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EDITORIALE / Morkov abbandonato è stato un tradimento

18.07.2022
5 min
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Quando Lefevere ha deciso di lasciare a casa Cavendish e di puntare tutto su Jakobsen, si è esposto al rischio che, finito il Tour, qualcuno si mettesse a contare le vittorie e gli sbattesse in faccia le quattro centrate dal britannico lo scorso anno. Poco importa che dietro l’esclusione ci sia anche il fatto che “Cav” cambierà squadra, come accadde pure con Bennett nel 2021. La Quick Step-Alpha Vinyl ha deciso di investire sul giovane olandese ed è andata dritta. Ci può stare ed è suo diritto farlo. Quel che invece salta agli occhi è stata la scelta di mandare alla deriva Morkov nella tappa di ieri (in apertura, foto Wout Beel), ben sapendo che senza il più forte leadout al mondo, Jakobsen avrà meno chance di vincere venerdì a Cahors e soprattutto domenica sui Campi Elisi.

«Molto rispetto per lui – ha detto ieri a Het Nieuwsblad il diesse Tom Steels, dopo che il danese è finito fuori tempo massimo – per aver continuato e concluso la tappa. Ha dimostrato il corridore che è. Non ha chiesto aiuto. Ha semplicemente impostato il suo ritmo, ha chiesto da bere e poi ha cercato di farcela. E’ un vero peccato. Era uno dei nostri leader, uno dei ragazzi che fa sempre la differenza. E ora è fuori ed è un peccato, soprattutto per lui».

Tom Steels ha reso merito a Morkov: avrebbe potuto aiutarlo diversamente?
Tom Steels ha reso merito a Morkov: avrebbe potuto aiutarlo diversamente?

Il precedente di Ewan

Qualcosa non torna e viene il sospetto che l’ammiraglia belga abbia commesso un grossolano errore. L’esempio di cosa si faccia quando un leader è in difficoltà l’ha offerto Allan Davis due giorni prima, fermando tre uomini della Lotto Soudal attorno a Caleb Ewan e scortandolo fino al traguardo entro il tempo massimo.

Il tasmaniano era caduto nella tappa di Saint Etienne ed era anche incorso nella multa dell’UCI perché tentando di rientrare aveva sfruttato la scia di un’ammiraglia della Alpecin-Deceuninck (multata a sua volta). Pertanto nella successiva frazione di Mende il suo calvario lo avrebbe certo escluso dal Tour. Così il direttore sportivo ha messo al fianco del leader tre corridori importanti come Wellens, Frison e Van Rensburg e Caleb ha tagliato il traguardo con circa 9 minuti di anticipo sul tempo massimo.

«Oggi la squadra mi ha aiutato in modo decisivo – ha detto sul traguardo di Mende – dovrò per forza sdebitarmi. Ho passato molti di questi giorni al Tour, so come vanno le cose e la caduta ovviamente non ha aiutato. Quindi combatterò per un altro giorno (parlando della tappa di ieri a Carcassonne, ndr), sperando ancora in una vittoria di tappa. Al Tour le cose cambiano molto rapidamente, andrò avanti finché ne avrò la forza».

Ieri Caleb Ewan è stato l’ultimo dell’ordine di arrivo, mezz’ora entro il tempo massimo, alle sue spalle, ben lontano, è arrivato Morkov.

Nella tappa di Saint Etienne, Caleb Ewan salvato da tre compagni
Nella tappa di Saint Etienne, Caleb Ewan salvato da tre compagni

Morkov lasciato solo

Perché la Quick Step non ha messo un paio di uomini accanto al danese? Anticipiamo le risposte. Potrebbero rispondere che Morkov non è il velocista della squadra e che avrebbero fermato degli uomini se nella stessa posizione ci fosse stato Jakobsen, come a Megeve, come con Cavendish lo scorso anno. Oppure potrebbero dire che per tirare le volate all’olandese c’è ancora Senechal. E ancora che fermando due uomini per Morkov, avrebbero rischiato di mandarne a casa tre e non uno soltanto.

«E’ stato indescrivibilmente difficile – ha detto il danese ai giornalisti rimasti ad aspettarlo – sapevo che sarebbe stata una giornata dura oggi. Ho dovuto lasciar andare il gruppo all’inizio della tappa. Ero determinato ad arrivare al traguardo e vedere se sarebbe stato sufficiente per continuare. Ci ho creduto tutto il giorno. Forse ero un po’ ottimista, ma a 25 chilometri dalla fine ho capito che avrei dovuto fare una media di 60 all’ora. E anche se fosse stata tutta discesa non sarei stato in grado di farlo da solo. E’ triste lasciare una grande gara come questa».

Morkov è un grande uomo squadra. Ha corso 8 giorni di Giro con Cavendish ed era al Tour per Jakobsen
Morkov è un grande uomo squadra. Ha corso 8 giorni di Giro con Cavendish ed era al Tour per Jakobsen

Il Wolfpack tradito

Non sarebbe stato in grado di farlo «da solo». In quelle due parole c’è la sconfitta di una squadra che ieri ha dimenticato sul bus il tanto sbandierato spirito del Wolfpack. Morkov avrebbe meritato sostegno per tutto quello che ha sempre fatto per i compagni e quello che ancora avrebbe potuto dare al team in questo Tour.

«Sarebbe stato un altro tirare – dice Roberto Damiani, direttore sportivo della Cofidis – perché avendo due compagni accanto quei 12 minuti fuori tempo massimo li avrebbero limati. Una pacca sulla spalla, un incitamento: cambia la vita. Di solito in questi casi si fa il punto al rifornimento. E se capisci che non c’è margine, fermi Morkov e chiedi agli altri due di menare per entrare nel tempo massimo. Sapete quanto volte Viviani mi ha detto che se avesse avuto Morkov nei finali, la storia sarebbe cambiata? E tu dopo tutto quello che ha fatto per la squadra, lo lasci così alla deriva? No, non è piaciuto neanche a me».

Jakobsen in lotta con il tempo massimo ora dovrà fare a meno di Morkov
Jakobsen in lotta con il tempo massimo ora dovrà fare a meno di Morkov

Il tifo per Morkov

Non è per niente facile fare il direttore sportivo, soprattutto in un Tour così tirato. E non è semplice nemmeno essere sempre all’altezza di una reputazione così elevata. Speriamo che oltre allo sponsor Soudal, Lefevere porti via alla Lotto anche la lezione di Mende. Negli ultimi due giorni siamo stati tutti tifosi di Caleb Ewan e di Michael Morkov. E siamo curiosi di vedere come si muoverà Jakobsen nelle prossime due volate. Faremo un po’ di tifo anche per lui. Di tutta questa baraonda, i corridori sono i soli che di solito fanno le spese.

Nella vittoria di Philipsen, il sudore e la passione di Sbaragli

17.07.2022
6 min
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Oggi anche i contadini sono rimasti in casa. Un po’ perché è domenica e un po’ perché sarebbe stato troppo caldo anche per loro. Alfredo Martini era solito raccontare un episodio della vita di Bartali, per cui Gino, vedendo i contadini ingobbiti nei campi alle sei del mattino, rifletteva sulla fortuna di essere corridore. Oggi, sulla strada che da Rodez ha portato i corridori a Carcassonne e ha premiato Jasper Philipsen (in apertura festeggiato e rinfrescato da Pogacar), forse Gino avrebbe trovato modo di aggiungere una postilla.

«Oggi era caldo caldo – dice Sbaragli contento – nella prima parte c’erano discese in cui l’asfalto era diventato catrame ed entrando nelle curve, non sapevi se le ruote avrebbero avuto grip. I massaggiatori ci hanno detto che la macchina ai rifornimenti diceva 47 gradi. Di sicuro eravamo a 40…».

Al Tour per aiutare, Sbaragli è stato finora una pedina chiave della Alpecin
Al Tour per aiutare, Sbaragli è stato finora una pedina chiave della Alpecin

La rivincita di Philipsen

La tappa l’ha vinta dunque. Jasper Philipsen, venuto a Carcassonne a prendersi la rivincita dopo il terzo posto del 2021. Conosceva l’arrivo e lo conoscevano anche i suoi compagni. Abbastanza da indovinare il lato giusto della strada, gestire alla grande il finale e l’inseguimento a quel diavolo di Benjamin Thomas, che di situazioni incandescenti se ne intende.

«E’ davvero incredibile – ha detto il belga della Alpecin-Deceuninck, 24 anni – sentivo che Van Aert si stava avvicinando, ma ricordavo ancora il traguardo dall’anno scorso. Prima dell’ultima curva, io e la mia squadra eravamo un po’ indietro e sapevo di avere ancora alcune posizioni da recuperare.  Cercavo questa vittoria da molto tempo. Come squadra abbiamo anche lavorato molto duramente per questo, quindi sono davvero orgoglioso di quello che abbiamo fatto».

Sbaragli è al settimo cielo. Quando parla, trasuda fatica e passione. E’ caldo da fondere. Lucido. Sollevato, come quando una vittoria porta via lo stress di una corsa che va a cercarsi da sé i guai e poi li piange. E oggi al Tour scene di follia si sono succedute senza ragioni apparente, se non lo stress che li divora ogni giorno di più. Si somma alla fatica. E trasforma le strade in una bolgia.

Racconta, allora…

Ci voleva, s’è vinto nel giorno giusto. Domani si riposa e così ce la godiamo meglio. La stagione era già positiva e qui al Tour eravamo partiti per Van der Poel che stava bene. Poi ha avuto dei problemi fisici ed è andato via. A quel punto ci siamo guardati e abbiamo deciso di dimostrare che questa squadra è più di Mathieu. Lui resta il nostro capitano, nulla da togliere, ma volevamo dimostrare che si può vincere anche senza di lui.

Anche oggi il gruppo ha rischiato di essere fermato dalla protesta di ambientalisti
Anche oggi il gruppo ha rischiato di essere fermato dalla protesta di ambientalisti
Quindi siete partiti per arrivare in volata?

La tappa non era facile: 2.500 metri di dislivello, su e giù in avvio e quella salita nel finale. L’obiettivo era arrivare in volata, ma al Tour non è mai facile mettere tutti d’accordo. L’altro giorno a Saint Etienne ci è scappata di mano la fuga e siamo passati da bischeri. Non solo con i giornalisti, anche alcuni amici miei. «Ma dove volevate andare?», mi hanno detto. Non erano facili da prendere, ma bastava che la Bike Exchange tirasse da prima e Caleb Ewan non cadesse, che magari ce la giocavamo. Per questo stamattina eravamo più motivati che mai. Ieri abbiamo risparmiato il possibile, stamattina eravamo cattivi. Si può vincere o perdere, ma avendo dato il massimo.

Eppure quasi quasi eravate ancora soli…

Prima della salita finale, la Trek è venuta a dirci che l’avrebbero fatta forte, perché volevano fare fuori Jakobsen e Groenewegen. A noi stava bene. Io sono rimasto vicino a Jasper e ha funzionato. E anche se Groenewegen e i suoi sono rientrati ai meno 20, Jasper stava sicuramente meglio.

L’aiuto della Trek è stato decisivo per riprendere la fuga e tagliare fuori altri velocisti
L’aiuto della Trek è stato decisivo per riprendere la fuga e tagliare fuori altri velocisti
Tutto secondo i piani?

Ci vuole anche un capellino di fortuna. Pedersen infatti aveva già vinto, altrimenti avrebbero usato quella salita per fare un attacco e sarebbe stata difficile da gestire. Non è un Tour scontato per chi fa le volate. Questa era la terza e comunque davanti siamo rimasti in 60, non c’era il gruppo compatto.

Come spieghi le cadute di Vingegaard e anche di Kruijswijk?

Secondo me sono provocate dagli stessi corridori. C’è uno stress che non capisco. Quando è caduto Vingegaard, era un momento che tutti quelli di classifica volevano essere davanti. E’ vero che cominciava la salita, ma tiravamo noi dei velocisti, che problemi avrebbero potuto mai avere i primi dieci della generale? Invece vogliono stare davanti con cinque uomini ciascuno, quindi parliamo di 50 corridori che di botto vogliono stare in testa al gruppo. E poi ci siamo noi che lavoriamo per i velocisti.

Giornata storta per Vingegaard, che in un sol giorno ha perso Roglic e Kruijswijk
Giornata storta per Vingegaard, che in un sol giorno ha perso Roglic e Kruijswijk
Un problema di spazio, insomma…

Che genera uno stress controproducente, perché poi cadono loro e oggi ci sono stati ritiri importanti e anche fratture (Kruijswijk è andato a casa con una clavicola rotta, ndr). Magari mi sbaglio, ma sono meccanismi inutili.

Come la Ineos che di colpo è venuta davanti?

Quelle sono dinamiche che possono cambiare i finali. C’erano i due in fuga e noi si tirava per prenderli. Va bene, non sarebbero mai arrivati perché nel finale la nostra accelerazione sarebbe stata superiore, tutto quello che volete… Ma se va davanti una squadra che vuole solo stare lontana dai guai, magari tirano meno e la fuga arriva. Ormai il ciclismo è così, non si cambia domani. E’ stressante. E se lo fa una squadra, lo fanno tutte. Succede in tutti i Giri, ma qui al Tour è esasperato.

Stasera si brinda?

Sì e ci voleva. E poi pensiamo alle prossime due occasioni, che sono venerdì e domenica a Parigi. Jasper sta bene, quindi perché non provarci?

E tu proverai ad andare ancora in fuga?

Ho provato il giorno di Megeve, ma il livello è altissimo. Per cui se mi trovo davanti con gente che nei giorni precedenti non ha tirato come me, è difficile starci dentro. Mi è piaciuto essere in testa martedì scorso, ma sulla salita finale avevo le polveri bagnate. Sono venuto qui per aiutare e devo dire che in giornate come questa è proprio gratificante.

Cav, la storia e una volata affatto scontata: Ballerini a te…

09.07.2021
5 min
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«Abbiamo fatto la storia». In perfetto italiano Mark Cavendish si rivolge a Davide Ballerini pochi istanti dopo aver vinto la sua quarta tappa in questo Tour de France. I due si prendono il volto per le mani. Gioiscono. Volata magistrale. Intorno ai corridori della Deceuninck-Quick Step ci sono più fotografi del solito. Eppure è stato uno dei tanti sprint che Cav ha vinto nella sua prosperosa carriera.

Cav schiacciato come sempre. Al centro Morkov ancora in testa ai 50 metri…
Cav schiacciato come sempre. Al centro Morkov ancora in testa ai 50 metri…

Raggiunto Merckx

Ma questa, come detto, è storica. E’ la vittoria numero 34 di Cavendish alla Grande Boucle, quella che eguaglia un certo Eddy Merckx. E quando si vanno a toccare questi nomi trema il mondo.

«Mark – dice Ballerini – è un ragazzo splendido, sono contento che abbia raggiunto questo traguardo. Noi non ci abbiamo mai pensato a dire il vero, ma lui forse un piccolo pensiero ce lo ha sempre fatto. Ha scritto la storia è vero, ma adesso speriamo di riscriverla!».

Il pensiero di Ballerini (e non solo il suo) è rivolto ai Pirenei, che si stagliano all’orizzonte. In teoria il grande pericolo del tempo massimo dovrebbe esserci solo verso Luz Ardiden, con il Tourmalet e altre salite in precedenza, ma visto come è stata interpretata la corsa sin qui, mai dare nulla di scontato.

«Se Luz Ardiden è rischiosa come Tignes? Di sicuro non è facile, ma noi cercheremo di stare vicino a Cav il più possibile. Però Mark ha una gran gamba e non credo ci saranno grandissimi problemi. Noi di certo faremo quadrato intorno a lui. Dispiace piuttosto per la caduta di Tim Declercq. Siamo preoccupati per lui che è una pedina fondamentale».

Oggi il gigante belga è arrivato ultimo a Carcassonne, da solo, ad oltre 21′ dal suo compagno in maglia verde. Maglia verde che è un obiettivo sempre più concreto.

La bellezza del Sud della Francia, tra colline, vigneti e la Deceuninck già in testa
La bellezza del Sud della Francia, tra colline, vigneti e la Deceuninck già in testa

Volata non scontata

Quella di Carcassonne sembra una volata come le altre. Ma non è così. La squadra di Cav la prepara al dettaglio. “L’orchestra” Deceuninck è perfetta. Talmente perfetta che fanno primo e secondo. Alle spalle dell’ex iridato finisce infatti proprio Michael Morkov, il suo apripista.

I blu di Lefevere tengono i ranghi serrati sin dal mattino. Non è come nei due giorni precedenti. Oggi la corsa resta “chiusa”: deve essere volata, anche perché potrebbe essere l’ultima, incrociando le dita per Cavendish, proprio riallacciandoci al discorso dei Pirenei. E così ecco che a fare la guardia già a molti chilometri dall’arrivo sono due mastini veri: Alaphilippe e Asgreen. Non due qualsiasi.

«Eh – commenta Ballerini – però non eravamo così certi di arrivare in volata. La tappa non è stata facile e negli ultimi 60 chilometri hanno provato in tanti ad attaccarci».

La stoccata quasi vincente di Ballerini a Carcassonne
La stoccata quasi vincente di Ballerini a Carcassonne

Buco ponderato o no?

Ma sul cammino verso la storia ecco qualcosa che non ci si aspetta. Ai 700 metri Ballerini è in testa con una manciata di metri. Lui svolge il suo compito. Cioè tirare fortissimo per portarsi dietro Morkov che a sua volta deve lanciare Cav. Ma il danese molla quelle due pedalate e crea una sorta di buco. Probabilmente se non ci fosse stato Cortina avrebbe vinto.

«Mah, guardate – ci dice Ballerini – ancora non sono riuscito a parlare con Morkov, ma non era un qualcosa di studiato. Probabilmente Michael ha visto che eravamo un po’ lunghi e quindi ha fatto uscire qualcun altro per colmare quella differenza».

E qui si capisce perché Morkov sia tanto desiderato dagli sprinter. Possibile sia davvero riuscito ad avere quella lucidità in quelle poche frazioni di secondo e con l’acido lattico persino alle orecchie?

«Sì, sì… lui è incredibile – conferma Ballerini – Ragiona in quei momenti, riesce ad avere una lucidità impressionante. Io sono in camera con lui e sono contento perché in qualche modo è una scuola. Ha tanta esperienza. Parliamo delle volate fatte e di quelle da fare». Questa frase spiega il significato delle parole dette dallo stesso Ballerini ai microfoni Rai: «Siamo consapevoli di quello che facciamo».

La fatica di Ballerini sul Mont Ventoux (foto Instagram – Solowataggio)
La fatica di Ballerini sul Mont Ventoux (foto Instagram – Solowataggio)

E Ballero come sta?

Il Tour de France del ragazzo di Cantù nel complesso sta andando bene. Nelle prime tappe si è messo in mostra, ha sempre aiutato i compagni e nel giorno di Pontivy è arrivato quarto.

«Io sto bene dai. Ho avuto una bruttissima giornata nella tappa del Ventoux. C’è mancato un niente che andassi a casa. Avevo un mal di schiena terribile. Devo ringraziare la squadra, compagni e staff, se sono riuscito a portare la bici all’arrivo quel giorno. In un grande Giro c’è sempre un giorno no, ma certo a me è toccato proprio nella tappa più dura! Adesso però il peggio è alle spalle e che dire: sono contento di poter aiutare i miei compagni. Siamo davvero una bella squadra. Guardiamo avanti e speriamo di vincere ancora».

Quel primato assoluto fa gola. Insomma, battere Merckx non è da tutti…