Tra Parigi-Nizza e Sanremo: la settimana di Scaroni

12.03.2024
5 min
Salva

Eccoci alla settimana della Milano-Sanremo, una delle più attese di tutto l’anno. Si corre sabato e la febbre sale. Come la vivono gli atleti? Come si gestiscono tra Parigi-Nizza o Tirreno-Adriatico e la Classicissima appunto? Lo abbiamo chiesto a Christian Scaroni.

Il corridore dell’Astana-Qazaqstan lo abbiamo intercettato quando era di ritorno proprio dal sopralluogo della Sanremo.

«Avendo finito la Parigi-Nizza appena al di là del confine con l’Italia, abbiamo deciso di ottimizzare i tempi e fare la ricognizione del finale già lunedì. La sera stessa della corsa ho lasciato Nizza con il meccanico che mi ha portato a Laigueglia, dove c’era Mario Manzoni. Ieri abbiamo fatto questa prova del percorso».

Per Scaroni, pro’ dal 2020, si avvicina il debutto alla Sanremo
Per Scaroni, pro’ dal 2020, si avvicina il debutto alla Sanremo
Quindi Christian, ieri (lunedì) cosa hai fatto?

Ho fatto gli ultimi 50 chilometri della Sanremo. Da prima della Cipressa al Poggio e l’ho ripetuto due volte. Queste salite non le ho fatte a spasso, ma venendo da otto giorni di corsa, la gamba non era proprio super! Però il secondo Poggio l’ho fatto abbastanza “allegro”. Poi sono tornato in hotel: doccia e ritorno con Manzoni verso casa in Lombardia.

Questa ricognizione serve solo per le salite o anche per le discese?

Anche per le discese, eccome… In quella del Poggio però non ho potuto tirare più di tanto perché il fondo era bagnato e il traffico era aperto. Ma il vero problema non erano tanto le auto, quanto le vie laterali che si infilano tra i muri e non lasciano spazi di manovra. A casa, tra quello che ho visto e Veloviewer continuerò a studiare. Anche perché per me sarà la prima Sanremo.

E siamo a martedì, cosa prevedeva oggi il menù?

Un po’ come ho detto prima, la Parigi-Nizza si fa sentire, così ho fatto un oretta e mezza, quasi due, di scarico. Recuperare è molto importante dopo otto tappe corse in quel modo.

Il profilo della prossima Sanremo: partenza da Pavia e una decina di chilometri in meno del solito
Il profilo della prossima Sanremo: partenza da Pavia e una decina di chilometri in meno del solito
Mercoledì?

Devo fare quasi 5 ore, con un po’ di lavori di velocizzazione, cioè dietro motore e delle accelerazioni da 30”. Poi questo allenamento, l’unico vero della settimana, dipenderà molto anche dalle mie sensazioni. Qualora dovessi essere troppo stanco, non insisterei.

Il giorno dopo: giovedì?

Più o meno quello che ho fatto martedì, quindi un paio d’ore tranquille. A quel punto, nel pomeriggio mi sposterò a Pavia. A me piace fare le cose con calma, specie prima di corse tanto importanti. In questo modo la mattina dopo mi sveglio già in hotel, faccio colazione lì. Ed esco anche con qualche compagno. La decisione di partire prima è molto soggettiva: c’è anche chi preferisce arrivare all’ultimo e stare un giorno in più a casa. E chi, come me, partire un giorno prima.

Venerdì: alla vigilia cosa farai?

Credo un’oretta con dei “lavoretti” di attivazione (quindi lavori brevi e intensi, ndr) così da non arrivare ingolfato alla partenza… Che poi con quasi 300 chilometri di corsa, neanche è così fondamentale. Però serve, specie se si dovesse partire forte. E comunque in Francia si è fatto tanto volume e tanta intensità. I ritmi erano sempre vertiginosi. Pensate che nella tappa più dura, nella quale si pensava potesse andare arrivare la fuga, sono passate due ore perché questa partisse. Io c’ero ma poi la Ineos ha chiuso.

In Francia Scaroni ha lottato per le tappe. Volendo, aveva i numeri anche per la generale. La scelta è stata fatta a monte col team
In Francia Scaroni ha lottato per le tappe. Volendo, aveva i numeri anche per la generale. La scelta è stata fatta col team
E sabato la tua prima Sanremo! 

Eh già, la prima Sanremo, una bella emozione. Anche perché sto bene. Alla Parigi-Nizza non ho raccolto molto perché abbiamo deciso sin da subito di uscire di classifica e avere più spazio per puntare alle tappe. Ho preso tre fughe su tre, ma nessuna è arrivata. Ho provato anche a lottare per la maglia a pois, ma poi se l’è presa Remco con gli attacchi nelle ultime due tappe. Io voglio una vittoria a tutti i costi, la squadra lo sa, e per questo ho preferito uscire di classifica. Non volevo lottare per un ottavo o decimo posto nella generale, ma viste come sono andate le fughe… Però dai, le sensazioni sono buone.

Hai già anche il programma del post gara?

Rientrerò la sera stessa daSanremo e poi farò 3-4 giorni di stacco totale. E’ dall’Australia che corro e devo arrivare al Giro d’Italia. In più per fine marzo è previsto un camp in altura sul Teide.

Scaroni preferisce le ruote alte, sempre. Per la Sanremo dunque non dovrebbe avere nessun problema
Scaroni preferisce le ruote alte, sempre. Per la Sanremo dunque non dovrebbe avere nessun problema
Christian, nella nostra “settimana tipo” parliamo anche di alimentazione: come ti regolerai? Quando inizierai il famoso carico di carboidrati?

Seguirò un’alimentazione molto regolare: con parte di carboidrati e fonte proteica sia a pranzo che a cena. Io poi mangio sempre i carboidrati la sera. Magari a cena prediligo il riso alla pasta, condito con olio e parmigiano. Poi i dettagli della Sanremo, compresa l’alimentazione in gara, li vedremo giovedì sera direttamente con il nutrizionista, Luca Simoni. 

Invece dopo questo sopralluogo hai qualche idea particolare sul setup della tua Wilier?

Nulla di particolare. Io mi trovo molto bene con le ruote da 60 millimetri che uso anche in salita. I rapporti sono il 54-40 e l’11-34, ma visto il percorso sto pensando anche ad un 55. Vedremo giovedì con il meccanico. Anche per questo mi piace andare prima, così faccio la sgambata provando l’assetto da gara.

Abbiamo frugato nelle tasche dei corridori…

01.08.2023
5 min
Salva

Questa volta abbiamo letteralmente frugato nelle tasche dei corridori! Cosa ci mettono prima di partire? Ad offrirci le tasche, appunto, sono stati Cristian Scaroni e Mattia Cattaneo.

Al Tour de Pologne il corridore dell’Astana-Qazaqstan ci ha fatto vedere come si parte prima di una frazione non troppo dura. Nelle sue tasche ci sono tre barrette, un incarto con la stagnola, un gel e chiaramente le borracce, che il massaggiatore sta giusto preparando a ridosso del via.

Cristian Scaroni, prima del via al Giro di Polonia prepara con cura le sue scorte
Cristian Scaroni, prima del via al Giro di Polonia prepara con cura le sue scorte

Parte solida

Con Scaroni partiamo dalla parte solida, che in questo momento, appunto quello che precede il via e la prima metà della corsa, è la parte dominante. Se non altro perché tendenzialmente è la parte che viene consumata per prima.

«La tappa – spiega Scaroni – non è troppo impegnativa e si prevede che non ci sarà un grandissimo dispendio energetico. Il quantitativo dei rifornimenti che avete visto è per le prime due ore, massimo due ore e mezzo. Poi infatti prenderemo il sacchetto».

Le tasche di Scaroni contengono un bel po’ di cibo, specie se si pensa che è “solo” per le prime due ore. Cristian ci spiega come vanno presi i singoli prodotti e soprattutto con quale cadenza.

«Ognuno – dice il bresciano – ha la sua strategia nutrizionale. In previsione di una partenza che in teoria non dovrebbe essere troppo veloce, prenderò una barretta proteica nella prima ora e poi andrò a consumare le altre due prima del rifornimento. E così la rice cake (che era quell’involucro nella carta stagnola di cui vi dicevamo, ndr)».

Resta dunque il gel. Scaroni conferma la nostra ipotesi e cioè che è una sorta di gel di sicurezza. Se si dovesse partire forte e quindi bruciare di più, o se non dovesse prendere il sacchetto al rifornimento, se una parte del contenuto dovesse cadere… un gel in tasca c’è.

«Ma soprattutto – spiega – quel gel fa comodo nel caso in cui la corsa dovesse diventare più dura all’improvviso. A quel punto servirebbero più zuccheri e si farebbe più difficoltà a mangiare cibi solidi».

La parte liquida

Prima Scaroni ha parlato di rifornimento. E lì cosa troverà? Nel sacchetto ci saranno un paio di barrette, ma soprattuto gel, delle più masticabili rice cake e altre borracce con le maltodestrine e la caffeina pensando al finale di corsa. A volte, va detto, il corridore non mangia proprio tutto: qualcosa getta strada facendo.

«Ho una borraccia di sali e una di maltodestrine, integratori che ci fornisce Named – spiega Scaroni – Ognuno di noi identifica col proprio nome la borraccia, perché ognuno ha delle composizioni diverse: c’è chi vuole più malto e chi più fruttosio. Io per questa tappa che, ripeto, è abbastanza facile, non metto troppi zuccheri quindi: faccio due borracce di malto. E queste due vanno bene per tutta la tappa».

Scaroni opta per 40 grammi di malto e 20 di fruttosio. A queste due borracce si aggiunge dell’acqua liscia. Questa entra in scena quando terminerà la prima borraccia.

Cristian prosegue: «La prima borraccia che solitamente assumo è quella dei sali. A quel punto la sostituirò con una di acqua semplice che andrò a prendere all’ammiraglia. Di solito preferisco prendere prima i sali, soprattutto in questo Tour de Pologne in cui non fa molto caldo, ma la cosa è soggettiva».

Tappa più dura?

Tutto quello che ci ha detto Scaroni va bene se la frazione è abbastanza facile. Ma se invece l’altimetria è un po’ più esigente, come si fa? Cosa varia? A spiegarcelo è Mattia Cattaneo. Anche il corridore della Soudal-Quick Step ci apre le sue tasche.

La questione è molto soggettiva, spiegava Scaroni, infatti Cattaneo non prende il sacchetto e parte con le tasche piene per coprire l’intera frazione. Punta molto più sui gel, se ne contano ben tre al via. Ma qualcosa integrerà anche con le borracce che prenderà lungo la strada dai massaggiatori.

«Parto – dice Mattia – con tre gel da 45 grammi di carbo l’uno e due caramelline che ne contano quasi 30. A questo aggiungo una borraccia da 90 grammi da un’ora e mezza. Ma nelle tappe più esigenti aumento un po’ i carbo. Quindi una borraccia l’ora da 60 grammi di carbo per arrivare ai 110 grammi l’ora con il gel o la mezza barretta. Ma personalmente mi aiuto molto con le caramelle che si deglutiscono facilmente».

Cattaneo parla poi del rifornimento. Non lo prende quasi mai perché lo ritiene pericoloso, specie nel ciclismo moderno. Senza contare che si va spesso forte.

«Preferisco partire con tutto il necessario nelle tasche. Il rifornimento è sempre un momento delicato. Alla fine con tre barrette in più sei apposto per tutta la tappa. Eccetto alla Sanremo… in cui dovresti partire con lo zainetto!».

Scaroni: «Ora riposo, l’obiettivo 2023? Restare nel WT»

02.11.2022
5 min
Salva

Il nostro appuntamento con Christian Scaroni consiste in una chiamata fissata intorno alle 10 del mattino. L’orario slitta leggermente a causa delle procedure aeroportuali che si prolungano. Scaroni è appena atterrato a Napoli, dove starà per poco meno di una settimana, per godersi un po’ di caldo e una meritata vacanza. Lontano dalle preoccupazioni e dalle ansie che avevano condito la sua stagione fino alla firma con l’Astana ed al debutto in Polonia

La prima corsa in maglia Astana è stato il Tour de Pologne ad inizio agosto
La prima corsa in maglia Astana è stato il Tour de Pologne ad inizio agosto
Come stanno andando queste vacanze?

Bene! Dopo l’ultima gara, la Veneto Classic corsa il 16 ottobre, ho fatto ancora qualche uscita in bici, fino al 20 ottobre più o meno. Ho sfruttato un po’ la gamba e mi sono goduto dei bei giri in tranquillità. Da lì in poi mi sono preso del tempo per stare con la mia famiglia e i miei amici, ed ora sono qui a Napoli. 

Quando ricomincerai ad allenarti?

Fino al 7 di novembre non se ne parla, dal giorno dopo si inizierà di nuovo la routine. Comincerò facendo tante attività diverse, anche per non stressare troppo la mente. Farò un po’ di palestra, qualche uscita in Mtb, corsa a piedi, la bici da corsa la prendo il meno possibile. Nelle mie zone (nel bresciano, ndr) ci sono tanti sentieri e la possibilità di svariare tra molte attività

Le due vittorie raccolte all’AIR sono state lo slancio motivazionale per tornare ad inseguire un contratto
Le due vittorie raccolte all’AIR sono state lo slancio motivazionale per tornare ad inseguire un contratto
E con la squadra?

Il primo ritiro è già programmato, il 5 dicembre saremo a Calpe, e si getteranno le basi per la nuova stagione.

Ci eravamo incontrati al tuo debutto al Tour de Pologne, com’è proseguita la stagione?

In Polonia ero partito bene, avevo colto un bel sesto posto in una volata ristretta alla quarta tappa. Ho continuato a far bene anche nelle gare successive: Amburgo e Bretagne Classic. Sentivo che la condizione stava crescendo giorno dopo giorno, poi di ritorno dal Canada, ho fatto un tampone perché non stavo molto bene e sono risultato positivo al Covid. 

Un altro stop in una stagione già piena di fermate…

Sì, non è stato bellissimo, ma è andata così. Mi sono trovato ad inseguire nuovamente la condizione. In accordo con la squadra abbiamo preferito correre subito dopo essermi negativizzato, anche per fare volume e per abituarmi a stare in gruppo con i compagni. 

Nei boschi dietro casa Scaroni ha modo di divertirsi anche in mountain bike, un bello svago di fine stagione
Nei boschi dietro casa Scaroni ha modo di divertirsi anche in mountain bike, un bello svago di fine stagione
Anche perché ti sei trovato da una situazione di incertezza a correre nel WorldTour, com’è stato?

Oltre ad una condizione fisica non eccellente, mi sono ritrovato a correre ad un livello molto alto, com’è giusto che sia. La definirei una nuova esperienza, e posso dire di essermi difeso bene in tutte le corse. In questi 3 mesi mi importava correre, andavo a fare gare dove la squadra ne aveva più bisogno. Alla fine sono stato contento del calendario, ho fatto tutte le corse più importanti, compreso il Lombardia (nella foto di apertura). 

Ora che sei nel WorldTour vorrai dimostrare di poterci restare…

Ovviamente, sono passato professionista con la Gazprom nel 2020, e con la pandemia non ho praticamente corso. Nel 2021 ho fatto qualche gara in più e poi è arrivato il fatidico 2022. Mi è mancata la continuità, correre ti permette di alzare molto il livello. Ho 25 anni e non ho mai avuto la possibilità di fare un grande Giro, si è visto come disputare corse del genere aiuti a crescere. Basti guardare Zana che dopo il Giro d’Italia ha vinto l’AIR e il campionato italiano

Con la squadra hai già parlato?

Ho parlato un po’ con “Zazà” (Stefano Zanini, ndr) e mi ha chiesto che cosa vorrei fare. Io ho risposto che sono ancora un corridore da scoprire. Non ho idea di quale sia il mio campo, spero di trovarlo l’anno prossimo. Ora che corro in una squadra come l’Astana, sarò molto più seguito e potrò inquadrarmi meglio. Un desiderio sarebbe quello di fare il Giro d’Italia, vedremo se mi meriterò la convocazione

La Veneto Classic è stata l’ultima gara della sua travagliata stagione, conclusa però nel migliore dei modi
La Veneto Classic è stata l’ultima gara della sua travagliata stagione, conclusa però nel migliore dei modi
Passare queste vacanze con la certezza di correre la prossima stagione come ti fa sentire?

E’ bello, so cosa mi aspetta nei prossimi mesi. Nella prima metà di 2022 non avevo un programma, ora so che cosa farò già da dicembre, avrò degli obiettivi concreti. Tutto questo mi aiuterà a rimanere concentrato. Vi devo dire la verità, fare le vacanze con queste sicurezze mi fa stare bene con me stesso. Se non avessi avuto un contratto non sarei nemmeno andato in vacanza – dice ridendo, finalmente diciamo noi – ora mi godo di più l’andare in bici, ho degli stimoli che prima un po’ mi mancavano… 

Prima partivi per dimostrare di meritare una squadra, ora dove cercherai la motivazione?

Il mio obiettivo principale è dimostrare che non sono arrivato qui a caso, ho voglia di portare dei risultati alla squadra. Non sono una persona a cui piace perdere (e la stagione appena conclusa ne è una dimostrazione, ndr). Sarò a disposizione dei miei compagni quando servirà ma vorrei giocarmi le mie carte. L’Astana esce da una stagione difficile, l’obiettivo del team deve essere quello di tornare alle corse per vincere.

Doppietta Scaroni, qualcuno adesso farà qualcosa?

08.06.2022
4 min
Salva

Questa volta non l’ha fatto con la rabbia, ma col cuore. Cristian Scaroni ha vinto la prima e poi anche l’ultima tappa della Adriatica Ionica Race, in una sorta di lungo e accorato appello per i destini dei corridori Gazprom. E vi possiamo giurare che in certi momenti ci sentiamo persino fastidiosi a ricordarlo, ma niente si muove e bisogna fare in modo che accada. Alla partenza i ragazzi della nazionale avevano detto che se si fosse arrivati in volata, avrebbero lavorato tutti per Malucelli. Per questo Scaroni è entrato nella fuga senza collaborare, mentre dietro il romagnolo pedalava sperando che li sarebbero andati a prendere.

«Non sapevo come stessi – dice con la fronte che gronda di sudore e aloni su tutto il corpo – perché dopo il Grappa ho avuto un affaticamento muscolare conseguente al crampo, per cui nei due giorni successivi, in cui avrei potuto combinare qualcosa, ho fatto peggio. Oggi sono entrato nella fuga, ma non per vincere. Volevo proteggere Malucelli, il velocista più forte di questa corsa…».

Corsa conclusa, foto ricordo di Argentin, con l’assessore regionale Castelli
Corsa conclusa, foto ricordo di Argentin, con l’assessore regionale Castelli
Negli ultimi 25 chilometri si è capito che non vi avrebbero preso…

E infatti sono stati tremendi. Ho dovuto chiudere tanti buchi e lo stesso hanno fatto Boaro e Zardini. Ci siamo parlati per impedire che se ne andassero quelli della Kern e della Eolo, che erano in due.

Dopo l’arrivo Stoinic ti ha urlato dietro qualcosa…

Quando sono partito ai 150 metri ero a metà carreggiata e mi sono spostato leggermente sulla destra, ma non mi sembra di aver fatto nulla di male. Mi dispiace che abbia avuto da dire, ma la volata di testa l’ho fatta io…

Per l’Italia tre vittorie di tappa e la certezza di aver aiutato tre ragazzi che lo meritano
Per l’Italia tre vittorie di tappa e la certezza di aver aiutato tre ragazzi che lo meritano
La prima vittoria è venuta di rabbia, questa?

Questa col cuore. Ieri ero sofferente alla coscia, non credevo di avere più gambe per mettere insieme qualcosa. Proprio col cuore.

Ci voleva?

Ci voleva. Diciamo che adesso mi sono sbloccato definitivamente. Speriamo di trovare una soluzione per tutto il resto e magari anche una squadra per quest’anno.

L’abbraccio di Bertazzo a Scaroni ha molti significati
L’abbraccio di Bertazzo a Scaroni ha molti significati

Situazione assurda

Se le WorldTour non possono ritoccare i loro organici, sembra francamente incredibile che a fronte delle vittorie di questi ragazzi, non ci siano professional disposte a ingaggiarli sino al termine della stagione.

«Correrei anche gratis – diceva ieri mattina Malucelli – l’importante è correre per arrivare al prossimo anno senza essere rimasti fermi per otto mesi».

Sul traguardo di Ascoli, fra i primi ad abbracciare Scaroni è arrivato Liam Bertazzo, uomo d’oro della pista, che ha lavorato in vista della Nations Cup di Cali e ha aiutato i compagni. Come i ragazzi della Gazprom, anche lui alla fine del 2021 si è trovato a lungo senza squadra.

«Posso capirli bene anche io – dice – perché mi sono ritrovato a lungo senza niente. Allenarsi è dura, perdere completamente il ritmo gara rende difficile anche allenarsi. Da questi particolari si distingue che hanno testa, grinta e cuore».

NEGLI ARTICOLI PRECEDENTI

Palestra e corse simulate, la via di Benfatto per la vittoria

Carboni, a tutta rabbia: «Adesso una squadra per la Vuelta!»

La prima di Scaroni nell’anno peggiore: «Io non mollo!»

Carboni, calcio alla malinconia, pensando al giorno di Fano

I corridori Gazprom porgono l’altra guancia. E poi?

Sedun racconta i giorni strani dello staff Gazprom

Vlasov, festa al Romandia e un pensiero per la Gazprom

L’UCI prolunga il lockdown della Gazprom

UCI e corridori Gazprom: due domande senza risposta

Malucelli, dietro quell’urlo non c’è solo rabbia

La Gazprom affonda nell’indifferenza generale

Carboni e l’agonia della Gazprom, mentre l’UCi fa spallucce

Gazprom, l’invito di Renat è una richiesta d’aiuto

Gazprom fuori da Laigueglia, per Fedeli compleanno amaro

La prima di Scaroni nell’anno peggiore: «Io non mollo!»

04.06.2022
7 min
Salva

Vedendolo piangere, c’è scappata la lacrima. Cristian Scaroni ha vinto la prima tappa della Adriatica Ionica Race nella fornace di Monfalcone. E mentre i compagni di nazionale lo abbracciavano, sono risalite su per la gola le sue parole di quel giorno a Salò, a margine della conferenza stampa del CPA, quando ci raccontò che certe notti faceva fatica a dormire. Oggi invece Scaroni ha vinto. E ride. E piange. E abbraccia. E urla. E respira forte perché vincere gli è costato due anni di vita dopo 50 giorni senza corse. E un po’ forse s’incazza, perché l’anno del rilancio sta diventando una discesa agli inferi. E’ il pomeriggio del 4 giugno in Friuli, e come quando Malucelli vinse a Bagheria la prima tappa del Giro di Sicilia, oggi s’è giocata una partita di gambe, cuore e carattere.

«Questa vittoria – quasi piange – significa non mollare mai. Io ho sempre pensato che la differenza non la fa chi vince sempre, ma chi tiene duro. In questi 15 giorni, da quando abbiamo saputo che avremmo corso qui, mi sono buttato a capofitto per puntare a fare un discreto risultato. Sull’ultima salita ho avuto mal di gambe. Mi sono staccato dai primi 5 corridori, è inutile, manca un po’ di ritmo gara». 

L’abbraccio di Bennati 

Arriva Bennati con una camicia bianchissima che dopo l’abbraccio è zuppa di sudore. Anche il cittì ride di gusto e lo copre di complimenti. Lui forse lo intuisce, ma il suo primo abbraccio è stata la convocazione. Il tempo del saluto e poi il toscano prenderà la via di casa. In settimana partirà per l’Australia, dove potrà finalmente farsi un’idea del percorso iridato di Wollongong.

«Non era previsto che venissi – dice il tecnico azzurro – ma ieri sera ho voluto passare del tempo con loro in hotel. Io sono con questi ragazzi al 100 per cento e quello che stiamo facendo come Federazione lo dimostra. Non è banale vincere dopo quasi due mesi che non si corre, questi ragazzi stanno dimostrando grandissima serietà. Secondo è arrivato Zana che usciva dal Giro d’Italia, Scaroni in tutto l’anno ha corso 15 giorni».

Il primo abbraccio di Bennati è stata la convocazione, quello per la vittoria è la ciliegina sulla torta
Il primo abbraccio di Bennati è stata la convocazione, quello per la vittoria è la ciliegina sulla torta

«Lo sapevo che appena avessimo ripreso quei quattro corridori – continua Scaroni – ci sarebbe stata la mia occasione. E appena li abbiamo agganciati, sono scattato con tutta la rabbia che avevo in corpo. Ho tirato fuori un gruppo di cinque. Sono stato bravissimo, perché non mi sono fatto prendere dal panico. Ho gestito bene gli ultimi 2 chilometri, controllando. Anche quando hanno provato ad andarsene in tre… Mi ero accorto che Riccardo Luca aveva gambe e ho fatto chiudere lui. Sapevo di essere veloce e ho vinto la prima corsa da professionista. Un’emozione indescrivibile, per il momento che stiamo passando tutti noi corridori ex Gazprom».

Cuore, testa e gambe

Arrivano a chiamarlo, perché le interviste si dovrebbero fare altrove. Scaroni riprende la bici. Malucelli lo abbraccia ancora. Carboni gli dice di parlare chiaro, sono percepibili i nervi a fior di pelle di questi ragazzi.

Zana è stato protagonista del finale, ma in volata ha pagato pegno: secondo
Zana è stato protagonista del finale, ma in volata ha pagato pegno: secondo

«Io credo che ce la meritiamo dal primo all’ultimo chilometro questa vittoria – annuisce lui – e sono sicuro che ne arriveranno altre alla fine della corsa. Aver vinto significa tantissimo. Significa che a volte non serve solo allenamento, ma servono anche cuore, testa e gambe…».

Via con le domande

Va a sedersi sotto una tenda nera e calda come un forno. Telefona a qualcuno. Suda a vista d’occhio. Il dottor Corsetti lo assiste, consapevole della difficoltà di Scaroni e dei suoi compagni di squadra. E consapevole anche del fatto che questo ragazzo ha talento e per motivi discutibilissimi rischia di non farlo brillare. Solo dopo le premiazioni, ripresa una parvenza di equilibrio, il bresciano in maglia di leader torna al racconto, rispondendo alle domande.

Al via anche Lorenzo Fortunato con il numero uno. Domani il Grappa gli ricorderà la vittoria 2021 (foto Scanferla)
Al via anche Lorenzo Fortunato con il numero uno. Domani il Grappa gli ricorderà la vittoria 2021 (foto Scanferla)
Siete una squadra nella squadra…

Vero, ma abbiamo dimostrato una volta in più che quando sei in nazionale non corri per te stesso. Portiamo un nome importante che è Italia. Oggi avevamo più carte da giocare. Potevamo arrivare in volata con Malucelli, potevamo provare il contropiede con un corridore veloce come me oppure poteva andare via una fuga in salita con Carboni. E’ andata bene a me, domani potrebbe andare bene a Carboni che su una salita lunga come il Monte Grappa potrebbe dire la sua. Vedremo come gestire le forze. Sicuramente quello che viene da adesso in poi è tutto guadagnato. E se dovessi mollare, comincerei a pensare alla terza tappa che fa nuovamente al caso mio.

Non te l’aspettavi?

Non me l’aspettavo e sicuramente ripaga di tutti gli sforzi che stiamo facendo in questi 2-3 mesi in cui stiamo davvero faticando a trovare continuità nell’allenamento. Oggi abbiamo dimostrato che siamo dei corridori e delle persone che hanno volontà e grinta per andare avanti.

Seduto nella tenda prima delle premiazioni, Scaroni è riuscito a sfogare le sue emozioni
Seduto nella tenda prima delle premiazioni, Scaroni è riuscito a sfogare le sue emozioni
Con che animo ieri sera hai attaccato il numero sulla maglia?

Non so neanch’io. E’ un mix tra bello, perché era da due mesi quasi che non si indossava il numero di gara e quindi una cosa che conforta. Ma d’altra parte non so quale sarà il prosieguo della stagione dopo questa corsa. Noi siamo venuti qua per far bene e oggi l’abbiamo dimostrato una volta in più, come è stato in Sicilia e alla Coppi e Bartali. Quando veniamo a correre, siamo preparati. Quando si indossa una maglia del genere, non si può fare altro che bene.

Due mesi senza correre e subito vittoria…

Penso che a volte più che le gambe risponda il cuore e io oggi ho corso col cuore. Ho pensato a divertirmi, ho pensato a tantissime cose. Alla situazione che stiamo vivendo. Non so se questa sarà l’ultima corsa, ma oggi volevo divertirmi. Volevo far bene per la nazionale che anche oggi e una volta in più ha creduto in noi e sicuramente li abbiamo ripagati dal primo all’ultimo. Siamo una squadra perfetta.

L’Adriatica Ionica Race porta bene alla nazionale: l’anno scorso rilanciò Viviani. Argentin soddisfatto
L’Adriatica Ionica Race porta bene alla nazionale: l’anno scorso rilanciò Viviani. Argentin soddisfatto
Ti sentirai con gli altri Gazprom stasera?

Siamo in contatto ogni giorno. Abbiamo un gruppo su whatsapp e credo che in questi due mesi abbiamo formato un team davvero speciale. E’ davvero un peccato che un gruppo così importante e tutto il lavoro che hanno fatto il manager Renat Khamidulin e i direttori sportivi, da Sedun a Rosola, sia finito. 

Hai vinto contro gente che viene dal Giro d’Italia.

E’ una cosa strana perché hanno una gamba diversa dalla nostra e oggi l’ho percepito. Però quando sei in corsa, a certe cose non ci pensi. Agisci in modo spontaneo. Sull’ultima salita ho fatto davvero fatica, ma è la conferma del buono che abbiamo fatto lo scorso inverno con i nostri preparatori. Un grazie va a loro, a Benfatto e Mazzoleni, con cui quest’inverno abbiamo costruito una base solida che ci ha permesso di arrivare bene fino a giugno, anche se con appena 15 giorni di corsa nelle gambe.

Tappa e maglia, così Scaroni inizia a brindare dopo la vittoria
Tappa e maglia, così Scaroni inizia a brindare dopo la vittoria

Alla salute del presidente

Il Monte Grappa di domani potrebbe fare più per Carboni che per lui. Lo dice e non se ne fa un problema. Corsetti viene a prenderselo per portarlo all’antidoping e sentiamo Scaroni dire che stasera un brindisi si potrà fare, con tutte le cautele del caso. Anche se domani si sale, un bicchiere ci sta. Alla salute. Agli amici. A chi sta tribolando come lui. A chi gli è stato vicino. E alla salute di monsieur David Lappartient, presidente sordo di un’Uci mai così cieca. Stasera finalmente Scaroni riuscirà a dormire. Lui ascolta, guarda e sorride. Probabilmente penserà di essere già in un bel sogno.

NEGLI ARTICOLI PRECEDENTI

Carboni, calcio alla malinconia, pensando al giorno di Fano

I corridori Gazprom porgono l’altra guancia. E poi?

Sedun racconta i giorni strani dello staff Gazprom

Vlasov, festa al Romandia e un pensiero per la Gazprom

L’UCI prolunga il lockdown della Gazprom

UCI e corridori Gazprom: due domande senza risposta

Malucelli, dietro quell’urlo non c’è solo rabbia

La Gazprom affonda nell’indifferenza generale

Carboni e l’agonia della Gazprom, mentre l’UCi fa spallucce

Gazprom, l’invito di Renat è una richiesta d’aiuto

Gazprom fuori da Laigueglia, per Fedeli compleanno amaro

I corridori Gazprom porgono l’altra guancia. E poi?

24.05.2022
5 min
Salva

Il silenzio dell’UCI sul caso Gazprom è assordante. Il presidente Lappartient ha messo la testa sotto la sabbia e ha voltato le spalle a 21 corridori rimasti senza squadra dal primo di marzo. Anzi, i 21 corridori cui quel giorno ha chiuso la squadra.

La vicenda Gazprom resta una ferita aperta, anche se il mondo del ciclismo passa avanti e finge di non accorgersene. Al punto che alcuni corridori, invitati a indossare il braccialetto azzurro con cui l’Accpi e il CPA intendono fare una garbata pressione sull’UCI, hanno declinato l’invito.

Nella conferenza stampa che si è tenuta ieri a Salò, le parole più giuste le ha usate Mauro Vegni, padrone di casa. «Era una questione straordinaria – ha detto il direttore del Giro che in apertura stringe la mano a Canola – è stato sbagliato affrontarla come fosse ordinaria».

Nella tappa di oggi si chiederà ai corridori di indossare il braccialetto WHY
Nella tappa di oggi si chiederà ai corridori di indossare il braccialetto WHY

No agli scioperi

Bugno ha ripetuto ad oltranza lo stesso concetto: non si tratta di una protesta. E mentre lo diceva ci chiedevamo: perché dopo tre mesi così non dovrebbero protestare?

«I corridori non hanno colpe – ha detto – abbiamo cercato di trovare alleanze e soluzioni, che non sono mai state accettate. Non ci sono molte soluzioni. I braccialetti con cui intendiamo sensibilizzare il gruppo e la stampa servono a capire il perché di questo atteggiamento. Non sono una protesta. Chiediamo che questi ragazzi possano parlare e l’UCI ha il dovere di farlo. Una richiesta che deve arrivare da tutto il gruppo, perché loro ne fanno parte pur essendone stati allontanati. Non è un discorso di soldi, correrebbero anche domattina. Sono stato corridore anche io, so che in questo momento la bici è tutto. Ma gli scioperi non portano a risultati. Ne ho fatti e ho visto come sono finiti (qui però in ballo non c’è una tappa da correre sotto la pioggia, qui si parla di vite umane, ndr). Il nostro scopo è sensibilizzare l’ambiente».

Canola al limite

Se stai male, vuoi un dottore che ti curi o uno che ti tenga la mano sulla fronte? La ricerca della soluzione diplomatica in tre mesi non ha prodotto alcun frutto. E se non fosse per la nazionale che ha fatto correre a sprazzi gli italiani, sarebbero fermi da marzo.

Dopo un po’ si nota che Marco Canola al tavolo dei diplomatici ci sta stretto. Forse perché l’ammalato è lui e delle cure palliative ricevute sinora comincia ad averne le tasche piene. Lo tengono a freno, perché l’obiettivo non è protestare, ma distendere.

«Questo braccialetto non aiuterà a risolvere il problema – dice – ma a far capire quello che stiamo passando. Non capisco perché dei colleghi non debbano metterlo, non è un brand, non danneggia il loro sponsor. La situazione è insostenibile. Siamo qui in due (facendo un cenno a Cristian Scaroni, seduto accanto, ndr), gli altri sono a casa col morale a terra e stanno male per la disperazione. Non sanno se potranno continuare, quello che sta accadendo rende vani i sacrifici di una vita. Non è giusto che paghiamo per una colpa non nostra. Vogliamo che l’Uci ci dia risposte, quelle che abbiamo avuto sono state molto vaghe. Abbiamo provato la via diplomatica, senza sortire effetto. Se questi sono i capi del ciclismo, non meritano di governare il nostro bellissimo sport, perché non ne incarnano i valori».

Le bugie di Lappartient

Il silenzio dell’UCI è assordante. Il presidente Lappartient ha messo la testa sotto la sabbia e ha voltato le spalle ai 21 corridori cui il primo marzo ha chiuso la squadra. All’indomani della Liegi, ha organizzato una conferenza online, invitando tutti i professionisti – uomini e donne – tranne quelli della Gazprom. E a Gilbert che ha chiesto loro come mai, ha risposto che li avrebbe chiamati di persona. Non lo ha mai fatto. E’ troppo presto per parlare di dimissioni?

Le richieste erano chiare, le risposte sono state secche e prive della volontà di arrivare a una soluzione.

Non si può alzare il tetto dei 31 corridori, perché siamo al primo anno delle retrocessioni e promozioni. Perciò, se una squadra si mettesse al riparo dalla discesa o conquistasse la salita al WorldTour grazie a corridori presi durante l’anno, si potrebbe creare il presupposto per un ricorso. Non sarebbe sufficiente stabilire che i corridori ex-Gazprom ingaggiati non portano punti alla squadra? Nessuna risposta.

In Italia c’è il limite di 16 corridori per continental e il tetto a due soli ex professionisti. Non si può concedere una deroga? Nessuna risposta.

Nessun rispetto

Se questa è la considerazione dell’UCI per i suoi interlocutori, atleti e loro rappresentanti, viene da pensare che quantomeno i secondi non si siano conquistati il rispetto sul campo. Che forse dire sempre di sì non paga. Magari è giusto continuare a perseguire la via diplomatica anche dopo tre mesi di mancate risposte. Secondo altri però si potrebbe pensare di protestare come quando nelle fabbriche avvengono licenziamenti di massa.

«Così facendo – risponde Salvato – si danneggerebbero gli organizzatori». Si è mai visto uno sciopero che non abbia creato disagio? Si sciopera per quello. Ci fosse un po’ di Francia anche in Italia… Scommettete che se si trattasse di corridori francesi, una soluzione l’avrebbero trovata?

Comunque per ricordare al signor Lappartient che sta disprezzando le vite di uomini e non le loro statistiche, abbiamo realizzato due brevi interviste ai corridori presenti ieri a Salò. Canola e Scaroni. Guardatele. Parlano di dolore e carne viva. Non concorreranno all’Oscar del cinema, ma almeno in questo modo il presidente potrà guardarli in faccia. E magari chiedergli scusa.

NEGLI ARTICOLI PRECEDENTI

Sedun racconta i giorni strani dello staff Gazprom

Vlasov, festa al Romandia e un pensiero per la Gazprom

L’UCI prolunga il lockdown della Gazprom

UCI e corridori Gazprom: due domande senza risposta

Malucelli, dietro quell’urlo non c’è solo rabbia

La Gazprom affonda nell’indifferenza generale

Carboni e l’agonia della Gazprom, mentre l’UCi fa spallucce

Gazprom, l’invito di Renat è una richiesta d’aiuto

Gazprom fuori da Laigueglia, per Fedeli compleanno amaro

Cristian Scaroni, Vuelta Valenciana 2020

Scaroni ha ancora fame, aspettiamolo…

14.12.2020
3 min
Salva

A un certo punto Cristian Scaroni sparì dall’Italia, dove correva con la Hopplà-Maserati, per andare nella Francaise des Jeux Continental, presunta porta di accesso al WorldTour. Ci è rimasto per un anno, lungo il quale ha vinto qualche corsa e si è messo in evidenza. Ma poi, alla resa dei conti, la squadra disse di cercare un velocista e il bresciano, più uomo da classiche che sprinter, si è accasato alla Gazprom-Rusvelo. Nulla da dire: squadra ben organizzata, come vedremo. Ma quando cominci la stagione con la quarantena ad Abu Dhabi, ci sta che il seguito non sia felice come te lo aspettavi.

«Infatti ero partito bene dopo un ottimo inverno – dice – poi di colpo sono cambiate le carte in tavola. Alla Valenciana cominciavo a riconoscere le sensazioni giuste, allo Uae Tour la condizione cresceva. E poi si è fermato tutto. Due settimane chiuso in stanza da solo laggiù non sono state il massimo. Poi, quando sono tornato e ho ripreso ad allenarmi, è arrivato il lockdown…».

Marco Canola, SImone Velasco, Cristian Scaroni, Ernesto Colnago, Damiano Cima, Imerio Cima
Canola, Velasco, Scaroni, Colnago, Damiano e Imerio Cima: gli italiani della Gazprom 2020
SImone Velasco, Cristian Scaroni, Ernesto Colnago, Damiano Cima, Imerio Cima
Velasco, Scaroni, Colnago, Damiano e Imerio Cima: tanta Italia
Allora facciamo finta che non sia mai successo e ricominciamo. Cosa dici della scelta della Gazprom?

E’ una squadra molto ben organizzata. C’è serietà nel lavoro, ognuno ha il suo ruolo e sta al suo posto. Me lo avevano detto ed è vero.

E’ più una squadra italiana oppure russa?

Quello che dirige tutto, Renat Khamidulin, è russo ma ciclisticamente è cresciuto in Italia. Gli altri russi hanno tutti casa qui. Direi che è più una squadra italiana, senza le rigidità di cui a volte si parla nelle squadre russe.

Hai già un programma per il 2021?

Inizierò a Mallorca a fine gennaio. Poi Murcia, Laigueglia e Larciano. Potendo scegliere, vorrei arrivare bene alla Coppi e Bartali, centrare una tappa sarebbe davvero bello. Il prossimo anno mi piacerebbe vincere, perché di fatto non succede dal 2019.

Ecco, bravo, eri uno che teneva in salita e poi vinceva in volata. Sei ancora capace?

Credo di aver mantenuto le mie doti, ma il guaio è che finora ho trovato gente più forte in salita. Sto lavorando per arrivare in fondo con quei 10-15 che si giocano la corsa e capire se lo spunto c’è ancora. Lo alleno sempre, le doti vanno tenute in esercizio. Se fai salite su salite, perdi fibre bianche e poi non sei più veloce.

Cristian Scaroni, campionato italiano 2020
In azione al campionato italiano, che però non ha finito
Cristian Scaroni, campionato italiano 2020
Al campionato italiano, che però non ha concluso
Chi segue la tua preparazione?

Il Centro Mapei. Ci andavo ai tempi della Hopplà, poi mi chiesero di lasciarlo perché la Gazprom l’anno scorso ci faceva allenare da Devoti. Ora che lui non c’è più, ci hanno lasciati liberi di farci seguire da altri e io sono tornato a Castellanza.

Rosola sarà ancora con voi?

Paolo è il nostro jolly, pur non risultando fra i direttori sportivi. Quest’anno allenava gli under 23 della squadra e li seguiva alle corse. Ma se uno di noi pro’ ha bisogno di fare dietro moto o di qualsiasi cosa lui c’è sempre.

A quando il primo ritiro?

Dal 10 al 24 gennaio a Calpe e da lì andremo diretti a Mallorca. Ci sto, facciamo davvero finta che non sia successo niente. Adesso mi allenerò fino al 23 dicembre a Chiavari con Fabbro, Aleotti e Pietrobon. E poi speriamo che si possa partire bene per dimostrare quello che so fare…