La Superlega e il curioso precedente delle Hammer Series

04.11.2023
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Ci sarà davvero una Superlega nel ciclismo? La notizia dei giorni scorsi, relativa al progetto di 5 squadre (Jumbo Visma e Soudal QuickStep come promotrici, EF Education EasyPost, Lidl-Trek e Bora Hansgrohe che hanno sposato subito l’idea) ha fatto il giro del mondo, anche perché dietro c’è il Fondo Pubblico d’Investimento dell’Arabia Saudita, che ha già ridisegnato parzialmente il calcio, portando una marea di stelle, da Ronaldo in poi a giocare nel campionato saudita e sta gettando le basi per i mondiali di calcio del 2034.

Diventerà realtà o finirà come l’omonima del calcio? Solo il tempo lo dirà, ma già in base a quel che si sa, c’è una corposa differenza. Se la Superlega calcistica si muove sempre e costantemente in antitesi, se non in contrasto con la Fifa, qui i rapporti sono ben diversi. L’Uci non si è mostrata contraria, ha anzi dato la sua disponibilità a partecipare agli incontri e quindi a discutere della sua nascita, di come far coincidere l’attività classica con quella “nuova”, soprattutto a parlare del vero tema alla base di questo progetto: la spartizione dei diritti televisivi.

La Mitchelton-Scott vincitrice delle Hammer Series 2018 sulla Quick-Step Floors. Al centro Matteo Trentin
La Mitchelton-Scott vincitrice delle Hammer Series 2018 sulla Quick-Step Floors. A sinistra, Matteo Trentin

Tutto nasce dai diritti Tv

Il tema della divisione delle entrate date dalla montagna di ore di diretta, della produzione delle immagini, in generale dei rapporti politici di forza nel ciclismo professionistico è sempre più all’ordine del giorno. Sappiamo bene che può portare anche ad autentici corto circuito come avvenuto con la triste vicenda dell’Adriatica Ionica Race, se guardiamo al nostro giardino… L’Uci non vuole affrontare la questione sul piano della mera contrapposizione e segue una strada simile a quella del passato, quando di Superlega si era già parlato, anzi… si era già fatta.

Già, perché nel ciclismo professionistico una creatura gestita direttamente dai team è un discorso vecchio, del quale si cominciò a parlare già poco dopo l’inizio del secolo. Arrivando poi a un progetto messo su carta, alla ricerca di investitori e, nel 2016, al suo lancio: le Hammer Series.

Tom Dumoulin fu uno dei corridori più ricercati dai tifosi, soprattutto nel suo Limburgo
Tom Dumoulin fu uno dei corridori più ricercati dai tifosi, soprattutto nel suo Limburgo

Vince la squadra, non l’uomo

Parlando di Superlega è quindi doveroso ricostruire la storia di questo anomalo circuito, creato da Velon, azienda britannica specializzata nel supporto digitale e nella produzione d’infodati per i team professionistici. Facendo leva sui team con cui aveva già un rapporto professionale, Velon lanciò l’idea di un circuito completamente nuovo, nelle gare, nella loro formula, nella loro stessa concezione.

Si trattava innanzitutto di una competizione a squadre, che andava quindi completamente in contrasto con la secolare cultura ciclistica dell’uomo solo al comando. Qui le classifiche erano per team, che dovevano gareggiare in 3 competizioni distinte, sempre a tappe. Ognuna di esse era divisa in tre frazioni: una per scalatori, una per velocisti e infine una cronosquadre a inseguimento.

La gara fra i grattacieli di Hong Kong. Nei progetti era già previsto l’approdo anche in Colombia
La gara fra i grattacieli di Hong Kong. Nei progetti era già previsto l’approdo anche in Colombia

Una formula innovativa

Interessante la formula, completamente lontana dal solito. Innanzitutto ogni gara era allestita su un circuito: le squadre, composte da 7 corridori, ne sceglievano fino a 5 per ogni tappa, lasciandone 2 in panchina. Ogni gara prevedeva che al passaggio sotto il traguardo si acquisivano punti, che andavano al team, con un doppio punteggio in coincidenza dell’arrivo (un po’ come su pista). I punti sarebbero poi andati a costituire un pacchetto di secondi di decalage da attribuire ai team per la frazione finale, allestita con il metodo Gundersen: partenza per prima della squadra in testa alla classifica, a seguire le altre ognuna con il distacco accumulato. Quella che fosse arrivata davanti nella tappa conclusiva si sarebbe aggiudicata la classifica.

Come venne presa questa idea dai corridori? In generale abbastanza bene, a questo proposito illuminanti furono le parole di un giovanissimo Remco Evenepoel alla vigilia del suo esordio in gara nel 2019.

«Ho visto i video delle gare su Youtube – disse – e posso affermare che mi sto preparando per una guerra… Sono ogni volta 2 ore di corsa a tutto gas, con salite forse troppo brevi per le mie caratteristiche, ma ripetute così ossessivamente che alla fine pesano tantissimo nelle gambe. I compagni dicono che questo tipo di gare è tostissimo, fra le più dure dell’intera stagione».

Evenepoel fece il suo esordio nel 2019, venendo accolto con grande enfasi
Evenepoel fece il suo esordio nel 2019, venendo accolto con grande enfasi

La crisi parte dall’Asia

Velon trovò subito spazio nel calendario attraverso tre località: Limburgo in Olanda, Stavanger in Norvegia e Hong Kong, a cui era affidata la chiusura in coincidenza con la fase asiatica del calendario. Il progetto prese subito piede, anche se le difficoltà non mancarono. Il progetto iniziò in maniera circospetta: nel 2017 si disputo solamente la gara olandese, con vittoria finale per il Team Sky.

Nel 2018 l’idea aveva preso vigore. Si cominciò a Stavanger, con la Mitchelton Scott che fece piazza pulita di successi, poi a Limburgo ci fu la reazione della Quick-Step Floor, infine la gara di Hong Kong dove la Mitchelton chiuse i conti. In terra orientale però non venne organizzata la prova per scalatori, una piccola crepa che poi, come si vedrà, si sarebbe allargata.

Il sorpasso della Jumbo Visma: la cronosquadre a inseguimento garantiva uno show d’immediata comprensione
Il sorpasso della Jumbo Visma: la cronosquadre a inseguimento garantiva uno show d’immediata comprensione

Un’altra “vittima” del Covid…

Nel 2019 infatti, dopo la tappa norvegese andata alla Jumbo-Visma (con un pressoché sconosciuto Vingegaard in squadra) e la risposta della Deceuninck-Quick Step in Olanda (con Evenepoel già protagonista), la prova asiatica venne cancellata, con trofeo finale assegnato alla Jumbo-Visma davanti a Deceuninck e Team Sunweb. Nessuno allora poteva prevederlo, ma quello fu il canto del cigno per le Hammer Series.

L’anno dopo infatti arrivò il Covid, con l’attività ufficiale compressa in tre mesi. L’impossibilità di trovare spazi nel calendario andò di pari passo con una profonda rivoluzione ciclistica. L’esplosione di Pogacar, i fari puntati addosso a Evenepoel dopo la terribile caduta al Lombardia, in generale la straordinaria crescita di attenzione verso il ciclismo da parte di gente affamata di sport dopo mesi di astinenza cambiarono le carte in tavola. E l’Uci, che di buon grado aveva comunque sopportato il nuovo circuito, poté ripartire l’anno successivo da una situazione molto più forte.

Sonny Colbrelli con Padun vinse la prova per scalatori in Olanda nel 2018
Sonny Colbrelli con Padun vinse la prova per scalatori in Olanda nel 2018

Ora si ricomincia?

Le squadre persero interesse verso quel progetto, praticamente sparito anche dalle proposte di Velon. In Asia d’altronde si continuava a non gareggiare, solamente quest’anno l’attività è tornata alla normalità. I team si sono concentrati sull’attività classica e su movimenti di mercato anche fantasiosi, vedi la fusione fra Jumbo-Visma e Soudal, che ha lasciato in piedi contatti profondi fra i propri dirigenti, ponendo le basi per nuove iniziative. Magari prendendo spunto proprio da quelle due strane edizioni, a metà fra lo sport e Giochi Senza Frontiere…

Eva Lechner torna a ruggire: 38 anni e la grinta di una ragazzina

03.11.2023
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La regina è tornata. Eva Lechner, per anni, faro del ciclocross azzurro – memorabili i suoi nove titoli nazionali consecutivi – sta iniziando la stagione del ciclocross col piede giusto. Per lei due vittorie nelle ultime due gare: Salvirola e Firenze. Per l’altoatesina, classe 1985, questa è la 14ª stagione tra le elite, ma l’entusiasmo e la serietà sono quelli di sempre (in apertura foto dal web).

Archiviata la stagione in mountain bike con il Trinx Factory Team, Lechner è passata al fango del cross con i colori della Ale Cycling Team. Lo scorso anno aveva fatto molto meno dopo la stagione in Mtb. Aveva bisogno di un periodo di stacco maggiore. Ma quest’anno la voglia di cross è tornata quella di un tempo… forse anche per questo motivo.

Lechner sul gradino più alto del podio a Firenze dove ha preceduto Rebecca Gariboldi, Giada Borghesi, Nicole Pesse e Alice Papo
Lechner sul gradino più alto del podio a Firenze dove ha preceduto Rebecca Gariboldi, Giada Borghesi, Nicole Pesse e Alice Papo
Eva, una stagione iniziata benone si può dire…

In realtà l’inizio non è stato proprio super, ma dopo cinque gare la situazione ha cominciato ad andare meglio. La mia condizione è in una fase crescente. Avevo preso un fortissimo raffreddore proprio in occasione delle prime gare e questo raffreddore lo sentivo tutto… Quindi sin qui direi bene, ma non sono ancora al top.

Come sarà la tua stagione? Cosa possiamo aspettarci?

L’idea è quella di fare bene in ogni occasione. Ho già fatto sette gare. Domenica si correrà a Modena, in pratica a casa della mia squadra, poi farò tutte le corse del Giro e le altre gare italiane, compresa la tappa di Coppa del Mondo in Val di Sole (10 dicembre, ndr).

Niente Nord Europa?

Sì, ma a dicembre. Abbiamo programmato la gara di Namur e poi dopo Natale l’idea è di fare altre gare. Dobbiamo però ancora valutare se fare avanti o indietro o restare lassù per un po’. Vediamo.

L’altoatesina in azione nel Ciclocross del Tergola, prima gara della stagione (foto Instagram – Alessandro Billiani)
L’altoatesina in azione nel Ciclocross del Tergola, prima gara della stagione (foto Instagram – Alessandro Billiani)
Eva ormai sei un’esperta, i tuoi spazi al vertice li hai sempre avuti, ma magari quest’anno senza qualche stradista tornerai ad averne ancora di più. Questo è un “peso” o uno stimolo per te?

A me non cambia nulla: faccio le mie gare e basta. Vero, sono esperta e ho la mia bella età, ma sono arrivata al punto che “posso” e non “devo”. Non devo dimostrare nulla a nessuno. Se riesco a vincere ben volentieri. Se poi sono un esempio per le giovani questo mi fa piacere. E se vado forte e insegno loro qualcosa sono contenta. Io comunque continuo a darci dentro. Continuo a dare il massimo. Insomma non sono per lo spazio ai giovani o che mi sposto. Se posso vinco!

Hai un rapporto di lungo corso con la maglia azzurra… ci pensi ai mondiali, alle convocazioni?

Questa domanda dovreste farla a PontoniSinceramente mi piacerebbe fare il mondiale, ma non sono io a decidere. Io devo solo pensare ad andare forte, poi le scelte spettano ad altri. Questi insomma non sono problemi di un’atleta, l’atleta deve cercare di dare il massimo, punto.

Chi ti piace delle italiane? Cosa te ne pare di questo primo scorcio di stagione?

Beh, c’è Sara (Casasola, ndr) che sta dimostrando belle cose. Si è visto anche da come è andata in Coppa, settima. E in quelle gare per entrare nelle prime dieci devi andare forte. Anche in Svizzera, dove il livello è molto buono, ha convinto. In generale ha un bel passo. Poi mi piace anche Lucia (Bramati, ndr) tra le under 23, anche lei è migliorata molto. E Francesca Baroni se la sta cavando bene in Belgio.

Eva con Lucia Bramati (a sinistra), ormai quasi una sorella minore
Eva con Lucia Bramati (a sinistra), ormai quasi una sorella minore
E in campo internazionale?

Ci sono le due fenomene olandesi, Fem Van Empel e Puck Pieterse che non hanno bisogno di commenti. Vanno forte su ogni tipo di percorso. Mi piace la giovane Zoe Backstedt che sta crescendo molto bene. E sono atlete di sostanza anche la lussemburghese Marie Schreiber e l’ungherese Blanka Vas, che migliora di anno in anno.

Un’ultima domanda Eva, magari in questi giorni le cose sono cambiate sul fronte del meteo, ma cosa ne pensi di questo ciclocross col nuovo clima? Una volta questa disciplina era quella del fango, della pioggia, del freddo… adesso spesso si corre con più di 25 gradi e tutto è secco.

E’ cambiato moltissimo, è vero. Fa più caldo. In passato mai avevo usato la borraccia in corsa, quest’anno sempre. E anche i percorsi. Sono più duri, più veloci, mentre io li preferisco più tecnici, con il fango.

A tu per tu con Zoe Backstedt, talento in crescita

18.10.2023
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Il primo anno fra le “grandi” si è concluso come meglio non poteva: Zoe Backstedt si è laureata campionessa europea U23 a cronometro e in quella cavalcata trionfale, chiusa con quasi un minuto sulla tedesca Niedermaier, molti hanno rivisto la Backstedt che fino allo scorso anno non lasciava che le briciole alle altre juniores, imponendo distacchi spesso abissali e mostrando una superiorità schiacciante. Forse la britannica aveva abituato troppo bene, perché molti anche fra gli addetti ai lavori, vedendola confusa nel gruppo durante la stagione non avevano mancato di far sentire le loro critiche, tacciandola di essere la classica meteora. Dimenticando la sua giovane età, la mancanza di esperienza, il necessario periodo di ambientamento.

Zoe non si è arresa, non si è disarmata. Nel team le hanno dato spazio e tempo, soprattutto da quando è arrivato suo padre, quel Magnus che un giorno, quando lei era ancora nel grembo di sua madre, trionfò nella Parigi-Roubaix. Ora però quella vittoria ha chiuso la bocca a tanti.

Per la britannica l’oro europeo a cronometro è stato la risposta a tante critiche
Per la britannica l’oro europeo a cronometro è stato la risposta a tante critiche

«La cronometro agli Europei – spiega Zoe – è stata un buon indicatore per la mia stagione ed è bello che sia arrivata poco prima dell’inizio del calendario del ciclocross. Ed è stato bello avere quella gara come qualcosa a cui puntare, per ritrovare la mia forma dopo una piccola pausa a metà stagione. Quindi sì, sono davvero felice di come è andata e felice della mia prestazione a Leuven».

Quanto è stato difficile il cambio di categoria?

Non direi che sia stato un grande cambiamento. L’unica vera differenza erano le distanze, decisamente superiori a quando correvo da junior. Quella è stata un po’ una sfida per me, ho avuto bisogno di abituarmi, ma mi sentivo abbastanza a mio agio, già all’inizio della stagione. Man mano ho sentito che andavo meglio, che i chilometri in più non erano un problema e che ero efficiente anche nel finale.

Al Simac Ladies Tour Zoe ha esordito con la Canyon/Sram, vincendo la classifica per giovani (foto Beth Duryea)
Al Simac Ladies Tour Zoe ha esordito con la Canyon/Sram, vincendo la classifica per giovani (foto Beth Duryea)
Tu sei alla Canyon/Sram da solamente un mese: che cosa ti ha spinto a cambiare a stagione in corso e che cosa hai lasciato all’EF Education Tibco?

EF Education-Tibco SVB si sarebbe fermata alla fine del 2023, quindi ho cercato per tempo un nuovo team. Dato che il 31 dicembre è proprio nel bel mezzo della stagione CX e vicino ai mondiali, abbiamo tutti concordato di fissare la nuova data contrattuale dal 1° settembre. Non è stato un gran cambiamento, piuttosto una scelta anticipata per fare in modo di non avere ulteriore pressione in un periodo importante come quello dell’attività invernale.

Da junior eri un’assoluta dominatrice in ogni disciplina, anche con una superiorità schiacciante e distacchi enormi: questo ha portato ad avere intorno a te una maggiore pressione?

No, non direi che ciò abbia portato a una maggiore pressione o meglio io ho fatto in modo di non sentirla. Andavo alle gare cercando innanzitutto di divertirmi e godermi i viaggi con i miei compagni di squadra e i miei amici. Quando mi diverto ottengo risultati. E un occhio attento se ne accorge osservando il mio stile di guida. E’ sempre stato così, il divertimento è alla base dei miei risultati. Quindi non direi che ci sia mai stata pressione intorno a me per andare a una gara per vincere o qualcosa del genere. Né le squadre me l’hanno fatta percepire.

Per Zoe è importante affrontare le gare in allegria, mitigando la pressione (foto Instagram)
Per Zoe è importante affrontare le gare in allegria, mitigando la pressione (foto Instagram)
Che cosa significa avere per direttore sportivo tuo padre? Rende i vostri rapporti più facili o più difficili?

Quando sono alle gare, non lo vedo davvero come mio padre, lo vedo come il mio capo, come il mio direttore sportivo. E’ il mio capo e ascolto qualunque cosa abbia da dire e cerco di mettere in pratica quel che chiede. Mi tratta come qualsiasi altra ciclista del team, poi a casa è un altro discorso…

Tu sei nata l’anno della sua vittoria alla Parigi-Roubaix: che cosa sai della sua storia ciclistica, hai avuto modo di vedere le sue imprese e quanto pensi sia diverso il suo ciclismo da quello di oggi?

Sono cresciuta seguendo l’ultima parte della sua carriera, quindi ho avuto molte opportunità di andare a vederlo correre. Ovviamente ero piccola quando lo guardavo, ma abbiamo rivisto le corse anni dopo, quando potevo comprendere. E mi racconta tante storie di quando correva e del divertimento che provava quando era in bicicletta. Quindi mi sento come se avessi vissuto la sua carriera attraverso le storie che ha raccontato e questo lo adoro davvero.

La britannica ha subito ripreso nel ciclocross, finendo quinta a Waterloo (USA) in Coppa (foto Instagram)
La britannica ha subito ripreso nel ciclocross, finendo quinta a Waterloo (USA) in Coppa (foto Instagram)
Ora sei tornata a correre nel ciclocross: il fatto di avere una stagione senza soste non ti pesa?

Non la vedrei come una stagione senza sosta, se devo essere onesta. Per me è un privilegio, poi devo dire che uno stacco l’ho fatto e anche oggi sono ancora a mezzo servizio, mi prendo del tempo a parte dalla bicicletta. E’ un anno intero di gare e il team mi ha aiutato a pianificare molto bene quando saranno i miei periodi di riposo e quante gare fare, la mia stagione è ben equilibrata.

Qual è fra tutte (strada, pista, ciclocross) la specialità che ti piace di più?

Probabilmente direi che amo di più il ciclocross, soprattutto quando è davvero, davvero fangoso. Quei giorni in bici sono semplicemente quelli in cui nessuno vuole davvero essere lì, ma poi tutti vogliono sentirsi parte dell’avventura nello stesso momento perché sono giornate davvero speciali. Ma poi di nuovo, amo anche le corse su strada e mi metto anche su una bici da cronometro, e adoro quei giorni. Quindi dico ciclocross. Ma se mai dovessi scegliere, non credo che potrei…

La Backstedt ha corso per due anni con l’EF Education Tibco, cambiando prima della sua dismissione
La Backstedt ha corso per due anni con l’EF Education Tibco, cambiando prima della sua dismissione
Secondo te c’è maggiore concorrenza su strada o nel ciclocross?

Sono due cose completamente diverse. E’ lo stesso sport, ma sono molto, molto diversi a modo loro. Quindi non direi che ci sia più concorrenza in uno che nell’altro. In una corsa su strada non si lotta per la vittoria all’inizio, mentre in una gara di ciclocross se sbagli tutto nei primi 5 minuti, la corsa è andata. Quindi sono due cose completamente diverse e non credo proprio di poterle paragonare. 

C’è una gara specifica che sogni di vincere nella tua carriera?

A ben guardare no. Potrei dire che mi piacerebbe vincere i mondiali come un’Olimpiade, la Roubaix come il Fiandre. La maggior parte delle gare in calendario mi piacerebbe vincerle un giorno, ma prima dobbiamo vedere cosa accadrà alla mia carriera.

Canyon Inflite CFR: la campionessa del mondo si rifà il look

07.10.2023
4 min
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La bicicletta detentrice del titolo di campione del mondo di ciclocross, la Canyon Inflite CFR, si rifà il look. Si tratta di un modello iconico per la disciplina, con cinque titoli iridati alle spalle, ma il processo di innovazione non si ferma mai. Così Canyon ha portato degli importanti aggiornamenti: il più importante è il passaggio interno dei cavi. Una scelta che porta a un design estremamente pulito. 

Canyon ha vinto cinque titoli mondiali nel ciclocross, l’ultimo con Van Der Poel a inizio 2023
Canyon ha vinto cinque titoli mondiali nel ciclocross, l’ultimo con Van Der Poel a inizio 2023

Tante migliorie

Il segreto del successo è non fermarsi mai, Canyon non si è accontentata delle vittorie ottenute con la Inflite CFR. La forcella è stata revisionata, così come l’Aerocockpit CP0018, reso regolabile in larghezza e altezza. Queste migliorie aiutano a instradare tutti i cavi, consentendo di trasportare la bicicletta senza problemi per ottenere un chiaro vantaggio competitivo sul percorso da cross. I ciclisti possono quindi allargare o stringere l’aerocockpit a seconda del percorso: più stretto per guadagnare in aerodinamica, più largo per ottenere una maggiore leva. 

Nelle competizioni di massimo livello, dove sono i dettagli a fare la differenza, tutto dev’essere perfetto. Per questo Canyon per le Inflite CFR ha scelto i movimenti centrali Ceramic Speed, per prestazioni resistenti e veloci che durano nel tempo. 

Canyon e Van Der Poel hanno portato il loro dominio anche su strada nel 2023
Canyon e Van Der Poel hanno portato il loro dominio anche su strada nel 2023

Ispirazione mondiale

La collezione 2024 delle Inflite CFR di Canyon ha a disposizione una nuova gamma di colori tra cui scegliere. Tutte scelte ispirate al mondo dei professionisti, tra cui un’esclusiva colorazione Team Alpecin-Deceuninck sull’Inflite CFR Di2 Team. 

La guidabilità della Canyon Inflite CFR è senza eguali, rapida e scattante nello stretto, ma anche capace di grandi velocità quando il percorso lo richiede, come la lunghissima volata con cui Van Der Poel si è aggiudicato il mondiale a Hoogerheide. «La maneggevolezza della Inflite – ha detto il campione del mondo in carica – è estremamente prevedibile. Una cosa che apprezzo molto in una bici da corsa».

Le opzioni per Canyon sono cinque, tra cui la Inflite CFR Team LTD con gruppo monocorona SRAM
Le opzioni per Canyon sono cinque, tra cui la Inflite CFR Team LTD con gruppo monocorona SRAM

Diversi equipaggiamenti

Canyon offre per la Inflite CFR cinque scelte diverse di equipaggiamento: due di alta gamma e altre tre di media gamma

Il primo modello di alta gamma è la Inflite CGR Di2 Team. La scelta è ricaduta sulla trasmissione Shimano Dura Ace Di2 a 12 velocità con doppia corona 36-46 e cassetta 11-34. Le ruote, in carbonio, sono le CRC 1100 Spline della linea top di DT Swiss, con misuratore di potenza Rotor Aldhu 24 Inspider integrato nella pedivella. Prezzo 7.449 euro.

Il secondo modello di alta gamma è la Inflite Team LTD che utilizza un gruppo SRAM Red one-by, quindi monocorona da 40 denti e cassetta 10-36. Misuratore di potenza Quarq integrato nella pedivella e le stesse ruote DT Swiss CRC 1100 del modello sopra. Prezzo 7.449 euro. 

I modelli di riferimento per chi si affaccia per la prima volta a questa disciplina sono tre: CF SLX8 equipaggiato con gruppo SRAM Force, con misuratore di potenza Quarq e la CF SLX 8 Di2, che monta il gruppo Shimano Ultegra Di2, con misuratore di potenza Rotor. Entrambe montano ruote a sezione profonda CRC 1400 Spline di DT Swiss. I prezzi sono rispettivamente 4.999 e 5.499 euro. 

L’ultima proposta di Canyon è la Inflite CF SL 7 eTap da 3.999 euro, dotata di una configurazione SRAM Rival eTap AXS, di un misuratore di potenza Quarq, di un veloce sistema di scanalatura DT Swiss CRC 1600.

Canyon

Una stagione persa, ma ora Toneatti punta tutto sul 2024

04.10.2023
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Che fine ha fatto Davide Toneatti? Molti se lo sono chiesti perché nelle cronache ciclistiche non compare da molto tempo. Precisamente dall’11 giugno, quando aveva preso il via al Giro Next Gen finendo addirittura 135° nella crono iniziale. Poi, più nulla. Con l’avvicinarsi della stagione del ciclocross, il suo primo amore, molti si sono ricordati del corridore dell’Astana Development Team: il mistero doveva trovare una soluzione.

Molti corridori dopo una malattia o infortunio fanno di tutto per provare almeno a riaffacciarsi all’agonismo, ma per il ventiduenne di Tolmezzo non era così facile: «La mononucleosi mi ha messo K.O. e mi ha cancellato tutta la stagione – afferma – una stagione che per me era molto importante, l’ultima da under 23. E’ stata la mia una ripresa molto complessa, molto più di quello che pensavo».

In stagione i migliori risultati per il friulano erano arrivati al Tour of Sakarya
In stagione i migliori risultati per il friulano erano arrivati al Tour of Sakarya
Quando ti sei accorto che qualcosa non andava?

Già due settimane prima non avevo buone sensazioni, così lo staff medico del team aveva deciso di farmi fare degli esami. Il giorno della cronometro sono arrivato i risultati con la dura sentenza. Chiaramente hanno deciso di farmi ritirare, ma il calvario era appena cominciato. La fase acuta è insorta dopo una decina di giorni, con linfonodi ingrossati, mal di gola fortissimo, una stanchezza terribile. Praticamente dormivo almeno 12 ore al giorno…

Quando hai cominciato a venirne fuori?

Dopo 3 settimane, ma è stata una ripresa lentissima, basti pensare che gli strascichi sono durati fino a due settimane fa. Io che ad esempio alle 7:30 sono già sveglio e attivo, dovevo mettermi la sveglia alle 10 per non dormire tutto il giorno e non riuscivo mai a riprendermi del tutto.

Per il corridore di Tolmezzo la ripresa è stata lenta, dopo un mese senza bici
Per il corridore di Tolmezzo la ripresa è stata lenta, dopo un mese senza bici
Quindi per quanto tempo sei rimasto lontano dalla bici?

Praticamente sono rimasto un mese intero completamente fermo, riprendendo ma in maniera molto molto blanda a inizio luglio. Il caldo non mi aiutava, anche con lo staff medico si vedeva che la temperatura non aiutava, così ho iniziato a mettere la sveglia sempre prima oppure a uscire la sera, ma la ripresa è stata molto lenta.

Che cosa hanno detto nel team non avendoti più a disposizione?

Ci sono rimasti male naturalmente, ma mi hanno detto di star tranquillo visto che le conseguenze erano così evidenti. Parlando con medico e diesse si sperava di riuscire a tornare almeno per la fine della stagione, fare qualcosa tra settembre e ottobre, ma i miglioramenti sono stati molto lenti, ancora oggi sono in una forma scarsa. Mi sarebbe piaciuto ad esempio fare qualcosa nel gravel di fine stagione, ma non ho assolutamente la tenuta per riuscirci.

Estate senza gare per Toneatti, che punta ormai direttamente alla prossima stagione
Estate senza gare per Toneatti, che punta ormai direttamente alla prossima stagione
L’anno scorso avevi preso parte alla Serenissima…

Sì, mi sarebbe piaciuto ripetere l’esperienza, ma avrei avuto un mese scarso per prepararmi e al team erano abbastanza contrari, temendo che mi sarei affaticato troppo in base alle mie condizioni attuali. Meglio recuperare e magari iniziare la preparazione per la prossima stagione con un certo anticipo, anche perché sono rimasto indietro rispetto agli altri.

Parlando di gravel, il discorso ricade giocoforza sul ciclocross: potrebbe essere un giusto approccio per riassaggiare l’agonismo?

Di regola ero abbastanza contrario, l’idea mia era di dedicarmi anima e corpo alla strada per preparare la stagione, ma magari qualche sortita a dicembre o gennaio potrei farla, più che altro per riassaporare l’agonismo, senza alcun obiettivo.

Nell’ultima stagione di ciclocross aveva fatto vedere belle cose, ma difficilmente tornerà a praticarlo
Nell’ultima stagione di ciclocross aveva fatto vedere belle cose, ma difficilmente tornerà a praticarlo
In tema di contratto che situazione hai?

La squadra mi ha dato la disponibilità a tenermi nel team Development anche se passo di categoria.

Di fatto, con soli 19 giorni di gara, hai perso una stagione che tu stesso ammetti essere importante, quella che doveva chiarire che tipo di corridore sei. Quei pochi giorni ti hanno lasciato qualche segnale?

Abbastanza pochi in realtà, per questo sono fortemente deluso per come sono andate le cose. Credo di essere un corridore adatto a corse abbastanza impegnative, quelle dove ci si gioca tutto avendo a disposizione poche energie e si finisce a lottare davvero alla pari. Io non sono veloce, ma in quei casi i valori vengono appianati e posso giocare le mie carte. Ripeto però che sono congetture, ho tutto da dimostrare e voglio fortemente farlo il prossimo anno.

Toneatti predilige le gare dure, dove fare selezione nel finale, ma vuole dimostrarlo sul campo
Toneatti predilige le gare dure, dove fare selezione nel finale, ma vuole dimostrarlo sul campo
Anche perché, proprio considerando che lasci la categoria, sarai chiamato a competere comunque con corridori più anziani e smaliziati, in un calendario che salirà di livello…

Questo sicuramente, ma in cuor mio ho la speranza di poter fare anche qualche esperienza con il team principale, disputare qualche gara contro le formazioni WorldTour in modo da accrescere la mia esperienza.

Hai particolari obiettivi per il prossimo anno?

Uno solo: avere una stagione lineare, tranquilla, senza strascichi e senza intoppi, per poter dimostrare finalmente chi è davvero Davide Toneatti…

Piton, pronti per il ciclocross… con una novità

03.10.2023
4 min
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TRAVAGLIATO – Entrando in Piton ci accorgiamo da subito che è già tempo di ciclocross, a dispetto del sole e di una temperatura che supera i 25 gradi in questo pomeriggio di inizio autunno che sa ancora di estate.

Ad accoglierci è Simone Pitozzi, intento a mettere a un punto un modello da ciclocross firmato Piton. Si tratta di uno dei mezzi messi a disposizione del Team Piton Ciclocross, la cui stagione è ormai pronta a scattare. Ci racconta che i ragazzi della squadra si stanno già allenando in vista del debutto stagionale avvenuto domenica scorsa nel Gran Premio città di Tarvisio. Seppure non ci sia fango, il lavoro da fare è sempre tanto a causa della polvere che in allenamento si infila negli ingranaggi della bicicletta mettendo a dura prova il regolare funzionamento.

Il nostro appuntamento è con Sara Pitozzi, che insieme al fratello Simone e al cugino Marco è alla guida dell’azienda di famiglia. Prima di parlare dobbiamo però aspettare che termini un precedente appuntamento che ci riserverà alla fine del nostro incontro una bella novità in vista del 2024.

Il team Piton è pronto ad affrontare questa nuova stagione di ciclocross
Il team Piton è pronto ad affrontare questa nuova stagione di ciclocross
Prima di parlare della nuova stagione ciclocross, facciamo un bilancio dell’annata passata. Siete stati soddisfatti dei risultati ottenuti?

Assolutamente sì. Abbiamo vinto tantissimo. Fra tutti i successi ottenuti, ci tengo a ricordare le due vittorie di Nicola Azzetti e Francesco Baruzzi a Flero, la nostra gara di casa. Erano presenti tutti i nostri sponsor ed è stato davvero bello vincere davanti a loro.

Archiviata la stagione 2022-2023 siete già proiettati sul nuovo anno con una grande novità legata sempre al ciclocross…

Esatto. Quest’anno ci concentreremo esclusivamente sulla categoria Juniores maschile accantonando esordienti e allievi che sono state le due categorie che abbiamo seguito in tutti questi anni. Volevamo accompagnare nella loro crescita i nostri tre allievi di secondo anno: Francesco Baruzzi, Massimo Savoldini e Luca Zaina che quest’anno debutteranno nella categoria Juniores. A loro affiancheremo tre nuovi innesti, tutti provenienti dalla mountain bike. Si tratta di Adriano Ferreira, Daniele Longoni e Jacopo Palermo. Abbiamo già definito tutto il calendario delle gare che andremo a disputare, a partire dal Giro d’Italia Ciclocross. Si tratta di un calendario impegnativo e di assoluto livello.

Simone Pitozzi insieme al cugino Marco e alla sorella Sara è alla guida dell’azienda di famiglia
Simone Pitozzi insieme al cugino Marco e alla sorella Sara è alla guida dell’azienda di famiglia
Ci saranno delle novità anche a livello di staff oppure sotto questo aspetto non è cambiato nulla rispetto allo scorso anno?

Abbiamo confermato Paolo Zanesi e Nicola Loda nel ruolo rispettivamente di Team Manager e Direttore Sportivo. Da quest’anno entrerà nello staff anche Nadia De Negri, mamma del nostro Luca Zaina (figlio dell’ex professionista Enrico Zaina, ndr), che metterà a disposizione dei nostri ragazzi la sua esperienza di biker di altissimo livello. Sono davvero contenta che Nadia sia entrata a far parte della nostra squadra.

Il Team Piton Ciclocross si è sempre distinto per non far mancare nulla ai propri atleti. Sarà così anche quest’anno?

Certamente! Io dico sempre che i nostri ragazzi sono coccolati dalla A alla Z. Non gli facciamo mancare nulla. Hanno il meglio che possano desiderare sia in gara che fuori. A loro non spetta altro che allenarsi bene e gareggiare mettendoci il massimo dell’impegno. Quest’anno potranno contare sul nostro modello top di gamma per il ciclocross. Si tratta della Cross CX. Telaio in carbonio, cerchi in carbonio e gruppo Shimano GRX.

Sara Pitozzi con lo staff della V Cycling Academy di Villongo
Sara Pitozzi con lo staff della V Cycling Academy di Villongo
Il 2024 porterà con sé anche una bella novità, come ci è sembrato di capire dall’appuntamento che ha anticipato la nostra chiacchierata di oggi. Possiamo avere qualche piccola anticipazione?

Nel 2024 collaboreremo con il V Cycling Academy di Villongo, una nuova realtà ciclistica della provincia di Bergamo. Hanno 8 esordienti e 8 allievi. Per noi si tratta di un “quasi” debutto su strada in queste due categorie. In passato abbiamo fatto delle piccole collaborazioni ma questa volta siamo di fronte ad un progetto ambizioso e ben strutturato che siamo felicissimi di supportare. Hanno delle bellissime idee che vogliono portare avanti per far crescere i loro ragazzi.

Traspare dal tono della voce una certa emozione per questa nuova avventura…

Effettivamente è così. Quando i dirigenti del V Cycling Academy sono venuti a presentarci il loro progetto siamo rimasti positivamente colpiti dalla loro idea e dal loro entusiasmo. All’inizio avevo qualche timore. Si trattava infatti per noi di un passo importante. In quel momento è stato fondamentale il supporto di mio papà che mi ha spinto a crederci. Come dicevo, si tratta di un progetto nuovo e a me piacciono le novità. Sono infatti convinta che bisogna sempre andare avanti e non fermarsi mai. 

Piton

Ferox Carbon e Pas Normal Studios: tecnologia e design

28.09.2023
3 min
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Fizik lancia una nuova collaborazione con il marchio danese Pas Normal Studios, un brand che produce abbigliamento da ciclismo tecnico e dal design contemporaneo. Un binomio aperto all’innovazione, alla tecnologia ma anche all’estetica. Fizik e Pas Normal hanno proposto la scarpe da ghiaia per eccellenza del marchio italiano, le Ferox Carbon, con un nuovo disegno.

Unire le parti tecniche delle scarpe, come le suole, al design di Pas Normal è stato difficile ma stimolante
Unire le parti tecniche delle scarpe, come le suole, al design di Pas Normal è stato difficile ma stimolante

Tecniche

Le Fizik Ferox Carbon sono delle scarpe adatte ad ogni tipologia di terreno tecnico: da una gara di ciclocross veloce e caotica ad un viaggio in sella alla gravel. In questo prodotto non manca la leggerezza, unita alle alte prestazioni, cui si aggiungono una grande stabilità del piede e tanto comfort.

Le Fizik Ferox Carbon sono durevoli e resistenti agli strappi, grazie alla rete intrecciata su una tomaia laminata in poliuretano. La suola utilizzata è la X1 Carbon con battistrada in gomma. Ha un indice di rigidità massimo, 10 su 10. La chiusura BOA è la Li2 Fit System, la migliore per questo utilizzo. Il peso, invece è di soli 297 grammi. 

La prima collaborazione tra Fizik e Pas Normal presenta una colorazione “off white” con dettagli navy, oltre all’utilizzo dello slogan “Road to Nowhere” di Pas Normal Studios e della caratteristica linguetta viola nota nei pantaloncini e nelle maglie del marchio danese.

Tocco di classe

Alla tecnologia di Fizik si è aggiunta la creatività e l’estro di Pas Normal Studio. Un lavoro stimolante che fa capire che l’abbigliamento da ciclismo può unire tutto: qualità e bellezza. 

«Trovare equilibrio e bellezza nel mondo della fibra di carbonio, dei quadranti BOA e della tecnologia e dei materiali Fizik è stato stimolante e impegnativo (ha dichiarato Karl-Oskar Olsen, direttore creativo e cofondatore di Pas Normal Studios, ndr). La scarpa da ciclismo è un interessante incontro tra la morbidezza, la complessità del piede umano e le esigenze tecniche».

«Ci siamo trovati immediatamente sulla stessa lunghezza d’onda – ha aggiunto Giovanni Fogal, Brand Manager di Fizik – una disciplina dinamica come il gravel si è rivelata la tela perfetta per fondere i nostri stili distinti senza soluzione di continuità, in quello che è solamente l’inizio di questa collaborazione».

Fizik

Nasce il team FAS Airport Services-Guerciotti-Premac 

11.09.2023
3 min
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La stagione ciclocross 2023-2024 targata Guerciotti si annuncia davvero interessante. Il brand milanese, quasi a voler seguire un copione studiato alla perfezione, ha saputo creare la giusta suspense annunciando in due momenti distinti i nuovi partner chiamati a rilanciare sul palcoscenico internazionale del ciclocross il nome Guerciotti.

Dopo aver annunciato a fine agosto l’ingresso di FAS Airport Services come primo sponsor, qualche giorno fa il team diretto da Paolo e Alessandro Guerciotti ha ufficializzato il terzo nome che comparirà sulle proprie maglie per la stagione 2023 – 2024. Si tratta di Premac Srl, azienda bresciana specializzata nella realizzazione di sottofondi con sistemi e materiali innovativi nel campo dell’isolamento termico ed acustico. Nasce così il team FAS Airport Services-Guerciotti-Premac che punta deciso a primeggiare non solo in Italia ma a livello internazionale.

La collaborazione tra Premac e Guerciotti è iniziata su strada e ora si trasferisce anche nel ciclocross
La collaborazione tra Premac e Guerciotti è iniziata su strada e ora si trasferisce anche nel ciclocross

Passione a pedali

Premac Srl ha nel proprio DNA la passione per il ciclismo, tanto da essere sponsor del team femminile Isolmant-Premac-Vittoria. A confermare questa passione è lo stesso Angelo Tonoli, titolare dell’azienda bresciana.

«Da sempre sostenitori del mondo del ciclismo – dichiara Angelo Tonoli – siamo orgogliosi di annunciare questa straordinaria sponsorizzazione. La quale porterà l’azienda a figurare sulle celebri maglie giallo-nere del team di ciclocross di Guerciotti. Siamo certi che sarà una collaborazione proficua e destinata a raggiungere traguardi sempre più ambiziosi, portando in pista i migliori talenti del ciclocross europeo e internazionale». 

L’orgoglio mostrato da Angelo Tonoli per questa nuova collaborazione è ampiamente condiviso in casa Guerciotti, come conferma lo stesso Alessandro Guerciotti, team manager della formazione giallo-nera.

«Siamo onorati che un’azienda importante come Premac – afferma Alessandro Guerciotti – da sempre attiva nel ciclismo grazie alla passione di Angelo Tonoli, abbia sposato il nostro progetto. Siamo sicuri che la crescita esponenziale che sta avendo il ciclocross in Italia offrirà un importante ritorno a livello di immagine e che, ci auguriamo, sia accompagnato anche da numerose vittorie. Ci apprestiamo ad affrontare una stagione decisiva, che rappresenta un nuovo ciclo per il nostro team, con progetti estremamente ambiziosi.

«L’ingresso di sponsor extra settore come FAS Airport Services, Premac e Travel & Service, decisi a supportare il nostro team, dimostra come un numero sempre maggiore di aziende credano nel nostro progetto e considerino la nostra squadra anche un importante veicolo di comunicazione e diffusione del loro brand. Il nostro progetto, per i prossimi 3 anni, è quello di riportare una maglia iridata in Italia e con il supporto di queste importanti aziende, sono convinto che potremo centrare questo importante obiettivo».

Premac azienda bresciana specializzata nella realizzazione di sottofondi nel campo dell’isolamento termico
Premac azienda bresciana specializzata nella realizzazione di sottofondi nel campo dell’isolamento termico

Presentazione a Misano

Per conoscere la nuova maglia della FAS Airport Services-Guerciotti-Premac basterà attendere ancora qualche giorno. Sarà infatti ufficialmente presentata il prossimo fine settimana a Misano Adriatico in occasione di Italian Bike Festival presso il truck Guerciotti.

Nel frattempo il team non è assolutamente fermo anche a livello di “campagna acquisti”. Nei giorni scorsi sono stati infatti ufficializzati i primi tre innesti per la stagione 2023 – 2024. Si tratta dei fratelli Elena e Tommaso Ferri, rispettivamente Under 23 e Juniores, e di Arianna Bianchi, anche lei Juniores, lo scorso anno nel team Development Guerciotti CX. Fra poco più di un mese li vedremo tutti e tre in sella alle loro nuove Guerciotti pronti a dare battaglia sui campi di gara.

Guerciotti

Agostinacchio, debutto faticoso su strada. Ma ora c’è il cross

08.09.2023
4 min
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Filippo Agostinacchio è il campione italiano ciclocross under 23. L’aostano vinse il titolo lo scorso gennaio ad Ostia. Sotto al palco ci raccontò della sua volontà di puntare sempre di più sul cross, di affrontare questa disciplina come farebbe un belga. E cioè con la strada finalizzata al ciclocross. E così ha fatto.

Ha cambiato squadra. E’ passato alla Beltrami TSA- Tre Colli proprio perché c’è un importante progetto in corso. Tanto che il prossimo anno la Beltrami vedrà un roster di otto atleti: 5 under e tre juniores. Sono poche le squadre italiane che fanno questo tipo di attività. Tra l’altro Agostinacchio ha avuto carta bianca per qualche apparizione nella Mtb, la sua “vecchia casa”.

Ad Ostia Agostinacchio conquista il tricolore U23: si apre un nuovo capitolo verso il cross puro
Ad Ostia Agostinacchio conquista il tricolore U23: si apre un nuovo capitolo verso il cross puro
Filippo, ci eravamo lasciati dicendo che avresti fatto la strada per puntare al cross. Come è andata?

E’ stata una stagione veramente difficile per me. E lo è stata sotto molti punti di vista, sia fisici che mentali. L’adattamento al mondo della strada me lo aspettavo un po’ più facile, ma devo dire di aver imparato molto.

Quali sono stati questi momenti difficili?

Senza dubbio c’è un po’ di amarezza per quanto accaduto al Giro Next Gen. Ho sbagliato sullo Stelvio e questa cosa ha avuto un grande impatto su di me. Di fatto da lì ho poi corso molto poco. In più dei miei problemi personali non mi hanno aiutato. Però con la squadra va bene. E anche con loro c’è l’obiettivo condiviso del ciclocross.

E invece le difficoltà tecniche? Hai pagato lo stare in gruppo, i ritmi…

Ho pagato il fatto di non riuscire a performare quando sono stanco. Io tra cross e Mtb sono abituato a dare il massimo da fresco. Le mie gare durano un’ora, un’ora e mezza al massimo. Dare tutto dopo tante ore mi ha messo in difficoltà. Ma crescerò, ci vorrà del tempo.

Ottima posizione a crono per Agostinacchio, effetti positivi della multidisciplinarietà
Ottima posizione a crono per Agostinacchio, effetti positivi della multidisciplinarietà
In effetti non è un aspetto banale questo. Sarà interessante vedere il contrario: e cioè che effetti avrà la strada sul cross. Ma torniamo a noi: come mai stai correndo poco?

Sto già lavorando per il cross. Gli obiettivi su strada non li ho più per questa stagione ed eventuali altre gare saranno finalizzate al cross. E anche al gravel. Di certo farò l’italiano e poi spero anche il mondiale. Ma non avendo potuto prendere parte alla Monsterrato spero in una wildcard.

Quindi cosa fa un crossista puro come te ad agosto?

Sto aspettando la bici da cross. In realtà ne ho una che mi avevano dato in prova, ma è di una taglia più piccola. In ogni caso mi sarei concentrato ancora sul volume con quella da strada. Fino a che non arriva sarà così. Poi inizierò ad inserire delle sedute specifiche e di tecnica con quella da cross. Sto anche facendo una buona base di corsa a piedi.

Come concili i chilometri su strada con quelli a piedi?

Preferirei parlare di ore. Per ora sono sulle due ore di corsa settimanali, suddivise in tre, quattro uscite. Mentre per quanto riguarda la bici mi attengo sul volume che più o meno ho tenuto per tutto l’anno e cioè 20 ore settimanali.

In tutto questo non è mancata qualche puntatina in mtb, come la tappa di CdM in Val di Sole e l’italiano eliminator da lui vinto
In tutto questo non è mancata qualche puntatina in mtb, come la tappa di CdM in Val di Sole e l’italiano eliminator da lui vinto
Tu sei ad Aosta, visto che hai parlato di base inserisci anche delle salite lunghe? Dalle tue parti non mancano!

No, no… non mancano! Ma le faccio poco, semmai qualche volta durante qualche uscita lunga con gli amici. Sto lavorando sull’intensità: 30”-30”; 40”-20”, Vo2 Max… quindi lavori di qualità.

Conosci già i tuoi programmi del ciclocross? Hai parlato con il cittì Pontoni?

Pontoni ci ha informato sul programma della nazionale, poi c’è da vedere se sarò convocato. Io so che con la Beltrami inizierò a gareggiare ad ottobre. Quando, dipenderà anche da come andrà il gravel visto che l’8 ottobre c’è il mondiale. In ogni caso l’idea è di correre sempre fino al campionato europeo di cross e poi da lì staccare un po’, un fine settimana senza gare con nel mezzo qualche giorno di riposo e iniziare la seconda parte di stagione.

Come mai vuoi staccare un po’?

Perché lo scorso anno sono arrivato parecchio tirato a gennaio. Avevo gareggiato sempre e non vorrei commettere lo stesso errore, anche perché poi con la squadra dopo la gara di Coppa del mondo in Italia in Val di Sole, c’è l’idea di andare in Belgio per un bel po’, fino all’italiano di cross.