Lazzaro-Borgato: 12 domande sul 2024 delle donne

27.01.2024
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Il Tour Down Under e le tre nuove gare di Mallorca della settimana scorsa sono state l’antipasto di un ciclismo femminile che quest’anno si preannuncia particolarmente appetitoso. Come ci hanno detto sia il cittì Sangalli che Marta Cavalli, sarà la prima stagione del dopo Van Vleuten, una cannibale che condizionava volente o nolente le tattiche della maggior parte delle gare.

Prendendo spunto dal 2023 e buttando uno sguardo a ciò che avverrà nei prossimi mesi, abbiamo coinvolto Ilenia Lazzaro e Giada Borgato ad una dozzina di domande per conoscere le loro opinioni. Le commentatrici rispettivamente di Eurosport e Rai Sport conoscono molto bene il movimento di cui hanno fatto parte e la loro proverbiale eloquenza ha espresso diversi punti di vista e tanti spunti di interesse. Prendete nota, non manca nulla per seguire al meglio le protagoniste del 2024.

Vollering, Kopecky e Wiebes: quarantacinque vittorie in tre nel 2023. Sono loro le donne da battere in gare a tappe, classiche e volate
Vollering, Kopecky e Wiebes: quarantacinque vittorie in tre nel 2023. Sono loro le donne da battere in gare a tappe, classiche e volate
In un ciclismo femminile che cambia velocemente, qual è l’aspetto che ti piace di più e quello di meno?

LAZZARO: «Mi piace che nonostante tutto, è rimasto un ciclismo imprevedibile. Chi avrebbe mai detto che una come Kopecky sarebbe arrivata seconda al Tour? Le gare sono appassionanti e sono belle anche per chi le vede per la prima volta. Poi certo, la maggiore professionalità è un bene per il movimento. Non mi piace invece che stia crescendo troppo in fretta. Ci sono tante corse e non abbastanza atlete, tant’è che in certe gare alcune squadre partono sotto numero a causa di un calendario molto fitto. Se si andrà avanti così si rischiano di perdere tante formazioni continental e il possibile avvento dei ProTeam non è un bene».

BORGATO: «Il lato positivo è che ora tutto è più professionale. Le ragazze hanno una possibilità di diventare grandi campionesse e avere uno stipendio giusto. Mi spaventa invece, e quindi non mi piace, che tutto ciò non possa durare a lungo. Adesso nel WorldTour a livello economico ci sono i rubinetti aperti. Ci sono tante squadre, ma ci sono poche atlete, magari alcune di esse non di alta qualità. Quindi, se non dovessero arrivare i risultati che uno sponsor giustamente chiede per poter rientrare dall’investimento, quanto si andrà avanti in questo modo? Staremo a vedere».

A Giada Borgato piace la maggior professionalità del ciclismo femminile, ma la preoccupa la tenuta economica del sistema
A Giada Borgato piace la maggior professionalità del ciclismo femminile, ma la preoccupa la tenuta economica del sistema
La SD Worx ha dominato il 2023. Quale potrebbe essere la formazione che potrebbe impensierirla con maggior continuità e perché?

LAZZARO: «Io dico due formazioni su tutte. Lidl-Trek che ha fatto una bella campagna acquisti in ottica futura e con atlete multidisciplinari. Inoltre ha atlete rodate. L’altra è la Canyon//Sram per il cambio di mentalità portato da Magnus Backstedt in ammiraglia. Tra l’altro queste tre squadre sono legate a marchi di bici che puntano a strada e fuori strada».

BORGATO: «Per me la squadra più attrezzata per contrastare la corazzata olandese è la Lidl-Trek. A parte le italiane, tutte forti, hanno un bel mix di atlete esperte e giovani che sono competitive in ogni tipologia di corsa. In seconda battuta metto la Fdj-Suez, soprattutto per le gare a tappe, infine la DSM Firmenich-PostNL perché è una formazione giovane e ben assortita».

Capitolo velociste. Oltre a Balsamo, Kool potrebbe essere la vera rivale di Wiebes oppure ci sono altre atlete da tenere in considerazione?

LAZZARO: «Bisogna dire che il ciclismo femminile attuale sta premiando velociste non pure. Anche Kool sta provando a diventare come Wiebes, che a sua volta l’anno scorso ha modificato un po’ le sue caratteristiche. Il nome nuovo per me potrebbe essere quello dell’australiana Wollaston, giovane molto interessante che ha già vinto al Down Under. Discorso a parte invece per Consonni e Martina Fidanza che potrebbero sacrificare un po’ di strada per preparare le Olimpiadi in pista».

BORGATO: «Partendo dal presupposto che bisogna vedere i finali di corsa, Kool è senza dubbio la velocista più pura delle tre e personalmente la vedo come prima rivale di Wiebes, ma Balsamo è un’atleta fantastica che ha dimostrato di batterle spesso. In questa lista però inserisco anche Consonni, che non ha nulla da invidiare a loro tre in volata. Un’altra veloce, in alternativa a Chiara, è la sua compagna Gasparrini. Infine dico anche Norsgaard».

Kool regola Wiebes e Balsamo in volata. Oltre a loro, ci sono tante velociste pronte ad inserirsi nella lotta
Kool regola Wiebes e Balsamo in volata. Oltre a loro, ci sono tante velociste pronte ad inserirsi nella lotta
Capitolo classiche. Su alcuni percorsi Kopecky resta la donna battere. Chi può essere la sua prima antagonista?

LAZZARO: «Anche per Lotte vale il discorso di Parigi, dove punterà a vincere sia su strada che in pista. Detto questo, per me lei potrebbe avere la concorrenza interna alla SD-Worx. Wiebes e Vollering in primis. Tuttavia le avversarie dovranno essere brave a sfruttare questa rivalità e Persico può essere una che può approfittarne».

BORGATO: «Lotte è la numero uno per questo tipo di gare. Bisognerà capire cosa vorranno fare le sue compagne quando c’è anche lei. E penso a Vollering e Reusser, che possono vincere tranquillamente un Fiandre. Anche in questo caso ci sono tante altre atlete che possono dare fastidio a Kopecky. Brand, Deignan, Van Anrooij, Longo Borghini, la stessa Balsamo, Persico o Sierra. Personalmente credo molto in Guazzini in qualche classica del Nord, anche solo per esorcizzare le cadute sulle pietre».

Capitolo gare a tappe. Vollering è stata la plurivincitrice del 2023 e appare la più accreditata per i grandi giri. Chi possono essere le atlete in grado di batterla?

LAZZARO: «A mio avviso la prima rivale è Niewiadoma, che con la vittoria del mondiale gravel, dove c’erano tutte le big, ha trovato quella consapevolezza che le mancava per fare il salto di qualità mentale. Le altre che possono impensierire Vollering sono Longo Borghini, atleta sempre molto solida e completa, Cavalli e Realini».

BORGATO: «La concorrenza è alta anche in questo caso e i primi due nomi che faccio sono italiani. Spero che Cavalli si ritrovi definitivamente e che Longo Borghini faccia molto bene. Entrambe devono riscattare un 2023 sfortunato. Dietro di loro metto Realini, Ludwig e Niewiadoma, per la quale concordo in pieno con Ilenia nel giudizio».

Secondo Lazzaro, Niewiadoma grazie al mondiale gravel ha preso più consapevolezza e può battere Vollering nelle gare a tappe
Secondo Lazzaro, Niewiadoma grazie al mondiale gravel ha preso più consapevolezza e può battere Vollering nelle gare a tappe
Quest’anno chi saranno le cosiddette “scommesse” o sorprese? Due italiane e due straniere

LAZZARO: «Ripeto il nome di Wollaston come sorpresa, assieme ad Ava Holmgren, anche se non so ancora che programmi avrà questa diciottenne che mi piace tantissimo. Tra le italiane dico Gasparrini, che merita di fare il grande salto col talento che ha, e Vigilia, che è andata in una formazione di alto livello».

BORGATO: «Parto da due straniere giovanissime che mi hanno subito colpito in questo avvio di 2024. Gigante che ha vinto a Willunga Hill e la generale del Down Under con un grande numero facendo saltare Ludwig. Vallieres invece ha vinto a Palma di Maiorca di prepotenza resistendo al ritorno di atlete più navigate di lei. Tra le italiane dico Bertizzolo perché la aspetto da anni. La bella vittoria di tappa al Romandia dell’anno scorso le ha ricordato che è una grande atleta, capace di grandi prestazioni e risultati. Per me al Nord andrà forte. Infine come scommessa dico Venturelli. E’ vero che sarà nel devo team della UAE e spero che la gestiscano bene, però ha numeri e fisico pazzeschi per farsi notare».

Due giovani italiane e due straniere che quest’anno si metteranno più in mostra

LAZZARO: «Inizio dalle straniere indicando Van Empel, soprattutto per le gare a tappe, e Schreiber, entrambe ciclocrossiste. Mentre tra le italiane punto su Tonetti e Venturelli, che hanno tutto per fare bene».

BORGATO: «Difficile rispondere perché c’è l’imbarazzo della scelta. Barale ha iniziato forte la stagione e secondo me arriverà davanti spesso. Poi dico Tonetti anch’io, perché è cresciuta molto grazie a Rigato. Tra le straniere faccio i nomi di due ragazze del 2005. La francese Bego della Cofidis, iridata all’ultimo mondiale, e la belga Moors della Lidl-Trek, terza a Glasgow e prima all’europeo».

Per Ilenia Lazzaro il bello del ciclismo femminile è l’imprevedibilità, ma per lei il WorldTour sta crescendo troppo in fretta
Per Ilenia Lazzaro il bello del ciclismo femminile è l’imprevedibilità, ma per lei il WorldTour sta crescendo troppo in fretta
Olimpiade, mondiale ed europeo. L’Olanda sarà la solita nazionale di riferimento?

LAZZARO: «Credo proprio di sì, però l’Italia è l’unica nazionale che può dare filo da torcere alle olandesi o addirittura batterle».

BORGATO: «Sì certo, anche per me l’Italia è l’unica che può essere considerata alla pari. La nostra nazionale al completo, col solito spirito collettivo, sa mettere in difficoltà o battere le olandesi. All’Olimpiade sarà un mezzo macello perché è una gara strana dove si corre solo con quattro atlete, ma saranno loro i due fari della gara. Uguale anche per mondiale ed europeo».

Che giudizio dai di Sangalli come tecnico azzurro?

LAZZARO: «Non può che essere buono il giudizio. Ha sempre ottenuto il miglior risultato possibile con quello che aveva a disposizione. Penso all’anno scorso senza Balsamo e Longo Borghini o comunque non al top della forma. E’ stato sempre bravo a gestire l’ampio roster di ragazze e a farle correre tutte».

BORGATO: «Per me Paolo sta facendo bene e vuole il bene delle ragazze. Tra ritiri e gare sta dando l’opportunità a tante atlete di assaporare la maglia azzurra. Ovvio che poi debba fare delle scelte in base ai risultati e a come si muovono in corsa. Per fortuna ha problemi di abbondanza, ma vi garantisco che non è facile prendere decisioni. Un altro dei suoi meriti è il lavoro con le junior. Le sta facendo crescere tantissimo a livello internazionale».

Per Borgato, Realini potrebbe essere una seria candidata alla vittoria del Giro Women
Per Borgato, Realini potrebbe essere una seria candidata alla vittoria del Giro Women
Vigilia (Fdj-Suez), Zanardi (Human), Masetti (AG Insurance), Vettorello (Roland), Arzuffi e M.Fidanza (Ceratizit) saranno al primo anno nel WorldTour. Chi di loro farà meglio o subirà di meno l’impatto nella nuova categoria?

LAZZARO: «Secondo me sono tutte all’altezza del WorldTour, però spendo una parola per Masetti. E’ ragazza sveglia, che qualche anno fa si è proposta alla AG Insurance in prima persona, guadagnandosi la stima di Jolien D’Hoore, la sua diesse».

BORGATO: «Arzuffi è esperta e assieme a Fidanza erano già in un team attrezzato come Ceratizit. Masetti la volevo inserire tra le giovani da seguire della domanda di prima. Quindi fra tutte queste, penso che Vigilia e Zanardi trarranno il meglio dalla nuova categoria, mentre Vettorello sarà da scoprire meglio».

Longo Borghini, Realini, Cavalli, Persico: quale di loro può vincere un grande Giro?

LAZZARO: «Rispondo in maniera secca. Longo Borghini per quello che dicevo prima. Va forte in salita, in discesa e non ha paura delle responsabilità. Anche le altre possono vincere un grande Giro, a parte Persico che secondo me per un po’ non curerà la generale».

BORGATO: «Se rispondo col cuore dico Cavalli per il lungo termine e Longo Borghini sul breve termine, però se faccio un certo ragionamento dico Realini. Gaia quest’anno potrebbe davvero vincere il Giro Women o arrivarci vicino perché potrà concentrarsi solo su quello. A differenza delle big straniere o delle sue connazionali, non farà l’Olimpiade e non dovrebbe essere prima punta al mondiale. Quindi potrebbe arrivare al Giro al top della forma mentre invece le altre potrebbero correre in preparazione di Parigi. Persico al momento è più orientata su classiche e tappe nonostante abbia fatto classifica negli ultimi due anni».

Più duro il Giro con il doppio Blockhaus o il Tour con l’Alpe d’Huez?

LAZZARO: «Sono frazioni che si somigliano, ma per me il Giro Women è più duro. E lo sarà anche per le atlete al via. Secondo me molte verranno a correrlo in preparazione per Parigi e quindi potremmo vedere un livello alto ad ogni tappa».

BORGATO: «Il disegno di entrambe le tappe sono simili. Al Tour Femmes hanno un uno-due finale da urlo con gli arrivi a Le Grand Bornand e Alpe d’Huez, ma credo pure io che il Giro Women sia più duro. Ogni giornata ha una difficoltà maggiore».

Le telecronache da studio di Eurosport, ecco come nascono

05.07.2022
6 min
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Che la Rai non sia più l’assoluto riferimento televisivo nel ciclismo è cosa risaputa già dal secolo scorso. L’Ente di Stato continua però ad avere, rispetto ai concorrenti, il vantaggio di raccontare la maggior parte degli eventi con inviati sul campo. Apparentemente non è poco, ma è davvero un vantaggio? O meglio, questa possibilità viene sfruttata al meglio? Se dobbiamo guardare ai commenti, la risposta è dubbia, perché mese dopo mese, gara dopo gara prende sempre più piede la programmazione di Eurosport.

Il canale internazionale copre tutta l’attività di vertice (non solo il WorldTour) e soprattutto ha un’attenzione che si riversa su tutte le specialità ciclistiche, dalla strada a quelle offroad, fino alla pista con un palinsesto in continua evoluzione. Dopo aver parlato nei giorni scorsi con Wladimir Belli, abbiamo quindi sottoposto gli opinionisti di Eurosport a una serie di quesiti per capire come lavorano e da che cosa deriva l’indubbio successo, a fronte di un forzatamente diverso approccio alle gare.

Magrini bici 2018
Riccardo Magrini, pro’ fra il ’77 e l’86, vittorioso al Giro e al Tour nell’83. E’ ad Eurosport dal 2005
Magrini bici 2018
Riccardo Magrini, pro’ fra il ’77 e l’86, vittorioso al Giro e al Tour nell’83. E’ ad Eurosport dal 2005

Magrini: l’importanza del contatto

Riccardo Magrini (nella foto di apertura con il suo compagno di telecronache Luca Gregorio) era già un riferimento, per il suo carattere estroverso, quando correva. Figurarsi ora che è chiamato a commentare le corse: sui social i suoi giudizi spesso netti e senza peli sulla lingua generano sempre discussioni. I nuovi mezzi tecnologici sono per il toscanaccio una risorsa inesauribile.

«Si lavora di continuo – dice – si cerca di rimanere il più possibile in mezzo all’ambiente tramite whatsapp, messaggi, telefonate. Nell’ambiente ci siamo ricavati una certa credibilità, perché abbiniamo alla simpatia anche la correttezza: tante cose che ci vengono confidate non le divulghiamo. Cerchiamo invece per ogni gara di sapere il più possibile, anche perché quando andiamo in onda con telecronache integrali, cerchiamo di condire le ore di diretta con aneddoti e notizie dal gruppo proprio come se fossimo lì».

Che cosa comporta non esserci?

Non riesci a sapere tutto quel che avviene: cadute, forature, cedimenti li apprendiamo esattamente come il telespettatore e questo non ci favorisce di certo. Questo modo di lavorare però ci consente di mantenere un contatto diretto con tutti: corridori, manager, procuratori, addetti ai lavori. Molti ci dicono che il pubblico di Eurosport è fatto molto da chi opera nel settore e probabilmente è vero, ma questo significa che dobbiamo essere il più possibile credibili.

Rispetto a quando correvi, quanto è cambiato il rapporto fra chi corre e chi segue per lavoro? La sensazione è che i corridori abbiano sempre meno voglia e interesse ad aprirsi con i giornalisti…

E’ vero. Con i social si pensa che di sapere già tutto, ma non è così. Quello virtuale è un mondo asettico, che dice tutto e in realtà non racconta nulla. Io cerco di mantenere buoni rapporti con tutti e coltivare i contatti per saperne di più. Gli addetti stampa fanno quello che possono, ma spesso gli input per imporre un simile distacco arrivano dai vertici dei team. Certamente lavorare in questo modo è sempre più difficile.

Cannone 2020
Marco Cannone ha corso 4 anni da pro’, anche su pista. E’ anche responsabile allievi per la Fci lombarda
Cannone 2020
Marco Cannone ha corso 4 anni da pro’, anche su pista. E’ anche responsabile allievi per la Fci lombarda

Cannone, l’uomo della pista

Marco Cannone è l’uomo deputato a raccontare gli eventi del ciclismo su pista e, in questo caso, la penalizzazione del non essere nel velodromo pesa.

«Le gare su pista – spiega – vanno vissute sul posto, questo è innegabile. Basti guardare la madison: io l’ho praticata e so che, più che i corridori in gara, capisci la corsa guardando quelli che attendono il cambio e il loro modo di muoversi. Anch’io cerco di sfruttare le conoscenze, per fortuna ho buoni rapporti con i tecnici e gli atleti e cerco sempre di sondare il terreno al mattino, per capire fino a poco prima dell’inizio di ogni sessione gli umori e le novità».

Rispetto alla strada è più difficile?

Sì, perché nel ciclismo su pista tutto si fonda sulla tecnica, il racconto deve giocoforza cedere il passo ad aspetti tecnici che fanno la differenza e che non sempre sono fruibili dallo schermo. Un compito importante è però anche quello di trasmettere emozioni e far capire a chi segue quel che sta succedendo. La pista ha un impatto meno immediato rispetto alla strada e credo che la risposta positiva del pubblico dipenda proprio da questo.

Ilenia Lazzaro è stata ciclocrossista a livello internazionale. Alla Parigi-Roubaix ha fatto il suo esordio per Eurosport International
Ilenia Lazzaro è stata ciclocrossista a livello internazionale. Alla Parigi-Roubaix ha fatto il suo esordio per Eurosport International

Lazzaro, la prima chiamata a viaggiare

Da parte sua Ilenia Lazzaro non è più solo la voce dell’offroad: ormai la veneta è impiegata su tutto, ha anche avuto esperienze nel brand international di Eurosport e ha così potuto anche commentare sul posto. Nel suo caso l’aggiornamento è costante, attraverso contatti con quell’ambiente frequentato fino a pochissimi anni fa ma anche continuando a studiare.

«E’ vero – dice – studiare è la parola giusta: bisogna tenersi informati attraverso giornali e siti ogni giorno, mantenere rapporti con l’ambiente. Io sto anche studiando il fiammingo per riuscire a seguire in tempo reale l’informazione che arriva dai siti belgi e olandesi».

Nel mondo femminile i contatti sono più semplici?

Anche qui cominciano a essere diradati, alcune squadre pongono sempre più paletti. Inoltre ci sono team che non riescono a capire quanto sia importante mantenere rapporti con chi informa, perché la visibilità arriva proprio da chi scrive o commenta. Lavorando all’estero ho visto bene quanto il contatto diretto sia importante, poi venendo dal ciclocross ammetto che la conoscenza diretta di personaggi come Van Aert o Van Der Poel, costruita negli anni anche prima che arrivassero alla strada, dà i suoi vantaggi.

Moreno Moser 2020
Moreno Moser ha lasciato l’attività solo 2 anni fa, ma da allora ha già riscontrato molti cambiamenti
Moreno Moser 2020
Moreno Moser ha lasciato l’attività solo 2 anni fa, ma da allora ha già riscontrato molti cambiamenti

Moser e il ciclismo che cambia

Ultimo entrato nel gruppo, Moreno Moser adotta un approccio un po’ diverso, pur essendo quello che da meno tempo ha lasciato l’attività.

«I contatti con il gruppo aiutano – dice – ma cerco di non essere troppo addosso ai corridori, li chiamo quando serve. La cosa che ho notato è che il mondo del ciclismo cambia davvero in fretta, tante cose sono già diverse rispetto a quando correvo io e si tratta di un paio d’anni, non di più. Per questo sono sempre restio a dare risposte nette ai quesiti degli amatori che ci seguono quando chiedono di preparazione, alimentazione o altro, perché non ci sono risposte univoche, ogni squadra, ogni corridore ha le proprie».

Quanto è importante questo contatto diretto con gli spettatori, che vi parlano attraverso i social mentre siete in diretta?

Credo che sia fondamentale, ma è anche un’anticipazione di quella che sarà la televisione del futuro, sempre più interattiva in tal senso. Bisogna però che si mantenga sempre un equilibrio, seguire quel che gli amatori dicono ma anche anticiparli e fornire loro sempre nuovi stimoli. Non è facile, ma è fondamentale uscire sempre dai soliti discorsi e raccontare quel che vediamo da angolature sempre differenti. E’ così che catturiamo l’attenzione.