Bettiol Tokyo 2021

Scusa, Ballan, esistono ancora gli accordi in corsa?

31.07.2021
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I giorni passano, ma alcuni temi scaturiti dalle prove olimpiche su strada continuano a rimanere lì nella testa. Riguardando la gara maschile, ad esempio, è rimasta la sensazione che le cose potevano andare diversamente con un diverso approccio psicologico da parte di alcuni big, quando davanti è rimasta la “sporca dozzina” a giocarsi le medaglie. Abbiamo allora convocato Alessandro Ballan, che oltre ad essere l’ultimo campione del mondo in maglia azzurra è uno che le classiche le ha vissute con il cuore, vincendo e/o lottando, identificando due momenti cardine. Il primo è quando Tadej Pogacar ha lanciato la sua offensiva, trovandosi alla ruota McNulty (USA) e Woods (CAN). Lo statunitense è suo compagno all’Uae Team Emirates, eppure non si sono dati un cambio. Collaborare non sarebbe servito a entrambi?

La stessa situazione si è ripresentata poco più avanti, questa volta con protagonisti Alberto Bettiol (nella foto di apertura all’arrivo) e Rigoberto Uran, in gara per nazionali diverse, ma uniti dalla militanza per l’EF Education First. Anche qui la comunione d’intenti poteva aiutare a gestire la situazione? Parola a Ballan: «E’ un discorso interessante, ma non semplice da fare: quando indossi la maglia della nazionale, dimentichi tutto il resto della stagione e corri per essa».

Pogacar Tokyo 2021
Pogacar a sinistra, McNulty a destra, in mezzo Van Aert: lo sloveno e l’americano avrebbero potuto aiutarsi?
Pogacar Tokyo 2021
Pogacar a sinistra con van Aert all’arrivo: sul Mikuni Pass con McNulty poteva fare il vuoto?
In passato però ci sono stati esempi eclatanti in tal senso: a Sydney 2000 il podio fu tutto Telekom con due tedeschi e un kazako, quindi questi discorsi si facevano…

Il principio di per sé è giusto, tanto più in una gara come l’Olimpiade dove a vincere sono in tre. Dovrebbe venire naturale collaborare con chi è del tuo club perché salire sul podio serve a tutti. Non ci sarebbe neanche bisogno di parlare, però…

Però?

Giudicare da fuori è sempre troppo semplice. Se hai collaborato con colui che è un avversario, puoi avere problemi – sottolinea Ballan – magari non sei più convocato e alla maglia della nazionale tengono tutti tantissimo. Vanno sempre valutate quali erano le strategie singole, certamente però la corsa spesso porta a unire gli sforzi per un intento comune.

Ballan Varese 2008
Alessandro Ballan e la sua vittoria mondiale a Varese, scaturita all’ultimo giro grazie a un accordo fra azzurri
Ballan Varese 2008
Alessandro Ballan e la sua vittoria mondiale a Varese, scaturita all’ultimo giro grazie a un accordo fra azzurri
Non è però che a volte i corridori faticano a prendere l’iniziativa, quando c’è da improvvisare?

E’ parzialmente vero, si va talmente forte che si fa fatica a ragionare. Quando passai io professionista, non avevo né procuratore né preparatore atletico, oggi i ragazzi che accedono al mondo dorato dei professionisti hanno chi pensa a qualsiasi cosa per loro, quindi questa desuetudine a ragionare per proprio conto c’è ed emerge soprattutto in gare come l’Olimpiade dove le radioline erano vietate. In certe gare però prendere l’iniziativa può essere la scelta decisiva, a me accadde…

Quando?

Proprio al mondiale di Varese: tutta la squadra era votata alla causa di Paolo Bettini, quando ci disse che non aveva la gamba per vincere ci mettemmo d’accordo noi a provare qualcosa a turno nell’ultimo giro, così nacque il mio attacco vittorioso.

Van Vleuten e Van der Breggen (a destra) sul podio della crono olimpica. Il loro strapotere gli si è ritorto contro su strada
Van Vleuten e Van der Breggen (a destra) sul podio della crono. Il loro strapotere gli si è ritorto contro su strada
Un altro tema è scaturito dalla gara femminile, con le olandesi sconfitte. La cittì aveva detto alla vigilia di aver costruito un Dream Team, ma la gara ha dimostrato che non basta mettere insieme i corridori, soprattutto se hanno tutte le stesse caratteristiche e nessuna si vuole sacrificare per le altre…

La gara femminile ha dimostrato innanzitutto che il bello del ciclismo resta il fatto che non è mai scontato e che può vincere anche una che nessuno aveva considerato. Io mi sono trovato a commentare gli europei dello scorso anno e mi accorsi della tattica sconsiderata della nazionale olandese. Vinsero l’oro con la Van Vleuten, ma corsero malissimo, ognuna per sé, con attacchi sconsiderati che mandavano in crisi le proprie compagne di squadra. Quando hai molti galli nel pollaio, non sai mai chi prima scatta, ognuna cerca la vittoria. Se scegli di avere più leader è difficile creare un gioco di squadra.

D’accordo, ma allora non sarebbe stato meglio puntare su due leader, mettendo però a loro disposizione altre due atlete pronte a sostenerle mettendo da parte le proprie ambizioni?

Sicuramente, ma sarebbe stata una scelta coraggiosa e molto difficile da fare. In questo caso la mancanza di un rapporto diretto tramite la radiolina ha penalizzato non poco le olandesi. Ognuna faceva quel che voleva, sarebbe servita una voce autorevole che richiamava la squadra all’ordine quando si è capito che la fuga non si riprendeva senza un vero impegno. Certe volte le direttive esterne servono…

Giorno di Pasqua, quando Ballan si prese il Fiandre

03.04.2021
7 min
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Era Pasqua anche quel giorno, l’8 aprile del 2007. Ballan aveva vinto la Tre Giorni di La Panne ed era tra i favoriti per il Giro delle Fiandre, ma svegliandosi quel mattino non aveva le sensazioni migliori. La stagione non era cominciata bene. Nel Gp Chiasso era caduto, battendo la schiena e per qualche ora non aveva più sentito le gambe. Per fortuna era uscito dall’ospedale con la certezza che non ci fosse nulla di rotto, ma ugualmente per una settimana era stato costretto a usare le stampelle. Una maledizione per un corridore che aveva nella testa il Giro delle Fiandre sin dalla prima volta che l’aveva disputato e che alla corsa dei muri dedicava ogni pensiero sin dall’inverno. Il primo anno era arrivato 83°, ma nel 2005 e nel 2006 erano venuti un sesto e un quinto posto che avevano dato l’ispirazione. In quel giorno di Pasqua, i suoi familiari si erano dati appuntamento in venti in un ristorante vicino casa e avevano chiesto di avere accanto la televisione, per seguire la corsa.

Verso l’arrivo con Hoste sempre a ruota, spendendo forse troppo
Verso l’arrivo con Hoste sempre a ruota
Per fortuna i postumi della caduta svanirono…

Feci una gran fatica nelle corse successive, ma quando mi presentati a La Panne, stavo bene. A quel tempo era una corsa a tappe di tre giorni e la prima era quella che faceva la classifica, perché si correva sui muri. Mi trovai in fuga con Paolini, che vinse la tappa. Io poi feci meglio nella crono del terzo giorno e vinsi la classifica. A quel punto ero uno di quelli da guardare e mi venne addosso parecchia tensione.

Come si manifestava la tensione?

La notte prima non mi riuscì di prendere sonno. Ero in camera con Baldato e solo alle 4 del mattino chiamai il dottore perché mi desse qualcosa. Non volevo svegliare Fabio e così dormii solo un paio d’ore, arrivando alla partenza con brutte sensazioni. La gamba non girava, facevo fatica, tanto che ogni 20 chilometri Baldato mi veniva accanto e chiedeva come andasse. E io, sempre negativo, gli dicevo che andava male.

La volata a due con Hoste è da brivido, ma arriva la vittoria
La volata a due con Hoste è da brivido, ma arriva la vittoria

Fiandre classico

Era il Fiandre della tradizione. Si partiva dalla Markt Place di Bruges e si arrivava a Meerbeke, su quel rettilineo in leggera salita che veniva dopo il Muur e il Bosberg. Il Muur, che tutti in Italia chiamavamo Muro di Grammont, era il giudice supremo della corsa.

Quando si sbloccarono le gambe?

Nella mia testa la corsa era andata. Prima del Muur si era formata una fuga con dentro Cancellara, che non era ancora Spartacus, ma l’anno prima era arrivato sesto. Dissi a Baldato di lasciarli andare, che io non stavo bene. Invece lui prese l’iniziativa di testa sua.

Cosa fece?

Mise la squadra davanti a tirare assieme alla Lotto. In ammiraglia c’era Guidone Bontempi che alla radio sbottò, si arrabbiò parecchio. Era convinto che avessi preso io l’iniziativa e mi attaccò. «Adesso Ballan – disse – sono fatti tuoi!». La reazione fu che mi innervosii. Riprendemmo la fuga prima del Muur, affiancai Boonen che aveva vinto le due edizioni precedenti e partii.

Pasqua 2007: «Dopo l’arrivo – racconta – capii subito che la vita stava cambiando»
«Capii subito che la vita stava cambiando». Che Pasqua…
Devi dire grazie a Baldato?

Fabio mi aveva capito e me ne accorsi quando me lo trovai come direttore alla Bmc. Se voleva tirare fuori qualcosa da me, trovava sempre il modo per farmi innervosire.

Dal Grammont a Meerbeke proprio breve non era…

Infatti sul momento presi paura, anche perché dietro la Quick Step di Boonen avrebbe potuto organizzarsi per venirmi a prendere. Per fortuna mi ritrovai con Leif Hoste, che pedalava bene. Da parte mia, sapevo che in volata potevo batterlo e per questo nelle foto sono sempre davanti, mentre lui un po’ si risparmiava. E alla fine batterlo non è stato facile come pensavo, perché dopo 259 chilometri le forze si livellano. Quando lui è partito sono stato bravo a non demoralizzarmi. E così il giorno di Pasqua del 2007 ho vinto il Giro delle Fiandre. Non fu come al mondiale, in cui impiegai un po’ per capire. Quando passai per primo la riga, mi resi conto che dal quel giorno la mia vita sarebbe cambiata.

Vincesti il Fiandre stando male o alla fine le sensazioni tornarono giuste?

Una spiegazione me la sono data. A me piaceva mangiare tanto prima delle grandi corse. Ho sempre avuto paura della crisi di fame, così mi riempivo lo stomaco e nei primi chilometri ero sempre ingolfato. La situazione di solito si sbloccava nei finali di corsa. La sera prima mangiavo anche tre piatti di pasta e poi la pasta tornava anche la mattina della corsa. Ricordo una Sanremo in cui la sera prima mangiai tre piatti di pasta, un piatto di riso, una bistecca e una fetta di crostata. A colazione di solito prendevo prima latte e cereali. Poi la pasta, un panino con la Nutella e alla fine mi preparavo una baguette con Philadelphia e prosciutto che di solito mangiavo sul pullman.

Nel 2011 arriva 12° nell’ultimo Fiandre sul vecchio percorso
Nel 2011 arriva 12° nell’ultimo Fiandre sul vecchio percorso
Meglio il percorso di allora o quello di adesso?

Il percorso attuale è stato disegnato per il pubblico, per permettergli di vedere tre volte i corridori senza spostarsi. Piano piano sta entrando nel gusto e nei discorsi, però l’altro secondo me era meglio. Il passaggio sul Muur con le ali di folla e la cappella sulla cima erano un momento troppo bello. Del percorso di adesso non mi piacciono quegli ultimi 8 chilometri di pianura con il vento contrario. Qualcuno come Sagan e Bettiol è riuscito ad arrivare da solo, ma quel tratto favorisce gli inseguitori.

Quando nel 2012 arrivasti terzo dietro Boonen e Pozzato, il percorso era già quello nuovo, giusto?

Era il primo anno, ma siccome era morto mio suocero non ero riuscito ad andare su per la ricognizione. Ignoravo come fosse fatto il finale. Di quel giorno mi resta ancora il dubbio della tattica di Pippo. Rinunciò a provare e dice ancora oggi di essere stato convinto di poter battere Boonen in volata. Boonen che la settimana prima aveva vinto in volata la Gand-Wevelgem, mentre lui era finito nono.

Che cosa significa per la gente di lassù incontrare Ballan?

Si entra in una dimensione superiore. Mi riconoscono anche quando sono in giro vestito con abiti civili. Ancora oggi mi arrivano a casa cartoline da firmare. In Belgio per una vittoria come quella ti fanno sentire importante.

Nel 2012, 3° dietro Boonen e Pozzato: «Non capii la tattica di PIppo»
Nel 2012, 3° dietro Boonen e Pozzato: «Non capii la tattica di PIppo»
Ti ricordi con quale rapporto scattasti sul Muur?

Di sicuro non c’erano quelli di oggi, al massimo avevo il 25, per cui andai via quasi sicuramente con il 36×25. Rispetto a oggi erano diverse anche le ruote. Ricordo che corsi con cerchi bassi in alluminio e tubolari Vittoria da 25, quelli con la spalla verde e al centro la riga nera. Oggi usano i cerchi ad alto profilo in carbonio, da 40 o da 50.

Altre bici…

I telai erano in carbonio, non troppo diversi da quelli di adesso. E cambiata però l’aerodinamica, per il disegno dei tubi e il fatto che non ci siano più i cavi fuori. Ho ancora a casa quella bici e negli ultimi anni non c’è stato il cambiamento radicale che invece si ebbe negli anni del passaggio dai telai in metallo a quelli in fibra.

Oggi ci sono anche i freni a disco.

E io ero uno di quelli sfavorevoli, anche le vecchie bici frenavano bene. Ho sempre pensato che non ci fosse bisogno di introdurli. Poi li ho usati e ho capito la differenza tornando a quelli tradizionali. Andai a fare un sopralluogo sul Mortirolo e arrivato in cima, mi buttai giù in discesa. Mi accorsi della differenza di frenata alla prima curva. Andai per staccare e finii di sotto, perché usando i freni a disco, avevo preso l’abitudine di staccare all’ultimo…

La sera del Fiandre dormisti in Belgio oppure rientrasti a casa?

Dormimmo su e facemmo festa con la squadra. Eravamo in hotel da Luc, al Park Hotel di Courtrai. E il giorno dopo presi l’aereo per tornare a casa. Ad aspettarmi non c’era nessuno, era mattina presto di Pasquetta, immagino che avessero altro da fare.

Ci vediamo domani alla partenza?

La Rai ha preferito non mandare nessuno per evitare il rischio di quarantene al rientro. Faremo il commento da Milano. Lavorerò il giorno di Pasqua e anche stavolta sarò a casa per Pasquetta. Se volete un consiglio da vecchio vincitore del Fiandre, copritevi bene. Mi hanno mandato le previsioni per domani. Sei gradi e vento teso. Sarà un Fiandre d’autore…

I due pesi massimi e lo scugnizzo: parla Ballan

13.03.2021
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Senti Ballan, due come Van Aert e Van der Poel li abbiamo mai visti? Possiamo rivedere in loro la rivalità che ci fu di recente fra Boonen e Cancellara? Oppure fra Cancellara e Sagan, se mettiamo sul piatto anche la diversità di carattere? E Alaphilippe che ruolo può svolgere?

Sono i pensieri che ti vengono guidando dopo le tappe della Tirreno-Adriatico, avendo assistito anche ieri a un altro show del belga e dell’olandese. E così l’idea è stata di condividere tutte queste domande con uno che si è trovato a correre in mezzo a Cancellara e Boonen e che magari, vivendola da dentro da corridore e ora con la Rai, può essersi fatto un’idea.

Per Ballan, le sfide fra Boonen e Cancellara ricordano quelle fra Van Aert e VdP
Le sfide fra Boonen e Cancellara ricordano quelle fra Van Aert e VdP
Boonen e Cancellara?

Come rivalità somiglia, ma qui c’è più qualità. Boonen era nettamente più veloce, ma “Cance” era ovviamente superiore a crono. Qui la sensazione è che vadano forte allo stesso modo da tutte le parti. Anche la volata di ieri a Gualdo Tadino (foto di paertura). Ha vinto Van der Poel e Van Aert è arrivato “solo” quinto, ma prima ha dovuto chiudere il buco su Stybar. Se fossero partiti insieme, sarebbero arrivati al fotofinish.

Ti viene in mente un’altra rivalità del genere?

Non ho tutta questa storia sulle spalle. Ci sono stati fenomeni come Merckx o come Saronni, ma c’è sempre stata una differenza fra loro. Anche fra Moser e De Vlaemick.

Sono proprio uguali secondo te?

Non sovrapponibili. Van der Poel forse è più esplosivo e su un arrivo come quello di Siena ha un cambio di ritmo che l’altro non ha. Anche nel ciclocross, se ci fate caso. Van Aert prendeva la corsa in testa e magari la finiva vincendo. Ma al mondiale, mentre faceva così, l’altro da dietro gli ha mangiato terreno giro dopo giro, scattando sul ponte o in punti precisi.

Forse Van Aert va meglio in salita?

Su quelle lunghe, sì, almeno lo ha fatto vedere. Penso a quelle del Tour l’anno scorso, ma è anche vero che finora Van der Poel non lo abbiamo visto farle.

Secondo Ballan, Alaphilippe può infilarsi nel mezzo con le sue invenzioni
Alaphilippe può infilarsi nel mezzo con le sue invenzioni
Come carattere?

Qui la differenza si vede. Van Aert è molto più impulsivo, forse è quello che teme di più l’altro. Magari perché ha perso tante sfide dirette. Penso all’occhiataccia che ha dato a Pidcock quando lo ha passato alla Strade Bianche durante l’inseguimento. Era nervosissimo, non so nemmeno se gli abbia detto qualcosa. Non ho capito come abbia corso a Siena…

Cioè?

Si è staccato in un momento di non particolare selezione. Se avesse pagato il ritmo perché era alla prima corsa, avrebbe sofferto tutto il giorno. Invece ha perso 200 metri e poi è andato forte come quelli davanti. Quasi da pensare a una crisi di fame, qualcosa di passeggero. Quasi abbia voluto farli andare per dare una dimostrazione e poi non sia più riuscito a riprenderli. Forse per questo era così nervoso.

Addirittura?

Anche sullo strappo finale, se li è tolti tutti di ruota. Non lo so, un giorno sicuramente strano. Comunque a occhio, si potrebbe pensare che Van der Poel abbia più classe.

E Alaphilippe che cosa può fare lì in mezzo?

Inventarsi l’attacco a sorpresa che li possa sorprendere, come la volata di Chiusdino. Anche lui è uno che sbaglia parecchio, però è forte e riuscirà a dargli filo da torcere. Ma non nel corpo a corpo, quello con due come loro è vietato.

Stavolta il maestro è Ballan: lezione sui ventagli

28.01.2021
5 min
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Da un passista ad un altro. Dalla doppia fila ai ventagli. Qualche giorno fa con Mario Scirea avevamo parlato della doppia fila, stavolta con Alessandro Ballan parliamo dei ventagli, altra “figura” splendida del gruppo. Forse la più difficile ed accattivante da mettere in atto. E anche divertente da vedere.

Servono gambe, esperienza e in certe situazioni anche un po’ di coraggio, come vedremo. Un argomento intrigante che, come lo gettiamo sul tavolo della discussione fa accendere l’iridato di Varese 2008.

Alessandro Ballan in azione nel vento
Ballan in azione nel vento
Alessandro, parliamo di ventagli…

Una mia qualità – così la chiama Alessandro – che poche volte ho mancato in carriera. Quando se ne apriva uno, Ballan c’era!

E come si apre un ventaglio?

Prima di tutto devono esserci le condizioni giuste, a partire da un buon vento, diciamo dai 30 chilometri orari in su. E il vento deve essere laterale o comunque né perfettamente “in faccia”, né a favore. Oggi le squadre mandano avanti delle auto per conoscere le condizioni del percorso e quindi tramite la radio i corridori sanno cosa li attende. Per questo già molti chilometri prima in gruppo inizia la bagarre per stare davanti. C’è nervosismo, ci sono cadute.

Ci si prepara insomma. E poi?

Se il vento per esempio arriva da sinistra chi decide di aprire il ventaglio accelera forte e si sposta sulla sinistra e protegge gli altri corridori che si mettono a fianco più o meno a metà bici.

La tipica posizione del gruppo spezzato in ventagli
Il gruppo spezzato in ventagli
Quanti ne protegge?

Dipende dalla larghezza della strada e da quel che vuol fare: se portare un attacco o se proseguire regolari. Se vuol attaccare cerca di portare più corridori possibili sul bordo della strada, di lasciarli scoperti. E quindi si sposta più verso il centro della carreggiata. A quel punto dietro chi è furbo e ha gamba deve aprirne subito un altro e restare a tiro. Se c’è un attacco di squadra, per esempio, quel team lascerà lo spazio per sette, otto corridori. E’ essenziale scegliere la ruota del corridore giusto.

Uno che nel vento ci sa fare o che ha una squadra che lavora per lui…

Io in queste situazioni cercavo Boonen, Cancellara… sapevo che gente così non restava fuori. Servono forza e astuzia. E poi tutti devono collaborare nel ventaglio. Per due motivi. Primo: non girando rischi di restare a bordo strada o scivolare dietro. Secondo: se si accorgono che fai il furbo magari attaccano ancora. Quando si apre un ventaglio di solito è perché c’è un attacco. Nella testa del corridore c’è di prendere vantaggio e di arrivare il più possibile vicini al traguardo. Poi da lì si vedrà. Posso dire che sono pochi quelli che fanno i furbi nei ventagli.

Nella carriera di Ballan c’è un ricordo particolare legato ai ventagli?

Qatar 2010, era la mia prima volta da quelle parti nonché la prima gara della stagione. Al via c’era un vento contrario assurdo. Andò via una fuga di cinque corridori che dopo 15 chilometri aveva 24′ di vantaggio! Noi dietro andavamo a 14 all’ora, davanti forse a 25. Ad un certo punto c’era una curva a destra e sapevamo che sarebbe cambiato tutto, che si sarebbe rotto il gruppo con quel vento e iniziò la bagarre per stare davanti. Io cercai subito Cancellara, lo presi ma non eravamo in ottima posizione. E così accadde che il gruppo si spezzò, restammo dietro. Fabian fece una progressione assurda, ma poi saltò. Mi ritrovai a 20-30 metri dal primo ventaglio. Feci una fatica immane per chiuderli. Ma ce la feci. Lì davanti eravamo undici passistoni, c’era Boonen, Burghardt… In un attimo la fuga tornò a 5′.

Ventagli nel Qatar 2017: la sabbia è un ostacolo ulteriore
Ventagli nel Qatar: la sabbia è un ostacolo ulteriore
Una super azione…

Non è finita. Perché ad un tratto il percorso girò ancora e il vento divenne a favore. E la velocità schizzò in alto. Boonen diede una sgasata impressionante. Io andai per buttare giù l’11 ma già era in canna. Allora pensai: forse sto col 39. Invece no, c’era il 53! Controllai il computerino… andavamo a 80 all’ora. Giravo a vuoto i pedali. Tom poi ne diede un’altra e toccammo gli 83 in pianura! Non lo dimenticherò mai.

E la fuga?

Non ricordo chi vinse ma uno di loro arrivò con un minuto, bravissimo. Gli altri quattro li riprendemmo. Sono situazioni anche stressanti comunque: vai fortissimo, sfiori i guard rail, tiri su lo sporco, sei al limite, sei attaccato agli altri, non è facile bere…

Vero, anche alimentarsi è difficile…

Una volta all’ultima tappa di un De Panne, c’era vento ed ero rimasto davanti. Ma stavo andando in crisi di fame, la tappa era lunghissima. Un ds americano, poco esperto, mi chiama alla radio: vieni a mangiare, mi diceva. Io gli rispondevo che non si poteva. E lui insisteva. Alla fine all’ingresso di un paesino, pensando fosse più coperto, mi lascio convincere e vado all’ammiraglia. Appena escono dal caseggiato riaprono il gas… e io resto solo. Al traguardo ero furioso, ma questo ci dice quanto è importante non scivolare indietro con i ventagli.

C’è una cadenza migliore da tenere in queste situazioni?

Dipende dal corridore. In quei momenti spingi e basta. Semmai andare agili ti serve prima per risparmiare qualcosa, per mettere “in tasca quella moneta”, che ti servirà dopo appunto.

Mondiali Doha 2016 sempre in Qatar, dietro i corridori sul ciglio della strada
Mondiali Doha sempre in Qatar, dietro i corridori sul ciglio della strada
Ci si allena per i ventagli?

No, almeno ai miei tempi. Io andavo bene perché ero portato, ma di fatto i primi ventagli li ho visti e imparati da professionista. Da dilettante in Veneto non capitava mai, forse qualche volta quando si correva nel veneziano, ma era poca cosa. Non è come per belgi e olandesi che ce l’hanno nel Dna.

Però la Deceuninck-Quick Step al Giro, nella tappa di Brindisi, ha aperto i ventagli senza troppi specialisti. Insomma senza la “cavalleria pesante da Nord”…

In quel caso conta molto la motivazione. Il primo che apre il ventaglio si sacrifica, fa una volata vera e propria e mette gli altri in fila indiana. Poi di sicuro loro hanno anche una grande gestione di squadra e avranno avuto dei tecnici che precedevano la corsa che hanno informato al dettaglio corridori e ammiraglia.