Nemo Gravel A. Mendini: opera d’arte Cinelli in 30 esemplari

03.11.2021
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Solo ed esclusivamente trenta esemplari, tutti rigorosamente numerati e firmati a mano dal maestro del design italiano Alessandro Mendini. La Cinelli Nemo Gravel Alessandro Mendini è ufficialmente stata presentata in pieno centro a Milano, presso la Galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea. Trenta biciclette meravigliose, in vendita solo online sul web di Cinelli. Disegnate a Milano dove appunto l’artista risiede e realizzate in Cinelli nel pieno rispetto della tradizione Made in Italy del brand. Come italiano sono anche tutti i marchi e le aziende che a questa bicicletta forniscono la componentistica: Columbus, Campagnolo, Pirelli, Fulcrum e Selle San Marco.

La nobiltà del (miglior) acciaio

Nemo Gravel Alessandro Mendini è una bicicletta che Cinelli ha realizzatato sfruttando i più recenti ritrovati tecnici di Columbus. Le tubazioni sono quelle della serie alto di gamma Spirit HSS (con etichetta dedicata A. Mendini), a triplo spessore in “super acciaio” Omnicrom con spessore centrale di soli 0,4 mm. Le forme coniche del tubo orizzontale e del tubo verticale (entrambi 31,7-28,6mm) sono state scelte sia per le loro capacità di resistenza selettiva quanto per assorbire le vibrazioni. Queste caratteristiche li rendono ideali dunque per i percorsi gravel.

I foderi posteriori verticali sono trafilati con la stessa sagoma aerodinamica usata nel 1981 per produrre i verticali Columbus Air della prima Laser Cinelli. Il passaggio ruota è aumentato fino a 40mm. La forcella è in carbonio, Columbus Futura Gravel. Il tubo sterzo conico è lavorato a controllo numerico, la manica stringi sella è microfusa, mentre i forcellini a perno passante da 12mm recano la foggia della C alata. Come avete avuto modo di capire da questa breve descrizione, ciascun dettaglio di questo autentico capolavoro è definito con cura estrema.

Un’opera tutta italiana

Come precedentemente accennato, Nemo Gravel Alessandro Mendini è prodotta in Italia e assemblata con componenti di prestigiose aziende del nostro Paese. Il gruppo è il Campagnolo Ekar a 13 velocità, le ruote scelte sono invece le Fulcrum Rapid Red 500. Per le coperture si è optato per le Pirelli CinturatoTM Gravel H, mentre la sella è la Shortfit di Selle San Marco. Nemo Gravel Alessandro Mendini arriva da lontano: dagli anni ’80, per la precisione, dalle prime collaborazioni tra Alchimia, il collettivo di “progettisti produttori” dell’avanguardia post radical milanese di cui Alessandro Mendini era esponente, e Cinelli.

Un progetto pensato e generato durante le numerose frequentazioni di Alessandro Mendini e Antonio Colombo, auspicato e abbozzato da Alessandro Mendini per Cinelli, ed infine completato grazie al generoso e filologico intervento delle figlie Fulvia ed Elisa Mendini: due professioniste che al proprio lavoro affiancano oggi la valorizzazione e cura dello Studio e dell’Archivio del padre.

Bicicletta, arte, lifestyle e design

Cinelli nasce nel 1947 per mano di Cino Cinelli, ex corridore professionista e vincitore della Milano-Sanremo del 1943. In pochi anni Cinelli arriva ad essere conosciuta in tutto il mondo per la qualità di manubri e attacchi, per l’invenzione della prima sella in materiale plastico Unicanitor. E per il mitico telaio Supercorsa rimasto sempre in produzione da allora. Nel 1979 Cino cede la compagnia a un giovane imprenditore, Antonio Colombo (Presidente di Columbus, storica azienda produttrice di tubi speciali in acciaio per biciclette). Nei prodotti Cinelli, Colombo vede la perfezione. Il suo obiettivo è comunicare questa perfezione ad un pubblico non solo di agonisti. E lo fa attraverso il design.

Da allora Antonio Colombo coniuga nel marchio Cinelli innovazione e creatività, cultura e giocosità, mettendo in contatto il mondo della competizione e quello di design, arte e lifestyle. Arrivando a lanciare il Rampichino, la prima Mtb in Europa, la famiglia Laser, Alter, Integralter, Grammo e la Passatore… l’antesignana delle odierne gravel.

Cinelli

La Cinelli Pressure di Baroncini ai raggi X

30.09.2021
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Appoggiata ai piedi del palco iridato, c’era la bici che aveva appena vinto il mondiale. Quella con il numero 1 di Filippo Baroncini. La sua Cinelli Pressure dominava la scena e anche noi ne siamo stati ammaliati.

A raccontarci qualcosa di più sulla belva del campione del mondo U23 è Stefano Casiraghi, meccanico della Colpack-Ballan. Stefano lavora da due anni nella squadra di Beppe Colleoni e ha imparato a conoscere bene i suoi ragazzi. E’ giovane, ma al tempo stesso esperto. Specialmente per quel che riguarda il settore di gomme e ruote, visto il suo passato in Vittoria.

La Cinelli Pressure di Baroncini sotto al podio di Leuven
La Cinelli Pressure di Baroncini sotto al podio di Leuven

Zero fissazioni

Con lui iniziamo a parlare però prima di Baroncini, delle sue “fissazioni” (che a quanto pare non ha) e del modo di porsi nei confronti della tecnica.

«Filippo – spiega Casiraghi – è un corridore molto tranquillo. All’inizio dell’anno ci siamo parlati poco, ma più che altro perché sono io che sono un chiacchierone! Poi invece si è sciolto e devo dire che ci si lavora molto bene. Ha un modo di porsi molto gentile, chiede le cose col massimo rispetto. L’altro giorno mi ha scritto: il numero della bici del mondiale è tuo! Un gesto che mi ha fatto molto piacere. 

«Filippo è interessato alla tecnica. Non ha fissazioni particolari. Non è di quelli che sta lì due ore a chiederti dell’angolo di una leva, ma magari è più concentrato su tattiche, ristori, percorsi… “Baro” vuol sapere perché usa quella determinata, cosa si ritrova sotto la bici… e per me che sono anche appassionato di tecnica è divertente. Per esempio quando ad inizio anno sono arrivati i tubeless Pirelli è stato tra i pochi interessati che ha cercato di capire realmente cosa stesse usando, come funzionava il tubeless, quali fossero i benefici e quali gli svantaggi».

La scelta della Pressure

Ma veniamo alla bici. Baroncini utilizza una Cinelli Pressure, tuttavia ci è arrivato dopo aver provato anche l’altra bici in dotazione alla Colpack, la Superstar con freni caliper. 

«E’ stata una scelta fatta in parte per esigenze di materiali – dice il meccanico – che in quel momento non avevamo, e in parte perché con la Superstar avevamo più margine d’intervento sul manubrio: potevamo alzarlo un po’ dopo che Filippo si era rotto la spalla. Ma la cosa bella di questo doppio utilizzo è che Filippo ha potuto testare a lungo e le due bici e alla fine ha fatto la sua scelta. Un giorno mi ha detto: okay, lavoriamo con quella a disco. Per dire che è stata una scelta ben ponderata».

Il telaio quindi è il Cinelli Pressure, taglia M che corrisponde a una 55 più o meno. Si tratta di un monoscocca in carbonio ad alto modulo T800. E’ una bici aero, quindi con forme dei tubi allungate e passaggio dei cavi totalmente interno. E per questo si avvale del manubrio Vision 5D Acr (che prevede anche una serie sterzo specifica) che nasconde ogni filo.

Guarnitura Fsa PowerBox, con corona piena da 53 denti
Guarnitura Fsa PowerBox, con corona piena da 53 denti

Componenti misti

Veniamo poi ai componenti. La Colpack è fornita da Shimano. I ragazzi hanno i gruppi completi Ultegra Di2.

«Ma un po’ per motivi logistici – riprende Casiraghi – e un po’ perché Baroncini, va forte si è ritrovato un gruppo misto. Il suo cambio posteriore è un Dura Ace.

«Le pedivelle sono le Fsa PowerBox, quelle con il potenziometro integrato. Anche questa è stata una scelta sua. Nonostante questa guarnitura pesi 100 grammi in più (per il potenziometro) non vi ha voluto rinunciare. La lunghezza? E’ 172,5 millimetri cosa che non deve stupire anche se è così alto perché le 175 millimetri stanno quasi scomparendo. Altra sua scelta è stata la corona a “stella piena” sempre di Fsa. Questa è più rigida e più aero e per uno che scarica a terra anche 1.500 watt credo sia un’ottima soluzione!».

«Per quel che riguarda i rapporti, Filippo usa il 53-39, sempre. Solo per la tappa di Sestola al Giro U23 ha utilizzato un 52-36, giusto per salvare la gamba. Mentre dietro ad inizio stagione era partito con l’11-30, ma poi spesso gli ho montato l’11-32. Ci si si trova bene. Abbiamo scelto il 32 per due motivi: uno, perché spesso nelle gare under 23 non si conosce davvero bene il percorso e quel che s’incontrerà. Due, perché il 32 è quell’ancora di salvezza che se serve c’è. Inoltre questa scala gli consente di sfruttare ancora meglio rapporti come il 53×21-23 e può andare più agile».

Per serrare meglio la sella è stata utilizzata anche un po’ di carta vetrata
Per serrare meglio la sella è stata utilizzata anche un po’ di carta vetrata

Sella Prologo

Un’altra cosa alla quale Baroncini e Casiraghi dedicano attenzione è la sella. Baro utilizza una Scratch M5 Pas.

«Si tratta di una sella corta – riprende Casiraghi – con il grande buco nel mezzo. Ha uno scafo full carbon. Ha scelto una sella corta perché ci si trova bene e non per stare ancora più in avanti. E poi avendo un bel dislivello sella-manubrio riesce a stare un po’ più comodo e ad avere meno pressioni quando è in presa bassa sulla piega. Anche per questo la tiene in bolla, ma con quel mezzo grado di tolleranza verso il basso sulla punta. 

«La sua posizione è abbastanza centrata. L’arretramento (differenza tra punta sella e movimento centrale, ndr) è di 9,7 centimetri».

Il set delle ruote: cerchi Miura 47 Disc e gomme Pirelli Zero TLR
Il set delle ruote: cerchi Miura 47 Disc e gomme Pirelli Zero TLR

Ruote e gomme

Infine arriviamo alla parte bassa della bici. A dominare la scena sono le ruote Ursus e le gomme Pirelli.

«Le ruote – continua Casiraghi – sono le Ursus Miura 47 disc, in pratica ha sempre usato queste. Si tratta di una ruota aero dal peso di 1.670 grammi la coppia.

«Le gomme invece sono le Pirelli Zero tubeless da 26 millimetri. Filippo è molto aperto alle innovazioni. Ha scelto questo set dopo averlo provato. Ci si è trovato bene e anche se pesa qualche grammo in più, anche nelle tappe più dure opta per il tubeless appunto. La pressione che utilizza di solito è di 6,5 bar sia all’anteriore che al posteriore, perché in teoria il peso dovrebbe essere ripartito equamente su entrambe le ruote. Scende un pochino se piove.

«Il peso complessivo della sua bici? Siamo sui 7,9 chili».

Cinelli Neos, linea completa in alluminio e carbonio

20.08.2021
3 min
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Oltre alle sue bellissime bici, nella sua linea Pro, progettata in carbonio e alluminio come sintesi di leggerezza e performance, Cinelli fa di Neos uno dei suoi cavalli di battaglia. La linea Neos è composta da manubrio, attacco manubrio e reggisella, scopriamo insieme questi prodotti di casa Cinelli.

Manubrio in 3 misure

Il manubrio monoscocca in fibra di carbonio è eccezionalmente leggero e confortevole grazie anche al drop realizzato seguendo il concetto PPA (Progressive Parabolic Action) che consente una perfetta impugnatura.

Un concetto innovativo che permette all’atleta di avere un’impugnatura perfetta ed efficace in tutte le fasi della corsa. Le misure del manubrio previste da Cinelli sono le classiche: 40, 42 e 44, con un diametro nella parte centrale di 31.8 millimetri. Il peso risulta estremamente contenuto: solamente 185 grammi, per la larghezza 42 centimetri.

Attacco manubrio Neos proposto nelle misure 90, 100, 110 e 120 millimetri
L’ attacco manubrio Neos è proposto nelle misure 90, 100, 110 e 120 millimetri

Attacco in lega 7076-T6

L’attacco forgiato 3D è realizzato in lega di alluminio 7050-T6 a spessore variabile, rinforzato con fibra di carbonio unidirezionale e una sezione ovale che lo rendono estremamente leggero e resistente.

Viene proposto nelle misurazioni: 90, 100, 110 e 120 millimetri a seconda delle esigenze fisiche e tecniche del corridore. Diametro del bloccaggio di 31,8 millimetri, mentre quello di inserimento della forcella è di 28,6 millimetri.

L’angolazione oscilla tra gli 83 e i 97 gradi, il peso è di 125 grammi per la misura da 100 millimetri. Le viti necessarie al fissaggio sono le M5, sia all’anteriore che al posteriore.

Il reggisella Neos è realizzato in alluminio forgiato 3D e rinforzato con fibra unidirezionale
Il reggisella Neos è realizzato in alluminio forgiato 3D e rinforzato con fibra unidirezionale

Morsetto a vite singola

Il reggisella monolitico anch’esso in alluminio forgiato 3D è rinforzato con fibra di carbonio unidirezionale, con un innovativo morsetto dotato di una singola vite che agisce simultaneamente sui suoi 4 elementi. I due superiori sono dotati di un sistema di chiusura a scatto che fa forza sul morsetto per non incidere il telaio della sella.

La lunghezza di questo reggisella è di 350 millimetri, mentre il diametro è di 31,6/27,2 millimetri. Il peso, per il diametro minore, è di 235 grammi, la vite necessaria alla chiusura è la M6.

www.cinelli.it

De Luca rientra… in Gruppo, il progetto di sviluppo è partito!

16.07.2021
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Il recente e rilevante sviluppo societario che ha coinvolto Gruppo srl, la realtà proprietaria di due dei brand italiani legati al mondo ciclismo più storici ed iconici al tempo stesso come Cinelli e Columbus, inizia a mettersi in moto. E’ di oggi, infatti, la notizia che Walter De Luca, uno dei manager più apprezzati del settore, si è unito alla famiglia di Gruppo. De Luca potrà presidiare e sviluppare, attraverso la propria competenza ed esperienza nel settore commerciale e marketing, la divisione Apparel and Accessories.

Apparel and accessories, la linea diretta da De Luca
Apparel and accessories, la linea diretta da De Luca

Nuovo impulso

Cinelli e Columbus, rinforzati nello spirito e negli intenti dal recente ingresso in quota di maggioranza dell’imprenditore Victor Luis, americano ma originario di São Miguel nelle Azzorre, si arricchiscono di un’ulteriore risorsa.

Una risorsa che conferma così il corso avviato con la già citata acquisizione e la nomina di Marcello Segato quale amministratore delegato. Tutto questo in continuità con la visione di Antonio Colombo, che rimane socio e direttore artistico di entrambi i marchi. 

«Torno a casa. Il mio primo impiego è stato con Gran Ciclismo, il negozio design di Cinelli – questa la prima dichiarazione di De Luca – così è iniziata la mia carriera (che ad Antonio Colombo piace definire avventura) nel mondo del ciclismo. E proprio oggi, sempre con Antonio, torno in Gruppo. L’arrivo di Victor Luis consolida l’esistente e ci proietta verso nuovi obiettivi di mercato e di crescita. Sport, passione, mania, che già campeggiavano sotto l’insegna Gran Ciclismo, restano e resteranno sempre il mio mantra».

Walter De Luca, da sempre legato a Cinelli
Walter De Luca, da sempre legato a Cinelli

De Luca: competenza e passione

Come anticipato, Walter De Luca è un nome molto noto all’interno della bike Industry. Conosce a fondo il ciclismo, avendolo anche praticato fin da quando aveva sette anni. Cresciuto in pista, è stato difatti dilettante fino ai 21 anni, età nella quale ha conosciuto proprio Antonio Colombo che lo volle subito con sé per gestire e sviluppare i Gran Ciclismo. Era il 1988 e nascevano gli store monomarca di design di Cinelli a Milano e Viareggio. E fu sempre Antonio Colombo a presentare De Luca al suo secondo mentore, Maurizio Castelli, al cui fianco ha continuato successivamente a lavorare e crescere per ben nove anni, sempre a cavallo tra vendite e prodotto. 

Successivamente, la sua storia professionale l’ha condotto in Germania, in Gore Bike Wear, prima come sales del sud Europa, poi dell’Europa e poi sales leader di tutto il mondo. Prima di rientrare in Gruppo va segnalata anche una esperienza in Pinarello.

Il logo di Gruppo, che racchiude due brand iconici della bici “made in Italy”
Il logo di Gruppo, che racchiude due brand iconici della bici “made in Italy”

Il bentornato della dirigenza

«Walter è stato per 30 anni un punto di riferimento, e questo anche quando non abbiamo lavorato assieme – ha dichiarato Antonio Colombo – ci ha sempre accompagnato una stima reciproca e la stessa voglia di avventura nel variopinto circo della bicicletta. Lui, giovane pistard, gli acrobati delle due ruote come vengono definiti, aveva e ha lo stesso talento necessario per destreggiarsi nelle americane come sui mercati dove non sempre i colossi sono i migliori».

«Questo per noi è un passo importante – gli fa eco Marcello Segato, il nuovo amministratore delegato di Gruppo – avere al nostro fianco una figura come Walter. Questa sua presenza renderà ancora più stimolante la mia missione di far crescere Cinelli e Columbus nel mondo dell’alta gamma e mettendo a profitto su più vasta scala le invenzioni che ne hanno segnato la storia».

gruppospa.com

Ad Asobi Ventures la maggioranza di Gruppo (Cinelli e Columbus)

07.07.2021
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La notizia era nell’aria da qualche tempo, ma oggi arriva l’ufficialità. Asobi Ventures Inc, la società di investimento con sede a Austin in Texas che fa capo all’imprenditore americano Victor Luis, ha acquisito la quota di maggioranza di Gruppo srl, la “realtà” madre proprietaria degli storici ed iconici brand italiani Cinelli e Columbus. 

A destra Antonio Colombo e a sinistra Victor Luis
A destra Antonio Colombo e a sinistra Victor Luis

Due icone del ciclismo mondiale

Cinelli, fondata nel 1947 dall’ex corridore professionista e campione italiano Cino Cinelli, è da sempre un punto di riferimento sul mercato ciclistico mondiale. L’iconico Cinelli Supercorsa è il più antico modello di bicicletta da strada ancora in produzione nel mondo. Mentre le Laser Cinelli hanno vinto ben 28 medaglie d’oro olimpiche e mondiali su pista, più di qualsiasi altra bicicletta nella storia di questo sport.

La nascita di Columbus risale invece al 1919. L’azienda lombarda è divenuta nel giro di pochissimo tempo un riferimento assoluto nel settore della produzione di tubi di precisione in acciaio per l’aviazione, l’arredamento moderno e per le migliori marche di bici del tempo. Campioni del calibro di Coppi, Anquetil, Merckx, Gimondi, Moser, Hinault, LeMond, Roche e tanti, tantissimi altri hanno corso e vinto con tubi Columbus…

Cinelli Supercorsa una bici storica, ma al passo con i tempi
Cinelli Supercorsa una bici storica, ma al passo con i tempi

Marcello Segato è il nuovo CEO

In collaborazione con Asobi Ventures, Cinelli e Columbus progettano di espandere la propria presenza tra i migliori “dealer” di biciclette a livello globale. Si vogliono costruire solide basi, tra l’altro già gettate con accessori e abbigliamento. Victor Luis ha difatti guidato lo sviluppo di diversi brand di alta gamma a livello globale in Asia, Nord America ed Europa. Ha rivestito inoltre il ruolo di amministratore delegato ed è stato membro del consiglio di amministrazione di Tapestry, Inc. dal 2014 al 2019. In quegli anni ha guidato la trasformazione dell’azienda in Tapestry Inc, casa newyorkese di marchi storici e di prestigio tra cui Coach, Kate Spade e Stuart Weitzman. Recentemente, lo stesso imprenditore – che è anche direttore indipendente di Deckers Outdoor Corp. e Farfetch Ltd. – ha anche annunciato un investimento in Moose Knuckles Canada, il marchio di abbigliamento di alta gamma e sportivo con sede a Montreal, dove ha assunto un ruolo attivo come presidente esecutivo.

Per il ruolo di CEO, Gruppo srl si è rivolta a Marcello Segato, manager molto esperto nel settore della mobilità. Segato ha lavorato per più di 20 anni in posizioni di dirigenziali sia di grandi aziende che di start-up. Dal febbraio 2020, è consulente di Gruppo e di Antonio Colombo, concentrandosi sullo sviluppo del piano strategico dell’azienda per gettare le basi per il prossimo capitolo di crescita della società.

Per i ragazzi della Colpack tanti successi con le bici Cinelli
Per i ragazzi della Colpack tanti successi con le bici Cinelli

Nella visione di Antonio Colombo

«È difficile e impegnativo consegnare 100 anni di eredità e di grandi soddisfazioni – ha confessato Antonio Colombo – ma ho deciso di farlo quando ho riconosciuto in Victor Luis la perfetta comprensione della mia visione. Con Gruppo srl voglio fondere il ciclismo con l’arte, la cultura, il design, la tecnologia e la competizione. Il tutto unito ad un’indiscussa e comprovata capacità manageriale e organizzativa.

«Sono estremamente felice di essere ancora a bordo di questa astronave a due ruote. Voglio esplorare le galassie del Nuovo Ciclismo, sempre nel solco del Grande Ciclismo tracciato da mio padre Angelo Luigi e dal genio del grande campione, visionario imprenditore e fondatore della prima associazione di ciclisti professionisti, Cino Cinelli. Sono certo che la visione di Victor e la leadership di Marcello Segato come amministratore delegato, faranno prosperare le nostre squadre e il nostro business per altri cento anni. Non vedo l’ora di averli come partner in questo prossimo viaggio e di sostenerli mentre continuiamo a costruire sulle forti fondamenta e sul patrimonio dei nostri splendidi marchi».

cinelli.it

columbustubi.com

Il gravel secondo Moreno (e anche secondo Cinelli)

05.05.2021
7 min
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«E’ una goduria – parte secco Moreno Moser, unico italiano ad aver vinto la Strade Bianche – su una bici da strada vivi lo sterrato come una situazione di pericolo. Quando invece sono andato a provarlo per uno shooting con la gravel in acciaio, è stato super divertente. Entri a canna nei vari settori e la senti che tiene. Quando pedali sull’acciaio, fai una scelta di stile. Un’idea di ciclismo più pura, con un occhio al passato, ma con i freni a disco e i fili cablati…».

Da fixed a gravel

Il viaggio con il trentino nel mondo gravel firmato Cinelli inizia così, con un entusiasmo nel parlare che negli ultimi tempi da professionista si era allontanato. Da quest’anno Moreno fa parte del Team Cinelli Smith, quello che fino a poco tempo fa era il riferimento nelle gare di fixed e che poi al bivio, ha girato verso il gravel.

«Il team – spiega Francesca Luzzana, Press&Comunication del Gruppo Cinelli – già dal 2005 aveva iniziato a intercettare il movimento underground americano dello scatto fisso, per portare in gruppo quel verbo. Però la scena è cambiata, il movimento è diventato troppo popolare e noi abbiamo iniziato a guardarci nuovamente intorno. Prima abbiamo creato la collaborazione con il Team Colpack, rimettendo quindi il naso nell’agonismo di alto livello su strada. Quindi abbiamo deciso di unire alla strada una diversa letteratura, che crea un ponte fra il mondo del ciclismo e quello, ad esempio, dello snow board.

«Va detto però che Cinelli nel gravel c’era da tempo, decisamente tra i primi. Le nostre gravel sono nate 10 anni fa con una configurazione da ciclocross, poi abbastanza rapidamente siamo arrivati all’assetto di oggi, con il King Zydeco per l’agonista e la Nemo Tig per valorizzare l’acciaio Columbus. Un mondo da cui Moser è rimasto decisamente affascinato».

Una grande storia

Moreno sta guidando per le strade del Trentino in direzione della cantina di suo zio Francesco. «Perché quando si parla di ciclismo da queste parti – scherza – alla fine ci si ferma sempre lì. Devo dire che questa avventura è nata molto per caso, ho detto sì quasi senza sapere bene cosa andrò a fare. Non voglio fare il professionista, allenarmi per vincere le corse. Mi piace il fatto che il team sia composto da gente che lavora, che fa altro. E’ bello che si punti sulla partecipazione femminile. E mi piace molto che il messaggio sia l’unione piuttosto che l’essere super competitivi. Vorrei partecipare alla Veneto Gravel, per intenderci, una prova di 700 chilometri che si farà a giugno, con il gusto di finirla tutti insieme.

«Ma ammetto che, come tutti gli stradisti, mi sono avvicinato alla gravel con un po’ di diffidenza, che però è sparita alla svelta. Sono entrato in Cinelli e mi sono reso conto di avere intorno una storia. In un mondo in cui gli altri marchi sono allineati nel copiarsi a vicenda, quando scopri il mondo Cinelli resti scioccato. Non ho mai corso su una loro bici, ma da junior un super tifoso di mio zio mi aveva regalato il Ram, il manubrio monoscocca. Faceva paura da quanto era bello, me lo guardavano tutti».

Due anime diverse

Fabrizio Aghito è l’anima tecnica dietro le gravel (e non solo) di Cinelli ed è interessante sentirlo parlare delle loro… creature e della filosofia che le ha portate al mondo.

«Nel Dna di Cinelli – spiega – c’è stare nei mondi trasversali, dove il cronometro non è così centrale. Alla larga, insomma, dalle dinamiche che fanno perdere la freschezza e la voglia di divertirsi. Se ci pensate il Rampichino, lo scatto fisso e le Bootleg da viaggio nacquero dalla stessa filosofia. Le gravel un po’ ricalcano due anime. Il King è un telaio monoscocca da 1.000 grammi, che nasce per il montaggio con monocorona e per andare veloci. Ha quattro misure, mentre il Nemo, che pesa 1.900 grammi, ne ha 6 e all’occorrenza permette, essendo in acciaio, di costruire il vero su misura».

A tig come una volta

Parlare del telaio Nemo Tig significa per chi scrive tornare a un linguaggio che si temeva di aver sepolto sotto il già detto di stampi e incollaggi.

«Nemo è saldato a Tig (in atmosfera di gas inerte, il Tungsteno, ndr) – prosegue Aghito – con l’eccezione del collarino reggisella saldobrasato. Usiamo i tubi della serie Spirit, molto leggeri. Spessori da 0,8 mm alle estremità e 0,5 mm al centro, con rinforzi calibrati in funzione delle varie misure. La forcella invece è monoscocca, come si conviene per i telai di alta gamma. Devo dire che la ritrosia nei confronti dell’acciaio sta sparendo e grazie al fatto che costruiamo tutto in Italia, un Nemo in acciaio si consegna entro l’anno. Per uno in carbonio, c’è rischio di aspettare il 2023».

La King è la gravel per un uso più veloce: non da viaggio, ma da gara
La King è la gravel per un uso più veloce: non da viaggio, ma da gara

La guida offroad

Quando lo inviti a parlare della geometria della sua bici, Moreno ridiventa un po’ monello e ragiona come quando ti danno un giocattolo nuovo e vuoi scoprire quali siano i suoi limiti.

«La geometria tendenzialmente è quella da strada – dice Moreno – all’incirca ho riportato le stesse misure. Di sicuro distanza e dislivello sella-manubrio. La gravel raggiunge la massima espressione su strada sterrata, ma non potresti vincerci la Strade Bianche perché su asfalto pagheresti pegno. In realtà non ho ancora visto quanto perdi su asfalto, ma è una cosa che devi accettare. Se però pensi che anche quanto usi la mountain bike un po’ di asfalto devi farlo, con la gravel scorri meglio.

«Mi piacerebbe però provare a farci le discese un po’ più tecniche, quelle estreme. Secondo me si possono fare, tanto più che sulla King hanno allargato la forcella e si possono montare anche le ruote grandi da mountain bike. Torno dal Giro-E, cui partecipo anche quest’anno, e mi metto a fare un po’ di prove. Quando sono entrato in Cinelli, qualcuno mi ha detto che non sarei più riuscito a cambiare bici, finirà che aveva ragione lui…».

Moreno Moser con Colombo da Campagnolo

Campagnolo e Cinelli insieme per il gravel

23.04.2021
3 min
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La storica sede Campagnolo – via della Chimica numero 4 a Vicenza, per noi addetti ai lavori un indirizzo oramai ben impresso nella mente – ha ospitato la presentazione ufficiale del Team Cinelli Smith. Due eccellenze italiane del settore colgono così l’occasione per ritrovarsi e per supportarsi.

Anche Moreno Moser

Le atlete e gli atleti del Team Cinelli Smith, tra i quali c’è anche Moreno Moser (nella foto di apertura con Antonio Colombo, Titolare di Cinelli), rappresentano senz’ombra di dubbio il ciclismo contemporaneo nel suo essere plurale e multidisciplinare. Nato nel 2014 come autentico interprete della disciplina scatto fisso, con la condivisione dei suoi valori creativi, anticonformisti e di contro-cultura, il Team Cinelli Smith ha vissuto negli ultimi anni una progressiva evoluzione intercettando i nuovi trend all’interno del mondo outdoor come appunto il gravel. Un fenomeno letteralmente esploso negli ultimi anni. E quale miglior brand se non Cinelli per rendere “race” questa disciplina? Un agonismo che si svolge fuoristrada, dove la polvere e lo sterrato rappresentano lo scenario ideale per emergere, ma anche per respirare l’atmosfera del ciclismo eroico.

Team Cinelli Smith
Il Team Cinelli Smith si cimenterà anche nel gravel
Tema Cinelli Smith
Nato nel 2014 il Tema Cinelli Smith si dedica a diverse discipline fra le quali il gravel

Due riferimenti culturali

Come già anticipato, Cinelli e Campagnolo rappresentano due brand che hanno fatto e che tutt’ora fanno la storia del ciclismo italiano, affermandosi anche nel tempo come riferimenti culturali di un certo modo di andare in bicicletta. Quello appena presentato a Vicenza è dunque un team con un’identità unica e molto forte nel suo genere. Anzi, più che un team è una vera e propria piattaforma di comunicazione per continuare a raccontare questa storia, rendendola però il più possibile contemporanea.

La Cinelli Nemo Tig Gravel con il Campagnolo Ekar
La Cinelli Nemo Tig Gravel con il Campagnolo Ekar
La Cinelli Nemo Tig Gravel con il Campagnolo Ekar
La Cinelli Nemo Tig Gravel è equipaggiata con il Campagnolo Ekar specifico per il gravel

Incontro tra stile e italianità

Un racconto moderno, centrato sulla passione per la bicicletta in ogni sua declinazione e sull’utilizzo di prodotti innovativi e tutti rigorosamente italiani. Non a caso le bici Cinelli della squadra montano il gruppo completo Campagnolo Ekar, a testimonianza di valori unici e di una meticolosa ricerca tecnologica che poi è anche stile, leggerezza e affidabilità.

Cinelli Nemo Tig Gravel
Cura dei dettagli e stile italiano uniscono Cinelli e Campagnolo

Cinelli Nemo Tig Gravel
Cura dei dettagli e stile italiano sono qualità comuni ai prodotti Cinelli e Campagnolo

Campagnolo Ekar… ovviamente!

Nato sul Monte Ekar, la zona è quella dell’Altipiano di Asiago, il gruppo Campagnolo Ekar a 13 velocità non è un gruppo convenzionale. Ekar è una trasmissione gravel leggerissima, affidabile e performante. Con un’ampia gamma di combinazioni specifiche per il gravel. Ekar è stato progettato per garantire a chi lo utilizza prestazioni ottimali, la migliore esperienza di guida e la massima affidabilità sui terreni più difficili.

Oltre Cinelli e Campagnolo, sono partner tecnici della squadra anche i brand Fulcrum, Selle San Marco, Northwave, Compex e Columbus.

campagnolo.com

cinelli.it

Cinelli Zydeco

Cinelli Zydeco, la gravel per antonomasia

22.11.2020
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Il gravel in casa Cinelli ha origini lontane, infatti già nel 1989 il Passatore veniva definito come “Re della Strada, Re della foresta”, un mezzo nato per esplorare l’outdoor e andare oltre i confini dell’asfalto. Oggi Zydeco da il nome a un’intera gamma gravel con Zydeco, Zydeco Lala e King Zydeco. Per il 2021 Zydeco fa un passo avanti seguendo le ultime tendenze gravel e bikepacking.

Si inizia con l’introduzione del freno a disco idraulico e il gruppo Shimano GRX 2×10 specifico per il mondo gravel. Tra le caratteristiche di questo gruppo c’è il sistema dumper di stabilizzazione della catena Shadow RD+ e un’ergonomia dei comandi pensata per il gravel con la curva delle leve accentuata e un grip innovativo della presa.

Il telaio della Zydeco è realizzato in alluminio a triplo spessore Columbus Zonal con un interasse che è stato pensato per evitare il rischio di overlapping anche con i parafanghi montati. La Zydeco permette di montare pneumatici fino a 40 millimetri, anche se viene fornita con i WTB Riddler da 37 millimetri. Sul tubo orizzontale sono presenti due occhielli fast fuel eyelet che permettono di montare le borse senza usare lo strap in velcro. A completare il look c’è anche la sella San Marco Era con grafica custom Zydeco.

Ben visibili i due occhielli fast fuel eyelet
Ben visibili i due occhielli fast fuel eyelet per agganciare le borse senza usare il velcro

Nuova anche la forcella monoscocca Columbus Futura Gravel con sterzo conico 1-⅛” e 1-¼” che offre stabilità di guida. Il passaggio dei cavi freno è interno e la presenza degli occhielli permettono di montare dei parafanghi leggeri con coperture fino a 35 millimetri per un uso che può essere anche urbano.

Per finire segnaliamo il peso totale che è di 10,3 chilogrammi e la nuova colorazione 2021 Chasing After Rainbows.

Prezzo di euro 1.890,00

cinelli.it


Cinelli Vigorelli

Velodromo di Noto Cinelli, una storia di passione

17.11.2020
5 min
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La Sicilia è terra di arte, cultura, buon cibo e mare e paradossalmente sarebbe anche terra di velodromi. Non molti sanno che in Sicilia sono presenti ben quattro velodromi: Palermo, Paternò, Vittoria e Noto. Di questi solo l’ultimo citato è in attività e lo si deve alla passione e l’impegno di alcune persone e di Cinelli.

Per farci raccontare questa storia abbiamo contattato l’avvocato Marcello Marina che ci ha svelato come abbia fatto a coinvolgere Cinelli nell’attività del velodromo di Noto.
«Sono un appassionato di ciclismo e sono amico di Antonio Colombo il patron di Cinelli – ci spiega Marcello Marina – anche io faccio parte del Board della società Gruppo Spa che gestisce Cinelli e Columbus. Tutto è iniziato cinque anni fa quando ho aperto anche un negozio di bici Cinelli a Catania, si chiama 110+Rpm. Ci siamo dedicati allo scatto fisso e al gravel, quello che io chiamo il ciclismo alternativo»

Antonio Colombo con le Cinelli Vigorelli
Antonio Colombo al velodromo di Noto Cinelli con la flotta di Vigorelli
Antonio Colombo con le Cinelli Vigorelli
Antonio Colombo al velodromo di Noto Cinelli con le Vigorelli
Ma come è nata la collaborazione con il velodromo?

Tre anni fa incuriosito dalle vicende locali lessi che il sindaco di Noto Corrado Bonfanti aveva ottenuto dei finanziamenti per ristrutturare il velodromo. Lo contattai dicendogli che ero interessato all’iniziativa e che mi sarei adoperato per supportarlo.

In che modo lo hai supportato?

Chiamai Antonio Colombo gli spiegai tutto e lo invitai a Noto. La cosa gli piacque moltissimo. Devi sapere che Noto è famosa per l’arte, la Cattedrale è Patrimonio dell’Unesco e il velodromo è in centro città. E’ stato facile unire Cinelli che rappresenta l’arte della bicicletta con Noto che è una città d’arte.

Cinelli Vigorelli Cattedrale di Noto
La Cinelli Vigorelli davanti alla stupenda Cattedrale di Noto
Cinelli Vigorelli Cattedrale di Noto
La Cinelli Vigorelli davanti alla Cattedrale di Noto
In che modo Cinelli supporta l’attività del velodromo

Cinelli ha fornito 40 biciclette Vigorelli tutte graficate appositamente per il velodromo di Noto. Prima del Covid avevamo iniziato ad organizzare una serie di attività con il Cinelli Team per fare eventi di promozione. Abbiamo organizzato gare di Scratch e velocità e le abbiamo combinate con iniziative gravel. L’obiettivo è fare diventare il velodromo un centro di incontro, una palestra di ciclismo. Affinché il velodromo si sostenga c’è bisogno che vengano a pedalarci gli amatori. Tu pensa che mentre i figli si allenavano con il Professore La Rosa, che segue le categorie giovanili, i padri prendevano una Vigorelli e giravano nel velodromo. Solo coinvolgendo gli amatori si possono fare progetti di lungo termine.

Quindi il velodromo come scuola di ciclismo, giusto?

Sì, esatto. E ti dico di più, con il clima che abbiamo in Sicilia possiamo fare attività tutto l’anno. Pensa cosa vuol dire per gli atleti del Nord Europa. Non solo trovano il clima giusto, ma anche uno scenario fatto di arte, cibo e bellezza. Il velodromo può diventare un motore del turismo. Mi piacerebbe che in Italia riuscissimo a fare sistema e a creare un Trofeo Italiano della Pista itinerante, con il Vigorelli capofila. Questo darebbe visibilità agli impianti italiani anche all’estero e aiuterebbe tutto il movimento.

Marcello Marina al velodromo Noto Cinelli
Marcello Marina coordina una delle attività serali svolte nel velodromo
Marcello Marina al velodromo Noto Cinelli
Marcello Marina coordina una delle attività serali

L’esperienza del Professore

Oltre all’avvocato Marcello Marina abbiamo sentito anche il Professore La Rosa, 75 anni di cui la maggior parte passata sulle piste dei velodromi. E’ il responsabile del velodromo di Noto e segue l’attività delle categorie giovanili.

«In Sicilia avremmo grandi potenzialità, ma ci servirebbe che riaprissero i velodromi di Palermo e Vittoria. Pensa che il velodromo di Noto è tecnicamente buono, è dotato di illuminazione, con la pista in cemento con una sopraelevata di 35,5 gradi ed è omologato anche per le Olimpiadi. Sono venute anche le nazionali di Villa e Salvoldi a girare qui, la pista è buona. Pensa che quello di Vittoria sarebbe ancora più all’avanguardia. Peccato che il comune di Vittoria è commissariato e quindi le priorità sono altre».

Giovani su Cinelli Vigorelli
I giovani accorrono da tutta la Sicilia per svolgere attività su pista
Giovani su Cinelli Vigorelli
I giovani arrivano da tutta la Sicilia per allenarsi in pista
In che stato è l’attività in Sicilia?

I numeri sono più bassi rispetto ad altre regioni del Nord, anche se su pista c’è un buon movimento. Tieni presente che tutti i martedì e giovedì il velodromo è aperto e vengono gruppi di ragazzi da tutta la Sicilia, ma come puoi immaginare le distanze sono grandi e le strade non sempre ottime. Ci sono state molte richieste per venire a girare il sabato e la domenica e noi siamo stati sempre disponibili, proprio per aiutare tutto il movimento regionale a crescere. A Noto ci sarebbe una palazzina di servizi con una mini foresteria, ma non è terminata. Sarebbe importante averla operativa, così i ragazzi che vengono dalle zone più lontane potrebbero fermarsi a dormire una notte.

Cinelli Vigorelli
La grafica delle Cinelli Vigorelli è stata pensata appositamente per il velodromo di Noto
Cinelli Vigorelli
Grafica dedicata per le Cinelli Vigorelli
Cosa pensa delle iniziative di Cinelli di aprire il più possibile anche agli amatori?

E’ positivo, ben vengano gli amatori, poi capita spesso che i ragazzi si allenano e i loro padri si fermino a girare in pista. Cinelli aveva iniziato a fare delle iniziative e sono andate bene, i risultati si iniziavano a vedere, c’era interesse. Adesso con il Covid ci si è dovuti fermare, ma speriamo di ricominciare presto. Ce ne fossero di sponsor come Cinelli, così magari potremo riaprire anche altri velodromi.

E noi speriamo che si possa ripartire al più presto.