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Per Carbon-Ti una promozione da WorldTour

24.11.2023
4 min
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CAZZAGO SAN MARTINO – Carbon-Ti è dallo scorso Giro d’Italia ufficialmente partner tecnico dell’UAE Emirates Team. Una collaborazione che per l’azienda bresciana ha rappresentato una sfida importante che oggi può essere sicuramente considerata vinta.

In una nostra intervista realizzata in occasione del Tour de France, Marco Monticone, Product Manager di Carbon-Ti, ci aveva congedato con le seguenti parole: «Lunedì scorso (giornata di riposo al Tour, ndr) siamo stati tutto il giorno con la squadra e abbiamo raccolto informazioni dagli atleti, dai meccanici e dal performance manager. Abbiamo indicato futuri nuovi prodotti che potrebbero interessare e concordato alcune cose. Abbiamo ricevuto i prodotti utilizzati al Giro, ad esempio i dischi di Almeida, in modo da fare le nostre verifiche».

A qualche mese di distanza dalla conclusione del Tour de France, abbiamo deciso di fare visita a Carbon-Ti per tracciare con lo stesso Marco Monticone un bilancio della collaborazione con il UAE Emirates Team.

Le corone Carbon-Ti usate, tra gli altri, da Formolo: la combinazione è 54-40
Le corone Carbon-Ti usate, tra gli altri, da Formolo: la combinazione è 54-40
Da dove vogliamo partire per analizzare questo primo anno di collaborazione?

Per prima cosa ci tengo a dire che ancora oggi, l’essere diventati partner tecnico dell’UAE Emirates Team, è qualcosa per noi di incredibile, soprattutto se si pensa che alla squadra forniamo esclusivamente un supporto tecnico…e non economico. Siamo stati scelti per la qualità dei nostri prodotti e non perché abbiamo definito con loro una sponsorizzazione economica. Oltre a questo, credo sia stata riconosciuta la nostra capacità di trovare sempre una soluzione a delle problematiche tecniche che molto probabilmente un grande player non sarebbe stato in grado di risolvere. Penso ad esempio alle corone da crono. Siamo stati capaci di rispondere in tempi rapidi ad una richiesta che ci è arrivata dalla squadra.

Come è stato confrontarsi con il team numero uno del WorldTour?

E’ stato davvero stimolante. Abbiamo fornito alla squadra il meglio della nostra produzione e ogni singolo componente è stato da loro testato e approvato. Prima del Fiandre avevamo fornito a Pogacar le nostre corone 54-40 per fargliele provare in vista del Tour de France, trattandosi di corone estremamente leggere, quindi ideali per le tappe con tanta salita. Pogacar le ha provate e ha deciso di utilizzarle subito al Fiandre… che poi ha vinto. Vedere le nostre corone “stressate” su un percorso così duro come il Giro delle Fiandre che sottopone il mezzo meccanico a infinite sollecitazioni è stato come superare a pieni voti un esame molto difficile. Ma c’è di più…

Al Tour il freno anteriore Carbon-Ti è stato usato anche sulla bici da crono
Al Tour il freno anteriore Carbon-Ti è stato usato anche sulla bici da crono
Cosa?

Il fatto che un campione come Pogacar abbia provato e utilizzato in gara i nostri prodotti ha fatto sì che anche altri suoi compagni abbiano deciso di utilizzare senza alcuna remora le nostre corone e i nostri dischi.

Essere partner tecnico di un team come la UAE Emirates vi ha portato un ritorno in termini di immagine e naturalmente vendite?

Abbiamo fin da subito avuto la percezione che qualcosa fosse cambiato. Quando sei partner di un team così importante, la tua immagine, il tuo nome viene catapultato in positivo in tutto il mondo. Solo per citare il caso di Eurobike, in Germania tutti i rivenditori stranieri che sono passati a trovarci al nostro stand si sono dimostrati entusiasti della collaborazione con la UAE. Molti di loro ci hanno detto che grazie alla partnership con il team oggi è più facile proporre i nostri prodotti ai loro clienti. Contemporaneamente la stampa specializzata ha iniziato a interessarsi di noi dandoci ulteriore visibilità.

Tutto positivo allora, oppure c’è anche qualcosa di negativo?

Se dobbiamo trovare un aspetto negativo, forse lo possiamo individuare nel fatto che si è generata in questi mesi una domanda tre volte superiore alla nostra attuale capacità produttiva. I nostri prodotti, proprio per le loro caratteristiche, richiedono dei tempi di produzione oggettivamente più lunghi rispetto ad un prodotto di serie. In ogni caso stiamo già lavorando per incrementare la nostra capacità produttiva.

Il team di Carbon-Ti ha raggiunto il Tour nel secondo riposo di Megeve per avere riscontri
Il team di Carbon-Ti ha raggiunto il Tour nel secondo riposo di Megeve per avere riscontri
Chiudiamo con un richiamo al Tour. Che esperienza è stata essere a contatto diretto con la squadra?

Sicuramente è stata un’esperienza molto bella, sia sotto l’aspetto delle emozioni provate, ma anche da un punto di vista professionale. Essere a contatto con i meccanici di un team professionistico è come essere accanto ai meccanici della Formula 1. Essere subissati dallo loro domande è stato gratificante.

Come definireste la collaborazione?

Abbiamo avuto la possibilità di raccontargli i nostri prodotti e le scelte che ci hanno guidato nella loro realizzazione. A fine stagione ci sono stati riconsegnati dalla squadra alcuni componenti utilizzati dagli atleti per essere analizzati e capire se e dove intervenire per apportare eventuali miglioramenti. Mi sento quasi in imbarazzo nel dover ammettere che tutti i test sono stati superati alla grande.

Quello fra Carbon-Ti e UAE Emirates Team è un matrimonio che possiamo definire felice e che, come ci ha confermato lo stesso Marco Monticone, continuerà anche nel 2024.

Carbon-Ti

Test e verifiche: Carbon-Ti con la UAE nel giorno di riposo

22.07.2023
6 min
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«E’ uno dei modi con cui otteniamo i famosi marginal gain – spiega Formolo, in procinto di rientrare al Tour de Pologne – in questo caso con corone e freni di Carbon-Ti. Parlo per esperienza, ma ogni volta che capito in un negozio di bici, mi chiedono proprio dei freni. Gli è bastato vedere le foto. Vanno bene, vanno veramente bene. E sono anche belli…».

La superficie del disco è tale da favorire il raffreddamento della pista frenante
La superficie del disco è tale da favorire il raffreddamento della pista frenante

Vero debutto al Giro

Abbiamo passato parecchio tempo a osservare i freni a disco X-Rotor SteelCarbon 3 di Carbon-Ti montati sulle Colnago del UAE Team Emirates, prima al Giro d’Italia e negli ultimi giorni al Tour ed è vero quel che dice Formolo: il colpo d’occhio seduce. Si parla del disco, composto dal corpo centrale in carbonio e la pista frenante in acciaio. Sono belli, ma funzionano? E quali vantaggi danno?

«Il fattore peso è importante per i grandi Giri – spiega Marco Monticone, product manager dell’azienda bresciana – tanto che l’utilizzo diffuso fra gli atleti di punta, Almeida per primo, è iniziato al Giro d’Italia. Lì ci siamo trovati in condizioni estreme, con temporali, piogge, discese molto lunghe fatte in condizioni estremamente critiche.

«Il vantaggio di peso è di circa 27 grammi, che per loro è un numero importante. Ci arriviamo grazie alla parte centrale in fibra di carbonio che nessun altro fa e ci consente di risparmiare peso, mantenendo le stesse caratteristiche di rigidezza necessarie per competizioni WorldTour».

Almeida al Giro ha usato i freni in carbonio e acciaio di Carbon-Ti
Almeida al Giro ha usato i freni in carbonio e acciaio di Carbon-Ti

Segreto industriale

Dei materiali utilizzati e dei numeri relativi si riesce a sapere ben poco: il segreto industriale viene opposto alla domanda e c’è da capirlo. I test che hanno portato al prodotto finito sono andati avanti per anni: fra diversi tipi di carbonio con lo stesso spessore possono esserci delle grandi differenze, quindi la messa a punto del miglior composito si è rivelata un passaggio chiave. Si parla infatti di terza generazione di un prodotto nato quasi 15 anni fa.

L’osservazione di Formolo va avanti. Il veronese ha utilizzato i freni X-Rotor Steel Carbon 3 al Giro d’Italia, facendo parte della… guardia scelta di Almeida.

«Della leggerezza – dice – magari ti accorgi indirettamente. Quello che si nota è che frenano allo stesso modo anche dopo le discese più lunghe. Bagnato o asciutto. Anzi, a volte mi è capitato di arrivare in fondo e di chiedermi se con i freni tradizionali, me la sarei cavata altrettanto bene».

Pista frenante in acciaio

La confutazione da parte di Marco Monticone arriva puntuale ed entra nel dettaglio della costruzione stessa dei dischi.

«Risparmiando così tanto peso nel corpo centrale grazie al carbonio – dice – abbiamo potuto dedicare più materiale alla parte più importante per le performance del disco, quindi la pista frenante. Quella non l’abbiamo alleggerita. Ci sono dei dischi più leggeri dei nostri, ma il nostro prodotto ha una pista frenante studiata per avere delle performance elevate e un raffreddamento migliore su discese estremamente lunghe».

Covi ha riscontrato che la frenata è migliore quando si arriva al riscaldamento
Covi ha riscontrato che la frenata è migliore quando si arriva al riscaldamento

Frenata a freddo

A questo punto gli facciamo notare un’osservazione fatta da Alessandro Covi, il piemontese che proprio in questi giorni si è spostato in Spagna per correre a Villafrance de Ordiza e poi San Sebastian e che i nuovi freni li ha usati anche lui al Giro.

«Frenano sempre bene – dice – magari c’è da pompare di più all’inizio della discesa, ma poi l’efficienza è sempre identica e di alto livello».

Il disegno della pista frenante, con spigoli arrotondati, è stato realizzato per consentire potenza e modularità
Il disegno della pista frenante, con spigoli arrotondati, è stato realizzato per consentire potenza e modularità

Sensazioni e abitudini

Monticone annota, fa una breve pausa e riferisce quanto ricevuto anche da parte di altri corridori della squadra emiratina.

«Quella è stata la segnalazione di qualche atleta – dice – secondo cui più i freni vengono sollecitati e più funzionano bene, che per loro è estremamente importante. Sull’efficienza inferiore a freddo, ho sempre avuto qualche dubbio. Però prendiamo sul serio tutte le loro indicazioni, ma non c’è alcun motivo per cui questo debba succedere, perché il disco si scalda in meno di un secondo. Forse è un fatto di sensazioni. Mi rendo conto che quando dai del materiale nuovo a un atleta che fa 30-40.000 chilometri all’anno, sicuramente troverà qualcosa di differente da quello che era abituato a utilizzare».

Al Tour il freno anteriore Carbon-Ti è stato usato anche all’anteriore della bici da crono
Al Tour il freno anteriore Carbon-Ti è stato usato anche all’anteriore della bici da crono

Disco semi-flottante

Rispetto a qualche disco che ha la costruzione a strati, quella che viene definita a wafer, i freni Carbon-Ti hanno la pista frenante ricavata da un pezzo unico, vincolato al corpo in carbonio da speciali rivetti in titanio. E questo crea un vantaggio.

«Questa costruzione – dice Monticone – fa sì che possiamo definire i freni semi-flottanti. Non si discostano di un millimetro come succede per quelli flottanti delle moto. In questo caso, la pista frenante è solidale col carbonio e non si avvertono movimenti. Però nel momento in cui subisce un surriscaldamento in frenata, il disco è libero di dilatarsi, con i rivetti che sono in grado di assorbire la dilatazione. Ecco perché è decisivo raggiungere il perfetto abbinamento fra rivetti, carbonio e acciaio».

Il team di Carbon-Ti ha raggiunto il Tour nel secondo riposo di Megeve per avere riscontri (foto Facebook)
Il team di Carbon-Ti ha raggiunto il Tour nel secondo riposo di Megeve per avere riscontri (foto Facebook)

La verifica al Tour

Il Tour de France è stato un momento di verifica. Lo staff di Carbon-Ti ha raggiunto il UAE Team Emirates nel secondo giorno di riposo a Megeve, dedicandosi all’approfondimento tecnico richiesto dalla squadra e per loro necessario e scoprendo che per la prima volta i propri dischi sono stati utilizzati anche all’anteriore sulla bici da cronometro.

«Lunedì scorso – racconta Monticone – siamo stati tutto il giorno con la squadra e abbiamo raccolto informazioni dagli atleti, dai meccanici e dal performance manager. Abbiamo indicato futuri nuovi prodotti che potrebbero interessare e concordato alcune cose. Abbiamo ricevuto i prodotti utilizzati al Giro, ad esempio i dischi di Almeida, in modo da fare le nostre verifiche».

A margine dell’attività del team di Pogacar, c’è un servizio che Carbon-Ti riserva ai clienti europei: la sostituzione della pista frenante usurata. Si parla di un vero e proprio “rebuild” del disco, che torna nuovo alla metà di quanto costerebbe comprarlo nuovo. Nulla di particolarmente interessante per corridori che sono abituati alle sostituzioni di parti usurate, un bel valore aggiunto per chi la bici è costretto a pagarla.

Carbon-Ti X-Rotor SteelCarbon 3, li vogliono i pro’

28.06.2023
4 min
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FRANCOFORTE – Nei giorni di Eurobike, Carbon-Ti ha presentato ufficialmente i dischi della famiglia X-Rotor SteelCarbon 3, ovvero quelli utilizzati da Pogacar e dai compagni del Team UAE-Emirates, molto ambiti e richiesti da diversi team di primissima fascia.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Marco Monticone, Product Manager dell’azienda bresciana, specializzata nella progettazione e produzione di componenti ultraleggeri, di altissima qualità e precisione.

In dotazione alle Colnago V4rS (foto Carbon-Ti)
In dotazione alle Colnago V4rS (foto Carbon-Ti)

SteelCarbon 3, leggerezza e sostanza

La versione 3 dei dischi di Carbon-Ti è la naturale evoluzione degli SteelCarbon 2, tanto utilizzati nella mtb e nati nel 2015. si tratta di un componente che al pari di un valore alla bilancia ridotto, fa collimare una tecnica costruttiva di precisione, materiali nobili e tanta sostanza.

«Il prodotto oltre che essere bello da vedere – spiega Monticone – deve anche durare e garantire la massima sicurezza. Non deve subire le alte temperature che si generano durante le frenate più lunghe ed essere efficiente nel tempo.

«La pista frenante è ricavata da un blocco unico di acciaio, non è un sandwich di materiali sovrapposti, un fattore che garantisce longevità e resistenza a temperature elevatissime. Rispetto alla versione 2, anche il design è stato rivisto, per dissipare meglio il calore e per ottenere la certificazione UCI. I bordi del disco sono arrotondati, proprio come è previsto dalla regolamentazione internazionale».

Si tratta di componenti che non arrivano ai 100 grammi di peso, 98 grammi (dichiarati) con il diametro da 160 e 86 grammi (dichiarati) per quelli da 140 millimetri (versione CenterLock, esclusa la ghiera di chiusura).

Rivetti in titanio

Tra lo spider in carbonio e la pista frenante in acciaio ci sono 6 rivetti in titanio della serie grado5, ma c’è anche dello spazio, considerando che i dischi non sono flottanti. Perché questa soluzione?

«Il materiale metallico è soggetto a dilatazione – continua Monticone – e raggiunge temperature altissime, si espande e nel momento in cui si raffredda torna alla forma originale quando è di ottima qualità ed è assecondato in modo corretto dalla struttura portante. Le spaziature che ci sono tra l’acciaio ed il carbonio hanno il compito di non bloccare l’espansione dell’acciaio durante le frenate più impegnative e prolungate.

«Abbiamo avuto modo di analizzare alcuni dei dischi utilizzati durante il Giro d’Italia, che anche per le condizioni meteo ha messo a dura prova i materiali dei corridori. Devo dire che siamo molto soddisfatti del comportamento dei dischi, così anche i tecnici ed i corridori del team UAE-Emirates. E’ stato un Giro d’Italia che ha messo a dura prova uomini e materiali».

Lo spazio che c’è dietro il rivetto in titanio
Lo spazio che c’è dietro il rivetto in titanio

Il carbonio non può mancare

Lo spider, ovvero la struttura portante del disco è in carbonio ed anche in questo caso adotta una lavorazione di precisione. Grazie ad un adattatore specifico, che prevede la piastra di contrasto in titanio, rispecchia le specifiche CenterLock, le più utilizzate per l’ingaggio ai mozzi.

«Lo spider in carbonio, così come tutto il disco nel suo complesso, nasce da un insieme di processi e di lavorazioni che richiedono tempo, pazienza e una precisione maniacale. Lo spider in carbonio – racconta Monticone – nasce con lo standard a sei fori, ma con il cambiamento di una regola imposta da Shimano, gli abbiamo cucito addosso un adattatore specifico che permette il montaggio sui mozzi di natura CenterLock. Lo abbiamo fatto con lo stile che contraddistingue Carbon-Ti, quindi con materiali di prim’ordine e senza lasciare nulla al caso».

Carbon-Ti

Carbon-Ti entra in gruppo con il UAE Team Emirates

09.06.2023
4 min
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CAZZAGO SAN MARTINO – In occasione del Giro d’Italia, osservando le Colnago in dotazione al UAE Team Emirates avevamo notato delle corone particolari, caratterizzate da un mix di carbonio, titanio e alluminio. A realizzarle è l’azienda bresciana Carbon-Ti

Proprio durante il Giro d’Italia, la stessa Carbon-Ti, attraverso un proprio comunicato stampa, ha reso pubblico il fatto di essere diventata fornitore ufficiale del UAE Team Emirates. Incuriositi dalla notizia, abbiamo deciso di far visita alla stessa Carbon-Ti presso la sua sede di Cazzago San Martino, in provincia di Brescia. Qui abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere con Marco Monticone, Product Manager dell’azienda bresciana.

Carbon-Ti ha creato per l’UAE Team Emirates corone con combinazione 58-46 e 56-44 (foto Fizza)
Carbon-Ti ha creato per l’UAE Team Emirates corone con combinazione 58-46 e 56-44 (foto Fizza)
Per chi ancora non conosce Carbon-Ti, può farci una breve presentazione, una sorta di “chi siamo”?

Volentieri. Carbon-Ti nasce nel 2005 da LLS Titanium, azienda leader nella lavorazione di leghe speciali e fibra di carbonio. L’azienda a quei tempi lavorava come terziario per alcuni importanti brand del mondo ciclo. Nel 2005 vengono prodotte le prime corone marchiate Carbon-Ti con struttura interna in fibra di carbonio e dentatura in lega di titanio. Una combinazione in grado di conferire leggerezza, rigidità e resistenza all’usura. Forti dei risultati ottenuti, nel 2020 è stata fondata la Carbon-Ti srl che oggi può contare su ben 15 dipendenti ed è totalmente autonoma da  LLS Titanium. 

Entrando nello specifico, come nasce il vostro rapporto con l’UAE Team Emirates?

Come Carbon-Ti collaboravamo già con Colnago e nel caso specifico del UAE Team Emirates fornivamo alla squadra i nostri perni passanti utilizzati sulle biciclette usate nei grandi Giri dagli scalatori. Nel team erano alla ricerca di componenti sempre più leggeri, ma nello stesso tempo affidabili. Questo ci ha permesso di presentare alla squadra le nostre corone in carbonio e i nostri freni a disco. In conclusione, possiamo tranquillamente dire che si sono create una serie di situazioni che si sono incastonate fra loro in maniera perfetta.

Carbon-Ti ha collaborato con l’Università di Brescia per testare i propri prodotti
Carbon-Ti ha collaborato con l’Università di Brescia per testare i propri prodotti
Prima di ufficializzare l’accordo con l’UAE Team Emirates ci sono stati dei test “sul campo” dei vostri prodotti?

In primavera i ragazzi del team hanno avuto la possibilità di testare i nostri prodotti sia in allenamento che in gara. Pogacar in particolare ha utilizzato le nostre corone sia all’Amstel Gold Race che alla Freccia Vallone: un debutto vincente che ci ha reso particolarmente felici. Il fatto stesso che atleti del calibro di Pogacar e di Almeida abbiano deciso di utilizzare i nostri prodotti per noi è un motivo di orgoglio, ma anche uno stimolo a proseguire con maggiore entusiasmo nel nostro lavoro.

Dagli atleti del team avete ricevuto delle richieste specifiche?

Per le gare a cronometro ci sono state richieste delle corone con dentature particolari con combinazioni 58-46 e 56-44. Hanno fatto il loro debutto al Giro di Romandia con Adam Yates. Abbiamo inoltre realizzato monocorona da 60 e 62 denti. I più attenti li avranno forse visti anche al recente Giro d’Italia nella cronometro di Cesena.

Ogni dettaglio è curato nei minimi particolari, quando sei al top nulla è lasciato al caso
Ogni dettaglio è curato nei minimi particolari, quando sei al top nulla è lasciato al caso
Tutti i vostri prodotti vengono testati internamente prima di essere messi in produzione?

E’ proprio così. All’interno di Carbon-Ti abbiamo una nostra sala test. Ciascun componente e accessorio viene testato attraverso l’uso di macchinari altamente specializzati. Collaboriamo inoltre con il Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università degli Studi di Brescia dove realizziamo ulteriori test. E’ importante sottolineare come ogni nostro prodotto sia il risultato di una cura e di un lavoro che possiamo tranquillamente definire artigianali. Parliamo infatti di ore e ore di lavoro. Anche per questo la nostra produzione prevede numeri contenuti.

Quale è il mercato di riferimento per Carbon-Ti?

Attualmente il 75% del nostro fatturato arriva dall’estero e di questo oltre la metà da Paesi non europei. Stati Uniti, Australia e molti Paesi asiatici sono nostri clienti. La nostra clientela cerca prodotti leggeri e lavorati con estrema cura. E’ una clientela che potremmo definire “competente”, che sa apprezzare il prodotto e che quindi è consapevole del perché i nostri prodotti costino più degli altri. 

I campioni di cui abbiamo parlato aiutano nello sviluppo?

Siamo sicuri che la collaborazione con l’UAE Team Emirates ci permetterà di migliorare ancora di più la qualità dei nostri prodotti, grazie anche ai feedback che sicuramente arriveranno da atleti del calibro di Pogacar, solo per citare il più famoso.

Carbon-Ti