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Amadori, strategie azzurre verso il mondiale di Glasgow

11.04.2023
5 min
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In Scozia, a visionare il percorso dei mondiali, non c’era solamente Bennati, ma anche il cittì degli under 23 Marino Amadori (in apertura con De Pretto, stamattina al Palio del Recioto). Quella di agosto sarà un’edizione particolare del campionato del mondo, con tante incognite davanti a sé. Amadori lo troviamo alla partenza del Giro del Belvedere, all’interno della meravigliosa villa che ospita la sede di partenza. 

«Il  percorso – dice il cittì nascosto dietro le lenti scure dei suoi occhiali – assomiglia un po’ a quello del mondiale del 2019, in Yorkshire. C’è un primo pezzo in linea e poi un circuito, che gli under 23 dovranno ripetere per sette volte».

Circuit des Ardennes 2023, Alberto Bruttomesso, nazionale, CTF, Cycling Team Friuli (foto Alexis Dancerelle)
Circuit des Ardennes 2023, Alberto Bruttomesso, nazionale, CTF, Cycling Team Friuli (foto Alexis Dancerelle)

Difficile da interpretare

Il cittì Daniele Bennati ci aveva presentato il percorso pochi giorni fa, e Amadori non si discosta molto dalla sua lettura tecnica. 

«I primi 70 chilometri sono ondulati ma senza difficoltà altimetriche – racconta – è ondulato, con strade strette, che poi diventano larghe: complicato si può dire. Poi i restanti 100 chilometri della prova sono all’interno del circuito, molto particolare con 42 curve. Anche lì cambia molto nella sua fisionomia, ci sono dei brevi strappi che si prendono anche da fermo. Il più impegnativo a circa 3 chilometri dall’arrivo può risultare decisivo, è uno sforzo breve, alla fine potremmo dire che è un percorso esplosivo. Se dovesse anche piovere le difficoltà aumentano e non poco. Le soluzioni sono tante, potrebbe arrivare uno da solo come un gruppetto di una ventina di corridori oppure ci potrebbe essere un arrivo in volata».

De Pretto, dopo un buon inizio di stagione, correrà la Liegi U23 guidato da Amadori
De Pretto, dopo un buon inizio di stagione, correrà la Liegi U23 guidato da Amadori

Gente forte

Così ha descritto Amadori i corridori che potranno farsi vedere in questo mondiale. Non c’è tempo di respirare e serve avere la situazione sotto controllo, sempre. 

«E’ un percorso non da limatori – continua il cittì – non da gente che sta sulle ruote, perché non avrebbero nessuna possibilità di arrivare. Servono corridori forti, con grande resistenza, gente che non abbia paura di prendere aria in faccia fin dal chilometro zero. Bisogna stare sempre attenti, perché fughe numerose possono mettere in grande difficoltà il gruppo. Sempre al mondiale dello Yorkshire, andò via una fuga, noi avevamo dentro Covi insieme ad un’altra decina di corridori. Gli USA, con McNulty, non riuscirono a mettere un uomo davanti e si incaricarono dell’inseguimento. Se viene un’azione simile ad agosto diventa molto più pericolosa, perché non ci sono tratti in cui si può recuperare tanto tempo».

Amadori all’arrivo del Giro del Belvedere, tra ieri e oggi deve visionare alcuni ragazzi in vista dei prossimi impegni
Amadori all’arrivo del Giro del Belvedere, tra ieri e oggi deve visionare alcuni ragazzi in vista dei prossimi impegni

I numeri contano

La nazionale di Amadori ha già iniziato a correre, anche all’estero, si è chiuso nel giorno di Pasqua il Circuit des Ardennes, con un terzo posto di Bruttomesso proprio nella tappa conclusiva. I ragazzi, guidati da Scirea si sono messi alla prova in nuovi percorsi e la preparazione al mondiale parte anche da qui. 

«Avere cinque o sei corridori in squadra conta tantissimo – riprende Amadori – se riusciremo ad entrare nelle prime cinque nazioni partiremo con sei corridori, altrimenti con cinque. Quell’uomo in più farà tanta differenza, perché diventa una pedina importante che ci si può giocare in ogni momento. Si potrebbe utilizzarlo all’inizio per fare il ritmo o per inserire un uomo in più nella fuga iniziale. Una cosa è certa, gli appuntamenti di Coppa delle Nazioni saranno fondamentali per prendere punti e salire di posizione del ranking.

«Avremo due appuntamenti importanti, il primo in Polonia ed il secondo in Repubblica Ceca. Anche nelle gare che abbiamo fatto (Gent e Ardenne, ndr) ed i successivi (Liegi e Bretagna, ndr) proveremo un po’ di corridori per vedere come ci poniamo a livello internazionale».

Buratti dopo un bell’inizio di stagione è stato promosso anticipatamente alla Bahrain Victorious (foto Instagram CTF)
Buratti è stato promosso anticipatamente alla Bahrain Victorious (foto Instagram CTF)

La carta Buratti

Il corridore italiano sul quale si fa riferimento, per lo meno ad inizio stagione, è Nicolò Buratti, che poche settimane fa ha conquistato un bel secondo posto alla Gent-Wevelgem U23. Un nome che avevamo già speso per il mondiale australiano e che ha una gran voglia di riscattarsi. Abbiamo scoperto ieri, al termine del Giro del Belvedere, che il corridore del CTF è stato promosso anticipatamente nel WorldTour alla Bahrain Victorious, riuscirà comunque a partecipare al mondiale U23?

«Il progetto con Buratti – ammette il cittì – è quello di puntare al mondiale, ho parlato con lui, è un suo obiettivo. C’è da valutare anche il programma, perché con il ciclismo di oggi bisogna già partire da lontano nel preparare certi eventi. Abbiamo già provato gli anni scorsi a fare determinati esperimenti e non hanno fruttato, quindi non li faremo più. Il prossimo mese si decide se Buratti potrà essere davvero dei nostri ed eventualmente partiremo con un percorso di avvicinamento mirato. Grazie alla Federazione siamo riusciti a programmare un ritiro al Sestriere, nel mese di luglio. Prima del mondiale faremo anche una corsa a tappe in Francia, proprio per ultimare il lavoro fatto ed arrivare al top».

Gent U23: Buratti emerge dai muri e dalla pioggia

27.03.2023
4 min
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Una domenica di grande ciclismo in Belgio, un antipasto di quello che saranno i prossimi giorni, anzi, settimane. Sulle strade della Gent-Wevelgem, che hanno visto trionfare la Jumbo-Visma con la doppietta firmata da Laporte e Van Aert, è andata in scena anche la corsa dedicata agli under 23. Una gara fredda, piovosa e perennemente accesa, Nicolò Buratti, del CTF, ha colto un bellissimo secondo posto. Lui che, proprio qualche giorno fa, è stato su quei muri e su quel pavé insieme ai suoi compagni per imparare a domarli. 

Un pizzico di rammarico

La Gent-Wevelgem under 23 si è chiusa da poche ore, così raggiungiamo il giovane corridore del CTF. Una doccia dopo la premiazione ed un breve trasferimento in hotel, la voce è ferma ed il racconto inizia. 

«E’ andata bene – esordisce – il risultato è ottimo, anche se devo ammettere che c’è un pizzico di rammarico per la vittoria sfumata. Però si tratta di una gara di assoluto livello e di grande prestigio, questo secondo posto alla fine è comunque molto bello e soddisfacente».

Con un’azione di contropiede nell’ultimo chilometro è stato Gil Gelders a vincere la Gent U23 (foto Cliché Flore Cauwelier)
Con un’azione di contropiede nell’ultimo chilometro è stato Gil Gelders a vincere la Gent U23 (foto Cliché Flore Cauwelier)
Che corsa è stata?

Dura, una vera classica del Nord. Abbiamo preso acqua tutto il giorno, c’era un gran vento ed il freddo non è mancato. Una gara al limite, infatti l’abbiamo finita in 56 su più di 140 partenti. Insomma, una gara dura da ogni punto di vista: del clima e del chilometraggio, 190 chilometri non sono pochi. 

Come si è sviluppata?

Dopo un centinaio di chilometri dal via, sono iniziati i primi ventagli e un gruppetto di una ventina di atleti si è avvantaggiato. Noi siamo rimasti esclusi e ci è toccato rincorrere, siamo riusciti a tappare il buco poco prima che iniziasse la parte tosta del percorso: quella dei muri.

Una volta scaldata la gara che è successo?

Sono iniziati i muri ed il gruppo ha iniziato a perdere pezzi, noi del CTF eravamo rimasti in tre, riuscendo a coprire bene su tutti gli attacchi. Sul Kemmelberg ci siamo sganciati in otto corridori, poi siamo rimasti in sette. Mancavano ancora tanti chilometri all’arrivo, almeno una quarantina, ma dietro eravamo ben coperti. Infatti eravamo in sette ma tutti di squadre diverse, così dietro non c’era motivo di chiudere il buco. 

Buratti ha regolato il gruppetto inseguitore, conquistando il secondo posto alla Gent U23 (foto Instagram CTF)
Buratti ha regolato il gruppetto inseguitore, conquistando il secondo posto alla Gent U23 (foto Instagram CTF)
Quando si è decisa la corsa?

Negli ultimi cinque chilometri, a turno tra noi sette al comando qualcuno cercava di uscire. Io ero abbastanza fiducioso di poter vincere un eventuale sprint, ma ho provato un allungo ad un chilometro dall’arrivo. Nel momento in cui mi hanno ripreso è scattato il corridore della Soudal-Quick Step (Gil Gelders, ndr) ci ha preso in contropiede e non siamo riusciti a chiudere.

Un azzardo anticipare ad un chilometro dall’arrivo?

Ho provato, me la sentivo, da questo punto di vista non penso sia stata una mossa sbagliata. Eravamo tutti un po’ sulle gambe, non è neanche detto che in volata sarei riuscito a performare al meglio.

Come è andata la gestione della corsa in condizioni così estreme?

Mi sono trovato bene per tutto il giorno, anche se non avevo troppa esperienza in condizioni simili. Avevamo provato a correre qui in Belgio settimana scorsa, ma in condizioni climatiche completamente differenti. Non ho sofferto il freddo, anche con la pioggia l’ho gestita bene, coprendomi il giusto. Anche la parte dell’integrazione, l’ho curata al meglio, sono riuscito a mangiare tutto il giorno, con quantità leggermente superiori al  normale. Era difficile trovare lo spazio per mangiare, tra pavé, pioggia, freddo, vento, muri.

Aver fatto una settimana di “adattamento” su queste strade è stato utile?

Sì, venire qui con qualche giorno di anticipo ci ha permesso di studiare tutto nei minimi dettagli. Eravamo consapevoli a cosa saremmo andati incontro. 

Buratti ed il CTF hanno preso le misure con i muri alla Youngster Coast Challenge (kimberleecfotos)
Buratti ed il CTF hanno preso le misure con i muri alla Youngster Coast Challenge (kimberleecfotos)
Olivo ci ha detto che la Youngster Coast Challenge, la gara di venerdì scorso, vi ha dato dei parametri sui quali muovervi.

Il Kemmelberg lo avevamo fatto sia in quella corsa che in allenamento. Direi che pedalare più volte su quei muri ci ha dato maggiore confidenza, anche in condizioni davvero proibitive come quelle di oggi (ieri, ndr). 

Che sensazione hai provato nel correre una corsa così importante?

E’ stato bellissimo. I muri sono veramente duri, quasi infiniti, servivano davvero tante gambe per fare la differenza. Il ricordo mi rimarrà per un bel po’, anche perché nonostante il tempo lungo il percorso c’era comunque tanta gente. Oggi su queste strade hanno corso tutti dagli junior ai pro’. 

La scelta di rimanere un anno in più tra gli under 23 è stata in parte ripagata con questa esperienza?

E’ un gradino importante della mia crescita, sicuramente per ora sono contento della scelta. Consapevole del fatto che mi farò trovare più pronto quando l’anno prossimo passerò professionista.