VF Group-Bardiani: le tante strade che portano al Giro

10.04.2024
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PESCARA – Il colpo di reni con cui Zanoncello ha infilato Malucelli sul traguardo è stato a dir poco chirurgico. Fino a un metro dalla riga, il romagnolo era davanti e poi di colpo si è ritrovato incredulo a chiedersi se fosse tutto vero. Il Giro d’Abruzzo si è aperto nel segno della VF Group-Bardiani e del velocista veneto, che ha così consacrato la sua presenza al prossimo Giro d’Italia. Anche se lì ci saranno altri clienti con cui fare i conti, la condizione è quella giusta. Anche per questo il veronese di 26 anni ieri sorrideva soddisfatto. Quella di Pescara è stata anche la prima vittoria in Italia da quando è professionista: l’ultima risaliva all’agosto del 2020 quando vestiva ancora la maglia della Zalf. Accanto a lui, dopo l’arrivo, anche Domenico Pozzovivo tirava il fiato e anche lui ormai ha gli occhi e i denti sulla corsa rosa.

Il Giro d’Abruzzo si era corso l’ultima volta nel 2007: torna quest’anno su iniziativa di RCS Sport
Il Giro d’Abruzzo si era corso l’ultima volta nel 2007: torna quest’anno su iniziativa di RCS Sport

Percorsi diversi

L’avvicinamento dei ragazzi di Reverberi al Giro prosegue seguendo binari diversi. E se ad esempio l’esperto lucano ha chiesto di non correre il Tour of the Alps, preferendo spostarsi sull’Etna subito dopo l’Abruzzo, c’è chi come Giulio Pellizzari non corre fra i professionisti dalla Coppi e Bartali e nel frattempo si è visto soltanto al Giro del Belvedere e al Palio del Recioto. Per fare il punto della situazione, abbiamo intercettato Roberto Reverberi, che dopo la tappa è partito alla volta dell’hotel con Pozzovivo accanto.

«Al momento – ha detto – ci sono cinque-sei corridori in procinto di andare in altura perché sono pressoché sicuri del Giro. Dobbiamo ancora trovarne altri due o tre per completare la rosa. Ne abbiamo diversi fra cui scegliere, osservando le varie corse che faremo: qui al Giro d’Abruzzo, come pure al Tour of the Alps che inizia la prossima settimana. Faremo anche tre corse impegnative in Francia nello Jura, mentre sarà difficile vedere al Giro i ragazzi che correranno al Turchia, perché tornerebbero a casa solo otto giorni prima. Zanoncello però era già in predicato di venire come velocista, perché dall’inizio dell’anno è sempre stato fra i primi. Chiaramente al Giro dovrà vedersela con altri avversari, però è comunque uno che l’anno scorso ha vinto le sue quattro corse. E’ un ragazzo serio e ha delle doti, non va piano neanche in salita: su quelle medie tiene bene. Non è il classico velocista che si stacca: alla Guardini, per capirci».

La tappa di ieri da Vasto a Pescara è stata il 13° giorno di gara di Pozzovivo nel 2024
La tappa di ieri da Vasto a Pescara è stata il 13° giorno di gara di Pozzovivo nel 2024
Per la volata di Pescara ha ringraziato Fiorelli: potrebbe essere il suo ultimo uomo al Giro?

Potrebbe, anche perché Fiorelli al Giro ha ottenuto qualche piazzamento, ma le volate di gruppo non le vince. Potrebbe dargli una mano a patto che anche lui trovi la condizione, perché ha avuto un po’ di problemi in avvicinamento a queste corse e non è proprio al 100 per cento. Speriamo che migliori, anche perché abbiamo bisogno di qualcun altro, magari uno Zoccarato o anche Tarozzi, che entrino in fuga nei giorni in cui gli attaccanti possono arrivare.

Quali sono i corridori sicuri del Giro che andranno sull’Etna?

Non sono sicuri al 100 per cento, tranne un paio. Però parliamo di Martinelli, Pozzovivo, Pellizzari, Covili e Marcellusi.

E qui veniamo ai vari avvicinamenti: in che modo avete differenziato l’attività dei singoli? Perché Pozzovivo è qui in Abruzzo, mentre ad esempio Pellizzari farà il Tour of the Alps?

Abbiamo concordato questo percorso con il dottor Giorgi e il suo staff. Come squadra, abbiamo dato indicazioni sugli appuntamenti in cui vorremmo avere i corridori pronti. Pozzovivo ha scelto da solo: ci ha chiesto di non fare il Tour of the Alps, ma di venire in Abruzzo e poi andare direttamente in altura. Pellizzari invece sarà in Trentino in funzione del Giro, poi andrà anche lui sull’Etna. In base a queste nostre esigenze, i preparatori hanno disegnato il calendario.

Dopo l’arrivo, scortato da Gianluca Mirenda, Zanoncello (26 anni, 1,70 per 64 chili) va verso il podio
Dopo l’arrivo, scortato da Gianluca Mirenda, Zanoncello (26 anni, 1,70 per 64 chili) va verso il podio
Uno come Pellizzari non avrebbe avuto più bisogno di correre fra i professionisti anziché andare alle corse under 23?

Abbiamo pensato che gli basti fare il Tour of the Alps. Al Giro tutti si aspettano chissà cosa, ma bisognerà partire senza stress. Nei primi giorni magari si vedrà dove può arrivare e se non dovesse essere impegnato nella classifica, potrà provare a far bene una tappa. Quando abbiamo avuto dei giovani che andavano in salita, abbiamo sempre fatto così. Ma non è detto che abbia le gambe per tenere duro, per cui vediamo…

Immagini di metterlo in camera assieme a Pozzovivo?

Potrebbe essere proprio così, in effetti. Non so ancora chi ci sarà al Giro, ma di solito mettiamo in stanza il più giovane con il più vecchio e probabilmente Giulio e “Pozzo” finiranno insieme. Sarà un bell’esempio cui guardare.

In effetti sul più anziano non dovrebbero esserci dubbi…

Aspettate che glielo dico, è qui accanto. Anche “Pozzo” dice di non avere dubbi, a meno che al Giro non venga Sevilla (ride, ndr). Ma non credo che verrà e poi comunque non nella nostra squadra…

La risata sommessa di Pozzovivo e poi i saluti. Mancano tre settimane e mezzo all’inizio del Giro. Zanoncello ha fatto la sua parte, oggi a Luco dei Marsi e più ancora domani a Prati di Tivo potrebbe esserci spazio per Domenico. Il mosaico si va componendo, a metà fra la voglia di conferme immediate e quel sogno rosa che si sveglia con i primi raggi della primavera.

Il giro del mondo di Zanoncello, con una marea di punti

05.10.2023
5 min
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Quattro vittorie e 30 piazzamenti nelle prime 10 posizioni in 66 giorni di gara, per un totale di 325 punti Uci. Questi sono i numeri che riassumono la stagione di Enrico Zanoncello, dimostratosi un vero patrimonio per la Green Project-Bardiani-Csf-Faizané. Una stagione che per molti versi è diventata un giro del mondo, fra America, Europa, Asia.

Il corridore di Isola della Scala (stessa città di suo cugino Elia Viviani e della dinastia Minali, evidentemente da quelle parti le fibre muscolari sono veloci…) è appena tornato dal Tour de Langkawi e da una trasferta asiatica durata ben 23 giorni. Ancora un po’ frastornato ma nel complesso soddisfatto anche se la gara malese gli ha dato piazzamenti, anche la soddisfazione di indossare per un giorno la maglia di leader ma non l’agognata vittoria.

Al Tour de Langkawi i buoni piazzamenti gli sono valsi la testa della corsa
Al Tour de Langkawi i buoni piazzamenti gli sono valsi la testa della corsa

«E’ un po’ il segno di questa stagione – spiega – sicuramente molto positiva soprattutto se paragonata alla precedente, ma nella quale se mi guardo indietro scopro un bel po’ di occasioni perdute. Non posso certo lamentarmi, soprattutto pensando alle prospettive che avevo a inizio anno, accetto quel che è venuto e vado avanti».

Come ti sei trovato nella gara malese?

Una corsa lunga, ben 8 tappe, abbastanza adatta a noi velocisti, infatti ci sono state molte volate. La leadership in classifica il terzo giorno è stata abbastanza fortunosa, molti velocisti erano rimasti staccati e mi sono ritrovato in testa grazie alla costanza dei piazzamenti. Poi sono arrivate le tappe più dure, particolarmente la quinta che ha costruito la classifica finale, ma è chiaro che io puntavo alle tappe.

Lo sprint vincente di Jackson con Zanoncello evidentemente deluso
Lo sprint vincente di Jackson con Zanoncello evidentemente deluso
Proprio la terza tappa, quella della conquista della maglia di leader ti ha visto giungere secondo dietro il neozelandese George Jackson, ventitreenne del quale si dice un gran bene…

Avevo già visto su pista che era uno forte, ma forte davvero. Me lo sono ritrovato contro in Cina al Tour of Taihu Lake e poi anche in Malesia. Diciamo che mi ha un po’ rovinato la festa… E’ davvero un bel corridore, ha un grande picco di velocità che scaturisce proprio dalla sua esperienza nei velodromi. Io sono uno sprinter diverso, più esplosivo. Quel giorno ci siamo ritrovati a fare la volata in un gruppo di una quarantina di corridori, io probabilmente sono partito troppo presto.

I numeri sono lì a certificare il valore della tua stagione, ma tu sottolineavi come essa assuma ulteriori significati se paragonata alla precedente…

A dir la verità erano le ultime due ad avermi lasciato l’amaro in bocca. Non ero mai riuscito ad avere una stagione lineare, completa, sono incorso anche in due fratture della clavicola. Ogni volta che stavo per entrare in forma avveniva qualcosa. Quest’anno invece ho iniziato subito bene in Argentina: pur senza vincere sentivo che le gambe giravano, poi sono andato sempre migliorando. Certo, qualche sprint perso c’è stato, si poteva fare anche di più, ma sono soddisfatto.

A questo punto però non si sente la stanchezza di un’annata iniziata a gennaio e dall’altra parte dell’Atlantico?

Sicuramente, più di testa che fisicamente. Ho vissuto un’annata sempre in viaggio, mai più di 3-4 giorni consecutivi a casa, poi di nuovo valigia e bici in mano e via. In totale da allora avrò fatto 30 giorni a casa e ne sento davvero il bisogno. Anche l’ultima trasferta è stata lunga, ben 23 giorni fra Cina e Malesia, per fortuna con la squadra abbiamo formato un bel gruppo, nel quale c’è amicizia prima ancora che un rapporto di lavoro.

Oltretutto a 26 anni sei uno dei “vecchi” del gruppo…

Già sembra paradossale per me che due anni fa entravo in questo team in punta di piedi. Sono tutti davvero supergiovani, ma d’altro canto il progetto del team è quello, puntare molto sugli under 23.

Con il gruppo asiatico alla torre Petronas, da sinistra Zanoncello, Gabburo, Tarozzi, Scalco, Conforti , Covili
Con il gruppo asiatico alla torre Petronas, da sinistra Zanoncello, Gabburo, Tarozzi, Scalco, Conforti , Covili
Tu hai un treno specifico per pilotare le tue volate?

No, ci si regola in base alla corsa, alle sue caratteristiche, alla sua evoluzione, ma devo dire che tutti si sono sempre dati da fare per aiutarmi nelle volate. Anche per questo dico che c’è un bel clima in seno alla squadra.

Tu hai già la conferma per il prossimo anno?

Ne stiamo discutendo, nel contratto precedente avevo una clausola di riconferma. Io vorrei restare, almeno altri due anni per proseguire nel mio cammino di crescita. Ne parleremo a fine stagione, mi aspettano ancora le prove venete, con la chiusura alla Serenissima Gravel.

I successi lo stanno facendo conoscere anche al grande pubblico e agli addetti ai lavori stranieri
I successi lo stanno facendo conoscere anche al grande pubblico e agli addetti ai lavori stranieri
Il tuo calendario, dopo una stagione così importante, sarà dello stesso tipo, quindi incentrato sulle corse a tappe?

Quella era l’impostazione della quale avevo bisogno quest’anno, partendo praticamente da zero. Ora spero che il livello si alzi, che ci siano altri tipi di corse, anche con una concorrenza più qualificata, con qualche classica d’un giorno nella quale andare a caccia del bersaglio grosso.

Green Project quanti piazzamenti al Langkawi…

30.09.2023
4 min
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Al Tour de Langkawi la componente italiana non è poi così piccola. Ci sono vari team, diversi corridori impegnati e alcuni di loro si sono anche distinti, pensiamo soprattutto ai ragazzi della Green Project – Bardiani, guidati da Mirko Rossato.

In Malesia Enrico Zanoncello ha sfiorato la vittoria, è stato leader per un giorno, e bene hanno fatto anche i giovanissimi Conforti e Scalco… Ma in generale si può dire che ad essere vivace sia stata l’intera Green Project. A volte magari anche sbagliando un po’, ma sempre nel vivo della corsa. Di tutto questo ne abbiamo parlato appunto con il diesse Rossato.

Tre corridori della stessa squadra impegnati in volata, un’immagine un po’ insolita. Ma quando ci sono i giovani di mezzo…
Tre corridori della stessa squadra impegnati in volata, un’immagine un po’ insolita. Ma quando ci sono i giovani di mezzo…
Mirko, una Green Project attiva dicevamo…

Direi di sì. Siamo stati sfortunati con Luca Covili che nel giorno di Genting Highlands (arrivo in quota, ndr) ha forato. E lo stesso con il giovane Matteo Scalco che ha avuto la febbre la sera prima di quella tappa. Buone cose ha fatto anche Lorenzo Conforti. Zanoncello è andato vicino alla vittoria. Venivamo dal Tour of Taihu Lake, in Cina, e anche lì avevamo corso bene.

Più di una volta abbiamo visto diversi piazzamenti nei primi dieci se non nei primi cinque, dei tuoi atleti. Visto che la cosa si è ripetuta era un ordine di squadra?

Si è ripetuto più volte perché i sincronismi non sono ancora ottimali. Davide Gabburo, per esempio, doveva tirare la volata a Zanoncello, ma poi lui ha perso le ruote. Uno lo lanciava a destra e l’altro usciva a sinistra e chiudevano quarto e sesto. La stessa cosa Conforti. Mettiamoci anche che Lorenzo è un giovane: lanciava la volata, ma poi voleva tenere duro fino sulla linea. Non dimentichiamo che fino allo scorso anno era juniores.

Assolutamente, il toscano sta ben figurando…

Quel che sta facendo è buono. Un giorno ha lanciato Zanoncello alla grande. Ha imboccato in testa l’ultima curva e poi ha tenuto fino alla fine, facendo 600 metri di volata. Quel giorno hanno fatto secondo e sesto.

Sfortunato Covili: nell’unica vera salita di tutto il Langkawi ha forato, dicendo addio ai sogni di alta classifica
Sfortunato Covili: nell’unica vera salita di tutto il Langkawi ha forato, dicendo addio ai sogni di alta classifica
Vedendo che la cosa dei piazzamenti in volata si ripeteva, abbiamo pensato ad una Green Project a caccia di punti.

No, sono pochi quelli in palio nelle tappe. Semmai contano di più quelli per la classifica finale. Ma non era questo il nostro obiettivo in quelle volate.

Hai portato una squadra che è un mix di giovani ed esperti. Esperti con le virgolette, visto la loro età. Scalco e Conforti i due “bimbi”, Tarozzi la via di mezzo e poi i “vecchi” Covili, Zanoncello e Gabburo…

Un po’ la stessa cosa che avevo fatto al Tour of Taihu Lake. Lì avevo tre ragazzi di primo anno. Qui al posto di Paletti, che è rientrato in Italia per preparare il ciclocross, c’è Covili. Ma in generale sono contento dei miei giovani. Più o meno tutti hanno messo nel sacco 45 giorni di gara e per essere dei primo anno va bene. 

Conforti in particolare si è distinto. Davvero degli ottimi piazzamenti per lui. Solo in Malesia quattro top 10 nelle prime quattro tappe e anche in Cina un secondo posto. Che corridore è?

E’ un corridore veloce, ma non un velocista. Vedo che tiene bene nelle salite non troppo lunghe. Per me è da classiche. Il prossimo anno potrà essere tra i protagonisti assoluti della categoria under 23. E’ cattivo, ha il piglio giusto… Non ce ne sono tanti che si sanno muovere in quel modo in gruppo e in volata a quell’età (parliamo di un classe 2004, ndr).

Manuele Tarozzi (classe 1998) in azione al Langkawi
Manuele Tarozzi (classe 1998) in azione al Langkawi
Prima hai detto che volevi provare a fare classifica con Scalco, altro 2004, credevamo la facessi con  Covili…

Covili era fuori di dubbio, lo davo per scontato. Era lui il nostro uomo per la generale, ma non era facile. Qui in Malesia c’erano un solo arrivo in salita e una tappa un po’ più mossa, per il resto tutta pianura. Spiace perché nella tappa più dura, a metà salita, ha forato. Volevo provare anche con Scalco più che altro per vedere doveva poteva arrivare, mentalizzarlo a tenere duro, a stare attento tutti i giorni. Lui al contrario di Conforti lo vedo per le corse a tappe.

Ultima domanda Mirko, cosa ti è sembrato del livello medio, e quindi delle prestazioni dei tuoi, in questo Langkawi?

E’ una corsa a tappe di otto giorni e non è poco. Serve molto a questi ragazzi. Il livello medio è molto buono e direi piuttosto elevato per quel che riguarda i velocisti. Io poi sono un ex sprinter e ho sempre un certo occhio per le ruote veloci. Ho visto ragazzi molto interessanti, come questo George Jackson, fortissimo. Anzi, per me il più forte. Ex pistard, alto, capello alla Cipollini… Tra l’altro la sua squadra, la Bolton, non ha sponsor per il prossimo anno: prenderlo sarebbe un’occasione. E poi ci sono De Klein della Tudor, Babor della Caja Rural… insomma molti profili davvero interessanti.

Pellizzari, raccontaci: come è andata a Taiwan?

26.03.2023
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Più che una corsa, è stata un’avventura, già solo per la distanza e il jet lag, fastidioso anche a distanza di giorni. Giulio Pellizzari è tornato dal Tour de Taiwan con un bagaglio ricco di esperienze che passano sì per le tappe, ma che hanno riempito i suoi occhi e la sua testa di tantissime immagini legate a un posto lontanissimo anche dalle nostre abitudini.

I suoi pensieri non possono partire che dalla corsa: cinque tappe che hanno lasciato il segno: «Tappe abbastanza corte e senza grandi salite, diciamo che è stato un crescendo. Il tempo era caldo, sempre fra i 25 e i 30 gradi. La frazione più difficile è stata sicuramente la terza, dove abbiamo pedalato per lunghi tratti sotto l’acqua».

Per Pellizzari una trasferta positiva, sfiorando la Top 10 su un percorso non per le sue caratteristiche
Per Pellizzari una trasferta positiva, sfiorando la Top 10 su un percorso non per le sue caratteristiche
Come ti sei trovato?

Bene, ma tecnicamente non era una corsa adatta alle mie caratteristiche, per questo il 12° posto finale è stato un buon risultato. La prima tappa era la più breve e tutta piatta, sono andati in due in fuga, abbiamo chiuso noi della Green Project-Bardiani per preparare la volata di Zanoncello, ma quel giorno non stava bene e ha chiuso 4°. La seconda tappa abbiamo provato ad attaccare nella parte finale, ma quando il JCL Team Ukyo ha fatto il forcing ci siamo un po’ persi.

Vai avanti…

Nella terza c’era una salita, ma quelle di Taiwan non sono ascese difficili, le pendenze sono sempre dolci. Davanti si è formato un gruppo folto con uno nostro dentro, ma da dietro il gruppo è rientrato, abbiamo preparato la volata di Enrico finito 2° dietro il belga De Decker della Lotto-Dstny. Nella quarta tappa, che era la più dura, siamo andati regolari. Davanti la fuga aveva accumulato tanto vantaggio, li abbiamo ripresi solo nel finale e io sono finito 11°. Poi nella frazione conclusiva siamo partiti con una classifica corta, eravamo 21 in 14”. C’è stata battaglia costante, soprattutto perché la corsa si giocava sui traguardi volanti ad abbuoni e io ho trovato la fuga per guadagnare secondi. L’arrivo poi è stato con una volata generale e questa volta Zanoncello ce l’ha fatta.

La volata vincente di Enrico Zanoncello nella tappa finale a Kaohsiung City
La volata vincente di Enrico Zanoncello nella tappa finale a Kaohsiung City
Che livello era?

Sicuramente molto buono, c’erano 4 formazioni professional, 3 nazionali e molti team che incontriamo in giro per l’Europa. Per questo anche il 7° posto a squadre ha avuto un certo peso.

Fin qui la corsa, ma Taiwan siete riusciti a girarla anche a parte i chilometri in bici?

Sì, un po’ di tempo l’abbiamo avuto. La cosa che mi ha lasciato interdetto è la grande quantità di macchine e motorini che girano per le strade. Mi sarei aspettato, dal Paese maggior produttore di bici, una situazione diversa, invece c’è un traffico impossibile soprattutto a Taipei. Ci sono molte piste ciclabili, quello sì, per andare in bici devi passare obbligatoriamente da lì. Inoltre ho notato che sono tutti molto ligi alle disposizioni sanitarie: lì si gira ancora con le mascherine.

Come siete stati accolti?

C’era una passione e un’attenzione incredibile, sembrava che eravamo delle star. Ci hanno portato in alberghi di lusso, c’era generalmente molta attenzione da parte degli organizzatori. Anche dal punto di vista delle strade abbiamo trovato una situazione ideale, molto larghe, senza buche, perfettamente asfaltate. Per loro erano 5 giorni magici, come una festa e noi eravamo gli invitati speciali.

La corsa che sensazioni ti ha dato, parlando dal punto di vista personale?

Non era un percorso adatto a me ma questo lo sapevo, era utile per fare esperienza e lavorare per gli altri. Sono però tornato a casa con grandi emozioni: avevamo lavorato tutta la settimana per portare a casa qualcosa ma per un verso o per l’altro non si riusciva mai a concretizzare, l’ultimo giorno con la vittoria di Zanoncello abbiamo davvero fatto festa, l’abbiamo tutti sentita come nostra. Non nascondo che ci siamo anche un po’ commossi…

Zanoncello 1° nella classifica a punti, con Aitken (montagna), Meijers (generale) e Chayasonbat (1° asiatico)
Zanoncello 1° nella classifica a punti, con Aitken (montagna), Meijers (generale) e Chayasonbat (1° asiatico)
Riprenderti dal jet lag non è stato facile…

No, infatti ci ho messo un po’ a riprendermi e a ritrovare le sensazioni che avevo a fine corsa. Devo dire che, come sempre avviene per una corsa a tappe, ho chiuso con una gran condizione che spero di portarmi dietro per le prossime gare, sia all’estero che nelle classiche italiane. La forma adesso è quella giusta e bisogna farla fruttare.

Zanoncello 2022

Dalla Turchia spunta Zanoncello dal sangue nobile…

05.02.2022
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A colorare un po’ d’azzurro questo avvio di stagione non c’è stato solo Giovanni Lonardi con la sua vittoria in Spagna. Domenica in Turchia Enrico Zanoncello ha sfiorato il successo nella sua prima gara, il Grand Prix Megasaray. Certo, non era di primissimo livello, con sole due squadre professional al via, ma è pur sempre un risultato di valore per un corridore di 24 anni che ha una gran voglia di emergere. Anche perché nelle sue vene scorre sangue… olimpionico.

Enrico viene da Isola della Scala (VR), lo stesso piccolo centro di Elia Viviani e i due sono anche lontani cugini. E’ proprio vedendo le gesta del suo parente, che Zanoncello ha deciso di fare della sua passione acquisita da bambino il suo lavoro: «Ho iniziato ammirandolo, volendolo imitare. Ho fatto tutta la trafila dalla G1 fino agli juniores e approdando prima alla Colpack e poi alla Zalf, e questa è stata la mia fortuna».

Zanoncello Bernocchi 2021
Zanoncello è nato a Isola della Scala il 2 agosto ’97. Lo scorso anno ha centrato due Top 10
Zanoncello Bernocchi 2021
Zanoncello è nato a Isola della Scala il 2 agosto ’97. Lo scorso anno ha centrato due Top 10
In che senso?

Alla Colpack non mi trovavo male, ma è stato alla Zalf che ho imparato davvero che cos’è il mestiere del corridore, anche nelle piccole cose. E’ stata una scuola straordinaria, infatti sotto la loro guida ho cominciato a vincere in maniera continua e questo mi ha portato lo scorso anno al passaggio alla Bardiani.

Tu e tuo cugino siete simili?

Come caratteristiche abbastanza, ma non fisicamente. Elia è più alto, inoltre ha una maggiore resistenza affinata negli anni come spero di poter fare anche io. Io forse sono un velocista puro, o meglio mi ritenevo tale, ma tra gli insegnamenti che mi sono portato dietro dalla Zalf c’è anche l’aver compreso che ormai corse per velocisti puri non ci sono più perché non ci sono gare completamente pianeggianti. Un velocista deve saper affrontare le salite e tenere, considerare che dislivelli di 1.500-2.000 metri sono la norma anche per gare che finiscono con la volata di gruppo. Ma per esserci, in quella volata, devi saper resistere anche quando la strada si rizza sotto le ruote.

Zanoncello volata 2022
La volata vincente di Gudmestad su Zanoncello, terzo è Nicolas Dalla Valle (foto Velo Alanya)
Zanoncello volata 2022
La volata vincente di Gudmestad su Zanoncello, terzo è Nicolas Dalla Valle (foto Velo Alanya)
Raccontaci un po’ la tua prima esperienza del 2022…

Come detto non era proprio una garona. C’eravamo noi e la Uno-X e quando è partita la fuga, siamo state noi due a tenere il controllo della corsa e ricongiungere il gruppo. Poi abbiamo preparato la volata, ma lì il norvegese Gudmestad è stato più bravo. Comunque come inizio va bene, rispecchia quello che mi aspettavo.

Quando hai iniziato ad allenarti in vista del 2022?

Molto presto, già a metà novembre ero in bici. Il 2021 non è stato un anno tanto fortunato, infatti ho corso solo per 40 giorni e una buona condizione l’avevo solo all’Adriatica Jonica Race (due prestazioni nella Top 5, ndr). Il problema è stato che a inizio stagione ho avuto un infortunio al ginocchio sinistro, poi quando la condizione stava arrivando, a luglio mi sono fratturato la clavicola. Ho ripreso a fine agosto, ma ormai era impossibile ritrovare il giusto colpo di pedale. Per questo ho ripreso presto, proprio con l’obiettivo, concordato con il team, di emergere sin dalle prime corse.

Zanoncello allenamento 2022
Il gruppo Bardiani è rimasto ad allenarsi in Turchia per il Tour d’Antalya dal 10 febbraio (foto Bardiani)
Zanoncello allenamento 2022
Il gruppo Bardiani è rimasto ad allenarsi in Turchia per il Tour d’Antalya dal 10 febbraio (foto Bardiani)
Però ti abbiamo visto anche all’ultimissima gara, la Serenissima Gravel

Sì, mi incuriosiva molto quell’esperienza, però se devo essere sincero, di gravel aveva ben poco, praticamente è stata una corsa solo con ruote più larghe… Per me gravel è sinonimo di avventura, un concetto diverso di stare in bici. Non mi ha trasmesso particolari sensazioni.

Nelle foto ti si vede spesso con gli occhiali. Li usi anche in gara?

Bell’argomento. A dir la verità fino allo scorso anno correvo senza niente, poi quest’inverno il mio preparatore Pino Toni ha detto che dovevo utilizzare le lenti a contatto perché in corsa mi concentravo troppo sulla vista. Io sono astigmatico, ci vedevo ma dovevo sforzare la vista e non mi rendevo conto delle energie sprecate. Così ho iniziato a usare le lenti, sia in allenamento che in gara e la differenza è enorme, proprio perché non mi concentro più sulla vista e riesco ad andare molto meglio. Tanto è vero che per curiosità ho riprovato a pedalare senza lenti e la differenza è stata enorme.

Zanoncello gravel 2021
In azione alla Serenissima Gravel, conclusa al 15° posto a 3’04” da Lutsenko
Zanoncello gravel 2021
In azione alla Serenissima Gravel, conclusa al 15° posto a 3’04” da Lutsenko
Questa piazza d’onore è uno stimolo a salire ancora quel gradino?

Sicuro, è il mio obiettivo, voglio vincere qualcosa. Non farò molte grandi corse, anche se siamo stati invitati per alcune gare in Belgio, le gare di contorno alle prove del WorldTour e anche in prove in Croazia. Farò anche alcune gare importanti, come ad esempio l’Uae Tour ma non pretendo certo di vincere lì, devo fare esperienza. L’importante è continuare a crescere e cogliere le occasioni, vincere quando e dove capiterà.

Qual è la gara che tieni nel cuore?

Penso che per un velocista come me la Milano-Sanremo sia il sogno più grande, quella che da sola vale una carriera. Magari un giorno, chissà…