Nicola Minali, Paula Blasi, Mattia Viel, Dmt

Paula Blasi (con Dmt ai piedi) nella storia della Vuelta

27.05.2026
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La vittoria di Paula Blasi alla recente Vuelta Femenina non è stata soltanto una grande impresa sportiva. E’ stato un momento storico per il ciclismo spagnolo e anche per Dmt, il brand veronese specializzato nella produzione di scarpe da ciclismo ad alte prestazioni. La giovane atleta della UAE Team ADQ è infatti diventata la prima ciclista spagnola di sempre a conquistare la maglia rossa nella corsa a tappe più importante del proprio Paese.

Un successo costruito con coraggio, talento e personalità. Decisivo l’attacco sull’iconico Alto de l’Angliru, salita simbolo del ciclismo mondiale, dove la Blasi ha dimostrato tutta la sua forza. Ai piedi dell’atleta catalana le Dmt Pogi’s Superlight, il modello sviluppato insieme a Tadej Pogacar e diventato ormai uno dei riferimenti nel panorama delle scarpe racing.

Per Dmt si tratta di una prima volta destinata a rimanere nella memoria. Mai difatti prima d’ora l’azienda italiana era salita sul gradino più alto del podio di un Grande Giro femminile. Un traguardo che certifica ulteriormente la crescita del brand anche nel ciclismo femminile internazionale.

La visita in sede

Dopo i festeggiamenti per il trionfo alla Vuelta, Paula Blasi ha fatto visita alla sede Dmt di Bonferraro di Sorgà, in provincia di Verona. Con lei anche i manager Alex Carera e Marco Belotti. L’incontro è stato l’occasione per conoscere da vicino il lavoro che c’è dietro lo sviluppo delle scarpe, dalla ricerca alla produzione.

Ad accoglierla Federico Zecchetto, che ha voluto omaggiarla con uno speciale paio di Pogi’s rosso brillante. Un richiamo evidente alla maglia rossa conquistata sulle strade spagnole…

«Abbiamo conosciuto Paula durante The Traka 2025 in Spagna grazie ad alcune conoscenze comuni legate al nostro distributore spagnolo», ha spiegato Mattia Viel, Global Sponsorship Manager di Dmt. «Fin da subito abbiamo percepito il suo enorme potenziale. Successivamente, insieme ad Alex Carera e Marco Belotti di A&J, abbiamo strutturato una collaborazione ufficiale. Paula ci ha colpito immediatamente, non solo per le qualità atletiche, ma anche per il carattere: solare, genuina e molto professionale».

Il rapporto diretto con gli atleti rappresenta uno degli elementi centrali nella filosofia Dmt. Le indicazioni raccolte durante allenamenti e gare permettono infatti all’azienda di sviluppare prodotti sempre più performanti. Un aspetto particolarmente importante in una fase di forte crescita del ciclismo femminile.

Classe 2003, originaria della Catalogna, Paula Blasi è professionista soltanto da circa un anno. Prima praticava duathlon, ma un infortunio al piede l’ha portata a dedicarsi esclusivamente al ciclismo. Una scelta che si è rivelata vincente. Nel giro di pochi mesi la giovane spagnola ha conquistato il bronzo mondiale under 23 in Ruanda e il titolo europeo U23 in Francia. Nel 2026 la sua crescita è stata costante. Prima le grandi prestazioni nel Trittico delle Ardenne, poi la vittoria all’Amstel Gold Race, il terzo posto alla Freccia Vallone e il quinto alla Liegi-Bastogne-Liegi. Risultati che avevano già fatto intuire il suo enorme potenziale.

Dmt Pogi's Superlight, Paula Blasi e Federico Zecchetto
Paula Blasi insieme a Federico Zecchetto patron di Dmt
Paula Blasi insieme a Federico Zecchetto patron di Dmt con le Pogi’s Superlight realizzate appositamente per celebrare il successo alla Vuelta

Squadra vincente

La Vuelta Femenina è stata la definitiva consacrazione, ma all’interno della UAE Team ADQ la Blasi non è stata l’unica atleta a utilizzare scarpe Dmt. Anche l’esperta Mavi García e la francese Maeva Squiban, vincitrice di due tappe al Tour de France Femmes l’anno scorso, fanno parte del gruppo di atlete supportate dal marchio italiano. Proprio García, alla sua ultima stagione da professionista, ha avuto un ruolo fondamentale nel guidare la Blasi verso il successo finale. Un simbolico passaggio di testimone tra generazioni.

«Dmt è stata il mio primo sponsor – ha raccontato Paula Blasi – e ha creduto in me fin dal primo giorno. Per questo sento che questa vittoria appartiene anche a loro. Il mio idolo è Pogačar e utilizzare le sue stesse scarpe è qualcosa di speciale. Quando indosso le Pogi’s entro subito in modalità gara».

Dmt

Unibet Rose Rockets, Dmt

Dmt protagonista a Strade Bianche e Sanremo con POGI’S e KR0 EVO

16.03.2026
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Dmt continua a rafforzare il proprio legame con due delle gare più iconiche del calendario ciclistico internazionale: Strade Bianche e Milano-Sanremo. Due appuntamenti profondamente diversi tra loro, ma accomunati da un fascino unico e da una forte identità nel panorama delle grandi classiche.

La Strade Bianche – appena disputata – nonostante la giovane età rispetto alle grandi corse monumento, si è rapidamente affermata come una delle gare più spettacolari del ciclismo moderno. Il mix tra sterrati toscani, paesaggi mozzafiato e l’arrivo scenografico in Piazza del Campo a Siena ha conquistato pubblico, media e corridori… In pochi anni questa la corsa organizzata da RCS Sport è entrata stabilmente tra gli appuntamenti più attesi della stagione.

Dall’altra parte invece c’è la Milano-Sanremo, la “Classicissima”, una delle cinque Monumento del ciclismo mondiale. Con i suoi quasi 300 chilometri rappresenta la corsa di un giorno più lunga del calendario. Un percorso che cresce progressivamente di intensità fino agli ultimi venti minuti di gara, quando la sequenza Cipressa–Poggio definisce spesso il vincitore finale.

In entrambe queste corse, Dmt è stata e sarà protagonista ai piedi di alcuni dei corridori più forti del gruppo.

Unibet Rocket Rose
Il Team Unibet Rocket Rose quest’anno farà il suo debutto in un Grande Giro, saranno presenti alla Corsa Rosa
Unibet Rocket Rose
Il Team Unibet Rocket Rose quest’anno farà il suo debutto in un Grande Giro, saranno presenti alla Corsa Rosa

Unibet Tietema Rockets con Dmt

Oltre alla fortissima sponsorizzazione del brand veronese con il Campione del Mondo Tadej Pogacar, Dmt supporta anche l’intera squadra Unibet Tietema Rockets, una delle realtà più innovative del ciclismo professionistico. Il team fondato dall’ex corridore e imprenditore Bas Tietema rappresenta un caso interessante nel panorama internazionale. La squadra ha difatti costruito negli anni una community digitale molto attiva, utilizzando social media e contenuti video per avvicinare nuovi appassionati al ciclismo.

«Questa collaborazione con i ragazzi della Unibet Rose Rockets – ha dichiarato Mattia Viel, Global Sponsorship Manager di Dmt – va ben oltre la semplice sponsorizzazione tecnica. Il progetto Rockets offre difatti un approccio innovativo alla comunicazione sportiva. La squadra riesce a generare grande visibilità mediatica e ad attirare nuovi fan, contribuendo allo sviluppo dell’immagine del nostro brand anche al di fuori dei canali tradizionali».

Ridurre i Rockets ad un semplice progetto di marketing sarebbe però un errore. La squadra franco-olandese ha infatti costruito una formazione sempre più competitiva. Durante l’inverno sono arrivati due corridori di grande esperienza come Dylan Groenewegen, vincitore di sei tappe al Tour de France, e Wout Poels, già trionfatore alla Liegi‑Bastogne‑Liegi. Nel roster figurano anche corridori di talento come Victor Lafay, capace di vincere tappe sia al Giro d’Italia sia al Tour de France, e lo slovacco Lukás Kubis.

La partecipazione alle grandi classiche italiane rappresenta una tappa importante nel percorso di crescita del team, che ha ottenuto anche uno storico invito al Giro d’Italia.

Unibet Rose Rockets, Strade Bianche, Dmt
Unibet Rose Rockets insieme a Dmt è stata protagonista anche alle Strade Bianche
Unibet Rose Rockets, Strade Bianche, Dmt
Unibet Rose Rockets insieme a Dmt è stata protagonista anche alle Strade Bianche

POGI’S e KR0 EVO Superlight: 100% performance

Il lavoro a stretto contatto con i professionisti permette a Dmt di sviluppare costantemente i propri modelli top di gamma.

Le POGI’S sono progettate attorno alle esigenze di Pogacar. La versione Superlight punta su leggerezza, aerodinamica e rigidità. E’ una scarpa pensata per le lunghe distanze e per una distribuzione efficiente della potenza durante tutta la pedalata.

Il modello KR0 EVO, invece, rappresentano uno dei modelli storici del marchio. Sono state sviluppate insieme a Elia Viviani e si distinguono per il sistema di chiusura con doppio rotore BOA Li2, che consente una regolazione micrometrica anche nei momenti più intensi della gara.

La nuova versione KR0 EVO Superlight introduce ulteriori miglioramenti tecnici. La tomaia in Aeroflex Knit utilizza un filato avanzato che combina traspirabilità, elasticità e resistenza. Il materiale si adatta naturalmente alla forma del piede, migliorando comfort e stabilità. La fascia collopiede in TPU garantisce supporto durante la fase di spinta, mentre la nuova suola in carbonio Superlight è progettata per massimizzare la trasmissione della potenza. Il peso dichiarato è di appena 215 grammi nella taglia 42.

Entrambi i modelli mantengono lo stile distintivo di Dmt: linee pulite, design essenziale e una calzata che unisce comfort, precisione e reattività. Un equilibrio che continua a convincere alcuni dei migliori corridori del mondo…

Dmt

Nuove DMT KR0 Evo, adesso hanno la suola Superlight

Nuove DMT KR0 Evo, adesso hanno la suola Superlight

17.02.2026
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La famiglia Superlight DMT aggiunge un’altra freccia al proprio arco. Dopo la versione Pogi’s, quella con i lacci, anche la scarpa con i due rotori Boa si rinnova profondamente, ma senza stravolgere il suo DNA ed il design. KR0 Evo Superlight è la calzatura indossata da Groenewegen, già vittorioso in questo inizio 2026.

Un filrouge che lega la KR0 Evo Superlight alla Pogi’s Superlight, esiste ed è facilmente percepibile. Entrambe sono calzature sviluppate per l’agonismo, hanno un valore alla bilancia da primato e non lasciano nulla al caso anche in termini di efficienza aerodinamica. Cosa cambia rispetto alla generazione precedente? Vediamo le nuove DMT nel dettaglio.

Nuove DMT KR0 Evo, adesso hanno la suola Superlight
Profilo asciutto e rotori Boa in alluminio, la nuova KR0 Evo Superlight
Nuove DMT KR0 Evo, adesso hanno la suola Superlight
Profilo asciutto e rotori Boa in alluminio, la nuova KR0 Evo Superlight

DMT KR0, per anni la calzatura di Viviani

Elia Viviani è stato per tantissimi anni non solo uno dei testimonial più importanti di DMT, ma è stato uno degli atleti che ha contribuito allo sviluppo delle calzature. Il modello KR0 con i rotori Boa rappresenta anche il risultato di una lavoro enorme e di una stretta collaborazione. Solo sul finire della carriera Viviani ha indossato (combinando KR0 e Pogi’s Superlight) le scarpe con i lacci.

La nuova DMT KR0 Evo Superlight prende forma grazie alla suola full carbon Superlight, la medesima in dotazione alla Pogi’s ed a una tomaia leggerissima Aeroflex che non dimentica completamente il tessuto Knit. La linguetta non è separata dal resto della tomaia e forma una sorta di blocco unico, stabile, confortevole, estremamente fasciante e traspirante.

Il rotore superiore ha un tiraggio del cavo diretto ed inoltre presenta una fascia (come un tirante) che supporta e tira sull’arco plantare. Quello inferiore ha il cavo incrociato, utile ad adeguare il volume della calzatura. Il cavo di questo rotore scorre all’interno di passanti di tessuto e “tira” due canaline 3D con l’obiettivo di azzerare la presenza di eventuali spazi vuoti della tomaia. Entrambi sono di matrice Li2 in alluminio.

Talloniera integrata e tecnologia Ice-Key

Come vuole la tradizione DMT, la talloniera resta completamente integrata e nascosta al di sotto del tessuto. E’ rigida, non è estrema, contenitiva e completa la sua azione grazie ad un’imbottitura interna completamente dedicata. Nella zona del tallone (scarpa sinistra) è presente il logo del tag NFC Ice-Key. Un gran bel valore aggiunto soprattutto in fatto di sicurezza, perché tramite la app è possibile inserire tutti i dati del profilo personale, consultabili in caso di necessità da un soccorritore.

Il prezzo di listino della DMT KR0 Evo Superlight è di 409 euro e le taglie disponibili vanno dalla 37 alla 49. Per contestualizzare ancora meglio la nuova scarpa, abbiamo chiesto a Nicola Minali, una sorta di Deus ex machina per quanto concerne lo sviluppo delle calzature DMT.

Sempre più vicini all’asse del pedale

«Sì, la nuova suola che porta in dote la nuova versione delle KR0 Evo Superlight – ci ha detto Minali – è la stessa delle Pogi’s. Una soluzione voluta per alleggerire la scarpa e renderla al tempo stesso più rigida in quella zona, ma anche per avvicinare ulteriormente il piede all’asse del pedale. Rispetto alla suola precedente, la Superlight si abbassa di 3 millimetri. Più l’estremità corporea si avvicina all’asse, minore è la dispersione di watt.

«Insomma, materiali uguali e mi riferisco alla suola, stessa forma ed è uguale anche il concetto di partenza per quanto concerne il design, poi ovviamente – conclude Minali – il risultato finale in termini di calzatura è differente».

DMT

Una piuma, suola rigida e piede che respira, DMT Pogi's Superlight

DMT Pogi’s Superlight, una piuma, suola rigida e piede che respira

24.12.2025
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DMT Pogi’s Superlight è la calzatura che prende forma dalla versione KR SL, la scarpa con le stringhe che ha stravolto (insieme a pochissime altre) la categoria delle calzature da bici. Rispetto alla KR SL le cose in comune sono davvero poche e nel mezzo ci sono generazioni diverse di materiali. E poi la leggerezza, 380 grammi rilevati nella misura 43, un valore alla bilancia davvero ridotto.

Le scarpe chieste a gran voce, disegnate, sviluppate con e per Pogacar? Ma non è solo questo. Che piacciano oppure no, capaci di accontentare la gratificazione soggettiva del ciclista oppure no, le DMT Pogi’s Superlight sono un esercizio di stile e di capacità di far coesistere tecnologia e comfort. Una volta indossate, preparate e “tacchettate”, bè… tanta roba. Le abbiamo provate.

Una piuma, suola rigida e piede che respira, DMT Pogi's Superlight
Impatto moderno ed essenziale, elegante
Una piuma, suola rigida e piede che respira, DMT Pogi's Superlight
Impatto moderno ed essenziale, elegante

Zero costrizioni e suola rigida

Mai come in questo caso è fondamentale argomentare due sezioni della scarpa completamente diverse tra loro. Da una parte la suola, per nulla piatta, molto rigida e con tanto supporto nella zona dell’arco plantare. La rigidità si percepisce soprattutto nella zona frontale ed in parte nella sezione centrale, dove le due nervature non sono solo estetica. La stessa suola si alza leggermente nella zona perimetrale, non in modo eccessivo, tanto quanto basta per bloccare eventuali movimenti del piede ed influire in modo positivo sulla stabilità complessiva. Questa soluzione è inoltre utile acontenere la spanciatura del tessuto.

La tomaia è decisamente l’opposto. E’ compatta, è morbida e non cedevole, è sviluppata per essere leggera e lasciare fresco il piede. E’ elastica, ma proprio la sua elasticità si mostra in modo completamente differente rispetto ad un tessuto knit. Volendo fare un confronto con la “vecchia” DMT KR SL? La tomaia della Pogi’s non trattiene il calore ed asciuga in tempi ancora più rapidi.

Funzionale al sistema di chiusura

Restando nell’ambito della tomaia, il suo comportamento è funzionale al sistema di chiusura con i lacci/tiranti. Sì perché il tessuto della tomaia si adegua alla forma del piede, fascia e non lascia spazi vuoti. Stringe a piacere e non costringe, anche se una volta indossate le scarpe e tirati i lacci, ci si rende conto di quanta forza sono in grado di generare. Meglio o peggio di un sistema con i rotori? Soggettività a parte (che è sempre giusto considerare), l’aspetto principale da valutare è legato ad una distribuzione delle pressioni su una superficie più ampia.

Una calzatura come la DMT Pogi’s coinvolge tutto il dorso del piede, tira e supporta l’arco plantare, lascia le falangi completamente scariche dalle pressioni. La scarpa diventa un tutt’uno con il piede, che gode in ogni caso della libertà di movimento delle dita. Necessità di aggiustare il tiraggio durante la pedalata? Forse le prime volte, perché si prende la mira proprio con la potenza generata dai lacci. Dopo la giusta presa di confidenza non è mai stato necessario adeguare la pressione.

La valutazione della misura corretta

La DMT Pogi’s Superlight è l’esempio lampante di quanto la valutazione della misura corretta deve partire dall’effettiva lunghezza del piede. La Pogi’s ha una forma filante, affusolata ed allungata, è una scarpa “magra” e non è dotata di una suola che spancia in modo esponenziale sull’avampiede. Significa che l’anatomia del piede si deve configurare al meglio con la stessa calzatura in modo da sfruttare a pieno le potenzialità del prodotto (e della chiusura).

In conclusione

DMT Pogi’s Superlight è la calzatura tecnica che offre degli spunti interessanti. In fatto di comodità, freschezza e di quanto un sistema di chiusura tanto semplice possa essere estremamente efficace. Non finisce qui, perché con questa scarpa prende ancor più valore il supporto dell’arco plantare che arriva dal binomio suola/tomaia. Rispetto alla vecchia versione con tessuto knit, la Pogi’s è decisamente più performante e sfrutta come mai prima d’ora il binomio tra la perentorietà della suola e la capacità avvolgente del comparto chiusura/tomaia. C’è da considerare il peso ridotto, fattore non secondario, ma che passa in secondo piano una volta che la calzatura è indossata e si pedala.

Resta il fatto che questa DMT è dedicata a chi vuole una calzatura griffata, ma tanto equilibrata e non eccessiva nella rigidità, quanto costantemente areata/ventilata. Come accennato in precedenza, la Pogi’s Superlight non è eccessiva, non è ingombrante. Non ha la suola che diventa “troppo e tanto”, fattori che nell’insieme la rendono sfruttabile da diverse tipologie di utenza che, vogliono una bella scarpa da bici e senza i rotori. Infine è sempre bene considerare, una buona prestazione in bici è frutto anche della comodità del piede.

DMT Cycling

Viviani DMT Livigno

Un campione per amico: l’importanza di Viviani per DMT

14.12.2025
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Elia Viviani ha concluso quest’anno una carriera costellata di tantissimi successi, sia in strada che in pista. L’ultimo – da libro cuore – è stato l’oro nell’Eliminazione ai mondiali di Santiago del Cile lo scorso ottobre.

Viviani ha passato gran parte della sua vita ciclistica a fianco dell’azienda veneta DMT, e il brand l’ha seguito anche durante il suo ultimo ritiro, quest’estate a Livigno, dove il velocista stava preparando il mondiale.

Abbiamo contattato Mattia Viel, che si occupa dei rapporti con gli atleti e delle sponsorizzazioni per DMT, per farci raccontare i suoi giorni in altura con il campione olimpico di Rio 2016.

Mattia Viel (a destra), ex pro’, ora si occupa delle sponsorizzazioni degli atleti in DMT, cosa che lo porta ad essere in stretto contatto con campioni come Pogacar o Viviani
Mattia Viel (a destra), ex pro’, ora si occupa delle sponsorizzazioni degli atleti in DMT, cosa che lo porta ad essere in stretto contatto con campioni come Pogacar o Viviani
Mattia Viel, cosa avete fatto con Viviani a Livigno?

Siamo stati lì con lui quest’estate per produrre un video che raccontasse il suo rapporto con la nostra azienda, ma anche qualcosa di lui che fosse più personale. Quando ho saputo del suo ritiro ho pensato che è stato davvero una persona fondamentale per noi e che forse potevamo comunicarlo di più. Da qui l’idea di produrre il video, sentire la sua viva voce che parlasse del nostro rapporto.

E lui com’è stato in quei giorni?

Super professionale come sempre. Si stava preparando per i mondiali in pista, ma ci ha dedicato qualche ora di alta qualità. Era un modo per omaggiare la sua straordinaria carriera.

Viviani DMT Livigno
Viviani è salito a Livigno quest’estate per preparare gli ultimi appuntamenti dell’anno e della carriera (foto Gabriele Facciotti)
Viviani DMT Livigno
Viviani è salito a Livigno quest’estate per preparare gli ultimi appuntamenti dell’anno e della carriera (foto Gabriele Facciotti)
Da sempre divisa tra strada e pista.

Esatto! E per noi Elia funziona bene proprio perché è molto versatile. Infatti il concept del video è avere un piede in due scarpe, proprio per sottolineare la sua passione per le due discipline e il fatto che sia riuscito sino alla fine a portarle avanti entrambe ad altissimi livelli. Allo stesso modo utilizza sia le scarpe con i lacci che quelle con i rotori, quindi è un testimonial perfetto.

Durante le riprese sono venuti fuori retroscena interessanti?

A me è piaciuto il fatto che sia venuto fuori il lato umano, le storie oltre alla performance. Per esempio quando scambia qualche battuta al telefono con Federico Zecchetto, il patron di DMT, e si parlano in veneto. Questo rende bene l’idea del rapporto che c’è tra lui e l’azienda. Noi siamo una realtà abbastanza piccola rispetto ad altre, ma proprio per questo puntiamo moltissimo sul seguire da vicino i nostri atleti.

Perché, ricordiamo, Viviani è veronese come l’azienda…

Esatto, e questo ha comunque avuto un ruolo. Come dicevo con lui c’è sempre stato un rapporto particolare, anche per la vicinanza che ha avuto con il nostro collega Nicola Minali, che è suo compaesano. Per esempio, credo sia la persona che ha ricevuto più versioni customizzate in assoluto.

Scarpe DMT Viviani custom
Uno dei molti modelli che l’azienda ha creato apposta per il campione veronese: forse l’atleta che ha ricevuto più customizzazioni in assoluto (foto Gabriele Facciotti)
Scarpe DMT Viviani custom
Uno dei molti modelli che l’azienda ha creato apposta per il campione veronese: forse l’atleta che ha ricevuto più customizzazioni in assoluto (foto Gabriele Facciotti)

La voce di Minali

E in effetti anche Nicola Minali, che in DMT è responsabile dello sviluppo tecnico, ha diverse cose da raccontare del campione olimpico. Nell’intervista rilasciata a bici.PRO quest’estate ci aveva accennato al fatto che, prima ancora del modello fatto per Pogacar, le primissime scarpe con chiusura a lacci siano state realizzate per Viviani. Gli chiediamo di spiegarci meglio questa storia.

«Quella scarpa fatta per Elia però – dice – era piuttosto diversa da quelle che sono in catalogo ora. Era una modello sì con i lacci, ma da pista e con una cover aerodinamica per massimizzare le prestazioni. Ed era in microfibra, a differenza di quella fatta per Tadej che è in knit. Era un modello pensato per gli sforzi di breve durata, appunto quelli che si fanno in velodromo. Su strada si sarebbe scaldata troppo».

Viviani DMT Livigno
Con ogni probabilità il rapporto tra il velocista e l’azienda continuerà, pur in forma diversa, anche in futuro (foto Gabriele Facciotti)
Viviani DMT Livigno
Con ogni probabilità il rapporto tra il velocista e l’azienda continuerà, pur in forma diversa, anche in futuro (foto Gabriele Facciotti)
Nicola, lei Viviani lo conosce da quando era un ragazzo. Com’è stato lavorarci tutti questi anni?

Io ed Elia siamo praticamente compaesani (i due sono entrambi di Isola della Scala, ndr), e durante la sua carriera quando è stato libero ha sempre collaborato con noi. E’ sempre stato un uomo azienda, molto lucido fin da ragazzino, uno che non parlava mai a vanvera. La sua maniacalità, quella che gli ha fatto raggiungere i risultati che ha raggiunto, ha aiutato molto anche noi. Da quando io lavoro qui, ci siamo sempre basati moltissimo sui feedback dai corridori e, visto il nostro rapporto, Elia è stato molto importante.

Forse il picco della sua carriera è stato l’oro olimpico di Rio 2016. Che scarpe aveva quel giorno?

Una scarpa particolare, con un filo che passava tutto attorno al piede, con chiusura a rotori. La scuola aveva due canaline che permettevano al filo di passare da parte a parte, per avvolgere il piede nel migliore dei modi. L’ispirazione del nuovo modello con i lacci è partita da lì, l’idea di base è la stessa. Elia c’è sempre stato in ogni nostra innovazione. Il primo modello di scarpa fatto con il knit e non più in microfibra l’ha usato lui ai campionati italiani e ha subito vinto. Sembrava che ogni nuovo modello che gli proponessimo lui lo provasse e immediatamente vincesse. Anche per questo è stato, e continuerà ad essere, una persona speciale per noi.

Alé Cycling

Con FZ Import & Distribution Alé e DMT crescono anche negli USA

10.11.2025
3 min
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Il Gruppo Zecchetto punta in alto nel mercato nordamericano dell’abbigliamento ciclistico. FZ Import & Distribution Corp., distributore esclusivo dei marchi Alé e Dmt in USA e Canada, ha annunciato una profonda riorganizzazione interna per rafforzare la propria presenza e crescere con una strategia più moderna, dinamica e competitiva.

Al vertice della nuova struttura arriva Alessia Piccolo, già CEO di Alé Cycling, che assume anche la guida di FZ come Chief Executive Officer (CEO). Accanto a lei, nel ruolo di Direttore Generale, l’americano Peter Kukula, professionista con oltre 25 anni di esperienza nel mondo del ciclismo internazionale.

Alé Cycling
Alé Cycling vuole portare la propria qualità e competenza anche sul mercato americano
Alé Cycling
Alé Cycling vuole portare la propria qualità e competenza anche sul mercato americano

Nuova leadership per un mercato strategico

La scelta di rinnovare la guida nasce dalla volontà di affrontare le sfide del mercato nordamericano con una visione più diretta ed efficace. Gli Stati Uniti rappresentano oggi uno dei contesti più dinamici e competitivi al mondo per l’abbigliamento ciclistico di alta gamma. La nuova struttura di FZ punta a valorizzare al massimo la forza dei brand italiani del gruppo, unendo innovazione, tecnologia e stile inconfondibile.

Peter Kukula porta con sé una lunga carriera nel settore. Ha lavorato come brand manager e direttore vendite per alcuni dei marchi più noti dell’abbigliamento tecnico ciclistico, oltre ad aver collaborato con Shimano North American Holdings, dove ha gestito le vendite del marchio Lazer Helmets. Dal 2023, attraverso la sua società PKSC Management Group, coordina la rete vendita americana per Time, Alé* e Dmt. La sua conoscenza del mercato e la rete di relazioni sviluppata nel tempo rappresentano una risorsa strategica per l’espansione del gruppo.

Alé Cycling
La nuova struttura di FZ Import & Distribution punta a valorizzare al massimo la forza di Alé
Alé Cycling
La nuova struttura di FZ Import & Distribution punta a valorizzare al massimo la forza di Alé

Efficienza, visione e identità italiana

Il nuovo assetto di FZ è pensato per essere più snello e orientato ai risultati. Una struttura agile, capace di rispondere rapidamente alle esigenze di un mercato in continua evoluzione. Alla base resta il DNA imprenditoriale di Federico Zecchetto, fondatore del gruppo, che con la sua visione pragmatica e la sua spinta all’azione continua a guidare la crescita delle sue aziende in tutto il mondo.

La strategia di FZ combina concretezza operativa e attenzione al dettaglio, due valori che da sempre contraddistinguono il modo italiano di fare impresa. L’obiettivo è consolidare il posizionamento di Alé e Dmt come marchi di riferimento per i ciclisti americani che cercano performance, qualità e stile.

Alessia Piccolo, General Manager Alé
Alessia Piccolo, General Manager Alé

Le parole di Alessia Piccolo

«Il nostro obiettivo – ha dichiarato Alessia Piccolo – è consolidare la presenza di Alé e Dmt in Nord America con un approccio più diretto e performante, restando fedeli ai valori che definiscono la famiglia Zecchetto: innovazione, passione e visione internazionale. Vogliamo diventare protagonisti su questo mercato portando lo stile, la qualità e la tecnologia del Made in Italy al servizio dei ciclisti americani».

Con questa nuova organizzazione, FZ Import & Distribution si prepara a scrivere un nuovo capitolo della propria storia. Un capitolo fatto di strategia, persone e ambizione: gli ingredienti con cui il Gruppo Zecchetto punta a rafforzare la presenza di Alé e Dmt nel panorama ciclistico degli Stati Uniti e del Canada.

Alé Cycling

Dmt, Viviani

Dmt celebra (con un un bellissimo video) la carriera di Elia Viviani

22.10.2025
3 min
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Dopo quasi trent’anni in sella, il campione olimpico Elia Viviani ha recentemente messo la parola fine ad una carriera straordinaria. Oltre 90 vittorie tra strada e pista, per un palmarès a dir poco scintillante. Dmt, storico produttore di calzature per il ciclismo e partner di lunga data, ha voluto rendergli omaggio. Un video tributo altamente evocativo ripercorre l’epopea del suo testimonial veronese. Il messaggio è un sentito ringraziamento: “Grazie, Elia. Per la passione, la dedizione e la storia che hai scritto insieme a noi”. 

Due anime, un solo campione

Viviani, classe ’89, ha incarnato l’eccellenza della multispecialità. Come lui stesso ha spiegato, la sua carriera da ciclista è sempre stata mossa da “due anime”. «La pista è istinto ed esplosività, la strada è resistenza, è storia, è strategia», ha sempre dichiarato. Questa doppia natura lo ha reso unico. In pista, Viviani ha toccato il culmine a Rio de Janeiro 2016. L’Oro Olimpico nell’Omnium è il suo successo più caro. «Il più bel giorno della mia carriera è sicuramente stato l’Oro Olimpico di Rio 2016, e Dmt era ovviamente con me – ha commentato il veronese, sottolineando l’importanza del supporto del brand – come con me c’era quando ho conquistato anche due Mondiali nell’Eliminazione e numerosi altri titoli europei».

Su strada, il velocista ha dominato gli sprint. Le sue Dmt lo hanno accompagnato in cinque vittorie di tappa al Giro d’Italia – vestendo la maglia Ciclamino – e in un successo al Tour de France. Il suo percorso celebra non solo i trionfi, ma anche la libertà, l’innovazione e la ricerca della perfezione atletica.

Dmt, Elia Viviani, pista Italia
Elia Viviani ha legato la sua carriera alla pista, dove ha vinto e contribuito a creare un movimento sempre più forte e solido
Dmt, Elia Viviani, pista Italia
Elia Viviani ha legato la sua carriera alla pista, dove ha vinto e contribuito a creare un movimento sempre più forte e solido

Una storia lunga trent’anni

Il legame tra Elia Viviani e il marchio veronese Dmt affonda le proprie radici nell’infanzia. Una partnership nata da una profonda vicinanza, sia geografica che emotiva. La calzatura è fondamentale per un velocista, il punto cruciale per il trasferimento di potenza, e il ricordo del campione è a dir poco tenero… «La mia prima scarpa Dmt – ha commentato Viviani – era una scarpa bianca con tre strap, facile da indossare quando avevo otto anni. La scarpa è una delle cose più importanti per un ciclista».

Una collaborazione che è andata oltre la semplice sponsorizzazione. È diventato un rapporto quasi familiare, specialmente con Federico Zecchetto, l’anima e il motore di Dmt. Viviani lo definisce, ciclisticamente parlando, “un padre”. Zecchetto ha sempre creduto nelle sue ambizioni, anche le più audaci. «Ha sempre detto sì a qualsiasi mia richiesta, qualsiasi mio capriccio, qualsiasi mia ambizione – ha aggiunto Viviani – perché Federico è una persona ambiziosissima». 

Questa fiducia reciproca ha permesso a Dmt di sviluppare calzature all’avanguardia, portandole sul tetto del mondo. Il video tributo di Dmt non è solo un saluto. È la celebrazione di una storia scritta insieme, un’eredità di successi che ha messo in risalto la qualità e la performance dei prodotti italiani.

Per vedere il video completo che Dmt ha dedicato alla carriera di Elia Viviani clicca qui.

Dmt

Dmt, fitting labs, Italian Bike Festival 2025

La prova calzata di Dmt? Un’esperienza davvero… su misura!

23.09.2025
5 min
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Il recente Italian Bike Festival non è stato solo un’occasione per ammirare le ultime novità del settore ciclistico, ma anche un palcoscenico per esperienze uniche e personalizzate. Tra gli stand, a catturare l’attenzione dei ciclisti, è stato quello di Dmt, il marchio di calzature noto per la sua innovazione e l’attenzione ai dettagli. Oltre ad essere quello che fornisce le scarpe ad un certo Tadej Pogacar… L’azienda veronese ha offerto un servizio di prova calzata completamente rinnovato, un’iniziativa che va ben oltre la semplice vendita e punta a creare un legame profondo con il cliente finale. 

Per capire meglio la filosofia dietro questa scelta, abbiamo scambiato qualche considerazione con Andrea Saporetti, Digital Project Manager di Dmt.

Andrea Saporetti, Digital Project Manager Dmt, con Nicola Minali
A destra Andrea Saporetti, Digital Project Manager Dmt insieme a Nicola Minali
Andrea Saporetti, Digital Project Manager Dmt, con Nicola Minali
A destra Andrea Saporetti, Digital Project Manager Dmt insieme a Nicola Minali
Andrea, l’iniziativa della prova calzata non è una novità assoluta per Dmt. Da quanto tempo la portate avanti e qual è l’obiettivo principale?

Siamo un marchio che da sempre mette al centro il ciclista. Per noi è fondamentale far conoscere i nostri prodotti direttamente a chi li userà. Da un paio d’anni abbiamo sviluppato questa iniziativa per creare un contatto diretto con l’utilizzatore finale e per farci conoscere meglio. Vogliamo offrire qualcosa di diverso rispetto agli altri brand, un’esperienza che sia davvero “premium”. Non si tratta solo di provare una scarpa, ma di entrare in contatto con il mondo Dmt e con il nostro personale, che ha una profonda conoscenza dei prodotti. L’Italian Bike Festival, in particolare, è l’evento principe per numeri e tipologia di pubblico, quindi rappresenta per noi l’occasione perfetta per implementare questo tipo di iniziative e far crescere la nostra community.

Avete portato al festival un approccio molto tecnologico. Ci può raccontare di più sugli strumenti che avete utilizzato?

Assolutamente. Volevamo rendere l’esperienza non solo personalizzata, ma anche all’avanguardia. Abbiamo portato il nostro configuratore 3D, che permette di visualizzare e personalizzare i nostri modelli. Ma la vera novità è stato un “tool digitale” che stiamo testando, sviluppato con l’intelligenza artificiale. Funziona in modo molto semplice ma efficace: dopo aver scattato alcune foto al piede e risposto a poche domande, il sistema consiglia la taglia più adatta. Questo ci permette di fornire un servizio preciso e di lasciare al cliente un’indicazione utile per il futuro. L’integrazione della tecnologia è per noi un passo cruciale per migliorare il servizio e offrire un valore aggiunto.

Dmt, fitting labs, Italian Bike Festival 2025
L’idea del fitting labs, semplice ma molto efficace è stata ben accolta dai clienti
Dmt, fitting labs, Italian Bike Festival 2025
L’idea del fitting labs, semplice ma molto efficace è stata ben accolta dai clienti
Oltre alla tecnologia, quali sono stati gli altri elementi che hanno reso questa esperienza così speciale?

Direi che la cura nella presentazione e la presenza di figure chiave sono stati decisivi. Avevamo un team di quattro persone che si alternavano, garantendo un servizio costante e di alta qualità. Eravamo molto contenti di avere con noi anche Nicola Minali, ex professionista e nostro responsabile di ricerca e sviluppo. La sua enorme esperienza è stata messa a completa disposizione dei ciclisti. Chi ha provato le nostre scarpe ha avuto l’opportunità di confrontarsi con un professionista che conosce il prodotto in ogni suo dettaglio. Questo aggiunge un valore inestimabile all’esperienza.

I risultati sono stati all’altezza delle aspettative?

Sì, i risultati hanno superato ogni nostra aspettativa. Abbiamo portato 22 paia di Pogi’s Superlight, coprendo tutta la scala taglie dalla 37 alla 49. In tre giorni abbiamo realizzato circa 500 prove, un vero record. Ogni prova è durata in media dai 5 ai 6 minuti, un tempo perfetto per un’analisi approfondita ma senza lunghe attese. Dopo ogni utilizzo, ogni scarpa è stata accuratamente igienizzata dal nostro personale. Per ringraziare tutti coloro che hanno partecipato, abbiamo omaggiato un paio di calzini Dmt, gli stessi indossati nella prova calzata: un piccolo gesto per lasciare un ricordo concreto dell’esperienza.

Dmt, fitting labs, Italian Bike Festival 2025
I clienti hanno potuto provare a trovare la taglia ideale a seconda delle diverse esigenze
Dmt, fitting labs, Italian Bike Festival 2025
I clienti hanno potuto provare a trovare la taglia ideale a seconda delle diverse esigenze
Ci sono stati feedback particolari da parte dei ciclisti?

Molti ci hanno detto che è stata un’esperienza nuova, soprattutto per chi si avvicinava al nostro marchio per la prima volta e magari non aveva un rivenditore specializzato vicino a casa. Questo servizio colma una lacuna e ci permette di raggiungere un pubblico più ampio. Le persone apprezzano la professionalità, il consiglio mirato e il fatto di poter toccare con mano la qualità dei nostri prodotti. Vedere la soddisfazione sui volti dei ciclisti ci ha confermato che stiamo andando nella direzione giusta.

Avete promosso l’iniziativa in modo specifico?

Sì, la promozione è stata un elemento chiave del nostro successo. Abbiamo pubblicizzato l’evento di prova calzata direttamente sul nostro sito web, invitando i nostri clienti e fan a prenotare un appuntamento. La risposta è stata incredibile. Molte prenotazioni sono arrivate online, il che ci ha permesso di gestire al meglio i flussi di persone e di ridurre i tempi di attesa. Tuttavia, abbiamo anche lasciato aperta la possibilità di prenotare sul posto, qualora si trovasse uno spazio libero, per accogliere chi non aveva avuto modo di organizzarsi in anticipo. Questo approccio ibrido, che unisce la pianificazione digitale alla flessibilità dell’evento fisico, si è rivelato vincente.

Dmt, fitting labs, Italian Bike Festival 2025
Dmt ha portato 22 paia di Pogi’s Superlight, coprendo tutta la scala taglie dalla 37 alla 49
Dmt, fitting labs, Italian Bike Festival 2025
Dmt ha portato 22 paia di Pogi’s Superlight, coprendo tutta la scala taglie dalla 37 alla 49
Si può dire che questa iniziativa sia stata un investimento strategico per il marchio Dmt?

Assolutamente sì. Per noi non si tratta solo di vendere scarpe, ma di costruire una “fan base” solida e fedele. L’iniziativa della prova calzata è stata lo strumento ideale per raggiungere questo obiettivo. Offrire un’esperienza di questo livello, con la consulenza di professionisti come Nicola Minali e l’utilizzo di strumenti tecnologici avanzati, ci ha permesso di differenziarci. Molti visitatori non hanno solo provato le scarpe, ma sono entrati in contatto con la filosofia del nostro brand. Hanno capito che dietro ogni nostro prodotto c’è ricerca, sviluppo e un’attenzione maniacale ai dettagli. Il calzino omaggio, oltre a essere un piccolo regalo, è un simbolo della cura che mettiamo in ogni interazione. Si tratta di un investimento a lungo termine per la crescita del nostro marchio e per la fidelizzazione dei clienti. Le 500 prove effettuate in tre giorni ci dimostrano che il pubblico è desideroso di questo tipo di esperienze e che la nostra strategia è efficace. Siamo convinti che questo tipo di eventi diventeranno sempre più importanti per Dmt e per il settore del ciclismo in generale.

Dmt

Tutti ai piedi di Pogacar: le scarpe e il mondo che ci gira attorno

09.08.2025
7 min
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Quando Pogacar arrivò alla DMT, aveva da poco concluso la prima stagione da professionista. Quella della prima vittoria e del podio alla Vuelta. Lo accompagnava Alex Carera, suo agente dalla primissima ora, e si trovò di fronte Nicola Minali. L’ex velocista veronese, che nel 1997 ha anche vinto la tappa di Parigi del Tour de France, era già allora addetto allo sviluppo dei modelli di calzature sulla base delle esigenze degli atleti. Nella scuderia degli atleti DMT c’era già Elia Viviani, veronese come lui, i cui feedback erano e sono ancora preziosi per lo sviluppo dei modelli.

Ora che Pogacar ha vinto il quarto Tour (ma non la tappa di Parigi), parlare di lui con Nicola Minali ci ha offerto la possibilità di fare un viaggio tecnico molto profondo nell’indole del campione e nell’impegno certosino dell’azienda nel crescere accanto a lui.

Nicola Minali, bentrovato. Partiamo da quel primo incontro?

Carera aveva parlato con Zecchetto, che è il mio titolare, di questo ragazzo molto promettente. Arrivano su, lui firma il contratto e una delle prime volte che lo incontro, mi chiede: «Ma voi fate le scarpe con i lacci?». Io gli dico di no, che le facciamo con i rotori e con i lacci abbiamo solo un modello da pista per Elia. Ma lui ripete che si trova bene coi lacci. Aveva le scarpe di uno sloveno e visto che sembrava convinto, gli dico che ne avrei parlato con il titolare e, se mi avesse autorizzato, avrei provato a fare qualcosa.

Come va a finire?

Chiamo Zecchetto e gli dico: «Guarda, Tadej mi dice questa cosa. Avrei una mezza idea di fare un modello con certi crismi». Lui mi dice che va bene e io mi metto al lavoro su questa scarpa che viene pronta 15 giorni prima del Tour del 2020.

Cosa ne dice Pogacar?

La prova. Dice che si trova bene e che ci correrà il Tour. Io gli dico: «Fermati un attimo, c’è anche un discorso commerciale, non puoi correre con una scarpa che nemmeno esiste. E poi che ne sappiamo se terrà?». Morale della favola, richiamo Zecchetto e lui approva che le usi: Tadej corre e vince il primo Tour, la cosa è partita da lì. Diciamo si sono allineati i pianeti, un po’ con la fortuna e con un po’ di bravura. Lui poi è diventato quello che è ora, ma noi l’abbiamo sempre seguito.

Tour de France 2020, il via da Nizza il 29 agosto. Nella prima tappa, ecco Pogacar con le inedite DMT con i lacci
Tour de France 2020, il via da Nizza il 29 agosto. Nella prima tappa, ecco Pogacar con le inedite DMT con i lacci
Come sono cambiate le sue scarpe?

E’ stata una continua evoluzione. Ne aveva un solo esemplare, poi gliene abbiamo dato un altro. Abbiamo cambiato la tomaia, rimanendo sempre nel contesto dei lacci e cercando sempre di dargli qualcosa di più leggero e più performante. Tadej è tranquillissimo, non è di quelli che ti chiamano sette volte al giorno, non è nella sua indole. Ultimamente è un po’ più attento ai pesi e a dettagli minori, ma se fossero tutti come lui, andremmo molto meglio. Non è non è una persona che ti stressa. Ci confrontiamo su qualcosa, ma troviamo sempre la quadra.

Trovare la quadra significa che, battezzata la forma giusta, non si tocca più?

Non mettiamo mai mano alla sua forma senza coinvolgerlo, quando facciamo delle modifiche gliele facciamo testare. Cerchiamo sempre di non lasciare la strada vecchia, ma di implementare la nostra proposta con l’esperienza fatta per dargli un qualcosa di più performante. Le ultime scarpe che sono state fatte, invece di avere il laccio che passa attraverso le asole, hanno delle canaline 3d con delle carrucole in cui passano i lacci. Siamo stati i primi al mondo.

Qual è il vantaggio?

Si eliminano gli attriti e si tira meglio la scarpa. Inserendo una carrucola fatta ad hoc da un nostro fornitore, quindi molto leggera e molto piccola che non esisteva in commercio, ci siamo ispirati agli scarponi da montagna. Questo consente in modo molto semplice di tirare il cavo, chiudere tutta la scarpa e poi bloccare tutto con un blocca laccio.

Pogacar corre la Strade Bianche e la Sanremo, la Roubaix e il Tour: quante scarpe cambia nella stagione?

Ultimamente fa fatica a cambiarle. I primi anni non c’era problema, potevi dargli la scarpa rosa, quella gialla, quella che volevi e che poteva, perché gli accordi con la squadra prevedono che possa mettere solo il bianco o il nero. Invece dal Tour dell’anno scorso, una volta che ha le sue scarpe, difficilmente le cambia. E’ diventato più attento, un po’ più professionista. Da questo punto di vista, la sella e le scarpe fa fatica a cambiarle.

Quindi la scarpa della Strada Bianche è la stessa di Sanremo, Fiandre e Roubaix?

Sì. E’ cambiato qualcosa quando gli ho fatto la grafica con l’iride, però l’ha messa e poi l’ha cambiata subito, perché c’erano 5-6 grammi in più. Ultimamente è attento proprio a questi aspetti. Per cui al Tour aveva le scarpe con cui correva e tre di scorta, una per ogni borsa del freddo. Quelle però hanno i rotori, perché sono più facili da infilare e chiudere se vanno cambiate durante la corsa.

Una volta, parlando con Viviani, venne fuori il discorso che le scarpe fatte con filo Knit evitano che il piede si surriscaldi d’estate. Tadej ha di questi problemi?

Davvero no. D’inverno, mette il copriscarpe solo se piove, non ha problemi di piedi. Va meglio col freddo che col caldo. Ovviamente la nostra scarpa va meglio l’estate. E’ molto leggera e areata. Il Knit, il materiale con cui la facciamo, è un filo, che rende la scarpa molto traspirante. Tanti dicono che sia estiva, ma io rispondo sempre di no. Tirando fuori l’umidità del piede anche d’inverno, con un copriscarpe ad hoc, tiene il piede ancora più caldo perché lo mantiene asciutto. Se invece il sudore resta dentro, con la classica scarpa in microfibra il piede congela. Che poi spesso la scarpa non c’entra.

Minali (seduto) l’uomo del comparto tecnico, Viel (in piedi) l’addetto alle relazioni, qui al lavoro con la Decathlon Ford di MTB (foto DMT)
Minali (seduto) l’uomo del comparto tecnico, Viel (in piedi) l’addetto alle relazioni, qui al lavoro con la Decathlon Ford di MTB (foto DMT)
Che cosa vuoi dire?

Che va sempre considerata l’irrorazione sanguigna. Tanti non lo sanno, ma chi ha freddo ai piedi molto spesso ha problemi circolatori. Me ne sono accorto per primo, dato che ho sempre avuto problemi di piedi freddi.

Abbiamo visto le foto del tuo collega Mattia Viel al Tour: qual è la vostra funzione alle corse?

Esatto, è andato Mattia. Apro e chiudo una parentesi: Mattia è con me da un anno, siamo le due parti della stessa mela. Lui tiene i contatti con i manager e si occupa di contratti, io seguo la parte tecnica. Fino all’anno scorso facevo tutto da me, però mi sono reso conto che non si può più improvvisare niente. Mattia era già in azienda, ho visto che è un ragazzo capace, brillante, veloce, sempre sul pezzo. Ha corso in bici, è una persona intelligente. Per cui è andato lui a Lille e poi a Parigi. A me farebbe piacere andare, a chi non lo farebbe? Però accetto le direttive aziendali e faccio quello che mi dicono.

In quali occasioni sei più a contatto con gli atleti?

Per il mio lavoro la presenza conta di più a gennaio quando si va in ritiro in Spagna e allora si parla un po’ più di lavoro, ma per il resto non c’è bisogno della presenza alle corse.

A Parigi con Pogacar eccio Mattia Viel (a destra) e Karel Vacek, ultimo arrivo in casa DMT
A Parigi con Pogacar eccio Mattia Viel (a destra) e Karel Vacek, ultimo arrivo in casa DMT

L’occhiolino del campione

Tirato in ballo da Minali, Mattia Viel spiega rapidamente quale sia il suo ruolo alle corse e nei ritiri e perché farsi vedere, anche per ricevere l’occhiolino del campione, sia effettivamente importante.

«La presenza alle corse – dice – serve ad avere più feedback possibili per quanto riguarda il prodotto, ma anche per farci vedere presenti, che è la filosofia DMT. Mantenere le relazioni fa parte del nostro modo di lavorare. E’ il punto di forza di un’azienda a gestione familiare rispetto a un colosso internazionale che su questo ha più difficoltà. La parte umana è importante quanto la ricerca della performance. Nel caso di Pogacar, durante il Tour mi sento più con Alex Carera. Tadej per necessità durante le corse deve essere distaccato da certe dinamiche. La percezione rispetto a qualche anno fa è che adesso sia veramente una star paragonabile a quelle di altri sport. A me basta uno sguardo, una stretta di mano al volo per capire se tutto va bene. Bisogna essere bravi ad aspettare i pochi minuti che ti dà, a interpretare l’occhiolino prima che salga sul pullman e a mettere tutto assieme per fare qualcosa di sensato».