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Nome e carattere italiano ma corre per l’Australia. E’ Sarah Gigante

30.01.2024
6 min
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La prima gara del WorldTour femminile ha incoronato un’atleta di casa, anche se il suo cognome tradisce le origini italiane. Sarah Gigante ha colto la sua vittoria più importante nella sua finora giovane carriera sulle strade di casa, al Santos Women’s Tour Down Under, ma guardando indietro nel tempo ci si accorge che siamo di fronte a una ragazza che ha molto da dire: uno di quei nomi da segnare in rosso sul taccuino di atlete da seguire.

Melbourne, nei giorni dell’intervista è il centro del mondo sportivo. Almeno per noi italiani: Sinner è pronto a entrare in campo per fare la storia del tennis tricolore quando Sarah risponde alla chiamata per la programmata intervista che prende il via proprio dalle sue origini italiane.

«Mio nonno era italiano – ammette – non ne so così tanto della sua provenienza, in famiglia mi dicono che veniva da un paese chiamato Circello, vicino Benevento. Sfortunatamente però non l’ho potuto frequentare abbastanza per imparare almeno un po’ di italiano».

Il trionfo all’Emakumeen Nafarrokao Elite Classic in Spagna nel 2022, unica sua vittoria in Europa
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Che rapporto hai con l’Italia, hai mai corso qui?

Sì, ho corso il Trofeo Binda due volte. La prima con il mio vecchio team, Tipco, una banca sponsor della Silicon Valley. Siamo arrivati in Italia dal Belgio. Eravamo quasi gli unici sull’aereo perché l’Italia era un punto caldo per il Covid e tutti dicevano: non ci andare. Ma siamo arrivati lì e poi neanche abbiamo corso perché la gara era stata cancellata. Quella è stata la mia prima esperienza in Italia, un po’ traumatica. Nel 2021 sono arrivata a Cittiglio una settimana prima direttamente dall’Australia, ho potuto allenarmi nella zona e l’ho adorata assolutamente.

Qual è la tua storia ciclistica?

Sono cresciuta in una famiglia sempre molto attiva. Insieme facevamo un viaggio di nove giorni attraverso lo stato di Victoria chiamato “il grande giro in bicicletta vittoriano”. E avevo solo cinque anni. Erano circa 700 chilometri in nove giorni. Ci accampavamo nelle diverse città dello Stato e poi i camion prendevano i nostri bagagli. Io andavo su una bici da rimorchio con mia mamma davanti, poi l’ho fatto su un tandem quando avevo sette anni, quindi doppia bici. Poi ho detto che volevo farlo con la mia bici, ma era così difficile per una bambina piccola che mamma pensò che sarebbe stato meglio iscrivermi ad un club di ciclismo per prepararmi. Quindi abbiamo cercato su Google i club ciclistici per bambini ed è apparso il club ciclistico Brunswick. Da allora in poi non ho più smesso.

Sarah dietro la mamma, a 5 anni, nel corso dell’annuale escursione attraverso lo Stato di Vittoria
Sarah dietro la mamma, a 5 anni, nel corso dell’annuale escursione attraverso lo Stato di Vittoria
Il Tour Down Under è stata la tua prima vittoria nel WorldTour: che effetto ti ha fatto?

E’ stato incredibile ottenere la mia prima grande vittoria in casa perché lì avevo la famiglia, gli amici, ma anche solo i tifosi in generale, anche se non li conoscevo. Molti di loro scandivano il mio nome, il che era davvero speciale. E’ stato davvero bello vincere dalla mia parte del mondo.

Lo scorso anno hai gareggiato pochissimo, perché?

Mi sono infortunata due volte di seguito e non ero davvero in forma per la prima metà dell’anno. Una volta andata in Europa, sono stata selezionata per una gara solo ad agosto. Ho fatto il Giro di Scandinavia, ma poi ho perso la selezione per il resto.

Che differenze trovi tra Movistar e AG Insurance?

Sono entrambe squadre davvero fantastiche e penso che entrambe abbiano i propri punti di forza. Ma per ora sono davvero contenta di AG Insurance Soudal perché ovviamente posso correre di più. In Australia hanno mostrato una grande coesione, la mia vittoria ha avuto un forte significato per tutte e devo dire loro grazie. Quindi è stata una sensazione davvero speciale vederle correre per me, anche se mi avevano appena incontrato.

Gli esordi della Gigante nel ciclismo che conta, nelle file dell’Holden Team Gusto, squadra di casa
Gli esordi della Gigante nel ciclismo che conta, nelle file dell’Holden Team Gusto, squadra di casa
Ti senti più adatta alle classiche d’un giorno o alle corse a tappe?

Mi piacciono le gare di un giorno, ma penso sicuramente che preferirò le gare a tappe. E’ solo che non ho ancora avuto l’opportunità di provarne una davvero lunga, mettermi alla prova al Giro o al Tour. Quindi spero che quest’anno saprò di più se sono adatte a me. Ma ho la sensazione di essere un vero motore diesel e non mi sento così stanca solo allenandomi giorno dopo giorno. Quindi spero che questo mi renderà adatta per le corse a tappe.

Nelle cronometro hai dimostrato il tuo valore con due titoli nazionali, com’è il tuo rapporto con le salite?

Adoro arrampicare. Quando la strada va in salita e tutti iniziano a soffrire. Amo il dolore. E sì, adoro le gare più dure.

Il podio della gara mondiale junior 2018. Nell’individuale la Zanardi beffò l’australiana all’ultimo sprint
Il podio della gara mondiale junior 2018. Nell’individuale la Zanardi beffò l’australiana all’ultimo sprint
Nel 2018 sei stata argento ai mondiali juniores su pista nell’individuale a punti, perdendo solo all’ultimo giro da Silvia Zanardi. Perché non hai continuato nelle gare su pista?

Ricordo bene quella gara, Silvia mi ha battuto nell’ultimo sprint e ha conquistato il meritato oro. Ma ero davvero contenta dell’argento perché venivo da un brutto infortunio, mi ero rotta entrambe le braccia un paio di mesi prima. Quindi quello era un argento davvero speciale. Non ho continuato a fare pista perché appena sono entrata nella categoria under 23 a inizio gennaio ho vinto i campionati nazionali élite di corse su strada.

E come ha influito ciò sulle tue scelte?

E’ stata una sorpresa completa. Allora ero così distratta da tutte le opportunità che improvvisamente ho avuto sulla strada. Gareggiare con la squadra nazionale alla Cadel Evans Great Ocean. Andare all’estero con la mia squadra dell’epoca, la Holden Team Gusto. Poi grazie alla vittoria del titolo, mi è stata assegnata la borsa di studio della Fondazione Amy Gillett, quindi ho potuto andare in Belgio con la nazionale. Non avevo tempo per la pista.

La Gigante ha partecipato a Tokyo 2020, sfiorando la Top 10 a cronometro
La Gigante ha partecipato a Tokyo 2020, sfiorando la Top 10 a cronometro
Che calendario ti aspetta adesso e che obiettivi hai?

Sono davvero contenta di come è andato il Down Under per me e per la squadra e possiamo trarre molta fiducia da questo. Ma è anche bello non avere pressioni per le altre gare di questa fase stagionale, possiamo conoscerci meglio e poi anche fare un buon allenamento. Avrò un paio di settimane a casa prima di andare in Europa per la presentazione della squadra, poi inizierò a correre al Trofeo Binda che adoro.

Nei tuoi sogni ci sono le Olimpiadi a Parigi?

Mi piacerebbe andare di nuovo alle Olimpiadi. Mi piacerebbe davvero correre a Parigi e voglio tornare più forte ora che sono un po’ più esperta e con più esperienza. Penso che sarebbe difficile essere scelta per Parigi, però. L’Australia ha corridori davvero bravi e ovviamente l’anno scorso non ho quasi corso, quindi sì, penso che sia difficile, ma mai dire mai.

Masetti, Avenir da protagonista grazie alla svolta di maggio

04.09.2023
7 min
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Il Tour de l’Avenir Femmes appena concluso è solo l’ultima tappa del suo percorso di crescita esponenziale. Da qualche mese Gaia Masetti si è calata in una stabile dimensione nella quale pare trovarsi a proprio agio. Te ne accorgi ogni volta che le parli a scapito dei suoi appena ventuno anni di età.

Se il 2022 era stato l’anno del passaggio all’estero nella AG Insurance-Soudal-Quick Step, con tutto quello che comporta per un’atleta giovane, questa stagione per la ragazza di Fiorano Modenese (in apertura, foto Vaucouleur) ha decretato un netto salto di qualità. La vera fine dell’ambientamento agonistico c’è stato probabilmente il 5 maggio quando Masetti ha conquistato in solitaria La Classique Morbihan ed il giorno successivo ha centrato una top 10 da capitana. Si sa, la vittoria è un interruttore che accende la forma psicofisica del corridore e le sue relative speranze. Ed è stato così anche per Gaia finora. Durante il suo rientro dalla Francia con la nazionale U23, ne abbiamo parlato con lei, che ci ha anche anticipato un’importante notizia del suo futuro.

Sul traguardo ondulato di Val d’Epy, Masetti sta bene e chiude terza dietro a Van Empel e Wlodarczyk (foto Mabyle/DirectVelo)
Sul traguardo ondulato di Val d’Epy, Masetti sta bene e chiude terza dietro a Van Empel e Wlodarczyk (foto Mabyle/DirectVelo)
All’Avenir Femmes l’Italia è stata protagonista. Da dove vogliamo cominciare?

Iniziamo dalla fine, visto che è più fresca. All’ultima tappa forse ci aspettavamo tutte noi qualcosa in più. Dovevamo tenere chiusa la gara. Il nostro piano prevedeva che Realini dovesse attaccare sulla prima salita, il Col de Saisies. In effetti è andata così e quando lei a 5 chilometri dal gpm è scattata la corsa è esplosa e c’è stata subito selezione. Nel gruppo dietro eravamo in una ventina dove Barale ed io siamo riuscite a restare agganciate. Invece nella successiva discesa Van Anrooij, Shackley e Van Empel hanno attaccato Gaia, sapendo che quello è il suo punto debole. Lei stessa lo sa. In fondo alla discesa Barale ed io abbiamo tirato per ricucire sulle tre di testa e riportare Gaia davanti. E c’eravamo riuscite…

Cosa è successo da lì in poi?

Praticamente lo stesso copione di prima. Il Cormet de Roselend era lungo 20 chilometri pertanto Realini è riuscita ad scattare nuovamente e staccare tutte ai meno 5. Ma nella seguente discesa Van Anrooij, che la conosce bene visto che è sua compagna di squadra, l’ha attaccata da sola e si è involata verso il traguardo e verso la vittoria dell’Avenir. Peccato, Gaia ha pagato gli scatti continui, gli sforzi della tappa precedente, quella che ha vinto (a Megeve, ndr) e forse non era nella sua giornata migliore. Ma al netto di questo, lei è andata molto forte e noi siamo soddisfatte di come abbiamo corso. Non potevamo fare di più.

Venendo a te, nella terza frazione avevi centrato un bel terzo posto…

E’ stato un piazzamento che un po’ mi rammarica, chiaramente, ma che tuttavia mi rende felice perché non me lo aspettavo. Il finale della tappa era piuttosto mosso altimetricamente, non proprio adattissimo alle mie caratteristiche. Però quando ho visto che ero nel gruppo di testa e che mi sentivo bene, abbiamo deciso che avrei fatto io lo sprint. E’ andato così ma come dicevo prima, sono contenta.

Sei stata sempre nel vivo di tutte le tappe, anche le ultime di montagna. Sei sorpresa del tuo rendimento oppure no?

Dopo la fine del Giro Donne sapevo che avrei disputato l’Avenir Femmes e quindi ho cominciato subito a concentrarmi. Ho lavorato davvero tanto e molto duramente. Sapevo a cosa sarei andata incontro anche perché alcune tappe le conoscevo un po’. Ero consapevole che sarei andata in Francia per lavorare per Gaia (Realini, ndr) ma mi sono preparata come se fossi io a curare la generale. In ogni caso sapevo anche che avrei avuto la possibilità di giocarmi le mie carte. In tutto questo devo ringraziare il mio preparatore Gaetano Zanetti (che è anche il diesse della Arvedi Cycling, ndr) che mi segue ormai da diversi anni. Sono arrivata alla fine del programma di lavoro che quasi piangevo dalla fatica fatta, ma devo dire che ne è valsa la pena e che ho sentito tanto i benefici.

Torni dall’Avenir Femmes con qualche riferimento in più?

Posso dire che rientro dalla Francia con un ulteriore grande bagaglio di esperienza, ma non spiazzata più di tanto. In questo senso mi sento di aver fatto un salto triplo in avanti. Ho notato che da una gara all’altra mi sentivo più pronta sotto il profilo della consapevolezza. L’anno scorso ho fatto tante classiche del Nord e quando corri in sequenza gare come Amstel, Freccia Vallone e Liegi o Fiandre e Roubaix, cresci per forza di cose. Senti i benefici e ti accorgi che la differenza rispetto alle settimane precedenti c’è. Poi va detto che correndo all’estero si prendono belle batoste che fanno bene per la tua crescita (sorride, ndr).

Quindi non hai mai rimpianto la scelta di andare in una formazione belga.

No, assolutamente. Sì, forse qualcuno può avere pensato inizialmente ad una scommessa, ma ribadisco che un anno all’estero vale come cinque in una squadra italiana. Se una ragazza vuole fare del ciclismo il suo mestiere, allora deve andare all’estero. E questo è sempre stato il mio obiettivo da quando corro. Nella mia squadra sto completando il mio processo di crescita, mi sento molto maturata. Con i miei tecnici ne parliamo spesso. Qui alla AG Insurance-Soudal-QuickStep mi trovo molto bene, tanto che da pochi giorni abbiamo allungato il mio contratto di altre due stagioni (quindi fino al 2025, ndr). Inoltre l’anno prossimo dovremmo ottenere la licenza WT grazie ai punti conquistati, anche se devo dire che finora siamo stati un team continental sui generis per qualità ed organizzazione.

Facendo un passo indietro di qualche mese, la vittoria di maggio a Morbihan cosa ha rappresentato per Gaia Masetti?

Mi ha sbloccato, finalmente direi (sorride, ndr). Ci voleva quel successo, per tanti motivi. Ed è arrivata per una serie di circostanze. Un po’ di fortuna ma è vero anche che ero in giornata di grazia. Di sicuro è stata una vittoria che mi aveva dato tanto morale e che mi era servita per guardare agli obiettivi successivi con più fiducia. Il campionato italiano, il Giro Donne, l’Avenir Femmes sono andati bene. Ora invece ci sono quelli della seconda parte di stagione, un paio di essi ancora con la maglia azzurra.

Come ti presenti a queste nuove sfide?

Starò a casa qualche giorno per recuperare e poi continuare con gli allenamenti. Con la nazionale U23 farò il Watersley Ladies Challenge (dal 15 al 17 settembre, ndr). Correremo nel sud dell’Olanda, una zona con qualche rilievo e che conosco piuttosto bene. Spero di poter avere più spazio per giocarmi le mie carte. Poi resteremo su per l’europeo (la prova in linea ci sarà il 22 settembre, ndr). Sarà la mia prima volta che lo correrò e sarà la mia prima volta anche sul Vamberg.

Masetti guarda con più fiducia agli obiettivi prefissati. E intanto con la AG Insurance Soudal QuickStep ha prolungato fino al 2025
Masetti guarda con più fiducia agli obiettivi prefissati. E intanto con la AG Insurance Soudal QuickStep ha prolungato fino al 2025
Un percorso che ti si addice?

So che il Vamberg è una collinetta artificiale dove c’è anche del pavè e so che è adatta alle mie caratteristiche. Non so se sarò una punta, ma voglio farmi trovare pronta come ho fatto ultimamente. Ho avuto la riprova che quando ti prepari a dovere e ti presenti alle gare con un’ottima condizione, puoi fare risultato e grandi prestazioni anche sui terreni più difficili.

Il minimo salariale nel WT femminile? Parla Guercilena

27.02.2023
5 min
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«Nel WorldTour femminile c’è un problema legato al salario minimo. Non si può pagare 60.000 euro un’atleta che non è in grado di gareggiare. Una cifra difficile da giustificare». Si è un po’ smorzata l’eco delle parole di Patrick Lefevere, uno che ogni volta che parla smuove le acque o solleva un polverone.

Per la verità il 68enne general manager della Soudal-Quick Step e del team continental femminile AG Insurance ha usato bastone e carota nel trattare un argomento che lo riguarda da vicino. Nel corso delle sue dichiarazioni rilasciate in Belgio, Lefevere ha infatti affermato di credere appieno nel potenziale del movimento femminile tanto da aver cambiato idea sul tema rispetto ad un paio di stagioni fa, decidendo di investire budget importanti. Sulla scia di queste affermazioni abbiamo voluto sentire il parere di Luca Guercilena, general manager della Trek-Segafredo, che ha fortemente voluto la parità di trattamento sia per uomini che donne nella sua squadra e che ha lavorato con Lefevere fin dai tempi della Mapei.

Luca Guercilena è il general manager della Trek-Segafredo che dal 2019 ha un team femminile
Guercilena è il general manager della Trek-Segafredo che dal 2019 ha un team femminile
Luca cosa ne pensi di quello che ha detto il tuo ex collega?

Secondo me bisogna fare una valutazione come premessa. Dal 2019 ad oggi il ciclismo femminile è cresciuto in maniera esponenziale. Ha avuto tanta attenzione mediatica, spinta anche da messaggi etici, come l’uguale considerazione con gli uomini in questo sport. Negli ultimi anni possiamo dire che la situazione sia esplosa e il movimento, o parte di esso, è stato costretto a fare delle scelte.

Intendi proprio quelle di tipo economico?

Sì, ma non solo. Siamo tutti consapevoli che il volume di cicliste di alto livello non fosse molto grande prima. Normale quindi che ci fossero ragazze che venissero pagate oltre la media. Adesso c’è quasi un centinaio di atlete competitive, perché tutte possono allenarsi come si deve proprio perché percepiscono un salario minimo, che permette loro di vivere. L’anno scorso, ad esempio, tra Giro Donne, Tour Femmes e Vuelta abbiamo visto una buona qualità media per questo motivo. Alla fine è stata una scelta che ha dato dei frutti. Le gare sono belle da vedere, anche se ancora qualche tattica può essere rivedibile.

Per Guercilena una come Balsamo nei prossimi anni potrebbe guadagnare come un top rider maschile
Per Guercilena una come Balsamo nei prossimi anni potrebbe guadagnare come un top rider maschile
Quindi lo stipendio minimo di cui parlava Lefevere è giustificato?

E’ giusto che tutte vengano pagate in modo adeguato o proporzionale perché le carriere ormai sono sempre più veloci. Vi do alcuni parametri. La base salariale lorda prevede circa 27.000 euro per le neopro’ dipendenti e 44.000 euro per le neopro’ autonome. Mentre sono circa 32.000 euro per le elite dipendenti e circa 52.000 euro per le elite autonome. Detto questo, il movimento economico attorno al ciclismo femminile è ancora in crescita. Per me da qua a tre anni si posizionerà al livello di quello maschile. Non mi stupirei se una atleta venisse pagata un milione di euro. In gruppo ce ne sono già che lo valgono. E penso a Van Vleuten, Wiebes o Balsamo. Da noi alla Trek-Segafredo, come sapete, le atlete partono dal mimino salariale previsto per gli uomini, ovvero 65.000 euro.

Secondo te le cicliste come possono aver reagito alle affermazioni di Lefevere?

Posso dirvi che con le mie ragazze ne ho chiacchierato spesso. Loro sostengono giustamente che ci voglia un minimo salariale anche sotto il WorldTour. D’altronde si sa che ci sono squadre che pagano poco o nulla. Tuttavia le mie stesse ragazze sono consapevoli che mancando una categoria cuscinetto come le U23, le giovani vengono catapultate in realtà troppo grandi per loro.

Sperando di trovare nuovi talenti come Realini da far crescere, Guercilena pensa ad un futuro Devo Team femminile
Sperando di trovare nuovi talenti come Realini da far crescere, Guercilena pensa ad un futuro Devo Team femminile
L’UCI potrebbe fare una ulteriore riforma nel femminile su questo aspetto?

Andando avanti ci sarà sempre più la corsa ad avere le licenze WT per poi andare ad allestire un development team magari legato al territorio. E lì a quel punto potrai far crescere le giovani di cui parlavamo prima. Credo che sarà inevitabile questo passaggio.

Anche per la Trek-Segafredo?

Sì, ci stiamo pensando sul medio termine. Stiamo buttando un occhio in giro e vedere che opportunità ci sono per trovare ragazzine talentuose. Dal 2024 potremmo fare un devo team in cui fare crescere con tranquillità.

Voi vi siete sempre contraddistinti per la parità di trattamento, ma c’è mai stato tra maschi e femmine un atleta che Luca Guercilena si è pentito di aver pagato troppo?

No, mai. La Trek-Segafredo è sempre stata una fautrice dell’ingaggio minino uguale perché noi ragioniamo come una squadra unica tra uomini e donne. Certo ci sono ragazzi in generale che hanno reso di più o di meno come capita spesso, ma siamo soddisfatti al 100 per cento di tutti quelli che sono stati con noi. Siamo sempre stati fortunati ad aver avuto atleti di alto livello. Magari mi sento di dire che alcuni aspetti regolamentari si possono indicizzare. Chi resta a casa per la maternità non la si può sostituire se non prendendo una ciclista dalle continental. Oppure la figura del procuratore che non ha una associazione propria andrebbe regolamentata.

A luglio ci sono Giro Donne e Tour Femmes. Secondo Guercilena vanno cambiate le date
A luglio ci sono Giro Donne e Tour Femmes. Secondo Guercilena vanno cambiate le date
Molte caratteristiche del WorldTour femminile si legano fra loro. Ce ne sono alcune che possono cambiare ancora?

Bisogna trovare il giusto mix tra il buono del maschile e quello del femminile. Bisogna prendere le misure alla crescita ed evitare che il calendario diventi iper fitto. Che poi porta le logistiche ad impazzire. Ad esempio, credo che il format da dieci giorni delle grandi gare a tappe sia più che soddisfacente, anche perché bisogna tenere conto dell’aspetto fisiologico della donna. Poi non si possono avere Giro e Tour a luglio. Oppure la Vuelta a maggio dopo tutta la campagna delle classiche considerando i roster attuali. Se a medio-termine li porteranno a venti atlete, allora si potrà pensare a gare di due settimane o più lunghe come chilometraggio. Ma io vorrei che si evitassero gli errori del maschile.