bambino, farlo con la maglia di campione nazionale messicano sarà speciale. Lì ci sono i corridori migliori del mondo e io voglio arrivare al loro livello».

E qui scatta la domanda se ancora non ci si senta visto quanto ha vinto e come vada forte, ma Isaac con umiltà (forse anche troppa) ribatte che ancora non è e non si sente un top rider. La Grande Boucle dunque è un passaggio fondamentale nel percorso di crescita per Isaac. Soprattutto nella sue mente.

Isaac Del Toro conquista il Giro dell'Emilia. 14a vittoria stagionale, 88a della UAE nel 2025
Del Toro in questa stagione ha conquistato 16 vittorie (qui l’Emilia) chiuso il Giro al 2° posto e il ranking UCI al 3°
Isaac Del Toro conquista il Giro dell'Emilia. 14a vittoria stagionale, 88a della UAE nel 2025
Del Toro in questa stagione ha conquistato 16 vittorie (qui l’Emilia) chiuso il Giro al 2° posto e il ranking UCI al 3°

La rinuncia al Giro

E’ proprio questa scelta a fare più rumore: Isaac Del Toro non sarà al Giro d’Italia. Una decisione che pesa, soprattutto dopo quanto accaduto l’anno scorso. Il messicano aveva dimostrato di poter lottare per la vittoria finale, di reggere tre settimane ad altissima intensità e di avere già allora la stoffa del campione. Il Colle delle Finestre resta una ferita aperta, anche se lui ha ribadito che non è così. Ma che si è trattato di un errore di gioventù.

«Nella seconda metà della stagione – ha detto Del Toro – ho cercato di risolvere molti dei problemi incontrati durante il Giro e di credere di più in me stesso. Alla fine, ha funzionato, quindi vediamo se riesco a farlo di nuovo».

Molti si aspettavano la rivincita immediata, il ritorno in Italia con il dente avvelenato. Invece la UAE ha scelto un’altra strada, più prudente ma forse più lungimirante. Niente Giro significa meno pressione, meno aspettative, e in tal senso l’idea di portarlo in Francia non è poi sbagliata. Del Toro avrà tempo per tornare in Italia, da leader designato e con una struttura costruita interamente attorno a lui. Oggi la priorità è crescere senza bruciarsi, accumulare esperienza e diventare un corridore ancora più completo.

«E’ stata una scelta presa in accordo con la squadra quella di andare al Tour e credo anche di Tadej. E va benissimo così. Prima comunque avrò altre opportunità. Il mio primo obiettivo è farmi trovare pronto. Sanremo? Tadej vuole che ci sia. Cercherò di aiutarlo a vincerla in tutti i modi. Lui ci tiene moltissimo, ma non è un’ossessione».

Isaac Del Toro
L’immagine non sarà di qualità, ma guardate la gente che ha riportato il ragazzo di Ensenada (cittadina sulla costa del Pacifico) sulle strade messicane (foto Instagram)

La fama, il Messico, le Olimpiadi

Uscendo dal seminato delle conferenza stampa vera e propria, nella quale Del Toro ha rimarcato più volte il concetto di stare vicino alla squadra e a Pogacar, di crescere, di voler continuare a migliorare, è bene secondo noi parlare del “fenomeno mediatico Del Toro”. Dell’appeal che riscuote questo atleta.

Sono incredibili la curiosità e il movimento che gli si sono creati intorno. Il modo con cui in squadra è considerato da staff e altri corridori. Quando Pogacar dice: «Spero e penso che Del Toro possa essere più bravo di me», è più di un semplice augurio nei confronti di un compagno con cui ti trovi bene, è un’investitura ufficiale. E allora ecco che tornano in mente le parole dei meccanici: «E’ il secondo corridore più forte al mondo». E Isaac: «Chi non vorrebbe essere l’erede di Tadej!».

Giusto qualche giorno fa, appena rientrato in Messico, un tifoso lo ha ha fermato per strada. Snocciolando in un video sul momento il suo palmares, l’incredulità nel trovarselo di fronte. Come accade per i grandissimi, un fenomeno che va oltre il ciclismo. Lo fermano per strada, come detto, gli chiedono foto, autografi, parole di incoraggiamento, i social che salgono di follower giorno dopo giorno. La sua crescita ha acceso l’interesse di un Paese intero, che da anni aspettava un campione capace di competere ai massimi livelli del ciclismo mondiale.

Per adesso Del Toro vive con naturalezza tutto questo, ma anche con grande senso di responsabilità. Sa di rappresentare molto più di se stesso, di essere un simbolo per una nuova generazione di corridori latinoamericani. E’ anche per questo che nel suo orizzonte compare l’obiettivo olimpico di Los Angeles 2028, cosa di cui in Messico hanno già parlato.

Alessandro Covi, UAE Team Emirates 2025

Dal primo all’ultimo giorno: il viaggio in UAE di Covi

24.10.2025
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I giorni di vacanza di Alessandro Covi sono iniziati con una piccola operazione, infatti il corridore di Taino una volta parcheggiata la bicicletta al termine della Veneto Classic ha tolto il dente del giudizio. Un intervento semplice e rapido, che però ha dovuto attendere la fine della stagione agonistica per essere effettuato. Ora è alle prese con la convalescenza e tutto procede serenamente. 

«Mi sono rivolto a Stefano Speroni, il dentista del Giro d’Italia – racconta Alessandro Covi – abita vicino a casa dei miei genitori, così ne ho approfittato per fermarmi da loro e togliere il dente del giudizio. Mi aveva dato un po’ di fastidio in un paio di momenti durante l’anno, la scelta migliore è stata di aspettare e toglierlo una volta finite le gare».

Alessandro Covi, Veneto Classic 2025
La Veneto Classic dello scorso 19 ottobre è stata l’ultima corsa in maglia UAE per Covi
Alessandro Covi, Veneto Classic 2025
La Veneto Classic dello scorso 19 ottobre è stata l’ultima corsa in maglia UAE per Covi

Un inverno diverso

Il periodo di stacco per Alessandro Covi non sarà tanto differente rispetto agli altri anni, a breve partirà per le vacanze e poi una volta tornato sarà il momento di ripartire con gli allenamenti. Ma la grande differenza sarà che dopo sei stagioni lascerà il UAE Team Emirates per vestire la maglia della Jayco AlUla. Negli ultimi mesi ha avuto modo di metabolizzare una scelta partita qualche mese fa e che si è concretizzata e lo ha messo davanti alla voglia di ripartire verso nuovi obiettivi.

«Mi sono goduto ogni singola gara nell’ultimo mese e mezzo – dice Covi – perché in tutte le occasioni c’era qualcuno da salutare, compagno o membro dello staff, che poi non avrei rivisto. Anche ora arrivano continuamente chiamate da tante persone giusto per un saluto. Alla fine il lavoro non cambierà, ci vedremo in gruppo, però è finito qualcosa che è stato davvero bello. Però più che le corse, il bello lo fanno i momenti passati insieme fuori. Quando vai a una gara ci sono quelle quattro o cinque ore in bici, ma ne facciamo almeno quarantotto tutti insieme. Sono quelli i momenti che ricordi con maggiore gioia e che creano legami profondi».

Il Puma di Taino ha contribuito alla stagione record della UAE con due successi, questa la vittoria di tappa alla Vuelta Asturias
Il Puma di Taino ha contribuito alla stagione record della UAE con due successi, questa la vittoria di tappa alla Vuelta Asturias
C’è qualcuno che ti porterai nel cuore?

Tutti, perché lavori e crei un legame con ogni membro del team. La cosa bella è che addirittura qualcuno di loro lo ritroverò anche in Jayco. L’elenco delle persone è davvero infinito.

Come ci si saluta dopo sei anni?

Con grandi abbracci e sorrisi, non è un funerale. Quello che ci unisce è un grande affetto reciproco e la felicità di aver passato dei bei momenti insieme. Mi mancheranno tutti quelli che lascio in UAE. 

Alessandro Covi, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates 2025
Nella restante parte della stagione Covi ha affiancato spesso Del Toro nei suoi successi
Alessandro Covi, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates 2025
Nella restante parte della stagione Covi ha affiancato spesso Del Toro nei suoi successi
Lasci la squadra numero uno al mondo, dopo una stagione da record di vittorie. 

E’ stato bello far parte di questa trasformazione che ci ha portati ad essere la miglior squadra del mondo. Anno dopo anno siamo cresciuti, è vero, ma a inizio stagione non pensavamo di poter fare così bene. Dall’interno è stato un viaggio interessante, nel quale ho scoperto cosa vuol dire avere una mentalità vincente e correre per cercare il massimo risultato. Abbiamo messo insieme 96 vittorie (l’ultima nella notte con Del Toro che ha conquistato i campionati nazionali messicani, ndr). 

E’ un momento storico del ciclismo…

Vero, e sono orgoglioso di aver preso parte a questa annata e di aver contribuito al conteggio con due vittorie. Anche se la mia firma è in almeno altre trenta, perché sono stato presente in 15 dei sedici 16 di Del Toro. Pogacar l’ho vissuto di più fuori dalle gare, visto che entrambi viviamo a Montecarlo ed è capitato di allenarci insieme. 

Il lavoro di Covi a supporto dei compagni è stato prezioso in questa stagione dei record
Il lavoro di Covi a supporto dei compagni è stato prezioso in questa stagione dei record
Li hai visti da vicino, cosa li accomuna?

Hanno entrambi una mentalità vincente, Pogacar è il numero uno della storia probabilmente. E la cosa incredibile è quanto sia spensierato. Vive alla leggera nonostante il mondo che lo circonda sia frenetico. Un’altra cosa che accomuna Pogacar e Del Toro è la voglia di vivere una vita normale, senza pressioni. In Del Toro riconosco un talento simile a quello di Pogacar, anche se ora Tadej è ancora un gradino sopra. 

Cosa ti ha impressionato maggiormente di Del Toro?

La sua crescita è stata esponenziale in queste due stagioni. Però la cosa che mi ha colpito di più è come si comporta con i compagni, è sempre disponibile, sorridente e gentile. Anche su questo lato lui e Pogacar sono molto simili. Figuratevi che una volta Tadej mi ha anche tirato una volata, per farvi capire quanto sia umile e disponibile. 

Alessandro Covi, Saudi Tour 2020, UAE Team Emirates
Saudi Tour 2020, la prima gara in maglia UAE per Alessandro Covi
Alessandro Covi, Saudi Tour 2020, UAE Team Emirates
Saudi Tour 2020, la prima gara in maglia UAE per Alessandro Covi
Quando?

Alla Vuelta Andalucia del 2023. Aveva vinto tre tappe su quattro e nella frazione conclusiva doveva essere lui a fare la volata finale. Pogacar nella riunione sul bus, mentre parlavamo della tattica in corsa ha detto: «Oggi facciamo la volata per il Puma (il soprannome di Covi, ndr)». Così nel finale hanno fatto il treno prima Pogacar e poi Wellens per lanciarmi. Sono arrivato secondo alle spalle di Fraile, è stata la sua ultima vittoria in carriera. Scherzando a volte gliela ricordo.

Quanto porterai in Jayco in questi sei anni?

Penso un’infinità di cose e tutto quello che ho imparato lo metterò a disposizione del team. Spero di avere anche più spazio per me e di poter diventare un buon corridore, a 27 anni è il momento giusto. 

Che ricordo hai del Covi che passa dall’essere un under 23 al far parte del UAE Team Emirates?

Ero già entrato in orbita UAE nel 2018, quando correvo in Colpack e andai a fare uno stage da loro. La formazione bergamasca era una specie di vivaio della UAE Emirates, che poi era la ex Lampre. Ricordo il giorno in cui ho firmato, sono andato al magazzino del team insieme a Bevilacqua e ho incontrato Gianetti e Saronni

Alessandro Covi, Murcia 2022, UAE Team Emirates
Vuelta Ciclista a la Region de Murcia 2022, Covi vince la sua prima gara da professionista davanti a Trentin
Alessandro Covi, Murcia 2022, UAE Team Emirates
Vuelta Ciclista a la Region de Murcia 2022, Covi vince la sua prima gara da professionista davanti a Trentin
Un impatto grande?

Immenso, da piccolo ero tifoso della Lampre e conoscevo i corridori per nome e fama. Entrare a far parte di quella squadra fu un onore immenso, ricordo che ai primi ritiri e gare avevo quasi timore nell’approcciarmi a quei campioni. A cena non sapevo dove sedermi, da qualsiasi parte mi girassi ero circondato da grandi corridori: Rui Costa, Kristoff, Ulissi, Gaviria, Aru…

Hai già messo il naso nel mondo Jayco?

Non ancora, c’erano le visite mediche della squadra il giorno dopo il Lombardia ma io ero impegnato in corsa alla Parigi-Tours (terminata al decimo posto, ndr). Avrò modo di farlo nei primi ritiri dell’anno, a novembre.

Del Toro “infilza” anche il Veneto e chiude una super stagione

15.10.2025
5 min
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VERONA – Sul traguardo all’ombra dell’Arena non poteva che entrarci tutto solo Isaac Del Toro. I giochi di parole per questo giovanotto di 21 anni che arriva dalla Baja California si sprecano, esattamente come gli elogi. Con quella al Giro del Veneto, sono 16 le vittorie conquistate dal messicano del UAE Team Emirates XRG.

Se non c’è Pogacar al via, quando si guarda la startlist di gare altimetricamente molto mosse e si legge il nome di Del Toro, si può già sapere in che direzione andrà la corsa. Lo schema è sempre quello, forse proprio come ci diceva in mattinata Baldato: la miglior difesa è l’attacco. E allora, ripresa la classica fuga di giornata, quando la testa della corsa sale per la quinta ed ultima volta sulle Torricelle, ad 11 chilometri dalla fine si scatena Isaac. Un copione già visto con lui per sette volte negli ultimi quaranta giorni.

E oltretutto, a scanso di equivoci dopo aver superato quello ufficiale della Columbia HTC del 2009, con questa affermazione la UAE raggiunge quota 95 successi stagionali, andando ad eguagliare quello della Mapei-GB nel 1997, che però contò anche gare minori. Insomma, se vogliono prendersi il record dei record, hanno ancora qualche occasione, a cominciare dal Veneto Classic di domenica.

All'ultimo giro sulle Torricelle parte Del Toro e fa il vuoto. All'arrivo Sivakov fa secondo e completa la festa per la UAE
All’ultimo giro sulle Torricelle parte Del Toro e fa il vuoto. All’arrivo Sivakov fa secondo e completa la festa per la UAE
All'ultimo giro sulle Torricelle parte Del Toro e fa il vuoto. All'arrivo Sivakov fa secondo e completa la festa per la UAE
All’ultimo giro sulle Torricelle parte Del Toro e fa il vuoto. All’arrivo Sivakov fa secondo e completa la festa per la UAE

Imparare dal più forte

La grandezza di un fuoriclasse è quella di saper far crescere il livello sia della squadra intesa come gruppo di persone, compreso lo staff, sia dei compagni. Qualcosa del genere era riuscito a farlo un “primo” sloveno, Roglic con l’allora Jumbo. Ora è il turno di un altro sloveno, ma più in grande. Correre assieme a Pogacar e viverlo durante i ritiri è una sorta di fonte di ispirazione per Del Toro.

«Fare le gare con Tadej – dice Isaac in conferenza stampa – è un gioco diverso con la squadra, specie in quelle più dure. Quando si corre con lui è incredibile, si può imparare tanto. Nelle ultime corse che ho fatto con Tadej, la squadra mi ha lasciato un po’ più libero da compiti, proprio per capire da vicino come farle al meglio. Ovvio che poi dobbiamo aiutarlo il più possibile quando lui è in difficoltà».

Per Del Toro quella al Giro del Veneto è la 16a vittoria ed anche la sua ultima gara delle 71 disputate in stagione
Per Del Toro quella al Giro del Veneto è la 16a vittoria ed anche la sua ultima gara delle 71 disputate in stagione
Per Del Toro quella al Giro del Veneto è la 16a vittoria ed anche la sua ultima gara delle 71 disputate in stagione
Per Del Toro quella al Giro del Veneto è la 16a vittoria ed anche la sua ultima gara delle 71 disputate in stagione

Dimensione in crescita

Al termine del Giro dell’Emilia, il direttore operativo Andrea Agostini ci aveva detto come il talento di Del Toro gli fosse scoppiato in mano dopo il Giro d’Italia, quanto avesse ancora margini di miglioramento.

«Penso che la mia crescita fisica – spiega Isaac ripensando alla Corsa Rosa e ciò che è arrivato successivamente – è andata molto meglio di quello che ci attendevamo. Sicuramente se dovessi ripetere una annata simile, posso crescere ancora più velocemente, ma quando la testa è stanca la voglia di faticare viene meno e allora bisogna pensare a recuperare.

«Ho ancora 21 anni – prosegue con un buon italiano imparato a San Marino – e né la mia squadra né il mio preparatore hanno voglia di farmi fare tante ore di allenamento. Anzi, penso di essere uno degli atleti della UAE che si allena di meno. E’ una cosa che stiamo gestendo proprio perché sono giovane e devo avere ancora voglia di allenarmi e correre quando avrò 25 anni. Devo saper aspettare e sono certo che crescerò ulteriormente».

In conferenza stampa Del Toro ha sottolineato l'importanza di recuperare e mantenere la voglia di allenarsi per il futuro
In conferenza stampa Del Toro ha sottolineato l’importanza di recuperare e mantenere la voglia di allenarsi per il futuro
In conferenza stampa Del Toro ha sottolineato l'importanza di recuperare e mantenere la voglia di allenarsi per il futuro
In conferenza stampa Del Toro ha sottolineato l’importanza di recuperare e mantenere la voglia di allenarsi per il futuro

Recupero psicofisico

Col Giro del Veneto va in archivio il 2025 di Del Toro, iniziato il 15 febbraio. Esattamente otto mesi agonistici per un totale di 71 giorni e 12148 chilometri di gara. Il diritto di pensare alle vacanze è sacrosanto.

«No, non mi dispiace non correre alla Veneto Classic – risponde accennando ad un sorriso – anche se arrivavo da un bel filotto di vittorie e buoni risultati. Sono contento di finire così la stagione perché altrimenti avrei messo più pressione a me e alla squadra. E’ vero che sarebbe stata una gara alla fine, ma meglio iniziare già a recuperare per i prossimi obiettivi. E poi così finisco con 16 vittorie, anche perché mi state dicendo che il 17 in alcuni casi può portare sfortuna e non voglio rischiare (dice ridendo, ndr).

«Per me le vacanze – finisce il discorso – sono un po’ diverse da quello che pensano tutti. Mi basta stare a casa con la famiglia. Sono di Ensenada (località sull’Oceano Pacifico, circa 100 chilometri a sud del confine tra California e Messico, ndr) e mi godrò il riposo laggiù. Ora come ora è troppo presto pensare a quali gare farò nel 2026 e se ve lo dicessi commetterei un errore perché ancora non so nulla».

Festa UAE anche al Veneto Women. Persico vince (la sua prima gara del 2025) e Gasparrini chiude terza dietro Reusser
Festa UAE anche al Veneto Women. Persico vince (la sua prima gara del 2025) e Gasparrini chiude terza dietro Reusser
Festa UAE anche al Veneto Women. Persico vince (la sua prima gara del 2025) e Gasparrini chiude terza dietro Reusser
Festa UAE anche al Veneto Women. Persico vince (la sua prima gara del 2025) e Gasparrini chiude terza dietro Reusser

Vittorie, pressioni e zero polemiche

Vale la pena anche chiarire alcune circostanze dell’ultimo periodo. Incentivi a vincere sempre e comunque a scapito di interessi generali o di malcontenti in gruppo. Le parole di Del Toro e Scaroni non lasciano adito a dubbi.

«La squadra – chiude Isaac – non ci ha mai messo pressione di ottenere un determinato numero di vittorie, tanto meno di arrivare a 100. Noi vogliamo fare bene ogni gara, grazie alle caratteristiche di ogni nostro corridore. Quando tutti stiamo bene è più facile centrare gli obiettivi, ma soprattutto più semplice lavorare bene».

«C’è stata tanta polemica in ciò che ho detto dopo il Gran Piemonte – ha specificato Scaroni in mixed zone – e alcuni hanno voluto strumentalizzare le mie parole. Intendevo dire che a fine 2025 chiuderanno in tre squadre, di cui due WorldTour, e credo che tutti abbiano bisogno di visibilità. Era solo un dato di fatto. Ho sottolineato più volte che i corridori UAE sono pagati per fare il miglior risultato e hanno fatto bene a farlo, però ho letto che molti media hanno preferito fare speculazioni. Non bisogna fermarsi solo al titolo. E comunque da parte mia c’è stata stima nei confronti della UAE dove ho tanti amici come lo stesso Del Toro oppure Covi. O come Matxin che è stato uno dei pochi di altre squadre a chiamarmi dopo il mio infortunio alla Strade Bianche».

Giro di Lombardia 2025, Tadej Pogacar vince a Bergamo

Pogacar sempre in fuga? La miglior difesa è l’attacco

15.10.2025
5 min
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Una stagione monumentale per Tadej Pogacar, un 2025 da record per la Uae Team Emirates-XRG. Non fosse bastato quanto visto prima di mondiali ed europei, vinti peraltro dallo stesso alieno sloveno, ecco il filotto degli ultimi 10 giorni. Dal 3 al 10 ottobre, la corazzata bianconera ha collezionato la bellezza di 8 successi, compresi la cinquina da leggenda al Lombardia di Pogi e l’acuto a Oropa di Adam Yates al Trofeo Tessile&Moda. Novantaquattro affermazioni in quest’anno solare e il numero potrebbe ancora crescere nelle ultime uscite di ottobre

Con Pogacar e Wellens, nel 2024 Baldato ha scortato l’iridato nel sopralluogo della Roubaix
Con Pogacar e Wellens, nel 2024 Baldato ha scortato l’iridato nel sopralluogo della Roubaix

La logica dietro l’attacco

Insieme a Fabio Baldato abbiamo provato ad analizzare non solo le fredde cifre, ma anche come arrivano queste vittorie, in particolare quelle del numero uno del ranking Uci. Se non fosse stata per la tenace azione del campione statunitense Quinn Simmons, il leitmotiv di sabato sarebbe stato quello di capire a che chilometro sarebbe partito Tadej. Ma perché, visto anche il suo incredibile spunto sugli arrivi esplosivi, non attende i chilometri finali e preferisce, invece, sfoderare attacchi da lontano che ricordano un ciclismo d’altri tempi. Smania di stravincere o scatto pianificato a tavolino?

«Ad una prima occhiata – comincia a spiegare Baldato – sembra che sia qualcosa di impulsivo. Se lo si analizza bene, lui parte da lontano quando non ha più compagni a disposizione. Lo si è visto anche ai mondiali. Nel momento in cui non c’è più nessuno che lo possa supportare, sa che tutti gli correrebbero contro perché è il più forte, per cui parte. E’ la logica, lui studia sempre l’attimo. Come alla Tre Valli, in cui si è mosso quando erano rimasti solo lui e Del Toro». 

Campionati del mondo Kigali 2025 strada professionisti, attacco Isaac Del Toro, Tadej Pogacar, Juan Ajuso
La fuga del mondiale. Prima con Del Toro e poi da solo: secondo Baldato, per Pogacar l’attacco resta la miglior difesa
Campionati del mondo Kigali 2025 strada professionisti, attacco Isaac Del Toro, Tadej Pogacar, Juan Ajuso
La fuga del mondiale. Prima con Del Toro e poi da solo: secondo Baldato, per Pogacar l’attacco resta la miglior difesa

Infallibile dopo le sei ore

E il copione si è ripetuto anche nella Monumento che ha chiuso la stagione. Jay Vine che si scosta perché ha finito il suo lavoro e Pogacar parte ai -37 chilometri dal traguardo, col messicano pronto a far da stopper su Remco e compagnia.

«Non è che si diverta sempre a partire a 60, 70 o 80 chilometri dall’arrivo solo per dare spettacolo – prosegue il cinquantasettenne ds veneto – si tratta di un ragionamento che arriva da lui, ma che è condiviso anche da noi in ammiraglia. E’ quasi obbligato a muoversi, per evitare di essere attaccato e isolato dagli altri. Si tratta di una situazione di corsa che lo porta a questa mossa che a molti può sembrare azzardata ma che, per uno come lui, non lo è affatto».

Ciò che stupisce di più è come in queste cronometro individuali riesca a tenere testa a gruppi più o meno folti e a specialisti del calibro di Evenepoel che detiene tutti i titoli possibili delle prove contro le lancette: «Quando la corsa è di sei ore, come avviene al Lombardia, ai mondiali o agli europei, entrano in scena altre dinamiche e pesa la gestione dello sforzo in questo ampio lasso di tempo. Tadej ha una grinta e una convinzione che non hanno eguali».

Giro di Lombardia 2025, Tadej Pogacar in azione sulla salita finale di Bergamo Alta
Il lavoro con Javier Sola e la maturazione hanno permesso a Pogacar di guadagnare in efficienza e definizione muscolare
Giro di Lombardia 2025, Tadej Pogacar in azione sulla salita finale di Bergamo Alta
Il lavoro con Javier Sola e la maturazione hanno permesso a Pogacar di guadagnare in efficienza e definizione muscolare

Maniacale per ogni aspetto

Certo è che se lo scorso anno aveva colpito la vittoria delle Strade Bianche con l’attacco da così lontano, quest’anno è diventato il marchio di fabbrica dei sigilli di Tadej nelle classiche: un aspetto su cui si è concentrato molto tanto lo scorso inverno.

«Lui lavora molto col suo allenatore personale, Javier Sola – prosegue Baldato – Tadej guarda, studia e prepara le corse nel minimo dettaglio. Javier gli dà le basi, ma poi sappiamo che tutti gli anni migliora. Il suo segreto è che al termine di ciascuna stagione fa tesoro di quello che ha fatto di buono e perfeziona quello che ha sbagliato. L’esperienza e gli anni di lavoro ti portano a capire quello che è meglio fare per alzare ancora il livello».

Da ex corridore e grande amante delle Monumento, Baldato stesso resta a bocca aperta nel vedere il continuo progresso del campione che si trova a guidare: «L’impegno e la costanza che mette ogni giorno sono qualcosa di straordinario. E’ un fenomeno, ma non si siede sugli allori ed è maniacale in qualunque aspetto. Dal mangiare all’allenarsi, fino alla vita quando non è in gara. Finché fa così, è imbattibile. L’aspetto che più affascina è che sta diventando sempre di più un uomo da classiche, dando spettacolo anche sul pavé, che è sempre stato il mio terreno prediletto quando correvo».

Parigi Roubaix 2025, Urska Zigart, Tadej POgacar
Il bello di Pogacar? Il divertimento. Dopo la prima Roubaix, sul prato del velodromo ha raccontato la corsa alla sua compagna
Il bello di Pogacar? Il divertimento. Dopo la prima Roubaix, sul prato del velodromo ha raccontato la corsa alla sua compagna

Nuovo assalto alla Roubaix

E a proposito di pietre, ecco che l’obiettivo del 2026, per Baldato, non è così irreale: «Non mi sono stupito a vederlo salire sul podio alla prima Roubaix, perché già in allenamento avevo visto quanto andava forte, anche se farlo al primo tentativo e senza esperienza pregressa, è qualcosa di superlativo. Il Fiandre l’ha vinto al secondo tentativo, vediamo che combinerà. Gli obiettivi chiedeteli a lui, ma io ci spero perché dovrei essere lì a guidarlo. Lo valuterà coi manager e con Matxin, ma credo che sia bello che l’ultima parola spetti a Tadej e lo squadra lo assecondi nei suoi desideri».

Nel 2025, per puntare su Sanremo e Roubaix, Pogacar ha rinunciato a Tirreno-Adriatico e Parigi-Nizza che aveva disputato nelle annate precedenti, riducendo i giorni di corsa per assecondare la voglia di dare spettacolo nelle Monumento. «Alla fine dell’anno, va a fare una sessantina di giorni di gara – spiega ancora Baldato – mentre noi abbiamo corridori che ne fanno anche 80-85. Però lui pianifica tutto e lo fa al meglio».

Isaac Del Toro conquista il Giro dell'Emilia. 14a vittoria stagionale, 88a della UAE nel 2025

Del Toro indomabile a San Luca. A Le Court l’Emilia Women

04.10.2025
7 min
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BOLOGNA – Aveva una cartuccia a sua disposizione e ha fatto centro, ancora una volta. Forse Isaac Del Toro non ha la “gamba” di un mese fa, ma per come si è preso il Giro dell’Emilia nessuno ci ha fatto caso. Quello in cima al Santuario di San Luca è il suo quattordicesimo bersaglio stagionale, il quinto negli ultimi trenta giorni.

Quando è entrato nei mille metri finali, Del Toro ha visto rosso diventando indomabile. Ha messo nel mirino Pidcock che aveva fatto il vuoto appena iniziata l’ascesa conclusiva, poi appena passata la chicane al 18% delle Orfanelle, il messicano della UAE Team Emirates XRG ha salutato la compagnia degli inseguitori. In poco più di un amen si è riportato sull’inglese della Q36.5 che nel frattempo aveva già iniziato a zigzagare. Il tempo di rifiatare e Del Toro è arrivato a braccia larghe. A Pidcock resta indigesta la presenza degli atleti UAE raccogliendo il secondo posto come l’anno scorso (dietro Pogacar), mentre un redivivo Martinez completa il podio di giornata regolando il resto della concorrenza.

Pidcock fa il vuoto sul San Luca, ma nell'ultimo chilometro Del Toro si riporta su di lui battendolo allo sprint
Pidcock fa il vuoto sul San Luca, ma nell’ultimo chilometro Del Toro si riporta su di lui battendolo allo sprint
Pidcock fa il vuoto sul San Luca, ma nell'ultimo chilometro Del Toro si riporta su di lui battendolo allo sprint
Pidcock fa il vuoto sul San Luca, ma nell’ultimo chilometro Del Toro si riporta su di lui battendolo allo sprint

Eroe nazionale

Si disseta dopo il traguardo Del Toro che abbraccia prima Adam Yates per il lavoro svolto per lui nel finale e poi la fidanzata Romina Hinojosa, che corre con la Lotto Ladies. Mentre andiamo verso il palco delle premiazioni scambiamo una chiacchiera con Giorgina Ruiz Sandoval di BiciGoga, web magazine messicano. Nel Paese centroamericano sono otto ore indietro rispetto all’Italia e il Giro dell’Emilia è andato in diretta televisiva.

Le imprese di Del Toro hanno obbligato la tv nazionale a prendere i diritti di tutte le gare in cui lui partecipa e laggiù hanno aperto il proprio sabato col sorriso. Non solo. Da quattro giorni, e dopo quattro anni di “nulla”, la federazione messicana ha riconosciuto una persona in qualità di responsabile. Una sorta di presidente pro-tempore prima che avvengano delle vere elezioni. Tutto ciò grazie ad Isaac.

«Non penso di essere un eroe nazionale – ci dice Del Toro dopo la celebrazione del podio – io penso solo a giocarmi le mie carte in ogni gara. Tuttavia so di avere un po’ più di responsabilità e cerco di fare il meglio per me e per il mio Paese. Sono in una posizione bellissima ora come ora. Sono orgoglioso di essere me stesso».

Martinez completa il podio del Giro dell'Emilia, mentre per la UAE è il successo numero 88 in stagione
Martinez completa il podio del Giro dell’Emilia, mentre per la UAE è il successo numero 88 in stagione
Martinez completa il podio del Giro dell'Emilia, mentre per la UAE è il successo numero 88 in stagione
Martinez completa il podio del Giro dell’Emilia, mentre per la UAE è il successo numero 88 in stagione

Lombardia per Tadej

Al mondiale aveva trovato la compagnia di Pogacar, ma qualcosa non è andato per il verso giusto. Adesso sembra tutto dimenticato e Del Toro guarda avanti.

«A Kigali ho avuto problemi di stomaco – spiega – ma credo di aver fatto una bella gara, come ne avevo fatte in precedenza. Sono contento nonostante tutto non fossi al 100 per cento. Non è una scusa perché finché mi sono sentito bene ero davanti e volevo fare una grande corsa. Ora mi concentro per le prossime gare».

In totale dovrebbe avere ancora sei gare in programma. Già domani dovrebbe correre la Agostoni, poi Tre Valli e Gran Piemonte prima di fare rotta sul Lombardia.

«No, non parto al pari di Tadej – risponde in maniera pronta e decisa – lui è il capitano e ovviamente lo aiuterò a vincere. Sono pronto».

Del Toro abbraccia la fidanzata Romina Hinojosa (che corre con la Lotto Ladies). La vittoria è dedicata a lei
Del Toro abbraccia la fidanzata Romina Hinojosa (che corre con la Lotto Ladies). La vittoria è dedicata a lei
Del Toro abbraccia la fidanzata Romina Hinojosa (che corre con la Lotto Ladies). La vittoria è dedicata a lei
Del Toro abbraccia la fidanzata Romina Hinojosa (che corre con la Lotto Ladies). La vittoria è dedicata a lei

Tra Emilia e Romagna

Il San Luca è la collina simbolo di Bologna dalla quale buttiamo lo sguardo verso l’orizzonte romagnolo o più precisamente verso San Marino dove Del Toro ha abitato ai tempi della Monex. Lo proviamo a stuzzicare scherzosamente.

«No no – replica sorridendo – mi sento messicano. Certo, guardando indietro, non posso dire che mi senta di qualche altra parte visto che sono cresciuto a San Marino e in Romagna. Mi è piaciuta tantissimo la zona e sono contento di esserci stato, tant’è che ho ancora molti amici. Però non posso sentirmi un poco italiano. Sono un messicano che abita in Italia e che rompe… le scatole ai miei amici italiani.

«Piuttosto – conclude ritornando sulla gara – vorrei ringraziare tutte le persone che mi aiutano ogni giorno, dai compagni allo staff fino alla mia famiglia che mi segue sempre. La dedica però la faccio ad una persona importante che oggi era accanto a me (riferendosi alla fidanzata, ndr)».

Per Agostini (CFO della UAE) con Del Toro non si ripeterà un "caso Ayuso"
Per Agostini (CFO della UAE) con Del Toro non si ripeterà un “caso Ayuso”
Per Agostini (CFO della UAE) con Del Toro non si ripeterà un "caso Ayuso"
Per Agostini (CFO della UAE) con Del Toro non si ripeterà un “caso Ayuso”

Agostini su Isaac

L’anno scorso ci eravamo trovati a San Luca a parlare con Gianetti su cosa rappresentasse Pogacar per la UAE. Questa volta ci imbattiamo con Andrea Agostini e gli chiediamo la stessa cosa su Del Toro.

«Isaac – sottolinea il direttore operativo della UAE – per noi è una realtà importante della squadra. Dopo il secondo posto al Giro la sua dimensione è cambiata totalmente. E’ arrivato da noi con grandissime prospettive, con un processo di maturazione che sta bruciando, tenendo conto che farà 22 anni a novembre. E’ ancora nella fase di crescita, anche se ha dimostrato di saper reggere la pressione quando ricopre un ruolo importante.

«Oggi – va avanti Agostini – era l’uomo che doveva fare la corsa. Sapeva dove doveva partire se avesse avuto le gambe. Ed è partito esattamente in quel punto che aveva dichiarato, sapendo essere freddo. Oltre alle grandi capacità fisiche, ha una mentalità da vincente. Al mondiale ha dovuto fare i conti con problemi intestinali, tanto che a quattro chilometri dalla fine voleva entrare in uno dei bagni chimici posizionati sul circuito. Ma visto che mancava così poco alla fine, ha tirato dritto. Forse dopo i 200 chilometri gli manca ancora qualcosa, ma fa parte di quel processo di cui parlavo prima. Deve imparare ad alimentarsi bene in gara.

«Con Pogacar – continua nella analisi – ha un rapporto bellissimo di amicizia. Tadej stravede per Isaac e viceversa. Ovvio che quando Tadej va così, è Tadej per tutti e tutti si mettono a sua disposizione. Però Tadej ha dimostrato di saper restituire i favori ai propri compagni come con McNulty in Canada. Non ci sono problemi di convivenza fra loro due. E non credo che succederà ciò che è capitato con Ayuso. E’ una questione di personalità. Un campione deve avere un ego importante, ma nelle caratteristiche del campione c’è chi ha voglia di aspettare e chi meno. Isaac è un ragazzo totalmente integrato nel nostro gruppo».

Il trionfo di Kim

Prima dell’arrivo dei maschi, la scena è tutta per le donne. La concomitanza con la prova dell’europeo rovina un po’ la lista delle partenti, che tuttavia è di alto livello. La canadese Vallieres sfoggia per la prima volta la sua maglia di campionessa del mondo conquistata con coraggio sette giorni fa a Kigali. Stavolta però il canovaccio della gara prende la piega più classica alle latitudini dell’Emilia.

Evade la fuga di giornata con cinque atlete che accumula un vantaggio gestibile dal gruppo in qualsiasi momento. Proprio all’imbocco della prima delle due scalate a San Luca, sono tutte compatte e la selezione avviene sia naturalmente sia per effetto di qualche accelerazione. Scollinano in un drappello di una decina scarsa di atlete che si giocheranno il successo. Risalendo verso il traguardo si avvantaggiano in cinque: Swinkels (UAE Team Adq), Isabella Holmgren e Fisher-Black (Lidl-Trek), Le Court (AG Insurance), Kastelijn (Fenix-Deceuninck).

Le pendenze più severe favoriscono Le Court e Fisher-Black. La mauriziana allunga nuovamente andando a trionfare, mentre la neozelandese raccoglie un altro secondo posto dopo l’argento mondiale. Arrivano tutte alla spicciolata, con Kastelijn che trova l’ultimo gradino del podio.

«L’Italia mi porta bene – racconta Le Court dopo le premiazioni – dopo la tappa al Giro Women dell’anno scorso, ho vinto un’altra bella gara. Il vostro è un Paese che mi piace, potrei venirci a fare le vacanze, magari scoprendolo meglio pedalando con più calma. Oggi ringrazio tutte le mie compagne che hanno fatto un gran lavoro andando a ricucire prima delle due salite finali. Mi sentivo bene e quando mi si è presentata l’occasione ho piazzato l’affondo decisivo».

Majka sceglie la famiglia, ma non esclude di tornare (da diesse)

17.09.2025
6 min
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Nella sua storia di corridore, Rafal Majka ha corso per tanti capitani, ma tre sopra tutti. Contador, Sagan e Pogacar. Nulla in comune, ride il polacco che a fine anno lascerà il ciclismo, se non la determinazione nel vincere. Per loro a un certo punto ha messo via la voglia d’essere leader ed il suo è diventato il viaggio del più forte gregario del gruppo. Quello che dà la svolta alla corsa e costringe i rivali al fuorigiri. Quello cui un giorno Pogacar ha detto di calare un po’, che bastava anche meno. Tre sono state anche le squadre in cui Majka ha corso a partire dal 2011. La Saxo Bank di Bjarne Riis. La Bora Hansgrohe di Ralf Denk. Il UAE Team Emirates di Mauro Gianetti.

Da oggi, Majka è impegnato nello Skoda Tour de Luxembourg, dopo aver scortato Isaac Del Toro alla raffica di vittorie in Toscana, da Larciano a Peccioli, passando per il Giro della Toscana dedicato ad Alfredo Martini. Lo raggiungiamo prima di cena alla vigilia della corsa, con la curiosità di sapere perché ritirarsi, avendo dimostrato anche quest’anno un livello da assoluto numero uno.

Da oggi Majka è in gara al Tour of Luxembourg, dopo aver aiutato Del Toro in Toscana. Qui a Peccioli
Da oggi Majka è in gara al Tour of Luxembourg, dopo aver aiutato Del Toro in Toscana. Qui a Peccioli
Rafal, come mai?

Ho fatto una bella stagione (sorride, ndr). Anche in Polonia, Austria e le corse successive, sono sempre stato davanti. Però, ti dico la verità, avevo già deciso a gennaio e l’ho comunicato alla squadra. Avevo anche la proposta per l’anno prossimo, perché il grande Mauro (Gianetti, ndr) mi ha detto che il mio posto c’è sempre. La motivazione per andare in bici e allenarmi c’è, però la decisione è arrivata dalla famiglia, dalla voglia stare con i bimbi. Sono 24 anni che sono fuori e non è facile.

Siete stati a lungo separati?

In realtà no. A parte i primi tre anni che ho passato in Italia, poi sono stato in Polonia. Però sempre girando il mondo, più di otto mesi all’anno fuori casa. La routine normale di un corridore. Non sono ancora stanco, però voglio passare un po’ tempo con i bimbi. Vanno a scuola, hanno cinque e nove anni, il tempo passa veloce.

Ti stai abituando all’idea che sono le ultime corse?

Sto veramente bene. Dopo il Giro, abbiamo vinto ancora con Del Toro. Ho fatto il podio al Giro dell’Austria. In Polonia tutti sapevano che avrei smesso e ogni giorno è stato una festa. Poi abbiamo vinto in Toscana e Isaac volava. Adesso sono in Lussemburgo, con una squadra veramente forte. Sono contento di smettere con una squadra che è ancora prima al mondo e che vince tutto.

La UAE Emirates è solo la terza squadra di una carriera molto lunga: come mai hai cambiato così poco?

Sono stato per sei anni alla Saxo Bank che poi è diventata Tinkoff perché stavo bene e avevo sempre la fiducia. Dopo quattro anni sono diventato capitano e potevo anche aiutare Contador. Con la Bora ero un po’ più stressato, perché ero il solo capitano per le corse a tappe e dopo quattro anni ho sentito il bisogno di cambiare. Alla fine è arrivata una squadra, la Uae Emirates, in cui sapevo che c’erano un giovane di nome Pogacar. Pensavo fosse un buon corridore che avrebbe vinto una o due corse, invece mi sono ritrovato a correre con uno che vince tutto e che diventerà una leggenda. Per me è un divertimento correre con il migliore del mondo e migliore della storia. E’ veramente come una famiglia e so che mi mancherà. Perché Gianetti mi ha dato fiducia e come lui anche Matxin. Sono stati davvero cinque anni speciali.

Tre squadre e tre grandi capitani. C’è qualcosa in comune fra Contador, Sagan e Pogacar?

Tutti e tre sono forti con la testa. Impressionante la loro capacità di puntare un obiettivo. Tecnicamente Sagan è diverso dagli altri due, ma quando stava bene, poteva vincere tutto. Tre mondiali di seguito non sono una cosa normale. Anche Alberto è stato un grande campione capace di dichiarare che avrebbe vinto il Giro, il Tour o la Vuelta e poi di vincerli davvero. E poi c’è Tadej, che non dice niente, ma vince tutto. Pogacar parla meno, ma vince tanto.

Era il Giro del 2020, nel giorno di riposo nella cantina di Robert Spinazzè, quando ci dicesti che l’anno dopo saresti andato alla UAE per fare il gregario. Che cosa ti fece scegliere questa strada?

Sapevo che stavano arrivando dei giovani fortissimi. Io avevo ormai trent’anni e capii che sarebbe stato meglio diventare un buon gregario che vincere solo una o due corse all’anno. Perciò decisi di firmare per una squadra come la UAE, pur non sapendo quanto sarebbe diventato forte Pogacar.

Rafal Majka, classe 1989, è passato professionista nel 2011. Ha vinto 3 tappe al Tour (2 volte la maglia a pois), 2 tappe alla Vuelta, il Giro di Polonia
Rafal Majka, classe 1989, è passato professionista nel 2011. Ha vinto 3 tappe al Tour (2 volte la maglia a pois), 2 tappe alla Vuelta, il Giro di Polonia
E’ paragonabile lo stress del leader con quello del gregario?

C’è stress ugualmente, perché per aiutare uno così, devi essere pronto nel momento in cui serve. Però diciamo che lo sopporti meglio, se il capitano può davvero vincere tutto. E’ uno stress diverso, mi viene meglio ed è più facile correre così. Per quello avrei ancora la motivazione di continuare, perché non sono ancora un atleta sfruttato.

Al Giro di quest’anno il meccanismo UAE si è inceppato e Del Toro ha perso la maglia rosa. Che cosa è successo secondo te?

Tutti pensano che possano essere state le gambe o la testa. Io penso a un corridore di 21 anni che ha indosso la maglia rosa fino al penultimo giorno. Ho grande rispetto per Del Toro, come è chiaro che possa essergli mancata un po’ di esperienza. Però è un ragazzo forte, andrà fortissimo ai mondiali e sono certo che nei prossimi anni vincerà anche un Grande Giro.

E a proposito di giovani: che consiglio di senti di dare ad Ayuso che lascerà la squadra?

Di andare forte, andare forte e basta. Allenarsi al 100 per cento e andare forte. Perché anche Ayuso ha un talento che può sfruttare veramente bene, ovunque andrà a correre.

Sestriere, Del Toro ha appena perso la maglia rosa: Majka lo abbraccia, non si può sempre vincere
Sestriere, Del Toro ha appena perso la maglia rosa: Majka lo abbraccia, non si può sempre vincere
Tutto questo ti mancherà?

Mi mancherà tutto. Se fai la stessa cosa da quando sei giovane, è inevitabile che ti manchi quando la interrompi. Però alla fine voglio anche godermi la bici in tranquillità. Non guardare i watt e guardare invece la natura, fare chilometri con uno spirito diverso.

E’ fuori luogo aspettarsi un Majka direttore sportivo?

Volete proprio saperlo? Vi rispondo fra quattro mesi (ride, ndr), perché adesso voglio recuperare bene dopo la stagione. Lasciare tutto per quattro mesi e dopo sicuramente parleremo del futuro in questo sport, perché non voglio abbandonare del tutto un mondo che mi piace così tanto.